BERLUSCONI:BISOGNA CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE D’ACCORDO COL PD

Pubblicato il 5 febbraio, 2012 in Politica | Nessun commento »

Berlusconi a colloquio con Libero svela i suoi piani: “Bisogna trovare un compromesso con il Pd per cambiare la legge elettorale. Sosterrò la campagna elettorale del Pdl, poi lascio ad Alfano.

Ecco il patto del Cavaliere con la sinistra e Monti

Silvio Berlusconi sfoglia un album fotografico con la copertina cartonata, in blu. Arriva all’istantanea che gli piace di più: lo ritrae, pattini e divisa da giocatore di hockey, mentre si lancia in una mischia tra un avversario e la parete del perimetro di ghiaccio. «Ci siamo sfidati con Putin e ho vinto io. Quale settantacinquenne si avventerebbe con tale agonismo?». Anche chi dice peste e corna di lui, gliene dà atto: l’uomo, di indole, è un combattente. Da ragazzo è pure salito sul ring («Campionato lombardo dei pesi medi, finché non tornai a casa con il naso gonfio e mia madre protestò: “io ti ho fatto bello e tu ti conci così!”»). Basta guantoni. Li ha rimessi su (metaforicamente) per fare politica. Ma anche quella stagione è finita. Finita? Berlusconi siede alla scrivania. Ha un piano.

Gli ultimi mesi di esperienza al governo sono stati traumatici. Troppo tempo speso a difendersi dagli attacchi che arrivavano, quotidianamente, da più parti, pochissimo spazio per pensare. Tanta trincea, zero elaborazione politica. Poi il trauma delle dimissioni, il passaggio di consegne a Monti, il disagio di condividere la coalizione con i nemici del giorno prima. Quindi i primi provvedimenti del governo, la manovra “tutta tasse” di dicembre e un Berlusconi che ancora non prende partito: dà i voti ai professori, ma li tiene sulla corda. Lotta e governo. Un occhio strizzato all’Udc e una mano tesa alla Lega. Poi? Poi le ferie natalizie devono aver fatto molto bene al Cavaliere. Gli hanno restituito la lucidità che s’era giocata col (troppo) rapido precipitare degli eventi.

L’ex premier ha una strategia. La rivelazione consegnata ieri l’altro al Financial Times è l’epifenomeno. Manca un pezzo. Questo: «Perché ho detto che sono pronto a un passo indietro e ad abbandonare la politica in prima linea. Perché, semplicemente, è quello che penso: voglio dare spazio ad Angelino Alfano, che è un giovane bravissimo. Poi ritengo che tornare un’altra volta a Palazzo Chigi, con l’attuale architettura istituzionale, sarebbe inutile». Il compito di riformarla tocca ai due principali partiti, Popolo della Libertà e Partito democratico. Ecco la strategia berlusconiana, la quinta sinfonia per i consiglieri “pacifisti” del capo. Una medicina amara per quegli azzurri più bellicosi che chiedono il voto. Qui e subito.

Detta volgare, la strategia dell’inciucio 2.0, suona più facile e diretta: se uno deve stare nello stesso letto con il nemico, tanto vale consumare il rapporto, no? Ma il discorso di Berlusconi è ben più articolato. Parte dalla «politica» che deve ritrovare centralità perché «in questo momento non c’è», è evanescente, «il 46 per cento degli italiani non sa chi votare e se andare a votare». Colpa anche del sistema di voto che alimenta la frammentazione: «Il voto degli italiani si disperde in una miriade di partiti e partitini: la sinistra radicale di Vendola, i Grillini, Di Pietro, i radicali, Fini, l’Udc di Casini, la Lega… Sarebbe invece opportuno alzare la soglia di sbarramento». E chi avrebbe lo stesso interesse a dare una sterzata al sistema verso il bipolarismo spinto (o bipartitismo)? Esatto. «Dobbiamo dialogare con il Partito democratico. E non solo sulla legge elettorale. Bisogna lavorare con loro anche alle altre riforme istituzionali». Pure la giustizia? «Perché no, alla fine quaranta loro deputati hanno votato per la responsabilità civile dei magistrati…». Come a dire: forme primoriali di garantismo anche a sinistra. Perlomeno quando c’è il velo del voto segreto, come l’altro giorno alla Camera.

Alt, ferma. Momento di riflessione: il Cavaliere auspica un’asse Pdl-Pd per una nuova legge elettorale che tagli terzi poli e le ali estreme, tra queste ficca en passant pure la Lega. Silvio non ufficializza la morte dell’alleanza (ci pensano i leghisti a ricordarlo tutti i giorni), ma inizia a elaborare il lutto. Bossi è Bossi, un amico, un fratello. Ma Umberto non è più il leader del Carroccio. Esteticamente forse ancora, ma di fatto non lo è più. Perciò – anche se la porta per il figliuol prodigo è sempre aperta – meglio attrezzarsi alla nuova situazione. E sia: perché i partiti maggiori abbiano tempo per fare le riforme (o perlomeno la legge elettorale), è necessario che Monti duri per tutto il suo mandato. Ciò spiega com’è che, dopo il tentennamento iniziale, Berlusconi sia diventato un montiano di ferro: «È molto bravo e non sto scoprendo adesso le sue qualità: è stato il sottoscritto a indicare Monti come Commissario europeo nel ’94». Il Cavaliere si fregia di essere stato il talent scout. «Il governo deve continuare a operare».

In settimana l’ex premier è stato ospite, con Gianni Letta, al Quirinale per un pranzo riservato col Capo dello Stato. Nelle settimane successive al suo passo indietro Berlusconi aveva sottolineato lo stato di democrazia sospesa, determinato dall’insediarsi di un esecutivo non indicato dagli elettori. Una dialettica antiquirinalizia che Silvio ha via via abbandonato. Adesso analizza freddamente: «Di fatto siamo in una Repubblica presidenziale. Il che va anche bene perché, con i decreti del Presidente, almeno si fanno le riforme che servono al Paese». Evviva la Costituzione materiale, se quella cartacea è l’antitesi del decisionismo: «Le nostre leggi entravano in Parlamento in un modo e ne uscivano modificate. Poi passavano al vaglio di Magistratura democratica che decideva se impugnarle. Infine subivano il giudizio della Corte costituzionale, dove si sa quale siano i rapporti di forza politici…». Adesso le leggi hanno il sigillo di Giorgio Napolitano. E chi le tocca?  Sorride: «Certo che, senza Berlusconi al potere, i giornali non sanno più chi attaccare, sono  in crisi…». Adesso dilaga  la polemica contro la casta e a Silvio non piace: «La stampa non aiuta la politica a recuperare credibilità. Alla fine un deputato ha spese politiche e di rappresentanza, non si arricchisce con l’indennità parlamentare».

La seconda vita di Berlusconi in politica – non più frontman, ma stratega e padre nobile – sembra anche caratterizzata da un diverso approccio ai problemi. Meno ottimismo, più realismo: «Sono profondamente preoccupato per l’economia italiana ed europea». Si mischiano interessi generali – per il Paese che dice di amare – e interessi vivi: le sue aziende, gravate dal calo della raccolta pubblicitaria. Ma è tutto il Sistema Italia che, chissà se regge: «La Cina e le altre economie emergenti aggrediscono le nostre aziende producendo a costi bassissimi. Non so come andrà a finire…». Ha un esempio che lo riguarda: «Ho costruito varie strutture in Thailandia con don Pierino Gelmini e adesso, in collaborazione con Guido Bertolaso, abbiamo un progetto di ospedali prefabbricati da installare direttamente in Paesi che ne hanno necessità». Un’iniziativa umanitaria. «Ebbene, produrne uno in Italia costa 4,2 milioni di euro, in Cina 1,2 milioni!». Al crepuscolo del Vecchio continente sta dando una bella mano la Germania: «Non si rendono conto di quanto sia importante per l’euro avere una Bce che funzioni come una vera banca centrale».

Il Cavaliere guarda il tavolino dove gli vengono sistemati i quotidiani. È vuoto. Ritardo nella consegna della mazzetta, colpa della nevicata che ha mandato in tilt Roma. D’altronde anche  Silvio doveva partire per Milano e, causa meteo avverso, non è riuscito: «Non ho ancora visto il Financial Times, volevo leggerlo. In realtà ho in programma un serie di interviste con i giornali stranieri. Un po’ di tempo fa ne ho fatta una con Paris Match, proseguirò con cadenza settimanale. Mi concentro di più sulla stampa internazionale perché c’è stato un tentativo di screditare la mia immagine all’estero con la storia del bunga bunga». di Salvatore Dama, Libero, 5 febbraio 2012

GLI ERRORI COI FIOCCHI, di Mario Sechi

Pubblicato il 5 febbraio, 2012 in Politica | Nessun commento »

Neve a Roma, bici e slittini al Circo Massimo Tutti contro tutti. Dopo i fiocchi, volano i piatti. Il Sindaco dice che è stato lasciato solo e attacca la Protezione Civile. Quest’ultima spiega che il piano del Campidoglio fa acqua (ops, neve), Palazzo Chigi esce dal letargo e spalanca il portone dell’ovvietà e del «bisogna prevenire». Perbacco. Poi arriva l’esercito con i lancieri di Montebello e mancano solo i mezzi corazzati e l’antiaerea. Solita babele. Gli unici in silenzio, i volontari che spazzavano la mattina presto e quei bravi cittadini che facevano quel che andava fatto: pulivano il loro pezzo di marciapiede e anche quello del vicino che ronfava. Quello che si stropiccia gli occhi butta giù un «…ammazza» e poi cerca il nome del colpevole mentre guarda dall’alto in basso il «fesso» che ha pulito il «suo» marciapiede. È un Paese senza comando, organizzazione e responsabilità. Non ci voleva Einstein per capire che una metropoli che va sott’acqua con la pioggia, finisce in freezer con la neve. Unica consolazione, la gioia dei bambini. I loro sorrisi ci ricordano che dobbiamo investire nel futuro. Non possiamo lasciare loro in eredità infrastrutture che d’inverno si ghiacciano e d’estate si squagliano. La parola definitiva per me l’ha detta un anziano ex macchinista delle Ferrovie che in metropolitana (unico mezzo funzionante) mi ferma e dice: «Direttore, abbiamo inventato i treni che camminano solo d’estate…».  Mario Sechi, Il Tempo, 5 febbraio 2012

………..La più bella di questa esilarante quanto drammatica cronaca del doponeve a Roma è quella che riguarda Palazzo Chigi dove da un paio di mesi, occhio e croce, alberga un certo  Monti (sui monti la neve abbonda…). A proposito della disorganizzazione romana di cui si danno reciprocamente colpa il sidnaco Alemanno e il capo della protezione civile Gabrielli, Palazzo Chigi, quindi Monti, ha detto che “bisogna prevenire”. Non s’è capito cosa! La disorganizzazione o la neve? Certo che se Monti fosse caoace di prevenire la neve, nel senso che è capace di impedirle di fioccare c’è da chiedersi dove diavolo lo hanno tenuto nascosto  sino a due mesi fa cotanto mago..se poi si riferisce alla disorganizzaizone c’è da chiedersi dov’è stato sinora Monti, forse sul pianeta Marte, visto che non sa che in Italia da sempre è la disorganizzazione la vera regina del nostro Paese. Naturalmente ora che c’è lui c’è da sperare, anzi da esser certi che anche questa, la disorganizzazione,  è destinata a scomparire. Anzi, fra un paio di giorni di certo il Consiglio dei Ministri dopo la rituale riunione di sei-sette ore sfornerà l’immancabile decreto legge che l’innappuntabile re Giorgio firmerà dopo aver corretto qualche virgola e punto e virgola e dopo una decina di giorni il funereo Monti alla stampa tedesca – che fa finta di prenderlo sul  serio – dichiarerà che ormai l’Italia è sulla buona strada per uscire dalla disorganizzazione. Già perchè Monti, dotato di ampi poteri sopranaturali, è in grado di leggere il futuro e di poter “vedere” con gli occhi  del futuro le conseguenze – ovviamente positive – dei suoi decreti. Come per quelli  relativi alla situazione economica che poche settimane fa era talmetne grave per cui temeva – sempre  Monti – di non poter pagare glis tipendi, e l’altro giorno ha dichiarato, sempre alla superdisponibile stampa tedesca,  che oramai l’Italia è fuori dalla crisi. naturalmnetìe grazie ai suoi decreti, un paio dei quali sono ancora nella fase di aggiustamento in Parlamento, mentre l’ultimo è appena stato firmato dal re e non ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Ecco, ci pare che ancora una volta – Fini dixit! – siamo alle comiche finali, oppure…oppure delle due l’una:  o due mesi fa non eravamo messi tanto male, oppure ora Monti dice baggianate. Come per la neve che “andava prevenuta”.  Cara Italia, affidati al tuo stellone per tirarti fuori dai guai perchè se conti sui Monti finirai nelle vallate inondate dalle tue lacrime. g.

NEANCHE UN EURO PER LE STRAGI DEI NAZISTI

Pubblicato il 4 febbraio, 2012 in Giustizia, Politica estera | Nessun commento »

La Germania della signora Merkel ha ottenuto di non risarcire le vittime delle stragi compiute dai nazisti in Italia durante la Seconda guerra mondiale. La Corte internazionale dell’Aia ha infatti annullato, su ricorso tedesco, le sentenze di condanna emesse dai tribunali militari italiani già rese definitive dalla nostra Cassazione.

Strage nazista

Non siamo esperti diritto internazionale, ma ci chiediamo in base a quale legge o norma si possa lasciare impunita la barbarie di aver sparato su civili inermi, la maggior parte dei quali anziani, donne e bambini.

Ma ridurre la questione a un fatto di malagiustizia sarebbe riduttivo.

La Corte dell’Aia è di fatto un organo politico, come tutti quelli dell’Onu di cui è diramazione. L’Onu è nata per essere un super governo del mondo, da subito si è dimostrata essere il centro di tutti gli intrighi, le malefatte e le arroganze dei padroni del momento, un carrozzone più pericoloso che inutile. In quel consesso arrogante i voti non si contano, si pesano. E la Germania ha fatto pesare il suo ritrovato ruolo di leader d’Europa. Vuole rimuovere, dimenticare di essere stata nazista, e questo non è un male. Ma non può pretendere di farlo sulla pelle di altri, perché altrimenti si pone sullo stesso piano di forza, supponenza e violenza dei gerarchi al servizio di Hitler.

La Merkel ha preteso questa sentenza per l’onore della Germania, non le mancavano certo gli spiccioli per risarcire gli eredi delle vittime delle stragi. Ora serve che qualcuno difenda il nostro di onore, la memoria degli italiani morti innocenti.

Che triste questo Occidente che si sta riempiendo la bocca con i diritti degli uomini e poi calpesta per interesse e ossequio politico i princìpi più elementari. Ho letto che il ministro degli Esteri Terzi ha intenzione di non fare cadere la questione. Ci contiamo, e la sua soluzione può essere solo una. Cioè che la Germania, può ancora farlo, esegua spontaneamente quanto stabilito dalle sentenze dei tribunali italiani. Altrimenti dovremmo dimostrare alla Merkel che non siamo il Paese degli Schettino. I modi non mancano. Alessandro Sallsuti, Il Giornale 4 febbraio 2012

La sentenza della Corte dell’Aia richiama alla memoria la decisione del Brasile che non ha voluto restituire all’Italia il pluriomiciuda Cesare Battisti che negli anni 70 seminò sangue e terrore in nome dei suoi idelai che nonerano diversi da queli dei nazisti. Ora è la Corte dell’Aia, Alta corte di giustizia, o,  piuttosto,  di ingiustizia, che ha disconosciuto le sentenze dei tribunali  italiani che avevnao condannato la Germania (della Merkel)  a risarcire i danni alle vittime delle stragi naziste compiute in Italiua durante l’ultimo scorcio della seconda guerra mondiale. Ignobile il comportamento del Brasile, scandaloso quello della Corte dell’Aia. Sulla vicenda Battisti ontervfenne aq suo tempo Napolitano m a di recente Battisti è tornato a sproloquiare sulla cancellazione degli anni di piombo dalla coscxienza nazionale per poter egli, l’assassino, ritoranre libero in Italia a sghignazzare sulle vititme e sui  loro familiari che avevano creduto nella “giustizia”; sul caso dell’Aia il miniostro degli Esteri assicura che non si tralascierà nulla per ottenere dalla Germania i risarcimenti negati dall’Aia proprio su ricorso della Germania. Se  non si trattasse di una tragedia, ci sarebbe da ridere su questa Italia che blatera e nel frattempo subisce. A proposito, e il “miglior genero che un tedesco possa desiderare” cioè Monti perch ènon ha rilasciato una qualche dichiarazione su questa vicenda che non può essere confinata nelle competenze del ministro degli esteri ma coivolge tutto il governo   e quindi anche lui? O forse per Monti si tratta di una cosa monotona  di cui non occuparsi? g

SCONGELARE L’ITALIA CON LA FANTASIA

Pubblicato il 4 febbraio, 2012 in Costume | Nessun commento »

Neve a Roma Roma bloccata per neve, Berlusconi chiude per sempre con Palazzo Chigi, Monti apre la partita dell’articolo 18. Cos’hanno in comune questi tre fatti? Una sola parola: l’emergenza, metafora dell’Italia di ieri e di oggi. Mentre passeggiavo per le vie della Capitale imbiancata, con la mente sospesa tra la poesia dell’inverno e la prosa del caos pensavo che sul nostro Paese fiocca senza pietà un po’ di tutto. È la nostra storia. Terra di conquista per gli imperi, poi divisa in staterelli con un «volgo disperso che nome non ha» e infine unita nel segno del campanile e della fazione. Eppure gli italiani in fondo riescono a cavarsela sempre, anche quando la loro sorte dipende da un inesorabile stato d’eccezione: la crisi politica, quella economica, la disoccupazione, l’ondata di freddo. Roma congelata, simbolo di un Paese che si risveglia quando c’è lo shock. E allora ecco che nei 280 chilometri di coda, nel traffico in tilt, nei bus senza gomme da neve, nel Grande Raccordo Anulare paralizzato, si consuma la nostra storia collettiva, si realizza la dimensione piccola e grande del nostro «carattere nazionale». Lo ritroviamo nel bene e nel male ogni volta che la cronaca ci offre il materiale buono per la rotativa, la prova, l’evidenza, l’indizio da seguire per capire come siamo fatti e disfatti, apparentemente vinti, perduti e invece mai domi e infine ritrovati. Ieri il naufragio del prode Capitan Schettino che scappa dalla nave Concordia, oggi la nevicata polare sulla Città Eterna. Abbiamo sempre una «via di mezzo» per separarci, unirci, litigare e poi fare la pace. Scuole chiuse, no aperte a metà, perché non si sa mai e in fondo serve a trovare il riparo per i figli, far andare la macchina sulla neve, discutere sul posto di lavoro della gran tormenta e poi la Roma non giocherà e accidenti nevica, governo ladro. E provate voi a spiegare tutto questo a quel buontempone che alla Balduina s’è improvvisato Alberto Tomba, ha messo gli sci, gli occhiali e s’è buttato in slalom tra le macchine parcheggiate. Ma quali Suv, macchè Cortina, questa è l’Italia. I sessantottini non hanno mai capito nulla: qui la fantasia è al potere da sempre. Mario Sechi,Il Tempo, 4 febbraio 2012

……………. E’ come dire che sognare aiuta a vivere, o a soppravivere.  Alla faccia di Monti e della Fornero, delle Banche e delle bollette, degli sceriffi di Equitalia e dei tanti  catoni che si aggirano come corvi intorno a noi per mangiarci vivi ma finiscono nella padella. Della fantasia. g.

GIUDICI, PACCHIA FINITA. ORA CHI SBAGLIA PAGA.

Pubblicato il 3 febbraio, 2012 in Giustizia, Politica | Nessun commento »

Scherzi della politica. Da diciotto anni si cerca di mettere argine all’abuso di potere della magistratura ma niente: nonostante lodi e progetti di legge, non si era mossa foglia.

Responsabilità civile dei giudici

Responsabilità civile dei giudici
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Ogni tentativo era andato a sbattere sulla casta delle toghe e sui loro alleati politici e mediatici, che avevano il comune obiettivo di abbattere Berlusconi. Ricordate? Toccare i giudici era considerato un attentato alla Costituzione. Poi all’improvviso, quando meno te lo aspetti, cioè ieri, ecco arrivare un voto segreto che introduce la responsabilità civile dei magistrati: chi sbaglia pagherà di persona, come avviene per qualsiasi cittadino lavoratore.

L’idea, cioè l’emendamento, è della Lega, ma coperti dal segreto l’hanno sostenuta in massa a destra come a sinistra. Quei furbetti del governo Monti, per bocca del Guardasigilli, hanno fatto la parte degli indignati perché anche a loro i pm fanno un po’ paura.Prima hanno chiesto al parlamento di votare contro. Poi, smentiti dalla loro maggioranza Pd-Pdl, si sono augurati, sempre per bocca della ministra della Giustizia Severino, che il Senato bocci la legge. I magistrati sono furenti, ovviamente. Traditi pilatescamente dal governo dei professori e da una parte della sinistra che dopo averli usati in chiave antiberlusconiana adesso li scarica. Ma hanno poco da urlare, le toghe.

Non si capisce perché possano essere toccati presunti privilegi di tassisti, benzinai, farmacisti, pensionandi e non i loro. Del resto la Camera non ha fatto altro che accogliere, con 25 anni di ritardo, la volontà degli italiani che in un referendum del 1987 avevano (invano) deciso che i magistrati dovevano pagare personalmente per i loro errori. Ma adesso bisogna andare avanti: intercettazioni e separazione delle carriere sono questioni non più rinviabili. I magistrati dovranno rimpiangere i governi Berlusconi. Alessandro Sallusti, Il Giornale 3 febbraio 2012

.…..Non si illuda troppo Sallusti. La casta, anzi le caste, le tante caste che la fanno da padrone nel nostro povero Paese, non si lasciano mettere al muro tanto facilmenete. Come ricorda sul Tempo di oggi Francesco Damato,  la casta dei parlamentari sta facendo di tutto per difendere i suoi  privilegi. Altrettanto farà la casta dei giudici. Già sono partite le prime bordate e già ci sono le prime crepe nel Parlamento, da parte del PD e dello stesso governo che per bocca del Ministro della Giustizia ha già auspicato che il Senato provveda a mettere una toppa al buco apetto dal voto sull’emendamento leghista. E poi non vanno ignorati i “pronunciamenti” degli interessati che suonano come avvertimenti alle orecchie dei parlamentari che dopo l’abolizione dell’art. 68 della Carta iono molto, molto vulnerabli. Nè va dimenticato che la legge sulla responsabilità civkle dei magisrrati già c’era e fu abrogata dallo stesso Parlamento. Per cui….g

QUELLA CASTA CHE NON MOLLA

Pubblicato il 3 febbraio, 2012 in Politica | Nessun commento »

La politica, questa benedetta politica della quale ogni tanto viene la voglia di auspicare la ripresa di fronte al rischio che cresca troppo la fiducia nei tecnici, e si ceda quindi alla perversa tentazione di preferirli in assoluto agli eletti dal popolo, si è messa a fare concorrenza al freddo che viene in questi giorni dal cielo. Gela infatti la sfrontatezza con la quale essa difende, nei piani bassi ed alti, quel groviglio di privilegi che l’hanno fatta tra le più costose e insopportabili del mondo, e non solo d’Europa. Anche se la solita commissione di studio stenta a chiudere i suoi lavori e a certificare quello che tutti abbiamo già capito.

I 26 ricorsi sinora presentati, e destinati probabilmente ad aumentare, contro i pur limitati e spesso anche finti tagli ai cosiddetti vitalizi da parlamentari ed ex parlamentari di un po’ tutti gli schieramenti, attaccati come ostriche alle loro specialissime pensioni d’anzianità segate invece ai cittadini comuni, gridano vendetta per la loro sfrontatezza. Che potete riscontrare nei particolari esposti dal nostro Alberto Di Majo. Ma anche per le procedure su cui i ricorrenti possono contare, studiate e difese per non fare uscire le decisioni dai perimetri parlamentari. Tutto si deve continuare a fare in casa, nei palazzi della politica, con una esasperata visione della cosiddetta autonomia che autorizza poi altri a fare lo stesso: per esempio, i magistrati. Che si fanno notoriamente giustizia da sé e gridano come polli spennati quando rischiano di perdere qualcosa della loro illimitata autonomia, appunto, e dei loro privilegi. Come hanno fatto ieri con i rappresentanti sindacali, e i soliti difensori d’ufficio a sinistra, per la breccia che si è improvvisamente aperta a Montecitorio nel muro che da troppo tempo li protegge dal dovere di rispondere civilmente dei danni procurati con il cattivo esercizio delle loro funzioni. Un dovere che, su iniziativa referendaria dei radicali, i cittadini sancirono abolendo nel 1987 le norme ostative, ma che i politici in pochi mesi tornarono a vanificare con una legge che i magistrati si scrissero praticamente da soli. Così come da soli i partiti hanno scritto e riscritto l’esosa legge in vigore sul loro finanziamento pubblico, che pure era stato abolito referendariamente dai cittadini nel 1993.  Francesco Damato, Il Tempo, 3 febbraio 2012

PIOGGIA DI SOLDI (NOSTRI) SUI PARTITI

Pubblicato il 2 febbraio, 2012 in Politica | Nessun commento »

Una veduta esterna di Palazzo Montecitorio Elezioni politiche 2008. I partiti si preparano alle urne. Campagna elettorale. Molti comizi, gazebo, strette di mano e un ingente impegno economico. La posta in palio è alta: vincere e governare oppure perdere e soccombere. Tutto però con la consapevolezza che anche soltanto il partecipare può garantire un ricco premio di consolazione. Si chiama rimborso elettorale e viene elargito a tutte quelle forze politiche che alle elezioni abbiano superato l’1% dei consensi. E per capire quanto ambito sia questo premio basta fare qualche conto: nel 2008 i partiti hanno dichiarato di aver speso complessivamente 136 milioni e ne hanno ricevuti indietro 503. Come è possibile? Beh, basta vedere come si accede al rimborso delle spese elettorali. Questo è diviso in quattro fondi per il rinnovo del Senato, della Camera, del Parlamento europeo e dei Consigli regionali. Ciascuno dei quattro fondi è ripartito tra i partiti in proporzione ai voti presi. L’accesso alla ripartizione spetta ai partiti che abbiano ottenuto un candidato eletto, ma per le elezioni parlamentari occorre rispettivamente: l’1% su base nazionale per le elezioni della Camera e il 5% su base regionale o un candidato eletto per il Senato. Ma la cosa che più è significativa è che ciascun fondo è determinato, per ogni anno di legislatura, moltiplicando questo importo di un euro per il numero dei cittadini iscritti nelle liste elettorali nel territorio interessato alla consultazione. Cosa significa? Significa che, anche se una legislatura dura solamente due anni, come avvenne nel caso del governo Prodi dal 2006 al 2008, i partiti che avevano concorso a quelle elezioni hanno potuto godere dei rimborsi elettorali per i restanti tre anni. E a questi andavano comunque aggiunti i rimborsi per i seguenti cinque anni di legislatura. Quindi, prendendo ad esempio il caso della Margherita, partito confluito nel 2008 nel Pd, questo ha preso per il periodo del governo Prodi i rimborsi e da quell’anno, per altri tre, nonostante il partito si fosse fuso con i Ds, ha continuato a percepirli. Solo dalla prossima legislatura verrà soppressa la norma che prevedeva il versamento delle quote annue anche in caso di scioglimento anticipato di Camera, Senato, Regioni, ma intanto lo Stato ha pagato e, numeri alla mano, nel 2010 i rimborsi complessivamente erogati sono stati di circa 285 milioni di euro dei quali 93 milioni dovuti alla doppia erogazione dei rimborsi relativi alle Camere in essere e a quelle interrotte. Uno scandalo? Sicuramente sì soprattutto leggendo le cifre riportate dall’articolo di Sergio Rizzo sulla ripartizione dei contributi alla politica: dal 1999 al 2008 le retribuzioni dei dipendenti pubblici sono cresciute del 42,5%, i rimborsi del 1.110%. Nel 1996 An e Forza Italia dichiararono spese complessive per 5,1 milioni di euro, nel 2008 il Popolo delle Libertà ha documentato spese per 68,5 milioni. Una lievitazione del 1.239%. Quanto ai rimborsi elettorali, spiega Rizzo, «decollavano del 1.008% da 18,6 milioni a 206,5 milioni». Nel passaggio dall’Ulivo all’Unione le cose non sono andate tanto diversamente: da 17 a 180,2 milioni, una crescita del 960%. E intanto la politica continua a gridare allo scandalo. C’è chi, come i Radicali, ammonisce: «Il finanziamento pubblico ai partiti deve essere azzerato, altro che dimezzamento». Chi, come Domenico Scilipoti, annuncia: «Se mai il Movimento di Responsabilità Nazionale dovesse diventare un grande partito politico, sarei contrario a rimborsi elettorali» e chi come l’Idv Felice Belisario ha presentato, nel 2008, un ddl che propone l’interruzione dei rimborsi per consultazioni elettorali in caso di fine anticipata della legislatura. Tanti impegni. tante promesse, ma nessuno sembra intenzionato a rinunciare al «ricco» premio di consolazione. Alessandro Bertasi, Il Tempo, 2 febbraio 2012

..………….E questi sono quelli che votano silenti e consenzienti i decreti di Monti che ci sommergono di tasse, imposte e minacce. Quelle di Befera che ci promette sangue e (dis)onore  spiandoci fin nelle mutande (guai a chi le porta griffate e non sa spiegare come le ha comprate!).

SUPERMARIO PIU’ TEDESCO DELLA MERKEL

Pubblicato il 2 febbraio, 2012 in Politica | Nessun commento »

Il premier Mario Montio ospite a Matrix L’intervista di Mario Monti ieri sera a «Matrix» ha confermato alcune cose importanti: 1) non ci sono alternative a questo governo; 2) Monti è l’unico comunicatore presente nell’esecutivo dei tecnici che senza di lui non esisterebbe; 3) ha una forte competenza sul piano europeo, una buona dose di ottimismo, ma sottovaluta la vischiosità del sistema italiano, il suo neocorporativismo; 4) l’azionista di maggioranza del governo resta Silvio Berlusconi, non a caso il presidente del Consiglio ha ringraziato più volte il predecessore, confessando di sentirlo regolarmente. Monti l’ha fatto con una buona dose di furbizia politica. Gli servono i voti del Cavaliere e non deve dare all’opinione pubblica moderata l’idea di uno “strappo” totale dall’esperienza berlusconiana. Machiavellico? Sì ed è meglio così. Ha i piedi per terra. Sul resto, quella di Monti è un’opera in fieri che dovrà essere continuamente messa alla prova dei fatti. Il premier s’è mostrato più abile che in altre occasioni, segno che sta acquisendo familiarità con quel formidabile mezzo che si chiama televisione. È l’unico che nell’esecutivo dà un messaggio coerente, mentre la sua truppa di governo qua e là mostra qualche sfilacciamento. Alcune cose dette da Monti sono condivisibili (meritocrazia, cambio di mentalità, fine delle caste e corporazioni) ma se andiamo nel concreto è chiaro che il provvedimento sulle liberalizzazioni è carente, l’ottimismo sulla crescita eccessivo e quello sull’Europa e sul ruolo della Germania è facilmente contestabile da chiunque conosca le reali intenzioni di Berlino sui destini del Vecchio Continente. Lo stesso Monti sa bene cosa aleggia nella mente della Germania: una nuova egemonia tedesca. Un lapsus è stato rivelatore dello scenario quando Monti ha detto che i tutori del rigore sono la Germania e la Banca centrale tedesca! Si riferiva alla Banca centrale europea, ma da un luogo remoto del suo cervello che aveva registrato la verità è venuta fuori la Buba, la Bundesbank. Ancora un po’ e tornava a circolare il marco. Più tedesco della Merkel. Per fortuna, dopo lo spot, il premier torna italiano.  Mario Sechi, Il Tempo, 2/2/2012

………Sechi dell’esibizione di ieri sera a Matrix di Monti ha dimenticato, forse per non infierire,  la banale quanto squallida ironia sul posto fisso a cui i giovani devono rinunciare anche perchè, ha detto col mezzo sorriso Monti, “il posto fisso è monotono”. Certo, è monotono per lui e per i suoi figli che il posto ce l’hanno e che posti, ma non lo è per i giovani, i meno giovani,  gli attempati quarantenni che non avendo uno stipendio fisso, conseguenza diretta del posto fisso, non possono aspirare neppure a farsi una famiglia. Ironia, quella di Monti, che assomiglia troppo al sarcasmo di chi è abituato a guardare gli altri dall’alto in basso,  il che è forse il ritratto più corrispondente a Monti, più tedesco della Merkel,  sostiene Sechi, a sua volta ironico e sarcastico. Ma a buona ragione. g.

CROSETTO (PDL): DA BEFERA SPREZZO PER LE ISTITUZIONI. MONTI LO CONVOCHI

Pubblicato il 1 febbraio, 2012 in Cronaca | Nessun commento »

Crosetto“Penso sia opportuno che il ministro del Tesoro convochi Befera, si faccia chiarire le gravissime affermazioni fatte ieri nell’intervista a Repubblica, e venga a riferire in Parlamento, prendendosi la responsabilita’ di avvallare la permanenza in un incarico di tale rilevanza e peso di una persona che ha chiaramente dimostrato di agire con pregiudizi, con sprezzo totale delle istituzioni e con un delirio di onnipotenza preoccupante”.

Lo ha dichiarato il deputato del Pdl, Guido Crosetto. “Alcuni di noi conoscono la storia di Attilio Befera e sanno valutarne l’operato tenendo conto di tutto e non delle cronache nelle quali si e’ lanciato nelle ultime settimane. Le cose dette ieri, non sull’evasione e sulla lotta all’evasione, che e’ e deve essere una battaglia di tutti, ma gli editti, le minacce, le diffamazioni, il senso di onnipotenza di cui e’ costellata l’intervista, non possono e non devono passare inosservate”. “So perfettamente di espormi, con questa dichiarazione, al rischio di vendette e ritorsioni da parte sua e della macchina che ha costruito a sua immagine e somiglianza senza rispettare anzianita’, titoli, meriti ne’ interventi della magistratura amministrativa, ma la lotta per la giustizia, contro l’evasione va fatta da persone con un profondo senso della giustizia e dell’equita’ e del cui equilibrio psicologico si sia certi”. Fonte ANSA, 1° febbraio 2012

IL PIU’ PURO CHE TI EPURA

Pubblicato il 1 febbraio, 2012 in Politica | Nessun commento »

Leggo che il Pd vuole mobilitarsi per la nomina di un direttore di telegiornale. Perbacco, quale grande obiettivo. Un modesto consiglio agli amici democratici: si mobilitino per fare chiarezza sulla storia dell’ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, che ha dirottato 13 milioni di euro del partito su conti di società italiane ed estere. Tredici milioni di euro, circa ventisei miliardi lire non quattro stecche da tangentaro per caso. Ecco, se proprio vogliono mobilitarsi, i progressisti hanno un buon argomento per farlo e dimostrare che la politica non è un bipartisan arraffa arraffa. Mi pare una causa decisamente più seria sulla quale impegnarsi per il bene di tutti. Spero anche che il centrodestra, per una volta, mostri un po’ di maturità e memoria. Non è il caso di partire lancia in resta, di strumentalizzare, di mettere la baionetta e partire all’assalto all’arma bianca. Se si ritorna all’antico, alla delegittimazione dell’avversario attraverso l’uso improprio della giustizia, allora gli ultimi diciotto anni di storia non hanno insegnato niente a nessuno. Conosco Francesco Rutelli, Walter Veltroni e Pierluigi Bersani e non posso immaginare che qualcuno di loro sapesse del Lusi manolesta e lasciasse fare. Non credo neppure alla favoletta che ieri girava nelle stanze del Palazzo: quella del «Compagno G» della Margherita, del Primo Greganti bianco che faceva per il partito ma stava silente e pagava per gli altri. È tempo di costruire e non di demolire.

Ma è anche giunto il momento di non buttare la sabbia sotto al tappeto. La sinistra italiana ha fatto della giustizia la sua clava. Una strategia suicida. E ora si vede, perché la vicenda dei quattrini della Margherita che entrano nelle casse del partito e passano nelle tasche del tesoriere fa a pezzi ogni presunta superiorità antropologica delle sinistre. La storia si diverte a scambiare i ruoli e annodare i destini. Mentre il Pd nasceva scoppiò lo scandalo Unipol. Ricordo bene quei giorni di battaglia tra Margherita e Ds. Ci risiamo. Ma le posizioni sono ribaltate rispetto a ieri. Oggi la fazione postdemocristiana è in difesa, mentre l’establishment cresciuto a Botteghe Oscure attacca per tamponare il pasticciaccio con la pubblica opinione. È un deja vù. Brutto segno. Perché alla fine c’è sempre qualcuno più puro che ti epura.  Mario Sechi, Il Tempo, 1° febbraio 2012

.……….E’ la legge del contrappasso o, se si vuole, del “chi la fa l’aspetti”. La sinistra italiana, dal centro alla periferia, ha usato la clava della giustizia e, peggio ancora, del falso moralismo, per criminalizzare gi avversari e costringerli alla resa e, qualche volta, alla morte. Tutto ciò in nome di una presunta superiorià etica di cui s’era fatto bandiera Enrico Berlinguer, dimentico, non certo in buona fede, che il PCI aveva sempre visssuto con i rubli di Mosca, così come la DC s’era foraggiata con i dollari americani. Ma ciò riguardava i partiti e apparteneva  alla necessità delle guerre che non si fanno  con i fichi secchi ma con i quattrini (tanti rivoluzionari, da Lenin a Mussolini,  le loro guerre le hanno combattute con i denari “capitalistici”) . Invece le storie di questi anni hanno riguardato gli uomini che dietro le bandiere hanno pensato solo all’arricchimento personale. E questo è vergognoso. g.