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	<title>ILTORITTESE.it - fatti, notizie, cronaca, politica e cultura di Toritto (BA) &#187; Costume</title>
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		<title>SCONGELARE L&#8217;ITALIA CON LA FANTASIA</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 15:09:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Roma  bloccata per neve, Berlusconi chiude per sempre con Palazzo Chigi,  Monti apre la partita dell’articolo 18. Cos’hanno in comune questi tre  fatti? Una sola parola: l’emergenza, metafora dell’Italia di ieri e di  oggi. Mentre passeggiavo per le vie della Capitale imbiancata, con la  mente sospesa tra la poesia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Neve a Roma" src="http://www.iltempo.it/politica/2012/02/04/1320704/images/45745-653.jpg" alt="Neve a Roma" width="160" height="140" /> Roma  bloccata per neve, Berlusconi chiude per sempre con Palazzo Chigi,  Monti apre la partita dell’articolo 18. Cos’hanno in comune questi tre  fatti? Una sola parola: l’emergenza, metafora dell’Italia di ieri e di  oggi. Mentre passeggiavo per le vie della Capitale imbiancata, con la  mente sospesa tra la poesia dell’inverno e la prosa del caos pensavo che  sul nostro Paese fiocca senza pietà un po’ di tutto. È la nostra  storia. Terra di conquista per gli imperi, poi divisa in staterelli con  un «volgo disperso che nome non ha» e infine unita nel segno del  campanile e della fazione. Eppure gli italiani in fondo riescono a  cavarsela sempre, anche quando la loro sorte dipende da un inesorabile  stato d’eccezione: la crisi politica, quella economica, la  disoccupazione, l’ondata di freddo. Roma congelata, simbolo di un Paese  che si risveglia quando c’è lo shock. E allora ecco che nei 280  chilometri di coda, nel traffico in tilt, nei bus senza gomme da neve,  nel Grande Raccordo Anulare paralizzato, si consuma la nostra storia  collettiva, si realizza la dimensione piccola e grande del nostro  «carattere nazionale». Lo ritroviamo nel bene e nel male ogni volta che  la cronaca ci offre il materiale buono per la rotativa, la prova,  l’evidenza, l’indizio da seguire per capire come siamo fatti e disfatti,  apparentemente vinti, perduti e invece mai domi e infine ritrovati.  Ieri il naufragio del prode Capitan Schettino che scappa dalla nave  Concordia, oggi la nevicata polare sulla Città Eterna. Abbiamo sempre  una «via di mezzo» per separarci, unirci, litigare e poi fare la pace.  Scuole chiuse, no aperte a metà, perché non si sa mai e in fondo serve a  trovare il riparo per i figli, far andare la macchina sulla neve,  discutere sul posto di lavoro della gran tormenta e poi la Roma non  giocherà e accidenti nevica, governo ladro. E provate voi a spiegare  tutto questo a quel buontempone che alla Balduina s’è improvvisato  Alberto Tomba, ha messo gli sci, gli occhiali e s’è buttato in slalom  tra le macchine parcheggiate. Ma quali Suv, macchè Cortina, questa è  l’Italia. I sessantottini non hanno mai capito nulla: qui la fantasia è  al potere da sempre.<strong> Mario Sechi,Il Tempo, 4 febbraio 2012</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;"> &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;. E&#8217; come dire che sognare aiuta a vivere, o a soppravivere.  Alla faccia di Monti e della Fornero, delle Banche e delle bollette, degli sceriffi di Equitalia e dei tanti  catoni che si aggirano come corvi intorno a noi per mangiarci vivi ma finiscono nella padella. Della fantasia. g. </span></p>
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		<title>LA CASTA DEI DEPUTATI SI TAGLIA LO STIPENDIO. MA E&#8217; SOLO UNA FINTA.</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 11:06:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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La Camera ha annunciato lunedì sera il taglio di 700 euro netti al mese di stipendio. Peccato che sia l&#8217;ennesimo bluff della Casta e di sforbiciate   immaginarie: il provvedimento sbandierato in realtà è soltanto la   rinuncia a un altro aumento non ancora entrato in vigore. In pratica non  c&#8217;è nessun [...]]]></description>
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<div><img title="Casta taglia lo stipendio Ma è solo una finta" src="http://www.liberoquotidiano.it/resizer/475/280/false/casta-stipendio-riduzione-sforbiciata-tommaso-montesano--1327992924496.jpg" alt="Casta taglia lo stipendio Ma è solo una finta" /></div>
</div>
<div><a href="http://www.liberoquotidiano.it/scriviCommento.jsp?article=922353" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.liberoquotidiano.it/scriviCommento.jsp?article=922353&amp;referer=');"><img src="http://www.liberoquotidiano.it/images/commenta.png" alt="liberoquotidiano.it" /></a></div>
</div>
<p>La Camera ha annunciato lunedì sera <a href="http://www.liberoquotidiano.it/news/922148/La-Casta-prova-a-salvarsi-Via-700-euro-di-stipendio.html" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.liberoquotidiano.it/news/922148/La-Casta-prova-a-salvarsi-Via-700-euro-di-stipendio.html?referer=');">il taglio di 700 euro netti al mese di stipendio.</a> Peccato che sia l&#8217;ennesimo bluff della Casta e di sforbiciate   immaginarie: il provvedimento sbandierato in realtà è soltanto la   rinuncia a un altro aumento non ancora entrato in vigore. In pratica non  c&#8217;è nessun taglio. E&#8217; solo una partita di giro: non è un taglio ma è la  rinuncia a un altro aumento. Perché passando dal sistema retributivo a  quello contributivo, i  deputati si sarebbero visti lievitare la busta  paga di circa 700 euro  netti al mese, perchè non è più loro chiesto di  versare tutti e due i  contributi che versavano prima. Non si sono  tagliati lo stipendio, i deputati in realtà hanno solo rinunciato a un  aumento. I settecento euro in meno in busta paga sono compensati dal  mancato versamento delle ritenute che ammontava a 780 euro.  Confermato  invece il giro di vite per le spese relative ai collaboratori  parlamentari: il rimborso di 3690 euro sarà erogato a forfait per il 50%  mentre il restante 50% dovrà essere giustificato. Si tratta di un  regime transitorio visto che a partire dalla prossima legislatura la  materia sarà disciplinata da una proposta di legge che sarà presentata  entro un mese.<strong> Libero, 31 gennaio 2012</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>&#8230;&#8230;.Per una volta vogliamo citare Fini: siamo alle comiche finali. Ed è una vergogna. g.</strong></span></p>
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		<title>I PRODIGI DI &#8220;NONNO MARIO&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 11:01:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
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Il premier mette sul sito del governo le lettere dei fan. Compare una bimba di 2 anni: &#8220;Fa le cose giuste per il futuro&#8221;.
 
 Ascolti  «nonno Mario», faccia una cosa utile a sé, agli italiani e all&#8217;umanità  che ancora riesce a ridere e inorridire: licenzi su due piedi il  soggetto che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a title="Stipendio dei deputati. Taglio da 1300 euro" href="http://www.iltempo.it/politica/2012/01/31/1319841-stipendio_deputati_taglio_1300_euro.shtml" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.iltempo.it/politica/2012/01/31/1319841-stipendio_deputati_taglio_1300_euro.shtml?referer=');"></a></h3>
<h3><span style="color: #ff0000;">Il premier mette sul sito del governo le lettere dei fan. Compare una bimba di 2 anni: &#8220;Fa le cose giuste per il futuro&#8221;.</span></h3>
<p><span style="color: #ff0000;"> </span></p>
<p><img title="Lettere dei cittadini sul sito del governo. Spicca quella che cita le parole di una bimba di due anni: " src="http://www.iltempo.it/politica/2012/01/31/1319853/images/63948-nonnomario.jpg" alt="Lettere dei cittadini sul sito del governo. Spicca quella che cita le parole di una bimba di due anni: " width="160" height="140" /> Ascolti  «nonno Mario», faccia una cosa utile a sé, agli italiani e all&#8217;umanità  che ancora riesce a ridere e inorridire: licenzi su due piedi il  soggetto che è riuscito a mettere nel sito della presidenza del  Consiglio, sotto lo stellone della Repubblica, una lettera in cui si  sostiene che una bimba di due anni (povera innocente) la riconosce come  «nonno Mario, quello che dice le cose giuste per il futuro». Perché  vede, gentile Signor presidente del Consiglio, senatore a vita e  professor Mario Monti, esiste un limite al rincitrullimento, ma mettere  in bocca queste cose a una bimba di quell&#8217;età, solennizzarle in una  pubblicazione governativa, porta con sé un ridicolo potente, talché, nel  breve volgere di poche ore, lei potrebbe divenire assai meno sobrio del  suo predecessore. E non so se mi spiego. Credo, voglio credere, e  voglio chiarirlo in modo inequivocabile, che lei non c&#8217;entri nulla. Che  certi zelanti leccapiedi uno se li trova sulla strada e neanche li  riconosce. Sono sicuro, voglio esserlo, che lei non ha mai visto quella  pagina vergognosa (questo è l&#8217;indirizzo:  http://www.governo.it/GovernoInforma/dialogo/estratti.html, controlli e  agisca in prima persona). Ma ciò non toglie che ora noi la stiamo  informando e che lei è tenuto a provvedere subito, al volo, prima che si  possa anche solo supporre un qualche suo compiacimento. Perché in un  Paese civile quella roba non è consentita. E se non provvederà a tambur  battente sarebbe autorizzato il sospetto circa il passo successivo:  chiedere alla bambina di denunciare i genitori, ove non assolvano  onestamente agli obblighi fiscali o commettano una quale che sia  infrazione al codice del vivere in pace con la legge. A utilizzare quel  sistema fu Pol Pot, in una sfortunata Cambogia. Confesso di non avere  fatto una ricerca specifica, ma credo d&#8217;indovinare se affermo che  neanche in quel disgraziato regime nessuno s&#8217;è mai spinto a immaginare  che i bimbi da usare come spie potessero avere meno di tre anni.  Immediatamente prima del citato, e disgustoso, messaggio se ne trova un  altro, adulto, di chi afferma d&#8217;averla vista ospite di Lucia Annunziata e  di averne dedotto che lei è persona degna di fiducia. Per quel che può  contare, lo penso anch&#8217;io. Ma penso anche che se il suo predecessore  avesse pubblicato messaggi di tale natura sarebbe stato sommerso da  meritate pernacchie. E siccome non posso escludere che l&#8217;abbia fatto,  ove così sia gli dedico anche la mia. Sentitamente. Però, oggi, in quel  posto c&#8217;è lei, e, oggi, è lei a prendere spazio nei salotti della  televisione di Stato, che quando cesserà di essere tale sarà sempre  troppo tardi, ed è oggi che il sito della presidenza del Consiglio  pubblica, sotto la dicitura &#8220;dialogo con i cittadini&#8221;, roba di tal  fatta. La faccia rimuovere. Sul serio, e ci faccia sapere che il  responsabile sarà assegnato a compiti più consoni alla sua natura,  possibilmente non pagati con i soldi delle nostre tasse. A proposito di  mestieri, la bambina di due anni non ha scritto la lettera a lei  indirizzata, perché, com&#8217;è facile intuire, se fosse di così prodigiosa  intelligenza e precocità non si dedicherebbe ad un&#8217;adulazione così rozza  e imbarazzante. A riportare il suo (presunto) pensierino è, così si  firma: «una coordinatrice pedagogica di una cooperativa sociale». Faccia  cosa di cui tutti le renderanno merito: individui tale sabotatrice  d&#8217;infanzia, smascheri quest&#8217;agente provocatore e, assieme a chi ha messo  in pagina cotanto delirio, li avvii verso il loro destino. Servirà  anche a chiarire che non sempre strisciando e sbavando s&#8217;ottiene il  risultato di commuovere e usare il potente di turno. Chiudiamo questo  capitolo, attendendo che lei provveda. Grazie, ci faccia sapere. Più in  generale, però, occorre guardarsi da un mondo che, come sempre, pratica  il servo encomio in attesa di dedicarsi al codardo oltraggio (sintesi  perfetta che dobbiamo ad Alessandro Manzoni, il quale discettava di  Napoleone, mica cotiche). Mario Monti gode di ottima stampa, e non è  difficile supporre che gli faccia piacere. Farebbe piacere a chiunque.  Ma il potere è una strana bestia, una mantide che pratica l&#8217;amore  preparando la morte. Se quando lo spread arriva al 420 i giornali  scrivono che va alla grande, che bene così, che solo ora si respira, poi  sarà difficile spiegare che a quei livelli facciamo rotta verso il  naufragio. E siccome i lecchini odierni saranno feroci, proprio perché  vili, domani scriveranno che il governo ha fallito, laddove, invece, la  questione era, è e sarà del tutto diversa: o si ristruttura l&#8217;euro e  l&#8217;Unione europea o nulla di quel che vediamo è destinato a durare. Se  quando il governo annuncia che si farà un&#8217;autorità nazionale per  stabilire quante licenze taxi ci vogliono a Bari i giornali scrivono che  questa è l&#8217;alba delle radiose liberalizzazioni, domani saranno pronti a  gettare l&#8217;onta del fallimento su chi ebbe l&#8217;idea bislacca di chiamare  in quel modo ciò che somiglia, più che altro, ad un incubo centralista,  statalista e programmatore. Se per mettere le tasse si procede  decretando e per cancellare il rudere del valore del titolo di studio si  avvia una «consultazione pubblica» (ma che è?), mentre chi commenta  omette d&#8217;osservare che la cosa è vagamente dissennata, va a finire che  il massimo delle contestazioni si concentrerà su quel che non esiste,  resuscitando l&#8217;estremismo sconclusionato. Se si lascia che il presidente  del Consiglio continui a ripetere, con un vezzo di falso imbarazzo  simile alla pudicizia dell&#8217;amante focoso, che pare, sembra, mi dicono  che nei sondaggi il governo è popolarissimo, e nessuno fa mostra di  volere ricordare che le democrazie non funzionano con l&#8217;applausometro,  va a finire che quando poi si vota e il Parlamento si riempie  d&#8217;antagonisti taluno, per non ammettere la propria imbecillità, sosterrà  essere colpa del governo in carica. Con tutti i suoi pregi, che ci  sono, e i suoi difetti, che non mancano punto, il governo Monti è il  migliore possibile in questo scorcio di legislatura. Sappiamo tutti che  non ha legittimazione elettorale, mentre è affollato d&#8217;ambizioni  politiche. E passi. Ma è un grave errore lasciarsi cullare dal dondolio  del consenso acritico e un po&#8217; buffonesco, perché è vero che nessuno  resiste all&#8217;adulazione, ma è anche vero che chi si lascia andare con  tanta lascivia rischia di precipitare in un incubo. Quindi, gentile  «nonno Mario»: le si offre una ghiotta occasione, consistente nel far  vedere che certe cretinerie non le sono solo estranee, ma anche odiose.  Che le ripugna anche la sola idea si possa praticare questo genere di  pedofilia lecchina e che, quindi, il responsabile va a casa.<strong> Davide Giacalone, Il Tempo, 31 gennaio 2012</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;<strong>&#8230;E dire che Monti ogni volta che apre bocca lo fa sciorinando tutto il vocabolario della sobrietà. Ci ha pensato Gaicalone a smascherarlo perchè se non lui almeno uno di famiglia quel sito di certo lo vede ogni secondo e non può essergli sfuggito l&#8217;appello, chiamiamolo così, della bimba di due anni. Che tristezza per questo paese essere passato dalla nipotina di Moubarak alla &#8220;nipotina&#8221; di Monti.  Ma qualche cugina di pari età non c&#8217;è in circolazione ? g.</strong></span></p>
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		<title>MELANDRI, DEPUTATA DEL PD, VUOLE IL VITALIZIO A 50 ANNI. ALLA FACCIA DEL RIGORE E DEL&#8217;EQUITA&#8217; SI SAN MARIO MONTI</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 15:05:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
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Dopo il ricorso alla riforma  dei vitalizi di venti deputati, tra cui esponenti di Pd, Pdl e Lega,   un altro nome noto si erge a difesa dei privilegi dei parlamentari. Il  suo nome? Giovanna Melandri, 50 anni, deputata Pd, ministro della  Cultura con D&#8217;Alema e Amato e responsabile dello Sport con [...]]]></description>
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<p>Dopo il ricorso alla riforma  dei vitalizi di venti deputati, tra cui esponenti di Pd, Pdl e Lega,   un altro nome noto si erge a difesa dei privilegi dei parlamentari. Il  suo nome? Giovanna Melandri, 50 anni, deputata Pd, ministro della  Cultura con D&#8217;Alema e Amato e responsabile dello Sport con Prodi. La  parlamentare non si vergogna a dire di aver lasciato il suo lavoro  d&#8217;economista alla Montedison per entrare in politica, forse attratta dai  possibili facili guadagni. L&#8217;onorevole, per giustificare la sua levata  di scudi in difesa degli emolumenti ai deputati, tira in ballo  addirittura Berlinguer e Fanfani. &#8220;Loro erano d&#8217;accordo sulla nozione di  vitalizio &#8211; ha detto al Corriere della Sera -  e anche io penso che  quel concetto non sia sbagliato. Non ho da recriminare nulla, ma ho  paura di quello che resterà sotto le macerie del populismo&#8221;. La Melandri  ovviamente ha il suo perché nel lamentarsi. Due giorni fa ha compiuto  50 anni. Con le vecchie regole avrebbe avuto già diritto ad una corposa  pensione, mentre ora? &#8220;La prenderò fra dieci anni, nel 2022&#8243; dice  sconsolata la deputata Pd. La Melandri al tiro al bersaglio contro il  politico non ci sta e accarezza l&#8217;idea di presentare ricorso anche lei.  &#8220;Gli estremi ci sarebbero e non solo per i contributi già versati. Non  mi piace l&#8217;idea del forcone contro i politici e la logica in cui stiamo  entrando&#8221;. Pur di non vedere il suo vitalizio sparire, la deputata  rivela la sua ricetta per risparmiare &#8220;Ci sono tante forme per ridurre i  costi ad esempio il taglio dei parlamentari&#8221;. Ma guai a toccarle la  dorata pensione. &#8220;Va bene invece di darci 5.000 euro di pensione a  cinquant&#8217;anni potrebbero darcene la metà. Ma eliminare i vitalizi no &#8211;  dice agguerrita la Melandri &#8211; Io non sono d&#8217;accordo&#8221;.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.E brava l&#8217;on. Melandri! Già si era fatta notare per le vancanze in Kenia ospite di Briatore e per quelle nell&#8217;esclusiva isola di Lampedusa, alla faccia dei lavoratori che questa vacanze non se le possono permettere. Ora recrimina contro la decisione di modificare la normativa sulle retribuzioni e sopratutto sui vitalizi dei parlamenteri. Senza arrivare alle chiassose e sconce dichiarazioni della sua collega Alessandra Mussolini che lamentava il rischio di finire sul lastrico (sic!), la Melandri lamenta il fatto che con la riforma del vitalizio lei dovrà aspettare i 60 anni, nel 2022, per poterlo percepire, sia pure, forse,  ridotto. E nemmeno le passa per il cervello che a causa dei diktat del suo amato San Mario Monti milioni di lavoratori e soprattuo lavoratrici dal  2018 se non avranno compiuto 67-68  anni non potranno andare in  pensione, qualsiasi lavoro, fisico o intellettuale,  abbiamo svolto. Lei tutto sommato svolge un lavoro poco pesante e molto ben remunerato,  e a 60 anni, senza che il suo fisico avrà  risentito (e non fatichiamo ad augurarglielo) più di tanto delle fatiche della vita lavorativa, potrà godersi la sua pensione, comunque assai  più congrua rispetto a quelle delle tante lavoratrici dell&#8217;impiego  pubblico e  privato,  magari accompagnata da quella della Montedison dalla quale è probabile sia solo in aspettativa.  E si lamenta pure e anzi minaccia di ricorrere alla legge. Ci asteniamo dal commentare la protervia della signora Melandri,  perchè dovrenmmo far ricorso al più volgare dei linguaggi, ma  non possiamo far torto ad un nostro amico che ci legge e che ci ha rimproverato per aver usato, di recente,  lo stesso del capitano De Falco verso il comandante Schettino, pur magnificato dai mass media.  Noi non siamo De Falco e la Melandri non è Schetttino, ma la rabbia è la stessa. g.</span></p>
</div>
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		<title>SCALFARO: QUEL SOSIA ELETTO AL QUIRINALE, di Francesco Damato</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 11:04:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>

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 Dell&#8217;uomo  e del politico Oscar Luigi Scalfaro sono stato a lungo tra gli  estimatori e amici. Di un&#8217;amicizia da lui ricambiata e rafforzata da una  comune disavventura, al termine del congresso nazionale della Dc nel  1976, conclusosi con l&#8217;elezione diretta di Benigno Zaccagnini a  segretario. Alcuni scalmanati, di notte, [...]]]></description>
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<p><img title="Oscar Luigi Scalfaro" src="http://www.iltempo.it/2012/01/30/1319627/images/50423-scalfaro.jpg" alt="Oscar Luigi Scalfaro" width="160" height="140" /> Dell&#8217;uomo  e del politico Oscar Luigi Scalfaro sono stato a lungo tra gli  estimatori e amici. Di un&#8217;amicizia da lui ricambiata e rafforzata da una  comune disavventura, al termine del congresso nazionale della Dc nel  1976, conclusosi con l&#8217;elezione diretta di Benigno Zaccagnini a  segretario. Alcuni scalmanati, di notte, ci attesero all&#8217;uscita per  deriderci e gridarci: «Per voi borghesi è finita». Io lavoravo al <em>Giornale</em>.  Lui si era inutilmente speso per l&#8217;elezione di Arnaldo Forlani. Memore  anche di quella notte, stentai a riconoscerlo nei panni di presidente  esordiente della Repubblica nella primavera del 1992. Fui talmente  sorpreso, diciamo pure traumatizzato, dal contributo che il nuovo capo  dello Stato decise di dare, sotto l&#8217;effetto delle indagini e degli  arresti per Tangentopoli, allo sconfinamento delle Procure della  Repubblica che mi rifugiai in un&#8217;allucinazione. Pensai e scrissi che  quello in attività al Quirinale fosse un sosia di Scalfaro, essendo  stato quello vero sequestrato da qualche misteriosa banda. Fu  naturalmente anche la fine della nostra amicizia. L&#8217;ombra del sosia mi  comparve la prima volta il giorno in cui seppi che il Presidente, alle  prese con gli incontri politici di rito per la formazione del primo  governo della legislatura uscita dalle urne del 5 e 6 aprile di  quell&#8217;anno, aveva ritenuto di consultare anche il capo della Procura  della Repubblica di Milano, Francesco Saverio Borrelli, per informarsi  sulle indagini note come &#8220;Mani pulite&#8221;. E ne ricavò la convinzione che  Bettino Craxi, per quanto destinato a ricevere i primi avvisi di  garanzia solo a fine anno, dovesse sin d&#8217;allora pagare pegno. Al suo  posto egli mandò a Palazzo Chigi Giuliano Amato, facendolo proporre  dallo stesso segretario del Psi. La seconda volta l&#8217;ombra del sosia mi  comparve nel 1993, quando il Quirinale annunciò che Scalfaro aveva  negato la firma a un decreto legge appena varato dal governo per la  cosiddetta uscita politica da Tangentopoli. Eppure l&#8217;allora  Guardasigilli Giovanni Conso riteneva di avere concordato ogni cosa  direttamente o indirettamente con il capo dello Stato. Ma, tra le  decisioni del Consiglio dei Ministri e l&#8217;annuncio del diniego della  firma del presidente della Repubblica, vi fu una clamorosa protesta  pubblica del capo della Procura di Milano in persona. Si era ormai  passati dalle Procure della Repubblica alla Repubblica delle Procure. Di  lì a poco l&#8217;ombra del sosia tornò a farmi capolino con un messaggio  televisivo del presidente della Repubblica contro il tentativo mediatico  da lui ravvisato di coinvolgerlo in una brutta storia di fondi segreti  passati anche per le sue mani, o i suoi uffici, negli anni in cui era  stato il ministro dell&#8217;Interno di Craxi. A chiamarlo in causa erano  stati alcuni funzionari finiti sotto indagine e in carcere. Ai quali poi  nella Procura di Roma, anche a costo di contrasti interni rivelati in  un libro da Francesco Misiani, che ne aveva fatto parte, si decise di  reagire contestando loro il reato gravissimo di attentato al  funzionamento delle istituzioni. «Io non ci sto», gridò il capo dello  Stato nel pieno della bufera davanti alle telecamere. Ma per uscire  davvero dalla vicenda, riproposta con un esposto giudiziario dal suo ex  amico ed ex guardasigilli Filippo Mancuso, egli dovette aspettare la  fine del suo mandato presidenziale. Un&#8217;altra volta ancora l&#8217;ombra del  sosia mi comparve nella primavera del 1994. Fu quando il capo dello  Stato, non potendo proprio fare a meno di conferire l&#8217;incarico di  presidente del Consiglio a Silvio Berlusconi, uscito vittorioso dalle  urne del 27 e 28 marzo, decise e annunciò di accompagnarne la nomina con  una lettera quanto meno inusuale di indirizzo politico. Il nuovo capo  del governo avrebbe dovuto attenervisi nella sua azione, al di là degli  stessi vincoli parlamentari connessi alla fiducia. Impertinente e  ossessiva, quell&#8217;ombra tornò dopo qualche mese ad allungarsi. E trovò  anche una descrizione nei racconti di Umberto Bossi. Che rivelò, in  particolare, la cordialità e gli incoraggiamenti ottenuti al Quirinale  nella preparazione della prima rottura con il Cavaliere. Fu sul Colle  che il leader leghista si sentì assicurare che una crisi di governo non  sarebbe sfociata nelle elezioni anticipate, temutissime allora dalla  Lega. Esse infatti seguirono non di pochi mesi ma di più di un anno il  primo allontanamento di Berlusconi da Palazzo Chigi e la sua  sostituzione con Lamberto Dini: il tempo necessario perché la sinistra e  il centro post-democristiano si organizzassero sotto l&#8217;Ulivo di Romano  Prodi e vincessero le elezioni del 1996. Tre anni dopo si concluse il  mandato presidenziale di Scalfaro. Ed io mi illusi che fosse finito  anche l&#8217;incubo del sosia. Ma mi sbagliavo. Anche da ex presidente, o  presidente emerito della Repubblica, continuarono a mischiarsi e a  sovrapporsi impietosamente nella mia immaginazione i due Scalfaro:  quello buono di una volta, scampato con me alla «fine dei borghesi», e  quello irriconoscibile del Quirinale. E di Palazzo Madama, dove egli  continuò a ritenersi mobilitato contro il Cavaliere, sia quando questi  era di suo all&#8217;opposizione, sia quando questi tornò al governo. E osò  varare nel 2006 una riforma della Costituzione con una maggioranza  inferiore ai due terzi del Parlamento, per cui fu necessaria la verifica  referendaria. A guidarne la campagna fu proprio Scalfaro, avvolto sulle  piazze nella bandiera di una Repubblica e di una Costituzione a suo  avviso minacciate dal Cavaliere. Se quella riforma non fosse stata  bocciata, avremmo potuto avere già adesso, fra l&#8217;altro, meno  parlamentari e un bicameralismo differenziato. Un&#8217;occasione quindi  mancata grazie anche a lui. La cui morte merita naturalmente rispetto,  ma non l&#8217;ipocrita partecipazione ad un coro d&#8217;elogi sperticati.<strong> Francesco Damato, Il Tempo, 30/01/2012</strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..Storace, sanguigno, ha detto che  di Scalfaro non va dimenticata la faziosità e che fu il peggior presidente della Repubblica.Damato, con elegante ironia,  lo ha dimostrato.  g.</span><br />
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		<title>DALLA BANDANA AL LODEN SENZA FANTASIA, di Mario Sechi</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 15:09:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Sarà  il governo Monti a liquidare i partiti della seconda Repubblica? A  quattro mesi dalla nascita dell’esecutivo dei tecnici possiamo  cominciare a tracciare uno scenario. I partiti hanno alzato bandiera  bianca e abbandonato la trincea disorganizzata da maggioranza e  opposizione. Tutti insieme mestamente nelle retrovie. Le ragioni del  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Monti durante l'intervento alla Camera" src="http://www.iltempo.it/politica/2012/01/28/1319279/images/63774-crisi_m.JPG" alt="Monti durante l'intervento alla Camera" width="160" height="140" /> Sarà  il governo Monti a liquidare i partiti della seconda Repubblica? A  quattro mesi dalla nascita dell’esecutivo dei tecnici possiamo  cominciare a tracciare uno scenario. I partiti hanno alzato bandiera  bianca e abbandonato la trincea disorganizzata da maggioranza e  opposizione. Tutti insieme mestamente nelle retrovie. Le ragioni del  dietrofront le conosciamo: numeri scarsi in Parlamento, litigiosità  continua, crisi economica galoppante. I tecnici, vista l’età media del  governo, appaiono piuttosto arzilli. Il loro problema in fondo non è la  durata: scadono nel 2013, hanno un annetto e rotti di legislatura  davanti e poi si vota. A quel punto dovrebbero rientrare in campo i  partiti. Scrivo mentre sono appena scoccati diciotto anni dalla discesa  in campo di Berlusconi. Qualche era geologica fa, secondo alcuni. Ma  attenzione, ricordo a chi non ha mai capito niente del Cavaliere (e ha  regolarmente perso le elezioni per questo) che il berlusconismo era  preesistente a Berlusconi, il quale lo ha interpretato al meglio. L’uomo  di Arcore aveva e ha ancora un gran fiuto per gli umori delle piazze.  Chi pensa dunque all’archiviazione tout court di una esperienza  collettiva come quella fa male i conti. Come dall’altra parte immaginare  una sinistra che mastica il polpettone bocconiano dimenticando di avere  le proprie origini nella Rivoluzione d&#8217;Ottobre è una pia illusione.  Pier Luigi Bersani non sarà un grande timoniere, ma come ogni tanto  ricorda «è un uomo di fiume» e alla fine non abbocca all&#8217;amo. Parliamoci  chiaro, la politica è molto più divertente, più vera e in fondo più  fedele specchio del Paese di quanto non lo sia un governo di tecnocrati  non eletti. Il provvedimento sulle semplificazioni è da Italietta, da  pane fresco la domenica per decreto, da Paese low cost che ormai riesce a  immaginarsi solo in seconda classe e dimentica di essere la terza  economia d&#8217;Europa, la fucina dello stile, del lusso e del buon vivere.  Siamo passati dalla bandana al loden. Sarà pure sobrio e senza  alternativa, ma che tristezza. <strong> Mario Sechi, Il Tempo, 28 gennaio 2012</strong></p>
<p>.<span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..Quella del pane fresco la domenica che viene indicata come decisione storica da parte di Monti e compagni è secondo noi la barzelletta del secolo, sebbene siamo appena agli inizi del 21°. Certo non è da poco avere il pane frescxo tutti i giorni, compreso i festivi, magari anche il giorno di Natale e di Capodanno e anche a Ferragosto, ma ci sembra che non era il caso di scomodare per sei ore, innaginate, sei ore!, il Consiglio dei Ministri e i suoi componenti, tutti pensosi uomini di cervello che si sono spremute le meningi per arrivare ad assumere questa decisione, assai complessa,  come l&#8217;altra che secondo sempre lor signori  è destinata a semplificare la nostra vita, cioè far scadere la carta di identità mica in un giorno qualsiasi come ora, ma nel giorno del compleanno di ciascuno di noi. Vuoi mettere che scada in un giorno qualsiasi, magari, per fatale dsisgrazia,  nel giorno di nascita del nostro peggior nemico, vuoi mettere che il giorno del tuo compleanno devi solo limitarti a  controllare se l&#8217;anno che corre è quello di scadenza della documento di identità.  Vuoi mettere! ? ! Davvero non si sa se ridere o piuttosto piangere, per la disperazione mica per altro, per la disperazione di essere stati affidati ad un manipolo di tecnocrati, da sempre impegnati a fare i c..i loro e mai preoccupati del bene degli altri, quello che retoricamente viene chiamato &#8220;bene comune&#8221; . Ed è per questo, per la loro totale ignoranza di cosa sia il bene comune che questi superman da cartoni animati   finiscono per considerare bene comune ordinare per decreto ministeriale la vendita del pane fresco la domenica e sempre per decreto ministeriale far scadere di domenica la carta di identità. Sciocchezzuole da uffici del ministero degli interni. Quando si tratta invece di cose un pò più serie, ecco venir fiuori che si deve approfondire, perchè trattasi di cose complesse. Ultima della serie, la questione del valore legale del titolo di studio che si dava per certo sarebbe stato eroicamente affrontata da Monti e compagni l&#8217;altro ieri. Invece no, <em>contrordine compagni</em>, avrebbe chiosato l&#8217;indimenticabile Giovannino Guareschi: siccome la cosa è complessa (lo era già dai tempi della Costituente e  di Luigi  Einuaidi che vi dedicò alcuni suoi saggi),  ha dichiarato un funereo e sempre più supponente Monti al TGRAI1 di questa mattina, abbiamo  rinviato ogni decisione a dopo un approfondimento della materia,. Oh, bella! E i chiurughi del sapere non erano stati chiamati per decidere, dando per certo che avessero  da lunga pezza già   approfondito tutto e anche di più di tutto? Povera Italia, ti salvi il tuo stellone perchè da Monti e comapagni è difficile che ti possa salvare da sola. g.</span></p>
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		<title>CONTRO IL NEORAZZISMO TEDESCO L&#8217;ITALIA DICE:NEIN. TUTTI MENO DUE: MONTI E NAPOLITANO</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 14:38:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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Da ieri, almeno per noi, lo spread è sceso e non di poco. La  distanza tra la Germania e l’Italia si è accorciata, e non mi riferisco  al valore dei titoli di Stato.


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Parlo della consapevolezza che i tedeschi non sono una  razza superiore, che noi italiani non siamo il loro zerbino [...]]]></description>
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<p>Da ieri, almeno per noi, lo spread è sceso e non di poco. La  distanza tra la Germania e l’Italia si è accorciata, e non mi riferisco  al valore dei titoli di Stato.</p>
<div id="media_1"><img src="http://cdn.ilgiornale.it/foto-id=828477-x=665-y=223-r31=1/spiegel.jpg" alt="" /></p>
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<p>Parlo della consapevolezza che i tedeschi non sono una  razza superiore, che noi italiani non siamo il loro zerbino né servi di  nessuno. Lo deduco dopo aver letto molti dei commenti recapitati a  migliaia al nostro giornale e circolati in rete, da Facebook a Twitter,  sul titolo: «Tedeschi, a noi Schettino, a voi Auschwitz», con il quale  abbiamo aperto la prima pagina di ieri in risposta allo sprezzante  articolo pubblicato dal settimanale Der Spiegel sul fatto che gli  italiani, lo proverebbe l&#8217;incidente del Giglio, sarebbero una «non razza  di codardi».</p>
<p>Il senso del mio articolo era che i tedeschi possono insegnarci  alcune cose ma non come stare al mondo. La loro storia glielo impedisce e  la devono smettere di fare i maestrini d’Europa perché,  indipendentemente dal Pil, hanno seminato solo lutti e disastri. La  sorpresa è stata che su questa tesi si è ritrovato un popolo che non ha  colore politico ma dignità e senso di appartenenza. E che è stufo di  pendere dalle labbra della Merkel e soci. È un buon segno. Perché adesso  basta. Non meritiamo di essere declassati da oscure agenzie di  banchieri che negli scorsi anni ci hanno imbrogliati e depredati. Non  meritiamo di essere sbeffeggiati nel mondo e insultati da giornalisti da  salotto, palloni gonfiati dell’informazione. Non meritiamo di essere  commissariati da una Europa che nega le radici sulle quali proprio gli  italiani, nei secoli,l’hanno prima costruita e poi fatta diventare il  centro del Mondo.</p>
<p>Se tutto questo è successo è perché noi italiani glielo abbiamo  permesso in nome dell’antiberlusconismo: denigrare l&#8217;Italia per colpire  l’ex premier. Qualcuno ci ha provato anche ieri, prendendo le parti  dello Spiegel. A questi signori, che ci hanno criticato e insultato per  aver evocato Auschwitz, vorrei ricordare che la giornata della memoria  dell’Olocausto, che cadeva proprio ieri, non è una questione di stile. A  rimuovere le responsabilità tedesche nella caccia agli ebrei in nome  del politicamente corretto si rischia il negazionismo. A parlare di  razza, come ha fatto il giornalismo dello Spiegel, si rischia il  nazismo. Non ci pentiamo di averlo scritto, perché, parafrasando la  frase simbolo del caso Schettino: Italiani, torniamo a bordo, cazzo. <strong>Alessandro Sallusti, Il Giornale 28 gennaio 2012</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;Tutti d&#8217;accordo, cazzo! Meno Monti e Napolitano ai quali non passa per la capa di unirsi alle proteste, anzi di capeggiarle. g.</span></p>
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		<title>ECCO L&#8217;ITALIA DEI SACRIFICI: IL MORALISMO FASULLO DI CELENTANO COSTERA&#8217; A NOI CHE PAGHIAMO LE TASSE SINO A 750 MILA EURO</title>
		<link>http://www.iltorittese.it/index.php/2012/01/27/ecco-litalia-dei-sacrifici-il-moralismo-fasullo-di-celentano-costera-a-noi-che-paghiamo-le-tasse-sino-a-750-mila-euro/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 19:32:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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Come  già per Benigni, il cachet del  Molleggiato sarà esorbitante: 300mila  euro a puntata con un tetto  massimo di 750mila euro. Alla faccia dei  sacrifici per tutti

 

 


Adriano Celentano ci sarà. Trecentomila euro a  puntata e un tetto massimo di settecentocinquantamila euro. Niente spot  pubblicitari, perché il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="info_social"><a title="commenti articolo" href="http://www.ilgiornale.it/spettacoli/ecco_italia_sacrificiil_moralismo_celentanoci_costera_750mila_euro/adriano_celentano-sanremo-cache-rai-pubblicita/27-01-2012/articolo-id=569153-page=0-comments=1#scrivi_commento" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.ilgiornale.it/spettacoli/ecco_italia_sacrificiil_moralismo_celentanoci_costera_750mila_euro/adriano_celentano-sanremo-cache-rai-pubblicita/27-01-2012/articolo-id=569153-page=0-comments=1_scrivi_commento?referer=');"></a></p>
<h4><span style="color: #ff0000;">Come  già per Benigni, il cachet del  Molleggiato sarà esorbitante: 300mila  euro a puntata con un tetto  massimo di 750mila euro. Alla faccia dei  sacrifici per tutti<strong><br />
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<p><strong>Adriano Celentano</strong> ci sarà. Trecentomila euro a  puntata e un tetto massimo di settecentocinquantamila euro. Niente spot  pubblicitari, perché il maestro non può essere interrotto dal bieco  capitalismo, e blocchi da venticinque minuti.</p>
<div id="media_1"><img src="http://cdn.ilgiornale.it/foto-id=828212-x=665-y=223-r31=1/adriano_celentano.jpg" alt="Adriano Celentano" /></p>
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<p>I termini dell&#8217;accordo tra i vertici della <strong>Rai</strong> e il Molleggiato sono un colpo durissimo. Dopo un lungo teatrino fatto  di polemiche, accuse di censura e contrattazioni serrate viale Mazzini  ha raggiunto l&#8217;intesa con Clan Celentano per riuscire ad avere il  cantante al festival di Sanremo. Una presenza che agli italiani costerà  oltre diecimila euro al minuto.</p>
<p>Alla fine hanno vinto il Molleggiato e la sua cricca. Un <strong>cachet</strong> con troppi zero che di sicuro farà imbestialire non pochi italiani. Un  cachet con troppi zero come già se ne sono visti per ospiti come Roberto  Benigni. Questa volta, però, oltre all&#8217;esborso economico Celentano ha  messo tutta una serie di paletti che, inizalmente non trovavano il  consenso dei vertici di viale Mazzini. Il contratto, oltre ai punti già  concordati da tempo come appunto il <strong>compenso economico</strong>,  recepisce l’accordo verbale raggiunto lunedì sera al telefono dal  direttore delle Risorse Artistiche Valerio Fiorespino e l’avvocato del  Clan Celentano sugli altri punti: dalla massima libertà per il  Molleggiato (nel solo rispetto del codice etico) al diktat sugli spot  pubblicitari. Insomma, l&#8217;intesa comporta solo minime limature dopo  l’invio, mercoledì scorso, da parte del Clan a viale Mazzini della bozza  definitiva.</p>
<p><cite>&#8220;La firma &#8211; spiegano fonti vicine alla Rai in una anticipazione  della Adnkronos &#8211; permette all’organizzazione del festival di arrivare  con più serenità all’appuntamento con la conferenza stampa ufficiale del  Festival, prevista al Teatro del Casinò di Sanremo martedì prossimo&#8221;</cite>. Adesso Celentano è stato accontentato in tutto e per tutto. Dopo una settimana di teatrino (con <strong>Claudia Mori</strong> che accusava la tivvù di Stato di censurare il marito), è stato  superato anche l&#8217;ostacolo delle interruzioni pubblicitarie separando la  prima <em>performance</em> di Celentano da eventuali altri interventi  nelle serate successive. Con un piccolo trucco: il primo intervento del  cantante milanese sul palco dell’<strong>Ariston</strong> verrà  inquadrato come evento eccezionale e, per questo motivo, non verrà  interrotto da alcuna pubblicità. La stessa prassi fu seguita l&#8217;anno  scorsi per l’esegesi dell’Inno di Mameli fatta da Benigni.</p>
<p>Tutt&#8217;altro discorso è stato portato avanti da viale Mazzini per gli  interventi che Celentano farà nelle serate successive: questi potranno  essere interrotti solo se supereranno i tempi degli <strong>intervalli</strong> tra un <em>break</em> pubblicitario e l’altro. Tempi che sono comunque corposi: all&#8217;incirca  25 minuti. Se da una parte il Molleggiato &#8220;schifa&#8221; gli spot  pubblicitari, dall&#8217;altra non disdegna certo i lauti compensi: come già  circolato nei giorni scorsi, il Molleggiato percepirà 300mila euro a  puntata per un massimo cumulabile di 750mila euro. Una cifra importante,  soprattutto se a sborsarla è la televisione pubblica in tempi crisi  economica in cui agli italiani vengono chiesti continui <strong>sacrifici</strong>.<strong> Il Giornale, 27 gennaio 2012</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..Vergogna! Mentre milioni di italiani non ce la fanno più e non riescono a nemmeno più ad arrivare alla seconda settimana del mese per via delle tasse che il govenro dei professoroni  issati sul ponte di comando della sgangherata nave Italia, c&#8217;è chi se la ride alle loro spalle, alle nostre spalle! Il molleggiato, il supermoralista da barzelletta, Celentano, ha ottenuto dalla RAI qualcosa come 750 mila euro per le sue apparizioni al Festival di Sanremo, qualcosa come diecimila euro al minuto,<strong> diecimila</strong>, avete capito bene, al minuto,  per assistere per lo più ai silenzi angosciosi di  un ex cantante trasformatosi in predicatore ma solo dei peccati altrui. Ci piacerebbe che su questo schiaffo alle povertà italiane , ai 12-16 milioni di italiani che non pososno nemmeno più stringere la cinghia perchè anche quella gli è stata pignorata, se non sequestrata,  dai ministri e sottosegretari, tutti superburocrati dello Stato, che ogni giorno se ne inventano una per fingere di fare qualcosa ma che alla fine l&#8217;unica cosa che riescono a fare è tassare, tassare, e ancora tassare, facesse sentire la sua voce  il signor presidente della Repubblica e quanti pretendono di rappresentare il popolo italiano. Che anche questa volta dovrà mettersi una mano davanti e l&#8217;altra dietro e che avrà come unica consolazione quella di sedersi davanti al televisore per vedere come sperpera i soldi degli abbonati il più vergognoso carrozzone italiano, la Rai, appunto. g.</span></p>
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		<title>NO A RITI DELLA MEMORIA, UCCIDONO L&#8217;OLOCAUSTO. LIBRO -CHOC DI ALVIN ROSENFELD</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 15:32:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume]]></category>

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“La morte di milioni è stata trasformata in  intrattenimento popolare e in una forma di liturgia teologica, persino  in una banale piattaforma di educazione civica”. Alvin Rosenfeld,  storico americano dell’Università dell’Indiana e pioniere di fama negli  studi sull’antisemitismo, è durissimo con i guardiani della memoria  dell’Olocausto. Ha scritto un libro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="boxBnrSemantic"><a href="http://adv.ilsole24ore.it/RealMedia/ads/click_lx.ads/www.ilfoglio.it/08/ros/1865096440/VideoBox_180x150/default/empty.gif/5479464c2b453859623759414232304e" target="_top" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/adv.ilsole24ore.it/RealMedia/ads/click_lx.ads/www.ilfoglio.it/08/ros/1865096440/VideoBox_180x150/default/empty.gif/5479464c2b453859623759414232304e?referer=');"><img src="http://adv.ilsole24ore.it/RealMedia/ads/Creatives/default/empty.gif" border="0" alt="" width="1" height="1" /></a></div>
<p><strong><img src="http://www.ilfoglio.it/media/uploads/2011/The-End-of-the-Holocaust-Rosenfeld-Alvin-H-9780253356437.jpg" alt="" hspace="4" vspace="4" width="167" height="250" align="left" />“La morte di milioni è stata trasformata </strong>in  intrattenimento popolare e in una forma di liturgia teologica, persino  in una banale piattaforma di educazione civica”. Alvin Rosenfeld,  storico americano dell’Università dell’Indiana e pioniere di fama negli  studi sull’antisemitismo, è durissimo con i guardiani della memoria  dell’Olocausto. Ha scritto un libro, “The end of the Holocaust”, la fine  dell’Olocausto, per denunciare e sviscerare la “volgarizzazione”, la  “banalizzazione” e i rischi dietro a questa dittatura della memoria.</p>
<p><strong>Il professor Arnold Ages sul Jewish Tribune</strong> ha così  commentato il libro: “Manca una categoria fra i premi Nobel, ovvero la  critica culturale e intellettuale. Se questa categoria esistesse, l’opus  magnum di Alvin Rosenfeld meriterebbe certamente questo premio Nobel”.  Nelle pagine del libro ricorre spesso la figura di Anna Frank, la  ragazzina di Amsterdam autrice del celebre “Diario” e assurta a simbolo  della Shoah. Rosenfeld scrive che Anna Frank è stata oggetto di una  “mistica della vittimizzazione”, ne è stata fatta una “santa laica” e  un’icona della “bontà umana”. Secondo Rosenfeld, “la continua evocazione  di Anne Frank come metafora di altri eventi ha trasfigurato la sua  storia fino al punto che è stata privata di ogni base storica”. “Il  termine ‘Olocausto’ è diventato plastico e senza significato”, è stato  “americanizzato”, perfino “de-giudaizzato”, ovvero svuotato del suo  carattere religioso specifico della distruzione del giudaismo europeo.  Rosenfeld attacca il film “Schindler’s List” di Steven Spielberg, perché  a suo dire descrive “gli ebrei come figure irreali, vittime passive o  venali collaboratori”. Rosenfeld riprende qui la critica durissima che  anche il più importante e controverso storico della Shoah, Raul Hilberg,  rivolse al blockbuster hollywoodiano: “Non è un film sullo sterminio  degli ebrei. E’ la storia di una persona, scandita da inesattezze. Ci  vuole ben altro per raccontare l’annientamento di un popolo”.</p>
<p><strong>Il libro decritta la martellante “retorica</strong> di pubblica e  vuota pietà” che ha fatto sì che l’enormità della Shoah venisse alla  fine “disumanizzata”. Una memoria vuota, “placida”, universale,  facilmente politicizzabile a fini antiebraici. Un tema enucleato anche  da “The Holocaust and Collective Memory”, il libro di Peter Novick in  cui ha avvertito: “La memoria ha sensibilizzato e desensibilizzato”.  Sempre più consistenti gruppi militanti di minoranza (gay,  afroamericani, latinos, indiani, senza tetto, animalisti e malati di  Aids) si sono appropriati facilmente dell’Olocausto. Secondo Rosenfeld  si tratta di operazioni “revisioniste per esprimere il senso di  ‘oppressione’ e ‘vittimizzazione’”. Un fenomeno particolarmente evidente  negli Stati Uniti: “Il linguaggio dell’‘Olocausto’ è usato da coloro  che vogliono attirare l’attenzione sui crimini, gli abusi e le presunte  sofferenze che costituirebbero i mali sociali dell’America. Qualunque  male che si abbatte su altri esseri umani è diventato ‘un Olocausto’”.<br />
<strong><br />
“Più diventa mainstream, più l’Olocausto diventa banale”</strong>,  afferma Rosenfeld. “Una versione della storia ancora ricolma di  sofferenza, ma una sofferenza senza peso morale, più facile da  sopportare”. Nel recensire il libro sul Tablet, Ron Rosenbaum, il  celebre storico e giornalista americano autore del “Mistero Hitler”, ha  scritto che lo scopo del saggio di Rosenfeld è salvare “l’ebraicità  dello sterminio” contro un banale “universalismo” infarcito di frasi  come “la barbarie dell’uomo sull’uomo”, che tanto ricorrono oggi nelle  celebrazioni della giornata della memoria. “La libertà artistica porta  alla corruzione della verità, alla ‘Vita è bella’”, scrive Rosenbaum  riferendosi al film di Roberto Benigni.</p>
<p><strong>Secondo Rosenfeld è stata anche compiuta </strong>una operazione  culturale sui sopravvissuti tesa alla “trasformazione artificiale della  vittima in prototipo culturale privilegiato”. Eccolo il paradosso: “Il  successo stesso della disseminazione della conoscenza dell’Olocausto  nella sfera pubblica può sminuirne la gravità e renderlo più familiare.  La storia è stata normalizzata”. Nonostante tutti i musei, i curricula, i  libri, i film, i documentari, gli articoli di giornale e le visite  guidate ai campi, la memoria dell’Olocausto è diventata “pop”, una sorta  di sacrario laico delle buone intenzioni per ipocrite promesse di  “never again”. Mai più. “Così fra due generazioni la parola ‘Olocausto’  sarà ancora in circolazione, ma senza riferimenti storici. E’ la fine  dell’Olocausto”. Secondo Rosenfeld, la vittima principale di questa  operazione è stato proprio lo stato d’Israele. Mai quanto oggi la  memoria è disseminata, eppure mai quanto oggi l’Olocausto viene usato  contro l’eredità vivente dei sei milioni, il piccolo stato ebraico sotto  assedio pre atomico. “La memoria dell’Olocausto, lungi dall’essere una  profilassi, è stata capace di provocare nuove forme di ostilità  antiebraica. In pochi presero Hitler sul serio. Il risultato fu  Auschwitz, un avvertimento per il passato, il presente e il futuro”.Il  titolo dell’ultimo capitolo del libro non poteva essere più chiaro: “Un  nuovo Olocausto”.<strong> Giulio Meotti, Foglio quotidiano, 27 gennaio 2012</strong></p>
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		<title>A NOI SCHETTINO, A VOI AUSCWITZ, di Alessandro Sallusti</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 15:27:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Il territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Una nota di protesta del nostro  ambasciatore a Berlino e nulla di più. Sta passando sotto silenzio  l’aggressione all’Italia messa in atto da Der Spiegel: copertina sul  caso Concordia e un titolo che non lascia spazio a equivoci: &#8220;Italiani  mordi e fuggi&#8221;, traducibile come &#8220;italiani codardi&#8221;. Secondo loro siamo  tutte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><span style="color: #ff0000;">Una nota di protesta del nostro  ambasciatore a Berlino e nulla di più. Sta passando sotto silenzio  l’aggressione all’Italia messa in atto da Der Spiegel: copertina sul  caso Concordia e un titolo che non lascia spazio a equivoci: &#8220;Italiani  mordi e fuggi&#8221;, traducibile come &#8220;italiani codardi&#8221;. Secondo loro siamo  tutte persone da evitare, un ostacolo allo sviluppo della moneta unica.  Loro sì che sono bravi, &#8220;con noi certe cose non accadono perché a  differenza degli italiani siamo una razza&#8221;</span>.<a href="http://www.ilgiornale.it/interni/e_der_spiegel_fa_infuriareambasciatore_berlino/concordia-der_spiegel-auschwitz-francesco_schettino/27-01-2012/articolo-id=569131-page=0-comments=1" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.ilgiornale.it/interni/e_der_spiegel_fa_infuriareambasciatore_berlino/concordia-der_spiegel-auschwitz-francesco_schettino/27-01-2012/articolo-id=569131-page=0-comments=1?referer=');"><strong> </strong></a></h4>
<p>Una nota di protesta del nostro ambasciatore a Berlino e nulla  di più. Così sta passando di fatto sotto silenzio l’aggressione  all’Italia messa in atto da Der Spiegel, il più importante settimanale  tedesco: copertina sul caso Concordia e un titolo che non lascia spazio a  equivoci: «Italiani mordi e fuggi» letteralmente, ma traducibile come  «italiani codardi».</p>
<div id="media_1"><img src="http://cdn.ilgiornale.it/foto-id=828180-x=665-y=223-r31=1/la_copertina_der_spiegel.jpg" alt="La copertina di Der Spiegel" /></p>
</div>
<p>Secondo Der Spiegel siamo un popolo di Schettino e non  c’è da meravigliarsi di ciò che è successo al largo del Giglio. Di più:  siamo tutte persone da evitare, un peso per l’Europa, un ostacolo allo  sviluppo della moneta unica.</p>
<p>Loro, i tedeschi, sì che sono bravi, «con noi certe cose non accadono perché a differenza degli italiani siamo una razza».</p>
<p>Che i tedeschi siano una razza superiore lo abbiamo già letto nei  discorsi di Hitler. Ricordarlo proprio oggi, giorno della memoria  dell’Olocausto, quantomeno è di cattivo gusto. È vero, noi italiani alla  Schettino abbiamo sulla coscienza una trentina di passeggeri della  nave, quelli della razza di Jan Fleischauer (autore dell’articolo) di  passeggeri ne hanno ammazzati sei milioni. Erano gli ebrei trasportati  via treno fino ai campi di sterminio. E nessuno della razza superiore  tedesca ha tentato di salvarne uno. A differenza nostra, che di  passeggeri ne abbiamo salvati 4.200 e di ebrei, all’epoca della  sciagurate leggi razziali, centinaia di migliaia. Era italiano anche  Giorgio Perlasca, fascista convinto, che rischiò la vita per salvare da  solo oltre 5mila ebrei. È vero, noi italiani siamo fatti un po’ così,  propensi a non rispettare le leggi, sia quelle della navigazione che  quelle razziali. I tedeschi invece sono più bravi. Li abbiamo visti  all’opera nelle nostre città obbedire agli ordini di sparare su donne e  bambini, spesso alla schiena. Per la loro bravura e superiorità hanno  fatto scoppiare due guerre mondiali che per due volte hanno distrutto  l’Europa. Fanno i gradassi ma hanno finito di pagare (anche all’Italia)  solo un anno fa (settembre 2010) il risarcimento dei danni provocati dal  primo conflitto: 70 milioni di un debito che era di 125 miliardi. Ci  hanno messo 92 anni e nel frattempo anche noi poverelli li abbiamo  aiutati prima a difendersi dall’Unione Sovietica, poi a pagare il conto  dell’unificazione delle due Germanie.</p>
<p>Questi tedeschi sono ancora oggi arroganti e pericolosi per l’Europa.  Se Dio vuole non tuonano più i cannoni, ma l’arma della moneta non è  meno pericolosa. Per questo non dobbiamo vergognarci. Noi avremmo pure  uno Schettino, ma a loro Auschwitz non gliela toglierà mai nessuno. <strong>Alessandro Sallusti, Il Giornale, 27 gennaio 2012</strong></p>
<p>.<span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;Questa pubblia denuncia di Sallusti non trova riscontro nè sulla carta stampata, cioè gli altri organi di informazione su carta italiani, nè sui siti online di informazione, nè vi ha fatto cenno ieri sera il re dei rimproveri, Bruno Vespa, nel suo programma ieri  dedicato all&#8217;Olocausto, nè questa mattina vi ha fatto alcun riferimento  il pur ciarliero Napolitano nel corso delle commemorazioni della Shoao. Poichè non immaginiamo neppure lontanamente che Sallusti se la sia inventata, resta il dubbio  che,  come lo stesso Sallusti scrive,stia passando sotto silenzio una aggressione che ha dell&#8217;inverosimile se si pensa che  chi,  prendendo come movente il comportamento del comandante Schettino,  identifica come codardi tutti gli italiani,  sono gli stessi che la storia ha conseganto per sempre nel ruolo dei carnefici di sei milioni di persone ree solo di appartenere ad un&#8217;altra razza. Ma se ciò fosse vero, e parrebbe di si, ci si deve domandare il perchè del silenzio assordante e ingiustificato da parte delle Autorità italiane,  e la domanda, per ora senza risposta, induce al sospetto che si tratti di prudenza (talvolta la vigliaccheria prende questo nome!) per non irritare i tedeschi, in primis l&#8217;ex tedesco-orientale Angela Merkel,  dipendente pubblica della Germania Est,  rimasta silente sino alla caduta del Muro, nonostante certo le fossero note le uccisioni dei suoi connazionali che tentavano di saltare il fosso dell&#8217;obbrobiosa segregazione fisica dal mondo libero e la violenta appropriazione delle vite dei suoi connazionali da parte dell&#8217; onnipresente polizia comunista. Sospetto che se da una parte finisce col dare ragione a chi dalla Germania (pare che l&#8217;autore del servizio contro di noi sia un emigrante italiano, originario di Castellamare di Stabbia!) ci accomuna tutti a Schettino, dall&#8217;altra ci conferma che il ruolo dell&#8217;Italia è ormai quello di serva della Germania. Di qui alla deportazione  coatta nei moderni campi di concentramento non recintati da filo spinato ma dal potere economico è assai breve. Povera Italia, solo il tuo stellone ci può salvare dai tanti pulcinella in circolazione,  tra il Quirinale e Palazzo Chigi. g.</span></p>
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