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	<title>ILTORITTESE.it - fatti, notizie, cronaca, politica e cultura di Toritto (BA) &#187; Cronaca</title>
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	<description>fatti, notizie, cronaca, politica e cultura di Toritto (BA)</description>
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		<title>CROSETTO (PDL): DA BEFERA SPREZZO PER LE ISTITUZIONI. MONTI LO CONVOCHI</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 20:07:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Penso  sia opportuno che il ministro del Tesoro convochi Befera, si faccia  chiarire le gravissime affermazioni fatte ieri nell’intervista a  Repubblica, e venga a riferire in Parlamento, prendendosi la  responsabilita’ di avvallare la permanenza in un incarico di tale  rilevanza e peso di una persona che ha chiaramente dimostrato di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ilpopolodellaliberta.it/images/notizie/news_4f22c4e6ea46b5.60116084.jpg" alt="Crosetto" />&#8220;Penso  sia opportuno che il ministro del Tesoro convochi Befera, si faccia  chiarire le gravissime affermazioni fatte ieri nell’intervista a  Repubblica, e venga a riferire in Parlamento, prendendosi la  responsabilita’ di avvallare la permanenza in un incarico di tale  rilevanza e peso di una persona che ha chiaramente dimostrato di agire  con pregiudizi, con sprezzo totale delle istituzioni e con un delirio di  onnipotenza preoccupante&#8221;.</p>
<p>Lo ha dichiarato il deputato del Pdl, Guido Crosetto. &#8220;Alcuni di noi  conoscono la storia di Attilio Befera e sanno valutarne l’operato  tenendo conto di tutto e non delle cronache nelle quali si e’ lanciato  nelle ultime settimane. Le cose dette ieri, non sull’evasione e sulla  lotta all’evasione, che e’ e deve essere una battaglia di tutti, ma gli  editti, le minacce, le diffamazioni, il senso di onnipotenza di cui e’  costellata l’intervista, non possono e non devono passare inosservate&#8221;.  &#8220;So perfettamente di espormi, con questa dichiarazione, al rischio di  vendette e ritorsioni da parte sua e della macchina che ha costruito a  sua immagine e somiglianza senza rispettare anzianita’, titoli, meriti  ne’ interventi della magistratura amministrativa, ma la lotta per la  giustizia, contro l’evasione va fatta da persone con un profondo senso  della giustizia e dell’equita’ e del cui equilibrio psicologico si sia  certi&#8221;.<strong> Fonte ANSA, 1° febbraio 2012</strong></p>
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		<title>SCALFARO: QUEL SOSIA ELETTO AL QUIRINALE, di Francesco Damato</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 11:04:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>

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 Dell&#8217;uomo  e del politico Oscar Luigi Scalfaro sono stato a lungo tra gli  estimatori e amici. Di un&#8217;amicizia da lui ricambiata e rafforzata da una  comune disavventura, al termine del congresso nazionale della Dc nel  1976, conclusosi con l&#8217;elezione diretta di Benigno Zaccagnini a  segretario. Alcuni scalmanati, di notte, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="testo-articolo">
<p><img title="Oscar Luigi Scalfaro" src="http://www.iltempo.it/2012/01/30/1319627/images/50423-scalfaro.jpg" alt="Oscar Luigi Scalfaro" width="160" height="140" /> Dell&#8217;uomo  e del politico Oscar Luigi Scalfaro sono stato a lungo tra gli  estimatori e amici. Di un&#8217;amicizia da lui ricambiata e rafforzata da una  comune disavventura, al termine del congresso nazionale della Dc nel  1976, conclusosi con l&#8217;elezione diretta di Benigno Zaccagnini a  segretario. Alcuni scalmanati, di notte, ci attesero all&#8217;uscita per  deriderci e gridarci: «Per voi borghesi è finita». Io lavoravo al <em>Giornale</em>.  Lui si era inutilmente speso per l&#8217;elezione di Arnaldo Forlani. Memore  anche di quella notte, stentai a riconoscerlo nei panni di presidente  esordiente della Repubblica nella primavera del 1992. Fui talmente  sorpreso, diciamo pure traumatizzato, dal contributo che il nuovo capo  dello Stato decise di dare, sotto l&#8217;effetto delle indagini e degli  arresti per Tangentopoli, allo sconfinamento delle Procure della  Repubblica che mi rifugiai in un&#8217;allucinazione. Pensai e scrissi che  quello in attività al Quirinale fosse un sosia di Scalfaro, essendo  stato quello vero sequestrato da qualche misteriosa banda. Fu  naturalmente anche la fine della nostra amicizia. L&#8217;ombra del sosia mi  comparve la prima volta il giorno in cui seppi che il Presidente, alle  prese con gli incontri politici di rito per la formazione del primo  governo della legislatura uscita dalle urne del 5 e 6 aprile di  quell&#8217;anno, aveva ritenuto di consultare anche il capo della Procura  della Repubblica di Milano, Francesco Saverio Borrelli, per informarsi  sulle indagini note come &#8220;Mani pulite&#8221;. E ne ricavò la convinzione che  Bettino Craxi, per quanto destinato a ricevere i primi avvisi di  garanzia solo a fine anno, dovesse sin d&#8217;allora pagare pegno. Al suo  posto egli mandò a Palazzo Chigi Giuliano Amato, facendolo proporre  dallo stesso segretario del Psi. La seconda volta l&#8217;ombra del sosia mi  comparve nel 1993, quando il Quirinale annunciò che Scalfaro aveva  negato la firma a un decreto legge appena varato dal governo per la  cosiddetta uscita politica da Tangentopoli. Eppure l&#8217;allora  Guardasigilli Giovanni Conso riteneva di avere concordato ogni cosa  direttamente o indirettamente con il capo dello Stato. Ma, tra le  decisioni del Consiglio dei Ministri e l&#8217;annuncio del diniego della  firma del presidente della Repubblica, vi fu una clamorosa protesta  pubblica del capo della Procura di Milano in persona. Si era ormai  passati dalle Procure della Repubblica alla Repubblica delle Procure. Di  lì a poco l&#8217;ombra del sosia tornò a farmi capolino con un messaggio  televisivo del presidente della Repubblica contro il tentativo mediatico  da lui ravvisato di coinvolgerlo in una brutta storia di fondi segreti  passati anche per le sue mani, o i suoi uffici, negli anni in cui era  stato il ministro dell&#8217;Interno di Craxi. A chiamarlo in causa erano  stati alcuni funzionari finiti sotto indagine e in carcere. Ai quali poi  nella Procura di Roma, anche a costo di contrasti interni rivelati in  un libro da Francesco Misiani, che ne aveva fatto parte, si decise di  reagire contestando loro il reato gravissimo di attentato al  funzionamento delle istituzioni. «Io non ci sto», gridò il capo dello  Stato nel pieno della bufera davanti alle telecamere. Ma per uscire  davvero dalla vicenda, riproposta con un esposto giudiziario dal suo ex  amico ed ex guardasigilli Filippo Mancuso, egli dovette aspettare la  fine del suo mandato presidenziale. Un&#8217;altra volta ancora l&#8217;ombra del  sosia mi comparve nella primavera del 1994. Fu quando il capo dello  Stato, non potendo proprio fare a meno di conferire l&#8217;incarico di  presidente del Consiglio a Silvio Berlusconi, uscito vittorioso dalle  urne del 27 e 28 marzo, decise e annunciò di accompagnarne la nomina con  una lettera quanto meno inusuale di indirizzo politico. Il nuovo capo  del governo avrebbe dovuto attenervisi nella sua azione, al di là degli  stessi vincoli parlamentari connessi alla fiducia. Impertinente e  ossessiva, quell&#8217;ombra tornò dopo qualche mese ad allungarsi. E trovò  anche una descrizione nei racconti di Umberto Bossi. Che rivelò, in  particolare, la cordialità e gli incoraggiamenti ottenuti al Quirinale  nella preparazione della prima rottura con il Cavaliere. Fu sul Colle  che il leader leghista si sentì assicurare che una crisi di governo non  sarebbe sfociata nelle elezioni anticipate, temutissime allora dalla  Lega. Esse infatti seguirono non di pochi mesi ma di più di un anno il  primo allontanamento di Berlusconi da Palazzo Chigi e la sua  sostituzione con Lamberto Dini: il tempo necessario perché la sinistra e  il centro post-democristiano si organizzassero sotto l&#8217;Ulivo di Romano  Prodi e vincessero le elezioni del 1996. Tre anni dopo si concluse il  mandato presidenziale di Scalfaro. Ed io mi illusi che fosse finito  anche l&#8217;incubo del sosia. Ma mi sbagliavo. Anche da ex presidente, o  presidente emerito della Repubblica, continuarono a mischiarsi e a  sovrapporsi impietosamente nella mia immaginazione i due Scalfaro:  quello buono di una volta, scampato con me alla «fine dei borghesi», e  quello irriconoscibile del Quirinale. E di Palazzo Madama, dove egli  continuò a ritenersi mobilitato contro il Cavaliere, sia quando questi  era di suo all&#8217;opposizione, sia quando questi tornò al governo. E osò  varare nel 2006 una riforma della Costituzione con una maggioranza  inferiore ai due terzi del Parlamento, per cui fu necessaria la verifica  referendaria. A guidarne la campagna fu proprio Scalfaro, avvolto sulle  piazze nella bandiera di una Repubblica e di una Costituzione a suo  avviso minacciate dal Cavaliere. Se quella riforma non fosse stata  bocciata, avremmo potuto avere già adesso, fra l&#8217;altro, meno  parlamentari e un bicameralismo differenziato. Un&#8217;occasione quindi  mancata grazie anche a lui. La cui morte merita naturalmente rispetto,  ma non l&#8217;ipocrita partecipazione ad un coro d&#8217;elogi sperticati.<strong> Francesco Damato, Il Tempo, 30/01/2012</strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..Storace, sanguigno, ha detto che  di Scalfaro non va dimenticata la faziosità e che fu il peggior presidente della Repubblica.Damato, con elegante ironia,  lo ha dimostrato.  g.</span><br />
</strong></p>
</div>
<p><ins><ins id="aswift_0_anchor"></ins></ins></p>
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		<title>ECCO L&#8217;ITALIA DEI SACRIFICI: IL MORALISMO FASULLO DI CELENTANO COSTERA&#8217; A NOI CHE PAGHIAMO LE TASSE SINO A 750 MILA EURO</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 19:32:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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Come  già per Benigni, il cachet del  Molleggiato sarà esorbitante: 300mila  euro a puntata con un tetto  massimo di 750mila euro. Alla faccia dei  sacrifici per tutti

 

 


Adriano Celentano ci sarà. Trecentomila euro a  puntata e un tetto massimo di settecentocinquantamila euro. Niente spot  pubblicitari, perché il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="info_social"><a title="commenti articolo" href="http://www.ilgiornale.it/spettacoli/ecco_italia_sacrificiil_moralismo_celentanoci_costera_750mila_euro/adriano_celentano-sanremo-cache-rai-pubblicita/27-01-2012/articolo-id=569153-page=0-comments=1#scrivi_commento" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.ilgiornale.it/spettacoli/ecco_italia_sacrificiil_moralismo_celentanoci_costera_750mila_euro/adriano_celentano-sanremo-cache-rai-pubblicita/27-01-2012/articolo-id=569153-page=0-comments=1_scrivi_commento?referer=');"></a></p>
<h4><span style="color: #ff0000;">Come  già per Benigni, il cachet del  Molleggiato sarà esorbitante: 300mila  euro a puntata con un tetto  massimo di 750mila euro. Alla faccia dei  sacrifici per tutti<strong><br />
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<p><strong>Adriano Celentano</strong> ci sarà. Trecentomila euro a  puntata e un tetto massimo di settecentocinquantamila euro. Niente spot  pubblicitari, perché il maestro non può essere interrotto dal bieco  capitalismo, e blocchi da venticinque minuti.</p>
<div id="media_1"><img src="http://cdn.ilgiornale.it/foto-id=828212-x=665-y=223-r31=1/adriano_celentano.jpg" alt="Adriano Celentano" /></p>
</div>
<p>I termini dell&#8217;accordo tra i vertici della <strong>Rai</strong> e il Molleggiato sono un colpo durissimo. Dopo un lungo teatrino fatto  di polemiche, accuse di censura e contrattazioni serrate viale Mazzini  ha raggiunto l&#8217;intesa con Clan Celentano per riuscire ad avere il  cantante al festival di Sanremo. Una presenza che agli italiani costerà  oltre diecimila euro al minuto.</p>
<p>Alla fine hanno vinto il Molleggiato e la sua cricca. Un <strong>cachet</strong> con troppi zero che di sicuro farà imbestialire non pochi italiani. Un  cachet con troppi zero come già se ne sono visti per ospiti come Roberto  Benigni. Questa volta, però, oltre all&#8217;esborso economico Celentano ha  messo tutta una serie di paletti che, inizalmente non trovavano il  consenso dei vertici di viale Mazzini. Il contratto, oltre ai punti già  concordati da tempo come appunto il <strong>compenso economico</strong>,  recepisce l’accordo verbale raggiunto lunedì sera al telefono dal  direttore delle Risorse Artistiche Valerio Fiorespino e l’avvocato del  Clan Celentano sugli altri punti: dalla massima libertà per il  Molleggiato (nel solo rispetto del codice etico) al diktat sugli spot  pubblicitari. Insomma, l&#8217;intesa comporta solo minime limature dopo  l’invio, mercoledì scorso, da parte del Clan a viale Mazzini della bozza  definitiva.</p>
<p><cite>&#8220;La firma &#8211; spiegano fonti vicine alla Rai in una anticipazione  della Adnkronos &#8211; permette all’organizzazione del festival di arrivare  con più serenità all’appuntamento con la conferenza stampa ufficiale del  Festival, prevista al Teatro del Casinò di Sanremo martedì prossimo&#8221;</cite>. Adesso Celentano è stato accontentato in tutto e per tutto. Dopo una settimana di teatrino (con <strong>Claudia Mori</strong> che accusava la tivvù di Stato di censurare il marito), è stato  superato anche l&#8217;ostacolo delle interruzioni pubblicitarie separando la  prima <em>performance</em> di Celentano da eventuali altri interventi  nelle serate successive. Con un piccolo trucco: il primo intervento del  cantante milanese sul palco dell’<strong>Ariston</strong> verrà  inquadrato come evento eccezionale e, per questo motivo, non verrà  interrotto da alcuna pubblicità. La stessa prassi fu seguita l&#8217;anno  scorsi per l’esegesi dell’Inno di Mameli fatta da Benigni.</p>
<p>Tutt&#8217;altro discorso è stato portato avanti da viale Mazzini per gli  interventi che Celentano farà nelle serate successive: questi potranno  essere interrotti solo se supereranno i tempi degli <strong>intervalli</strong> tra un <em>break</em> pubblicitario e l’altro. Tempi che sono comunque corposi: all&#8217;incirca  25 minuti. Se da una parte il Molleggiato &#8220;schifa&#8221; gli spot  pubblicitari, dall&#8217;altra non disdegna certo i lauti compensi: come già  circolato nei giorni scorsi, il Molleggiato percepirà 300mila euro a  puntata per un massimo cumulabile di 750mila euro. Una cifra importante,  soprattutto se a sborsarla è la televisione pubblica in tempi crisi  economica in cui agli italiani vengono chiesti continui <strong>sacrifici</strong>.<strong> Il Giornale, 27 gennaio 2012</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..Vergogna! Mentre milioni di italiani non ce la fanno più e non riescono a nemmeno più ad arrivare alla seconda settimana del mese per via delle tasse che il govenro dei professoroni  issati sul ponte di comando della sgangherata nave Italia, c&#8217;è chi se la ride alle loro spalle, alle nostre spalle! Il molleggiato, il supermoralista da barzelletta, Celentano, ha ottenuto dalla RAI qualcosa come 750 mila euro per le sue apparizioni al Festival di Sanremo, qualcosa come diecimila euro al minuto,<strong> diecimila</strong>, avete capito bene, al minuto,  per assistere per lo più ai silenzi angosciosi di  un ex cantante trasformatosi in predicatore ma solo dei peccati altrui. Ci piacerebbe che su questo schiaffo alle povertà italiane , ai 12-16 milioni di italiani che non pososno nemmeno più stringere la cinghia perchè anche quella gli è stata pignorata, se non sequestrata,  dai ministri e sottosegretari, tutti superburocrati dello Stato, che ogni giorno se ne inventano una per fingere di fare qualcosa ma che alla fine l&#8217;unica cosa che riescono a fare è tassare, tassare, e ancora tassare, facesse sentire la sua voce  il signor presidente della Repubblica e quanti pretendono di rappresentare il popolo italiano. Che anche questa volta dovrà mettersi una mano davanti e l&#8217;altra dietro e che avrà come unica consolazione quella di sedersi davanti al televisore per vedere come sperpera i soldi degli abbonati il più vergognoso carrozzone italiano, la Rai, appunto. g.</span></p>
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		<title>MARIANNA SCARANGELLA, UNA TORITTESE ALLA CONQUISTA DELLA RAI</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 12:06:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie locali]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedì sera, 17 gennaio, su RAIUNO, alla trasmissione I soliti ignoti, condotta da Fabrizio Frizzi, la concorrente che si cimenterà nell&#8217;individuare le identità nascoste parlerà torittese. Infatti  sarà la nostra concittadina Marianna Scarangella, insegnante di storia e filosofia nei licei, attualmente in servizio a Gravina di Puglia, a cimentarsi nella prova identitaria.  Chi  ha la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #ff0000;">Martedì sera, 17 gennaio, su RAIUNO, alla trasmissione I soliti ignoti, condotta da Fabrizio Frizzi, la concorrente che si cimenterà nell&#8217;individuare le identità nascoste parlerà torittese. Infatti  sarà la nostra concittadina Marianna Scarangella, insegnante di storia e filosofia nei licei, attualmente in servizio a Gravina di Puglia, a cimentarsi nella prova identitaria.  Chi  ha la fortuna di conoscere la professoressa Scarangella ne  apprezza la vivace spiagliatezza, la  passione  per la sua professione, l&#8217;impegno che profonde in tutto ciò che fa, l&#8217;amore per la sua cittadina che vive con spirito civico esemplare. Siamo certi che si è fatta onore  e che ha fatto onore a  tutti noi,  e a Toritto,  che almeno per una volta non finirà nella cronaca nera,  ma nella cronaca degli avvenimenti che ci aiutano a sorridere. Grazie, Marianna!</span></h3>
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		<title>LE REGALIE DEL FISCO AI SUOI DIPENDENTI</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 11:25:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul ministero delle Finanze  piovono regali in denaro anche se l’evasore è teorico

Roma &#8211; Premi ai dipendenti del ministero delle Finanze per le tasse  evase scovate. Non è un inedito assoluto, ma uno di quei segreti ben  custoditi che solo di rado filtrano dalle stanze ben sigillate di via XX  Settembre.

Stavolta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #ff0000;">Sul ministero delle Finanze  piovono regali in denaro anche se l’evasore è teorico</span></h3>
<h3></h3>
<p>Roma &#8211; Premi ai dipendenti del ministero delle Finanze per le tasse  evase scovate. Non è un inedito assoluto, ma uno di quei segreti ben  custoditi che solo di rado filtrano dalle stanze ben sigillate di via XX  Settembre.</p>
<div id="media_1"><img src="http://cdn.ilgiornale.it/foto-id=824329-x=665-y=223-r31=1/nazionale_330.jpg" alt="" /></div>
<p>Stavolta a scoperchiare il calderone delle regalie di Stato è  il leghista Roberto Castelli, che la racconta come post sulla sua  pagina personale di Facebook. Scatenando le ire di chi, da cittadino  comune, pur trovando odiosa l’evasione fiscale, trova ancor più odioso  che ci sia una «taglia» sull’evasore. Tanto più perché i dipendenti, il  loro stipendio, già lo ricevono a prescindere dai risultati ottenuti.<br />
«A  proposito di tasse &#8211; scrive l’ex ministro &#8211; vi racconto questa che non  ho mai raccontato. Non tutti sanno che gli addetti del ministero delle  Finanze prendono una percentuale sulle tasse evase che scovano. Pertanto  hanno tutto l’interesse a trovare più tasse evase possibile in un  patente conflitto di interesse. Nel 2005 i dipendenti del ministero si  sono divisi 800 milioni dicasi 800 milioni di euro sulla cifra scovata  (non pagata poi dai supposti evasori). Ho protestato in consiglio dei  ministri ma mi hanno risposto che così voleva la legge. In soldoni gli  usceri hanno preso tra i due e i tremila euro mentre i dirigenti apicali  cinquantamila. Niente male come gratifica natalizia».<br />
Già, niente  male. Anche se c’è da dire che la cifra della beneficiata segnalata da  Castelli è sovradimensionata: furono «appena» 410 i milioni di euro che i  dipendenti delle Finanze si spartirono in seguito a un decreto firmato  il 29 dicembre 2006 dall’allora ministro dell’Economia, Tommaso  Padoa-Schioppa, come incentivo &#8211; ma trattandosi di un «regalo» a  posteriori che senso ha parlare di incentivo? &#8211; per i maggiori incassi  dell’erario grazie alla lotta all’evasione: 60 milioni relativi al 2004,  anno evidentemente piuttosto fiacco per i blackbusters, e ben 350  relativi al 2005.<br />
Ora, si può trovare più o meno opportuna la taglia  sull’evasore. Ma ci sono alcuni punti della questione che non  convincono. Prima di tutto, il fatto che il premio venga calcolato in  base alle evasioni accertate, indipendentemente dal fatto che lo Stato  riesca a mettere le mani sul maltolto (o meglio: sul mai versato).  Particolare questo che, se permettete, ha la sua importanza. Altro punto  oscuro, la suddivisione del montepremi, che secondo il testo del  decreto doveva essere stabilita «in sede di contrattazione integrativa».  Quel che è certo è che un po’ di quel premio andò a tutti gli allora  77.217 dipendenti del ministero, indipendentemente dal ruolo  effettivamente rivestito nella caccia all’evasore. Insomma: todos  caballeros, dall’usciere al dirigente. Naturalmente con qualche  differenza: i dipendenti più bassi in grado si dovettero accontentare di  poche migliaia di euro (comunque ben più di una tredicesima media),  mentre i papaveri portarono a casa una gratifica da 40-50mila euro. A  secco invece rimasero i militari della Guardia di Finanza, quelli che la  guerra per lo scontrino la combattono in prima linea. Furono i  rappresentanti del Cocer, il Comitato di rappresentanza dei finanzieri, a  denunciare la stranezza.</p>
<p>Dopo qualche polemica piuttosto accesa (del  resto, di Fiamme, ancorché gialle, si parla) e un pugno di articoli sui  giornali i militari si dovettero rassegnare a non ricevere il premio,  togliendosi una sola piccola soddisfazione: vedere esclusi dalla lista  dei regali almeno i dipendenti del ministero condannati per dolo o per  danni erariali.A loro, non fosse stato per la protesta dei finanzieri,  Padoa-Schioppa il premio antievasori lo avrebbe erogato senza battere  ciglio. <strong>Andrea Cuomo, Il Giornale 15 gennaio 2012</strong></p>
<p><strong>.<span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;Ogni commento ci pare superfluo: si è scatenata la guerra all&#8217;untore dove a pagtare sono quelli che incorrono nelle grinfie della macchina del fisco,invasiva e spesso oltraggiosa per i contribuenti. </span><br />
</strong></p>
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		<title>INCREDIBILE, ORA SI E&#8217; RAZZISTI SE DICI DI ESSER EITALIANO</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 14:45:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Mai più vantarsi del made in Italy. Questo tricolore che tanto  sbandieriamo, soprattutto negli ultimi mesi di enfasi unitaria, sta  diventando scomodo. Abbiamo vissuto anni in cui il solo pronunciare la  parola patria e mettere alla finestra una bandiera diventava oggetto di  caccia all’uomo: era, quella, la stagione di una certa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mai più vantarsi del made in Italy. Questo tricolore che tanto  sbandieriamo, soprattutto negli ultimi mesi di enfasi unitaria, sta  diventando scomodo. Abbiamo vissuto anni in cui il solo pronunciare la  parola patria e mettere alla finestra una bandiera diventava oggetto di  caccia all’uomo: era, quella, la stagione di una certa egemonia, che  eliminava come nostalgie fasciste anche le più elementari espressioni di  identità nazionale.</p>
<div id="media_1"><img src="http://cdn.ilgiornale.it/foto-id=822802-x=665-y=223-r31=1/macelleria_treviglio_bergamo.jpg" alt="Macelleria di Treviglio (Bergamo)" /></div>
<p>In seguito la storia ha un po’ camminato. Prima gli slanci  repubblicani e risorgimentali di Ciampi, poi tutto il fritto misto del  centocinquantesimo anniversario, in qualche modo hanno ripulito la  bandiera dalle sovrastrutture ideologiche, restituendole la sua missione  originaria di unire, non certo di dividere. Un buon lavoro di tutti  quanti. Ma potrebbe essere inutile. La luna di miele sembra già finita:  improvvisamente, esibire il tricolore e proclamarsi italiani procura una  nuova patente, nemmeno così nuova, nemmeno così originale, più che  altro buona per tutti gli usi e per tutte le occasioni: razzismo. Né  più, né meno.</p>
<p>È <em>L’Eco di Bergamo</em> a raccontare l’esperienza surreale di  Antonino Verduci, macellaio in Treviglio, vetrina direttamente sul  centro storico. Non è ben chiaro come e perché, ma ad un certo punto le  sue vendite hanno cominciato a scendere in modo preoccupante, per via di  un’inspiegabile nomèa nata attorno al negozio: è gestito da marocchini  musulmani, si raccontava in giro, magari vende carne particolare che  arriva da chissà dove.</p>
<p>Stanco di passare per quello che non è, bravo o cattivo che sia come  venditore, comunque non straniero, il macellaio ha dunque deciso di  avviare una personalissima campagna pubblica, «per fare chiarezza, per  evitare qualsiasi equivoco»: sul vetro del suo negozio sono comparsi un  tricolore e un cartello molto chiaro, «Macelleria italiana».</p>
<p>In modo istintivo e artigianale, la mossa del macellaio è un po’  quella che si vedono costretti ad adottare i costruttori di biciclette  nostri per distinguersi dall’invasione dei prodotti asiatici:  «Bicicletta tutta made in Italy», scrivono sui loro telai. Lo stesso  fanno gli scarpari, i sarti, gli stessi fornitori di alimentari. Contro  la marea dei prodotti più o meno taroccati, più o meno sottocosto, e  comunque di provenienza esotica, l’ultima frontiera delle nostre aziende  è puntare tutto sulla propria italianità, che per fortuna significa  ancora qualcosa.</p>
<p>Questa l’intenzione del macellaio trevigliese, ma evidentemente anche  l’intenzione più elementare, in questa era di perbenismo conformista e  di buonismo tanto al chilo, diventa un boomerang pericoloso. Neppure il  tempo di farsi la vetrina made in Italy e il macellaio si ritrova messo  al muro, al muro più odioso dell’epoca moderna, quella rete dei  social-network dove tanta bella gente sfoga tutta la sua furia  inquisitrice, fustigatrice, moralizzatrice, senza mai esporsi e  rimetterci in proprio. Il popolo di Facebook, come viene troppo  rispettosamente definito, prontamente lancia la sua fatwa: «Orrore»,  «Macellaio razzista», «Boicottiamolo», «Ricorda la scritta negozio  ariano ai tempi del nazismo», e via bombardando. Italiani e marocchini,  più italiani che marocchini, tutti a lapidare il razzista del tricolore.  In nome della vigilanza permanente antirazzista, il pessimo soggetto va  perseguitato pubblicamente. Magari, dipingiamogli un marchio indelebile  sullo stipite o sulla saracinesca: a suo tempo funzionava….</p>
<p>Diciamolo: forse dovremmo smetterla di dare tanto peso all’eminente  popolo della rete. Sinceramente, sta diventando un termometro troppo  autorevole per tutto, dalla politica al costume, dalla cultura alla  giustizia. Stiamo attribuendo a questa massa informe e anonima, che  lancia i suoi siluri da chissà dove, il ruolo di ago della bilancia su  qualunque fenomeno e su qualunque questione. Anche in questo caso, la  denuncia contro il macellaio razzista mobilita anime troppo equivoche e  sfuocate, perché davvero l’Italia intera debba sentirsi così malmessa.  Purtroppo, però, vale la famigerata regola: infanga infanga, qualcosa  resterà. Così, alla riapertura del lunedì mattina, la macelleria  tricolore si ritrova in qualche modo sotto protezione, con passaggi di  volanti della Polizia a scanso di effetti collaterali.</p>
<p>Anche questo è un segno dei tempi: dal lontano pregiudizio verso  le insegne «Macelleria islamica» siamo arrivati alla «Macelleria  italiana» sotto scorta. Bello: potremo tutti raccontare ai nostri nipoti  che ad un certo punto, chissà come, dichiararsi italiani significò  essere razzisti. Purtroppo, noi c’eravamo.<strong> Il Giornale, 10 gennaio 2012</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;">&#8230;..Lasciamo il commento ai nostri lettori. Piuttosto, chissà se il presidente Napolitano assai sollecito nel fare telegrammi e andare in visita, uno di telegrammi lo manderà al macellaio di Treviglio, magari per ordinargli un chilo di filetto da mettere in tavola al Quirinale. E quanto alle visiste , ci piacerebbe che egli partecipasse ai funerali dei due anzini coniugi baresi che ieri l&#8217;altro si sono lasciati morire causa la miseria, abbandonati da tutti, compreso lo Stato capace di pretendere sacrifici e altrettanto incapace di comprendere e alleviare  i disagi. Questo Stato può piacere a Napolitano, ma non piace a noi. g. </span></p>
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		<title>IN SEMILIBERTA&#8217; UNA DELLE BESTIE DELLA UNO BIANCA</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 19:40:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume]]></category>
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Semiliberta&#8217; per Marino Occhipinti. Fu condannato all&#8217; ergastolo per omicidio guardia giurata. I parenti delle vittime sono  &#8216;fuori dalla grazia di Dio&#8217;

VENEZIA  &#8211; Marino Occhipinti, uno dei componenti della &#8216;banda della Uno bianca&#8217;  che seminò terrore e morte a Bioklogna e dintorni,   condannato all&#8217;ergastolo, ha ottenuto la semiliberta&#8217; dal Tribunale di  sorveglianza [...]]]></description>
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<h1><span style="color: #ff0000;">Semiliberta&#8217; per Marino Occhipinti. Fu cond</span><span style="color: #ff0000;">annato all&#8217; ergastolo per omicidio guardia giurata. I parenti delle vittime sono  &#8216;fuori dalla grazia di Dio&#8217;</span></h1>
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<p>VENEZIA  &#8211; Marino Occhipinti, uno dei componenti della &#8216;banda della Uno bianca&#8217;  che seminò terrore e morte a Bioklogna e dintorni,   condannato all&#8217;ergastolo, ha ottenuto la semiliberta&#8217; dal Tribunale di  sorveglianza di Venezia. L&#8217;ordinanza e&#8217; stata depositata dopo che e&#8217;  stata emessa in camera di consiglio, come si apprende da autorevoli  fonti del Tribunale stesso.</p>
<p>Occhipinti è stato condannato all&#8217;ergastolo per l&#8217;omicidio della  guardia giurata Carlo Beccari, compiuto durante un assalto ad un furgone  portavalori davanti alla Coop di Casalecchio (Bologna) il 19 febbraio  1988. Occhipinti, ex poliziotto della Squadra mobile di Bologna, è in  carcere a Padova dal 1994 ed ha già usufruito di un permesso nel 2010.</p>
<p><strong>PARENTI VITTIME: FUORI DA GRAZIA DIO &#8211; </strong>&#8220;Siamo fuori dalla  grazia di Dio&#8221;. Questa la reazione di Rosanna Zecchi, presidente  dell&#8217;Associazione dei familiari delle vittime della Uno Bianca,  informata della semilibertà ottenuta da Marino Occhipinti. &#8220;Gli auguro  solo &#8211; ha detto al telefono con l&#8217;ANSA &#8211; di non pentirsene&#8221;. La notizia  &#8220;amareggia&#8221; l&#8217;associazione, anche se dopo la richiesta fatta nei giorni  scorsi &#8220;io me lo immaginavo, ma speravo che tenessero conto di quello  che lui ha fatto. Ne prendo atto, ma sono perplessa. Non so cosa dire&#8221;.  Forse la decisione del tribunale è dovuta, ha detto ancora Zecchi, &#8220;a  questa cosa che vogliono liberare le carceri&#8221;. Occhipinti, ha  sottolineato la presidente dell&#8217;associazione, &#8220;ha ucciso una persona, un  giovane. Poi si è dissociato dicendo che fu un atto di debolezza. Ma  non è stato così: è stato zitto per sette anni. Se avesse parlato, altri  si sarebbero potuti salvare. Lui sapeva che cosa agiva nella questura  di Bologna&#8221;.</p>
<p><strong>PADRE DI BECCARI: MARCISCA IN GALERA &#8211; </strong>&#8220;Non accetto niente.  Lui deve star dentro, deve marcire dentro&#8221;. Così Luigi Beccari, anziano  padre di Carlo, ucciso dalla Banda della Uno Bianca, ha commentato la  notizia della semilibertà ottenuta da Marino Occhipinti. Che è stato  condannato all&#8217;ergastolo proprio per l&#8217;omicidio della guardia giurata,  compiuto durante un assalto ad un furgone portavalori davanti alla Coop  di Casalecchio, alle porte di Bologna, nel 1988. &#8220;Sono avvelenato, siamo  tutti avvelenati&#8221;, ha spiegato Beccari. &#8220;Mi hanno detto &#8211; ha aggiunto &#8211;  che sua madre vuole venire in casa mia, a chiedere perdono. Ma quale  perdono, quali scuse? Io ho un figlio morto, e ora sono solo, in una  carrozzina. Mia moglie è in una casa di riposo e non abbiamo nessuno.  Quel delinquente lì deve stare dentro&#8221;.<strong>Fonte ANSA, 9 gennaio 2012</strong></p>
<p>..<span style="color: #ff0000;">&#8230;..Siamo vicini ai parenti di questa e delle altre vittime degli ex poliziotti della Questura di Bologna che per passare il tempo organizzavano rapine e uccisioni a freddo. Presi sono stati condannati all&#8217;ergastolo, cioè, come si scrive in questi casi, &#8220;fine pena mai&#8221;, Invece prima del previsto è arrivata la fine della pena, perchè come è consuetudine della magistratura italiana ora è stata concessa la semilibertà, cioè di giorno fuori e di notte in galera, ma tra breve si passerà alla libertà vigilata e quindi alla libertà totale. Alla faccia della povera guardia giurata che facendo il suo dovere per un misero stipendio ci rimise la vita. A Lui, alla vittima, come alla altre vittime,  non c&#8217;è possibilità che qualcuno gliela restituisca la vita come la si sta restituendo ora a uno degli assassini, e poi a tutti gli altri. E poco importa che, come sostiene il legale dell&#8217;assassino, si sta solo applicando la legge. Ebbene, è la legge che è sbagliata e va cambiata. g.</span></p>
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		<title>IL GIALLO DEL SOTTOSEGRETARIO &#8220;SCAMBIATO&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 15:19:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Insomma, il ministero dei &#8220;perfettini&#8221; presieduto dal più perfettino dei perfettini, cioè il super Mario, nella nomina di un sottosegretario scambia uno per l&#8217;altro. Ce lo racconta il Corriere della Sera di oggi in un articolo che riportiamo, ripreso appunto dal Corriere della Sera. Ci sarebbe da ridere se non fosse che c&#8217;è da piangere  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;">Insomma, il ministero dei &#8220;perfettini&#8221; presieduto dal più perfettino dei perfettini, cioè il super Mario, nella nomina di un sottosegretario scambia uno per l&#8217;altro. Ce lo racconta il Corriere della Sera di oggi in un articolo che riportiamo, ripreso appunto dal Corriere della Sera. Ci sarebbe da ridere se non fosse che c&#8217;è da piangere  nel constatare cosa è capace di (non) fare la super pagata burocrazia italiana di cui il ministero dei perfettini è l&#8217;emblema. g.</span></p>
<div title="Quello vero, Franco Braga (a sinistra). L'omonimo, Francesco Braga (a destra)"><img title="Quello vero, Franco Braga (a sinistra). L'omonimo, Francesco Braga (a destra)" src="http://images2.corriereobjects.it/Media/Foto/2011/12/01/braga_B1--180x140.jpg?v=20111201120300" border="0" alt="Quello vero, Franco Braga (a sinistra). L'omonimo, Francesco Braga (a destra)" width="180" height="140" align="left" /><span style="color: #ff0000;">Quello vero, Franco Braga (a sinistra). L&#8217;omonimo, Francesco Braga (a destra)</span></div>
<p>ROMA &#8211; Il quasi omonimo, sotto la neve canadese di Guelph, ormai  se n&#8217;è fatto una ragione e rilascia interviste a raffica: a «Un giorno  da Pecora», a Radio 24, e perfino in diretta alla Bbc. Era il Braga  sbagliato, finito nei registri del ministero in virtù di un nome quasi  uguale, Francesco, a quello del vero sottosegretario, Franco. Il quale  invece non risponde al cellulare neanche sotto tortura fino a sera e  pare non se ne sia ancora fatto una ragione. Di essere lui il nuovo  sottosegretario e soprattutto di esserlo diventato nel ministero  sbagliato: Politiche agricole invece delle agognate Infrastrutture. E  dunque per ora è un sottosegretario «in sonno»: designato ma non  effettivo. E ancora del tutto sconosciuto al ministero (e al ministro) a  cui è destinato. Si attende che sciolga la riserva, anche se Palazzo  Chigi (r)assicura: «Tutto a posto, giurerà tra pochi giorni».</p>
<p>Tutto parte con la segnalazione di Altero Matteoli, che  indica un «bravo sottosegretario» per quello che è stato il suo  ministero, le Infrastrutture: si tratta di Franco Braga, ingegnere,  docente, alla Sapienza, di tecnica delle costruzioni, presidente  dell&#8217;Associazione italiana di ingegneria sismica. La segnalazione  rientra nella quota di tecnici spettanti ai partiti e alle correnti e  come tale viene accolta. Ma nella girandola dei ministeri, Braga finisce  sulla poltrona sbagliata: al ministero delle Politiche agricole,  alimentari e forestali. Nella sede del Mipaaf, nulla si sa di questo  Braga. E così, nella notte fatidica, parte la caccia su Internet. Che  approda a Francesco Braga, munito di curriculum perfettamente calzante,  per quanto risieda in Canada da qualche anno di troppo (28): di qui la  commedia degli equivoci, la email del ministero e poi la telefonata di  Palazzo Chigi che chiede al Braga sbagliato se è lui il sottosegretario.  Comprensibile l&#8217;agitazione del Braga canadese («Non dovreste essere voi  a dirmelo?»), mentre l&#8217;ignaro ministro Mario Catania si congratula con  lui e parla di «valore aggiunto».</p>
<p>A equivoco sciolto, resta Franco Braga<strong>. </strong>Che però non ha  giurato insieme agli altri, indispettito dal cambio di poltrona. In  queste ora sta prendendo la sofferta decisione. Quando giurerà? Al  ministero non lo sanno: «Aspettiamo notizie». Palazzo Chigi minimizza:  «A giorni giurerà». Il presidente di Fedagri Confcooperative, Maurizio  Gardini, anche lui ingannato dall&#8217;equivoco, stima «entrambi» ma è  chiaro: «Pur non conoscendo nessuno dei due accademici, basta dare una  rapida lettura ai due curriculum per scorgere quale dei due profili sia  più adatto. Visto che nel comparto agricolo è in corso un difficile  negoziato in Europa, sarebbe evidentemente un gran vantaggio per il  nostro ministro tecnico Catania l&#8217;essere affiancato da un  sottosegretario altrettanto tecnico e che abbia una comprovata  esperienza nel settore». Cioè, da Francesco Braga.<br />
Il quale, tra  un&#8217;intervista alla Bbc e una a Sabelli Fioretti e Lauro, ha appena  ricevuto una email di scuse dal ministero: «Cortesissima. Non lo  scrivono, ma tra le righe intuisco che avrebbero preferito me. Ho pieno  rispetto per il collega, ma mi chiedo chi sia più adatto tra un  ingegnere che si occupa di problemi sismici e un agronomo che si occupa  di agribusiness». La neve e la distanza attutiscono le ultime parole di  Braga. Che però si intuiscono: «Iddio protegga l&#8217;Italia».<strong> Alessandro Trocino, il Corriere della Sera, 1° dicembre 2011</strong></p>
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		<title>4 NOVEMBRE 2011: GIORNO DELL&#8217;UNITA&#8217; NAZIONALE E GIORNATA DELLE FORZE ARMATE</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 15:41:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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4 novembre: “Giorno dell’Unità Nazionale” e “Giornata delle Forze Armate”




Le celebrazioni del 4 novembre, &#8220;Giorno  dell&#8217;Unità Nazionale&#8221; e &#8220;Giornata delle Forze Armate&#8217;&#8221;, sono iniziate  questa mattina alle 09.00, con la cerimonia dell&#8217;alzabandiera e la  deposizione di una corona di alloro al Sacello del Milite Ignoto presso  l&#8217;Altare della Patria, da parte [...]]]></description>
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<div style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;">4 novembre: “Giorno dell’Unità Nazionale” e “Giornata delle Forze Armate”</span></div>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p><span style="color: #0000ff;">Le celebrazioni del 4 novembre, &#8220;Giorno  dell&#8217;Unità Nazionale&#8221; e &#8220;Giornata delle Forze Armate&#8217;&#8221;, sono iniziate  questa mattina alle 09.00, con la cerimonia dell&#8217;alzabandiera e la  deposizione di una corona di alloro al Sacello del Milite Ignoto presso  l&#8217;Altare della Patria, da parte del Presidente della Repubblica Giorgio  Napolitano.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"> </span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><br />
Il Capo dello Stato è stato accompagnato, oltre che dal Ministro  della Difesa Ignazio La Russa, dai Presidenti del Senato e della Camera,   dal Presidente della Corte  Costituzionale  e dal Capo di Stato Maggiore della  Difesa Gen. Biagio Abrate. Alla cerimonia hanno altresì partecipato  Autorità politiche, civili, religiose, i Vertici delle Forze Armate e  numerosi cittadini.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"> </span></p>
<h3><span style="color: #0000ff;">Successivamente il Presidente della Repubblica, insieme con il  Ministro della Difesa, si è recato al Sacrario dei Caduti d’Oltremare di  Bari.</span></h3>
<p><span style="color: #0000ff;"> </span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #333399;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;Alle 11 di questa mattina il Capo dello Stato, on. Giorgio Napolitano, dopo la l&#8217;Omaggio all&#8217;Altare della Patria, ha fatto il suo ingresso, accompagnato dal Ministro dell Difesa on. Ignazio Larussa, nel Sacrario dei Caduti d&#8217;Oltremare di Bari, dove riposano le salme di 70 mila Caduti della 2° Guerra Mondiale, la maggior parte delle quali provenienti dai campi di battaglia del Mediterraneo, delle Isole greche, dell&#8217;ex Africa Orientale Italiana. Il Presidente della Repubblica ha deposto una corona d&#8217;alloro, raccogliendosi  in silenzio dinanzi ai Caduti, prima che il Ministro della Difesa pronunciasse un breve discorso.</span></p>
<p><span style="color: #333399;"> E&#8217;  stata la prima volta che un Presidente della Repubblica ha partecipato  al Sacrario di Bari alla solenne cerimonia di omaggio ai Caduti nella ricorrenza del 4 Novembre. Siamo particolarmente grati al Presidente Napolitano per questo suo atto  di grande rispetto per i Caduti che a Bari, sulle sponde dell&#8217;Afriatico, riposano  per sempre di fronte al mare che attraversarono, pieni di speranza e forti della loro giovinezza, ignari della sorte e della morte cui andavano incontro,  caduti combattendo a testa alta contro il nemico. Tra tutti, e tutti meritevoli della nostra ammirazione e della nostra gratitutudine, ricordiamo i Caduti della Divisione Acqui, immolatisi a Cefalonia, subito dopo l&#8217;8 settembre, testimoniando con il loro Sacrificio che la Patria non era morta e che anzi essa risorgeva nel sangue della loro Fede. Tra i tanti della Divisione Acqui, che riposano lì, nel Sacrario che fu inaugurato nel 1967,   le cui spoglie furono accolte a Bari, nell&#8217;ormai lontano 1953, in una atmosfera di straziante commozione,  dal presidente Luigi Einaudi, v&#8217;è anche la salma del nostro concittadino Marcello Bonacchi, Medaglia d&#8217;Oro al Valor Militare. Fu sua madre che  fortissimamente volle che la salma dell&#8217;Eroe riposasse per sempre insieme a quelle dei suoi soldati, quelli che con l&#8217;esempio  aveva incitato a resistere difronte al soverchiante nemico, e degli altri sfortunati commilitoni. L&#8217;omaggio del Presidente Napolitano è l&#8217;omaggio di tutta la Nazione, di tutto un Popolo, di tutti noi che mai abbiamo rinunciato, neppure per un istante della nostra vita, ad aver fede nella Patria. Grazie, Presidente. g.<br />
</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">P.S. Domenica 6 novembre, con inizio alle ore 10 presso il Comune, avrà luogo la cerimonia commemorativa del 4 Novembre  organizzata dal Comune di Toritto, per conludersi alle ore 11,30 con l&#8217;omaggio alla lapide del Milite Ignoto. </span></p>
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		<title>LEGGI SERIE E NON SPECIALI</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 09:02:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DI DAVIDE GIACALONE 


 Non  cadiamo nella loro trappola, non finiamo tutti quanti ostaggi dei  violenti. Sono &#8220;solo&#8221; dei criminali, degli spiantati, gente che non vale  l’inchiostro dedicato loro. L’errore è già stato commesso, consentendo  loro di fermare i lavori dell’alta velocità in Val di Susa e lasciando  credere che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><em><strong>DI DAVIDE GIACALONE </strong></em></h3>
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<p><img title="Il ragazzo che durante gli scontri lancia l'estintore" src="http://www.iltempo.it/2011/10/19/1294363/images/59234-vvfgv.JPG" alt="Il ragazzo che durante gli scontri lancia l'estintore" width="160" height="140" /> Non  cadiamo nella loro trappola, non finiamo tutti quanti ostaggi dei  violenti. Sono &#8220;solo&#8221; dei criminali, degli spiantati, gente che non vale  l’inchiostro dedicato loro. L’errore è già stato commesso, consentendo  loro di fermare i lavori dell’alta velocità in Val di Susa e lasciando  credere che contino qualche cosa. Vanno solo individuati, arrestati e  puniti, reprimendo una rete che non è un movimento politico (anche in  quel caso andrebbe represso), ma un insieme di teppisti che puntano a  imporsi scassando e a realizzarsi nella violenza. Quello fotografato nel  mentre lancia un estintore dice: non sono un black bloc. Gli credo, più  semplicemente è uno che merita la galera. Attenti anche a non credere  che si debba limitare la libertà di tutti, per poterli ingabbiare. É  sufficiente far funzionare la giustizia e affrontare senza paura i tanti  che sono pronti a dir minchionerie sul disagio sociale, l’esclusione,  le loro buone ragioni e la necessità di comprenderli. Non c’è un  accidente da comprendere, questa è gente che sfascia per il gusto di  sfasciare. Non servono leggi d’emergenza, semmai servono leggi  ragionevoli e serie. Prendete il caso concreto delle telecamere e delle  intercettazioni telefoniche: a Londra sono strumenti di prevenzione,  utilizzati dalle forze dell’ordine, in Italia sono o materia per  discutere (del tutto a sproposito) di privacy, oppure roba messa nelle  mani dei magistrati che sbobinano per poi passare ai giornali. La legge  deve cambiare, ma nel senso di offrire più garanzie ai cittadini e  all&#8217;ordine pubblico, prendendo esempio dagli inglesi: le intercettazioni  non sono prove, ma strumenti d’indagine, non si depositano e non si  pubblicano, non arrivano al magistrato (se non in casi eccezionali), ma  si usano per prevenire e per raccogliere prove, con le quali, in pochi  giorni, si ottiene la condanna di chi mette a ferro e fuoco le piazze.  Non lasciatevi distrarre da questi criminali, né lasciatevi traviare da  chi vi suggerisce di doverli «capire». Se siamo nei guai è perché la  nostra giustizia non funziona e non è capace di condannarli alla giusta  pena (non esemplare, giusta). Corriamo dei rischi perché la giustizia ha  deragliato. Rimettiamola sui binari e puniamo la teppa. Saremo più  sicuri e più civili.  <strong>Davide Giacalone, Il Tempo, 19/10/2011</strong></p>
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