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	<title>ILTORITTESE.it - fatti, notizie, cronaca, politica e cultura di Toritto (BA) &#187; Economia</title>
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	<description>fatti, notizie, cronaca, politica e cultura di Toritto (BA)</description>
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		<title>MOODY&#8217;S BOCCIA MONTI: TROPPE TASSE, L&#8217;ITALIA AFFONDA</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 20:08:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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La manovra e i primi decreti di  Mario Monti non hanno spazzato via il timore che l&#8217;Italia possa cadere  in una profonda spirale recessiva: gli indicatori economici, in primis  il rapporto tra debito e Pil, non permettono di dormire sonni  tranquilli. Inoltre, la manovra tutta tasse del professore rischia di  [...]]]></description>
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<div><img title="Moody's boccia la linea Monti: Troppe tasse, l'Italia affonda" src="http://www.liberoquotidiano.it/resizer/475/280/false/mario-monti-spesa-pubblica-italia-recessione-tasse-manovra-spending-review--1327923195344.jpg" alt="Moody's boccia la linea Monti: Troppe tasse, l'Italia affonda" /></div>
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<p>La manovra e i primi decreti di  Mario Monti non hanno spazzato via il timore che l&#8217;Italia possa cadere  in una profonda spirale recessiva: gli indicatori economici, in primis  il rapporto tra debito e Pil, non permettono di dormire sonni  tranquilli. Inoltre, la manovra tutta tasse del professore rischia di  generare recessione e di abbattere i consumi. Ma il governo dei tecnici,  almeno fino a questo momento, non ha pensato a tagliare la spesa per  cercare così di ridurre di qualche punto l&#8217;insostenibile pressione  fiscale che soffoca il Paese. Gli investitori e gli osservatori  internazionali mostrano preoccupazione per la scelta di Monti, ossia  quella di correggere i conti pubblici aumentando le tasse e non  tagliando la spesa. Ridurre il deficit grazie a nuove imposte, osservano  Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sul <em>Corriere della Sera </em>di  oggi lunedì 30 gennaio, porta a una contrazione del potere d&#8217;acquisto,  oltre a battaglie sindacali per l&#8217;adeguamento di salari che farebbero  così lievitare il costo del lavoro. In sostanza si hanno più costi e  meno consumi. Dopo il primo timido piano di liberalizzazioni, che cosa  aspetta Monti per dare una sforbiciata alla spesa pubblica?</p>
<p><strong>Allarme Moody&#8217;s</strong> &#8211; La conferma sull&#8217;inappropriatezza  della manovra ad alto voltaggio fiscale di Monti è arrivata dall&#8217;agenzia  di rating americana Moody&#8217;s, che per il 2012 prevede un calo del Pil  italiano pari all&#8217;1% dopo una crescita di appena lo 0,6% nel 2011. In un  rapporto l&#8217;agenzia annuncia una previsione di crescita della  disoccupazione dall&#8217;8,2% dell&#8217;anno passato all&#8217;8,8%, un elemento che &#8211;  si legge ancora &#8211; potrebbe provocare un aumento dei mancati rimborsi dei  prestiti. Infatti, spiega Moody&#8217;s, la manovra Salva-Italia varata da  Monti &#8220;ridurrà il reddito a disposizione delle famiglie&#8221; e i debitori  &#8220;avranno maggiori difficoltà nei loro pagamenti&#8221;. L&#8217;agenzia, inoltre,  prevede ripercussioni sui &#8220;prezzi immobiliari a causa dell&#8217;aumento delle  tasse sulla proprietà&#8220;. E questo &#8220;aumenterà le perdite sulle proprietà&#8221;  soggette a ipoteca.<strong> Libero, 30 gennaio 2012</strong></p>
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		<title>I PAPAVERI DELL&#8217;UE CI SONO O CI FANNO? di Alessandro Sallusti</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 13:02:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Un alto esponente del Fondo monetario internazionale, per di più  italiano, ieri pomeriggio ha detto che l’Italia, da sola, non ce la può  fare a uscire dalla crisi.

Apriti cielo. La Borsa ha rischiato di crollare, un  brivido ha percorso i mercati e i centri nevralgici della diplomazia  europea. E dire che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un alto esponente del Fondo monetario internazionale, per di più  italiano, ieri pomeriggio ha detto che l’Italia, da sola, non ce la può  fare a uscire dalla crisi.</p>
<div id="media_1"><img src="http://cdn.ilgiornale.it/foto-id=827506-x=665-y=223-r31=1/fmi.jpg" alt="Fmi" /></div>
<p>Apriti cielo. La Borsa ha rischiato di crollare, un  brivido ha percorso i mercati e i centri nevralgici della diplomazia  europea. E dire che era stata una buona giornata, con lo spread sceso  per la prima volta, sia pure per poche ore, sotto i 400 punti. Poi,  ovvia, è arrivata la smentita dell’incauto personaggio. Uno si chiede:  ma ci sono o ci fanno questi alti papaveri della finanza internazionale?</p>
<p>Ogni volta che si riesce ad alzare la testa, subito qualcuno o  qualcosa ti respinge giù. Una volta è l’agenzia di rating,un’altra è una  dichiarazione stramba della Merkel, ieri è stato il Fondo  internazionale, agenzia per altro non completamente disinteressata alla  sorte delle vicende italiane. Altro che cabina di regia anti crisi. Qui  ormai ognuno fa gli affari suoi. È come una tela di Penelope. Di giorno  si tesse, poi arriva un presunto amico e ti disfa il lavoro. E in mezzo a  questo balletto dei potenti ci siamo noi e la vita reale. Che  cominciamo a fare i conti con la manovra recessiva del governo Monti.</p>
<p>Nei primi venti giorni di gennaio, con l’aumento del prezzo dovuto  alle tasse, il consumo della benzina è calato dell’undici per cento. Un  record negativo che dice più di tante chiacchiere quanto la situazione  sia difficile. Perché la benzina non è solo il carburante delle auto ma  lo è anche della nostra vita. Se abbiamo cominciato a risparmiare sul  pieno, vuole dire che ci spostiamo meno frequentemente, sia per lavoro  che per diletto. Risultato: spendiamo di meno, un po’ per necessità un  po’ per paura. Insomma, siamo entrati in riserva e se non arriva un  pieno di fiducia e di prospettiva (meno tasse, meno vincoli) rischiamo  davvero di rimanere a piedi, indipendentemente da quel che dice il Fondo  monetario.<strong> Alessandro Sallusti, 25 gennaio 2012</strong></p>
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		<title>LA RIFORMA DEI TAXI VISTA DA UN MARZIANO, di Davide Giacalone</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 10:49:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono appena arrivato da Marte e  mi serve un taxi. Non lo trovo, perché sono in sciopero. Siccome sono  curioso degli usi e costumi in questa parte del pianeta Terra, cerco di  capirne le ragioni. Ed è qui che scopro alcune cose interessantissime,  utili a capire il modo in cui s&#8217;intende [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono appena arrivato da Marte e  mi serve un taxi. Non lo trovo, perché sono in sciopero. Siccome sono  curioso degli usi e costumi in questa parte del pianeta Terra, cerco di  capirne le ragioni. Ed è qui che scopro alcune cose interessantissime,  utili a capire il modo in cui s&#8217;intende e vive la democrazia, il mercato  e la legge in Italia. Il Paese in cui diventa eroe chi lascia passare  quotidianamente le navi da crociera laddove d&#8217;estate vengono multati i  gommoni. I primi cui chiedo sono i tassisti stessi, assiepati numerosi e  arrabbiati laddove avrei voluto prendere l&#8217;auto pubblica: lavoriamo  tutto il giorno, siamo oppressi dal fisco, siamo gli unici imprenditori  che non solo non scaricano il costo, ma neanche l&#8217;iva dei beni  strumentali (la vettura) e siamo arcistufi di essere additati manco  fossimo monopolisti del petrolio o del pane. Pensare che la grande  battaglia di modernizzazione sia aumentare il numero dei taxi non è  fantasioso, ma demenziale. Hanno ragione, cribbio. Poi aggiungono: siamo  contrari all&#8217;aumento delle licenze, perché, in alcune grandi città, le  abbiamo comprate pagandole fino a 200 mila euro, facendo debiti, quindi  consideriamo un esproprio sottrarre loro valore. Accipicchia, osservo,  le amministrazioni locali di quelle città devono essere ricchissime, se  riescono a vendere le licenze a quel prezzo. Ma che hai capito,  marziano! Mica le paghiamo ai comuni, le compriamo da un collega.  Quindi, ragiono, è proprio il numero chiuso delle licenze a far sì che  alcuni s&#8217;indebitano e altri s&#8217;arricchiscono, senza contare che il  commercio privato di licenze pubbliche dovrebbe essere considerato un  reato, o, almeno, tale lo considerano in altre galassie. Quindi hanno  torto, questi tassisti. Come se non bastasse non solo hanno fatto  esplodere petardoni nei centri cittadini, ma hanno anche conciato male  un loro collega, reo di lavorare. Il torto tende a farsi marcio.  Trascino il bagaglio verso la metropolitana e mi fermo all&#8217;edicola.  Leggo il titolone: il governo liberalizza le licenze taxi. Ecco un buon  governo, penso, composto da gente seria. Poi scorro il testo del decreto  e non ci capisco più nulla. Le licenze non verranno rilasciate dai  comuni, c&#8217;è scritto, e capisco il sott&#8217;inteso: i tassisti sono una lobby  potente, e anche prepotente, che pesa in ambito municipale, sicché è  meglio evitare che siano i sindaci a decidere. Ma così procedendo questi  italiani dimostrano di non sapere cos&#8217;è la democrazia, ovvero la  consegna del potere (ai suoi vari livelli) nelle mani di chi ha maggiore  consenso, salvo il fatto che l&#8217;operato dell&#8217;eletto sarà sottoposto al  giudizio degli stessi elettori. Siccome si suppone che quanti cercano un  taxi siano più numerosi di quanti lo guidano, ne discende che se la  democrazia funziona il sindaco che si mette in combutta con la lobby, e  priva i cittadini del trasporto, è destinato a essere cacciato. Funziona  così, dove funziona. Qui, invece, ragionano in modo diverso: dato che i  sindaci s&#8217;inciuciano, passiamo il potere a un organismo centrale. Ma,  allora, cancellate anche i sindaci, così risparmiate sui costi e sui  nastri da tagliare. E pensare che volevano fare il federalismo fiscale,  poi manco le licenze gli affidano. A decidere sarà un&#8217;autorità  nazionale. Mi viene da ridere: e che ne sanno quelli di quanti taxi ci  vogliono in una determinata località? La risposta è nel decreto: lo  chiedono ai sindaci. Sembra un sopraffino gioco degli specchi, invece è  una superba cavolata che crea l&#8217;ennessima struttura burocratica inutile,  istituisce una nuova procedura, allunga i tempi delle decisioni,  deresponsabilizza tutti, non risolve i problemi (veri) dei tassisti e  non sana il mercato nero delle licenze. Il mercato resterà opaco, il  numero delle licenze crescerà in tempi lunghi e nessuno ne risponderà  agli elettori. In un colpo solo fregano la democrazia, il mercato e la  legge. Il tutto ribadendo l&#8217;idolatria statalista, secondo cui solo lo  Stato sa quanti taxi ci vogliono, solo lo Stato è immune da corruzione.  Ove la seconda cosa è più credibile della prima. Ci vuole umorismo, per  chiamarla liberalizzazione. Nella metro vedo accanto a me un collega,  arrivato da Venere. Anche lui appiedato. Provo a raccontargli quel che  ho appena scoperto sui taxi, ma mi accorgo che quello piange. Ha dei  lucciconi che gli scendono per le gote. Ti senti bene? Parla a fatica,  gli manca il fiato. Digrigna i denti e stringe gli occhi. È in preda ad  una ridarella devastante. Capisco a stento le sue parole: guarda qui,  singhiozza indicando il giornale, il capo del loro governo, che fa il  professore d&#8217;economia, sostiene che con quel tipo di decreto il pil  crescerà dell&#8217;11% (i consumi e l&#8217;occupazione dell&#8217;8, gli investimenti  del 18 e i salari del 12). Ma sono le ultime parole, poi s&#8217;accascia  piegato in due a reggersi la panza. E pensare che eravamo venuti nella  penisola attirati dall&#8217;idea che si facesse solo bunga-bunga. Mai avremmo  immaginato un tale sollazzo. Gratis. <strong>Davide Giacalone, 23/01/2012, Il Tempo</strong></p>
<p>..<span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;Ha dimenticato di sottlineare, Giacalone, che l&#8217;Autoritànazionale  che sarà costituita per rilasciare le licenze dei taxi  costerà alcuni milionmi di euro l&#8217;anno, tra indennità, locali, stipendi al personale  e auto blu,  che più ne riducono più ne mettono in circolazione. Per il resto la lucida analisi del marziano Giacalone sulla liberalizzizione dei taxi pensata come capace di far aumentare il PIL dell&#8217;11%  provoca tante risate da riuscire a seppellire anche un totem come Monti. g.</span></p>
<p><ins><ins id="aswift_0_anchor"></ins></ins></p>
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		<title>QUELLO CHE NESSUNO DICE SULLA CRISI TRA TEDESCHI E SPREAD, di Renato Brunetta</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 10:34:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Le tempeste finanziarie provengono dagli  Usa, ma fanno più danni nella Ue perché è divisa in Paesi penalizzati e  pochi privilegiati. L’andamento dei Bot lo dimostra.

Ci sono molte cose dette sulla crisi economica che stiamo vivendo e  ce ne sono molte altre che nessuno dice. La più importante è quella che  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><span style="color: #ff0000;">Le tempeste finanziarie provengono dagli  Usa, ma fanno più danni nella Ue perché è divisa in Paesi penalizzati e  pochi privilegiati. L’andamento dei Bot lo dimostra.</span></h4>
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<div id="text_body">Ci sono molte cose dette sulla crisi economica che stiamo vivendo e  ce ne sono molte altre che nessuno dice. La più importante è quella che  sta all’origine del caos finanziario che si è generato: chiunque pensi  che o chiunque voglia far credere che la colpa della crisi sia  dell’Italia si sbaglia di grosso.</p>
<div id="media_1"><img src="http://cdn.ilgiornale.it/foto-id=826993-x=665-y=223-r31=1/merkel.jpg" alt="" /></p>
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<p>Viviamo da dieci anni nel pieno di una serie di bolle  speculative che hanno destabilizzato il mercato: quella di internet,  quella immobiliare, la sub-bolla delle materie prime, la speculazione  sui debiti sovrani. Queste hanno generato un deterioramento complessivo  del mercato che ha preso ogni volta forme diverse. Adesso è il turno  dell’attacco alle casse dei Paesi. Le crisi partono sempre negli Stati  Uniti poi arrivano da noi in Europa dove diventano più forti per una  questione banale: è un’entità disomogenea, nella quale ci sono paesi  penalizzati come l’Italia e Paesi come la Germania che arrivano a  vendere i propri titoli a tassi di interesse addirittura negativi  avvantaggiando se stessi e danneggiando tutti gli altri.<br />
Ora,  secondo le stime del Fondo monetario internazionale, nel 2012 i governi  mondiali avranno bisogno di prendere a prestito dai mercati più di  11.000 miliardi di dollari. Di questi: 1.400 miliardi in Europa; 4.700  miliardi negli Stati Uniti, 3.000 miliardi il Giappone 3.000 miliardi.  Significa che la crisi del debito pubblico europeo è quantitativamente  marginale rispetto al resto del mondo, ma la mancanza di una politica  economica comune e di una Banca Centrale prestatore di ultima istanza  rendono vulnerabili i paesi dell’Ue. Va da sé che la l’andamento dello  spread italiano come quello di altri Paesi non dipende dal governo Monti  o da quello Berlusconi, ma dalla debolezza della governance europea. La  dimostrazione? Lo spread medio degli ultimi giorni del governo  Berlusconi è stato più basso di quello dei primi sessanta giorni del  governo Monti. Proprio così: contrariamente a quello che in troppi  sostengono la tenuta del debito pubblico italiano era più solida con  l’esecutivo precedente che con quello in carica: il motivo è che contano  poco i picchi dello spread, mentre conta molto di più la media in un  periodo più lungo. Peraltro, anche la riduzione del differenziale tra il  rendimento dei titoli di stato tedeschi e di quelli italiani,  ultimamente è stata drogata dal massiccio intervento della Banca  centrale europea. <strong>Renato Brunetta, Il Giornale 23 gennaio 2012</strong></div>
</div>
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		<title>ALTRO CHE PROFESSORI, FANNO SOLO FIGURACCE, di Vittorio Feltri</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 17:38:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Macché liberalizzazioni e crescita del Pil: dopo tante promesse e slogan, i tecnici varano un decreto che fa ridere


Monti ha partorito il topolino, talmente piccolo e impaurito che  neanche il mio gatto lo ha preso sul serio: ha sbadigliato. Promesse,  annunci, perfino minacce. E tutti aspettavamo con ansia di leggere il  decreto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #ff0000;">Macché liberalizzazioni e crescita del Pil: dopo tante promesse e slogan, i tecnici varano un decreto che fa ridere</span></h3>
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<p>Monti ha partorito il topolino, talmente piccolo e impaurito che  neanche il mio gatto lo ha preso sul serio: ha sbadigliato. Promesse,  annunci, perfino minacce. E tutti aspettavamo con ansia di leggere il  decreto che regola i mercati.</p>
<div id="media_1"><img src="http://cdn.ilgiornale.it/foto-id=826762-x=665-y=223-r31=1/taxi.jpg" alt="" /></p>
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<p>Da settimane negli ambienti del Palazzo e dintorni, gli  addetti ai lavori politici sussurravano intimoriti: oddio, arrivano le  liberalizzazioni studiate dal formidabile governo dei tecnici. Ed ecco  il giorno della rivelazione. Tremori, batticuore. Poi una risata. Di  compatimento. Bocconiani o peracottari? Giudicate voi.</p>
<p>Sta di fatto che non si tratta di liberalizzazioni, ma di ampliamento  delle piante organiche. Due cose assai diverse. Liberalizzare  significa: meno Stato e più iniziativa privata; più libertà, meno  burocrazia. Col decreto sbandierato dal governo succederà il contrario.  Il Pil non aumenterà per questo insulso, anzi, dannoso provvedimento.<span style="color: #ff0000;"> Prendiamo le farmacie. Continueranno a essere ciò che sono sempre state:  le sole autorizzate a vendere farmaci, come è ovvio che sia. Però  crescerà il numero dei punti vendita: da 18mila a 23mila, cioè più  5mila. Che saranno messe a concorso e saranno vinte da farmacisti  anziani (l’anzianità fa punteggio) o, più probabilmente, raccomandati.  Si sa come funzionano i concorsi pubblici. I vincitori acquisiranno la  proprietà della farmacia e potranno lasciarla in eredità ai figli  laureati in materia. Per i professori il diritto dinastico relativo alla  successione si chiama liberalizzazione. Ma che vadano a scopare il  mare. Tutta l’operazione consiste in questo: la torta dei medicinali  vale cento, che oggi viene spartita fra 18mila farmacie. Domani la  stessa torta verrà divisa fra 23mila farmacie. Miseria per tutte. Le  parafarmacie se la prenderanno in saccoccia. E il cittadino non  guadagnerà un centesimo. Le farmacie in zone disagiate ( di montagna,  per intenderci) vinte per concorso seguiteranno a non esserci perché  tutti i farmacisti le rifiuteranno. Come mai? Non guadagnano. Peggio:  non sopravvivono.</span></p>
<p>Il caos è garantito: a Milano apriranno 11 nuovi punti vendita, a Roma 209. Perché?</p>
<p>Milano è già organizzata, la capitale mica tanto. Non perché i romani  siano stupidi, quanto, piuttosto, perché la città si è dilatata  disordinatamente negli ultimi quarant’anni.</p>
<p>Qualcosa di liberale tuttavia è stato introdotto: l’orario di  apertura. Se una farmacia deciderà di rimanere in servizio 24 ore, potrà  farlo legalmente. E senza chiedere permessi. Capirai che privilegio. Ci  voleva Monti per dire che è assurdo imporre un orario, e che è meglio  consentire ai gestori di agire come credono. Una curiosità. Il decreto  sulle farmacie, visto come è stato concepito, dimostra che Pier Luigi  Bersani, segretario del Pd ed ex ministro (delle lenzuolate) non ne  aveva azzeccata una. Il suo intento era favorire le Coop e le  parafarmacie. Trombatura. E ciò è motivo di allegria.</p>
<p>Veniamo ai taxi. Anche in questo caso si tratta semplicemente di un  ampliamento nocivo della pianta organica: più licenze. Con quale  criterio di assegnazione? Sentiti i sindaci, sarà una Authority a  dirigere il «traffico». Se c’era qualcosa di cui non si sentiva la  mancanza erano le Authority. Viceversa se ne aggiunge un’altra alla  pletora esistente: quella dei trasporti. Che metterà il becco nei taxi  di Agrigento e in quelli di Cuneo, indifferentemente. Con quale  competenza, e con quale conoscenza dei problemi, non è dato sapere, ma  si può intuire: zero. La stessa Authority definirà le regole per le  nuove concessioni autostradali eccetera. Altro ente, altro nome, altra  burocrazia, altri stipendi, altre auto blu. E la chiamano  liberalizzazione.</p>
<p>A proposito di appesantimento burocratico. Sarà istituito un  tribunale per le imprese incaricato di dirimere il contenzioso e di  emettere sentenze. Buona idea? Certamente è giusto accelerare i processi  in cui siano implicate le aziende a qualsiasi titolo: priorità a chi  lavora e ha bisogno di tempi stretti, altrimenti si paralizzano gli  affari e si frena la crescita economica. Ma che senso ha un tribunale  aggiuntivo? Non sarebbe stato opportuno chiudere i Tar (inventati dopo  l’istituzione delle Regioni, quindi enti inutili quanto le Regioni  stesse) e destinare il personale al disbrigo delle pratiche processuali  in cui siano coinvolte le imprese? Nossignori. I bocconiani preferiscono  creare un altro baraccone. «E io pago».</p>
<p>Capitolo professionisti. Aboliti gli ordini secondo direttive  europee? Neanche per sogno. Quelli rimangono, altrimenti le corporazioni  fucilano i ministri. I quali si sono limitati a eliminare il tariffario  e a rendere obbligatori i preventivi della parcella, cosicché i clienti  saranno consapevoli di quanto dovranno sborsare per una determinata  prestazione.</p>
<div id="commentBoxSmall">
<div id="commenti_articolo">
<div id="commenti_articolo_bottom"></div>
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<p>Un successone. Notai. Vale il principio adottato per tassisti e  farmacie: ampliamento della pianta organica. Avremo cinquecento notai  di fresca nomina. Esultanza delle folle. E il Pil va su? No. Il Pil se  ne frega.</p>
<p>Non per tediarvi, cari lettori, ma due parole sulle banche e sulle  assicurazioni vanno scritte. Alle prime Monti ha fatto il solletico: un  tettuccio alle commissioni su bancomat e prelievi. Roba minima,  ininfluente. Le assicurazioni applicheranno uno sconto (Rc auto) a chi  accetterà di mettere in macchina la scatola nera, un deterrente contro  gli imbrogli, gli incidenti fasulli (si segnala che a Napoli si stanno  già attrezzando per produrre scatole nere ad personam ). Infine i  benzinai. Novità sconvolgente. I distributori avranno facoltà di  acquistare i carburanti da qualsiasi compagnia.Eliminata l’esclusiva.  Contenti, cari lettori? Contenti o no, queste sono le liberalizzazioni  del menga, chi ce le ha se le tenga.Salveranno l’Italia? Di sicuro non  salveranno il governo dall’ennesima figuraccia.</p>
<p>P. S.: ci eravamo dimenticati degli edicolanti. Monti li considera  dei paria, e li ha condannati a morire di fame. Chiunque potrà vendere  carta stampata, anche le latterie, se ce ne fossero ancora. I giornalai  perderanno il 50 per cento degli incassi e non potranno compensare il  buco smerciando altri generi merceologici. Perché? Così muoiono prima e  soffrono di meno. A nome della categoria ringraziamo i professori di  onoranze funebri.<strong> Vittorio Feltri, Il Giornale, 22 gennaio 2012</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;">&#8230;..Bravo Feltri! E grazie per averautorevolmente  confermato quanto abbiamo scritto a proposito delle farmacie. Noi avevamo scritto che una torta che nel nostro paesino ora si divide in due, nel prossimo futuro si dividerà in tre. Ma senza alcun vantaggio per i cittaidni-utenti. Feltri ampliando l&#8217;esemjo a livello nazionale ha scritto che la torta ora si dive fra 18 mila farmacie e nel prossimo futuro sidividerà fra 23 mila. Ma con quale vantaggio per i cittaidni-utenti? Nessuno stigmatizza Feltri. Eppure quel signore che per anni è stato indicato come il juovo messia capace di risolvere tutti i problemi italani ha avuto o spudorato coragigo di andare a dire in TV (anche oggi!) che il decreto &#8220;cresciItalia&#8221; che meglio sarebbe stato chiamare &#8220;crepiItaliani&#8221; farà salire il PIL del 10%. Incominciamo ada vere il dubbio che oltrre che zoppicare in inglese, Monti zoppica anche in economia applicata all&#8217;Italia. Salvo che non si senta il premier della Cina dove il PIL  quest&#8217;anno è cresciuto del 9%. Napòlitano ci ha &#8220;salvato&#8221;  da Berlusconi, che lo stellone italico  ci salvi da Monti e dai suoi ministri. g</span></p>
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		<title>MONTI E L&#8217;AUMENTO DEL PIL DEL 10%: ECCO IL GRANDE INGANNO</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 12:22:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
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La crescita ipotizzata da Monti possibile solo in trent’anni. E con un piano diverso da queste finte liberalizzazioni

Il presidente del Consiglio, professor Mario Monti, ha affermato  che in conseguenza di queste liberalizzazioni Pil e produttività  possono aumentare del 10 per cento. Non avendo specificato in quanti  anni ciò avrebbe luogo, si può [...]]]></description>
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<h4><span style="color: #ff0000;">La crescita ipotizzata da Monti possibile solo in trent’anni. E con un piano diverso da queste finte liberalizzazioni</span></h4>
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<p>Il presidente del Consiglio, professor Mario Monti, ha affermato  che in conseguenza di queste liberalizzazioni Pil e produttività  possono aumentare del 10 per cento. Non avendo specificato in quanti  anni ciò avrebbe luogo, si può essere autorizzati a supporre che questo  miracolo economico avvenga in un anno. Sicché l’Italia, per effetto del  decreto varato ieri, aumenterebbe in un anno più di ciò che riesce a  fare la Cina. Se una frase come questa l’avesse pronunciata Silvio  Berlusconi, i media sarebbero pieni di commenti ironici e sarcastici.  Invece non si nota alcun sarcasmo e nessuna ironia per questa  affermazione lunare. Nelle pagine interne del Sole24Ore c’è una  possibile spiegazione dell’arcano di questa magia di sapore  medieval-rinascimentale. Infatti uno studio di due ricercatori della  Banca d’Italia del 2009 riguardante la concorrenza nel settore dei  servizi sostiene, con un’analisi econometrica, che ove per effetto della  liberalizzazione il margine applicato dalle imprese dei servizi  dell’Italia scendesse al livello medio del resto dell’area europea, nel  giro di cinque anni, successivamente, in un arco complessivo di 30 anni,  si avrebbe un incremento graduale del prodotto nazionale. Esso, fra 30  anni, risulterebbe accresciuto di quasi l’11 per cento annuo.</p>
<p>Ci sono, per altro, due condizioni perché ciò si materializzi da qui  al 2040: A) che si liberalizzino tutti i servizi, ossia commercio,  credito, assicurazioni, comunicazioni telefoniche e postali,  costruzioni, elettricità, gas, acqua, trasporti nazionali, regionali e  locali, hotel e ristoranti; B) che tali liberalizzazioni generino la  riduzione dei margini italiani al livello medio europeo.<br />
Si ipotizza,  cioè, che gli elevati margini non derivino da costi particolari di  natura fiscale, burocratica e giudiziaria, che in Italia si debbono  sopportare, né da altri fattori (lo Statuto dei lavoratori che con  l’articolo 18 così come attualmente interpretato, scoraggia la crescita  delle imprese oltre i 15 addetti, il rischio delle assicurazioni più  alto che altrove, il servizio di miglior qualità degli alberghi e  ristoranti di minor dimensione, eccetera). Queste estese  liberalizzazioni non si vedono nel decreto Monti.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Aumentare il numero dei taxi, dei notai, delle farmacie non è una   liberalizzazione, e l’effetto sul Pil è di dividere la torta di questi   settori che hanno un’importanza marginale, nel prodotto nazionale, con   qualcuno in più. Non c’è alcuna liberalizzazione per servizi pubblici   locali come la rete idrica o i trasporti. Lo scorporo della rete   ferroviaria da Ferrovie italiane spa per passarla al Tesoro è una   statizzazione, che disintegra questo complesso e genera incertezza per   la gestione del programma di costruzione della rete alta velocità.</span></p>
<p>La  liberalizzazione consisterebbe nella facoltà di esercitare aziende  ferroviarie nuove di servizio locale e nazionale, con tutte le fermate  utili, per trasporto merci e passeggeri, al di fuori dell’alta velocità,  l’unica parte che funziona (abbastanza) bene delle nostre ferrovie.  Quanto allo scorporo di Snam da Eni, essendo Eni quotata in Borsa, non  si capisce se lo Stato indennizzerà il Cane a sei zampe per tale  scorporo. Anche questa è una statizzazione che rischia di bloccare  investimenti in corso. La liberalizzazione consisterebbe in un decreto  che fissasse il diritto di terzi all’uso della rete gas di Snam.</p>
<p>L’abolizione delle tariffe minime per gli avvocati crea problemi per  le cause civili, perché non si sa più quanto si deve pagare di spese  legali se si perde la causa. Si potrebbe continuare sulla povertà di  contenuto liberalizzatore di questo decreto e sugli effetti collaterali  negativi che può comportare. Mi limito a notare che questo sparare  cifre, come il 10 per cento del Pil, getta discredito sulla categorie  dei professori e sulla credibilità del governo, con riguardo alle  previsioni economiche su quest’anno che sono quanto mai discordanti. Il  governo prevede una riduzione del Pil dello 0,5%, mentre Confindustria  stima un calo dello 1,6 e il Fondo monetario internazionale addirittura  del 2,2.</p>
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<p>Non credo che le previsioni di Confindustria e del Fondo siano  corrette, perché la Bce sta attuando una politica monetaria espansiva  con misure non convenzionali, come i prestiti triennali all’1% alle  banche, in cambio di garanzie costituite da titoli pubblici e privati e  la flessione dell’euro del 10% che in poco tempo stimola le  esportazioni. Ma urge una politica pro crescita di cui queste  «liberalizzazioni» non sono neppure un surrogato<strong>.Francesco Forte, Il Giornale, 22 gennaio 2012</strong></p>
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		<title>LIBERALIZZAZIONI: ANCORA UNA PRESA PER I FONDELLI</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 15:12:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[L’impressione è che il ceto medio  liberale ancora una volta sia stato fregato e che in più gli si chieda  di brindare perché le liberalizzazioni sono cosa sua





C’è una storiella che si addice al momento. Quella del tizio che  va alla festa che sognava da unavita, belleragazzediscinte e  quant’altro. Quando le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #ff0000;">L’impressione è che il ceto medio  liberale ancora una volta sia stato fregato e che in più gli si chieda  di brindare perché le liberalizzazioni sono cosa sua</span></h3>
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<p>C’è una storiella che si addice al momento. Quella del tizio che  va alla festa che sognava da unavita, belleragazzediscinte e  quant’altro. Quando le luci si riaccendono l’amico che lo vede un po’  giùglichiede:«Ma come, era quello che volevi: non ti sei divertito?  ».Risposta: «Insomma&#8230;All’inizio ho visto una coscia nuda,ma poi l’ho  preso in quel posto per tutto il tempo ».</p>
<div id="media_1"><img src="http://cdn.ilgiornale.it/foto-id=826372-x=665-y=223-r31=1/il_premier_mario_monti.jpg" alt="Il premier Mario Monti" /></p>
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<div>Il premier Mario Monti</div>
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<p>Ecco, per i moderati in attesa di riforme il decreto sviluppo  approvato ieri dal governo Monti mi sembra simile a quella festa.  L’impressione è che il ceto medio liberale ancora una volta sia stato  fregato e che in più gli si chieda di brindare perché le  liberalizzazioni sono cosa sua. Così come per alzarci tasse e tariffe  Monti si è nascosto dietro lo spread, ora ci vogliono tacitare con un  tozzo di liberismo (punitivo per le categorie) condito con un paio di  effetti speciali, tipo il tribunale per le imprese e le imprese a costo  zero per i giovani.</p>
<p>E come se non bastasse c’è stata pure la presa in giro: «Vi tolgo le  tasse occulte», ha infatti detto Monti presentando il provvedimento. Ho  fatto due conti: in vista non c’è alcun risparmio e sul gobbo mi restano  le tasse non occulte che ci hanno da poco appioppato. La montagna di  tecnici ha partorito il topolino: uno schiaffone ai farmacisti, uno  annunciato ma ancora non dato ai tassisti ( quelli fan paura), un  pizzicotto ai notai, un buffetto a banche e assicurazioni.</p>
<p>A naso,nel mirino c’è quasi tutto l’elettorato di centrodestra e  forse non è un caso. Come non a caso è stata annunciata una punizione a  Mediaset con l’annullamento dell’asta delle frequenze, un patto  approvato anche dall’Europa che lo Stato si rimangia provocando grave  danno a una azienda privata. Di Pietro ordina, Passera esegue. Mi viene  in mente quel magistrato che pochi mesi fa sul suo blog aveva scritto:  colleghi, una volta che ci saremo liberati di Berlusconi dovremo pensare  come fare a liberarci dei berlusconiani. Ecco, ci siamo,e come detto  dovremmo pure gioire.</p>
<p>Napolitano, a Consiglio dei ministri ancora in corso, ha detto che si  tratta di un provvedimento poderoso. Come faceva a saperlo? Diciamo che  se non l’ha proprio scritto, sicuramente l’ha letto e corretto con  attenzione. Berlusconi, in questi mesi molto cauto, ieri si è lasciato  andare a un giudizio duro: questo governo ha deluso, il Pdl non esclude  di provare a tornare a governare. Detta così sembra una minaccia. Noi,  con le dovute correzioni rispetto al passato, la prendiamo come una  promessa.<strong> Alessandro Sallusti, Il Giornale, 21 gennaio 2012</strong></p>
<p>.<span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;&#8230;.Eravamo stati facili profeti nel prevedere che il decreto sulle liberalizzazioni sarebbe stato un bluff, esattamente come l&#8217;altro. Questi tecnici che si sono prestati alla politica sono peggio dei politici di mestiere. Senza avere, dicono loro, la testa alle elezioni, non ne fanno una buona e smerciano per rivoluzioni copernicane decisioni che sono vere prese per i fondelli. Sopratutto per il ceto medio,  sempre più impoverito e ora chiamato per decreto &#8220;napolitano&#8221;  a inneggiare alle &#8220;liberalizzazioni&#8221; che sarebbero la panacea per tutti i mali che l&#8217;affliggono. Lo abbiamo detto e lo pensano tutti: le uniche liberalizzaizoni che ci interessano sono quelle che riducano,  insieme ai costi delle tariffe di tuti i generi, la pressione fiscale  divenuta insostenibile e contribuiscano davvero a favorire la concorrenza costringendo il mercato a calmierarsi. Non ci sembra che nessuna delle decisioni varate dal governo siano destinate a favorire tale meccanismo. Faccviamo un solo esempi. Le farmacie. E&#8217; stato deciso che si aprano altre 5000 farmacie in tutta Italia, più o meno mezza farmacia in più negli  8000 comuni italiani. Dicono che ciò favorirà lo sviluppo provocando nuova occupazione. Siamo tentati di sostenere il contrario benchè la cosa non ci interessi più di tanto&#8230;.nel paesino che viviamo con 8000 abitanti ci sono ora due farmacie, se ne dovrebbe aprire un altra. Ciò vuol dire che l&#8217;utenza  che ora formalmente si divide  tra due forni,  dovrà dividersi fra tre. E quindi conseguentemente anche le entrate delle attuali due farmacie dovranno essere divise fra tre. E ciò provocherà nuovi posti di lavoro? E&#8217; possibile il contrario, nel senso che le due attuali farmacie, visti ridotti gli incassi, si sentano costrette a ridurre il numero degli attuali dipendenti&#8230;.vedremo1 Ma intanto l&#8217;apertura delle nuove 5000 farmacie quale vantaggio determinano per l&#8217;utenza?  Ci pare che al di là delle fumose  e nebbiose allocuzioni del  funereo e nebuloso premier Monti, nessuno si è impegolato a dirci come e in che misura l&#8217;apertura delle 5000 farmacie diventa un vantaggio per l&#8217;utenza p  ri quali l&#8217;unico vantaggio deriverebbe solo dalla riduzione del prezzo dei farmaci, quello ovviamente non prescrivibile dal SSN e che si pagano al banco, con soldi veri. Su questo fronte anche se si aprissero non 5000 ma 50 mila nuove farmacienessun vantaggio materiale ne deriva per gli utenti. E allora di che diavolo cianciano Monti e compagni?g.<br />
</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><br />
</span></p>
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		<title>ARRIVANO LE LIBERALIZZAZIONI? ECCO TUTTI GLI ERRORI DI MONT E COMPAGNI</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 10:58:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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ed ecco perché i prezzi non  scenderanno&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.








Liberalizzazione non sempre fa rima  con diminuzione. Basti pensare che per far scendere i costi di alcuni  servizi bancari (come conti correnti e bancomat), settore aperto e  libero in cui moltissimi soggetti si contendono il mercato, piuttosto  che liberalizzare il governo ha deciso di [...]]]></description>
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<h2>ed ecco perché i prezzi non  scenderanno&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</h2>
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<div><img title="Tutti gli errori di Monti sulle liberalizzazioni" src="http://www.liberoquotidiano.it/resizer/475/280/false/mario-monti-liberalizzazioni-poste-tariffe-trasporti-energia-sandro-iacometti--1327043828801.jpg" alt="Tutti gli errori di Monti sulle liberalizzazioni" /></div>
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<p>Liberalizzazione non sempre fa rima  con diminuzione. Basti pensare che per far scendere i costi di alcuni  servizi bancari (come conti correnti e bancomat), settore aperto e  libero in cui moltissimi soggetti si contendono il mercato, piuttosto  che liberalizzare il governo ha deciso di intervenire con un atto  dirigistico che prevede per legge il taglio delle commissioni sulle  carte di debito e l’introduzione di un conto bancario di base low cost.  Anche nel settore dei rifiuti il paradosso rispunta fuori: alcune norme  che dovrebbero aprire al mercato le attività di raccolta, vendita,  trasporto e stoccaggio di imballaggi usati (bottiglie, lattine)  prevedono per i produttori un balzello di 0,20 euro a pezzo. Ebbene la  norma stabilisce che sia «obbligo dei venditori al dettaglio ritirare  dai consumatori finali» la somma. Insomma, paghiamo noi.</p>
<p>La materia è complicata. E la sensazione è che il governo abbia  scelto di puntare di più su alcuni settori simbolici, la cui  liberalizzazione non avrà però grande impatto sui consumatori, che su  quelli realmente da ridisegnare. La separazione del Bancoposta, che  offre prodotti e servizi finanziari, dalle Poste, che si occupano di  spedizioni, era comparsa nelle prime bozze e poi sparita. Quella della  rete ferroviaria (Rfi) dalle Fs, che in un primo momento si pensava  fosse immediata con il passaggio delle azioni al Tesoro, è stata  affidata ad una successiva valutazione della nuova authority per i  trasporti. In altre parole, non si farà. Quanto alla rete del gas, il  provvedimento la prevede, ma fra due anni e mezzo, e senza chiarire  quale sarà il nuovo assetto societario di Snam. Per il resto, tra le  misure che dovrebbero finire oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri  ci sono molti interventi dagli effetti benefici tutt’altro che certi.  Ecco i principali.</p>
<p><strong>Taxi.</strong> Gli interventi del governo sono ancora oggetto  di trattative con la categoria, ma in sostanza l’idea è quella di  affidare alla nuova autorità dei trasporti il compito di adeguare i  livelli di offerta del servizio taxi, delle tariffe, della qualità delle  prestazioni ai diversi contesti urbani per garantire il diritto alla  mobilità degli utenti. Si tratta, in sostanza di incrementare il numero  delle licenze e di concedere ai tassisti maggiore libertà tariffaria per  far scendere i costi per i consumatori. Il problema è che sia il numero  delle licenze sia le tariffe già sono sostanzialmente in linea con  quelle europee. Un intervento più efficace sarebbe stato forse quello  per abbattere il costo del gasolio (16% in più della media Ue), il peso  delle tasse (3% in più), il prezzo dell’assicurazione (58% in più).</p>
<p><strong>Benzina.</strong> Il decreto prevede la possibilità per i  gestori degli impianti di distribuzione di rifornirsi liberamente da  qualsiasi produttore o rivenditore (a prescindere dal marchio  dell’impianto). I titolari degli impianti e i gestori degli stessi, da  soli o in società o cooperative, possono anche accordarsi  per  l’effettuazione del riscatto degli impianti da parte del gestore stesso.  L’obiettivo della norma è accrescere la concorrenza e ridurre i prezzi  al consumo. Non sarà così. La filiera distributiva incide infatti solo  per l’8% sul prezzo finale del carburante. Il 60% arriva da accise e  imposte e il resto dalla materia prima. Semmai si doveva intervenire  sulle norme regionali, che impongono ai nuovi distributori obblighi  onerosi che bloccano l’avvio delle attività per pompe senza marchio e  grande distribuzione.</p>
<p><strong>Tariffe.</strong> La norma è chiara e semplice: sono abrogate  tutte le tariffe professionali, sia minime sia massime. In più i  professionisti saranno obbligati a fornire un preventivo. Avvocati e  notai low cost per tutti? Non proprio. L’effetto sarà quello di affidare  ai giudici la decisione sulle parcelle da riconoscere al professionista  quando non c’è accordo tra le parti o in cui si tratti di incarichi  fissati dalla Pa, ovvero gli unici casi in cui oggi si utilizzano le  tariffe professionali. Quanto al preventivo, la norma provocherà o  l’innalzamento delle spese complessive o l’inserimento da parte dei  professionisti di clausole che permettano di alzare a volontà le cifre  pattuite, soprattutto in settori dove il numero e il tipo di interventi  sono difficilmente prevedibili.</p>
<p><strong>Farmaci. </strong>Il pacchetto del governo prevede  liberalizzazioni degli orari, aumento delle farmacie, libertà di sconti,  possibilità di vendita dei farmaci di fascia c negli esercizi  commerciali e indicazione del generico nella ricetta del medico.  L’obiettivo è quello di far risparmiare i consumatori (anche perché il  servizio sanitario già rimborsa solo il prezzo più basso a cui è venduto  un farmaco). L’effetto sarà, forse, di lasciare tutto com’è, visto che  la legge già prevede che il farmacista sia obbligato a segnalare il  generico, che l’Italia è uno dei Paesi europei con più farmacie per  abitante e che le farmacie spesso si accordano su determinati prezzi per  evitarne eccessive oscillazioni. A farne le spese saranno piuttosto le  parafarmacie, da cui tra l’altro è arrivato nel 2010 il volume maggiore  di sconti sui prodotti.</p>
<p><strong>Energia. </strong>Per quanto l’operazione sarà molto  dilazionata nel tempo (circa 2 anni e mezzo), il governo è intenzionato a  prevedere la separazione proprietaria della rete del gas (Snam rete  gas) dalla società di produzione (Eni). L’obiettivo è quello di  sviluppare una maggiore concorrenza e uno sviluppo infrastrutturale in  modo che i clienti finali possano avere contratti a prezzi più  vantaggiosi. È difficile sostenere che togliere la rete del gas dal  controllo del monopolista possa produrre effetti dannosi sul mercato.  Bisogna, però, considerare che Eni ha già messo in atto una separazione  funzionale e che è relativamente semplice garantire, attraverso il  controllo del regolatore, la libertà d’accesso alla rete. La questione  è, dunque, quella di essere certi che anche la politica di investimenti  abbia un’impostazione pro-concorrenziale e non ceda alla tentazione di  rinunciare a investimenti teoricamente remunerativi, ma tali da  pregiudicare rendite di monopolio. Se questo è il problema l’ipotesi,  molto probabile, di mettere tutto in pancia alla Cdp (che controlla  l’Eni) potrebbe non essere risolutiva. <strong>di Sandro Iacometti, Libero, 20 gennaio 2012<br />
</strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">&#8230;.Il Consiglio dei Ministri è in corso per deliberare sulle tanto propagandate &#8220;liberalizzazioni&#8221; che dovrebbero costituire la pancea per tutti i mali del nostro Paese. In attesa di conoscere finalmente i dettagli di questa operazione che ha tutta l&#8217;aria di essere solo aria fritta e al di là delle solite ed instancabili sceneggiate televisive di cui anche ieri sera ha fornito  testimonianza il solito Bruno Vespa che tra una maramaldeggiata sul aso Concordia e qualche intervista interrotta quando a lui non piace il tema, ecco una carrellalta su quanto ci aspetta e sopratutto le ricadute dei provvedimenti di Monti e compagni sui di noi contribuenti. Perchè il punto è questo e solo questo: quale vantaggio ricava il cittaidno contribuente dai provvedimenti goverantivi?  Dopo essere stato rosolato come un pollo allo spiedo,  il cittadino-contribuente si aspetta che le tanto sbandierate liberalizzazioni che sottindedono  più mercato e quindi più concorrenza (non era Monti il commissario UE alla concorrenza?!) producono concreti ribassi dei prezzi in quei settori dove più che altrove il cittadino-contribuente si sente tartassato. I trasporti, con la benzina in primo piano, le assicurazioni dove imepra un ignobile triust monopolistico delle compagni assicurative, i servizi bancari nei quali i trust monooolisitci delle banche fanno il bello e il cattivo tempo, le tariffe dei servizi pubblici. E potremo continuare a lungo. I provvedimenti del govenro che sono in questo momento in gestazione riusciranno a provocare effetti positivi sui cittadini? Questo è il punto. A leggere la nota oggi pubblicata su Libero sembrebrebbe di no. Se così fosse e dovesse accertarsi dopo la pubblicazione del nuovo librone legislativo (si parla di 107 pagine!) dovrfenmo una volta di più constatare che quella di Monti al timone è stata una cattiva idea, quasi quanto quella di aver messo uno spaccone alla guida della Concordia. g. </span><br />
</strong></p>
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		<title>LE REGALIE DEL FISCO AI SUOI DIPENDENTI</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 11:25:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul ministero delle Finanze  piovono regali in denaro anche se l’evasore è teorico

Roma &#8211; Premi ai dipendenti del ministero delle Finanze per le tasse  evase scovate. Non è un inedito assoluto, ma uno di quei segreti ben  custoditi che solo di rado filtrano dalle stanze ben sigillate di via XX  Settembre.

Stavolta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #ff0000;">Sul ministero delle Finanze  piovono regali in denaro anche se l’evasore è teorico</span></h3>
<h3></h3>
<p>Roma &#8211; Premi ai dipendenti del ministero delle Finanze per le tasse  evase scovate. Non è un inedito assoluto, ma uno di quei segreti ben  custoditi che solo di rado filtrano dalle stanze ben sigillate di via XX  Settembre.</p>
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<p>Stavolta a scoperchiare il calderone delle regalie di Stato è  il leghista Roberto Castelli, che la racconta come post sulla sua  pagina personale di Facebook. Scatenando le ire di chi, da cittadino  comune, pur trovando odiosa l’evasione fiscale, trova ancor più odioso  che ci sia una «taglia» sull’evasore. Tanto più perché i dipendenti, il  loro stipendio, già lo ricevono a prescindere dai risultati ottenuti.<br />
«A  proposito di tasse &#8211; scrive l’ex ministro &#8211; vi racconto questa che non  ho mai raccontato. Non tutti sanno che gli addetti del ministero delle  Finanze prendono una percentuale sulle tasse evase che scovano. Pertanto  hanno tutto l’interesse a trovare più tasse evase possibile in un  patente conflitto di interesse. Nel 2005 i dipendenti del ministero si  sono divisi 800 milioni dicasi 800 milioni di euro sulla cifra scovata  (non pagata poi dai supposti evasori). Ho protestato in consiglio dei  ministri ma mi hanno risposto che così voleva la legge. In soldoni gli  usceri hanno preso tra i due e i tremila euro mentre i dirigenti apicali  cinquantamila. Niente male come gratifica natalizia».<br />
Già, niente  male. Anche se c’è da dire che la cifra della beneficiata segnalata da  Castelli è sovradimensionata: furono «appena» 410 i milioni di euro che i  dipendenti delle Finanze si spartirono in seguito a un decreto firmato  il 29 dicembre 2006 dall’allora ministro dell’Economia, Tommaso  Padoa-Schioppa, come incentivo &#8211; ma trattandosi di un «regalo» a  posteriori che senso ha parlare di incentivo? &#8211; per i maggiori incassi  dell’erario grazie alla lotta all’evasione: 60 milioni relativi al 2004,  anno evidentemente piuttosto fiacco per i blackbusters, e ben 350  relativi al 2005.<br />
Ora, si può trovare più o meno opportuna la taglia  sull’evasore. Ma ci sono alcuni punti della questione che non  convincono. Prima di tutto, il fatto che il premio venga calcolato in  base alle evasioni accertate, indipendentemente dal fatto che lo Stato  riesca a mettere le mani sul maltolto (o meglio: sul mai versato).  Particolare questo che, se permettete, ha la sua importanza. Altro punto  oscuro, la suddivisione del montepremi, che secondo il testo del  decreto doveva essere stabilita «in sede di contrattazione integrativa».  Quel che è certo è che un po’ di quel premio andò a tutti gli allora  77.217 dipendenti del ministero, indipendentemente dal ruolo  effettivamente rivestito nella caccia all’evasore. Insomma: todos  caballeros, dall’usciere al dirigente. Naturalmente con qualche  differenza: i dipendenti più bassi in grado si dovettero accontentare di  poche migliaia di euro (comunque ben più di una tredicesima media),  mentre i papaveri portarono a casa una gratifica da 40-50mila euro. A  secco invece rimasero i militari della Guardia di Finanza, quelli che la  guerra per lo scontrino la combattono in prima linea. Furono i  rappresentanti del Cocer, il Comitato di rappresentanza dei finanzieri, a  denunciare la stranezza.</p>
<p>Dopo qualche polemica piuttosto accesa (del  resto, di Fiamme, ancorché gialle, si parla) e un pugno di articoli sui  giornali i militari si dovettero rassegnare a non ricevere il premio,  togliendosi una sola piccola soddisfazione: vedere esclusi dalla lista  dei regali almeno i dipendenti del ministero condannati per dolo o per  danni erariali.A loro, non fosse stato per la protesta dei finanzieri,  Padoa-Schioppa il premio antievasori lo avrebbe erogato senza battere  ciglio. <strong>Andrea Cuomo, Il Giornale 15 gennaio 2012</strong></p>
<p><strong>.<span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;Ogni commento ci pare superfluo: si è scatenata la guerra all&#8217;untore dove a pagtare sono quelli che incorrono nelle grinfie della macchina del fisco,invasiva e spesso oltraggiosa per i contribuenti. </span><br />
</strong></p>
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		<title>SARKOZY: RIDI PAGLIACCIO, GLI USA TI DECLASSANO E LA RIELEZINE ALL&#8217;ELISEO E&#8217; ORMAI UN MIRAGGIO</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 15:19:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica estera]]></category>

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Il declassamento della Francia ad opera di Standard &#38; Poors rischia di essere un colpo fatale per Sarkozy che  pure fino a qualche mese fa faceva il baldanzoso. Il presidente  francese a questo punto vede sfumare la rielezione alla presidenza del  Paese. I sondaggi lo davano già in svantaggio nei confronti del [...]]]></description>
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<div><img title="Sarkozy Ridi pagliaccio, gli Usa ti declassano La tua  rielezione all'Eliseo sempre più lontana" src="http://www.liberoquotidiano.it/resizer/475/280/false/sarkozy-pagliaccio-eliseo-standard-and-Poor-s--1326536303664.jpg" alt="Sarkozy Ridi pagliaccio, gli Usa ti declassano La tua  rielezione all'Eliseo sempre più lontana" /></div>
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<p><a href="http://www.liberoquotidiano.it/news/909387/Francia__addio_tripla_A_Declassata_anche_l_Italia.html" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.liberoquotidiano.it/news/909387/Francia_addio_tripla_A_Declassata_anche_l_Italia.html?referer=');">Il declassamento della Francia ad opera di Standard &amp; Poors rischia di essere un colpo fatale per Sarkozy </a>che  pure fino a qualche mese fa faceva il baldanzoso. Il presidente  francese a questo punto vede sfumare la rielezione alla presidenza del  Paese. I sondaggi lo davano già in svantaggio nei confronti del  candidato socialista Hollande ma Sarkò usava il mantenimento della  Tripla A come un&#8217;arma con cui difendersi dalle critiche degli avversari.  Ora che questa arma non c&#8217;è più, il presidente francese è rimasto senza  difese. L&#8217;opposizione dopo la notizia del declassamento è partita  all&#8217;attacco. &#8220;Un record di deficit e debito, lassismo di  bilancio per  preservare gli interessi di pochi: è questa la politica di Nicolas  Sarkozy &#8211; ha affermato la socialista Marisol Touraine a Le Monde &#8211; è la  Francia che viene sanzionata e il presidente ne è ora direttamente  responsabile&#8221;. Più duro il presidente del gruppo socialista al Senato,  Francois Rebsamen &#8220;La presidenza di Sarkozy &#8220;è stata una presidenza di  degrado della Francia, degrado finanziario, sociale e morale&#8221;.<strong>Libero, 14 gennaio 2012<br />
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