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	<title>ILTORITTESE.it - fatti, notizie, cronaca, politica e cultura di Toritto (BA) &#187; Il territorio</title>
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	<description>fatti, notizie, cronaca, politica e cultura di Toritto (BA)</description>
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		<title>A NOI SCHETTINO, A VOI AUSCWITZ, di Alessandro Sallusti</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 15:27:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Il territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Una nota di protesta del nostro  ambasciatore a Berlino e nulla di più. Sta passando sotto silenzio  l’aggressione all’Italia messa in atto da Der Spiegel: copertina sul  caso Concordia e un titolo che non lascia spazio a equivoci: &#8220;Italiani  mordi e fuggi&#8221;, traducibile come &#8220;italiani codardi&#8221;. Secondo loro siamo  tutte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><span style="color: #ff0000;">Una nota di protesta del nostro  ambasciatore a Berlino e nulla di più. Sta passando sotto silenzio  l’aggressione all’Italia messa in atto da Der Spiegel: copertina sul  caso Concordia e un titolo che non lascia spazio a equivoci: &#8220;Italiani  mordi e fuggi&#8221;, traducibile come &#8220;italiani codardi&#8221;. Secondo loro siamo  tutte persone da evitare, un ostacolo allo sviluppo della moneta unica.  Loro sì che sono bravi, &#8220;con noi certe cose non accadono perché a  differenza degli italiani siamo una razza&#8221;</span>.<a href="http://www.ilgiornale.it/interni/e_der_spiegel_fa_infuriareambasciatore_berlino/concordia-der_spiegel-auschwitz-francesco_schettino/27-01-2012/articolo-id=569131-page=0-comments=1" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.ilgiornale.it/interni/e_der_spiegel_fa_infuriareambasciatore_berlino/concordia-der_spiegel-auschwitz-francesco_schettino/27-01-2012/articolo-id=569131-page=0-comments=1?referer=');"><strong> </strong></a></h4>
<p>Una nota di protesta del nostro ambasciatore a Berlino e nulla  di più. Così sta passando di fatto sotto silenzio l’aggressione  all’Italia messa in atto da Der Spiegel, il più importante settimanale  tedesco: copertina sul caso Concordia e un titolo che non lascia spazio a  equivoci: «Italiani mordi e fuggi» letteralmente, ma traducibile come  «italiani codardi».</p>
<div id="media_1"><img src="http://cdn.ilgiornale.it/foto-id=828180-x=665-y=223-r31=1/la_copertina_der_spiegel.jpg" alt="La copertina di Der Spiegel" /></p>
</div>
<p>Secondo Der Spiegel siamo un popolo di Schettino e non  c’è da meravigliarsi di ciò che è successo al largo del Giglio. Di più:  siamo tutte persone da evitare, un peso per l’Europa, un ostacolo allo  sviluppo della moneta unica.</p>
<p>Loro, i tedeschi, sì che sono bravi, «con noi certe cose non accadono perché a differenza degli italiani siamo una razza».</p>
<p>Che i tedeschi siano una razza superiore lo abbiamo già letto nei  discorsi di Hitler. Ricordarlo proprio oggi, giorno della memoria  dell’Olocausto, quantomeno è di cattivo gusto. È vero, noi italiani alla  Schettino abbiamo sulla coscienza una trentina di passeggeri della  nave, quelli della razza di Jan Fleischauer (autore dell’articolo) di  passeggeri ne hanno ammazzati sei milioni. Erano gli ebrei trasportati  via treno fino ai campi di sterminio. E nessuno della razza superiore  tedesca ha tentato di salvarne uno. A differenza nostra, che di  passeggeri ne abbiamo salvati 4.200 e di ebrei, all’epoca della  sciagurate leggi razziali, centinaia di migliaia. Era italiano anche  Giorgio Perlasca, fascista convinto, che rischiò la vita per salvare da  solo oltre 5mila ebrei. È vero, noi italiani siamo fatti un po’ così,  propensi a non rispettare le leggi, sia quelle della navigazione che  quelle razziali. I tedeschi invece sono più bravi. Li abbiamo visti  all’opera nelle nostre città obbedire agli ordini di sparare su donne e  bambini, spesso alla schiena. Per la loro bravura e superiorità hanno  fatto scoppiare due guerre mondiali che per due volte hanno distrutto  l’Europa. Fanno i gradassi ma hanno finito di pagare (anche all’Italia)  solo un anno fa (settembre 2010) il risarcimento dei danni provocati dal  primo conflitto: 70 milioni di un debito che era di 125 miliardi. Ci  hanno messo 92 anni e nel frattempo anche noi poverelli li abbiamo  aiutati prima a difendersi dall’Unione Sovietica, poi a pagare il conto  dell’unificazione delle due Germanie.</p>
<p>Questi tedeschi sono ancora oggi arroganti e pericolosi per l’Europa.  Se Dio vuole non tuonano più i cannoni, ma l’arma della moneta non è  meno pericolosa. Per questo non dobbiamo vergognarci. Noi avremmo pure  uno Schettino, ma a loro Auschwitz non gliela toglierà mai nessuno. <strong>Alessandro Sallusti, Il Giornale, 27 gennaio 2012</strong></p>
<p>.<span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;Questa pubblia denuncia di Sallusti non trova riscontro nè sulla carta stampata, cioè gli altri organi di informazione su carta italiani, nè sui siti online di informazione, nè vi ha fatto cenno ieri sera il re dei rimproveri, Bruno Vespa, nel suo programma ieri  dedicato all&#8217;Olocausto, nè questa mattina vi ha fatto alcun riferimento  il pur ciarliero Napolitano nel corso delle commemorazioni della Shoao. Poichè non immaginiamo neppure lontanamente che Sallusti se la sia inventata, resta il dubbio  che,  come lo stesso Sallusti scrive,stia passando sotto silenzio una aggressione che ha dell&#8217;inverosimile se si pensa che  chi,  prendendo come movente il comportamento del comandante Schettino,  identifica come codardi tutti gli italiani,  sono gli stessi che la storia ha conseganto per sempre nel ruolo dei carnefici di sei milioni di persone ree solo di appartenere ad un&#8217;altra razza. Ma se ciò fosse vero, e parrebbe di si, ci si deve domandare il perchè del silenzio assordante e ingiustificato da parte delle Autorità italiane,  e la domanda, per ora senza risposta, induce al sospetto che si tratti di prudenza (talvolta la vigliaccheria prende questo nome!) per non irritare i tedeschi, in primis l&#8217;ex tedesco-orientale Angela Merkel,  dipendente pubblica della Germania Est,  rimasta silente sino alla caduta del Muro, nonostante certo le fossero note le uccisioni dei suoi connazionali che tentavano di saltare il fosso dell&#8217;obbrobiosa segregazione fisica dal mondo libero e la violenta appropriazione delle vite dei suoi connazionali da parte dell&#8217; onnipresente polizia comunista. Sospetto che se da una parte finisce col dare ragione a chi dalla Germania (pare che l&#8217;autore del servizio contro di noi sia un emigrante italiano, originario di Castellamare di Stabbia!) ci accomuna tutti a Schettino, dall&#8217;altra ci conferma che il ruolo dell&#8217;Italia è ormai quello di serva della Germania. Di qui alla deportazione  coatta nei moderni campi di concentramento non recintati da filo spinato ma dal potere economico è assai breve. Povera Italia, solo il tuo stellone ci può salvare dai tanti pulcinella in circolazione,  tra il Quirinale e Palazzo Chigi. g.</span></p>
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		<title>IL GOVENRO DEI TECNICI STA DIVENENDO IL PROBLEMA DELL&#8217;ITALIA, di Mario Sechi</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 11:30:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il territorio]]></category>

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Mario Monti è stato chiamato a  Palazzo Chigi per mettere al sicuro i conti pubblici, battere il  partito dello spread e lasciare che la democrazia poi torni a fare il  suo corso. Figlio di uno «stato d’eccezione», il governo «strano» (Monti  dixit) ha allargato i suoi orizzonti occupandosi di tutto senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="testo-articolo">
<p>Mario Monti è stato chiamato a  Palazzo Chigi per mettere al sicuro i conti pubblici, battere il  partito dello spread e lasciare che la democrazia poi torni a fare il  suo corso. Figlio di uno «stato d’eccezione», il governo «strano» (Monti  dixit) ha allargato i suoi orizzonti occupandosi di tutto senza curarsi  troppo del Parlamento. Scelta legittima, ma singolare per un esecutivo  che si presenta come «di scopo», con una missione precisa e un limite  che non deve dimenticare: non è stato eletto. Ho sostenuto la necessità  del governo di transizione, l’ineluttabilità della scelta di Monti, il  dovere di farlo governare fino alla fine della legislatura. Ma  attenzione, non a qualsiasi condizione e soprattutto con lo sguardo  rivolto al programma, alla sua utilità per il Paese. Quando Monti ha  varato la prima parte della manovra «salva Italia» ho messo in evidenza  la recessività di un’operazione tutta tasse e imposte, ma l’ho  considerata inevitabile in quel contesto. Poi è arrivato il decreto  sulle liberalizzazioni e, francamente, è una delusione. Hanno la  possibilità di rifarsi. Ma la realtà è che la prospettiva del governo è  di breve periodo (si vota nel 2013) e rischia di inchiodare un Paese  alle corte vedute di Palazzo Chigi. Il fatto che Monti e i suoi ministri  non abbiano una prospettiva politica &#8211; cosa che in realtà hanno e  soprattutto cercano &#8211; non può mettere l’Italia nella condizione di uno  Stato a potenzialità limitata. Un esempio per chiarire subito cosa  intendo: Roma è candidata alle Olimpiadi del 2020. Una sfida globale e  un obiettivo degno di una grande potenza qual è l’Italia. Bene, ieri  abbiamo appreso che il governo avrebbe delle perplessità e punterebbe a  far correre la Capitale per quelle del 2024. Mi chiedo: ma Monti davvero  pensa questo? Realmente ragiona su un’Italia incapace di partecipare  alla sfida? Immagina seriamente che la terza economia d’Europa possa  gettare la spugna facendo finta di rilanciare? Se è così, mi dispiace,  ma il governo dei tecnici comincia a essere non la soluzione, ma il  problema.</p>
<p>L’Italia ha bisogno di una rigorosa manutenzione del bilancio &#8211; cosa già  avviata dal governo Berlusconi con Tremonti &#8211; ma ancor di più ha una  disperata necessità di credere in qualcosa, darsi una missione ed essere  protagonista nel mondo. L’Italia deve crescere nel Pil e nello spirito.  Se il governo riduce l’esistenza di una nazione alla lettera di  Bruxelles, allora qualcosa non torna. Se la Capitale deve essere  mortificata con un getto della spugna perché un esecutivo di professori  non solleva gli occhi dal pallottoliere e dimentica di tenere alta la  nostra bandiera, allora i professori non stanno sopra ma sotto la  cattedra. I benpensanti dicono: ci sono altre priorità. Benissimo. Ma  non siamo soli nell’universo. Londra, che quest’anno ospiterà i Giochi  Olimpici, ha attraversato una crisi economica terribile, ha avuto il  Paese messo a ferro e fuoco dalle proteste, ha visto un paio di crac  bancari risolti con nazionalizzazioni mascherate, dal 2008 la City vive  la drammatica trasformazione del capitalismo di cui è il centro  finanziario mondiale. Ma Londra non ha mai esitato un minuto ed è pronta  all’appuntamento con le Olimpiadi. Dio ha salvato la Regina, non so se  avrà tempo per salvare i tecnici. <strong> Mario Sechi,  Il  Tempo,4/01/2012</strong></p>
<p><strong>.<span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;&#8230;..Ci stupiva il fatto che  Sechi avesse sposato il govenro dei tecnici, sostenendolo senza condizioni. Ci stupiva e un pò ci preoccupava, nel senso che ci domandavamo cosa si nascondesse  sotto la repentina disponibilità di Sechi a sostenere un governo che quasi tutta la stampa di centrodestra, e tutti i variegati siti web dello stesso orientamento, apertamente osteggiavano, ovviamente insieme a tanta parte della classe dirigente del partito di riferimento che, lo sanno tutti, masticano amaro per la scelta voluta da Berlusconi e sposata da Alfano. Non nascondiamo che avevamo pensato cose non positive, secondo il vecchio ma sempre valido concetto andreottiano secondo il quale a pensar male si fa peccato ma talvolta, anzi spesso la si azzecca. Questa volta non è stato così, nel senso che a pensar male abbiamo fatto peccato, si,  ma non l&#8217;abbiamo, fotunatamente, azzeccata. Questo ediroriale di Sechi ne è la prova. Nel monento in cui Monti e il suo governo hanno mostrato tutti i loro limiti, Sechi non ci ha messo un secondo a denuciarlo e a dire che &#8220;il governo dei tecnici non è la soluzione, ma il problema&#8221;. Bentornato fra noi, Sechi. g.</span><br />
</strong></p>
</div>
<p><ins><ins id="aswift_0_anchor"></ins></ins></p>
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		<title>ECCO LA CRICCA DI CARTA CHE &#8220;PROTEGGE&#8221; NIKI VENDOLA, di Carlo Vupio</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 10:31:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Il territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Caro direttore, il vostro articolo che denunciava la «cricca di  Vendola», è solo uno dei tanti «incroci pericolosi» che vedono  protagonista il governatore pugliese.


Nichi Vendola
Ingrandisci immagine


A me è capitato diverse volte, mio malgrado, di finire al  centro di questo incrocio. Due vicende esemplari aiuteranno a capire  meglio.
La prima. Per il mio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro direttore, il vostro articolo che denunciava la «cricca di  Vendola», è solo uno dei tanti «incroci pericolosi» che vedono  protagonista il governatore pugliese.</p>
<div id="media_1"><img src="http://cdn.ilgiornale.it/foto-id=826994-x=665-y=223-r31=1/nichi_vendola.jpg" alt="Nichi Vendola" /></p>
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<div>Nichi Vendola</div>
<div id="img_total">Ingrandisci immagine</div>
</div>
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<p>A me è capitato diverse volte, mio malgrado, di finire al  centro di questo incrocio. Due vicende esemplari aiuteranno a capire  meglio.</p>
<p>La prima. Per il mio giornale, il<em> Corriere della Sera ,</em> scrivo  che la giunta Vendola incarica un consorzio guidato dal gruppo  Marcegaglia di realizzare in Puglia alcune discariche, tra le quali una a  ridosso di un sito neolitico. Non vengo querelato, né smentito. Ma  quando sul litorale di Brindisi viene trovata una finta bomba con un  messaggio di protesta per un depuratore non realizzato, Vendola coglie  al balzo l’occasione e a reti (Rai) unificate pronuncia una «fatwa »  gravissima: dice in sostanza che il mandante morale di quella bomba sono  io. Lo querelo. Ma passano due anni e mezzo e non succede nulla.  Presento un esposto alla procura generale di Bari, chiedendo che, come  vuole la legge, il caso venga avocato dal procuratore generale a causa  dell’inerzia nell’esercizio dell’azione penale da parte del pm a cui era  stato assegnato.</p>
<p>Improvvisamente, quel pm si fa vivo, tira fuori dal cassetto la  querela e dice che deve astenersi perché lei (è una signora) è molto  amica di Vendola. Il pm è Romana Pirrelli in Carofiglio (pm anch’egli e  senatore Pd). La vicenda finisce dunque sulla scrivania del procuratore  capo, Emilio Marzano (ora in pensione, di area Ds), il quale chiede  l’archiviazione (ma va?) con una motivazione a dir poco fantastica: «È  vero che Vendola ha gravemente diffamato Vulpio dice il procuratore &#8211; ma  Vulpio lo ha provocato». Sì, hai capito bene, pur non avendo ricevuto  querele e smentite, il mio diritto di cronaca e di critica garantito  dalla Costituzione è diventato «provocazione». La seconda vicenda si  svolge nel pieno dell’inchiesta sui disastri della Sanità pugliese. A  Vendola non erano piaciute le cose che avevo scritto sull’argomento.Ma  poiché erano cose vere non ha potuto querelarmi, né smentirmi. E  allora, interrogato dal pm Desireé Digeronimo, mi tira in ballo senza  ragione e con un livore senza eguali, e nonostante sappia bene che sono  incensurato, mi definisce «noto diffamatore professionale». L’atto  giudiziario viene pubblicato da quasi tutti i giornali e finisce su  tutti i siti web. Questa volta, oltre a querelarlo, poiché pure lui è un  giornalista, lo deferisco anche all’Ordine dei giornalisti della  Puglia.</p>
<p>Sì, lo stesso di cui parlate nel vostro articolo, proprio quello  presieduto dalla moglie del capo di gabinetto di  Vendola.L’Ordine,esaminati gli atti, archivia. Avrebbe fatto lo stesso a  parti invertite, se fossi stato io a definire Vendola «noto diffamatore  professionale »? Ah, saperlo&#8230; In ogni caso, c’è sempre la querela. Di  cui si occupa il procuratore aggiunto di Bari, Annamaria Tosto. La  quale chiede l’archiviazione con un’altra,meravigliosa motivazione:  sostiene, la pm, che le parole di Vendola non possono considerarsi  diffamatorie, poiché il sottoscritto ha subito molti procedimenti per  diffamazione (che poi non sia mai stato condannato, è per la pm un  dettaglio), dando così a Vendola «licenza di uccidere» con tutte le  parole che vuole. Adesso, attendo la pronuncia della Camera di consiglio  sulla mia opposizione all’archiviazione.</p>
<p>Intanto, tacciono tutti. Dai «paladini » della libertà di stampa e di  espressione alle ronde anti-bavaglio, dall’Ordine dei giornalisti  nazionale alla Federazione nazionale della stampa, il cui presidente,  Roberto Natali, ha recentemente fatto passerella accanto a Vendola,  elogiando i giornalisti che ne elogiano le gesta: l’ Istituto<em> Luce ,</em> al confronto, è il New York<em> Times .</em><strong> Carlo Vupio, Il Giornale 23 gennaio 2012</strong><em><br />
</em></p>
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		<title>FUORI UNO, MA NON BASTA, di Alessandro Sallusti</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 11:56:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Due mesi di governo Monti dimostrano tre  cose: non è vero che i go­verni tecnici offrono garanzie etiche e di  tra­sparenza superiori a quelli politici; non è vero che l’attacco  speculativo all’Italia era colpa della debolezza del governo  Berlu­sconi; è vero che i governi tecnici si pos­sono permettere di fare  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><span style="color: #ff0000;">Due mesi di governo Monti dimostrano tre  cose: non è vero che i go­verni tecnici offrono garanzie etiche e di  tra­sparenza superiori a quelli politici; non è vero che l’attacco  speculativo all’Italia era colpa della debolezza del governo  Berlu­sconi; è vero che i governi tecnici si pos­sono permettere di fare  i forti coi deboli e i de­boli con i forti</span></h4>
<p>Questo governo dei tecnici, per parafrasare la dichiarazione di  Monti sui politici, fa un po’ pena. Altro che superuomini. Dopo poche  settimane di vita il premier professore perde per dimissioni un pezzo,  il sottosegretario Carlo Malinconico, travolto dallo scandalo delle  vacanze di lusso pagate da imprenditori chiacchierati. E a fatica, per  ora, gestisce il caso del ministro Patroni Griffi, quello che ha  comperato a prezzi stracciati (1.500 euro al metro) una casa in centro  vista Colosseo grazie all&#8217; aiuto, guarda caso, dello stesso Malinconico e  a una perizia che, cosa rara a Roma, dichiarò l&#8217;edificio a rischio  sismico.</p>
<p>Siamo stati noi de <em>Il Giornale</em> i primi a chiedere, due  giorni fa, il passo indietro del sottosegretario. Ci compiaciamo che sia  successo, ma questo non cambia di molto il giudizio complessivo. Questo  governo infatti non ha solo il problema delle disgrazie dei suoi membri  che stridono con l’arroganza e la spocchia moralista che ha  accompagnato la sua nascita. Vacilla perché nonostante i proclami non  sta portando alcun beneficio. Anzi. Ha aumentato le tasse ma lo spread è  rimasto a livelli da record. Ha permesso alle banche di lucrare sui  fondi europei che erano stati erogati per finanziare imprese e famiglie  ma vuole azzerare per decreto il tesoretto di taxisti e farmacisti.  Anche i mercati internazionali stanno perdendo la pazienza. Ieri  l’agenzia Fitch ha annunciato un possibile, ulteriore taglio del rating  dell’Italia. Una bocciatura che avrebbe effetti economici gravi e che  non potrebbe non avere conseguenze politiche serie.</p>
<p>Questi due mesi di governo Monti dimostrano tre cose. La prima: non è  vero che i governi tecnici offrono garanzie etiche e di trasparenza  superiori a quelli politici. Secondo: non è vero che l’attacco  speculativo all’Italia era colpa della debolezza del governo Berlusconi.  Terzo: è vero che i governi tecnici si possono permettere di fare i  forti coi deboli e i deboli con i forti. Morale. Forse è meglio  ripensare a quella cambiale in bianco consegnata al professor Monti su  richiesta del presidente Napolitano. Nel Pdl si era detto: firmiamo per  senso di responsabilità. Visto come stanno andando le cose forse è  meglio valutare se ritirarla, la cambiale, perché non si salverà  l’Italia se prima non si salvano gli Italiani. Pdl e Lega possono farlo,  caso Cosentino permettendo. Avanti così e le urne potrebbero essere  meno lontane di quello che sembra. <strong>Alessandro Sallusti, Il Giornale, 11 gennaio 2012</strong></p>
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		<title>TAGLIARE GLI STIPENDI AI POLITICI? E&#8217; COME ANDARE SU MARTE.</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 14:28:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Il territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[La Commissione  incaricata di indicare i tagli da fare: dati insufficienti a capire come tagliare i costi della  politica. Insomma di tagliare gli stipendi dei parlamentari non se ne parla per ora, salvo che Fini e Schifani non mantengano le loro promesse e entro gennaio procedano comunque ai tagli. Vedremo! 
La domanda è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>La Commissione  incaricata di indicare i tagli da fare: dati insufficienti a capire come tagliare i costi della  politica. Insomma di tagliare gli stipendi dei parlamentari non se ne parla per ora, salvo che Fini e Schifani non mantengano le loro promesse e entro gennaio procedano comunque ai tagli. Vedremo!<br id="tinymce" /><strong> </strong></h4>
<p>La domanda è semplice: si possono tagliare gli <strong>stipendi dei parlamentari</strong> italiani? La risposta non lo è altrettanto. Secondo Enrico Giovannini,  presidente Istat, che guida la Commissione incaricata di valutare la  questione, il problema è che sì, i nostri deputati e senatori guadagnano  più dei loro colleghi europei.</p>
<p>Ma se in termini di stipendio i nostri politici sono &#8220;più  costosi&#8221;, a rendere più difficile il confronto è il fatto che ad  abbassare i costi della politica nostrana sono il numero minore di  assistenti, i portaborse e le minori spese aggiuntive.</p>
<p>A denunciare la situazione è il rapporto pubblicato sul sito della  Funzione pubblica. Impossibile mettere a paragone la nostra situazione e  quella degli altri Paesi dell&#8217;Eurozona. Difficile anche il lavoro della  Commissione incaricata di occuparsi della questione, istituita già dal  governo Berlusconi, che denuncia il troppo poco tempo a disposizione per  giungere a un verdetto, che era atteso entro il 31 dicembre.</p>
<p>Qualche dato? L&#8217;<strong>indennità parlamentare</strong> per i  deputati in Italia è di 11.283 euro, contro i 7.100 della Francia, gli  8.500 dei Paesi Bassi e i 2.813 della Spagna. E se le cifre in Italia  sono già alte, all&#8217;indennità si deve aggiungere una diaria da 3.500  euro. Ma se le cifre italiane sembrano sproporzionate, è anche vero che  non tengono conto delle minori spese accessorie.</p>
<p>In Italia ogni mese i deputati spendono in <strong>spese di segreteria e rappresentanza</strong> circa 3.690 euro, una cifra sensibilmente inferiore ai 9.100 che i francesi spendono per i collaboratori.</p>
<div id="media_2"><img src="http://cdn.ilgiornale.it/foto-id=821180-x=430-y=315-r31=0/la_camera_deputati.jpg" alt="La camera dei deputati" /></div>
<p>Diversa la situazione in  Austria e Germania. Nel primo caso i portaborse sono dipendenti della  Camera, mentre nel secondo vengono pagati dal Parlamento, per un totale  di 14.700 euro.</p>
<p>Non solo: ai politici di casa nostra vanno anche 1.331,7 euro per i <strong>trasporti</strong>,  nonostante la possibilità di viaggiare gratis su treni, autostrade,  navi e aerei, 258,2 euro per le spese telefoniche e 41,7 euro per la  dotazione informatica. Molto diversa la situazione francese. I politici  d&#8217;oltralpe percepiscono 6.412 per le spese di rappresentanza, ma non  prendono nessuna diaria, che gli permetta di pagarsi un affitto nella  capitale. Hanno però la possibilità di accedere ad alloggi a tariffe  agevolate. Inoltre non hanno nessun rimborso per i trasporti, bensì un  carnet di biglietti che gli consentono 40 viaggi da Parigi al proprio  collegio d&#8217;appartenenza e una carta ferroviaria con sconti ulteriori.</p>
<p>E ad essere sproporzionato rispetto alla media europea è anche il <strong>vitalizio</strong> che ogni parlamentare riceve dopo cinque anni di mandato, ora  sostituito dalla pensione con metodo contributivo, pari a 2.486 euro al  mese. Per lo stesso periodo in Francia vengono corrisposti ai  parlamentari 780 euro con un versamento del 10,5% dell&#8217;indennità  legislativa.Ma la Commissione denuncia: &#8220;<cite>I dati raccolti sono del tutto provvisori e di qualità insufficiente per una utilizzazione ai fini indicati dalla legge</cite>&#8220;. Ovvero insufficienti perché si possa capire se, come e dove tagliare i costi della politica. Non è bastato &#8220;<cite>l&#8217;impegno profuso</cite>&#8220;, soprattutto &#8220;<cite>tenendo  conto dell’estrema delicatezza del compito ad essa affidato, nonchè  delle attese dell’opinione pubblica sui suoi risultati</cite>&#8220;, che non ha messo la Commissione &#8220;<cite>in condizione di effettuare il calcolo di nessuna delle medie di riferimento con l’accuratezza richiesta dalla normativa</cite>&#8220;. <strong>Andrea Cortellari, Il Giuornale, 3 gennaio 2012</strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;..E voilà! Per tagliare le pensioni, imporre le tasse, aumentare la benzina, e tutti gli altri aumenti che sono già scattati  da ieri l&#8217;altro senza nessuna preoccupazione per milioni di persone che se prima non potevano arrivare alla quata settimana del mese ora non sanno come arrivare alla seconda, non vi sono nè dubbi, nè incertezze; invece  per tagliare gli stipendi, le indennità, i benefit e i privilegi dei nostri parlamentari,  incapaci sinanche di esprimere un governo politico e ridottisi a subire i burocrati che magari essi stessi hanno aiutato a far carriera, non c&#8217;è commissione che sia capace di districarsi nella giungla deegli stipoendi europei.  Il presidente della commissione incarica di proorre i tagli,  che è anche presidente dell&#8217;Istat, ha fatto sapere che è difficile stabilire come e di quanto tagliare gli stipendi di loro signori. E ci pare sia  l&#8217;ennesima presa per i fondelli degli italiani da parte della casta. Vedremo se difronte a tale siffatta (e molta dubbia) dichiarazione di impotenza,  i due presidenti delle Camere, Fini e Schifani, sapranno mantenere il loro impegno di poche settimane fa quando hanno assicurato che se la commissione non avesse concluso i lavori, avrebbero provveduto loro  due entro gennaio. Non voremmo essere facile profeti ma si insinua il dubbio del solito sofisma nei quali è maestro più che Schifani, Fini, il quale potrebbe essere tentato dal distinguere tra conclusione dei lavori (che c&#8217;è stata ) e  esito  degli stessi che invece non ci sono. Per cui in mancanza di esiti non si può procedere&#8230;e gli stipendi della casta continueranno ad essere salvi e noi tutti rimarremo cornuti e gabbati.g </span><br />
</strong></p>
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		<title>VENDOLAE&#8217; UN ROBIN HOOD AL CONTRARIO: RUBA AI PUGLIESI POVERI PER RESTARE  RICCO LUI</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 19:28:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[In Puglia la mazzata peggiore per l&#8217;addizionale regionale Irpef. Il governatore e leader di Sel l&#8217;ha portata all&#8217;1,73%







Il giorno prima  del varo del decreto salva-Italia il Governatore della Puglia, Nichi  Vendola, è uscito quasi trionfante dal vertice delle Regioni con il  premier, Mario Monti. A sentire lui aveva sventato il taglio dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>In Puglia la mazzata peggiore per l&#8217;addizionale regionale Irpef. Il governatore e leader di Sel l&#8217;ha portata all&#8217;1,73%</h2>
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<p>Il giorno prima  del varo del decreto salva-Italia il Governatore della Puglia, Nichi  Vendola, è uscito quasi trionfante dal vertice delle Regioni con il  premier, Mario Monti. A sentire lui aveva sventato il taglio dei  trasferimenti del Fondo sanitario nazionale alle Regioni, limitando  assai i danni per la sua Puglia. Vero che nel decreto legge c’era un  aumento dell’aliquota base dell’Irpef regionale dallo 0,90% all’1,23%,  ma per i pugliesi questo avrebbe significato assai poco: proprio Vendola  alla vigilia dell’estate aveva aumentato quell’aliquota per il 2011  portandola all’1,20%: la variazione avrebbe dovuto essere leggerissima  (0,03%). Tanto che il suo assessore al Bilancio, Michele Pelillo, si è  lasciato andare a dichiarazioni stampa rassicuranti: «Avendo già deciso  gli aumenti, la Puglia lascerà inalterate le addizionali».</p>
<p>I contribuenti devono avere sorriso e perfino applaudito, poverini.  Non sapendo che il linguaggio dei politici deve sempre essere  interpretato. Solo due settimane più tardi i pugliesi hanno scoperto  l’amara verità: non solo la nuova aliquota base per loro non è  dell’1,23%, essendo salita all’1,53%, ma la stangata è soprattutto sui  redditi bassi ed è perfino più tenue su quelli medio-alti, per cui la  nuova aliquota è dell’1,73%. Nel 2010 infatti la Puglia aveva due  addizionali regionali Irpef: una dello 0,90% fino a 28 mila euro di  reddito complessivo, e una dell’1,40% da quella cifra in su, senza  distinzione fra redditi medio-bassi, medi, medio-alti, alti e  super-alti. Secondo la divisione tradizionale in queste categorie per  altro Vendola appartiene alla tranche dei redditi alti (circa 14 mila  euro al mese), risparmiata dalla sua manovra. Nel giro di un solo anno  infatti l’addizionale regionale pugliese è cresciuta del 70% sui redditi  bassi e perfino su quelli inferiori ai mille euro lordi al mese.</p>
<p>Per chi guadagna anche ventimila euro netti al mese invece la scure  fiscale di Vendola è stata assai più comprensiva: l’aumento è stato del  23,6% rispetto al 2010. E certo l’idea che nella Regione del governatore  rosso che più rosso non si può vengano presi a ceffoni i poverelli e  trattati con i guanti i ricchi, fa una certa impressione. Tanto più che  Vendola aveva tutti i poteri di legge per compensare le entrate  diminuendo su redditi bassi e bassissimi (ad esempio fino ai 10-15 mila  euro) l’aliquota base fino allo 0,73%, e diversificando le aliquote a  seconda dei redditi (1,40 fra 15 e 28 mila e 1,73 come ha fatto da lì in  su). Perché abbia fatto l’esatto opposto di quanto professato in  centinaia di comizi, interviste e discorsi vari, Vendola l’ha fatto  capire per la prima volta durante una delle ultime puntate della  trasmissione Servizio pubblico di Michele Santoro: «Perché ho tassato  anche i redditi al di sotto dei 15 mila euro? Perché sopra i 15 mila non  si becca nulla». Verità un po’ disarmante, e a dire il vero anche  ampiamente disarmata da quel che avviene in altre Regioni. I poveri sono  trattati meglio di quanto non faccia Vendola in Emilia Romagna,  Lombardia, Marche, Liguria, Piemonte, Umbria, Veneto, Toscana, Sardegna,  Basilicata, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Valle D’Aosta.  Quasi dappertutto, quindi. <strong> Franco Bechis, Libero, 2 gennaio 2011<br />
</strong></p>
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		<title>AGENZIA DI VIAGGI NIKI VENDOLA. UNA MISSIONE OGNI 5 GIORNI</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 14:42:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 2011 per Vendola e gli assessori della Puglia trasferte da New York a Sidney. La spesa? 784mila euro
Bisogna ammetterlo: da quando c’è Nichi Vendola, la regione  Puglia viaggia. Soprattutto il suo presidente: macina migliaia di  chilometri, al prezzo di decine di migliaia di euro.

Ecco perché andrebbe completata la frase con cui il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #ff0000;">Nel 2011 per Vendola e gli assessori della Puglia trasferte da New York a Sidney. La spesa? 784mila euro</span></h2>
<p>Bisogna ammetterlo: da quando c’è Nichi Vendola, la regione  Puglia viaggia. Soprattutto il suo presidente: macina migliaia di  chilometri, al prezzo di decine di migliaia di euro.</p>
<div id="media_1"><img src="http://cdn.ilgiornale.it/foto-id=820953-x=665-y=223-r31=1/nichi_vendola_leader_sel.jpg" alt="Nichi Vendola, leader del Sel" /></div>
<p>Ecco perché andrebbe completata la frase con cui il  governatore ha varato il bilancio 2012: «Con la crisi quest’anno abbiamo  avuto tutti l’idea di essere malati e privati di qualcosa». Tutti  privati, tranne lui. La crisi non ha impedito a Nichi di impegnarsi  febbrilmente nelle missioni all’estero, quei viaggi fatti in nome (e a  spese) del contribuente all’insegna di una diplomazia estera che manco  l’Onu. In un anno sono state firmate 67 delibere per autorizzare  un’ottantina di missioni fatte dal presidente della Regione, dagli  assessori della giunta, e dai funzionari dell’ente. A sfogliare le  delibere del 2011 si riceve un’impressione netta: la Regione Puglia è  più animata di un porto di mare, ogni cinque giorni in media qualcuno ha  fatto le valigie ed è partito.</p>
<p>Tra gli ultimi viaggi che hanno trovato una copertura finanziaria c’è  quello che Vendola ha fatto in Cina dal 7 al 14 novembre. Obiettivo  della missione: rafforzare la cooperazione tra la provincia del  Guangdong e le organizzazioni pugliesi del settore green economy.  Vendola, come un novello Marco Polo si è incamminato lungo la via della  seta in compagnia di Francesco Manna, suo capo di Gabinetto per un  viaggio che è costato in tutto 24mila euro. «È importante essere qui in  Cina, &#8211; ha commentato il governatore pugliese &#8211; perché è terra di  innovazione e di prodigi». E in effetti prodigiosa è anche la cifra che  Nichi e il suo accompagnatore sono riusciti a spendere per soggiornare  negli alberghi del Guangdong e di Hangzhou, la seconda meta del  pellegrinaggio cinese: 6.690 euro in tutto. Vale a dire in media 477  euro a testa per ogni notte passata nel Paese del dragone. E se le spese  per il pernottamento fanno pensare a un trattamento da nababbo, quelle  aeree non sono da meno: Vendola e Manna hanno speso infatti 6.371 euro.</p>
<p>Per capire i prodigiosi sviluppi dell’intesa tra Vendola e il  Guangdong bisognerà aspettare, ma il leader Sel oltre a essere un  navigatore è anche un sognatore. In Cina infatti ha avuto una visione e  ha fatto una promessa: «Sogno un mondo in cui è possibile che migliaia  di studenti pugliesi possano laurearsi qua e migliaia di studenti cinesi  vengano a studiare in Puglia». Per questo ha raggiunto un accordo con  la provincia cinese per istituire a Bari una sede dell’Istituto  Confucio, il nono in Italia. Proprio quello che ci voleva.</p>
<p>La Regione Puglia è un faro di alacrità nel pianificare le missioni,  un tour operator dalle innumerevoli risorse organizzative. E soprattutto  economiche: a maggio è stata firmata la delibera per approvare la spesa  di 784mila euro da destinare alle missioni. Magari Vendola dirà che è  sempre meno del Milione di Marco Polo, chissà se i suoi elettori saranno  d’accordo. L’ente spende in media più di duemila euro al giorno per far  viaggiare il proprio presidente, gli assessori e i funzionari.</p>
<p>Di queste risorse, 675mila euro sono destinate proprio alle missioni  all’estero: dalla sede della Regione Puglia non c’è angolo di mondo che  non si possa raggiungere, New York, Sidney, Londra, Parigi, Siviglia  sono solo alcune delle moltissime mete dei globetrotter pugliesi. E poi  ci sono i viaggi tra Bruxelles e Bari, perché i funzionari devono  raggiungere la città pugliese dall’ambasciata regionale in Belgio: 500  metri quadri in Rue de Throne che la Regione ha pagato 2milioni di euro.  «Sarà un polo di accoglienza per tutta la comunità pugliese con  pavimenti in pietra di Trani e decori di marmo della Murgia» aveva  assicurato Vendola. Di certo, sui pavimenti destinati alle suole della  comunità scorrono via veloci anche i trolley dei dirigenti in partenza  per Bari. <strong>Il Giornale, 2 gennaio 2011</strong></p>
<p>.<span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..Ovviamente il Niki, profeta della gente povera, saprà trovare le parole giuste per spiegare che tutti quei soldi in viaggio, compreso quello in Cina, come Craxi un ventennio fa, li ha spesi per studiare da vicino come fare per aiutare i derelitti pugliesi ai quali vende tanto fumo quanto ne producono tutte le fabbriche del mondo messe assieme. Naturalmente senza arrosto, perchè l&#8217;arrosto è riservato a lui e ai suoi colleghi consiglieri regionali che hanno si modificato le norme sul vitalizio ma con decorrenza 2020. Perchè loro non sono fessi:le regole decorerranno per gli altri, mica per se stessi. Naturalmente il Niki troverà chi lo difenderà, anzi un particolare avvocato d&#8217;ufficio già ce l&#8217;ha. E&#8217; il presidente della provincia di Bari, il noto Schiuttli che un giorno conciona e l&#8217;altro pure, il quale sulla Gazzetta di oggi ha trovato il modo di bastonare,a parole, ovviamente, quanti hanno criticato l&#8217;ingenrenza del Niki nella nomina di un primario medico  al San Paolo, il prof. Sardelli, a favore  del quale, secondo la testimonianza resa ai PM dall&#8217;ex lady di ferro della sanità pugliese, Lea Coserntino, furono riaperti i termini di un concorso  poi vinto dallo stesso Sardelli. &#8220;Ha fatto benissimo Vendola, ha tuonato il nuovo Catilina Schittulli, perchè Sardelli è bravo, parola mia che l&#8217;ho visto curare mio padre&#8221;. Il punto è, ma lo dimentica Schittulli che tuona contro gli sprechi e gli abusi quando riguardano gli altri,  che non è in discussione la bravura di questo o quello, il punto è che sono in discussione le regole che o ci sono o non ci sono e se ci sono debbono valere per tutti, compreso Niki e Sardelli. Ma Schittulli che vede all&#8217;orrizzonte sfumare il sogno di divenire il nuovo Garibaldi in salsa pugliese, sogna di diventare almeno sindaco di Bari dopo Emiliano. Per questo&#8230;.lecca lecca a Vendola. g.</span></p>
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		<title>SCANDALO SANITA&#8217; IN PUGLIA: ECCO IL CODICE VENDOLA</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 15:54:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Il territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[dal nostro inviato a Lecce
Il devastante interrogatorio dell’ex manager Asl di Bari Lea  Cosentino, un tempo fedelissima di Nichi Vendola, si arricchisce di  nuovi, incredibili, dettagli.


l&#8217;AFFABULATORE NIKI VENDOLA


Nel verbale incentrato sulla mala gestione della sanità pugliese  da parte del governatore e dei suoi assessori, interrogatorio  (pubblicato in parte ieri) rimasto a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>dal nostro inviato a Lecce</em></strong></p>
<p>Il devastante interrogatorio dell’ex manager Asl di Bari Lea  Cosentino, un tempo fedelissima di Nichi Vendola, si arricchisce di  nuovi, incredibili, dettagli.</p>
<div id="media_1"><img src="http://cdn.ilgiornale.it/foto-id=818852-x=665-y=223-r31=1/vendola-legge.jpg" alt="" /></p>
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<div id="img_total" style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;">l&#8217;AFFABULATORE NIKI VENDOLA</span></div>
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<p>Nel verbale incentrato sulla mala gestione della sanità pugliese  da parte del governatore e dei suoi assessori, interrogatorio  (pubblicato in parte ieri) rimasto a lungo coperto da omissis e inviato  per conoscenza a Lecce per i riferimenti ad alcuni magistrati, la  Cosentino non si risparmia quando è chiamata a snocciolare esempi sulle  pressioni ricevute per promuovere medici o dirigenti targati Pd o Sel.  Per avere un’idea di come Vendola e compagni di giunta concepiscano la  sanità pubblica, basta riportare un altro stralcio di questo  interrogatorio top secret dell’ 8 aprile scorso. Nomi, fatti,  circostanze oggetto di indagini approfondite che rischiano di travolgere  l’uomo nuovo della politica che a casa sua aveva aperto le braccia  anche al tanto vituperato Don Verzé.</p>
<p>«L’assessore (alla Sanità,<em> ndr )</em> Fiore – dice la Cosentino &#8211;  mi contestava il fatto che io non espletassi il concorso per la nomina  del primario di rianimazione di Altamura, ma io sapevo che avrebbe vinto  il dottor Milella perché uomo di fiducia del professor Fiore. Subii  pressioni a cui comunque non cedetti non ritenendo di dover espletare  con urgenza questo concorso. Un’altra pressione riguarda la nomina di  primario per l’unità operativa complessa di chirurgia toracica del  presidio ospedaliero San Paolo. Nel 2008 era andato in pensione il  professor Campagnano, molto bravo e infatti quel presidio andava molto  bene. Bandimmo il concorso e Vendola mi chiese di procedere velocemente e  sponsorizzò la nomina del dottor Sardelli del policlinico di Foggia,  suo amico e secondo lui molto bravo: espletai il concorso ma il dottor  Sardelli non presentò la domanda confidando di poter essere collocato  presso il Di Venere in un istituenda unità complessa.</p>
<p>Quando Sardelli appurò tramite Francesco Manna, già capo di gabinetto  di Vendola, che l’istituzione dell’unità di chirurgia complessa del Di  Venere non si sarebbe realizzata, Vendola mi chiese insistentemente di  riaprire il concorso per consentire al dottor Sardelli di parteciparvi.  Io, a fronte di tali richieste e nonostante fosse stata già composta la  commissione che non si era ancora riunita, riaprii i termini del  concorso, anche se non ero d’accordo, con la scusa di consentire il  massimo accesso a tutte le professionalità. Era chiaramente una  forzatura ma Vendola mi disse di farlo perché mi avrebbe tutelata». Alla  fine, coincidenza, per quella pressione e quell’intromissione di  Vendola a cose fatte, «vinse il dottor Sardelli» anche perché più  titolato.</p>
<p>A un’imposizione ne seguì un’altra. «Sardelli poi mi impose,  attraverso Vendola, di fare una ristrutturazionedel reparto e di dotare  il reparto stesso delle attrezzature idonee per la funzionalità  dello stesso».<br />
Quanto all’attuale senatore Pd Alberto Tedesco,  all’epoca assessore alla Sanità, la manager confessa: «Riguardo alla  nomina del professor Acquaviva vi è stata una forte pressione  dell’assessore Tedesco sia sui tempi dell’espletamento del concorso sia  sul nome dell’Acquaviva: quest’ultimo si era candidato in precedenza  alle lezioni amministrative, non ricordo quali, nella lista del Tedesco,  il quale sosteneva che Acquaviva fosse ilmigliore». La Cosentino passa  poi a parlare del mondo affaristico interessato, attraverso la politica,  ad allungare le mani sui milioni della sanità pubblica. Sul punto i  magistrati contestano alla manager la famosa intercettazione all’Hotel  De Russie di Roma presenti Gianpi Tarantini e l’imprenditore Alberto  Intini, vicinissimo a Massimo D’Alema. I pm le chiedono se «ha mai  sentito parlare Intini e Tarantini di ripartizione degli appalti »e se  la cosa«la coglieva di sorpresa ».</p>
<p>Lea Cosentino, sorpresa non lo era affatto: «In quel periodo mi stavo  rendendo conto che le cose che mi raccontavano Tarantini, Gero Grassi  (parlamentare Pd, ndr) e Loizzo (ex assessore ai Trasporti, Pd, ndr) e  cioè che vi erano delle consuetudini per cui il politico del territorio  aveva degli imprenditori di riferimento e si facevano pressioni sulle  gare di appalto, erano vere».Sull’incontro al De Russie, precisa, «fui  invitata da Tarantini, sapevo che partecipava Intini, ho fatto da agente  provocatore avendo avuto percezione nel corso della mia attività  dell’esistenza di un sistema che prescindeva dalla mia volontà e che mi  avrebbe potuto soverchiare.</p>
<p>Gianpaolo Tarantini mi aveva detto, infatti, in ciò rafforzando  la mia percezione e le mie preoccupazioni, che l’appalto delle pulizie e  sull’ausiliariato che aveva un valore di 55 milioni di euro circa era  stato già oggetto di spartizione fra alcuni imprenditori ». Alla gara  partecipò inizialmente anche un’Ati con Intini, poi escluso e che per  rientrare «minacciava ricorsi» per altri torti subiti. Loizzo le disse  che Intini era molto arrabbiato e «mi chiese di intervenire presso di  lui, così lo incontrai al De Russie».</p>
<p>Il governatore tace imbarazzato. E per una volta non sbaglia visto  che il suo ex assessore Tedesco (attuale senatore Pd) rischia di nuovo  il carcere essendo stata avanzata richiesta d’arresto a Palazzo Madama e  il suo ex numero due in giunta, il dalemiano Frisullo, coinvolto nel  giro-escort di Tarantini, rischia il processo. Sulla sanità privata è  prossima una «bomba » che nessuna fuga di notizie pro Pd, stavolta,  potrà attenuare. È una torbida storia che si incrocia anche con gli  inciuci da 50 milioni di euro all’ospedale Miulli di Acquaviva. Sta per  essere raccontata dalla magistratura. Occorre solo trovare un Narratore. <strong>Gian Marco Chiocci, per Il Giornale, 22 dicembre 2011</strong></p>
<p><strong>.<span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;&#8230;..Per molto meno il pm napoletano, ex potentino, Woodwock avrebbe già emesso mandato di cattura e trasferito il reprobo in una auto 500 a qualche sperduto carcere del pianeta, ristretto con una ventina di detenuti (che goduria!) in attesa di interrogatorio di garanzia. Ma questo è solo un sogno per cui non c&#8217;è reato, almeno sino a quando i solerti magistrati italiani non avranno motu propri trasformato il sogno in delitto. g.</span><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>E&#8217;MORTO VACLAV HAVEL, IL SIMBOLO DELLA RIVOLUZIONE DI VELLUTO CHE LIBERO&#8217; PRAGA DAL GIOGO SOVIETICO</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 14:18:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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Simbolo della dissidenza  anticomunista, difensore dei diritti dell&#8217;Uomo, presidente, drammaturgo                      e regista, Vaclav Havel, morto oggi a 75 anni, ha  scritto le grandi pagine della storia del suo Paese. Artista non  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><img src="http://notizie.virgilio.it/generated/images/apcom/213x145/213x145_20111218_134150_E01CA558.jpg" border="0" alt="Morto Vaclav Havel, simbolo della Rivoluzione di Velluto" /></div>
<p>Simbolo della dissidenza  anticomunista, difensore dei diritti dell&#8217;Uomo, presidente, drammaturgo                      e regista, Vaclav Havel, morto oggi a 75 anni, ha  scritto le grandi pagine della storia del suo Paese. Artista non  conformista                      e grande appassionato di musica rock dei Rolling  Stones e di Frank Zappa, questo intellettuale, dalla figura esile, ha  incarnato                      la &#8220;Rivoluzione di Velluto&#8221; del 1989 che ha messo  fine, senza spargimento di sangue al regime totalitario di Praga.                                            Primo presidente della Cecoslovacchia  post-comunista (1989-1992) poi primo capo dello Stato della Repubblica  Ceca, è stato                      l&#8217;artefice della democratizzazione del suo Paese e  dell&#8217;adesione alla Nato (1999) e ha gettato le basi per l&#8217;ingresso  nell&#8217;Unione                      europea, conclusa nel 2004.                                            Dopo la fine del suo mandato, nel febbraio 2003,  malgrado la sua fragile salute, il drammaturgo e ex dissidente  anticomunista                      della Charta 77 si dedica alla lotta per i diritti  dell&#8217;Uomo a Cuba, in Bielorussia, in Birmania e in Russia. Riprende a  scrivere                      pubblicando nel 2006 le sue memorie politiche e una  commedia per il teatro &#8220;Partire&#8221;, nel 2008, titolo anche del suo primo                      film, presentato in anteprima il 14 marzo scorso a  Praga.                                            Nato il 5 ottobre del 1936 a Praga da una famiglia  benestante, proprietaria di studi cinematografici e di numerosi immobili                      nella capitale, Vaclav Havel è costretto a lasciare  gli studi per la lotta antiborghese del regime comunista che aveva  preso                      il potere in Cecoslovacchia. Allora comincia a  lavorare nei teatri come macchinista, poi come autore del teatro  dell&#8217;assurdo.                                            Rifiuta l&#8217;esilio dopo l&#8217;occupazione sovietica nel  1968 ed entra nella dissidenza per redigere il manifesto della Charta  77,                      un appello per i diritti umani e per la democrazia  con cui  sfida la supremazia sovietica. Per il suo impegno sociale viene                      rinchiuso in carcere per quattro anni durante i  quali scrive le celebri &#8220;Lettere a Olga&#8221;, sua prima moglie.                                            E&#8217; stato uno dei leader della cosiddetta  &#8220;Rivoluzione di Velluto&#8221; del 1989, durante la quale viene arrestato  nuovamente, il                      28 ottobre. Il 29 dicembre dello stesso anno, nella  sua qualità di capo del Forum Civico, viene eletto presidente  dall&#8217;Assemblea                      Federale.                                            Dopo la morte di Olga, nel 1996, si risposa con  Dagmar Veskrnova, un&#8217;attrice di 20 anni più giovane.                                            Una polmonite curata male in prigione e un cancro  al polmone sono all&#8217;origine dei numerosi problemi di salute di cui  soffriva                      l&#8217;ex presidente Ceco. Nel dicembre del 1996, Havel è  stato operato di un cancro al polmone destro. Oltre ad avere una  bronchite                      cronica, il drammaturgo ceco ha sofferto anche di  problemi cardiaci e intestinali. Negli ultimi mesi, Havel ha trascorso  il                      suo tempo nella casa di campagna a circa 150  chilometri da Praga, dopo un ricovero nel marzo 2011 per una grave  polmonite.                                            Sabato scorso l&#8217;ultima uscita pubblica a Praga dove  ha incontrato il Dalai Lama, il capo spirituale dei buddisti tibetani. <strong>Fonte ANSA, 18 dicembre 2011</strong></p>
<p><strong>.<span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..Havel era anche un valente clarinettista e gli piaceva suonare, da dilettante, in una delle più famose birrerie di Praga, la Tigre d&#8217;Oro, nei pressi della piazza Nemesti, piccola e piena di fumo. Entrandoci,  la prima cosa che noti è una grande foto sulla parete  che ritrae insieme Havel e Clinton che suonano il clarinetto. Chi ci vide ammirare la foto, in uno stentato italiano ci disse: Havel, padre della libertà. Ci piace ricordarlo così. g. </span><br />
</strong></p>
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		<title>IL GOVERNO GRIGIO: TRISTEZZA AL POTERE</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 11:56:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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Ieri guardavo il premier Mario Monti parlare al Senato. Noioso.  Capisco che ci sia poco da ridere, ma il nostro premier va molto oltre, è  l’immagine della tristezza.





Uno lo guarda, lo ascolta, e si deprime. Non è un  insulto, ma una banale considerazione. Monti è in buona compagnia:  Giacomo Leopardi, sommo [...]]]></description>
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<p>Ieri guardavo il premier Mario Monti parlare al Senato. Noioso.  Capisco che ci sia poco da ridere, ma il nostro premier va molto oltre, è  l’immagine della tristezza.</p>
<div id="media_1"><img src="http://cdn.ilgiornale.it/foto-id=816649-x=665-y=223-r31=1/monti2.jpg" alt="" /></p>
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<p>Uno lo guarda, lo ascolta, e si deprime. Non è un  insulto, ma una banale considerazione. Monti è in buona compagnia:  Giacomo Leopardi, sommo poeta, fece l’elogio della noia come «il più  sublime dei sentimenti umani». Banchieri e intellettuali hanno evidente  almeno un punto in comune: il lusso del pessimismo. Noi comuni mortali  non possiamo permettercelo: ci tocca alzarci la mattina e sperare che  giri bene. E invece non ci parlano che di pensioni, di tasse, di spread.  Si punisce chi fuma, chi vuole avere una bella macchina, chi ha una  barca, chi si è comperato una casa e chi ha due risparmi da parte.  Dobbiamo diventare tutti perfetti e anche un po’ modesti, come ci  vorrebbe anche quel gaglioffo di Di Pietro che in vita, privata e  pubblica, ne ha combinate (e ne combina) più di Bertoldo.</p>
<p>Stiamo andando verso uno Stato etico, oltre che di polizia. Un  manipolo di ricchi e tristi signori che ci impone con la forza ( delle  leggi e dei controlli) di diventare morigerati e più poveri. Dicono: ce  lo impone la situazione. Già, ma forse la situazione imponeva alla prima  banca italiana (Unicredit) di non dare, solo pochi mesi fa, 40 milioni  di liquidazione al suo manager (Profumo), ritenuto inadeguato dagli  azionisti. Eppure è successo, e ora paghiamo noi il conto con l’aumento  delle sigarette. Smettere di fumare fa bene, è fuori dubbio, ma vorrei  vivere in un Paese dove la scelta sia libera e non condizionata o  imposta dal governo dei puritani. Per fortuna in serata a distrarci, e a  divertirci un po’,ci ha pensato Enrico Mentana con il giallo delle sue  dimissioni ma non del tutto. È come passare dalla Corazzata Potemkin a  Vacanze di Natale dei fratelli Vanzina. Almeno per lui,l’incasso è  assicurato. <strong>Alessandro Sallusti, Il Giornale, 15 dicembre 2011</strong></p>
<p>.<span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..Nel mitico e ormai lontanto &#8220;68&#8243; si gridava nelle piazze di tutta Europa: la fantasia al potere. E molti la considerarono un&#8217;utopia e lo era. Ma non era meglio l&#8217;utopia di una irraggiungibile meta piuttosto che il grigiore di una classe dirigente impostaci con la forza senza alcun consenso, nè formale, nè virtuale che governa all&#8217;insegna della tristezza? La tristezza è l&#8217;anticamenra della disperazione e della depressione: Monti e il suo govenro rischiano di portarci al suicidio non necessariamente materiale ma con le stesse conseguenze. Quando ad un intero popolo si toglie la speranza lo si induce al suicidio. Complimenti al re e imperatore Giorgio 1°: ciò che non riuscì 65 anni fa al suo ispiratore politico, Togliatti, è riuscito a lui. E&#8217; riuscito a togliere al popolo italiano anche la voglia della speranza issando sullo scranno del comando un uomo grigio, in tutti i sensi. g. </span></p>
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