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	<title>ILTORITTESE.it - fatti, notizie, cronaca, politica e cultura di Toritto (BA) &#187; Politica</title>
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		<title>BERLUSCONI:BISOGNA CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE D&#8217;ACCORDO COL PD</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 17:41:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Berlusconi a colloquio con Libero svela i suoi piani: &#8220;Bisogna  trovare un compromesso con il Pd per cambiare la legge elettorale.  Sosterrò la campagna elettorale del Pdl, poi lascio ad Alfano.







Silvio Berlusconi sfoglia un album  fotografico con la copertina cartonata, in blu. Arriva all’istantanea  che gli piace di più: lo ritrae, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #ff0000;">Berlusconi a colloquio con Libero svela i suoi piani: &#8220;Bisogna  trovare un compromesso con il Pd per cambiare la legge elettorale.  Sosterrò la campagna elettorale del Pdl, poi lascio ad Alfano.</span></h3>
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<div><img title="Ecco il patto del Cavaliere con la sinistra e Monti" src="http://www.liberoquotidiano.it/resizer/475/280/false/silvio-berlusconi-pierluigi-bersani-pdl-pd-patto-salvatore-dama--1328384362970.jpg" alt="Ecco il patto del Cavaliere con la sinistra e Monti" /></div>
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<p>Silvio Berlusconi sfoglia un album  fotografico con la copertina cartonata, in blu. Arriva all’istantanea  che gli piace di più: lo ritrae, pattini e divisa da giocatore di  hockey, mentre si lancia in una mischia tra un avversario e la parete  del perimetro di ghiaccio. «Ci siamo sfidati con Putin e ho vinto io.  Quale settantacinquenne si avventerebbe con tale agonismo?». Anche chi  dice peste e corna di lui, gliene dà atto: l’uomo, di indole, è un  combattente. Da ragazzo è pure salito sul ring («Campionato lombardo dei  pesi medi, finché non tornai a casa con il naso gonfio e mia madre  protestò: “io ti ho fatto bello e tu ti conci così!”»). Basta guantoni.  Li ha rimessi su (metaforicamente) per fare politica. Ma anche quella  stagione è finita. Finita? Berlusconi siede alla scrivania. Ha un piano.</p>
<p>Gli ultimi mesi di esperienza al governo sono stati traumatici.  Troppo tempo speso a difendersi dagli attacchi che arrivavano,  quotidianamente, da più parti, pochissimo spazio per pensare. Tanta  trincea, zero elaborazione politica. Poi il trauma delle dimissioni, il  passaggio di consegne a Monti, il disagio di condividere la coalizione  con i nemici del giorno prima. Quindi i primi provvedimenti del governo,  la manovra “tutta tasse” di dicembre e un Berlusconi che ancora non  prende partito: dà i voti ai professori, ma li tiene sulla corda. Lotta e  governo. Un occhio strizzato all’Udc e una mano tesa alla Lega. Poi?  Poi le ferie natalizie devono aver fatto molto bene al Cavaliere. Gli  hanno restituito la lucidità che s’era giocata col (troppo) rapido  precipitare degli eventi.</p>
<p>L’ex premier ha una strategia. La rivelazione consegnata ieri l’altro  al Financial Times è l’epifenomeno. Manca un pezzo. Questo: «Perché ho  detto che sono pronto a un passo indietro e ad abbandonare la politica  in prima linea. Perché, semplicemente, è quello che penso: voglio dare  spazio ad Angelino Alfano, che è un giovane bravissimo. Poi ritengo che  tornare un’altra volta a Palazzo Chigi, con l’attuale architettura  istituzionale, sarebbe inutile». Il compito di riformarla tocca ai due  principali partiti, Popolo della Libertà e Partito democratico. Ecco la  strategia berlusconiana, la quinta sinfonia per i consiglieri  “pacifisti” del capo. Una medicina amara per quegli azzurri più  bellicosi che chiedono il voto. Qui e subito.</p>
<p>Detta volgare, la strategia dell’inciucio 2.0, suona più facile e  diretta: se uno deve stare nello stesso letto con il nemico, tanto vale  consumare il rapporto, no? Ma il discorso di Berlusconi è ben più  articolato. Parte dalla «politica» che deve ritrovare centralità perché  «in questo momento non c’è», è evanescente, «il 46 per cento degli  italiani non sa chi votare e se andare a votare». Colpa anche del  sistema di voto che alimenta la frammentazione: «Il voto degli italiani  si disperde in una miriade di partiti e partitini: la sinistra radicale  di Vendola, i Grillini, Di Pietro, i radicali, Fini, l’Udc di Casini, la  Lega&#8230; Sarebbe invece opportuno alzare la soglia di sbarramento». E  chi avrebbe lo stesso interesse a dare una sterzata al sistema verso il  bipolarismo spinto (o bipartitismo)? Esatto. «Dobbiamo dialogare con il  Partito democratico. E non solo sulla legge elettorale. Bisogna lavorare  con loro anche alle altre riforme istituzionali». Pure la giustizia?  «Perché no, alla fine quaranta loro deputati hanno votato per la  responsabilità civile dei magistrati&#8230;». Come a dire: forme primoriali  di garantismo anche a sinistra. Perlomeno quando c’è il velo del voto  segreto, come l’altro giorno alla Camera.</p>
<p>Alt, ferma. Momento di riflessione: il Cavaliere auspica un’asse  Pdl-Pd per una nuova legge elettorale che tagli terzi poli e le ali  estreme, tra queste ficca en passant pure la Lega. Silvio non  ufficializza la morte dell’alleanza (ci pensano i leghisti a ricordarlo  tutti i giorni), ma inizia a elaborare il lutto. Bossi è Bossi, un  amico, un fratello. Ma Umberto non è più il leader del Carroccio.  Esteticamente forse ancora, ma di fatto non lo è più. Perciò &#8211; anche se  la porta per il figliuol prodigo è sempre aperta &#8211; meglio attrezzarsi  alla nuova situazione. E sia: perché i partiti maggiori abbiano tempo  per fare le riforme (o perlomeno la legge elettorale), è necessario che  Monti duri per tutto il suo mandato. Ciò spiega com’è che, dopo il  tentennamento iniziale, Berlusconi sia diventato un montiano di ferro:  «È molto bravo e non sto scoprendo adesso le sue qualità: è stato il  sottoscritto a indicare Monti come Commissario europeo nel ’94». Il  Cavaliere si fregia di essere stato il talent scout. «Il governo deve  continuare a operare».</p>
<p>In settimana l’ex premier è stato ospite, con Gianni Letta, al  Quirinale per un pranzo riservato col Capo dello Stato. Nelle settimane  successive al suo passo indietro Berlusconi aveva sottolineato lo stato  di democrazia sospesa, determinato dall’insediarsi di un esecutivo non  indicato dagli elettori. Una dialettica antiquirinalizia che Silvio ha  via via abbandonato. Adesso analizza freddamente: «Di fatto siamo in una  Repubblica presidenziale. Il che va anche bene perché, con i decreti  del Presidente, almeno si fanno le riforme che servono al Paese». Evviva  la Costituzione materiale, se quella cartacea è l’antitesi del  decisionismo: «Le nostre leggi entravano in Parlamento in un modo e ne  uscivano modificate. Poi passavano al vaglio di Magistratura democratica  che decideva se impugnarle. Infine subivano il giudizio della Corte  costituzionale, dove si sa quale siano i rapporti di forza politici&#8230;».  Adesso le leggi hanno il sigillo di Giorgio Napolitano. E chi le  tocca?  Sorride: «Certo che, senza Berlusconi al potere, i giornali non  sanno più chi attaccare, sono  in crisi&#8230;». Adesso dilaga  la polemica  contro la casta e a Silvio non piace: «La stampa non aiuta la politica a  recuperare credibilità. Alla fine un deputato ha spese politiche e di  rappresentanza, non si arricchisce con l’indennità parlamentare».</p>
<p>La seconda vita di Berlusconi in politica &#8211; non più frontman, ma  stratega e padre nobile &#8211; sembra anche caratterizzata da un diverso  approccio ai problemi. Meno ottimismo, più realismo: «Sono profondamente  preoccupato per l’economia italiana ed europea». Si mischiano interessi  generali &#8211; per il Paese che dice di amare &#8211; e interessi vivi: le sue  aziende, gravate dal calo della raccolta pubblicitaria. Ma è tutto il  Sistema Italia che, chissà se regge: «La Cina e le altre economie  emergenti aggrediscono le nostre aziende producendo a costi bassissimi.  Non so come andrà a finire&#8230;». Ha un esempio che lo riguarda: «Ho  costruito varie strutture in Thailandia con don Pierino Gelmini e  adesso, in collaborazione con Guido Bertolaso, abbiamo un progetto di  ospedali prefabbricati da installare direttamente in Paesi che ne hanno  necessità». Un’iniziativa umanitaria. «Ebbene, produrne uno in Italia  costa 4,2 milioni di euro, in Cina 1,2 milioni!». Al crepuscolo del  Vecchio continente sta dando una bella mano la Germania: «Non si rendono  conto di quanto sia importante per l’euro avere una Bce che funzioni  come una vera banca centrale».</p>
<p>Il Cavaliere guarda il tavolino dove gli vengono sistemati i  quotidiani. È vuoto. Ritardo nella consegna della mazzetta, colpa della  nevicata che ha mandato in tilt Roma. D’altronde anche  Silvio doveva  partire per Milano e, causa meteo avverso, non è riuscito: «Non ho  ancora visto il Financial Times, volevo leggerlo. In realtà ho in  programma un serie di interviste con i giornali stranieri. Un po’ di  tempo fa ne ho fatta una con Paris Match, proseguirò con cadenza  settimanale. Mi concentro di più sulla stampa internazionale perché c’è  stato un tentativo di screditare la mia immagine all’estero con la  storia del bunga bunga». <strong>di Salvatore Dama, Libero, 5 febbraio 2012<br />
</strong></p>
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		<title>GLI ERRORI COI FIOCCHI, di Mario Sechi</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 17:14:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Tutti  contro tutti. Dopo i fiocchi, volano i piatti. Il Sindaco dice che è  stato lasciato solo e attacca la Protezione Civile. Quest’ultima spiega  che il piano del Campidoglio fa acqua (ops, neve), Palazzo Chigi esce  dal letargo e spalanca il portone dell’ovvietà e del «bisogna  prevenire». Perbacco. Poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Neve a Roma, bici e slittini al Circo Massimo" src="http://www.iltempo.it/politica/2012/02/05/1320810/images/64144-neve.jpg" alt="Neve a Roma, bici e slittini al Circo Massimo" width="160" height="140" /> Tutti  contro tutti. Dopo i fiocchi, volano i piatti. Il Sindaco dice che è  stato lasciato solo e attacca la Protezione Civile. Quest’ultima spiega  che il piano del Campidoglio fa acqua (ops, neve), Palazzo Chigi esce  dal letargo e spalanca il portone dell’ovvietà e del «bisogna  prevenire». Perbacco. Poi arriva l’esercito con i lancieri di Montebello  e mancano solo i mezzi corazzati e l’antiaerea. Solita babele. Gli  unici in silenzio, i volontari che spazzavano la mattina presto e quei  bravi cittadini che facevano quel che andava fatto: pulivano il loro  pezzo di marciapiede e anche quello del vicino che ronfava. Quello che  si stropiccia gli occhi butta giù un «&#8230;ammazza» e poi cerca il nome  del colpevole mentre guarda dall’alto in basso il «fesso» che ha pulito  il «suo» marciapiede. È un Paese senza comando, organizzazione e  responsabilità. Non ci voleva Einstein per capire che una metropoli che  va sott’acqua con la pioggia, finisce in freezer con la neve. Unica  consolazione, la gioia dei bambini. I loro sorrisi ci ricordano che  dobbiamo investire nel futuro. Non possiamo lasciare loro in eredità  infrastrutture che d’inverno si ghiacciano e d’estate si squagliano. La  parola definitiva per me l’ha detta un anziano ex macchinista delle  Ferrovie che in metropolitana (unico mezzo funzionante) mi ferma e dice:  «Direttore, abbiamo inventato i treni che camminano solo d’estate&#8230;». <strong> Mario Sechi, Il Tempo, 5 febbraio 2012</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;&#8230;..La più bella di questa esilarante quanto drammatica cronaca del doponeve a Roma è quella che riguarda Palazzo Chigi dove da un paio di mesi, occhio e croce, alberga un certo  Monti (sui monti la neve abbonda&#8230;). A proposito della disorganizzazione romana di cui si danno reciprocamente colpa il sidnaco Alemanno e il capo della protezione civile Gabrielli, Palazzo Chigi, quindi Monti, ha detto che &#8220;bisogna prevenire&#8221;. Non s&#8217;è capito cosa! La disorganizzazione o la neve? Certo che se Monti fosse caoace di prevenire la neve, nel senso che è capace di impedirle di fioccare c&#8217;è da chiedersi dove diavolo lo hanno tenuto nascosto  sino a due mesi fa cotanto mago..se poi si riferisce alla disorganizzaizone c&#8217;è da chiedersi dov&#8217;è stato sinora Monti, forse sul pianeta Marte, visto che non sa che in Italia da sempre è la disorganizzazione la vera regina del nostro Paese. Naturalmente ora che c&#8217;è lui c&#8217;è da sperare, anzi da esser certi che anche questa, la disorganizzazione,  è destinata a scomparire. Anzi, fra un paio di giorni di certo il Consiglio dei Ministri dopo la rituale riunione di sei-sette ore sfornerà l&#8217;immancabile decreto legge che l&#8217;innappuntabile re Giorgio firmerà dopo aver corretto qualche virgola e punto e virgola e dopo una decina di giorni il funereo Monti alla stampa tedesca &#8211; che fa finta di prenderlo sul  serio &#8211; dichiarerà che ormai l&#8217;Italia è sulla buona strada per uscire dalla disorganizzazione. Già perchè Monti, dotato di ampi poteri sopranaturali, è in grado di leggere il futuro e di poter &#8220;vedere&#8221; con gli occhi  del futuro le conseguenze &#8211; ovviamente positive &#8211; dei suoi decreti. Come per quelli  relativi alla situazione economica che poche settimane fa era talmetne grave per cui temeva &#8211; sempre  Monti &#8211; di non poter pagare glis tipendi, e l&#8217;altro giorno ha dichiarato, sempre alla superdisponibile stampa tedesca,  che oramai l&#8217;Italia è fuori dalla crisi. naturalmnetìe grazie ai suoi decreti, un paio dei quali sono ancora nella fase di aggiustamento in Parlamento, mentre l&#8217;ultimo è appena stato firmato dal re e non ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Ecco, ci pare che ancora una volta &#8211; Fini dixit! &#8211; siamo alle comiche finali, oppure&#8230;oppure delle due l&#8217;una:  o due mesi fa non eravamo messi tanto male, oppure ora Monti dice baggianate. Come per la neve che &#8220;andava prevenuta&#8221;.  Cara Italia, affidati al tuo stellone per tirarti fuori dai guai perchè se conti sui Monti finirai nelle vallate inondate dalle tue lacrime. g.</span></p>
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		<title>GIUDICI, PACCHIA FINITA. ORA CHI SBAGLIA PAGA.</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 19:38:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Scherzi della politica. Da diciotto anni si cerca di mettere  argine all’abuso di potere della magistratura ma niente: nonostante lodi  e progetti di legge, non si era mossa foglia.


Responsabilità civile dei giudici
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Ogni tentativo era andato a sbattere sulla casta delle  toghe e sui loro alleati politici e mediatici, che avevano il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scherzi della politica. Da diciotto anni si cerca di mettere  argine all’abuso di potere della magistratura ma niente: nonostante lodi  e progetti di legge, non si era mossa foglia.</p>
<div id="media_1"><img src="http://cdn.ilgiornale.it/foto-id=830332-x=665-y=223-r31=1/responsabilita_civile_giudici.jpg" alt="Responsabilità civile dei giudici" /></p>
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<div>Responsabilità civile dei giudici</div>
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<p>Ogni tentativo era andato a sbattere sulla casta delle  toghe e sui loro alleati politici e mediatici, che avevano il comune  obiettivo di abbattere Berlusconi. Ricordate? Toccare i giudici era  considerato un attentato alla Costituzione. Poi all’improvviso, quando  meno te lo aspetti, cioè ieri, ecco arrivare un voto segreto che  introduce la responsabilità civile dei magistrati: chi sbaglia pagherà  di persona, come avviene per qualsiasi cittadino lavoratore.</p>
<p>L’idea, cioè l’emendamento, è della Lega, ma coperti dal segreto  l’hanno sostenuta in massa a destra come a sinistra. Quei furbetti del  governo Monti, per bocca del Guardasigilli, hanno fatto la parte degli  indignati perché anche a loro i pm fanno un po’ paura.Prima hanno  chiesto al parlamento di votare contro. Poi, smentiti dalla loro  maggioranza Pd-Pdl, si sono augurati, sempre per bocca della ministra  della Giustizia Severino, che il Senato bocci la legge. I magistrati  sono furenti, ovviamente. Traditi pilatescamente dal governo dei  professori e da una parte della sinistra che dopo averli usati in chiave  antiberlusconiana adesso li scarica. Ma hanno poco da urlare, le toghe.</p>
<p>Non si capisce perché possano essere toccati presunti privilegi di  tassisti, benzinai, farmacisti, pensionandi e non i loro. Del resto la  Camera non ha fatto altro che accogliere, con 25 anni di ritardo, la  volontà degli italiani che in un referendum del 1987 avevano (invano)  deciso che i magistrati dovevano pagare personalmente per i loro errori.  Ma adesso bisogna andare avanti: intercettazioni e separazione delle  carriere sono questioni non più rinviabili. I magistrati dovranno  rimpiangere i governi Berlusconi.<strong> Alessandro Sallusti, Il Giornale 3 febbraio 2012</strong></p>
<p>.<span style="color: #ff0000;">&#8230;..Non si illuda troppo Sallusti. La casta, anzi le caste, le tante caste che la fanno da padrone nel nostro povero Paese, non si lasciano mettere al muro tanto facilmenete. Come ricorda sul Tempo di oggi Francesco Damato,  la casta dei parlamentari sta facendo di tutto per difendere i suoi  privilegi. Altrettanto farà la casta dei giudici. Già sono partite le prime bordate e già ci sono le prime crepe nel Parlamento, da parte del PD e dello stesso governo che per bocca del Ministro della Giustizia ha già auspicato che il Senato provveda a mettere una toppa al buco apetto dal voto sull&#8217;emendamento leghista. E poi non vanno ignorati i &#8220;pronunciamenti&#8221; degli interessati che suonano come avvertimenti alle orecchie dei parlamentari che dopo l&#8217;abolizione dell&#8217;art. 68 della Carta iono molto, molto vulnerabli. Nè va dimenticato che la legge sulla responsabilità civkle dei magisrrati già c&#8217;era e fu abrogata dallo stesso Parlamento. Per cui&#8230;.g</span></p>
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		<title>QUELLA CASTA CHE NON MOLLA</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 19:30:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[La politica, questa benedetta  politica della quale ogni tanto viene la voglia di auspicare la ripresa  di fronte al rischio che cresca troppo la fiducia nei tecnici, e si ceda  quindi alla perversa tentazione di preferirli in assoluto agli eletti  dal popolo, si è messa a fare concorrenza al freddo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La politica, questa benedetta  politica della quale ogni tanto viene la voglia di auspicare la ripresa  di fronte al rischio che cresca troppo la fiducia nei tecnici, e si ceda  quindi alla perversa tentazione di preferirli in assoluto agli eletti  dal popolo, si è messa a fare concorrenza al freddo che viene in questi  giorni dal cielo. Gela infatti la sfrontatezza con la quale essa  difende, nei piani bassi ed alti, quel groviglio di privilegi che  l’hanno fatta tra le più costose e insopportabili del mondo, e non solo  d’Europa. Anche se la solita commissione di studio stenta a chiudere i  suoi lavori e a certificare quello che tutti abbiamo già capito.</p>
<p>I 26 ricorsi sinora presentati, e destinati probabilmente ad aumentare,  contro i pur limitati e spesso anche finti tagli ai cosiddetti vitalizi  da parlamentari ed ex parlamentari di un po’ tutti gli schieramenti,  attaccati come ostriche alle loro specialissime pensioni d’anzianità  segate invece ai cittadini comuni, gridano vendetta per la loro  sfrontatezza. Che potete riscontrare nei particolari esposti dal nostro  Alberto Di Majo. Ma anche per le procedure su cui i ricorrenti possono  contare, studiate e difese per non fare uscire le decisioni dai  perimetri parlamentari. Tutto si deve continuare a fare in casa, nei  palazzi della politica, con una esasperata visione della cosiddetta  autonomia che autorizza poi altri a fare lo stesso: per esempio, i  magistrati. Che si fanno notoriamente giustizia da sé e gridano come  polli spennati quando rischiano di perdere qualcosa della loro  illimitata autonomia, appunto, e dei loro privilegi. Come hanno fatto  ieri con i rappresentanti sindacali, e i soliti difensori d’ufficio a  sinistra, per la breccia che si è improvvisamente aperta a Montecitorio  nel muro che da troppo tempo li protegge dal dovere di rispondere  civilmente dei danni procurati con il cattivo esercizio delle loro  funzioni. Un dovere che, su iniziativa referendaria dei radicali, i  cittadini sancirono abolendo nel 1987 le norme ostative, ma che i  politici in pochi mesi tornarono a vanificare con una legge che i  magistrati si scrissero praticamente da soli. Così come da soli i  partiti hanno scritto e riscritto l’esosa legge in vigore sul loro  finanziamento pubblico, che pure era stato abolito referendariamente dai  cittadini nel 1993.  <strong>Francesco Damato, Il Tempo, 3 febbraio 2012</strong></p>
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		<title>PIOGGIA DI SOLDI (NOSTRI) SUI PARTITI</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 14:49:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Elezioni  politiche 2008. I partiti si preparano alle urne. Campagna elettorale.  Molti comizi, gazebo, strette di mano e un ingente impegno economico. La  posta in palio è alta: vincere e governare oppure perdere e soccombere.  Tutto però con la consapevolezza che anche soltanto il partecipare può  garantire un ricco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Una veduta esterna di Palazzo Montecitorio" src="http://www.iltempo.it/politica/2012/02/02/1320343/images/63939-costi_p.JPG" alt="Una veduta esterna di Palazzo Montecitorio" width="160" height="140" /> Elezioni  politiche 2008. I partiti si preparano alle urne. Campagna elettorale.  Molti comizi, gazebo, strette di mano e un ingente impegno economico. La  posta in palio è alta: vincere e governare oppure perdere e soccombere.  Tutto però con la consapevolezza che anche soltanto il partecipare può  garantire un ricco premio di consolazione. Si chiama rimborso elettorale  e viene elargito a tutte quelle forze politiche che alle elezioni  abbiano superato l&#8217;1% dei consensi. E per capire quanto ambito sia  questo premio basta fare qualche conto: nel 2008 i partiti hanno  dichiarato di aver speso complessivamente 136 milioni e ne hanno  ricevuti indietro 503. Come è possibile? Beh, basta vedere come si  accede al rimborso delle spese elettorali. Questo è diviso in quattro  fondi per il rinnovo del Senato, della Camera, del Parlamento europeo e  dei Consigli regionali. Ciascuno dei quattro fondi è ripartito tra i  partiti in proporzione ai voti presi. L&#8217;accesso alla ripartizione spetta  ai partiti che abbiano ottenuto un candidato eletto, ma per le elezioni  parlamentari occorre rispettivamente: l&#8217;1% su base nazionale per le  elezioni della Camera e il 5% su base regionale o un candidato eletto  per il Senato. Ma la cosa che più è significativa è che ciascun fondo è  determinato, per ogni anno di legislatura, moltiplicando questo importo  di un euro per il numero dei cittadini iscritti nelle liste elettorali  nel territorio interessato alla consultazione. Cosa significa? Significa  che, anche se una legislatura dura solamente due anni, come avvenne nel  caso del governo Prodi dal 2006 al 2008, i partiti che avevano concorso  a quelle elezioni hanno potuto godere dei rimborsi elettorali per i  restanti tre anni. E a questi andavano comunque aggiunti i rimborsi per i  seguenti cinque anni di legislatura. Quindi, prendendo ad esempio il  caso della Margherita, partito confluito nel 2008 nel Pd, questo ha  preso per il periodo del governo Prodi i rimborsi e da quell&#8217;anno, per  altri tre, nonostante il partito si fosse fuso con i Ds, ha continuato a  percepirli. Solo dalla prossima legislatura verrà soppressa la norma  che prevedeva il versamento delle quote annue anche in caso di  scioglimento anticipato di Camera, Senato, Regioni, ma intanto lo Stato  ha pagato e, numeri alla mano, nel 2010 i rimborsi complessivamente  erogati sono stati di circa 285 milioni di euro dei quali 93 milioni  dovuti alla doppia erogazione dei rimborsi relativi alle Camere in  essere e a quelle interrotte. Uno scandalo? Sicuramente sì soprattutto  leggendo le cifre riportate dall&#8217;articolo di Sergio Rizzo sulla  ripartizione dei contributi alla politica: dal 1999 al 2008 le  retribuzioni dei dipendenti pubblici sono cresciute del 42,5%, i  rimborsi del 1.110%. Nel 1996 An e Forza Italia dichiararono spese  complessive per 5,1 milioni di euro, nel 2008 il Popolo delle Libertà ha  documentato spese per 68,5 milioni. Una lievitazione del 1.239%. Quanto  ai rimborsi elettorali, spiega Rizzo, «decollavano del 1.008% da 18,6  milioni a 206,5 milioni». Nel passaggio dall&#8217;Ulivo all&#8217;Unione le cose  non sono andate tanto diversamente: da 17 a 180,2 milioni, una crescita  del 960%. E intanto la politica continua a gridare allo scandalo. C&#8217;è  chi, come i Radicali, ammonisce: «Il finanziamento pubblico ai partiti  deve essere azzerato, altro che dimezzamento». Chi, come Domenico  Scilipoti, annuncia: «Se mai il Movimento di Responsabilità Nazionale  dovesse diventare un grande partito politico, sarei contrario a rimborsi  elettorali» e chi come l&#8217;Idv Felice Belisario ha presentato, nel 2008,  un ddl che propone l&#8217;interruzione dei rimborsi per consultazioni  elettorali in caso di fine anticipata della legislatura. Tanti impegni.  tante promesse, ma nessuno sembra intenzionato a rinunciare al «ricco»  premio di consolazione. <strong>Alessandro Bertasi, Il Tempo, 2 febbraio 2012</strong></p>
<p>..<span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.E questi sono quelli che votano silenti e consenzienti i decreti di Monti che ci sommergono di tasse, imposte e minacce. Quelle di Befera che ci promette sangue e (dis)onore  spiandoci fin nelle mutande (guai a chi le porta griffate e non sa spiegare come le ha comprate!).</span></p>
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		<title>SUPERMARIO PIU&#8217; TEDESCO DELLA MERKEL</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 14:44:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
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 L’intervista  di Mario Monti ieri sera a «Matrix» ha confermato alcune cose  importanti: 1) non ci sono alternative a questo governo; 2) Monti è  l’unico comunicatore presente nell’esecutivo dei tecnici che senza di  lui non esisterebbe; 3) ha una forte competenza sul piano europeo, una  buona dose di ottimismo, [...]]]></description>
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<p><img title="Il premier Mario Montio ospite a Matrix" src="http://www.iltempo.it/2012/02/02/1320349/images/64034-montigi.JPG" alt="Il premier Mario Montio ospite a Matrix" width="160" height="140" /> L’intervista  di Mario Monti ieri sera a «Matrix» ha confermato alcune cose  importanti: 1) non ci sono alternative a questo governo; 2) Monti è  l’unico comunicatore presente nell’esecutivo dei tecnici che senza di  lui non esisterebbe; 3) ha una forte competenza sul piano europeo, una  buona dose di ottimismo, ma sottovaluta la vischiosità del sistema  italiano, il suo neocorporativismo; 4) l’azionista di maggioranza del  governo resta Silvio Berlusconi, non a caso il presidente del Consiglio  ha ringraziato più volte il predecessore, confessando di sentirlo  regolarmente. Monti l&#8217;ha fatto con una buona dose di furbizia politica.  Gli servono i voti del Cavaliere e non deve dare all’opinione pubblica  moderata l’idea di uno &#8220;strappo&#8221; totale dall’esperienza berlusconiana.  Machiavellico? Sì ed è meglio così. Ha i piedi per terra. Sul resto,  quella di Monti è un’opera in fieri che dovrà essere continuamente messa  alla prova dei fatti. Il premier s’è mostrato più abile che in altre  occasioni, segno che sta acquisendo familiarità con quel formidabile  mezzo che si chiama televisione. È l’unico che nell’esecutivo dà un  messaggio coerente, mentre la sua truppa di governo qua e là mostra  qualche sfilacciamento. Alcune cose dette da Monti sono condivisibili  (meritocrazia, cambio di mentalità, fine delle caste e corporazioni) ma  se andiamo nel concreto è chiaro che il provvedimento sulle  liberalizzazioni è carente, l’ottimismo sulla crescita eccessivo e  quello sull’Europa e sul ruolo della Germania è facilmente contestabile  da chiunque conosca le reali intenzioni di Berlino sui destini del  Vecchio Continente. Lo stesso Monti sa bene cosa aleggia nella mente  della Germania: una nuova egemonia tedesca. Un lapsus è stato rivelatore  dello scenario quando Monti ha detto che i tutori del rigore sono la  Germania e la Banca centrale tedesca! Si riferiva alla Banca centrale  europea, ma da un luogo remoto del suo cervello che aveva registrato la  verità è venuta fuori la Buba, la Bundesbank. Ancora un po’ e tornava a  circolare il marco. Più tedesco della Merkel. Per fortuna, dopo lo spot,  il premier torna italiano.  <strong>Mario Sechi, Il Tempo, 2/2/2012</strong></p>
<p><strong>&#8230;<span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;&#8230;Sechi dell&#8217;esibizione di ieri sera a Matrix di Monti ha dimenticato, forse per non infierire,  la banale quanto squallida ironia sul posto fisso a cui i giovani devono rinunciare anche perchè, ha detto col mezzo sorriso Monti, &#8220;il posto fisso è monotono&#8221;. Certo, è monotono per lui e per i suoi figli che il posto ce l&#8217;hanno e che posti, ma non lo è per i giovani, i meno giovani,  gli attempati quarantenni che non avendo uno stipendio fisso, conseguenza diretta del posto fisso, non possono aspirare neppure a farsi una famiglia. Ironia, quella di Monti, che assomiglia troppo al sarcasmo di chi è abituato a guardare gli altri dall&#8217;alto in basso,  il che è forse il ritratto più corrispondente a Monti, più tedesco della Merkel,  sostiene Sechi, a sua volta ironico e sarcastico. Ma a buona ragione. g.</span><br />
</strong></p>
</div>
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		<title>IL PIU&#8217; PURO CHE TI EPURA</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 12:21:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggo che il Pd vuole  mobilitarsi per la nomina di un direttore di telegiornale. Perbacco,  quale grande obiettivo. Un modesto consiglio agli amici democratici: si  mobilitino per fare chiarezza sulla storia dell’ex tesoriere della  Margherita, Luigi Lusi, che ha dirottato 13 milioni di euro del partito  su conti di società [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo che il Pd vuole  mobilitarsi per la nomina di un direttore di telegiornale. Perbacco,  quale grande obiettivo. Un modesto consiglio agli amici democratici: si  mobilitino per fare chiarezza sulla storia dell’ex tesoriere della  Margherita, Luigi Lusi, che ha dirottato 13 milioni di euro del partito  su conti di società italiane ed estere. Tredici milioni di euro, circa  ventisei miliardi lire non quattro stecche da tangentaro per caso. Ecco,  se proprio vogliono mobilitarsi, i progressisti hanno un buon argomento  per farlo e dimostrare che la politica non è un bipartisan arraffa  arraffa. Mi pare una causa decisamente più seria sulla quale impegnarsi  per il bene di tutti. Spero anche che il centrodestra, per una volta,  mostri un po’ di maturità e memoria. Non è il caso di partire lancia in  resta, di strumentalizzare, di mettere la baionetta e partire  all’assalto all’arma bianca. Se si ritorna all’antico, alla  delegittimazione dell’avversario attraverso l’uso improprio della  giustizia, allora gli ultimi diciotto anni di storia non hanno insegnato  niente a nessuno. Conosco Francesco Rutelli, Walter Veltroni e  Pierluigi Bersani e non posso immaginare che qualcuno di loro sapesse  del Lusi manolesta e lasciasse fare. Non credo neppure alla favoletta  che ieri girava nelle stanze del Palazzo: quella del «Compagno G» della  Margherita, del Primo Greganti bianco che faceva per il partito ma stava  silente e pagava per gli altri. È tempo di costruire e non di demolire.</p>
<p>Ma è anche giunto il momento di non buttare la sabbia sotto al tappeto.  La sinistra italiana ha fatto della giustizia la sua clava. Una  strategia suicida. E ora si vede, perché la vicenda dei quattrini della  Margherita che entrano nelle casse del partito e passano nelle tasche  del tesoriere fa a pezzi ogni presunta superiorità antropologica delle  sinistre. La storia si diverte a scambiare i ruoli e annodare i destini.  Mentre il Pd nasceva scoppiò lo scandalo Unipol. Ricordo bene quei  giorni di battaglia tra Margherita e Ds. Ci risiamo. Ma le posizioni  sono ribaltate rispetto a ieri. Oggi la fazione postdemocristiana è in  difesa, mentre l’establishment cresciuto a Botteghe Oscure attacca per  tamponare il pasticciaccio con la pubblica opinione. È un deja vù.  Brutto segno. Perché alla fine c’è sempre qualcuno più puro che ti  epura.  Mario Sechi,<strong> Il Tempo, 1° febbraio 2012</strong></p>
<p>.<span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;&#8230;.E&#8217; la legge del contrappasso o, se si vuole, del &#8220;chi la fa l&#8217;aspetti&#8221;. La sinistra italiana, dal centro alla periferia, ha usato la clava della giustizia e, peggio ancora, del falso moralismo, per criminalizzare gi avversari e costringerli alla resa e, qualche volta, alla morte. Tutto ciò in nome di una presunta superiorià etica di cui s&#8217;era fatto bandiera Enrico Berlinguer, dimentico, non certo in buona fede, che il PCI aveva sempre visssuto con i rubli di Mosca, così come la DC s&#8217;era foraggiata con i dollari americani. Ma ciò riguardava i partiti e apparteneva  alla necessità delle guerre che non si fanno  con i fichi secchi ma con i quattrini (tanti rivoluzionari, da Lenin a Mussolini,  le loro guerre le hanno combattute con i denari &#8220;capitalistici&#8221;) . Invece le storie di questi anni hanno riguardato gli uomini che dietro le bandiere hanno pensato solo all&#8217;arricchimento personale. E questo è vergognoso. g.</span></p>
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		<title>LA CASTA DEI DEPUTATI SI TAGLIA LO STIPENDIO. MA E&#8217; SOLO UNA FINTA.</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 11:06:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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La Camera ha annunciato lunedì sera il taglio di 700 euro netti al mese di stipendio. Peccato che sia l&#8217;ennesimo bluff della Casta e di sforbiciate   immaginarie: il provvedimento sbandierato in realtà è soltanto la   rinuncia a un altro aumento non ancora entrato in vigore. In pratica non  c&#8217;è nessun [...]]]></description>
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<div><img title="Casta taglia lo stipendio Ma è solo una finta" src="http://www.liberoquotidiano.it/resizer/475/280/false/casta-stipendio-riduzione-sforbiciata-tommaso-montesano--1327992924496.jpg" alt="Casta taglia lo stipendio Ma è solo una finta" /></div>
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<div><a href="http://www.liberoquotidiano.it/scriviCommento.jsp?article=922353" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.liberoquotidiano.it/scriviCommento.jsp?article=922353&amp;referer=');"><img src="http://www.liberoquotidiano.it/images/commenta.png" alt="liberoquotidiano.it" /></a></div>
</div>
<p>La Camera ha annunciato lunedì sera <a href="http://www.liberoquotidiano.it/news/922148/La-Casta-prova-a-salvarsi-Via-700-euro-di-stipendio.html" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.liberoquotidiano.it/news/922148/La-Casta-prova-a-salvarsi-Via-700-euro-di-stipendio.html?referer=');">il taglio di 700 euro netti al mese di stipendio.</a> Peccato che sia l&#8217;ennesimo bluff della Casta e di sforbiciate   immaginarie: il provvedimento sbandierato in realtà è soltanto la   rinuncia a un altro aumento non ancora entrato in vigore. In pratica non  c&#8217;è nessun taglio. E&#8217; solo una partita di giro: non è un taglio ma è la  rinuncia a un altro aumento. Perché passando dal sistema retributivo a  quello contributivo, i  deputati si sarebbero visti lievitare la busta  paga di circa 700 euro  netti al mese, perchè non è più loro chiesto di  versare tutti e due i  contributi che versavano prima. Non si sono  tagliati lo stipendio, i deputati in realtà hanno solo rinunciato a un  aumento. I settecento euro in meno in busta paga sono compensati dal  mancato versamento delle ritenute che ammontava a 780 euro.  Confermato  invece il giro di vite per le spese relative ai collaboratori  parlamentari: il rimborso di 3690 euro sarà erogato a forfait per il 50%  mentre il restante 50% dovrà essere giustificato. Si tratta di un  regime transitorio visto che a partire dalla prossima legislatura la  materia sarà disciplinata da una proposta di legge che sarà presentata  entro un mese.<strong> Libero, 31 gennaio 2012</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>&#8230;&#8230;.Per una volta vogliamo citare Fini: siamo alle comiche finali. Ed è una vergogna. g.</strong></span></p>
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		<title>MOODY&#8217;S BOCCIA MONTI: TROPPE TASSE, L&#8217;ITALIA AFFONDA</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 20:08:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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La manovra e i primi decreti di  Mario Monti non hanno spazzato via il timore che l&#8217;Italia possa cadere  in una profonda spirale recessiva: gli indicatori economici, in primis  il rapporto tra debito e Pil, non permettono di dormire sonni  tranquilli. Inoltre, la manovra tutta tasse del professore rischia di  [...]]]></description>
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<div><img title="Moody's boccia la linea Monti: Troppe tasse, l'Italia affonda" src="http://www.liberoquotidiano.it/resizer/475/280/false/mario-monti-spesa-pubblica-italia-recessione-tasse-manovra-spending-review--1327923195344.jpg" alt="Moody's boccia la linea Monti: Troppe tasse, l'Italia affonda" /></div>
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<p>La manovra e i primi decreti di  Mario Monti non hanno spazzato via il timore che l&#8217;Italia possa cadere  in una profonda spirale recessiva: gli indicatori economici, in primis  il rapporto tra debito e Pil, non permettono di dormire sonni  tranquilli. Inoltre, la manovra tutta tasse del professore rischia di  generare recessione e di abbattere i consumi. Ma il governo dei tecnici,  almeno fino a questo momento, non ha pensato a tagliare la spesa per  cercare così di ridurre di qualche punto l&#8217;insostenibile pressione  fiscale che soffoca il Paese. Gli investitori e gli osservatori  internazionali mostrano preoccupazione per la scelta di Monti, ossia  quella di correggere i conti pubblici aumentando le tasse e non  tagliando la spesa. Ridurre il deficit grazie a nuove imposte, osservano  Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sul <em>Corriere della Sera </em>di  oggi lunedì 30 gennaio, porta a una contrazione del potere d&#8217;acquisto,  oltre a battaglie sindacali per l&#8217;adeguamento di salari che farebbero  così lievitare il costo del lavoro. In sostanza si hanno più costi e  meno consumi. Dopo il primo timido piano di liberalizzazioni, che cosa  aspetta Monti per dare una sforbiciata alla spesa pubblica?</p>
<p><strong>Allarme Moody&#8217;s</strong> &#8211; La conferma sull&#8217;inappropriatezza  della manovra ad alto voltaggio fiscale di Monti è arrivata dall&#8217;agenzia  di rating americana Moody&#8217;s, che per il 2012 prevede un calo del Pil  italiano pari all&#8217;1% dopo una crescita di appena lo 0,6% nel 2011. In un  rapporto l&#8217;agenzia annuncia una previsione di crescita della  disoccupazione dall&#8217;8,2% dell&#8217;anno passato all&#8217;8,8%, un elemento che &#8211;  si legge ancora &#8211; potrebbe provocare un aumento dei mancati rimborsi dei  prestiti. Infatti, spiega Moody&#8217;s, la manovra Salva-Italia varata da  Monti &#8220;ridurrà il reddito a disposizione delle famiglie&#8221; e i debitori  &#8220;avranno maggiori difficoltà nei loro pagamenti&#8221;. L&#8217;agenzia, inoltre,  prevede ripercussioni sui &#8220;prezzi immobiliari a causa dell&#8217;aumento delle  tasse sulla proprietà&#8220;. E questo &#8220;aumenterà le perdite sulle proprietà&#8221;  soggette a ipoteca.<strong> Libero, 30 gennaio 2012</strong></p>
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		<title>MELANDRI, DEPUTATA DEL PD, VUOLE IL VITALIZIO A 50 ANNI. ALLA FACCIA DEL RIGORE E DEL&#8217;EQUITA&#8217; SI SAN MARIO MONTI</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 15:05:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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Dopo il ricorso alla riforma  dei vitalizi di venti deputati, tra cui esponenti di Pd, Pdl e Lega,   un altro nome noto si erge a difesa dei privilegi dei parlamentari. Il  suo nome? Giovanna Melandri, 50 anni, deputata Pd, ministro della  Cultura con D&#8217;Alema e Amato e responsabile dello Sport con [...]]]></description>
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<div><img src="http://www.liberoquotidiano.it/resizer.jsp?img=upload/1327931445480.jpg&amp;w=475&amp;h=280&amp;maximize=false" alt="" /></div>
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<p>Dopo il ricorso alla riforma  dei vitalizi di venti deputati, tra cui esponenti di Pd, Pdl e Lega,   un altro nome noto si erge a difesa dei privilegi dei parlamentari. Il  suo nome? Giovanna Melandri, 50 anni, deputata Pd, ministro della  Cultura con D&#8217;Alema e Amato e responsabile dello Sport con Prodi. La  parlamentare non si vergogna a dire di aver lasciato il suo lavoro  d&#8217;economista alla Montedison per entrare in politica, forse attratta dai  possibili facili guadagni. L&#8217;onorevole, per giustificare la sua levata  di scudi in difesa degli emolumenti ai deputati, tira in ballo  addirittura Berlinguer e Fanfani. &#8220;Loro erano d&#8217;accordo sulla nozione di  vitalizio &#8211; ha detto al Corriere della Sera -  e anche io penso che  quel concetto non sia sbagliato. Non ho da recriminare nulla, ma ho  paura di quello che resterà sotto le macerie del populismo&#8221;. La Melandri  ovviamente ha il suo perché nel lamentarsi. Due giorni fa ha compiuto  50 anni. Con le vecchie regole avrebbe avuto già diritto ad una corposa  pensione, mentre ora? &#8220;La prenderò fra dieci anni, nel 2022&#8243; dice  sconsolata la deputata Pd. La Melandri al tiro al bersaglio contro il  politico non ci sta e accarezza l&#8217;idea di presentare ricorso anche lei.  &#8220;Gli estremi ci sarebbero e non solo per i contributi già versati. Non  mi piace l&#8217;idea del forcone contro i politici e la logica in cui stiamo  entrando&#8221;. Pur di non vedere il suo vitalizio sparire, la deputata  rivela la sua ricetta per risparmiare &#8220;Ci sono tante forme per ridurre i  costi ad esempio il taglio dei parlamentari&#8221;. Ma guai a toccarle la  dorata pensione. &#8220;Va bene invece di darci 5.000 euro di pensione a  cinquant&#8217;anni potrebbero darcene la metà. Ma eliminare i vitalizi no &#8211;  dice agguerrita la Melandri &#8211; Io non sono d&#8217;accordo&#8221;.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.E brava l&#8217;on. Melandri! Già si era fatta notare per le vancanze in Kenia ospite di Briatore e per quelle nell&#8217;esclusiva isola di Lampedusa, alla faccia dei lavoratori che questa vacanze non se le possono permettere. Ora recrimina contro la decisione di modificare la normativa sulle retribuzioni e sopratutto sui vitalizi dei parlamenteri. Senza arrivare alle chiassose e sconce dichiarazioni della sua collega Alessandra Mussolini che lamentava il rischio di finire sul lastrico (sic!), la Melandri lamenta il fatto che con la riforma del vitalizio lei dovrà aspettare i 60 anni, nel 2022, per poterlo percepire, sia pure, forse,  ridotto. E nemmeno le passa per il cervello che a causa dei diktat del suo amato San Mario Monti milioni di lavoratori e soprattuo lavoratrici dal  2018 se non avranno compiuto 67-68  anni non potranno andare in  pensione, qualsiasi lavoro, fisico o intellettuale,  abbiamo svolto. Lei tutto sommato svolge un lavoro poco pesante e molto ben remunerato,  e a 60 anni, senza che il suo fisico avrà  risentito (e non fatichiamo ad augurarglielo) più di tanto delle fatiche della vita lavorativa, potrà godersi la sua pensione, comunque assai  più congrua rispetto a quelle delle tante lavoratrici dell&#8217;impiego  pubblico e  privato,  magari accompagnata da quella della Montedison dalla quale è probabile sia solo in aspettativa.  E si lamenta pure e anzi minaccia di ricorrere alla legge. Ci asteniamo dal commentare la protervia della signora Melandri,  perchè dovrenmmo far ricorso al più volgare dei linguaggi, ma  non possiamo far torto ad un nostro amico che ci legge e che ci ha rimproverato per aver usato, di recente,  lo stesso del capitano De Falco verso il comandante Schettino, pur magnificato dai mass media.  Noi non siamo De Falco e la Melandri non è Schetttino, ma la rabbia è la stessa. g.</span></p>
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