<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>ILTORITTESE.it - fatti, notizie, cronaca, politica e cultura di Toritto (BA) &#187; Sport</title>
	<atom:link href="http://www.iltorittese.it/index.php/category/sport/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.iltorittese.it</link>
	<description>fatti, notizie, cronaca, politica e cultura di Toritto (BA)</description>
	<lastBuildDate>Sat, 06 Nov 2021 18:55:39 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.1</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>IL GUERRIERO DI BARLETTA, di Michele Pennetti</title>
		<link>http://www.iltorittese.it/index.php/2013/03/22/il-guerriero-di-barletta-di-michele-pennetti/</link>
		<comments>http://www.iltorittese.it/index.php/2013/03/22/il-guerriero-di-barletta-di-michele-pennetti/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 22 Mar 2013 13:40:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.iltorittese.it/?p=6804</guid>
		<description><![CDATA[Il Corriere del Mezzogiorno dedica l&#8217;editoriale di oggi a Pietro Mennea, scomparso ieri a 61 anni.La sua storia, scirve Penneti,  andrebbe raccontata ai ragazzi nelle scuole, potrebbe  essere adottata dagli psicanalisti per spiegare cosa significhi avere  carattere, tenere duro, non mollare. Per questo lo pubblichiamo, dedicandolo alle nuove generazioni per esortarle a guardare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><span style="color: #ff0000;">Il Corriere del Mezzogiorno dedica l&#8217;editoriale di oggi a Pietro Mennea, scomparso ieri a 61 anni.La sua storia, scirve Penneti,  andrebbe raccontata ai ragazzi nelle scuole, potrebbe  essere adottata dagli psicanalisti per spiegare cosa significhi avere  carattere, tenere duro, non mollare. Per questo lo pubblichiamo, dedicandolo alle nuove generazioni per esortarle a guardare a Menna, alla sua storia, alle sue battaglie, non solo sportive, per trarne insegnamento ed esempio. </span></h4>
<div id="main-article">
<h4 id="content-to-read"><span style="color: #0000ff;">U<em>na personificazione del riscatto meridionale, l’allegoria  della forza di volontà. Con Pietro Mennea muore un amico &#8211; anche del  Corriere del Mezzogiorno, per il quale scrisse numerosi articoli durante  le Olimpiadi di Atene del 2004 &#8211; uno degli uomini del Sud più popolare e  amato degli ultimi cinquanta anni, oltre che uno dei più grandi  campioni nella narrazione dello sport italiano. La sua storia,  trapuntata di fatica e sacrifici, andrebbe raccontata ai ragazzi nelle  scuole. La sua esperienza, finita troppo presto, potrebbe essere  adottata dagli psicanalisti per spiegare ai propri pazienti cosa  significhi avere carattere, tenere duro, non mollare dinanzi alle prime  contrarietà. Il suo candore, precisamente palesato dai libri-denuncia e  dalle perenni battaglie globali contro il doping, resta un soggettivo  strumento di difesa dal mondo (dello sport, ma non solo) che, cambiando  per il dio soldo e asservendosi alla tecnologia, oggettivamente  regredisce.</em> </span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">C<em>’era sempre tanta semplicità nei gesti del barlettano che, se  avesse attraversato un’epoca passata, sarebbe diventato un guerriero.  Anche la sua apparente tracotanza, amalgamata alla sottolineatura della  propria straordinarietà pronunciata con flebile voce, rivelava la  genuinità del personaggio e la sua proletaria origine. Se ha peccato in  qualcosa, Mennea, è stato nel volersi spendere troppo dopo aver smesso  di correre. Un po’ l’avvocato (nello studio della famiglia di Manuela,  la sua dolcissima moglie), un po’ il politico (venne eletto  europarlamentare), un po’ lo scrittore, un po’ il dirigente nelle  società di calcio (alla Salernitana). Come se fosse indispensabile, a se  stesso, stare almeno un centimetro sopra la media. Come se una bulimia  di mestieri e di interessi, concatenata alla collezione di lauree,  potessero conservare eternamente splendente la sua immagine di eroe dei  due mondi, dall’oro di Mosca al primato del mondo di Città del Messico.  Non ce n’era, in fondo, bisogno. Perché nessuno, anche un acerrimo  nemico, si sarebbe mai permesso di contestare la sua eccezionalità.  Si  fosse risparmiato, probabilmente Pietro Mennea avrebbe vissuto meglio e  più a lungo. Mantenersi di rendita, però, non era nel suo stile. Non  apparteneva ai codici comportamentali di un ragazzo spigoloso e  irraggiungibile, il più veloce di tutti nei 200 metri per diciassette  anni, un fascio di muscoli e nervi che faceva dell’umiltà una leva e  della rabbia un biglietto da visita. E poi l’orgoglio, l’altro suo  documento di riconoscimento. Non c’era vittoria che non gli impedisse di  alzare il dito al cielo, l’indice dell’emancipazione di chi arrivava da  dietro e dal basso, un simbolo di tenacia del Mezzogiorno buono e  profondamente legato alla sua radice. Non c’era sconfitta che non gli  procurasse una feroce percezione di rivalsa, serbata però in rigoroso  silenzio. Alla stregua del male che l’ha stroncato con tempi e modi  brutali. L’unico avversario che Pietro Mennea, sul traguardo di una vita  di successo e di una carriera leggendaria, non è riuscito a battere. </em>di Michele Pennetti, Il Corriere del Mezzogiorno, 22 marzo 2013</span></h4>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.iltorittese.it/index.php/2013/03/22/il-guerriero-di-barletta-di-michele-pennetti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>PRENDELLI FINGE DI AVER VINTO: NON SI SCUSA, FA IL TROMBONE, ANZICHE&#8217; IL TROMBATO.</title>
		<link>http://www.iltorittese.it/index.php/2012/07/03/prendelli-finge-di-aver-vinto-non-si-scusa-fa-il-trombone-anziche-il-trombato/</link>
		<comments>http://www.iltorittese.it/index.php/2012/07/03/prendelli-finge-di-aver-vinto-non-si-scusa-fa-il-trombone-anziche-il-trombato/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Jul 2012 10:05:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.iltorittese.it/?p=5775</guid>
		<description><![CDATA[


Messaggio al commissario tecnico della nazionale di calcio, Cesare  Prandelli:  all’indomani di uno 0-4 non si possono dare lezioni. Quella  subita dai suoi azzurri è la più umiliante disfatta mai registrata nella  storia delle finali degli Europei e dei Mondiali e senso del pudore  imporrebbe di scendere dal piedistallo prima di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div><img src="http://www.liberoquotidiano.it/resizer.jsp?img=zcVYnplgPUwsGfQwc6%2BoR8FeoI59MWrpZqCXzcwIvX4%3D&amp;w=470&amp;h=-1&amp;maximize=true" alt="Prandelli finge di aver vinto:  non si scusa e fa il trombone" /></div>
</div>
<p>Messaggio al commissario tecnico della nazionale di calcio, Cesare  Prandelli:  all’indomani di uno 0-4 non si possono dare lezioni. Quella  subita dai suoi azzurri è la più umiliante disfatta mai registrata nella  storia delle finali degli Europei e dei Mondiali e senso del pudore  imporrebbe di scendere dal piedistallo prima di commentarla. Così non è  andata però ieri a Cracovia. Rinfrancato dagli applausi con cui i  giornalisti lo hanno accolto, Cesare ha gonfiato il petto e dato fiato  al trombone: «Grazie, avete capito il nostro sforzo. Sono orgoglioso. In  un Paese vecchio come l’Italia, noi abbiamo avuto la forza di cambiare e  di portare avanti le nostre idee senza farci condizionare dal  risultato».</p>
<p>Eh no, questo è troppo. Intendiamoci, nessuno vuol criticare l’opera  del ct: è arrivato alla finale contro ogni previsione e gli intenditori  giurano che ha fatto un eccellente lavoro e pertanto merita di restare  sulla panchina azzurra.  Però non è un eroe; non è ancora Pozzo,  Bearzot, Lippi e neppure Valcareggi, che l’Europeo riuscì a vincerlo.  Prandelli ha giocato due partite entusiasmanti contro l’Inghilterra  (senza però fare neanche un gol e spuntandola a quella che vien detta  «la lotteria dei rigori») e soprattutto la Germania, ma la figura di  domenica sera è stata barbina e i toni del giorno dopo devono tenerne  conto. Forse Cracovia è troppo lontana per avvertirlo, ma gli italiani  si sentono più umiliati che «orgogliosi» di com’è andata con la Spagna.  Non dico chiedere scusa; sarebbe, per usare un’espressione dello stesso  Prandelli, «vecchio», eccessiva cortesia, ma almeno non parlare come se  si fosse vinto, questo si poteva fare.</p>
<p>Anche sull’evocato «cambiamento» ci sarebbe poi da ridire. E non solo  perché prima di elogiare i cambi, bisognerebbe almeno averne azzeccato  uno sul campo, altrimenti si rischia il ridicolo. Ma anche perché se il  cambiamento è giocare senza badare al risultato ma solo alla coerenza  delle proprie idee, allora &#8211; e solo per questo &#8211; vien da chiedersi se in  vista del Mondiale brasiliano del 2014 non sia il caso di ringraziare  Cesare, rendergli l’onore delle armi e cambiare subito cavallo.</p>
<p>O forse no: basta non prender troppo sul serio quelle parole. O  meglio, prenderle per quel che sono: l’autodifesa di un onesto  lavoratore di talento portato su dalle sue molte qualità e da un pizzico  di fortuna e schiantatosi rovinosamente contro qualcosa di più grande  di lui, un avversario e un evento che l’hanno travolto e non gli hanno  fatto capire più nulla. Da qui, il «vecchio» vizio italico di cercare di  trasformare una sconfitta in una vittoria e di giustificare la debacle  con la moralità delle idee. Uno spettacolo più da politici che da  sportivi, anche quando Prandelli scarica le sue responsabilità sui  giocatori e afferma: «Dovevo cambiare formazione ma avrei mancato di  rispetto a chi mi aveva portato fin lì»;  come a dire «avrei saputo cosa  fare ma son troppo gentiluomo&#8230;». Ma più che da gentiluomo sembrano  parole da marpione navigato, che alla vigilia con il vento in poppa  detta le condizioni e minaccia: «Non so se resto» ma quando il sogno è  finito raccoglie i cocci e scivola sulla palta come nulla fosse: «Fatemi  lavorare, ho rivoluzionato il calcio italiano». Un’incoerenza, un gioco  di parole, una finzione, come quella della Nazionale etica che ci ha  venduto per due anni ma che sul campo schierava uno scommettitore  in  porta, un indagato in difesa e due svitati in attacco che prima di  arrivare a Varsavia ne hanno combinate di ogni. Poco male, non è certo  per questo che Prandelli è da cacciare; a patto che da domani smetta di  pontificare e di voler rieducare l’Italia attraverso il calcio e inizi a  inseguire il risultato almeno quanto le sue idee. <strong>Libero, Pietro Senaldi, 3 luglio 2012</strong></p>
<p><strong>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.Peggio di Prandelli solo un altro trombettiere, cioè il Presidente della Repubblica che prima ancora dellla partita aveva fissato per lunedì sera il ricevimento al Quirinale per i reduci da Kiev.  In cuor suo Napolitano,   che è ormai diventato un alfiere della retorica più bolsa, </strong><strong>suggestionato dal risultato con la Germania, </strong><strong>aveva di certo sognato di ricevere i campioni di Europa, invece ha ricevuto i birilli che nel campo di Kiev se le sono fatte dare di santa ragione senza neppure tentare di opporsi. E siccome la retorica, benchè, orrore!,  retaggio fascista,  è l&#8217;ultima a morire, Napolitano li ha ricevuto ugualmente, i birilli, al Qurinale per dir loro che &#8220;essi sono come l&#8217;Italia&#8230;. da rifare&#8221;, facendo il verso a Prandelli che a sua volta, ha accusato l&#8217;Italia di essere vecchia. Proprio come Napolitano che a 87 anni suonati  vuole apparire un ragazzino di primo pelo. g.<br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.iltorittese.it/index.php/2012/07/03/prendelli-finge-di-aver-vinto-non-si-scusa-fa-il-trombone-anziche-il-trombato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>MONTI, MENAGRAMO, E&#8217; ANDATO A KIEV PER NON CANTARE L&#8217;INNO NAZIONALE. PERCHE&#8217; NON E&#8217; RIMASTO A CASA?</title>
		<link>http://www.iltorittese.it/index.php/2012/07/02/monti-menagramo-e-andato-a-kiev-per-non-cantare-linbno-nazinale-perche-non-e-rimasto-a-casa/</link>
		<comments>http://www.iltorittese.it/index.php/2012/07/02/monti-menagramo-e-andato-a-kiev-per-non-cantare-linbno-nazinale-perche-non-e-rimasto-a-casa/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Jul 2012 13:14:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.iltorittese.it/?p=5769</guid>
		<description><![CDATA[La gioia non si addice a Mario Monti. Il premier ha  voluto essere a Kiev pur essendo notoriamente allergico al pallone, e  qui giunto non ha dovuto nemmeno indossare il sorriso trionfale portato  per l’occasione.


Mario Monti a Kiev per la finale degli Europei
Ingrandisci immagine


Chi era curioso di conoscere la versione esultante del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La gioia non si addice a Mario Monti. Il premier ha  voluto essere a Kiev pur essendo notoriamente allergico al pallone, e  qui giunto non ha dovuto nemmeno indossare il sorriso trionfale portato  per l’occasione.</p>
<div id="media_1"><img src="http://img1.ilgiornale.it/foto-id=875658-x=665-y=223-r31=1/mario_monti_kiev_finale_europei.jpg" alt="Mario Monti a Kiev per la finale degli Europei" /></p>
<div id="info_img_media_1">
<div>Mario Monti a Kiev per la finale degli Europei</div>
<div id="img_total">Ingrandisci immagine</div>
</div>
</div>
<p>Chi era curioso di conoscere la versione esultante del  professore dovrà aspettare un’altra occasione. E per il poverino la  sentenza sui social network è già scritta: porta sfiga. Una condanna che  Monti si è anche andato un po’ a cercare senza ribellarsi al suo  destino. Seduto vicino a Michel Platini, presidente dell’Uefa, il Prof  ha ascoltato l’inno senza cantarlo, ma muovendo un po’ la bocca tanto  per, poi ha assistito alla disfatta degli azzurri con l’aria cupa del  prozio invitato al battesimo del nipotino che rimugina su chi glielo ha  fatto fare e su quanto gli è costato il regalo.</p>
<p>Il medagliere di Euro 2012 è questo: alla Spagna l’oro,all’Italia  l’argento, agli esponenti del governo italico il bronzo delle loro  facce. Perché se avessero avuto mezzo etto della coerenza mostrata nei  due anni da ct da Cesare Prandelli, Monti e il suo ministro Piero Gnudi  allo stadio Olimpico di Kiev non avrebbero dovuto mettere piede. Monti è  l’uomo che al termine del match con la Spagna ha accettato in dono la  maglia di Balotelli, ma è lo stesso che il 29 maggio, dopo gli arresti  di calciatori invischiati nel calcioscommesse, propose uno stop al  calcio di due o tre anni, confessando di trovare «inammissibile che  vengano usati soldi pubblici per ripianare i debiti delle società » e  meritandosi la piccata replica del presidente della Figc Giancarlo  Abete: «Il calcio professionistico non riceve un euro di fondi  pubblici». Monti, che nel suo smunto curriculum di tifoso vanta solo una  tiepida militanza milanista nella immaginiamo turbinosa giovinezza, è  sempre quello che il 15 giugno, per dimostrare il suo sovrano disprezzo  per le sorti azzurre, non si preoccupò di sovrapporre il vertice  bilaterale con il presidente francese François Hollande alla partita  Italia- Croazia e si infastidì non poco al sommesso boato dei  giornalisti alla notizia del gol di Pirlo che interruppe per pochi  secondi la successiva conferenza stampa, porgendo imbarazzate scuse  all’inquilino dell’Eliseo. Monti è di nuovo quello di cui la ministra  Elsa Fornero alla vigilia di Italia-Germania disse che non sapeva per  chi avrebbe tifato. Una battuta. Forse.</p>
<p>E Gnudi? Anche il ministro del Turismo e dello Sport avrebbe fatto  miglior figura a restare a Roma. L’11 giugno visitando il quartier  generale degli azzurri a Cracovia, valutando l’improbabilità di una  controprova, fece il duro e puro: «Chi offende la democrazia, offende i  cittadini», disse a proposito del governo ucraino che tiene in galera  l’ex primo ministro Yulia Tymoshenko. E quindi scolpì nel marmo delle  agenzie queste improvvide parole: «Quanto alla partecipazione alle  partite che l’Italia potrebbe giocare in Ucraina, io sono intenzionato a  rinunciare». Ops. Del resto Gnudi avrebbe preferito evitare questa  patata bollente. Lo si arguisce da una lettura psicanaliticamente  piuttosto elementare di una sua dichiarazione-lapsus rilasciata alle  televisioni alla vigilia della semifinale con la Germania: «Stiamo  facendo un bellissimo europeo e sono sicuro che stasera lo concluderemo  nel migliore dei modi». Concluderemo? Ariops. In attesa all’ultima  fermata del carro dei vincitori poi soppresso, Monti e Gnudi hanno  smentito loro stessi e sono saliti su quell’aereo per Kiev. Mal gliene  incolse: hanno dovuto parlare di «magnifica avventura» e di un secondo  posto «che all’inizio avremmo sottoscritto al buio». Poi certo, c’era da  salvare un po’ la faccia.</p>
<p>Così Monti ha escogitato un viaggio lampo (come se le gaffe si  misurassero con l’orologio) e soprattutto si è inventato con il collega  spagnolo Mariano Rajoy una lettera al presidente ucraino, Viktor  Yanukovich, per trasmettere«il continuo sostegno sia dell’Italia che  della Spagna alle aspirazioni europee dell’Ucraina» con tanto di  richiesta di «visitare la signora Tymoshenko».</p>
<p>Dopo la partita, il Prof ha spiegato che «non c’era ragione per  non venire a Kiev: è stata l’occasione per richiamare l’Ucraina a  doveri di civiltà». Per non sembrar troppo maleducati, Monti e Rajoy  hanno ringraziato nella loro missiva «il popolo ucraino per la calorosa  accoglienza riservata alle nazionali e ai tifosi». <strong>Il Giornale, 2 luglio 2012</strong></p>
<p><strong>Riceviamo da Toronto:</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;">Chi e’ stato l’idiota  che ha invitato Monti allo stadio. Appena l’hanno inquadrato subito dopo l’Inno  Nazionale mi sono reso conto che avremmo perso. Infatti i nostri hanno giocato  con una totale mancanza di riflessi. Pareva fossero stonati cosi come Monti  pareva di esserlo.</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">Quando tutti  applaudivano il nostro Inno,  lui e’ sembrato come un pesce fuori  dall’acqua. Un becchino qualsiasi  avrebbe fatto una piu’ bella figura.  Carissimi, la prossima  volta tenetevelo a casa.</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">Indubbiamente gli  Spagnoli hanno meritato di vincere anche se in campo, dall’altra parte,  non c’era  nessuno!</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"> Nick Pinto<br />
</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.iltorittese.it/index.php/2012/07/02/monti-menagramo-e-andato-a-kiev-per-non-cantare-linbno-nazinale-perche-non-e-rimasto-a-casa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>BALOTELLI PREMIER</title>
		<link>http://www.iltorittese.it/index.php/2012/06/28/balotelli-premier/</link>
		<comments>http://www.iltorittese.it/index.php/2012/06/28/balotelli-premier/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 Jun 2012 20:47:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.iltorittese.it/?p=5766</guid>
		<description><![CDATA[Balotelli, il centravanti italiano ha distrutto la Germania con due super gol che hanno portato l&#8217;Italia alla finale degli Europei di calcio 2012. Dopo di chè, proponiamo  Balotelli come  miglior premier possibile per una Italia che voglia mettere a posto la Germania&#8230;altro che quello stoccafisso di Mario Monti, supermolle quanto Balotelli è superduro.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #ff0000;">Balotelli, il centravanti italiano ha distrutto la Germania con due super gol che hanno portato l&#8217;Italia alla finale degli Europei di calcio 2012. Dopo di chè, proponiamo  Balotelli come  miglior premier possibile per una Italia che voglia mettere a posto la Germania&#8230;altro che quello stoccafisso di Mario Monti, supermolle quanto Balotelli è superduro.</span></h1>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.iltorittese.it/index.php/2012/06/28/balotelli-premier/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>E&#8217; MORTO ENZO BEARZOT</title>
		<link>http://www.iltorittese.it/index.php/2010/12/21/e-morto-enzo-bearzot/</link>
		<comments>http://www.iltorittese.it/index.php/2010/12/21/e-morto-enzo-bearzot/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 21 Dec 2010 15:20:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.iltorittese.it/?p=1844</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; una foto storica. Sandro PERTINI, presidente della Repubblica, abbraccia euforico Enzo Bearzot dopo la trionfante vittoria dell&#8217;Italia contro la Germania Ovest ai campionati del mondo del 1982, vinti dall&#8217;Italia guidata appunto da Enzo Bearzot. Notte magica e indimenticabile per una vittoria sudata, conquistata e meritata dagli atleti,  in primo luogo, che non erano solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.iltorittese.it/public/2010/12/bearzot_pertini_5127.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1845" title="bearzot_pertini_5127" src="http://www.iltorittese.it/public/2010/12/bearzot_pertini_5127.jpg" alt="" width="280" height="190" /></a><span style="color: #ff0000;">E&#8217; una foto storica. Sandro PERTINI, presidente della Repubblica, abbraccia euforico Enzo Bearzot dopo la trionfante vittoria dell&#8217;Italia contro la Germania Ovest ai campionati del mondo del 1982, vinti dall&#8217;Italia guidata appunto da Enzo Bearzot. Notte magica e indimenticabile per una vittoria sudata, conquistata e meritata dagli atleti,  in primo luogo, che non erano solo caricature di se stessi, come è accaduto di recente, e poi da quel grande allenatore, Enzo BEARZOT, appunto, un commissario tecnico che nei circa dieci anni in cui guidò la Nazionale italiana seppe conquistare il cuore dei suoi uomini e quello di tutti gli sportivi italiani. Che oggi si inchinano alla sua memoria, tributandogli l&#8217;omaggio che merita, che ha meritato, e  il suo ricordo rimarrà scolpito per sempre nella storia dello sport italiano. Addio, grande Enzo.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.iltorittese.it/index.php/2010/12/21/e-morto-enzo-bearzot/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>ITALIA NEL&#8230;PALLONE, CHE TRISTEZZA!</title>
		<link>http://www.iltorittese.it/index.php/2010/06/24/italia-nel-pallone-che-tristezza/</link>
		<comments>http://www.iltorittese.it/index.php/2010/06/24/italia-nel-pallone-che-tristezza/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 20:48:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.iltorittese.it/?p=437</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;Italia del pallone è finita&#8230;nel pallone. Quella scritta oggi dalla nazionale italiana di calcio contro la Slovacchia  è una delle pagine più tristi (e anche più squallida) della storia calcistica del nostro Paese. Ha scritto questa mattina  L&#8217;Avvenire  che Lippi avrebbe fatto bene a ricordare ai suoi giocatori la nazionale del 1934 e del 1938: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia del pallone è finita&#8230;nel pallone. Quella scritta oggi dalla nazionale italiana di calcio contro la Slovacchia  è una delle pagine più tristi (e anche più squallida) della storia calcistica del nostro Paese. Ha scritto questa mattina  L&#8217;Avvenire  che Lippi avrebbe fatto bene a ricordare ai suoi giocatori la nazionale del 1934 e del 1938: allora, ha scritto L&#8217;Avvenire, c&#8217;erano coraggio e voglia di vincere, ora invece c&#8217;è solo paura e terrore. E  il quotidiano cattolico l&#8217;ha &#8220;azzeccata&#8221;: i nostri giocatori scesi in campo contro la Slovacchia, la Slovacchia!, erano innazitutto paralizzati dalla paura e dal terrore, sin dall&#8217;inizio della partia. Poi erano demotivati, incapaci di fare squadra, timorosi di avventurarsi contro l&#8217;avversario in una battaglia che doveva vederli gagliardamente coraggiosi. Insomma, uno sfacelo di partita, con giocatori che non riuscivano neppure ad azzeccare un passaggio, che non riuscivano ad oltrepassare la difesa slovacca, che non hanno saputo neanche reagire con orgoglio e passione al primo gol slovacco, quasi disperatamente pronti al peggio,  rassegnati alla sconfitta, la più umiliante delle sconfitte. E sullo sfondo l&#8217;inebetito commissario tecnico, il sig. Lippi, che sfoggiava una sgargiante divisa rossa ma a sua volta inacapace di dare direttive, indirizzare i suoi giocatori, tentare di rivializzare i cadaveri che avendo vinto 4 anni fa, pensavano e lo ha di sicuro pensato lo stesso Lippi, per il solo fatto di essere stati i campioni del  mondo   nel 2006 a Berlino, che i palloni sarebbero entrati nelle porte avversarie quasi per magia. Invece no. Invece è accaduto che per la prima volta nella storia dei campionati del mondo l&#8217;Italia  non è approdata neppure agli ottavi di finale, nonostante la fortuna, diciamo così, di un girone che sembrava costruito apposta per favorire l&#8217;approdo agli ottavi. Ovviamente ora tutti si cospargono il capo di cenere, i giocatori, tra cui Gattuso che a metà partita se ne è ritornato mogio mogio a bordo campo e lo stesso Lippi. Il quale Lippi neppure un questa occasione ha smesso gli abiti del grande condottiero. &#8220;La colpa è mia, ha detto, solo su di me la responsabilità della sconfitta&#8221;. Troppo tardi! Doveva pensarci prima a vestire gli abiti dell&#8217;umiltà. Quando gli è stata contesta la scelta sbagliata di lasciare a casa fior di giocatori e sopratutto &#8220;la meglio gioventù calcistica2 del momento ha fatto spallucce ed è arrivato a minacciare che i suoi critici &#8220;non sarebbero saliti sul carro dei vincitori&#8221;.  Perchè lui si sentiva un pò Napoleone e un pò Helenio Herrera. Si è rivelato solo uno con la mosca al naso. Ora si dispiace per i tifosi. I tanti, i milioni di italiani, che specie in questi tempi grami di crisi e di difficoltà economiche, nel calcio e nella &#8220;nazionale&#8221; , avevano riposto speranze di riscossa.  Lippi con la sua incredibile e sfrontata testardaggine è riuscito a deluderli. Ora chiede loro scusa. Pittosto il sig. Lippi sganci i tre milioni di euro  all&#8217;anno che ha sgraffignato  in questi anni, quattrini che alla luce dei risultati paiono rubati. Come rubati sono stati i nostri sogni, i sogni del Tricolore che alla faccia di Bossi avrebbe potuto sventolare nella terra di Mandela. Avrebbe potuto, ma non è stato. Grazie (a) Lippi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.iltorittese.it/index.php/2010/06/24/italia-nel-pallone-che-tristezza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LIPPI FA IL FENOMENO MA E&#8217; SENZA CAMPIONI</title>
		<link>http://www.iltorittese.it/index.php/2010/06/21/lippi-fa-il-fenomeno-ma-e-senza-campioni/</link>
		<comments>http://www.iltorittese.it/index.php/2010/06/21/lippi-fa-il-fenomeno-ma-e-senza-campioni/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 13:34:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.iltorittese.it/?p=418</guid>
		<description><![CDATA[// 

Che cosa volete sia battere la Slovacchia? Un gioco da ragazzi. Da ragazzi per l’appunto, non da azzurri. Perché dopo due partite abbiamo la miseria di due punti e non abbiamo affrontato squadroni irresistibili, il Paraguay prima e la Nuova Zelanda dopo. Al momento del sorteggio qualcuno aveva detto che meglio di così non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><script type="text/javascript">// <![CDATA[
				$(document).ready(function(){
					$('#commentBoxSmall').load("/ajax/v3_commentbox_small.php?ID=454646");
				});
// ]]&gt;</script></p>
<div>
<p>Che cosa volete sia battere la Slovacchia? Un gioco da ragazzi. Da ragazzi per l’appunto, non da azzurri. Perché dopo due partite abbiamo la miseria di due punti e non abbiamo affrontato squadroni irresistibili, il Paraguay prima e la Nuova Zelanda dopo. Al momento del sorteggio qualcuno aveva detto che meglio di così non poteva capitarci. In verità nessuno poteva sapere e immaginare in che condizioni saremmo arrivati a questo torneo e soprattutto quali sarebbero state le scelte di formazione e di esclusione di Lippi. E così anche la Nuova Zelanda ha fatto il suo figurone, è andata in vantaggio, con un gol in fuorigioco e comunque provocato dal panico consueto della nostra difesa, è stato raggiunto da un rigore abbastanza generoso, per non dire inesistente, concesso dall’arbitro guatemalteco.</p>
<p>Per il resto una delusione totale, una confusione dovunque, dietro, in mezzo, davanti, errori tattici ripetuti dall’allenatore, il ruolo di Marchisio imbastardito sull’out di sinistro, poi riportato a destra e quindi spedito nello spogliatoio alla fine del primo tempo, Pepe bocciato non si sa bene perché ma con evidenti limiti tecnici (il dribbling resta un mistero della fede), giro di attaccanti, anzi tutti in campo con uguale risultato, zero gol su azione, molta generosità, molta passione ma niente qualità, niente lucidità di gioco. Contro un avversario tutto fisico sarebbe stato logico giocare sulla tecnica, sulla velocità di scambi, insomma sul gioco «latino». E invece, con il passare dei minuti, la Nuova Zelanda si è rinchiusa nella sua metà campo e gli azzurri hanno tenuto il pallone, per paura e depressione, sviluppando azioni a ritmo lentissimo, con rarissimi uomini pronti a smarcarsi e a muoversi in senso orizzontale. Lampi di broccaggine in momenti di noia mortale. Totale: quali uomini finora hanno dimostrato di essere da mondiale: tre, quattro al massimo, Chiellini, De Rossi, Montolivo che non avrebbe giocato, se Pirlo non si fosse infortunato. Potrei aggiungere Criscito e l’orgoglio di Zambrotta, ma siamo all’acqua tiepida. Poi c’è la doccia fredda di quelli che sono al tramonto o alla frutta, come già evidenziato durante il campionato, Cannavaro e Camoranesi, fra questi, entrambi «tagliati» dalla nuova Juventus di Delneri ma promossi dalla vecchia Italia di Lippi che ieri ha mandato in gioco cinque juventini reduci da una stagione fallimentare.</p>
<p>Non si può vivere di rendita, il campo sta dando altre risposte e, purtroppo, come accade puntualmente quando mancano i risultati, gli assenti hanno ragione. Balotelli, Cassano, Totti avrebbero sicuramente dato qualcosa di più, almeno un’idea, una giocata imprevista e imprevedibile ma Lippi ha scelto la strada della riconoscenza e del puntiglio, seguendo il proprio carattere presuntuoso, ha allestito la «sua» nazionale e non la nazionale del campionato. Ieri ha ribadito di non aver lasciato a casa «fenomeni». Non pensi di essere lui un «fenomeno».</p>
<p>I latini dicevano che la fortuna aiuta gli audaci ma qui non c’è nemmeno l’ombra del rischio, dell’azzardo e non si può nemmeno sperare che sia sempre la sorte con la «c» maiuscola a risolvere i nostri problemi. Lippi pensa a Berlino e ricorda l’Italia del 1982, trionfante dopo i tre pareggi iniziali, ma finge di ignorare che in Spagna si trattava di campioni veri, figli del campionato e del mondiale argentino e quattro anni or sono la squadra era composta da nove giocatori che provenivano dalle prime quattro squadre in classifica, 5 della Juventus, 2 del Milan, 1 dell’Inter e 1 della Fiorentina. Oggi Lippi schiera titolari 2 soli uomini, De Rossi e Zambrotta, delle prime quattro squadre in classifica. Qualcosa nel calcio significa, al di là dell’arroganza e dei capricci del cittì viareggino. È una squadra con un passato sicuro, un presente incerto e un futuro senza speranze. Non ci resta che pregare. E segnare un gol. La cosa più logica del football. Sembra la più difficile. TONY DAMASCELLI, IL GIORNALE, 21 GIUGNO 2010.</p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.iltorittese.it/index.php/2010/06/21/lippi-fa-il-fenomeno-ma-e-senza-campioni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LIPPI: TRE MILIONI DI EURO ALL&#8217;ANNO PER RACIMOLARE DUE PAREGGI CONTRO DUE SQUADRETTE</title>
		<link>http://www.iltorittese.it/index.php/2010/06/21/lippi-tre-milioni-di-euro-allanno-per-racimolare-due-pareggi-contro-due-squadrette/</link>
		<comments>http://www.iltorittese.it/index.php/2010/06/21/lippi-tre-milioni-di-euro-allanno-per-racimolare-due-pareggi-contro-due-squadrette/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 13:24:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Gagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.iltorittese.it/?p=414</guid>
		<description><![CDATA[Il c.t. della nazionale italiana di calcio, Marcello Lippi, quello che quando parla sembra  essere disceso dal cielo per elargire al mondo le sue ascetiche (e banalissime!) considerazioni, guadagna 3 milioni di euro all&#8217;anno, qualcosa come 250 mila euro al mese, cioè 8333 euro per ogni giorno che Dio manda sulla terra. Di contro il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il c.t. della nazionale italiana di calcio, Marcello Lippi, quello che quando parla sembra  essere disceso dal cielo per elargire al mondo le sue ascetiche (e banalissime!) considerazioni, guadagna 3 milioni di euro all&#8217;anno, qualcosa come 250 mila euro al mese, cioè 8333 euro per ogni giorno che Dio manda sulla terra. Di contro il c.t. della nazionale paraguaiana ne guadagna &#8220;appena&#8221; 300 mila; non sappiamo quando ne guadagni il c.t. della nazionale neozelandese, ma di sicuro molto, ma molto meno di Lippi. Ebbene il pagatissimo Lippi,  nelle prime due partite della nazionale al mondiale sudafricano,  è riuscito a racimolare due soli modestissimi pareggi, dopo aver incassato in entrambe le due partite, quella con il Paraguay e quella con la Nuova Zelanda,  due gol  iniziali, uno per partita, che a parere di Lippi, ultramilionario commissarrio tecnico della nostra nazionale,  sarebbero stati solo frutto della malasorte che incombe sulla nostra nazionale, mentre i due gol poi infilati tra i pali delle due squadre avversarie per conquistare un sudatissimo pareggio, quelli invece sono dei capolavori di finezza tecnica, frutto, manco a dirlo dei suoi insegnamenti ai giocatori che Lippi ha selezionato e portato in Sudafrica, dopo aver lasciato a casa fior di mezze calzette, da Totti a Cassano, a Balotelli. Diciamoci la verità. I tifosi italiani, quelli (pochi!) che sono andati in Sudafrica al seguito della squadra e i milioni che hanno addobbato di tricolori i balconi delle nostre cittò, dei paesi, dei più piccoli villaggi della penisola, e che piazzati dinanzi ai televisori ore prima che iniziassero le partite, si sono visti gonfiare il fegato prima per l&#8217;attwsa e poi per la rabbia, ebbene questi tifosi meritavano qualcosa di più. Tutti erano convinti che ci era andato bene  il girone di qualificazione e le &#8220;squadrette&#8221; che ci erano capitate, e tutti erano convinti che si sarebbe trattato di una passeggiata superare le prime prove e poi, di gol in gol, arrivare in finale e magari bissare il successo di 4 anni addietro.  I primi due risultati sono stati una delusione, cocente e terribile. Ma non sono bastati a far abbassare la spocchia di Lippi, la cui arroganza è pari alla sua testardaggine, oltre che alla sua innata prosopopea. Che magari poi sfocia nella squallida tentazione di addossare agli altri ai giocatori le sue responsbailità.  Così, all&#8217;indomani della deludente prova con la Nuova Zelanda, spiega la uscita dal terreno di gioco di Pepe &#8220;perchè non faceva quello che gli avevo chiesto di fare&#8221;. Andiamo! A che serve buttare la croce sul solo Pepe se è tutta la squadra che non va? E non è andata la squadretta di Lippi  sia con la Nuova Zelanda che con il Paraguay. E ciò sia  per la inadeguatezza delle scelte tattiche che sono di Lippi , sia perchè i nostri &#8220;soldati&#8221; come  ha definito i giocatori  Lippi (che forse si sente un pò Napoleone) non giocano per passione e con valore, ma si sono modellati sulla lunghezza dìonda del loro &#8220;capo&#8221; e anch&#8217;essi si sentono padreterni e non riescono a capire che la vittoria la si conquista sul campo, ogni volta che si gioca. Ma loro pensano al portafoglio, come hanno dimostrato quando il ministro Calderoli ha chiesto di abbassare i loro guadagni, che sono vertiginosi, diciamolo. In quella occasione hanno messo fuori la grinta ed uno di loro ( e non è il caso di farne il nome perchè sono tutti uguali!) ha dichiarato che &#8220;l&#8217;Italia non è un paese serio&#8221;. Infatti, manda in campo &#8220;signorine&#8221; in luogo di giocatori. Però fanno in tempa a riguadagnare l&#8217;onore e il rispetto. Almeno con la Slovacchia, giochino a pallone e non pensino nè alla faccia, nè alle gambe. g.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.iltorittese.it/index.php/2010/06/21/lippi-tre-milioni-di-euro-allanno-per-racimolare-due-pareggi-contro-due-squadrette/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
