Archivi per febbraio, 2011

LA CAMPAGNA DI SILVIO BERLUSCONI

Pubblicato il 28 febbraio, 2011 in Politica | No Comments »

Silvio Berlusconi Rafforzarsi dentro e fuori al Palazzo. L’offensiva di Berlusconi è a tutto campo. Con un obiettivo urgente: Fini. Togliergli il gruppo alla Camera, portagli via nove deputati sui 29 rimasti. Non sarà un’operazione che si compirà a breve, il premier ci lavora ed è convinto di condurla a termine. Sempre più spesso i deputati del Pdl alzeranno la voce contro il presidente dell’Aula, cercheranno di mettere pressione. Se non ci saranno interventi del presidente della Repubblica scatterà anche la fase due, una raccolta di firme. Fatto nuovo e inusitato, una sorta di sfiducia. Tanto che lo stesso Berlusconi in privato fa un discorso chiaro: «Io ho rischiato, mi sono fatto contare in Parlamento. Perché non lo fa anche lui?».

L’attacco a Fini non è solo una questione personale. È chiaro che nelle file finiane sono diversi i deputati in sofferenza, che non amano lo slittamento a sinistra (a questo punto irrinunciabile per Fini), temono la deriva laicista. Ed è per questo che Berlusconi ha teso la mano ai cattolici ieri quando ha detto di condividere i valori cristiani del movimento di Magdi Cristiano Allam. Aveva già lanciato segnali chiari intervenendo al convegno dei Cristiano Riformisti di Antonio Mazzocchi sabato scorso. Quando è andato anche oltre ciò che era stato previsto nell’intervento scritto. Berlusconi si è presentato come “forza tranquilla” con un messaggio elementare: con me (e con i miei difetti) sapete che certe cose non accadranno mai, se vince la sinistra vi troverete l’attacco alla famiglia, alla vita, alla scuola. Già, la scuola. Due giorni fa aveva detto: gli insegnanti di quelle pubbliche «inculcano idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie».

S’infuria il segretario del Pd, Pierluigi Bersani: «Con richiami di sapore antico, Berlusconi se la prende con comunisti e gay, insultando così l’intelligenza e la coscienza civile del Paese. All’elenco, Berlusconi stavolta ha aggiunto gli insegnanti della scuola pubblica. Uno schiaffo inaccettabile a chi lavora con dedizione in condizioni rese sempre più difficili dal governo. La scuola pubblica è nel cuore degli italiani». L’attacco gli consente di riprendere il discorso: «Come al solito, anche le parole che ho pronunciato sulla scuola pubblica sono state travisate e rovesciate da una sinistra alla ricerca, pressoché ogni giorno e su ogni questione possibile, di polemiche infondate, strumentali e pretestuose. Desidero perciò chiarire nuovamente, senza possibilità di essere frainteso, la mia posizione sulla scuola». «Il mio governo – aggiunge – ha avviato una profonda e storica riforma della scuola e dell’Università, proprio per restituire valore alla scuola pubblica e dignità a tutti gli insegnanti che svolgono un ruolo fondamentale nell’educazione dei nostri figli in cambio di stipendi ancora oggi assolutamente inadeguati. Questo non significa – sottolinea – non poter ricordare e denunciare l’influenza deleteria che nella scuola pubblica hanno avuto e hanno ancora oggi culture politiche, ideologie e interpretazioni della storia che non rispettano la verità e al tempo stesso espropriano la famiglia dalla funzione naturale di partecipare all’educazione dei figli».

La scuola, dunque. Uno dei temi sensibili per l’elettorato moderato che ne teme la politicizzazione. Poi la vita. Il Pdl vuole accelerare sulla legge per il testamento biologico che ha già ricevuto l’ok dei vertici della Cei. «Quando arriverà in Aula alla Camera dimostrerà la divisione del Terzo Polo, Fli darà libertà di voto ma quasi tutto il gruppo sarà contro il suo capo, il radicale Della Vedova. Anche molti Pd saranno in difficoltà come pure pezzi del Pdl» spiega un senatore berlusconiano.

Infine, il partito. Anche i sondaggi riservati lo danno sotto la soglia del 30%. Oggi Berlusconi lancerà i Caf, i centri di assistenza fiscale. Ci sarà anche un sito internet annesso dal titolo emblematico: alserviziodegliitaliani.com. Il Pdl si struttura e si prepara, con il porta al porta, a riconquistare il territorio. Anche a finanziarsi visto che l’assistenza ai pensionati, ai lavoratori dipendenti, ai piccoli imprenditori andrà a fare concorrenza ai sindacati. E come per i sindacati i servizi saranno a pagamento. Prezzo politico, ma sempre prezzo. Se l’iniziativa funziona il partito del premier diventerà una nuova Dc. Fabrizio dell’Orefice, Il Tempo, 1° marzo 2011

L’ITALIA PIANGE LA PICCOLA YARA E SI DOMANDA: CHI HA SBAGLIATO

Pubblicato il 27 febbraio, 2011 in Cronaca, Giustizia | No Comments »

Yara Gambirasio, la 13enne scomparsa a Bergamo Ci aveva abituato a riconoscerla con quel ferretto dei denti che non riusciva a guastare la sua straordinaria carica di travolgente simpatia. Ne andava fiera Yara, perché non aveva complessi: era una ragazzina pura, entusiasta della vita, della ginnastica che praticava a livello agonistico. E nelle foto pubblicate e trasmesse per 93 giorni quell’apparecchio odontoiatrico è stato incredibilmente un suo muto messaggio per salutare un mondo che l’ha maltrattata: ed è stato l’elemento che l’ha fatta subito identificare. Del suo corpo, ritrovato ieri pomeriggio in località Madone di Chignolo di Isola, dieci chilometri da Brembate Sopra, rimaneva infatti ben poco. Quei resti erano, però, coperti dall’abbbigliamento segnalato il giorno della scomparsa: il 26 novembre del 2010. Giorno di un calendario maledetto: il 26 agosto, tre mesi prima, era toccato a Sarah Scazzi far perdere per sempre le sue tracce dalla vita. Il corpo di Yara Gambirasio, 13 anni, è stato trovato da un passante che si trovava sul posto per provare un modellino di aeroplano telecomandato. Il cadavere era supino e, secondo alcuni soccorritori, dava l’impressione di un’estrema fragilità: particolare ritenuto importante, questo, per stabilire se sia stato abbandonato lì recentemente o nei momenti successivi al sequestro. A Chignolo di Isola sono arrivati anche gli Ert, gli Esperti ricerca tracce, reparto che dipende direttamente dalla Direzione centrale anticrimine. Il nucleo specializzato della Polizia Scientifica è già intervenuto, tra l’altro, nell’omicidio del piccolo Tommaso Onofri, il bimbo rapito e ucciso a Casalbaroncolo.

La notizia ai genitori di Yara è stata data dal questore di Bergamo Vincenzo Ricciardi. Tra i primi a raggiungere casa Gambirasio il sindaco di Brembate Sopra, Diego Locatelli (che ha annunciato il lutto cittadino) e il parroco, don Corinno Storti. Quest’ultimo ha subito commentato: «Impossibile che il cadave stesse lì da tempo, ci siamo passati in molti…». E, in effetti, non è il solo a pensarlo. Luca Aresu, un giovane di Madone che ha partecipato tra novembre e dicembre alle ricerche con alcuni amici, esclude che il corpo sia rimasto lì per tre mesi: «È una zona dove sono andato spesso a correre e che ho attraversato anche con il mio setter almeno un paio di volte. L’avremmo trovata sicuramente. Tanta altra gente è passata di lì con i cani». E intanto i genitori di Yara, Fulvio e Maura, restano chiusi in casa nel loro silenzio. In quel composto dolore, lontano dalle telecamente, che li ha caratterizzati sin dall’inizio. Il sindaco e il parroco sono tra i pochi ad aver varcato la loro soglia per portare un po’ di conforto. Don Corinno Scotti racconta che «sono distrutti.

La mamma è disperata, mi ha chiesto perché il Signore permetta queste cose e io le ho risposto che questo è solo frutto della cattiveria umana. Il padre invece mi ha fatto coraggio e mi ha detto: “Don Corinno non devi piangere”». Domani, nelle ore in cui gli esperti inizieranno l’autopsia, il parroco celebrerà una messa per ricordare la 13enne. Intanto, sul luogo dove è stato ritrovato il corpo è iniziato un vero pellegrinaggio di curiosi che scattano foto, filmano. Alcuni sono accorsi con l’intera famiglia. Mentre per le strade di Brembate si soffre. Il paese è in lutto. Chiuso nel dolore. Solo sul web si può «ascoltare» lo strazio per la tragedia. Su Facebook la rabbia: «Dateci l’assassino». Sul muro del gruppo «Yara Gambirasio», duemila iscritti, Gina Pina alle 18,50 ha scritto: «Pena di morte a chi uccide gli angeli». Il Tempo, 27 febbraio 2011


CASE DI ENTI PUBBLICI A PREZZO SONTATO: SPUNTA IL NOME DELLA SEN. FINOCCHIARO, L’ULTIMA GIOVANNA D’ARCO DELLA SINISTRA MILITANTE

Pubblicato il 26 febbraio, 2011 in Costume, Cronaca, Politica | No Comments »

La senatrice Pd ha acquistato a Roma un appartamento dalla Cassa del notariato: 30% in meno sul valore reale e senza requisiti

Alla fine c’è cascata anche Anna Finocchiaro. La capogruppo del Pd al Senato poco meno di un anno fa ha comprato un appartamento di 180 metri quadrati sul colle che sale sopra San Pietro, dietro la Gregorio VII, a Roma. Fin qui niente di male, perché dopo 24 anni a fare la spola tra la Capitale e la natia Sicilia è normale che la papavera del centrosinistra abbia scelto di rendersi la vita più facile. Un po’ troppo comoda, però, visto che per l’appartamento ha speso 745mila euro, prezzo più che di favore visto zona e metratura (in più, altri 45mila euro per un box auto). L’investimento a prezzo speciale, fatto per le figlie, che risultano acquirenti dell’immobile, ma con usufrutto per la senatrice ed il marito Melchiorre Fidelbo, rientra a pieno titolo nel faldone dell’Affittopoli (in questo caso vendopoli) romana. Perché a cedere casa e box è stata il 17 maggio scorso la Cassa nazionale del notariato, ultimo atto di una campagna di vendita del proprio patrimonio immobiliare.

Primo problema: la Finocchiaro ha pagato poco più di 4.000 euro al metro quadrato, contro la media di circa 6.400 euro nella zona. Vale a dire, circa il 30% in meno rispetto ai valori di mercato. Capita,  quando si compra dagli enti previdenziali.
Ecco il secondo problema: di solito, lo ’sconto’ è riservato agli inquilini o a notai. Ma la famiglia Finocchiaro-Fidelbo non ha mai abitato in quella casa né risulta abbia legami parentali con alcun notaio. Tutt’al più, la Finocchiaro per carriera politica ha maturato ottimi rapporti di amicizia con l’ex presidente dei notai Gennaro Mariconda e, presumibilmente, con il direttore della Cassa che le ha venduto l’appartamento, Valter Pavan. Che, tra l’altro, ha acquistato un appartamento nello stesso palazzo.Fonte: LIBERO, 26/02/2011

IERI IL GOVERNO INCASSA UNA NUOVA FIDUCIA: I NUMERI DI BERLUSCONI ALLONTANANO LE URNE E LOGORANO IL PD

Pubblicato il 26 febbraio, 2011 in Politica | No Comments »

Passa il Milleproroghe, e il governo ottiene un’altra fidu­cia dalla Camera. Certo, i nu­meri sono inferiori a quelli del fatidico 14 dicembre: 309 anzi­ché 314, ma a Montecitorio ie­ri non si respirava nulla dell’af­fanno di quell’occasione. Con i dieci assenti, la maggioranza sarebbe arrivata a 319. Peral­tro, come faceva notare ironi­camente ieri un esponente Pd, «se loro ne avevano dieci di me­no, noi dell’opposizione ne avevamo venti: tanto per assi­curarci che il governo non ca­da neanche per sbaglio, por­tandoci a elezioni anticipa­te… ». Da qualche tempo il borsino del Transatlantico dà come sempre più improbabile una fi­ne precoce della legislatura. E quelli che scommettono sulla scadenza naturale del 2013 so­no in crescita. Lo spostarsi del­l’orizzonte cambia radical­mente molti scenari. Le mano­vre attorno al Terzo polo, ad esempio, si sono visibilmente rallentate: lo si è visto con la secca bocciatura Udc dell’ipo­tesi di gruppi comuni al Sena­to. Nel centrosinistra, le manca­te elezioni anticipate rischia­no di fare molte vittime. La più illustre? Nichi Vendola: il go­vernatore pugliese puntava molto, se non tutto, su prima­rie a breve termine con cui lan­ciare la propria Opa sul Pd, per giocarsi la candidatura a pre­mier. Se non si vota, gli tocca restare inchiodato a Bari, e il pericolo che la sua immagine si logori si fa più reale. Colpo di freno anche per Matteo Renzi, che come tutti gli aspiranti lea­der ha appena lanciato il pro­prio libro autocelebrativo. E paradossalmente anche per Bersani i guai aumentano sen­za urne: l’accelerazione avreb­b­e reso inevitabile il compatta­mento Pd sulla candidatura del segretario, il rallentamen­to apre la strada a trame, opera­zioni e ambizioni di ogni gene­re. Un segnale chiaro, ad esem­pio, lo danno le ormai frequen­ti esternazioni di Rosy Bindi, che non fa che ripetere che è l’ora di una «donna premier». Ovvero lei, naturalmente, che – incoraggiata da qualche sponsorizzazione radical chic – si è convinta di avere delle chance. E l’altro giorno ha ba­ruffato su questo con Renzi: lui ricordava la sue anzianità di servizio politico («Ha sei le­gislature alle spalle»). Lei ha ri­sposto piccata: «Mi boccia? Fa parte di una minoranza». Le amministrative, che si te­meva fossero un bagno di san­gue per il centrodestra, per ora portano guai soprattutto a sini­­stra: a Torino Fassino rischia nelle primarie; a Milano Pisa­pia ha inciampato nel pastic­cio Trivulzio. E a Napoli il can­didato non c’è proprio: dopo il «no» del magistrato Cantone, Di Pietro ha posto l’ aut aut , chiedendo la candidatura di De Magistris (in modo di levar­selo dalle scatole). In compen­so il vincitore delle primarie annullate, Cozzolino, minac­cia di fare una propria lista, con esiti disastrosi per il Pd.

FERRARA IN TV: SE LA STAMPA LIBERA NASCONDE LE NOTIZIE

Pubblicato il 26 febbraio, 2011 in Costume, Politica | No Comments »

Caricate, mirate, fuo­co. Giuliano Ferra­ra ha il coraggio di chi sa ridere in fac­cia al plotone d’esecuzio­ne. La scelta di andare su Raiuno, dopo il Tg, è in questo clima da caccia al berlusconismo una sfida a viso aperto. Non gli ri­sparmieranno nulla. Di­ranno che è venduto, prez­zolato, becero, volgare, una miserevole macchina del fango. Diranno che la sua intelligenza, la sua cul­tura, la sua ironia, sono un bluff che finalmente viene smascherato. Non ci sarà più un cane a leggere il Fo­glio come un quotidiano elegante e raffinato. La sa­tira intelligente si scatene­rà sulla ciccia e sui chili di troppo. Lo accuseranno di avere qualche parente camorrista e gli rinfacce­ranno di non essere come Bocchino al di sopra di ogni sospetto. L’Elefanti­no verrà linciato in piazza con la stessa ghigliottina con cui hanno tagliato la testa ai servi del padrone. L’odio verso il Cav ha vin­to su ogni sentimento ra­gionevole. I giacobini han­no messo a tacere i mode­rati e si sono inventati un Paese sotto dittatura. Quando provi a spiegare, parlare, si mettono le ma­ni alle orecchie e ti danno del venduto. Scusate, ma ci siamo rotti le scatole di questa storia. Ferrara non può andare in Rai, Travaglio sì. Il Gior­nale qualsiasi notizia dia è fango, Repubblica e Fatto posso sputtanare chiun­que non la pensi come lo­ro perché è libertà di stam­pa. Il Giornale manipola il linguaggio, loro fanno giornalismo d’inchiesta. Se Ostellino sul Corriere prova a esprimere una mezza opinione viene marchiato d’infamia e fini­sce nelle retrovie. Ma nes­suno alza la mano per dire che gli editoriali del Fatto sparano puntualmente sulla dignità umana degli altri. Avete mai letto cosa scrive Travaglio di Ostelli­no? Non contrasta le sue idee, punta a denigrare l’uomo. Qualche sera fa il comi­co Vergassola, in tv sul di­vano della Dandini, ha sparato una battuta: «Ber­lusconi ha chiesto il nume­ro di telefono di Naomi Campbell? Gli mancava una negra per finire la col­lezione ». L’avesse detta qualcuno vagamente non anti Cav sarebbe stato massacrato. In quel caso non è satira, ma razzismo. Ma nessuno qui, in questo giornale bastardo, darà mai del razzista a Vergas­sola. È satira, più o meno divertente, più o meno vol­gare. C’è sempre qualcuno, però, che si sveglia per im­partire la sua lezione di giornalismo. I rimbrotti, chiaramente, sono per noi. L’ultimo è Pierluigi Battista. Pigi si scandaliz­za in video, sulla rubrica che ha sul Corriere Tv , il Sorpasso, per il titolo del Giornale sugli arresti in Pu­glia. È uno scandalo che mette in forte imbarazzo il Pd, svela malcostumi e rac­comandazioni, e sfiora an­che il pio Vendola. L’accu­sa è che non siamo garanti­sti. Abbiamo già condan­nato il senatore Tedesco. Non è così. Per noi Tede­sc­o resta innocente fino al­la sentenza. Ma non si può non notare che la Puglia di Vendola non sia un paradi­so di etica sanitaria. Non si può non registrare che l’ex assessore Tedesco è stato portato in Senato per salvarlo dallo scandalo. Non si può non vedere, og­gi, che la notizia barese è stata nascosta da chi cam­pa con le procure antiber­lusconiane. Minimizzata. Da Fatto , Repubblica ,Uni­tà e dallo stesso Corriere . Per Battista questa è la pro­va che non­bisogna crede­re più di tanto a quello che scrivono i giornali. Com­preso il suo, che l’editoria­li­sta del Corriere evita di ci­tare. Ma quale mostro il buon Battista sbatte in pri­ma pagina? Il Giornale , na­turalmente. Siamo alla fie­ra dell’ipocrisia. È ora che i maestri del giornalismo comincino a guardare il fango che sprizza dai loro occhi. Oppure siete trop­po ciechi per vederlo?

LO SCANDALO DELLA SANITA’ IN PUGLIA: VENDOLA VIENE PROSCIOLTO MA I GIUDICI SI SPACCANO

Pubblicato il 26 febbraio, 2011 in Giustizia, Il territorio | No Comments »

di Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica

Coincidenze. Con una tempistica calibrata al millesimo di secondo, ieri il gip barese Sergio Di Paola ha accolto la richiesta di archiviazione per il governatore pugliese Nichi Vendola, che era indagato – come anche il suo capo di Gabinetto Francesco Manna – per concussione in concorso per alcune nomine di direttori di Asl pugliesi. Coincidenze provvidenziali. Eppure la decisione del gip si è fatta attendere un bel po’, visto che la richiesta della procura porta la data del 26 marzo 2010. Ed è arrivata proprio ieri, coincidenza, a ruota dell’ordinanza con la quale un altro gip di Bari, Giuseppe De Benedictis, ha accolto parzialmente la richiesta della procura di custodia cautelare in carcere per il senatore del Pd ed ex assessore alla Sanità Alberto Tedesco (l’ordinanza è già a Palazzo Madama), per il suo braccio destro Mario Malcangi (arrestato due giorni fa), per il caposcorta di Vendola e per tre tra imprenditori e manager sanitari, spediti ai domiciliari.

La curiosa conseguenza temporale delle due decisioni colpisce proprio perché, nell’ordinanza con cui si chiede l’arresto di Tedesco, il gip De Benedictis non riserva giudizi lusinghieri nemmeno per i vertici dell’amministrazione regionale. E rimarca, soprattutto, come per lo stesso episodio per cui i pm avevano chiesto l’archiviazione per il governatore, ora i sostituti baresi chiedevano l’arresto di Tedesco i domiciliari per il dirigente sanitario Guido Scoditti (tornato ieri in libertà). Strana incongruenza che suona come una stoccata ai pm, come un colpo per Vendola, ma anche come una sorta di rottura interna al palazzo di giustizia di Bari. Crepa resa più evidente dall’accoglimento immediatamente successivo, da parte dell’altro gip, di quella richiesta di archiviazione, decisione che invece sposa la tesi «difensivista» dei magistrati, accogliendo l’assenza di «fatti penalmente rilevanti» non solo per Vendola e per il suo capo di gabinetto, ma persino per Tedesco, proprio esaminando un episodio per il quale il gip De Benedictis, invece, ritiene evidenti e gravi gli indizi di colpevolezza per Tedesco, anche se stavolta non per concussione ma per abuso d’ufficio (reato che non giustifica, annota il gip, l’arresto). Insomma, sullo stesso fatto prima i pm – e poi i due gip – hanno dato letture diverse a seconda degli indagati e dei reati contestati.

Al di là dell’apparente schizofrenia giudiziaria, ieri Vendola ha incassato con sollevata soddisfazione la sua archiviazione, distribuendo in conferenza stampa copie fresche di stampa della decisione, prendendo le distanze dal suo ex assessore Tedesco che pure fu lui a nominare e a difendere a spada tratta persino quando il conflitto d’interessi del responsabile della sanità pugliese, i cui figli lavorano nel settore delle protesi, era di pubblico dominio. Chiusa la parentesi giudiziaria, Nichi non si fa carico nemmeno delle responsabilità politiche per quello che il gip definisce «un consolidato sistema di malaffare incancrenito nel “sottosistema” della sanità regionale». Lui era il presidente della Giunta, ma l’unico errore che ammette «è di non aver avviato un rinnovamento più radicale».

Eppure, se non penalmente rilevante, l’operato del governatore viene stigmatizzato proprio nell’ordinanza d’arresto per Tedesco. Lì Vendola viene citato più volte, come si diceva, nel capo d’imputazione di Tedesco sulla cui valutazione giuridica pm e gip baresi sembrano non avere le stesse convinzioni. Ossia sulla sostituzione, del 2008, di un direttore sanitario (Franco Sanapo) sgradito all’ex assessore, con uno (Umberto Caracciolo) a lui più gradito, alla Asl di Lecce. Il gip scrive, per esempio, che «questa volontà del Tedesco emerge anzitutto dalla conversazione del 5 agosto 2008 in cui Tedesco parlava di tale suo pio desiderio con il capo di gabinetto del governatore Vendola, ricevendo l’approvazione del Manna (che, evidentemente, non poteva dargliela a titolo esclusivamente personale) a bloccare illegittimamente in regime di prorogatio a Nardò il Sanapo». E più avanti, ancora, il giudice riserva un’altra stoccata a Nichi, commentando un’altra conversazione tra l’ex assessore Tedesco e il capo di gabinetto di Vendola, incentrata su nomi e nomine. Un’intercettazione che, secondo il gip, «costituisce un dato irrecusabile circa la consapevolezza dei responsabili politici – di tutti i responsabili politici – di operare per fini di spartizione politica e/o correntizia». Un sistema, si legge ancora nell’ordinanza, che «non risulta circoscritto a singoli esponenti della maggioranza di centrosinistra ma assurge a logica di strategia politica, al fine di acquisire consenso e rendere stabile la maggioranza di governo». E nel caso di questa sostituzione alla Asl Tedesco, secondo la procura, «curava i suoi interessi personali e economici», mentre Vendola aderiva ai desiderata del suo assessore per «criteri di spoil system». Criteri legittimi ma, secondo il gip, «del tutto avulsi da esigenze di corretta gestione amministrativa dell’Asl di Lecce», come proverebbe una intercettazione tra il presidente e l’assessore, in cui Vendola spiega: «Hai presente che a noi quelli ci hanno chiesto quattro cose tra cui anche Lecce, uno loro al posto di Sanapo». Vendola ieri ha rivendicato la decisione di rimuovere il manager, negando però moventi di bassa politica. Cosa che aveva fatto anche a luglio 2009, quando venne interrogato dal pm Digeronimo, sostenendo – scrive il gip «contrariamente a quanto emerso dalle intercettazioni che non vi era stata alcuna intromissione del Tedesco». Dichiarazioni che il giudice ribadisce, poi, essere «inverosimili». Fonte: IL GIORNALE, 26 FEBBRAIO 2011

IERI VIOLENTO SCONTRO ALLA CAMERA TRA CICCHITTO E FINI: MA IL PROBLEMA E’ SOLO LUI, IL FAZIOSO PRESIDENTE DELLA CAMERA

Pubblicato il 26 febbraio, 2011 in Politica | No Comments »

Fini con il capogruppo dei Pur se vi fosse malauguratamente tentato per quieto vivere, viste anche le complicazioni di ogni tipo in arrivo dalle coste africane, il capo dello Stato non può più rimanere estraneo, o soltanto silenzioso, dopo lo scontro avvenuto ieri in aula tra i presidenti della Camera e del maggiore gruppo parlamentare. Dall’anomalia, al vertice di Montecitorio, siamo ormai passati allo scandalo politico.

È accaduto, in particolare, che il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto ha contestato a Gianfranco Fini come “insostenibile” il crescente “contrasto tra l’essere presidente della Camera e leader politico. E ad insinuare infamanti sospetti, pur ammettendo pubblicamente di non avere prove, a carico dei deputati del suo e di altri gruppi d’opposizione passati o tentati dalla maggioranza. Fini si è beffardamente dichiarato “d’accordo” con il suo contestatore “sulla situazione insostenibile”, ma del governo. Che proprio ieri, nella stessa aula, ha però incassato l’ennesima fiducia con il voto sulle modifiche al decreto legge “mille proroghe”. Non si vede, francamente, come si possa ritenere e definire dall’alto della terza carica dello Stato “insostenibile” la situazione di un governo che conserva la fiducia sia quando la chiede, come è appunto accaduto ieri, sia quando le opposizioni cercano di fargliela negare, come accadde il 14 dicembre scorso su iniziativa anche del gruppo finiano.

Non più tardi di qualche giorno fa, del resto, è stato lo stesso presidente della Repubblica a ricordare che una compagine ministeriale dura finchè dispone di una maggioranza. Dov’è allora il problema “istituzionale” del governo attuale che tanto inquieta il presidente della Camera, sino a fargli perdere anche in aula il controllo politico dei nervi, per fortuna non al punto di lasciar passare senza un richiamo al solito Antonio Di Pietro il provocatorio paragone di Berlusconi a Gheddafi? Il problema è solo lui. Ed è diventato grosso come una casa: non quella miserabile, per carità, di Montecarlo. Che lo ha visto incredibilmente iscritto solo per poche ore, se non minuti, nel registro degli indagati alla Procura di Roma. No, mi riferisco alla casa ben più grande di tutti gli italiani: il Parlamento.

Posso capire a questo punto la copertura che, sia pure con qualche imbarazzo, continua a fornire al presidente della Camera il suo nuovo alleato Pier Ferdinando Casini. Al quale la debolezza istituzionale di un Fini aggrappato ad un regolamento a dir poco anacronistico, che non prevede la possibilità tecnica di sfiduciarlo, può far comodo per ridimensionarne il peso nel cosiddetto terzo polo e conservarne tutta intera per sè la leadership. Non capisco invece perché mai il sempre più sfacciato e perciò debole vantaggio tattico che può loro derivare da una presidenza della Camera ostile all’odiato Cavaliere induca i dirigenti del maggiore partito di opposizione, particolarmente quelli provenienti dal Pci, a svilire l’immagine politica di una istituzione così ben onorata, in ordine rigorosamente cronologico, da comunisti come Pietro Ingrao, Nilde Jotti, Giorgio Napolitano e Luciano Violante. Che fecero sempre prevalere la neutralità del loro ruolo sullo spirito di fazione, anche a costo di clamorosi scontri con il loro partito, come quelli di Nilde Iotti con il Pci di Enrico Berlinguer durante il primo governo Craxi. Altri tempi, evidentemente, altri uomini, altre donne. Francesco Damato, Il Tempo, 26 febbraio 2011

NARRACI QUESTO, NIKI, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 25 febbraio, 2011 in Costume, Politica | No Comments »

«Narrazione» è un termine molto caro a Nichi Vendo­la, governatore della Pu­glia, leader della sinistra radicale, moralista tutto­logo a tempo pieno. Lui non parla, narra. C’è la narrazione della politica, dell’economia, della giu­stizia, del mondo intero. Vediamo se saprà narrare anche la retata che ha por­tato all’arresto di un suo ex assessore, ora senato­re, del suo caposcorta e di funzionari nominati dal suo governo. L’inchiesta, nella quale anche lui è sta­to indagato, riguarda una maxi truffa nel giro della sanità pubblica pugliese. Per la sinistra è un brutto colpo.

Qui non si parla di questioni e di soldi priva­ti, ma di malandrini e de­nari pubblici. Se Berlusco­ni deve essere processato per non aver selezionato eticamente gli ospiti delle sue serate, che si dovreb­be fare a Vendola che è sta­to, nella migliore delle ipo­tesi per lui, incapace di scegliersi gli uomini a cui affidare i soldi e la salute di una intera regione? Non lo vogliamo vedere al­la sbarra ma – se proprio non si può mandarlo a ca­sa – almeno che la pianti di fare il maestrino narra­tore che dà voti a tutti. Ovviamente, per lui var­rà a prescindere la tesi che poteva non sapere (cosa non applicata a poli­tici di centrodestra) che cosa stavano combinan­do i suoi uomini. Probabil­mente era distratto dalle comparsate in tv e da qual­che «narrazione» antiber­lusconiana.

Del resto, a si­nistra, cadono sempre dalle nuvole. Anche se poi, come dimostra il ca­so Unipol, che il Pd si stes­se per fare una banca, Fas­sino e D’Alema l’avevano intuito al punto che già si preparavano a festeggia­re (salvo poi negare tut­to). Ora sarà interessante ve­dere se il Pd concederà l’autorizzazione all’arre­sto per il suo malcapitato senatore Tedesco. Se fos­se coerente dovrebbe far­lo, e anche con un certo entusiasmo. Ma siccome, dicono le malelingue, l’ex assessore è stato messo al Senato proprio per garan­tirgli l’immunità almeno dalle manette, prevedo che il voto sarà sfavorevo­le. Perché da quelle parti sono tutti bravi a stare con i magistrati, ma solo se nel mirino non ci sono lo­ro. D’Alema insegna.

LA MAGGIORANZA SI RAFFORZA NONOSTANTE L’OFFENSIVA MEDIATICA DI FINI

Pubblicato il 25 febbraio, 2011 in Politica | No Comments »

Un mese fa dicevano che offri­v­amo 350mila euro spalmati in tre an­ni, oggi raccontano che ci limitiamo a 150mila cash . La notizia è che i prezzi sono decisamente crollati, segno che la maggioranza è ormai piuttosto soli­da… ». Ci scherza su un ministro del Pdl, nonostante Verdini non abbia af­­fatto gradito – e smentito categorica­mente- la presunta compravendita di deputati denunciata dal Pd Bucchi­no. Solo un modo, spiega il coordina­tore del Pdl, per «nascondere un pro­blema politico » grande come una ca­sa. Una delle poche buone notizie con cui si consola Berlusconi durante un’altra giornata passata a Palazzo Grazioli a scartabellare codici in vista della prima udienza del processo Ru­by. La stessa, peraltro, che in questi ul­timi giorni ha fatto decisamente per­dere le staffe a un Fini in balia di un vero e proprio esodo dal Fli. Esodo po­litico e umano, se sulla porta sono sta­ti a lungo perfino Urso e Ronchi, an­che loro come tanti insofferenti alle buone maniere con cui Bocchino ama confrontarsi con i suoi colleghi. E tanto Fini non ha retto la pressio­ne dal finire per perdere ogni inibizio­ne nel doppio affondo che apre il suo tour de force mediatico (ieri Annoze­ro , seguiranno In 1/ 2 ora e Ballarò ). Al punto che da presidente della Came­ra si ritrova a picchiare duro non solo sul Cavaliere (che i due siano ai ferri corti non è una novità) ma pure sulla Lega, sul processo breve e sull’even­tuale competenza del tribunale dei ministri per il processo Ruby. Inevita­bile il fastidio di Berlusconi, non solo per il merito ma anche per la scelta del­­l’interlocutore (Santoro), nonostante a Palazzo Grazioli ci sia chi inizia a pensare che un Fini così fuori registro non faccia che rafforzare il premier. «Ha superato ogni immaginazione ­spiega il ministro di cui sopra- al pun­to di non essere credibile neanche per chi prima lo sosteneva». E in effetti pa­re che anche al Quirinale non abbia­no gradito né toni né merito della sua uscita, perché è chiaro che se Napoli­tano invita ad evitare il «conflitto istitu­zionale permanente» non lo fa a sen­so unico. Non è un caso che Cicchitto ripeta proprio le parole del capo dello Stato per dire che il primo ad alimen­tarlo è Fini. E sottotraccia il problema esiste,anche se l’unico a mettere il di­to nella piaga è Quagliariello quando dice che «ci sarà chi sanzionerà una sovrapposizione di ruoli ormai intolle­rabile ». È chiaro, insomma, che a que­sto punto è Berlusconi ad attendere una parola del Quirinale. Un Cavaliere alle prese con un’agenda che di qui a qualche gior­no si infittirà di udienze e legittimi im­pedimenti. Con le idee ancora poco chiare su come intervenire per stop­pare il processo più delicato di tutti, quello sul caso Ruby.L’unica cosa cer­ta da giorni – ma si arriverà a ridosso del 6 aprile- è che sarà sollevato il con­­flitto di attribuzioni. Anche se secon­do il premier Fini è pronto a tutto per stopparlo nell’ufficio di presidenza (dove al momento l’opposizione è in vantaggio 10 a 8,anche se a breve l’in­gresso di un Responsabile ridurrà il vantaggio a un solo deputato). Se dav­vero il finiano Lamorte dovesse deci­dere di votare con il centrodestra ­con conseguente pareggio – a via del Plebiscito si dà per scontato un inter­vento a gamba tesa di Fini per evitare che l’aula affronti la questione.Insom­ma, tra le telefonate a Frattini e La Rus­sa per tenersi aggiornato sulla crisi li­bica, l’unica buona notizia restano i numeri sempre più solidi della mag­gioranza alla Camera. E l’ipotesi di ele­zioni anticipate che si allontana sem­pre di più. Nonostante la Brambilla sia tornata a mettere in moto la sua macchina movimentista conferman­do la sua vecchia idea di lanciare una rete di «punti di servizio» sul modello dei Caf.

PUGLIA, SCANDALO SANITA’: TRUFFE, TEGLI E SPRECHI, SGOMINATA BANDA DEL PD

Pubblicato il 25 febbraio, 2011 in Cronaca, Giustizia, Il territorio | No Comments »

Gian Marco Chiocci
Massimo Malpica

Manette a chi ha allungato le mani sul business-sanità. L’indecorosa fine del «sistema Pd» in Puglia, ma anche una brutale censura per tutto il centrosinistra nella regione pugliese, sono sancite dal gip di Bari. Che ieri ha chiesto l’arresto dell’ex assessore regionale alla sanità, Alberto Tedesco, subito promosso senatore del Partito democratico ai primi sentori di una rovinosa inchiesta in suo danno. E in danno del suo partito, oltre che dell’ex capo di gabinetto, Mario Malcangi, del direttore generale della Asl di Lecce e di imprenditori vari, spediti ai domiciliari a margine di un procedimento sulla malagestione della sanità (nomine di manager, appalti, concorsi, appoggi elettorali, etc) ricco di intercettazioni e approfondimenti anche nei confronti dell’attività del sindaco di Bari Michele Emiliano e del governatore («inindagabile» per sua stessa definizione, eppure ancora indagato nonostante la richiesta di archiviazione della procura) Nichi Vendola, il cui poliziotto caposcorta è finito ai domiciliari.

Le misure di custodia cautelare potevano essere molte di più, ma il gip Giuseppe De Benedictis ha rigettato una quindicina di richieste cautelari avanzate dai pm Desirée Di Geronimo, Marcello Quercia e Francesco Bretone. Le accuse di questo nuovo tsunami giudiziario, parallelo al filone intrapreso intercettando Giampaolo Tarantini (quello del caso D’Addario), «già in rapporti di partnership con Giuseppe Tedesco, figlio di Alberto» vanno dalla turbativa d’asta alla corruzione, dalla concussione all’abuso d’ufficio, fino alla frode in pubbliche forniture. Tra gli indagati anche il genero di Tedesco, Elio Rubino, e il capogruppo regionale del Pd Antonio Decaro, accusato d’aver «interferito presso Tedesco al fine di ottenere il suo autorevole intervento al fine di aiutare un candidato che si era presentato al concorso» all’Arpa. E anche se il gip ha «tagliato» il reato dell’associazione per delinquere, lo ha fatto in modo poco lusinghiero, confermando che l’indagine «ha portato alla luce l’esistenza di un collaudato sistema criminale, stabilmente radicato nei vertici politico-amministrativi della Sanità regionale. Un sistema incentrato su logiche affaristiche e clientelari».
EMILIANO E IL «SOTTOSISTEMA» Il gip rimarca «l’importanza strategica duplice (sia economica che politica)» dell’assessorato di Tedesco, utilizzando una telefonata tra lo stesso ex assessore e il sindaco di Bari, Michele Emiliano, all’epoca segretario regionale del Pd. I due, nel 2008, parlano delle voci che indicavano un cambio in vista, con la nomina da parte di Vendola del manager Lea Cosentino (indagata in un altro procedimento) al posto di Tedesco, e intravedono un tentativo di sottrarre al Pd quel posto strategico. Tedesco: «No questa cosa lui (Vendola, ndr) se l’è completamente rimangiata». Emiliano: «Ma niente! Secondo me questa è un’operazione tutta politica, perché lui dice io, in questa maniera mi impadronisco del sottosistema e, ovviamente, nelle prossime elezioni, l’assessorato anziché stare in mano al Pd sta in mano a me».
CONFLITTO «NOTO AI VERTICI»
Tedesco venne «processato» dall’opposizione in un consiglio regionale incentrato sul suo conflitto d’interessi, ma Vendola lo confermò comunque nell’incarico. Eppure, scrive il gip, «gli interessi personali e familiari del Tedesco nel settore della sanità pubblica erano ben conosciuti dagli stessi vertici della regione Puglia che non erano tuttavia mai intervenuti per recidere tali cointeressenze». Solo con l’interrogazione, ironizza il gip, i «vertici» «improvvisamente» si «rendevano conto» di tale «incredibile situazione». Ipotizzando di sostituire l’assessore con un’altra persona «peraltro scelta esclusivamente in base alla sua fedeltà nei confronti del governatore». I DUE PESI DEL GOVERNATORE Vendola dovrebbe leggersi la nota del gip (pagina 128). Lì, relativamente alla sostituzione del direttore sanitario della Asl di Lecce, Franco Sanapo, voluta da Tedesco tramite appunto il direttore generale Scoditti e con il placet di Vendola, il giudice ricorda che il governatore per quell’episodio è stato indagato, e che la procura ne ha chiesto l’archiviazione (allo stato, dopo mesi, non ancora concessa da un altro gip) ritenendo quella rimozione «illegittima ma non criminosa». Ma il gip rimarca come alla luce proprio della richiesta (tradotta in ordinanza per gli altri) suoi coindagati, «una medesima condotta di più persone è stata valutata in modo diametralmente opposto sulla base di una valutazione psicologica diversa operata dalla procura».
NICHI «AD PERSONAM»Un’intercettazione tra Vendola e Tedesco, insiste il gip, sottolinea «la prassi politica dello spoil system che era di fatto talmente imperante nella sanità regionale da indurre il governatore Vendola, pur di sostenere alla nomina di direttore generale un suo protetto, addirittura a pretendere il cambiamento della legge per superare con una nuova legge ad usum delphini, gli ostacoli che la norma frapponeva alla nomina». Tedesco:«Quello non ha i requisiti (…)». Vendola: «Oh madonna santa, porca miseria, la legge non la possiamo modificare?».
IL PIZZINO PER IL CONCORSO Nel favorire per un concorso all’Arpa il candidato legato al consigliere Pd Decaro, Tedesco si autodefinisce «uomo dei pizzini», parla col presidente della commissione esaminatrice dell’Arpa, Marco De Nicolò, e gli consegna un biglietto col nome del candidato, Sabino Annoscia. Una microspia registra: Tedesco: «Sono diventato l’uomo dei pizzini». De Nicolò: «Mi hai portato… ah, i pizzini, ah». T: «Sì, siccome al telefono nessuno vuole parlare più (…) poi leggiti con calma questa cosa». Più avanti, ancora Tedesco implorerà il direttore per far vincere il candidato, che aveva ottenuto un punteggio basso alla prima prova. Alle rimostranze di De Nicolò («Ci vuole un miracolo») Tedesco taglia corto: «Bisogna farlo (…) trova la maniera, ti prego».
IL SENATORE E LA FAMIGLIA
Il gip è certo: anche se Tedesco non è più assessore, quale senatore, può a tutt’oggi esercitare sul tessuto politico e amministrativo, sia a livello locale che nazionale, le medesime condotte illecite realizzate nel tempo in cui era ai vertici della sanità regionale». Rapporti stabili con politici locali, imprenditori della sanità, funzionari Asl. Da oggi Tedesco può esercitare ancora meglio il suo potere locale «forte del prestigio munus publicum di senatore», carica «idonea a garantire, in via strumentale, la prosecuzione degli affari illeciti nel campo delle gestione sanitaria da parte del gruppo di potere». C’è poi la circostanza definita «dirimente» dal gip «che i figli e altri congiunti del senatore Tedesco erano e sono tuttora imprenditori nel mondo della sanità regionale, per cui basterebbe solo questo elemento a dimostrare, oggi, il persistente interesse dell’indagato alle vicende vitali di questo vitale settore». Fonte:Il Giornale, 25 febbraio 2011