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E’ MORTO ENZO BEARZOT

Pubblicato il 21 dicembre, 2010 in Cronaca, Sport | No Comments »

E’ una foto storica. Sandro PERTINI, presidente della Repubblica, abbraccia euforico Enzo Bearzot dopo la trionfante vittoria dell’Italia contro la Germania Ovest ai campionati del mondo del 1982, vinti dall’Italia guidata appunto da Enzo Bearzot. Notte magica e indimenticabile per una vittoria sudata, conquistata e meritata dagli atleti,  in primo luogo, che non erano solo caricature di se stessi, come è accaduto di recente, e poi da quel grande allenatore, Enzo BEARZOT, appunto, un commissario tecnico che nei circa dieci anni in cui guidò la Nazionale italiana seppe conquistare il cuore dei suoi uomini e quello di tutti gli sportivi italiani. Che oggi si inchinano alla sua memoria, tributandogli l’omaggio che merita, che ha meritato, e  il suo ricordo rimarrà scolpito per sempre nella storia dello sport italiano. Addio, grande Enzo.

ITALIA NEL…PALLONE, CHE TRISTEZZA!

Pubblicato il 24 giugno, 2010 in Sport | No Comments »

L’Italia del pallone è finita…nel pallone. Quella scritta oggi dalla nazionale italiana di calcio contro la Slovacchia  è una delle pagine più tristi (e anche più squallida) della storia calcistica del nostro Paese. Ha scritto questa mattina  L’Avvenire  che Lippi avrebbe fatto bene a ricordare ai suoi giocatori la nazionale del 1934 e del 1938: allora, ha scritto L’Avvenire, c’erano coraggio e voglia di vincere, ora invece c’è solo paura e terrore. E  il quotidiano cattolico l’ha “azzeccata”: i nostri giocatori scesi in campo contro la Slovacchia, la Slovacchia!, erano innazitutto paralizzati dalla paura e dal terrore, sin dall’inizio della partia. Poi erano demotivati, incapaci di fare squadra, timorosi di avventurarsi contro l’avversario in una battaglia che doveva vederli gagliardamente coraggiosi. Insomma, uno sfacelo di partita, con giocatori che non riuscivano neppure ad azzeccare un passaggio, che non riuscivano ad oltrepassare la difesa slovacca, che non hanno saputo neanche reagire con orgoglio e passione al primo gol slovacco, quasi disperatamente pronti al peggio,  rassegnati alla sconfitta, la più umiliante delle sconfitte. E sullo sfondo l’inebetito commissario tecnico, il sig. Lippi, che sfoggiava una sgargiante divisa rossa ma a sua volta inacapace di dare direttive, indirizzare i suoi giocatori, tentare di rivializzare i cadaveri che avendo vinto 4 anni fa, pensavano e lo ha di sicuro pensato lo stesso Lippi, per il solo fatto di essere stati i campioni del  mondo   nel 2006 a Berlino, che i palloni sarebbero entrati nelle porte avversarie quasi per magia. Invece no. Invece è accaduto che per la prima volta nella storia dei campionati del mondo l’Italia  non è approdata neppure agli ottavi di finale, nonostante la fortuna, diciamo così, di un girone che sembrava costruito apposta per favorire l’approdo agli ottavi. Ovviamente ora tutti si cospargono il capo di cenere, i giocatori, tra cui Gattuso che a metà partita se ne è ritornato mogio mogio a bordo campo e lo stesso Lippi. Il quale Lippi neppure un questa occasione ha smesso gli abiti del grande condottiero. “La colpa è mia, ha detto, solo su di me la responsabilità della sconfitta”. Troppo tardi! Doveva pensarci prima a vestire gli abiti dell’umiltà. Quando gli è stata contesta la scelta sbagliata di lasciare a casa fior di giocatori e sopratutto “la meglio gioventù calcistica2 del momento ha fatto spallucce ed è arrivato a minacciare che i suoi critici “non sarebbero saliti sul carro dei vincitori”.  Perchè lui si sentiva un pò Napoleone e un pò Helenio Herrera. Si è rivelato solo uno con la mosca al naso. Ora si dispiace per i tifosi. I tanti, i milioni di italiani, che specie in questi tempi grami di crisi e di difficoltà economiche, nel calcio e nella “nazionale” , avevano riposto speranze di riscossa.  Lippi con la sua incredibile e sfrontata testardaggine è riuscito a deluderli. Ora chiede loro scusa. Pittosto il sig. Lippi sganci i tre milioni di euro  all’anno che ha sgraffignato  in questi anni, quattrini che alla luce dei risultati paiono rubati. Come rubati sono stati i nostri sogni, i sogni del Tricolore che alla faccia di Bossi avrebbe potuto sventolare nella terra di Mandela. Avrebbe potuto, ma non è stato. Grazie (a) Lippi.

LIPPI FA IL FENOMENO MA E’ SENZA CAMPIONI

Pubblicato il 21 giugno, 2010 in Cronaca, Sport | No Comments »

Che cosa volete sia battere la Slovacchia? Un gioco da ragazzi. Da ragazzi per l’appunto, non da azzurri. Perché dopo due partite abbiamo la miseria di due punti e non abbiamo affrontato squadroni irresistibili, il Paraguay prima e la Nuova Zelanda dopo. Al momento del sorteggio qualcuno aveva detto che meglio di così non poteva capitarci. In verità nessuno poteva sapere e immaginare in che condizioni saremmo arrivati a questo torneo e soprattutto quali sarebbero state le scelte di formazione e di esclusione di Lippi. E così anche la Nuova Zelanda ha fatto il suo figurone, è andata in vantaggio, con un gol in fuorigioco e comunque provocato dal panico consueto della nostra difesa, è stato raggiunto da un rigore abbastanza generoso, per non dire inesistente, concesso dall’arbitro guatemalteco.

Per il resto una delusione totale, una confusione dovunque, dietro, in mezzo, davanti, errori tattici ripetuti dall’allenatore, il ruolo di Marchisio imbastardito sull’out di sinistro, poi riportato a destra e quindi spedito nello spogliatoio alla fine del primo tempo, Pepe bocciato non si sa bene perché ma con evidenti limiti tecnici (il dribbling resta un mistero della fede), giro di attaccanti, anzi tutti in campo con uguale risultato, zero gol su azione, molta generosità, molta passione ma niente qualità, niente lucidità di gioco. Contro un avversario tutto fisico sarebbe stato logico giocare sulla tecnica, sulla velocità di scambi, insomma sul gioco «latino». E invece, con il passare dei minuti, la Nuova Zelanda si è rinchiusa nella sua metà campo e gli azzurri hanno tenuto il pallone, per paura e depressione, sviluppando azioni a ritmo lentissimo, con rarissimi uomini pronti a smarcarsi e a muoversi in senso orizzontale. Lampi di broccaggine in momenti di noia mortale. Totale: quali uomini finora hanno dimostrato di essere da mondiale: tre, quattro al massimo, Chiellini, De Rossi, Montolivo che non avrebbe giocato, se Pirlo non si fosse infortunato. Potrei aggiungere Criscito e l’orgoglio di Zambrotta, ma siamo all’acqua tiepida. Poi c’è la doccia fredda di quelli che sono al tramonto o alla frutta, come già evidenziato durante il campionato, Cannavaro e Camoranesi, fra questi, entrambi «tagliati» dalla nuova Juventus di Delneri ma promossi dalla vecchia Italia di Lippi che ieri ha mandato in gioco cinque juventini reduci da una stagione fallimentare.

Non si può vivere di rendita, il campo sta dando altre risposte e, purtroppo, come accade puntualmente quando mancano i risultati, gli assenti hanno ragione. Balotelli, Cassano, Totti avrebbero sicuramente dato qualcosa di più, almeno un’idea, una giocata imprevista e imprevedibile ma Lippi ha scelto la strada della riconoscenza e del puntiglio, seguendo il proprio carattere presuntuoso, ha allestito la «sua» nazionale e non la nazionale del campionato. Ieri ha ribadito di non aver lasciato a casa «fenomeni». Non pensi di essere lui un «fenomeno».

I latini dicevano che la fortuna aiuta gli audaci ma qui non c’è nemmeno l’ombra del rischio, dell’azzardo e non si può nemmeno sperare che sia sempre la sorte con la «c» maiuscola a risolvere i nostri problemi. Lippi pensa a Berlino e ricorda l’Italia del 1982, trionfante dopo i tre pareggi iniziali, ma finge di ignorare che in Spagna si trattava di campioni veri, figli del campionato e del mondiale argentino e quattro anni or sono la squadra era composta da nove giocatori che provenivano dalle prime quattro squadre in classifica, 5 della Juventus, 2 del Milan, 1 dell’Inter e 1 della Fiorentina. Oggi Lippi schiera titolari 2 soli uomini, De Rossi e Zambrotta, delle prime quattro squadre in classifica. Qualcosa nel calcio significa, al di là dell’arroganza e dei capricci del cittì viareggino. È una squadra con un passato sicuro, un presente incerto e un futuro senza speranze. Non ci resta che pregare. E segnare un gol. La cosa più logica del football. Sembra la più difficile. TONY DAMASCELLI, IL GIORNALE, 21 GIUGNO 2010.

LIPPI: TRE MILIONI DI EURO ALL’ANNO PER RACIMOLARE DUE PAREGGI CONTRO DUE SQUADRETTE

Pubblicato il 21 giugno, 2010 in Costume, Sport | No Comments »

Il c.t. della nazionale italiana di calcio, Marcello Lippi, quello che quando parla sembra  essere disceso dal cielo per elargire al mondo le sue ascetiche (e banalissime!) considerazioni, guadagna 3 milioni di euro all’anno, qualcosa come 250 mila euro al mese, cioè 8333 euro per ogni giorno che Dio manda sulla terra. Di contro il c.t. della nazionale paraguaiana ne guadagna “appena” 300 mila; non sappiamo quando ne guadagni il c.t. della nazionale neozelandese, ma di sicuro molto, ma molto meno di Lippi. Ebbene il pagatissimo Lippi,  nelle prime due partite della nazionale al mondiale sudafricano,  è riuscito a racimolare due soli modestissimi pareggi, dopo aver incassato in entrambe le due partite, quella con il Paraguay e quella con la Nuova Zelanda,  due gol  iniziali, uno per partita, che a parere di Lippi, ultramilionario commissarrio tecnico della nostra nazionale,  sarebbero stati solo frutto della malasorte che incombe sulla nostra nazionale, mentre i due gol poi infilati tra i pali delle due squadre avversarie per conquistare un sudatissimo pareggio, quelli invece sono dei capolavori di finezza tecnica, frutto, manco a dirlo dei suoi insegnamenti ai giocatori che Lippi ha selezionato e portato in Sudafrica, dopo aver lasciato a casa fior di mezze calzette, da Totti a Cassano, a Balotelli. Diciamoci la verità. I tifosi italiani, quelli (pochi!) che sono andati in Sudafrica al seguito della squadra e i milioni che hanno addobbato di tricolori i balconi delle nostre cittò, dei paesi, dei più piccoli villaggi della penisola, e che piazzati dinanzi ai televisori ore prima che iniziassero le partite, si sono visti gonfiare il fegato prima per l’attwsa e poi per la rabbia, ebbene questi tifosi meritavano qualcosa di più. Tutti erano convinti che ci era andato bene  il girone di qualificazione e le “squadrette” che ci erano capitate, e tutti erano convinti che si sarebbe trattato di una passeggiata superare le prime prove e poi, di gol in gol, arrivare in finale e magari bissare il successo di 4 anni addietro.  I primi due risultati sono stati una delusione, cocente e terribile. Ma non sono bastati a far abbassare la spocchia di Lippi, la cui arroganza è pari alla sua testardaggine, oltre che alla sua innata prosopopea. Che magari poi sfocia nella squallida tentazione di addossare agli altri ai giocatori le sue responsbailità.  Così, all’indomani della deludente prova con la Nuova Zelanda, spiega la uscita dal terreno di gioco di Pepe “perchè non faceva quello che gli avevo chiesto di fare”. Andiamo! A che serve buttare la croce sul solo Pepe se è tutta la squadra che non va? E non è andata la squadretta di Lippi  sia con la Nuova Zelanda che con il Paraguay. E ciò sia  per la inadeguatezza delle scelte tattiche che sono di Lippi , sia perchè i nostri “soldati” come  ha definito i giocatori  Lippi (che forse si sente un pò Napoleone) non giocano per passione e con valore, ma si sono modellati sulla lunghezza dìonda del loro “capo” e anch’essi si sentono padreterni e non riescono a capire che la vittoria la si conquista sul campo, ogni volta che si gioca. Ma loro pensano al portafoglio, come hanno dimostrato quando il ministro Calderoli ha chiesto di abbassare i loro guadagni, che sono vertiginosi, diciamolo. In quella occasione hanno messo fuori la grinta ed uno di loro ( e non è il caso di farne il nome perchè sono tutti uguali!) ha dichiarato che “l’Italia non è un paese serio”. Infatti, manda in campo “signorine” in luogo di giocatori. Però fanno in tempa a riguadagnare l’onore e il rispetto. Almeno con la Slovacchia, giochino a pallone e non pensino nè alla faccia, nè alle gambe. g.