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IL PROFESSORE (MONTI) LO SA: E’ UN DISASTRO, di Vittorio Feltri

Pubblicato il 7 gennaio, 2012 in Costume, Politica | No Comments »

Meglio tardi che mai. Anche Mario Monti ha compreso che i guai italiani ( debito pubblico a parte) non dipendono tanto dalla nostra incapacità di reagire alla crisi internazionale, quanto dal marasma dell’Unione europea che sta inghiottendo l’euro con conseguenze drammatiche.

Il governo Monti

Il premier, visto il crollo della Borsa e le crescenti difficoltà interne, giovedì è corso a Bruxelles nella speranza di avere lumi dalla Comunità. Ma non pare che la luce si sia accesa. E ieri, come previsto, si è incontrato con Nicolas Sarkozy. Scontato il tema della discussione fra i due: come faremo a salvarci?

La situazione, infatti, nonostante gli sforzi dei vari Paesi membri, non è migliorata rispetto a mesi orsono. L’Italia, in particolare, non riesce a trovare una via d’uscita. Molti si erano illusi che il ritiro di Silvio Berlusconi avrebbe avuto effetti benefici non solo sui mercati ma anche sull’economia. Qualcuno, come Rocco Buttiglione (per citarne uno), si era addirittura lanciato in previsioni esaltanti: «Se il Cavaliere toglie il disturbo, lo spread guadagnerà 300 punti». Ullallà! Nemmeno per sogno. Lo spread continua imperterrito a viaggiare sopra quota 500 e non accenna a scendere. Come mai?

Evidentemente il problema non era a Palazzo Chigi e neppure delimitato dai patrii confini. Il nuovo governo prima ancora di esordire con un provvedimento era statoosannato. Poi incoraggiato, e ancora applaudito. La manovra solo tasse e niente tagli alla spesa corrente ( eccettuate le pensioni), propagandata dalla stampa come indispensabile alla sopravvivenza, ha messo invece in ginocchio parecchi cittadini e non ha aiutato l’Italia a rialzarsi. L’agognata fase due, quella che dovrebbe stimolare la crescita economica, è di là da venire. Se ne parla. Le si attribuisce un potere taumaturgico. Ma finora è soltanto un sogno.

Le indiscrezioni trapelate sui contenuti delle misure, posto che siano fondate, sono deludenti: la riforma del lavoro è vaga e si ha l’impressione che sia destinata a rimanere una buona intenzione; le liberalizzazioni sono all’acqua di rose e riguardano poche categorie, le meno tutelate dalle lobby: farmacisti, tassisti, edicole. Roba minima che, fra l’altro, susciterà proteste a non finire. Insomma, l’impresa dei celebrati professori si sta rivelando più difficile (con esiti al momento fallimentari) di quanto si pensasse.D’accordo,bisogna dare ai ministri il tempo per riordinare le idee. Ma il tempo passa (quasi due mesi se ne sono andati) e di idee neppure l’ombra. Tant’è che la sfiducia e il pessimismo stanno subentrando all’entusiasmo iniziale.

A Monti cominciano a ballare i cerchioni. E lui si renderà conto che rischia di perdere la partita, se non l’ha già persa. Per quanto assai convinto dei propri mezzi, il bocconiano, proprio perché esperto, avvertirà le minacce che gravano sull’Europa e se ne preoccuperà, anche se è attrezzato per dissimulare i suoi timori. Lodevole il comportamento freddo e distaccato del premier, però le grane sono più grandi di lui, come erano più grandi di Berlusconi.
L’implosione dell’euro è dietro l’angolo ed è probabile avvenga presto. Ventisette Paesi, ciascuno con storie, lingue, economie e potenzialità diverse, non si tengono insieme con una moneta unica che non rappresenta nessuno di essi. Ci vorrebbe un miracolo. Ma non sarà certo Monti a compierlo. È un bravo professore, non un dio. Vittorio Feltri, Il gIORNALE, 7 GENNAIO 2012

…………Feltri non lo dice (o meglio, non lo scrive) ma c’è chi giura che Monti ha i giorni contati. Non tanto per l’evidente fallimento del suo esperimento che non ha fermato la caduta delle Borse e l’impennata dello spread oggi a 525 punti, ma perchè si avvicina la decisione della Consulta sui referendum elettorali proposti da Di Pietro. Se la Consulta il prossimo 11 gennaio dichiarerà ammissibili i due refrendum che mirano ad abrogare la legge Calderoli ripristinando il vecchio mattarellum, i partiti, tutti, meno il Tezo Polo che continuerà a piroettare sulla scena della politica sapendo che il suo no è inifluente, tutti i partiti che hanno sostenuto Monti gli staccheranno la spina per andare a votare subito con l’attuale legge elettorale che  ufficialmente non piace a nessuno ma che consente ai partiti di nominarsi i propri scudieri in Parlamento. Il che non solo consentirà ai partiti, a prescindere da chi vince, di continuare a colonizzare il Parlamento ma eviterà che gli italiani li affossino con il voto plebiscitario a favore della abrogazione della legge Calderoli, aprendo la strada al sicuro e successivo successo elettorale di Di Pietro e della sinistra radicale. Chi vivrà, vedrà! g.

AMICI PERICOLOSI E PATROMONI SEGRETI, di Alessandro SALLUSTI

Pubblicato il 7 gennaio, 2012 in Costume, Politica | No Comments »

Vai a fidarti dei professori. Ci avevano detto che avrebbero sistemato Borsa e spread ed eccoci qui, conciati come e più di prima. Ci avevano detto che grazie a loro l’Europa avrebbe cambiato atteggiamento ma i vertici continuano a concludersi senza nulla di fatto, una presa in giro.

Il governo Monti

Ci avevano detto che avrebbero messo in riga la Casta e non solo nulla è successo, ma anche loro non sembrano disdegnare i piccoli e grandi benefici del potere. Ci avevano detto che la loro era una squadra di puri, praticamente di unti dal Signore, ma oggi si scopre che uno dei professori più prestigiosi, il sottosegretario a Palazzo Chigi Carlo Malinconico, amava fare vacanze in alberghi di lusso (1.500 euro a notte) all’Argentario a spese dei faccendieri e imprenditori indagati per appalti pubblici sospetti.

Insomma, ci avevano detto con una certa spocchia che loro erano eticamente superiori e professionalmente migliori dello sgangherato governo Berlusconi. Dopo due mesi sappiamo che non era vero. Gli dei sono scesi dal piedistallo sul quale li aveva messi il presidente Napolitano e si scoprono comuni mortali, alcuni con amicizie pericolose e vizietti antichi, altri la passione per super feste private a spese, fino a prova contraria, dello Stato (vero, presidente Monti?).

Nulla di grave, per carità, è solo per dire che i moralisti sono come le bugie, hanno le gambe corte.
E a proposito di moralismi, ricordate l’annuncio-promessa di Monti nel discorso di insediamento? Siccome noi – aveva detto il professore neo premier – siamo più specchiati degli specchi, renderemo pubbliche non solo le nostre denunce dei redditi (cosa peraltro dovuta per legge) ma pure quelle patrimoniali. Bene, sono passati due mesi e noi, curiosi, stiamo ancora aspettando. Due mesi è davvero un tempo molto lungo. Se ci mettono tanto a fotocopiare un foglio che hanno nel cassetto della scrivania di casa, figuriamoci quanto dovremo aspettare per un decreto che liberalizzi, altra promessa, il mercato del lavoro.

Ma forse il ritardo dipende da altro, forse ci hanno ripensato o forse c’è imbarazzo a spiattellare ricchezze ingenti in faccia a cassintegrati, disoccupati e imprenditori sull’orlo del suicidio (alcuni purtroppo l’hanno oltrepassato) per l’eccessiva pressione fiscale. Meglio mettere al bando i vacanzieri di Cortina, che tanto Monti preferisce Sankt Moritz, nota per la sua sobrietà, per l’assenza di suv e di presunti evasori fiscali. Alessandro Sallusti, Il Giornale, 7 gennaio 2012

……………Su quanto scrive Sallsuti, il caso del neo sottosegretario Malinconico, vi invitiamo a leggere sulla pagina pnline del Giornale tutta la storia e le dichiarazioni dell’imprenditore Piscitelli che pagava le vacanze dell’allora potente funzionario di Prodi.

MONTI DIFENDE I BLITZ ANTIEVASIONE PERCHE’ “CHI EVADE RUBA DALLE TASCHE DEGLI ITALIANI”

Pubblicato il 7 gennaio, 2012 in Costume, Economia, Politica | No Comments »

Dopo i controlli fiscali a sopresa dei giorni scorsi, effettuati a Cortina e in Liguria dagli uomini della Guardia di finanza, il premier Mario Monti, in occasione delle celebrazioni del 215° anniversario del Primo Tricolore a Reggio Emilia, torna sulla vicenda e affronta il tema dell’evasione.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Difende le Fiamme gialle e l’Agenzia delle Entrate e dichiara: “È inammissibile che una porzione importante di reddito sfugga ad ogni tassazione a fronte dei pesanti sacrifici dei lavoratori“. Il presidente del Consiglio  poi sottolinea come l’espressione mettere le mani nelle tasche degli italiani sia “incompleta” e si addica agli “italiani che evadono”.

Il premier difende i blitz della Guardia di finanza e ribadisce il suo sostegno nei loro confronti: “È necessario evitare che ci sia una pressione fiscale eccessiva e che gli accertamenti siano rispettosi dei diritti individuali. Su questo, in particolare, come ministro dell’Economia vigilo e vigilerò. Agli uomini dell’Agenzia delle entrate e della Guardia di finanza che con dedizione e rischio personale lavorano per la riduzione dell’evasione fiscale, voglio dire grazie e voglio assicurare il mio appoggio”. Il Giornale, 7 gennaio 2012

………………Diciamoci la verità, l’unica cosa che affratella l’Italia è la retorica. Anzi, se Ennio Flaiano fosse vivo sul tricolore non scriverebbe più “tengo famiglia” ma “la retorica è la mia bandiera”. Dai  garibaldini  a Gabriele D’Annunzio che eletto con la destra storica in Parlamento,  se ne andò a sinistra gridando “vado verso la vita”, retorico espediente per giustificare uno squallido  voltafaccia, da Mussolini sino al terzo o quarto Berlusconi, non v’è stato nessun capo di governo o di stato che non sia stato colpito da retorica acuta (non è nemmeno il caso di citare l’ultimo Napolitano che forse sotto i doppipetti indossa mutande tricolori dopo essere stato fieramente e fermamente intenazionalista…) e non ne abbia fatto sfoggio con piglio e cipiglio. Non vi sfugge neppure Monti,  che essendo un tecnico prestato alla politica dalla retorica doveva essere immune ed esente, benchè  la monotonia del suo dire tradisce per un verso il fatto che non ci crede e dall’altro che i suoi discorsi altri glieli scrivono e lui, forse, neppure li legge per poi rileggerli. Le roboanti parole pronunciate a difesa dei blitz a Cortina dei finanziari e dell’Agenzia delle Entrate sono un concentrato di retorica a buon mercato. Beninteso, gli evasori delle tasse  vanno scovati e inchiodati alle loro responsabilità che vanno al di là del luogo comune per cui essi rubano nelle tasche degli italiani. Essi rubano, e basta.  E quelli che a Cortina sono stati scovati dai solerti 80 ispettori che li vi si sono recati per scovarli (chissà quanto sono costati allo Stato, cioè a noi poveri e vessati contribuenti) è bene che paghino. Ma davvero Monti crede che sono i cento o centocinquanta finti poveri di Cortina che fanno la differenza? Davvero crede che il blitz durante le festività natalizie nella festaiola località montana di Cortina possono indurre le migliaia e migliaia di evasori a recedere? E davvero crede che basta magnificare le gesta degli 80 ispettori per accontentare i milioni di italiani che degli evasori sono le prime vittime? Facciamo un solo esempio. Lo sa Monti cosa avviene negli studi medici , specie quelli specialistici,  di tutta Italia? Glielo diciamo noi perchè Monti difficilmente frequenta studi medici come i comuni mortali italiani. A fine visita il paziente chiede il costo della visita e si sente richiedere: 150 euro. E la ricevuta? chiede il paziente. Se vuole la ricevuta risponde il medico il costo è 200. E’ ovvio, facendo un pò di conti, che se deve pagare 200 euro,  il contribuente-paziente potrà, nell’anno successivo, detrarre appena il 19%  della spesa cioè solo 38 euro, se invece accetta di rinunciare alla ricevuta non paga subito altri 50 euro e ne risparmia 12 tra i 50 che non paga e i 38 che avrebbe detratto  pagando 200 euro. E così rinuncia alla ricevuta, paga 150 euro e il medico li  incassa senza pagare tasse.  Ecco, Monti invece di lasciarsi andare alle euforiche e retoriche esaltazioni dei blitz invernali, modifiche il regime tributario consentendo la detrazione intera delle somme spese, specie quelle mediche, cosicchè dallo scoraggiare alla fonte la evasione delle tasse. Altrimenti le sue sono parole alla D’Annunzio: aria fritta. g.

A COURMAYER MULTATA PER DIVIETO DI SOSTA LA EX SOTTOSEGRETARIA SANTANCHE’: SI SCOMODANO L’ANSA E I CARABINIERI!

Pubblicato il 7 gennaio, 2012 in Costume, Politica | No Comments »

Daniela Santanche'COURMAYEUR (AOSTA) – Per divieto di sosta la polizia locale di Courmayeur ha multato nei giorni scorsi il Suv di Daniela Santanché, ex sottosegretario del governo Berlusconi ed esponente del Pdl, e da alcuni anni ‘habitue” della località turistica valdostana.

Il fuoristrada era parcheggiato sulla strada regionale, a poca distanza dalla zona pedonale, ma al di fuori delle aree adibite alla sosta. Sul posto è intervenuta in un primo momento la polizia locale, che ha comminato la contravvenzione; poco dopo sono giunti anche i carabinieri di Courmayeur.

Secondo quanto riferito da fonti locali, il Suv è normalmente utilizzato dalla Santanché quando viene in vacanza ai piedi del Monte Bianco. La multa è di circa 50 euro.  FONTE ANSA, 7 gennaio 2012

….Riportiamo la notizia così come l’ha diffusa, poco fa,  l’ANSA, l’agenzia nazionale di stampa più importante del nostro Paese. Francamente non riusciamo a comprendere quanto ci sia di tanto rilevante perchè l’ANSA, fra tante notizie ben più importanti e sopratutto gravi di cui informare l’utenza,   se ne occupi. Di multe per divieto di sosta se ne elevano in Italia a migliaia, o a centinaia di migliaia, e da un pò di tempo a questa parte sono divenute cospicua parte delle entrate per i Comuni che fanno cassa con le multe per spenderle a organizzare feste e festini per i nottambuli che ancora hanno animo e tempo per trascorrere le notti in..bianco. Che una di queste multe abbia interessato l’ex sottosgretaria Santanchè non crediamo che possa interessare più di tanto gli italiani, a meno che non se ne voglia fare pretesto per o demonizzzare i precedenti potenti o santificare i nuovi.  In tutta la faccenda, però, la nota più stonata  è che  dopo che ad elevare la multa sono stati i vigili urbani, sono arrivati i carabinieri. Forse perchè la ex sottosegretaria Santanchè era armata di un mitra di produzione sovietica oppure perchè la violazione di un articolo del codice della strada trasforma i cittadini di questo paese in altrettanti criminali? Ovviamente i  criminali veri, quelli che sparano per le vie di Roma o ammazzano bambini, o violentano fanciulle, ringraziano per l’omessa informazione. g.

IL 2012 SARA’ L’ANNO DELLA RIVOLTA. FISCALE!

Pubblicato il 6 gennaio, 2012 in Costume, Economia, Politica | No Comments »

In Italia la pressione è ai massimi livelli tra i Paesi civili. E la sopportazione è al limite. L’evasione è l’effetto dell’abuso del potere impositivo da parte di chi ci rappresenta.

L’oppressione fiscale e le vessazioni tributarie costituiscono il principale freno allo sviluppo e sono una delle prime cause della rovina delle nazioni. Questa importantissima lezione si può trarre leggendo «For Good and Evil. L’influsso della tassazione sulla storia dell’umanità» di Charles Adams, LiberiLibri (2007, 2008).  Una carrellata lunga 5000 anni di storia fiscale, che può aprire gli occhi agli Italiani su tante cose, fra le quali: – La gran parte degli eventi traumatici della storia furono causati da rivolte fiscali. – Il cittadino ha il sacrosanto diritto ad opporsi alle rapine tributarie (diritto di appello al cielo di Locke). – I cittadini di una nazione si dividono in due categorie fondamentali: 1) I Consumatori di tasse (tax consumers); 2) I Pagatori di tasse (tax payers). I primi rappresentano una minoranza composta dai parlamentari, consiglieri regionali e loro clientele, alti burocrati, vertici degli organi istituzionali, amministratori di aziende e agenzie pubbliche e para-pubbliche, di società partecipate. Il loro numero può essere stimato in un ordine di grandezza di 500.000 individui (circa l’1% dei contribuenti). I secondi rappresentano circa il 99% dei contribuenti. L’evasione è perlopiù effetto dell’abuso del potere impositivo. La propensione media all’evasione è direttamente proporzionale alla pressione tributaria. La vera causa del deficit non è l’evasione, ma l’eccesso di spesa. La formula «No Taxation without Representation» è ormai inadeguata (perché i rappresentanti al Parlamento rappresentano in realtà solo i propri interessi e quelli delle proprie clientele). È necessario quindi separare il potere di spendere da quello di tassare. La proporzionalità è un principio. La progressività è un arbitrio. I governanti dovrebbero conoscere, capire, e avere sempre davanti agli occhi la Curva di Laffer e tendere alla Flat Tax. Questi sono gli insegnamenti che la storia delle nazioni ci offre. In Italia, la pressione tributaria è ai massimi livelli tra le nazioni civili. Le angherie tributarie, l’incomprensibilità delle norme, l’incertezza giuridica, le arbitrarie presunzioni a favore del fisco, l’inversione generalizzata dell’onere della prova a carico del contribuente pongono i cittadini alla mercé del fisco degradandoli al rango di servi della gleba. In Italia, a fronte di una tassazione spoliatrice lo Stato non rende i servizi in nome dei quali sottrae al cittadino molto più della metà del suo reddito e confisca risparmi già tassati, per destinarli agli sperperi delle oligarchie parlamentari, burocratiche, giudiziarie e clientelari. In Italia, attraverso una norma di recente introduzione (art. 29, D.L. n. 78/2010, e D.L. n.138/2011), gli atti di accertamento (che per più del 60 per cento in sede contenziosa risultano infondati) daranno luogo a riscossione immediata di un terzo della maggiore imposta pretesa, pur in pendenza di ricorso, e quindi pur nella consapevolezza che nel 60 per cento dei casi la pretesa tributaria è illegittima e il pagamento da parte del contribuente non dovuto.  In Italia, quindi, è stato reintrodotto il principio del «solve et repete»: un principio incivile, dispotico, contrario al diritto e alla dignità del cittadino, un principio inaccettabile, micidiale sul piano etico e giuridico, che provocherà danni incalcolabili all’economia e alla sopravvivenza delle imprese e dei privati contribuenti.  Con l’entrata in vigore di questa folle legge la situazione economica del nostro Paese, già seriamente pregiudicata, verrà ulteriormente aggravata e spinta al collasso.  A tutto questo si è aggiunta l’ultima follia del nuovo governo il quale in luogo di tagliare drasticamente le spese ha saputo solo imporre ulteriori pesanti inasprimenti fiscali che hanno esasperato ancor più il cittadino. Questo avvilente quadro sintetizza solo alcuni aspetti della dissennatezza-cecità del legislatore.  Pretendere, in tale assetto di rapina legalizzata, che i cittadini assolvano correttamente all’obbligo tributario, e scandalizzarsi se non lo fanno, è ipocrisia o idiozia. E, poiché è stata valicata ogni ragionevole soglia di sopportazione, potrà innescarsi in tempi brevi una vera e propria rivolta. Aldo Canovari, Il Tempo, 6 gennaio 2012

.……………..Non potrà, DOVRA’ innescarsi una vera e propria rivolta, contro tutte le caste, politiche e affaristiche che opprimono il nostro Paese e la gente che lavora e vive onestamente.

QUIRINALE, UN ELEFANTE CHE NON SI METTE A DIETA

Pubblicato il 5 gennaio, 2012 in Costume, Politica | No Comments »

La presidenza della Repubblica non ha nessuna funzione operativa, ma in questi anni è cresciuta fino a diventare un governo nel governo e con costi da regno di Bengodi.

In scia ad un articolo di Vittorio Feltri sui costi del Quirinale, e ad una replica di Donato Marra, segretario generale della presidenza della Repubblica, ci è arrivata una lettera, a firma Antonio Ratti, che tratta lo stesso argomento: e che mi sento autorizzato a commentare per avere scritto insieme a Nicola Porro un libro, Sprecopoli, dove un corposo capitolo è dedicato proprio al colle più alto.

Prendendo lo spunto da una vacanza presidenziale a Villa Rosebery, il Ratti si chiede perché Napolitano non vada in albergo. E propone che la villa sia visitata a pagamento dai turisti, che il Quirinale diventi prevalentemente museo, che la tenuta di Castelporziano accolga bambini disabili e bisognosi.

Proposte che corrispondono, ne sono sicuro, ai desideri di tanti italiani.
Nell’essenziale la polemica riguarda una struttura mastodontica che ha duemila dipendenti e comporta spese molto superiori a quelle concesse alla regina Elisabetta (secondo cifre non aggiornatissime trecento dipendenti), o al re di Spagna (543), o a Barack Obama (466), o a Sarkozy (941). Con l’avvertenza che Barack Obama e Sarkozy sono Capi di Stato operativi, non con funzioni prevalentemente notarili o di moral suasion, come l’italiano e il tedesco.

Perché mai, si domandano i contribuenti, il Quirinale costa oltre duecento milioni di euro l’anno e la presidenza tedesca un decimo? Sono proprio necessarie, per lo svolgimento dei compiti assegnati al Presidente, le 1200 stanze del magnifico palazzo che fu residenza dei Papi? È chiaro che, a lume di buon senso non lo sono. Non lo erano nemmeno quando ospitavano i Re d’Italia (ma Vittorio Emanuele III adibiva il Quirinale solo ad ufficio, preferiva vivere nella villa dove Mussolini fu ricevuto il 25 luglio 1943 per un ultimo colloquio, e poi caricato su un’ambulanza).
L’anomalia del Quirinale sta nella sua grandiosa vastità. Lo scandalo del Quirinale sta nel numero degli addetti. Non so oggi, ma fino a qualche tempo fa vi si contavano 20 cuochi, 20 addetti alla biancheria, 6 addetti alle livree. Personalità straniere sono spesso ospiti del Presidente. Ma quest’apparato appare spropositato.

È oltretutto strapagato. Si dà per inteso che chiunque, nell’ambito pubblico, debba lavorare nei centri del potere (il Quirinale o Palazzo Chigi o le Camere) debba avere un sensibile aumento di retribuzione. Che poi rivendicherà, come diritto acquisito, quando sarà restituito alle normali mansioni. In una delle sue sacrosante crociate contro lo spreco, Raffaele Costa propose che per il personale in servizio al Quirinale fossero soppresse «l’indennità di alloggio, l’indennità informatica, l’indennità di guida, l’indennità di servizio caccia, l’indennità di cassa, l’indennità di incarico, la quattordicesima mensilità, la triplice gratifica annua». Temo – ma non oso addentrarmi nei segreti della contabilità ufficiale stando alla quale i parlamentari italiani sono i meno pagati d’Europa – che poche tra queste escrescenze burocratiche siano state smantellate. Anche perché a difesa dei peggiori privilegi si mobilitano sempre i sindacati del pubblico impiego oltre ai vari Tar, Consiglio di Stato e se necessario Corte costituzionale.
La responsabilità del gigantismo quirinalesco non ricade sull’attuale presidente. Viene da lontano e ricade su chi, per una straordinaria voluttà d’amplificazione dei compiti e di moltiplicazione del personale, ha ideato la struttura della presidenza. (Non diversamente vanno le cose quando viene istituita una qualsiasi «autorità»). La prima preoccupazione dei politici e di molti burocrati è quella d’assegnare poltrone e stabilire emolumenti destinati possibilmente a familiari, amici, clienti.

Il marchingegno cui si è fatto ricorso per dilatare il Quirinale è stato semplice. Al Capo dello Stato sono stati attribuiti dei consiglieri – per gli esteri, per gli interni, per le finanze, per la giustizia e così via – ma questi personaggi, anziché limitarsi a informarlo doverosamente sui fatti riguardanti la loro competenza, hanno finito per guidare complessi e affollati uffici con impiegati, segretarie, uscieri, auto blu. Ministeri bonsai che riproducevano e riproducono nella Presidenza la grande struttura dello Stato.

Il Quirinale come sintesi – in verità tutt’altro che sintetica – dello Stato.

Bisognerebbe tagliare, sfoltire, restituire i consiglieri al loro ruolo individuale d’esperti, senza un seguito microministeriale. Ma chi prova a metter mano in quegli ingranaggi rischia d’esserne stritolato. Anche con la maggiore buona volontà si procede a ritocchi, non a riforme, si usano le forbici anziché il machete. Nelle spese per il Quirinale l’appannaggio del Presidente ha un’incidenza minima. Circa 220mila euro lordi l’anno, pur sempre una bella cifra ma meno di quanti percepisce un europarlamentare italiano.
Si può e si deve discutere dell’opportunità che il Capo dello Stato abbia a sua disposizione più residenze (il fasto cerimoniale che caratterizza la monarchia inglese non può caratterizzare una repubblica). Ma il male oscuro non sta tanto in questo tipo d spese – comunque da ridimensionare – quanto nel modo in cui il Quirinale, pigmeo del potere stando alla Costituzione, s’è trasformato in un colosso burocratico: e nessuno riesce a porre rimedio infrangendo – salvo che con modifiche timide – la regola italiana secondo la quale gli organici degli uffici pubblici possono variare solo in crescita, mai in diminuzione. Mario Cervi, Il Giornale, 5 gennaio 2012

……………E dire che l’attuale inquilino del Quirinale, ex rappresentante dei poveri e derelitti, che ormai si atteggia a  sovrano d’altri tempi, è lo stesso signore che ha avuto l’impudenza la sera del 31 dicembre di chiedere agli italiani che vivono con pensioni di fame di fare sacrifici. Per che cosa? Per consentire a lui di vivere da nababbo a spese nostre? E con costi che nessun altro capo di stato fa sopportare ai contribuenti? E non dica che ciò che ha,  lo ha trovato. Perchè sarebbe ancor più offensivo per quel pensionato che stamattina si sfoga con la Gazzetta del Mezzogiorno e accusa: ho una pensione di 950 euro al mese con cui dobbiamo vivere io e mia moglie, 400 euro se ne vanno per il fitto di casa, ce ne restano 550 con cui dobbiamo mangiare, pagare le bollette e mettere la benzina alla modesta utilitaria con cui trasporto mia moglie specie ora che è inverno…..E Napolitano continua a vivere in un palazzo che costa alloo stato 200 milioni di euro l’anno…..Lo abbiamo detto, ci vorrebbe una “primavera mediterranea”  per mettere fine ai privilegi e alla succolenta vita da veri e propri satrapi  dei componenti delle vergognose caste italiane . g.

ECCO I NUOVI POVERI: SCHIFANI, CASINI E RUTELLI A CAPODANNO TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE NEL RESORT EXTRALUSSO ALLE MALDIVE

Pubblicato il 4 gennaio, 2012 in Costume, Politica | No Comments »

Alla faccia della crisi: vacanze esotiche per i politici che sono stati visti in un esclusivo hotel. L’indignazione degli altri turisti

Poveri  La crisi per Schifani, Casini e Rutelli Capodanno nel resort extra-lusso alle Maldive

Tutti insieme appassionatamente. Alle Maldive. Il leader dell’Udc Pierferdinando Casini, il presidente del Senato Renato Schifani e leader dell’Api Francesco Rutelli il deputato del gruppo misto Stefania Craxi si sono ritrovati al Palm Beach resort nell’atollo di Lhaviyani dove le suite costano tra 2550 e 5700 dollari a notte. Il Corriere riporta l’indignazione di una delle turiste tornare dalle vacanze: Molte famiglie come la mia hanno provato una certa indignazione: come di fa a chiedere ai pensionati di tirare la cinghia e poi farsi vedere alle Maldive sistemati non nelle camere dei comuni mortali, ma nelle suite più da urlo dell’isola”. Possibile che i politici siano stati ospiti del proprietario del resort (data la riservatezza del tour operator non è stato possibile verificarlo) in ogni caso in tempi come questi, in cui a tutti gli italiani viene chiesto di tirare la cinghia, impressiona che i politici sguazzino nel lusso…Anche perché contro chi li accusa di guadagnare troppo, replicano: non prendiamo tanto. LIBERO, 4 gennaio 2012

.……………E ora che si scopre che poveracci fanno la fame con i 16 mila euro al mese con annessi e connessi vari, dobbiamo tutti impegnarci a fare una bella coletta per evitare che ora codesti signori stringano la conghia. Anche perchè a stringerla ci pensano gli itlaiani, i lavoratori e i pensioanti che le Maldive le possono solo vedere al cinema (se hanno i soldi del biglietto) o nei sogni, che, alemno quelli, non sono stati ancora nè sottratti nè taqssati da Monti e compagni. g

SE I MAGISTRATI FANNO PIU’ GUAI DI P2, P3, P4, ETC, ETC, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 4 gennaio, 2012 in Costume, Giustizia, Politica | No Comments »

Quando i magistrati non sanno più che pesci prendere, si aggrappano ai cosiddetti reati generici, dall’associazione esterna all’associazione segreta.

Un'aula di tribunale

Così di solito si concludono le inchieste-polverone basate su teoremi e pregiudizi.
Ricordate la P4? Sembrava avessero scoperto una sorta di Al-Qaida italiana, è finita con il patteggiamento a un anno e sette mesi di un faccendiere, Luigi Bisignani.

Non contenti di quel clamoroso fiasco, ora i pm ci riprovano con la P3. Ieri hanno chiesto il rinvio a giudizio di una ventina di persone, tra le quali il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini e del senatore Marcello Dell’Utri.

Avrebbero tramato in pranzi e convegni organizzati da una associazione creata allo scopo. Mi è capitato di mangiare con entrambi, sono buone forchette e se hanno un segreto è come fanno a digerire di tutto senza problemi. Per il resto mi sembra abbiano fatto legittimo e trasparente lavoro di lobby politica, come i banchieri con le loro fondazioni, D’Alema e Fini con le loro associazioni culturali.

Tanto che di reati specifici non c’è traccia, come non ce n’era nella famosa P2, polverone che finì con l’assoluzione di tutti gli imputati. Se c’è una associazione sulla quale bisognerebbe indagare, questa è quella dei magistrati. Non sarà segreta ma fa cose molto strane. Alessandro Sallusti, Il Giornale, 4 gennaio 2012

.……..Sallusti ha il pregio della chiarezza nella sintesi. In maniera sintetica e anche chiara Sallusti espone una opinione che è assai diffusa tra la gente, di ogni colore e tendenza. I magistrati che non riescono ad acciuffare l’assassino di Garlasco, non riescono a fare chiarezza sulla ragazzina di Brembate scomparsa e ritrovata uccisa dopo alcuni mesi nei luoghi che erano stati setacciati dalla protezione civile in salsa pensionistica, non riescono a mettere la parola fine al caso di Avetrana, hanno tenuto in carcere due ragazzi accusati di omicidio e ora dichiarati innocenti, ci hanno messo 20 anni a trovare un assassino per il caso di via Poma a Roma che non si sa se lo è davvero, e potremmo continuare all’infinito, ebbene questi stessi magistrati quando si tratta di reati che più che generici sono evanescenti come le associazioni segrete che poi tanto segrete non sono visto che i presunti aderenti si incontravano a pranzo alla luce del sole, allora sono eccezionalmente veloci nel chiedere il rinvio a giudizio dei “colpevoli”, salvo poi ritrovarseli innocenti dopo averne stritolato le vite private e pubbliche. Tanto poi nessuno paga. g.

LA PRESIDENZA DELLA CAMERA DICE: INDENNITA’ DEI DEPUTATI ITALIANI INFERIORE A QUELLA DEI DEPUTATI DELLA UE”

Pubblicato il 3 gennaio, 2012 in Costume, Politica | No Comments »

Comunicato della Camera in risposta al rapporto della commissione Giovannini. “Al netto stipendi da 5.000 euro”

Montecitorio non ci sta, "indennità inferiori ai colleghi Ue"
Roma, 3 gen. (TMNews) – Le indennità dei deputati risultano inferiori a quelle dei colleghi europei. E’ quanto precisa una nota dell’ufficio di presidenza della Camera a proposito del rapporto della commissione Giovannini. I dati dell’organismo guidato del presidente dell’Istat dimostrano, secondo Montecitorio, che i parlamentari italiani hanno stipendi più bassi rispetto ai Paesi più ricchi dell’Unione europea e che i 16mila euro su cui insistono i media sono in realtà cifre lorde. Secondo l’ufficio di presidenza della Camera “va innanzitutto sottolineato – si spiega nella nota – che dalla tabella di comparazione contenuta nella relazione della commissione, che conferma quanto emerso dallo studio effettuato dagli uffici della Camera, si ricava che il costo complessivo sostenuto per i deputati italiani in carica è inferiore rispetto a quello sostenuto dalle assemblee dei Paesi europei con il Pil più elevato”. Montecitorio sostiene anche che “nel documento l’importo dell’indennità spettante ai deputati italiani (pari a 11.283,28 euro) è indicato al lordo delle ritenute previdenziali, fiscali e assistenziali”. Al netto di tali ritenute l’importo dell’indennità parlamentare, secondo i conti di Montecitorio, è pari mediamente a 5.000 euro. “Tale somma – prosegue la nota – si riduce ulteriormente per i deputati che svolgono un’attività lavorativa per la quale percepiscono un reddito uguale o superiore al 15% dell’indennità parlamentare”. “Sono queste, dunque, le cifre cui bisogna guardare per individuare quanto effettivamente viene posto a disposizione dei deputati a titolo di indennità parlamentare”. “Comparando tale dato con quello degli altri Paesi europei – sottolinea l’ufficio di presidenza della Camera – tenendo conto dei differenti regimi fiscali, l’ammontare netto dell’indennità parlamentare erogato ai nostri deputati risulta inferiore rispetto a quello percepito dai componenti di altri Parlamenti presi a riferimento”. FONTE ANSA, 3 GENNAIO 2012, ORE 20,30
…..Il comunicato dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati, cioè di Fini, è eloquente: a ridurre gli stipendi dei nostri deputati e, ovviamente, dei senatori, non “passa manco per la capa” a nessuno, alla luce, si legge fra le riga del comunicato, delle  (non) conclusioni  cui è giunta l’apposita commissione presieduta dal presidente dell’ISTAT. Eravamo stati facili profeti nel commentare le dichiarazioni rese da quest’ultimo nel prevedere che le (non) conclusioni  della commissione avrebbero fornito l’appiglio a questi signori per sottrarsi con l’impudenza e l’arroganza dei prepotenti ai sacrifici che invece sono stati imposti a tutti gli italiani . E siamo stati facili profeti, anzi ancor più profeti, nel preannunciare che a sostenere l’appiglio sarebbe stato lo stesso Fini, l’ex fascista antisistema, ormai sprofondato nel ruolo,  negli agi e nei privilegi della casta, tanto da difenderli con spudorata faccia tosta. Nè possiamo sperare che quel fregnone di Monti, ormai ben calato nel ruolo di pupazzo nelle mani dei “soliti noti” , intervenga con decreto, come ha fatto per tassare, anzi supertassare i lavoratori e i pensionati italiani, per ridurre d’ufficio gli stipendi di questi riscaldasedie: non è stato capace di eliminare i gettoni ai consiglieri circoscrizionali, figuriamoci se gli riesce di avere il necessario coraggio per  intervenire su deputati e senatori. Se lo facess, un secondo dopo se ne va a casa, lui e i suoi ministri da barzelletta. E’ vero che lui non ci rimette poi troppo, anzi ha già visto saldato in anticipo il suo conto, con la nomina a senatore a vita con relativo e congruo compenso, però il piacere di definirsi “il genero della Germania” non lo potrebbe avere più. E allora cosa resta da fare? Una sola cosa. Far sbocciare una primavera mediterranea. Ma questo è un sogno di una notte di inizio d’anno. g.

TAGLIARE GLI STIPENDI AI POLITICI? E’ COME ANDARE SU MARTE.

Pubblicato il 3 gennaio, 2012 in Costume, Il territorio, Politica | No Comments »

La Commissione incaricata di indicare i tagli da fare: dati insufficienti a capire come tagliare i costi della politica. Insomma di tagliare gli stipendi dei parlamentari non se ne parla per ora, salvo che Fini e Schifani non mantengano le loro promesse e entro gennaio procedano comunque ai tagli. Vedremo!

La domanda è semplice: si possono tagliare gli stipendi dei parlamentari italiani? La risposta non lo è altrettanto. Secondo Enrico Giovannini, presidente Istat, che guida la Commissione incaricata di valutare la questione, il problema è che sì, i nostri deputati e senatori guadagnano più dei loro colleghi europei.

Ma se in termini di stipendio i nostri politici sono “più costosi”, a rendere più difficile il confronto è il fatto che ad abbassare i costi della politica nostrana sono il numero minore di assistenti, i portaborse e le minori spese aggiuntive.

A denunciare la situazione è il rapporto pubblicato sul sito della Funzione pubblica. Impossibile mettere a paragone la nostra situazione e quella degli altri Paesi dell’Eurozona. Difficile anche il lavoro della Commissione incaricata di occuparsi della questione, istituita già dal governo Berlusconi, che denuncia il troppo poco tempo a disposizione per giungere a un verdetto, che era atteso entro il 31 dicembre.

Qualche dato? L’indennità parlamentare per i deputati in Italia è di 11.283 euro, contro i 7.100 della Francia, gli 8.500 dei Paesi Bassi e i 2.813 della Spagna. E se le cifre in Italia sono già alte, all’indennità si deve aggiungere una diaria da 3.500 euro. Ma se le cifre italiane sembrano sproporzionate, è anche vero che non tengono conto delle minori spese accessorie.

In Italia ogni mese i deputati spendono in spese di segreteria e rappresentanza circa 3.690 euro, una cifra sensibilmente inferiore ai 9.100 che i francesi spendono per i collaboratori.

La camera dei deputati

Diversa la situazione in Austria e Germania. Nel primo caso i portaborse sono dipendenti della Camera, mentre nel secondo vengono pagati dal Parlamento, per un totale di 14.700 euro.

Non solo: ai politici di casa nostra vanno anche 1.331,7 euro per i trasporti, nonostante la possibilità di viaggiare gratis su treni, autostrade, navi e aerei, 258,2 euro per le spese telefoniche e 41,7 euro per la dotazione informatica. Molto diversa la situazione francese. I politici d’oltralpe percepiscono 6.412 per le spese di rappresentanza, ma non prendono nessuna diaria, che gli permetta di pagarsi un affitto nella capitale. Hanno però la possibilità di accedere ad alloggi a tariffe agevolate. Inoltre non hanno nessun rimborso per i trasporti, bensì un carnet di biglietti che gli consentono 40 viaggi da Parigi al proprio collegio d’appartenenza e una carta ferroviaria con sconti ulteriori.

E ad essere sproporzionato rispetto alla media europea è anche il vitalizio che ogni parlamentare riceve dopo cinque anni di mandato, ora sostituito dalla pensione con metodo contributivo, pari a 2.486 euro al mese. Per lo stesso periodo in Francia vengono corrisposti ai parlamentari 780 euro con un versamento del 10,5% dell’indennità legislativa.Ma la Commissione denuncia: “I dati raccolti sono del tutto provvisori e di qualità insufficiente per una utilizzazione ai fini indicati dalla legge“. Ovvero insufficienti perché si possa capire se, come e dove tagliare i costi della politica. Non è bastato “l’impegno profuso“, soprattutto “tenendo conto dell’estrema delicatezza del compito ad essa affidato, nonchè delle attese dell’opinione pubblica sui suoi risultati“, che non ha messo la Commissione “in condizione di effettuare il calcolo di nessuna delle medie di riferimento con l’accuratezza richiesta dalla normativa“. Andrea Cortellari, Il Giuornale, 3 gennaio 2012

……..E voilà! Per tagliare le pensioni, imporre le tasse, aumentare la benzina, e tutti gli altri aumenti che sono già scattati  da ieri l’altro senza nessuna preoccupazione per milioni di persone che se prima non potevano arrivare alla quata settimana del mese ora non sanno come arrivare alla seconda, non vi sono nè dubbi, nè incertezze; invece  per tagliare gli stipendi, le indennità, i benefit e i privilegi dei nostri parlamentari,  incapaci sinanche di esprimere un governo politico e ridottisi a subire i burocrati che magari essi stessi hanno aiutato a far carriera, non c’è commissione che sia capace di districarsi nella giungla deegli stipoendi europei.  Il presidente della commissione incarica di proorre i tagli,  che è anche presidente dell’Istat, ha fatto sapere che è difficile stabilire come e di quanto tagliare gli stipendi di loro signori. E ci pare sia  l’ennesima presa per i fondelli degli italiani da parte della casta. Vedremo se difronte a tale siffatta (e molta dubbia) dichiarazione di impotenza,  i due presidenti delle Camere, Fini e Schifani, sapranno mantenere il loro impegno di poche settimane fa quando hanno assicurato che se la commissione non avesse concluso i lavori, avrebbero provveduto loro  due entro gennaio. Non voremmo essere facile profeti ma si insinua il dubbio del solito sofisma nei quali è maestro più che Schifani, Fini, il quale potrebbe essere tentato dal distinguere tra conclusione dei lavori (che c’è stata ) e  esito  degli stessi che invece non ci sono. Per cui in mancanza di esiti non si può procedere…e gli stipendi della casta continueranno ad essere salvi e noi tutti rimarremo cornuti e gabbati.g