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IL PD VUOLE PIU’ SOLDI PUBBLICI DA DARE AI PARTITI

Pubblicato il 10 aprile, 2011 in Politica | No Comments »

Fini ha fallito, la Boccassini rischia di fare altrettanto. Meglio affidarsi ai cari vecchi metodi comunisti,altrimenti c’è ilrischio che Berlusconi,l’incubo peggiore della si­nistra, continui a governare chissà per quanti anni ancora.

L’ultima idea del partito di Bersani è la tassa contro Berlusconi: italiani, regalate­ci altri soldi, altrimenti il Cavaliere vince ancora per vent’anni. Lui è ricco, noi no. Quindi lo Stato deve aiutarci. Non ci sono soldi? Il debito pubblico già angoscia le notti di Tremonti? I precari scendono in piazza? Pazienza, in qualche modo si fa­rà. Si taglia qualcosa o si chiedono nuovi sacrifici. Per contrastare Silvio ogni scusa è sempre buona. La realtà è che la sinistra perde non perché sia povera, infatti non lo è, ma perché non ha un leader e le sue idee sono vecchie e vuote. Il succo è che i contabili di partito sono stanchi di vacche magre e vogliono rimpinguare i loro portafogli.

Questa stramba richiesta, un po’ piagnucolosa, arriva da Ugo Sposetti, deputato del Pd e storico tesoriere dei Ds, che in apparenza è ormai la versione vecchia del partito di Bersani, ma che in realtà rappresenta ancora la cassaforte dei post comunisti. Cosa vuole Sposetti? Semplice. Batte cassa. Ha presentato una legge nella commissione Affari costituzionali che riapre il finanziamento pubblico ai partiti. È un provvedimento che dopo 63 anni dovrebbe attuare l’articolo 49 della Costituzione, quello che prevede la libera associazione in partito. Di fatto è solo un modo per aprire i rubinetti e portare altri soldi ai partiti.

Il ritornello è sempre lo stesso: Berlusconi è ricco, gli altri sono poveri. Il Pd riscopre pauperismo e populismo, fa diventare il finanziamento ai partiti una battaglia anti Cav. Il guaio è che questa operazione non ha nulla a che fare con il premier, ma puzza parecchio di interesse di casta. I politici sono educati alla cultura dello spreco, considerano diritti inalienabili di ruolo e potere quelli che per gli altri sono privilegi. Sanno che la crisi sta ridimensionando lo stile di vita di molte caste. Ma loro sperano di essere immuni dalle forbici e dai sacrifici. Non si lamentano come artisti, scaligeri, musicanti e attori. Non salgono sui tetti come i ricercatori universitari. Molti di loro si sentono precari, ma fanno in fretta ad accumulare pensioni. I politici non hanno bisogno di lamentarsi dei tagli. Sono l’unica categoria su cui la crisi è passata come una carezza. Eppure temono che il loro mondo possa crollare. È per questo che Sposetti non ha avuto difficoltà a trovare colleghi pronti a firmare la sua colletta.

La questione su come finanziare la politica è antica. È stata centrale nel dibattito su Tangentopoli. La politica costa. La politica è una scommessa sulla propria elezione. È una preoccupazione che avevano già i candidati dell’antica Roma. Chi deve pagare? Lo Stato? Gli italiani? Le lobby? Il rischio è che il politico finisca con il finanziarsi con le tangenti. Il problema quindi c’è. Ma tirare in ballo Berlusconi è l’ennesimo passo falso della sinistra. È il sintomo dell’ossessione di Bersani e soci. Questa volta poi ha il sapore di una furbata. Non a caso quando Enrico Letta propone di abolire il vitalizio dei parlamentari, un vecchio notabile del Pd post democristiano come Gerardo Bianco alza le barricate. I nostri soldi non si toccano. Tutto questo fa tristezza. E una cosa ormai è chiara: perfino l’antiberlusconismo serve solo a nascondere gli interessi della casta. Il Cavaliere è la coperta di Linus di tutti i problemi irrisolti dei mestieranti della politica.

UN AVVISO AI NAVIGANTI: BERLUSCONI PUO’ MOLLARE, di Giuliano Ferrara

Pubblicato il 10 aprile, 2011 in Politica | No Comments »

Questa mattina, ma anche ieri e l’altro ieri e ieri l’altro ancora, la stampa italiana, sia “nemica” che “amica”  di Berlusconi, annuncia sconquassi e rese di conti all’interno del PDL, con il rischio di crisi di govenro e  di possibi governissimi che mettano da parte lo stesso Berlusconi. Questa mattina è Il Corriere della Sera, pubblicando una intervista al ministro Galan, a insinuare questa ipotesi, mentre Il Giornale dà notizia che i finiani avrebbero proposto per bocca di Briguglio (pensate un pò….) che nel caso Berlusconi si metta da parte, il FLI voterebbe un lodo costituzionale che accantoni i processi al premier sino alla fine della legislatura. Basterebbe questa quasi barzelletta a dare la misura della follia delle tesi sfasciste della stampa. Se Berlusconi si mettesse da parte non ci sarebbe alcun bisogno di  un lodo costituzionale perchè non ricoprendo più una delle quattro cariche istituzionali non avrfebbe diritto ad alcuna “protezione” : come si vede quella di Brigulgio, se davvero c’è stata, è una non proposta. Quanto alla ipotesi di un governissimo che si potebbe concretizzare se in Parlamento il governo Berlusconi cadesse è frutto di alchimie fantasiose. Per quanto nel PDL convivano anime diverse e talvolta tra di loro la verve poemica supera il livello di guardia, riteniamo che nessuna delle anime, singole o associate, siano tanto pazze da far karakiri facendo cadere il governo e aprendo la strada a inimmaginabili scenari sui quali le prime a rimetterci le penne sarebbero molte delle anime in pena che si aggirano all’interno del PDL, orfane di potere (Pisanu o Scaiola, per esempio) alle quali basterebbe richiamare alla memoria il triste percorso di Fini che ormai si è trasfromato nel classico cane che grida alla luna per indurle a più miti e sani pensieri. Al riguardo ci pare appropriato il fondo di questa mattina sul Giornale di Giuliano Ferrara che offriamo alla lettura e alla riflesisone dei nostri lettori. g.

Ognuno ha i sogni che si merita. Io ho sognato Ber­lusconi. Aveva riunito i suoi, che litigano come fa­cevano le lavandaie d’inizio seco­lo. Litigano a gran voce, in parla­mento, alla televisione, nei corri­doi del palazzo, concedendo in­terviste a raffica a giornali amici e nemici, gridando qualunque co­sa venga loro in mente, basta che sia insidiosa, distruttiva, basta che metta in luce la nevrosi collet­tiva del Popolo della libertà e una inaudita licenziosità politica.

«Cari amici – diceva Il Cav. nel mio sogno dell’altra notte – consentitemi una fraterna messa in guardia: se continua così, con la stessa rapidità con cui sono sceso in campo me ne torno in tribuna a godermi lo spettacolo. Ho buoni avvocati, e fuori dalla politica, do­ve sono stato un elemento di di­sturbo insopportabile per tanti anni, e ancora adesso, diventerei una preda meno ambita dai rapa­ci delle procur­e combattenti e del­le opposizioni al loro laccio. Me la cavo, state certi. E se proprio fosse necessario, un patteggiamento per levarsi di torno la malagiusti­zia alla fine non si nega a nessu­no, come un sigaro o un’onorifi­cenza di cavaliere al merito. Le mie paure per le scorciatoie giudi­ziarie sono solo indirettamente personali, in primo piano sta la li­bertà politica e civile, che viene negata in radice da questa specie di Stato di polizia in cui i magistra­ti fanno comizi in piazza, le loro avanguardie si sono massiccia­mente presentate in politica fa­cendosi eleggere in parlamento e fondando partiti dopo avere di­strutto quel che c’era prima, con il suo male e con il suo bene. Un ap­parato di giustizia che lavora su pretesti di reato, invece che su fat­tispecie concrete, e dispone spio­naggio, pedinamento, intercetta­z­ioni allo scopo di sputtanare l’Ar­cinemico dando in pasto all’opi­nione pubblica il suo privato, per di più deformato in maniera grot­tesca nel circo mediatico-giudi­ziario, tra gli applausi ipocriti de­gli acrobati del neopuritanesimo, non poteva che indebolirmi, al­meno un po’. Ma non vi illudete: la mia relativa debolezza, il fatto che io sia costretto a difendermi mentre avanzano crisi a ripetizio­ne nello scenario mediterraneo, mentre premono mille cose da fa­re per il rilancio dell’economia e per le riforme, non è un fattore di forza per le vostre ambizioni, per­sonali e di gruppo. Lo champa­gne che qualcuno di voi stappe­rebbe dopo il 25 luglio avrebbe un retrogusto amaro, e in breve tempo vi ritrovereste assetati e af­famati, con i vostri progetti e la vo­stra dignità politica a disposizio­ne della Repubblica delle procu­re e dei suoi speaker politici.

«Non ho fondato una caserma. Mi piace perfino il caos creativo, il peso irriducibile della personali­tà in politica, sopporto cristiana­mente e allegramente le idiosin­crasie, esercito l’ironia e l’autoiro­nia per debel­lare il linguaggio po­litico pesante e protocollare che è il vero inganno ai danni dei citta­dini, e nessuno mi può insegnare l’arte del comando e anche il suo risvolto, una tolleranza ai limiti dell’anarchia liberale, della stes­sa licenza. Siamo un non-partito, un popolo, e questo di noi piace agli italiani. Quindi capisco tutto il bailamme che caratterizza la no­stra creatura politica, e anche l’energia frammentaria e vario­pinta che connota la maggioran­z­a parlamentare e lo stesso gover­no. Ma ogni limite ha la sua pa­zienza, come diceva Totò.

«Di tanto in tanto dovreste ricor­darvi il sale di questa nostra av­ventura: iniettare dosi massicce di libertà in un paese che era bloc­cato, che non conosceva l’alter­nanza di forze diverse al governo dello Stato, un paese in cui piano piano alla dittatura morbida del­le ideologie nazional-popolari in declino si andava sostituendo quella, ancora più tignosa e illibe­rale, delle burocrazie giudiziarie d’assalto e di poteri economici senza inventiva e senza capitali ma con molte immodeste ambi­zioni di dominio. Un progetto no­bile e pericoloso, per il quale si è chiamati a pagare dei prezzi, non solo a riscuotere gli onori della carriera politica. Tra essere liberi e farsi del male per stupidità, tra la libertà responsabile e un’indisci­p­lina irresponsabile e autolesioni­sta, c’è tutta la differenza tra una politica e un Pdl ricchi di autenti­ci e sani conflitti e un sistema- par­tito che si disintegra a forza di chiacchiere».

Così parlò il Berlusconi-Zara­thustra nel mio sogno notturno. Nel quale, fluttuando amabil­mente tra le insidie dell’incon­scio, si era insinuato un elemento di sano realismo.

Il Giornale, 10 aprile 2011

FINI DIMENTICA IL SUO PAESE

Pubblicato il 9 aprile, 2011 in Politica | No Comments »

Gianfranco Fini Puntuali e sinistri come gli sciacalli, o gli avvoltoi, le opposizioni non si lasciano scappare neppure il doppio dramma della nuova immigrazione prodotta dalla guerra in Libia, e dalle crisi dei Paesi limitrofi, per sfruttarlo cinicamente contro il governo. Che potrà avere fatto tutti gli errori che volete, ammesso e non concesso che abbia commesso davvero tutti quelli che gli vengono contestati dagli avversari, ma ha pur sempre il diritto di poter contare sul senso generale di solidarietà e di responsabilità nazionale nei momenti di emergenza. È evidente che tale è la situazione nella quale si trova oggi non il governo ma il Paese, tutto intero, di fronte a ciò che proviene dall’Africa. E purtroppo anche dalle frontiere del nord, vista la disinvoltura con la quale la Francia, tra la complicità e l’indifferenza degli altri Stati dell’Unione Europea, è tornata ad innalzare le sue come muri inviolabili. Mancano solo il cemento e i cavalli di Frisia del muro di Berlino. Intanto spieghiamo perché il dramma della nuova ondata d’immigrazione è doppio. Lo è per i disperati in fuga dalle loro terre, spesso inghiottiti dal mare prima ancora che possano raggiungere le nostre coste sui barconi carichi della loro miseria e della spregiudicatezza criminale di chi li sfrutta. Lo è per il nostro Paese perché, contrariamente alla demagogica rappresentazione che ne fanno le opposizioni, esso non è economicamente e socialmente in grado di contenere da solo tutta l’immigrazione che gli si rovescia addosso. Non c’è dibattito parlamentare o televisivo in cui non si sentano gridare le opposizioni, a gole gonfie di indignazione, contro il ministro dell’Interno e, più in generale, contro il governo per l’incapacità di prevedere e quindi prevenire i fatti. In quest’azione forsennata di protesta, fra le opposizioni c’è solo la gara a chi le spara più grosse. E spesso a vincerla è persino la parte che vorrebbe essere considerata la più moderata, come l’Udc di Pier Ferdinando Casini. Dove evidentemente i nervi hanno ceduto alla paura di vedersi arrivare elettoralmente tra i piedi, a insidiare la leadership del fantomatico terzo polo, il ferrarista Luca Cordero di Montezemolo.

Ma, Dio buono, tutti quelli che gridano sono gli stessi che solo poche settimane fa avevano dato del matto e del provocatore proprio al ministro dell’Interno. Che aveva osato parlare di immigrazione «biblica» in arrivo dalle coste africane. Persino il buon Giorgio Napolitano si era lasciato convincere dalle opposizioni che Maroni desse i numeri. E gli aveva metaforicamente tirato le orecchie parlando anche lui di inutili, anzi pericolosi «allarmismi». In una simile condizione, deriso come un mitomane o quasi, nessun ministro dell’Interno, e relativo governo, poteva allestire un piano sufficiente di prevenzione. Il cui presupposto principale è la coesione nazionale. Sono tristemente indimenticabili le smorfie di sufficienza, se non di disgusto, degli avversari del governo quando Maroni ed altri esponenti del governo e dei gruppi parlamentari della maggioranza proposero alle opposizioni una «regia comune» per fronteggiare la situazione. Lor signori del no erano più presi allora, come ancora oggi, da tutt’altre faccende, prime fra tutte le vicende processuali, vecchie e nuove, del presidente del Consiglio. È solo di qualche sera fa l’ultima esibizione televisiva di quel vessillo dell’opposizione che sembra purtroppo diventato il presidente della Camera Gianfranco Fini, tutto impegnato, in collegamento registrato con il salotto di Ballarò, ad anticipare come sarebbe finita con la Francia la partita che stava per aprirsi, e si è poi aperta, dei nostri permessi temporanei per motivi umanitari ai profughi tunisini francofoni che, approdati in Italia, vorrebbero tentare di ricongiungersi con familiari ed amici oltr’Alpe. C’era in quella previsione del no francese una certa aria di sufficienza critica verso il governo, il suo governo, il governo cioè del suo Paese, che non gli faceva francamente onore, come oppositore e tanto meno come terza carica dello Stato, per ripetere la qualifica della quale si riempiono la bocca i suoi amici per respingere, con lui, la sola ipotesi che possa rinunciarvi.Francesco Damato, Il Tempo, 9 aprile 2011

IL PARTITO DI FINI PERDE ALTRI PEZZI: L’EUROPARAMENTARE RIVELLINI SE NE VA, SBATTENDO LA PORTA PERCHE’ NEL FLI NON C’E’ DEMOCRAZIA

Pubblicato il 8 aprile, 2011 in Politica | No Comments »

Uno può essere un caso. Due, sfortuna. Ma quando se ne vanno in una dozzina, si parla di esodo. Dopo Moffa, Siliquini, Barbareschi, Pontone ecc ecc. Ormai si fa prima a contare quelli che sono rimasti. Ora se ne va anche Enzo Rivellini, il parlamentare europeo che coordinava Futuro e Libertà in Campania. Un colpo di mano, il commissariamento e Rivellini fa le valige e se ne va. Troppo dura la convivenza con il padre-padrone Italo Bocchino e poi – commenta l’europarlamentare – “vedere le bandiere di Fli insieme a quelle con la falce e il martello…”.

“Dopo la riunione all’hotel Ramada con alcune centinaia di amici, dopo aver ascoltato le dichiarazioni di Italo Bocchino a Radio 24 e dopo un colloquio telefonico con Gianfranco Fini, abbiamo deciso di togliere dall’imbarazzo gli stessi Fini e Bocchino, visto il loro assordante silenzio sulle questioni poste in questi giorni dal nostro territorio. Lasciamo Fli o per meglio dire l’illusione che questa rappresenta, visto che non è in linea con quanto deciso all’unanimità al congresso di Milano da tutti i militanti presenti”. Va giù duro Rivellini in un comunicato in cui ricorda di essere stato eletto nella circoscrizione Italia Meridionale con circa 110mila preferenze di cui 85mila circa in Campania.

“Resta il dato – aggiunge -, che non sono state affrontate le questioni evidenziate in questi giorni, come il fatto che i vertici del partito negano la democrazia partecipata ed, al contrario di quanto affermano in pubblico, trovano scandalose le posizioni di chi vuol ancorare il partito al centrodestra, per poi trovare naturale che massimi dirigenti sfilino sotto le bandiere rosse della sinistra radicale”.

……………RIVELLINI SINO ALL’ALTRO GIORNO INONDAVA DI SMS I CELLULARI DEI MILITANTI E DIRIGENTI PUGLIESI  DEL PDL, ORA ANCHE LUI HA CAPITO CHE QUELLA DI FINI E BOCCHINO ERA UNA SCELTA SBAGLIATA…E HA FATTO LE VALIGIE. TRA POCO NEL FLI RIMARRANNO IN “QUATTRO A BALLARE L’HULLY GALLY”

FINI FINGE DI FARE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA MA FAVORISCE IL FILIBUSTERING DELLE OPPOSIZIONI SUL PROCESSO BREVE

Pubblicato il 7 aprile, 2011 in Politica | No Comments »

Tutti contro tutti sul processo breve. Nel giorno in cui alla Camera va in scena l’ostruzionismo dell’opposizione col placet del presidente Gianfranco Fini, il Csm approva, a larga maggioranza ma col voto contrario del Pdl e il non voto della Lega, il documento che definisce la prescrizione breve una «sostanziale amnistia», scatenando le ire del Pdl, che stigmatizza come contenuti e tempistica certo non siano «in linea con l’autorevole richiamo alla correttezza del rapporto fra le istituzioni» da parte del Colle.
E a Montecitorio è stata la notte dei lunghi cavilli. Una notte dai toni forti che porta anche il deputato dell’Idv Fabio Evangelisti a chiedere al presidente di turno Maurizio Lupi di mettere in fila una serie di assistenti parlamentari «perchè- dice- è venuto un collega che ci ha detto state calmi o qui ci scappa il morto…». Una boutade presa sul serio.
Il tranello del diabolico Giachetti, Pd (non per nulla un ex Radicale) trova un alleato «sub partes» in Fini, che lascia fare e forse se la spassa per l’imboscata tesa alla maggioranza (qui molto ingenua). Si salda immediatamente l’asse sinistra-terzo polo, il fasciocomunismo del sofisma regolamentare. Il trucco è far intervenire a titolo personale tutti i deputati abilitati a farlo, avendo preso parola il giorno prima, per (scusa ufficiale) chiarire il proprio pensiero e inserirlo nell’ormai famigerato «processo verbale», cioè il resoconto dell’ultima seduta. Siccome il regolamento prevede (articolo 32) che sul processo verbale abbia diritto a parlare «chi intenda proporvi una rettifica, o a chi intenda chiarire il proprio pensiero espresso nella seduta precedente, oppure per fatto personale», anche per emerite sciocchezze, il Pd – seguito a ruota da Idv – ha scatenato una cinquantina di deputati a cui sono stati dati cinque minuti l’uno: circa 250 minuti , più di quattro ore, tutta la mattina di lavori. Per dire nulla o poco più, pretesti per perdere tempo, anche ridicoli (la precisazione sul culatello del piddino Vannucci…), senza che Fini trovi da obiettare. Anche quando era chiaro a tutti, persino al Pdl, che si trattava di una trappola, di ostruzionismo puro (cui i pidiellini hanno aggiunto, genialmente, altri 40 minuti di interventi per dire che gli altri perdevano tempo in interventi). Fini, in quanto presidente dell’assemblea poteva stabilire tempi diversi da quelli massimi di cinque minuti, ma non l’ha fatto (come poco dopo anche il presidente di turno Buttiglione, «ripreso» dal leghista Raffaele Volpi).
Una scelta precisa, come dimostrerebbe quanto successo in un incontro riservato, a metà mattinata, dopo le proteste del centrodestra, tra Fini, Cicchitto e Reguzzoni. Nel faccia a faccia i due capigruppo avrebbero contestato a Fini la gestione dell’aula, la sequela «indecente» di interventi, un «ostruzionismo potenzialmente eversivo», «senza precedenti» e «inaccettabile». Ma Fini avrebbe risposto di aver deciso di concedere tutti i minuti a disposizione per gli interventi, nonostante la perdita di tempo mai avvenuta per un banale processo verbale della seduta precedente . Di fronte al rifiuto di Fini di mettere fine alla sceneggiata, Cicchitto ha chiamato – raccontano fonti di maggioranza – il presidente della Repubblica, che avrebbe poco dopo sentito Fini (ma lo staff del leader Fli smentisce) per sollecitare un segnale da parte sua. Che in effetti c’è stato, dopo un incontro tra Fini e Maurizio Lupi, vicepresidente Pdl della Camera. La moral suasion (mediata o no dal Colle) si è materializzata in un comunicato in cui Fini ha fatto sapere che non si sarebbe più ripetuto il fattaccio, e che d’ora in poi «il tempo sarà ridotto proporzionalmente al numero degli iscritti a parlare». Parole messe alla prova subito dopo, visto che la seduta è ripresa alle 21, con tanto di «precettazione» per tutto il Pdl, preoccupati per un altro blitz del Pd contro il testo.Per la maggioranza l’incidente di ieri è l’ennesima prova della faziosità di Fini. Così dicono i leghisti (con Reguzzoni, e poi Bossi: «Ha sbagliato a dare 5 minuti a tutti») e il Pdl («Operazione assolutamente irresponsabile»).

IL FLI CAMPANO SI RIBELLA A FINI: CHE FAI, CI CACCI? LA SFIDA URSO-BOCCHINO FRANTUMA IL TERZO POLO

Pubblicato il 7 aprile, 2011 in Politica | No Comments »

Chi di ribellione ferisce di ribellione perisce. Il dissidente è Enzo Rivellini, europarlamentare futurista e coordinatore del partito in Campania che a Fini non fa sconti: «Che fai, mi cacci? Gli dirò imitandolo». Ieri Rivellini, in una preannunciata rovente conferenza stampa, di fatto ha frantumato il terzo polo e posto le basi per un ulteriore spaccatura profonda del Fli a livello nazionale. L’eurodeputato, dinnanzi al prospettato inciucio terzopolista, proprio non ci sta: «Ho avuto modo di rilevare, dopo questi primi giorni di campagna elettorale per il nuovo polo per l’Italia, il rigetto dalla gran parte dei cittadini avvicinati di qualunque ipotesi di perpetuazione anche simulata di poter fungere da stampella delle sinistre a Napoli», ha detto ai suoi. «Quindi, dopo aver rimesso nel primo pomeriggio di lunedì 4 aprile, nelle mani di Pier Ferdinando Casini, il mio mandato di coordinatore regionale campano del Nuovo Polo per l’Italia, vi annuncio che Futuro e libertà a Napoli appoggerà da subito la campagna del candidato del centrodestra Gianni Lettieri così da vincere subito al primo turno». Un annuncio choc visto che un mesetto fa i vertici nazionali di Udc, Fli, Api e Mpa avevano puntato sulla candidatura a sindaco di Napoli di Raimondo Pasquino, rettore dell’università di Salerno. Più esplicito: «Il cosiddetto terzo polo è irrealizzabile soprattutto per il comune di Napoli dove sembra essere un esperimento da laboratorio per allearsi, al secondo turno, con il centrosinistra e con l’obiettivo di gettare le basi per le prossime elezioni politiche». E col Giornale si sfoga: «All’assemblea costituente di Milano e a quella di Napoli di metà marzo mi sembrava di aver sentito che il Fli doveva essere alternativo alla sinistra e per un vero bipolarismo. Fini forse ha cambiato idea?».
Il problema è che Rivellini parla a nome del Fli nonostante arrivi secca la sconfessione del braccio destro di Fini: «Le dichiarazioni di Rivellini rappresentano una posizione personale che non coinvolge Futuro e libertà – ha bastonato in una nota Italo Bocchino -. Il nostro impegno per la costruzione del terzo polo in occasione delle amministrative nelle grandi città resta tale a Napoli come a Milano, a Torino come a Bologna, e pertanto è indiscutibile anche nel capoluogo campano la nostra alleanza con Udc, Api e Mpa, e il nostro sostegno convinto al candidato sindaco Raimondo Pasquino».
Rivellini isolato, quindi? Mica tanto perché con Rivellini si schiera subito Adolfo Urso, altro big del partito e leader dell’ala moderata: «Comprendo le ragioni del coordinatore Rivellini a fronte della situazione estremamente grave in cui riversa la città di Napoli e alle speranze di cambiamento che Futuro e libertà ha suscitato tanto più in Campania sia sul piano morale che programmatico ed auspico che si possa trovare una soluzione condivisa in sintonia con la volontà degli iscritti e di coloro che hanno creato Futuro e libertà nel territorio». Tra le righe un riferimento critico ai nuovi acquisti futuristi, sponsorizzati fortissimamente da Bocchino. Due nomi su tutti: Pietro Diodato e Alfredo Vito. Il primo fresco di condanna, il secondo con una pena di due anni patteggiata nel ’93. Insomma, nel Fli la bolgia continua.

SENATO, IL CASO TEDESCO INCASTRA IL PD: LA GIUNTA PER LE AUTORIZZAZIONI VOTA L’ARRESTO

Pubblicato il 7 aprile, 2011 in Giustizia, Politica | No Comments »

Roma Salvare dall’arresto il senatore Alberto Tedesco, facendo un regalo a Berlusconi, o affondarlo facendo del male a se stessi? Per il Pd, il dilemma che ruotava attorno al suo ex potente assessore alla Sanità della regione Puglia era lacerante. La riunione della giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato è andata avanti fino a tarda notte e alla fine ha bocciato con 10 no contro 9 sì la proposta del relatore Pdl Alboni di negare la richiesta di arresto per il senatore. La maggioranza si è spaccata perchè i due esponenti della Lega non hanno partecipato al voto. Hanno votato contro il documento Balboni 8 del Pd, un esponente dell’Idv e uno dell’Udc. La linea ufficiale, dettata dalla capogruppo Anna Finocchiaro e pubblicamente avallata da Pier Luigi Bersani è netta: «Non intendiamo sostituirci ai giudici, e abbiamo rispetto per il loro lavoro». Traduzione: l’autorizzazione all’arresto chiesta dai giudici al Parlamento va concessa.

La linea ufficiosa, invece, è più sfumata, e il rischio di divisioni quando il voto su Tedesco approderà in Aula è molto alto. Per questo in molti, nel Pd, puntavano su un rinvio a dopo il 14 aprile, giorno in cui il Tribunale del riesame dovrà pronunciarsi sul ricorso di Tedesco contro la decisione del gip sul mandato di arresto: a quel punto sarebbe più facile allineare tutto il partito sulla decisione presa dal tribunale. E – soprattutto – speravano in un aiutino da parte del centrodestra, per evitare la galera. Ma quell’aiutino, stavolta, il Pdl non lo ha voluto concedere: «Se vogliono salvarlo ci mettano la faccia», è stato il messaggio arrivato, si dice da Berlusconi stesso, ai senatori di maggioranza.

Già, la coincidenza tra il caso Tedesco e lo scontro al calor bianco sulla giustizia tra maggioranza e opposizione ha complicato maledettamente le cose per il Pd. Nelle cui file c’è anche preoccupazione sulla linea di difesa che Tedesco adotterà, una volta che finisse dietro le sbarre: anche ieri, il senatore Pd ha chiamato in causa le responsabilità di Nichi Vendola nell’inchiesta sulla sanità: perché per me l’arresto e per lui l’archiviazione? è il succo del suo ragionamento. E il timore che si difenda rimpallando le colpe sull’intero sistema di governo del centrosinistra pugliese è forte. Ieri Tedesco ha annunciato che in Aula chiederà che si voti per l’arresto: «Non voglio sottrarmi al processo, anzi lo invoco»; poi però ha chiesto di essere di nuovo ascoltato dalla giunta per presentare nuova documentazione e «dimostrare che l’inchiesta è stata condotta con intento persecutorio». Il Pdl in giunta si è sfilato, e il Pd ha finito per approvare da solo la richiesta di audizione. «Evidentemente vogliono perdere tempo», dice il Pdl Balboni.
Per il principale partito di opposizione le scorciatoie sono precluse.

È stato Silvio Berlusconi in persona, raccontano i ben informati del Pd, a dare ai suoi un mandato preciso: se i democratici vogliono salvare il loro parlamentare dall’arresto, chiesto dai giudici pugliesi, dovranno votare esplicitamente contro. «Non contino su di noi e sul nostro garantismo – spiega un dirigente Pdl – per levargli le castagne dal fuoco: non gli permetteremo di fare i duri e puri alla Camera sul processo breve, e poi cercare l’inciucio sottobanco per salvare il loro uomo dai magistrati». Il che si tradurrà in una semplice mossa, quando il caso arriverà in Aula: il Pdl difenderà la posizione di principio contraria all’arresto in assenza dei presupposti di legge (flagranza, pericolo di fuga o di inquinamento delle prove), ma al momento del voto farà uscire dall’Aula gran parte dei suoi, costringendo il Pd a venire allo scoperto.

.……Forse il PD spera che il PDL e la Lega votino contro l’arresto e quindi potrà salvare la faccia: dire si all’arresto del suo senatore e contare sulle noste tesi garantiste della maggioranza per salvarlo. Non sarà così, perchè in Aula le castagne dal fuoco dovrà togliersele direttamente il PD perchè la maggioranza assicurererà il numero legale ma non parteciperà al voto per cui Tedesco seproverà la galera dovrà dire grazie al suo partito. g.

DISORDINE NOSTRO. ESODO ALTRUI, l’editoriale di Mario Sechi

Pubblicato il 7 aprile, 2011 in Politica | No Comments »

Anche ieri alla Camera dei Deputati abbiamo assistito a una seduta da dimenticare: l’opposizione che usa il filibustering in maniera spregiudicata, la maggioranza tesa e un presidente della Camera che interviene male e in ritardo. La funzionalità del Parlamento è in pericolo e lo scriviamo da tempo. La terzietà di Fini esiste solo sulla carta. La conferma della sua assenza di serenità nella conduzione dei lavori dell’aula di Montecitorio, l’abbiamo avuta qualche giorno fa quando il Presidente della Repubblica ha convocato i capigruppo dei partiti: non rientra tra i poteri del Quirinale, ma non potendo Fini più essere un arbitro, Giorgio Napolitano ha dovuto svolgere un ruolo di garante e supplente che in questo caso non gli compete. Il sistema politico è in grave crisi, sono saltati gli equilibri e i confini nei quali si dovrebbero muovere tutti gli attori in campo. Nel bel mezzo di questo disfacimento istituzionale ci ritroviamo a gestire una crisi geopolitica di enormi dimensioni: l’Italia è la portaerei dell’ondata migratoria che dal Mediterraneo decolla verso l’Europa. Questo scenario imporrebbe un paio di cose: unità di maggioranza e opposizione, una strategia politica chiara, coraggiosa e condivisa, un’azione di moral suasion energica nei confronti dell’Unione Europea, un richiamo di Parigi ai suoi doveri umanitari, un governo che abbia la capacità e la visione di uscire dall’emergenza per cominciare a progettare il futuro dell’Italia nel Mediterraneo nei prossimi decenni. Basta questo elenco per comprendere che siamo di fronte a un cataclisma e che la classe politica – e non solo quella, purtroppo – è in gran parte priva degli strumenti culturali per comprenderla e affrontarla. Per fortuna il pragmatismo leghista ha evitato il peggio e si è passati saggiamente dalla politica celodurista del «fuori dalle balle», al permesso temporaneo, a un accordo con la Tunisia che ora vedremo alla prova dei fatti e a una ripartizione degli immigrati fra tutte le regioni. Dopo centocinquant’anni, la Storia ci propone ancora una volta una sfida: dimostrare di essere un Paese unito. Mario Sechi, Il Tempo, 7 aprile 2011

ALLA CAMERA ALTRA BAGARRE: IL DEPUTATO ZAZZERA DELL’IDV ESPONE UN CARTELLO CON LA SCRITTA “MARONI ASSASSINO”.

Pubblicato il 7 aprile, 2011 in Cronaca, Politica | No Comments »

Roberto Maroni (Fotogramma)
Roberto Maroni (Fotogramma)

MILANO – L’intervento del Ministro dell’Interno Roberto Maroni alla Camera finisce e si scatena la bagarre. Tutto parte da Pierfelice Zazzera, deputato dell’Idv che espone un cartello con la scritta «Maroni assassino». Il cartello gli viene stato strappato dalle mani da Giancarlo Giorgetti della Lega. Poi grida e polemiche. Il ministro dell’Interno aveva appena terminato la sua informativa quando dai banchi dell’Idv Zazzera si è alzato sollevando con le braccia il cartello. Immediata la reazione dei deputati della Lega: Giorgetti, sorpassando i commessi, ha raggiunto Zazzera, gli ha preso il cartello e glielo ha strappato, mentre dai banchi di Lega e Pdl veniva urlato «Fuori, Fuori!» e «vergogna». Basiti davanti alla scena i deputati del Pd. Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha ammonito Zazzera dicendogli che «del fatto si occuperà il collegio dei questori». Alla fine è lo stesso leader dell’Idv Antonio Di Pietro a dissociarsi da Zazzera. In Transatlantico, Giorgetti si è sfogato così: «È incapace di intendere e di volere… Si tratta di un fallo da ultimo uomo, sono senza parole, Se La Russa è stato censurato, cosa bisogna fare in questi casi?».

Poco dopo però arrivavano le scuse dello stesso Zazzera. «Ho superato il limite e per questo chiedo scusa. Ci tengo a precisare, però, che il mio gesto non voleva essere un attacco personale al ministro Maroni, ma una provocazione e denuncia politica per quanto sta accadendo con i migranti». «I 250 morti di ieri, tra cui molti bambini, mi hanno turbato profondamente. Quanto sta accadendo in Puglia dimostra l’assenza delle istituzioni e il disagio della popolazione pugliese che si è trovata sola a gestire l’emergenza. Ritiro, dunque, anche se tardivamente, quel cartello ma resta la denuncia politica» conclude Zazzera.

…………………Dopo la censura a LaRussa, il meno che si possa e si debba fare nei confronti del deputato ZAZZERA è la sospensione, noln solo sua ma anche del suo capo, Di Pietro che prima fa esporre il cartello e poi si scusa. Vedremo che farà Fini in questo caso  che per un semplice “vaffa” di La Russa ha preteso la censura per il ministro. Ma dubitiamo che accada qualcosa….

A NAPOLI IL PARTITO DI FINI LASCIA IL TERZO POLO PER SOSTENERE IL CANDIDATO SINDACO DEL PDL. LA FURIA DI BOCCHINO CHE SCONFESSA L’EUROPARLAMENTARE NAPOLETANO RIVELLINI SPACCANDO IL FLI

Pubblicato il 6 aprile, 2011 in Politica | No Comments »

NAPOLI – Futuro e Libertà a Napoli “molla” Raimondo Pasquino e si schiera con Gianni Lettieri: il terzo polo si scioglie al primo sole primaverile. Ma dentro la compagine dei finiani si scatena il caos: da una parte Rivellini che ottiene anche il sostegno di Urso, dall’altra Bocchino.

L’annuncio-choc viene dal coordinatore regionale dei “finiani” Enzo Rivellini: «Ho avuto modo di rilevare – spiega l’europarlamentare – dopo questi primi giorni di campagna elettorale per il Nuovo Polo per l’Italia, il rigetto dalla gran parte dei cittadini avvicinati rispetto a qualunque ipotesi di perpetuazione anche simulata di poter fungere da stampella delle sinistre a Napoli. Quindi, dopo aver rimesso nel primo pomeriggio di lunedì 4 aprile, nelle mani di Pier Ferdinando Casini – aggiunge Rivellini – il mio mandato di coordinatore regionale campano del Nuovo Polo per l’Italia, vi annuncio che Futuro e Libertà a Napoli appoggerà da subito la campagna del candidato del centrodestra Gianni Lettieri così da vincere subito al 1° turno».

CONSULTAZIONE – La scelta di Fli a Napoli di sostenere al primo turno il candidato del Pdl è destinata ad avere ripercussioni molto importanti sulla campagna elettorale, e inevitabili riflessi di carattere nazionale. Ma Rivellini spiega di essere giunto a questa decisione dopo un’ampia consultazione della base, e dopo aver registrato le tantissime perplessità dei militanti sulla scelta di sostenere il candidato dell’Udc: «Confermando l’alleanza di Futuro e Libertà con i cittadini piuttosto che coi partiti – precisa – riteniamo di non potere in alcun modo agevolare una qualunque ipotesi, per quanto pallida, di vittoria delle Sinistre a Napoli, visto che sono responsabili della distruzione dell’anima prima ancora che della struttura della nostra città».

ANATEMA DI BOCCHINO – Da Roma arriva la presa di posizione di Italo Bocchino, che sconfessa la linea di Rivellinie sancisce una clamorosa spaccatura all’interno di Fli: «Le dichiarazioni dell’onorevole Enzo Rivellini rappresentano una posizione personale che non coinvolge Futuro e Libertà. Il nostro impegno – afferma il vicepresidente nazionale di Fli – per la costruzione del Terzo Polo in occasione delle amministrative nelle grandi città resta tale a Napoli come a Milano, a Torino come a Bologna, e pertanto è indiscutibile anche nel capoluogo campano la nostra alleanza con Udc, Api e Mpa, e il nostro sostegno convinto al candidato sindaco Raimondo Pasquino. Per garantire il rispetto di tali indicazioni e della linea politica indicata dall’Assemblea Costituente di Milano, l’uso del simbolo di Futuro e Libertà per le elezioni amministrative in Campania è stato delegato al coordinatore nazionale, Roberto Menia».

Ma in difesa di Enzo Rivellini accorre Adolfo Urso, uno dei leader nazionali di Fli, presidente della fondazione Farefuturo: «Comprendo le ragioni del coordinatore regionale Enzo Rivellini – sottolinea Urso – a fronte della situazione estremamente grave in cui versa la città di Napoli e alle speranze di cambiamento che Futuro e Libertà ha suscitato tanto più in Campania sia sul piano morale che programmatico ed auspico che si possa trovare una soluzione condivisa in sintonia con la volontà degli iscritti e di coloro che hanno creato Fli nel territorio». Urso “blinda” anche la leadership regionale di Rivellini: «Non servono atti di imperio – conclude – che possono ingenerare ulteriori strappi ma il confronto sul merito dei problemi e il rispetto delle regole interne».

«Futuro e Libertà sceglie di essere protagonista nella svolta che insieme vogliamo regalare a Napoli. È la naturale collocazione di uomini e donne che in questi anni si sono spesi contro il malgoverno della sinistra e che oggi si preparano ad una battaglia che ci condurrà a Palazzo San Giacomo», dice, in una nota, il candidato sindaco del centrodestra Gianni Lettieri. «Posizioni di testimonianza o peggio di sostegno all’amministrazione rappresentano un danno per Napoli. Con l’onorevole Rivellini, che ancora una volta ha manifestato il suo amore per la comunità napoletana, avvieremo un lavoro comune per individuare le priorità sulle quali lavorare», conclude Lettieri. Carlo Tarallo, Il Corriere del Mezzogiorno, 6 aprile 2011