I PM VOGLIONI INSTAURARE LO STATO DI POLIZIA
Pubblicato il 8 marzo, 2011 in Giustizia, Politica | No Comments »
Per contrastare l’annunciata riforma “epocale” della Giustizia i magistrati “democratici” hanno annunciato lotte e scioperi che hanno sapore di ricatto vero la classe politica. Riucatto orribile perchè messo in atto a “mano armata”
I magistrati imboccano la linea dura contro l’annunciata riforma della giustizia, annunciano scioperi e quant’altro. È una minaccia che sa di ricatto alla classe politica, un ricatto orribile perché messo in atto a mano armata. Se un insegnante si oppone alla riforma della scuola, può andare in piazza o salire sui tetti. Un magistrato invece può sventolare avvisi di garanzia e far sentire il tintinnare di manette. Può distruggere uomini (alcuni in passato sono fisicamente morti per accanimento giudiziario), può stroncare carriere, rovinare famiglie, azzoppare aziende, cambiare il corso della politica con assoluta discrezionalità e impunità anche di fronte a casi clamorosi di abuso di potere ed errori come abbiamo documentato nell’inchiesta pubblicata nei giorni scorsi. E tutto sorretto da una stampa complice di una delle battaglie più illiberali e pericolose nella storia della Repubblica.
Andate a rileggere che cosa scrisse dei magistrati Repubblica quando indagarono e arrestarono per tangenti il suo editore De Benedetti, che cosa disse Fini quando venne intercettata la sua prima moglie Daniela, cosa confidò D’Alema all’epoca dell’inchiesta su di lui per la scalata Unipol. Le dichiarazioni di Berlusconi, a confronto, sembrano quelle di un moderato. Poi il vento è cambiato.
Improvvisamente, per questi signori, la magistratura è diventata un totem, sacro, intoccabile. Come per miracolo le inchieste si sono allontanate dal loro cerchio magico, per coincidenza Fini e D’Alema si sono messi di traverso a qualsiasi progetto di riformare la casta delle toghe. Ed è iniziata una manovra a tenaglia contro Berlusconi e i suoi uomini. I pasdaran che guidano la rivolta dei magistrati non sono più servitori dello Stato, vogliono costituire uno Stato nello Stato, quello di polizia che non riconosce il potere legislativo e si autoproclama indipendente. Intanto l’Italia continua a scivolare indietro nella classifica dell’efficienza della giustizia, un carrozzone che mangia milioni a intercettare, meglio spiare, nelle vite degli altri ma che poi non sa acciuffare in tempi decenti l’assassino di una ragazzina uscita da una palestra. Ma questo è vietato dirlo, altrimenti si commette il delitto di lesa maestà e si può finire nei guai perché la giustizia non guarda in faccia a nessuno ma sa bene dove indirizzare lo sguardo. Alessandro Sallusti, Il Giornale, 8 marzo 2011


Nel Consiglio dei ministri straordinario di giovedì gli elementi chiave della riforma «epocale» della Giustizia cominceranno a prendere forma. Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, tiene i piedi per terra, ma sembra fiducioso. «Sono anni che ci lavoriamo, vogliamo ridurre la politicizzazione delle correnti della magistratura, mica – come ci accusano – ammazzare i processi».
«La riforma della Giustizia non è ancora arrivata in porto perché in questi anni all’interno della maggioranza prima l’Udc e poi Fini hanno bloccato elementi importanti». Lo dice il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto ottimista sulla possibilità di portare a casa comunque il risultato di un cambiamento delle norme che regolano l’organizzazione giudiziaria. «Con l’uscita di Fini dal Pdl, e la maggiore omogenizzazione delle forze che sostengono il governo, può essere la volta buona» aggiunge Cicchitto. E il traguardo è ancora più vicino visto che la riforma «epocale» della giustizia ha incassato il via libera della Lega. «Ci sarà il nostro appoggio» ha annunciato il leader del Carroccio, Umberto Bossi.
Sono tre i fatti di politica interna della settimana che meritano un’analisi. Riguardano tutti la figura di Silvio Berlusconi. 1) Per la prima volta il presidente del Consiglio tratta con la Procura di Milano; 2) Per la prima volta il Cavaliere decide che la sua strategia è quella di difendersi nel processo e non solo dal processo; 3) Per la prima volta, in maniera seria e determinata, il governo ha intenzione – e siamo per ora a questo, ma è già qualcosa – di presentare una riforma della giustizia vera. In passato non era mai accaduto, se non per isolati episodi e in maniera disordinata. Ma questa volta siamo di fronte a una svolta: il processo del lunedì.

