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MORTADELLONE PRODI RIFIUTA LA PENSIONE E SOGNA DI TORNARE….

Pubblicato il 2 marzo, 2011 in Politica | No Comments »

Il Professore a Famiglia cristiana: “Non posso girare per strada: mi riconoscono, mi osannano e mi vogliono”

Ma sarà vero? Noi ci permettiamo di dubitarne. Lui dice che è così. Giudicate voi. Intervista a Famiglia Cristiana di Romano Prodi, il professore Riciccia (o Rieccolo) del Pd. Racconta Prodi: «Ormai non posso nemmeno scendere per strada. La gente mi riconosce e mi dice: torna, torna».
Sembra il famoso sketch di Corrado Guzzanti. Prodi è alla stazione di Bologna, impalato sulla banchina. Spiega: «Passa il treno, ne passa un altro, ne passano dieci e io non mi muovo, aspetto». La gente è preoccupata. «Ma professore, – dice – sta bene?». Sta benissimo, il Professore. Benissimo e immobile. Passano, oltre ai treni, anche gli uccelli che gli cacano in testa. E lui sempre fermo. Trascorrono i giorni e i mesi. Arriva l’estate, il sole brucia. Sempre fermo. Arriva anche l’autunno. Il capostazione gli porta una coperta. Armato di rasoio, gli fa la barba. Prodi è sempre fermo. Torna Natale, la neve. Lui immobile. Il tempo passa, pure Franceschini invecchia. Prodi no. «Io sono sempre uguale, sono l’unico leader europeo senza metabolismo, perché sto fermo. Questo è il senso dell’Ulivo. L’Ulivo è un albero, mica va a spasso. E arriverà il momento in cui verranno da me». In ginocchio, naturalmente. Perché Prodi non dimentica le offese ricevute, le imboscate parlamentari, le cacciate (plurime cacciate) da Palazzo Chigi. Verranno e gli chiederanno scusa per averlo mandato via due volte. Gli diranno: «Non porterai mica rancore?». Ma no, quale rancore. Prodi non porta mai rancore. Si genufletteranno, i compagni in cerca finalmente di un leader. E lui zac. Come Karate Kid, sferrerà il colpo mortale e fonderà l’Ulivo 3.

ASPETTA E SPERA - Ma il momento, a quanto pare, non è venuto. Prodi ha aspettato. Gli uccelli hanno fatto i loro bisogni. Bersani è diventato segretario. Vendola ha guadagnato punti e consensi. Persino Piero Fassino è riemerso dal dimenticatoio. E forse il capostazione-barbiere è andato in pensione. Lui niente. Sempre immobile ad aspettare invano. A fargli visita, ormai, andavano solo gli uccelli. Nessun treno per Roma e nessun compagno inginocchiato. E così, considerato che anche gli uomini senza metabolismo prima o poi invecchiano, il Professore è stato costretto a rompere gli indugi. Il rischio era l’immobilità eterna.
Si è scrollato di dosso gli uccelli, Prodi. Si è concesso a Famiglia Cristiana, ha spiegato che fu lui, al tempo in cui presiedeva la Commissione europea, a sdoganare Gheddafi (ma «senza accettare umiliazioni»), ha lanciato un po’ di accuse a Berlusconi (tanto per non perdere l’abitudine) e ha raccontato: «Lunedì ero a Mantova e sono andato alla messa del mattino, per evitare di essere avvicinato. Ma un gruppo di fedeli anziani mi ha circondato e mi ha chiesto di tornare a guidare questo Paese». Non risulta che gli anziani fedeli lo abbiamo portato in processione. Mai dire mai, però: in una prossima intervista, il Professore potrebbe anche svelare nuovi particolari sulle folle osannanti. Nell’attesa, ritorniamo a Mantova, fine della messa mattutina, con i fedeli che circondano Prodi, lo accarezzano, lo supplicano, gli chiedono un ciuffetto di capelli, un triangolino di camicia o di giacca, gli baciano la mano. Lui ansima, sorride, bofonchia e non fa zac. Per il momento, niente Karate Kid. Prodi non è vendicativo. E poi Veltroni non era tra i fedeli.

PUNTO DI PARTENZA
– Tutti lo cercano, tutti lo vogliono. E a questo punto, visto che Romano Prodi non racconta bugie, bisogna sciogliere solo un dubbio: il Pd è talmente malmesso che persino Prodi ha la possibilità di tornare oppure è Prodi ad essere talmente conciato male da pensare di poter tornare e riconquistare Palazzo Chigi?
Amletici dubbi a sinistra. Con una sola certezza: dopo sedici anni, due defenestrazioni, infinite polemiche e insuccessi, la sinistra o centrosinistra che dir si voglia è ancora al punto di partenza. O di nuovo al punto di partenza. All’inizio, dopo la meteora Occhetto, fu Prodi. Oggi, dopo Bersani, potrebbe essere sempre Prodi che vorrebbe vestire i panni di Karate Kid per combattere contro Berlusconi e anche per far fuori i compagni che lo tradirono e lo mandarono alla stazione di Bologna con tutti quegli uccelli che gli volavano in testa. Zac, un colpo a Veltroni. Zac, un altro colpo a Bersani. E uno pure a D’Alema. E il Professore si siede al vertice del Pd, alleato non più di Bertinotti ma di Vendola e con Casini forse nei panni di Mastella, Arturo Parisi gran consigliere e Rosy Bindi accanita sostenitrice.

Sedici anni (l’Ulivo fu fondato nel 1995, mese di febbraio). E la tentazione della grande ammucchiata è sempre lì, immobile alla stazione in attesa del treno. In carrozza. Guida (forse) Romano Prodi, il leader senza metabolismo alla testa di un partito col futuro dietro le spalle. E gli uccelli continuano a fare i loro voli e tutto il resto. di Mattias Mainiero, Libero,02/03/2011

DIMISSIONI? BERLUSCONI SE LA RIDE FORTE DEI SONDAGGI: SETTE ITALIANI SU 10 STANNO CON LUI

Pubblicato il 2 marzo, 2011 in Politica | No Comments »

Secondo un sondaggio di Mannheimer il 70% non vuole che Berlusconi faccia il passo indietro chiesto dall’opposizione. E’ una risposta ai ripetuti annunci del Pd, sicuro di raggiungere entro l’8 marzo dieci milioni di firme per chiedere le dimissioni del premier. Intanto Il Cav prepara il rimpasto di governo

«Una percentuale compresa tra il 60 e il 70% degli italiani non vuole le dimissioni del presidente del Consiglio». Silvio Berlusconi accoglie con il sorriso complice di chi non è affatto sorpreso la rilevazione effettuata in esclusiva per Affaritaliani.it dal presidente dell’Ispo, Renato Mannheimer. Una risposta sonante ai ripetuti annunci di Maurizio Migliavacca, responsabile organizzativo del Pd, sicuro di raggiungere entro l’8 marzo dieci milioni di firme sotto la petizione per le dimissioni del premier. E uno schiaffo a chi cerca di accreditare l’immagine di un politico appannato e incapace di intercettare l’umore profondo degli italiani.

Chi ha incontrato Berlusconi lo ha trovato tonico, di buon umore e pronto a impegnarsi in prima linea e in prima persona nella campagna per le amministrative, a cominciare dalle comunali di Milano. Un’attenzione crescente, quella per le prossime consultazioni locali, che tocca anche Napoli, città a lui particolarmente cara e per la quale ha commissionato ripetuti sondaggi sul gradimento dei potenziali candidati. Il premier ha anche accolto con soddisfazione i dati Istat, con il miglioramento del rapporto deficit/pil e il Pil in crescita rispetto alle previsioni. Una schiarita che il premier confida possa consolidarsi nei prossimi mesi.

Sullo sfondo continuano sottotraccia le grandi manovre per l’allargamento della squadra di governo. Il pressing da parte del gruppo dei Responsabili sta salendo. Non a caso Pippo Gianni, parlamentare dei Popolari per l’Italia di Domani, dice con chiarezza che «non si può più aspettare. Dobbiamo dare risposte al territorio e al Centro Sud, isole comprese. A questo punto serve un riconoscimento politico del nostro ruolo». Gli esponenti del Pid, Saverio Romano in testa, avrebbero spiegato a Berlusconi che soltanto mantenendo le promesse si può continuare ad essere credibili e attrattivi sul territorio. La richiesta dei vari gruppi è quella di affrontare la questione già nel prossimo Consiglio dei ministri di domani mattina. Berlusconi, però, vorrebbe attendere ancora alcuni giorni per evitare il sorgere di tensioni e scongiurare il malcontento degli eventuali esclusi.

Il Risiko delle nomine, inoltre, non è ancora completato. Romano, in pole position per il dicastero dell’Agricoltura, deve vincere le resistenze della Lega che vorrebbe al ministero ora di Galan – l’ex governatore del Veneto potrebbe spostarsi alle Politiche europee – un proprio candidato. Per Paolo Bonaiuti potrebbe arrivare finalmente la promozione a ministro, con la sostituzione di Sandro Bondi ai Beni culturali. Restano in stand-by anche le nomine di Francesco Pionati, Anna Maria Bernini, Massimo Calearo, Nello Musumeci, Francesco Nucara, Aurelio Misiti ed Elena Polidori. Il premier appare intenzionato ad aumentare il numero dei membri del governo che oggi sono 65. Non a caso Berlusconi ha ricordato che il governo Prodi ne aveva più di 100. La sua intenzione è quella di allargare la squadra con 12-15 nuovi innesti, probabilmente con un disegno di legge ad hoc. Il premier, quindi, continua a puntare su un rinnovato assetto dell’esecutivo capace di blindare la maggioranza senza bisogno di nuovi e più rischiosi ingressi. Una mossa che, negli auspici di Palazzo Grazioli, allontanerebbe le elezioni forse fino al 2013.

BERLUSCONI NELLE GRINFIE DI FINI, di Nicola Porro

Pubblicato il 2 marzo, 2011 in Politica | No Comments »

La maggioranza chiede alla camera di trasferire il processo di Milano al tribunale dei ministri. Ma il leader Fli potrebbe fare ostruzionismo impedendo all’assemblea di Montecitorio di votare la decisione.

Strumenti utili

Gianfranco Fini e il suo ufficio di presi­denza hanno il pal­lino in mano sulla questione Ruby. Si tratta di questioni procedurali di grande importanza: deci­dere se aprire o no un con­flitto di attribuzioni con i magistrati di Milano. Più o meno in concomitanza al Senato la giunta delle im­munità parlamentari do­vrà pronunciarsi sulla ri­chiesta di arresto nei con­fronti del senatore del Pd, Alberto Tedesco. Su que­ste due storie si gioca un pezzo importante del rap­porto tra politica e giusti­zia.

La vicenda Tedesco, per i lettori del Giornale , è no­ta. L’ex assessore alla Sani­tà della giunta Vendola è coinvolto in un giro di ma­­laffare nella sanità puglie­se. La procura di Bari ha proceduto a vari arresti, ma si è dovuta fermare di fronte all’immunità di Te­desco subentrato di fretta e furia al Senato grazie a un compagno di partito che si dimise. Abbiamo da­to ampiamente conto del­la vicenda. Raccontando quegli intrecci perversi nel­la sanità pugliese (circa il 70 per cento del bilancio della Regione) che hanno riguardato la giunta di Ven­dola e il Pd. Così come non abbiamo potuto fare a me­no di mettere in evidenza la furbata di farsi «nomina­re » in parlamento grazie a una provvidenziale dimis­sione. La procura di Bari chiede l’arresto poiché ri­tiene possibile la reitera­zione del reato, nonostan­te egli non sia più assesso­re da due anni. Questi so­no i fatti.

Ebbene, sarebbe assur­do che la giunta del Senato concedesse gli arresti per il senatore del Pd. Per chi scrive, e lo testimoniano i nostri numerosi pezzi, Te­desco e la sua cricca do­vranno rispondere della pessima gestione della Sa­nità. Non molleremo l’os­so. E si ci sono reati dovran­no evidentemente pagare. Ma non è accettabile che i processi si celebrino in car­cere. Non è accettabile che Silvio Scaglia e Mario Ros­setti, il suo cfo nel caso Fa­stweb, siano stati rinchiusi per un anno senza senten­za. In un paese civile non si può e non si deve tollerare l’abuso della carcerazione preventiva per il ricco e po­tente, come per l’invisibi­le. Per Tedesco non può es­sere un aggravante il fatto di essere senatore della Re­pubblica.

Il Pd deve avere il corag­gio di difenderlo in Giun­ta. Non è uno schiaffo alla «gente comune». È un im­peg­no perché la presunzio­ne di innocenza resti un ca­posaldo del nostro siste­ma e perché il carcere ci sia, ma solo a sentenza defi­nitiva. Abdicare a questo principio per il Pd sarebbe una follia. Si potrà cullare del fatto che in Giunta al Se­nato la maggioranza del Pdl voterà, come ha sem­pre fatto, contro l’arresto. Ma sarebbe un arrendersi ai suggerimenti forcaioli di quattro intellettuali scal­manati che gradirebbero vedere la fine di Berlusco­ni per ragioni giudiziarie più che politiche. E che confondono il tintinnio delle manette con il suono della politica. È la rinuncia al proprio ruolo. E lo dicia­mo con maggiore difficol­tà, proprio pensando a quella commistione affari e sinistra, che con forza ab­biamo denunciato. Ma per sconfiggerla è necessa­ria­la politica e non la carce­razione preventiva. Un se­gno forte di garantismo da parte sia di Fini sia del Pd, contribuirebbe ad affossa­re quel bipolarismo mar­cio che imperversa in Ita­lia: da una parte i giudici dall’altra la politica.

CASA DI MONTECARLO: IL GIP NON HA ARCHVIATO L’INCHIESTA

Pubblicato il 2 marzo, 2011 in Giustizia, Politica | No Comments »

Il gip Figliolia prende tempo: si è riservato se accettare la richiesta della procura, che vuole l’archiviazione per il presidente della Camera e l’ex tesoriere Pontone, oppure accogliere il ricorso degli esponenti della Destra che chiedono il rinvio a giudizio per truffa aggravata. La decisione entro 15 giorni. Ma i querelanti annunciano già un ricorso in sede civile

Roma – La vicenda Montecarlo non è chiusa. Su Gianfranco Fini pende ancora il giudizio del tribunale di Roma che potrebbe rinviarlo a giudizio per truffa aggravata insieme all’ex tesoriere di An Francesco Pontone. Il gip del tribunale di Roma, Carlo Figliolia, ha scelto di non archiviare immediatamente ma sì è riservato di decidere sulla vendita della casa di Alleanza nazionale a Montecarlo.

Il procuratore aggiunto Pier Filippo Laviani ha sollecitato ancora la posizione della procura. L’avvocato Mara Ebano, che assiste i due esponenti della Destra che con la loro denuncia hanno dato il via all’inchiesta, il consigliere regionale Roberto Buonasorte e Marco Di Andrea, ha spiegato: “La decisione arriverà entro le prossime settimane”. Nell’inchiesta sono indagati sia il presidente della Camera sia l’ex tesoriere di An. All’attenzione del giudice, nella scorsa udienza del 2 febbraio, è stata depositata una videoregistrazione dell’intervista rilasciata al Tg1 e trasmessa il 28 gennaio scorso, dall’immobiliarista residente a Montecarlo Luciano Garzelli. “Ma sono tante le testimonianze e le carte che spiegano cosa è successo e perché” ha detto Buonasorte.

i Giancarlo Tulliani e sua sorella Elisabetta, la compagna di Fini, si sono interessati direttamente della ristrutturazione dell’immobile di Boulevard Princesse Charlotte. Il penalista Giuseppe Consolo, che insieme con Francesco Compagna, difende Fini, ha spiegato: “Il rappresentante della procura ha spiegato le ragioni per cui questa vicenda va archiviata”.

L’avvocato Di Andrea ha invece sottolineato: “Il nostro impegno andrà avanti comunque. Lo stesso procuratore Laviani ha detto oggi, secondo noi, che c’è spazio per iniziative al tribunale civile”. Buonasorte ha poi spiegato: “Tulliani andava almeno ascoltato. E invece è tutto rimasto nel dubbio a nostro parere. Il dato certo è che Fini pensava di risolvere la cosa in 24 ore e invece siamo ancora qui a discutere di questa vicenda”. Fonte Il Giornale, 2 marzo 2011

PERCHE’ PIU’ POTERI AL PREMIER. FIRMATO PD

Pubblicato il 1 marzo, 2011 in Politica | No Comments »

Quando divenne l’inquilino pro tempore di Palazzo Chigi, D’Alema si espresse per un rafforzamento dei poteri del premier a scapito degli organi di contrappeso, fra i quali c’è ovviamente il Quirinale. E Fini, prima della sua conversione terzopolista, è sempre stato un fautore del presidenzialismo, cioè di quella riforma che prevede l’elezione diretta di un presidente della Repubblica che abbia funzioni di governo.

Ora hanno cambiato entrambi idea solo perché a Palazzo Chigi c’è Berlusconi, ma l’esigenza di rafforzare i poteri del premier per mettere l’Italia in una situazione decisionale simile a quella degli altri Paesi occidentali resta sacrosanta.

Non deve dunque meravigliare che Berlusconi, avendo i numeri per governare a dispetto di tutto e di tutti, abbia deciso di mettere i puntini sulle “i”, denunciando la sostanziale messa in mora del governo da parte di altri organi costituzionali come la Presidenza della Repubblica e la Corte Costituzionale. Attenzione: il premier, prima ancora di puntare il dito sul “come” vengano esercitati i poteri di controllo previsti dalla Costituzione, indica la strada di come uscire dall’impasse, ossia quella di una profonda riforma costituzionale che metta davvero i governi in condizione di governare. Un esempio? La legge Bossi-Fini sui clandestini, varata due legislature fa per dare una risposta all’immigrazione incontrollata che si stava riversando sulle nostre coste, è stata praticamente disapplicata a causa della raffica di ricorsi alla Consulta da parte di magistrati ideologicamente contrari ad ogni norma restrittiva sull’immigrazione. E’ un esempio di scuola, questo, di come una legge del Parlamento, espressione della volontà popolare – i princìpi della Bossi-Fini erano scritti nel programma di governo – possa essere neutralizzata da contropoteri che, da garanti della Costituzione, si sono trasformati nel tempo in terza Camera legislativa. Oggi Berlusconi ha superato praticamente indenne una tempesta politica, e deve affrontarne un’altra giudiziaria, ma avendo allargato la base parlamentare che lo sostiene ha il diritto e il dovere di governare, anzi, di garantire al Paese una piena governabilità nei due anni restanti di legislatura, e per questo non ci sta a farsi imbrigliare dai paletti che in questo momento vede come ostacoli lungo il cammino della maggioranza nella realizzazione del programma elettorale.

Dunque, la strada maestra è quella riforma costituzionale che la sinistra appoggiò ai tempi della Bicamerale D’Alema, ma che poi ha ripudiato per motivi puramente tattici. Eppure nella Bicamerale la proposta del premierato forte fu presentata nella cosiddetta “bozza Salvi”, dal nome del senatore Cesare Salvi, diessino, che l’aveva redatta. Essa prevedeva l’elezione diretta del primo ministro, il suo rapporto di fiducia con la sola Camera dei deputati e lo scioglimento della Camera stessa in caso di approvazione di una mozione di sfiducia. Il primo ministro, inoltre, avrebbe avuto il potere di nomina e revoca dei ministri, anche se ufficialmente spettante al presidente della Repubblica, e avrebbe potuto proporre a quest’ultimo lo scioglimento delle Camere. Ma se oggi una simile proposta arrivasse dal Pdl, si parlerebbe di tentato golpe.

FINI, IL PERIPATETICO DALLE FALSE PROMESSE

Pubblicato il 1 marzo, 2011 in Politica | No Comments »

L’on. Fini, presidente della Camera grazie a Berlusconi e leader del minipartito FLI per tradimento consumato, da qualche giorno, ripresosi un pò dallo scoramento provocatogli dalla scomparsa del gruppo parlamentare al Senato e dalla decimazione di quello alla Camera, si è messo a rubare il mestiere alle passeggiatrici che “ornano” le nostre città e le strade del nostro bel Paese. Lo steso Fini che alla campagna elettorale per le regionali del 2010, non un secolo fa, nemmeno un anno fa, ostentatamente si rifiutò di prendervi parte invocando il suo ruolo “terzo” di terza carica dello Stato, ma che  in realtà  ne disertò la battaglia sperando in un tracollo del centrodestra e in una sconfitta di Berlusconi, ora ha messo da parte la sua “terzietà” e si è messo a girare i talkshow e le redazioni giornalistiche tutte di sinistra per attaccare Berlusocni e il governo della maggioranza che lo aveva eletto al ruolo di “terzo” Si è fatto intervistare da Santoro, poi dall’Espresso, e ieri sera da Lilli Gruber, ex parlamentare postcomunsita, sulla 7. Il tema centrale delle sue intemerate naturalmente il centrodestra e  Berlusconi,  il tutto condito dal suo esasperato narcisismo. Borioso come al solito, indisponente e altezzosamente issato sul trono dei tronfi, Fini nelle sue uscite televisive e giornalistiche,  ha detto di tutto e di più, autoincensandosi come depositario di tutte le verità,  anzi della Verità, tout court. E’ evidente, però,  e traspare tra le riga e tra  le stesse parole di Fini la sua disperazione per aver dovuto constatare che tra lui e Berlusconi, nonostante quest’ultimo ce la metta tutta per dargli ampi vantaggi, l’elettorato di centrodestra non ha dubbi, continua a scegliere Berlusconi visto che i sondaggi, gli ultimi, danno il PDL al 30,6% e il suo FLI al 3,1%, destinata questa percentuale a ulteriormente dissolversi allorchè si incomincerà a sparare  (elettoralmente) sul serio. Ma sin qui si è nella normalità della politica. Dove invece si entra nel campo di quella che fuori della politica si potrebbe definire “truffa in commercio” è l’ultima  “promessa” fatta proprio dinanzi ai microfoni della Gruber: se il progetto del FLI fallisse, lascio la politica. Proprio così ha detto, ovviamente vaporosamente pomposo Fini,  ripetendo un copione già letto. Nel recente passato, a proposito della casa di Montecarlo, giurò che se si fosse accertato che quella casa era del cognato lui si sarebbe dimesso da presidente della Camera…infatti accertato oltre ogni ragionevole dubbnio che quella casa è di proprietà del cognato, Fini si è guardato bene dal mantenere la promessa, anzi si è scordata dall’averla fatta.  Per quanto riguarda il FLI, il progetto è già fallito, tanto che  per arginare la dissolvenza del gruppo alla Camera ha dovuto far ricorso alla mozione degli affetti per trattenere (ma non per molto…) gli onorevoli  Urso e Ronchi, profondamente delusi e maramaldeggiati da Fini al momento di “nominare” gli organigrammi del partito, affidati ai pretoriani di Bocchino. Per cui Fini   fa una promessa  che già non ha mantenuto. E pretende di dare lezioni a tutti, ma è lui che dovrebbe andare a lezione. Di moralità politica. g.

A PROPOSITO DI FINI, HANNO DETTO

Bondi: dopo Fini sarà difficile ridare sobrietà alla presidenza della Camera

“Dopo che Fini avrà lasciato il suo attuale incarico istituzionale sara’ difficile restituire alla presidenza della Camera il suo ruolo di imparzialità di indipendenza e di sobrieta’ istituzionale”. Lo ha affermato il una nota il ministro Sandro Bondi, coordinatore nazionale del Pdl, commentando l’intervista del presidente della Camera Gianfranco Fini a Otto e mezzo.

Biotestamento/Quagliariello: Fini almeno legga il testo

“Alla Camera sta per aprirsi la discussione sul testamento biologico. Ci limitiamo ad augurarci che il presidente Fini si prenda almeno il disturbo di leggere il testo del disegno di legge prima che arrivi nell’Aula che presiede, cosi’ la prossima volta si evitera’ la brutta figura di andare in televisione a declamare il Catechismo per contestare il ddl Calabro’ senza accorgersi che il ddl Calabro’ e il Catechismo sull’accanimento terapeutico dicono la stessa identica cosa: lo vietano”. Lo ha detto Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo Vicario del PdL al Senato, durante la presentazione del libro “Ri-Animazione” di Alberto Zangrillo.

Gasparri: Fli come An? Una grande bugia

”Fli come An dice Fini? Una grande bugia. An non si e’ mai trasformata in una stampella per la sinistra. E non avrebbe mai votato la sfiducia a un governo di centrodestra insieme a D’alema. Non si confondano le confusioni personali con la storia della destra”. E’ quanto afferma il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, commentando le dichiarazioni di Gianfranco Fini a Otto e mezzo.

LA CAMPAGNA DI SILVIO BERLUSCONI

Pubblicato il 28 febbraio, 2011 in Politica | No Comments »

Silvio Berlusconi Rafforzarsi dentro e fuori al Palazzo. L’offensiva di Berlusconi è a tutto campo. Con un obiettivo urgente: Fini. Togliergli il gruppo alla Camera, portagli via nove deputati sui 29 rimasti. Non sarà un’operazione che si compirà a breve, il premier ci lavora ed è convinto di condurla a termine. Sempre più spesso i deputati del Pdl alzeranno la voce contro il presidente dell’Aula, cercheranno di mettere pressione. Se non ci saranno interventi del presidente della Repubblica scatterà anche la fase due, una raccolta di firme. Fatto nuovo e inusitato, una sorta di sfiducia. Tanto che lo stesso Berlusconi in privato fa un discorso chiaro: «Io ho rischiato, mi sono fatto contare in Parlamento. Perché non lo fa anche lui?».

L’attacco a Fini non è solo una questione personale. È chiaro che nelle file finiane sono diversi i deputati in sofferenza, che non amano lo slittamento a sinistra (a questo punto irrinunciabile per Fini), temono la deriva laicista. Ed è per questo che Berlusconi ha teso la mano ai cattolici ieri quando ha detto di condividere i valori cristiani del movimento di Magdi Cristiano Allam. Aveva già lanciato segnali chiari intervenendo al convegno dei Cristiano Riformisti di Antonio Mazzocchi sabato scorso. Quando è andato anche oltre ciò che era stato previsto nell’intervento scritto. Berlusconi si è presentato come “forza tranquilla” con un messaggio elementare: con me (e con i miei difetti) sapete che certe cose non accadranno mai, se vince la sinistra vi troverete l’attacco alla famiglia, alla vita, alla scuola. Già, la scuola. Due giorni fa aveva detto: gli insegnanti di quelle pubbliche «inculcano idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie».

S’infuria il segretario del Pd, Pierluigi Bersani: «Con richiami di sapore antico, Berlusconi se la prende con comunisti e gay, insultando così l’intelligenza e la coscienza civile del Paese. All’elenco, Berlusconi stavolta ha aggiunto gli insegnanti della scuola pubblica. Uno schiaffo inaccettabile a chi lavora con dedizione in condizioni rese sempre più difficili dal governo. La scuola pubblica è nel cuore degli italiani». L’attacco gli consente di riprendere il discorso: «Come al solito, anche le parole che ho pronunciato sulla scuola pubblica sono state travisate e rovesciate da una sinistra alla ricerca, pressoché ogni giorno e su ogni questione possibile, di polemiche infondate, strumentali e pretestuose. Desidero perciò chiarire nuovamente, senza possibilità di essere frainteso, la mia posizione sulla scuola». «Il mio governo – aggiunge – ha avviato una profonda e storica riforma della scuola e dell’Università, proprio per restituire valore alla scuola pubblica e dignità a tutti gli insegnanti che svolgono un ruolo fondamentale nell’educazione dei nostri figli in cambio di stipendi ancora oggi assolutamente inadeguati. Questo non significa – sottolinea – non poter ricordare e denunciare l’influenza deleteria che nella scuola pubblica hanno avuto e hanno ancora oggi culture politiche, ideologie e interpretazioni della storia che non rispettano la verità e al tempo stesso espropriano la famiglia dalla funzione naturale di partecipare all’educazione dei figli».

La scuola, dunque. Uno dei temi sensibili per l’elettorato moderato che ne teme la politicizzazione. Poi la vita. Il Pdl vuole accelerare sulla legge per il testamento biologico che ha già ricevuto l’ok dei vertici della Cei. «Quando arriverà in Aula alla Camera dimostrerà la divisione del Terzo Polo, Fli darà libertà di voto ma quasi tutto il gruppo sarà contro il suo capo, il radicale Della Vedova. Anche molti Pd saranno in difficoltà come pure pezzi del Pdl» spiega un senatore berlusconiano.

Infine, il partito. Anche i sondaggi riservati lo danno sotto la soglia del 30%. Oggi Berlusconi lancerà i Caf, i centri di assistenza fiscale. Ci sarà anche un sito internet annesso dal titolo emblematico: alserviziodegliitaliani.com. Il Pdl si struttura e si prepara, con il porta al porta, a riconquistare il territorio. Anche a finanziarsi visto che l’assistenza ai pensionati, ai lavoratori dipendenti, ai piccoli imprenditori andrà a fare concorrenza ai sindacati. E come per i sindacati i servizi saranno a pagamento. Prezzo politico, ma sempre prezzo. Se l’iniziativa funziona il partito del premier diventerà una nuova Dc. Fabrizio dell’Orefice, Il Tempo, 1° marzo 2011

CASE DI ENTI PUBBLICI A PREZZO SONTATO: SPUNTA IL NOME DELLA SEN. FINOCCHIARO, L’ULTIMA GIOVANNA D’ARCO DELLA SINISTRA MILITANTE

Pubblicato il 26 febbraio, 2011 in Costume, Cronaca, Politica | No Comments »

La senatrice Pd ha acquistato a Roma un appartamento dalla Cassa del notariato: 30% in meno sul valore reale e senza requisiti

Alla fine c’è cascata anche Anna Finocchiaro. La capogruppo del Pd al Senato poco meno di un anno fa ha comprato un appartamento di 180 metri quadrati sul colle che sale sopra San Pietro, dietro la Gregorio VII, a Roma. Fin qui niente di male, perché dopo 24 anni a fare la spola tra la Capitale e la natia Sicilia è normale che la papavera del centrosinistra abbia scelto di rendersi la vita più facile. Un po’ troppo comoda, però, visto che per l’appartamento ha speso 745mila euro, prezzo più che di favore visto zona e metratura (in più, altri 45mila euro per un box auto). L’investimento a prezzo speciale, fatto per le figlie, che risultano acquirenti dell’immobile, ma con usufrutto per la senatrice ed il marito Melchiorre Fidelbo, rientra a pieno titolo nel faldone dell’Affittopoli (in questo caso vendopoli) romana. Perché a cedere casa e box è stata il 17 maggio scorso la Cassa nazionale del notariato, ultimo atto di una campagna di vendita del proprio patrimonio immobiliare.

Primo problema: la Finocchiaro ha pagato poco più di 4.000 euro al metro quadrato, contro la media di circa 6.400 euro nella zona. Vale a dire, circa il 30% in meno rispetto ai valori di mercato. Capita,  quando si compra dagli enti previdenziali.
Ecco il secondo problema: di solito, lo ’sconto’ è riservato agli inquilini o a notai. Ma la famiglia Finocchiaro-Fidelbo non ha mai abitato in quella casa né risulta abbia legami parentali con alcun notaio. Tutt’al più, la Finocchiaro per carriera politica ha maturato ottimi rapporti di amicizia con l’ex presidente dei notai Gennaro Mariconda e, presumibilmente, con il direttore della Cassa che le ha venduto l’appartamento, Valter Pavan. Che, tra l’altro, ha acquistato un appartamento nello stesso palazzo.Fonte: LIBERO, 26/02/2011

IERI IL GOVERNO INCASSA UNA NUOVA FIDUCIA: I NUMERI DI BERLUSCONI ALLONTANANO LE URNE E LOGORANO IL PD

Pubblicato il 26 febbraio, 2011 in Politica | No Comments »

Passa il Milleproroghe, e il governo ottiene un’altra fidu­cia dalla Camera. Certo, i nu­meri sono inferiori a quelli del fatidico 14 dicembre: 309 anzi­ché 314, ma a Montecitorio ie­ri non si respirava nulla dell’af­fanno di quell’occasione. Con i dieci assenti, la maggioranza sarebbe arrivata a 319. Peral­tro, come faceva notare ironi­camente ieri un esponente Pd, «se loro ne avevano dieci di me­no, noi dell’opposizione ne avevamo venti: tanto per assi­curarci che il governo non ca­da neanche per sbaglio, por­tandoci a elezioni anticipa­te… ». Da qualche tempo il borsino del Transatlantico dà come sempre più improbabile una fi­ne precoce della legislatura. E quelli che scommettono sulla scadenza naturale del 2013 so­no in crescita. Lo spostarsi del­l’orizzonte cambia radical­mente molti scenari. Le mano­vre attorno al Terzo polo, ad esempio, si sono visibilmente rallentate: lo si è visto con la secca bocciatura Udc dell’ipo­tesi di gruppi comuni al Sena­to. Nel centrosinistra, le manca­te elezioni anticipate rischia­no di fare molte vittime. La più illustre? Nichi Vendola: il go­vernatore pugliese puntava molto, se non tutto, su prima­rie a breve termine con cui lan­ciare la propria Opa sul Pd, per giocarsi la candidatura a pre­mier. Se non si vota, gli tocca restare inchiodato a Bari, e il pericolo che la sua immagine si logori si fa più reale. Colpo di freno anche per Matteo Renzi, che come tutti gli aspiranti lea­der ha appena lanciato il pro­prio libro autocelebrativo. E paradossalmente anche per Bersani i guai aumentano sen­za urne: l’accelerazione avreb­b­e reso inevitabile il compatta­mento Pd sulla candidatura del segretario, il rallentamen­to apre la strada a trame, opera­zioni e ambizioni di ogni gene­re. Un segnale chiaro, ad esem­pio, lo danno le ormai frequen­ti esternazioni di Rosy Bindi, che non fa che ripetere che è l’ora di una «donna premier». Ovvero lei, naturalmente, che – incoraggiata da qualche sponsorizzazione radical chic – si è convinta di avere delle chance. E l’altro giorno ha ba­ruffato su questo con Renzi: lui ricordava la sue anzianità di servizio politico («Ha sei le­gislature alle spalle»). Lei ha ri­sposto piccata: «Mi boccia? Fa parte di una minoranza». Le amministrative, che si te­meva fossero un bagno di san­gue per il centrodestra, per ora portano guai soprattutto a sini­­stra: a Torino Fassino rischia nelle primarie; a Milano Pisa­pia ha inciampato nel pastic­cio Trivulzio. E a Napoli il can­didato non c’è proprio: dopo il «no» del magistrato Cantone, Di Pietro ha posto l’ aut aut , chiedendo la candidatura di De Magistris (in modo di levar­selo dalle scatole). In compen­so il vincitore delle primarie annullate, Cozzolino, minac­cia di fare una propria lista, con esiti disastrosi per il Pd.

FERRARA IN TV: SE LA STAMPA LIBERA NASCONDE LE NOTIZIE

Pubblicato il 26 febbraio, 2011 in Costume, Politica | No Comments »

Caricate, mirate, fuo­co. Giuliano Ferra­ra ha il coraggio di chi sa ridere in fac­cia al plotone d’esecuzio­ne. La scelta di andare su Raiuno, dopo il Tg, è in questo clima da caccia al berlusconismo una sfida a viso aperto. Non gli ri­sparmieranno nulla. Di­ranno che è venduto, prez­zolato, becero, volgare, una miserevole macchina del fango. Diranno che la sua intelligenza, la sua cul­tura, la sua ironia, sono un bluff che finalmente viene smascherato. Non ci sarà più un cane a leggere il Fo­glio come un quotidiano elegante e raffinato. La sa­tira intelligente si scatene­rà sulla ciccia e sui chili di troppo. Lo accuseranno di avere qualche parente camorrista e gli rinfacce­ranno di non essere come Bocchino al di sopra di ogni sospetto. L’Elefanti­no verrà linciato in piazza con la stessa ghigliottina con cui hanno tagliato la testa ai servi del padrone. L’odio verso il Cav ha vin­to su ogni sentimento ra­gionevole. I giacobini han­no messo a tacere i mode­rati e si sono inventati un Paese sotto dittatura. Quando provi a spiegare, parlare, si mettono le ma­ni alle orecchie e ti danno del venduto. Scusate, ma ci siamo rotti le scatole di questa storia. Ferrara non può andare in Rai, Travaglio sì. Il Gior­nale qualsiasi notizia dia è fango, Repubblica e Fatto posso sputtanare chiun­que non la pensi come lo­ro perché è libertà di stam­pa. Il Giornale manipola il linguaggio, loro fanno giornalismo d’inchiesta. Se Ostellino sul Corriere prova a esprimere una mezza opinione viene marchiato d’infamia e fini­sce nelle retrovie. Ma nes­suno alza la mano per dire che gli editoriali del Fatto sparano puntualmente sulla dignità umana degli altri. Avete mai letto cosa scrive Travaglio di Ostelli­no? Non contrasta le sue idee, punta a denigrare l’uomo. Qualche sera fa il comi­co Vergassola, in tv sul di­vano della Dandini, ha sparato una battuta: «Ber­lusconi ha chiesto il nume­ro di telefono di Naomi Campbell? Gli mancava una negra per finire la col­lezione ». L’avesse detta qualcuno vagamente non anti Cav sarebbe stato massacrato. In quel caso non è satira, ma razzismo. Ma nessuno qui, in questo giornale bastardo, darà mai del razzista a Vergas­sola. È satira, più o meno divertente, più o meno vol­gare. C’è sempre qualcuno, però, che si sveglia per im­partire la sua lezione di giornalismo. I rimbrotti, chiaramente, sono per noi. L’ultimo è Pierluigi Battista. Pigi si scandaliz­za in video, sulla rubrica che ha sul Corriere Tv , il Sorpasso, per il titolo del Giornale sugli arresti in Pu­glia. È uno scandalo che mette in forte imbarazzo il Pd, svela malcostumi e rac­comandazioni, e sfiora an­che il pio Vendola. L’accu­sa è che non siamo garanti­sti. Abbiamo già condan­nato il senatore Tedesco. Non è così. Per noi Tede­sc­o resta innocente fino al­la sentenza. Ma non si può non notare che la Puglia di Vendola non sia un paradi­so di etica sanitaria. Non si può non registrare che l’ex assessore Tedesco è stato portato in Senato per salvarlo dallo scandalo. Non si può non vedere, og­gi, che la notizia barese è stata nascosta da chi cam­pa con le procure antiber­lusconiane. Minimizzata. Da Fatto , Repubblica ,Uni­tà e dallo stesso Corriere . Per Battista questa è la pro­va che non­bisogna crede­re più di tanto a quello che scrivono i giornali. Com­preso il suo, che l’editoria­li­sta del Corriere evita di ci­tare. Ma quale mostro il buon Battista sbatte in pri­ma pagina? Il Giornale , na­turalmente. Siamo alla fie­ra dell’ipocrisia. È ora che i maestri del giornalismo comincino a guardare il fango che sprizza dai loro occhi. Oppure siete trop­po ciechi per vederlo?