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SANTORO SCATENATO VERSO IL PARTITO DEI GIUDICI, l’editoriale di Mario Sechi

Pubblicato il 29 gennaio, 2011 in Politica | No Comments »

inua a gonfiarsi e prima o poi è destinata a esplodere. Non uso la parola «sgonfiarsi» perché quel che sta accadendo conduce dritti verso una situazione di caos e rottura del Paese. Il cortocircuito innescato dall’esondazione della giustizia nella politica e dall’uso del volano dell’informazione come mezzo per moltiplicarne gli effetti sul Palazzo è una condizione patologica del nostro sistema istituzionale. Dura da diciassette anni, da quando Silvio Berlusconi è entrato nell’arena politica. In questo scenario un ruolo importante, politico, lo svolgono anche i mezzi di informazione, i giornali, le radio e soprattutto la televisione.

Tutti noi che facciamo questo mestiere conosciamo questo scenario. Per questo la scelta di Michele Santoro di scendere in piazza a Milano per manifestare la sua solidarietà ai magistrati della procura non è da classificarsi alla voce «vezzi di una star» ma da prendere e analizzare seriamente. Siamo di fronte al «Santoro scatenato» e invece di urlare, strapparsi le vesti, strillare contro la Rai e mettere in scena le varie ed eventuali reazioni (destinate tutte a fallire per assenza di intelligenza politica) bisogna cercare di capire che cosa sta succedendo nel variopinto mondo dell’opposizione. Metto subito in chiaro un punto: Santoro è un ottimo giornalista, il migliore del suo settore, quello di chi ha un’idea forte, incrocia la spada con l’avversario di turno e cerca di abbatterlo. In questo Santoro ha una sua lucida coerenza. Non condivido quasi niente delle sue idee, ma gli riconosco un’efficacia e una determinazione senza pari. Detto questo, per contrastare un simile fenomeno, non basta solo avere conoscenza della televisione, del giornalismo e delle sue regole. Serve molto di più. Santoro è la punta di un iceberg, l’icona di un gruppo di giornalisti, scrittori e intellettuali che si sta sostituendo alla politica dell’opposizione.

I suoi ospiti in tv non sono soggetti con i quali concorda una linea d’azione. Vedere una cinghia di trasmissione tra Annozero e il centrosinistra, o Fini o altri soggetti che calcano la scena politica è sbagliato. Santoro, Travaglio e la compagnia che fa la spola tra Annozero, il Fatto Quotidiano e Micromega (solo per citarne alcuni) non hanno bisogno di alcuna cinghia di trasmissione politica. Sono essi stessi la politica, la falange che contrasta non solo Silvio Berlusconi, ma una certa idea di Italia. Non a caso tra i bersagli di Santoro c’è anche un Partito democratico che viene considerato nel migliore dei casi come un rammollito che pensa a sopravvivere tra le macerie della sinistra. Se Santoro domani trasformasse il suo programma televisivo in un partito, farebbe un’operazione speculare a quella di Berlusconi. Costruirebbe una forza politica reale partendo dall’immagine, dalla visione, dal virtuale e da quella cosa che nel video acquista una forza esponenziale: il carisma. Non so cosa abbia in testa Santoro, so per certo che le sue azioni e la sua ultima sortita possono condurlo naturalmente, verso la politica e l’assalto al fortino malridotto dell’opposizione. Non ci vuole molto a spazzar via un Bersani in bilico, un D’Alema al tramonto o un Vendola troppo sofisticato per essere compreso da tutti. Santoro, a rigor di logica, non è più neppure di sinistra.

É il centravanti di sfondamento della squadra giustizialista che vanta un regista di provata tecnica e visione di gioco come Travaglio. Il centrodestra si confronta con questo fenomeno con un atteggiamento che fa cascare le braccia. Per miopia ha fatto in modo che in Rai non crescessero talenti di segno opposto. La più grande azienda culturale del Paese è stata trattata come un feudo, senza pensare che non è il controllo ma la stimolazione delle idee il vero fine della politica. Così, nell’assenza totale di una strategia, Santoro ha potuto crescere e moltiplicarsi. A questo punto, il richiamo alle regole dell’Agcom non serve a niente. Santoro, da abile giocoliere dell’informazione e della notizia – sfrutta la telefonata di Mauro Masi in diretta ad Annozero, per dire che la democrazia è in pericolo e lui sta con la magistratura che vuole processare Berlusconi. La scelta della piazza supera la dimensione giornalistica e il problema non è più quello di come riequilibrare Annozero o fare un palinsesto Rai che abbia un senso e garantisca il pluralismo. Queste sono tutte pensate che non risolvono niente e accrescono la forza e il potere di Santoro. Anzi, gli danno una ragione in più per continuare nella sua opera. Ha tra le mani un movimento d’opinione e gli basta lo schiocco di un dito per trasformarlo in qualcosa di più, il tassello che manca per completare la rivoluzione delle procure: il partito dei giudici. Mario Sechi. Il Tempo, 29 gennaio 2011

…………….Ci spiace, ma non possiamo disconoscere la piena condivisione di quanto scrive oggi sul Tempo il suo direttore, Mario Sechi. Sopratutto lì dove sottolinea l’assoluta mancanza da parte del centrodestra di una politica all’intenro della RAI di riequilibrio culturale rispetto a Santoro  e non solo a lui. Non basta partecipare e talvolta riuscire a tallonare i conduttori RAI in servizio permanente effettivo contro Berlusconi e il centro destra, anzi contro il blocco sociale, per usare una immagine cara a Sechi, che si riconosce intorno a Berlusconi e al PDL oggi, come ieri introno a Forza Italia e ai suoi partiti satelliti. E’ mancata la capacità di contrapporre ai vari Santoro una diversa modello culturale  e altrattanta capacità di farne forza propulsiva e trainante da destra. Ora se ne avvertono le conseguenze che, come teme Sechi, e speriamo che i suoi timori, comunque non abbiano a divenire realtà, si va davvero verso un partito dei giudici che dopo aver per ormai 20 anni alterato le regole del gioco, ora si considerino in grado di scriverne altre. Le proprie. Sarebbe la fine del sistema della demcorazia come lo abbiamo conosciuto, come è conosciuto in tutte le democrazie moderne e parlamentari. g.

L’ITALIA IN PROCURA, SI SALVI CHI PUO’

Pubblicato il 29 gennaio, 2011 in Giustizia, Politica | No Comments »

Ripartono i processi al premier L’Italia è un tribunale all’aperto. Un’inchiesta in corso perenne. Politici, imprenditori, dipendenti pubblici, showgirl. Non si salva nessuno. Da Milano a Trani, passando per Firenze, Roma e Napoli: uno scandalo senza fine. L’ultima (ieri) è l’inchiesta sui rifiuti aperta dalla Procura di Napoli. Un terremoto giudiziario: 14 arresti e 38 indagati. Tra gli «eccellenti» finiti in manette l’ex prefetto Corrado Catenacci, l’ex braccio destro dell’ex sottosegretario alla Protezione Civile Guido Bertolaso, Marta Di Gennaro, e l’ex direttore generale del ministero dell’Ambiente Gianfranco Mascazzini, ora commissario in Abruzzo. Tra gli indagati l’ex presidente della Campania Antonio Bassolino. Nel corso delle indagini è stata accertata l’esistenza di un accordo illecito tra pubblici funzionari e gestori di impianti di depurazione campani che ha consentito, per anni, lo sversamento in mare del «percolato» (un rifiuto liquido pericoloso prodotto dalle discariche di rifiuti solidi urbani), in violazione delle norme a tutela dell’ambiente. Ma è solo l’ultima. Al tribunale di Santa Maria Capua Vetere c’è il processo al coordinatore del Pdl campano Nicola Cosentino, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Mentre a Firenze, a Perugia, a L’Aquila e a Roma è in scena l’inchiesta sui Grandi eventi. A processo il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, l’ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci, l’ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis e gli imprenditori Francesco Maria De Vito Piscicelli e Riccardi Fusi. Coinvolto anche l’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso. Poi c’è l’indagine «Casa di Montecarlo». Protagonisti il presidente di Montecitorio, Gianfranco Fini, e il cognato Giancarlo Tulliani. Il 2 febbraio ci sarà la camera di consiglio che dovrà decidere sulla richiesta di archiviazione per l’ex leader di An e il senatore Francesco Pontone, accusati di truffa aggravata.

Il tesoriere del partito e il presidente della Camera erano stati tirati in ballo per la casa lasciata in eredità ad An da una militante. L’immobile era stato poi venduto ad una società off shore che, a sua volta, l’aveva rivenduto a un’altra società. Il «passaggio» sarebbe avvenuto ad un prezzo più basso rispetto ai valori di mercato e a beneficiare di ciò sarebbe stato Giancarlo Tulliani, misterioso inquilino (e proprietario) di quell’abitazione. A quanto sembra, però, finirà tutto in una bolla di sapone. Il contenuto degli atti inviati dal governo di Santa Lucia sulla titolarità delle società che si sono succedute nella proprietà dell’immobile «appare del tutto irrilevante circa il thema decidendum» sostiene la Procura di Roma. Poi ci sono i processi del premier. Attendono Berlusconi sia la richiesta di giudizio immediato per il caso Ruby sia la ripresa di altri tre procedimenti. L’intenzione della Procura di Milano, è di chiedere in tempi brevissimi, «presto, prestissimo», il processo per il Cavaliere in relazione alle accuse di concussione di funzionari della Polizia e prostituzione minorile, nell’ambito dell’inchiesta sulle feste ad Arcore che vede indagati anche il giornalista Emilio Fede, Lele Mora e la consigliera regionale lombarda Nicole Minetti. A metà febbraio i pubblici ministeri Boccassini, Forno e Sangermano potrebbero notificargli i capi d’imputazione riassuntivi del quadro di indizi e prove raccolti negli ultimi mesi e meritevoli, a loro avviso, di essere approfonditi in un processo col rito immediato.

Prima di allora però c’è un’altra data importante per Berlusconi: martedì, quando la Minetti, accusata di favoreggiamento della prostituzione, si presenterà davanti ai magistrati. Passiamo a Mediaset. Sarà celebrato dai vecchi giudici il processo sui diritti tv in cui Berlusconi risponde di frode fiscale. Il Csm, su richiesta del presidente del tribunale di Milano Livia Pomodoro, ha riapplicato per sei mesi rinnovabili i giudici che erano stati trasferiti ad altri incarichi, il presidente del collegio Davossa che è presidente del tribunale di La Spezia, e i giudici a latere Guadagnino e Lupo andati nel frattempo in altre sezioni del tribunale. Il processo riprenderà il 28 febbraio. Poi ripartiranno anche gli altri due procedimenti che riguardano il Cavaliere: quello che ha coinvolto l’avvocato Mills, dove Berlusconi risponde di corruzione in atti giudiziari, e quello Mediatrade, in cui tra gli imputati c’è anche Pier Silvio Berlusconi. Non si salverà nemmeno il ministro Franco Frattini, denunciato, sempre per la vicenda Montecarlo, da un militante di Fli per abuso d’ufficio. Insomma, una grande Procura. A misura di Italia. Alberto Di Majo, Il Tempo, 29 gennaio 2011

BERLUSCONI: IO VADO AVANTI

Pubblicato il 28 gennaio, 2011 in Politica | No Comments »

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha indirizzato un nuovo messaggio agli italiani e in particolare ai militanti del PDL. Ecco il testo integrale del messaggio.

Care amiche e cari amici,

ormai sta diventando un appuntamento fisso questo nostro incontro settimanale che ci dà l’opportunità di fare il punto sulla situazione politica e di Governo. Vi devo confessare che guardando certi giornali mi viene da pensare che io sia Presidente del Consiglio ad opera di chissà chi e quasi per caso, come se fossi il beneficiario di un sorteggio e non perché il Popolo della Libertà da me guidato ha vinto nettamente le elezioni. Anzi, è giusto ricordare che io, il mio Governo, il mio partito e la mia maggioranza oltre ad avere vinto le elezioni politiche del 2008, abbiamo vinto anche nelle elezioni Europee, e poi nelle Regionali e nelle amministrative. Abbiamo avuto una continua legittimazione popolare e continuiamo quindi a governare con l’impegno di sempre, forti del sostegno solido e chiaro degli italiani che ancora oggi danno più del 45% alla nostra coalizione nei sondaggi. Non siamo noi ad aver tradito chi ci ha eletto. Noi portiamo avanti coerentemente il programma di governo concordato con gli Italiani. Non siamo noi ad aver stracciato il contratto col popolo, che ci aveva conferito un mandato talmente ampio da poter configurare questa come una legislatura costituente. Non siamo noi ad aver sabotato il cammino delle riforme facendo ripiombare il Paese nei teatrini della vecchia politica, delle verifiche e dei voti di fiducia a ripetizione. La verità è che contro di noi si è coalizzata tutta la vecchia politica che da sempre si frappone al rinnovamento, anzi quella politica che porta la responsabilità della crisi dello Stato, dell’economia e della società italiana, quelli che nella Prima Repubblica erano fra loro nemici, si sono messi tutti insieme contro di noi, contro il Governo espressione della maggioranza degli italiani nella vana speranza di mandarci a casa. Non hanno in comune alcun valore, l’unica cosa che li unisce è conquistare il potere e far fuori Berlusconi con il soccorso rosso delle toghe politicizzate, pronte a intervenire ogni qual volta la situazione lo richieda. Ebbene, ancora una volta questa offensiva è stata e sarà respinta.

Noi abbiamo la forza del popolo e la forza dei numeri: le opposizioni riunite ci hanno imposto, dal 29 settembre ad oggi, ben sette verifiche parlamentari sulla tenuta del governo, e noi abbiamo sempre vinto: 7 a zero su questioni cruciali come ben due voti di fiducia (il 29 settembre ed il 14 dicembre), contro due sfiducie individuali ai ministri Calderoli e Bondi (22 dicembre e 26 gennaio), con l’approvazione della riforma dell’Università del ministro Gelmini (23 dicembre), con il decreto per Napoli convertito in legge e con la relazione sullo stato della Giustizia del ministro Alfano (il 29 gennaio). Il Governo non si è mai fermato, neanche per un momento. Anche questa mattina il Consiglio dei Ministri ha lavorato per risolvere decine di problemi con vero spirito di squadra e con grande unità.

Di fronte alla politica di palazzo noi abbiamo risposto con cinque obiettivi concreti: Federalismo, Fisco, Sud, Giustizia, Sicurezza. Noi abbiamo approvato tutti questi provvedimenti in successivi consigli dei ministri, ad eccezione della riforma tributaria alla quale stiamo lavorando con le forze sociali e della riforma della Giustizia, che è stata bloccata da Fini e dai suoi. Ma da oggi in poi queste riforme, già concordate con gli elettori, saranno in testa all’agenda del governo, insieme al federalismo. Noi, negli ultimi due mesi, abbiamo approvato in via definitiva la riforma dell’Università che completa l’intero ciclo della rifondazione della scuola, la prima che viene attuata nel dopoguerra. È stata approvata e diviene operativa la Banca del Sud. È già operativo il finanziamento della Cassa depositi e prestiti alle piccole e medie imprese. Noi abbiamo attuato una riforma della previdenza che nel pubblico impiego allinea l’età della pensione per uomini e donne, e che per tutti dispone l’aggancio tra pensioni e aspettativa di vita: un meccanismo all’avanguardia in Europa. Il tutto senza un’ora di protesta, un’ora di scioperi. Noi abbiamo rinnovato il finanziamento per la detassazione degli straordinari, fondamentale per rilanciare la competitività delle imprese. Insomma, dopo aver difeso gli interessi italiani nelle sedi europee, ottenendo la riclassificazione del debito pubblico in base a criteri di sostenibilità, dopo aver varato una legge di stabilità finanziaria che è stata approvata dall’Europa senza alcuna richiesta di manovra aggiuntiva, cioè di altri tagli che avrebbero depresso e forse compromesso la ripresa economica; dopo aver messo al riparo l’Italia dalla speculazione internazionale e dopo aver garantito la coesione sociale del Paese stendendo una rete di ammortizzatori sociali di ben 32 miliardi di euro, ora siamo impegnati a condurre in porto il federalismo, realizzando così una riforma storica, che ridisegnerà il volto dello Stato nel 150.mo anniversario dell’Unità d’Italia. Sono dunque orgoglioso di quanto abbiamo fatto finora, nella convinzione che il centrodestra resti l’unica coalizione in grado di assicurare l’unità d’Italia e l’unica garanzia di governabilità, a fronte di un’opposizione debole, divisa e frammentata, senza leader, senza idee, senza programmi, che sa solo proporre nuove tasse, come, ad esempio, la patrimoniale che penalizzerebbe tutte le famiglie italiane, che deprimerebbe gli investimenti, metterebbe in fuga i capitali e riaprirebbe la corsa alla spesa improduttiva. Finché ci sarò io, proposte come queste non passeranno mai: gli italiani lo sanno e possono stare tranquilli la patrimoniale non passerà mai.

Cari amici,

come ormai tutti sapete, le tempeste non mi spaventano, e più grandi sono, più mi convinco che è necessario reagire nell’interesse di tutti i cittadini, nell’interesse del nostro Paese. In diciassette anni ne ho viste tante: hanno cercato con ogni mezzo di cancellarmi dalla politica e dalla storia, lo hanno fatto anche colpendomi fisicamente, ma mai, dico mai, i nostri avversari avevano raggiunto vette così vergognose di irresponsabilità, di cinismo e di illiberalità, violando le norme più elementari del diritto e usando illegittimamente l’arma dell’indagine giudiziaria a fini di lotta politica. Perché da troppo tempo una parte della magistratura persegue con ogni mezzo il sovvertimento della volontà popolare, e per far questo non si ferma davanti a nulla. Quando in un Paese democratico – e questo accade solo in Italia – si arriva a violare il domicilio del presidente del Consiglio, e a considerare possibile indiziato di reato chiunque vi entri – significa che il livello di guardia è stato ampiamente superato. Non è un Paese libero quello in cui quando si alza il telefono non si è sicuri della inviolabilità delle proprie conversazioni. Non è un Paese libero quello in cui un cittadino può trovare sui giornali delle proprie conversazioni che fanno parte del proprio privato e che non hanno nessun contenuto penalmente rilevante. Non è un Paese libero quello in cui una casta di privilegiati può commettere ogni abuso a danno di altri cittadini senza mai doverne rendere conto. E’ giunto il momento di ristabilire una reale separazione e un corretto equilibrio fra i poteri e gli ordini dello Stato. Sia chiaro che io non ho alcun timore di farmi giudicare. Davanti ai magistrati non sono mai fuggito, e la montagna di fango delle accuse più grottesche e inverosimili in 17 anni di persecuzione giudiziaria non ha partorito nemmeno un topolino: i mille magistrati che si sono occupati ossessivamente di me e della mia vita non hanno trovato uno straccio di prova che abbia retto all’esame dei tribunali. Ma io ho diritto, come ogni altro cittadino, di presentarmi di fronte al mio giudice naturale, che non è la Procura di Milano ma il giudice assegnatomi dalla Costituzione cioè il Tribunale dei Ministri che non è un tribunale speciale fatto apposta per me, ma è composto da giudici scelti per sorteggio. E avendo la coscienza totalmente tranquilla, lo farò appena sarà stata ristabilita una situazione di correttezza giudiziaria.

Amici cari,

io vado avanti nell’interesse del Paese che mi ha scelto come Capo del governo e che non ha mai rinnegato questa scelta, e lo farò fino a quando sentirò la fiducia degli elettori e della maggioranza del Parlamento, che sono gli unici capisaldi di ogni vera democrazia. Noi governiamo, e continueremo a governare, il fango ricadrà su chi cerca di usarlo contro di noi. Un saluto affettuoso a tutti Voi. Silvio Berlusconi


LA CASA DI MONTECARLO: I GIUDICI DIFENDONO FINI

Pubblicato il 28 gennaio, 2011 in Costume, Politica | No Comments »

di Andrea Indini

Dopo la tempesta il silenzio. Non una parola. Da Santa Lucia sono arrivate le carte che provano che Giancarlo Tulliani è il proprietario della casa di Montecarlo. Ma dal presidente della Camera, Giancarlo Fini, neanche un cenno di risposta. D’altra parte non ce n’è bisogno. A rispondere ci ha pensato la procura di Roma che si è schierata in difesa del leader Fli proprio quando anche il Corriere della Sera ha rotto ogni indugio e ha chiesto nel fondo di Sergio Romano le dimissioni dalla presidenza di Montecitorio. I pm romani hanno infatti definito “irrilevati” i documenti di Santa Lucia. In realtà, il problema non cambia. Gli italiani si aspettano ancora che Fini mantenga fede alla promessa fatta il 25 settembre: “Se dovesse emergere che la casa di Montecarlo è di Tulliani, allora mi dimetterò″.

Al tempo il Giornale era stato accusato di dossieraggio. Al tempo si diceva che l’affaire monegasco altro non fosse che una montatura. Al tempo si accusava il nostro quotidiano di inseguire fantasmi in estate, quando le notizie scarseggiano. I colonnelli del Fli avevano addirittura puntato l’indice accusandoci di una macchinazione creata per demolire Fini. I fatti ora dimostrano il contrario. Da Santa Lucia sono arrivate le carte (autentiche) che provano che “le società off shore coinvolte nella compravendita della casa monegasca sono di Giancarlo Tulliani”. Ora è tutto nero su bianco. L’inchiesta è chiusa. Avendo fatto parte di Alleanza nazionale, politici come Maurizio Gasparri sono così costretti a prendere atto che “quel patrimonio non è stato sempre utilizzato nella maniera appropriata”. Ad accorgersene c’è pure Romano che sul Corsera si interroga sul ruolo del presidente della Camera partendo da quel 25 settembre 2010 in cui proprio Fini “disse che se la casa, venduta dal suo partito, fosse risultata appartenere al fratello della sua compagna, non avrebbe esitato a dimettersi”. Ma le dimissioni tardano ad arrivare.

Il video parla chiaro. E ora che le prove ci sono il leader di Futuro e Libertà difficilmente potrà evitare di farci i conti. Secondo Romano, infatti, “corriamo il rischio di impelagarci in una situazione in cui le sorti di una delle maggiori cariche istituzionali italiane dipendono da fattori estranei alle esigenze della vita politica nazionale”. In realtà, non corriamo il rischio. E’ già così. Un problema che da alcuni mesi a questa parte i parlamentari di Pdl e Lega chiedono allo stesso presidente Fini di affrontare in un dibattito aperto in Transatlantico. Dibattito che l’ex An ha sempre censurato. Da quando Fini si è messo fuori dal partito e dal governo, infatti, il suo ruolo è divenuto incompatibile con le sue funzioni istituzionali. “Certi sdoppiamenti sono da evitare – si legge sul Corriere – ma i regolamenti parlamentari  non permettevano di obbligarlo alle dimissioni e la prova di una promessa dipende, dopo tutti, dal modo in cui è mantenuta”. Uno sdoppiamento a cui il capogruppo del Fli, Italo Bocchino, non crede: “Fini è membro del Parlamento e come tutti ha il diritto di chiedere le dimissioni del premier. E’ invece assurdo che il capo del governo chieda le dimissioni di chi presiede un istituzione che difende l’operato del Parlamento”.

Il silenzio di Fini è giustificato. Non ha bisogno di difendersi. Ci pensa la procura di Roma a “stracciare” le carte inviate da Santa Lucia. Nelle deduzioni che hanno accompagnato la trasmissione degli atti al gip che dovrà pronunciarsi sull’opposizione alla richiesta di archiviazione delle posizioni di Gianfranco Fini e di Vincenzo Pontone, i pm romani fanno sapere che il contenuto degli atti inviati dal governo di Santa Lucia circa la titolarità delle società off shore che si sono succedute nella proprietà dell’immobile di Montercarlo ereditato da An nel 1999 “appare del tutto irrilevante circa il thema decidendum“. Non importa se nelle tre pagine arrivate dal paese caraibico emergerebbe che Tulliani è il titolare delle società Printemps Ltd, Timara Ld e Jaman directors Ltd. Nelle deduzioni inviate al presidente dei gip Carlo Figliolia, che il 2 febbraio esaminerà l’opposizione alla richiesta di archiviazione, la procura di Roma ribadisce “la richiesta di archiviazione” dal momento che mancano “elementi costitutivi dell’ipotizzato delitto di truffa”.

Tuttavia anche Romano invita Fini a “chiedersi se le circostanze gli consentano di esercitare questa funzione nel miglior modo possibile”. Secondo il governo e la maggioranza la risposta è “no”. Lo dimostra l’impasse che si è venuta a creare nel Copasir, dove con un colpo di mano Fini è riuscito a dare la maggioranza all’opposizione. Lo dimostrano le secche e ripetute minacce al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a “dimettersi” dopo il fango del caso Ruby. “Ogni sua decisione istituzionale – avverte anche Romano – nelle prossime settimane, potrebbe diventare ragione o pretesto di sospetti e accuse”. Il calendario dei lavori, la durata dei dibattiti e il diritto di parola di un deputato. E ancora: i tempi di una singola interrogazione.”Tutto ciò che rappresenta il lavoro quotidiano di un presidente della Camera – chiarisce Romano nel suo editoriale – portrebbe trasformarsi in materia di contestazione e complicare ulteriormente la situazione politica”.

La promessa fatta con tutti gli italiani non lascia più spazio a tentennamenti. Le prossime mosse del presidente della Camera e leader di uno dei partiti d’opposizione non sono però scontate. Fini potrebbe infatti fare finta che le carte di Santa Lucia non esistano e andare avanti a fare politica dallo scranno più alto di Montecitorio. Oppure potrebbe decidere di dimettersi e tenere fede alla parola data ai cittadini il 25 settembre scorso. Nel frattempo, però, Montecitorio resta nelle sue mani. E i lavoro parlamentari rischiano di essere viziati. Il leader leghista Umberto Bossi invita ad “abbassare i toni” e “fare meno casino”. Ma, intanto, l’anomali resta. E, per dirla con le parole di Romano: “Il vero problema è se la casa Italia, in queste condizioni, possa essere decorosamente amministrata nell’interesse di coloro che la abitano”. Fonte: Il Giornale, 28 gennaio 2011

……………….Certo che la tesi della Procura di Roma lascia interdetti, ancor più oggi, visto che il Procuratore Generale della Corte di Cassazione, inaugurando l’anno giudiziario, ha detto che la giustizia è allo sfascio e la sua credibilità fra i cittadini è in paurosa discesa. E come potrebbe essere  diversamente visto proprio il caso di Fini e della casa di Montecarlo? Di fronte alle “carte” giunte da Santa Lucia, la procura di Roma le definisce “irrilevanti” rispetto al “tema giudicandi”. Cioè, il fatto che Fini, amministratore di A.N.  abbia disposto la vendita della casa di Montecarlo al cognato, come sembra ormai acclarato, ad un prezzo di almeno due terzi inferiore a quello di mercato, peraltro attraverso due società off shore  alla scopo evidente di sviare l’attenzione dal cognato, non costituisce “prova” della volontà di raggirare, quanto meno, chiunque avesse potuto avere interesse alla vendita e all’acquisto? Invece, no! Per la Procura di Roma è tutto regolare, per cui ha confermato la richiesta di archiviazione del procedimento per il quale Fini, come è noto fu iscritto nel registro degli indagati il giorno stesso della richiesta di archviazione. EH, già, Fini non è mica Berlusconi la cui iscrizione per qualsiasi cosa (pare che ci siano PM che si sono messi in contatto con  gli spiriti del passato per verificare se per caso Berlusconi non sia in qualche modo coinvolto nell’assassinio di Caino da parte di Abele mentre si fondava Roma per assicurarsene il dominio venti secoli dopo….) avviene a tambur battente e le relative carte finiscono immediatamente sui giornali alla faccia della riservatezza e del rispetto della privacy che come è noto vale solo per i PM. Insomma, per dirla con Fini, siamo alle comiche finali per cui Fini poteva disfarsi del patrimonio di A.N. svendendolo ai suoi cari senza che ciò costituisca reato. E poi ci si domanda perchè mai la fiducia nella giustizia ce l’hanno solo i magistrati! g.

PIU’ PROCURA PER TUTTI, l’editoriale di Mario Sechi

Pubblicato il 28 gennaio, 2011 in Politica | No Comments »

Casa Tulliani è di Tulliani. Fli denuncia Frattini. E le carte della procura di Milano sul Ruby-gate arrivano a ondate. Siamo al caos istituzionale. È una guerra in cui non ci sarà vincitore, l’epilogo sarà quello del deserto radioattivo della politica.

Il presidente della Camera Gianfranco Fini Nella strategia militare c’è una sigla che quando compare fa venire i brividi: MAD. Significa Mutual Assured Destruction, cioè mutua distruzione assicurata. È lo scenario della guerra termonucleare: le armi sono letali per tutti, non esiste armistizio né pace. C’è solo la distruzione totale. Cari lettori de Il Tempo, mi pare che le istituzioni della nostra Repubblica stiano correndo questo rischio. La giornata di ieri è esemplare: il ministro Franco Frattini risponde in Parlamento a un’interrogazione sul caso Fini-Montecarlo, i parlamentari di Futuro e Libertà denunciano Frattini alla magistratura e chiedono le dimissioni del presidente del Senato.

Nel frattempo le carte della procura di Milano sul Ruby-gate arrivano a ondate, un’operazione che punta a tritare mediaticamente Silvio Berlusconi. Il quale a sua volta risponde a questo assalto con altrettanta veemenza. È una guerra senza confini che si proietta sui giornali e sulle televisioni, in particolare sulla Rai, dove la falange di Annozero compie la sua missione antiberlusconiana del giovedì sfornando un programma dal quale il direttore generale di Viale Mazzini, si dissocia telefonando in studio. Caos e più procura per tutti. È una guerra in cui non ci sarà vincitore, l’epilogo sarà quello del deserto radioattivo della politica. La caccia a Citizen Berlusconi va oltre ogni limite istituzionale, ormai sconfina nell’odio personale e di fazione. Quando la pioggia e la cenere radioattiva si poseranno, in uno scenario lunare, vedremo avanzare nel Paese una sola armata: quella della magistratura. Mario Sechi, Il Tempo, 28 gennaio 2011

FINI:IL TERZO INCONGRUO

Pubblicato il 27 gennaio, 2011 in Politica | No Comments »

Sul possibile intervento del Quirinale per sciogliere l’anomalia che vede Gianfranco Fini rivestire due ruoli incompatibili come quello di presidente della Camera e di capopartito, la dottrina non ha dubbi: “Il presidente della Repubblica non può certo revocare il mandato a Fini né ad alcun altro parlamentare, perché non ha la disponibilità della presidenza della Camera”, spiega Tommaso Frosini, ordinario di Diritto pubblico comparato all’Università di Napoli. “Il nostro ordinamento non prevede alcun rapporto tra presidenza della Repubblica e presidenza della Camera, al di là della leale collaborazione istituzionale”.

Ma c’è un ma: “Sebbene non possa interferire sul presidente della Camera, il capo dello stato può esercitare la così detta ‘moral suasion’, vale a dire premere su Fini affinché si dimetta dalla carica istituzionale, o si ritiri dal suo ruolo politico”. Napolitano dunque è il solo che potrebbe imporre un aut aut? “Il presidente della Repubblica è l’unico soggetto istituzionale in grado di esercitare una pressione sul presidente della Camera. A fronte di una situazione non più sopportabile, è il solo che possa sollecitarlo a una scelta: abbandonare il ruolo di capopartito per guidare la Camera, o dimettersi dalla presidenza della Camera per fare il leader politico. Non sappiamo come reagirebbe Fini, ma sono la Costituzione e il regolamento della Camera a dettare l’imparzialità; e vederla compromessa è una novità che lascia perplessi in termini di prassi”.

Nessuno chiede certo a Fini di rinunciare alle sue idee, ma a che titolo, nel caso, salirebbe al Quirinale per le consultazioni? Come terza carica dello stato o come rappresentante di un partito che non vuole le elezioni anticipate? “Impossibile ricorrere alla mozione di sfiducia. Fini resterebbe incollato a Montecitorio come fece il presidente della commissione di Vigilanza Riccardo Villari, per rimuovere il quale dovettero dimettersi tutti i membri della commissione. Soluzione impraticabile per tutti i parlamentari”. Fonte: FOGLIO QUOTIDIANO

FRATTINI SBUGIARDA FINI: LA CASA DI MONTECARLO E’ DEL COGNATO. ORA SI DIMETTA.

Pubblicato il 27 gennaio, 2011 in Politica | No Comments »

Il documento inviato da Santa Lucia è autentico”. Così il ministro degli Esteri Franco Frattini ha riferito a Palazzo Madama riguardo al caso Montecarlo, che coinvolge il presidente della Camera Gianfranco Fini e l’abitazione del Principato che sarebbe intestata, secondo le carte dell’isola caraibica, a suo cognato Giancarlo Tulliani. “Sul suo contenuto deciderà la procura”, spiega Frattini. Ma la conclusione è chiara: Fini, come promesso, deve dimettersi.
Ad attendere il ‘fatale gesto’ di Fini è anche un suo ex collaboratore, l’ex tesoriere di An Francesco Pontone: “Fu lui a fare questa promessa, no? Chiedete a lui se, nel caso, ha intenzione di mantenerla”, risponde a chi gli chiede delle dimissioni del presidente della Camera. Al Corriere della Sera, poche ore prima della relazione di Frattini, Pontone ricostruisce gli avvenimenti legati alla casa di Montecarlo: “Io firmai la vendita dell’appartamento, avevo solo l’ordine di firmare. Andai lì, trovai il notaio e due emissari della Printemps. Feci il mio lavoro. Poi, chi ci fosse dietro quei due emissari, francamente, non lo sapevo e non lo so”. Tulliani? “Non avevo la più pallida idea di chi fosse”. Riguardo alla vendita, “non decisi mica io il prezzo dell’appartamento, non avevo alcun potere di fare simili valutazioni”. “Noi di An  – spiega Pontone – non eravano un’agenzia immobiliare. Avevamo un patrimonio da gestire. E quello facevamo. Punto. Quella vendita, infatti, fu un caso eccezionale”.

Il dibattito al Senato è iniziato poco dopo le 10. La seduta è inizata con un momento di silenzio per celebrare la Giornata della memoria. Subito dopo però, il dibattito si è acceso con le parole di Francesco Rutelli (Api), che ha dichiarato di non voler ascoltare la relazione del ministro degli Esteri. Secondo l’ex esponente del Pd, quello di oggi sarebbe infatti un “dibattito inaccettabile”. Le opposizioni hanno infatti sottolineato l’apparente illegittimità dell’interrogazione di oggi. Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd, ha infatti detto che bisognerebbe evitare di trasferire un dibattito politico in sedi istituzionali. Giampiero D’Alia dell’Udc ha rincarato la dose, dicendo che la questione di oggi è inammissibile da un punto di vista formale, visto che non coinvolge il Governo per competenza, nè tantomeno il ministro degli Esteri.
Di tutta risposta Luigi Campagna, il senatore del PdL che ha richiesto l’interrogazione di Frattini, ha ribadito che l’interrogazione a Frattini è legittima: “La magistratura non può essere l’unico canale istituzionale”. Anche il presidente del Senato di turno, Rosy Mauro, ha confermato la legittimità della discussione in Aula. Fonte: LIBERO

BERLUSCONI: LA SECONDA ONDATA E LE FINI COINCIDENZE, l’editoriale di Mario Sechi

Pubblicato il 27 gennaio, 2011 in Politica | No Comments »

La seconda ondata di intercettazioni è arrivata. Come avevo previsto, tra le nuove carte inviate dalla procura di Milano alla Camera dei deputati, abbondano il gossip, il lessico scosciato, l’amicizia tradita, la varia umanità e disumanità. L’effetto ai fini del processo che verrà mi pare nullo, a una prima lettura non vi sono cose che migliorano o peggiorano il quadro che già conoscevamo. Questo scenario in realtà fa apparire Berlusconi come una vittima del suo gioco hot, piuttosto che un diabolico tessitore di trame e corruttore delle anime belle. Per queste ragioni l’operazione di sputtanamento del premier sta conseguendo un solo risultato presso l’opinione pubblica: alimenta i dubbi sull’azione dei pm e fa crescere nel cittadino l’idea che vedersi piombare in casa propria la Buon Costume non sia una cosa buona e giusta.

Ancora una volta, colpisce la tempistica: le nuove carte arrivano il giorno della convocazione della Giunta per le autorizzazioni e 24 ore prima che a Montecitorio si discuta il dossier sulla casa di An a Montecarlo venduta a due società off-shore e poi affittata al cognato di Gianfranco Fini, Giancarlo Tulliani. La concatenazione di eventi è impressionante. Tutto questo accadeva mentre l’ennesimo assalto delle opposizioni al governo falliva (sfiducia al ministro Bondi respinta) e il partito che dovrebbe essere l’alternativa a Berlusconi, il Pd, si frantumava di fronte alle primarie truccate a Napoli. Ecco, questo è lo scenario reale al quale ci ha condotto l’inchiesta sulle mutande pazze del premier: non c’è alternativa politica, siamo al limite della rottura istituzionale e di fronte a noi c’è solo il caos.  Mario Sechi, Il Tempo, 27 gennaio 2011

.……Questa mattina al Senato il ministro Frattini, rispondendo ad una interrogazione urgente presentata dal sen. Campagna del PDL, ha confermato che il governo dell’Isola di Santa Lucia ha confermato l’autenticità dei documenti che attribuisocno al cognato di Fini la proprietà delle due società a cui Fini autorizzò la vendita della casa di Montecarlo a prezzo stracciato e ha altresì confermamto l’inoltro della documentazione alla Procura di Roma. Prima che Frattini parlasse il “bellguaglione” (secondo la definizione di Prodi) Rutelli ha annunciato che il suo gruppo, cioè lui solo, avrebbe abbandonato l’Aula. Lo hanno seguito anche i senatori del PD, dell’Udc, e dell’IDV secondo i quali sarbbe irrituale la calendarizzazione della interrogazion ein 24 ore. Infatti, per costoro è rituale solo la intromisisone nella vita privata del premier da parte della Procura della Repubblica.

LE PREDICHE DI VENDOLA. MA PUO’ VENDOLA METTERSI A FARE LA MORALE A CHICCHESSIA?

Pubblicato il 26 gennaio, 2011 in Costume, Politica | No Comments »

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Noemi era «la pupilla» e Ruby «il culo», Nichi Vendo­la è l’orecchio. A ognuno il suo, nell’atlante anatomico della po­litica italiana.

A latitudini sub-ombelicali si scatena la tempesta mediatica su quanto accade nella residen­za privata di Silvio Berlusconi. E il governatore della Puglia non esita a lanciare i suoi strali: «È una spettacolarizzazione del­l’indecenza, una palude di ridi­colo dal sapore grottesco», tuo­na dal suo pulpito.

Eppure Nichi non lo ricordava­mo con la tonaca. Lo ricordava­mo piuttosto al Gay Pride, come testimonia questa foto, mentre un gentile fan in paglietta e sorri­sino gli avvicina la soffice e ga­gliarda lingua all’orecchio. In pubblico, mica nella tavernetta di casa sua.

Come diceva, governatore? Grottesco? Ridicolo? Chi è senza effusione scagli la prima indi­gnazione. E chi ha orecchie per intendere, non le usi per farsi sol­leticare. Fonte: Il Giornale, 26 gennaio 2011

LA CASA DI FINI: ARRIVANO I DOCUMENTI, ORA LA PROCURA NON PUO’ FAR FINTA DI NIENTE

Pubblicato il 26 gennaio, 2011 in Politica | No Comments »

Confermato l’arrivo di nuove clamorose prove: il presidente della Camera ha mentito. Le carte in Procura. Il Pdl chiede le sue dimissioni, ma lui vieta il dibattito in Aula. Nei documenti di Saint Lucia le prove che le due società off-shore fanno riferimento a Giancarlo Tulliani

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Il neopartito che si candida a guidare un nuovo centrodestra e il Paese Intero, il Fli, ha un capo furbetto, reticente e forse anche un po’ bugiardo. Gianfranco Fini, infatti, della famosa casa di Montecarlo svenduta al cognato ne sa molto di più di quanto abbia giurato nei drammatici videomessaggi che hanno allietato la scorsa estate. Ricordate? Non è vero niente, è solo una campagna di fango, se fosse vero mi dimetto. Ecco, appunto. È tutto vero. Lo provano, secondo quanto risulta al Giornale, i documenti arrivati al governo italiano e ora custoditi nella cassaforte del ministro degli Esteri, Franco Frattini. Il quale ne ha consegnato una copia alla Procura della Repubblica di Roma che ancora sta indagando, si fa per dire, su quel brutto pasticcio.
È strano come la magistratura sia così efficiente e celere quando si occupa di Berlusconi (in pochi giorni, con grande schieramento di forze e mezzi, sono state ricostruite le frequentazioni di un anno ad Arcore) e sia invece lenta, paralizzata, quando si tratta di fare luce su Gianfranco Fini. Che evidentemente sperava, o forse era stato da qualcuno rassicurato, di poterla fare franca. Nessun pm si era preoccupato non dico di interrogarlo, ma neppure di farci due chiacchiere al bar. Nessun magistrato ha sentito il bisogno di salvare almeno l’apparenza convocando il cognato, Giancarlo Tulliani, tantomeno le decine di testimoni portati a galla dai nostri cronisti. Ovviamente, nessuna intercettazione o fuga di notizie.
Spenti i riflettori, dirottata l’attenzione altrove, brindato al bunga bunga, Fini ha ripreso a fare il paladino della legalità e dell’etica politica a tempo pieno. E con lui i Bocchino, i Granata, i Briguglio. Pensava di farla franca ma, come capita agli arroganti, non ha fatto i conti con l’imprevisto. Che arriva da Santa Lucia e, a quanto pare, è inequivocabile. Non che le prove mostrate la scorsa estate dal Giornale non fossero sufficienti a far concludere che quella casa, transitata per società off-shore e svenduta sottocosto con grave danno ai beni del partito, fosse un affare di famiglia sulla pelle dei militanti di An. Ma ora anche ogni tentativo di negare l’innegabile non starebbe più in piedi.
E forse in quelle carte, che tra poche ore, inevitabilmente, in un modo o nell’altro diventeranno pubbliche, c’è anche di più. Cioè la prova che Fini ha mentito ripetutamente ai suoi colleghi di partito e agli italiani tutti, anche là dove non era necessario, per depistare da una ipotesi di reato. Semplicemente ci ha preso in giro proprio come i bambini sorpresi con le mani nel vasetto di marmellata.
Fini non ha voluto dimettersi mesi fa davanti all’evidenza, smentendo anche le sue parole. Non ha voluto lasciare lo scranno quando è sceso nel ring della politica perdendo anche formalmente il suo ruolo di arbitro e terza carica dello Stato. Potrebbe farlo in queste ore prima di essere definitivamente sbugiardato. Ieri gli è stato chiesto e ha risposto di no. Dovrà farlo tra non molto, quando i nuovi documenti gli faranno perdere anche il sostegno di una opposizione fino ad ora complice. Alessandro Sallusti, Il Giornale 26 gennaio 2011