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BERLUSCONI ALL’ATTACCO: FINI E’ UN EVERSIVO

Pubblicato il 22 gennaio, 2011 in Politica | No Comments »

Ne ha per tutti Silvio Berlusconi. Nel suo intervento telefonico al convegno del Pdl spara alzo zero sui pm e su Fini. “Non fuggo e non mi dimetto” il presidente del Consiglio è tornato a ribadirlo definendo la situazione attuale “insieme grave e paradossale”. Berlusconi ha parlato del “ricorso all’arma impropria dell’uso politico della giustizia. Ho reagito a un’autentica aggressione – aggiunge – e non fuggo e non mi dimetto. Per l’Udc e Fli ora sarei io che aggredisco perché reagisco a un autentico tentativo eversivo”.

“È normale in una normale democrazia che il presidente del consiglio sia sottoposto a uno spionaggio del genere?” dice il Cavaliere. Tornando a parlare delle intercettazioni: “Non sono state fatte a seguito di una notizia di reato, ma per costruire una notizia di reato. Dall’inizio del 2010 tutti gli ospiti ricevuti ad Arcore sono stati individuati e sottoposti a intercettazioni e anch’io lo sono stato”. Sul caso Ruby, ribadisce “le accuse sono inconsistenti e ridicole sul piano giudiziario”.

La giustizia e l’eversivo Fini “Siamo determinati a realizzare la riforma della giustizia che non siamo mai riusciti a fare non per mancanza di impegno, ma per l’opposizione prima di Casini e poi di Fini. Una riforma che è richiesta da ciò che sta avvenendo da anni in Italia”. Ha parlato di “disegno eversivo” e ha attaccato frontalmente Gianfranco Fini. “Dal 2008 al 2010 Fini, non a caso, ha bocciato tutte le possibili riforme della giustizia a partire dalla legge sulle intercettazioni. Poi, non a caso, è stata preparata, costruita e messa in atto la scissione di Futuro e Libertà“. A suo dire “il progetto era mettere in minoranza e mandare a casa, sommando i pochi voti a quelli della sinistra, il nostro governo eletto dagli italiani, ma il disegno eversivo è fallito”. Ed è a questo punto che “è scattata l’operazione giudiziaria”.

FONTE: IL GIORNALE, 22 GENNAIO 2011

CASO RUBY: LE INDAGINI SINORA SONO COSTATE OLTRE UN MILIONE DI EURO

Pubblicato il 21 gennaio, 2011 in Costume, Cronaca, Politica | No Comments »

Silvio Berlusconi I conti sono salati. Ha nove zeri il costo dell’inchiesta della Procura di Milano sul presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e gli altri indagati eccellenti per il presunto giro di sesso e soldi. In cifre: un milione 325.170 mila euro. L’importo è ipotetico, verosimile e presumibilmente anche sottostimato. Riassume i costi del colossal giudizario ma immaginando uno scenario improbabile e decisamente al risparmio: che l’esercito investigativo coi suoi apparati tecnologici si siano mossi e messi in funzione per un breve periodo e non per sei mesi, come invece è realmente accaduto nel corso dell’inchiesta. E non è finita. Il totale (parziale) della “fattura” è stato ricavato mettendo insieme il numero di intercettazioni (una media di 600 al giorno) di conversazioni telefoniche e anche di messaggi. I titolari delle utenze sono i soggetti di spicco ma non tutti (una trentina).

L’importo è stato moltiplicato per il costo di un’ora di intercettazione (media fissata in 12 euro e 30 centesimi). La cifra è stata sommata allo stipendio lordo mensile di un poliziotto (3 mila e duecento euro) per i 230 operatori che hanno lavorato a questa vicenda giudiziaria mettendosi alle calcagna degli indagati, poggiando l’orecchio per ore sulle loro telefonate, andando a perquisire in cassetti, archivi e quasi sotto le lenzuola. E cioè, dagli investigatori della polizia giudiziaria fino ai poliziotti delle Volanti della Questura di Milano.

Il numero delle intercettazioni si ricava leggendo le 389 pagine di allegati depositati dalla Procura alla Giunta per le autorizzazioni a procedere del Parlamento. Anche il settimanale «Panorama» le ha contate: quasi 27 mila intercettazioni per Lele Mora, l’agente delle star, 14.500 per Nicole Minetti consigliere regionale del Pdl, un migliaio abbondante per Emilio Fede direttore del Tg4, 6.400 per la stessa Ruby, alias Karima El Mahroug. L’elenco continua con 28 interrogatori, quindi sequestri, indagini bancarie e postali, traduzioni dallo spagnolo. E poi pedinamenti e perquisizioni: 14 ordinate all’alba del 14 gennaio. Insomma, al netto di tutte le approssimazioni possibili, finora l’inchiesta sulle ragazze di Berlusconi è costata un patrimonio. E probabilmente il prezzo della lista della spesa aumenterà.

Gli accertamenti infatti non sono finiti e non si sa neppure quando la Procura di Milano metterà la parola fine. A giorni il procuratore generale della Corte d’Appello milanese inaugurerà l’anno giudiziario elencando pregi e difetti della giustizia del distretto, capoluogo lombardo compreso, e dirà anche quanti soldi sono stati spesi nel 2010 per indagare e giudicare in nome del popolo italiano. Sul sito del ministero della Giustizia sono pubblicate le tabelle delle «aperture di credito disposte per il capitolo 1363 relativo alle spese per intercettazioni telefoniche, telematiche ed ambientali per gli uffici giudiziari del distretto» di Milano. Sono riepilogati l’importo e la data in cui è stato erogato.

Nel dettaglio: sei milioni di euro il 28 gennaio 2010, altri sei il 27 aprile, quattro e cinquecentomila il 10 settembre. Totale: 16 milioni e 500 mila, oltre 32 miliardi delle vecchie lire. Stando sempre ai dati ministeriali, la Capitale invece per le stesse esigenze investigative (ma non si sa il numero delle inchieste portate avanti rispetto a Milano) spende meno. Di seguito i numeri delle aperture di credito: 926 mila euro il 28 gennaio 2010, un milione e 258 mila il 27 aprile, quasi 250 mila euro in più il 10 settembre. Il Tempo, 21 gennaio 2011.

.….Un milione di euro, anzi 1,327.000 euro per scoprire che a Berlusconi piacciono le donne. E c’era bisogno di spendere tanti quattrini pubblici per scprire ciò che Berlusconi dice apertamente e pubblicamente. Francamente ci domandiamo perchè altrettanto spiegamento di mezzi e di uomini non vengono messi in campo per scoprire dov’è finita la bambina di  Brembate e tanti altri bambini scomparsi. Domanda retorica. Quei bambini e quelle scomparse sono….ordinaria amministrazone, mentre sputtanare il presidente del Consiglio val bene spendere tanti quattrini. Ecco perchè la vera colpa di Berlusconi è di non aver fatto la riforma della giustizia in tutti questi anni. Non per lui ma per le casse dello Stato. g.

QUEI SERMONI SENZA DECENZA, di Giuliano Ferrara

Pubblicato il 21 gennaio, 2011 in Costume, Politica | No Comments »

Mentre impazza sulla stampa e sopratutto sul web e, ovviamente, negli uffici giudiziari di Milano dove si scruta tra le lenzuola alla ricerca di chissà cosa mentre è a tutti noto ciò che sta sotto vi sta, l’ultimo salvagente pseudo moralistico degli antiberlusconiani, c’è chi riesce a distinguere tra politica e morale privata. Lo fa Giuliano Ferrara con unintervento sul suo quptidiano, IL Foglio, con l’articolo che vi proponiamo: I SERMONI SENZA DECENZA.Eccolo.

Sono imbarazzato. Come ateo devoto (definizione che mi sono appiccicato con ironia mal compresa da una cultura politica grossolana), mi ero messo nei guai. Guai seri, guai spirituali. Per aver predicato la «buona vita» come necessità razionale dell’esistenza moderna, per aver provocato e smaniato con i miei laici no all’aborto, al divorzio, alla pillola del giorno prima, del giorno dopo e alla kill pill (ho perfino presentato una lista di ispirazione etica che ha portato via 135.000 miseri voti a Berlusconi alla Camera); e per aver detto che il preservativo non può essere una bandiera, e che va bene il piacere ma il matrimonio è una cosa seria e si fa quando serve a fare famiglia e figli, non per soddisfare il legittimo Io gay e le sue voglie, e per aver sostenuto battaglie antieugenetiche nel referendum sulla fecondazione assistita, per tutto questo mi sono preso rampogne e sermoni di decenza da molti tra i quali Barbara Spinelli ed Enzo Bianchi, l’una sacerdotessa laica, l’altro monaco della Comunità di Bose.

La differenza cristiana, mi spiegava il monaco, è la libertà morale, di coscienza, e nel pluralismo delle forme spirituali possibili occorre cercare una verità non normativa, non dogmatica, aperta. Se un laico, che affetta una devozione posticcia, maurrassiana, da scomunica, predica criteri etici con disinvoltura, è che vuol fare politica, usare la religione come instrumentum regni, roba da imperatore Costantino, da patto scabroso tra chiesa e potere, una vergogna: firmato Bianchi. Se un laico non capisce le libertà di comportamento e di costume del moderno, tradisce se stesso, compie un’operazione ambigua, svilisce la religione e la ragione insieme, si mette al servizio di un ratzingerismo da gendarmi pontifici: ed è una vergogna, ha sostenuto la Spinelli contro di me e le mie povere idee.

Ora la sacerdotessa mi edifica con il «sermone della decenza», ieri su Repubblica, giornale interessante e vario in cui adesso si apre anche un capitolo di educazione spirituale dell’umanità, ciò di cui in fondo potrei anche compiacermi. E il monaco addirittura discetta sulla Stampa (sempre a prescindere da quel peccato originale che i preti progressisti considerano un ferrovecchio teologico, bizzarria psicoanalitica di un Agostino peccatore pentito) intorno alla lussuria, con la sua solitudine, la sua riduzione del piacere a cosa, la scissione del sesso dalla procreazione, e altre indecenze. Il tutto perché oggi politicamente conviene, ad atei e credenti della sinistra moralistica e teologica, criminalizzare moralmente un Berlusconi che, secondo me, va messo sotto accusa politicamente, ma lasciato in pace sul piano della sua morale privata, la quale non è un crimine e, se è un peccato (cosa che a me pare incontrovertibile) riguarda la sua coscienza e il suo direttore spirituale, visto che le feste di Arcore non sono atti pubblici, norme o leggi.

Per i lettori ignari di Repubblica e della Stampa, passi. Ma per me e per i lettori del Foglio, dico che dovrebbero essere risparmiati sermoni sulla decenza di vivere e sulla lussuria. Nessuna norma pubblica di morale o di diritto vieta di amare le ragazze, far loro dei regali, e convocarle per feste private in cui la messinscena del piacere, e scampoli di piacere anch’essi privati, rivestono un ruolo esteticamente grottesco ma moralmente iscritto nella sfera personale dell’Autore del copione, della sua libera coscienza, del suo modo di vivere molto moderno, della specifica differenza cristiana in cui è collocabile la sua cultura e la sua smania esistenziale. Gli stessi che chiudono un occhio (e anzi due) sulla deriva nichilista e mortuaria della civiltà d’oggi, sui suoi tic, sulle condizioni in cui vivono le minorenni e i minorenni a scuola, sul conformismo della trasgressione che avvilisce la maternità e la natalità, sulla manipolazione della vita e sulla distruzione di matrimonio e famiglia, tutto così fatale e inattaccabile se non da orrendi devoti turbati dal loro stesso accecamento conservatore; quegli stessi bardi di morale e di decenza abbiano la compiacenza di ripassare un’altra volta con le loro ipocrisie sulla vita lussuriosa del capo e sulla censurabilità dei suoi criteri di condotta. Non si può passare la vita ad abbassare la soglia della norma etica, e poi issare un muro di filisteismo moralistico contro il nemico politico. La lezione è rinviata a tempi migliori. Grazie. Giuliano Ferrara, Il Foglio, 21 gennaio 2011

PUNITO BERLUSCONI, TUTTI SAREBBERO CONTROLLATI, l’editoriale di Mario Sechi

Pubblicato il 20 gennaio, 2011 in Politica | No Comments »

Silvio Berlusconi Ho cominciato a fare il cronista quando scoppiò Tangentopoli. Ricordo bene quegli anni, l’Italia stava cambiando, celebrava la morte del Caf, applaudiva l’impallinamento del “Cinghialone” (Craxi) e il Nord esultava per la nascita della Lega che in Parlamento allora agitava il cappio. Quell’epoca ha prodotto un cortocircuito mai riparato: la supremazia del potere giudiziario sull’esecutivo e il legislativo, la riduzione del Parlamento a soggetto sub-iudice non del popolo (che vota), ma dei sostituti procuratori. La debolezza della politica ha lasciato un vuoto, le toghe l’hanno occupato dissolvendo il rapporto tra la magistratura e il Pci. Quel legame non serve più, i giudici oggi approvano e respingono le leggi, fanno e disfano i governi. È accaduto a Prodi. Sta accadendo a Berlusconi. Il premier ha commesso non pochi errori, doveva proteggere la sua casa e intimità, guardarsi da certi amici, comportarsi con più sobrietà e lasciar perdere «il bunghificio».
Detto questo, i governi non cascano per un attacco di bacchettonite acuta del pm di turno che curiosa nelle mutande altrui. La demolizione dell’articolo 68 della Costituzione, quello dell’immunità parlamentare che saggiamente i padri costituenti avevano previsto per evitare il dispotismo giudiziario, è stata un errore. La sinistra cavalca ancora il giustizialismo, accompagnata da uno smemorato che faceva parte della destra e un post-democristiano che la Balena Bianca l’ha vista morire sotto i colpi dei giudici. Sperano di raccogliere i frutti della battuta di caccia a Berlusconi. Si illudono. Se cade il Cavaliere, sarà la magistratura a nominare il nuovo governo. Perché punito Berlusconi, saranno controllati tutti. Mario Sechi, Il Tempo, 20 gennaio 2011

.…..dove lo smemorato (non di Collegno) è Fini  e il post-democristiano è Casini, che meglio del primo dovrebbe ricordare  il vero e proprio  martirio di cui furono vittime i democristiani all’epoca di tangentopoli, primo fra tutti il suo “padrino”  politico, Arnaldo Forlani, imputato “perchè non poteva non  sapere”  dei finanziamenti illeciti al partito e finito “affidato” ai  servizi sociali come un delinquente qualunque. g.

BERLUSCONI DEVE LASCIARE? A DOMANDA, RISPONDE

Pubblicato il 20 gennaio, 2011 in Politica | No Comments »

Un lettore de Il Giornale scrive una lettera ed espone, alla luce dell’ultima ennesima azione giudiziaria contro Berlusconi, i dubbi che sono di tutti, di tutti i militanti del PDL e in genre degli elettori  che hanno votato per Berlusconi e sono pronti a rivotarlo. Alla lettera del lettore risponde il direttore, Alessandro Sallusti, con la sua prosa asciutta che va dritta al cuore dei problemi. Vale la pena di leggere la domanda del lettore e la risposta del direttore, condividendone l’una e l’altra.  Eccole.

Egregio direttore,

ero berlusconiano, so­no berlusconiano e domani vorrei esse­re nuovamente berlusco­niano. Sono un piemontese che lavora 300 giorni l’an­no senza mai abusare di mutua o di ferie, un ragaz­zo che a 25 anni si è sposato per amore e perché la fami­glia è l’unica possibilità di ambizione fondamentale nella vita, un ragazzo che domani vorrà dare la possi­bilità ai propri figli di vive­re meglio di oggi, con coe­renza e positività. Vorrei es­sere convinto al 110 per cen­to che Silvio è il bene per il futuro e non solo per il pas­sato. Da italiano e da eletto­re fedelissimo mi chiedo se non sia meglio che Silvio si dimetta. Lasci la poltrona a Tremonti, a Letta, a Maro­ni, a Brunetta. Nel frattem­po vada da chi lo accusa e lo sbugiardi. Credo che l’Italia oggi per sconfiggere la crisi non possa più per­mettersi di vivere alla gior­nata. Un saluto da un lettore af­fezionato. B.L.

Caro lettore,

si consoli. Non è l’unico berlusco­niano ad essere assalito in queste ore da dubbi e perplessità. Chi sta dalla parte del premier, e legge per esempio questo gior­nale, credo abbia suffi­cienti argomenti per capi­re e sostenere che siamo di fronte non a un’inchie­st­a giudiziaria ma a un ag­guato della magistratura politicizzata, a un linciag­gio mediatico, indegno di un Paese civile e libera­le, che arriva a ironizzare sulla posizione in cui il malcapitato dorme (che tra l’altro è uguale a quel­la di milioni di italiani). Lei quindi sa che i pm di Milano hanno violato leggi e regole e che quin­di, ben conoscendo qua­le razza di casta governa sul palazzo di giustizia, quel tribunale non può garantire all’imputato Berlusconi la serenità e l’imparzialità che si chie­de a un giudice. Avendoci seguito in questi giorni, lei sa di che pasta sono fatti i morali­sti alla Ezio Mauro, il di­rettore di Repubblica che, ai tempi del caso Clinton-Lewinsky, difese il democratico presiden­te sostenendo che la lea­dership di un Paese non può essere distrutta da uno scandalo sessuale.

Lei forse non sa, ma glielo raccontiamo oggi, che i due giornali più indignati per le frequenta­zioni con ragazze di dubbia moralità, il Corriere della Se­ra e Repubblica , sfruttano la prostituzione (nessuno può escludere se minorile o no) pubblicando a pagamento annunci nei quali giovani escort si offrono ai lettori. Potrei continuare questo elenco all’infinito. Mi fer­mo qui. Lei quindi sa di che cosa stiamo parlando (acca­nimento giudiziario e dop­pia morale) ma, nonostante questo, dice: adesso basta, Berlusconi si ritiri e passi la mano a un uomo del Pdl af­finché mio figlio possa vive­re in un Paese dove il gover­no si occupa delle cose che riguardano il suo futuro e non dei guai del premier. Capisco il senso dell’equa­zione (via Berlusconi, via i problemi), ma si tratta di una suggestione, un’illusio­ne alimentata ad arte, la me­ta dove vogliono portarla, e vedo che ci stanno riuscen­do, Fini, Casini, Bersani, Vendola e Di Pietro, spalleg­giati da giornali e program­mi televisivi complici. Che cosa vogliono questi signori? Un Paese migliore? Se fosse vero, se ne fossero capaci, non avrebbero falli­to alla prova dei fatti quan­do è capitata l’occasione e quindi il potere di farlo. Se avessero avuto un progetto interessante per suo figlio sono certo che lei, come qualsiasi buon padre, avreb­be votato in passato uno di loro e non Berlusconi. Lei crede davvero che, via Berlu­sconi, il Pdl sia oggi in grado di resistere all’assalto di Ca­sini, Fini (quello che svende i gioielli di famiglia politica al cognato e raccomanda la suocera in Rai) e della sini­stra? Lei crede che il comu­nista Napolitano si oppor­rebbe a sovvertire in poche ore il risultato elettorale, cioè la volontà popolare? Io penso che lei sia in buo­na fede, ma non per questo politicamente sprovveduto al punto di non capire che un minuto dopo le dimissio­ni del premier nulla sarà più come prima, neppure il futuro di suo figlio. Se l’Ita­lia ha imboccato la via del federalismo, cioè della mo­dernità fiscale e ammini­­strativa, è certo merito del­la Lega. Ma è stato possibi­le, e c’è una probabilità che ciò accada davvero, solo perché Berlusconi ha dife­so questa riforma dagli as­salti di alleati e avversari ri­masti ancorati al centrali­smo ladrone e sprecone. Se lei e suo figlio potete spera­re di avere un giorno un fi­sco equo è perché Berlusco­ni si è messo di traverso ri­spetto a qualsiasi ipotesi, comprese quelle di Tre­monti, che lo Stato risolva i suoi problemi mettendo le mani nelle nostre tasche. Se suo figlio può sperare di trovare un giorno lavoro è perché Berlusconi perso­nalmente ha tenuto tutto il governo al fianco di Mar­chionne e non della Cgil nel caso Fiat. Se sua moglie si sente un po’ meno insicura passeggiando in città è per­ché Berlusconi ha imposto, insieme a Bossi, una dura lotta all’immigrazione clan­destina non cedendo alle si­rene buoniste presenti an­che dentro la maggioranza. È falso dire che questo go­verno non c’è più: in poche settimane ha superato ben due voti di fiducia. È falso sostenere che la maggioran­za è morta: anche ieri ha su­perato senza problemi due delicate votazioni sia alla Camera sia al Senato. Sen­za Berlusconi premier que­sto non sarebbe avvenuto, né potrebbe avvenire in fu­turo. Quando Casini dice, come ha fatto ieri, che sen­za Berlusconi la maggioran­za sarebbe più forte, pren­de in giro gli italiani. Lui sì, ovviamente, sarebbe più forte, ma per fare cosa? In­sieme a Fini e Bersani, smonterebbe il federali­smo in cinque minuti, in dieci aumenterebbe le tas­se per riprendere a distribu­ire soldi ad amici e parenti, in trenta bloccherebbe la ri­forma dell’università invi­sa alla casta dei loro compa­ri baroni. E così via. Mi creda, al momento sol­tanto Berlusconi ha la forza di tenere insieme questa ar­mata, magari un po’ pastic­ciona, che è il Pdl. Non per­ché il premier sia super­man, ma perché è l’unico che ha i voti, e quindi la for­za, sufficienti per farlo. Non è il momento di cadere nel tranello mediatico-giudizia­rio. La lusinga del cambio in corsa e in casa è come quel­la di Cappuccetto Rosso: per mangiarci meglio. Il boc­cone siamo noi moderati e liberali. Che siamo abituati ad altri metodi. Se non riu­sciamo ad andare avanti ci ricontiamo nelle urne. Non dobbiamo avere paura di farlo, se sarà il caso, anche questa volta. Le votazioni di ieri in Parlamento dicono che, al di là dei necrologi già scritti dalle opposizioni, il momento non è questo. Aspettiamo. Preferisce tu­rarsi il naso o consegnare suo figlio a Fini e a Di Pie­tro? Alessandro Sallusti.

Fonte Il Giornale, 20 gennaio 2011

NUOVO MESSAGGIO DI BERLUSCONI AGLI ITALIANI

Pubblicato il 19 gennaio, 2011 in Politica | No Comments »

NUOVO MESSAGGIO DI SILVIO BERLUSCONI DOPO IL VOTO DI OGGI DEL PARLAMENTO CHE CON GRANDE MAGGIORANZA HA APPROVATO LA RELAZIONE DEL  MINISTRO DELLA GIUSTIZIA  MNETRE E’ IN ATTO L’ ENNESIMA INIZIATIVA DELLA PROCURA DI MILANO CONTRO IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO.

Care amiche, cari amici,

oggi il Senato e la Camera hanno riconfermato la loro fiducia al Governo e lo hanno fatto su un tema delicato e di grande rilievo per i cittadini: la relazione al Parlamento del ministro Alfano sullo stato della giustizia in Italia. Le opposizioni hanno nuovamente messo insieme tutti i loro voti nel tentativo di fare cadere il Governo ma come è avvenuto il 14 dicembre scorso, hanno perso.

Se oggi fossimo stati sconfitti, la sinistra e il cosiddetto terzo polo sarebbero andati su tutte le reti televisive per sostenere l’inesistenza di una maggioranza e quindi per chiedere le inevitabili dimissioni del Governo.

Invece abbiamo vinto noi, con un margine di venti voti!!

Ecco perché considero il voto di oggi come quello del 14 dicembre: un voto di rinnovata fiducia a me ed al Governo che presiedo. Ma anche un voto di fiducia in materia di giustizia che arriva proprio mentre il Presidente del Consiglio è ingiustamente attaccato per l’ennesima volta in sede giudiziaria.

Ho avuto finalmente modo di leggere le 389 pagine dell’ultima vera e propria persecuzione giudiziaria, la ventottesima in 17 anni, che la Procura di Milano mi ha notificato con grande e voluto clamore nei giorni scorsi.

Le violazioni di legge che sono state commesse in queste indagini sono talmente tante e talmente incredibili che non posso non  raccontarvele perché possiate denunciarle e farvi portatori di un messaggio ai vostri amici di come si sta cercando di sovvertire il voto popolare.

Pensate che la mia casa di Arcore è stata sottoposta a un continuo monitoraggio che dura dal gennaio del 2010 per controllare tutte le persone che entravano e uscivano e per quanto tempo vi rimanevano.

Hanno utilizzato tecniche sofisticate come se dovessero fare una retata contro la mafia o contro la camorra.

Nella mia casa da sempre svolgo funzioni di governo e di parlamentare, avendolo addirittura comunicato alla Camera dei Deputati sin dal 2004, e la violazione che è stata compiuta è particolarmente grave perché va contro i più elementari principi costituzionali.

Ma questo comportamento è gravissimo anche per il comune cittadino perché gli toglie qualsiasi possibilità di privacy. Sappiate che la Procura di Milano mi ha iscritto come indagato soltanto il 21 dicembre scorso, guarda caso appena sette giorni dopo il voto di  fiducia del Parlamento, e quindi tutte le indagini precedenti erano formalmente rivolte verso altri ma sostanzialmente tenevano sotto controllo proprio la mia abitazione e la mia persona.

Tutto questo potrebbe capitare a chiunque di voi.

Inoltre i fatti che mi vengono contestati secondo la stessa Procura sarebbero stati commessi nella mia qualità di Presidente del Consiglio dei Ministri.

Come prescrivono la legge e la Costituzione, entro 15 giorni dall’inizio delle indagini la Procura avrebbe dovuto trasmettere tutti gli atti al Tribunale dei ministri, l’unico competente per tutte queste vicende.

E’ gravissimo, ancora, che la Procura voglia continuare ad indagare pur non essendo legittimata a farlo. Tra l’altro la Procura di Milano non era neppure competente per territorio. Infatti il reato di concussione mi viene contestato come se fosse stato commesso a Milano. Questo è palesemente infondato poiché il funzionario della questura che ha ricevuto la mia telefonata in quel momento era, come risulta dalle stesse indagini, a Sesto San Giovanni. Quindi la competenza territoriale era ed è del Tribunale di Monza. Come vedete una serie di violazioni impressionanti. Io vorrei andare immediatamente dai giudici per contrastare queste accuse e per ottenere una rapida archiviazione, ma non posso presentarmi a dei pubblici ministeri che non hanno competenza né funzionale né territoriale, anche per non avallare la illegittimità che sto denunciando.

Ripeto, io vorrei andare subito dai giudici proprio perché i fatti contestati sono talmente assurdi che sarebbe facilissimo smontare il teorema accusatorio. Pensate, mi si accusa di aver costretto o indotto il dirigente della questura ad intervenire sul fermo di questa ragazza, di Ruby.

Vi leggo le risposte del funzionario al pubblico ministero dove descrive la mia telefonata: “l’addetto alla sicurezza mi disse: dottore le passo il Presidente del Consiglio perché c’è un problema. Subito dopo il Presidente del Consiglio mi ha detto che vi era in questura una ragazza di origine nord africana che gli era stata segnalata come nipote di Mubarak e che un consigliere regionale, la signora Minetti, si sarebbe fatta carico di questa ragazza. La telefonata finì così”. Ma vi pare che questa possa essere considerata una telefonata di minaccia? Tutto ciò è assolutamente ridicolo.

Ma altrettanto assurdo è quanto si sostiene per la vicenda di Ruby dove mi si contestano rapporti sessuali con una ragazza minore di 18 anni. Questa ragazza ha dichiarato agli avvocati e mille volte a tutti i giornali italiani e stranieri che mai e poi mai ha avuto rapporti sessuali con me e che si era presentata, creduta da tutti come risulta da numerosissime testimonianze, come una egiziana ventiquattrenne, inoltre sia lei sia il suo avvocato hanno radicalmente smentito di aver richiesto o ricevuto offerte di denaro. E vi leggo quello che ha detto la stessa Ruby in una dichiarazione firmata e autenticata dai suoi avvocati: “Non ho mai avuto alcun tipo di rapporto sessuale con l’onorevole Silvio Berlusconi. Nessuno, né l’onorevole Berlusconi né altre persone, mi ha mai prospettato la possibilità di ottenere denari o altre utilità in cambio di una disponibilità ad avere rapporti di carattere sessuale con l’on. Silvio Berlusconi. Posso aggiungere che, invece, ho ricevuto da lui, come forma di aiuto, vista la mia particolare situazione di difficoltà, una somma di denaro. Quando ho conosciuto l’on. Berlusconi, gli ho illustrato la mia condizione personale e famigliare nei seguenti termini: gli ho detto di avere 24 anni, di essere di nazionalità egiziana (non marocchina), di essere originaria di una famiglia di alto livello sociale, in  particolare di essere figlia di una nota cantante egiziana. Gli ho detto anche di trovarmi in difficoltà per essere stata ripudiata dalla mia famiglia di origine dopo che mi ero convertita al cattolicesimo”.

Ecco perché vorrei fare il processo subito, con queste prove inconfutabili, ma con giudici super partes e non con P.M. che vogliono utilizzare questa vicenda come strumento di lotta politica.

Gli stessi P.M. che hanno ordinato con uno spiegamento di forze di almeno 150 uomini una imponente operazione di perquisizione contro ragazze colpevoli soltanto di essere state mie ospiti in alcune cene.

Queste perquisizioni nei confronti di persone che non erano neppure indagate ma soltanto testimoni sono state compiute con il più totale disprezzo della dignità della loro persona e della loro intimità. Sono state maltrattate, sbeffeggiate, costrette a spogliarsi, perquisite corporalmente, fotografati tutti i vestiti, sequestrati tutti i soldi, le carte di credito, i gioielli, i telefoni e i computer. Sono state portate in questura, alcune senza neppure poter chiamare un avvocato e tenute lì dalle otto di mattina fino alle otto di sera senza mangiare e senza poter avere alcun contatto con l’esterno. Trattate, dunque, come criminali in una pericolosa operazione antimafia.

Una procedura irrituale e violenta indegna di uno stato di diritto che non può rimanere senza una adeguata reazione.

Non c’è stata nessuna concussione, non c’è stata nessuna induzione alla prostituzione, meno che meno di minorenni. Non c’è stato nulla di cui mi debba vergognare. C’è solo un attacco gravissimo di alcuni pubblici ministeri che hanno calpestato le leggi a fini politici con grande risonanza mediatica.

Io sono sereno, state sereni anche voi perché la verità vince sempre. Il Governo continuerà a lavorare e il Parlamento farà le riforme necessarie per garantire che qualche magistrato non possa più cercare di far fuori illegittimamente chi è stato eletto dai cittadini.

Silvio Berlusconi

QUEI BACCHETTONI FEROCI E SENZA FEDE

Pubblicato il 19 gennaio, 2011 in Politica | No Comments »

È da un pezzo che viviamo immersi in un fetido intruglio di ferocia e sentimentalismo, crudeltà e buonismo, perfidia e melensaggine. Del resto il tratto principale dello spirito del nostro tempo potrebb’essere proprio la sua inesauribile capacità di alternare e mescolare in modi sempre più inverecondi, nei suoi diversi menu, tutte le possibili forme dell’umana fasullaggine. Questa sua vocazione falsaria il genio del nostro tempo la sta oggi esprimendo, ovviamente, un po’ dappertutto nel mondo, producendo ovunque effetti più o meno devastanti, ma in nessun altro Paese della terra questi effetti sono forse orripilanti come quelli che si registrano oggi nel nostro. In nessun altro luogo del pianeta è infatti possibile assistere, oggi, a uno spettacolo ributtante come il trescone persecutorio che da ormai tre lustri sta infuriando, in forme sempre più micidiali, intorno a un uomo che agli occhi dei suoi linciatori ha fin troppo manifestamente la sola colpa di essere un geniale e lieto beniamino della vita. Ma quale sarà mai la vera radice di quella passione letale che è l’inestinguibile odio che corrode e divora l’anima di questi poveri ossessi, istigandoli a tornare senza posa a sfregiare, con il loro dissennato accanimento politico, mediatico e giudiziario, l’immagine stessa del nostro Paese nel mondo? Non basta parlare d’invidia. Non basta parlare di rabbia. Non basta parlare di rancore e di volontà di vendetta. Occorre parlare anche di disperazione e di empietà. Nonché, anzi forse soprattutto, di feroce bacchettoneria.

Questi boriosi sbandieratori di questioni etiche e morali sono infatti in primo luogo dei disperati bacchettoni. Bacchettoni – va da sé – senza fede, senza nessuna fede, salvo, naturalmente, quella che essi hanno nella loro buffa pretesa di essere, nonostante tutte le severe bocciature impartite loro dalla storia, la crème spirituale del paese, se non del mondo. Nulla di più ridicolo. Eppure proprio in questa bacchettoneria senza fede è racchiuso forse tutto il sugo di quella micidiale ideologia, sopravvissuta al crollo delle sue sorelle e cuginette comuniste e nazifasciste, che è la superstizione laicista. La quale in effetti consiste appunto nell’illusione di poter recidere ogni legame fra l’etica e il sacro, la morale e il sentimento religioso, l’Europa e le sue radici cristiane, il senso della giustizia e quello della giustizia divina. Illusione ormai confutata dagli effetti micidiali che ha prodotto negli ultimi due secoli, e tuttavia ancora oggi capace, da noi, di produrre sciami di demoni assolutamente identici a quelli così descritti da Nietzsche nella sua «Genealogia della morale»; «Noi soltanto siamo i buoni, i giusti – dicono costoro, – noi soltanto siamo gli uomini di buona volontà». Si aggirano tra noi come rimproveri viventi. Oh, quanto costoro sono pronti, in fondo, a far espiare! Quanta è la loro sete di diventare carnefici! Pullulano tra loro i bramosi di vendetta travestiti da giudici, che hanno sempre in bocca una bava avvelenata, sempre con una smorfia sulle labbra, sempre pronti a sputare su tutto quanto non ha l’aria scontenta e va di buon animo per la sua strada. Fra costoro non manca neppure quella nauseabonda genia di vanitosi, aborti di menzogna, che mirano a fare da «anime belle», e a esibire sul mercato, avvolta in versi e in altri pannolini, la loro malconcia «sensualità come purità di cuore: la genia degli onanisti morali».Ruggero Guarini, IL Tempo, 19 gennaio 2011

RAI 3 CENSURA IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO: HA CHIAMATO BALLARO’ MA FLORIS NON RISPONDE

Pubblicato il 19 gennaio, 2011 in Cronaca, Politica | No Comments »

Censurato dal “servizio pubblico”. Non è successo a un cittadino qualunque, ma al presidente del Consiglio. Ieri sera Silvio Berlusconi ha telefonato a sorpresa alla trasmissione Ballarò, dedicata quasi interamente alla vicenda Ruby, ma il conduttore Giovanni Floris, ormai in chiusura, ha deciso di non farlo intervenire in trasmissione. Lo ha riferito, prima della chiusura della puntata, lo stesso Floris.

“Ha telefonato – ha detto il conduttore – il presidente Berlusconi; ma visto come era andata l’ultima volta, lo abbiamo invitato a venire da noi la prossima settimana”. Floris si è riferito all’ultima telefonata del premier alla trasmissione, quando egli ha chiuso bruscamente e polemicamente la telefonata rifiutando di rispondere ad alcune domande. Dalla redazione di Ballarò, come per scusarsi, viene fatto presente che domenica scorsa il presidente del Consiglio era stato invitato a partecipare proprio alla trasmissione di questa sera. Nel frattempo gli hanno buttato giù il telefono in faccia. Il giornalista dice anche “naturalmente ribadiamo il nostro invito già per la prossima puntata: già da martedì il presidente del Consiglio potrà venire a Ballarò per confrontarsi con gli altri ospiti e per rispondere alle nostre domande”. E quanto alla puntata, per Floris è stata “una puntata utile, in cui si sono confrontate civilmente visioni molto diverse di quanto accaduto in questi giorni”.

.…..Insomma in Italia,  un modesto conduttore della televisione pubblica, pagato con i soldi dei cittadini la cui maggioranza ha votato per il presidente Berlusconi, può decidere di impedire al presidente del Consiglio, oggetto di una squallida puntata di un programma datato, di dire la sua sulla vicenda di cui è accusato di essere protagnista. Siamo alla frutta della democrazia in questo Paese! g.

FIAT: UN “SI” CHE UMILIA LE SINISTRE

Pubblicato il 18 gennaio, 2011 in Economia, Politica | No Comments »

Vince chi prende più voti. Accade e viene riconosciuto non soltanto in tutte le democrazie del mondo, ma anche in ogni libera associazione, perfino nelle bocciofile emiliane tanto care a Bersani. A Mirafiori il 54% dei dipendenti ha detto sì all’accordo per nuovi investimenti e il 46% ha detto no. Eppure larga parte della sinistra ha festeggiato e brindato.
Sindacalisti, politici, intellettuali e giornalisti hanno raccontato perché e per come ha perso chi ha vinto, con un singolare rovesciamento del significato del voto e quindi della stessa regola principe della democrazia partecipata. Si è parlato di risultato “sul filo del rasoio” (otto punti di differenza non sono proprio niente), si è ragionato di lavoratori, quelli del sì, privi di dignità e orgoglio (“uomini e no” il titolo del Fatto), si è scritto che “hanno detto no quasi tutti” (mandate le tabelline alla direttora dell’Unità), hanno insomma fotografato il referendum applicando il filtro rosso dell’ideologia salottiera di sinistra, grazie al quale il voto “amico” è “più responsabile” e come tale vale doppio.

LA PERSECUZIONE GIUDIZIARIA DI BERLUSCONI E’ COSTATA SINORA 300 MILIONI DI EURO. CHE NON PAGANO I MAGISTRATI MA GLI ITALIANI

Pubblicato il 17 gennaio, 2011 in Cronaca, Politica | No Comments »

Magistrati È il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini a fare i conti. «Sono i numeri a dimostrare la persecuzione giudiziaria di cui è vittima ormai da diciassette anni Silvio Berlusconi: 105 procedimenti avviati, 1.000 magistrati coinvolti, 530 perquisizioni, 2.500 udienze, 10 assoluzioni e 13 archiviazioni. Nonostante questo spiegamento di forze un solo numero manca all’appello, quello di una condanna. Per questo motivo la maggioranza degli italiani ha capito da tempo da che parte stare e rinnova la sua fiducia nei confronti del premier e del suo governo che continuerà – conclude il ministro – a lavorare per il bene del Paese». Le cifre fornite dal ministro sono impressionanti. Ma quanto costa allo Stato, e dunque a noi contribuenti, la campagna giudiziaria contro il Cavaliere? In realtà a comunicare i primi dati sull’offensiva era stato lo stesso Berlusconi lo scorso 14 gennaio in un messaggio inviato ai promotori della libertà riferendosi a «una persecuzione che si è articolata su 105 indagini e in 28 processi, il record assoluto credo di tutta la storia dell’uomo in qualunque paese del mondo. Questi processi hanno impegnato i miei difensori in 2.560 udienze, con più di 1.000 magistrati intervenuti con un costo, per me, di oltre 300 milioni di euro in avvocati e consulenti e credo con un costo di pari importo per lo Stato e quindi per i contribuenti» ha detto il premier. In tutto 28 processi – aveva ricordato il premier – che hanno dato luogo a 10 assoluzioni, 13 archiviazioni mentre sono 5 i processi ancora in corso. Inoltre «nessuno di questi processi è collegato alla mia attività di governo come presidente del Consiglio».
In realtà, il costo sostenuto dallo Stato potrebbe risultare molto più alto rispetto ai 300 milioni di euro stimato da Silvio. Cui andrebbero aggiunte le spese effettuate per le intercettazioni. In generale sono costate oltre 272 milioni di euro le intercettazioni telefoniche e ambientali nel corso del 2009: sotto controllo 119.553 telefoni e 11.119 ambienti. Questi, almeno, gli ultimi dati del ministero della Giustizia comunicate lo scorso 16 giugno dall’Associazione nazionale magistrati sulle intercettazioni. L’unico numero che è stato invece ricavato con un ragionamento è quello delle persone intercettate: sono meno di 40mila, cioè lo 0,07 della popolazione italiana; un dato questo che si ottiene dividendo il numero delle utenze sottoposto a controllo per tre, visto che in media ogni persona intercettata utilizza tre o più numeri telefonici. Complessivamente i «bersagli» sono stati 132.384, poco meno dell’anno precedente, quando si erano attestati su 137.086. Rispetto al 2008 però c’è stato un aumento di spesa, visto che allora le intercettazioni erano costate poco più di 233 milioni di euro.
La gran parte della spesa è rappresentata dal noleggio degli apparati per intercettare (computer, server o altro materiale informatico) costato nel 2009 ben 214 milioni di euro. Altri 45 milioni di euro sono stati pagati alle compagnie telefoniche per il noleggio delle linee. Linee che invece in Paesi come la Francia e la Germania vengono fornite a costo zero. Non solo. Secondo un recente articolo apparso sul Sole24Ore, Il budget dell’Italia per la giustizia, circa 7 miliardi di euro, è il più alto d’Europa. Oltre due terzi degli stanziamenti – più di 5 miliardi – sono assorbiti da capitoli di spesa che hanno a che fare con gli stipendi e più in generale con il costo del lavoro. Intanto, i 7,2 miliardi destinati dall’Italia al comparto giustizia (nel 2006 erano il 7% in più), nel 2010 sono saliti a 7,4 miliardi. Tra il 2011 e il 2013, le previsioni indicate nella legge di stabilità riportano i fondi intorno ai 7 miliardi. Camilla Conti, Il Tempo, 17 gennaio 2011

.…..A proposito di giustizia, ieri sera il presidente della Camera Fini è stato ospite di Fabio Fazio alla saporifera trasmissione “Che tempo che fa”. Tralasciamo l’evidente buonismo di Fazi che ha evitato acccuratamente di fare domande “insidiose” a Fini, ma vale la pena di sottolienare invece il “buonismo” ipocrita di Fini verso Berlusconi. A proposito dell’ultimo caso surreale di cui è vittima e protagonista il capo del governo, Fini ha detto “di comprendere il fastidio di Berlusconi il quale però deve andare dai Magistrati difendersi anche perchè i magistrati che sbagliano pagano”. Incredibile. Intano, Fini  nel caso Montecarlo è stato trattato da cittadino diverso dagli altri e per il quale non vale la regola che la legge è uguale per tutti, ma fa specie sentire un addetto ai lavori dire che i magistrati che sbagliano pagano. Forse vive in un altro pianeta per dire una baggianata simile. g.