Archivio per la categoria ‘Politica’
VENDOLA REGALA SINISTRI AUMENTI
Pubblicato il 29 dicembre, 2010 in Economia, Il territorio, Politica | No Comments »
In Puglia nuovo ticket di un euro sulle ricette e tasse più alte sulla benzina. Il leader della sinistra diventa il campione dei prelievi sui cittadini.
Un bilancio «lacrime e sangue». La definizione è del governatore Nichi Vendola. La Puglia ha approvato nella notte di martedì una manovra finanziaria che segna l’introduzione del ticket sulle ricette mediche per tutti, senza distinzione di reddito, e l’elevazione dell’accisa sulla benzina di 2,5 centesimi per litro. Arrivando, nei distributori, a costare oltre un euro e mezzo. La maggioranza di centrosinistra ha giustificato l’adozione di provvedimenti fortemente impopolari con la teoria della «coperta corta», illustrata dall’assessore al Bilancio, il democratico Michele Pelillo, che ha scaricato le responsabilità sui tagli ottemperati dal governo nazionale. E mentre l’assessore alla Salute, Tommaso Fiore (un tecnico di area Sel), ha già dato comunicazione ai direttori generali delle Asl dell’arrivo del ticket «fisso a ricetta pari a 1 euro a carico di tutti i cittadini pugliesi, esenti e non», l’opposizione di centrodestra ha acceso i riflettori sul dato politico che influirà sulle tasche dei cittadini. «Dopo sei anni di governo Vendola – ha argomentato il capogruppo del Pdl Rocco Palese – i pugliesi si ritrovano tartassati, con ospedali da chiudere, servizi sanitari limitati all’emergenza, totale assenza di controllo della spesa sanitaria e perseveranza politica nel voler andare avanti così. È evidente che siamo dinanzi ad un fallimento politico ed amministrativo imputabile a chi continua a governare all’insegna di una eterna campagna elettorale».
La sintesi di Nino Marmo, vice presidente del Consiglio regionale del Pdl, non lascia spazio a dubbi: «Vendola è stato costretto ad alzare le tasse perché negli anni passati ha agito da perfetto scialacquatore. Soprattutto non è riuscito a venire incontro alle categorie più deboli e meno garantite: è rimasta invariata, infatti, l’imposta sul gas metano, un balzello che tocca da vicino le tasche di tanti anziani e giovani pugliesi». Il governatore e leader di Sel ha parlato di una manovra «da dopoguerra, in equilibrio tra ciò che è emergenza e ciò che è sviluppo», mentre l’assessore al Bilancio Pelillo, si è difeso spiegando che «l’accisa sulla benzina è stata stabilita per finanziare il fondo per la non autosufficienza. Non abbiamo, però, toccato Irpef e Irap». Da destra la replica punta dritto al buco registrato dalla Giunta nella Sanità. «Basta con questa filastrocca del Bilancio pugliese condizionato dai tagli statali. Gli amministratori del centrosinistra – ha ribattuto Palese – devono prendersi le proprie responsabilità: qui il disavanzo sanitario nel 2010 si è attestato sui 400 milioni di euro».
Alle critiche severe del Pdl, nei giorni scorsi si sono aggiunte le recriminazioni degli esponenti della maggioranza: Michele Mazzarano del Pd e Aurelio Gianfreda del partito di Di Pietro hanno fatto pesare il proprio voto favorevole chiedendo in cambio maggiori risorse per gli ospedali presenti nei territori nei quali sono stati eletti (tra Taranto e Lecce). Infine sono stati rigettati tutti gli emendamenti migliorativi promossi dal centrodestra: «Volevamo ripristinare un sistema di controllo e legalità nelle Asl e nell’intero sistema sanitario pugliese – ha puntualizzato Palese facendo riferimento ai recenti scandali della Sanitopoli – ma non siamo stati ascoltati. Abbiamo chiesto invano anche di ridurre le spese di rappresentanza e comunicazione per investire nel diritto allo studio, nei servizi sociali e nella lotta contro le nuove povertà». La conclusione del capogruppo del Pdl è amara: «Insomma senza nessun ostruzionismo abbiamo cercato di tradurre in atti e fatti concreti le migliaia di promesse elettorali di Vendola e della sinistra. Ma senza alcun successo». Michele De Feudis, Il Tempo, 29 dicembre 2010
….Vendola, il campione dei poveri, per sanare il buco della saniutà da lui stesso provocato nei cinque anni precedenti, nel corso dei quali gha scialacquato a piene mani regalando soldi a destra e a manca, sopratutto, anzi, soltanto a manca, ha varato per il 2011 un bilancio di lacrime e sangue a danno dei contribuenti meno fortunati. Ovviamente dirà che la colpa è del govenro. Ma la colpa è soltanto sua che ha dilapdato centinaia di milioni di euro nella sanità per arrivare al punto di partenza, cioè la necessità di organizzare una sanità che tagliasse i rami secchi per offrire una assistenza migliore ai cittadini pugliesi. Se lo acvesse fatto cinque anni fa, sulla scia delle scelte fatte dal presidnete Fitto, oggi non saremmo alle “lacrime e sangue” di colore vendoliano. Come tutti i robespierre, ora Vendola se la prende con tutti meno che con se stesso. Ma farà la stessa fine (metaforica) del robespierre della rivoluzione francese. g.
WIKILEAKS RIVELA: D’ALEMA RITIENE CHE LA NAGISTRATURA E’ LA PIU’ GRAVE MINACCIA PER LO STATO ITALIANO
Pubblicato il 24 dicembre, 2010 in Cronaca, Politica | No Comments »
Lo racconta Ronald Spogli, all’epoca ambasciatore americano a Roma, il 3 luglio 2008 in un cable rivelato ieri sera da Wikileaks e pubblicato sul giornale spagnolo El Pais.
«La magistratura è la più grave minaccia allo Stato». E stavolta a dirlo non è Berlusconi o qualche falco del Pdl. Bensì Massimo D’Alema. Lo racconta Ronald Spogli, all’epoca ambasciatore americano a Roma, il 3 luglio 2008 in un cable rivelato ieri sera da Wikileaks e pubblicato sul giornale spagnolo El Pais. «Sebbene la magistratura italiana sia tradizionalmente considerata orientata a sinistra, l’ex premier ed ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema ha detto lo scorso anno all’ambasciatore (Usa, ndr) che la magistratura è la più grande minaccia allo Stato italiano», si legge nel testo. In quello stesso cable Spogli cerca di spiegare a Washington che l’Italia da 15 anni tenta di riformare «un sistema giudiziario ferocemente indipendente» e che «la pratica abituale delle intercettazioni telefoniche pubblicate dalla stampa produce un grande imbarazzo a quelli che sono coinvolti». In quel periodo l’ambasciatore Usa annotava che i giornali italiani erano pieni di trascrizioni di registrazioni telefoniche e, incontrando Gianni Letta, Spogli spiegò a Washington che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio annunciava altre rivelazioni scottanti nelle settimane successive.
… D’Alema si è affrettato a smentiere sostenendo che trattasi di una bufala. E’ ovvio, quelle su Berlusconi sono oro colato, quelle su di lui sono …bufale. Così vede il mondo il leader “maximo” dei post comunisti italiani. Sempre alla rovescia. g.
LA TRISTE PARABOLA DI FINI ZAR DEL PARLAMENTO
Pubblicato il 24 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »
I titoli di coda del 2010 stanno cominciando a scorrere, ma il film continua e i colpi di scena nella nostra commedia nazionale non finiscono di stupire. Ieri abbiamo appreso che in Italia esiste una carica istituzionale sulla quale il Parlamento non può aprire una libera discussione: il presidente della Camera Gianfranco Fini. Si può sindacare su tutto, dire che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è il dittatore Noriega e deve andare in galera (Di Pietro dixit), si può discettare sulla vita e i suoi misteri, sulla fede e l’ateismo, ma su Fini no, il dibattito non si può fare e a dirlo è lo stesso Gianfranco con una lettera dal tono zarista. Invece di fare la mossa democratica e illuminata, invece di dire alla Lega «prego, si apra una discussione, decida il Parlamento sovrano», Fini si trincera dietro una terzietà che ha perso da tempo. Il presidente della Camera e leader di Fli ha buttato un’altra occasione per recuperare un po’ di coerenza. Ma qualsiasi richiamo al bon ton istituzionale sembra cadere nel vuoto.
Siamo di fronte a un caso da manuale, un dottor Jekyll e Mister Hyde in chiave politica che si presenta così: 1. la mattina si sveglia e tuona contro il cesarismo e il partito proprietario; 2. la sera esce da casa e fonda un partitino che si chiama come il titolo di un suo libro e ha il suo nome in primo piano; 3. la mattina vota una legge elettorale che gli consente di scegliere i suoi parlamentari e vincolarli ai suoi piani; 4. la sera va in giro a dire che quella legge fa schifo e ora bisogna cambiarla; 5. la mattina ordina ai suoi ministri di dimettersi dall’incarico di governo; 6. la sera dichiara che per la sua poltrona la parola dimissioni non esiste; 7. la mattina dice che non può fare campagna elettorale per le elezioni regionali del Lazio perché lui è super partes; 8. la sera prende la macchina va a Bastia Umbra e da leader di partito chiede le dimissioni del premier; 9. la mattina s’affaccia alla finestra e dice: sono presidenzialista; 10. la sera chiude la finestra e proclama: sono parlamentarista. Mi fermo qui, sono giorni di festa e mi sento più buono anch’io. Cari lettori, Buon Natale. Mario Sechi, Il Tempo, 24 dicembre 2010
…..La vicenda, oggetto del sarcastico editoriale di Mario Sechi, è nota. Ieri l’altro, il capogruppo della Lega alla Camera ha scritto a Fini e ai capigruppo parlamentari della Camera per chiedere una discussione in Parlamento sul ruolo di Fini che da presidente superpartes si è trasformato in capopartito, usando il suo Ufficio alla Camera per fare propaganda e proselitsmo, addirittura per guidare l’azione tesa a disarcionare il governo della maggioranza che lo ha eletto. Azione fallita con grande scorno di Fini che se avesse avuto un minimo di dignità si sarebbe dimesso immediatamente. Ma la dignità è proprio ciò di cui difetta Fini, spocchioso e pretenzioso, nonostante la sua assoluta “modestia” , politica ed intellettuale, come ha sottolineato Piero Ostellino, grande giornalista e grande liberale. Alla richiesta della Lega che ha chiesto di sottiporre la richiesta alla conferenza dei capigruppo per la calenderizzazione del dibattito in Aula, Fini ha risposto, come uno zar scrive Sechi, peggio, dicamo noi, come uno “stalinino” in sedicesimo, che su di lui non si può discutere, salvo che non si modifichi la Costituzione. Accipicchia, addirittura, per discutere di Fini, bisogna cambiare nentepopodimenoche (direbbe Mario Riva) la Costituzione. Insomma, mentre la Camera può discutere del presidente della Repubblica (è accaduto!), non può farlo di lui, del voltagabbana che dopo il 14 dicembre dovrebbe andare a nascondersi e non farsi più vedere in giro.E’ Natale e non sarebbe il caso di infierire. Ma quello di Fini è un caso da psichiatria, e questo ci va di dirlo. g.
L’IMPEDIMENTO DELLA CORTE, di Alessandro Sallusti
Pubblicato il 24 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »
DOPO LA SCONFITTA UN GENERALE DEVE LASCIARE, l’editoriale di Mario Sechi
Pubblicato il 23 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »
La Lega chiede un dibattito parlamentare sul ruolo di Fini e ha tutto il diritto di farlo. È bene scriverlo fin dalla prima riga perché in queste ore c’è chi avanza l’idea che la sortita del Carroccio sia contro le istituzioni. Semmai è esattamente il contrario. Quando il partito di Bossi invoca la chiarezza sul ruolo della terza carica dello Stato non fa nulla di sbagliato. Rientra tra i diritti e i doveri di una formazione politica che siede a Montecitorio quello di affrontare con tutti i crismi – in Parlamento, davanti alla pubblica opinione, dentro le istituzioni – una questione che è sotto gli occhi di tutti. Non mi era sembrato opportuno l’estate scorsa che fosse il presidente del Consiglio a chiedere le dimissioni di Fini, le condizioni per una richiesta simile erano sbagliate nel contesto (durante la direzione del partito), nella forma (la seconda carica dello Stato che chiede alla terza di farsi da parte) e nei tempi perché ancora doveva chiarirsi lo scenario politico. Ma dopo il voto di fiducia del 14 dicembre scorso, quello scenario è cristallino: Berlusconi ha vinto, Fini ha perso. E chi ha sostenuto – dallo scranno più alto di Montecitorio – la mozione di sfiducia contro il capo del governo, dopo aver incassato la sconfitta dovrebbe trarne le logiche conseguenze politiche e lasciare la presidenza della Camera. Così finora non è stato.
Fini ha dichiarato più volte di non volersi dimettere, di voler continuare a guidare l’Assemblea e di voler sfidare chiunque a trovare un solo errore o partigianeria nella conduzione dell’aula. Le sue considerazioni potrebbero essere valide se il suo ruolo si esaurisse nei comportamenti in aula, ma non è così. Nessuno vieta a Fini di far politica, ma nella veste di istituzione terza, ogni sua parola assume un significato preciso e ogni sua mossa politica – anche quelle che possono apparirgli innocue – hanno un effetto sul sistema politico.
Il suo ruolo dopo la fiducia è stato ridimensionato, il suo peso specifico riportato alla realtà, la sua aspirazione a costruire un nuovo centrodestra più che immaginario ricondotta a dimensioni terrestri, la sua audience s’è ridotta e la sua credibilità è intaccata enormemente. Detto questo, la sua azione da Presidente della Camera non per questo può essere considerata ininfluente, non va sottovalutata. Da quella posizione Fini può continuare a tenere accesa la candelina della manovra di Palazzo, del cambio di regime e può concedersi il lusso di pesare più della sua reale sostanza. La Lega tecnicamente non può andare al di là del semplice dibattito parlamentare, nessuno obbliga Fini a lasciare. Ma ci sono valide ragioni politiche non solo per discutere in Parlamento, ma per lo stesso Fini di valutare con attenzione le sue dimissioni. Egli può restare al suo posto, continuare a fare come se niente fosse successo, ma continuare ad occupare quella casella in realtà non solo è un problema per l’istituzione ma anche per il leader di Futuro e Libertà.
Quando incassi una cocente sconfitta e non ne trai le conseguenze politiche, la tua credibilità e autorevolezza sono sempre più deboli, entrano in una parabola calante che un leader di partito non può permettersi. Se Fini davvero pensa di dover costruire un altro partito e un altro centrodestra, dovrebbe impegnarsi in quel progetto e lasciare la casella istituzionale libera. Ha chiesto ai suoi fedelissimi che occupavano un posto nel governo di farsi da parte. E ha ottenuto le loro dimissioni e il loro impegno in Futuro e Libertà. Per lui hanno rinunciato al posto e all’indennità. Hanno dimostrato quella che si chiama fedeltà. Solo che dopo il voto di fiducia il loro impegno rischia di essere tradito proprio da Fini, il quale chiede ai suoi il massimo sacrificio e per se stesso invece non immagina uno scenario parallelo e anzi lo nega decisamente. Questo ha un paio di scenari possibili: 1. il suo impegno come Presidente della Camera resta e Fini corregge la deriva futurista; 2. in questo caso la carica non gli consente di seguire il partito come ha promesso ai suoi alleati di Fli in quell’avventura; 3. conserva la carica di presidente della Camera ma si occupa prevalentemente del partito; 4. in quest’ultimo caso sottrae non energie all’istituzione della Camera dei deputati ma ne mina la terzietà necessaria.
Come vedete, cari lettori, siamo di fronte a un orizzonte che non contempla le mezze misure. L’arte di arrangiarsi con le istituzioni di garanzia (e quella di Fini lo è all’ennesima potenza) finisce per rivoltarsi contro chi prova a far convivere due anime. Gianfranco non è Silvio. Fini non è nella stessa posizione di Berlusconi. Il presidente della Camera non è il Presidente del Consiglio. Hanno doveri, limiti e potenzialità d’azione incomparabili. Uno è il capo dell’esecutivo, guida la politica nazionale e lo fa in base a un programma votato dagli elettori, l’altro garantisce il corretto funzionamento di un ramo del Parlamento, ne determina l’agenda, media tra i partiti, applica il regolamento e le leggi Costituzionali. Il problema è che Fini ad ogni mossa avrà sempre il fantasma della sua convenienza politica alle spalle, anche quando questa fosse lontanissima (e non lo è affatto) dai suoi pensieri.
Per questo Fini è a un bivio e non può gingillarsi troppo con le parole né sperare che un partito come la Lega torni sui suoi passi. Il significato vero del voto del 14 dicembre sta emergendo giorno dopo giorno e solo ora anche gli aedi più convinti del finismo si stanno rendendo conto di cosa significhi presentarsi davanti all’opinione pubblica con il segno della sconfitta parlamentare. La fiducia incassata da Berlusconi ha un valore enorme, un peso specifico destinato a crescere nel momento in cui tutta l’Europa chiede all’Italia stabilità e lo stesso Quirinale esclude la possibilità di elezioni anticipate. È su questo scenario politico che Fini dovrebbe riflettere. Soprattutto quando in maniera del tutto incredibile auspica che il governo vada avanti, dopo averne chiesto la rovinosa caduta. Non si può vivere in eterna contraddizione e sperare che nessuno se ne accorga. Dopo la sconfitta, un generale si arrende e lascia. I giochi sono fatti, rien va plus, monsieur Fini. Mario Sechi, Il Tempo, 23 dicembre 2010
RASSEGNA STAMPA DI MERCOLEDI’ 22 DICEMBRE: LA NEMESI DI FINI
Pubblicato il 22 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »
Il Sole 24 Ore (Luca Ostellino) – …Forte dell’appello ai partiti di Giorgio Napolitano, che nel suo invito al dialogo ha di fatto riconosciuto come a questo governo non ci sia un’alternativa, Berlusconi ha più volte ribadito di ritenere di poter allargare la maggioranza uscita dal voto di fiducia … Le parole di Giorgio Napolitano sembrano comunque avere aperto la strada a una possibile trattativa tra centro-destra e terzo polo. Pier Ferdinando Casini si è detto pronto «ad aprire una fase politica nuova», per «concorrere alle scelte positive del paese …
Italia Oggi (Sergio Soave) – L’appello di Giorgio Napolitano a non interrompere la legislatura, venuto dopo la conferma parlamentare della fiducia al governo, ha offerto a Pierferdinando Casini l’occasione per offrire una sorta di sostegno esterno all’esecutivo, pur da una collocazione all’opposizione … La maggioranza … può dunque contare proprio sulla divisione tra i suoi avversari come su di una risorsa fondamentale …
La Nazione (Franco Cangini) – …. Il riconoscimento della necessità di una stabilità operosa nei due anni che mancano al termine della legislatura, per mettere in sicurezza il Paese nella tempesta finanziaria globale, vede Napolitano e Berlusconi … sulla medesima lunghezza d’onda … La ricomposizione unitaria del centrodestra, in alleanza organica con la Lega di Bossi, si presenta necessaria non solo per governare l’Italia secondo le intenzioni della maggioranza elettorale, ma anche per mettere la sinistra nelle condizioni di riconoscere di dover cambiare per vincere …
Libero (Gianluigi Paragone) – … Il fatto che il leader dell’Udc stia smarcando il partito dalla tenaglia con Fini significa innanzitutto questo: oggi come oggi Fini non è garanzia di un bel niente. Anche per questo lo stesso presidente della Camera comincerebbe a sospettare pure degli alleati centristi. Si sentirebbe tradito: tradito da Casini, tradito da quei futuristi col senso della ragion pratica, tradito dai giornali che prima lo avevano adottato con generosità troppo sospetta per essere sincera. Proprio lui, che aveva accerchiato e tradito il Cavaliere, ora si sente tradito e accerchiato dagli altri: una capriola del destino, una nemesi perfetta … Casini non ha alcuna intenzione di impiccarsi con la corda finiana, tanto che si è sfilato con la classe: noi ci teniamo le mani libere …
La Stampa (La Jena) – Fini: la terza scarica dello Stato
Italia Oggi (Diego Gabutti) - … L’ex Cofondatore del Popolo della libertà sta tirando dritto per una strada storta, fangosa e piena di buche … È in questa terra selvaggia e desolata che il presidente della Camera sta facendo del turismo politico … Adesso che il partito futurista minaccia d’andare in tocchi come gli zombie nei film «de paura», non si capisce più dove sia diretto il presidente della Camera. Già non si capiva bene prima, per la verità. Che cosa avrebbero fatto i futuristi una volta deposto Berlusconi e consegnato il testimone della legislatura all’opposizione di centrosinistra? Era un bel mistero. Com’è un mistero adesso capire che cosa ci facciano in compagnia dei cattoliconi di Pier Ferdinando Casini e di Francesco Rutelli …
Il Foglio – … Adesso il Cavaliere ha circa tre settimane per agganciare l’Udc che, conciliaboli privatissimi, propende per l’avvio di un negoziato … con la maggioranza … “Credo che la legislatura possa durare”, ha detto ieri il presidente della Camera scivolato suo malgrado in una condizione di minorità nei confronti dell’alleato terzopolista. … La Lega si è fatta più morbida … si è imposta la linea di Roberto Maroni, il più propenso a tentare un’apertura a Casini … Dunque il premier e il Pdl negoziano già con Casini, come spiega Fabrizio Cicchitto, al corrente della rassicurazioni offerte dal Cavaliere ai leghisti: non si parla certo … di un’apertura a Fini …
Il Giornale (Francesco Forte) – La disoccupazione in Italia è aumentata in ottobre dello 0,3% su settembre, passando dall’8,4 all’8,7% della forza lavoro, che è rimasta invariata … mentre l’export e in genere l’industria in tale periodo registrano un, sia pure limitato, miglioramento … sembrerebbe che ci sia una contraddizione fra questi dati positivi e l’aumento della disoccupazione d’ottobre. Ma a una lettura più dettagliata emerge che in ottobre l’occupazione è rimasta eguale a quella di settembre e che la disoccupazione è aumentata di 0,3% perché sono aumentate le richieste di lavoro. In sostanza, il risveglio della produzione ha generato la sensazione che adesso ci sia una maggior possibilità di avere lavoro e s’è invertita la tendenza precedente di riduzione delle domande di occupazione, dovuta alla supposizione che i posti fossero scarsi …
La Stampa (Luigi La Spina ) – … Come spesso capita nell’Italia d’oggi, questo clima di eccitazione guerresca è del tutto sproporzionato rispetto alla realtà. Perché tra le parole e i fatti non c’è nessun rapporto logico e lo scontro, pacifico come speriamo, cruento come temiamo, alla fine, sarà abbastanza inutile … La riforma Gelmini, che dovrebbe essere approvata stasera al Senato in via definitiva, è piena di buone intenzioni, propone una ventata di meritocrazia assolutamente necessaria, e suggerisce alcuni provvedimenti utili per ostacolare il familismo d’ateneo …
LA LEGA CHIEDE DIBATTITO SUL RUOLO DI FINI
Pubblicato il 22 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »
La Lega chiede con una lettera all’ufficio di presidenza della Camera, al presidente Fini e ai capigruppo, di valutare la calendarizzazione di un dibattito in Aula sul ruolo del presidente Gianfranco Fini. Spiega il capogruppo del Carroccio Marco Reguzzoni: “le dimissioni stanno nella coscienza di ognuno, ma è necessario che almeno il Parlamento possa esprimersi”, perché “a nostro avviso andando avanti così si lede la dignità delle istituzioni e si crea un precedente pericoloso”. La richiesta é che la questione venga valutata già alla capigruppo dell’11 gennaio.
.…Era ora che la posizione di Fini fosse oggetto di pubblico dibattito alla Camera dei Deputati che deve valutare il ruolo che Fini svolge, usando la Camera e3 gli uffici della Camera per fare attività politica. Non c’entra nulla questo con la “imparzialità” che anche oggi Fini ha tirato in ballo. Perchè l’imparzialità di facciata nasconde di fatto la faziosità con cui Fini dirige i lavori della Camera e a questo riguardo basta l’esempio del turpiloquio usato in Aula da Di Pietro contro il Capo del Governo. Fini ha scampanellato ma non lo ha espulso dall’Aula. Altri lo avrevbbero fatto. La differenza è tutta qui. g.
TUTTI TIFANO PER BERLUSCONI. ECCO PERCHE’, di Alessandro Sallusti
Pubblicato il 22 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »
VITTORIO FELTRI LASCIA IL GIORNALE: ECCO IL SUO SALUTO AI LETTORI
Pubblicato il 22 dicembre, 2010 in Cronaca, Politica | No Comments »
Caro Direttore,
un paio di mesi fa, in vista della sospensione di tre mesi poi inflittami dall’Ordine dei giornalisti, ho ceduto volentieri a te il posto di direttore responsabile del Giornale , riservandomi quello di direttore editoriale nella speranza di rendermi ancora utile. Il passaggio è avvenuto in sordina, anche se qualcuno lo ha notato lo stesso. Ora che me ne vado del tutto, mi sembra opportuno spiegare ai lettori perché ho preso simile decisione. Primo. Non lascio per la seconda volta questa gloriosa testata per motivi polemici. Anzi. Sono grato a coloro che mi hanno seguito con entusiasmo, e a te, in particolare, per l’aiuto fondamentale che mi hai dato in sedici mesi di lavoro allo scopo di rilanciare il nostro quotidiano. Secondo. Il problema è che la sanzione disciplinare (a mio avviso ingiusta) mi vieta di esercitare la professione fino al 2 marzo 2011. Che faccio intanto? Poiché desidero non essere un peso per la redazione e per l’azienda, né mi piace stare con le mani in mano, cambio mestiere: mentre sconto la «pena» (il bavaglio) che mi impedisce di scrivere articoli, faccio l’editore. Poiché non posso farlo qui, dato che ce n’è già uno, e molto valido, mi trasferisco a Libero , di dove sono venuto, che mi ha offerto la possibilità di cimentarmi nel ruolo, appunto, di editore (oltre che di direttore editoriale) accanto a Maurizio Belpietro. Sono certo che i lettori e tu comprenderete le ragioni della scelta. Non si tratta di diserzione né di disaffezione verso il Giornale . Semplicemente, nonostante l’età, non amo il riposo: se non lavoro, mi sento morire. Insomma, cari amici, queste dimissioni mi sono state «prescritte» dal medico. La salute è la salute. A te, Alessandro Sallusti, l’augurio di proseguire sulla strada del successo, con il contributo di Gianni Di Giore, amministratore cui bisogna riconoscere il merito di aver sistemato i conti, e non era facile. A tutti i colleghi un abbraccio. E a Paolo Berlusconi un ringraziamento per avermi sopportato con una pazienza degna di Giobbe. Quanto ai lettori, se non ci fossero, non ci sarebbero i giornali e nemmeno i giornalisti. Quindi, teniamoceli buoni e cari. Con una promessa: la battaglia continua. Vittorio Feltri
Caro Direttore,
non conosco il tuo dottore, avrei preferito ti fossi curato con altre medicine. Ma non giudico e rispetto. Faccio mio il tuo prezioso consiglio sui lettori, ti auguro una pronta guarigione e ti ringrazio di tutto quello che hai fatto per me e per noi. A. S
…….Anche noi rivolgiamo a Vittorio Feltri gli auguri di buon lavoro nel suo nuovo ruolo di editore. Non abbandoniamo il Giornale ma leggeremo anche Libero per continuare con Feltri, Belpietro e Sallusti, la stessa battaglia. g



