MENTRE FINI DISCETTA SUI MASSIMI SISTEMI, A MONTECARLO IL COGNATINO SE LA SPASSA IN FERRARI MANGIANDO FILETTO DA 139 EURO ALL’ETTO: DA DOVE PRENDE I SOLDI?
Pubblicato il 8 dicembre, 2010 in Gossip, Politica | No Comments »
Il noto appartamento scovato dal Giornale che An ricevette in eredità per la «buona battaglia» nel 1999 da Anna Maria Colleoni. E che nel 2008 cedette per appena 300mila euro alla Printemps, società off-shore con sede a Saint Lucia, ai Caraibi, che a sua volta la cedette alla «gemella» Timara. Il bello, si fa per dire, è che a viverci, poi, ci è andato Giancarlo Tulliani, «cognato» di Fini. Identificato da un documento del governo di Saint Lucia come beneficiario effettivo di Printemps e Timara.
L’affaire immobiliare ha incendiato l’estate. Ed è costato a Fini e al suo ex tesoriere Francesco Pontone l’iscrizione nel registro degli indagati. E l’inchiesta della procura di Roma, che ha chiesto ma non ancora ottenuto l’archiviazione, ha peraltro confermato tutti i lati oscuri di quella storia, sollevati da questo quotidiano: l’appartamento, svenduto a meno di un terzo del suo valore, è occupato da Tulliani in virtù di un contratto d’affitto in cui le firme di locatore e locatario sono identiche.
Con queste premesse, è comprensibile che l’ancora indagato Fini (il quale è arrivato a promettere le proprie dimissioni in caso fosse provato che la casa è del fratello di Betta) si augurasse un rapido trasloco del cognato, sperando forse che la vicenda sedimentasse così più facilmente. Ma il giovane Giancarlo evidentemente si è affezionato al Principato e ai suoi lussi, e pare abbia ignorato il «non rientrate in quella casa».
In estate il settimanale Chi l’aveva già pizzicato intento a scorrazzare per i tornanti monegaschi sulla sua Ferrari, fidanzata bionda al suo fianco, per poi lavare il bolide al self service, pompa alla mano. Ma erano altri tempi. Il terremoto mediatico e quello giudiziario che hanno puntato sulla casa a due passi dal Casinò l’hanno però costretto per qualche mese nell’ombra: le imposte della maison di Palais Milton sono rimaste chiuse, nonostante la bella stagione il terrazzino era desolatamente vuoto, e qualcuno aveva persino staccato la targhetta col suo cognome dal citofono.
Ora, col freddo e le luci sull’affaire più basse, torna anche lui, monsieur Giancarlo: in grande spolvero e in dolce compagnia. Sono ancora i paparazzi di Chi a sorprendere il «cognato» a Montecarlo, sorriso smagliante come non lo si vedeva da tempo, e immancabile camicia bianca.
Tullianino è con due bionde, la sua fidanzata e un’amica, seduto fronte vetrina a uno dei tavoli dell’esclusivo «Beef Bar», panoramicissimo ristorante specializzato in carni d’importazione, affacciato sul porticciolo turistico di Fontvieille, il quartiere costruito sottraendolo al mare, appena sotto la fortezza del Principe.
A giudicare dalle foto, il fratellino di Elisabetta non ha dunque mollato l’osso immobiliare, non ha assecondato l’auspicio di Gianfranco a restituire le chiavi al «padrone di casa», chiunque sia. È di nuovo lì, ancora in pista, forse per non sprecare quella «conoscenza del mercato immobiliare del Principato» che Fini gli aveva attribuito all’inizio della storia. Forse solo per godersi le mollezze del Principato: in fondo, la residenza gli è stata data su garanzia di un deposito bancario, non per la sua attività professionale. Di certo è tornato: immortalato bicchiere in mano, intento in chissà quale brindisi, nell’elegante ristorante (il Beef Bar ha sedi anche a Nizza, Mosca e in Lussemburgo) gestito da italiani, che vanta tra le proprie specialità carni provenienti da tutto il mondo, tra le quali il pregiato manzo «Kobe»: 139 euro per un filetto da tre etti fatto arrivare dall’Australia. Giancarlo, invece, arrivava da più vicino: la casetta che fu di Colleoni è ad appena 2,5 chilometri di distanza dal ristorante. Una mezz’oretta di camminata, una decina di minuti in automobile. In Ferrari, poi, anche meno. Il Giornale, 8 dicembre 2010


All’angolo. Con pochi voti, pochi soldi e poche firme per il suo Manifesto per l’Italia. Fini è forse nel momento più difficile da quando ha iniziato la sua personale battaglia contro il Cav. Eppure, adesso, prima Adolfo Urso, poi Italo Bocchino, in due interviste hanno detto che è l’ipotesi che Fli preferisce. Anzi, ieri il capogruppo alla Camera dei futuristi è stato ancora più chiaro: «Se Berlusconi si dimettesse prima, avrebbe la certezza di continuare per tutta la legislatura. La prassi parlamentare prevederebbe infatti il reincarico da parte del Presidente della Repubblica». E anche la frase pronunciata, sempre ieri, dal presidente della Camera durante un incontro con gli studenti romani al liceo classico Orazio va in quella direzione: «Non faremo mai un ribaltone».
È un attimo. Appena sullo schermo appaiono le immagini di Gianfranco Fini, la platea dell’Auditorium della Conciliazione di Roma esplode. Fischia. Urla. È vero, il titolo della manifestazione organizzata dall’associazione Fratelli d’Italia (promossa da Fabio Rampelli, Marco Marsilio e Marco Scurria) è «Italia, avanti». E gli interventi che si susseguono sul palco cercano soprattutto di spiegare perché questo governo ha lavorato bene e deve proseguire la propria azione. Ma è indubbio che il vero obiettivo è e resta il presidente della Camera. Il «traditore».
Mancano ancora un bel po’ di giorni alla data del 14 dicembre, spartiacque della politica italiana, giorno della fiducia per Silvio Berlusconi. Confesso: non ne posso più. E sono sicuro che come me la pensano tutti i lettori de Il Tempo. Anche ieri abbiamo assistito a uno scambio di battute polemiche tra il Cavaliere e Fini, sai che novità. Nel frattempo il mondo se ne infischia di questa lite condominiale e va avanti come un treno. A onor del vero, Berlusconi cerca di tenere insieme i cocci del governo e sulla politica estera si dà parecchio da fare, ma lo scenario che viene dal Palazzo è terrificante. Elenco un paio di fatterelli che dovrebbero far riflettere tutti, in particolare i prodi ribaltonisti che allegramente pensano di marciare sul nostro portafogli, incassare l’indennità qualsiasi cosa accada e brindare alla fine del Cavaliere nero senza pagare dazio. Sfascisti che non pagano mai.