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L’amara Pasqua del furbo Casini

Pubblicato il 3 aprile, 2010 in Politica | No Comments »

Pasqua amara per il povero Casini dopo il risultato elettorale dell’Udc: un risicato cinque virgola. Pierferdy, che aveva pomposamente riesumato la craxiana politica dei due forni con l’ambizione di essere l’ago della bilancia tra Pdl e Pd, si è scoperto politicamente irrilevante.
Dove si è presentato da solo ha perso il confronto con tutte le forze intermedie, dai dipietristi ai grillini. Per tacere della Lega che l’ha surclassato. Quando si è alleato, secondo criteri arlecchineschi, a volte con la destra, altre con la sinistra, ha mostrato la sua inutilità. Salvo rari casi, chi doveva perdere ha perso nonostante l’appoggio di Casini. Chi doveva vincere, ha vinto a prescindere da lui.
Ma la cosa peggiore è che l’Udc ha perso la propria identità. Reperto della vecchia Dc o embrione della nuova, secondo i punti di vista, era comunque il partito dei cattolici. Non è più niente. A furia di allearsi col diavolo e l’acquasanta, Perferdy si è messo in urto con la Chiesa. L’Avvenire, quotidiano dei vescovi, lo ha più volte bacchettato. Preti e monache gli hanno voltato le spalle.
Se l’è cercata. Ha fatto il furbo con l’occhio fisso alle poltrone. Si è così trovato dalla stessa parte dei rifondaroli, di De Magistris, il sodale di Di Pietro che vuole portare in tribunale il Papa per inchiodarlo sui preti pedofili, di Mercedes Bresso, la pasionaria torinese. Ed è proprio in Piemonte che Casini ha perso più che altrove la faccia. La Bresso, presidente regionale uscente, è una bestia nera dell’episcopato. Laica, dura, femminista e grande sostenitrice della pillola abortiva (Ru486), Mercedes era il classico tipetto da cui un leader cattolico doveva stare alla larga. Non solo per rispetto delle proprie convinzioni ma per rinsaldare il rapporto con le gerarchie ecclesiastiche. Casini non ha fatto né l’uno né l’altro. Passi per le convinzioni che, nel suo caso, sono elastiche. Imperdonabile, invece, la sottovalutazione della reazione cattolica.
Vediamo la storia da vicino perché rappresenta forse il punto di non ritorno della parabola casiniana. Pierferdy aveva in Piemonte tre alternative: allearsi col centrodestra, col Pd o andare per conto proprio. Con la destra non ha voluto perché il candidato era Roberto Cota il quale, gradito alla Chiesa, era però sgradito a Casini che detesta i leghisti per principio. Da solo non gli conveniva perché non se lo sarebbe filato nessuno. Ha scelto la Bresso pensando che avrebbe vinto e che lui, mettendosi a rimorchio, avrebbe raccattato qualche poltrona. Un calcolo, come si vede, in cui non hanno minimamente inciso le sue sbandierate convinzioni religiose. Sui principi ha prevalso l’interesse spiccio.
Anche più grave la circostanza che a consigliargli l’alleanza perdente con Mercedes sia stato Michele Vietti, plenipotenziario torinese dell’Udc. Michele è della stessa pasta di Pierferdy. Ossia – sulla carta – un supercattolico tradizionalista, nei fatti un furbacchione. A denunciare la doppiezza di Vietti è stato suo cugino, Massimo Introvigne, uomo pio ed esponente dell’Udc che, indignato per la faccenda, ha abbandonato il partito e mandato all’inferno il parente. Pare – stando a Introvigne – che Vietti, attivo nel settore della Sanità regionale, avesse un consolidato rapporto con la Bresso. Di qui la scelta – in nome degli affari – di appoggiare la madamina laica e filo abortista, piuttosto che affrontare l’incognita di Cota, nonostante l’affinità cattolica. È andata male e ha perso. Ha vinto il leghista. Resta, scolpito nel marmo, l’atteggiamento poco commendevole di Vietti che – aggiunto all’opportunismo di Casini – ha irrimediabilmente deturpato l’immagine dell’Udc come partito dei valori cristiani. Se infatti – lì dentro – sono tutti come loro due, meglio perderli che trovarli. La riprova è che la Chiesa preferisce oggi la Lega a Pierferdy. Il distacco si sta consumando in queste ore. Appena i due neo governatori di Piemonte e Veneto – Cota e Zaia – si sono detti contrari alla Ru486, i vescovi si sono schierati con loro entusiasti. Il presidente della Pontificia accademia della vita, Rino Fisichella ha espresso «plauso», il vescovo di San Marino, Luigi Negri, si è detto «grato», soddisfatto il presidente della Cei, cardinale Bagnasco. È tutto un lodare la Lega e ignorare l’Udc.
Casini è stato soppiantato nelle simpatie ecclesiastiche da quelli che più detesta. L’ironia è che ha sempre combattuto i leghisti in nome dei valori cristiani. Aveva preso sul serio gli slogan pagani sul dio Po, le chiacchiere sui Celti, le cerimonie druidiche e le diverse baggianate mitologiche del bossismo delle origini. Così come le esagerazioni sugli extracomunitari, le fiaccolate, le ronde. Si è crogiolato in un’immagine stantia del leghismo senza accorgersi che, sempre più pragmatici quanto più avevano consenso, i «padani» hanno progressivamente abbandonato il folklore per governare sul serio. Pensava di potere vivere di rendita con l’antileghismo e nel frattempo curare sfacciatamente gli affari suoi. Dirsi vicino ai preti a parole e allearsi di fatto con chi li disprezza. Mai Casini ha corso rischi per difendere quelle che la Chiesa considera le sue priorità: il no ai matrimoni gay, all’eutanasia, alle fecondazioni di ogni tipo, all’aborto e il sì alla scuola e all’educazione cattolica. Mai ha condotto vere battaglie contro il laicismo, limitandosi a educati dissensi che non gli hanno impedito di trescare con D’Alema, Bersani, Fini, con gli atei di ogni provenienza e i cattolici adulti. Ma la Chiesa bada al sodo e vuole i Fanfani che per contrastare il divorzio hanno speso ogni energia, perduto la guida della Dc, accettato di cadere in disgrazia. Così ha messo l’occhio sulla Lega e lo ha distolto da Casini, un uomo né carne né pesce, che chiede solo di sopravvivere un giorno puntellandosi alla destra, l’altro intruppandosi a sinistra. I nodi sono venuti al pettine e la rendita di posizione cattolica dell’Udc stilla le ultime gocce. Con le elezioni 2013, se tanto mi dà tanto, la vena sarà secca del tutto.
DA IL GIORNALE – 3 aprile 2010

VALDITARA: PROIBIRE I DOPPI INCARICHI

Pubblicato il 2 aprile, 2010 in Politica | No Comments »

Il sen. Valditara del PDL ha detto una cosa giusta, oseremmo dire santa! Prendendo spunto dalle sconfitte elettorali subite a Venezia e a Lecco da due esponenti del PDL, il ministro Brunetta che era candidato a sindaco di Venezia, e del viceministro Caastelli che era candidato a sindaco di Lecco, il sen. Valditara ha rilevato che “forse la sconfitta di entrambi debba essere letta come una non condivisione degli elettori del doppio incarico che i due, se avessero vinto, avevano dichiarato di voler mantenere, al governo e in Comune”. Non sappiapo se l’analisi del senatore pidiellino è giusta, ma è senza dubbio giusta la sua proposta. Cioè di inserire nelle ormai prossime, speriamo, riforme istituzionali il divieto di  doppie e talvolta triple cariche pubbliche accentrate nella stessa persona. Sarebbe, lo ripetiamo, cosa buona e giusta che tale divieto fosse istituito e operasse ad ogni livello. Non si chiede di gungere come accadde al crepuscolo della prima Repubblica che addirittura i ministri si dimettano dall’incarico parlamentare ma è davvero inaccettabile che chi ricopra una carica pubblica che ad ogni livello necessita di intensa attività assorbente l’impegno di chiunque, di cariche ne possa ricoprire due e talvolta anche di più di due. E francamente siamo rimasti di stucco che il sindaco di Roma, Alemanno, che peraltro stimiamo e ammiriamo,  rispetto alla proposta del suo compagno (pardon,  camerata!) di partito,  abbia difeso l’attuale situazione sostenendo che l’accentramento di più cariche nella stessa persona possa “essere un risparmio”. Non vogliamo giungere a sostenere che anche in famiglia una carica pubblica è più che sufficiente ma almeno che lo sia per una stessa persona.

ELEZIONI REGIONALI: FITTO, LEZIONE DI STILE

Pubblicato il 1 aprile, 2010 in Politica | No Comments »

Il presidente Berlusconi ha respinto le dimissioni di Raffaele Fitto da Ministro per gli Affari Regionali, dimissioni che il Ministro Fitto aveva rassegnato all’indomani dell’esito sfortunato delle elezioni regionali in Puglia. Si sa, ed è sempre stato così:  le vittorie hanno tante madri, mentre le sconfitte hanno un solo padre. E Fitto senza attendere un solo minuto si è identificato nel ruolo di “padre” ed ha addossato   le responsabnilità della sconfitta solo su di sè, benchè ciò non sia vero.  Non si è curato nè delle squallide  ironie con cui da una parte la signora Poli e dall’altra il velenoso Vendola hanno commentato le sue dimissioni, nè che le sue dimissioni sarebbero divenute inevitabilmente la cartina di tornasole di quanti da tempo scalpitano nel centrodestra contro la sua leadership. Ha compiuto, come è nello stile che lo contraddistingue da sempre,  un atto responsabile e coraggioso in un Paese in cui nessuno dà le dimissioni, semmai solo le annuncia. Fitto, invece, le ha rassegnate e ciò  torna  a suo merito, come torna a merito del presidente Berlusconi averle respinte e, sopratutto, averle respinte nella sede più appropriata, cioè il Consiglio dei Ministri, perchè era quella, la sede istituzionale,  e non quella politica, il luogo dove le dimissioni potevano esserer accolte o respinte, e ciò spiega  anche il “ritardo”  (su cui taluni hanno fondato la “speranza” che le dimissioni fossero accolte) di poche ore con cui ciò è avvenuto. Ed è avvenuto non solo fra gli applausi corali del Governo,alla cui riunione, peraltro,  Fitto non è intervenuto,  ma anche con il riconoscimento esplicito da parte di Berlusconi delle qualità di uomo di governo del Ministro Fitto. Naturalmente la conferma della fiducia di Berlusconi nel suo Ministro non può evitare che sulla sconfitta delle regionali si discuta, e molto,  nelle sedi politiche appropriate, cioè negli organismi dirigenti e nelle assemblee di partito . Era sbagliato invece  iniziarne a discutere  sulla testa di Fitto che in verità si è speso nella campagna elettorale come forse non aveva fatto neppure nella sua campagna elettorale, quella del 2005, girando la Puglia e soprattuto il barese palmo a  palmo e non solo perchè ha voluto pagare un tributo di affetto e di solidarietà a Rocco Palese, ma perchè ha avvertito giustamente  su di sè la responsabilità del leader, quella che invece non ci pare abbiano avvertito altri, su cui pure incombe la  corresponsabilità della scelta,  ampiamente condivisa,  del candidato e forse anche la strategia della campagna elettorale. Sia chiaro, quella di Palese, a nostro avviso,  era non  l’unica scelta possibile, ma era la scelta migliore e quella più corrispondente agli interessi della Puglia. Certo,  con il senno di poi, si può discettare sul fatto che Palese fosse poco “comunicativo” o non “bucasse il video”, come si suol dire (ma contro Vendola e le sue doti di affubalatore chi avrebbe potuto far meglio? il giudice D’ambruoso o la stessa Poli Bortone? andiamo……), ma resta,  quella di Palese,  la scelta migliore, e condivisa da tutti, visto che tutta la classe dirigente del partito pugliese (e chi altri doveva compiere la scelta?) l’ha scelto e  indicato ai vertici nazionali del partito. D’altra parte non si deve ignorare che il partito del Popolo della Libertà si è confermato il primo partito di Puglia ed ha conquistato  20 dei 26 consiglieri regionali della coalizione di centro destra  (sugli altri sei e sull’origine dei voti attribuiti alle due liste che li hanno espressi preferiamo far scendere il velo del silenzio,  anche per non dover parlare di un neo macchiettista  “provinciale” della politica che anche in queste ore, sulla pelle del povero Palese e fingendo di solidarizare con Fitto, rivendica,  per sè e per i suoi bravi di  manzoniana memoria,  ruoli e poteri senza meriti e consensi).  Non è stato sufficiente questo indiscusso primato  per vincere perchè, come ha sostenuto qualcuno con il senno di poi,  la coalizione non era “completa”. Ecco il punto. Di chi è la colpa se la coalizione non era completa? Di Fitto? Andiamo,  Fitto si è speso in tutti i modi per ottenere che l’UDC, come in Campania, in Calabria e nel Lazio,  stringesse alleanza con il centrodestra. Ma Casini non ha voluto essere della partita, prima stringendo i noti accordi con  D’Alema e poi nascondendosi dietro la Poli Bortone la cui candidatura era ed è stata solo di bandiera ed utilizzata cinicamente, non dalla ormai irriflessiva Poli Bortone, ma proprio da Casini, contro il quale ora anche la stessa Poli, ormai alle corde sul piano morale e politico,  lancia accuse di “voto disgiunto”. La verità è che la Puglia è stata scientemente  usata  dal partito degli assessori e degli affaristi per tenere in piedi una manovra  che guarda lontano, guarda al 2013 e alle  future elezioni politiche. Naturalmente tutto ciò non esime comunque il Popolo della Libertà dall’obbligo di aprire una seria e approfondita riflessione sul voto delle regionali, sulle sue conseguenze e, diciamolo con franchezza,  sulla necessità di una rivisitazione politica e organizzativa che restituisca fiato e concretezza alla sua presenza sul territorio, anzi la ricostruisca, sottraendo spazio e terreno ad avventurieri vecchi e nuovi, che sulle falle  del PDL, che ci  sono e sono vistose,  tentano di inserirsi per costruire inedite lobby di potere neppure suffragate dal consenso popolare. g.

AL VOTO PER RESTITUIRE DIGNITA’ ALLA PUGLIA

Pubblicato il 27 marzo, 2010 in Il territorio, Politica | No Comments »

Domenica e lunedì i pugliesi, come gli elettori di altre dodici regioni italiane, sono chiamati alle urne per eleggere i nuovi governatori e i nuovi consiglieri regionali. E’ un voto importante perchè si situa quasi a metà dell’attuale legislatura della Repubblica eletta ad aprile del 2008 e  che vede il centrodestra al timone del Paese. Le prossime elezioni generali si svolgeranno infatti ad aprile del 2010 e sino ad allora gli italiani non avranno più altre occasioni per esprimersi e far conoscere le loro volontà. . E’ quindi importante il voto di domenica ed ha un valore che prescinde e va al di là del mero aspetto amministrativo per assurgere a voto “politico“, anzi a un vero e proprio “referendum” sul governo in carica e sul presidente del Consiglio  Silvio Berlusconi. Intendiamoci, e il premier lo ha detto con forza, il governo non cadrà ove dovesse verificarsi una sconfitta del centrodestra ma non v’è dubbio che il risultato elettorale determinerà scelte e indirizzi del governo e della maggioranza. E’ importante allora andare a votare. Questo deve essere il primo impegno degli elettori di centrodestra: sottrarsi alla tentazione di considerare il voto di domenica un voto solo amministrativo e quindi, come spesso accade,  astenersi dal voto, perchè comunque non sono in gioco il governo, gli indirizzi liberali e liberistici in economia e più in generale  dello Stato. Invece è proprio per garantire e supportare questi indirizzi  che occorre andare a votare, per confermare e rafforzare il consenso al governo e al premier Berlusconi, perchè, lo ribadiamo, il voto di domenica è innanzitutto un voto politico,  poi è anche un voto amministrativo e sotto questo aspetto è necessario che il voto sia dato utilmente, specie in Puglia. Qui   la partita che si gioca è fra la continuità del governo del funambolesco presidente uscente, Vendola, governo delle chiacchiere e delle parole, delle tasse e degli scandali nella sanità, dello spreco delle risorse e delle liste di attesa nella sanità, dei fondi non spesi per lo sviluppo delle imprese, del turismo, dell’agricoltura, a favore della occupazine giovanile,  e un nuovo governo, presieduto dal candidato del centrodestra, Rocco Palese, uomo di grande valore e capacità, esperto e saggio amministratore, capace di far ripartire la Puglia, anche con l’aiuto del suo vice designato, il presidente di Confindustria Puglia, ing. De Bartolomeo, uomo dell’impresa e della concretezza. Il voto degli elettori del centro destra deve essere dato convintamente al candidato Rocco Palese, evitando di disperdere il voto a favore della candidata ex aennina Poli Bortone la cui candidatura è un atto di ripicca che ha come solo obiettivo quello di far perere il centrodestra, reo di non averla candidata alla presidenza della Puglia. Votando per la Poli Bortone si esprime un voto inutile per la Puglia perchè è un voto utile alla riconferma di Vendola che sarebbe una sconfitta per le speranze di rinascita della economia pugliese.E’ un fatto che votando la Poli Bortone e la stessa UDC,  che in Puglia ha rifiutato l’accordo con il centrodestra con cui ha governato nel passato e governa in molte realtà amministrative, in realtà si sottrae voti a Palese e si favorisce Vendola. E’ questo che vogliono Poli Bortone e Casini? Tocca agli elettori di centro destra, compresi gli elettori di Casini, sconfiggere questo disegno squallido e dare convintamente voti e consensi a Palese, favorendo così , questa si utile, la omogeneizzazione del governo regionale al governo centrale da cui non possono che derivare vantaggi per la comunità pugliese. E’ questo l’appello che rivolgiamo agli elettori di centrodestra, ai quali poi affidiamo un ulteriore riflessione. A sostenere Palese ci sono sei liste perchè la disciplina elettorale regionale è diversa da quella sperimentata con la legge elettorale nazionale che ha favorito, felicemente, un  bipartitismo quasi perfetto con conseguente maggior efficacia del lavoro delle Camere e dello stesso governo. In attesa che il legislatore intervenga per eliminare le tante disparità elettorali esistenti nel nostro Paese nei diversi livelli istituzionali, ci pensino gli elettori, così come è avvenuto per il Parlamento, a realizzare con il proprio voto un  altrettanto utile bipartitismo a livello regionale, che oltretutto  significa anche grande risparmio di risorse e di poltrone.  Gli elettori di centro destra sappiano concentrare i loro voti sulla lista del PDL che ha al suo interno candidati rappresentativi delle realtà politiche, sociali, economiche, civili della provincia, evitando di disperdere voti, contribuendo a rafofrzare il bipolarismo italiano.  Dal vostro voto, cari elettori di centrodestra, dipende il futuro della Puglia e del Paese.  Usatelo bene!

BERLUSCONI A BARI PER SOSTENERE ROCCO PALESE

Pubblicato il 24 marzo, 2010 in Il territorio, Politica | No Comments »

Questa  sera il premier Silvio Berlusconi era a Bari per sostenere il candidato presidente alla Regione Puglia Rocco PALESE. Circa diecimila persone hanno affollato lo spazio 18 della Fiera del Levante dove si è svolta la manifestazione che ha avuto inizio, come da programma,  alle 18 in punto con il presidente Berlusconi che si è presentato da solo sul palco, sul quale subito dopo è salito Palese per il quale il premier ha avuto parole di grande elogio e di grande amicizia,  come pure  per il ministro Fitto che Berlusconi ha affettuosamente definito  “mio nipotino”. Discorso quello del premier come sempre spumeggiante e ricco di battute, ma anche di suggestive sottolineature sul suo  “governo del fare” rispetto al “governo del dire” della sinistra. Particolarmente caustico Berlusconi è stato nei confronti di Vendola al quale ha contestato la incapacità a usare i soldi ricevuti per lo sviluppo della Puglia, rimarcando che al suo posto Palese, uomo abituato alla concretezza dei conti, li avrebbe spesi e sopratutto li avrebbe spesi bene. Di qui è stato facile per Berlusconi sottolineare l’importanza di governi omogenei tra Regione e Stato per raggiungere obiettivi più importanti e utili per le comunità amministrate. La manifestazione è poi proseguita con l’intervento appassionato di Rocco Palese e si è conclusa con un ultimo appello di Berlusoconi che era attorniato oltre che da Palese, dal ministro Fitto e dal vicepresidente designato ing. De Bartolomeo. Molti giovani e tra questi tanti di Toritto che facevano parte della foltissima delegazione di militanti del PDL di Toritto presenti alla manifestazione.

IERI, A ROMA, LA BANDIERA DELLA LIBERTA’!

Pubblicato il 21 marzo, 2010 in Politica | No Comments »


Eccola la grande, immensa bandiera tricolore, lunga 500 metri, larga otto, che ieri a Roma,  apriva il lungo, interminabile corteo che  dal Circo Massimo si è snodato sino all’immensa Piazza di San Giovanni in Laterano dove si è unito all’altro che proveniva da Largo dei Colli Albani. Migliaia e migliaia di bandiere tricolori sventolavano alla leggera brezza del primo pomeriggio di un sabato  vigila di primavera che sebbene senza sole  non ha disturbato le centinaia di migliaia di italiani che lì si sono dati appuntamento raccogliendo l’invito del premier Berlusconi e di tutto il PDL. E’ stato uno spettacolo ad un tempo “colorato” ed emozionante. Decine di migliaia di giovani, donne e uomini, che cantavano Fratelli d’Italia con la mano destra stretta sul cuore come mai più da anni avevamo visto; uomini e donne di tutte le età, di tutte le condizioni sociali, provenienti da ogni parte d’Italia, che si stringevvano tra loro, come se si conoscessero da sempre , semplici militanti del PDL e uomini di governo, dirigenti di partito, rappresentanti delle Istituzioni, tutti stretti gli uni agli altri, fortemente partecipi di un grande evento “nazionale”. Lo confessiamo, ci siamo emozionati, mentre guardavamo le bandiere, le nostre bandiere che  garrivano al vento, mentre nei volti dei tanti giovani  che sventolovano il tricolore ci sembrava di vedere il nostro,  restituito d’incanto ad almeno quattro decenni indietro, alla nostra prima gioventù, alla nostra “prima volta”, proprio lì,  a Roma.  E siamo stati felici. Felici che la nostra scelta di una vita non sia stata sbagliata, felici di essere rimasti fedeli a quella scelta per tutta la vita,  felici di vedere rivivere negli altri, nelle migliaia, migliaia, migliaia, migliaia di giovani, il nostro entusiamo di un tempo, la passione  che ci ha divorato per tutta la nostra esistenza, consapevoli che il nostro posto di combattimento non resterà sguarnito e che tanti altri hanno già innalzato il testimone dell’amore per la nostra Italia. Basta questo a renderci grati  per sempre a Silvio Berlusconi che ha risvegliato in milioni di italiani  i  “nostri” Valori. Che sono eterni. g.

Pdl: è pronta l’invasione di Roma

Pubblicato il 17 marzo, 2010 in Politica | No Comments »

C’è chi giura  nel  Transatlantico di Monrecitorio: «Andrà a finire che, come sempre accade, ha ragione lui (cioè Berlusconi)». Già, perché l’idea di chiamare la gente in piazza ci sta tutta ma un paio di circostanze rendono l’appello di Berlusconi un po’ scivoloso. Primo: l’aver scelto uno spazio immenso quale piazza San Giovanni, 42.700 metri quadrati non facilissimi da riempire. Secondo: l’aver deciso per la grande manifestazione il sabato precedente a quello del voto, rischiando una sorta di abbuffata di politica. Ma Berlusconi è Berlusconi: capace di dare la scossa a partito e militanti come nessun altro leader sa fare.
A dispetto di qualche scettico per i motivi di cui sopra, la macchina del partito s’è messa in moto all’istante per organizzare al meglio quello che sarà un vero e proprio bagno di folla. «Sono previste almeno 500mila persone se non di più», azzarda uno dei tanti registi dell’operazione «marea azzurra». Sono mobilitati tutti: dai vertici del Pdl all’ultimo simpatizzante. «Ci metto la faccia, non possiamo sbagliare», avrebbe confidato Berlusconi convinto che, sebbene deciso in poco tempo, il mega raduno sarà un successo. Tremila pullman da tutt’Italia, da Palmi a Portogruaro, una nave e un aeroplano da Olbia, due treni da Torino, persino dei bus da Stoccarda e tanti, tantissimi che raggiungeranno la Capitale con mezzi propri. Ieri si lavorava senza sosta per montare il mega palco di 400 metri quadrati, completamente coperto, e i due schermi giganti da 48 metri quadrati l’uno. Due i cortei che confluiranno in piazza San Giovanni: il primo partirà dal Circo Massimo e sarà guidato dalla candidata alla Regione Lazio, Renata Polverini; il secondo da Colli Albani e sarà formato dai simpatizzanti provenienti da tutte le Regioni, escluso il Lazio. Uno sforzo immane che vede impegnati in prima linea un po’ tutti: dal coordinatore nazionale Denis Verdini ai Promotori della libertà di Michela Vittoria Brambilla; dai Club di Mario Valducci ai deputati Marco Martinelli, Maurizio Lupi, Barbara Saltamartini e la ministra Giorgia Meloni. Ma sudano sette camicie anche tutti i coordinatori provinciali e regionali del Pdl che porteranno in piazza anche un gazebo per ogni Regione in cui si andrà al voto i prossimi 28 e 29 marzo. A fare da colonna sonora sarà l’orchestra di Demo Morselli, presente allo storico raduno del 2 dicembre 2006 quando, Prodi al governo, Berlusconi riuscì a portare in piazza una vera e propria folla oceanica. Sfileranno tutti o quasi i ministri ma soprattutto i tredici aspiranti governatori ai quali verrà data la parola per un breve intervento.
Ma il mattatore, cè da giurarci,  sarà lui, Berlusconi. Il quale di certo ricorderà che proprio lì è nato, dal basso, il Popolo della libertà, unendo per la prima volta le bandiere di Forza Italia e di An. Quella volta c’erano anche quelle della Lega Nord e anche sabato sarà la stessa cosa, visto che i vertici del Carroccio hanno assicurato che daranno una mano alla riuscita della kermesse. Ma cosa dirà il premier ai suoi? Anche se la tentazione di fare un comizio lancia in resta contro gli avversari c’è eccome, dal suo entourage giurano che «la protesta è solo la molla che ci ha spinto in piazza». Sebbene qualche militante sia già al lavoro sul tavolo del sarcasmo per creare un grande Di Pietro di cartapesta da sbeffeggiare e striscioni ironici contro il Pd e il «partito dei giudici», sarà principalmente «un mega raduno di proposta. Un bagno di folla per difenderci, certo, ma anche per sottolineare che siamo il partito e il governo del fare». Senza dubbio il premier sottolineerà i tanti successi del suo governo, molti dei quali macchiati dalla critica della sinistra, e lancerà un nuovo «patto del fare» tra governo e Regioni.Gli scopi principali della manifestazione sono chiari: reagire all’attacco concentrico di sinistra e parte della magistratura politicizzata e dar vita a una festa di popolo, opposta ai sit in dell’odio dei violacei e dei dipietristi. Ma c’è chi giura che ce ne sia anche un altro: far vedere a qualche critico interno che il Pdl è vivo e vegeto. La piazza per spiazzare nemici e amici (per primo il “futurista” Fini che in piazza non ci sarà, nemmeno per sostenere la sua candidata alla presidenza del Lazio, la signora Polverini).
…..Anche da Toritto, fanno sapere dal PDL  locale,  sono in partenza all’alba di  sabato mattina numerosi militanti del PDL che intendono partecipare alla manifestazione romana indetta dal premier Berlusconi.

BERLUSCONI TRA LE FORCHE DELLE PROCURE E I SILURI DEGLI “AMICI”

Pubblicato il 15 marzo, 2010 in Politica | No Comments »

Sarà risuonato nelle orecchie di Berlusconi l’antico adagio secondo il quale “dai nemici mi guardi Dio che dagli amici mi guardo io”? Mentre scoppietta in quel di Trani l’ultimissima “serenata” delle Procure e di qualche procuratore in cerca di notorietà contro Berlusconi, ci ha pensato Bocchino, l’antipatico vicecapo dei deputati del PDL, a far sapere al mondo (almeno a quello conosciuto) che lo stregone Gianfranco ha deciso di mollare gli ormegggi e di salpare per lidi che nemmeno lui, l’ultimo dei chiaroveggenti in servizio permanente effettivo della politica italiana, sa quali debbano o possano essere. E’ di queste ultime ore la notizia che il 1° aprile, con tanto di preoccupata precisazione che non trattasi del classico “pesce”, nasce “Generazione Italia”, ultima belante creatura dell’on. Fini, il perennemente imbronciato cofondatore del PDL, che poco più di un mese dopo, cioè l’8 e 9 maggio, terrà a Perugia la sua prima assemblea che Bocchino si è pero guardato bene dal definire “costituente”, sebbene Fini tale si sente, nel senso che orami si considera sprecato nel ruolo di cofondatore di qualsiasi cosa  e aspira “modestamente” a quello di “padre” anche se non si sa bene di cosa. Da tempo si vociferava all’interno del PDL di uscite frondiste e di fondazioni di nuovi soggetti, l’altro ieri, poi, Vittorio Feltri ne aveva annunciato l’imminente varo, smentito dal direttore dell’altra creatura di Fini, la Fondazione  FAREFUTURO (il futuro, più che il presente è ciò che preoccupa Fini che però  ignora che il futuro lo si costruisce senza distruggere il presente e facendo tesoro del passato….), il quale aveva dato del “mago magò″ a Feltri. Ma ci ha pensato Bocchino a fare luce sulla realtà che è quella preannunciata da Feltri e che covava sotto la cenere dei numerosi messaggi  più o meno cifrati lanciati dallo stesso Fini sull’etere della politica da tempo. E’ vero che Bocchino ha precisato che trattasi non di una iniziativa contro il PDL ma che intende muoversi all’interno del PDL per sostenerne la crescita, magari… dopo averlo affossato elettoralmente fra meno di quindici giorni. Ma è lo stesso Bocchino a smentirsi, quando anuncia che a Perugia sarà invitato anche Berlusconi “con una lettera o una telefonata”. E’ vero che ormai la politica  di questa seconda ineffabile seconda repubblica ci ha abituati alle più incredibili contorsioni verbali e alle più spericolate contraddizioni in corso d’opera ma  Bocchino è riuscito a superare ogni maestro di comicità allorquando preconizza un ruolo all’interno del PDL di questa nuova creatura finiana e poi dimentico che Berlusconi è il presidente del PDL  ne annuncia “l’invito” per di più  a mezzo telefono. La verità è che sta concretizzandosi il divorzio all’interno del PDL dopo appena due anni di vita del soggetto politico nato dall’intuito di Berluscon e dopo appena un anno dal suo congresso fondativo,  soggetto politico che ha vinto sinora tutte le elezioni, raccogliendo e superando, per la prima volta dopo 40 anni, oltre il 40% dei consensi degli italiani. E il divorzio è l’obiettivo vero dell’on. Fini che predica la mancanza di democrazia all’interno del PDL ma in verità vuole ritornare ad avere egli, despota in sedicesimo, un soggetto politico dove fare il padre padrone come lo ha fatto in Alleanza Nazionale, specie dopo la morte di Tatarella (Pinuccio). Tatarella, appunto. Tutti si affannano a citarlo, a ricordarlo, talvolta a dirsene interpreti e continuatori. In verità, Tatarella morto è stato il più bel regalo che Fini ha ricevuto dalla sorte. Sarebbe stato l’unico,  Tatarella, nell’area ex missina, lui  che in verità  con la democrazia nei partiti  aveva  ben poco a che spartire, capace di impedire a  Fini di innalzarsi sullo scranno di imperatore dal quale ha governato AN negi otto/nove   che sono seguiti alla morte di Tatarella, prima della nascita del PDL. E sarebbe stato l’unico, Tatarella, capace di impedire a Fini di sacrificare sull’altare delle sue bizze personali e delle smodate ambizioni che sono indirettamente proprozionali alle sue doti  politiche  – escluso l’eloquio, spesso privo di sostanziali concretezze d’analisi -  gli interessi di una grande area politica italiana, quella del centrodestra.  Purtroppo Tatarella non c’è più, non ha lasciato eredi, salvo qualche mestierante cui, oltretutto,  mancano  l’intuito e la pragmaticità di Tatarella,   e il centrodestra, salvo miracoli, rischia di avviarsi  mestamente alla morte.

I BALILLA DEL MORALISMO, di Giorgio Mule’

Pubblicato il 13 marzo, 2010 in Politica | No Comments »

Due settimane ci separano dal voto. Dalle aule giudiziarie dove risiedono, lor signori dei Monopoli sono riusciti nell’impresa di introdurre nella democrazia una nuova versione del gratta e vinci (il titolo provvisorio in onore del vernacolo romano è «rosica e perdi») riservata ai cittadini del Lazio. Il giochino è semplice: una volta dentro la cabina, i più fortunati e solo loro troveranno sulla scheda il simbolo del Popolo della libertà, ma solo sul «listino», in quella parte della scheda cioè che ti costringe a votare Renata Polverini. Gli altri, magari anche quelli che avrebbero voluto turarsi il naso sulla candidata alla presidenza ma non tradire comunque la loro fede berlusconiana, dovranno farsene una ragione.

È il nuovo gioco della democrazia: dal suffragio universale si passa alle messe in suffragio del Pdl. D’altronde, non tutti i salmi finiscono in gloria. E quindi amen. Celebrato e sancito il patatrac, non si capisce bene che cosa ci vada a fare con questo freddo il Pd in piazza in compagnia di Antonio Di Pietro e annesso popolo viola. Il povero Pier Luigi Bersani sarà costretto a rintuzzare le bordate ad alzo zero che Di Pietro ha già promesso di sparare in direzione del Quirinale e dovrà fare soprattutto gli opportuni distinguo dagli slogan contro Giorgio Napolitano che saranno puntualmente intonati dal coro delle voci viola. E tutto questo in virtù del noto principio secondo cui il decreto è una solenne porcata… ma Napolitano, per i fragili eredi del vecchio Pci, è un pastore di pecore buone e guida meglio di chiunque altro il gregge dello Stato. Ipocriti.

Domenica 21 marzo scenderà in piazza il Popolo della libertà. E protesterà al contrario: contro i giudici, gli azzeccagarbugli, i legulei, i causidici e la sinistra distruttiva che bara. L’intento dichiarato però è un altro e si ricollega alla politica del fare con un patto fra i governatori e gli elettori basato su punti concreti come il piano casa e il verde. Silvio Berlusconi, nel frattempo, pare abbia deciso di riprendere il pallino in mano. Era ora. Quello che è accaduto negli ultimi mesi è abbastanza lineare. Per indebolire il premier se ne sono tentate di tutti i colori: in principio con il gossip e poi sempre più su, fino ai deliri del pentito Gaspare Spatuzza sulle stragi, le minchiate in mondovisione di Ciancimino jr, il processo Mills passando per i mascariamenti obliqui delle inchieste sul G8, il cannoneggiamento per la legge sul legittimo impedimento. Tutto ciò non gli ha fatto un baffo: roba da zero virgola nei sondaggi sulla sua popolarità, salita anzi alle stelle a fine 2009 dopo il «regalo» marmoreo lanciatogli da Massimo Tartaglia in piazza del Duomo a Milano. Dove non arrivò neppure la crisi economica che ha fatto sprofondare i leader di mezzo pianeta, poté invece la «gioiosa macchina da guerra» composta da radicali e giudici romani, denunciata da Berlusconi.

Non va sottovalutata, però, l’ingordigia nichilista, chiamiamola così, di statisti e paninari che all’interno del Pdl hanno lavorato in questi ultimi mesi per il nemico. Il Pdl si è rivelato per quello che è: un non partito che è purtuttavia il primo in Italia grazie solo e soltanto a Berlusconi e al suo carisma. Ecco perché è il momento di riappropriarsi della leadership, di attrezzarsi e affrontare i nemici interni una volta per tutte. L’attacco al Cavaliere rispetto ai precedenti, stavolta, non è solo esogeno, ma anche endogeno; e mira a un logoramento progressivo e inarrestabile della sua figura.

Come spiegarsi, altrimenti, le uscite continue e reiterate dei Balilla del moralismo, degli avanguardisti del politically correct, dei cosiddetti patrioti del nuovo risorgimento costituzionale? Di quei giocolieri della politica, insomma, che facendosi scudo della democrazia interna si discostano dal programma e dal patto siglato dal partito con gli elettori? Bisogna intendersi: non è in discussione il sacrosanto diritto al dissenso o al confronto anche aspro tra diverse posizioni all’interno del Popolo della libertà. Ma la partenza di ogni ragionamento dei nuovi cavallini di Troia muove sempre da una premessa: il distinguo sistematico, il disconoscimento politico se non addirittura il disprezzo dell’azione che Berlusconi vuole intestare a sé e al proprio governo. Si vada alla resa dei conti e si faccia chiarezza. Comunque finiscano, d’altronde, le regionali per il Pdl saranno un successo: parte da appena due regioni mentre la sinistra ne governa 11. Può vincere in almeno quattro, forse in cinque.

E tanto per uscire fuori di metafora, al tavolo del chiarimento dovrà accomodarsi tra i primi Gianfranco Fini. Smettendo gli onori della terza carica dello Stato e indossando gli oneri del cofondatore del Pdl. Evitando magari, se riesce, di vedere fantasmi dietro ogni articolo. da PANORAMA N.12/2010.

NOTA DELLO STAFF.

Condividiamo questo editoriale del direttore di Panorama, Giorgio Mulè.  che è stato scritto prima che da  Trani  giungesse la notizia dell’ennesima bufala giudiziaria contro Berlusconi, anche questa volta alla vigilia delle elezioni e questa volta pretendendo di far assurgere a reato l’opinione che la trasmisisone televisiva di Santoro, Annozero, andrebbe eliminata per l’alto grado di incanaglimento della lotta politica che essa produce con i suoi ” assolo” contro gli assenti, in primis il premier Berlusconi, bersaglio fisso delle intemerate di tal Travaglio. Siamo al paradosso! La semplice opinione, peraltro da Berluscon pubblicamente e ripetutamente espressa, diviene per qualche magistrato in cerca di pubblicità un reato. Gli elettori faranno strame di cotanta sciocchezza. La stssa cosa dicasi per l’ultima uscita del presidente della Camera, il noto Fini, che appena ieri ha lanciato il suo ennesimo attacco al capo del governo e del Partito che lo ha issato, immeritatamente secondo noi,  sullo scranno della terza carica dello Stato. Ha pontificato Fini in quel di Romagna che l’arbitro, dove per arbitro deve leggersi Berlusconi, non deve parterggiare per alcuna delle parti in causa. Cioè, secondo Fini, il capo del governo che come in tutte le democrazie moderne è anche capo della maggioranza,  non deve partecipare alla campagna elettorale perchè deve mantenersi neutrale. Ma dove l’ha scovata questa idea Fini? Da quale cappello l’ha tirata fuori questa incredibile baggianata? Non certo nel suo recente viaggio in America, dove, immaginiamo, avrà appreso che nelle recenti consultazioni elettorali il presidente Obama ha preso parte attivamente alla campagna a sostegno dei suoi del partito democratico (quello americano!).  Non solo, sempre Fini, l’altro ieri, a proposito della manifestazione indetta per per il 21 marzo a Roma dal PDL,  per rispondere a quella in atto oggi a Roma da parte della sinsitra, ha detto che lui non parteciperà perchè lui ricopre un incarico istituzionale , e richiesto di esprimere una opinione sulla inziativa, si è rifiutata di rispondere perchè a porgli la domanda era stata una donna. Dal che  si intuisce che l’opinione di Fini sulla iniziativa è negativa, e non ci meraviglia, come invece ci meraviglia il fatto che ricoprendo un ruolo istituzionale non può partecipare ad iniziative di partito. L’on. Fini dimentica  due cose: a)tutte le sue entrate a gamba tesa nella politica interna del PDL in quanto “cofondatore”; 2) che a marzo scorso intervenne al congresso fondativo del PDL prendendo la parola come “cofondatore”.

Ci sembra allora che Fini non abbia neppure buona memoria oltre che essere ormai sempre più sideralmente lontano dal soggetto politico nato grazie all’intuizione di Berlusconi. Perciò ha ragione Mulè quando chiede,  e pretende, che dopo le elezioni si dia luogo ad un processo di chiarezza nel PDL che coivolga tutti perchè così non si può andare avanti. g.

PALESE-VENDOLA: E’ GIA’ UN TESTA A TESTA

Pubblicato il 10 marzo, 2010 in Politica | No Comments »

Secondo gli ultimi sondaggi è ormai un testa a testa tra Rocco Palese e Niki Vendola: entrambi veleggiano intorno al 45%  e ciò a poco più di due settimane dal voto. La rimonta di Palese e del centrodestra è palpabile, merito anche dei candidati, fortissimi, del PDL e taluni anche delle liste collegate. Ma è anche il risultato dei tempi lunghi. La sovraesposizione di Vendola sui mass media locali e nazionali, prima nel lungo braccio di ferro con il PD per ottenere la candidatura e poi per il risultato delle primarie avevano fatto saettare in alto i sondaggi proVendola, mentre per Palese la strada era stata piuttosto impervia a causa delle lungaggini che hanno caratterizzato la decisione intorno al candidato del centrodestra. Ma una volta scelto da tutto il Partito, Palese ha iniziato, come le formiche, passo dopo passo a risalire nei sondaggi, sino a quest’ultimo che lo vede quasi appaiato con Vendola. E’ anche il frutto del raginamento degli elettori pugliesi  di centrodestra e comunque moderati, i quali hanno incominciato a riflettere intorno al “voto utile”. Ed infatti, man mano che salgono i sondaggi a favore di Palese, scendono quelli a favore della Poli Bortone. Quest’ultima era partita all’inizio della campagna elettorale con un risultato lusinghiero ma chiaramente falsato dalle circostanze. Infatti era data al 18%, ora, secondo gli ultimi sondaggi, è data all’8,50%, poco più della percentuale attribuita all’UDC presa singolarmente.  E’ probabile che con l’avvicinarsi del voto gli elettori di centrodestra ancor più valuteranno l’importanza e la necessità del voto utile e alla luce del fatto che ogni voto dato alla Poli Bortone si trasforma in voto a favore di Vendola,  saranno indotti a ritenere opportuno e utile votare per Palese. Con buona pace della signora Poli Bortone che dopo le elezioni avrà molto tempo per riflettere sulla inutilità della sua candidatura contro il PDL che in un attimo ha annullato le precedenti benemerenze acquisite nella sua più che trentennale militanza prima nel MSI e poi in AN, comunque ben gratificata da  importanti riconoscimenti, l’ultimo dei quali, lo scranno di senatrice, le resterà sino alla scadenza di questa legislatura. Ma sarà l’ultimo.