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ALTRO CHE DARCI PAGELLE: I VERI MAGLIARI SONO GLI USA, di Vittorio Feltri

Pubblicato il 11 febbraio, 2012 in Politica, Politica estera | No Comments »

Mario Monti sulla copertina di Time , grande settimanale statunitense (e internazionale), è motivo di soddisfazione. Il titolo poi che accompagna l’immagine suona come un complimento per il nostro Paese: «Può quest’uomo salvare l’Europa? ».

Mario Monti e Barack Obama

Mario Monti e Barack Obama
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Ce lo auguriamo davvero. Ma ci accontenteremmo che riuscisse a salvare l’Italia, cosa niente affatto scontata, visto che la crisi dalle nostre parti è particolarmente grave. Vabbè, sperare non costa niente.

L’accoglienza riservata al premier negli Usa è stata ottima, fa bene al morale, ma non va sopravvalutata. Anche Silvio Berlusconi, d’altronde, quando alcuni anni fa parlò al Congresso venne applaudito a lungo, eppure la cosa non gli portò fortuna. Sappiamo come la sua ultima esperienza a Palazzo Chigi è andata a finire: bruscamente interrotta causa una serie di problemi, primo fra i quali le difficoltà italiane con lo spread, e sorvoliamo sul terremoto borsistico. Ma non è questo il punto.

Ciò che in questi giorni ci ha sorpresi è la sfacciataggine con cui l’America si arroga il diritto di dare le pagelle ad altre nazioni, inclusa la nostra. Come si permette di stare in cattedra, quando sono risapute e accertate le sue colpe nel disastro finanziario globale che ha ridotto a malpartito quasi tutte le economie? O ci siamo dimenticati di quanto accadde a New York nel 2008? Banche che saltavano per aria, titoli tossici che imperversavano suscitando scandalo e preoccupazione, società finanziarie che fallivano, migliaia di funzionari licenziati in tronco che abbandonavano l’ufficio con i loro scatoloni divenuti simbolo di fallimento e disoccupazione.

Il giudizio degli esperti fu unanime: la tragica bolla, provocata da eccessi speculativi e da un capitalismo corrotto e spregiudicato, si era gonfiata ed era esplosa proprio lì, negli Stati Uniti. Altro che finanza creativa. Eravamo di fronte a un fenomeno di cattiva gestione del denaro, a un vero imbroglio su vasta scala, a una specie di catena di Sant’Antonio che penalizzava gli ultimi acquirenti di prodotti avvelenati, pezzi di carta cui era attribuito un valore in realtà inesistente. Anche i nostri istituti di credito avevano abboccato alle lusinghe dei truffatori statunitensi, che promettevano lauti guadagni (interessi elevati) sul nulla, e comprato schifezze poi girate ai loro clienti come fossero pepite. Un disastro illimitato che ha travolto tutto il Vecchio continente, messo in ginocchio l’Inghilterra (con la sua boria di capitale europea della finanza) e via via tutta la Comunità europea, Italia inclusa.

È noto che la responsabilità del crac è degli States, dell’economia basata sul debito, sulle carte di credito usate come cambiali senza scadenza, sui mutui ipotecari concessi a chi non aveva mezzi per pagare le rate. Il peggio del peggio recava il marchio «made in Usa». Con che coraggio, a distanza di qualche anno, gli Stati Uniti si impancano a giudici e distribuiscono attestati di affidabilità a questo o a quel Paese?

Ieri, tra l’altro, il nostro presidente del Consiglio è stato posto sotto esame da Wall Street, come se fosse lui a doversi giustificare dei guai che rendono difficoltosa la ripresa nella Ue. Siamo all’assurdo. Al controsenso.

A rigor di logica sarebbe Monti autorizzato a processare gli americani per i pasticci che hanno combinato, anche a nostro danno, e non viceversa. Non accettiamo lezioni dai magliari. Rifiutiamo di salire sul banco degli imputati se a emettere le sentenze sono coloro che andrebbero condannati. Vittorio Feltri, il Giornale 11 febbraio 2012

……………E Monti, beatamente, ha accettato le promozioni, sue!, da parte del capo dei magliari, cioè Obama. E Monti dovrebbe salvare l’Italia e addirittura salvare l’Europa? Barzellette. g

ATENE BRUCIA, QUALCUNO SPEGNI L’INCENDIO

Pubblicato il 11 febbraio, 2012 in Politica | No Comments »

La cancelliera tedesca Angela Merkel Quando la neve si sarà sciolta e il polverone sul grande gelo si sarà abbassato, lo sguardo dell’opinione pubblica dovrà posarsi su uno scenario ben più pericoloso per il nostro futuro: la rivolta in Grecia e il crac dell’Europa. La Germania ha imposto la sua linea all’Unione e il suo diktat ad Atene dando cinque giorni di tempo al governo per accettare un piano di risanamento che definire di lacrime e sangue è insufficiente. Secondo i piani tedeschi i greci devono impiccarsi con le loro mani. Ma nessuno è disposto ad offrire docilmente la testa al boia e Berlino questo sembra non averlo ancora realizzato. Alla cancelliera Merkel stanno a cuore i bilanci delle banche tedesche (che hanno in pancia debito pubblico greco) ma dimentica che poi esistono i popoli e le rivoluzioni. La situazione in Grecia è drammatica e stupisce come i parrucconi di Bruxelles non abbiano compreso che si va a grandi passi verso una rivolta sociale dagli esiti fasciocomunisti. Le dimissioni in massa dal governo di quattro ministri dell’estrema destra e di un socialista sono macigni. Il primo ministro Papademos dice che la Grecia non può permettersi il default. Vero. Ma non può neppure andare davanti al plotone d’esecuzione sorridendo e dicendo grazie all’Europa. Atene ha commesso errori colossali, truccato i bilanci, mostrato irresponsabilità. Ma poi esistono le persone. E quando hanno fame di solito bruciano la casa di chi le affama. Quel che sta accadendo riguarda molto da vicino tutti noi. La tentazione di mettere anche l’Italia sotto l’ombrello di un intervento del Fondo monetario internazionale esiste e se la crisi del debito continua e la Grecia piomba nel caos, anche il peggiore scenario diventa una possibilità. Monti è un interlocutore credibile per la business community, ha intercettato un interesse concreto degli Stati Uniti a mettere la Merkel di fronte alla realtà della crescita e non solo a quella del rigore, ha varato una prima manovra di tasse pesante, recessiva ma ineludibile, ora però deve stare attento a non cascare nel trappolone egemonico dei tedeschi. La Merkel non cederà di un millimetro sulla linea dell’austerità costi quel che costi, Sarkozy non potrà far altro che seguirla per ragioni di debolezza elettorale (in Francia si vota per le presidenziali) e il resto d’Europa ha ben poco da dire. Ma per uno di quei paradossi della Storia, c’è il grande malato di debito pubblico, c’è l’Italia, terza economia del Vecchio Continente, Paese fondatore dell’Ue, che in questa partita può avere un ruolo decisivo e positivo. Non assecondando la condotta suicida della Merkel, ma portandola verso posizioni più ragionevoli. I tedeschi hanno perso il contatto con la terra, qualcuno deve riportarli in fretta alla base. Atene brucia, Berlino ride, Roma spenga l’incendio. Mario Sechi, Il Tempo, 11/02/2012

.…..Tutto giusto quel che dice Sechi ma c’è un ma. Non è Monti l’uomo capace di fermare la Merkel, troppo moliccio e anche troppo vanesio e facile da prendere in giro. Del resto ad Obama è bastato poco per farlo. E’ bastato investire Monti dell’incarico di fermare la Merkel. Obama che non è bravo ma non è nemmemo fesso ha capito che Monti è l’uomo che si presta volentieri a fare  il lavoro sporco come quello che sta facendo in Italia per incarico dei partiti che non ne hanno avuto il coraggio ed il fegato. Ma una cosa è fare il lavoro sporco a danno degli italiani, un’altra è farlo contro la Merkel. Per cui c’è il rischio di perdere tempo e di ritrovarci nel bel mezzo di una esplosione difficile da dominare, con i greci che sono alla canna del gas e la Merkel che oggi nelle piazze della Grecia è stata accostata ad Hitler, un Hitler che non usa i carri armati e le camere a gas ma l’arma ancor più potente e letale: la fame. g.

E MONTI BOCCIA GLI ITALIANI, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 10 febbraio, 2012 in Politica | No Comments »

Mario Monti sbarca in America e Obama lo riceve con gli onori che spettano a un premier italiano. Per l’occasione il settimanale Time gli dedica la copertina con il titolo: «Può quest’uomo salvare l’Europa?».

Monti e Obama alla Casa Bianca

Monti e Obama alla Casa Bianca
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Nell’intervista all’interno lui, oltre a dare merito a Berlusconi di comportarsi come statista, risponde che ha come missione «cambiare il modo di vivere degli italiani». La prima domanda è impegnativa, anche se in queste ore, per la verità, il suo governo fatica a salvare gli italiani dalle nevicate, complice lo scellerato smantellamento della Protezione civile voluto dall’asse sinistra-magistrati.

Sul cambiare gli italiani sono scettico. La frase è ambigua. Cosa intende Monti? Entrare oltre che nelle nostre banche anche nelle nostre vite? Trasformare l’Italia in una grande scuola di etica a cielo aperto? Spero di no, ma sta di fatto che evidentemente noi italiani a Monti così non piacciamo, e da professore quale è ci dà una bella insufficienza, per di più su una pagella, Time , internazionale. Io non credo che i problemi di questo Paese siano gli italiani, i cui non pochi vizi sono per la maggior parte una legittima difesa da uno Stato, quello sì, arruffone, arrogante e inetto. Dalla violenza con cui Vittorio Emanuele II ha unito l’Italia in poi è stato tutto un braccio di ferro tra Stato e cittadini condito da un assistenzialismo buono solo a comperare consenso politico. È vero, non tutti pagano le tasse, ma per prima cosa si dovrebbe affrontare il problema di uno Stato ancora oggi ladro, per la quantità di soldi che ruba dalle nostre tasche con tasse esorbitanti. Va cambiato uno Stato che applica interessi da strozzino a chi non paga una multa ma che paga a tre anni i suoi cittadini fornitori. Va cambiato uno Stato che strapaga politici e burocrati ma che tratta da pezzenti gli insegnanti, vera classe dirigente di un Paese. L’elenco sarebbe infinito, e una cosa è certa. Se usciti sconfitti e con le pezze al sedere dalla Seconda guerra mondiale siamo diventati l’ottava potenza al mondo, il merito è solo degli italiani, non certo di chi li ha governati.

Se Monti vuole davvero cambiare il Paese, non provi a cambiare gli italiani, li lasci anzi liberi, non li costringa, per sfuggire a nuovi lacci e soprusi, a essere ancora più furbetti. Cambi invece, e velocemente, lo Stato, approfitti di una situazione politica unica e forse irripetibile. Su questa strada, e spero che questo in realtà intendesse dire, lo seguiremo e sosterremo senza riserve. Anzi, gli saremmo pure grati. Alessandro Sallusti, Il Giornale 10 febbraio 2012

….No, egregio Direttore Sallusti, mica è vero che lo Stato, questo Stato, paghi poco gli insegnanti, li paga anche troppo bene, naturalmente però mica tutti, non gli insegnanti che dagli asilo nido ai licei educano, preparano, formano i ragazzi, i futuri cittadini di questo Paese. Questi  li paga poco, anzi pochissimo, quanto nemmeno un ciabattino, con tutto il rispetto che si può nutrire per l’onorata e ormai scomparsa professione del ciabattino. Paga molto invece i fortunati, quelli alla Monti, i bococniani,  come lo sfigato viceministro dell’Istruzione, a 29 anni docente ordinario all’Università grazie ad un concorso iniziuato con 8 concorrenti e  finito, guarda caso,   con lui unico concorrente. A questi lo Stato paga bene e riserva ogni provvidenza e beneficio, garantendo ogni vantaggio possibile. Ma non  sono questi che  Monti, con un’altra squallida gaffe, vuol cambiare: lui vuole cambiare la massa, cioè tutti quelli che si alzano la mattina, vanno a lavorare, tirano la carretta familiare, educano i figli, insegnano loro i valori della lealtà e dell’onestà e credono fermamente che ciò è quello che bisogna fare. Sono questi che Monti, dall’alto della sua spocchia e della sua neppure velata quanto presunta superiorità, vuole cambiare, perchè si adattino al ruolo di servi, che siano  solo delle macchinette, non autorizzate pensare ma solo ad obbedire. E tanto per esser chiari professa questo suo malcelato programma dinanzi a mr. Obama cioè dinanzi a colui che è il primo responsabile della crisi finanziaria mondiale che ha investito il mondo occidentale. E’ partita dagli Stati Uniti la crisi, dalle nefandezze compiute dalle grandi banche americane, di cui lo stesso Monti è stato consulente strapagato, ed è stato Obama a non essere all’altezza della crisi, aggravandola con le misure probanche americane che ha adottato, totalmente incapace di intravedere quali sarebbero state le conseguenze sopratutto per l’euro che non avendo come il dollaro alle spalle un governo politico  e una banca centrale,  sarebbe stato facilemente preda degli speculatori, come poi è puntualmente accaduto. Sono suonate come sirene alle orecchie del presidente americano  le parole di Monti di di totale genuflessione agli interessi americani, compresa la promessa che cambierà gli italiani. Non si illuda Monti. Non solo non ne avrà il tempo, perchè  è il suo  che sta  per scadere, non appena avrà finito di fare il alvoro sporco che i partit gli hanno commissionato,  ma sopratutto gli italiani,  che,  come ricorda Sallusti,  sono riusciti, dalle macerie della guerra a trasformare questo Paese, privo tra l’altro di materie prime e senza che ci fosse nessun Monti del mondo a governarlo,  nella ottava potenza industriale del mondo, sapranno compiere l’ennesimo miracolo e riusciranno ad uscire dalla crisi, senza trasformarsi negli automi che vorrebbe fossero il signor Monti. E chissà che non riescano anche a libearsi della peggiore casta del mondo, quella dei politici della seconda repubblica. g

NON RIAPRITE LA TERZA CAMERA, di Mario Sechi

Pubblicato il 9 febbraio, 2012 in Giustizia, Politica | No Comments »

Se un medico sbaglia, paga. Se un ingegnere dà i numeri e provoca il crollo di un palazzo, viene processato. Se un direttore di giornale pubblica una notizia diffamante, viene chiamato in giudizio insieme all’autore dell’articolo. Tutte le professioni fanno i conti con un sistema di norme che regolano la responsabilità e il risarcimento dell’eventuale danno arrecato. Tutti, tranne i magistrati. Nonostante un paio di sentenze affermino che le toghe italiane sono iperprotette rispetto agli standard del Vecchio Continente, la magistratura associata non accetta una riforma sacrosanta e in Parlamento assistiamo a un dibattito tra i partiti che ha le ragnatele.
Il governo ha fatto bene ad aprire un dialogo con l’Anm e l’Avvocatura, ma deve essere equilibrato e non commettere l’errore di arrendersi di fronte al diktat dei giudici. Se cede, allora si apre un problema di credibilità dell’esecutivo di fronte a uno dei poteri che negli ultimi vent’anni ha fatto (e soprattutto disfatto) politica in tutti i sensi. Le aule dei tribunali e il Consiglio superiore della magistratura hanno funzionato contro ogni regola costituzionale da «terza Camera» e le leggi sono state di volta in volta modificate o addirittura buttate nel cestino. Qualsiasi tentativo di riforma dell’ordinamento giudiziario è stato stravolto. Il problema ha riguardato tutti i governi che si sono succeduti nell’ultimo ventennio.

Non possiamo avere una «pax parlamentare» e poi lasciare che il settore della Giustizia sia uno Stato nello Stato, un protettorato che gode dell’extraterritorialità, applica la legge interpretandola come meglio crede, ma non accetta di esservi sottoposto. È una forzatura fuori dal tempo e dalla storia. È la cronaca a richiamare un intervento legislativo urgente. L’ultima di ieri: un broker di 32 anni condannato in primo grado a 26 anni per l’infanticidio del figlio della compagna di 8 mesi. Ieri è stato assolto in appello dalla Corte d’Assise di Genova per «non aver commesso il fatto». Giovanni Antonio Rasero era in carcere da un anno. E la Procura Generale aveva chiesto l’ergastolo. È un caso come tanti, lontano dal Palazzo e proprio per questo esemplare. Non bisogna pensare né alla casta politica né a quella togata, ma semplicemente ai cittadini e al buon nome della Giustizia. Mario Sechi, Il Tempo, 09/02/2012

.……………Il presidente dell’ANM ha detto che sottopporre i magistrati al rigore della legge in materia di responsabilità civile  e personale per gli erorri commessi, con dolo, nell’esercizio delle funzioni,  significa ricattarli e sulla scorta di questo che è davvero un ricatto ha preteso che il Senato, auspici il signor Monti e la signora ministro della giusitizia,  modifichi il voto della Camera sull’applicazione della direttiva europea in materia di responsabilità civile dei magistrati che devono pagare quando sbagliano, con dolo, come tutti, verso i cittadini, vittime, per dolo,  dei loro  errori. Rispetto a ciò le argomentazioni di Sechi che sono di buon senso come di buon senso è pretendere che i magistrati siano uguali a tutti gli altri cittadini di fronte alla legge conta poco. Conta molto invece che chi pontifica sulla equità e sul rigore equamente distribuiti fra tutti,  si schieri apertamente  a favore di chi pretende per sè un trattamento meno equo e meno rigoroso.   Ciò è non solo grave, ma immorale. Ma chi glielo dice a Monti e al suo ministro della giustizia? g.

“SIAMO MINUS QUAM MERDA”: LA RIVOLTA DEI PARLAMENTARI CONTRO IL GOVERNO DEI TECNICI

Pubblicato il 8 febbraio, 2012 in Giustizia, Politica | No Comments »

Urla, insulti, bagarre. Le barricate dei lumbard si sono fatte subito sentire non appena il governo ha posto alla Camera la fiducia sul decreto “svuota carceri”.

Carceri sovraffollate

Non appena il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda ha formalizzato in Aula la questione di fiducia chiesta dall’esecutivo per la conversione del decreto, dai banchi della Lega Nord è piovuta una salva di fischi. Il governo è stato ricoperto da grida di disapprovazione e cori “Vergogna, vergogna”. Tanto che Rocco Buttiglione, presidente di turno di Montecitorio, si è visto costretto a interrompere i lavori.

“La richiesta di fiducia posta dal governo  è vergognosa”, tuona il vicepresidente dei deputati del Carroccio, Maurizio Fugatti. Il pacchetto del ministro della Giustizia Paola Severino punta alla riforma e velocizzazione della giustizia civile. Tra le varie misure presentate lo scorso dicembre l’esecutivo ha previsto la possibilità di “un’uscita progressiva dal carcere per 3300 detenuti che potranno usufruire, negli ultimi diciotto mesi della pena da scontare, degli arresti domiciliari”. Una proposta che è stata subito ribattezzata “svuota carceri”. Oggi le proteste dei leghisti e dell’Italia dei Valori. Il capogruppo del Carroccio a Montecitorio, Paolo Dozzo, ha parlato di “scandalo” accusando il governo di esautorare il parlamento: “Noi siamo nettamente contrari perché siamo per la certezza della pena”. Anche Fugatti ha accusato “il governo dei tecnici” di “non rispettare la volontà popolare sia in Aula che nelle televisioni”. Durissimi anche alcuni esponenti del Pdl. Maurizio Bianconi ha denunciato: “Mettono la fiducia e se ne vanno, ci trattano come merda, siamo minus quam merdam”.

Il Guardasigilli ha provato a spegnere le polemiche assecondando le accuse dei leghisti, ma ha comunque ribadito che la fiducia resta una necessità. “I termini scadevano il 20 – ha ricordato la Severino – il problema è dunque esclusivamente legato ai tempi e i presupposti di necessità e di urgenza c’erano tutti”. il Guardasigilli ci ha tenuto, comunque, a ribadire con forza il fatto che “nessun delinquente pericoloso sarà lasciato libero di camminare sulle strade italiane”. Il dl “svuota carceri” contempera, infatti, le esigenze di difesa sociale con quelle di allentamento della situazione delle carceri sovraffollate. “Se un magistrato riterrà socialmente pericolosa una persona – ha spiegato il Guardasigilli – ne prevederà la detenzione in carcere”. Il voto si svolgerà domani a mezzogiorno. La capigruppo di Montecitorio ha anche già fissato a martedì della prossima settimana il voto definitivo sul ddl di conversione del decreto. Andrea Indini, Il Giornale, 8 febbraio 2012

.………….Noi siamo con la Lega e anche con l’IDV e anche con i parlamentari che si sono sentiti trattare come “merda” dal governo dei tecnici che da quando si è insediato ha governato solo e soltanto con decreti  d’urgenza trasformati in leggi ricorrendo alla fiducia  senza che il Parlamento sia stato posto nelle condizioni di esercitare il suo mandato. E’ accaduto per i provvedimenti riguardanti l’economia che ora, dice Monti, il veggente, pare sia uscita dalla crisi perchè glielo assicurano la Merkel e Sarkozy, i suoi padroni, provvedimenti sui quali, senza che nulla abbia avuto a ridire il re e imperatore Giorgio 1°, il govenro ha posto la fiducia costringendo il Parlamento ad accettare senza discutere o cambiare. Lo sta facendo anche su quesitoni che non riguardano l’economia ma la vita quotidiana della gente come per esempio la messa in libertà – gli arresti domiciliari sono una barzelletta – di migliaia di detenuti già condannati i quali potranno fare a casa, comodamanete, e magari ritornando a deliquere,  gli ultimi 18 anni della pena. Sul decreto in discusisone in Parlamento come rendiconta Indini il ministro Severino, d’intesa con il governo, ha posto la fiducia: prendere  o lasciare, senza discutere, approfondire, verificare, tener conto del danno in prospettiva che si può arrecare alla gente perbene vittima ogni giorno di violenze d’ogni genere da parte di delinquenti abituali che non scontano la pena e se la rideranno di uno Stato incapace di mantenere il più morale dei suoi impegni: i cittadini per bene devono essere difesi dai delinquenti. E fa ridere la assicurazione che fa il ministro secondo la quale i magistrati vaglieranno le singole posizioni e faranno rimanere in galera quelli socialmente pericolosi. Ma in galera ci sono proprio perchè socialmente pericolosi, perciò quella del ministro  è una toppa che invece di chiudere un buco apre una falla. g.

CON BERLUSCONI E’ CACCIA ALL’UOMO, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 8 febbraio, 2012 in Giustizia, Il territorio, Politica | No Comments »

Per una volta un pm aveva chiesto di non processare Berlusconi perché dopo lunghe indagini non aveva trovato prove né indizi a suo carico.

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Ma niente, non è bastato. Il giudice ha deciso che l’ex premier deve finire sotto processo, il quarto che si celebra in contemporanea al tribunale di Milano. Il caso è quello della prima intercettazione telefonica della storia sulla quale i magistrati hanno indagato per capire come fosse sfuggita al segreto. Ovviamente riguarda un esponente della sinistra, precisamente Fassino, all’epoca dei fatti segretario del Pd. «Abbiamo una banca! », esultò al telefono con il suo amico Consorte appreso che Unipol (braccio finanziario del Pd) si stava prendendo la Banca nazionale del lavoro. La frase, intercettata nell’ambito di una inchiesta che coinvolgeva Consorte, non venne ritenuta importante, guarda caso, dai pm di Milano. Noi del Giornale ne entrammo in possesso e la pubblicammo. Fu uno scandalo, perché non è bello sapere che un partito compera una banca. L’operazione andò a rotoli, sinistra e pm si infuriarono con noi,misero sotto accusa l’editore del Giornale , Paolo Berlusconi, e il fratello Silvio per aver avuto un ruolo, sia pure passivo, nella vicenda della fuga di notizie.

Il premier ha sempre negato, le prove non ci sono come ammette lo stesso pm, ma il processo si deve comunque fare. Evidentemente la pace sociale è ancora lontana, nonostante le dimissioni da premier e la leale collaborazione con il nuovo governo.

E qui,oltre all’accanimento,c’è pure la beffa. Fa sorridere che l’uomo più illegalmente intercettato d’Italia, le cui conversazioni anche private sono finite sui giornali senza alcun filtro giudiziario, debba finire sotto processo per una intercettazione assolutamente vera che sbugiardava il leader della sinistra. E dire che Berlusconi voleva fare pure una legge per limitare le intercettazioni e vietarne la pubblicazione. Speriamo che qualcuno ne tenga conto. Alessandro Sallusti, Il Giornale 8 febbraio 2012

………………..La notizia l’avevamo già fatta oggetto di un nostro commento già ieri a proposito della ipotizzata mancata di gas proprio mentre imperversa il maltempo, ironizzando sulla probabile apertura di indagine su Berlusocni perchè amico di Putin da uci dipende l’azienda russa che fornisce il gas all’Italia, almeno una gran parte. Ma ci par eutle riproporre sul fatto la valutazione di Sallusti che ripropone l’amara rifelsisone sul fatto che in Italia non c’è segreto istruttorio che tenga in nessuna procura d’Italia ma l’unico a subire il rigore, diciamo così, delle Procur, e è Berlusconi. Come non possiamo essergli solidali? g.


SE TUTTO VA BENE SONO ROVINATI, di Mario Sechi

Pubblicato il 8 febbraio, 2012 in Politica | No Comments »

Il tesoriere della Margherita fa sparire tredici milioni di euro su venti, lo stato maggiore dell’ex partito casca dalle nuvole e balbetta, la Guardia di Finanza bussa alla porta del Senato. Mi pare ce ne sia abbastanza per fare due o tre considerazioni sul tema del finanziamento pubblico dei partiti, i costi della democrazia e la disinvolta gestione del denaro pubblico da parte della politica. Non sono tra quelli che pensano che i partiti debbano sparire, anzi credo siano necessari e bisogna impegnarsi a riformarli con urgenza prima che al loro posto si presentino alle elezioni poteri opachi e incontrollabili. Ma sono anche arciconvinto che sia ora non solo di dare una sforbiciata ai rimborsi elettorali (un euro per ogni voto preso e per cinque anni pieni) ma di cambiare le norme sulla natura giuridica dei partiti. I soldi dei contribuenti non possono essere amministrati come un conto privato, i bilanci devono essere sottoposti a controlli severi. Chi li falsifica deve sapere che finisce in carcere, chi distrae i fondi usandoli per scopi diversi dall’attività politica deve esser consapevole che diventa un criminale. Niente mezze misure. Al cittadino si chiedono sacrifici pesanti e i partiti devono essere virtuosi. Il contributo va tagliato perché le spese dichiarate sono vergognosamente inferiori all’incasso e inoltre la durata per l’intera legislatura anche in caso di scioglimento anticipato delle Camere non ha alcun motivo di esistere, è un furto legalizzato. Si cambi la legge, subito. Detto questo, mi chiedo anche come sia possibile che Lusi abbia fatto tutto da solo. I casi sono due: o abbiamo un gruppo dirigente che si fa sgraffignare 13 milioni di euro sotto al naso (e allora non è in grado né di gestire l’Italia né un negozietto di frutta e verdura), oppure in questa storia non tutta la farina d’oro è nel sacco del tesoriere. Così siamo passati da Tangentopoli ad Arraffopoli e ogni volta che uno esclama «abbiamo toccato il fondo» allora compare una vanga e si inizia a scavare. La Prima Repubblica è crollata di fronte a un finanziamento illecito (le tangenti) che serviva a fare attività politica; la Seconda Repubblica tira le cuoia perché il finanziamento lecito serve a scopi di arricchimento personale o di clan. Splendida evoluzione della specie partitante: da Mani Pulite a Mani in tasca. Le nostre.  Mario Sechi,  Il Tempo, 8 febbraio 2012

.…………..Finirà come per le indennità dei parlamentari che sono rimaste tali e quali con l’aggiunta della beffa di un presunto oltre che miserabile taglio di 700 euro che in verità taglio non è ma solo la non corresposnione di un aumento che non c’è stato. E ciò è stato fatto passare dal presidente della Camera come una risposta alla pressante richiesta della gente di vedere ridotti i privilegi della casta politica. Figuriamoci se questa stessa casta rinuncerà alla valanga di soldi che incassano dal finanziamento pubblico che non è solo una indecenza, è una truffa. Senza dimenticare che i cittadini con il referendum proposto dai radicali un ventennio fa  lo eliminarono con una maggiorazna bulgara. Non servì a niente. Di li a poco i partiti eredi dei precedenti o nati dalle ceneri dei precedenti rifecero una legge ancor più ignobile della precedente che consente loro di lucrare, come avvoltoi e spregiudicati masnadieri, sinanche sulle loro spese. Infatti come ricorda anche Sechi ai partiti non viene rimborsato quanto spendiono ma un forfait che supera di molto, anzi di moltisismo le spese sostenute. E con i soldi che ricevono fanno ardite operazioni immoibliari o, come la Lega, va ad investire in Tanzania. O, peggio, se li fanno fregare da improvvisati tesorieri che sanno di rischiare poco o niente. E’ il caso del tesoriere della Margherita, fiduciario di Rutelli il quale anche in questa occasione s’è diiostrato solo “nu bell guaglione”  per dirla con Prodi e nulla più. Eppure quando va in TV e gli si dà la parola pare che stia per parlare un oracolo. Invece è solo uno che s’è fatto sfialre sotto il naso 13 milioni di euro, 300 anni di stipendio di un operaio medio  al quale i soldi sotto il naso li sfilano quelli come Rutelli e il governo delle tasse che Rutelli  ha contribuito a mettere su.  E questo Rutelli ancora si dimena sul palcoscenico di questa italietta  di oggi che fa rimpiangere quella di ieri. g.

DA DOMANI IN ITALIA POTREBBE MANCARE IL GAS: GRAZIE AL FOLLE AMBIENTALISMO DEI VERDI E DELLA SINISTRA

Pubblicato il 7 febbraio, 2012 in Cronaca, Giustizia, Politica | No Comments »

Da domani manca il gas: grazie a verdi e sinistra

Dopo l’emergenza neve, arriva quella riscaldamento. L’Italia imbiancata e gelata si ritrova ora alla canna del gas, letteralmente: da domani, mercoledì 7 febbraio, saranno ridotte le forniture d’energia alle aziende e saranno garantiti soltanto i rifornimenti alle famgilie. Il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, ha lanciato l’allarme: “La situazione è sicuramente critica perché dalla Russia e dalla Francia sono diminuiti i flussi ma è ben monitorata”, ha spiegato Passera riferendosi alla decisione di Gazprom di tagliare le forniture di gas destinate all’Europa. L’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni ha invece rivelato che se da da domani il colosso russo farà dei tagli potrebbero esserci problemi. Ad oggi la riduzione è stata del 25-26% secondo i dati pubblicati da Snam Rete Gas. Ovviamente preoccupata Confindustria. Il presidente Emma Marcegaglia ha chiesto aiuto: “Si faccia un mix di cose, non si agisca solo sulle imprese”, invocando l’utilizzo delle scorte.

Veti ambientalisti – La situazione, aldilà del pesante maltempo (peraltro prevedibile e previsto visto la stagione), mostra chiaramente tutta la vulnerabilità del paese. Le cause sono varie, tutte però ascrivibili all’intransigenza ambientalista di sinistra e verdi. Mancano sufficienti impianti di rigasificazione, che possano immettere in rete gas liquido trasportato via mare. Al posto degli attuali 2, ne servirebbero 5. Altro punto: bisogna diversificare quando invece l’Italia è appesa al gas. Con le Alpi alle spalle, il potenziale idroelettrico sarebbe immenso ma le ragioni ambientalistiche vietano di toccare il territorio, anche laddove sarebbero possibili interventi assai poco invasivi come le minidighe che rispettano le aree montane. C’è poi l’alto Adriatico e la foce del Po, un enorme giacimento di gas. Non lo si può estrarre perché si rischierebbe di abbassare il livello di terreno. Le tecniche per ovviare a tali controindicazioni ci sono, quello che manca è una classe politica disposta a parlarne senza pregiudizi e paraocchi. Libero 7 febbraio 2012

.………..Se domani dovesse davvero mancare il gas, magari per via del taglio dele forniture da parte della Russia è assai probabile che qualche Procura  avvi immediatamente una azione penale nei confronti di Berlusconi, indagato per la sua nota amicizia con Putin e quindi per una possibile sua  influenza sullo stesso Putin per la decisione del colosso russo di infreddolirci più di quanto già non lo siamo….ovvimente scherziamo. Ma non troppo. E’ di stamattina la notizia che il GIP di Milano ha rinviato a giudizio Berlusconi, l’ennesima volta, per il reato di rivelazione di segreto istruttorio in relazione alla pubblicaizone sul Giornale della telefonata tra Fassino e Consorte, quella nella quale Fassino, allora segretario dei DS, esulta gridando “abbiamo una banca”. Orbene, a prescindere, direbbe l’indimenticato Totò, che il PM aveva chiesto l’archiviazione dell’accusa mentre il GIP l’aveva rifiutata e aveva disposto l’accusa coatta, resta una considerazione. In Italia non si riesce a mantenere nessun segreto e gli atti di tutti i PM d’Italia, ancorchè sottoposti a secretazione, nemmeno un minuto dopo trovano puntuale ospitalità e pubblicazione su tutti i giornali, specie Repubblica, e nessuno, sottolineamo, nessuno,  è mai stato nè indagato,  nè rinviato a giudizio, anche perchè nei confronti di nessuno è mai  tata aperta una qualsivoglia inchiesta. L’unico per il quale opera il reato di rivelazione di atto istruttorio, senza che neppure sia provato, tanto che il PM aveva chiesto l’archiviazione del procedimento, è Berlusconi. Nei confronti del quale, è inutile negarlo, continua ad essere in atto una vera e propria persecuzione  giudiziaria che rasenta  l’ossessione. Perciò non meraviglierebbe se a qualche solerte PM di qualche sperduta procura italiana venisse in mente di indagare su Berlusconi se dovessismo finire oltre che al gelo anche al freddo. Al ridicolo hanno provveduto i PM. g.

E’ STATO TREMONTI A DARE IL COLPO DI GRAZIA A BERLUSCONI, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 7 febbraio, 2012 in Il territorio, Politica | No Comments »

Oggi si scopre, e il Quirinale lo mette per scritto, che non fu Napolitano a opporsi al decreto per lo sviluppo, ma il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che il pomeriggio del 2 novembre salì inaspettatamen­te al Colle

In una intervista al mensile americano Atlantic, che pubblichiamo oggi in ampi stralci, Silvio Berlusconi dice che la caduta del governo è colpa anche un po’ sua. Ma aggiunge: ho incontrato più ingrati e profittatori in politica che nella mia vita di imprenditore. Non sappiamo a chi pensasse ma, a naso, l’elenco potrebbe essere lungo. A tal proposito può aiutarci una interessante lettera che ci ha inviato (la trovate qui) Pasquale Cascella, consigliere del presidente Napolitano per la comunicazione. Breve premessa. Il 2 novembre scorso il Consiglio dei ministri presieduto da Berlusconi doveva varare l’atteso decreto legge per lo sviluppo, per altro molto simile a quello poi licenziato dall’esecutivo Monti. Non se ne fece nulla perché, versione ufficiosa, il Quirinale si era opposto negando il requisito d’urgenza. Così il giorno dopo l’allora premier si presentò al vertice europeo di Cannes a mani vuote, innescando di fatto la fine del suo esecutivo. Bene, oggi si scopre, e il Quirinale lo mette per scritto, che non fu Napolitano a opporsi, ma il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che quel pomeriggio era salito inaspettatamente al Colle.

La lettera di Cascella è chiara. Tremonti sconsigliò Napolitano che a quel punto non se la sentì di andare contro il parere del ministro deputato proprio all’economia. La domanda è: perché Tremonti fece quel passo ben sapendo che sarebbe stato quello che portava la coalizione nel burrone? Ripicca, gelosia nei confronti di chi lo stava di fatto sostituendo a capo della cabina di regia anti crisi? Oppure fu un calcolo politico: agevolare la caduta di Berlusconi per prenderne il posto? Forse Napolitano non aspettava altro, ma certo Tremonti non è stato leale e trasparente fino in fondo, col suo premier, con la sua maggioranza e con gli italiani. Alessandro Sallusti, Il Giornale, 7 febbraio 2012

Ecco  la lettera integrale inviata alla redazione del Giornale da Pasquale Cascella, consigliere del Presidente della Repubblica. Nella lettera si sottolinea come fu proprio l’ex ministro Tremonti – nel novembre scorso – a chiedere al Capo dello Stato Giorgio Napolitano di manifestare la propria indisponibilità a firmare il decreto anti-crisi che il Consiglio dei ministri si preparava a emanare.

Gentile direttore,
con riferimento all’articolo dell’on. Renato Brunetta, dal titolo «Toh, i tre decreti Monti li aveva già fatti il governo del Cavaliere», si rileva che i fatti ivi narrati non corrispondono alla effettiva dinamica delle relazioni tra il Presidente della Repubblica e il governo allora presieduto dall’on. Berlusconi.
In particolare, l’affermazione secondo la quale un «decreto Romano-Brunetta-Calderoli non fu approvato nel Consiglio dei ministri del 2 novembre 2011 perché il Quirinale aveva informalmente manifestato la propria indisponibilità a emanarlo, considerandolo privo dei requisiti di necessità e urgenza e di omogeneità richiesti» non tiene conto di circostanze assai rilevanti per l’esatta ricostruzione dell’accaduto.

Quel giorno, infatti, il capo dello Stato ricevette il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, prima della riunione del Consiglio dei ministri. Ed esplicito fu il richiamo alle posizioni espresse proprio dal titolare della politica economica nella lettera che il presidente della Repubblica scrisse al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Vi si riferiva che il ministro si era «detto convinto» si dovessero «definire solo le misure più urgenti tra quelle indicate», e lo si dovesse fare «nella forma – più praticabile anche dal punto di vista parlamentare e meno in generatrice di tensioni politiche – della presentazione di emendamenti alla legge di stabilità» in quel momento all’esame del Senato.

Il presidente della Repubblica ritenne di esprimersi a favore della soluzione indicata dal ministro per evitare l’adozione di «un coacervo di norme anche estranee» alla lettera di intenti ed obbiettivi inviata a Bruxelles dal Presidente del Consiglio il 26 ottobre, che avrebbe potuto «suscitare nuova confusione nell’opinione pubblica e nei mercati».
Dunque, nessuna «valutazione discrezionale» opposta ad altre più recenti, come sostiene l’ex ministro Brunetta, ma solo la presa d’atto di riserve motivate presenti all’interno della stessa compagine governativa e la ricerca di un veicolo normativo che consentisse di addivenire rapidamente all’approvazione delle misure più urgenti evitando più aspre tensioni fra le forze politiche.

Pasquale Cascella
Consigliere del presidente della Repubblica per la stampa e la comunicazione

.………..In  politica,  ma non solo,  la gratitudine è merce rara, perciò sbaglia Sallusti a meravigliarsi del comportamento di Tremonti o anche a dolersene. Piuttosto, dovremmo meravigliarci noi della meraviglia di Sallusti o anche di quella di Berlusconi. Il quale iniziò la collaborazione con Tremonti nel 1994 proprio grazie al primo tradimento della seconda repubblica, quello di Tremonti nei confronti di Segni nel cui Patto Tremonti era stato eletto alla Camera dei Deputati nella quota proporzionale del Mattarellum. E’ vero che Segni dopo aver vinto la lotteria con il referendum sulla preferfenza unica perse il biglietto in occasione delle successive elezioni politiche, quelle,  appunto, del 1994, quando rifiutò, d’accordo con Martinazoli e Buttiglione, di stringere alleanza con Berlusconi, ma è anche vero che non meritava di essere tradito da Tremonti appena 24 ore dopo lo sfortunato esito elettorale per il Patto per l’Italia. Berlusconi “acquistò″  Tremonti  che tradì Segni con l’incarico ministeriale all’Economia, ma fra i due il peggiore fu di certo Tremonti. Perchè meravigliarsi allora della mancanza di gratitudine (alias tradimento)  dello stesso Tremonti a danno di Berlusconi? Bisognava aspettarselo e quindi prevenirlo. Ed è questo che più di ogni altra cosa meraviglia noi. g.

IL CENTRO DESTRA RIALZA LA TESTA, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 6 febbraio, 2012 in Politica | No Comments »

Qualcosa si sta muovendo nella palude della politica italiana. Il nervosismo del Pd di fronte alle iniziative del governo Monti (ieri Bersani è stato esplicito) dimostra che le cose non si stanno mettendo come qualcuno aveva sperato, cioè la fine definitiva del centrodestra e del berlusconismo.

A spiazzare è ancora una volta Silvio Berlusconi, sia pure in maniera meno visibile ed eclatante che in passato. Niente pre-predellini, per il momento nessuna chiamata della piazza. Piuttosto un intenso lavorio dietro le quinte per studiare soluzioni inedite. Per il dopo Monti che è alle porte (tra un anno, comunque vadano le cose, saremo in campagna elettorale) l’obiettivo è quello di un governo forte che riscatti le figuracce rimediate dalla politica (non solo dal centrodestra) negli ultimi anni. Superare cioè i limiti di coalizioni fortissime sulla carta ma assai fragili e litigiose alla prova dei fatti.
Per questo, come anticipato nei giorni scorsi da Vittorio Feltri su questo Giornale, non si esclude di trovare un accordo con il Pd per tornare a un sistema elettorale proporzionale. Spariscono i candidati premier, governano quei partiti che dopo il voto troveranno un accordo sulle cose da fare. Uno schema che non esclude poi l’alleanza tra i due blocchi più forti (Pdl e Pd) come del resto è avvenuto con successo in Germania.
Ma per fare questo è necessario che anche il Pdl si dia una forte scossa capace di portarlo oltre le lotte generazionali in corso e la non felice convivenza tra le anime ex Forza Italia ed ex An. L’impasse nelle celebrazioni dei congressi e delle primarie per le amministrative è sintomo che i grovigli accumulati negli ultimi anni sono lontani dall’essere sciolti. Per questo Berlusconi, da sempre insofferente alla partitocrazia e ai suoi riti, starebbe pensando a qualche cosa di nuovo, un soggetto più vicino nello spirito e nella pratica alla Forza Italia della prim’ora che al Pdl attuale. Il punto di partenza dovrebbe essere una fondazione, la Fondazione Berlusconi, che si starebbe mettendo a punto in queste ore. Qualche cosa insomma capace di andare oltre il Pdl e le sue lotte intestine, per poi sfociare, al momento giusto, in un nuovo partito e in nuovo orizzonte politico non necessariamente in compagnia dei vecchi compagni di viaggio. Il percorso è ancora lungo, ma la strada per il dopo Monti, comincia a essere più chiara. Alessandro Sallusti, Il Giornale 6 febbraio 2012

.………..Magari fosse vero, magari il centro destra fosse capace  o avesse anche solo  voglia di rialzare la testa e ritornasse al combattimento. E per ritornarvi occorre ritrovare  spirito e coraggio. Ci sembra invece che prevalga, almeno nelle retrovie  e sopratutto nei generali e nei colonnelli, il desiderio e l’obiettivo di preservarsi, senza correre molti rischi o di ridurli al minimo. Questo vanifica in partenza la voglia di riscatto e di battaglia. Peccato. g.