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TRA LA LEGA E I RADICALI E’ MEGLIO FIDARSI DEI RADICALI

Pubblicato il 10 gennaio, 2012 in Giustizia, Politica | No Comments »

Nicola Cosentino
Tra poco la Giunta per le Autorizzazioni della Camera voterà sull’autorizzazione all’arresto del deputato campano del PDL Nicola Cosentino. Ha fatto rumore e sopratutto ha creato attesa la decisione della Lega, annunciata da Maroni, che i suoi due rappresentanti in seno klla Giunta voteranno per l’arresto il che fa dichiarare al deputato Paniz del PDL che il voto favorevole all’arresto sembra inevitabile. Ma a sorpresa è arrivato l’annuncio che il componente radicale della Giunta, il deputato  Turco, eletto nel PD, voterà contro l’arresto. Ma ancor più clamore ha susictato il contenuto della sua dichairazione che apre scenari di polemica ben più gravi che non quelli suscitati dalla decisione dell’Aula, complice la Lega, di mandare in galera il deputato Papa.
Ha dichiarato l’on. Turco: “Ritengo che la richiesta di esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del collega sia infondata e frutto di un obiettivo fumus persecutionis. Sino al 2005, cioé sino a quando l’on. Cosentino non ha ricoperto un ruolo politico di livello nazionale, le strade del clan dei Casalesi e dell’on. Cosentino non si sono mai, neppure per sbaglio, incrociate. Nessuna traccia nei procedimenti e nei saggi. Oggi l’on. Cosentino viene accusato di condotte che non hanno, in sé, alcun rilievo penale e delle quali l’on. Cosentino ha fornito ampia ed esaustiva spiegazione nelle memorie depositate presso questa commissione e che, se vorrà, mi incaricherò di rendere pubbliche”. “Gli inquirenti prima ed il GIP poi – aggiunge  l’on. Turco- vestono queste condotte di rilevanza penale in relazione alla circostanza per la quale l’on. Cosentino sarebbe addirittura il referente politico nazionale del Clan dei Casalesi; affermazione questa che però appare essere del tutto apodittica e slegata da qualsiasi accertamento concreto di un qualsivoglia fatto specifico. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che svolgono chiamate di correo nei confronti del collega, senza peraltro attribuirgli mai fatti concreti specifici, oltre a non essere supportate da alcun riscontro obiettivo ed individualizzante – per quanto emerge dalla stessa lettura dell’ordinanza di custodia cautelare – appaiono essere in diversi punti platealmente smentite da dati storicamente accertati di segno assolutamente diverso”.
E’ una dichiarazione e una convinzione  che vengono da parte di un deputato che non appartiene all’area dellon. Cosentino nè può essere minimamenter accusato di qualsivolgia connivenza con lo stesso. E’ parte di quella pattuglia di deputati che sebbene eletti nel PD hanno sempre svolto liberamente il proprio mandato aprlametnare ed elettorale. Sopratutto le dichiarazioni dell’on. Turco rendono molto difficili le decisioni di quei parlamentari, in primo luoogo quelli della Lega, che con il loro voto potrebbero determinare un secondo vulnus al Parlamento dopo quello di Papa e compiere una probabile ingiustizia. Riteniamo che come Papa, anche Cosentino non possa nè scapapre, nè inquinare le prove per cui il suo arreso è del tutto inutile e forse solo di natura spettacolare tesa a ulteriormente minare la credibilità del potere politico rispetto a quello giudiziario. La Magistratura inquirente ha il diritto di rinviare a giudizio Cosentin, o ma incarcerarlo senza che ci siano le certezze sulla sua  condotta e sulla sua colpevolezza, che solo il processo può stabilire,  è un fatto immorale e barbaro. g.

MALINCONICO SI DIMETTA, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 9 gennaio, 2012 in Costume, Politica | No Comments »

Il sottosegretario del premier, chiamato a giustificarsi, è incappato in una serie di contraddizioni. E i ministri dell’”urgenza” non hanno fretta di pubblicare i loro redditi

Carlo Malinconico, sottosegretario di Monti, ha raccontato un paio di bugie e fatto ben più di una omissione cercando di spiegare come mai le sue lussuose vacanze in Argentario siano state pagate da imprenditori un po’ spregiudicati e al centro di alcuni scandali che riguardano appalti pubblici.

Di cose pubbliche Malinconico se ne intende, ha un curriculum dentro l’amministrazione dello Stato che non finisce più e che comprende pure due anni da braccio destro dell’allora premier Romano Prodi. Eppure, nonostante queste frequentazioni politiche vecchie e nuove, importanti e austere, ha pure lui il vizio di non sapere chi gli paga le cose. È in buona compagnia, successe di recente a un prestigioso ministro del governo precedente. Ci riferiamo al caso Scajola, che inciampò nel pasticcio della casa vista Colosseo che non sapeva bene chi gli aveva pagato (e che, coincidenza, veniva più o meno dallo stesso giro di Malinconico, imprenditori generosi con i politici). Ci sono però due differenze tra i casi in questione. La prima, evidente, è tra casa e vacanze. La seconda è che Scajola si dimise, Malinconico pare non abbia nessuna intenzione di farlo. Ricordo che fummo proprio noi del Giornale i primi, tra lo stupore generale, a chiedere le dimissioni di Scajola. Pensavamo che un ministro che si trova in un pasticcio e che per spiegarlo ci mette una pezza che è peggio del buco debba trarne le conseguenze, a maggior ragione se ci sono di mezzo soldi, privilegi e rapporti poco trasparenti. Rispetto a quel maggio 2010 non abbiamo cambiato parere. Politicamente, ancor prima che per l’aspetto penale,la posizione del ministro era indifendibile perché gli italiani perdonano molto ma non tutto. E tra quel poco su cui non transigono ci sono proprio i privilegi della casta nella vita privata, a partire proprio da casa e vacanze. Per questo vorremmo sentire il parere sul caso Malinconico del premier Monti. Un pasticcio del genere inzuppato pure di bugie è conciliabile con l’etica, il rigore e la serietà che il governo sta chiedendo a tutti gli italiani? Noi pensiamo di no, pensiamo che Carlo Malinconico debba lasciare subito l’esecutivo, come fece Scajola con grande dignità. Non vorremmo che in nome dello spread passasse anche il principio della doppia morale: una per giudicare l’operato dei ministri di Berlusconi; l’altra, molto più lasca, per quelli del governo Monti (che ancora, nonostante la promessa, non hanno depositato la denuncia dei loro ingenti patrimoni). Alessandro Sallusti, Il Giornale 9 gennaio 2012

………..Questa del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Malinconico, (anche il cognome fa la sua parte…) è una brutta faccenda. Ci sembra che le dimisisoni siano un obbligo e anzi ci meraviglia che non le abbia già datre e ancor più ci meraviglia che il funereo superMonti che un giorno o l’altro sarà chiamato a fare la pubblicità delle Pompe Funebri non abbia immediatamente dimesso il suo sottosgretairo. Non erano loro che dovevano essere al di sopra di ogni dubbio o sospetto? g.

QUANDO MONTI PROMETTEVA TRASPARENZA…

Pubblicato il 9 gennaio, 2012 in Politica | No Comments »

Il 16 novembre, scorso, giorno dell’insediamento a Palazzo Chigi, Mario Monti ostentava trasparenza da parte della compagine del suo governo. A distanza di due mesi, i casi Patroni Griffi e Malinconico, così come la mancata pubblicazione dei redditi dell’esecutivo, smentiscono il premier e la dichiarazione di due mesi fa sembra ormai una barzelletta

Quando si tratta di predicare trasparenza sono tutti fuoriclasse. Al momento di applicarla invece vanno fuori pista. Nella conferenza stampa di insediamento a Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio Mario Monti aveva ostentato trasparenza cristallina.

Il governo Monti

Aveva rigettato ogni accusa di conflitti di interesse all’interno della sua compagine di governo e promesso la pubblicazione dei patrimoni di ministri, viceministri e sottosegretari.

A distanza due mesi, le promesse non sono state mantenute.

Non solo. I casi di Patroni Griffi e Carlo Malinconico offuscano i propositi di trasparenza dell’esecutivo. Il primo, oltre a incassare il doppio stipendio (è titolare della Funzione pubblica e presidente di sezione del consiglio di stato, in aspettativa da una vita) e ad aver pagato 177.754 euro nel 2008 per 109 metri catastali al primo piano di uno stabile con spettacolare vista sul Colosseo, in tema di trasparenza raggiunge persino il paradosso. Perché se quando era consulente aveva online il suo compenso, da quando è ministro ha pensato bene di eliminarne ogni traccia.

Il secondo invece è andato in vacanza in un hotel a cinque stelle del’Argentario. Costo: 9800 euro. Una vacanza pagata a sua insaputa, come lui stesso ha dichiarato: “Volevo pagare, ma qualcuno l’aveva già fatto e quando mi sono rivolto al direttore per sapere chi fosse, mi ha risposto che non poteva dirlo per rispetto della privacy”. Giustificazioni che vanno a sbattere con le contraddizioni nelle sue dichiarazioni.

Il benefattore del sottosegretario fu l’imprenditore Francesco de Vito Piscicelli, come lui stesso ha raccontato al Fatto quotidiano. Piscicelli è uno degli amici di Balducci e della solita cricca. Sia in un caso che nell’altro ci sono impressionanti analogie con la vicenda Scajola (la casa davanti al Colosseo e i conti pagati “a sua insaputa”), ma c’è anche una differenza esiziale: Scajola si dimise, Malinconico sembra non abbia intenzione di farlo. Domenico Ferrara,  Il Giornale 9 gennaio 2012

IL PROFESSORE (MONTI) LO SA: E’ UN DISASTRO, di Vittorio Feltri

Pubblicato il 7 gennaio, 2012 in Costume, Politica | No Comments »

Meglio tardi che mai. Anche Mario Monti ha compreso che i guai italiani ( debito pubblico a parte) non dipendono tanto dalla nostra incapacità di reagire alla crisi internazionale, quanto dal marasma dell’Unione europea che sta inghiottendo l’euro con conseguenze drammatiche.

Il governo Monti

Il premier, visto il crollo della Borsa e le crescenti difficoltà interne, giovedì è corso a Bruxelles nella speranza di avere lumi dalla Comunità. Ma non pare che la luce si sia accesa. E ieri, come previsto, si è incontrato con Nicolas Sarkozy. Scontato il tema della discussione fra i due: come faremo a salvarci?

La situazione, infatti, nonostante gli sforzi dei vari Paesi membri, non è migliorata rispetto a mesi orsono. L’Italia, in particolare, non riesce a trovare una via d’uscita. Molti si erano illusi che il ritiro di Silvio Berlusconi avrebbe avuto effetti benefici non solo sui mercati ma anche sull’economia. Qualcuno, come Rocco Buttiglione (per citarne uno), si era addirittura lanciato in previsioni esaltanti: «Se il Cavaliere toglie il disturbo, lo spread guadagnerà 300 punti». Ullallà! Nemmeno per sogno. Lo spread continua imperterrito a viaggiare sopra quota 500 e non accenna a scendere. Come mai?

Evidentemente il problema non era a Palazzo Chigi e neppure delimitato dai patrii confini. Il nuovo governo prima ancora di esordire con un provvedimento era statoosannato. Poi incoraggiato, e ancora applaudito. La manovra solo tasse e niente tagli alla spesa corrente ( eccettuate le pensioni), propagandata dalla stampa come indispensabile alla sopravvivenza, ha messo invece in ginocchio parecchi cittadini e non ha aiutato l’Italia a rialzarsi. L’agognata fase due, quella che dovrebbe stimolare la crescita economica, è di là da venire. Se ne parla. Le si attribuisce un potere taumaturgico. Ma finora è soltanto un sogno.

Le indiscrezioni trapelate sui contenuti delle misure, posto che siano fondate, sono deludenti: la riforma del lavoro è vaga e si ha l’impressione che sia destinata a rimanere una buona intenzione; le liberalizzazioni sono all’acqua di rose e riguardano poche categorie, le meno tutelate dalle lobby: farmacisti, tassisti, edicole. Roba minima che, fra l’altro, susciterà proteste a non finire. Insomma, l’impresa dei celebrati professori si sta rivelando più difficile (con esiti al momento fallimentari) di quanto si pensasse.D’accordo,bisogna dare ai ministri il tempo per riordinare le idee. Ma il tempo passa (quasi due mesi se ne sono andati) e di idee neppure l’ombra. Tant’è che la sfiducia e il pessimismo stanno subentrando all’entusiasmo iniziale.

A Monti cominciano a ballare i cerchioni. E lui si renderà conto che rischia di perdere la partita, se non l’ha già persa. Per quanto assai convinto dei propri mezzi, il bocconiano, proprio perché esperto, avvertirà le minacce che gravano sull’Europa e se ne preoccuperà, anche se è attrezzato per dissimulare i suoi timori. Lodevole il comportamento freddo e distaccato del premier, però le grane sono più grandi di lui, come erano più grandi di Berlusconi.
L’implosione dell’euro è dietro l’angolo ed è probabile avvenga presto. Ventisette Paesi, ciascuno con storie, lingue, economie e potenzialità diverse, non si tengono insieme con una moneta unica che non rappresenta nessuno di essi. Ci vorrebbe un miracolo. Ma non sarà certo Monti a compierlo. È un bravo professore, non un dio. Vittorio Feltri, Il gIORNALE, 7 GENNAIO 2012

…………Feltri non lo dice (o meglio, non lo scrive) ma c’è chi giura che Monti ha i giorni contati. Non tanto per l’evidente fallimento del suo esperimento che non ha fermato la caduta delle Borse e l’impennata dello spread oggi a 525 punti, ma perchè si avvicina la decisione della Consulta sui referendum elettorali proposti da Di Pietro. Se la Consulta il prossimo 11 gennaio dichiarerà ammissibili i due refrendum che mirano ad abrogare la legge Calderoli ripristinando il vecchio mattarellum, i partiti, tutti, meno il Tezo Polo che continuerà a piroettare sulla scena della politica sapendo che il suo no è inifluente, tutti i partiti che hanno sostenuto Monti gli staccheranno la spina per andare a votare subito con l’attuale legge elettorale che  ufficialmente non piace a nessuno ma che consente ai partiti di nominarsi i propri scudieri in Parlamento. Il che non solo consentirà ai partiti, a prescindere da chi vince, di continuare a colonizzare il Parlamento ma eviterà che gli italiani li affossino con il voto plebiscitario a favore della abrogazione della legge Calderoli, aprendo la strada al sicuro e successivo successo elettorale di Di Pietro e della sinistra radicale. Chi vivrà, vedrà! g.

AMICI PERICOLOSI E PATROMONI SEGRETI, di Alessandro SALLUSTI

Pubblicato il 7 gennaio, 2012 in Costume, Politica | No Comments »

Vai a fidarti dei professori. Ci avevano detto che avrebbero sistemato Borsa e spread ed eccoci qui, conciati come e più di prima. Ci avevano detto che grazie a loro l’Europa avrebbe cambiato atteggiamento ma i vertici continuano a concludersi senza nulla di fatto, una presa in giro.

Il governo Monti

Ci avevano detto che avrebbero messo in riga la Casta e non solo nulla è successo, ma anche loro non sembrano disdegnare i piccoli e grandi benefici del potere. Ci avevano detto che la loro era una squadra di puri, praticamente di unti dal Signore, ma oggi si scopre che uno dei professori più prestigiosi, il sottosegretario a Palazzo Chigi Carlo Malinconico, amava fare vacanze in alberghi di lusso (1.500 euro a notte) all’Argentario a spese dei faccendieri e imprenditori indagati per appalti pubblici sospetti.

Insomma, ci avevano detto con una certa spocchia che loro erano eticamente superiori e professionalmente migliori dello sgangherato governo Berlusconi. Dopo due mesi sappiamo che non era vero. Gli dei sono scesi dal piedistallo sul quale li aveva messi il presidente Napolitano e si scoprono comuni mortali, alcuni con amicizie pericolose e vizietti antichi, altri la passione per super feste private a spese, fino a prova contraria, dello Stato (vero, presidente Monti?).

Nulla di grave, per carità, è solo per dire che i moralisti sono come le bugie, hanno le gambe corte.
E a proposito di moralismi, ricordate l’annuncio-promessa di Monti nel discorso di insediamento? Siccome noi – aveva detto il professore neo premier – siamo più specchiati degli specchi, renderemo pubbliche non solo le nostre denunce dei redditi (cosa peraltro dovuta per legge) ma pure quelle patrimoniali. Bene, sono passati due mesi e noi, curiosi, stiamo ancora aspettando. Due mesi è davvero un tempo molto lungo. Se ci mettono tanto a fotocopiare un foglio che hanno nel cassetto della scrivania di casa, figuriamoci quanto dovremo aspettare per un decreto che liberalizzi, altra promessa, il mercato del lavoro.

Ma forse il ritardo dipende da altro, forse ci hanno ripensato o forse c’è imbarazzo a spiattellare ricchezze ingenti in faccia a cassintegrati, disoccupati e imprenditori sull’orlo del suicidio (alcuni purtroppo l’hanno oltrepassato) per l’eccessiva pressione fiscale. Meglio mettere al bando i vacanzieri di Cortina, che tanto Monti preferisce Sankt Moritz, nota per la sua sobrietà, per l’assenza di suv e di presunti evasori fiscali. Alessandro Sallusti, Il Giornale, 7 gennaio 2012

……………Su quanto scrive Sallsuti, il caso del neo sottosegretario Malinconico, vi invitiamo a leggere sulla pagina pnline del Giornale tutta la storia e le dichiarazioni dell’imprenditore Piscitelli che pagava le vacanze dell’allora potente funzionario di Prodi.

MONTI DIFENDE I BLITZ ANTIEVASIONE PERCHE’ “CHI EVADE RUBA DALLE TASCHE DEGLI ITALIANI”

Pubblicato il 7 gennaio, 2012 in Costume, Economia, Politica | No Comments »

Dopo i controlli fiscali a sopresa dei giorni scorsi, effettuati a Cortina e in Liguria dagli uomini della Guardia di finanza, il premier Mario Monti, in occasione delle celebrazioni del 215° anniversario del Primo Tricolore a Reggio Emilia, torna sulla vicenda e affronta il tema dell’evasione.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Difende le Fiamme gialle e l’Agenzia delle Entrate e dichiara: “È inammissibile che una porzione importante di reddito sfugga ad ogni tassazione a fronte dei pesanti sacrifici dei lavoratori“. Il presidente del Consiglio  poi sottolinea come l’espressione mettere le mani nelle tasche degli italiani sia “incompleta” e si addica agli “italiani che evadono”.

Il premier difende i blitz della Guardia di finanza e ribadisce il suo sostegno nei loro confronti: “È necessario evitare che ci sia una pressione fiscale eccessiva e che gli accertamenti siano rispettosi dei diritti individuali. Su questo, in particolare, come ministro dell’Economia vigilo e vigilerò. Agli uomini dell’Agenzia delle entrate e della Guardia di finanza che con dedizione e rischio personale lavorano per la riduzione dell’evasione fiscale, voglio dire grazie e voglio assicurare il mio appoggio”. Il Giornale, 7 gennaio 2012

………………Diciamoci la verità, l’unica cosa che affratella l’Italia è la retorica. Anzi, se Ennio Flaiano fosse vivo sul tricolore non scriverebbe più “tengo famiglia” ma “la retorica è la mia bandiera”. Dai  garibaldini  a Gabriele D’Annunzio che eletto con la destra storica in Parlamento,  se ne andò a sinistra gridando “vado verso la vita”, retorico espediente per giustificare uno squallido  voltafaccia, da Mussolini sino al terzo o quarto Berlusconi, non v’è stato nessun capo di governo o di stato che non sia stato colpito da retorica acuta (non è nemmeno il caso di citare l’ultimo Napolitano che forse sotto i doppipetti indossa mutande tricolori dopo essere stato fieramente e fermamente intenazionalista…) e non ne abbia fatto sfoggio con piglio e cipiglio. Non vi sfugge neppure Monti,  che essendo un tecnico prestato alla politica dalla retorica doveva essere immune ed esente, benchè  la monotonia del suo dire tradisce per un verso il fatto che non ci crede e dall’altro che i suoi discorsi altri glieli scrivono e lui, forse, neppure li legge per poi rileggerli. Le roboanti parole pronunciate a difesa dei blitz a Cortina dei finanziari e dell’Agenzia delle Entrate sono un concentrato di retorica a buon mercato. Beninteso, gli evasori delle tasse  vanno scovati e inchiodati alle loro responsabilità che vanno al di là del luogo comune per cui essi rubano nelle tasche degli italiani. Essi rubano, e basta.  E quelli che a Cortina sono stati scovati dai solerti 80 ispettori che li vi si sono recati per scovarli (chissà quanto sono costati allo Stato, cioè a noi poveri e vessati contribuenti) è bene che paghino. Ma davvero Monti crede che sono i cento o centocinquanta finti poveri di Cortina che fanno la differenza? Davvero crede che il blitz durante le festività natalizie nella festaiola località montana di Cortina possono indurre le migliaia e migliaia di evasori a recedere? E davvero crede che basta magnificare le gesta degli 80 ispettori per accontentare i milioni di italiani che degli evasori sono le prime vittime? Facciamo un solo esempio. Lo sa Monti cosa avviene negli studi medici , specie quelli specialistici,  di tutta Italia? Glielo diciamo noi perchè Monti difficilmente frequenta studi medici come i comuni mortali italiani. A fine visita il paziente chiede il costo della visita e si sente richiedere: 150 euro. E la ricevuta? chiede il paziente. Se vuole la ricevuta risponde il medico il costo è 200. E’ ovvio, facendo un pò di conti, che se deve pagare 200 euro,  il contribuente-paziente potrà, nell’anno successivo, detrarre appena il 19%  della spesa cioè solo 38 euro, se invece accetta di rinunciare alla ricevuta non paga subito altri 50 euro e ne risparmia 12 tra i 50 che non paga e i 38 che avrebbe detratto  pagando 200 euro. E così rinuncia alla ricevuta, paga 150 euro e il medico li  incassa senza pagare tasse.  Ecco, Monti invece di lasciarsi andare alle euforiche e retoriche esaltazioni dei blitz invernali, modifiche il regime tributario consentendo la detrazione intera delle somme spese, specie quelle mediche, cosicchè dallo scoraggiare alla fonte la evasione delle tasse. Altrimenti le sue sono parole alla D’Annunzio: aria fritta. g.

A COURMAYER MULTATA PER DIVIETO DI SOSTA LA EX SOTTOSEGRETARIA SANTANCHE’: SI SCOMODANO L’ANSA E I CARABINIERI!

Pubblicato il 7 gennaio, 2012 in Costume, Politica | No Comments »

Daniela Santanche'COURMAYEUR (AOSTA) – Per divieto di sosta la polizia locale di Courmayeur ha multato nei giorni scorsi il Suv di Daniela Santanché, ex sottosegretario del governo Berlusconi ed esponente del Pdl, e da alcuni anni ‘habitue” della località turistica valdostana.

Il fuoristrada era parcheggiato sulla strada regionale, a poca distanza dalla zona pedonale, ma al di fuori delle aree adibite alla sosta. Sul posto è intervenuta in un primo momento la polizia locale, che ha comminato la contravvenzione; poco dopo sono giunti anche i carabinieri di Courmayeur.

Secondo quanto riferito da fonti locali, il Suv è normalmente utilizzato dalla Santanché quando viene in vacanza ai piedi del Monte Bianco. La multa è di circa 50 euro.  FONTE ANSA, 7 gennaio 2012

….Riportiamo la notizia così come l’ha diffusa, poco fa,  l’ANSA, l’agenzia nazionale di stampa più importante del nostro Paese. Francamente non riusciamo a comprendere quanto ci sia di tanto rilevante perchè l’ANSA, fra tante notizie ben più importanti e sopratutto gravi di cui informare l’utenza,   se ne occupi. Di multe per divieto di sosta se ne elevano in Italia a migliaia, o a centinaia di migliaia, e da un pò di tempo a questa parte sono divenute cospicua parte delle entrate per i Comuni che fanno cassa con le multe per spenderle a organizzare feste e festini per i nottambuli che ancora hanno animo e tempo per trascorrere le notti in..bianco. Che una di queste multe abbia interessato l’ex sottosgretaria Santanchè non crediamo che possa interessare più di tanto gli italiani, a meno che non se ne voglia fare pretesto per o demonizzzare i precedenti potenti o santificare i nuovi.  In tutta la faccenda, però, la nota più stonata  è che  dopo che ad elevare la multa sono stati i vigili urbani, sono arrivati i carabinieri. Forse perchè la ex sottosegretaria Santanchè era armata di un mitra di produzione sovietica oppure perchè la violazione di un articolo del codice della strada trasforma i cittadini di questo paese in altrettanti criminali? Ovviamente i  criminali veri, quelli che sparano per le vie di Roma o ammazzano bambini, o violentano fanciulle, ringraziano per l’omessa informazione. g.

IL 2012 SARA’ L’ANNO DELLA RIVOLTA. FISCALE!

Pubblicato il 6 gennaio, 2012 in Costume, Economia, Politica | No Comments »

In Italia la pressione è ai massimi livelli tra i Paesi civili. E la sopportazione è al limite. L’evasione è l’effetto dell’abuso del potere impositivo da parte di chi ci rappresenta.

L’oppressione fiscale e le vessazioni tributarie costituiscono il principale freno allo sviluppo e sono una delle prime cause della rovina delle nazioni. Questa importantissima lezione si può trarre leggendo «For Good and Evil. L’influsso della tassazione sulla storia dell’umanità» di Charles Adams, LiberiLibri (2007, 2008).  Una carrellata lunga 5000 anni di storia fiscale, che può aprire gli occhi agli Italiani su tante cose, fra le quali: – La gran parte degli eventi traumatici della storia furono causati da rivolte fiscali. – Il cittadino ha il sacrosanto diritto ad opporsi alle rapine tributarie (diritto di appello al cielo di Locke). – I cittadini di una nazione si dividono in due categorie fondamentali: 1) I Consumatori di tasse (tax consumers); 2) I Pagatori di tasse (tax payers). I primi rappresentano una minoranza composta dai parlamentari, consiglieri regionali e loro clientele, alti burocrati, vertici degli organi istituzionali, amministratori di aziende e agenzie pubbliche e para-pubbliche, di società partecipate. Il loro numero può essere stimato in un ordine di grandezza di 500.000 individui (circa l’1% dei contribuenti). I secondi rappresentano circa il 99% dei contribuenti. L’evasione è perlopiù effetto dell’abuso del potere impositivo. La propensione media all’evasione è direttamente proporzionale alla pressione tributaria. La vera causa del deficit non è l’evasione, ma l’eccesso di spesa. La formula «No Taxation without Representation» è ormai inadeguata (perché i rappresentanti al Parlamento rappresentano in realtà solo i propri interessi e quelli delle proprie clientele). È necessario quindi separare il potere di spendere da quello di tassare. La proporzionalità è un principio. La progressività è un arbitrio. I governanti dovrebbero conoscere, capire, e avere sempre davanti agli occhi la Curva di Laffer e tendere alla Flat Tax. Questi sono gli insegnamenti che la storia delle nazioni ci offre. In Italia, la pressione tributaria è ai massimi livelli tra le nazioni civili. Le angherie tributarie, l’incomprensibilità delle norme, l’incertezza giuridica, le arbitrarie presunzioni a favore del fisco, l’inversione generalizzata dell’onere della prova a carico del contribuente pongono i cittadini alla mercé del fisco degradandoli al rango di servi della gleba. In Italia, a fronte di una tassazione spoliatrice lo Stato non rende i servizi in nome dei quali sottrae al cittadino molto più della metà del suo reddito e confisca risparmi già tassati, per destinarli agli sperperi delle oligarchie parlamentari, burocratiche, giudiziarie e clientelari. In Italia, attraverso una norma di recente introduzione (art. 29, D.L. n. 78/2010, e D.L. n.138/2011), gli atti di accertamento (che per più del 60 per cento in sede contenziosa risultano infondati) daranno luogo a riscossione immediata di un terzo della maggiore imposta pretesa, pur in pendenza di ricorso, e quindi pur nella consapevolezza che nel 60 per cento dei casi la pretesa tributaria è illegittima e il pagamento da parte del contribuente non dovuto.  In Italia, quindi, è stato reintrodotto il principio del «solve et repete»: un principio incivile, dispotico, contrario al diritto e alla dignità del cittadino, un principio inaccettabile, micidiale sul piano etico e giuridico, che provocherà danni incalcolabili all’economia e alla sopravvivenza delle imprese e dei privati contribuenti.  Con l’entrata in vigore di questa folle legge la situazione economica del nostro Paese, già seriamente pregiudicata, verrà ulteriormente aggravata e spinta al collasso.  A tutto questo si è aggiunta l’ultima follia del nuovo governo il quale in luogo di tagliare drasticamente le spese ha saputo solo imporre ulteriori pesanti inasprimenti fiscali che hanno esasperato ancor più il cittadino. Questo avvilente quadro sintetizza solo alcuni aspetti della dissennatezza-cecità del legislatore.  Pretendere, in tale assetto di rapina legalizzata, che i cittadini assolvano correttamente all’obbligo tributario, e scandalizzarsi se non lo fanno, è ipocrisia o idiozia. E, poiché è stata valicata ogni ragionevole soglia di sopportazione, potrà innescarsi in tempi brevi una vera e propria rivolta. Aldo Canovari, Il Tempo, 6 gennaio 2012

.……………..Non potrà, DOVRA’ innescarsi una vera e propria rivolta, contro tutte le caste, politiche e affaristiche che opprimono il nostro Paese e la gente che lavora e vive onestamente.

EUROPA AL COLLASSO…E LO TSUNAMI FINANZIARIO NON E’ ANCORA PASSATO

Pubblicato il 6 gennaio, 2012 in Economia, Politica | No Comments »

Ieri la Borsa di Milano ha perso il 3,6%; Unicredit, prima banca italiana, ha ceduto il 17%; lo spread tra i rendimenti dei Btp e quelli dei Bund è salito a 520 punti.

Eppure non siamo più in settembre, quando questo sarebbe stato un rituale bollettino dettato dai mercati che così chiedevano un nuovo esecutivo per l’Italia. Siamo nel gennaio del 2012 e da 50 giorni ci governa un esecutivo tecnico guidato da un europeista apprezzato come Mario Monti. Il quale, con una manovra da 35 miliardi, ha soddisfatto le richieste di risanamento avanzate per l’appunto dall’«Europa», intesa come coagulo di istituzioni e regole comunitarie. Ma alzi la mano chi, libero da partigianerie politiche e con un minimo di attenzione per quello che accade sui mercati, può onestamente dirsi meravigliato.

È l’Europa, intesa come sopra, che sta collassando. Ieri rimbalzava la notizia del rischio bancarotta dell’Ungheria, che ha visto fallire un’asta di titoli di Stato. L’euro scivolava a 1,28 contro il dollaro. Mentre il Monti greco, il premier Lucas Papademos, avvertiva che il default è un rischio concreto.

Lentamente il sogno a cui hanno dato una vita uomini come lo stesso Monti sta svanendo. Sempre più forma e meno sostanza. Il che poteva anche andare bene se a questa forma- ancorché non a tutti i 27 Paesi ma solo a 17- non fosse stata data anche una valuta comune: l’euro. Nel quale sono oggi investiti capitali di tutto il mondo. Dicono gli analisti che la Grecia si poteva mettere in sicurezza nel 2008 con 50 o 60 miliardi di intervento comunitario: i mercati avrebbero avuto la prova che l’euro è forte perché difeso da tutti. Oggi non ne bastano nemmeno 300 e i mercati non ci credono più.

Eppure le Borse avevano aperto il loro ultimo credito con grande passione: pochi se ne sono accorti, ma Piazza Affari è salita del 30% tra settembre e ottobre. E ancora ai valori di ieri, l’indice Ftse-Mib risulta essere il 13% più alto dei minimi del settembre scorso. Ma il tempo concesso dai mercati alla politica e all’Europa è ora veramente scaduto. Si pensi che il vertice di Bruxelles del 9 dicembre scorso, presentato come decisivo per il salvataggio dell’intero continente e della valuta unica,si è concluso con un misero accordo intergovernativo sull’unione fiscale. Il che significa non vincolante per i singoli Stati qualora cambiassero i governi. Qualcuno pensa che i cosiddetti mercati, che altro non sono che gente con qualche soldo da investire, non se ne siano accorti?

Per questo nessuna sorpresa per l’andamento di ieri delle piazze finanziarie. E nei prossimi mesi ci si può anche preparare al peggio: i prezzi potrebbero tornare ai minimi del marzo 2009, che sono ancora il 20% più in giù di dove siamo adesso. E dopo di quelli c’è la terra di nessuno, territori mai esplorati prima. Chissà che qualcuno, tra Bruxelles, Berlino, Parigi e Roma, non se ne renda conto e decida o di passare la mano o di passare alla storia, ma non esattamente tra i più grandi. Marcello Zacchè, Il Giornale, 6 gennaio 2012

……………Che brutta Befana questa del 2012, con tanti carboni recapitati ai “grandi” d’Europa, dalla Merkel a Sarkozy, che è sempre più evidente essere i responsabili della crisi che sta sconvolgendo il vecchio continente e demolendo la moneta unica, l’euro, sempre più a rischio. Zacchè, come tanti altri che non abbiano il prosciutto sugli occhi, accusa Germania e Francia di aver impedito quelle riforme che avrebbero consentito all’Europa di salvare la Grecia per tempo e tutti gli altri paesi dell’eurozona che ora sono a rischio ad opera di speculatori senza scrupoli ai quali interessa poco o niente chi comandi, perchè “con la Francia o cona la Spagna, purchè se magna”. E’ vicino il tempo in cui Sarkozy (tra pochi mesi) e la Merkel saranno puniti dai rispettivi elettorati ma forse allora sarà tardi per porre rimedio ai danni che questi due hanno arrecato all’Europa e all’idea della unità europea, unità che prima ancora che monetaria doveva (e deve!) essere politica perchè funzioni. g.

LO SPREAD VOLA E MONTI ANCHE…

Pubblicato il 5 gennaio, 2012 in Economia, Politica | No Comments »

La crisi finanziaria non dà respiro ai mercati. Dopo un avvio di 2012 sostanzialmente positivo, le Borse europee tornano in perdita, dopo l’asta francese e per i timori sulla tenuta del sistema bancario spagnolo.

Un operatore di Borsa

Milano maglia nera, con il Ftse Mib che scivola a -3,65% a 14.767,22 punti e il Ftse All-Share che mostra un calo del 3,24% a 15.622,17 punti. A Parigi il Cac40 ha perso l’1,53%, a Francoforte il Dax lo 0,25%, a Londra il Ftse100 lo 0,78%. Più pesante Madrid (-2,94%). Apre in ribasso Wall Street: alle prime battute l’indice Dow Jones cala di 58,27 punti, pari al -0,47%.

Questa mattina la Francia ha collocato 7,9 miliardi di euro di titoli di Stato a scadenze decennali e trentennali. A preoccupare i mercati è anche la situazione dell’Ungheria che  ha venduto solo 35 miliardi di titoli a un anno dei 45 miliardi programmati, con un rendimento salito al 9,96% dal 7,91% della precedente asta. Tracollano i titoli bancari, dopo la decisione di Unicredit di aumentare il capitale e lo sconto record delle azioni per invogliare gli investitori. Il titolo di Piazza Cordusio ha chiuso al -17,27%. Tutti i titoli bancari hanno avuto difficoltà a Piazza Affari. Fonsai registra il -14,7%, mentre BpM ha ceduto il -10,7%, Banco Popolare il -10,27%, Ubi banca il -8,9%, Mps -8,5% e Intesa Sanpaolo -7,3%. Segno positivo invece per Fiat (+3,57%), che questa mattina ha annunciato di aver incrementato di un ulteriore 5% la quota detenuta in Chrysler.

Torna a volare inoltre il differenziale tra Btp e Bund che si attesta sopra ai 520 punti, a quota 522,7 punti base. Il rendimento dei Btp decennali è al 7,09%. In realtà lo spread tra i titoli decennali italiani e quelli tedeschi si è allargato più che altro perché oggi stanno andando particolarmente bene. Sale anche lo spread di rendimento tra il decennale francese e il Bund a 152 punti, mentre quello del Bonos spagnolo sul decennale tedesco si attesta a 372 punti. Il Giornale, 5 gennaio 2011

…..Non c’è niente da fare. Lo spread continua a veleggiare molto siopra i 500 punti e la borsa perde pezzi sotto l’attacco speculativo. E Monti vola a Bruxelles mentre noj c’è più nessuno in Italia che crede che lui e i suoi ministri siano in grado di riuscire lì dove il governo precedente ha fallito. Anzi, il govenro tencico si rivela molto più debole del governo politico  perchè non ha il sostegno che deriva dall’investitura popolare e si fa strada il dubbio che o sarebbe stato meglio un governo si di unità nazionale ma a guida e composizione politica, oppure ancor meglio che si fosse votato consentendo al popolo di scegliere i propri governanti. Monti ormai passa il tempo a rispondere puntigliosamente a Calderoli  ma non ne ha per risolvere i problemi del Paese. Gli manca l’autorità e la credibilità del leader eletto dal popolo. g.