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L’ITALIA SI SPREME, LA CASTA SE NE FREGA. PER CAMERA, SENATO, CORTE COSTITUZIONALE E QUIRINALE NON VALGNO LE NORME PENSIONISTICHE VARATE DA MONTI.

Pubblicato il 9 dicembre, 2011 in Politica | No Comments »

Papponi L'Italia si spreme, la Casta se ne frega Onorevoli: la riforma delle pensioni non vale

“Per cercare di contenere la dinamica della spesa del comparto pensionistico, è stata di recente modificata in modo incisivo la normativa dei pensonamenti anticipati di anzianità, fissando a regime il limite di 60 anni di età e 35 anni di anzianità utile al pensionamento e introducendo misure dissuasive con la previsione di significative riduzioni di trattamenti pensionistici”. Ora, tutti sappiamo che la recente manovra ‘Salva Italia’ ha toccato in modo particolarmente violento le nostre pensioni. E per questo sappiamo molto bene cosa ci succederà: i tempi per la pensione di anzianità sono stati dilatati oltre i 40 anni di contribuzione e si alzerà anche l’età di vecchiaia che arriverà a 66 anni per uomini e donne. Perché allora nel virgolettato  IN ROSSO che abbiamo riportato si parla di 35 anni e 60 anni? Una svista, un errore? Niente affatto. E’ tutto giusto, con un piccolo accorgimento: quella norma riportata in calce all’articolo è la nota illustrativa di bilancio di previsione per il 2011 dell’Amministrazione della Presidenza della Repubblica. Detta in altri termini, La riforma delle pensioni così come la conosciamo noi non si applicherà ai dipendenti di Camera, Senato, Quirinale e Corte Costutuzionale. Siamo alle solite.

Da quanto detto si scoprono due “simatici” dettagli. Anzitutto: gli organi costituzionali (Presidenza della Repubblica, governo, Camera, Senato e Corte Costituzionale) conservano per legge una propria autonomia organizzativa e di bilancio. La seconda, la più imbarazzante: al Quirinale dopo uan modifica “incisiva” della normativa intervenuta nei mesi passati, si può andare in pensione al compimento dei 60 anni e con 35 anni di anziantità: Ovevro con condizioni pensionistiche non solo infinitamente più convenienti di quelle applicate ai “comuni mortali” con l’ultima manovra, ma anche largamente migliori di quelle di tutti gli italiani prima che il pacchetto Salva Italia intervenisse. Non c’è da aggiungere altro: la vicenda si commenta da sè. Libero, 9 docembre 2011.

.…..Ecco, appunto, si commenta da sè. Non solo i dipendenti della Camera, del Senato, della Corte Csotituzionale, del Quirinale, percepiscono stipendi da favola, ma per loro non contano i sacrifici e le regole pensionistiche previste per tutti gli altri italiani. Che vergogna! g.

PROFESSORI PASTICIONI: EFFICIENTI SOLO A PAROLE

Pubblicato il 9 dicembre, 2011 in Politica | No Comments »

Quella dei professori è una manovra ipotetica. Sulla carta funziona tutto, ma poi ogni giorno c’è un pezzo che svanisce. Puf, la magia non è riuscita.

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La realtà, purtroppo, ti arriva in faccia piuttosto in fretta. Ti smonta le ipotesi, ti scarnifica le buone intenzioni, non fa tornare i conti e manca sempre qualcosa. Se poi il tempo non c’è, devi fare in fretta e quei diavoli di mercati ci mettono come al solito le corna, allora tutto diventa complicato. Insomma, comincia a venir su un sospetto: neanche questi ci salvano.
Come ripete tutti i giorni Napolitano qui ci giochiamo centocinquant’anni di patria sacra e sudata e chi non si sacrifica è un vetero comunista, un padano o un papalino. Solo che poi un conto è scrivere la ricetta, altro farla digerire al paziente.
Dotti, medici e sapienti si stanno rendendo conto che i «se» ancora non fanno cassa e in più le insidie cominciano a essere tante. La luna di miele con la politica sta per finire, i partiti che sostengono la maggioranza soffrono di mal di pancia, ogni gruppo di interesse pensa prima di tutto al proprio portafoglio e, soprattutto, la manovra vive di speranze.
La carta è liscia, non crea attrito. Ti servono i soldi? Facile. Tassiamo con un altro 1,5 per cento i capitali nascosti all’estero e scudati. Il guaio è capire di chi sono, dove sono, come si fa a metterci le mani sopra e poi se si può fare. È già difficile arrivarci, ma qualcuno comincia a dire che un patto è un patto e se lo Stato non lo rispetta qualche problemino c’è. Per esempio che i «capitalisti scudati» sommergano il governo con una valanga di ricorsi, dai tribunali amministrativi a quelli europei. È la guerra giudiziaria delle scartoffie, magari ingiusta, ma intanto i soldi latitano. E poi sulla carta è facile non commuoversi per chi sente sulla pelle il sale del sacrificio. Poi, però, ti scappa da piangere e allora non te la senti di dire a chi incassa una pensione di neppure mille euro al mese di mettersi l’anima in pace. Così il blocco delle rivalutazioni viene alzato a 1400 euro. La carta non ha cuore, ma per fortuna i professori sì, anche quando fingono di averlo nascosto nella tasca di un loden. Anche loro alla fine stanno lì a fare i conti con i pasticci della realtà. Metti l’Irpef, togli l’Irpef, inventati una addizionale regionale, stana gli evasori, manda in pensione tutti a settant’anni, resta in bilico sull’orlo del baratro, fai il valzer delle province (le cancello subito, non le cancello, aspetto a cancellarle). Tutto bene, ma se qui monsieur Sarkò e frau Merkel non si mettono d’accordo salta l’Euro, l’Europa e pure l’America strizza di paura. Allora ci ritroviamo con sacrifici veri e una salvezza di carta. Per chi, poi? Per uno Stato grasso e grosso che non ci pensa neppure per sbaglio a dimagrire. Allora, professori, facciamo un’ipotesi. E se per una volta provassimo a snellire lo Stato? Così sulla carta. Magari funziona. Il Giornale, 9 diocembre 2011

SACRIFICI SI, MA NON PER TUTTI. NAPOLITANO E MONTI CON LE RISPETTIVE SIGNORE GRIFFATE E INGIOELLATE SE LA GODONO ALLA SCALA ALLA FACCIA DEI SOLITI FESSI

Pubblicato il 8 dicembre, 2011 in Politica | No Comments »

Per il presidente Napolitano la crisi è drammatica. Per il premier Monti sono a rischio gli stipendi degli statali. Ma siccome siamo in Italia, la situazione, come sempre, è grave ma non seria.

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Così ieri sera, dopo aver tagliato le pensioni, tassato le case e aumentato la benzina, Napolitano, Monti e mezzo governo si sono riposati della fatica. Hanno indossato lo smoking migliore e insieme alle mogli vestite da Armani e ingioiellate a dovere si sono buttati tra gli arazzi, gli ori e gli stucchi della Scala di Milano per la prima della stagione. Nulla di illegittimo. Anzi, beati loro. Dico solo che se la stessa cosa l’avessero fatta Berlusconi e soci, all’uscita (ma forse già all’entrata) i tartassati li avrebbero presi a verdure in faccia e oggi i soliti opinionisti sprecherebbero fiumi di inchiostro per indignarsi di fronte allo schiaffo alla miseria e al rigore.

E invece non accadrà nulla del genere. Basta, non si protesta più. Siamo in un’era nuova, ipocrita, moralista e anche un po’ furbetta. La verità viene edulcorata, a volte rimossa. Una sorta di regime di terrore dello spread per tenerci tutti zitti e a posto. Per esempio non è bello scoprire che gli annunciati tagli alla Casta della politica (con i quali Monti aprì la conferenza stampa della stangata) sono una bufala. Nella stesura definitiva della legge, infatti, il governo ha fatto cancellare la data dell’aprile 2013 per l’abrogazione delle Province e rimandato tutto a una legge ordinaria. Cioè a mai. Ce l’hanno forse detto? No, l’hanno scoperto, leggendo le carte e gli allegati, i colleghi del quotidiano Italia Oggi. Del resto il governo Monti ha capito velocemente che non si può fare politica senza la politica. Così, dopo aver accontentato la Casta, ora speriamo che accontenti un po’ anche noi. Per esempio su Ici, superbollo, e pure sulla tassa per le imbarcazioni, le cose non stanno come annunciato. C’è tempo per cambiare, perché la classe media non andrà alla prima della Scala ma non per questo la si può prendere per i fondelli agitando, ovviamente in smoking e sorseggiando champagne, la mannaia del rigore o morte. Alessandro Sallusti, Il Giornale, 8 dicembre 2011

………Direbbero i nostri nonni: Napolitano è l’erede della nomenklatura sovietica che strangolava il suo popolo ma per sè disponeva di  tanto caviale e fiumi di champagne, Monti, invece, è uno che ha capito da subito come va il mondo e come il cane della masseria ha fiutato subito l’odore giusto. Tanto ci sono lavoratori e pensionati che la prendono nel c…..o. g.

IL FUOCO CONTRO MONTI BRUCIA SOTTO LA CASTA

Pubblicato il 8 dicembre, 2011 in Costume, Politica | No Comments »

Il fuoco dal quale Mario Monti e il suo governo tecnico debbono guardarsi bene non è tanto quello che un suo critico ieri gli rimproverava di avere in qualche modo attizzato aumentando all’improvviso i già salatissimi prezzi della benzina e del gasolio, quanto quello che si avverte dietro la crescente delusione per i mancati tagli alla politica. O per quelli troppo modesti apportati, o solo annunciati. Nei quali, poco importa se a torto o a ragione nel clima di protesta che i sindacati hanno sentito ancora una volta il bisogno di alimentare ricorrendo allo sciopero, alcuni hanno ravvisato la paura di ferire ancora di più il ceto politico sfiancato ma ancora capace di scalciare. O, se preferite, incapace di valutare le distanze che lo separano dai cittadini. È un ceto politico, o casta, come altri preferiscono più negativamente chiamarla, che pensa ancora di avere saldato i suoi debiti di credibilità rinunciando per il futuro ai vitalizi dei parlamentari e affini. E apportando non tagli ma parvenze di tagli a certi trattamenti destinati a sopravvivere come “diritti acquisiti”. Come se non fossero acquisiti anche i diritti di pensionati e pensionandi, e di altri percettori di redditi, sui quali l’emergenza economica e finanziaria ha imposto al governo di intervenire. Qualcuno avrà notato domenica sera, seguendo per televisione la conferenza stampa di Monti e dei suoi ministri, quel signore anziano che si è levato per raccomandare al presidente del Consiglio, per via delle pensioni già guadagnatesi per le sue passate attività, qualcosa che lo stesso presidente peraltro aveva già annunciato: la rinuncia al compenso governativo, o la sua destinazione a iniziative o organizzazioni benefiche. Nel vederlo e sentirlo sono letteralmente saltato sulla sedia conoscendone il cumulo di pensione e vitalizi: pensione di giornalista e vitalizi di ex parlamentare europeo e nazionale. Non è il solo caso, naturalmente. Direi anzi che cumuli analoghi, maturati e percepiti da parlamentari o ex parlamentari provenienti da altre professioni, sono più la regola che l’eccezione. Non si è ancora avvertito nei “sacri” palazzi del Parlamento il buon senso, e neppure il buon gusto, di porvi rimedio senza lasciarselo chiedere, pronti piuttosto a liquidare come qualunquismo osservazioni o sollecitazioni di questo tipo. A nessuno è sinora venuto in testa alla Camera, con tutto quello che bolle nel Paese, con tutti i tagli, i bolli, i balzelli e i cosiddetti contributi di solidarietà giustamente imposti a noi comuni cittadini, di eliminare, per esempio, quella Fondazione omonima che provvede a organizzare eventi e pubblicazioni a cui potrebbero provvedere direttamente, e più economicamente, gli uffici ordinari di Montecitorio. Una Fondazione che, assegnandone di diritto nello statuto la presidenza a chi ha guidato la Camera nella legislatura precedente, sembra ideata e fatta apposta proprio per questo, a costo anche di qualche disavventura. Come quella capitata nel 2008 a Pier Ferdinando Casini, costretto per l’intervenuto scioglimento anticipato delle Camere a passare la mano dopo soli due anni a Fausto Bertinotti. Che grazie al governo tecnico di Monti, e alla prevedibile prosecuzione della legislatura sino al suo epilogo ordinario, potrà invece rimanervi per un altro anno e mezzo. E passare quindi la mano, a sua volta, a Gianfranco Fini. Che, anche in caso di mancata rielezione a parlamentare, avrà maturato il suo bravo cumulo di pensione e vitalizio. Vi sembra tutto questo, francamente, uno spettacolo o scenario compatibile, per stile e contenuto, con i tempi che la gente comune è costretta a vivere? A me non sembra proprio. Monti e i suoi ministri, naturalmente, non possono intervenire direttamente su o contro queste situazioni per l’autonomia che il Parlamento rivendica nella sua organizzazione interna e gestione economica. Ma i soldi alle Camere, i conferimenti dei fondi per il loro funzionamento, li deve ogni anno trovare il governo di turno. Che se non ne ha abbastanza, specie per permettere l’uso che se n’è fatto sinora, ha pure le sue buone ragioni da sostenere, e gli strumenti per farlo. Se altri, di destra e di sinistra, o come diavolo vogliamo chiamare gli schieramenti che si sono alternati in questi quasi diciotto anni di cosiddetta Seconda Repubblica, non hanno ritenuto di avvalersene, Monti ha la forza, o la necessità, di farlo. E di coniugare ancora meglio di quanto non gli sia sinora riuscito rigore ed equità nella gestione dell’emergenza affidatagli dal presidente della Repubblica e confermatagli con la fiducia dalle Camere. Che non potrebbero decentemente revocargliela, staccandogli la famosa spina, solo se e quando toccasse avvertire anche a loro le lame del rasoio elettrico del governo. Lo stesso discorso vale per i costi degli altri organismi istituzionali, e per i privilegi – sì, i privilegi – che in altre, ben diverse condizioni economiche hanno potuto procurarsi e accumulare vertici e personale dipendente. E vale naturalmente per i partiti, il cui finanziamento pubblico con lo strumento dei “rimborsi” elettorali, adottato peraltro per aggirare l’abrogazione referendaria disposta nel 1993 dai cittadini, ha assunto dimensioni e caratteristiche a dir poco sproporzionate. Che peraltro non sono neppure bastate a far passare alla politica, come dimostrano le frequentissime cronache giudiziarie, senza distinzione di colori, la tentazione e la pratica dei finanziamenti illegali.  Francesco Damato, Il Tempo, 8 dicembre 2011

IL VERO BENE DELLA CHIESA

Pubblicato il 8 dicembre, 2011 in Economia, Politica | No Comments »

Dirigibiel Goodyear nei cieli di Roma: una veduta aerea di San Pietro (foto Gmt) Come previsto, la vicenda dell’Ici sui beni ecclesiastici è decollata e coinvolge in maniera trasversale destra e sinistra. Le richieste di assoggettare all’imposta gli immobili della Chiesa che ne sono esenti provengono da varie aree politiche. Alcuni sono mossi da un disegno ideologico (sinistra radicale, laicisti, liberali), altri da sentimenti di «equità» più o meno sinceri. Non ci sono dubbi però che il tema sia nell’agenda del Palazzo. Quel che continua ad essere un oggetto misterioso è la posizione del Vaticano. Perché appoggiare la manovra di Monti – come ha saggiamente fatto ieri il segretario di Stato cardinal Bertone – non sposta di una virgola il problema dell’Ici: la Santa Sede e la Cei hanno una linea da presentare non solo ai fedeli, ma anche al contribuente italiano? Il cittadino al quale vengono chiesti, appunto, sacrifici, in cuor suo credo si ponga anche un’altra domanda: cosa ne pensa di questa vicenda il Papa? Come si vede, porre la questione non è un esercizio scolastico, ma valutare le implicazioni del caso. Che non riguardano solo il Fisco, ma anche l’etica e il comune sentire in un momento particolare della vita italiana. Immagino che Ratzinger sia pienamente informato della situazione e che il cardinal Bertone e il cardinal Bagnasco – presidente della Cei – abbiano parlato con il Santo Padre dei risvolti che può assumere questa vicenda. Ci sono ancora alcune domande da porsi: è giusto che la Chiesa faccia muro sul tema e dica no a prescindere? O piuttosto è il caso di aprire un dialogo con lo Stato italiano e trovare una soluzione negoziata? Visto il dibattito interno, valutato il contesto economico e il peso di una manovra da 30 miliardi, penso che la seconda opzione sia quella più conveniente. La categoria di immobili «protetta» infatti è fuori dai Patti Lateranensi (che tutelano gli immobili della Città del Vaticano) e in qualsiasi momento lo Stato potrebbe gabellarvi sopra come meglio crede. Un accordo oggi avrebbe il vantaggio per il Vaticano di operare con certezza sul domani. Renderebbe pretestuose, inoltre, le richieste di revisione del gettito dell’otto per mille. La comunità dei cattolici ha bisogno di risposte certe e meditate. Io da credente me le attendo. Per il bene della Chiesa.  Mario Sechi, Il Tempo, 8 dicembre 2011

…………Ha detto il Cardinal Bertone, Segretario di Stato del Vaticano, che in tempi difficili è giusto imporre e fare sacrifici. Chi può dargli torto? E allora è altrettanto giusto (ci guardiamo bene dal dire “è sacrosanto”!) che tutti facciano sacrificoi. Anche la Chiesa nella sua veste temporale, quale è allorquando ci si riferisce  alle migliaia di immobili di cui è proprietaria, fuori dalla Città del Vaticano, come giustamente nota Sechi, che non sono sottoposti al particolare status derivante dai mussoliniani  (e craxiani) Patti Lateranensi, e per i quali la Chiuesa gode di particolari privilegi, il primo dei quali è l’esenzione dall’ICI, benchè la maggior parte di questi immobili sono utilizzati per lucrose  attività  commerciali che spesso con la Chiesa nulla hanno a che fare. E’ vero, la Chiesa svolge una funzione importante, specie nella meritevole e insostituibile azione di aiuto ai poveri, ma non siamo ormai tutti poveri, specie i lavoratori e i pensionati a carico dei quali pesa la ingiusta, iniqua, settaria manovra dei professori? E allora ci pare che la proposta di Sechi sia una proposta di buon senso. Il Vaticano si sieda a un tavolo di trattativa con lo Stato e accetti di trovare un accordo che salvaguardi la sua azione e nel contempo distribuisca i sacrifici in maniera  più equa. E già che ci siamo, una forbiciata va data anche e subito ai privilegi della politica per nulla toccati dalla manovra di Monti, salvo una avveniristica cancellazione di qualche centinaio di cariche nelle Provincie. VANNO ELIMINATI I VITALIZI, A TUTTI E PER SEMPRE. Ai deputati e ai consiglieri regionali, senza distinzione e immediatamente. I deputati e i consiglieri regionali  scelgono liberamente di candidarsi alle cariche pubbliche e se eletti percepiscono una indennità di carica. Appunto, una indennità che è legata alla carica. Cessata la carica, cessa anche l’indennità. E’ stato un abuso consentire che l’attività politica si trasformasse in un mestiere e alla cessazione della carica e quindi dell’indennità si desse luogo a quello che è stato chiamato vitalizio. Non hanno mestiere deputati e consiglieri regionali? Peggio per loro! E siccome la crisi economica sta travolgendo tutti, è una vera e propria catastrofe secondo Monti,  che però si guarda bene dal fornire  dettagli quasi fossimo tutti cretini, travolga anche e prima degli altri quelli che con il loro comportamento ci hanno portato al punto di non ritorno. Senza fare storie e prenderci in giro. Quando si arriva a negare il modesto adeguamento delle pensioni a chi vive con 1401 euro al mese (sempre che passi l’emendamento che lo consente alle pensioni sino ai 1400 euro mensili) non si possono più fare sconti a nessuno. g.

BANCHE, CHIESA E RICCHI GRAZIATI DALLA NUOVA ICI

Pubblicato il 7 dicembre, 2011 in Economia, Politica | No Comments »

La stangata non è uguale per tutti: gli istituti e altre categorie verranno colpiti da un aumento degli estimi del 20%.

Banche,  Chiesa e  ricchi graziati dalla nuova Ici

Non è stata uguale per tutti la stangata sull’Ici decisa dal governo di Mario Monti per decreto legge.  Se la batosta arriva senza eccezioni per tutti i cittadini sulle prime e seconde case con un aumento medio degli estimi del 60%, dalle grinfie del governo si sono però salvate molte categorie privilegiate. La nuova Ici, travestita da Imu, si baserà su un rincaro degli estimi pari al 61% per negozi e botteghe, colpendo quindi i commercianti che ne sono naturali proprietari, ma sarà assai meno salata per banche e assicurazioni, la cui rivalutazione degli estimi salirà dall’attuale 50% al 60%, con un aumento in termini percentuali pari al 20%, un terzo di quello che tocca a tutti i cittadini. Il privilegio ottenuto dalle banche e dalle assicurazioni per le proprie agenzie (che pagano la metà di tasse sugli immobili rispetto ai pensionati sulla prima casa), è per altro in buona compagnia: parzialmente risparmiati dalla stangata sono anche proprietari di alberghi e pensioni, di numerosi fabbricati utilizzati per attività commerciali e di immobili utilizzati per cinema, teatri e sale per concerti e spettacoli. Tutti con un rincaro medio degli estimi pari al 20 per cento.

E la Chiesa non paga…  – Vien da dire che il governo dei banchieri ha graziato ricchi, privilegiati ed istituti di credito, allargando ulteriormente la forbice dei privilegi che esisteva già da prima. Per fare un esempio, la vecchia rivalutazione catastale di banche e alberghi (e come loro tutti gli altri graziati) era al 50%, la metà rispetto a quella del mattone di un privato cittadino. Poiché le nuove rivalutazioni in termini percentuali sono addirittura inferiori per le categorie che già pagavano meno, i privati, i normali cittadini, oggi pagheranno una differenza ancora maggiore rispetto a quanto corrisposto dalle banche. La stangata di Monti, però, non si è abbattuta nemmeno sulla Chiesa, che riesce sempre a sfangarla e a non pagare mai l’Ici. Niente balzello per gli immobili commerciali di proprietà del Vaticano. Mario Monti, nella conferenza stampa con la stampa estera, aveva candidamente ammesso: “Perché non abbiamo imposto l’Ici alla Chiesa? E’ una questione che non ci siamo mai posti”. Peccato che l’esenzione non sia soltanto palesemente ingiusta, ma anche contraria all’articolo 108 del Trattato europeo: questo è quanto aveva stabilito la sentenza 1678 del 2010 della Corte di Cassazione, anche alla luce del fatto che le norme comunitarie hanno rilievo costituzionale.

I ricchi – I più abbienti, inoltre, con la nuova Imu rischiano addirittura di pagare di meno. L’analisi è stata realizzata dagli artigiani della Cgia di Mestre: per i proprietari con redditi oltre i 100mila euro l’Imu diventerà addirittura più vantaggiosa dell’Ici. Nelle simulazioni realizzate, infatti, sono stati presi in esame quattro casi di proprietari con livelli di reddito crescenti (25mila euro, 50mila euro, 100mila euro, 150mila euro). Con l’attuale tassazione si è presa in esame una Ici con un’aliquota media che è pari a quella nazionale del 6,4 per mille, un’addizionale Irpef regionale dello 0,9% e un’addizionale Irpef Comunale dello 0,4 per cento. Nel caso dell’Imu, invece, è stata presa in esame un’aliquota media del 7,6 per mille ed una rivalutazione catastale del 60 per cento. In buona sostanza, la nuova Imu sarà praticamente una tassa piatta, che consentirà ai più ricchi, rispetto all’applicazione dell’Ici, aggravi di imposta più lievi man mano che cresce il reddito. Oltre i 100mila euro i proprietari di seconda casa pagheranno addirittura meno di quanto hanno pagato sinora con l’Ici. Libero, 7 dicembre 2011

MONTI VISTO ALL’ESTERO

Pubblicato il 6 dicembre, 2011 in Politica | No Comments »

MONTI VISTO DAI GIORNALI CANADESI

Abbiamo ricevuto questa vignetta pubblicata dai giornali canadesi da un nostro visitatore italo-canadese: mostra Monti mentre raschia il barile, ovviamente a carico dei lavoratori e dei pensionati.

COSTI DELLA POLITICA: ECCO QUALCHE CONSIGLIO SU DOVE E’ POSSIBILE (E DOVEROSO!) FARLI

Pubblicato il 6 dicembre, 2011 in Politica | No Comments »

Spese del Parlamento, vitalizi, enti locali, auto blu e scorte. E poi benefici fiscali per chi sostiene i partiti, auto e voli blu

Li vuole davvero, Mario Monti, dei suggerimenti sui tagli possibili ai costi esorbitanti della politica come ha detto in tivù l’altra sera? Sono tante le cose che si possono fare stando alla larga dal qualunquismo, dal populismo, dalla demagogia. Purché abbia chiaro che si metterà contro il più grande dei partiti italiani, il Pti: Partito Trasversale Ingordi.

Vuole partire dal Parlamento? Ci provò, quattro anni fa, Tommaso Padoa-Schioppa, che avrebbe voluto imporre un taglio delle spese correnti, cresciute tra il 2001 e il 2006, al di là dell’inflazione, del 15,2% a Montecitorio e addirittura del 38,8 a Palazzo Madama. Un’impennata inaccettabile. Tanto più che il Paese da anni non cresceva. E subito, nei corridoi delle Camere, si levò un grido di rivolta: «Il Parlamento è sovrano!». Fausto Bertinotti e Franco Marini presero carta e penna e risposero assai piccati che per «autonoma assunzione di responsabilità» avevano deciso di rinunciare ad aumentare i costi in linea con il Pil nominale, accontentandosi dell’inflazione programmata. Come fosse una rinuncia epocale. Risultato: dal 2006 al 2010 le spese correnti di Montecitorio, con la sinistra e con la destra, sono salite ancora del 12,6% per un ammontare di 149 milioni. Quelle di Palazzo Madama del 9,4%, per altri 46 e mezzo. Totale: 195 milioni in più. Negli anni della grande crisi.
Senza ledere alcuna autonomia, né rischiare ricorsi alla Corte Costituzionale, il governo ha in mano una leva: il potere di affamare la politica più insaziabile. E sarebbe un peccato se esitasse a usarla. A partire dal meccanismo che, ipocritamente, sostituì il finanziamento pubblico abolito dal referendum.

I rimborsi elettorali
Ogni cittadino italiano (senza considerare i contributi ai gruppi parlamentari o ai gruppi consiliari regionali) spende per mantenere i partiti circa 3 euro e 30 centesimi l’anno. È molto più rispetto alla Spagna (2 euro e 30) ma il doppio della Germania (1,61 euro, anche se lì vengono finanziate pure le fondazioni che ai partiti sono strettamente legate) e due volte e mezzo rispetto alla Francia (1,25 euro). Giulio Tremonti e Vittorio Grilli lo scorso anno ci avevano provato, a ridurre i rimborsi del 50%. Battaglia persa: il taglio fu ridotto al 30, poi al 20, poi al 10%. La motivazione? Inconfessabile: il rischio che con i partiti a corto di soldi la corruzione avrebbe ripreso vigore. La risposta è nella umiliante classifica di Transparency appena pubblicata, dove per onestà amministrativa siamo sessantanovesimi. Un’impennata del 1110% in un decennio dei rimborsi elettorali non ha alcuna giustificazione. È cambiato il mondo, rispetto all’anno scorso. Se il nuovo premier vuole può riprovarci, a tagliare lì. E vediamo chi avrà il fegato di votargli contro.

«Total disclosure»
Sulla trasparenza basterebbe copiare il Regno Unito. Introdurre cioè l’obbligo di pubblicare su Internet non solo i redditi e le situazioni patrimoniali di tutti i parlamentari e i titolari di cariche elettive, ma anche gli interessi economici che fanno capo a ciascuno. Identico obbligo di trasparenza dovrebbe valere per i contributi privati ai partiti e ai singoli politici, oggi consultabili solo da chi fisicamente si presenta a un certo sportello della Camera. Vanno messi tutti su Internet, cominciando con l’abolire il limite dei 50 mila euro introdotto nel 2006 al di sotto del quale quei versamenti possono restare occulti. In Inghilterra Tony Blair, lasciando Downing Street, fu costretto a mettere in vendita 16 dei 18 orologi (due li comprò a prezzo di mercato) che gli aveva regalato il Cavaliere: che da noi si possano segretamente donare 100 milioni di vecchie lire a un partito è assurdo. Va da sé che in parallelo, finalmente, dovrebbe essere imposto a tutti i segretari amministrativi l’obbligo di certificazione dei bilanci.

Benefici fiscali
Basta un decreto per spazzare via la più indecente delle leggine, quella che spiega come «le erogazioni liberali in denaro» a organizzazioni, enti, associazioni di assistenza si possono detrarre dalle imposte per il 19% fino a un tetto massimo di 2.065 euro e 83 centesimi. Tetto che per i finanziamenti politici è cinquanta volte più alto. Di qua un risparmio di 392 euro per chi regala 100.000 euro alla ricerca sulle cardiopatie infantili, di là uno di 19.000 per chi versa la stessa somma ad Alfano o Bersani. I risparmi non sarebbero molti? È una questione di principio. Ineludibile.

Bilanci
Tutti i rendiconti (dallo Stato a quelli degli enti locali) devono essere resi omogenei, confrontabili e leggibili. I capitoli di spesa devono essere chiari e trasparenti. Un esempio? Spulciando nel bilancio di palazzo Chigi il neoarrivato Mario Monti troverà 50 milioni di euro sotto la voce opaca «Fondo unico di presidenza»: che cosa sono? Spese di rappresentanza?

Dotazioni delle Camere
Secondo l’istituto Bruno Leoni per mantenere il Parlamento ogni cittadino italiano spende 26,33 euro, contro 13,60 di un francese, 10,19 di un britannico, 5,10 di un americano. Camera e Senato, mentre votano una manovra con tagli che spingono al pianto il ministro Elsa Fornero, continuano a chiedere allo Stato sempre gli stessi soldi fino al 2014? Se davvero non si può, come dicono, interferire nella loro autonomia, il governo potrebbe tuttavia ridurre la loro dotazione a carico del Tesoro. Tanto più che a Montecitorio e Palazzo Madama c’è un tesoretto accumulato fra avanzi di amministrazione e fondi «di solidarietà» che si aggira sui 700 milioni di euro. Con la crisi che c’è, rompano quel loro «salvadanaio».

Palazzo Chigi
La presidenza del Consiglio è arrivata a occupare 20 sedi in un progressivo gigantismo che ha ridicolizzato le promesse di asciugare l’apparato che oggi occupa circa 4.600 persone: più del triplo del Cabinet office, la corrispondente struttura del Regno Unito. Per farlo, però, è fondamentale una norma che riporti la presidenza del Consiglio sotto la Ragioneria generale dello Stato, com’era fino al 1999 (senza rischi né umiliazioni per la democrazia…) prima che D’Alema rivendicasse l’autonomia finanziaria.

Vitalizi e pensioni
Stravolte pesantemente le pensioni di alcuni milioni di italiani, è essenziale un segnale dall’alto netto. Quello arrivato finora, che fa scattare il contributivo dal 2012 per i vitalizi parlamentari, è insufficiente. E anche qui è assai discutibile che il governo sia impossibilitato a intervenire. Potrebbe infatti decidere un prelievo eccezionale sugli altri redditi dei titolari di vitalizi parlamentari o regionali, più elevato per coloro che ancora non hanno raggiunto l’età per la pensione di vecchiaia. Sono diritti acquisiti? Lo erano anche quelli dei cittadini che si sono visti «cambiare il contratto» che avevano firmato con lo Stato quando erano entrati nel mondo del lavoro.
Di più: oggi deputati e senatori che durante il mandato istituzionale intendono continuare ad accumulare anche la pensione, possono farlo versando soltanto il 9% della retribuzione relativa alla loro vecchia attività: magistrato, professore, medico, dirigente d’azienda… Il restante 24% è un contributo figurativo che grava sulle casse dell’ente di previdenza. Cioè quasi sempre dello Stato. Porre l’intero 33% a carico del beneficiario sarebbe una misura di giustizia elementare.

Regioni
È dimostrato che un consiglio regionale come quello della Lombardia e dell’Emilia-Romagna possono funzionare con un costo di circa 8 euro a cittadino. Molto dignitosamente. Applicando questo standard a tutte le regioni (alcune arrivano a costare procapite 50 volte di più) si potrebbero risparmiare ogni anno 606 milioni di euro. Lo Stato non può intervenire sulle autonomie regionali, pena l’immancabile causa alla Consulta? Il governo potrebbe aggirare l’ostacolo decretando un taglio ai trasferimenti alle Regioni corrispondente alla differenza fra gli 8 euro procapite e la spesa attuale.

Gettoni di presenza
Equiparare i livelli dei gettoni di presenza nei consigli comunali, spesso diversissimi da città a città nella stessa Regione (45,90 euro a Padova, 92 a Treviso, 160 a Verona) è urgentissimo. Si fissi un parametro basato sulla popolazione e fine. Altrettanto urgente è frenare gli abusi resi oggi possibili dalle leggi sugli enti locali. Un consigliere comunale di Palermo, come abbiamo raccontato, può arrivare a intascare 9 mila euro al mese. Ricordate? Per legge il Comune deve compensare il datore di lavoro per le ore perdute dal consigliere a causa degli impegni istituzionali. Capita quindi che qualche consigliere, in precedenza disoccupato o con una retribuzione modesta, si faccia assumere appena eletto da un’impresa di famiglia con uno stipendio stratosferico: il Comune non ha scampo, deve pagare all’azienda «amica» i «danni» per quel consigliere perennemente impegnato in municipio. Una pratica molto diffusa, da stroncare: non c’è posto al mondo dove un consigliere comunale, in gettoni e rimborsi vari, possa guadagnare 10.000 euro al mese.

Auto blu
Lo Stato vuole avviare un grande piano di dismissioni del patrimonio edilizio pubblico? Bene. Ma perché non fare la stessa cosa con lo sterminato parco di auto blu, mettendole in vendita? Ne guadagnerebbe anche l’immagine della politica. Si dirà che il maggior numero di auto blu è in periferia, e su quelle il governo non può intervenire. Fissi degli standard, basati sulla popolazione e la chiuda lì.

Voli blu
In Inghilterra tutti i voli di Stato sono sul web: aeroporto di partenza, di arrivo, chi c’era a bordo, dove andava e perché aveva quel tale ospite con nome e cognome. La sola trasparenza, possiamo scommettere, ridurrebbe moltissimo decolli e atterraggi. Con risparmi conseguenti.

Scorte
Che per Roma girino ogni giorno otto auto di scorta a politici e magistrati contro una sola gazzella dei carabinieri o volante della polizia impegnata sul fronte della sicurezza dei cittadini è inaccettabile. Il ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri lo sa. E sa quanto i cittadini aspettino un segnale: più auto per la sicurezza, meno per le scorte.

Dirigenti
Il governo Prodi aveva introdotto il tetto alle retribuzioni dei dirigenti pubblici intorno ai 289 mila euro lordi l’anno. Una norma che aveva fatto a lungo discutere finché con Berlusconi era stata sostanzialmente svuotata. Non sarebbe il caso, visti i tempi, di ripristinare il tetto? Vietando, soprattutto, cumuli inaccettabili come quelli di cui godono alcuni magistrati i quali incassano lauti stipendi da componenti di authority continuando a percepire la retribuzione da magistrato «fuori ruolo»?

Conflitti d’interessi

L’Italia è il Paese dei conflitti d’interessi e intervenire a tutto campo è laborioso. Ma alcune cose si possono fare subito. Perché non stabilire che per i consigli delle società pubbliche (tutte, senza esclusione) non ci possano essere più di tre amministratori? E perché non vietare per almeno cinque anni a chi ha avuto un incarico elettivo o di governo di diventare consigliere? Sparirebbero d’incanto molte delle circa 7 mila società controllate da enti locali e Stato. Almeno quelle che servono solo a dare una poltrona ai trombati. I risparmi? Considerevoli: gli amministratori e gli alti dirigenti di quelle società sono 38 mila. Ancora più urgente, però, è fissare un paletto insuperabile: chi governa ha il diritto di scegliere gli amministratori delle società pubbliche o miste. Ma deve anche rispondere dei bilanci che essi presentano: basta con i buchi colossali che emergono da bilanci «distrattamente» approvati nella speranza che poi, a tappare la voragine, arrivi lo Stato. Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, Il Corriere della Sera, 6 dicembre 2011

….I consigli li giriamo alla signora Fornero, la ministra che ieri l’altro piangeva (per la vergogna) mentre annunciava che il governo dei superman aveva deciso tra le altre vergognose misure a carico dei lavoratori e dei pensionati  – i soliti noti – il blocco della indicizzazione delle pensioni per due anni in danno dei pensionati con pensioni superiori ai 950 euro al mese, come se da 951 in poi i pensionati titolari di tali assegni possono scialare, come lei che non si sa quanto prende di pensione o il superMario che di assegni mensili ne percepisce per 60 mila euro dopo aver magnanimamente e spocchiosamente rinunciato ai 12 mila quale presidente del consiglio e ministro dell’economia. Di tagli reali ai costi della politica, anzi agli sprechi della politica nella supermanovra dei superprofessori non c’è traccia,  benchè sarebbe stato sufficiente leggere non i consigli di oggi ma il libro di poche settimane fa  di Stella e Rizzo  -licenziare i padreterni – a proposito  appunto degli sprechi della politica. Ma toccare gli sprechi e i costi di una casta tanto ingorda metterebbe  a repentaglio le poltrone così senza fatica conquistate e sulle quali, evidentemente, Monti e compagni si trovano ben accomodati. E allora dalli al pensioanto e al lavoratore ai quali, al più, un giorno o l’altro si potrà dedicare un monumento di cartapesta, con la scritta: gli scemi di sempre. g.

MEZZO PDL (PIU’ UNO, CHI SCRIVE!) CHIEDE A BERLUSCONI: STACCA LA SPINA A MONTI

Pubblicato il 5 dicembre, 2011 in Politica | No Comments »

Mezzo Pdl chiede al Cav: stacca la spina a Monti

Nel pomeriggio di lunedì Mario Monti comincerà il suo tuor Parlamentare e presenterà la stangata prima alla Camera e poi al Senato. Il Professore dovrà cercare di convincere anche il Pdl di Silvio Berlusconi, che seppur orientato ad accordare la fiducia al pacchetto lacrime e sangue comincia a dover fronteggiare la crescita di una fronda interna contraria al provvedimento. In prima fila c’è Osvaldo Napoli, il vicepresidente dei deputati del Pdl, che chiede di pensarci bene prima di dire sì a tutto il paccehtto: “Una manovra tre quarti tasse e un quarto tagli è un cocktail micidiale”.

La fronda – Il segretario Angelino Alfano, da par suo, resta convinto del fatto che alternative non ce ne siano e si limita a sottolineare la sua soddisfazione per aver salvato l’aumento delle aliquote Irpef: “Non esiste un’alternativa tra una manovra leggera o una pesante”. Eppure non la pensano così tutti quanti, tra gli azzurri. Sandro Bondi, per esempio, spiega che la manovra “è sbilanciata sul piano delle tasse”. Margherita Boniver parla di “randellata fiscale. Non ci voleva un governo elitario per aumentare le tasse, lo poteva fare perfino l’uomo della strada”, ha commentato ironica. Anche Maurizio Sacconi non digerisce il pacchetto di misure: “Un grande partito è tenuto a comportamenti responsabili, ma turarsi il naso e votare non significa chiudere gli occhi sugli squilibri di questa manovra, tutta tasse, pensioni e ben poca crescita”.

Formigoni e Gelmini – Tra i meno critici si contano il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, soddisfatto perché non ci saranno tagli alla sanità e al trasporto pubblico. “E’ una manovra di sacrifici, lo sapevamo, distribuiti su varie categorie di pesone, sulle istituzioni”. Stesso registro quello dell’ex ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini: “E’ una medicina amara, che da un lato contiene molti degli impegni che il governo Berlusconi aveva già assunto, di fronte alle istituzioni europee, dall’altro aggiunge ulteriori interventi, resi più dolorosi dall’aggravarsi della crisi in queste ultime due settimane. Ma il Pdl non cambia certo strada – anche se larga parte del suo elettorato paga un pesante tributo alla responsabilità nazionale – dopo aver dato fiducia e coraggio all’impegno di Monti per portare l’Italia fuori dalla crisi”.

L’appello di Maroni - E in un contesto teso si fa sentire anche l’appello di Roberto Maroni al Pdl: “Mi auguro un ravvedimento operoso del partito”, ha spiegato l’ex ministro intervistato da Radio Padania. “Non vedo come si possa votare la reintroduzione dell’Ici sulla prima casa da parte degli stessi parlamentai che l’avevano eliminata e non vedo come si possa votare una manovra che affossa il turismo, che reintroduce i bolli che avevamo abolito”. Per Maroni la manovra è “la sconfessione di tutto quello che si è fatto in questi tra anni e mezzo”. Libero,05/12/2011

PIANGE IL GOVERNO, NOI DI PIU’, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 5 dicembre, 2011 in Politica | No Comments »

Dicono che siamo di fronte a una manovra equa. Sarà, a noi sembra più una manovra Equitalia, cioè da esattore delle tasse. Tasse sulla casa, sui consumi, sui beni finanziari, sulle barche, sulle auto di lusso e altro ancora (vietate spese in contante sopra i mille euro).

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Ma guai a chiamarla patrimoniale. Mario Monti, presentando ieri sera la sua manovra, ha giocato con le parole e con una retorica un po’ pretesca, stando attento a non irritare i partiti che dovranno sostenerlo in Parlamento. Il centrodestra è riuscito a portare a casa che l’Irpef non si ritocca all’insù,la sinistra ha ottenuto una tassa aggiuntiva sui capitali scudati (odiosa perché annulla un precedente patto tra lo Stato e i cittadini). Ma il risultato non cambia. I sacrifici sono grossi, tanto che nell’annunciare quelli di sua competenza (riforma delle pensioni), la ministra Fornero si è messa a piangere. Che dire, se piange il governo, figuriamoci cosa dovremmo fare noi lavoratori contribuenti. Per indorare la pillola, la declinazione dei sacrifici è stata preceduta dall’annuncio di tagli alla casta della politica. In sintesi, le Province verranno ridotte al lumicino, non saranno più organi di governo (dieci consiglieri, nessuna giunta) e le poltrone di enti pubblici non costituzionali non saranno più retribuite. Nessuna parola sul Parlamento, forse per evitare di inimicarsi deputati e senatori. Al centrodestra questa manovra ovviamente non piace e di incentivi allo sviluppo se ne vedono ben pochi. Ma se non è ancora più punitiva per il ceto medio italiano forse lo si deve proprio al fatto che il Pdl ha accettato di sostenere il tentativo del governo Monti per condizionarne alcune scelte. È quindi probabile, anzi certo,che Alfano darà l’indicazione ai suoi di votare la fiducia che Monti chiederà in aula nei prossimi giorni. Il che non è propriamente un sì ai singoli provvedimenti, ma un secondo via libera al governo dei tecnici in attesa di vedere la prossima ondata di provvedimenti, tra i quali la riforma del mercato del lavoro. Se il centrodestra non ride, a sinistra si piange. La conferma di una riforma delle pensioni che tocca età e adeguamenti rende critico come non mai il rapporto tra la Cgil e il Pd che dovrà sostenerla in aula. Ma Bersani non ha via d’uscita, se non lasciare la protesta alla Camusso e a Di Pietro. Il vero capo del Pd, Giorgio Napolitano, non ammetterebbe colpi di testa. Alessandro Sallusti, 5 dicembre 2011

..……………..E’ vero, noi piangiamo di più, molto di più, e per di più con lacrime vere, non quelle di coccodrillo del neo ministro del Welfare, la professorona Fornero, che si è emozionata solo perchè stava per pronunciare la parola “sacrificio” che non la riguardava, perchè riguardava noi, la gente comune, quella che non può vantare stipendi e pensioni d’oro, come la Fornero e il superMonti, che in un sopprassalto di vergogna ha annunciato che rinuncerà all’indennità di primo ministro, 12 mila euro al mese. Ma il suo sacrificio, quello di uno al quale restano altri 60 mila euro, sempre mensili, è poca cosa di fronte ai milioni di pensionati al minimo, al doppio del minimo, e tra i mille e 1500 euro al mese. A questi ultimi il superMonti, d’intesa con la ministro Fornero, la superesperta che altro non ha saputo fare che tassare i pensionati, ha tolto per 2 anni l’adeguamento al tasso inflattivo, circa il 2% annuo, si e non una 50 di euro all’anno. Si vergogna Monti? Neanche un pò, se si è presa la briga di polemizzare con due economisti, bocconiani come lui,  che ieri mattina l’hanno ferocemente bistrattato sul Corriere della Sera, il giornale portavoce dei poteri forti, della ricca e spesso improduttiva borghesia lombarda, accusandolo di aver saputo solo mettere tasse, tasse, tasse, e dimenticato i tagli. I tagli alla spesa improduttiva, i tagli ai costi veri e sopratutto ai privilegi della politica, alcuni dei quali ora sono appannaggio dello stesso Monti, nominato senatore a vita anteincarico di presidente del Consiglio. Avrebbe dovuto tagliare i mega rimborsi elettorali ai partiti, eliminare i vitalizi dei parlamentari e consiglieri regionali, ridurre drasticamente le indennità di carica ai professionisti della politica, non dimenticando che le indennità di carica sono, appunto, legate all’esercizio di una carica e cessata questa deve cessare l’indennità senza che questa si trasformi in vitalizio. Avrebbe dovuto salvaguardare il cetomedio, i soliti noti secondo il segretario del PDL Alfano, ma proprio sul ceto medio, lavoratori e pensionati, si è abbattuta ancora una volta la mannaia delle tasse statali, e questa volta con magggore virulenza sul bene principale, cioè la casa, sia con il ripristino della più odiata delle tasse, l’ex ICI, sia attraverso una rivalutazione degli estimi catastali che farà lievitare chissà dove l’importo della nuova tassa, l’IMU, che peserà sulle tasche del sempre più sfiancato ceto medio il quale non solo non riuscirà a far fronte alla quarta settimana del mese, ma forse non arriverà neppure alla seconda, dovendo stringere la cinghia. E i consumi? Non ci avevano sempre detto, in testa i professoroni alla Monti, che i consumi sono la benzina  per lo sviluppo? E con quali danari il ceto medio, i milioni di lavoratori e pensionati italiani,  potranno fare “consumo” e quindi far tornare a girare l’economia italiana? Nessuno lo sa e non ce lo ha detto nemmeno Monti che manca poco perchè sia già pervaso,  come il famoso cane,  dagli odori  della casta e come questa pronta a ignorare il bene di tutti per fare solo il proprio. E allora è il caso di ricordare che a Roma, alla fine della guerra,  sull’argine del Tevere un rinato Pasquino scrisse “annatevene tutti…fateci piangere da soli”: degno  epitaffio per un Popolo che muore. Di tasse. g.