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MONTI ZITTISCE TUTTI: SULLE PENSIONI NON TRATTO.

Pubblicato il 1 dicembre, 2011 in Economia, Politica | No Comments »

Ha ufficializzato la data    – sarà il 5 dicembre – ma continua a tenere ben nascosto il conto finale della stangata di Natale. Mario Monti è determinato. Lunedì porterà sul tavolo del consiglio dei ministri la manovra sui conti pubblici. Un mix di misure complesso. Insomma, il solito pacchetto patchwork all’italiana. La cifra non è ancora chiara e  la forchetta resta ampia: da 10 fino a 30 miliardi di euro. Una correzione necessaria sia per tentare di arginare la speculazione finanziaria sia per rimettere le casse pubbliche al sicuro.

Sta di fatto che con in tasca la promozione Ecofin, il premier punta a una approvazione lampo. L’obiettivo, ambizioso, è di varare il provvedimento anticrisi nel giro di pochissimi giorni. Il Professore della Bocconi rifiuta l’accusa di essere in ritardo e, al contrario, rivendica i «tempi record» entro i quali sta portando avanti il lavoro a palazzo Chigi. Ieri Monti a Bruxelles ha presentato il piano dell’Esecutivo all’Unione europea e ha delineato le misure. Molti partner Ue avrebbero rimarcato la «forte credibilità» del nuovo Governo. «Rigore, crescita ed equità sociale» saranno i pilastri su cui poggeranno le misure allo studio. Che insisteranno sul rilancio del Pil non perchè il consolidamento sia «meno importante», ma semplicemente perchè il Governo precedente guidato da Silvio Berlusconi ha già fatto «passi significativi» sul rigore mentre ha latitato sulla crescita.

Di numeri, però, così come il suo vice all’Economia, Vittorio Grilli, il Primo ministro si è guardato bene dal parlare. L’unico dato che conferma è lo «zero» del saldo di bilancio che l’Italia rispetterà pienamente nel 2013. Ragion per cui saranno attuate le due manovre estive, affiancandole con  «ulteriori riforme strutturali». Misure, ha precisato, che avranno «effetti di riduzione» del deficit «nel breve periodo». Solo così, anche in caso di un «deterioramento del ciclo economico», si potranno rispettare gli impegni europei. Traguardo che dovrebbe essere agevolato anche dall’inserimento nella Costituzione del vincolo del pareggio di bilancio (ieri il primo ok della Camera).

È buio pesto, però, sui dettagli delle misure del Governo. I  capitoli di intervento sono quelli annunciati alla Camera e al Senato: evasione, fisco, lavoro, dunque. Ma soprattutto pensioni. Terreno minato sul quale il premier aveva sorvolato in Parlamento nei suoi discorsi di insediamento. E proprio sul delicatissimo capitolo previdenziale, sul quale si trova già il muro dei   sindacati, Monti è stato lapidario: «Penso di agire rapidamente». Tant’è che potrebbero non esserci incontr ufficiali tra il Professore e i segretari di partito. Per le pensioni si configura una stretta importante, dal blocco della perequazione automatica all’aumento degli anni di contributi (oltre i 40), dal contributivo pro-rata per tutti all’anticipo al 2012 della riforma che aggancia l’età pensionabile alle aspettative di vita. L’obiettivo è garantire la tenuta dei conti pubblici non solo nel medio-lungo periodo ma anche nel breve. Sulla questione ieri si è registrata la levata di scudi da parte dei sindacati. Di fatto è scontro aperto tra Governo e sigle. Se Susanna Camusso della Cgil ha parlato di «40 come numero magico intoccabile», Raffaele Bonanni della Cisl ha chiesto invece «un confronto trasparente» per sapere che cosa il governo intende fare anche sulla patrimoniale e sulla spesa pubblica.

Le parti  non sono state ancora contattate dal nuovo governo. Almeno formalmente perchè sarebbero in corso contatti informali. Ma la richiesta è di vedere il pacchetto completo delle misure per poter valutare quanto i sacrifici siano distribuiti. Ieri Monti ha assicurato che «le consultazioni ci saranno» ma si è anche appellato «al senso di responsabilità» delle parti sociali e del Parlamento perché altrimenti «le conseguenze sarebbero molto gravi per tutti». E ha sottolineato che il Governo è stato chiamato per «fare cose che le ritualità tradizionali forse non hanno consentito di fare». Come dire che le trattative coi sindacati si vanno a far benedire. Più morbida la linea di Confindustria: la manovra «è necessaria» ed è «importante che ci siano anche misure che aiutino la crescita, perché il Paese è in recessione», ha detto   Emma Marcegaglia.

Altro tema caldo, le tasse sulla casa. Per quanto riguarda la fiscalità immobiliare si ipotizza un ritorno dell’Ici ma che potrebbe essere progressiva, in qualche modo agganciata al reddito o al numero degli immobili. E comunque coordinata con la nuova Imu prevista dal federalismo. Sulle rendite catastali la via più rapida sembrerebbe quella di una rivalutazione secca del 15%. Sempre in materia di tasse, possibile il rincaro di 1-2 punti per le aliquote Iva del 21% (che passerebbe al 23%) e anche del 10% (all’11%). Occorrerà verificare se questo spostamento del peso delle tasse sulle cose potrà vedere da subito anche un principio di alleggerimento dell’imposizione sui redditi da lavoro e sulle imprese. Libero, 1 dicembre 2011

SCATTA IL NUOVO REDDITOMETRO. SI DOVRANNO DOCUMENTAR ANCHE I REGALI.

Pubblicato il 30 novembre, 2011 in Costume, Economia, Politica | No Comments »

Scatta il nuovo redditometro Pure la paghetta sarà tassata

Meglio farsi lasciare ricevuta da papà. Anche per la paghetta settimanale. Perché quando lo studente universitario sarà chiamato dall’Agenzia delle Entrate per giustificare il cellulare o l’Ipod con cui si era fatto bello davanti agli amici,   bisognerà dimostrare da dove vengono i soldi per l’acquisto. Ed è meglio che quella ricevuta informale sia conservata anche dalla casalinga, pizzicata mentre faceva shopping. «Da dove vengono quei soldi? Da suo marito? Può dimostrarlo? Con quali documenti?». Perché dal primo gennaio prossimo saranno proprio questi i veri incerti del nuovo redditometro che al momento è solo in fase sperimentale. Più di cento voci di spesa di ogni contribuente saranno censite dal fisco e confrontate con i redditi dichiarati da ciascuno. Attenzione, non da ogni nucleo familiare, ma proprio dal singolo contribuente, che potrà essere pizzicato dall’Agenzia delle Entrate ed essere chiamato a difendersi nel contraddittorio. E non varrà trincerarsi dietro al fatto di essere “figlio di papà” o povera casalinga mantenuta dal marito. Perché il fisco mica si fa prendere in giro: vuole prove e controprove documentali. E se il capofamiglia è andato a intestare il motorino o l’Ipod al figliolo o alla moglie nullatenente solo per sfuggire alle maglie del fisco? Bisogna indagare, capire, avere risposte esaurienti. Se si è in grado di darle, naturalmente nessun guaio, e amici come prima. Ma con il nuovo redditometro il rischio di avere l’ispettore del fisco in casa è davvero alto.

Le cento voci di spesa che verranno confrontate con i redditi dichiarati sono un ventaglio davvero ampio. Alcune – come le spese veterinarie nuove indicatrici di grande benessere – hanno già fatto infuriare verdi e animalisti, altre come i versamenti a onlus o ad opere caritative, hanno fatto infuriare i cattolici. E l’idea che all’interno del nucleo familiare ognuno debba rispondere delle sue singole spese senza potersi riparare sotto l’ombrello naturale del capofamiglia, qualche brivido lo fa venire. Perché se utilizzato senza quella saggezza che naturalmente oggi l’Agenzia delle Entrate promette, potrebbe trasformare qualsiasi tranquilla famiglia in un burocratificio da museo degli errori. Da anni si discuteva di semplificazione e sburocratizzazione fiscale per le imprese (uno dei loro costi maggiori), e invece di procedere su quella strada ora si va a complicare la vita delle famiglie.

La saggezza dell’Agenzia delle Entrate sarà pure vera, ma quel che si vede già oggi agli atti delle varie commissioni tributarie provinciali e regionali non depone certo a favore. Il 21 marzo scorso ad esempio alla Ctp di Cuneo è approdata la storia di un giovane di 24 anni, da poco laureato ed entrato in uno studio professionale. Nel 2005 aveva dichiarato 3.456 euro di imponibile Irpef e nel 2006 poco di più: 9.324 euro. Piccole somme, ma è così per tutti durante il periodo di praticantato. Il fisco però lo ha pizzicato a bordo di una Chrisler Pt Cruiser del valore di 21.500 euro, acquistata nel 2005. Non solo: il ragazzo viveva da solo in un appartamento da 150 mq, che è risultato di proprietà dei genitori. Il fisco non ci ha pensato due minuti. L’appartamento sarà pure stato dei suoi, ma almeno il 50% del presumibile affitto andava imputato al ragazzo. L’auto non poteva essere acquistata con quello stipendio da fame. A questo sarebbe arrivato chiunque. Però capita a quell’età che non avendo ancora uno stipendio degno di questo nome, la macchina arrivi in regalo da papà o dai nonni o magari anche con qualche soldino messo da parte accumulando quei regali. Il fisco comunque contesta l’acquisto dell’auto al ragazzo.

Che risponde e produce anche un bel po’ di documentazione. L’auto è stata pagata per 5 mila euro con un assegno, per 3 mila euro con un assegno di mamma e per 13.500 euro con un normale finanziamento pluriennale (quindi a rate). La risposta non è bastata. E quei 5 mila euro come li aveva il ragazzo? E poi l’auto come la manteneva? E le spese di casa come se le pagava? Il fisco non ha sentito ragioni. Ha calcolato 4.364,43 euro di spese auto in un anno e 4.975,10 euro per l’anno successivo. Per le spese di casa 1.875 euro un anno e 1.947,75 euro l’anno successivo. Così l’Agenzia delle Entrate ha rettificato le due dichiarazioni dei redditi del ragazzo portando la prima da 3.456 a 34.229 euro e la seconda da 9.324 a 43.646 euro. E quindi pretendendo dal giovane, accusato di non avere abbastanza soldi per acquistare auto e mantenersi casa, nuove tasse presumibilmente con un nuovo prestito dalla madre. La commissione tributaria provinciale di Cuneo ha infilzato l’Agenzia delle Entrate e l’ha condannata anche a rifondere al ragazzo le spese del ricorso. Però ci sono voluti più di due anni, che hanno condizionato la vita di un ragazzo che aveva la fortuna di essere appena entrato nel mondo del lavoro. Il caso già ora non era affatto isolato. Il rischio con il nuovo redditometro è che diventi sempre più frequente. di Franco Bechis, Libero, 30 novembre 2011

MONTI…CHE FANTASIA!

Pubblicato il 29 novembre, 2011 in Economia, Politica | No Comments »

Si attende il 5 dicembre per conoscere le misure che l’emergenziale governo del ( nuovo)  professore Monti (il vecchio era Prodi!) ha messo a punto, facendole preventivamente “approvare” dai due “protettori” Sarkozy e Merkel, per risanare il debito pubblico e far “ripartire” la logora locomotiva Italia. In attesa che esse vengano date ufficialmente in pasto  anche al “poppolo”, ci pensano i giornali a dare qualche preavviso delle misure che scoppiano di “fantasia” tutta italiana. Si tratta di tasse, tasse e ancora tasse. E qualcos’altro che fa venire voglia di fare come in Egitto, in Tunisia e perchè no, anche in Libia. Oltre che nuove tasse sulla casa con la reintroduzione della odiatissima ICI, tra gli altri balzelli che il fantasista Monti,  che intanto si è accapparrato altri 25 mila euro al mese con la nomina a senatore a vita, ha intenzione di mettere,  ce ne sono alcuni che sono ignobili e riguardano i poveri cristi, cioè gli aspiranti pensionati e i pensionati in a.m.l (attesa morte liberatoria). Per i primi,  il super Mario pare sia intenzionato a disporre che la soglia dei 40 anni di contributi per andare in pensione sia innalzata a 42-43 anni, per i secondi invece il citato super Mario sta pensando di bloccare dal 1 gennaio 2012 il recupero dell’inflazione, mica quella effettiva, cioè il caro vita che falcidia le già miserabili pensioni del 99,99% dei pensionati italiani, ma addirittura quella formale, cioè quella che si aggira (falsamente) intorno all’1%. Insomma super Mario, che l’altro super italiano, super Giorgio detto il napolitano, ha insediato sulla sedia di primo ministro in virtù della trasformazione d’imperio della democrazia parlamentare italiana in impero presovietico, è davvero un portento di fantasia e di inventiva, tanto che se la prende con i più deboli, quelli che fanno quotidiana fatica a campare e a soppravvivere, con i quattro soldi della pensione,  mangiati dal caro vita e dalle bollette sempre più care, cioè i pensionati. Diceva Andreotti che a pensar male si fa peccato ma tante volte  ci si azzecca (un pò di Di Pietro non guasta mai!): non è che super Mario sotto sotto spera che dalla sera alla mattina, con queste sue misure   che avrebbe potuto prendere chiunque, senza aggiungere  ai già alti costi della politica (che nessuno taglia)  quelli di un goverro di non parlamentari da pagare a parte,  qualche milione di pensionati si tolga autonomamente  di mezzo,  e così, d’un colpo, faccia risparmiare tanti bei soldini all’INPS,  risollevando le strambalate sorti finanziarie di questo sgangherato paese? E vuoi vedere che a super Mario lo fanno diventare super santo? Direbbe l’indimenticato Giovannino Guareschi: cose che accadono  solo da noi, al sud del mondo! g.

QUUELL’AMORE FINITO DA TEMPO, di Francesco Damato

Pubblicato il 28 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (S) e il leader della Lega Umberto Bossi C’è probabilmente più cuore che testa nella fiducia, peraltro non corrisposta, che Silvio Berlusconi ha voluto ieri confermare nell’alleanza “solida” del Pdl con la Lega. Sino a sorvolare sugli ostacoli, se non addirittura i veti, postigli dai leghisti nella scorsa estate per l’adozione tempestiva di tutte le misure chieste dall’Europa per fronteggiare la crisi economica e la tempesta dei mercati finanziari. Sono stati quelli a logorarlo a Palazzo Chigi più di quanto egli non meritasse, e costretto più a subire che a promuovere una crisi che da soli i suoi avversari, di sinistra e di centro, vecchi e nuovi, non erano in grado di provocare, potendo al massimo procurargli qualche incidente parlamentare non preclusivo della fiducia prescritta dall’articolo 94 della Costituzione.
Da politico atipico com’è sempre stato, così diverso dai professionisti che lo hanno sempre osteggiato, per i quali la gratitudine è un lusso sconsigliabile, e il cinismo una regola, il Cavaliere non dimentica gli sforzi compiuti da Umberto Bossi nei mesi e negli anni scorsi per sottrarre la Lega alle vecchie pulsioni forcaiole che ne contrassegnarono le origini. E che di tanto in tanto ne fanno ancora vibrare le viscere. Se le avesse seguite, il leader leghista avrebbe staccato la spina all’ultimo governo di Berlusconi quando le Procure della Repubblica di Milano, di Napoli, di Bari ed anche di Roma si sono addirittura contese la caccia al Cavaliere intercettando i telefonini degli amici e le lenzuola delle amiche.

Ma questa prova di indubbia e rara lealtà, sia pure contraddetta politicamente dai veti già ricordati contro la tempestiva adozione di tutte le misure necessarie a fronteggiare la crisi economica, non potrà prima o poi impedire a Berlusconi di valutare più realisticamente, e negativamente, le prospettive di alleanza con la Lega. Che, dopo la fase del governo tecnico di Mario Monti, saranno pari a quelle, sul versante opposto, di un’alleanza del Pd con Nichi Vendola. Forse Pier Ferdinando Casini e amici con il loro “terzo polo” stanno celebrando troppo presto i funerali del bipolarismo. Che però non potrà certo riproporsi come prima.  Francesco Damato, IL Tempo, 28 novembre 2011

.…E’ vero, in poliitca la gratitudine non è solo un lusso, ma una merce introvabile. Ma Berlusconi anche in questo è, per sua sfortuna, diverso. Lui che prima di fare il politico ha creato dal nulla un impero, si è incrociato nella vita con tutti i Valori e i disvalori della società. E mentre non ha praticato i secondi, ha costantemente vissuto all’insegna dei primi. Ecco perchè per lui le delusioni sono state più amare che per chiunque altro, abituato com’era a praticare nella vita personale e in quella imprenditoriale tutto ciò che nella vita politica non ha cittadinanza, ad incominciare proprio dalla gratitudine. Ma neppure le ultime vicende  lo costringeranno a cambiarsi. Per questo in tanti lo amano e in tanti lo odiano. g.

TROPPI MORALISMI: RIDATECI BERLUSCONI

Pubblicato il 27 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

Pubblichiamo ampi stralci del commento di Massimo Fini uscito sul Fatto Quotidiano di ieri. Il giornalista si scaglia contro le misure per la tracciabilità, che finisce per penalizzare i cittadini «schedati» e favorire le banche.

Un ulteriore sostegno, nel mezzo della crisi, a quei soggetti che la crisi hanno contributo a creare, con i mutui subprime e i derivati.

Fra le «impressionanti» misure che il governo dei banchieri si accinge a prendere viene ventilata quella di togliere di mezzo il biglietto da 500 euro o (…) di mettere una tassa, operata dalle banche per conto dello Stato, sul deposito o sul prelievo di monete di questo taglio. In un pacchetto di sigarette ci stanno 20mila euro,in una ventiquattr’ore 6 milioni. Si vuole quindi far la lotta agli evasori, ai corruttori, ai riciclatori che si servono di questi tagli. Gli obiettivi sono nobilissimi, le vere ragioni di questo provvedimento un po’ meno.

Negli ultimi mesi molti piccoli risparmiatori, temendo un crollo delle banche, hanno prelevato tutto il possibile dai conti correnti (…). Naturalmente questi prelievi sono avvenuti con banconote da 500, per poterli nascondere agli occhi dei ladri.

Adesso, con questa misura, il governo dei banchieri vuole impedire ai risparmiatori (…) di ritirarvi il loro denaro e imporre a quelli che lo hanno già fatto di rimettercelo. Devono rimanere ostaggio delle banche. Nella stessa direzione va la misura, molto apprezzata dalla sinistra, che vuole rendere «tracciabile » ogni pagamento al di sopra dei 300 euro o addirittura (…) qualsiasi pagamento in contanti. (…) Se poi ogni pagamento in contanti, di qualsiasi entità, dovesse essere tassato le banconote sparirebbero dalla circolazione, perché nessuno (…) le accetterebbe.

Saremmo obbligati a tenere tutto il nostro denaro in banca. Ma le banche sono delle società private e lo Stato non può obbligarmi a tenervi il mio denaro. (…) Lo Stato nasce, oltre che per amministrare giustizia, per battere moneta. Se non ha fiducia nella propria moneta non è più uno Stato. Se uno Stato non è capace di contrastare l’evasione, la corruzione, il riciclaggio senza far pagare un pesante pedaggio ai cittadini che non sono né evasori, né corruttori, né riciclatori di denaro sporco, non è più uno Sta- to. Rovesciamolo assieme alle sue classi dirigenti, politiche ed economiche, che ci hanno portato a questo punto e ricominciamo da capo. Infine non è possibile che lo Stato si intrufoli attraverso la cosiddetta «tracciabilità» nella mia vita privata fino a conoscere, nel dettaglio, i miei acquisti, le mie predilezioni, i miei gusti, i miei vizi. Milena Gabanelli sostiene che «la gente comune non ha necessità di più di una cinquantina di euro alla settimana ». Ma dove vive, in un monastero? Una buona bottiglia di vino e un pacchetto di sigarette fan già 15 euro al giorno. Il moralismo della sinistra è insopportabile. E ora capisco perché tanti, senza per questo essere dei lestofanti, votavano Berlusconi. Perché Berlusconi difendendo la sua libertà criminaloide difendeva anche, per estensione, la libertà di tutti dallo strapotere dello Stato. Aridatece subito il Cainano. Massimo Fini. 27 nocvembre 2011

SERVONO DECRETI, NON MINUETTI, di Mario Sechi

Pubblicato il 27 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

Il presidente del Consiglio, Mario Monti C’è una sola domanda che un cittadino europeo oggi dovrebbe porsi: «Ma val la pena salvare l’euro?». Non vi sembri una questione retorica, un quesito dalla risposta scontata, ragionateci sopra. Gli inglesi sono nell’euro? Gli svedesi sono nell’euro? I turchi sono nell’euro? La risposta è no e nessuno di questi tre Paesi se la passa peggio di quelli che hanno aderito al grande gioco di eurolandia. Naturalmente gli inglesi pur continuando a stampare sterline danno lezioni a tutti. Prima Berlusconi era «il Cavaliere nero» e dunque l’Italia un sistema feudatario, poi è arrivato Monti e dopo dieci giorni quelli del the alle cinque hanno deciso che pure il loden del Prof è sdrucito. In realtà i meccanismi di entrata nell’euro erano sbagliati. E addirittura non sono previsti meccanismi di uscita. Ne esci se fallisci. Ma prima di fallire paghi tutto e con gli interessi. È un sistema che sembra letteralmente quello dell’impiccato che si prepara la corda da sé. E nel Parlamento italiano che succede? Finita la transumanza da un gruppo all’altro i partitanti sono impegnati a ricollocarsi nella nuova èra. Qualcuno vuol piazzare l’amico sottosegretario, altri cercano di capire quale sarà il cavallo vincente. Previsione impossibile da fare per il semplice motivo che siamo in uno Stato d’eccezione per cui come dice papa Benedetto XVI «la crisi prima che economica e sociale è nella mancanza di significato e di valori». Nell’enciclica «Caritas in veritate» la crisi di questo capitalismo era disegnata già perfettamente. La prevalenza della finanza sul lavoro, della delocalizzazione senza regole. Trascorsi alcuni anni siamo al punto di partenza. Il caso italiano è speciale, non ci sono dubbi: pur avendo enormi risorse abbiamo perso tempo. Il Cav ci ha provato e ha fallito l’obiettivo. Lo stesso centrosinistra prodiano ha fatto crac. È così che siamo arrivati a Monti. Al quale continuiamo a dare un consiglio: lasci perdere la ricerca della concertazione a tutti i costi. È salito a Palazzo Chigi in un momento eccezionale, i cittadini si aspettano decreti non minuetti. Li faccia. Il massimo che può capitargli è quello di essere mandato a casa. Mario Sechi, Il Tempo, 27 novembre 2011

.…..Anche Sechi, evidentemente, comincia ad  avere dubbi sulla bontà della “operazione Monti”, se, dopo averne sostenuto e giustificato l’ascesa così repentina e a velocità della luce, chiude l’editoriale di oggi con il suo stesso titolo: servono decreti, non minuetti. Appunto, L’eccezionalità della situazione che aveva determinato la “caduta” di Berlusconi e l’ascesa di Monti, sottintedeva l’urgenza di provvedimenti altrettanto urgenti e incisivi, capaci di affrontare la gravità della situazione dei conti italiani. Invece Monti si è perso prima per andare a chiedere “permesso” a Sarkozy e alla Merkel sui provvedimenti da assumere, quasi fossimo un paese sottosviluppato o da terzo mondo, posto sotto tutela di questi due mascalzoni internazionali che pensano ai loro affari nazionali e se ne infischiano di quelli europei, e poi dedicandosi, pare nottetempo, a concertare i posti di governo di serie B (sottosegretari e viceministri) come un qualsiasi governo della prima repubblica, il cui unico scopo era…durare. Evidentemente anche a Sechi tutta la faccenda incomicia a puzzare e benchè sia uno dei pochi giornalisti di centrodestra (uno dei più bravi!) che abbia tifato apertamente per il governo dei tecnocrati, incomincia a domandarsi se ne valeva la pena. Non passerà tempo che Sechi muterà opinione e anch’egli si convincerà che quello in atto è un colpo di stato, nè più, nè meno di quello che in Egitto ha deposto il “politico” Moubarak per conservare ai posti di comando i generali che per 30 anni avevano sorretto e garantito il potere del deposto presidente egiziano. Solo che in Egitto è stata agitata la cosiddetta “primavera araba” e in Italia lo spettro dello spread che,  a differenza della “primavera” araba  che si è subito trasformata in gelido inverno, continua a salire, infischiandosene delle strategie “napolitane” e delle presunte capacità taumaturgiche di Monti e banchieri vari. g.

LE RIFORME LE SA LA MERKEL, MA NOI RESTIAMO AL BUIO

Pubblicato il 25 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

Angela Merkel ieri ci ha informato che l’Italia sta per varare riforme impressionanti. Beata lo sappia lei. Noi, qui, in Italia, siamo al buio e pensavamo che il nostro presidente del Consiglio fosse Mario Monti.

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Il quale, evidentemente, ieri, al vertice con Francia e Germania, ha detto alla Cancelliera ciò che tace ai suoi concittadini e, cosa più grave, al suo Parlamento. Il portavoce del nostro governo si è affrettato a minimizzare, ma è ovvio che qualcuno ci sta prendendo in giro. La Merkel? Monti? Probabilmente entrambi, e un motivo c’è: non sanno più che pesci prendere per arginare la slavina della crisi.

Ormai siamo al tutti contro tutti. Monti è disposto a qualsiasi cosa pur di rimanere in piedi, Sarkozy implora un maggior intervento dell’Europa a sostegno della Francia (eurobond), la Merkel non vuole sentir parlare né dell’uno né dell’altro. La Germania è specialista nel fare la voce grossa in Europa. In altre epoche, così facendo, ha vinto anche importanti battaglie, ma le guerre le ha sempre perse, rovinosamente, con costi bestiali per il Vecchio Continente e per il mondo intero. La Merkel, incurante delle lezioni della storia, non si piega, e intanto le Borse calano e gli spread salgono.

E noi che facciamo? Oggi c’è il Consiglio dei ministri del governo di emergenza, messo su in due ore per disarcionare Berlusconi altrimenti eravamo morti. All’ordine del giorno ci sono tre decreti: uno riguarda gli accordi Italia-Mauritius, uno il riconoscimento dei titoli di studio con San Marino, un terzo le Isole Cook. Se a questo aggiungiamo che di sottosegretari ancora non c’è neppure l’ombra ( pare che molti tecnici di prestigio abbiano rifiutato perché si guadagna troppo poco, cioè 160mila euro), è chiaro che l’avventura di Monti parte in salita.

Crediamo, speriamo, che all’ultimo momento in Consiglio dei ministri entri qualche provvedimento più utile al nostro Paese del trattato con le isole Mauritius. Perché altrimenti la questione comincia a diventare imbarazzante. A meno che Monti, in realtà, abbia in testa di seguire il modello del Belgio, che è di fatto senza governo da oltre un anno e mezzo. E tutto sommato non è che le cose da quelle parti vadano poi così male. Ma allora, se la ricetta è questa, che bisogno c’era di fare tutto questo pandemonio e cancellare la volontà degli elettori? La risposta è ovvia. Ma non è detto che sia quella giusta. Alessandro Sallusti, 25 novembre 2011

FATE CON CALMA…MENTRE LO SPREAD VOLA E LE BORSE AFFONDANO

Pubblicato il 25 novembre, 2011 in Giustizia, Politica | No Comments »

Alcuni giorni fa, nel pieno degli attacchi degli speculatori finanziari internazionali, il giornale di Confindustria esortava il governo a “Fare presto” per approvare le misure anticrisi. Oggi, con Monti in carica, tutto tace…

“Fate presto”. E’ la frase sparata in prima pagina a caratteri cubitali dal Sole 24Ore il 10 novembre scorso, in piena crisi finanziaria, con lo spread sul Bund che schizzava alle stelle e la Borsa che subiva uno dei più forti attacchi speculativi internazionali degli ultimi anni.

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Roberto Napoletano, direttore del quotidiano di Confindustria, invitava il governo a fare il massimo sforzo, e a farlo presto, per affrontare la situazione ed evitare il disastro dell’Italia, considerato imminente. Il titolo dava il senso della drammaticità del momento. Era una citazione. Lo stesso titolo, “Fate presto”, era comparso sul Mattino di Napoli tre giorni dopo il terremoto del 23 novembre 1980.

Passate alcune settimane e archiviato il governo Berlusconi, il nostro Paese deve adottare le misure necessarie a uscire dalla tempesta. A guidare la “nave Italia” c’è il professor Mario Monti, in fretta e furia nominato senatore a vita. E’ stato chiamato a “salvare” il Paese.  In Italia gode del sostegno di tutti, meno quello della Lega. All’estero lo appoggiano la Merkel, Sarkozy, Obama, Barroso, Van Rompuy e la Lagarde. Insomma tutti, o quasi. Eppure le misure “anticrisi” tardano ad arrivare. Certo, per mettere in cantiere dei provvedimenti importaqnti serve tempo. Nessuno lo mette in dubbio. Ma non si capisce come mai per alcuni organi d’informazione, molto solerti, fino a poco fa, nel chiedere un veloce cambio di passo, ora non ci sia più alcuna fretta. Insomma, siamo già fuori dalla crisi? Non sembra proprio…

Ecco dunque che il Foglio di Giuliano Ferrara ha deciso di rompere il silenzio e, con una finta prima pagina del Sole 24Ore, ha titolato a caratteri cubitali: “Fate con calma”. In alto, sopra al titolo, una striscia rossa con dei numeri significativi. Tra questi ce n’è uno, 5.184, che indica le ore intercorse tra il giuramento del governo e domani. Poi si legge un commento, con una punta di acida ironia: “E’ nato così in fretta il sobrio gabinetto che ci ha spiazzato, viziato e il paese soffre d’astinenza grave. Vorremmo che avesse già fatto acuti, seminato sconcerto, non solo reso omaggio a chi ha preceduto, a chi sta a fianco, a chi sta dietro e ai due che stanno altrove e stanno sopra…”. E’ difficile non sorridere alla satira del Foglio. Ci auguriamo, però, che la calma auspicata da Ferrara non sia eccessiva… Il Giornale, 25 novembre 2011

MANOVRA DA 24 MILIARDI IN ARRIVO. COLPIRA’ LA CASA E L’EDILIZIA.

Pubblicato il 23 novembre, 2011 in Economia, Politica | No Comments »

Entro venerdì, massimo sabato prossimo, i tecnici di via XX Settembre saranno in grado di consegnare al neo presidente del Consiglio, Mario Monti, la revisione integrale della spesa pubblica (spending review). Insieme alla due diligence sui conti pubblici. E proprio queste analisi consentiranno al governo di farsi un’idea aggiornata dello stato dei conti e dell’effettiva necessità di cassa per arrivare nel 2013 al pareggio di bilancio.  Secondo gli sherpa del Fondo monetario internazionale e dell’Unione europea – che stanno spulciando i conti italiani dopo i nuovi picchi del differenziale Btp/Bund e l’ulteriore rallentamento del Pil – per centrare l’obiettivo servirà, entro dicembre, una correzione dei conti pari a 1-1,5 punti di Pil. Il che tradotto vuol dire che Monti deve trovare a breve circa 24 miliardi per far quadrare i conti. Tra nuove entrate e tagli alla spesa. E considerando che i presunti e ventilati proventi della lotta all’evasione non possono dare certezza di gettito (l’Agenzia dell’Entrate punta per il 2011 a 11 miliardi di incasso), logico attendersi misure certe di prelievo che possano tranquillizzare i signori dei conti di Bruxelles e Washington. E i mercati. ù
Batosta sul mattone E qui si torna ai provvedimenti per fare cassa. Di «scelte dolorose» ha parlato Monti e di «equità». Ma servono quattrini sonanti subito e quindi gli interventi sono limitati. L’Ici (inglobata nella nuova Imu), insieme alla revisione (soft) delle rendite catastali potrebbe far affluire nelle casse dei Comuni dai 3,5 ai 9 miliardi a seconda di quanto si calcherà la mano (con la rivalutazione), e di quali soglie di esenzione verranno applicate (reddito, disabili e figli a carico, unica proprietà, valore dell’immobile). Un bancomat di prelievo fiscale certo. Non a caso il direttore generale di Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni – presentando ieri a Parigi il “Financial Stability Report” – ha messo le mani avanti: «L’Italia è l’unico grande Paese senza una tassa sulla prima casa e una reintroduzione dell’Ici per l’abitazione principale è una delle vie utili per recuperare l’evasione fiscale». Sarà una coincidenza ma giusto lunedì sera il neogovernatore, Ignazio Visco, si è incontrato a tarda sera con Monti a Palazzo Chigi. Visco – già ad agosto – aveva evidenziato l’anomalia italiana in audizione parlamentare. Legittimo immaginare che si sia parlato anche del ventilato intervento sull’Ici.

La reazione di Confedilizia
Il timore delle associazioni di categoria (Confedilizia, Federproprietà, Uppi, Arpe) è che a furia di parlarne si riesca a far passare il messaggio che le tasse sulla casa non esistano. Confedilizia parla sarcasticamente di  «tassator cortesi»  e avverte che «la patrimoniale darebbe il colpo di grazia ad un settore che è già pressoché azzerato dalla tassazione erariale e locale». Per il presidente nazionale di Federproprietà, Massimo Anderson «è bene ricordare che sulla casa già gravano una decina di imposte diverse e che da qui al 2015 altre ne arriveranno». Anderson ha chiesto a Monti un incontro ma ci spera poco. Il Centro Studi dell’Associazione proprietà edilizia (Arpe, circa 300mila soci in Italia) ha elaborato per Libero una simulazione di quanto verrebbe a costare al proprietario di 100 metri quadri l’innalzamento degli estimi catastali. Un bel salasso che potrebbe colpire oltre il 70% degli italiani, vale a dire tutti quelli che al Catasto risultano proprietari. Senza contare che un inasprimento della tassazione sugli immobili – sempre secondo le associazioni di categoria – potrebbe portare ad un ulteriore rallentamento nelle compravendite e nel settore delle costruzioni, già praticamente disastrato dall’inizio della crisi globale.

Il  “Bancomat” Iva
L’altra leva di drenaggio allo studio potrebbe essere quella dell’ennesima revisione dell’Iva. Portando l’Iva al 22 (forse anche 23%) e aggiornando di un 1% quella oggi al 10%, si potrebbero incassare oltre 6 miliardi. Il dato è certo in quanto la manovra di agosto – che ha innalzato di un punto l’Iva al 20% -  prevede un gettito di 4,2 miliardi. Ma il rischio è di deprimere i consumi penalizzando anche quelli delle fasce di garanzia (con aliquota al 10%). E poi c’è il capitolo patrimoniale. Un’imposta sui patrimoni (non solo immobiliari), incontra la timida apertura della Lega. Luca Zaia, ex ministro dell’Agricoltura e governatore del Veneto che la preferirebbe alla riedizione dell’Ici. L’ex collega del Viminale, Roberto Maroni, crede invece che la nuova super maggioranza si impantanerà nei veti incrociati, mentre piovono ipotesi e proposte. Una cosa è certa: Monti ha fretta. Lo ha detto e ripetuto ieri a Bruxelles. Non appena il “Prof” avrà il quadro completo il governo si muoverà. Le pensioni – e la revisione di quelle di anzianità tanto care alla Lega – troveranno spazio ma prima bisognerà trovare un accordo con i sindacati. E poi non danno un gettito immediato, ma risparmi sulla lunga distanza. Antonio Castro, Libero, 23 novembre 2011

MONTI NON DECIDE, LA FIAT NON ASPETTA

Pubblicato il 22 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

Se Berlusconi, in un giorno in cui la Borsa perdeva il 5 per cento e lo spread toccava i 490 punti avesse convocato un consiglio dei ministri per varare il decreto Roma Capitale, lo avrebbero linciato sui giornali e in piazza.

Sergio Marchionne

Sergio Marchionne
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Ma come? La barca affonda e il timoniere si occupa di quisquilie e nient’altro? Berlusconi no, ma Monti può farlo e ricevere pure gli applausi della stampa libera e indipendente. Eppure avevamo capito che l’emergenza imponeva decisioni rapide, a ore. Consultazioni in due giorni, governo in uno. Ma tanta fretta, scalzato il vecchio esecutivo, si è trasformata in calma flemmatica. Tanto che Marchionne, capita l’aria, ha rotto gli indugi e anticipato la mossa: Fiat ha disdetto tutti gli accordi col sindacato, perché se per salvarsi deve aspettare i decreti sul lavoro del governo Monti, campa cavallo.

Evidentemente i mercati vanno giù perché non leggono i quotidiani italiani che fanno a gara per esaltare le qualità miracolose del nuovo esecutivo. Il quale, per inciso, non ha fatto nulla ma non ha neppure grandi colpe. Come sosteniamo, in solitudine, da mesi, i governi nazionali possono poco o niente per arginare l’assalto all’Euro. Il terremoto non si arresta in Italia nonostante la nuova guida, insiste in Spagna nonostante dalle urne sia uscito l’altra notte un governo forte, avanza in Francia dove quel pagliaccio di Sarkozy non ride più sul nostro Paese ma piange sul suo, si affaccia pure in Germania che comincia a mostrare indici economici in ribasso.

Ma forse tutto questo non è il male assoluto. Se l’Italia non sarà più la sola Cenerentola, se anche i francesi saranno declassati, forse allora, e solo allora la Germania si deciderà a dare il via libera a ciò che Berlusconi (e Tremonti) chiedevano da un anno. Cioè a stampare quegli Eurobond (titoli di stato europei) che sono l’unico serio strumento da mettere in campo contro la speculazione (in attesa di una vera banca centrale con pieni poteri sulla moneta). Non sappiamo ancora se il governo Monti sarà bravo, speriamo almeno che sia fortunato un po’ più del precedente. Alessandro Sallusti, Il Giornale, 22 novembre 2011