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MONTI AL SENATO: PATRIMONIALE, REINTRODUZIONE DELL’ICI SULLA PRIMA CASA, AUMENTO DELL’ETA’ PENSIONABILE,

Pubblicato il 17 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

E’ in corso al Senato il dibattito sulle dichiarazioni programmatiche rese dal neo presidente del Consiglio, Monti. Dichiarazioni che sono state giudicate subito modeste e quasi ovvie, senza alcun volo che tutti si sarebbero aspettati vista l’aureola di supereroe che a Monti è stata affibbiata da tutti coloro che ne hanno propiziato l’avvento a Palzza Chigi. Gli stessi che hanno salutato come effetto Monti la modesta ripresa della Borsa di Milano – un più 0,60 – dopo un avvio al cardiplasma delle prime ore del mattino e sempre come effetto Monti il calo dello spread dei BTP italiani a quota 500 dopo che aveva toccato nella mattinata la vetta dei 530. Ma l’effetto Monti, quello che ci si sarebbe aspettato, cioè una ripresa vertiginosa della Borsa e un calo altrettanto vertiginoso dello spread non c’è stato per la semplice ragione che così come non era colpa di Berlusconi l’imperversare della speculazione, altrettanto l’avvento di Monti non poteva essere e non è stato   salvifico. Del resto in queste ore la speculazione internazionale che non ha tessere di aprtito e fede politica sta aggredendo la Spagna e la Francia di quel trombone di stato che è Sarkozy, uno dei due, insieme alla Merkel che stanno giocando col fuoco e che rischiamo di far saltare il banco dell’euro e con l’euro l’Europa. Tornando a Monti ciò che di nuovo ha detto non suona come musica alle orecchie degli italiani: vuole introdurre la patrimoniale, cioè una tassa sui patrimoni mobili ed immobili degli italiani, reintrodurre la tassa più odiata degli italiani, cioè l’ICI sulla prima casa la cui esenzione è stata definita dal ricchissimo sen. Monti una anomalia del sistema contributivo italiano, vuole toccare pesantemetne le pensioni. Complimenti al sen. Monti che nel frattempo si appresta ad aggiungere ale sue già cospicue entrate mensili i 25 mila euro anche questi mensili  che gli derivano dal nuovo status. Tutto ciò, al di là delle dichiarazioni entusiastiche del Terzo Polo, lascia interdetti i grandi partiti, che chi per una ragione, chi per l’altra, sarebbero chiamati a pagare il conto di quella che si appalesa come una feroce mazzata sugli italiani. Non crediamo che avrà vita lunga questo governo di ricchi oligarchi, ad iniziare dall’ex ad di Banca Intesa, Passera, che ci pare il miglior simbolo di questa incredibile stagione istituzionale del nostro Paese durante la quale, sospese le istituzioni democratiche, commissariato il Parlamento da Re Giorgio 1°, si sono issati sugli scranni del potere professori con la fama – fortemente dubbia -  di super esperti dell’economia applicata alla politica. Ma la politica, per fare il verso ad un mai dimenticato Amico, è un’altra cosa. g.

ECCO IL GOVERNO DI LARGA (BANCA) INTESA. ERA TUTTO SCRITTO: IL RIBALTONE E’ STATO PREPARATO IN ESTATE

Pubblicato il 17 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

I galletti che hanno prima minato e poi fatto cadere la maggioranza di centrodestra mi sembrano come i manzoniani polli di Renzo, che si beccavano tra di loro non rendendosi conto che stavano andando diritti nel pentolone.

I nuovi ministri

Erano quattro, i polli, come gli attuali: Fini, Casini, Bersani e Di Pietro. Beccandosi fra di loro nel comune intento di fare fuori Berlusconi per prenderne il posto, sono finiti nel pentolone dei banchieri che se li cucineranno a fuoco lento.

Dubito infatti che uno dei quattro leader dell’opposizione possa più aspirare a candidarsi per il dopo Monti. Sono stati usati e lo saranno nei prossimi mesi per completare un piano che parte da lontano. Il 25 luglio (data emblematica) scorso il Giornale titolava così la prima pagina: «La trappola dei banchieri». Sottotitolo: «Contro Berlusconi, De Benedetti, Bazoli, Prodi e Passera sponsorizzano un governo Monti ». Ricordo che il mattino successivo da Banca Intesa arrivò una secca e sdegnata smentita: ma che cosa vi inventate, noi siamo una banca non facciamo politica. Ovviamente nessun giornale riprese la notizia, il farlo avrebbe disturbato il piano.

Che da ieri si arricchisce di un tassello fondamentale: l’ingressoal governo di Corrado Passera, amministratore delegato di Banca Intesa. Ce la potranno raccontare in mille modi, ma nessuno riuscirà a convincerci che il primo banchiere d’Italia, con un reddito che ha anche superato i sei milioni l’anno, molli tutto per andare a fare qualche mese (al massimo 16) il ministro a 150mila euro l’anno. Va bene lo spirito di servizio, va bene salvare la Patria in difficoltà, va bene essere sobri, ma qui nessuno è fesso. Usciamo di metafora. Corrado Passera in cuor suo e non solo suo, punta diritto a essere il prossimo presidente del Consiglio, magari in coincidenza con il passaggio di Mario Monti al Quirinale (i tempi delle due elezioni coincidono).

Con quale maggioranza? Non corriamo, c’è tempo. Fini, Bersani, Di Pietro e Casini lo devono solo accompagnare in questi mesi senza intralciare. Il resto verrà da sé. Il centrosinistra insomma potrebbe aver già trovato il leader che cercava, anche se Bersani ancora non lo sa. Alessandro Sallusti, Il Giornale, 17 novembre 2011

.….E intanto la Borsa cala e lo spread continua a salire: che dire? è quello che più se ne frega di Monti e del nuovo governo degli oligarchi con redditi a sei e qualcuno a sette zeri.g.

BERLUSCONI SI PRENDE LA RIVINCITA

Pubblicato il 16 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

Il premier Silvio Berlusconi C’è un solo dato che Silvio Berlusconi guarda da giorni con attenzione quasi maniacale: quello dello spread. E a ogni sussulto esclama: «Avete visto? Non era colpa mia se era così alto. Anzi». È il suo nuovo chiodo fisso: dimostrare che la crisi non è colpa sua. Non era una questione di mancanza di credibilità internazionale. Prova ne è che in serata, come commiato. L’ufficio stampa del presidente del Consiglio ormai uscente diffonde una nota con la quale si rende che il Cavaliere ha parlato a telefono con Barak Obama. Nel comunicato si fa sapere anche che «la telefonata con il presidente americano è giunta al termine di una serie di contatti telefonici che il presidente Berlusconi ha avuto in questi giorni con alcuni dei principali leader internazionali: il cancelliere tedesco Merkel, il presidente francese Sarkozy ed i primi ministri della Gran Bretagna Cameron, della Turchia Erdogan, di Israele Netanyahu e della Russia Putin. Infine con l’ex-presidente degli Stati Uniti, George W. Bush». Con una postilla: «Il presidente Berlusconi ha inoltre parlato con il presidente della Federazione Russa Dimitri Medvedev. Questi gli ha anche inviato una lettera nella quale lo ringrazia personalmente per il prezioso lavoro svolto a favore dello sviluppo delle relazioni bilaterali e per l’apprezzato contributo d’esperienza in ambito internazionale “nella sua qualità di uno dei politici più esperti ed autorevoli del mondo”». Un modo per dire: visto che non avevo perso alcuna credibilità? E anche per rimarcare che Berlusconi sulla crisi ha ben poche responsabilità. Giuliano Ferrara, in un editoriale che pubblicherà oggi Il Foglio, scrive: «La grande menzogna è saltata. In modo drammatico, ora per ora. I numeri dicono che l’attribuzione di una crisi del debito italiano alla credibilità fragile del governo Berlusconi era una mascalzonata propagandistica di cui gli italiani potrebbero essere chiamati a breve a pagare il conto». Un concetto che ribadiscono per tutto il giorno i fedelissimi del premier. Come Fabrizio Cicchitto: «Va dato alla stampa un libricino per amatori, con la raccolta di tutte le dichiarazioni di esponenti della sinistra che dicevano che l’aumento dello spread dipendeva in larga parte da Berlusconi. Inutilmente abbiamo sempre rilevato che, purtroppo, il problema era molto più complesso. Adesso la realtà smentisce tutta questa propaganda». Gli fa eco Ignazio La Russa: «Siamo preoccupati perché lo spread continua ad aumentare e confidiamo sia temporaneo. Se non ci fosse da essere seri, verrebbe da sorridere a rileggere le dichiarazioni dei leader dell’opposizione che attribuivano la colpa al governo». Chiosa anche Maurizio Lupi: «Quello che sta accadendo sui mercati e l’andamento dello spread confermano il grande senso di responsabilità dimostrato in questi giorni dal presidente Berlusconi e dalla maggioranza impegnata oggi nel sostenere, lealmente, il tentativo del professor Monti. Sono convinto che con il passare del tempo e con l’abbassarsi dei toni del dibattito emergerà in maniera ancora più chiara la verità e cioé che il nostro Paese è oggetto di una speculazione che sta colpendo anche altri, in primis la Francia. E sono sicuro che emergerà anche l’ottimo lavoro fatto dall’esecutivo guidato dal presidente Berlusconi per affrontare la crisi economica». E Berlusconi? Si guarda gli ultimi sondaggi e si sfrega le mani. Rivela Angelino Alfano: le contestazioni che sono seguite alle dimissioni di Berlusconi, «hanno prodotto il risultato, stando all’ultimo sondaggio, di un aumento della fiducia nel Cavaliere di 6 punti in 3 giorni». E un balzo in avanti del consenso «per il partito di un punto e mezzo». Il Cavaliere pensa a sparire per un po’, almeno dal punto di vista mediatico. Vuole lasciare lasciare a Monti. E ricaricare le pile. Poi si occuperà del partito, di ricostruire il Pdl. Andrà più spesso alla Camera, incontrerà i deputati. I molti che ha sentito in queste ore gli hanno soprattutto consigliato di disimpegnarsi completamente dall’esecutivo Monti, di non partecipare nemmeno indirettamente con Gianni Letta. Bensì di riprendere la via movimentista e tornare a tuonare a zero. Riprendere più che lo spirito del ‘94 quello del 2006 e sopratttutto del 2007, l’anno del predellino. Quattro anni dopo il Pdl potrebbe essere rifondato o potrebbe nascere qualche altra cosa.Fabrizio dell’Orefice, Il Tempo, 16 novembre 2011

E’ NATO IL GOVERNO MONTI: ECCO IL CONSIGLIO DI FACOLTA’ ALL’INSEGNA DEL CONTROPASSO

Pubblicato il 16 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

Sciogliendo la riserva sull’incarico affidatogli dal capo dello stato il 13 novembre scorso, Mario Monti ha comunicato la lista dei ministri che formeranno il nuovo governo. Il giuramento dell’esecutivo Monti si svolgerà questo pomeriggio al Quirinale alle 17.

Ecco la lista dei ministri del governo Monti:

Presidente del Consiglio e ministro dell’Economia ad interim: Mario Monti

Ministero degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata

Ministero dell’Interno Anna Maria Cancellieri

Ministero alla Giustizia Paola Severino

Ministero alla Difesa Gianpaolo di Paola

Ministero allo Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera

Ministero dell’Agricoltura Mario Catania

Ministero all’Ambiente Mario Clini

Ministero del Lavoro e politiche sociali Elsa Fornero

Ministero della Salute Renato Balduzzi

Ministero dell’Università e Istruzione Profumo

Ministero della Cultura Lorenzo Ornaghi

Ministri senza portafoglio

Ministero degli Affari Europei Enzo Moavero Milanesi

Ministero al Turismo e Sport Piero Gnudi

Ministero alla Coesione nazionale Fabrizio Barca

Ministero per i Rapporti del Parlamento Piero Giarda

Ministero alla Cooperazione internazionale Fabrizio Riccardi

.…………..C’è chi lo ha già definito più che un governo una specie di consiglio di facoltà che si limita a esprimere pareri e magari qualche voto e niente di più. Vedremo nei prosismi giorni se si tratta di un governo vero o di una brutta pagina dell’antipolitica italiana. Nel frattempo  notiamo che il neo presidente del Consiglio,  che è stato ecumenico quanto basta, ha ringraziato tutti, ma proprio tutti, compreso il presidente uscente on. Berlusconi  “con rispetto e gratitudine per il lavoro svolto”, ha imparato subito la lezione come na vecchia volpe della politica. Sino a ieri sera sottolineava la necessità che i partiti fossero presenti nel governo per dargli forza, oggi, invece, a porecisa domanda, ha risposto che l’assenza dei aprtti dal governo è motivo di forza. Quando diceva la verità, o meglio, quando la pensava giusta, ieri o oggi, ieri quando considerava la presenza dei partiti indispensabile per responsabilizzarlo, o oggi, quando afferma esattamente il contrario? Insomma, neanche un consumato politico sarebbe stato tanto lersto a cambiare opinione. Ma forse saranno state le due ore in cui è rimasto chiuso nello studio di Napolitano a convincerlo a fare la sua prima grande inversione a U. La prima di tante, immaginiamo. g.

LA LEGA NON FARA’ SCONTI A MONTI. E MARONI SANCISCE LA ROTTURA CON IL PDL

Pubblicato il 16 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

Irremovibile. Almeno fino alla prossima tornata elettorale. La Lega Nord rimane ferma nella sue posizioni: sarà l’unica forza all’opposizione dell’esecutivo Monti. E con il Pdl al momento la rottura sembra irreparabile.

Ne è sicuro il ministro dimissionario dell’Interno Roberto Maroni.

“Abbiamo registrato il cambiamento del Pdl che segna una rottura con la Lega e che ci assegna un ruolo all’opposizione”, ha dichiarato in occasione della presentazione del libro di Bruno Vespa. Il riferimento è all’apertura del Pdl nei confronti di Monti espressa oggi dal segretario politico Angelino Alfano, anteponendo però la condizione che ci sia Gianni Letta nella compagine governativa.

E a proposito di totoministri, Maroni non ha lesinato una sua velata considerazione mista a suggerimento e auspicio. “Non ho partecipato alle consultazioni ma dico che se i nomi circolati e riferiti ai prefetti Cancellieri e Mosca, saranno scelti, si farà fare una bella figura al ministero dell’Interno”. Per quanto riguarda l’ipotesi di Gianni Letta, per Maroni, “sarebbe buona notizia” anche se “non ci farebbe cambiare idea sul sostegno all’esecutivo Monti”. L’importante, secondo Maroni, è che “questo governo si faccia in fretta perché sono tre giorni che aspetto per lasciare le consegne”.

Tornando alla frattura tra Carroccio e Pdl, Maroni non ha comunque escluso che in futuro possa essere risanata. Questo perché, nel caso in cui il governo Monti dovesse arrivare alla fine della legislatura, “ci sarà un anno e mezzo di tempo per capire se l’alleanza Lega-Pdl si potrà ricostruire oppure no: ma oggi si è interrotto il percorso iniziato nel 1994. Siccome Casini ha detto che si vota tra un anno e mezzo utilizzeremo questo tempo per capire se ci sarà ancora un’alleanza con il Pdl, un’alternativa o se la Lega correrà da sola.

Roberto Maroni

In questo momento io dico 1 X 2″.

Quel che è certo è che di qua alla fine dell’esperienza montiana, “la Lega non farà sconti a nessuno, anche se Mario Monti è una persona che conosco e stimo, poi è varesotto come me, valuteremo di volta in volta e viste le premesse diremo più no che sì”, ha precisato Maroni. E il primo no è già arrivato. “Ora non si può pensare che super Mario riesca a ridurre la spesa delle Regioni con un decreto – avvisa Maroni – è una cosa che non si può fare. Su questi temi siamo pronti a discutere ma non a scatola chiusa”

“La Lega – ha aggiunto Maroni – ha deciso subito non di rompere con il Pdl ma di stare all’opposizione. Siamo stati coerenti con le valutazioni fatte con Berlusconi prima che il Pdl cambiasse atteggiamento nei confronti di Monti. Per mesi è stato sollecitato Berlusconi a dare le dimissioni sull’esempio di Zapatero per ridare fiato alle Borse, oggi mi pare che stia avvenendo il contrario a conferma che il problema non era Berlusconi”. E poi l’ex titolare del Viminale rivendica la decisione del suo partito e spiega: “Io sarei preoccupato se un Parlamento fosse composto solo dalla maggioranza, sarebbe come quello di Gheddafi: noi faremo opposizione”.

Infine, tornando ai festeggiamenti di piazza per le dimissioni sdi Silvio Berlusconi, il leghista ha detto: “Una brutta immagine di piazza, di linciaggio di una persona che ha ancora la maggioranza non essendo mai stato sfiduciato in Parlamento ma ha deciso lui di fare un passo indietro. È stata una cosa brutta e ingiusta”. Il Giornale, 16 novembre 2011

.……….Rompere con la Lega per fare..lega con il PD è una grossa fesseria da parte del PDL. Il PD sta facendo una scelta tattica assumendo, come ha fatto ieri sera a Porta a Porta la  normalmente agguerrita  sen. Finocchiaro, un atteggiamento morbdo che più morbido non si può  con parole tutte latte e miele che nascondevano, come solo sanno fare i comunisti, ex o post,  il veleno pronto ad essere iniettato nelle vene dell’avversario quando se ne ravvisa il bisogno. Sbagliato “concertare” questa ammucchiata in cui riecheggia il ricordo di quello che un tempo si chiamava consociativismo tra DC e PCI. Al momento della resa dei conti fu solo la DC ( e tutto il pentapartito) a pagare, con i suoi leaders sottoposti a linciaggio (ricordate Andreotti e Forlani?)! e alle persecuzioni giudiziarie, e il partito al tracollo elettorale. Il PCI invece, sebbene consociato con la DC, la fece franca, sia sotto l’aspettto giudiziario che sotto quello elettorale. E meno male che scese in gioco Berlusconi  nel 1994 impedendo alla gioiosa macchina da guerra di Occhetto di vincere…se fosse accaduto,  addio democrazia. E’ il rischio che corriamo ancora oggi. Oggi Napolitano ha commissariato di fatto le istituzioni parlamentari, domani un PD rinvigorito dalla gestione sottobanco del potere attraverso  i cosiddetti tecnici che solitamente si posizionano a sinistra, vincerà a man bassa le elezioni, grazie anche ad un risultato insperato, cioè la rottura tra PDL e Lega, obiettivo strategico sempre perseguito ed ora colto. Unica speranza è che il PDL rinsavisca, prima che sia troppo tardi, prima cioè di varare il governo, perchè se lo fa nascere mettendo la testa sotto la sabbia,  dopo buttarlo giù sarà peggio che non averlo fatto nascere. g.

PIAZZA AFFARI IN ROSSO E SPREAD A QUOTA 530. MA SUPER MARIO NON DOVEVA SALVARE LA BORSA?

Pubblicato il 15 novembre, 2011 in Economia, Politica | No Comments »

Giornata al cardiopalma per le Borse europee. Le tensioni sui titoli di stato dei paesi europei spingono le borse del vecchio continente a una nuova chiusura negativa. Fa eccezione Londra che, essendo fuori dall’eurosistema, riesce a restare sopra la parità e termina la sessione in rialzo dello 0,28 % a 5.543,29 punti.

Ribassi a Piazza Affari

Ribassi a Piazza Affari
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Sprofonda invece Atene, giù del 4,71% a causa dell’ondata di vendite sui finanziari innescate dai pessimi dati sul pil. Le perdite riportate dalle altre piazze sono comunque inferiori a quelle, prossime al 2%, registrate a inizio seduta grazie alla tenuta di Wall Street, che limita i danni grazie ai positivi dati su prezzi alla produzione e vendite al dettaglio.

Mentre lo spread tra Btp italiani e Bund risale a livelli allarmanti, è tornata nel mirino anche la Francia, che ha visto i propri credit default swap salire a livelli record. A indossare la maglia nera è infatti Parigi, che cede l’1,92% con il Cac 40 a 3.049,13 punti. È a tale proposito significativo che oltralpe a guidare i ribassi siano le banche (Bnp Paribas -6,08%; SocGen -5,72%; Credit Agricole -4,44%), fortemente esposte ai titoli dei Piigs, laddove sui circuiti tedeschi le vendite sono estese a tutti i comparti, con Daimler (-2,59%) e Infineon (-2,59%) peggiori del listino. Il Dax di Francoforte arretra dello 0,87% a 5.933,14 punti. L’Ibex di Madrid lascia sul terreno l’1,39% a 8.256,2 punti.

In scia anche Milano. A Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha chiuso in perdita dell’1,08% a 15.297 punti. Insomma, un’altra giornata complicata, vissuta sul filo, con un occhio allo spread e un altro alle consultazioni dei capi di partito. Molto negativo l’approccio, con gli indici in calo fino a un minimo del -3%, mentre lo spread supera i 530 punti e il rendimento dei Btp schizza sopra il 7%. Nel pomeriggio l’inversione di tendenza, in coincidenza con i positivi dati macro americani, e dichiarazioni concilianti da Roma che lasciano capire come il governo Monti sia ormai pronto a vedere la luce. Nuova cautela infine nelle ultime battute e indice ancora in negativo. Tra le blue chip Finmeccanica che, più volte sospesa in mattinata con un calo teorico del 15%, sconta l’annuncio che nel 2011 non ci sarà dividendo e il taglio dei ricavi. Tra il 2010 e il 2012 gli investimenti del gruppo guidato da Giuseppe Orsi verranno ridotti a 3,4 miliardi rispetto ai 3,6 previsti. Ci sarà anche un calo dei costi di struttura generali e amministrativi. Entro fine 2012, inoltre, Finmeccanica procederà a cedere attività per un valore di un miliardo in modo da ridurre l’indebitamento.

La stessa preoccupazione sempra iniziare a toccare anche l’Eliseo. Lo spread tra i rendimenti dei tassi decennali dei titoli di Stato francesi e quelli tedeschi ha aggiornato il nuovo massimo da quando esiste l’Eurozona a 182 punti base, a conferma delle forti tensioni sui rendimenti francesi. I rendimenti dei titoli decennali francesi sono al 3,5%, il massimo dal maggio 2011. La Spagna si mantiene oltre i 450 punti. 15 novembre 2011, ore 19,00

.…Insomma ora è del tutto chiaro. Il neo re e imperatore d’Italia, Giorgio 1°, ha usato la storiella dello spread e della borsa in rosso al solo scopo di convincere Berlusconi e il PDL a gettare il guanto sul ring, senza ko, cioè senza alcuna sfiducia del Parlamento, unico organo abilitato a sfiduciare un governo in carica, per far posto al “suo” uomo, il super Mario che doveva dalla sera alla mattina, anzi da un minuto all’altro salvare l’Italia e gli italiani dalla speculazione internazionale a cui Berlusocni non era simpatico come non lo era il governo di centrodestra italiano, al contario dei due governi di centrodestra francese e tedesco, quelli che hanno ordito per proprio tornaconto il boicottaggio dell’Italia. Ora è chiaro, con le borse che affondano e lo spread che vola che erano pretesti. Erano pretesti, solo pretesti per far fuori l’uomo che dal 1994 ha scombinato i piani della sinistra italiana postcomunsita, che da allora non riesce a combinarne una buona e sopratutto non riesce ad occupare il potere che dopo tantentepoli sembrava dovesse essergli dovuto. Dal 1994 le hanno tentate tutte, l’ultima gli è riuscita. Hanno recitato, sotto la direzione di un allenato direttore d’orchestra, il silenzioso Napolitano, lo stesso che in silenzio assistè al bagno di sangue nel quale furono schiacciate le rivolte dei ragazzi di Budapest e di quelli di Praga e che ora si preoccupa dei giovani neoitaliani,  la parte dei pensosi estremamamente  preoccupati per le sorti dell’economia italiana e hanno ottenuto che un governo nel pieno delle sue prerogative, con un Senato a schiacciante maggioranza di centrodestra e una Camera nella quale solo alcuni mascalzoni e qualche soubrette da avanspettacolo hanno fatto venir meno su un atto secondario la maggioranza, si dimettesse per far posto ad un governo di non eletti che pretenderà di compiere atti di straordianaria eccezionalità a carico di un Paese e di un popolo defraudati del  sacrosanto diritto di scegliere chi deve governarli. Oggi, ora, più che mai: al voto, al voto, al voto. g.

CONFESSO CHE NON VOTER0′ MAI I COMMISSARI DEL PARLAMENTO, di Antonio Martino

Pubblicato il 15 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

Confesso la mia ignoranza: non mi risulta che mai nessun Paese, con una sola eccezione, si sia dato un governo tecnico. L’eccezione è nota: l’Italia nel 1995 si diede (più corretto sarebbe dire che si vide imporre dal Colle) un governo tecnico, guidato dal ministro del Tesoro del governo precedente, Lamberto Dini. Ho cercato invano di immaginare cosa accadrebbe negli Stati Uniti d’America se venisse proposto un presidente tecnico e sono sempre arrivato alla conclusione che l’ipotesi avrebbe scatenato 300 milioni di pernacchie. Lo stesso vale per l’Inghilterra, la Francia, la Germania e il resto del mondo.
Decisamente siamo in presenza di una creazione della sconfinata fantasia italiana. Diceva Chesterton che governare è come scrivere una lettera d’amore o soffiarsi il naso: dobbiamo farlo noi, anche se lo facciamo male, non possiamo certo delegarlo ad altri. Noi italiani, invece, riteniamo che altri possa soffiarci il naso, scrivere per noi alla nostra donna o governarci. Il fatto è che democrazia non significa governo dei più «qualificati»; se fosse questo il suo significato nessuno ricorrerebbe alle elezioni che non garantiscono affatto che saranno scienziati, tecnici o vincitori del Nobel a risultare i primi.
Tutte le democrazie, per essere certe che a vincere sarà il più «qualificato», invece di costosissime elezioni, bandirebbero pubblici concorsi per titoli ed esami ai posti di governo. Solo così avremmo la ragionevole speranza che non andranno al potere persone prive dei requisiti tecnico-scientifici per utilizzarlo al meglio. Personalmente sono sempre stato dell’idea che «i governi cosiddetti amministrativi o tecnici sono sempre stati i governi più seriamente e pericolosamente politici che il Paese abbia avuto. Il loro preteso agnosticismo è servito sempre e soltanto a coprire, a consentire o a tentare le più pericolose manovre contrarie alle necessità e agli sviluppi di una corretta vita democratica. (…) Governo di affari, dunque, e dopo di esso un mutamento non nel senso limpidamente indicato dalla consultazione elettorale, ma nella direzione opposta».
Queste parole sono state pronunciate alla Camera da uno che aveva un rispetto per la sovranità popolare che manca ai suoi epigoni: Palmiro Togliatti (9 luglio 1963). Oltre tutto, se siamo veramente convinti che ciò di cui l’Italia ha bisogno è una sospensione della democrazia e un governo di tecnici, perché mai sprecare tempo sottoponendolo all’insulto di fargli dare (o negare) la fiducia di quell’associazione a delinquere di stampo politico che è il Parlamento. Monti è persona d’onore, qualificatissimo, elegante e amato da tutti quelli che contano nei settori bancario, finanziario, industriale ed eurocratico. Il suo concorso l’ha già vinto molti anni fa, non ha bisogno di provare niente a nessuno, men che meno ad assemblee piene persino da non laureati, e non importa se siano stati persino loro chiamati alla presidenza del Consiglio o al ministero degli Esteri. Il mio amico Mario Monti non me ne vorrà se mi permetto di ricordargli che non basta essere stati commissari europei per avere diritto a commissariare l’Italia. Non votai sedici anni orsono la fiducia a Lambertow, non voterò nemmeno a favore del mio amico Mario; se anche fosse miracolosamente tornato fra noi dall’aldilà Milton Friedman, non avrebbe il mio voto. Né me lo chiederebbe, aveva una concezione quasi sacra della democrazia. Quando rifiutai di fare il segretario generale della Nato, mi scrisse: «Hai fatto la cosa giusta, quella non è una carica elettiva!».
Gli italiani non hanno eletto Draghi alla Bce né Lagarde al Fmi né Monti a palazzo Chigi; Sarkozy e Merkel non hanno avuto nemmeno un voto italiano. Non si vede quindi perché questi signori si ritengano autorizzati a dirci cosa possiamo o non possiamo fare. Celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia è esercizio sterile se ci manca poi la consapevolezza dell’enorme fortuna che abbiamo avuto nascendo italiani e svendiamo la nostra autonomia e la nostra dignità al primo venuto. Antonio Martino, IL Tempo, 15 novembre 2011

……………Confessiamo di non aver mai nutrito molto simpatia per l’ex ministro degli Esteri del primo govenro Berlusconi, ma oggi…oggi non possiamo che condividere ciò che scrive e quel che dice che farà, anche nel ricordo di Togliatti, che era comunista,è vero, anzi  il “migliore” nel senso di peggiore, ma che di quelli di oggi davvero non saprebbe che farsene. E poi a condividere le opinioni di Martino ci aiutano le dichiarazioni rese oggi al Correre della Sera da quel senza maniche (della giacca) di Bocchino che ha proposto per il futuro una coalizione Pd-Terzo Polo capeggiata da Monti: si è visto mai che una forza politica, PDL nel caso, sostenga un tale che si propone di capeggiare  nell’immediato futuro una cordata per tagliarle la gola? E’ vero che quel che dice Bocchino vale quanto la carta con cui si avvolge la verdura che si acquista al mercato della frutta e verdura  (quello di Grumo Appula,  che a Toritto lo hanno eliminato da tempo, perchè è inutile tenerlo visto che c’è quello di Grumo….), ed è vero che sono di ieri le dichiarazioni distensive del capo di Bocchino, Fini, verso Berlusconi che qualcuno ha “letto” come una retromarcia di Fini che si sarà accorto che nel Terzo Polo fa il maggiordomo a Casini, ma non vanno prese sottogamba  le tattiche di questi due omuncoli della politica che vista la mala parta le pensano tutte per tentare di rimanere a galla. Ma sia come sia, ci pare, e lo abbiamo già detto, che la scelta di sostenere il nuovo uomo della provvidenza, l’uomo delle banche e dei poteri forti, sia quanto di più sbagliato possa fare il PDL che il conto potrebbe pargarlo alle prosisme scadenze elettorali, quando e  se ci saranno. g.

IN UNA LETTERA DALL’ALDILA’ COSSIGA CI SPIEGA COME ANDRA’ A FINIRE

Pubblicato il 15 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

Oltretomba In una lettera dall'aldià Cossiga  Ci spiega come andrà a finire la crisi...

Nell’ultimo giorno di mandato, dal ministro per l’Attuazione del Programma abbiamo ricevuto la seguente nota:
Caro direttore,  stanotte ho sognato il presidente Francesco Cossiga e stamane sul mio comodino ho trovato una lettera indirizzata a me da inoltrare per conoscenza a Lei.
Con stima Gianfranco Rotondi.

Caro Rotondi, da vivo ti ho svegliato tante volte in piena notte per darti un consiglio, da morto non ti sveglio e ti elargisco egualmente un consiglio. Ti prego solo di inoltrare questa mia al direttore di Libero, giusto per continuare così la mia collaborazione con quel giornale. Non te ne avere se ti uso come fattorino, del resto nella Dc non avresti fatto molto di più e fai bene a ringraziare Berlusconi che ti ha nominato ministro. Voglio avvisarti di come va a finire. Te lo dico per brevità attraverso i personaggi e interpreti di questa commedia.

D’Alema. Il capo del governo da me prodotto nel ‘99 è sempre stato convinto che la sinistra non sa governare e ha bisogno del centro per accedere al potere e mantenerlo. Ci ha provato nell’ordine con Buttiglione, Bianco, Marini, Mastella, Dini, Rutelli… ma i voti del centro li ha sempre presi Berlusconi. Già Maddalena Letta sacrificò una crostata per imprigionare il Cavaliere ma era prematuro. Oggi il Cavaliere è ai saldi e a D’Alema non è parso vero di fermare Bersani sotto il portone di palazzo Chigi e dirgli: fermo là. Questa è roba da grandi.

Berlusconi. Ho spiegato tante volte al Cavaliere che in politica serve la cattiveria e lui non ce l’ha. Bisogna amare il potere, e lui non lo ama. Ecco, la novità che ti anticipo è che appaltato il governo a Monti Silvio scoprirà il potere vero: fare le cose che servono dividendosele in due e senza nessuno che ti rompe le palle. Improvvisamente Silvio nominerà boiardi, lottizzerà la Rai, scoprirà il potere e se ne appassionerà. E l’Italia conoscerà una lunga stagione di immobilità politica.

Bossi
. Lui sì che il potere lo usa e lo ama, ma glielo hanno levato. Le regioni azzurro-verdi diverranno rosso-azzurre e dove la Lega ha la guida resterà un po’ in più. I verdi agiteranno l’anticomunismo, varcheranno il confine di Firenze e pianteranno la bandiera anche ad Agrigento e ad Avellino. Saranno un partito del 30 per cento, splendida ed inutile minoranza gialla nel regime che verrà.

Monti. Come tutti i professori si è formato nelle lotte di potere universitario che fanno impallidire quelle dei politici. Si farà tutta la legislatura  E forse anche quella successiva se saprà obbedire a chi lo ha collocato a palazzo Chigi.

E vengo al consiglio per te, caro Rotondi. Tu il potere non l’odori nemmeno, non l’hai imparato nella Dc né tantomeno con Berlusconi. È inutile che ti accodi, non ne hai manco la convenienza. Non glielo dare quel voterello di fiducia. Almeno salvi la coscienza, e ti assicuro che serve quassù da dove ti scrivo. Tuo,

Francesco Cossiga

EFFETTO MONTI: UN FLOP, di Nicola Porro

Pubblicato il 15 novembre, 2011 in Economia, Politica | No Comments »

Ma questo spread proprio non lo vuole capire. I barbari sono fuori. Via, raus. È arrivata la Bocconi, laTrilateral, Cernobbio. Ma come diavolo si è permesso di toccare ieri la pericolosissima (almeno così veniva definita fino alla settimana scorsa) quota 500? Ueeee ragazzi sveglia, c’è Monti.

Mario Monti

Ma non avete letto Repubblica ?E il Sole24ore?

E Le Monde ? C’è Monti. Snello (copyright Conchita), elegante, preparato, sobrio, rassicurante, con il trolley… E la Borsa? Quegli sciagurati ieri si sono azzardati a chiudere con un calo del 2 per cento: peggio dei grandi europei. Ma dove vivono? C’è Monti.
I mercati, purtroppo, cosa facilmente prevedibile da chi non abbia i paraocchi, se ne infischiano di Berlusconi e di Monti.

Anzi possiamo con certezza affermare che l’uscita di scena del Cavaliere un primo grande risultato l’ha ottenuto: sarà finalmente chiaro per tutti che la questione finanziaria ha poco a che vedere con la credibilità di chi ci guida. Certo essa ha un grande peso nel nostro giudizio politico. Ma il punto vero si chiama debito e comportamento della Banca centrale europea. Con l’uscita di scena di Berlusconi ci renderemo conto in che pasticcio siamo (questa sì vera omissione del governo, che fino a ieri sottovalutava la tempesta). E di come non sia sufficiente sbarazzarsi del premier per risolvere magicamente i nostri problemi.

Oggi i mercati potrebbero rimbalzare o di nuovo crollare. Non sarebbe merito di Monti, come ieri non era demerito di Berlusconi (ci siamo annoiati ormai a scriverlo). Ma in buona parte nelle incertezze di francesi e tedeschi nell’affrontare una crisi sia economica sia finanziaria che sta investendo rispettivamente l’Europa  e l’euro. Ieri la mazzata finale è arrivata da Wolfgang Schäuble. Il potente ministro finanziario tedesco ha detto: «No al finanziamento del debito attraverso la Bce». Insomma no alla creazione di nuova moneta, così come stanno facendo tutte le altre banche centrali del mondo. E i mercati sono sprofondati. Colpa di Monti? Ma va là.

Tra pochi giorni sarà chiaro a tutti come i mercati siano stati, in fondo, la clava per far fuori un governo politico. Una clava in mano all’opposizione che l’ha utilizzata con spregiudicatezza. Le tensioni sui tassi potranno anche essere una buon incentivo a mettere mano alle riforme che si debbono fare per ridurre strutturalmente la spesa pubblica e dunque essere meno ricattabili in futuro. Ma il giochetto della credibilità alta di Monti, bassa di Berlusconi, già ieri si è ben capito conta poco. Molte delle cose che Monti ha scritto e detto nelle ultime settimane ( non certo la patrimoniale come bene continuano a scrivere Alesina & Giavazzi sul Corriere della Sera) saranno molto utili al risanamento strutturale di questo Paese.

Ci dobbiamo augurare che i temi delle liberalizzazioni, pensioni, mercato del lavoro e giustizia (cosa che caparbiamente i radicali continuano a buona ragione a porre al centro dell’agenda politica) siano affrontati con coraggio da Monti. Che riesca dunque nel miracolo di strappare i voti in Parlamento delle fasce più conservatricidellacoalizioneberlusconiana e dell’opposizione. Questo è il miracolo che ci possiamo attendere dal premier incaricato. Non quello assurdo e mal posto di rimettere in sesto i mercati per il solo fatto di esistere. Quasi avesse una bacchetta magica.

P.s.: gli stessi banchieri che ci raccontavano dell’attacco speculativo all’Italia e di come fosse relativamente irrilevante il suo premier, ieri ci hanno soffiato un’indiscrezione che sta prendendo piede nei consessi che contano.

E cioè che il nuovo governo si appresterebbe a chiedere un prestito monstre al Fmi con il quale finanziare gran parte delle prossime emissioni. Ci auguriamo che sia una remota ipotesi di studio, come spesso se ne sentono in queste ore. Si tratterebbe altrimenti di una follia, di un vero commissariamento internazionale del nostro Paese. Una cambiale che ci darebbe ossigeno per qualche mese e ci strozzerebbe quando portata all’incasso. Nicola Porro, Il Giornale, 15 novembre 2011

OGGI GIU’ LE BORSE, COMPRESA MILANO. SCHIZZA A QUOTA 500 LO SPREAD BTP. E’ GIA’ FINITO L’EFFETTO MONTI?

Pubblicato il 14 novembre, 2011 in Economia, Politica | No Comments »

Le borse europee aprono la giornata in grande spolvero, sull’onda delle asiatiche e degli Stati Uniti. Rallentano poi notevolmente, passando in negativo. Anche Piazza Affari chiude in negativo, con lo spread in risalita che raggiunte i 590 punti.

Piazza Affari

La vivacità iniziale mostrata dalla borsa milanese, a +1,3% in apertura, durante la giornata viene limitata verso il basso, scendendo prima all’1%, poi raggiungendo lo 0,39% relativamente all’Ftse Mib e virando infine in negativo, fino a chiudere sotto dell’1,99%, con 15.464 punti. L’Ftse All-Share lascia invece l’1,75% a 16.243,9 punti.  Il grafico negativo riguarda anche lo spread tra Btp e Bund tedeschi, con l’asta sui Btp a 5 anni che evidenzia rendimenti record, del 6,29%.

In chiusura lo spread rimane in aerea 490 punti, in netta salita rispetto a questa mattina, quando la quota era ferma a 456 punti base.

In rialzo erano partiti anche i mercati europei, per poi rallentare, avvicinandosi al pareggio e scendendo infine sotto lo 0. In chiusura Londra segna -0,47% a 5.519 punti, Francoforte -1,19% a 5.985, Parigi -1,28% a 3.108 e Amsterdam -1,36% a 296.

A farne le spese sulla piazza milanese soprattutto le banche, con Unicredit in caduta di oltre il 6% dopo i conti e l’annuncio dell’aumento di capitale; in rosso industriali ed energia, flessioni per Mediaset e i titoli del settore finanziario. Male Campari dopo la trimestrale.

I titolo Unicredit, dopo una partenza molto positiva, hanno ridotto i propri guadagni, finendo sotto del 6%. La percentuale di perdita è comunque diminuita dopo l’annuncio, da parte di Unicredit, del via libera a un aumento di capitale di 7,5 miliardi, secondo indiscrezioni proposto ieri dal comitato permanente strategico della banca al cda e l’approvazione del piano industrale 2012-2016.

Il titolo aveva perso nell’ultimo periodo circa il 20%.

Dopo un inizio di giornata con lo spread tra i titoli di Stato italiani e i Bund tedeschi assestato e quasi stabile, intorno ai 456 punti, si assiste a una crescita notevole, che raggiunge quasi i 500 punti base. I rendimenti dei Btp decennali hanno nuovamente superato la soglia critica di 6,5 punti percentuali, dopo che stamattina erano scesi fino al 6,33 per cento, secondo aluni per una prima reazione all’incarico conferito a Mario Monti. Il calo non ha però tenuto a lungo e, già nel pomeriggio, i tassi sono risaliti.

I tentativi di attenuare la pressione sui titoli di Stato hanno portato la tensione dei mercati sulla Spagna. Anche il rendimento dei titoli spagnoli ha subito un nuovo aumento. Il differenziale dei titoli di Stato spagnoli ha portato lo spread con i titoli tedeschi a un nuovo record, 422 punti base, con un rendimento oltre il 6,02 per cento sui titoli a dieci anni. A salire anche lo spread relativo ai titoli francersi, che tocca quota 165 punti.

E sull’andamento dei mercati arriva anche il parere di Olli Rehn. Il commissario agli affari economici, contraddicendo quanti vedevano in Monti e in generale nei “tecnici”, vista anche la situazione greca, la panacea per la situazione delle borse, ha ricordato che a cambiare la diagnosi sull’economia italiana non basterà la creazione di un nuovo governo.