NEL 2012 IN ARRIVO STANGATA DI 2100 EURO A FAMIGLIA

Pubblicato il 30 dicembre, 2011 in Economia, Politica | Nessun commento »

Tra prezzi, imposte e tariffe nel 2012 gli aumenti toccheranno la quota “drammatica” di 2.103 euro a famiglia. E’ il calcolo di Adusbef e Federconsumatori, alla luce dell’introduzione dell’Imu, dei rincari dei carburanti e delle varie voci della spesa degli italiani (dagli alimentari ai servizi bancari). Si tratta, affermano, di “aumenti insostenibili con pesantissime ricadute sulla vita delle famiglie e sull’intera economia alle prese con una profonda crisi dei consumi”.

l 2011, sottolineano le associazioni in una nota, si è già chiuso “con un bilancio estremamente pesante per le famiglie. Gli aumenti record dei carburanti, l’aumento dell’Iva e la crescita dei prezzi e delle tariffe hanno messo a dura prova i bilanci delle famiglie”. Ma “viste le premesse il 2012 rischia di essere ancora peggio”. L’osservatorio nazionale Federconsumatori ha infatti calcolato che l’aumento di prezzi e tariffe il prossimo anno, anche alla luce degli effetti delle manovre economiche varate quest’anno, arriverà al “risultato drammatico di +2.103 euro a famiglia”, praticamente quasi la metà di quanto una famiglia media spende per la spesa alimentare in un anno. “E’ ora di puntare sul rilancio: – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef – ripresa della domanda di mercato, liberalizzazioni e investimenti per l’innovazione e lo sviluppo tecnologico. Questi dovranno essere i ‘buoni propositi’ del Governo per l’anno nuovo”.

Ecco una tabella con le previsioni degli aumenti 2012 voce per voce.

ALIMENTAZIONE === > 392 euro
TRENI (ANCHE PENDOLARI) === > 81 euro
TRASPORTO PUBBLICO LOCALE === > 48 euro
SERVIZI BANCARI, MUTUI, BOLLI === > 93 euro
CARBURANTI (COMPRESE ACCISE REGIONI) === > 192 euro
DERIVATI PETROLIO, DETERSIVI, PLASTICHE === > 123 euro
ASSICURAZIONE AUTO === > 78 euro
TARIFFE AUTOSTRADALI === > 53 euro
TARIFFE GAS === > 113 euro
TARIFFE ELETTRICITA’ === > 72 euro
TARIFFE ACQUA  === > 22 euro
TARIFFE RIFIUTI === > 53 euro
RISCALDAMENTO === > 195 euro
AUMENTO IVA (DA SETTEMBRE) === > 93 euro
ADDIZIONALI REGIONALI === > 90 euro
IMU PRIMA CASA  === > 405 euro
————————————————————-
TOTALE  === > 2.103 euro

Fonte ANSA, 30 gennaio 2011

………..E dire che anche ieri il supertecnico oltre che super Mario sen. Monti concionava di una Italia in ripresa, tanto da definire la cosiddetta seconda fase della sua stangata “cresci Italia”. L’unica cosa in cui Monti si è dimostrat0o buon emulo del passato è la retorica, visto che il “cresci Italia” arriva dopo il “salva Italia”. Ma Monti è l’ultima persona al mondo in grado di salvare o di far crescere l’Italia. E’ il caso di invocare Dio perchè ci salvi da Monti e compagni. g.

MONTI IN CONFERENZA STAMPA: DUE ORE DI PROFESSORALE LEZIONE PER SPIEGARE LA STANGATA. POI IMITA BERLUSCONI!

Pubblicato il 29 dicembre, 2011 in Economia, Politica | Nessun commento »

“Non c’è mai stata una ‘fase uno’ separata dalla ‘fase due’”. Dopo aver dribblato la terrifica impennata dello spread tra Btp e Bund tedeschi, che questa mattina è tornato a superare la soglia dei 520 punti base, incolpando l’inconsistenza del Vecchio Continente (“I mercati sono un problema europeo”), il presidente del Consiglio Mario Monti da una parte ha assicurato che non sarà necessario fare una seconda manovra economica, dall’altra ha lanciato il pacchetto “cresci Italia”.

Il premier Mario Monti

Un pacchetto che conterrà  liberalizzazioni, concorrenza e stimolo del capitale umano attraverso l’università e la ricerca e la riforma essenziale del mercato lavoro. “Le prossime settimane saranno dedicate alla crescita – ha spiegato il Professore – che però non fa uso del denaro pubblico anche perché ce n’è poco, ma fa dell’equità la leva”.

Due ore e mezza di lezione universitaria monocorde, interrotta da trentatré domande, per spiegare agli italiani i profondi sacrifici che saranno chiamati a sostenere nei prossimi mesi e senza nemmeno aiutare a capire quali saranno le riforme struttutali e le misure che saranno affrontate dal governo.

Gessato grigio chiaro, camicia azzurro polvere, cravatta a piccoli disegni geometrici sempre sul grigio. Dopo il silenzio stampa tenuto ieri al termine del Consiglio dei ministri, il Professore sceglie la conferenza stampa di fine anno, che non si svolge nei saloni di Villa Madama come quelle del precedente governo ma in una sala negli spazi della presidenza del Consiglio nella Galleria Colonna, per illustrare la road map del 2012. Partendo dal presupposto che il parlamento ha “responsabilmente approvato in tempi rapidissimi” la manovra economica “con modifiche che la hanno migliorata” tanto da riuscire, al tempo stesso, ad affrontare il tema dei conti pubblici e perseguire la crescita economica e l’equità sociale, Monti ha fatto presente che non può esistere consolidamento sostenibile dei conti pubblici se non cresce adeguatamente anche il pil. Tuttavia, prima di presentare il nuovo pacchetto, Monti ha voluto mettere i puntini sulle “i” facendo presente che non era stato il suo governo ad aver “sottoscritto l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013″: “Non prendo posizione né favorevole né critica ma faccio presente che sono impegni di altri”.

“Sarebbe stato rovinoso per l’Italia, visti i forti dubbi di credibilità, non passare alla fase di rigorosa attuazione degli impegni presi anche in contropartita dell’intervento della Bce. Era un atto dovuto. Da oggi passiamo agli atti voluti”. Con la conferenza stampa di oggi Monti ha, quindi, tagliato il nastro della “fase due” per lanciare quelle misure a cui il governo tecnico lavorerà nel primo trimestre del 2012. I tempi a disposizione di Monti saranno ancora una vota serrati. Bruxelles attendono la calendarizzazione del piano di crescita al prossimo Eurogruppo (23 gennaio) e al Consiglio Ue (30 gennaio). Monti ha preferito non annunciare alcuna misura specifica da annunciare, si è limitato a far presente che saranno due gli interventi da mettere in cantiere il mese prossimo: la concorrenza e le liberalizzazioni “in modo sistematico” e la riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali. “Gli ammortizzatori – ha spiegato Monti – vanno ammodernati perché le tutele ci siano, siano rafforzate ma in prospettiva di una maggiore flessibilità economica”. Pur assicurando che il negoziato con le parti sociali andrà avanti, il Professore ha ribadito che la concertazione dovrà essere condotta “con una certa rapidità“.

Tra le riforme in cantiere Monti ha sottolineato l’importanza di quella del catasto. Provvedimento che nei giorni scorsi ha suscitato non poche polemiche e barricate da parte dei contribuenti che temono una vera e propria patrimoniale mascherata. Per il Professore la questioione del catasto è molto importante: “Nella riforma che il governo sta portando avanti ci saranno meccanismi per conoscere la realtà, è sempre auspicabile la conoscenza della realtà e la riforma del catasto, che richiederà qualche tempo, va in questa direzione e ciò vuol dire porre fine agli abusi anche se involontari e avere una maggior aderenza tra il fisco e la realtà“. Ad ogni modo, il premier ha garantito che non ci sarà “un aggravamento dell’imposizione sulla casa ma una maggiore equità sull’ imposizione” e ha ricordato che “l’aliquota per la prima casa nel nuovo sistema Imu è dello 0,4% e il numero delle case esenti è di 6 milioni”.

Per quanto non voglia darvi troppa importanza, per ben due volte il Professore è tornato a parlare di crisi finanziaria e differenziale dei titoli di Stato. E lo fa salendo in cattedra. Con un grafico in mano, Monti ha illustrato ai giornalisti l’andamento dello spread dal minimo di aprile (123 punti base) fino al massimo del 9 novembre (558 punti), “quando ero a Berlino e ricevetti una chiamata dal Capo dello Stato che mi annunciava una nomina” (a senatore a vita, ndr).

“Gli acquisti da parte della Bce dei titoli italiani – ha spiegato – si sono diradati nel periodo più recente e possiamo essere un pochino più sollevati perchè c’è una tendenza dello spread a decrescere malgrado gli acquisti siano quasi cessati”. Dopo aver fatto notare che le ultime due aste di emissione di titoli pubblici sono andate piuttosto bene, il premier invita a non considerare terminata la “turbolenza finanziaria”. Tuttavia, la  lettura che lo stesso Monti ha proposto di dare all’andamento dello spread è di non sovrastimarlo “né quando va bene né quando va male”.

Prima di lasciare Palazzo Chigi, Monti ci ha tenuto a sottolineare più volte l’inesistenza di future candidature sia alla presidenza del Consiglio sia a quella della Repubblica. Per il momento, però, si vanta dei consensi ottenuti: “Sono sorpreso dai sondaggi, un indicatore cui non do molto peso, dai quali emerge una certa comprensione per l’attività di un governo che sulla carta dovrebbe avere popolarità zero. E invece siamo molto più su”. Non si sa a quali sondaggi faccia riferimento il Professore, fatto sta che dopo la stangata della manovra economica e il malumore crescente (dentro e fuori dal parlamento) stride l’idea di una popolarità tanto elevata. D’altra parte, l’appoggio da parte delle forze politiche presenti alle Camere c’è per definizione finché il governo va avanti. Proprio per questo, citando l’ex premier Silvio Berlusconi, anche Monti ha ricordato che serve un bagno di ottimismo perché “nella crisi il fattore psicologico è importantissimo ed invitò i giornali a non parlare solo delle cose negative”. “Io evito di fare inviti ai giornali – ha concluso – ma sono sicuro che lo sforzo che stiamo facendo è una cosa che può giustificare un moderato ottimismo. Andrea Indini, Il Giornale, 29 dicembre 2011

.….E adesso che Monti per farsi coraggio ha imitato Berlusconi – più che citarlo – sostenendo che occorre ottimismo anche quando si è sulla forca, cosa diranno i Bersani, i Casini, i Di Pietro, e i tanti altri che quando Berlusconi invitava ad essere ottimisti minimo lo irridevano quando non lo ingiuriavano? E il più cretino dei politici italiani, quel Enrico Letta la cui somiglianza con E.T . è devastante cosa andràa dire la prossima volta che lo intervisteranno a proposito dell’ottimismo montiano. La verità è che issare Monti sul ponte di comando è stata una grande cazzata, la peggiore che, lo diciamo con grande rammarico e altrettanto imbarazzo, potesse contribuire a compiere il presidente Berlusconi. Se vuole fare una cosa sensata e saggia, visto che lo spread continua  a salire e Monti null’altro sa dire per spiegarlo che “è ingiustificato”, stacchi la spina e restituisca il prof. Monti al ruolo di “genero” della Germania che ove ancora qualcuno avesse dei dubbi è il peggior nemico dell’euro oltre che dell’Europa unita e quindi dell’Italia. E ci possiamo tenere in casa il genero del nemico? Fessi si, ma pazzi no. g.

OGGI LO SPREAD TRA BTP ITALIOANI E BUND TEDESCHI E’ TORNATO A SALIRE SINO A 510 PUNTI: ECCO PERCHE’

Pubblicato il 28 dicembre, 2011 in Economia, Politica | Nessun commento »

Quello che ai più sfugge è che il differenziale tra Btp e Bund tedeschi oltre la soglia psicologica dei 500 punti base con rendimento al 7% non può far altro che obbligare il governo a varare entro breve un’altra manovra economica per riuscire a pagare quegli stessi interessi da capogiro che servono allo Stato per “piazzare” sul mercato i propri titoli.

Lo spread tra Btp e Bund in rialzo

Oggi come ad ottobre: nulla è cambiato. Basta dare un’occhiata al grafico dell’ultimo trimestre per capire che le dimissioni di Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi non sono servite a niente. Adesso, però, le cassandre della sinistra tacciono, i giornali progressisti volano bassi e l’intellighentia dei poteri forti rivede le proprie posizioni. Perché non c’è più il Cavaliere da impallinare per una crisi economica che non nasce in Italia e che l’Italia non può risolvere (guarda il grafico interattivo).

Ci credevano davvero tutti quanti: cacciato Berlusconi tutto si sistemerà. Era diventato un mantra, una vera ossessione. Il leader Pd Pierluigi Bersani lo diceva una volta al giorno, manco gliel’avesse ordinato il medico. Da Repubblica al Fatto Quotidiano, dall’Economist al Financial Times: tutti a puntare il dito, sputare in faccia, accusare. Berlusconi capro espiatorio di una finanza che ha divorato i risparmi degli italiani. Non dev’essergli sembrato vero a tutti gli antiberlusconiani di poter addossare sulle spalle del Cavaliere le stregonerie dello spread. Già il 14 luglio l’Economist profetizzava il crollo del Belpaese e accusava l’allora presidente del Consiglio di aver dato un messaggio al mercato internazionale: “Picchiate noi perché siamo i più deboli”. Già in estate la sinistra furoreggiava. E dalle kermesse agostane di partito i vari leader assicuravano che solo le dimissioni di Berlusconi avrebbero salvato l’Italia. Da allora gli attacchi si sono fatti sempre più efficaci. Il 27 novembre il Times ha dipinto il Cavaliere come un clown e gli ha intimato di farsi da parte. Il 6 novembre, invece, il Financial Times lo ha accusato di ignorare la crisi del debito con il direttore Lionel Barber che lo ammoniva: “Nel nome di Dio, dell’Italia e dell’Europa, vattene“.

Tre mesi di differenziale tra Btp e Bund

Le tesi antiberlusconiane che circolavano in autunno sui quotidiani esteri, più che fondarsi sull’andamento dei titoli a Piazza Affari e sullo spread, scopiazzavano pedissequamente gli starnazzamenti dei vari leader all’opposizione. Il 25 ottobre il differenziale già galoppava verso la soglia record dei 400 punti base. Da lì l’idea di Bersani di usarlo come cavallodi Troia per tentare la spallata.  “Ora non c’è più tempo per crogiolarsi con le favole – diceva – per far ripartire l’Italia ha bisogno di un colpo di reni, di discontinuità sul piano politico”. Con novembre lo spread è balzato dai 390 ai 560 punti base. Un vero e proprio sussulta. E giù attacchi al Cavaliere. Ai primi del mese Massimo D’Alema assicurava: “E’ bastata la voce delle sue dimissioni per far calare di colpo i tassi d’interesse, mentre quando ha smentito gli interessi sono cresciuti. E’ la dimostrazione di quanto costa Berlusconi agli italiani”. E la laeder degli industriali Emma Marcegaglia gli faceva eco chiedendo – prepotente – l’intervento del capo dello Stato: “Se ci saranno le condizioni, dovrà intervenire”. Secondo la Confindustria uno spread oltre i 500 punti sarebbe costato al Paese quasi 9 miliardi di euro. A condire l’assalto al Cavaliere ci pensava anche Repubblica che, negli stessi giorni, invitava Berlusconi a seguire le orme di José Luis Zapatero: “Il mercato si interroga sul valore dell’addio di Berlusconi, almeno in termini di interessi sul debito pubblico. Secondo gli analisti un’uscita di scena del premier vale almeno 100 punti base sullo spread tra i btp decennali italiani e i bund tedeschi. Tradotto in soldoni, è un risparmio di 15 miliardi di euro in tre anni”. Il Fatto Quotidiano arrivava addirittura a inventarsi la “tassa Berlusconi”: “Il differenziale sui Bund tedeschi sta costando molto caro alle banche e a chi, in questo periodo, deve chiedere un finanziamento”.

Dallo spauracchio all’ossessione il passo è stato davvero breve.E’ infatti bastata una prima pagina del Sole 24Ore per mandare tutti nel panico. “Fate presto” il titolo scelto dal direttore Roberto Napoletano riprendendo il titolo apparso sul Mattino di Napoli tre giorni dopo il terremoto del 23 novembre del 1980 che sconvolse l’Irpinia. Leggere il quotidiano della Confindustria e ascoltare i panegirici di Giorgio Napolitano era la stessa cosa: appelli all’unità nazionale, richieste di sacrifici per tutti e, sotto sotto, il diktat “Berlusconi deve dimettersi”. Tanto che il 12 novembre le dimissioni del Cavaliere sono arrivate. Un gesto di responsabilità istituzionale che è stato accolto dai fischi e dagli insulti degli anti berlusconiani che per due giorni si sono dati ai festeggiamenti.

Caroselli nelle strade di Roma, brindisi nelle scuole occupate, scritte ingiuriose sui muri della Capitale. Una festa di liberazione, insomma. “Il dittatore di Arcore è caduto”, gridavano mentre in via del Nazareno i democratici festeggiavano vestendo i panni dei partigiani trionfatori.

Poi è arrivato Mario Monti. Poi è arrivato il governo tecnico. E qualcosa è cambiato? Eccome. La stampa progressista ha svelenito il clima e si è scordata di informare i lettori che tra il 14 e il 15 novembre lo spread tra Btp e Bund è tornato a salire a 540 punti base per poi tornare a scendere a fine mese a 483. Una vera e propria altalena che non guarda in faccia nessuno. Ma col Professore al governo l’Unione europea si è fatta sorniona, la stampa internazionale si è scordata della crisi del debito italiano e la Confindustria è andata in letargo. Con dicembre, infatti, i soloni non pointificavano già più di finanza e di economia. Qualcuno si è fatto sentire all’Immacolata quando il differenziale ha tirato un sospiro di sollievo ed è sceso a quota 358 punti. Un miraggio. Nessuno ci credeva realmente. Tanto che sono bastate un paio di settimane per far tornare tutto come era prima. Cos’è successo nel mentre? La manovra è stata approvata alla Camera (16 dicembre) e al Senato (22 dicembre).

Oggi come ieri, dunque. Inutili le dimissioni di Berlusconi. I soli effetti della manovra “salva Italia” si sono sentiti nel magro Natale. Con le associazioni dei consumatori che hanno calcolato un calo degli acquisti per 400 milioni di euro. Qualcuno ha parlato del “peggior Natale degli ultimi dieci anni”. E, al ritorno dalle vacanze, l’andamento di Piazza Affari resta incerto anche a causa dello spread che questa mattina è tornato a varcare la soglia psicologica dei 500 punti toccando quota 522 per poi ripiegare sotto i 490 grazie alla boccata d’ossigeno data dall’asta sui Bot. Il successo ottenuto dal Tesoro non riesce ad alleviare le tensioni sui titoli di stato. Tanto che nel giro di poche ore il differenziale è tornato a salire oltre i 510 punti base.

Adesso, però, nessuno più parla. Nessuno chiede dimissioni. A Bersani non passa nemmeno per la testa l’idea di pretendere un passo indietro dal governo tecnico. La Confindustria non si sbraccia a dettare la ricetta per salvare il Paese. I vari Economist e Financial Times non pontificano più sul futuro dell’Italia e sulla tenuta della moneta unica. I vertici di Bruxelles non caldeggiano, a cadenza quotidiana, misure più incisive. Più che i cori di Natale, si sentono sospiri da Quaresima. Tra i palazzi capitolini si bisbiglia appena. Columnist ed editorialisti hanno riposto la stilografica nel taschino: per l’occasione stanno imparando a fare gli equilibristi con le parole. In giro non si vedono più falchi e leoni, soltanto candidi agnelli. Amen, e così sia. Andrea Indini, Il Giornale, 28 dicembre 2011

IL CAPODANNO 2012 NELLE PIAZZE ITALIANE ALL’INSEGNA DELLO SPRECO

Pubblicato il 28 dicembre, 2011 in Costume | Nessun commento »

pausini negramaro nannini

Capodanno 2012 all’insegna della musica in piazza, con molti artisti che si esibiranno sui palchi della penisola, ovviamnete a pagamento perchè in Italia i sacrifici li fanno sempre i “soliti noti”

MILANO
Il brindisi di Capodanno spetterà a Vinicio Capossela e Paolo Rossi, che saliranno sul palco di piazza Duomo dopo due ore di musica di Giuliano Palma & the Bluebeaters. L’evento servirà a raccogliere fondi per gli alluvionati in Liguria.
ROMA
Il tradizionale concerto ai piedi del Colosseo, quest’anno vedrà sul palco il gruppo salentino dei Negramaro, reduce da un tour da tutto esaurito nei palasport delle più grandi città italiane.

Sempre a Roma è in programma un evento speciale con Laura Pausini: un concerto al Palalottomatica con inizio alle ore 22, che vedrà ospiti anche Syria e Paola e Chiara.

TORINO
Il capoluogo dei festeggiamenti del 150° anniversario dell’Unità d’Italia rimane in tema anche per Capodanno dedicando la festa del 31 dicembre proprio al nostro paese. Ospite musicale d’onore sarà Renzo Arbore, che con la sua orchestra intratterrà torinesi (e non) in Piazza San Carlo.

TREVISO
Concerto di Capodanno con i Subsonica, all’Arena Zoppas.

FIRENZE
L’evento principale sarà il concerto di Caparezza, in piazza della Stazione (Santa Maria Novella). Per chi ha gusti più tradizionali in piazza Santissima Annunziata troverà un concerto gospel, mentre al nuovo teatro dell’opera il concerto del Maggio musicale fiorentino condotto dal maestro Zubin Metha.

RIMINI
Ospite musicale dell’edizione 2012 Franco Battiato.

NAPOLI
Ad animare piazza Plebiscito a Napoli gli Almamegretta, la storica band partenopea che festeggerà con il botto i suoi primi 20 anni di attività.

SALERNO
Per il primo anno, piazza Amendola ospita una rocker: Gianna Nannini.

BARI
Capodanno a Bari con Elio e le Storie Tese in piazza della Libertà.

A Modena ci sarà la band cittadina per eccellenza, i Modena City Ramblers, in Piazza Grande. Le fan di Valerio Scanu potranno assistere al concerto del proprio idolo in piazza ad Afragola (NA).Fonte Virgilio, 28 dicembre 2011

……Ma non c’è la crisi per cui su lavoratori  e pensionati sono piovute stangate sotto forma di tasse e balzelli e altri ancora si preannunciano nel prossimo futuro mentre sale alle stelle il prezzo della benzina, le assicurazioni rca si moltiplicano per mille, dal medico non si può andare per via dei ticket, e nei negozi  non si può entrare per via dei prezzi saliti al cielo? E nonostante tutto i sindaci d’Italia,  che piangono miseria quando si tratta di fornire servizi  decenti ai cittadini e si dicono costretti ad aumentare la reintrodotta ICI comunale per far fronte ai buchi di bilancio, creati anche dai tanti soldi buttati via,  non si tirano indietro quando si tratta di spendere soldi pubblici per intrattenere i pochi che passano la notte di Capodanno per le strade, mentre i tanti, il 99% dei cittadini italiani si domandano angosciati che sarà di loro dal 2 di gennaio. A proposito,  e i fortunati incaricati di intrattenere la gente durante la notte di Capodanno, le tasse, almeno quelle le pagano sui loro stratosferici cachet? g.

ANCHE I MONTI PIANGONO….

Pubblicato il 28 dicembre, 2011 in Costume | Nessun commento »

(Ansa)
mario monti,giovanni montiFestività natalizie di “lacrime e sangue” (si fa per dire) anche in casa Monti. La crisi non risparmia nemmeno il figlio Giovanni, 38 anni, improvvisamente licenziato da Parmalat, azienda dove ricopriva dal 2009 un ruolo di responsabilità in area business. Nella giornata del 27 dicembre un’agenzia di stampa ha riportato il licenziamento di Giovanni e di altri 3 manager dell’azienda.

Ne da notizia anche Lettera43, secondo cui il licenziamento di Monti jr. sarebbe stato deciso dal manager francese  Yvon Guerin, capo di Parmalat-Lactalis dopo l’acquisto del gruppo da parte della famiglia Bessnier. L’azienda però nega il licenziamento e parla di dimissioni di Giovanni Monti. Una scelta di “opportunità” per non dare troppo nell’occhio? Forse non sapremo mai la verità.

Vero è che Giovanni Monti è, come il padre, un bocconiano con master in Business administration e in Affari internazionali presso università americane. Ed è altrettanto vero che i figli “so’ piezz’e core” e lo saranno anche per Monti-robot (come nella sua parodia fatta da Crozza). Insomma, un posto al sole (e non più al latte) Monti jr.lo troverà in fretta. Fonte Ansa, 28 dicembre 2011

.…………….Cristianamente non possiamo che unirci al pianto di papà e mamma Monti per la sfortuna del figlio Giovanni…ma poi ci sovviene l’antico adagio secondo il quale un padre campa 100 figli…figuriamoci se poi il figlio è uno solo e il papà  dispone di 60000 (sessantamila) euro al mese. Certo  Monti senior deve fare qualche economia e tirare un pò la cinghia ma siamo sicuri che ce la farà ad andare avanti, sino alla quarta settimana del mese, pagando bollette,benzina,  conti del salumiere e quant’altro. Ci preoccupa una sola cosa… vuoi vedere che Monti la butta in politica e raffigura il licenziamento del figlio come una vendetta della Francia e di Sarkozy per aver fatto rialzare la testa all’Italia? Se così fosse un bel posto nella nomenklatura  postberlusconiana di certo glielo trovano al povero Giovanni. g.

IL PDL TORNA INDIETRO? SEMPRE TARDI QUANDO LO FA…

Pubblicato il 28 dicembre, 2011 in Politica | Nessun commento »

Il segretario del Pdl Angelino Alfano Il cuore al centro, che guarda al Partito popolare europeo e batte per la costituente di tutti i moderati. La testa al Nord, con la paura di “consegnare” sacche di elettori nelle mani degli alleati di un tempo, a quel Carroccio tornato «vergine» e populista. E il passo ogni giorno un po’ più in là, a prendere le distanze da un governo che non convince. Il Pdl è qui.
Silvio Berlusconi è tornato battagliero. «Sono in pista e ci resto» ha detto, rianimando chi, fin dall’inizio, ha visto nel governo Monti un esecutivo a termine e – soprattutto – «tecnico». I berluscones cominciano a spazientirsi. E partono i primi attacchi ai ministri, colpevoli di non occuparsi esclusivamente di far quadrare i conti (quello è il loro mandato, è il ragionamento), ma di fare politica. Si tratta di «piccoli» episodi. Vuoi il ministro della Giustizia, Paola Severino, che dice «mai più leggi ad personam», vuoi Andrea Riccardi che organizza summit “politici” con Raffaele Bonanni (vedi quello previsto a Napoli a gennaio, che si chiamerà «Iniziativa per l’Italia»). «Si stanno allargando», pensano in casa Pdl. E pronte arrivano le contromisure: «Nessun ministro usi il governo per montare o smontare operazioni e schieramenti politici», attacca Fabrizio Cicchitto. Ancora più chiaro il presidente dei senatori pidiellini Maurizio Gasparri: «Sosteniamo il governo Monti per un’opera di risanamento economico sempre più complessa, vista la crisi internazionale. Ma riteniamo che i temi della politica, della riforma elettorale, della riforma costituzionale, debbano essere competenza dei partiti politici». Orizzonti limitati, dunque: «Sarebbe ben strano se un governo tecnico si intromettesse, anche attraverso suoi esponenti, in queste vicende. E l’iperattivismo di alcuni potrebbe causare tensioni con conseguenze dannose e sconsigliabili. Il governo si limiti ai compiti per il quale è nato e per i quali ha ottenuto la fiducia. Alcuni protagonismi possono causare solo danni», sentenzia. Il Giornale, 28 dicembre 2011

..……………..Sarà  sempre tardi quando il PDL rinsavirà e toglierà la spina al peggior governo che potesse contribuire a sostenere. Il governo dei banchieri e dei manager di stato che prendono tanto e non pagano nulla quando sbagliano ormai è chiaro che ha grande voglia di mettersi in proprio e se mai lo ha fatto si è già dimenticato di aver assunto l’impegno di “non  scendere in politica”. Del resto è sempre così: quando si assaggia il dolce è difficle lasciarlo agli altri. E se il PDL continua a tenere corda a Monti e compagni (esatto, compagni…) non solo lascierà sul campo vagonate di voti a favore della Lega al nord, ma accadrà altrettanto al centro-sud a favore dell’unico che in questa faccenda ha tutto da guadagnare senza pagare scotto, cioè Casini. Si svegli il PDL e non si limiti a mugugnare (il mugugno è una pratica che non porta da nessuna parte, tant’è che il diritto al mugugno lo concesse Mussolini ai portuali di Genova!) e a diffidare Monti e compagni a non far politica. Intanto che il mugugno e le diffide arrivino ai destinatari, i “tecnici” a cui incautamente sono stati affidati i destini del nostro Paese si impadroniscono delle leve del potere e dei sistemi per mantenerlo. Dovrebbero saperlo nel PDL e dintorni. Per cui la tolgano questa benedetta spina e si vada al voto. In Spagna si è votato e non è cascato il mondo, il Grecia che sta messa molto peggio di noi ad aprile si voterà, senza drammi e piagnistei di sorta, perchè, checchè ne dica il comunista in s.p.e. Giorgio Napolitano,  le elezioni sono l’unico strumento che consente ai popoli nei paesi liberi e democratici di scegliere i propri governanti. Qualunque altro metodo è contro la democrazia e la libertà. Perciò non è il caso di tergiversare. Si voti subito, cioè ad aprile come in Grecia e chiunque vincerà si assuma la responsabilità di scegliere il bene contro il meglio, perchè, come diceva un antico adagio, il meglio è sempre nemico del bene. Infatti il  nuovo “migliore” cioè Monti (il vecchio era Togliatti…) va, almeno a parole, alla ricerca del meglio e lo ha fatto  caricando di tasse e di rinunce. Ma solo i lavoratori e pensionati, lasciando gli altri, i migliori -economicamente – indenni. Se questo è il suo meglio, se lo tenga insieme ai ricchi emolumenti che percepisce lui e la sua “casta”. A proposito di casta,  è di oggi la notizia che 14 regioni italiane hanno deliberato la eliminazione  dei vitalizi per gli ex consiglieri e il passaggio al contribuito, però dal 2015! Ma  la Regione Lazio, presieduta dalla ex lavandaia Renata Polverini, ha nel frattempo deliberato di estendere i vitalizi anche agli assessori esterni che attualmente sono 14 su 15. Bella roba. Le tasse subito,i tagli alla politica all’anno del poi. g.

ECCO L’EFFETTO MONTI: VA TUTTO PEGGIO, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 27 dicembre, 2011 in Politica | Nessun commento »

Il governo Monti ha già battuto un record: nella storia recente nessuno aveva fatto peggio. È vero, non si può mettere tutto sul conto del neoesecutivo, ma è indiscutibile che la sua ricetta non dia nessun segnale di poter funzionare e stia innescando un pesante effetto depressivo.

La manovra dei professori non ha portato nessun beneficio sul fronte della fiducia dei mercati internazionali (lo spread resta a livelli record). Tasse, terrorismo fiscale e mediatico («non ci sono più soldi per gli stipendi») hanno invece spaventato, provocando effetti che stanno andando oltre le reali necessità di tirare la cinghia. Risultato: tutti gli indicatori accelerano il trend negativo.

Dai regali ai generi alimentari fino agli incassi dei cinema, in questi giorni tutto è andato male. Una botta recessiva che pagheremo nei prossimi mesi, quando il rallentamento dei consumi provocherà ulteriori danni sui fronti dell’occupazione e della produzione.

La beffa è che l’unico segnale positivo è merito, postumo, del governo Berlusconi. L’Inps ha infatti annunciato che i provvedimenti presi in materia di pensioni negli ultimi due anni stanno producendo un netto miglioramento dei conti. Alla faccia dei professoroni. Attenzione, non sarebbe la prima volta che governi tecnici, o simil tecnici, fanno guai molto più grossi di quelli provocati dalla litigiosità della politica. L’Italia di fatto ha smesso di crescere dalla manovra di Amato del 1992, un colpo di mano che impose tasse sulle case, balzelli sui consumi, una intrusione nei conti in banca. Da allora, neppure Bin Laden e l’attacco all’America riuscirono a spaventarci come il duo Monti-Passera. Era il 2001, scoppiarono le Torri Gemelle e saltò pure in aria la bolla della new economy che trascinò giù la Borsa. Eppure, si deduce dalle prime cifre sui consumi, quel Natale non andò peggio di quello che stiamo vivendo oggi.

Qualcuno adesso ci spiegherà che è meglio così, meglio un Paese dove la gente non corre a vedere il cinepanettone con De Sica, non spreca euro in regali futili, non si abbuffa in cenoni che fanno male al portafoglio e alla salute. La nuova regola è che dobbiamo soffrire, espiare, affidare la vita e il conto in banca ai professori di economia della Bocconi. Quelli, per intenderci, che non avevano previsto la crisi del 2007, che non si erano accorti che le banche di cui erano consulenti si erano riempite di titoli spazzatura rifilati a ignari risparmiatori. Berlusconi ieri ha detto: resto in pista, anche per il futuro. Per qualcuno sarà una minaccia, noi la prendiamo come una promessa, perché non vorremmo passare un altro Natale come questo. Alessandro Sallusti, Il Giornale 27 dicembre 2011

BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO DALLO STAFF DE IL TORITTESE

Pubblicato il 24 dicembre, 2011 in Costume | Nessun commento »

DI BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO

(nonostante Monti e e i suoi ministri che ci fanno rimpiangere quelli di prima)

ALTRO CHE SACRIFICI PER TUTTI: I MINISTRI TECNICI ORA SI FANNO LA “SUPERPENSIONE”

Pubblicato il 23 dicembre, 2011 in Politica | Nessun commento »

Nemmeno un euro. I tecnoministri che stanno salvando e tassando l’Italia hanno trovato ricette di tagli per tutti tranne che per loro stessi. Nessuna variazione alle norme in vigore sul compenso per i ministri tecnici è contenuta nel disegno di legge approvato ieri dal Senato.

Il governo Monti

Anzi, i padri dell’Italia che verrà si garantiscono per il periodo del loro mandato di governo dei supercontributi della pensione. Come? «Interpretando» una legge di ben trentuno anni fa, 1980, risalente alla notte dei tempi della prima Repubblica. E gravando sulle casse pubbliche, loro che dovrebbero alleggerirle.

È una «norma interpretativa» contenuta nel decreto salva Italia che comporterà la ricerca, anche se minima, di una «copertura finanziaria». Lo segnala perentoriamente la nota di lettura del servizio bilancio del Senato, il documento che analizza la manovra con la lente d’ingrandimento. Questa nuova disposizione sui contributi pensionistici dei ministri infatti propone, anche se «di limitato importo», nuovi «oneri», si legge, per lo Stato. Un paradosso se si pensa allo scopo che anima il governo in carica.

La contraddizione è nascosta in un comma piuttosto oscuro, burocraticamente involuto. Un pezzo di legge salva-Italia che sembra un arto a sé, un braccio separato dal corpo. Dopo un lungo elenco di tagli negli enti pubblici, improvvisamente, al punto 6 dell’articolo 23 compare quasi un appunto, un memento: si ricorda che i dipendenti della pubblica amministrazione chiamati a rivestire il ruolo di ministro o di sottosegretario entreranno in aspettativa per il periodo del mandato, ma continueranno a percepire la loro retribuzione invariata, a patto che non superi l’indennità parlamentare. Si fa quindi riferimento alla legge 146 del 1980, articolo 47. Il comma 6, all’apparenza così contorto, puzza di privilegi in questo tempi di vacche magre, ha protestato in aula il leghista Roberto Calderoli, e La Padania ieri ha dedicato tutta l’apertura del giornale ai «ministri che si sono salvati lo stipendio».

Salvatori dell’Italia ma anche difensori della propria busta paga. L’immunità da ministri è invariata, questa manovra non ha portato nessuno sforzo per tagliarla. E lo stipendio di prima rimane intatto, a patto che non superi l’indennità dei parlamentari (5.246,97), anche se i prof di Monti sono in aspettativa.

Ma non è questo l’aspetto sorprendente del piccolo comma annegato nella grande manovra salvifica. La normetta dice infatti che la legge dell’80 si interpreta in altro modo. C’è infatti una postilla, nel fatidico comma 6 articolo 23: per tutto il periodo del mandato, i tecnoministri continueranno a percepire i contributi ai fini della pensione, ma l’importo dello stipendio considerato non rispetterà il limite parlamentare, bensì sarà quello dell’ultima busta paga percepita da dipendente pubblico. Se per esempio uno dei ministri ex superdirigente statale (e si pensi a Grilli della Banca d’Italia o a Profumo del Cnr) percepiva, poniamo, ventimila euro al mese, i contributi che l’azienda Stato continuerà a versare si riferiscono a quello stipendio, e non al tetto dell’indennità previsto dalla legge del 1980. Un inghippo ben nascosto nella manovra, ma che non è sfuggito al servizio bilancio del Senato, che scrive: «Pur tenendo conto del limitato importo degli oneri relativi al dispositivo in esame, va comunque sottolineato che la norma interpretativa, come confermato peraltro dalla relazione tecnica, permette comunque un’elevazione della base retributiva da considerare ai fini previdenziali rispetto alla franchigia massima ora fissata dall’articolo 47 della legge 146 1980».

Ricapitolando: i tecnoministri potranno scegliere, come è avvenuto fino ad adesso in base a una legge del governo D’Alema del’99 (e non per disposizioni di adesso) se guadagnare a fine mese l’indennità da ministro (3.746 euro lordi) più quella del parlamentare (10.697 lordi), oppure, se dipendenti pubblici in aspettativa, quella da ministro più uno stipendio pari a quello che avevano prima, purché non superi l’indennità parlamentare.

Ma i ministri di Monti avranno soprattutto, ed è questa la novità, favolosi contributi assicurati durante il mandato con l’interpretazione della legge dell’80. Non si sono quindi tagliati nulla ma si sono aggiunti qualcosa. La scorsa estate Tremonti aveva aperto il dibattito: i ministri non abbiano due indennità, ma ne prendano soltanto una. Ora il caso è chiuso, con più costi per lo Stato.Emanuela Fontana, Il Giornale, 23 dicembre 2011

…………….Non ci erano simpatici i siper ministri e ne abbiamo deplorato senza mezze misure la nomina. Ora prendiamo atto, se quanto certifica l’articolo che riprendiamo dalla stampa corrisponde al vero,  che sono dei veri e propri manigoldi in guanti bianchi: rapinano i pensionati negando loro la modesta indicizzazione della loro pensione e per loro si tengono sino all’ultimo euro. Complimenti, Re Giorgio 1°: ieri l’altro ha dichiarato che in tempoi di magra anche i poveri devono fare la loro parte, cioè devono mettere la spalla…e gli altri, i ricchi e potenti manager della spesa pubblica quando devono fare la loro  di parte? E’ proprio vero, siamo in pieno regime sovietico dove la plebe crepava di freddo e di fame e la burocrazia del partito comunista pasteggiava a champagne. Ma prima o poi arriverà…Baffone! g.

SCANDALO SANITA’ IN PUGLIA: ECCO IL CODICE VENDOLA

Pubblicato il 22 dicembre, 2011 in Giustizia, Il territorio, Politica | Nessun commento »

dal nostro inviato a Lecce

Il devastante interrogatorio dell’ex manager Asl di Bari Lea Cosentino, un tempo fedelissima di Nichi Vendola, si arricchisce di nuovi, incredibili, dettagli.

l’AFFABULATORE NIKI VENDOLA

Nel verbale incentrato sulla mala gestione della sanità pugliese da parte del governatore e dei suoi assessori, interrogatorio (pubblicato in parte ieri) rimasto a lungo coperto da omissis e inviato per conoscenza a Lecce per i riferimenti ad alcuni magistrati, la Cosentino non si risparmia quando è chiamata a snocciolare esempi sulle pressioni ricevute per promuovere medici o dirigenti targati Pd o Sel. Per avere un’idea di come Vendola e compagni di giunta concepiscano la sanità pubblica, basta riportare un altro stralcio di questo interrogatorio top secret dell’ 8 aprile scorso. Nomi, fatti, circostanze oggetto di indagini approfondite che rischiano di travolgere l’uomo nuovo della politica che a casa sua aveva aperto le braccia anche al tanto vituperato Don Verzé.

«L’assessore (alla Sanità, ndr ) Fiore – dice la Cosentino – mi contestava il fatto che io non espletassi il concorso per la nomina del primario di rianimazione di Altamura, ma io sapevo che avrebbe vinto il dottor Milella perché uomo di fiducia del professor Fiore. Subii pressioni a cui comunque non cedetti non ritenendo di dover espletare con urgenza questo concorso. Un’altra pressione riguarda la nomina di primario per l’unità operativa complessa di chirurgia toracica del presidio ospedaliero San Paolo. Nel 2008 era andato in pensione il professor Campagnano, molto bravo e infatti quel presidio andava molto bene. Bandimmo il concorso e Vendola mi chiese di procedere velocemente e sponsorizzò la nomina del dottor Sardelli del policlinico di Foggia, suo amico e secondo lui molto bravo: espletai il concorso ma il dottor Sardelli non presentò la domanda confidando di poter essere collocato presso il Di Venere in un istituenda unità complessa.

Quando Sardelli appurò tramite Francesco Manna, già capo di gabinetto di Vendola, che l’istituzione dell’unità di chirurgia complessa del Di Venere non si sarebbe realizzata, Vendola mi chiese insistentemente di riaprire il concorso per consentire al dottor Sardelli di parteciparvi. Io, a fronte di tali richieste e nonostante fosse stata già composta la commissione che non si era ancora riunita, riaprii i termini del concorso, anche se non ero d’accordo, con la scusa di consentire il massimo accesso a tutte le professionalità. Era chiaramente una forzatura ma Vendola mi disse di farlo perché mi avrebbe tutelata». Alla fine, coincidenza, per quella pressione e quell’intromissione di Vendola a cose fatte, «vinse il dottor Sardelli» anche perché più titolato.

A un’imposizione ne seguì un’altra. «Sardelli poi mi impose, attraverso Vendola, di fare una ristrutturazionedel reparto e di dotare il reparto stesso delle attrezzature idonee per la funzionalità dello stesso».
Quanto all’attuale senatore Pd Alberto Tedesco, all’epoca assessore alla Sanità, la manager confessa: «Riguardo alla nomina del professor Acquaviva vi è stata una forte pressione dell’assessore Tedesco sia sui tempi dell’espletamento del concorso sia sul nome dell’Acquaviva: quest’ultimo si era candidato in precedenza alle lezioni amministrative, non ricordo quali, nella lista del Tedesco, il quale sosteneva che Acquaviva fosse ilmigliore». La Cosentino passa poi a parlare del mondo affaristico interessato, attraverso la politica, ad allungare le mani sui milioni della sanità pubblica. Sul punto i magistrati contestano alla manager la famosa intercettazione all’Hotel De Russie di Roma presenti Gianpi Tarantini e l’imprenditore Alberto Intini, vicinissimo a Massimo D’Alema. I pm le chiedono se «ha mai sentito parlare Intini e Tarantini di ripartizione degli appalti »e se la cosa«la coglieva di sorpresa ».

Lea Cosentino, sorpresa non lo era affatto: «In quel periodo mi stavo rendendo conto che le cose che mi raccontavano Tarantini, Gero Grassi (parlamentare Pd, ndr) e Loizzo (ex assessore ai Trasporti, Pd, ndr) e cioè che vi erano delle consuetudini per cui il politico del territorio aveva degli imprenditori di riferimento e si facevano pressioni sulle gare di appalto, erano vere».Sull’incontro al De Russie, precisa, «fui invitata da Tarantini, sapevo che partecipava Intini, ho fatto da agente provocatore avendo avuto percezione nel corso della mia attività dell’esistenza di un sistema che prescindeva dalla mia volontà e che mi avrebbe potuto soverchiare.

Gianpaolo Tarantini mi aveva detto, infatti, in ciò rafforzando la mia percezione e le mie preoccupazioni, che l’appalto delle pulizie e sull’ausiliariato che aveva un valore di 55 milioni di euro circa era stato già oggetto di spartizione fra alcuni imprenditori ». Alla gara partecipò inizialmente anche un’Ati con Intini, poi escluso e che per rientrare «minacciava ricorsi» per altri torti subiti. Loizzo le disse che Intini era molto arrabbiato e «mi chiese di intervenire presso di lui, così lo incontrai al De Russie».

Il governatore tace imbarazzato. E per una volta non sbaglia visto che il suo ex assessore Tedesco (attuale senatore Pd) rischia di nuovo il carcere essendo stata avanzata richiesta d’arresto a Palazzo Madama e il suo ex numero due in giunta, il dalemiano Frisullo, coinvolto nel giro-escort di Tarantini, rischia il processo. Sulla sanità privata è prossima una «bomba » che nessuna fuga di notizie pro Pd, stavolta, potrà attenuare. È una torbida storia che si incrocia anche con gli inciuci da 50 milioni di euro all’ospedale Miulli di Acquaviva. Sta per essere raccontata dalla magistratura. Occorre solo trovare un Narratore. Gian Marco Chiocci, per Il Giornale, 22 dicembre 2011

.………..Per molto meno il pm napoletano, ex potentino, Woodwock avrebbe già emesso mandato di cattura e trasferito il reprobo in una auto 500 a qualche sperduto carcere del pianeta, ristretto con una ventina di detenuti (che goduria!) in attesa di interrogatorio di garanzia. Ma questo è solo un sogno per cui non c’è reato, almeno sino a quando i solerti magistrati italiani non avranno motu propri trasformato il sogno in delitto. g.