TUTTO E’ PRONTO PER SOSTITUIRE BERLUSCONI…SOLO CHE A LUI NON C’E’ CHI GLIELO DICE….
Pubblicato il 9 settembre, 2011 in Politica | Nessun commento »
In teoria è tutto pronto, ma in pratica c’è un problema: chi lo va a dire a Silvio Berlusconi? Nel Pdl in cui, per citare Denis Verdini (fonte Corsera) “è tutto uno sbattere d’ali”, esiste un piano apparentemente perfetto per sostituire in corsa il Cavaliere con Angelino Alfano alla presidenza del Consiglio. Ne hanno discusso alla corte di Palazzo Grazioli, lunghi conciliaboli (un po’ tremebondi) che fino a ieri si sono sempre interrotti sulla soglia dello studio privato del presidente del Consiglio. Ci vuole fegato. Anche se negli ambienti del Pdl circola una leggenda: un coraggioso sarebbe riuscito a pronunciare di fronte al grande capo la parola “dimissioni”, ma pare sia finita malissimo (per lui). Il premier a farsi da parte non ci pensa nemmeno. E sono forse solo due, Gianni Letta e Fedele Confalonieri, le persone in grado di affrontare senza rischi un argomento di cui il Cavaliere talvolta si diverte a parlare, molto meno a sentirne parlare.
Ma che cosa si dice ai piedi del trono? Lo schema è più o meno il seguente: il Cav. dovrebbe salire da Giorgio Napolitano facendogli presente di essere disposto a un passo indietro se il presidente della Repubblica gli usasse la cortesia di offrire un mandato esplorativo al presidente del Senato, Renato Schifani. Un’operazione che ha un precedente, il modello Prodi-Marini del 2008. Come si sa, Schifani in Sicilia è socio anziano del segretario del Pdl Alfano e dunque, secondo questo piano tutt’altro che fantasioso, il presidente del Senato, dopo aver fatto le opportune verifiche, direbbe a Napolitano che un presidente del Consiglio in grado di mantenere l’alleanza con la Lega e di allargare gli orizzonti della maggioranza verso il centro (Udc, Rutelli, Popolari pd) c’è, ed è Alfano.
Il giovane segretario che ne pensa? Ha ricandidato per tre volte in pochi giorni il Cavaliere a Palazzo Chigi. Di fronte ai militanti leghisti ha tentato di pronunciare questa frase: “Per il 2013 abbiamo già il candidato, ed è…”. Non ha fatto in tempo a dire “Berlusconi” che il popolo in camicia verde si è messo a urlare: “Maroni! Maroni!”, e quando è finalmente riuscito a dire “Berlusconi”, giù fischi. Segno dei tempi. Non a caso Alfano, da mesi, tesse rapporti trasversali. Non più soltanto con Pier Ferdinando Casini o con l’amico Maroni, ma anche con le gerarchie vaticane, con la Cei, con la Cisl di Raffaele Bonanni e con quel Beppe Fioroni (“io tifo per Angelino”, ha detto il leader dei Popolari all’Avvenire) al quale il Pd filo Cgil di Bersani va stretto. Della partita è ovviamente Roberto Formigoni: lo scalpitante governatore va sistemato in una posizione di prestigio ancora da individuare, malgrado lui – dicono – accetterebbe di fare il capo del Pdl se Alfano andasse a Palazzo Chigi. L’operazione, sostengono gli architetti che l’hanno studiata “per salvare Berlusconi” dal massacro delle intercettazioni e dalla trappola della crisi economica, è conveniente per il premier: gli permetterebbe di salvare la sua storia personale rilanciando il centrodestra con un governo dei quarantenni; gli permetterebbe di salvare la sua classe dirigente; gli consentirebbe di continuare a muovere le leve del potere, da fondatore del Pdl e consigliere paterno del giovane Alfano; lo garantirebbe dal punto di vista finanziario, il patrimonio personale e le aziende sarebbero protetti da un governo amico. Si allenterebbe anche l’accanimento mediatico-giudiziario. Ma il problema rimane: chi riuscirà a spiegarlo al capo? Salvatore Merlo, Foglio Quotidiano, 9 settembre 2011
……………………Sin qui il gossip che gira per le stanze del potere che conta.Ci sarà del vero, ci sarà del falso, chissà, intanto bisogna attendere che la Camera approvi defnitivamente la manovra economica bis, senza della quale e nonostante la quale non sembra che la crisi allenti la morsa intorno alla nostra economia. E ciò costituisce una prima seria ragione per dubitare che si realizzi quanto ipotizzi il Foglio, in quanto un cambio di governo, sia pure a guida Alfano, potrebbe danneggiare la corsa a frenare le conseguenze della crisi. Ma in politica come nella vita mai dire mai. Del resto, che Berlusconi sia logorato è più che evidente, non dall’età, nè dagli affanni che gli derivano dall’uso delle sue energie nelle attività extra governo, ma dalla continua e defatigante fuga dinanzi all’accerchiamento che gli viene da certa magistratura militante che pare si occupi solo e soltanto di lui, abbandonando ogni qualsiasi altra preoccupazione che pure nel disastrato Paese in cui viviamo non mancano e per le quali dovrebbero sentirsi impegnati i magistrati. Invece non c’è giorno che intorno a Berlusconi, a torto o a ragione, non vengano stese tele di ragno perchè vi incappi, sia pure solo con qualche parola di troppo che non ha valenza penale ma che puntualmente finisce sui giornali per la gioia dei gossipari di ogni luogo e colore. Non è il caso che noi si citi qualche esempio perchè basta al riguardo sfogliare qualche giornale o navigare in qualsiasi sito internet. E’ ovvio che tutto ciò finisce col ricadere sull’attività di govenro e sulla capacità/possibilità di Berlusconi di andare avanti sino al 2013. E siccome lui non è diverso dai tanti altri “condottieri”, grandi e piccoli, di cui la Storia nel corso dei secoli si è occupata, è ovvio che chi gli sta intorno, almeno alcuni, che sinora da lui ha tratto vantaggi e poltrone, si preoccupi di tentare, come milioni di altri hanno fatto nel passato, di non affogare insieme a lui e quindi ipotizza scenari nei quali l’unico a pagare sia Berlusconi, facendo salva per sè poltrona e appannaggio. Così va il mondo e così continuerà ad andare. E se gli “amici” pensano a sostituirlo, i “nemici” fanno di peggio: lo trattano come Gheddafi. A Gheddafi, gli insorti”, che non sono altro che gli ex amici e cortigiani e complici dello stesso Gheddafi, hanno promesso un processo regolare prima di…impiccarlo magari per impedirgli di chiamarli a correità. A Berlusconi i “nemici”, prima Buttiglione, poi Bocchino, il primo UDC, il secondo FLI, entrambi ex cortigiani , gli hanno “promesso”, se se ne va e si toglie dai c…i , di assicurargli immunità dai processi in cui è imputato, tutela dalla galera, salvaguardia delle sue imprese. Cosicchè in Italia, un cittadino imputato di reati gravissimi, almeno stando alle tesi accusatorie dei pubblici ministreri che hanno speso la loro vita per incastrare Berlusconi, questi può farla franca se lo vogliono Buttiglione e Bocchino. Delle due l’una, o Berlusconi è colpevole e deve pagare le sue responsabilità secondo i canoni della giustizia italiana, oppure se non ne deve essere chiamato a risponderne vuol dire che è innocente e che quindi l’azione giudiziaria contro di lui è davvero una vera e propria caccia all’uomo attraverso un complotto che vede compromessi insieme parte della politica, parte della magistratura, parte dei mass-media. Se così non è, Buttiglione- Bocchino stanno millantando credito e i millantatori in un Paese serio dovrebbe stare dietro le sbarre. Magari a Bocchino lo si potrebbe far accompagnare dalla fata Began giusto per non lasciarlo solo a sbattere la testa contro il muro della cella. g.

Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge per l’inserimento del pareggio di bilancio nella Costituzione a partire dal 2014. In particolare sarà introdotto nella prima parte del testo costituzionale, quella su Diritti e doveri dei cittadini e varrà anche per i comuni, le province, le città metropolitane e le regioni.
Caro presidente Silvio Berlusconi, mi permetta di darle alcuni consigli sulle imposte e gli evasori in queste ore in cui il centrodestra parla tra l’altro di “caccia” ai “grandi evasori”.
Cosa penseremmo di un governo che obbligasse i sindaci a rendere pubblici, su appositi registri, gli orientamenti sessuali dei cittadini dei rispettivi comuni? Ne saremmo, com’è giusto, inorriditi. C’è un’idea di “privatezza” che è cresciuta nei secoli, fino a diventare parte integrante del nostro vivere civile. Quest’idea si basa sul fatto che non siamo obbligati a dire tutto di noi ad altri esseri umani. Man mano che le società si sono fatte più estese, le relazioni hanno smesso di essere inevitabilmente “faccia-a-faccia”. Siamo usciti dalla logica del piccolo gruppo, imparando a sviluppare rapporti anonimi che fanno, in buona sostanza, la nostra libertà.
Non sappiamo se quando, nel 1981, licenziò 11.345 controllori di volo che paralizzavano gli Stati Uniti, Ronald Reagan si pose il problema di che cosa avrebbero detto non solo i sindacati, ma la Corte suprema, che era per giunta ancora quella nominata da Jimmy Carter. Né se gli stessi dubbi tormentarono Margaret Thatcher quando nell’84 resistette al picchettaggio dei minatori inglesi (o anche quando tolse concessioni e privilegi ai rampolli dell’aristocrazia con i quali lei, conservatrice del popolo, era notoriamente in urto).
Si è concluso dopo circa sette ore il vertice di maggioranza ad Arcore con Silvio Berlusconi e Umberto Bossi per trovare un accordo sulle modifiche alla manovra finanziaria. Diverse auto hanno lasciato villa San Martino con Fabrizio Cichitto, Maurizio Gasparri, Roberto Maroni e Giancarlo Giorgetti. Nessuno ha voluto rilasciare dichiarazioni anche se Gasparri dall’auto ha fatto segno di “ok” col pollice sollevato.
Piuttosto che formulare previsioni, impossibili nello scampolo di questo lunghissimo agosto, conviene esprimere solo auspici sul vertice odierno tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi. Mai come ora, neppure tornando con la memoria alla tarda estate del 1994, che pure fu la vigilia della loro prima clamorosa rottura, a pochi mesi soltanto di distanza dalla vittoria elettorale conseguita insieme, i rapporti fra i due protagonisti della cosiddetta seconda Repubblica e i loro rispettivi partiti si sono intrecciati con le sorti del Paese. Che francamente non si sa se sia destinato, dopo l’incontro di oggi e le modifiche che potranno derivarne alla manovra finanziaria e fiscale all’esame del Senato, più ad uscire da una crisi che è insieme economica e di sistema o a inabissarsi ancora di più. Già, perché questo rischio c’è, eccome. E dipende dal pervicace rifiuto della Lega, rimasta troppo presto orfana dell’unico e vero ideologo che ha avuto, Gianfranco Miglio, di sottrarsi ai doveri di un partito di governo.