TRE ANNI FA E IL NUOVO INIZIO

Pubblicato il 8 maggio, 2011 in Politica | Nessun commento »

DI MARIO SECHI

Berlusconi Esattamente tre anni fa il quarto governo Berlusconi giurava al Quirinale ed entrava in carica. Era l’8 maggio del 2008, il Cavaliere aveva a sua disposizione una maggioranza fortissima e un esecutivo di 61 elementi. Oggi quella maggioranza è cambiata e si è ridotta, un cofondatore del Pdl (Gianfranco Fini) ha provocato una scissione e insieme a un gruppo di parlamentari ha dato vita a un nuovo partito (Fli), altri soggetti sono entrati a far parte della maggioranza. Il quadro politico rispetto all’inizio è mutato, l’agenda del governo è stata condizionata in maniera pesante dalla globalizzazione sul fronte esterno e dall’azione della magistratura su quello interno. Mancano due anni alla fine della legislatura. Se consideriamo gli ultimi sei mesi come un periodo naturale di preparazione del voto nazionale, significa che in realtà tra 18 mesi ci troveremo già a fare i conti con un «nuovo inizio» dai molti significati. Berlusconi ha a disposizione tempo sufficiente per mettere in cantiere due o tre riforme (quella fiscale su tutte) e ragionare sulla possibilità di separare premiership e leadership nel 2013. Quello che non può permettersi è di non far niente, cioè di tirare avanti senza innovare. Le elezioni amministrative saranno un’interessante mappa per capire che cosa accadrà. Tutti guardano a Milano, io invece tengo d’occhio soprattutto Bologna. Se il candidato della Lega arriva al ballottaggio, significa che le radici sociali del nostro Paese stanno cambiando anche dove tutto si riteneva immutabile e granitico. Chiuse le urne e contati i voti delle grandi metropoli, inizia la fase due del governo. Non sarà l’ultima di Berlusconi.  Mario Sechi, Il Tempo, 8 maggio 2011

FLI E’ SOLO UNA FARSA, LA SINISTRA E’ AL COLLASSO…MORIREMIO DEMOCRISTIANI?

Pubblicato il 8 maggio, 2011 in Politica | Nessun commento »

Se proviamo per un istante ad aprire lo sguardo, sollevandolo dalla minutaglia politica per vol­gerlo all’orizzonte, l’Italia di oggi appare alla vigilia di una grande restaurazione neodemocristia­na. Dalla crisi del progetto berlu­sconiano – che è ben altro dalla crisi di governo, che non  ci sarà neanche questa volta – non uscirà né la destra europea né la sinistra riformista che i politologi e i politicanti vanno da anni invocando invano, bensì una nuova, antichissima marmellata centrista impastata di buone maniere istituzionali e di conservatorismo statalista, di poteri forti e di consociativismo politico, di assistenzialismo e di buon senso politicamente corretto. Silvio Berlusconi, nonostante racconti spesso con una punta di civetteria di essere sceso in campo la prima volta a 11 anni per attaccare i manifesti di De Gasperi, non è mai stato un democristiano: per temperamento e per biografia, prima ancora che per cultura o per scelta, è semmai un uomo del riformismo craxiano. L’idea di modernità che Berlusconi esprime, irrompendo sulle macerie della prima Repubblica, segna una cesura netta non soltanto rispetto al galateo, come non si manca mai di ricordare, ma anche e soprattutto rispetto all’agenda politica, alle priorità e alle modalità dell’azione di governo,alla forma-partito, e insomma alla politica così come l’avevamo conosciuta fino ad allora. Liberale, scapestrata, irriverente (e spesso, ahimé, inefficace), la «destra» berlusconiana sostituisce la Dc come casa comune dei moderati. È una piccola rivoluzione che oggi sembra aver esaurito la sua spinta propulsiva. L’Italia è un paese conservatore: ma lo è come in quel racconto di Flaiano, dove persino l’arrivo di un marziano a via Veneto, dopo un po’, diventa una semplice curiosità che increspa appena lo scorrere lento della vita di sempre.

Sta capitando più o meno la stessa cosa a Berlusconi, il marziano della politica: ma in una forma più subdola, e sfruttando l’estrema fragilità della coalizione. I segnali sono molti. Le cronache dipingono spesso Letta e Tremonti su sponde opposte (l’ultima volta a proposito di Geronzi), ma in realtà entrambi condividono, se non una cultura, certamente una prassi democristiana del potere, cioè sostanzialmente conservatrice e interessata alla redistribuzione ( assistenziale) più che alla modernizzazione ( liberale). Democristiano si può dire un governo che, al netto dei provvedimenti economici varati l’altro giorno e ancora da verificare, rinuncia alle riforme perché tutto concentrato sulla propria sopravvivenza. Democristiani, naturalmente, sono i Responsabili, che persino nell’estetica ricordano i peones che affollavano i convegni dorotei. E un pochino democristiano è diventato anche Bossi, con le sue crisi minacciate e poi rientrate al solo scopo, neppur inconfessato, di guadagnare visibilità, voti e potere. Democristiano, infine, è l’orizzonte. Un’alternativa di centrosinistra, dopo la sciagurata scelta del Pd di legarsi a Vendola e Di Pietro, è assai improbabile. La destra moderna di cui a un certo punto ha parlato Fini è diventata una parodia del dipietrismo. Il solo a godere di buona salute politica, come il guerriero che attende paziente sulla riva che il fiume gli porti il cadavere del nemico, è Pierferdinando Casini. Ha raddoppiato i parlamentari mangiandosi prima Rutelli e poi Fini. Civetta con Bersani ma non si alleerà con lui. Ha molti amici nel Pdl, nella Chiesa, in Confindustria. E soprattutto ha già detto che cosa vuol fare: andare da solo alle elezioni, impedire al centrodestra di conquistare la maggioranza in Senato, accordarsi con Berlusconi in cambio di palazzo Chigi. Più responsabile di così… Non è una questione di uomini (Casini sarebbe un ottimo presidente del Consiglio), ma di cultura politica, di metodo, persino di spirito. La risacca democristiana che si annuncia porterà forse un po’ di calma nei talk show, e ridurrà alla disoccupazione i professionisti dell’antiberlusconismo, ma non per questo salverà l’Italia o ne risolverà un solo problema. Aspettando il Godot riformista, c’è un solo leader oggi in grado di opporsi alla risacca: il liberale Berlusconi. Non si arrabbi con Napolitano, ma, al contrario, lo ringrazi per l’occasione che gli offre e vada in Parlamento. E, presa la fiducia, non la usi come una ciambella per galleggiare un altro paio di mesi, ma come una clava per fare le riforme liberali (tasse, liberalizzazioni, giustizia) per le quali è stato eletto. Senza aver paura della crisi, perché comunque alle elezioni prima o poi ci si andrà. E divincolarsi dalla palude è la premessa per riprovare a vincere. Fabrizio Rondolino, Il Giornale, 8 maggio 2011

E ADESSO IL QUIRINALE FA OPPOSIZIONE DA SOLO, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 7 maggio, 2011 in Politica | Nessun commento »

Il presidente della Repubblica pretende che le nomine dei sottosegretari passino dal Parlamento. Altro che arbitro: il Quirinale non sopporta che Berlusconi vada avanti

Ci eravamo sbagliati. Non è vero che la sini­stra è morta. Oddio, quella guidata da Bersani in effetti ormai è un fenomeno da baraccone che trova spazio e voce sol­tanto a Ballarò e ad Annoze­ro. Ma ce n’è un’altra che non demorde. Non è il Pd e neppure Di Pietro. Ha sede operativa al Quirinale, dove il comunista Giorgio Napo­litano sta portando da solo sulle sue spalle tutto il peso dell’opposizione. Il presi­dente non si dà pace che Berlusconi continui a gover­nare nonostante tutto quel­lo che gli è stato gettato addosso. E così ogni giorno se ne inventa una per minare, intralciare,boicottare l’azio­ne della maggioranza. L’ul­tima è di ieri. Napolitano pretende, fatto inusuale, che le Camere votino le no­mine dei nuovi sottosegre­tari scelti giovedì dal pre­mier per fare spazio nel go­verno al nuovo gruppo dei Responsabili (quei parla­mentari che, passando con la maggioranza, hanno sventato il blitz di Fini e Boc­chino).

Di fatto Napolitano pre­tende che l’esecutivo si sot­toponga a un nuovo voto di fiducia, sperando forse che il malumore dei deputati pi­dielli­ni per le nomine dei Re­sponsabili giochi un brutto scherzo al Cavaliere. Ormai ci provano in tutti i modi: le scissioni, i processi, le spia­te nella vita privata, la politi­ca internazionale (a propo­sito di Libia: sarà una coinci­denza, ma è stato proprio Napolitano a dare il via ai bombardamenti, ben sa­pendo che la Lega si sareb­be infuriata). Certo, dei de­putati hanno cambiato schieramento. E allora? Da quando è successo Camera e Senato hanno già dato, tra diretti e indiretti, ben dieci voti di fiducia al governo. Non bastano? Stia tranquil­lo il Quirinale, arriverà an­che l’undicesimo.

Ma quello che sorprende è che l’arbitro Napolitano fi­schia presunti falli contro la Costituzione solo quando crede e solo a senso unico. Prendiamo il caso Fini, elet­to presidente della Camera da una maggioranza che ha rinnegato, che combatte e osteggia dentro e fuori l’au­la. Vigliacco che il Quirinale abbia posto il problema a Fi­ni e alla Camera. No, quel salto della quaglia che mo­di­fica assetti politici e istitu­zionali, per lui è moralmen­te e formalmente corretto. E che dire degli abusi com­messi dai pm di Milano con­tro Berlusconi nell’inchiesta Ruby. Possibile che lui, capo supremo della magistratura, non abbia avuto nulla da dire sulle intercetta­zioni abusive e illegali fatte sul telefonino del primo mi­nistro?

L’inquilino del Quirinale ormai è uomo di parte, que­sto è evidente. Del resto lo è sempre stato. Comunista convinto (votò a favore del­l’invasione dell’Ungheria dei carri armati russi che fe­cero strage degli opposito­ri), fu eletto presidente del­la Repubblica con un blitz, e con i soli voti della sinistra. Diciamo che è uno che ha il senso della gratitudine, e ora sta ricambiando l’inspe­rato regalo. Nei giorni scors­i ha spronato la sinistra a fa­re meglio e di più. Come di­re: compagni, datevi una mossa e non lasciatemi da solo perché a una certa età fare l’opposizione a tempo pieno stanca. Alessandro Sallusti, Il Giornale, 7 maggio 2011

………….Sallusti, con la consueta franchezza, ha dato corpo ai nostri dubbi circa le reali intenzioni di Napolitano  espressi a commento dell’editoriale di Sechi. A maggior ragione va usato il suggerimento di Sechi e pretendere che alla Camera la composizione delle Commissioni parlamentari sia in sintonia con la maggioranza che sostiene il Governo. Ad inziare dall’Ufficio di Presidenza dove grazie al tradimento e alla fellonia dei finiani la maggioranza espressa dal voto degli italiani a maggio del 2008  è stata ribaltata. Dica anche questo Napolitano e tornerenmo a dargli credito di buonafede. g.

OCCASIONE DA SFRUTTARE, di Mario Sechi

Pubblicato il 7 maggio, 2011 in Politica | Nessun commento »

Dopo la fiducia chiesta dal Quirinale sarà un diritto-dovere della maggioranza chiedere di rimescolare la composizione delle commissioni parlamentari dove oggi c’è una situazione paradossale nella quale i perdenti si trovano in immeritato vantaggio.

Giorgio Napolitano Di Mario Sechi

Mettiamola così: la richiesta di Napolitano è singolare rispetto ai meccanismi parlamentari. Ma al posto del centrodestra non me la prenderei perché lo stesso governo ha «innovato» la prassi costituzionale con qualche strappo, come scrive il nostro Perfetti nella pagina dei commenti. Di fronte alla richiesta del Colle, proverei a ragionare cercando di trarne il massimo vantaggio. Come? Il governo ha già affrontato dal 14 dicembre in poi (data della Waterloo di Fini) una serie di voti di fiducia, uno in più non cambia la situazione. Anzi, rafforza l’esecutivo e accende il semaforo verde per allargare la maggioranza senza rischiare lo «stop and go» con Napolitano. Dopo la fiducia chiesta dal Quirinale sarà un diritto-dovere della maggioranza chiedere di rimescolare la composizione delle commissioni parlamentari dove oggi c’è una situazione paradossale nella quale i perdenti si trovano in immeritato vantaggio.

Dopo lo strappo di Fli, il ritorno a casa di alcuni «scissionisti» e l’ingresso di deputati dell’opposizione, un voto di fiducia così motivato porta dritto al riequilibrio di tutti gli organismi parlamentari. Non si tratta infatti di una semplice e formale «presa d’atto» nei confronti dell’esecutivo, ma di un voto sulla «natura» stessa della nuova maggioranza. Si vota. E cambia tutto. Manovra in linea con quanto richiesto dalla prima carica dello Stato. Berlusconi avrà sempre la possibilità di cambiare squadra e anche di riscrivere la legge Bassanini. Niente è immodificabile. Il Quirinale ha posto dei paletti? Sì, ma a ben vedere sono un’occasione in più per rafforzarsi e lasciare la sinistra a lambiccarsi sul come giustificare un’altra dura sconfitta. Mario Sechi, Il Tempo, 7 maggio 2011

……………Ad essere maliziosi si potrebbe pensare che lo strano invito di Napolitano perchè alla nomina dei nuovi sottosegretari segua una verifica parlamentare per accertare che la “nuova”  maggioranza abbia il sostegno del Parlamento nonostante i tanti voti ottenuti nel frattempo dal 14 dicembre in poi, abbia come obiettivo proprio quello suggerito da Sechi, cioè la rivisitazione della composizione delle commissioni parlamentari (sopratutto alla Camera dei Deputati)  perchè essa, come è giusto, deve rispecchiare la composizione del Parlamento e assegnare la maggioranza dei componenti ai gruppi che sostengono il Governo per assicurarne il regolare e corretto funzionamento. Se tale retropensiero di Napolitano corrispondesse al vero ci troveremmo di fronte ad una rivoluzione copernicana di un presidente che per una volta usa le note quirinalizie a sostegno della maggioranza  che però non l’ha eletto. Purtroppo, però, al pensare bene si sovrappone l’esperienza che consiglia di non fidarsi troppo delle interpretazioni “pro domo propria”. Comunque il suggerimento di Sechi  non va tralasciato, usandolo anche per mettere al palo il  Fin Laden della Camera. g.

FIN LADEN NON RISPONDE PIU’ AL CITOFONO

Pubblicato il 6 maggio, 2011 in Costume, Gossip | Nessun commento »

Gianfranco Fini si è separato. È alla sua quarta separazione, quasi come Liz Taylor buonanima. Prima chiuse con l’Msi, poi lasciò An, quindi divorziò dal Pdl, ora si separa dal Fli.

Infatti il suo co­gnome non figura più sul citofono accan­to al suo partito consorte alle ammini­s­trative. Fin Laden si è ritirato, non sappiamo se è in allattamento o se ha beneficiato dello scivolo per la pensione anticipata, essendogli universalmente riconosciuta l’invalidità al lavoro. La sinistra non se lo fila più da quando non serve a far cadere Berlusconi e lui non regge il suo partito per la stessa ragione; anche le meteore finiane sono sparite dalla circolazione. Non è più di destra né sinistra, non risul­ta di centro e nemmeno di periferia. Si è rifugiato in Parlistan, l’isola del Parla­mento. Si direbbe apolitico, asettico e for­se atermico.

È rimasto solo antiberlusco­niano viscerale. Per il resto Fini si è ritira­to dalla politica, prosegue gli studi da pri­vatista. Si è messo in proprio, con ditta individuale. Ha aperto uno studio di con­sulenza istituzionale in-Palazzo Monteci­torio e lì svolge la sua attività di libero pro­fessionista, ma aspira a un posto fisso nel­lo Stato. Sbriga il traffico parlamentare e gli ingorghi di 630 deputati, prende il nu­mero di targa degli indisciplinati, rallen­ta qualche disegno di legge, evade la po­sta, forse lavora all’uncinetto e guida le scolaresche in visita a Montecitorio. Pre­senta libri che non ha letto per restare co­erente con i libri che non ha scritto. Il fine settimana fa corsi di abbronzatura inten­siva ed escursioni subacquee; ma non sa che pesci pigliare.

In tv potrebbe dire qualcosa solo sulle previsioni meteo. Non ha una proposta o un’esperienza da far valere, non ha un messaggio da comu­­nicare, al massimo che c’è da spostare una macchina. Se gli nomini il fascismo va in bestia, se gli nomini Berlusconi va in trance satanica. Ma detesta di nasco­sto pure Casini e ne è ricambiato. Lui non sopporta nemmeno i suoi seguaci e vorrebbe sbarazzarsi di loro, dopo averli portati allo sbaraglio. Perciò cova un de­siderio: che Bocchino lo espella dal suo partito. E lo supplica ogni giorno: che fai, mi cacci?

LA SINISTRA’ PRIMA LA LEGGI E POI….NON LA ELEGGI, di Marcello Veneziani

Pubblicato il 6 maggio, 2011 in Costume, Politica | Nessun commento »

La sinistra? Prima la leggi e poi non la eleggi

Ma perché la sinistra in Italia non è in grado di costruire un’alternativa politica credibile, come dice autorevol­mente il presidente della Repubblica Na­politano? Perché non è un partito politi­co, ma un cenacolo di letterati, poeti, ro­manzieri. È impressionante la mole di romanzi, poesie, diari e saggi firmati dai leader di sinistra. Il poeta Nichi Vendola sforna geremiadi librarie con ritmo me­struale; Franceschini,scappato dall’ora­torio, scrive romanzi sulle prostitute; il romanziere e dissidente sovietico Vel­troni an­nuncia commosso un suo enne­simo polpettone sulla tragedia di Alfredi­no a Vermicino in cui dice di essersi iden­tificato nel bambino caduto nel pozzo; il truce Violante addirittura scrive tenere poesie con versi languidi e liriche ispira­te. MarcelloVeneziani

E Renzi e Cofferati, E.Letta e la Bindi, Bersani e Fassino, e D’Alema e Bertinot­ti, sono tutti talenti letterari prestati alla politica. E giù giù, sindaci, presidenti, sindacalisti. Non puntano più al gover­no, ma allo Strega… Fanno politica per ripiego, sono scrittori repressi e frustra­ti. Hanno frainteso il senso dell’egemo­n­ia culturale teorizzata da Gramsci e pra­ticata da Togliatti e si sono messi a pro­durre opere, e non attraverso l’Intellet­tuale Collettivo ma singolarmente, da ro­manzieri tristi, narratori morbosi, poeti crepuscolari, letterati scapigliati. L’uli­vo o la quercia, per loro, non è il simbolo del partito ma è l’albero a cui tendevi la pargoletta mano. Il Pd non va più giudi­cato come un partito ma come una cor­rente letteraria.

I loro modelli di riferi­mento non sono Kennedy e Berlinguer ma Balzac ed Hemingway. Se il popolo non li capisce è perché sono passati dal verismo all’ermetismo. Anche dalla parte opposta non sono pochi con la fregola del libro; e, nel mez­zo, Fini scrive all’anno più libri di quanti ne legga, perfino Bocchino racconta le sue memorie… Ma se altrove piovono li­bri, a sinistra è un’alluvione. Si è genera­t­a una forma inedita di clientelismo lette­rario col relativo voto di scambio: tu mi dai il voto, io ti do il libro, con dedica. Prima mi eleggi, poi mi leggi. Da qui la loro inadeguatezza a governare: Pascoli non può andare alle Finanze.

NUOVI SOTTOSEGRETARI? E DOV’E’ LO SCANDALO?

Pubblicato il 6 maggio, 2011 in Politica | Nessun commento »

Il governo ha nove nuovi sottose­gretari. Ce n’era bisogno? Non lo so, ma sono certo che, dopo il tra­dimento di Fini e dei suoi, la mag­gioranza aveva la legittima necessità di rafforzarsi per andare avanti nella legislatura e mantenere il patto con gli elettori. I nove fanno parte dei Re­sponsabili, il neonato gruppo parla­mentare che ha sostituito di fatto i fuo­riusciti del Fli. Sono tutti transfughi da altri partiti dell’opposizione che so­no passati con la maggioranza.

Han­no la stessa dignità, diritti e pretese di qualsiasi altro parlamentare. Alcuni sono mossi da nobili intenti, altri da calcolo personale. Esattamente come il novantanove per cento di chi fa poli­tica. Quantomeno meriterebbero una medaglia, senza di loro oggi non avremmo da tempo questo governo e questa maggioranza. Non è poco. Se Fini è ridotto a uno straccio, se il suo golpe è fallito è perché il piano, condi­viso con Casini, Bersani e Di Pietro, non aveva messo in conto che uno Sci­lipoti qualsiasi potesse spuntare al­l’improvviso. Un errore di presunzione che i tradi­to­ri di Berlusconi hanno pagato caris­simo. Lunga vita dunque agli Scilipo­ti, che giustamente ora vanno ricom­pensati per aver impedito il ribaltone. Se Montanelli, pur di non fare vincere i comunisti, aveva invitato gli italiani a turarsi il naso e votare Dc, più mode­stamente e meno drammaticamente possiamo invitare quella parte del po­polo del Pdl perplessa per l’infornata a fare altrettanto.

Non abbiamo nep­pure bisogno di votare, ci ha pensato Silvio Berlusconi a firmare i decreti di nomina. Onorare un debito, essere ri­conoscenti, non è mai una vergogna, è un merito e soltanto gli stupidi e i disonesti non lo riconoscono. In quanto al numero dei sottosegre­­tari, la sinistra non faccia tanto la spi­ritosa. Per tenere insieme la sua ar­mata Brancaleone, Prodi battè il re­c­ord italiano che apparteneva ad An­dreotti e comprò tutti, ma proprio tut­ti: 102 persone (26 ministri e 76 sotto­segretari) e, beffa, neppure gli servì a stare in piedi. Capisco che essere fre­gati prima da un pugno di peones e poi dall’odiato Verdini (il coordinato­re del Pdl che ha orchestrato l’opera­zione allargamento) a Fini e a Di Pie­tro deve aver fatto girare i santissimi come non mai.

È un po’ come perde­re i mondiali di calcio a tempo scadu­to per un calcio di rigore. Sta di fatto che oggi ad alzare la coppa è il centro­destra e non loro. E se la necessità rea­le delle nomine è scarsa non mi scan­dalizzo: anche Fini fa il presidente della Camera senza motivo e utilità per nessuno. Alessandro Sallusti, Il Giornale, 6 maggio 2011

…….Basterebbe quest’ultima considerazione di Sallusti per dargli ragione. g.

AL QAEDA AMMETTE: OSAMA E’ MORTO

Pubblicato il 6 maggio, 2011 in Cronaca, Politica estera | Nessun commento »

Dopo cinque giorni di silenzi, smentite e ipotesi fantasiose e complottistiche, anche Al Qaeda è costretta ad ammettere l’amara (per loro) verità: Osama Bin Laden è morto nel raid dei Navy Seals americani nella notte tra domenica e lunedì ad Abbottabad, in Pakistan. Lo si legge in un comunicato diffuso su Internet dai forum jihadisti, di cui ha dato notizia il sito Usa di monitoraggio Site. «Il suo sangue non sarà sprecato e continuerà ad attaccare gli americani e i loro alleati», dice il comunicato jihadista. «Dio volendo la loro (degli americani e dei loro alleati, ndr) felicità si trasformerà in tristezza», prosegue il comunicato, datato 3 maggio e siglato Comando generale di Al Qaeda, «e il loro sangue sarà mescolato con le loro lacrime». Si annuncia inoltre a breve un messaggio audio di Osama Bin Laden , registrato la settimana prima della sua morte. Infine si invitano i cittadini pakistani a ribellarsi contro i loro leader. Fonte Corriere della Sera, 6 maggio 2011

………….Ora non c’è ragione alcuna perchè Obama continui a negare la pubblicazione delle foto e dei video del corpo di Osama Bin Laden. Non c’è nulla che possa impedire che tutti possano vedere la fine che ha fatto il massacratore dei tremila americani morti alle Due Torri e di tutte le altre vittime del suo terrorismo. g.

IN SIRIA L’ESERCITO SAPRA SUI MANIFESTANTI

Pubblicato il 6 maggio, 2011 in Politica estera | Nessun commento »

Foto ufficiali mostrano l'esercito siriano che si ritira da Daraa Foto ufficiali mostrano l’esercito siriano che si ritira da Daraa

Almeno cinque siriani sono stati uccisi oggi a Homs da colpi di arma da fuoco sparati dalle forze di sicurezza. Lo riferisce il sito di monitoraggio Rassd che cita testimoni oculari. Le forzedi sicurezza hanno aperto il fuoco contro al folla in unsobborgo di Damasco e a Latakia, principale porto del Paese, anord-ovest della capitale. L’opportunità di imporre sanzioni individuali contro il presidente siriano Bachar Al-Assad divide ancora gli Stati membri della Ue, che entro oggi vareranno leprime misure restrittive contro il regime siriano, nella speranza di convincere il governo di Damasco a porre fine albagno di sangue con cui sta tentando di reprimere le manifestazioni di dissenso.

I carri armati dell’esercito siriano sono entrati poco fa nel centro di Homs, a nord di Damasco, per reprimere le manifestazioni anti-regime. Lo riferiscono testimoni oculari da Homs citati dal sito di monitoraggio Rassd, che trasmette anche su Twitter.

Un numero imprecisato di persone sono scese in strada oggi in un quartiere centrale di Damasco e si sono radunate gridando lo slogan “Il popolo vuole la caduta del regime!”. Lo riferisce la tv panaraba al Jazira, che precisa che il raduno è in corso a Midan, rione a maggioranza sunnita della capitale. L’emittente panaraba sta diffondendo le immagini, registrate “poco fa” e parte di un video amatoriale, di un corteo di decine di manifestanti siriani radunati nel quartiere di Midan che scandiscono lo slogan ormai celebre delle rivolte arabe e che poi cominciano a correre in fuga, forse, dalle cariche delle forze di sicurezza. I manifestanti si sono radunati subito dopo la fine della tradizionale preghiera del venerdì musulmano. FONTE ANSA, 6 maggio 2011

……Nel 1968  si gridava: A PRAGA SI MUORE, DOV’E’ L’EUROPA? OGGI SI POTREBBE GRIDARE: A DAMASCO SI MUORE, DOVE SONO  SARKOZY, CAMERON E OBAMA? RISPOSTA: A CERCARE PETROLIO IN LIBIA….

LIBIA: INCONTRO BERLUSCONI-CLINTON

Pubblicato il 5 maggio, 2011 in Politica estera | Nessun commento »

Silvio Berlusconi e Hilary Clinton

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha ricevuto oggi a Palazzo Chigi il segretario di Stato americano, Hillary Rodham Clinton, accompagnata dall’ambasciatore David Thorne. Il presidente del Consiglio era assistito dal ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini. Nel corso del lungo e cordiale colloquio – si legge in un comunicato di Palazzo Chigi – si è discusso dei positivi risultati dell’odierna riunione alla Farnesina del Gruppo di Contatto sulla Libia; delle altre crisi nordafricane; del Medio Oriente; della situazione nel teatro afgano-pachistano e di quella nel contesto europeo con particolare riferimento alle prospettive di ampliamento dei Paesi dei Balcani Occidentali.