NAPOLITANO E’ DIVENTATO PRESIDENZIALISTA, di Vittorio Feltri
Pubblicato il 30 marzo, 2011 in Politica, Storia | Nessun commento »
Alla luce di questa evoluzione, non sorprende che il signor presidente abbia assunto un ruolo decisivo anche nella drammatica circostanza della guerra a Muammar Gheddafi. Nessuno più di lui ha manifestato tanta convinzione nell’affermare la necessità di partecipare alle operazioni belliche. Ha detto sì senza muovere ciglio alla risoluzione dell’Onu, spiazzando Silvio Berlusconi che invece era e continua a essere titubante, data la sua amicizia con il tiranno nordafricano col quale, tra l’altro, aveva sottoscritto un trattato di collaborazione economica. La risolutezza di Napolitano nel caldeggiare la missione militare ha, in pratica, costretto gran parte della maggioranza e dell’opposizione ad adeguarsi ai desiderata del Quirinale, e il premier, dinanzi a una sorta di unanimismo, ha dovuto piegarsi (malvolentieri). A questo punto ci si è chiesti come mai in una democrazia parlamentare quale la nostra il capo dello Stato di fatto contasse di più sia del premier sia dello stesso Parlamento che ha programmato la discussione e il voto sulla guerra una settimana dopo averla iniziata. E qui bisogna ricollegarsi all’accennata metamorfosi di Napolitano: da notaio supremo della Repubblica e custode della Costituzione, nonché dell’unità nazionale, a vero e proprio leader morale del Paese.
Ormai il presidente è visto e considerato come una guida illuminata e la sua parola è ascoltata con tale rispetto che nessuno osa contraddirla. Altri capi dello Stato in verità avevano tentato di essere e di fare le medesime cose, ma ci erano riusciti a metà: Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi (per tacere di Sandro Pertini, un caso particolare). Napolitano sembrava non avesse le carte in regola per prendere in mano, senza destare perplessità, il timone del Paese, in quanto la sua storia politica affondava le radici nel comunismo ortodosso, viceversa è stato in grado di far dimenticare certe ombre e adesso oltre il 70 per cento degli italiani ha fiducia in lui, e lo segue.
Tutto questo però stride con la logica. Infatti ogniqualvolta un partito accenna all’opportunità di trasformare la repubblica parlamentare in repubblica presidenziale, viene zittito quasi avesse bestemmiato. Insomma il presidenzialismo è proibito sulla carta, ma può essere esercitato in forma surrettizia. Come la guerra: non si può dire, ma si può fare.
.…………A proposito di Napolitano, siamo felicemente sorpresi dell’ansia che lo ha colto per la tutela dei diritti umani e per la salvaguardia delle popolazioni civili in occasione del conflitto in Libia che da affare interno ad un Paese sovrano e membro dell’ONU, si è trasformato in strumento per consentire a un paio di guerrafondai di mandare i loro bombardieri a gettare bombe e lanciare missili che come tutte le bombe e tutti i missili non si sa mai con certezza dove vanno a finire.Comunque, così va il mondo. Una cinquantina di anni fa, mentre i carri armati sovietici invadevano l’Ungheria e reprimevano nel sangue la rivolta degli ungheresi che anelavano alla libertà e alla demcorazia, l’on. Napoliano, “migliorista” della sezione italiana del partito sovietico che aveva invaso l’Ungheria, taceva e se ne impipava dei diritti umani e della salvaguardia delle popolazioni magiare, salvo, cinquatanni dopo, dichiarare che allora non aveva capito. Chissà se dopo, andando a Budapest, ha visitato la Casa del Terrore che si affaccia sulla via Andreassy, la strada su cui i sovietici, allora suoi amici, sparsero il sangue dei ragazzi poco più che giovinetti che si opposero impavidi agli aguzzini sovietici e i cui volti appaiono, ad eterna vergogna degli assalitori, sulle pareti interne della Casa trasformata in Museo, intorno al carro armato che gli insorti conquistarono agli invasori prima di soccombere, e chissà se dinanzi ai volti di quei ragazzi Napoliano abbia pianto per Loro e anche per se stesso….e chissà se l’on. Napoliano, che è stato nei giorni scorsi tra i più solerti sostenitori dell’intervento contro la Libia, ha memoria di quando, da dirigente comunista, accusava l’America, che difendeva in lontani teatri di guerra il diritto alla democrazia di tutti i popoli, di ingerenza in questioni interne di Paesi sovrani….ma così va il mondo…chissà se è cambiato il mondo o è cambiato l’on. Napolitano. g.






6 febbraio 2010. Gianfranco Fini, è ospite della cena per la raccolta fondi organizzata dalla fondazione FareFuturo per Renata Polverini, e prima di prendere la parola fa una premessa: «Non farò un intervento politico, sono presidente della Camera non posso fare campagna elettorale, ma questo non mi esime dal dovere di fare politica». Scelta di fatto da Fini ma sostenuta da Berlusconi nella difficile campagna elettorale del Lazio fatta di ricorsi e ordinanze del Tar, la Polverini fu poi costretta a constatare: «La mia elezione dipende anche dall’impegno personale che il presidente Berlusconi ci ha messo». Eppure da quel giorno di politica Fini ne ha fatta eccome ma non per sostenere i candidati del Pdl. Se la regola del conflitto istituzionale valeva per Renata, non vale certo per i nuovi protetti del Fli. Come Manfredi Palmeri, candidato dell’Api alle prossime elezioni comunali di Milano. Ieri pomeriggio il presidente della Camera era nel capoluogo lombardo a fianco degli alleati del Terzo Polo, Rutelli e Casini per aprire la campagna elettorale di Palmeri, oggi presidente del consiglio comunale, che sfiderà il centrodestra di Letizia Moratti e il centrosinistra di Giuliano Pisapia. Il trio è stato protagonista di una kermesse all’Auditorium di largo Mahler, in prima fila per sostenere Palmeri che è un futurista «anomalo».