E’ L’ORA DEGLI UNTORI

Pubblicato il 22 gennaio, 2011 in Costume, Cronaca | Nessun commento »

L’ultimo in ordine di tempo è lo scrittore Roberto Saviano, che ha scritto un solo libro, o meglio è l’autore di un collage di articoli e notizie della stampa che ha avuto una smisurata fortuna editoriale anche in virtù del suo editore,  e per questo viene celebrato come l’unico baluardo contro la camorra napoletana, mentre i poliziotti, i carabinieri, e tutti gli altri che ogni giorno rischiano la vita per contrastare la criminalità organizzata, pare siano solo i figuranti dove c’è solo un protagonista, cioè Saviano. Ieri Saviano è stato insignito della causa honoris causa in giurisprudenza  dall’Università di Genova e subito dopo la cerimonia, con la toga indosso che avrebbe dovuto consigliargli rispetto e ricordargli che in Italia vige il principio della presunzione di innocenza  che vale anche per il cittadino Berlusconi,    ha dichiarato di dedicare l’ambito riconoscimento ai PM di Milano, Boccasini in testa, aggiungendo che oggi chiunque si oppone  ( a  Berlusconi, evidentemente) sa che l’aspetta fango e aggressione. E bravo Saviano. Lui pubblica con la casa editrice Mondadori che notoriamente appartiene alla famiglia Berlusconi e che è presieduta dalla di lui figlia Marina, in prima fila a difendere il padre, e sempre Saviano compare in TV, incassando una barca di soldi che un comune mortale non guadagnerebbe non in una ma almeno in tre o quattro vite, in una trasmissione prodotta  dalla Edilmond, società di produzione televesiva  facente capo sempre alla famiglia Berlusconi….e però non perde l’occasione per  mandargliela a dire a Berlusconi, così mentre con una mano prende  e come prende! da chi “aggredisce chi si oppone”  con l’altra tira schiaffi a chitanto  gli dà. E’ l’eterna doppiezza dei mediocri. g.

…..A margine di questa nostra nota, pubblichiamo sulle interessatre dediche di  Saviano ai PM di Milnao, una  dichiarazione di Vittorio Sgarbi:

Vittorio Sgarbi: “In un clima di conformismo e di assoluta violazione delle libertà individuali il facile attacco a Berlusconi ha determinato una comoda, opportunistica, ridicola decisione di Saviano: dedicare la laurea honoris causa, attribuitagli per moda e per compiacenza, ai magistrati di Milano che hanno aperto la più straordinaria inchiesta contro la libertà sessuale. Il conformismo dominante”, ha proseguito il critico d’arte, “determina l’attribuzione di lauree honoris causa perché esse possono essere usate strumentalmente. Forse sarebbe meglio darle a chi conosce la letteratura e non trasforma istinti e desideri in crimini. E voglio aggiungere che nella denuncia degli interessi mafiosi in Sicilia e in Puglia legati alla colossale truffa dell’eolico che comporta anche una distruzione del Paesaggi contro l’articolo 9 della Costituzione, non ho mai visto Saviano scaldarsi nonostante le mie sollecitazioni come nel sostegno alla battaglia dei magistrati di Milano”.


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DA FINI ALLA MELANDRI, MORALISTI PRIVI DI MEMORIA

Pubblicato il 22 gennaio, 2011 in Politica | Nessun commento »

Il Vaticano chiede più moralità, titolava ieri a tutta pagina il Corriere della Sera . Sai che notizia. È cir­ca duemila anni che cardinali e papi (Benedetto XVI lo ha fatto anche ieri) ripetono con forza l’invi­to, ogni volta inascoltati e alcuni spernacchiati da an­ticlericali e laici. Il collegamento con il caso Ruby è indiretto ma sono in molti a giocarci sopra. Da Fini a Bersani, tutti applaudono il Papa e si autochiamano fuori dal monito che riguarda sicuramente più loro di Berlusconi, avendo la Chiesa a cuore problemi come l’aborto, il divorzio, le manipolazioni genetiche e i matrimoni gay ben più delle frequentazioni private.

Fa piacere che il primo quotidiano d’Italia dia tanto spazio all’autorevolezza del Santo Padre, le cui paro­le sono solitamente confinate in poche righe nelle pa­gine interne. Ma si sa, queste sono le ore della grande ipocrisia. Fini che si indigna per la telefonata di Berlu­sconi in Questura e nasconde sotto lo zerbino le sue alla Rai per fare avere appalti alla suocera. La Melan­dri, che da ministra di Prodi amava frequentare le fe­ste in Kenia degli amici di Lele Mora e non pagare l’affitto di casa, va in tv e veste i panni indignati della grande moralizzatrice. Avviene tutto, e solo, nei salot­ti televisivi e sui giornali. Fa ridere vedere grigi opinio­nisti, intellettuali, donne con la puzza sotto il naso e tromboni attempati scodinzolare felici attorno a un gruppo di ragazzine dai costumi un po’ discinti ed elevarle a faro del Paese. Tutti lì, ad aspettare come vecchi bavosi un osso, cioè la nuova sensazionale ri­velazione piccante che potrebbe cambiare il corso della (loro) storia.

Tra i più attizzati ovviamente c’è Michele Santoro. Altro che Lele Mora. Più che un giornalista ormai è l’agente di mafiosi e presunte escort. Pende dalle loro labbra, certifica le loro verità. Prendiamo Nadia Ma­crì, la ragazza che ha raccontato in diretta i regali e le super prestazioni di Berlusconi. La giovane ha mo­strato in diretta gioielli e monili ricevuti in dono ad Arcore. Ha mentito. Il suo ex marito racconta oggi a il Giornale che quando li ha visti in tv si è arrabbiato non poco: quei regali glieli aveva fatti lui ed è in grado di provarlo.

Santoro quindi spaccia falsi. Quello che dovrebbe fare inorridire è che lo fa sulla tv di Stato. Non è l’uni­co. I giornalisti Rai di sinistra (quasi la totalità) hanno rotto gli argini. È una corsa a chi la spara più grossa. Li vedi, sono felici di zittire i pochi ospiti non allineati sulla tesi della Boccassini. Sorridono, irridono quan­do gli spieghi che questo è l’unico caso giudiziario dove le presunte vittime smentiscono di esserlo. Non sono stato concusso, dice il funzionario della Questu­ra. Non sapeva che ero minorenne e non mi ha tocca­to, sostiene Ruby. Non conta. Noi stiamo pagando il canone per essere presi per il naso, violentati nell’in­telligenza. Vogliono Berlusconi morto e prendere il suo posto. Ieri Berlusconi ha ufficializzato che non andrà da giudici che non hanno titoli per interrogar­lo. E Bossi si è fatto scudo umano: Silvio si riposi, fac­ciamo noi della Lega, ha detto il leader del Carroccio. Credo che ancora una volta abbiano stappato cham­pagne ma la festa non ci sarà, se non eventualmente nell’urna (e non sarà la loro). Alessandro Sallusti, 22 gennaio 2011

BERLUSCONI ALL’ATTACCO: FINI E’ UN EVERSIVO

Pubblicato il 22 gennaio, 2011 in Politica | Nessun commento »

Ne ha per tutti Silvio Berlusconi. Nel suo intervento telefonico al convegno del Pdl spara alzo zero sui pm e su Fini. “Non fuggo e non mi dimetto” il presidente del Consiglio è tornato a ribadirlo definendo la situazione attuale “insieme grave e paradossale”. Berlusconi ha parlato del “ricorso all’arma impropria dell’uso politico della giustizia. Ho reagito a un’autentica aggressione – aggiunge – e non fuggo e non mi dimetto. Per l’Udc e Fli ora sarei io che aggredisco perché reagisco a un autentico tentativo eversivo”.

“È normale in una normale democrazia che il presidente del consiglio sia sottoposto a uno spionaggio del genere?” dice il Cavaliere. Tornando a parlare delle intercettazioni: “Non sono state fatte a seguito di una notizia di reato, ma per costruire una notizia di reato. Dall’inizio del 2010 tutti gli ospiti ricevuti ad Arcore sono stati individuati e sottoposti a intercettazioni e anch’io lo sono stato”. Sul caso Ruby, ribadisce “le accuse sono inconsistenti e ridicole sul piano giudiziario”.

La giustizia e l’eversivo Fini “Siamo determinati a realizzare la riforma della giustizia che non siamo mai riusciti a fare non per mancanza di impegno, ma per l’opposizione prima di Casini e poi di Fini. Una riforma che è richiesta da ciò che sta avvenendo da anni in Italia”. Ha parlato di “disegno eversivo” e ha attaccato frontalmente Gianfranco Fini. “Dal 2008 al 2010 Fini, non a caso, ha bocciato tutte le possibili riforme della giustizia a partire dalla legge sulle intercettazioni. Poi, non a caso, è stata preparata, costruita e messa in atto la scissione di Futuro e Libertà“. A suo dire “il progetto era mettere in minoranza e mandare a casa, sommando i pochi voti a quelli della sinistra, il nostro governo eletto dagli italiani, ma il disegno eversivo è fallito”. Ed è a questo punto che “è scattata l’operazione giudiziaria”.

FONTE: IL GIORNALE, 22 GENNAIO 2011

CASO RUBY: LE INDAGINI SINORA SONO COSTATE OLTRE UN MILIONE DI EURO

Pubblicato il 21 gennaio, 2011 in Costume, Cronaca, Politica | Nessun commento »

Silvio Berlusconi I conti sono salati. Ha nove zeri il costo dell’inchiesta della Procura di Milano sul presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e gli altri indagati eccellenti per il presunto giro di sesso e soldi. In cifre: un milione 325.170 mila euro. L’importo è ipotetico, verosimile e presumibilmente anche sottostimato. Riassume i costi del colossal giudizario ma immaginando uno scenario improbabile e decisamente al risparmio: che l’esercito investigativo coi suoi apparati tecnologici si siano mossi e messi in funzione per un breve periodo e non per sei mesi, come invece è realmente accaduto nel corso dell’inchiesta. E non è finita. Il totale (parziale) della “fattura” è stato ricavato mettendo insieme il numero di intercettazioni (una media di 600 al giorno) di conversazioni telefoniche e anche di messaggi. I titolari delle utenze sono i soggetti di spicco ma non tutti (una trentina).

L’importo è stato moltiplicato per il costo di un’ora di intercettazione (media fissata in 12 euro e 30 centesimi). La cifra è stata sommata allo stipendio lordo mensile di un poliziotto (3 mila e duecento euro) per i 230 operatori che hanno lavorato a questa vicenda giudiziaria mettendosi alle calcagna degli indagati, poggiando l’orecchio per ore sulle loro telefonate, andando a perquisire in cassetti, archivi e quasi sotto le lenzuola. E cioè, dagli investigatori della polizia giudiziaria fino ai poliziotti delle Volanti della Questura di Milano.

Il numero delle intercettazioni si ricava leggendo le 389 pagine di allegati depositati dalla Procura alla Giunta per le autorizzazioni a procedere del Parlamento. Anche il settimanale «Panorama» le ha contate: quasi 27 mila intercettazioni per Lele Mora, l’agente delle star, 14.500 per Nicole Minetti consigliere regionale del Pdl, un migliaio abbondante per Emilio Fede direttore del Tg4, 6.400 per la stessa Ruby, alias Karima El Mahroug. L’elenco continua con 28 interrogatori, quindi sequestri, indagini bancarie e postali, traduzioni dallo spagnolo. E poi pedinamenti e perquisizioni: 14 ordinate all’alba del 14 gennaio. Insomma, al netto di tutte le approssimazioni possibili, finora l’inchiesta sulle ragazze di Berlusconi è costata un patrimonio. E probabilmente il prezzo della lista della spesa aumenterà.

Gli accertamenti infatti non sono finiti e non si sa neppure quando la Procura di Milano metterà la parola fine. A giorni il procuratore generale della Corte d’Appello milanese inaugurerà l’anno giudiziario elencando pregi e difetti della giustizia del distretto, capoluogo lombardo compreso, e dirà anche quanti soldi sono stati spesi nel 2010 per indagare e giudicare in nome del popolo italiano. Sul sito del ministero della Giustizia sono pubblicate le tabelle delle «aperture di credito disposte per il capitolo 1363 relativo alle spese per intercettazioni telefoniche, telematiche ed ambientali per gli uffici giudiziari del distretto» di Milano. Sono riepilogati l’importo e la data in cui è stato erogato.

Nel dettaglio: sei milioni di euro il 28 gennaio 2010, altri sei il 27 aprile, quattro e cinquecentomila il 10 settembre. Totale: 16 milioni e 500 mila, oltre 32 miliardi delle vecchie lire. Stando sempre ai dati ministeriali, la Capitale invece per le stesse esigenze investigative (ma non si sa il numero delle inchieste portate avanti rispetto a Milano) spende meno. Di seguito i numeri delle aperture di credito: 926 mila euro il 28 gennaio 2010, un milione e 258 mila il 27 aprile, quasi 250 mila euro in più il 10 settembre. Il Tempo, 21 gennaio 2011.

.….Un milione di euro, anzi 1,327.000 euro per scoprire che a Berlusconi piacciono le donne. E c’era bisogno di spendere tanti quattrini pubblici per scprire ciò che Berlusconi dice apertamente e pubblicamente. Francamente ci domandiamo perchè altrettanto spiegamento di mezzi e di uomini non vengono messi in campo per scoprire dov’è finita la bambina di  Brembate e tanti altri bambini scomparsi. Domanda retorica. Quei bambini e quelle scomparse sono….ordinaria amministrazone, mentre sputtanare il presidente del Consiglio val bene spendere tanti quattrini. Ecco perchè la vera colpa di Berlusconi è di non aver fatto la riforma della giustizia in tutti questi anni. Non per lui ma per le casse dello Stato. g.

QUEI SERMONI SENZA DECENZA, di Giuliano Ferrara

Pubblicato il 21 gennaio, 2011 in Costume, Politica | Nessun commento »

Mentre impazza sulla stampa e sopratutto sul web e, ovviamente, negli uffici giudiziari di Milano dove si scruta tra le lenzuola alla ricerca di chissà cosa mentre è a tutti noto ciò che sta sotto vi sta, l’ultimo salvagente pseudo moralistico degli antiberlusconiani, c’è chi riesce a distinguere tra politica e morale privata. Lo fa Giuliano Ferrara con unintervento sul suo quptidiano, IL Foglio, con l’articolo che vi proponiamo: I SERMONI SENZA DECENZA.Eccolo.

Sono imbarazzato. Come ateo devoto (definizione che mi sono appiccicato con ironia mal compresa da una cultura politica grossolana), mi ero messo nei guai. Guai seri, guai spirituali. Per aver predicato la «buona vita» come necessità razionale dell’esistenza moderna, per aver provocato e smaniato con i miei laici no all’aborto, al divorzio, alla pillola del giorno prima, del giorno dopo e alla kill pill (ho perfino presentato una lista di ispirazione etica che ha portato via 135.000 miseri voti a Berlusconi alla Camera); e per aver detto che il preservativo non può essere una bandiera, e che va bene il piacere ma il matrimonio è una cosa seria e si fa quando serve a fare famiglia e figli, non per soddisfare il legittimo Io gay e le sue voglie, e per aver sostenuto battaglie antieugenetiche nel referendum sulla fecondazione assistita, per tutto questo mi sono preso rampogne e sermoni di decenza da molti tra i quali Barbara Spinelli ed Enzo Bianchi, l’una sacerdotessa laica, l’altro monaco della Comunità di Bose.

La differenza cristiana, mi spiegava il monaco, è la libertà morale, di coscienza, e nel pluralismo delle forme spirituali possibili occorre cercare una verità non normativa, non dogmatica, aperta. Se un laico, che affetta una devozione posticcia, maurrassiana, da scomunica, predica criteri etici con disinvoltura, è che vuol fare politica, usare la religione come instrumentum regni, roba da imperatore Costantino, da patto scabroso tra chiesa e potere, una vergogna: firmato Bianchi. Se un laico non capisce le libertà di comportamento e di costume del moderno, tradisce se stesso, compie un’operazione ambigua, svilisce la religione e la ragione insieme, si mette al servizio di un ratzingerismo da gendarmi pontifici: ed è una vergogna, ha sostenuto la Spinelli contro di me e le mie povere idee.

Ora la sacerdotessa mi edifica con il «sermone della decenza», ieri su Repubblica, giornale interessante e vario in cui adesso si apre anche un capitolo di educazione spirituale dell’umanità, ciò di cui in fondo potrei anche compiacermi. E il monaco addirittura discetta sulla Stampa (sempre a prescindere da quel peccato originale che i preti progressisti considerano un ferrovecchio teologico, bizzarria psicoanalitica di un Agostino peccatore pentito) intorno alla lussuria, con la sua solitudine, la sua riduzione del piacere a cosa, la scissione del sesso dalla procreazione, e altre indecenze. Il tutto perché oggi politicamente conviene, ad atei e credenti della sinistra moralistica e teologica, criminalizzare moralmente un Berlusconi che, secondo me, va messo sotto accusa politicamente, ma lasciato in pace sul piano della sua morale privata, la quale non è un crimine e, se è un peccato (cosa che a me pare incontrovertibile) riguarda la sua coscienza e il suo direttore spirituale, visto che le feste di Arcore non sono atti pubblici, norme o leggi.

Per i lettori ignari di Repubblica e della Stampa, passi. Ma per me e per i lettori del Foglio, dico che dovrebbero essere risparmiati sermoni sulla decenza di vivere e sulla lussuria. Nessuna norma pubblica di morale o di diritto vieta di amare le ragazze, far loro dei regali, e convocarle per feste private in cui la messinscena del piacere, e scampoli di piacere anch’essi privati, rivestono un ruolo esteticamente grottesco ma moralmente iscritto nella sfera personale dell’Autore del copione, della sua libera coscienza, del suo modo di vivere molto moderno, della specifica differenza cristiana in cui è collocabile la sua cultura e la sua smania esistenziale. Gli stessi che chiudono un occhio (e anzi due) sulla deriva nichilista e mortuaria della civiltà d’oggi, sui suoi tic, sulle condizioni in cui vivono le minorenni e i minorenni a scuola, sul conformismo della trasgressione che avvilisce la maternità e la natalità, sulla manipolazione della vita e sulla distruzione di matrimonio e famiglia, tutto così fatale e inattaccabile se non da orrendi devoti turbati dal loro stesso accecamento conservatore; quegli stessi bardi di morale e di decenza abbiano la compiacenza di ripassare un’altra volta con le loro ipocrisie sulla vita lussuriosa del capo e sulla censurabilità dei suoi criteri di condotta. Non si può passare la vita ad abbassare la soglia della norma etica, e poi issare un muro di filisteismo moralistico contro il nemico politico. La lezione è rinviata a tempi migliori. Grazie. Giuliano Ferrara, Il Foglio, 21 gennaio 2011

IL CASO DI RUBY NELLE LETTERE A DAGOSPIA

Pubblicato il 20 gennaio, 2011 in Costume | Nessun commento »

Lettera 25
Brava la Palombelli. Ha detto le cose come stanno. Premetto che a me non interessa cosa faccia Berlusconi in casa sua, che trovo abnorme l’impiego di mezzi e soldi per spiare, intercettare, perquisire, interrogare per un anno tutti quelli che frequentavano le sue residenze. A me hanno rubato un telefonino, ho fatto denuncia, il PM ha stabilito che non si poteva cercare con il sistema delle celle perchè costa troppo. Mi sono chiesta: se cercare un solo telefonino costa troppo, quanto è costata l’inchiesta su Berlusconi? E per scoprire cosa? Ha ammazzato qualcuno? Ha spacciato droga? No, forse faceva il porcello in casa sua. E chi se ne frega? Ma quello che ha fatto notare la Palomba e che ho sempre pensato anch’io è proprio il concetto dell’assenza di vittime.

O meglio l’unica vittima è lui che come tutti gli uomini con le donne è un cretino. Queste erano una banda di affamate di soldi che, se è vero quello che dicono, gli hanno spillato un sacco di quattrini. Altro che minorenni sprovvedute! Sfruttamento della prostituzione? Ma chi sfrutta la prostituzione ci guadagna! Lui ci ha solo rimesso! Lo sfruttato è lui! Solo chi vuole negare l’evidenza non ammette che questa indagine è stata fatta solo perchè si tratta di Silvio Berlusconi, da giudici che sono nemici politici, con violazione del segreto istruttorio e abnorme spreco di soldi pubblici. Almeno ci fosse risparmiata la morale! Tutti moralisti! Tutti puri! Tutti integerrimi! Mi viene il vomito a leggere gli articoli di tutti i novelli Savonarola con i peccati degli altri! La morale lasciamola a Dio, solo lui ci può giudicare quando non ci sono reati e qui non ce ne sono!

Lettera 26
Caro Dago, leggo sempre più spesso che da sinistra si lamenta il silenzio del Vaticano sul puttanaio (nel senso letterale del termine) di Hardcore. Ma è la stessa sinistra che ogni volta si lamenta se il Vaticano si ingerisce nelle cose italiane? Si mettessero d’accordo: quando conviene è giusto che il Vaticano si esprima, quando non conviene, allora apriti cielo! Anch’io sono di sinistra, ma anziché lamentarmi del silenzio papalino sul bunga bunga, ne sono felice, perché forse inaugura una nuova stagione nella politica vaticana: quella del farsi i cazzi propri e non mettere più il becco nelle questioni del nostro Paese. Se poi vogliono, possono fare tutti i commenti che ritengono usando l’Osservatore Romano, così come fanno vari Financial Times, El Pais ecc.


Lettera 28
Egregio direttore, Ora il Presidente Berlusconi, l’uomo che “straborda” di poteri in tv pubbliche e private, si “becca” da Floris anche il diniego di rispondere a Ballarò su argomenti che lo vedono in primo piano e…deve star zitto! Questo sarebbe il dittatore che circola per i palazzi, il fascista che fa “il proprio comodo”, il potente che approfitta della sua posizione istituzionale, ecc. Ma di cosa stiamo parlando? Di cosa scriviamo da mesi, chi poniamo alla gogna? E’ ora di finirla, andiamo al voto e contiamoci, sperando che non facciano come per il referendum Fiat: se vincono bene, se perdono, “l’è tutto da rifare”!
Grazie per l’attenzione e buon lavoro
L. C. G. – Montepagano (Te)

Fonte: dagopsia

NAPOLITANO E DUBCEK, AMATO E VITTORIO EMANUELE

Pubblicato il 20 gennaio, 2011 in Costume | Nessun commento »

Oggi il Capo dello Stato, Napolitano,  ha reso omaggio ad Alexander Dubcek, lo sfortunato leader della Primavera di Praga in occasione dello scoprimento di un busto marmoreo dedicato alla sua memoria. Per l’occasione Napolitano ha avuto parole di omaggio per l’ormai scomparso statista cecoslovacco che pagò duramente la contrapposizione all’Unione Sovietica tanto da finire a fare il manovale,  anzi il netturbino in un parco  pubblico. Che strano! Napolitano, al contrario, per non essersi mai opposto all’Unione Sovietica, per non averla criticata per la invasione cecoslovacca come per quella ungherese è salito sullo scranno più alto della Repubblica Italiana dal quale, anche oggi, ha dichiarato che essendo ormai finite le ideologie, occorre richiamarsi ai “valori comuni”. Tra i quali, per noi, rimane prioritario il Valore della dignità umana che fu a lungo calpestato dall’Unione Sovietica senza che mai, nemmeno per un istante, ciò fosse motivo di dissenso da parte dei comunisti italiani. I quali, oggi, senza abiure di sorta rispetto al loro passato, si ergono a giudici morali degli altri, anche di quelli che, a differenza loro, mai mancarono di dissentire e di protestare contro le malvagità del regime sovietico. Proprio a proposito di Dubcek e dell’invasione sovietica della Repubblica cecoslovacca nell’ormai lontano 20 agosto 1968, ci sovviene il ricordo di una grande bandiera cecoslovacca cucita in fretta e furia ed affissa la sera del 21 agosto 1968 dinanzi al Municipio di Toritto insieme ad un cartello che inneggiava a “Praga libera”. Furono i ragazzi di destra che attuarono il blitz, senza attendere che l’Unione Sovietica crollasse sotto i colpi della voglia di libertà dei popoli che ne erano stati oppressi per 60 anni. Ma gli attuali post-comunisti, compreso Napolitano, dov’erano quel 21 agosto di 43 anni fa?

Sempre oggi l’on. Amato, presidente del Comitato per i festeggiamenti dei 15o anni dell’Unità Nazionale, ha reso noto che il 17 marzo prossimo, Giornata del Tricolore, il Capo dello Stato si recherà a rendere omaggio al Milite Ignoto all’Altare della Patria e poi si recherà al Pantheon per rendere omaggio a Vittorio Emanuele 2°, primo Capo dello Stato dell’Italia unita. Immediatamente dopo, Amato si è precipitato a precisare che la visita al Pantheon non apre la strada alla eventuale futura tumulazione in quel luogo di altri sovrani. E’ evidente il riferimento sia a Vittorio Emanuele 3°, sia a Umberto  2°, gli ultimi Re d’Italia,  che riposano in terra straniera perche esiliati oltre che in vita anche in morte,  e che a loro volta furono Capi dello Stato dell’Italia unita.

Più inutile ed improvvida precisazione l’on. Amato non poteva fare anche perchè proprio quando ci si sforza da parte di tutti, ad iniziare dallo stesso attuale Capo dello Stato, a trovare le ragioni dello stare insieme superando quelle delle divisioni, ci è sembrata la dichiarazione di Amato una evidente e macroscopica contraddizione rispetto alle esortazioni allo stare insieme e al significato e allo spirito delle celebrazioni del 150° dell’Unità Nazionale. D’altra parte, senza essere monarchici, vorremmo ricordare ad Amato che anche andare a rendere omaggio al Milite Ignoto, le cui spoglie furono individuate tra le salme di tanti Caduti ignoti della prima guerra mondiale e dimenticare che quella guerra ebbe come Comandante supremo il Re Soldato, cioè Vittorio Emanuele 3°, è in sè una sciocca contraddizione, e ancora preoccuparsi di assicurare  (chi?) il mantenimento in esilio delle salme degli ultimi re di Casa Savoia che tanta parte ebbe nell’Unità Nazionale è in stridente contrasto con lo spirito di pacificazione nazionale  che almeno in occasione delle celebrazioni unitarie dovrebbe prevalere sull’odio e sulla vendetta. Ci pare appena il caso di ricordare che tante altre Nazioni, dall’Austria alla Romania, alla Bulgaria, hanno riaperto le loro frontiere alle Salme dei loro Sovrani  morti in  esilio e le hanno accolte  in Patria con grande affetto e rispetto. Perciò,  proprio il 150° anniversario dell’Unità Nazionale poteva  e doveva essere una grande occasione per far cessare anche per i Morti l’esilio che è giustamente  cessato per i vivi. Ma le parole di Amato ci sembra che non schiudano le porte del rispetto  e anzi le rinserri nel nome dell’odio. Così si snaturano le celebrazioni unitarie e si rafforzano le ragioni delle divisioni interne. g.

E’ IL CANONE RAI LA TASSA PIU’ ODIATA DAGLI ITALIANI

Pubblicato il 20 gennaio, 2011 in Cronaca, Economia | Nessun commento »

E’ il canone Rai la tassa più odiata

E' il canone Rai la tassa più odiataLe imposte “più indigeste” per i contribuenti italiani sono: il canone rai (per il 47,3%), il bollo auto (14,5%), l’Ici (12,7%), la tassa sulla nettezza urbana (12,1%) e l’Irpef (11,6%). E’ quanto emerge dalla ricerca Censis-Commercialisti, realizzata su un campione di 1.000 contribuenti, sul rapporto degli italiani con il sistema fiscale.

La grande maggioranza degli italiani giudica elevato il carico fiscale. La pensa così l’81% dei contribuenti. La ricerca mostra che per il 36% degli italiani il Fisco è “ingiusto”.

Per sei italiani su 10 l’evasione fiscale negli ultimi tre anni è aumentata. Per il 44,4% degli intervistati, rileva la ricerca, l’evasione è “il principale problema del fisco”.

PUNITO BERLUSCONI, TUTTI SAREBBERO CONTROLLATI, l’editoriale di Mario Sechi

Pubblicato il 20 gennaio, 2011 in Politica | Nessun commento »

Silvio Berlusconi Ho cominciato a fare il cronista quando scoppiò Tangentopoli. Ricordo bene quegli anni, l’Italia stava cambiando, celebrava la morte del Caf, applaudiva l’impallinamento del “Cinghialone” (Craxi) e il Nord esultava per la nascita della Lega che in Parlamento allora agitava il cappio. Quell’epoca ha prodotto un cortocircuito mai riparato: la supremazia del potere giudiziario sull’esecutivo e il legislativo, la riduzione del Parlamento a soggetto sub-iudice non del popolo (che vota), ma dei sostituti procuratori. La debolezza della politica ha lasciato un vuoto, le toghe l’hanno occupato dissolvendo il rapporto tra la magistratura e il Pci. Quel legame non serve più, i giudici oggi approvano e respingono le leggi, fanno e disfano i governi. È accaduto a Prodi. Sta accadendo a Berlusconi. Il premier ha commesso non pochi errori, doveva proteggere la sua casa e intimità, guardarsi da certi amici, comportarsi con più sobrietà e lasciar perdere «il bunghificio».
Detto questo, i governi non cascano per un attacco di bacchettonite acuta del pm di turno che curiosa nelle mutande altrui. La demolizione dell’articolo 68 della Costituzione, quello dell’immunità parlamentare che saggiamente i padri costituenti avevano previsto per evitare il dispotismo giudiziario, è stata un errore. La sinistra cavalca ancora il giustizialismo, accompagnata da uno smemorato che faceva parte della destra e un post-democristiano che la Balena Bianca l’ha vista morire sotto i colpi dei giudici. Sperano di raccogliere i frutti della battuta di caccia a Berlusconi. Si illudono. Se cade il Cavaliere, sarà la magistratura a nominare il nuovo governo. Perché punito Berlusconi, saranno controllati tutti. Mario Sechi, Il Tempo, 20 gennaio 2011

.…..dove lo smemorato (non di Collegno) è Fini  e il post-democristiano è Casini, che meglio del primo dovrebbe ricordare  il vero e proprio  martirio di cui furono vittime i democristiani all’epoca di tangentopoli, primo fra tutti il suo “padrino”  politico, Arnaldo Forlani, imputato “perchè non poteva non  sapere”  dei finanziamenti illeciti al partito e finito “affidato” ai  servizi sociali come un delinquente qualunque. g.

BERLUSCONI DEVE LASCIARE? A DOMANDA, RISPONDE

Pubblicato il 20 gennaio, 2011 in Politica | Nessun commento »

Un lettore de Il Giornale scrive una lettera ed espone, alla luce dell’ultima ennesima azione giudiziaria contro Berlusconi, i dubbi che sono di tutti, di tutti i militanti del PDL e in genre degli elettori  che hanno votato per Berlusconi e sono pronti a rivotarlo. Alla lettera del lettore risponde il direttore, Alessandro Sallusti, con la sua prosa asciutta che va dritta al cuore dei problemi. Vale la pena di leggere la domanda del lettore e la risposta del direttore, condividendone l’una e l’altra.  Eccole.

Egregio direttore,

ero berlusconiano, so­no berlusconiano e domani vorrei esse­re nuovamente berlusco­niano. Sono un piemontese che lavora 300 giorni l’an­no senza mai abusare di mutua o di ferie, un ragaz­zo che a 25 anni si è sposato per amore e perché la fami­glia è l’unica possibilità di ambizione fondamentale nella vita, un ragazzo che domani vorrà dare la possi­bilità ai propri figli di vive­re meglio di oggi, con coe­renza e positività. Vorrei es­sere convinto al 110 per cen­to che Silvio è il bene per il futuro e non solo per il pas­sato. Da italiano e da eletto­re fedelissimo mi chiedo se non sia meglio che Silvio si dimetta. Lasci la poltrona a Tremonti, a Letta, a Maro­ni, a Brunetta. Nel frattem­po vada da chi lo accusa e lo sbugiardi. Credo che l’Italia oggi per sconfiggere la crisi non possa più per­mettersi di vivere alla gior­nata. Un saluto da un lettore af­fezionato. B.L.

Caro lettore,

si consoli. Non è l’unico berlusco­niano ad essere assalito in queste ore da dubbi e perplessità. Chi sta dalla parte del premier, e legge per esempio questo gior­nale, credo abbia suffi­cienti argomenti per capi­re e sostenere che siamo di fronte non a un’inchie­st­a giudiziaria ma a un ag­guato della magistratura politicizzata, a un linciag­gio mediatico, indegno di un Paese civile e libera­le, che arriva a ironizzare sulla posizione in cui il malcapitato dorme (che tra l’altro è uguale a quel­la di milioni di italiani). Lei quindi sa che i pm di Milano hanno violato leggi e regole e che quin­di, ben conoscendo qua­le razza di casta governa sul palazzo di giustizia, quel tribunale non può garantire all’imputato Berlusconi la serenità e l’imparzialità che si chie­de a un giudice. Avendoci seguito in questi giorni, lei sa di che pasta sono fatti i morali­sti alla Ezio Mauro, il di­rettore di Repubblica che, ai tempi del caso Clinton-Lewinsky, difese il democratico presiden­te sostenendo che la lea­dership di un Paese non può essere distrutta da uno scandalo sessuale.

Lei forse non sa, ma glielo raccontiamo oggi, che i due giornali più indignati per le frequenta­zioni con ragazze di dubbia moralità, il Corriere della Se­ra e Repubblica , sfruttano la prostituzione (nessuno può escludere se minorile o no) pubblicando a pagamento annunci nei quali giovani escort si offrono ai lettori. Potrei continuare questo elenco all’infinito. Mi fer­mo qui. Lei quindi sa di che cosa stiamo parlando (acca­nimento giudiziario e dop­pia morale) ma, nonostante questo, dice: adesso basta, Berlusconi si ritiri e passi la mano a un uomo del Pdl af­finché mio figlio possa vive­re in un Paese dove il gover­no si occupa delle cose che riguardano il suo futuro e non dei guai del premier. Capisco il senso dell’equa­zione (via Berlusconi, via i problemi), ma si tratta di una suggestione, un’illusio­ne alimentata ad arte, la me­ta dove vogliono portarla, e vedo che ci stanno riuscen­do, Fini, Casini, Bersani, Vendola e Di Pietro, spalleg­giati da giornali e program­mi televisivi complici. Che cosa vogliono questi signori? Un Paese migliore? Se fosse vero, se ne fossero capaci, non avrebbero falli­to alla prova dei fatti quan­do è capitata l’occasione e quindi il potere di farlo. Se avessero avuto un progetto interessante per suo figlio sono certo che lei, come qualsiasi buon padre, avreb­be votato in passato uno di loro e non Berlusconi. Lei crede davvero che, via Berlu­sconi, il Pdl sia oggi in grado di resistere all’assalto di Ca­sini, Fini (quello che svende i gioielli di famiglia politica al cognato e raccomanda la suocera in Rai) e della sini­stra? Lei crede che il comu­nista Napolitano si oppor­rebbe a sovvertire in poche ore il risultato elettorale, cioè la volontà popolare? Io penso che lei sia in buo­na fede, ma non per questo politicamente sprovveduto al punto di non capire che un minuto dopo le dimissio­ni del premier nulla sarà più come prima, neppure il futuro di suo figlio. Se l’Ita­lia ha imboccato la via del federalismo, cioè della mo­dernità fiscale e ammini­­strativa, è certo merito del­la Lega. Ma è stato possibi­le, e c’è una probabilità che ciò accada davvero, solo perché Berlusconi ha dife­so questa riforma dagli as­salti di alleati e avversari ri­masti ancorati al centrali­smo ladrone e sprecone. Se lei e suo figlio potete spera­re di avere un giorno un fi­sco equo è perché Berlusco­ni si è messo di traverso ri­spetto a qualsiasi ipotesi, comprese quelle di Tre­monti, che lo Stato risolva i suoi problemi mettendo le mani nelle nostre tasche. Se suo figlio può sperare di trovare un giorno lavoro è perché Berlusconi perso­nalmente ha tenuto tutto il governo al fianco di Mar­chionne e non della Cgil nel caso Fiat. Se sua moglie si sente un po’ meno insicura passeggiando in città è per­ché Berlusconi ha imposto, insieme a Bossi, una dura lotta all’immigrazione clan­destina non cedendo alle si­rene buoniste presenti an­che dentro la maggioranza. È falso dire che questo go­verno non c’è più: in poche settimane ha superato ben due voti di fiducia. È falso sostenere che la maggioran­za è morta: anche ieri ha su­perato senza problemi due delicate votazioni sia alla Camera sia al Senato. Sen­za Berlusconi premier que­sto non sarebbe avvenuto, né potrebbe avvenire in fu­turo. Quando Casini dice, come ha fatto ieri, che sen­za Berlusconi la maggioran­za sarebbe più forte, pren­de in giro gli italiani. Lui sì, ovviamente, sarebbe più forte, ma per fare cosa? In­sieme a Fini e Bersani, smonterebbe il federali­smo in cinque minuti, in dieci aumenterebbe le tas­se per riprendere a distribu­ire soldi ad amici e parenti, in trenta bloccherebbe la ri­forma dell’università invi­sa alla casta dei loro compa­ri baroni. E così via. Mi creda, al momento sol­tanto Berlusconi ha la forza di tenere insieme questa ar­mata, magari un po’ pastic­ciona, che è il Pdl. Non per­ché il premier sia super­man, ma perché è l’unico che ha i voti, e quindi la for­za, sufficienti per farlo. Non è il momento di cadere nel tranello mediatico-giudizia­rio. La lusinga del cambio in corsa e in casa è come quel­la di Cappuccetto Rosso: per mangiarci meglio. Il boc­cone siamo noi moderati e liberali. Che siamo abituati ad altri metodi. Se non riu­sciamo ad andare avanti ci ricontiamo nelle urne. Non dobbiamo avere paura di farlo, se sarà il caso, anche questa volta. Le votazioni di ieri in Parlamento dicono che, al di là dei necrologi già scritti dalle opposizioni, il momento non è questo. Aspettiamo. Preferisce tu­rarsi il naso o consegnare suo figlio a Fini e a Di Pie­tro? Alessandro Sallusti.

Fonte Il Giornale, 20 gennaio 2011