QUEI BACCHETTONI FEROCI E SENZA FEDE
Pubblicato il 19 gennaio, 2011 in Politica | Nessun commento »
È da un pezzo che viviamo immersi in un fetido intruglio di ferocia e sentimentalismo, crudeltà e buonismo, perfidia e melensaggine. Del resto il tratto principale dello spirito del nostro tempo potrebb’essere proprio la sua inesauribile capacità di alternare e mescolare in modi sempre più inverecondi, nei suoi diversi menu, tutte le possibili forme dell’umana fasullaggine. Questa sua vocazione falsaria il genio del nostro tempo la sta oggi esprimendo, ovviamente, un po’ dappertutto nel mondo, producendo ovunque effetti più o meno devastanti, ma in nessun altro Paese della terra questi effetti sono forse orripilanti come quelli che si registrano oggi nel nostro. In nessun altro luogo del pianeta è infatti possibile assistere, oggi, a uno spettacolo ributtante come il trescone persecutorio che da ormai tre lustri sta infuriando, in forme sempre più micidiali, intorno a un uomo che agli occhi dei suoi linciatori ha fin troppo manifestamente la sola colpa di essere un geniale e lieto beniamino della vita. Ma quale sarà mai la vera radice di quella passione letale che è l’inestinguibile odio che corrode e divora l’anima di questi poveri ossessi, istigandoli a tornare senza posa a sfregiare, con il loro dissennato accanimento politico, mediatico e giudiziario, l’immagine stessa del nostro Paese nel mondo? Non basta parlare d’invidia. Non basta parlare di rabbia. Non basta parlare di rancore e di volontà di vendetta. Occorre parlare anche di disperazione e di empietà. Nonché, anzi forse soprattutto, di feroce bacchettoneria.
Questi boriosi sbandieratori di questioni etiche e morali sono infatti in primo luogo dei disperati bacchettoni. Bacchettoni – va da sé – senza fede, senza nessuna fede, salvo, naturalmente, quella che essi hanno nella loro buffa pretesa di essere, nonostante tutte le severe bocciature impartite loro dalla storia, la crème spirituale del paese, se non del mondo. Nulla di più ridicolo. Eppure proprio in questa bacchettoneria senza fede è racchiuso forse tutto il sugo di quella micidiale ideologia, sopravvissuta al crollo delle sue sorelle e cuginette comuniste e nazifasciste, che è la superstizione laicista. La quale in effetti consiste appunto nell’illusione di poter recidere ogni legame fra l’etica e il sacro, la morale e il sentimento religioso, l’Europa e le sue radici cristiane, il senso della giustizia e quello della giustizia divina. Illusione ormai confutata dagli effetti micidiali che ha prodotto negli ultimi due secoli, e tuttavia ancora oggi capace, da noi, di produrre sciami di demoni assolutamente identici a quelli così descritti da Nietzsche nella sua «Genealogia della morale»; «Noi soltanto siamo i buoni, i giusti – dicono costoro, – noi soltanto siamo gli uomini di buona volontà». Si aggirano tra noi come rimproveri viventi. Oh, quanto costoro sono pronti, in fondo, a far espiare! Quanta è la loro sete di diventare carnefici! Pullulano tra loro i bramosi di vendetta travestiti da giudici, che hanno sempre in bocca una bava avvelenata, sempre con una smorfia sulle labbra, sempre pronti a sputare su tutto quanto non ha l’aria scontenta e va di buon animo per la sua strada. Fra costoro non manca neppure quella nauseabonda genia di vanitosi, aborti di menzogna, che mirano a fare da «anime belle», e a esibire sul mercato, avvolta in versi e in altri pannolini, la loro malconcia «sensualità come purità di cuore: la genia degli onanisti morali».Ruggero Guarini, IL Tempo, 19 gennaio 2011
RAI 3 CENSURA IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO: HA CHIAMATO BALLARO’ MA FLORIS NON RISPONDE
Pubblicato il 19 gennaio, 2011 in Cronaca, Politica | Nessun commento »
Censurato dal “servizio pubblico”. Non è successo a un cittadino qualunque, ma al presidente del Consiglio. Ieri sera Silvio Berlusconi ha telefonato a sorpresa alla trasmissione Ballarò, dedicata quasi interamente alla vicenda Ruby, ma il conduttore Giovanni Floris, ormai in chiusura, ha deciso di non farlo intervenire in trasmissione. Lo ha riferito, prima della chiusura della puntata, lo stesso Floris.
“Ha telefonato – ha detto il conduttore – il presidente Berlusconi; ma visto come era andata l’ultima volta, lo abbiamo invitato a venire da noi la prossima settimana”. Floris si è riferito all’ultima telefonata del premier alla trasmissione, quando egli ha chiuso bruscamente e polemicamente la telefonata rifiutando di rispondere ad alcune domande. Dalla redazione di Ballarò, come per scusarsi, viene fatto presente che domenica scorsa il presidente del Consiglio era stato invitato a partecipare proprio alla trasmissione di questa sera. Nel frattempo gli hanno buttato giù il telefono in faccia. Il giornalista dice anche “naturalmente ribadiamo il nostro invito già per la prossima puntata: già da martedì il presidente del Consiglio potrà venire a Ballarò per confrontarsi con gli altri ospiti e per rispondere alle nostre domande”. E quanto alla puntata, per Floris è stata “una puntata utile, in cui si sono confrontate civilmente visioni molto diverse di quanto accaduto in questi giorni”.
.…..Insomma in Italia, un modesto conduttore della televisione pubblica, pagato con i soldi dei cittadini la cui maggioranza ha votato per il presidente Berlusconi, può decidere di impedire al presidente del Consiglio, oggetto di una squallida puntata di un programma datato, di dire la sua sulla vicenda di cui è accusato di essere protagnista. Siamo alla frutta della democrazia in questo Paese! g.
FIAT: UN “SI” CHE UMILIA LE SINISTRE
Pubblicato il 18 gennaio, 2011 in Economia, Politica | Nessun commento »
Vince chi prende più voti. Accade e viene riconosciuto non soltanto in tutte le democrazie del mondo, ma anche in ogni libera associazione, perfino nelle bocciofile emiliane tanto care a Bersani. A Mirafiori il 54% dei dipendenti ha detto sì all’accordo per nuovi investimenti e il 46% ha detto no. Eppure larga parte della sinistra ha festeggiato e brindato.
Sindacalisti, politici, intellettuali e giornalisti hanno raccontato perché e per come ha perso chi ha vinto, con un singolare rovesciamento del significato del voto e quindi della stessa regola principe della democrazia partecipata. Si è parlato di risultato “sul filo del rasoio” (otto punti di differenza non sono proprio niente), si è ragionato di lavoratori, quelli del sì, privi di dignità e orgoglio (“uomini e no” il titolo del Fatto), si è scritto che “hanno detto no quasi tutti” (mandate le tabelline alla direttora dell’Unità), hanno insomma fotografato il referendum applicando il filtro rosso dell’ideologia salottiera di sinistra, grazie al quale il voto “amico” è “più responsabile” e come tale vale doppio.
LA PERSECUZIONE GIUDIZIARIA DI BERLUSCONI E’ COSTATA SINORA 300 MILIONI DI EURO. CHE NON PAGANO I MAGISTRATI MA GLI ITALIANI
Pubblicato il 17 gennaio, 2011 in Cronaca, Politica | Nessun commento »
È il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini a fare i conti. «Sono i numeri a dimostrare la persecuzione giudiziaria di cui è vittima ormai da diciassette anni Silvio Berlusconi: 105 procedimenti avviati, 1.000 magistrati coinvolti, 530 perquisizioni, 2.500 udienze, 10 assoluzioni e 13 archiviazioni. Nonostante questo spiegamento di forze un solo numero manca all’appello, quello di una condanna. Per questo motivo la maggioranza degli italiani ha capito da tempo da che parte stare e rinnova la sua fiducia nei confronti del premier e del suo governo che continuerà – conclude il ministro – a lavorare per il bene del Paese». Le cifre fornite dal ministro sono impressionanti. Ma quanto costa allo Stato, e dunque a noi contribuenti, la campagna giudiziaria contro il Cavaliere? In realtà a comunicare i primi dati sull’offensiva era stato lo stesso Berlusconi lo scorso 14 gennaio in un messaggio inviato ai promotori della libertà riferendosi a «una persecuzione che si è articolata su 105 indagini e in 28 processi, il record assoluto credo di tutta la storia dell’uomo in qualunque paese del mondo. Questi processi hanno impegnato i miei difensori in 2.560 udienze, con più di 1.000 magistrati intervenuti con un costo, per me, di oltre 300 milioni di euro in avvocati e consulenti e credo con un costo di pari importo per lo Stato e quindi per i contribuenti» ha detto il premier. In tutto 28 processi – aveva ricordato il premier – che hanno dato luogo a 10 assoluzioni, 13 archiviazioni mentre sono 5 i processi ancora in corso. Inoltre «nessuno di questi processi è collegato alla mia attività di governo come presidente del Consiglio».
In realtà, il costo sostenuto dallo Stato potrebbe risultare molto più alto rispetto ai 300 milioni di euro stimato da Silvio. Cui andrebbero aggiunte le spese effettuate per le intercettazioni. In generale sono costate oltre 272 milioni di euro le intercettazioni telefoniche e ambientali nel corso del 2009: sotto controllo 119.553 telefoni e 11.119 ambienti. Questi, almeno, gli ultimi dati del ministero della Giustizia comunicate lo scorso 16 giugno dall’Associazione nazionale magistrati sulle intercettazioni. L’unico numero che è stato invece ricavato con un ragionamento è quello delle persone intercettate: sono meno di 40mila, cioè lo 0,07 della popolazione italiana; un dato questo che si ottiene dividendo il numero delle utenze sottoposto a controllo per tre, visto che in media ogni persona intercettata utilizza tre o più numeri telefonici. Complessivamente i «bersagli» sono stati 132.384, poco meno dell’anno precedente, quando si erano attestati su 137.086. Rispetto al 2008 però c’è stato un aumento di spesa, visto che allora le intercettazioni erano costate poco più di 233 milioni di euro.
La gran parte della spesa è rappresentata dal noleggio degli apparati per intercettare (computer, server o altro materiale informatico) costato nel 2009 ben 214 milioni di euro. Altri 45 milioni di euro sono stati pagati alle compagnie telefoniche per il noleggio delle linee. Linee che invece in Paesi come la Francia e la Germania vengono fornite a costo zero. Non solo. Secondo un recente articolo apparso sul Sole24Ore, Il budget dell’Italia per la giustizia, circa 7 miliardi di euro, è il più alto d’Europa. Oltre due terzi degli stanziamenti – più di 5 miliardi – sono assorbiti da capitoli di spesa che hanno a che fare con gli stipendi e più in generale con il costo del lavoro. Intanto, i 7,2 miliardi destinati dall’Italia al comparto giustizia (nel 2006 erano il 7% in più), nel 2010 sono saliti a 7,4 miliardi. Tra il 2011 e il 2013, le previsioni indicate nella legge di stabilità riportano i fondi intorno ai 7 miliardi. Camilla Conti, Il Tempo, 17 gennaio 2011
.…..A proposito di giustizia, ieri sera il presidente della Camera Fini è stato ospite di Fabio Fazio alla saporifera trasmissione “Che tempo che fa”. Tralasciamo l’evidente buonismo di Fazi che ha evitato acccuratamente di fare domande “insidiose” a Fini, ma vale la pena di sottolienare invece il “buonismo” ipocrita di Fini verso Berlusconi. A proposito dell’ultimo caso surreale di cui è vittima e protagonista il capo del governo, Fini ha detto “di comprendere il fastidio di Berlusconi il quale però deve andare dai Magistrati difendersi anche perchè i magistrati che sbagliano pagano”. Incredibile. Intano, Fini nel caso Montecarlo è stato trattato da cittadino diverso dagli altri e per il quale non vale la regola che la legge è uguale per tutti, ma fa specie sentire un addetto ai lavori dire che i magistrati che sbagliano pagano. Forse vive in un altro pianeta per dire una baggianata simile. g.
ANCHE SE FOSSE, HANNO GIA’ DEMOLITO IL DOPO BERLUSCONI, l’editoriasle di Mario Sechi
Pubblicato il 17 gennaio, 2011 in Politica | Nessun commento »
Il sismografo del Bungaleaks oggi dovrebbe toccare il suo picco. Il tam tam delle redazioni dice che le carte saranno un libro aperto per tutti e l’operazione di sputtanamento del presidente del Consiglio sarà completa. Le gazzette delle procure hanno impaginato ampie anticipazioni dello spettacolino a luci rosse. C’è anche chi ha emesso la sentenza di colpevolezza e previsto qualche nottata in carcere per Berlusconi. Ah, il Cavaliere Nero in cella, il sogno della sinistra che si materializza come una favola bella. Il partito dei bacchettoni ne è certo: l’inchiesta «la qualunque» è al titanio, la caccia a “’u pilu” ha dato i suoi frutti, Berlusconi stavolta non sfuggirà alla rete elettrica della giustizia, il suo destino è segnato. Bene, poniamo che sia così. E dopo? Dopo aver stappato in piazza lo champagne e brindato alla liberazione dalla terribile dittatura del Cav che si fa? Non è che si torna a casa come se nulla fosse. No, qualcosa dopo succede.
Provo a buttare giù uno scenario di scuola realista: il cambio di regime per mano giudiziaria non sarà una passeggiata, gli elettori del centrodestra non la prenderanno benissimo, la tensione salirà al massimo livello, ci saranno alti e nobili appelli alla calma e alla collaborazione istituzionale, ma c’è da fare i conti con una realtà chiamata «popolo», non proprio una cosa astratta. Chi glielo spiega a quelli che il loro leader è stato fatto fuori perché secondo i pm non sta bene agitarsi troppo sopra e sotto le lenzuola? Il nocciolo della faccenda è tutto qui, è una questione che dovrebbe pesare come un macigno, ma vedo che il problema è considerato un dettaglio. Poveri illusi. L’Italia non è l’America, non siamo figli della rivoluzione protestante di Martin Lutero, ma pecorelle smarrite del gregge di Gesù Cristo che con i piccoli e grandi guai della vita hanno un rapporto assai diverso rispetto a quello di un signore in bombetta che passeggia nella City. Siamo italiani, sarebbe buona cosa ricordarlo. Come sarebbe utile ricordare che la democrazia non è una cosa astratta.
La decapitazione di Berlusconi sarebbe un evento traumatico. Una classe dirigente responsabile avrebbe il dovere di immaginare un soft landing, un atterraggio morbido per il Cavaliere e la storia collettiva che la sua figura si porta dietro. Invece no. Forze irresponsabili lavorano al crash del velivolo in mezzo al centro abitato. Sarà una catastrofe. Nel migliore dei casi si andrà dritti a elezioni anticipate e a una vittoria a mani basse di Berlusconi che dopo l’uno-due Consulta-procura di Milano ha buon gioco a dire che è un perseguitato dai magistrati. Se poi qualcuno pensa di non votare, la porta dell’incubo si spalanca. Questo è il dopo che ci attende: un Paese ancor più diviso, lacerato, arrabbiato, spaccato in guelfi e ghibellini. Il dopo Berlusconi è già stato demolito per mano degli sfascisti. Mario Sechi, Il Tempo, 17 gennaio 2011
MESSAGGIO DI SILVIO BERLUSCONI AGLI ITALIANI
Pubblicato il 16 gennaio, 2011 in Politica | Nessun commento »
Dopo l’ennesima iniziativa giudiziaria contro Silvio Berlusconi, il presidente del Consiglio dei Ministri ha rivolto agli italiani un suo messaggio.Eccone il testo integrale.
Cari amici,
alcuni noti PM della Procura di Milano hanno effettuato una gravissima intromissione nella mia vita privata, effettuando una inaccettabile schedatura dei miei ospiti nella casa di Arcore, con l’individuazione di tutti i loro numeri telefonici, hanno messo sotto controllo per diversi mesi i loro telefoni, hanno adottato un atteggiamento discriminatorio e umiliante nei confronti di persone che non hanno alcuna responsabilità se non quella di essere state mie ospiti e di portarmi amicizia e affetto.
Ancora una volta la giustizia è stata piegata a finalità di carattere politico, con una volontà chiaramente persecutoria nei miei confronti. A questi pubblici ministeri non è evidentemente piaciuto il voto di fiducia del 14 dicembre tanto che, subito dopo, mi hanno iscritto nel registro degli indagati.
A quegli stessi PM non è piaciuta nemmeno la decisione della Corte Costituzionale al punto che, il giorno successivo alla sentenza della consulta, con una tempistica perfetta, hanno reso pubbliche le loro indagini.
Ed è gravissimo ed è inaccettabile che, trascorsi 15 giorni, non abbiano man d ato gli atti di queste indagini al T ribunale dei Ministri, come prescrive la legge .
E’ gravissimo, inoltre, che abbiano tentato di accedere ai locali della mia segreteria politica, per ricercare poi chissà cosa, visto che sostengono di avere prove così evidenti da poter richiedere addirittura il giudizio immediato.
In realtà, le accuse che hanno formulato nei miei confronti sono totalmente infondate e addirittura risibili. Il dirigente della Polizia che sarebbe stato “concusso” nega di esserlo mai stato , e la persona minorenne nega di aver mai avuto avances né tantomeno rapporti sessuali e afferma di essersi presentata a tutti come ventiquattrenne, fatto avvalorato da numerosissime testimonianze.
La mia vita di imprenditore mi ha insegnato quanto sia difficile affermarsi per una persona giovane, soprattutto agli inizi, perciò, quando posso cerco di aiutare chi ha bisogno.
In particolare, conosco il mondo dello spettacolo e so cosa vuol dire e cosa succede a chi cerca di lavorare in quell’ ambiente.
Nel corso della mia vita ho dato lavoro a decine di migliaia di persone e ne ho aiutate a centinaia .
Mai in cambio di qualcosa se non della gratitudine, dell’amicizia e dell’affetto. E continuerò a farlo.
E’ assurdo soltanto pensare che io abbia pagato per avere rapporti con una donna . E’ una cosa che non mi è mai successa neanche una sola volta nella vita. E’ una cosa che considererei degradante per la mia dignità.
A me piace stare con i giovani, mi piace ascoltare i giovani, mi piace circondarmi di giovani.
Alcune di queste persone le conosco da diversi anni, altre da meno tempo, ma di molte conosco la situazione di disagio e di difficoltà economica. Le ho aiutate in certe occasioni e sono orgoglioso di averlo fatto.
Ho dato spesso incarico ai miei collaboratori di aiutarle per la loro casa, per le cure mediche, per l’educazione dei loro figli. Non c’è mai stata, lo ripeto, mai, alcuna correlazione fra denaro e prestazioni sessuali.
Ancora: sono destituite di ogni fondamento le accuse a Emilio Fede, a Lele Mora e a Nicole Minetti.
Emilio Fede è un amico carissimo da sempre. Lele Mora lo conosco da molti anni per il suo eccellente lavoro a Mediaset. L’ho aiutato in un momento di grande difficoltà economica e di salute e sono orgoglioso di averlo fatto. So che, quando potrà, mi restituirà quanto gli ho prestato.
Nicole Minetti è una giovane donna brava e preparata, che sta pagando ingiustamente il suo volersi impegnare in politica.
In un paese libero e democratico è inaccettabile che la P rocura faccia in modo che vengano divulgati frammenti di telefonate private di tutte queste persone, che hanno osat o venire a casa mia.
Tra l’altro accade spesso, come è noto a tutti, che quando si parla al telefono si usino toni e modi diversi rispetto al dialogo diretto tra persone.
Certe frasi, pronunciate in tono magari scherzoso, sono completamente diverse quando vengono lette sulla stampa nelle trascrizioni . E poi molto spesso nelle conversazioni private, tra amici, ci si vanta magari per gioco di cose mai accadute o si danno giudizi superficiali per amore della battuta.
E in più è inaccettabile che si facciano delle perquisizioni con metodi intimidatori nelle case di queste persone ospiti, sequestrando di tutto e di più, conducendole poi per un intero giorno in questura alla stregua di malfattori e per di più impiegando in queste operazioni più di cento uomini, un impegno di forze degno di una retata contro un’organizzazione mafiosa.
E’ gravissima, è inaccettabile, è contro la legge, questa intromissione nella vita privata delle persone.
Perché quello che i cittadini di una libera democrazia fanno nelle mura domestiche riguarda solo loro .
Questo è un principio valido per tutti e deve valere anche per me.
Del resto nessuno può essere rimasto turbato da quelle serate perché tutto si è sempre svolto all’insegna della più assoluta eleganza, del più assoluto decoro e tranquillità e senza nessuna , nessuna implicazione sessuale.
Tutti i partecipanti a quelle serate hanno rilasciato al riguardo dichiarazioni inequivocabili.
Del resto io, da quando mi sono separato, ma non avrei mai voluto dirlo per non esporla mediaticamente, ho avuto uno stabile rapporto di affetto con una persona che ovviamente era assai spesso con me anche in quelle serate e che certo non avrebbe consentito che accadessero a
cena, o nei dopo cena, quegli assurdi fatti che certi giornali hanno ipotizzato.
In conclusione, non si può andare avanti così.
Non è un paese libero quello in cui quando si alza il telefono non si è sicuri della inviolabilità delle proprie conversazioni. Non è un paese libero quello in cui alcuni magistrati conducono delle
battaglie politiche usando illegittimamente i loro poteri contro chi è stato democraticamente chiamato a ricoprire cariche pubbliche.
Non è un paese libero quello in cui una casta di privilegiati può commettere ogni abuso a danno di altri cittadini senza mai doverne rendere conto.
Occorre fare immediatamente le riforme, tra cui anche quella della giustizia, che rendano il nostro paese anche sotto il profilo della tutela dei diritti fondamentali di ogni cittadino simile alle altre grandi democrazie.
Noi ci impegneremo strenuamente per fare tutte queste riforme.
Silvio Berlusconi
IL VICE SINDACO FASANO SI E’ DIMESSO: PER MANCANZA DI RISPETTO….( e si prega di non ridere!)
Pubblicato il 14 gennaio, 2011 in Gossip, Notizie locali, Politica | Nessun commento »
ll vice sindaco Fasano, che di mestiere fa il medico di famiglia, si è dimesso dalla carica.
La notizia, che circolava già da qualche giorno fra gli addetti ai lavori, tra sussurri e grida, fra sorrisi e sogghigni, ha trovato conferma con la diffusione della lettera con cui Fasano (GIAMBY per gli intimi) si è dimesso, e la cui lettura ha interrotto per un attimo, solo per un attimo, la sonnolenta vita quotidiana dei torittesi che hanno scoperto, divertendosi un mondo, una nuova categoria di polemica politica: il mancato rispetto…..
Perché Fasano ha lamentato proprio questo: il mancato rispetto a lui e alla sua famiglia da parte, pare, di alcuni componenti della eterogenea maggioranza che amministra il Comune e che proprio Fasano aveva aiutato a vincere nel 2009.
Non c’era traccia, sinora, nella pur ricca e variegata casistica delle tante specie di dimissioni all’italiana, di questa nuova specie di cui è ora inventore e titolare effettivo Fasano (di qualcosa deve pur essere effettivo il nostro eroe, dopo aver fatto, orrore!, lo scodinzolante supplente di Gagliardi e ora anche quello di Geronimo), cioè le dimissioni per “mancanza di rispetto” con tanto di riferimento alla famiglia come in ogni farsa che si rispetti.
Che richiama alla memoria “il familismo amorale”, fenomeno sociologico di stampo mafioso che fu oggetto negli anni 50 del secolo scorso di uno approfondito studio da parte di un sociologo americano che all’uopo si trasferì in Basilicata ove il fenomeno aveva, all’epoca, vistosi riscontri. Da allora ad oggi, in verità, il fenomeno non è più tale perché nel frattempo è divenuta pratica costante in ogni parte del pianeta e consiste nel favorire da parte dei potenti i propri familiari, da cui, appunto, il “familismo amorale”.
Ma è la prima volta che qualcosa di simile viene praticato non già per favorire un familiare, ma per difenderlo dalla…… mancanza di rispetto (che nel concetto un qualche vago sapore mafioso pur riecheggia…).
La mancanza di rispetto, a quel che è dato sapere per averlo lo stesso Fasano ripetuto a più persone, si sarebbe concretizzata in qualche critica, un po’ salace, forse, sulla recente intitolazione di una strada cittadina, la ormai ex via Solferino, al padre di Fasano ( a proposito, proprio nel 150° dell’Unità Nazionale, è stata rimossa dalla toponomastica cittadina la strada intitolata alla epica battaglia che nel 1859, il 23 giugno, per la cronaca, concluse, vittoriosamente, la seconda guerra d’indipendenza, aprendo la strada all’unità nazionale!).
La cosa, così si mormora, non sarebbe stata vista di buon occhio (non per ragioni patriottiche, quando mai!, ma solo per ragioni di interessi di bottega all’interno della maggioranza) da parte di alcuni che, pare, sarebbero andati ben oltre la critica al fatto in sé, scavando volutamente nella mente di chi ha qualche capello grigio qualche ricordo non proprio piacevole.
Di qui la reazione di Fasano (che come è noto considera se stesso e la sua “gens” al di sopra di qualsiasi critica), sfociata nelle dimissioni.
Potremmo limitarci a constatare che, dopotutto, Fasano ha avuto quel che si meritava e magari registrare, per la curiosità di chi ci legge, i tanti commenti, alcuni salaci e altri decisamente irridenti, comunque non commendevoli, che hanno accompagnato la lettera da parte di tutti e, sorpresa, anche, e soprattutto, da parte di quelli che si fingono suoi “consigliori”, fino al punto di suggerirgli le dimissioni, ma che dietro e alle sue spalle se la ridono a crepapelle, inciuciando per prenderne il posto, magari con il suo stesso “sostegno”.
Ma, tutto sommato, la cosa non ci interessa per nulla , come del resto lascia indifferente la gran parte della gente che ha cose un po’ più serie cui pensare che non le lacrimevoli oltre che assai risibili lagnanze di Fasano, che per di più riguardano cose private che poco hanno a che fare con il ruolo pubblico rivestito, senza lode e senza infamia, dal Fasano, oggi come nel passato.
Piuttosto. Fasano si era candidato alle amministrative del 2009 per aiutare i traballanti ex comunisti e i loro variopinti alleati a vincere contro Gagliardi; operazione riuscita, sul fil di lana, anche grazie a lui, che galoppava come un asinello sardo durante i giorni della campagna elettorale e che ha anche usato, allo scopo, il suo mestiere.
Per questa ragione Fasano, presuntuoso qual’è e quale è sempre stato, benchè nella suddivisione categoriale degli uomini può al massimo aspirare politicamente ad essere collocato tra la penultima (la quarta) e l’ultima (la quinta) delle categorie degli uomini individuate dall’indimenticato Leonardo Sciascia, si aspettava di essere sistemato in una specie di nicchia privilegiata, e lì ricevere l’omaggio devoto e perenne dei suoi “compagni” di ventura, quasi fosse un santo.
Invece ci hanno pensato proprio i “compagni” di strada a riportarlo brutalmente con i piedi per terra, contestandone il ruolo in Giunta e, per ottenerne la rimozione, scaraventandolo nella mischia della più insulsa e risibile delle polemiche, che non riguarda la vita pubblica e amministrativa della quale a Fasano, ma anche ai suoi antagonisti, notoriamente poco importa, anche perché poco ne capisce, ma fatti personali e privati. Che però tali avrebbero fatto bene a rimanere. Per rispetto della gente a cui di queste faccende poco o punto interessa. g.
P.S. Per non costringere tra chi ci legge i pochi che non le conoscono a ricercare la quarta e la quinta delle cinque categorie in cui Sciascia, il grande e indimenticato scrittore siciliano, suddivide gli uomini, lo precisiamo noi: nella quarta Sciascia colloca i “piglianculo” e nella quinta, l’ultima, i “quaquaraqua’”. g
GLI SNOB CON IL CUORE A SINISTRA E I QUATTRINI IN SVIZZERA
Pubblicato il 13 gennaio, 2011 in Il territorio | Nessun commento »
Tu quoque, Stefania? Guardatela bene: è davvero la Sandrelli. In cima alla lista di coloro che portavano i soldi all’estero c’è proprio lei, la grande attrice immortalata da Bertolucci e da Virzì, da Monicelli e Trintignant, il meglio dei registi intellettuali dell’ultimo secolo. L’ultimo a immortalarla, per la verità, è stato Hervé Falciani, che però non è un regista e nemmeno un intellettuale. È solo un impiegato di banca, che non ha usato la cinepresa ma un computer, che non ha detto «ciak» ma «tiè», e però ha messo su un bel cinema lo stesso, a giudicare dagli effetti speciali. Come minimo, merita l’oscar alla fotografia.
In effetti è una bella fotografia d’insieme, quella che salta fuori da quell’elenco. Stefania la rossa passa direttamente da Ozpetek ai caveau della Confederazione elvetica, dal Novecento di Bernardo Bertolucci al 2011 della Procura di Roma, manco fosse la moglie di Briatore, per dire. In effetti: nella lista Falciani c’è pure lei, la moglie di Briatore, al secolo Elisabetta Gregoraci. Compare accanto a altri nomi illustri come lo stilista Valentino, il gioielliere Bulgari, il presidente della Confcommercio di Roma Pambianchi o il commercialista Carlo Mazzieri. Ma vuoi mettere la differenza? Da un commercialista, quasi, uno se lo aspetta, da un gioielliere magari pure, figurarsi da una come la Gregoraci che sposa un miliardario un po’ burino, che si fa beccare con lo yacht fuori legge e chiama il figlio Nathan Falco. È quasi naturale ritrovarla nella lista dei cattivoni tributari.
Stefania Sandrelli, invece. Con tutto quel po’ po’ di Novecento nel suo repertorio, con il Leone d’oro di Venezia alla carriera, una spruzzata di Benigni e naturalmente Muccino nel palmarès, ebbene, da lei ci si aspetta al massimo l’obolo alla cassa del mutuo soccorso operaio, il contributo segreto alla compagnia dei portuali, una donazione alla mensa dei poveri di San Francesco. Mica i versamenti alle banche svizzere. Ma come? Proprio lei, così amata e celebrata dalla sinistra intellettualmente chic, lei che ispirò Sapore di sale a Gino Paoli e recitò al fianco del compagno Volonté, ebbene lei si comporta come tutti gli altri? Ma sicuro. Anzi, in realtà, si comporta come i peggiori degli altri, come quelli che la sinistra da sempre descrive come beceri capitalisti, evasori fiscali, spalloni miliardari capaci di far sparire oltre confine i denari destinati a costruire strade e ospedali di casa nostra. Possibile? Dev’essere proprio un «male oscuro», direbbe il compagno Monicelli.
Un male oscuro che, per altro, colpisce non da oggi l’intero mondo degli artisti italiani, più o meno impegnati, che hanno sempre il cuore rivolto alla sinistra (conviene, altrimenti la critica diventa impietosa) e il portafoglio rivolto alla destra (conviene, altrimenti il conto in banca diventa penoso). Da Adriano Celentano, l’uomo che fa l’elogio delle case di ringhiera ma poi vive in una villa extraluxe grazie anche agli stratosferici cachet della Rai, fino ai tre della Gialappa’s, che non perdono occasione per far professione di sinistrismo, salvo arricchirsi con i contratti generosi di Mediaset e gli spot delle banche, abbiamo visto che ormai da molto tempo la coerenza, artisticamente parlando, è diventata un optional davvero poco usato. Per non dire di quei grandi intellettuali alla Guido Rossi che smettono di discettare di saggi principi di etica solo quando passano all’incasso di parcelle professionali che da sole sfamerebbero mezzo Bangladesh.
Ed è altrettanto vero che da Sofia Loren a Renato Zero, da Valentino Rossi a Pavarotti è sempre stata lunga la lista dei vip italiani che si sono fatti beccare dal fisco. Eppure tutto ciò non toglie che il nome della Sandrelli, in cima a quella lista, colpisce. Tanto più che ci è finita pure con la figlia, quasi come a passare il testimone, come sul grande schermo, anche nel Nuovo Cinema Paradiso Fiscale. Colpisce che la Sandrelli si sia affidata al tanto famigerato scudo fiscale, quello che finisce nel mirino di ogni militante di sinistra che urla incazzato nel salotto di Ballarò.
E colpisce che protagonista di tanta incoerenza sia proprio uno dei simboli più celebrati dell’Italia modello sinistra moralmente superiore, quella, per l’appunto, che merita le celebrazioni chic sul Lido di Venezia, i commenti entusiasti dei cineforum, le rassegne ammirate di chi per anni ci ha fatto credere, grazie anche alla sua bellezza, che lo faceva «Per amore, solo per amore». Evidentemente, lo faceva anche per altro, cerchiamo almeno di essere franchi. E, per una volta, che non siano franchi svizzeri.
FINI, L’UNICA RISPOSTA E’ QUELLA SBAGLIATA
Pubblicato il 13 gennaio, 2011 in Politica | Nessun commento »
Ieri intervista di Fini a La Repubblica, evidentemente il lettorato che ritiene più vicino. Rapido riepilogo del contenuto. Ottenendo la fiducia, Berlusconi ha politicamente vinto ma deve cambiare tutto; è troppo complicato spiegare se siamo di destra o di centro; sul federalismo vedremo che cosa fare; sulla sfiducia a Bondi decideremo che cosa fare; le diversità sui problemi etici con Casini e Rutelli? Si vedrà di volta in volta; Tremonti ha sbagliato, ma è anche bravo; se mi rivolgo al Pd? Mi rivolgo a chi ascolta. Insomma, l’elenco delle non risposte è impressionante. E l’unica che dà è quella sbagliata: «Dimettersi da presidente della Camera? Mai, applico i regolamenti in modo imparziale», sminuendo così il ruolo della terza carica dello Stato a quello di mero burocrate senza alcun contenuto politico. Questa volta a rimanere perplessi non sono gli avversari del Pdl, ma i suoi uomini. I quali lo hanno seguito in questa rischiosa avventura sì per lealtà, ma anche per costruire qualche cosa di nuovo e di chiaro ancora prima che di vincente. Questo stare nella palude della politica subordinati a Casini sta creando sconcerto. Il tam tam parla di imminenti fuoriuscite dal Fli. Qui non c’entra la sirena Berlusconi, è il vuoto che spaventa. Se Fini non scenderà presto dallo scranno presidenziale rischia grosso. I suoi lo vogliono in prima linea: nessuno di loro è disposto a stare in un partito guidato da Bocchino. E presto glielo diranno, forte e chiaro.
……Sull’intervista rilasciata ieri da Fini a Repubblica ha scritto anche il direttore di Libero, Belpietro, il quale, come Sallusti, ed anche altri ha ricordato che l’intervista ripropone pari pari la proposta già avanzata l’altro ieri da Casini del quale ormai Fini è diventato il secondo, se pure. E come Sallusti, anche Belpietro rileva la totale assenza di novità nelle proposte di Fini che sempre più appare un pugile suonato che si ostina a salire sul ring nonostante la lezione ricevuta. E non gli è servita a rinnovarsi neppure la lunga e immaginiamo costosissima vacanza natalizia in un atollo delle Maldive, ospite di un esclusivo resort a 7 o 8 stelle in compagnia della sua compagna, lo stesso resort dove ha soggiornato, nello stesso periodo, anche Fabrizio Corona e Belen……




