LA SICILIA DI LOMBARDO ASSUME MIGLIAIA DI PERSONE: SE LI PAGHI DA SOLA!
Pubblicato il 6 gennaio, 2011 in Economia, Politica | Nessun commento »
No, non è razzismo. È amore. È amore per il Sud, per la dignità dei siciliani, per non restare impantanati nei vecchi errori, non vivere di assistenza, statalismo, posti pubblici pre elettorali, clientes e poltrone. Il governo democristofiniano in salsa rossa di Lombardo accusa i quotidiani del Nord di razzismo contro la Sicilia. Parla di campagna di fango. Non è questo. Semmai è il contrario. È salvare il Sud dalle tentazioni clientelari del Mpa. L’assessore alla Sanità della Regione, l’ex magistrato antimafia Massimo Russo, si sbaglia. Non c’è nessun piano politico. Non ci sono «padrini» e «servi sciocchi». Ci sono solo alcune domande e un po’ di cose che non tornano.
L’Italia sta faticando per tenere i conti pubblici sotto controllo. È dura. Ma è l’unica speranza per abbassare le tasse, soprattutto quelle sui salari, e tirarsi fuori da questa crisi melmosa. Il prezzo è alto. La cultura piange. Pompei frana. I poliziotti restano senza benzina. I magistrati si ritrovano con la rete informatica in tilt. I ricercatori dell’università, a torto o a ragione, salgono sui tetti. Gli statali bestemmiano sulla busta paga. Tremonti chiede sacrifici a tutti. Questa non è una scelta, ma una necessità. Poi si guarda in Sicilia e in Calabria e spunta un clima da festa pre elettorale.
Lombardo ha appena pubblicato un bando per 8.400 stagisti da impiegare per un anno, a 500 euro al mese, in enti locali, fondazioni e associazioni no profit. Il costo è di 6,5 milioni di euro. La notizia ha provocato la reazione di Brunetta, sindacati e industriali. Tutti parlano di precarizzazione e spese difficili da giustificare. Ivan Lo Bello, presidente della Confindustria siciliana, ci va giù pesante: «La situazione è drammatica. Qui un giovane su due non lavora. Il problema non si risolve regalando un sussidio a chi ha frequentato le segreterie politiche, danneggiando tutti gli altri giovani. La migliore lotta alla mafia che la politica può portare avanti è abbandonare il sistema assistenziale e puntare sul mercato per creare lavoro stabile. Non servono mance e clientele».
È questo il punto. Uno legge quello che accade in Sicilia, fa i conti con la benzina dei poliziotti, e si chiede se c’è qualcosa che non funziona. Questa storia poi arriva dopo il bando per i 4.000 posti negli ospedali, la riduzione delle tasse e l’allargamento dell’esenzione del ticket. Quanti in Sicilia possono non pagare il ticket? Il 65 per cento. Non è razzismo. È che ti viene da farti certe domande. Chi paga tutto questo? L’assessore Russo si arrabbia e dice che questi nuovi posti sono frutto della gestione sana e virtuosa della sanità siciliana. In meno di due anni sono rientrati dal buco colossale del passato e ora hanno un cospicuo tesoretto da spendere. È vero che mancano infermieri, vero che Russo ha scelto la strada della trasparenza e che da 10 anni non si fa un concorso. Qualche dubbio però resta. Anche in Sicilia.
In redazione arriva la telefonata di un dirigente sanitario. È uno del Pd. Chiede di restare anonimo perché teme ripercussioni sul lavoro. Spiega quello che sta accadendo. «È strano, ma il governo siciliano prima di pubblicare il concorso doveva fare un bando di mobilità. Se ne è dimenticato». Di che si tratta? È un bando per dare la possibilità a chi fa il medico o l’infermiere ad Aosta, Bergamo o Salerno o qualsiasi posto extrasiciliano di chiedere il trasferimento. Prima di assumere giù, chiedete se nel resto d’Italia c’è qualcuno disposto a lavorare in Sicilia. È un modo per far tornare a casa gli emigranti. Il governo Lombardo ha fatto finta di nulla. Questo ha messo in fibrillazione i siciliani della diaspora. Temono che la dimenticanza serva a favorire le clientele. I quattromila posti, sospettano pensando male, sono già assegnati. Ma la lettura può anche essere un’altra. Lombardo sa che il concorso può essere impugnato. La dimenticanza però è un’arma in funzione elettorale. Spieghiamo. Se non c’è ricorso il leader del Mpa fa felici 4.000 persone. Se viene bloccato può dire a tutti i siciliani: vedete? Io volevo darvi il lavoro, il Nord razzista ve lo ha tolto di bocca. Se davvero fosse così sarebbe una miseria. È un dubbio, per carità. Ma una domanda resta: chi pagherà la festa siciliana del governo Lombardo? Questa volta tocca a lui.
……La Sicilia che si appresta a tanto nuovo spreco di denari pubblici è quella ora amministrata da una giunta, la quarta da che si è votato l’ultima volta, presieduta da Lombardo che fa tanto il superman e sorretta da UDC, PD e FLI. Proprio così, i partiti che a Roma stanno all’opposizione e tanto criticano il governo nazionale che non riduce le spese per sostenere l’economia che langue. In Sicilia, invece, mentre la economia va a rotoli, questi stessi partiti assumono a man bassa migliaia di persone destinare a diventare lavoratori precari che naturalmente pretenderanno poi dallo Stato nazionale di essere trasformati in dipendenti fissi. Chissà che ne pensano i siciliani Briguglio e Granata, i due pasaradan in spe (servizio permanente effettivo) trasformatisi in megafono del Fini moralizzatore a tempo perso. g.


Berlusconi è cotto. Non ce la fa. Non ha i voti. Dovrà capitolare e passare la mano. Ho perso il conto delle volte in cui questo scenario è stato dipinto dai suoi amici e nemici. Ogni volta, puntualmente, la forza del Cavaliere viene sottovalutata, la sua presa sul Paese e il suo potere di presidente del Consiglio sottostimato. Prima del 14 dicembre ero uno dei pochi – sulla base di un’analisi realista e non sulle fantasie e i desideri – ad affermare che Berlusconi avrebbe conquistato la fiducia e messo Gianfranco Fini all’angolo. Quando tutto questo si è realizzato, a chi mi guardava stupito per il realizzarsi di quanto andavo raccontando ho risposto: la politica si giudica sui dati di fatto, non sulle pulsioni personali di questo o quel leader o, peggio, dei giornali. Ora ci risiamo.
I prezzi della Rc Auto sono «inammissibili» e il governo intende agire in fretta per arrivare a una «sensibile riduzione». Parola del ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, che dopo l’incontro con Ania e Isvap, individua in una proposta di legge che giace in Parlamento il veicolo giusto per centrare l’obiettivo, agendo sopratutto attraverso il contrasto delle frodi. L’incontro con l’associazione che riunisce le compagnie assicuratrici e con l’Autorità di settore era stato sollecitato dallo stesso Romani dopo che l’Isvap, la scorsa settimana, aveva scritto una lettera a Governo e Parlamento proponendo un pacchetto di misure messe a punto per arrivare a una riduzione delle tariffe del 15-18% nel medio periodo. Tra le proposte, il trattamento delle macro e micro lesioni e il contrasto alle frodi, ritenute una vera e propria piaga.
Qualcosa si muove. Il presidente del Supremo Tribunal Federal, Cezar Peluso, ha ordinato ieri di riaprire il dossier relativo all’estradizione di Cesare Battisti presso l’Alta Corte brasiliana, a seguito della richiesta di scarcerazione dei legali dell’ex terrorista rosso e del ricorso presentato dagli avvocati dell’Italia per bloccare tale richiesta. Lo rende noto un comunicato dell’Stf, rilevando che Peluso ha ordinato di «disarchiviare» il procedimento e di allegare agli atti la richiesta «dell’immediato rilascio» di Battisti presentata ieri dopo il diniego all’estradizione deciso il 31 dicembre dall’ex presidente Lula.
Premessa: qui a Il Tempo non ci piace la magistratura d’assalto, ricordiamo sempre che il simbolo della legge è la bilancia, ci fanno orrore le sentenze preventive. Per queste semplici ragioni non mi bevo come nettare miracoloso i verbali delle procure e osservo che troppo spesso le inchieste iniziano con presunti colpevoli e finiscono con certissimi innocenti. E per questo credo che il signor Finocchiaro, il marito di Anna, capogruppo del Pd al Senato, sia al massimo un ingenuo. E sempre per queste ragioni penso che le accuse della Caritas alla giunta comunale dell’Aquila – e al suo sindaco Massimo Cialente – siano da pesare. In ogni caso, questi due casi sono emblematici perché si prestano ad esser rovesciati e a mostrare il doppiopesismo che ha distrutto la politica italiana e, in particolare, la sinistra nel suo complesso. Se al posto del marito della Finocchiaro ci fosse stato, che ne so, il marito di Maria Stella Gelmini e se al posto del sindaco Cialente ci fosse stato, così tanto per gradire, Gianni Alemanno, secondo voi, cari lettori, cosa sarebbe successo? Immagino la scena: dichiarazioni sdegnate della Finocchiaro in Parlamento che chiedeva le dimissioni del ministro; interrogazioni e interpellanze dei democratici contro il primo cittadino della Capitale; titoloni cubitali dei giornaloni, servizi televisivi dove venivano intervistati gli studenti universitari che esprimevano il loro sdegno per la ministra tagliabilanci; marce di intellettuali e Ong sotto il Campidoglio e articolesse grondanti di vibrante protesta e severa indignazione. Due pesi, due misure. Questo è il fulgido esempio che viene dai sinistrati del Belpaese.
Un Napolitano buono per tutti. Dai giovani ai politici. Di maggioranza o di opposizione. Il discorso del Capo dello Stato non scontenta nessuno: promuove gli investimenti, ma non dimentica il debito pubblico. Rilancia l’intervento dello Stato, pur sottolineando i dettami di rigore imposti dall’Unione Europea. Prima di tutto, in ogni caso, i giovani. Dopo aver ricevuto al Quirinale una delegazione di studenti e ricercatori in lotta contro la riforma dell’università, il presidente della Repubblica dedica quasi interamente a loro il suo discorso di fine anno. E dopo averne «deluso» alcuni per aver firmato il disegno di legge, tenta di riconquistarli. Il Capo dello Stato si dice «preoccupato» dal loro «malessere» e chiede alla politica e alla società civile di prendere in considerazione i problemi che i ragazzi manifestano perché sono i problemi di tutti. «Se non apriamo a questi ragazzi nuove possibilità di occupazione e di vita dignitosa, nuove opportunità di affermazione sociale – dice – la partita del futuro è persa non solo per loro, ma per tutti, per l’Italia: ed è in scacco la democrazia».
All’inizio di un nuovo anno tutti facciamo dei progetti e cerchiamo di capire quale sarà il tragitto dei prossimi dodici mesi e proviamo a vedere il futuro. In questa occasione gli italiani si dividono in due scuole di pensiero: gli ottimisti e i pessimisti. Manca al nostro popolo una terza corrente, quella che per me è la più importante, la vera bussola dell’esistenza, la scuola dei realisti. Ottimismo e pessimismo sono echeggiati in queste ore in due discorsi di una certa importanza: quello di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e quello del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nell’occasione del «Te Deum». Entrambi i discorsi sono stati salutati con approvazione generale di tutti o quasi. È il primo segnale che qualcosa non va. Dal Quirinale è giunto un invito all’Italia «a dirsi la verità» e cercare un futuro per i giovani, mentre dalla voce dei vescovi s’è levato l’invito a non cadere «nella tentazione della sfiducia» e non dar retta a chi vede lo sfascio ovunque. L’intervento di Napolitano era un «andiamoci piano con l’ottimismo». Quello di Bagnasco un «basta con il pessimismo». Tra Cesare e Dio la divisione c’è e non è di quelle che non si notano. Come vedete, cari lettori, siamo nel pieno della cronaca e del pubblico dibattito istituzionale. Cercherò in questo articolo di disegnare i tratti delle prime due scuole (ottimisti e pessimisti) e spiegare perché l’assenza della terza, quella dei realisti sia il vero problema dell’Italia. La mia modesta opinione è che né gli ottimisti né i realisti sono granché utili alle cause di un Paese che quest’anno celebra i 150 anni della sua unità. Cercherò in queste righe di fare una fotografia delle due scuole che dominano la politica italiana, di ricordare che cosa sono i realisti e perché la loro sostanziale assenza dalla scena è un problema non solo per lo Stato ma anche per la qualità del dibattito pubblico, la libera circolazione delle idee e la ricchezza intellettuale della classe dirigente di oggi e del futuro.