FINI E LA CASA DI MONTECARLO: ecco la storia delle scatole cinesi, alias le società anonime off-shore, create per nascondere il vero proprietario.
Pubblicato il 11 agosto, 2010 in Politica | Nessun commento »
GianMarco Chiocci e Massimo Malpica, i due giornalisti de Il Giornale che hanno scoperto e denunciato l’incredibile storia dell’appartamento di Montecarlo lasciato in eredità ad Alleanza Nazionale dalla contessa Annamaria Colleoni, ultima erede del condottiero Bartolomeo Colleoni, e venduto a “prezzo stracciato” a società off-shore con sede nei Caraibi, riassumono in questo articolo tutto l’”affaire” e raccontano gli strani intrecci che hanno portato il “cognato” di Fini, Giancarlo Tulliani, ad abitare, ad insaputa di Fini (triplo sic!) in quell’appartamento al prezzo da sfollato di 1500 euro al mese, cioè quanto si paga di fitto in un appartamewnto della periferia romana. In attesa di conoscere il nome del vero proprietario dell’appartamento, si è scoperto, intanto, che il “cognato” di Fini a Montecarlo gira in Ferrari che costa 197 mila euro.
A puntare il dito sulle società off-shore che acquistarono la casa monegasca ereditata da An ora è proprio Francesco Pontone. Il senatore ed ex tesoriere del partito di via della Scrofa che, su incarico di Gianfranco Fini, mise la sua firma sull’atto di compravendita dell’appartamento alla «Printemps Ltd», con sede ai Caraibi, poi finito in affitto al «cognato» di Fini, non ne può più dei sospetti e dell’assedio mediatico. E ieri, al Corriere della Sera, ha dichiarato: «Di Tulliani dovete chiedere a Fini, io che ne so? (…) Se volete nuovi particolari andate a cercare la società che fece il contratto di affitto a Tulliani».
Ecco, lo sfogo dell’anziano senatore può essere il punto di partenza per una ricostruzione ragionata, ma non lineare, delle «forze in campo» in quei 41 giorni trascorsi tra la nascita delle finanziarie off-shore acquirenti e la prima compravendita. E sono tante le società che hanno avuto un ruolo in quella discussa cessione immobiliare. L’ultima a comparire in scena è l’immobiliare di Michel Dotta, amministratore del Palais Milton al numero 14 di boulevard Princesse Charlotte e di altri innumerevoli edifici monegaschi. Sarebbe stata la «Dotta Immobilier», stando a Gianfranco Fini, a valutare nel 2000 solo 450 milioni di lire, 232mila euro, l’appartamento dove ora abita Giancarlo Tulliani. Michel Dotta, al Giornale, il 30 luglio aveva dichiarato di non ricordare nulla di particolare su quell’edificio: «Anche se sono l’amministratore del condominio di quel palazzo non vuol dire che conosca ogni singola persona che ci abita». Ora che a tirare il ballo la sua società è Fini, Dotta è in vacanza. Resta il suo sito web, dove fanno bella mostra di sé gli annunci immobiliari. A 250mila euro, per esempio, si comprano dei bei box auto, interrati, di recente costruzione. Appartamenti no, ma evidentemente i tempi cambiano. In fondo se Pontone scarica su Fini l’affaire nel suo complesso, Fini scarica il «basso prezzo» su Dotta, e la scelta dell’acquirente sul «cognato» che lo avrebbe pescato nel 2008. E quindi vediamoli, questi acquirenti, che per Gianfry sarebbero frutto delle conoscenze di Tulliani nel mercato immobiliare. I nomi di chi compra e di chi ricompra sono arcinoti: «Printemps Ltd» (quella che rileva la casa da An per 300mila euro) e «Timara Ltd» (che acquista l’immobile tre mesi dopo per 30mila euro in più e che poi affitta allo stesso Tulliani). Le due finanziarie hanno molto in comune, per esempio la sede sociale (10, Manoel st, Castries, St Lucia, ai Caraibi) e data di creazione (30 maggio 2008).
Ma è solo l’inizio dell’intreccio di finanziarie e «limited». Perché a quell’indirizzo di Saint Lucia c’è un certo affollamento di sigle. Da qui in poi è un labirinto. Al 10 di Manoel Street, sull’isola caraibica, ha sede anche la «Jaman Directors Ltd», che controlla come «direttrice» la Printemps Ltd, costituita anche questa il 30 maggio 2008. E infatti in rappresentanza dell’acquirente, quando An vende alla Printemps, l’11 luglio del 2008, intervengono Tony Izelaar e James Walfenzao (quest’ultimo a capo di una società britannica che controlla una quota del Gruppo Atlantis, ma «in nome e per conto» dell’imprenditore italiano Francesco Corallo, amico del parlamentare Pdl, ex An, Amedeo Laboccetta). I due risultano sia amministratori della Printemps che direttori della Jaman. Ad attestare i loro poteri, due certificati di titolarità (certificate of incumbency) allegati al rogito di cui il Giornale è già in possesso e che la procura di Roma presto cercherà di acquisire a Montecarlo tramite rogatoria. Uno dà conto dell’incarico di amministratrice di Printemps attribuito alla persona giuridica Jaman. L’altro individua Walfenzao, Izelaar e l’italiano Gianfranco Comparetti (non presente al rogito) come amministratori della Jaman. A firmare i certificati è Michael B.G. Gordon, direttore della «Corporate agents ltd» di Saint Lucia, con sede – sorpresa – al solito 10 di Manoel street a Castries.
La Corporate agents di Saint Lucia oltre a essere «agente autorizzato di Printemps, ltd», è parte del gruppo «Corpag», network di fiduciarie e imprese che offrono servizi finanziari, un nome che tornerà anche nella seconda compravendita. Il referente a Montecarlo della Corpag, infatti, è la «società anonima monegasca Jason». Che trova spazio in entrambi i contratti di cessione. Sia la Printemps che, successivamente, la Timara, eleggono domicilio presso l’indirizzo monegasco della Jason (avenue Princesse Grace, 31) per ricevere convocazioni e notifiche dall’amministrazione di condominio.
Non è un caso. Tony Izelaar lavora in questa società, che offre ai clienti proprio la possibilità di «nascondersi» dietro società costituite in paradisi fiscali, approfittando di normative tributarie più favorevoli. È credibile che l’acquirente reale della casa si sia rivolto alla Corpag, probabilmente per tramite della Jason, per concludere l’affare con An. A confortare questa ipotesi, il fatto che per la Jason lavori anche Suzi Beach. Che il 15 ottobre 2008 firma, per conto di Timara, l’acquisto della casa monegasca dalla Printemps, sempre rappresentata dal suo «collega» Izelaar. Nel secondo contratto spunta anche un’altra società, la «Janom Partners ltd», naturalmente con sede in Manoel street 10 a Castries, Saint Lucia. I poteri di rappresentanza a Suzi Beach deriverebbero, scrive il notaio, dalle deliberazioni dell’assemblea generale della Janom, tenuta il 30 settembre 2008. Il bello è che a rappresentare la Janom come direttori ci sono Walfenzao e Izelaar, e quest’ultimo veste anche i panni del venditore. Oltre a «Printemps» e «Timara», dunque, sono entrate in gioco «Jaman», «Janom», «Corporate agents St.Lucia» e «Jason sam», le ultime due legate alla «Corpag». Ma i nomi che vengono fuori sulle pagine degli atti delle due compravendite, oltre a quello del «pentito» Pontone, sono sempre gli stessi. Tony Izelaar, James Walfenzao, Suzi Beach, e Michael Gordon a firmare i certificati. Uno schema così è più contorto del percorso del gran premio di Formula 1 del Principato. Ma lo scopo è chiaro. Nascondere il reale acquirente. Nel generale scaricabarile, il cerino resta in mano a Tulliani, che nel 2008 andò da Fini a segnalargli che c’era una società interessata all’acquisto, e dovrebbe sapere chi è il vero proprietario. Lui non si è perso tra i tanti passaggi, visto che l’acquirente finale gli ha affittato la casa di boulevard Princesse Charlotte. Se il «cognato» è solo l’affittuario, visto il terremoto in corso potrebbe raccontare quello che sa. Perché non lo fa?
GianMarco Chiocci e Massimo Malpica.


L’importante è chiarirsi sui termini. Perché quando Gianfranco Fini parla di democrazia interna al Pdl e si indigna per essere stato espulso dal partito senza aver potuto esprimere le «sue ragioni», commette un peccato di omissione. E tutt’altro che piccolo. Basterebbe tornare con la memoria a ciò che accadde nel luglio del 2005. È lunedì 18, tre giorni prima, alla Caffettiera di piazza di Pietra, Ignazio La Russa, Altero Matteoli e Maurizio Gasparri sono stati intercettati da Il Tempo mentre «processavano» il leader di Alleanza Nazionale. Fini, incassa le scuse dei tre, fa passare il weeekend, e poi fa diffondere una nota in cui comunica di aver revocato tutti gli incarichi fiduciari del partito. Saltano i vicepresidenti nazionali, i membri dell’ufficio di presidenza e i coordinatori regionali. Contestualmente nomina Marco Martinelli responsabile organizzazione e convoca la direzione nazionale per il 28 luglio. Passano 24 ore e sempre Fini annuncia trionfante: «Ho fatto le nomine del nuovo organigramma del partito».
Cosa sta accadendo al Pdl? Sono in tanti a chiederselo e vista la temperatura vulcanica che si è raggiunta, non c’è molto tempo da perdere nel cercare una risposta. Il livello dello scontro è tale che in queste condizioni scommettere su un’esplosione del partito non è più un azzardo. Nato dalla fusione di Forza Italia e Alleanza nazionale, benedetto dall’accordo di Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, vincitore delle elezioni politiche (2008), europee (2009) e regionali (2010), si ritrova, a soli due anni dalla nascita, avviluppato in una crisi interna molto seria. Il patto siglato nel marzo del 2009 durante il congresso fondativo a Roma non ha retto, i due protagonisti del centrodestra italiano hanno provato a fondere le rispettive esperienze politiche e umane, ma le distanze invece di colmarsi sono aumentate a tal punto che ormai siamo a una separazione in casa alla quale – stando così le cose – manca soltanto la certificazione del divorzio. Mentre il partito nel Paese continuava a mietere consensi, in maniera inversamente proporzionale il rapporto tra Berlusconi e Fini si sbriciolava. La drammatica direzione del Pdl di qualche mese fa, la lite in diretta tv tra Silvio e Gianfranco, il «che fai mi cacci?» con cui il presidente della Camera rispondeva al discorso del premier, sono stati il «de profundis» per tutta la precedente esperienza del centrodestra. Da quel momento tutti hanno compreso che si stava aprendo un altro capitolo di questa storia, ma un’accelerazione delle difficoltà di queste dimensioni non era prevedibile. Berlusconi in questi anni è sempre apparso indomabile, un uomo con una enorme forza di recupero, un leone nei momenti di difficoltà. Non sappiamo ancora se sarà in grado di replicare anche stavolta come gli è capitato di fare quando tutti pensavano di averlo messo alle corde e potergli sferrare il colpo del ko, ma le difficoltà sono tutte là e traspaiono anche dai comunicati e gli ultimatum che partono da Palazzo Chigi negli ultimi giorni. Ci sono momenti in cui sembra di assistere agli ultimi giorni della Democrazia cristiana, a quel 1994 in cui il più grande partito italiano si inabissava, altri ancora in cui invece le possibilità di recupero sembrano ancora intatte. Io penso che siamo a un passaggio decisivo della storia di Berlusconi e del berlusconismo come fenomeno politico e sociale. Ci sono almeno tre motivi che hanno aggravato la situazione del Pdl: