UN MILIONE CI CLIC SUL WEB: IL PICCOLO LEONARDO DIVENTA UN SIMBOLO
Pubblicato il 15 ottobre, 2012 in Costume | Nessun commento »
Lui non lo sa, per fortuna, ma è già la mascotte d’Italia.

Il piccolo Leonardo giganteggia nella storiaccia che lo vede personaggio e argomento del giorno ormai da una settimana, da quando l’apparato maldestro e sadico della giustizia matrimonialista l’ha ridotto a vittima umiliata e offesa, trascinato via come una vacca destinata al macello sul marciapiedi della scuola.Leonardo è la nuova mascotte di un Paese che colpevolmente e tardivamente s’accorge di quanto sgangherata sia la normativa chiamata a decidere sul destino degli inermi. Storia simbolo, la sua. Tutti gli attori recitano a soggetto, replicando fedelmente una sceneggiatura purtroppo molto comune e diffusa. Padre e madre incapaci di ritagliarsi una zona franca per il figlio nella personalissima guerra atomica. Giudici, consulenti scientifici, assistenti sociali, agenti di polizia: ciascuno convintissimo di svolgere alla perfezione il proprio compito, senza dubitare mai, nemmeno per un istante, d’aver umanamente sbagliato qualche mossa, così da apportare correzioni al famigerato modello. Risultato: un bambino di dieci anni, come altri bambini in altri luoghi e in altre guerre d’Italia, viene portato via a forza, nel modo più impietoso e cruento, segnandolo per un bel tratto del suo futuro, magari per sempre.A trasformare Leonardo in tenera mascotte è un semplice dettaglio tecnologico: il classico video da telefonino che ormai fa parte della nostra vita quotidiana, in qualunque sede e in qualunque momento, perché cascasse il mondo, cascassero torri gemelle o cascassero campanili per il terremoto, c’è sempre qualcuno pronto con il cellulare acceso. È proprio il video della zia a trasformare l’anonimo blitz di provincia in clamoroso caso nazionale, la brutta bega domestica in scandalo universale. L’effetto emotivo ha i contorni di uno tsunami sociale: nelle ultime ore, il video di Leonardo ha ampiamente sfondato il muro del milione (di visioni). È un dato eclatante, un valore eccezionale. L’onda lunga si porta dietro anche un numero esorbitante di commenti, dove secondo consuetudine si trova veramente di tutto: dalla sincera dichiarazione di pietà, alla farneticante chiave di lettura del solito dietrologo astuto, ovviamente ben coperto dall’anonimato («ancora credete all’ingenuità dei bambini: la colpa di tutta questa vicenda è di Leonardo»).
Se non altro, mentre la feroce guerra familiare continua a colpi di fiaccolate e nuovi ricorsi, da queste giornate desolanti sembra timidamente emergere una magrissima consolazione: forse il caso è almeno servito a scoperchiare il calderone di inefficienze, di superficialità, di approssimazione in cui ribolle da sempre un ingrediente tanto delicato come il futuro dei figli contesi. Quella indegna mattina di Leonardo è ormai un film di culto che nessuno dovrà mai più permettersi di replicare. Devono capirlo tutti i genitori in assetto da combattimento, i giudici che impartiscono ordini, gli assistenti sociali che forniscono relazioni e giudizi sulle persone, gli agenti che devono sporcarsi le mani (domanda ingenua: ma è proprio impensabile escludere a priori, per legge, che sui bambini arrivi a mettere le mani la polizia? Davvero non siamo capaci di inventarci un’altra soluzione?).
Una storia di pietà e di compassione, di rabbia e di indignazione, ma anche di colpe imperdonabili e di doverosi rimorsi: questo è ormai il video più cliccato su Internet e più visto in tv. Tra tanti protagonisti che dovrebbero abbassare lo sguardo, rivedendosi all’opera, stupisce per profondità e padronanza del ruolo il piccolo grande protagonista. Nella comunità dove stanno «resettandogli» l’anima (altra domanda ingenua: ma non si vergognano nemmeno un po’ di usare certi verbi?), Leonardo scrive temi. In uno di questi, parla di ulivi e di pace. Fantasticando nelle sue dolci allegorie, arriva a dire: «All’inizio non si capivano, ma parlando, parlando, con il tempo diventarono amici. E da quel giorno vissero tutti in allegria». Ultima domanda ingenua: in questa storia di caos e di vergogna, chi è il più saggio della compagnia? Il Giornale, 15 ottobre 2012

Il premio Nobel per la Pace è andato all’Unione europea, giustamente. Al mio bar avevamo votato per il Texas. Come secondo voto avevamo messo Beyoncé. La cantante un mese fa ha cantato (molto bene) all’Assemblea dell’Onu. Come tutti sanno, l’Accademia di Svezia per i Nobel manda 8 milioni di schede voto a tutti i bar del mondo. Il barista diventa pubblico ufficiale, se fa i brogli può essere arrestato e il bar assegnato a don Ciotti. Don Ciotti negli ultimi anni si è visto assegnare bar e ristoranti anche in Messico e Laos. Giustamente don Luigi fa: “Vi ringrazio per la fiducia ma non posso gestire tutto quello che viene confiscato ai clan di tutto il mondo, fatelo gestire un po’ anche a Giovanni Rana”. A proposito, perché il prossimo anno non vince il Nobel per la Pace don Ciotti?


ROMA – La Procura di Palermo si è costituita nel conflitto tra poteri dello Stato sollevato di fronte alla Corte Costituzionale dal Quirinale per le intercettazioni indirette al Capo dello Stato. Il deposito degli atti è stato effettuato questa mattina.
