IL DIRETTORE DI LIBERO LANCIA UN SONDAGGIO SUL PDL: DIMETTETEVI TUTTI. ECCO IL PRIMO RIULTATO

Pubblicato il 23 maggio, 2012 in Il territorio, Politica | Nessun commento »

Dopo la batosta alle amministrative nessuno nel partito si prende le sue responsabilità. Secondo il direttore di Libero è ora di rivoluzionare il movimento. Siete d’accordo?

Belpietro al Pdl: "Dimettetevi tutti"

Sì, dimettetevi tutti

89%

No, non è tutto da buttare

11%

UN ALTRO ERRORE E GRILLO RINGRAZIA, di Mario Sechi

Pubblicato il 23 maggio, 2012 in Il territorio, Politica | Nessun commento »

Beppe Grillo A che punto è la notte? È buio. E lo sarà a lungo. Continuo a pensare alla tragedia più breve di Shakespeare, al Macbeth, quando osservo il declino dei partiti. Scrivono la fine con le loro mani. E non se ne rendono conto. Sono attaccati al pouvoir pour le pouvoir, al potere per il potere, si accapigliano su temi insignificanti per l’elettore in tempi di crisi e non riescono a trovare una soluzione condivisa sul loro finanziamento. Da una parte chi è all’opposizione, dall’altra i governativi. Ieri la maggioranza Pdl-Pd-Udc ha bocciato tutti gli emendamenti che chiedevano l’abolizione del finanziamento pubblico. È un grave errore politico e di comunicazione. Il Parlamento dovrebbe avere il coraggio di discutere questo tema con una grande sessione, in diretta televisiva. Un referendum nel 1993 abolì il finanziamento pubblico, i partiti – con l’eccezione dei radicali – lo fecero rientrare dalla finestra con la formula del rimborso elettorale. Una legge truffa che al contribuente è costata miliardi di euro. Così si getta benzina sul fuoco, si fa un favore a Grillo. La fiducia dei cittadini nei partiti è al minimo storico (non è un’opinione, ma un fatto) e se la politica vuole essere credibile deve dire come vuole finanziarsi e non votare senza spiegare. Signori partitanti, guardate i dati Istat sulla povertà delle famiglie italiane e fatevi un esame di coscienza. Così non va. Così si allarga il fossato. Così vince chi urla di più. Penso che il finanziamento pubblico vada abolito, ma comprendo le ragioni di si oppone e dice che la plutocrazia partitocratica è un rischio. Un fatto è certo:questa rapina di Stato non può continuare. E dimezzare il rimborso non serve a niente se non si vara una riforma dei partiti, il riconoscimento della loro personalità giuridica, l’apertura di un processo di trasparenza e democrazia interna. C’è bisogno di ricordare lo scandalo della Lega e quello della Margherita?Rubavano a piene mani. E non venitemi a dire che con le società di revisione i bilanci saranno immacolati. Siamo seri. Parmalat era un’azienda a prova di bomba secondo le società di revisione, peccato che i bilanci fossero falsi. Come i partiti: fanno finta di cambiare affinché tutto resti uguale. Gattopardeschi. Senza essere romanzeschi. Mario Sechi, Il Tempo, 23 maggio 2012

…………Ieri, quando i tg davano notizia che l’anomala maggioranza che sostiene il governo Monti, PDL-PD-UDC, ha respinto gli emendamenti della opposizone tendenti ad eliminare del tutto i finanziamenti pubblici ai partiti, abbiamo fatto un salto sulla sedia. Avevamo appena scritto, a proposito del tonfo elettorale del PDL, che le ragioni di ciò andavano ricercare sia  sulla mancata realizzazione delle promesse elettorali, sia sulla mancata realizzazione delle attese ora più avvertite dagli elettori, e tra queste citavamo appunto l’abolizione dei finaziamenti pubblici ai partiti, scandaloso esempio di sperepero di danari pubblici, ancor più mentre la gente non solo stringe la cinghia, ma avverte, specie nel nostro Sud, i morsi della fame. Non solo. Per bocca di Alfano, il PDL, poche settimane fa, aveva annunciato la volontà di rinunciare per sempre  ai finanziamenti pubblici per dare vita ad una forma diversa e “americana” di finanziamento della politica. Invece ieri il PDL, in buona compagnia, in compagnia del PD, erede del PCI che finazniava la sua attività con rubli sovietici, e dell’UDC, che rumoreggia sulle lobbys che secondo il suo capo, l’eterno ragazzo Casini, avrebbero così nelle mani i partiti, come se egli stesso non sia più che imparentato con una delle lobby più potente d’Italia, cioè quella dell’immobiliarista  romano Caltagirone, ieri, dicevamo, il PDL si è smentito e mentre ha dimezzato la rata di luglio del finanziamento della campagna elettorale del 2008, ha bocciato l’abrogazione sic et simpliciter dei finanziamenti, proposta da Radicali, Lega e IDV, certo, queste due ultime forze politiche forse per ragioni propagandistiche in vista delle prossime elezioni politiche, ma comunque interpretando i sentimenti e ancor più la rabbia della gente che sente la parola partiti e avverte lo stomaco rivoltarsi. E’ bastato questo per vanificare, anche per i più volenterosi che avrebbero voluto credere alla buona fede di Alfano quando ieri l’altro annunciava cambiamenti radicali nel PDL, ogni speranza di cambiamento e ogni determinazione a mettere in campo idee e iniziative capaci di restituire al partito,  che ancora oggi , sebbene  sempre meno credibile,  rappresenta l’elettorato di centrodestra, il ruolo di interprete dei sentimenti di questo elettorato. E’ un peccato, e anche se non eravao fra quelli che avevano dato credito alle parole di Alfano, pure proviamo un misto di delusione e rabbia profonda dinanzi a tanta incoerente incapacità di capire il momento storico che stiamo vivendo. Anzi, ci sembra di rivedere un fil già visto. Nel 1992, mentre le fiamme della contestazione bruciavano i partiti, la DC votava la legge elettorale uninominale che sarebbe stata la sua tomba e si limitava a cambiare nome al partito, tra l’altro con un atto che una recente e ormai definitiva sentenza della Magistratura ordinaria di Roma ha dichiarato ileggittimo. Ileggittimo o meno, comunque, quell’atto non servì a nulla, anzi fu un implicito riconoscimento di responsablità morali che non erano della DC, al più di taluni suoi rappresentanti la cui responsabilità penale per fatti illeciti era meramente personale.  Così come la DC non seppe rispondere all’attacco dei suoi avversari con la determinazione e la forza della ragione nel 1992-1993, allo stesso modo il PDL, che come nel 1994 Forza Italia, rappresenta  anche gli elettori di centro che guardano a  destra, piuttosto che svincolarsi da una maggioranza che lo porterà alla tomba, insiste in una direzione sbagliata, specie se si pensa che è difficile che si ripeta oggi il fenomeno che impedi 20 anni fa  alla sinistra di conquistare il potere. Errare è peccato, perseverare è diabolico,  Peggio per chi non lo capisce. g.

SALTO DEL GRILLO. TONFO DEL PDL, di Mario Sechi

Pubblicato il 22 maggio, 2012 in Politica | Nessun commento »

Beppe Grillo È scomparsa anche l’orchestrina, ma il Titanic della politica continua a viaggiare contro l’iceberg, nonostante sia pieno giorno e il gigante di ghiaccio visibile. I ballottaggi confermano quel che il primo turno aveva fatto emergere: i partiti si stanno squagliando senza neppure provare a riformarsi. Scenario: pochi votanti, partiti sempre più piccoli, nuove forze emergenti. Il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che elegge un sindaco con una votazione bulgara in una città borghese come Parma, conservatrice anche quando è progressista, produttrice di establishment e lontana dall’ultrapop, dimostra che gli elettori sono in libera uscita. Chi pensa a un caso isolato, sbaglia. La faccia del neo sindaco Pizzarotti trasmette un’aria di normalità e le idee non sono esoteriche. Beppe fa il saltimbanco, ma i suoi candidati sono con i piedi per terra. Se funziona là, andrà bene anche altrove. E gli altri? Sono tutti agonizzanti. Anche il Pd che canta vittoria lascia sul terreno molto sangue: a Genova, Parma e Palermo è suonato il de Profundis per i suoi candidati. I Democratici usano una vecchia tattica: fanno proprie le vittorie degli altri, ma restano le loro sconfitte. Detto questo, il Pd è ancora in piedi. Anche se per demerito altrui. Dove «l’altrui» è da leggersi come Pdl. Il partito di Berlusconi esce malissimo dal voto. È vero, non ha più l’alleanza con la Lega (che perde sette ballottaggi su sette), paga in parte l’appoggio al governo Monti, ma il Pdl così com’è non è un progetto politico spendibile. Alfano lancia una «nuova offerta». Vedremo. Non è solo un problema di nomi e vecchie file da cambiare, ma di sostanza. Vogliono «riunire i moderati» e già la parola, «moderati», fa venire in mente un’assemblea alla casa di riposo Anni Azzurri e non un partito che si rinnova. E poi quali moderati? Si pensa di riproporre lo schema di vent’anni fa? Quel mondo non esiste più. La Lega è in declino e tra il Bossi delle camicie verdi e il Maroni degli occhiali rossi qualche differenza corre, l’Udc è un partito pocket con Casini in cerca d’autore, il resto dell’allegra brigata non esiste. Manca meno di un anno al voto e il Pdl ancora non ha chiarito le seguenti cose: 1. Chi sarà il candidato a Palazzo Chigi; 2. Qual è il programma del partito; 3. Qual è l’alleanza di governo; 4. Qual è la visione per il futuro del Paese. Mi fermo qui, mi pare sufficiente. Il Pdl vota Monti – e in queste condizioni non può fare altro – ma poi tira a campare, senza sapere dove andare. Buon viaggio.Mario Sechi, Il Tempo, 2 maggio 2012

.……………Non avremmo saputo descrivere meglio l’agonia di quello che fu un grande partito e prima ancora un grande sogno. Il PDL ieri ha ricevuto l’estrema unzione dagli elettori che stanchi di aspettare ripensamenti e/0 cambimenti di rotta,  hanno deciso o di non andare a votare o di votare ad altri, e non è il caso di discettare se hanno votato Grillo o altri, anche la sinistra.  Magari turandosi il naso, perchè Grillo, in primo luogo,  non è una soluzione, è solo un moschetto, ma lo hanno fatto. Senza che nessuno li abbia teleguidati perchè è finito il tempo delle teleguide, ora gli elettori non ne hanno davvero bisogno. Gli elettori del PDL al 70% sono contrari al governo Monti e  in questi mesi non hanno nascosto il loro disappunto, e nonostante ciò il PDL ha continuato a sostenere il governo dei dilettanti allo sbaraglio, buono solo a tassare, tassare, e ancora tassare, oppure a lasciare soli i cittadini dinanzi alle calamità, come si è appreso l’altro ieri, quando sulla testa dei terremotati dell’Emilia si è abbattuta come una  doccia fredda la notizia che nella riforma della Protezione Civile, voluta da Monti,   smantellata e privata di autonomia finanziaria, è previsto che lo Stato non risarcirà più i cittadini per i danni subiti da terremoti o altre calamità naturali,ma al massimo consentirà uno sconto fiscale sulle assicurazioni contro i danni che i cittadini dovranno stipulare con le compagnie assicurative a chissà quali costi per tutelarsi dalle calamità atmosferiche. A prescindere dal solito e ulteriore regalo alle assicurazioni (parenti strettissime delle Banche)  non v’è dubbio che questa è una decisione che non può non ulteriormente falcidiare la residua fiducia dei cittadini nello Stato. Torniamo al PDL. Frastornato dalla batosta elettorale, il segretario del PDL, Alfano,si è affrettato a dire che il PDL deve cambiare e ha proposto, come ricorda Sechi, l’unione dei moderati. Questa è retorica spicciola da mercato rionale. Il problema, anzi i problemi,  sono altri, e di certo non possono essere risolti con le solite e ormai desuete formulette con le quali anche nel recente passato si sono abbagliati gli elettori. Gli elettori del centrodestra, che a milioni, avevano dato fiducia al PDL hanno visto vanificato il loro voto e tradite le loro attese che erano quelle di vedere uno Stato riformato nelle istituzioni,  una burocrazia meno invasiva, un sistema fiscale più equo,  un sistema giustizia velocizzato e rispettoso dei diritti dei cittadini, una classe dirigente scelta dagli elettori e non nominati dall’alto, il costo della politica drasticamente ridotto senza se e senza ma, ad incominciare dagli enormi finanziamenti pubblici che hanno consentito ruberie e profitti illeciti. Le istanze tradite sono state il detonatore della fuga dal PDL, non dal centrodestra, degli elettori che lo avevano copiosamente votato nel 2008 e sino al 2008. A  questi elettori l’unica risposta che ha saputo dare Alfano è quella riposta nella formula “magica” della unione dei moderati, magica quanto vuota. Come vuota è l’idea di cambiare nome al partito, avanzata da altri esponenti del PDL. Il problema non è il nome, fatto meramente formale, ma sono i fatti, ad incominciare dalla prosecuzione di un esperimento di governo che non ha prodotto alcun risultato, salvo le vacue affermazioni di Monti, cui si accompagna come un cantante stonato il gran capo Napolitano,  che “il Paese ce la farà“. A quale prezzo? E sopratutto come ci arriveranno gli italiani al traguardo il cui orizzonte si sposta in avanti ogni volta che un qualsiasi  evento non previsto si verifica? Certo la  cura da cavallo di Monti, alla lunga, potrebbe  pure dare un risultato  più o meno positivo (il pareggio di  bilancio in due anni, di un disavanzo pazzesco creato in 50 anni),  ma potrebbe accadere che nel frattempo l’ammalato, guarito , muoia, magari sano, ma muoia, epilogo farsesco di un tragedia “greca”. E qui che si misura la classe dirigente di un grande partito, che altrimenti non è. g.

A MESAGNE L’ADDIO A MELISSA, 16 ANNI, ASSASSINATA DA UN KILLER SPIETATO

Pubblicato il 21 maggio, 2012 in Cronaca | Nessun commento »

Si è conclusa la cerimonia funebre per Melissa. La bara bianca è stata condotta fuori dove una piazza gremita l’ha applaudita. Un lancio di palloncini ha salutato l’uscita del feretro dalla chiesa. La bara è stata caricata su una vettura che si è allontana fendendo la folla, seguita dal padre della ragazza, Massimo Bassi, in lacrime.

CUSCINO ROSSO A FORMA DI CUORE – Un cuscino rosso a forma di cuore, una foto di Melissa sorridente e i fiori bianchi e rosa ornavano la bara bianca di Melissa Bassi deposta dinanzi all’altare della chiesa madre di Mesagne dove si sono celebrati i funerali della ragazzina uccisa nell’attentato di Brindisi. La chiesa era gremita, con almeno 700 persone.

In prima fila c’erano il padre della ragazza, la nonna e gli altri parenti. Nella navata laterale a sinistra hanno preso posto le compagne di scuola di Melissa con magliettine bianche sulle quali hanno scritto loro stesse a mano ‘Melissa resterai sempre nei nostri cuori”.
Le navate laterali della chiesa erano ornate da corone di fiori inviate dalle massime istituzioni italiane: il presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio, i presidenti di Camera e Senato e il ministro degli Interni.
Il parroco della chiesa accogliendo la bara ha invitato i presenti a evitare di avvicinarsi al padre della ragazza. “Non moltiplicate il dolore – ha detto – tenete conto del peso che questi tre giorni hanno rappresentato per la famiglia”.

Nella piazza antistante c’erano almeno 4.000 persone: gente commossa, intere famiglie con ragazzi e bambini che sono giunti per testimoniare dolore, indignazione e sconcerto per quanto è avvenuto. Fonte ANSA, 21 maggio 2012

.…………..Non ci sono parole per esprimere il dolore e la rabbia che questa vita stroncata da mani  spietatamente assassine hanno provocato in ciascuno di noi. Dolore e rabbia che non ci consentono di tacere un altro dolore e un’altra rabbia provocate questa volta da una assurda “guerra tra procure” che si sta combattendo sulla contrapposizione di due tesi investigative, l’juna che vuole prevalere sull’altra. Da una parte la Procura di Brindisi il cui capo ha sostenuto che non potrebbe trattarsi nè di mafia nè di criminalità organizzata, dall’altra il capo della DDA di Leccce il quale invece sostiene il contrario. L’una o l’altra determinerebbe la competenza di una o dell’altra Procura. Francamente non importa a nessuno chi abbia la competenza, nè sul carattere del delitto, quel che importa è che l’assassino venga acciuffato, assicurato alla giustizia e che giustizia venga fatta. perciò, i due procuratori la smettano di beccarsi come due polli in in un pollaio e facciano in fretta a indirizzare le indagini verso il vero o i veri assassini, perchè come dimostrato in altri casi, spesso i ritardi investigativi, specie se originnati da conflitti di competenza, determinano solo ritardi e talvolta consentono agli assasisni di farla franca. E noi, soprattuto in  questo caso, non ce lo possiamo permettere. g.

A BRINDISI ATTENTATO DI MAFIA? NON STA IN PIEDI, ECCO PERCHE’, di Mario Sechi

Pubblicato il 20 maggio, 2012 in Costume, Cronaca | Nessun commento »

Brindisi. Mattina. Sole. Aria fresca. Giovinezza. Melissa. Sedici anni. Scende dal bus. Ha la vita davanti. Poi un lampo. E il buio. Roma. Accendo il pc, lancio le agenzie. Alle 8.45 l’Ansa batte la notizia: ++ ORDIGNO ESPLODE IN SCUOLA BRINDISI, STUDENTI FERITI ++ Una bomba a scuola? Com’è possibile? Il riflesso condizionato è quello di dire «criminalità organizzata». Non sono un pistarolo, ma qualcosa non torna. Metto in fila i fatti, tenendo presente quanto mi ha detto una mia fonte: «In questa storia scrivi in spagnolo: metti i punti interrogativi anche all’inizio del pezzo». Farò di più, presenterò i pezzi del puzzle. Eccoli:

1. Perché mai la mafia dovrebbe mettere la firma su un atto così atroce scatenando su di sè l’arrivo dei migliori investigatori italiani? È una manovra boomerang. Una mente criminale non commetterebbe mai un simile errore;

2. Nel vicino centro di Mesagne ci sono regolamenti di conti in corso e nuovi collaboratori di giustizia. Uno dei metodi più usati tra i clan per tappare la bocca a un pentito è quello di colpire i suoi cari. Tra gli studenti c’è qualcuno che ha lontani parenti in odor di mafia?;

3. L’ordigno è rudimentale, mentre la mafia ha a disposizione il miglior esplosivo. Trasportare tre bombole e piazzarle sull’obiettivo è un rischio. Basta niente e ti beccano. È una tecnica da guerriglieri mediorientali, non da picciotti;

4. Mettere insieme tre bombole a gas però è facile e il risultato distruttivo assicurato. Collegarle a un timer è uno scherzo. Ma è fondamentale capire se quest’ultimo è orario o elettronico. Nel primo caso potremmo anche essere di fronte a un errore per cui la bomba scoppia al momento sbagliato, nel secondo lo scoppio è telecomandato e allora siamo di fronte a qualcosa di più sofisticato e inquietante;

5. Per fare tutto questo non c’è bisogno di un team di scienziati uscito dall’accademia dell’esplosivo. Qualsiasi persona con un filo di folle lucidità e crudeltà può mettere insieme le bombole a gas, il timer, trasportarle sull’obiettivo, attendere e provocare il botto per spezzare delle vite. Ecco perché anche la pista del folle non può essere per il momento accantonata.

In ogni caso, ha ragione il procuratore Pietro Grasso: di qualsiasi natura sia, questo «è terrorismo puro». Le indagini sono in corso, sono in pista investigatori in gamba e il procuratore Motta è serio. Ieri sera c’era già un sospettato sotto torchio. Aspettiamo. Lo Stato faccia lo Stato: deve prendere i colpevoli, condannarli, metterli in prigione e buttare la chiave. Mario Sechi, Il Tempo, 20 maggio 2012

..…………Ha ragione Sechi. La lettura più ovvia spesso non è la più corretta. La criminalità, quella organizzata, la più pericolosa, solitamente le sue “attenzioni” le rivolge agli obiettivi che possono nuocerle, non a quelli dimostrativi. Non solo. La criminalità organizzata sa che atti di guerra come è quello compiuto ieri a Brindisi inevitabilmente strasferisce l’attenzione massiccia della Magistratura e delle Forze dell’ordine verso i luoghi teatro delle stragi e ciò “nuoce” agli interessi della criminalità che preferisce vivere sottoacqua così da potersi meglio mimetizzare e sfuggire agli investigatori e alla cattura da parte della polizia  e dei carabinieri. Perciò, al di là delle identiche opinioni espresse dal Procuratore della Repubblica di Brindisi, Di Napoli, che tende ad escludere o almeno a considerarla possibnile insieme ad altre, la pista mafiosa o della criminalità organizzata, è opportuno che le indagini si svolgano a 360 gradi, così da perseguire ogni possibile pista che possa portare alla individuazione dei responsabili di un eccidio tanto odioso quanto inutile. Colpire i ragazzi è ignobile, provocarne la morte è terribile. I colpevoli devono essere identificati e come scrive Sechi messi nelle condizioni di non nuocere più. Per esserne certi, e non scandalizzi nessuno,  c’è la pena di morte. La stessa inflitta, con terrificante cattiveria,   alla giovane studentessa di Mesagne. Perchè  chi dà la morte, merita la stessa sorte. g.

ATTENTATO DI BRINDISI: PER IL PROCURATORE DELLA REPUBNBLICA SI TRATTA DI UN GESTO ISOLATO MA E’ EVIDENTE LA VOLONTA’ DI COMPIERE UNA STRAGE.

Pubblicato il 20 maggio, 2012 in Cronaca | Nessun commento »

Fiori sul luogo dell'attentato alla scuola 'Morvillo'

Fiori sul luogo dell’attentato alla scuola ‘Morvillo’

L’attentato alla scuola di Brindisi “potrebbe essere un gesto isolato e individuale”. Lo ha detto il procuratore di Brindisi, Dinapoli, sottolineando che in ogni caso c’é stata “una volontà stragista”.”Non è impossibile – ha aggiunto – che tutta l’organizzazione sia stata fatta da una persona sola”. Nelle immagini tratte dalle telecamere stradali e prese in visione dagli inquirenti si vede l’attentatore che preme il tasto del telecomando azionando così la bomba che ha ucciso Melissa Bassi. “Immagini terribili”, ha detto il procuratore.

C’è dunque l’identikit di chi ha posizionato l’ordigno davanti all’istituto Morvillo-Falcone ma la persona “non è stata ancora identificata”. Dinapoli ha spiegato che chi ha premuto il telecomando lo ha fatto ad una distanza di sicurezza che però gli consentiva di vedere la scena. Quanto all’innesco, il procuratore ha sottolineato che l’ipotesi più probabile è quella di un meccanismo cosiddetto volumetrico e cioé che si attiva al passaggio di qualcuno. L’ordigno sarebbe stato dunque azionato in precedenza e si sarebbe innescato nel momento del passaggio delle prime ragazze.

Il confezionamento dell’ordigno e’ opera di un esperto di elettronica. “Il congegno – ha detto Dinapoli – non è particolarmente complesso ma non alla portata di tutti”. Il magistrato ha confermato che da ieri è stata condotta una intensa attività investigativa che ha compreso l’interrogatorio di diverse persone e perquisizioni e controlli in vari luoghi della città e della provincia di Brindisi.

Sono stazionarie le condizioni delle ragazze ferite. Le quattro ragazze ricoverate nell’ospedale brindisino ‘Antonio Perrino’ hanno trascorso la notte senza problemi. Le condizioni delle due che sono ricoverate nel Centro Grandi ustionati – Azzurra Camarda e Sabrina Ribezzi – stanno pian piano migliorando. La pressione arteriosa si è stabilizzata e i parametri vitali sono buoni. La prognosi tuttavia rimane riservata. Per Vanessa Capodieci, sorella di Veronica, e Selene Greco che si trovano nel reparto di Chirurgia Plastica, la prognosi è stata sciolta: per loro – informa la direzione sanitaria dell’Asl brindisina – parametri vitali molto soddisfacenti.

Secondo quanto riferito dalla direzione sanitaria dell’Asl brindisina sono stazionarie anche le condizioni della sedicenne ferita più gravemente, Veronica Capodieci, e da ieri pomeriggio ricoverata nell’ospedale Vito Fazzi di Lecce. 

“Devo purtroppo ricordare le ragazze e i ragazzi della scuola di Brindisi, coinvolti ieri in un vile attentato”, ha detto il Papa pregando “per i feriti, tra cui alcuni gravi, e specialmente per la giovane Melissa, vittima innocente di una brutale violenza e per i suoi familiari, che sono nel dolore”. Fonte ANSA, 20 maggio 2012

L’80 % DEI PROVENTI DI EQUITALIA VENGONO DAI LAVORATORI A REDDITO FISSO

Pubblicato il 19 maggio, 2012 in Costume, Economia, Politica | Nessun commento »


Ricordate i “botti” fiscali di Capodanno per festeggiare (in anticipo) i primi cento giorni del neo premier Rigor Montis? Con la perla delle Dolomiti, Cortina d’Ampezzo, presa d’assalto dai cacciatori di scontrini fiscali. E con i grandi giornali a brindare all’inconsueta messinscena pirotecnica. Anche se Lor signori della carta(straccia), e i suoi direttori, più che applaudire al blitz degli esattori facevano festa per una ragione assai meno nobile: lo scampato pericolo di una patrimoniale secca che avrebbe colpito le tasche dei loro editori.

Già, i Poteri marci che, rispetto ai lavoratori dipendenti, non hanno il prelievo alla “fonte” (dalla busta paga) e a volte godono pure dell’Iva al 4%. Oltre a poter schierare, sul campo fiscale, agguerriti tributaristi. Nel caso di controversie con l’agenzia delle entrate. Lusso che non un artigiano o un bottegaio di paese.

L’Italia del commercio non è soltanto Cortina o via Montenapoleone.
Storia vecchia, si dirà, ma finora non si era mai visto un governo composto di tanti garruli Superciuk. Stiamo parlando dell’antieroe dei fumetti creato da Max Bunker, l’opposto di Robin Hood, che ruba ai poveri per dare ai ricchi.

Nel suo pamphlet sui contribuenti-sudditi “La mano che prende, la mano che dà“, edito da Raffaello Cortina, il filoso tedesco Peter Sloterdijk, osserva che il giornalismo politico dei nostri giorni “riformula in mille varianti quattro luoghi comuni”. E tra questi “luoghi comuni” c’è, da parte della stampa, quello di sollevare solo polveroni.

“E il buon uso dello scandalo – osserva Sloterdijk – diventa uno strumento per tenere in vita il potenziale utopico del modo di vivere politico chiamato democrazia”.

Nell’Italia degli Indignados à la carte (dei padroni) c’era, addirittura, chi parlava di “rivoluzione delle tasse” dopo aver assistito ai fuochi fatui accesi dalle fiamme gialle nel ricco presepe ampezzano. Senza nemmeno aver dato una sbirciatina su come funziona e opera davvero la burocratica macchina trita-contribuenti avviata dai vari governi della cosiddetta seconda Repubblica.

Una struttura dai costi di gestione mostruosi: oltre un miliardo di euro l’anno. Pagati ovviamente, dai poveri tartassati di turno.
I ricavi di Equitalia? Qualche spicciolo di milione.
Del resto, sosteneva l’ex presidente americano Ronald Reagan “chi paga le tasse è uno che lavora per lo Stato senza essere un impiegato statale”.

Così, nell’ubriacatura (fiscale) di fine anno qualcuno anche a sinistra-sinistra (il Fatto) scambiava pure l’amministratore di Equitalia, il puffo Attila Befera, per un Lenin dell’aggio (altrui).Tant’è, che il Signorotto delle imposte con “tassi di usura” (9%), attratto dal profumo d’incenso che lo stava avvolgendo, si è presentato davanti alla folla di adulatori (i media) per promuovere il marchio Equitalia. Che grazie agli exploit televisivi di Befera, rovesciando lo slogan di una ditta di cucine, ben presto è diventato il più odiato dagli italiani.

E il risultato più grave e negativo delle performance di Attila è stato soltanto uno: nel giro di pochi giorni l’agenzia delle entrate, e i suoi solerti dirigenti, sono diventati un simbolo del male e l’obiettivo sconsiderato di violente e ingiustificate contestazioni.
Tutte azioni condannabili senza se e senza ma.

A tirare sassi contro le vetrine di Equitalia non erano però i proprietari di auto Suv o i bottegai infedeli, come avevano immaginato i soloni di carta(straccia).
A gridare la propria protesta erano i milioni di cittadini a reddito fisso. Lavoratori la cui dichiarazione fiscale è fatta, tra l’altro, dai propri datori di lavoro.

Secondo alcune stime, mai smentite dai gabellieri di Stato, l’80% degli incassi di Equitalia proviene dalle tasche dei salariati dipendenti, pensionati e da piccoli professionisti.
Spesso vessati per qualche centinaio di euro (il mancato pagamento del canone Rai) con ganasce alla propria auto o l’iscrizione d’ipoteche sulle abitazioni.

I Grandi Profitti, invece, possono dormire sonni tranquilli anche sotto il governo di Rigor Montis e del suo scudiero (fiscale) Attila Befera.
Così nel panorama dell’informazione, che dovrebbe rappresentare l’opinione pubblica, ancora una volta sono stati i propri lettori a far cambiare registro ai giornali.
E poi gli editori si lamentano della perdita di copie in edicola!

Una valanga di lettere spedite alle redazioni ha fatto giustizia su come funziona davvero (In)Equitalia.
Eppure, facciamo l’esempio del Corrierore guidato stancamente dal disincantato Flebuccio de Bortoli, aveva sotto mano la coppia di Gabibbo alle vongole, i mitici Stella&Rizzo, per andare a dare almeno un’occhiatina su come funziona e opera la burocratica macchina da guerra pilotata da Attila Befera.
Niente, invece.

Dei due Indignados à la carte (dei padroni) uno era impegnato a fare le bucce a qualche disgraziato delle comunità montane; l’altro a difendere l’ing. Giuseppe Orsi, amministratore di Finmeccanica, che è accusato di “riciclaggio internazionale” dai giudici di Napoli.
Se fosse stato un parlamentare con un simile fardello (inquisitorio) sulle spalle, Sergio Rizzo, ne avrebbe chiesta la decapitazione sulla piazza del Parlamento.

E nemmeno una riga si è letta su chi oggi guida la politica fiscale dell’Italia.
Il premier Rigor Montis o Attila Befera?
Dopo la sciagurata soppressione del ministero delle Finanze per creare un superministero dell’Economia – accorpando insieme Tesoro e Bilancio -, la delega nel campo dei tributi è stata lasciata dal governo dei bocconiani, come ha ricordato il professor Enrico De Mita sul “Sole 24 Ore”, all’Agenzia delle entrate.
Con i risultati politici, economici e sociali che sono sotto gli occhi di tutti.

E sorprende che il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, scrupoloso garante della Costituzione non si sia accorto, come osserva ancora Enrico De Mita, che è proprio la carta repubblicana che “affida concretamente e non apparentemente la politica tributaria al Governo e al Parlamento”.

Altrimenti, in assenza di un’azione istituzionale, si finisce sotto la scure del gabelliere-riscossore Attila Befera.
E gli italiani onesti, per citare nuovamente il filosofo Peter Sloterdijk, sono trasformati “da cittadini di uno Stato a titolari di un codice fiscale”. 19 maggio 2012

.……….Scriveva Svetonio che “il buon pastore deve tosare le pecore, non scorticarle”

BRINDISI: I MEDICI SOTTRAGGONO ALLA MORTE LA SECONDA STUDENTESSA DI BRINDISI

Pubblicato il 19 maggio, 2012 in Cronaca | Nessun commento »

E’ solo una la vittima del tragico ed ignobile attentato dinamitardo che questa mattina ha avuto come bersaglio una scuola intitolata lal moglie di Giovanni Falcone, perita con il marito nell’attentato di Capaci di 20 anni fa. La seconda studentessa per la quale era stata data dall’ANSA la notizia della morte dopo il ricovero in ospedale, in condizioni gravissime,  è stata immdiatamente  sottoposta ad intervento chirurgico nell’ospedale di Brindisi che ha avuto esito positivo. Dopo l’intervento, la giovane studentessa, anche lei di Mesagne e amica del cuore di Melissa, la studentessa invece morta, è stata trasferita in autoambulanza all’ospedale Vito Fazzi di Lecce per le ulteriori cuore che tutti ci auguriamo possano condurla verso la guarigione. Intanto tutta l’Italia si stringe intorno alla famiglia della giovane vittima, ai suoi familiari, e alla città di Brindisi così violentemente aggredita dagli autori dell’attentato che dovranno essere acciuffati e consegnati alla giustizia perchè rendano conto dell’orrendo delitto di cui si sono resi responsbili.

UNA BOMBA UCCIDE DUE GIOVANI STUDENTESSE A BRINDISI. LA CITTA’ SCONVOLTA.

Pubblicato il 19 maggio, 2012 in Cronaca | Nessun commento »

Due morti e sei feriti. È il bilancio dell’esplosione di un ordigno avvenuta davanti all’istituto femminile Morvillo-Falconeper la moda e il turismo di Brindisi verso le 7.45 di questa mattina.

L'istituto Morvillo-Falcone

A esplodere due bombe artigianali, assemblate a partire da tre bombole di gpl, trovate vicino a un cassonetto della raccolta differenziata.

Una studentessa, Melissa Bassi, di 16 anni (foto), colpita dall’esplosione,  è deceduta poco dopo. Ad annunciarlo l’assessore alla Protezione Civile Fabiano Amati, poco dopo aver dato il via alle operazioni di soccorso.

La  seconda ragazza, Veronica Capodieci, anche lei di Mesagne, è stata operata in condizioni gravissime, ma è deceduta pochi minuti fa.

Le indagini: mafia o il gesto di uno squilibrato

Due le piste più probabili. Da una parte la vicinanza della scuola al tribunale cittadino, dall’altra il transito della carovana della legalità, che doveva passare oggi da Brindisi e la vicinanza della ricorrenza della strage di Capaci, nella quale morirono il 23 maggio 1992 Giovanni Falcone e Francesca Morvillo – a cui la scuola è dedicata – insieme agli agenti della scorta. La scuola si trova inoltre molto vicina al tribunale di Brindisi.

Inoltre gli studenti colpiti sarebbero tutti di Mesagne, dove alcuni giorni orsono il presidente della commissione antiracket Fabio Marini era rimasto coinvolto in un attentato: la sua auto era saltata in aria. Non è comunque detto ci sia un collegamento diretto tra i due fatti. Certo è che nel brindisino negli ultimi giorni si è assistito a una recrudscenza di fatti criminali, che aveva portato anche a un incontro con il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri.

In un primo momento si pensava le bombe fossero state nascoste nel cassonetto. Secondo l’ultima ricostruzione sarebbero invece stata posate su un muretto vicino al cancello secondario della scuola. Sembra dunque ormai chiaro che l’obiettivo era proprio l’istituto. Gli inquirenti parlano di una “pista mafiosa”. Gli ordigni potrebbero essere stati attivati con un telecomando a distanza. Non è comunque da escludersi il gesto di un folle e non si sa ancora di preciso che tipo di innesco sia stato utilizzato.

Sul posto starebbero arrivando anche il governatore della Puglia Nichi Vendola, in viaggio da Bari a Brindisi e il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo.

Fonte ANSA, 19 maggio 2012

GOVERNO MONTI: LA FIDUCIA DEGLI ITALIANI CROLLA AL 35%, LA META’ DI NOVEMBRE

Pubblicato il 19 maggio, 2012 in Politica | Nessun commento »

    Il premier Mario Monti La luna di miele con il Professore è già finita. Mentre Mario Monti si prepara a presentare al G8 un’Italia verso la guarigione e «con le carte in regola per chiedere la crescita», nei confini nazionali il consenso per il suo governo crolla ai minimi storici. I dati sono quelli dell’istituto di ricerca Swg e fotografano un Paese che vede sempre meno in Monti l’uomo della provvidenza: solo il 35% degli intervistati, infatti, dichiara di avere ancora fiducia nel Premier. Una perdita di tre punti percentuali rispetto a una settimana fa, addirittura un dimezzamento dei consensi rispetto all’impressionante 71% di apprezzamento di cui disponeva il presidente del Consiglio lo scorso 17 novembre, il giorno dopo aver prestato giuramento con la sua squadra dal Capo dello Stato. Gli italiani non si fidano più di Monti, e il dato è tanto più significativo se si pensa che persino al momento delle prime riforme impopolari, a partire da quella delle pensioni, il consenso del Professore aveva mantenuto dei livelli record. Tra gennaio e marzo, infatti, la percentuale di chi appoggiava il capo del governo era stabilmente tra il 57 e il 59% degli intervistati. Merito dello sbandierato decreto sulle liberalizzazioni, poi in parte svuotato dopo estenuanti trattative con i partiti, ma merito soprattutto di un’economia che sembrava avviarsi verso la ripresa, con gli indici dello spread che si riavvicinavano ai livelli ante crisi. Il mondo internazionale appluadiva Monti, Time gli dedicava addirittura la copertina chiedendosi se fosse proprio lui l’uomo in grado di salvare l’Europa dal declino. Poi sono arrivati altri provvedimenti impopolari, il pasticcio dell’Imu (quanto si pagherà? Nessuno ancora sa dirlo) e la risalita dello spread. «Il problema – spiega il vicepresidente di Swg, Maurizio Pessato – è che non si vede via d’uscita. L’immensa attesa riposta nel governo non è stata soddisfatta. Si teme che anche questo esecutivo sia destinato al galleggiamento. Ad esempio, quando si parla di un tema sensibile come la legge elettorale, il fatto che il governo si dichiari incompetente e demandi tutto al Parlamento finisce col trasmettere un’immagine di impotenza». Immagine che non può non travolgere gli stessi partiti che sostengono Monti. Nelle intenzioni di voto, il Pdl è in caduta libera (18%, altri due punti in meno rispetto a sette giorni fa) e anche il Pd non se la cava bene: 24%, un punto in meno di quanto poteva vantare prima delle amministrative. Crescono in maniera esponenziale i grillini, che arrivano a sfiorare il 14% e si consolidano come terzo partito italiano. Ma a descrivere la sfiducia degli italiani rispetto all’attuale agone politico è soprattutto un altro dato, quello dell’area non voto. Quasi un elettore su due, il 43.7%, non esprime gradimento per nessun partito. In parte perché ha intenzione di astenersi alle prossime politiche (21.1%), in parte perché indeciso (22.6). «È la fotografia di una proposta politica vecchia – conclude Pessato – incapace di fornire le giuste risposte ai problemi dei cittadini. Non è un caso se il solo partito a registrare una vera crescita sia il Movimento Cinque Stelle, l’unica novità attualmente in campo».Carlantonio Solimene, Il Tempo, 19 maggio 2012