LA CORSA ALLO SPORTELLO IN GRECIA E IN SPAGNA. E’ LA FINE? SPERIAMO DI NO.

Pubblicato il 18 maggio, 2012 in Economia, Politica | Nessun commento »

Quando il popolo corre allo sportello, le cose cominciano a prendere una piega incontrollabile perché a dominare è la paura. In Grecia e Spagna siamo a questo punto: i correntisti chiedono il cash perché non hanno fiducia nelle banche. Atene torna alla Dracma? Si ritirano euro per evitare la svalutazione. Bankia viene salvata dal governo spagnolo? Todos caballeros, ma meglio non fidarsi di chi sta in piedi con i soldi pubblici. Questo è il sentimento irrazionale che anima i mercati.
È un film già visto nella storia dell’economia mondiale. Quello che fa scuola è il crac del 1929. La lezione degli anni Venti è grandiosa e terribile. Rileggere il «Grande Crollo» di John Kenneth Galbraith è più che un tuffo nel passato, un’emersione straordinaria nel presente: in quelle pagine ci sono tutti gli attori di oggi. Le Borse che guadagnano e perdono punti a raffica da un giorno all’altro, i politici che guardano, litigano, ma non capiscono cosa sta succedendo, gli speculatori che ci marciano alla grande e il popolo – ah, il popolo – che pensa alla crescita esponenziale, al guadagno infinito e facile. Irrazionalità. Azzardo. Casinò. Al punto da far scrivere a Galbraith: «Nessuno fu responsabile del grande crollo di Wall Street. Nessuno manovrò la speculazione che lo precedette. Entrambi furono il prodotto della libera scelta e della libera decisione di migliaia di individui. Questi non furono condotti al macello. Vi furono spinti dalla latente follia che ha sempre travolto la gente presa dall’idea di poter diventare ricchissima». Accadde con la speculazione sui tulipani. Figuriamoci, la storia si ripete. E mentre i governi non trovano una soluzione cartesiana al caos finanziario che sta uccidendo l’economia europea, i popoli trovano nell’irrazionalità la risposta: la fila allo sportello. Quando ieri sui terminali dei computer è comparsa la notizia della corsa al contante in Spagna, ero in compagnia di due signori che la finanza la conoscono fin troppo bene. Ragionavamo sulla possibile rottura dell’Eurozona. Eravamo fermi alla guerra del Peloponneso. Ma il fumo che saliva era quello del vulcano iberico. Ci siamo guardati in faccia. Frase sottintesa: «È finita». Poi sono rientrato in redazione e mi sono chiesto: è davvero il game over? Una cosa è discutere del «Grexit», dell’uscita di Atene dall’Euro, un’altra è ipotizzare un contagio continentale che parte con la corrida. Un punto è indiscutibile: senza risposte credibili dei governi, il panico prenderà il timone della nave. E la condurrà sugli scogli.
Sulla nave ci siamo anche noi italiani. Bisognerebbe ricordarlo ai politici.Mario Sechi, Il Tempo, 18 maggio 2012

LA REGIONE FERMA LE PROVINCIE PUGLIESI: BASTA ASSUNZIONI E PRECARIATO

Pubblicato il 17 maggio, 2012 in Cronaca, Il territorio | Nessun commento »

BARI – La Regione Puglia raccomanda alle Province «estrema cautela e prudenza in tema di organizzazione istituzionale e di gestione del personale». L’invito è contenuto in una lettera che il neo-assessore regionale al personale, Marida Dentamaro, ha inviato ai presidenti delle sei Province pugliesi «in vista – spiega in una nota – della redistribuzione del personale delle Province tra Comuni e Regione». Per l’assessore «è necessario che eventuali nuove assunzioni siano limitate allo stretto necessario per espletare le funzioni fino alla fine dell’anno in corso».

Se ciò non dovesse accadere «il processo di riassetto istituzionale subirebbe gravi condizionamenti – scrive Dentamaro – risultando compromesso il conseguimento degli obiettivi di efficienza e di risparmio ai quali dobbiamo tendere, senza riserve e senza eccezioni. Bisogna inoltre evitare – aggiunge l’assessore – di creare false aspettative, illusioni o, peggio, nuovo precariato che nessuno può permettersi». In definitiva, conclude Dentamaro, si tratta non solo di «sensibilità istituzionale», ma anche di «corretta gestione delle risorse pubbliche», in vista della perdita di numerose funzioni da parte delle Province. Il Corriere del Mezzogiorno, 17 maggio 2012

.…………..E intanto la Provincia di Bari è tra le provincie italiane che hanno aumentato all’aliquota massima l’addizionale sulla RCA, cioè al 16% per cui  su un premio netto di mille euro, un automobilista pagherà 35 euro di tasse in più. Ovvero da 125 a 160 euro. Su un costo netto di 1.500 euro, l’aumento toccherà i 52 euro. Grazie signor Schittulli che predica bene e razzola male.

ALLA REGIONE SICILIA ASSUNTI “30 CAMMINATORI”. E ARRIVA A QUOTA 17.200 DIPENDENTI, SEI VLTE LA LOMBARDIA

Pubblicato il 17 maggio, 2012 in Cronaca, Politica | Nessun commento »

camminatori,sicilia,costi della politicaCome la Germania, la pubblica amministrazione della Regione Sicilia non conosce la crisi e assume alla grande: via libera a 157 posti da chauffeur, 55 da sorveglianti di musei per Palermo, che si aggiungono ai 1600 (sic) già esistenti, e ora anche 30 “camminatori” per portare i documenti da un ufficio all’altro della Regione. Sì, avete capito bene.

Definizione di “camminatore”: “fattorino per commissioni; usciere che, in ministeri o uffici amministrativi, è incaricato di recpaitare letter circolari, plichi, ecc. da un ufficio all’altro”. La voce è tratta dal dizionario Treccani e la riporta, al fondo del suo pezzo, Mattia Feltri che su La Stampa fa le pulci ai 17.200 dipendenti pubblici siciliani, una cifra enorme, quasi 6 volte maggiore di quella della Lombardia.

E sui camminatori, Feltri commenta che saranno retribuiti “in cambio dell’instancabile opera delle loro gambe che li condurranno da una stanza all’altra di palazzo d’Orleans (la sede della Regione) a trasferire documenti, cartellette, incartamenti, faldoni, pratiche, fascicoli e dossier dal mittente X al destinatario Y, poiché il mittente X e il destinatario Y hanno già il loro bel daffare. Una mansione certamente di responsabilità, ma anche piuttosto suggestiva in tempi di crisi e di Internet”. E se mandassimo tutti quanti il nostro CV? Peraltro, camminare fa bene alla salute. Fonte Virgilio.it, 17 MAGGIO 2012

ALL’AQUILA IL PARTITO DI FINI VENDE VOTI IN CAMBIO DI POLTRONE

Pubblicato il 17 maggio, 2012 in Politica | Nessun commento »

Il sindaco de L'Aquila Cialente Una città devastata dal terremoto, dal lutto, da una ricostruzione difficile, da una corruzione che emerge tra mattoni vecchi e nuovi, da una crisi che si accanisce contro la rinascita, meriterebbe una politica dal volto umano, un impegno diverso dei partiti, una trasparenza non solo dichiarata ma praticata. E invece no. All’Aquila sembra che neanche questo elementare impegno sia possibile. A tre giorni dal ballottaggio per eleggere il sindaco della città, emerge un carteggio davvero istruttivo tra i partiti. I protagonisti sono il Pd e Futuro e Libertà i quali in campagna elettorale sbandierano «alti ideali», propositi di rinascita, ricostruzione, rilancio morale e via discorrendo. Poi si spengono i microfoni e torna la realtà. Quella delle poltrone e dei posti di comando barattati per l’appoggio al secondo turno, con tanto di scambio di lettere, protocolli d’intesa e manuale Cencelli. I più cinici diranno che si usa così, ma vedere in un luogo simbolico come L’Aquila esponenti del Partito Democratico offrire posti per avere voti, francamente, è troppo anche per uno allenato a vederne di ogni colore. I duri e puri di Futuro e Libertà trattavano il loro gruzzolo di consensi in cambio dei seguenti incarichi: un assessore, la presidenza di una municipalizzata, un consigliere d’amministrazione nella Asm, la presidenza di una commissione consiliare, la presidenza del collegio dei revisori dell’Ama, un posto nel collegio dei revisori del Comune, un consigliere d’amministrazione nella Gran Sasso Acque, un membro nel consorzio dei Beni Culturali, un pacchetto di consulenze e contratti part-time. Tutto ciò conferma che il Paese ha bisogno di un nuovo inizio. Finché i partiti non la smetteranno di occupare e lottizzare ciò che va assegnato per merito e non per cooptazione di regime, l’Italia non farà alcun passo in avanti. Il candidato sindaco Cialente dirà che quell’accordo non si è realizzato materialmente, è saltato. Solo formalmente – per l’opposizione di altre liste – visto che dai carteggi emerge un impegno a dare contropartita in nomine in cambio di appoggio elettorale sottobanco da parte di Fli. Non siamo di fronte a un fatto di provincia, ma alla metafora dell’Italia. Un suk politico che suscita una profonda rabbia e tristezza. Nella città dove la ricostruzione post-terremoto ha visto gli sciacalli in azione, si consumano commerci politici da basso impero e i partiti continuano a fare e disfare come in questi mesi nulla fosse successo e tutto va bene madama la marchesa. Sì, L’Aquila è ferita, ma gli avvoltoi volano ancora in alto. Mario Sechi, Il Tempo, 17 maggio 2012

………………..Che il PD, che della questione morale ha sempre fatto il suo cavallo di battaglia e che della sua immacolatezza abbia fatto sfoggio ad ogni occasione, compreso l’altra sera in TV con Bersani che più che un aspirante premier ci sembrava un buon venditore di tappeti, abbia mercanteggiato l’appoggio di altri partiti al ballottaggio di domenica all’Aquila,  non meraviglia. Non meraviglia perchè è da un pezzo che il PD, ex Pci, ex Pds, ex Ds, ha gettato la falsa maschera di perbenismo per mostrarsi del tutto uguale agli altri partiti, nè, in fondo meraviglia la notizia in se, perchè è da un pezzo che tutti i partiti, nessuno escluso, hanno trasformato la politica in un grande, immenso mercato perr trarre vantaggi per sè e per i propri cari.I casi della  ex Margherita e della Lega, esplosi e riesplosi in questi giorni, anzi in quesste ore, sono significativi e riguardano tutti. Nè meraviglia che nel mercato dell’Aquila, uno dei contraenti dell’affare sia il partito dei cosiddetti duri e puri del FLI, tutti o quasi tutti ex An, tutti o quasi tutti ex MSI. Non meraviglia pechè la fuoruscita dal PDL di Fini e camerati (ormai “compagni” a tutti gli effetti) non fu affatto determinata da ragioni di cuore ma da ragioni di posti, presenti e futuri. Sopratutto futuri. Però la realtà fu abilmente mascherata, cosicchè si tentò di far passare la spaccatura tra Fini e Berluscojni come un ritorno alla “fede” antica, a quella missina. Non era vero. Lo abbiamo sempre saputo e questa squallida vicenda dell’Aquila lo conferma. Come conferma che per il FLI, cioè Futuro e Libertà, cioè Fini,  nell’oscurità della notte tutti i gatti sono bigi, cioè si può passare sopra a tutto,  e andare da destra a sinistra, senza alcuna remora nè morale nè politica, pur di guadagnarsi un posto al sole.Salvo gli incidenti di percorso come la pubblicaizone del prezzo concordato per il sostegno al candidato di sinistra all’Aquila, così come prezzo  ampiamente pubblicizzato per il sostegno del FLI barese al sindaco Emiliano a Bari doveva essere un assessorato nella Giunta di sinistra, accordo anche questo saltato per l’imponderabile intervento di una tonnellata di cozze pelose. Dovremmo dolerci per questa inqualificabile caduta di stile di ex militanti della destra  missina, ma non ce n’è bisogno visto che secondo gli ultimi sondaggi del FLI e di Fini e dei suoi camerati-compagni tra poco meno di un anno non si sentirà più parlare. g.

BLOCCARE EQUITALIA, METTE SUL LASTRICO LE PERSONE: IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA PUGLIA ALL’UNANIMITA’ CHIEDE LA MODIFICA DEL SISTEMA SANZIONATORIO EL BRACCIO ARMATO DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE.

Pubblicato il 16 maggio, 2012 in Economia | Nessun commento »

BARI – Il Consiglio regionale della Puglia ha approvato all’unanimità un ordine del giorno con il quale si chiede che il presidente della giunta regionale, Nichi Vendola, e l’intero esecutivo pugliese intervengano presso il governo Monti affinché vengano riviste le modalità del sistema sanzionatorio di Equitalia. Con l’ordine del giorno si chiede che Vendola, insieme con la giunta, attivi con il presidente del Consiglio dei ministri «ogni possibile iniziativa che preveda una immediata risoluzione per le imprese già in difficoltà» per evitare le situazioni di disagio sociale che si vengono a creare e l’aumento del fenomeno dell’usura.

LE ACCUSE – Le procedure esattive di Equitalia e le fasi esecutive delle stesse – si sottolinea nell’ordine del giorno – «si contraddistinguono per l’abnorme peso (spesso superiore al 50% del debito originario) delle sanzioni accessorie, degli interessi e degli altri costi. Questo costituisce un’autentica prevaricazione, che sfugge ad ogni controllo di legalità e di legittimità, riservando solo all’esito di un giudizio (non breve) la soddisfazione delle ragioni del debitore escusso, che spesso nel frattempo esaurisce la possibilità di saldare il debito dovuto». Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno, 16 maggio 2012

……………….Monti, piuttosto che  far finta di comprendere  le  “legittime proteste” dei cittadini ma allo stesso tempo  far finta di niente sui metodi di Equitalia e sui sistemi di riscossione e di determinazione delle sanzioni, intervegna per porre fine a questi metodi che mettono sul lastrico la gente anche solo per una multa non pagata, come ha denunciato alla unanimità il Consiglio Regionale della Puglia.

IL PIANTO GRECO SUL MURO TEDFESCO, di Mario Monti

Pubblicato il 16 maggio, 2012 in Politica | Nessun commento »

Grecia al voto E adesso cosa succede? A sentire i panzer di Berlino, niente. Il ministro delle Finanze tedesco Schauble ieri ha subito confermato che il nuovo voto in Grecia «non cambia la situazione e Atene deve attuare il suo programma per rimanere nell’Euro». Il seguito delle dichiarazioni di Schauble è rivelatore: «La Grecia deve eleggere un governo che rispetti i termini di salvataggio internazionale per rimanere nell’Euro». Traduzione: i greci devono eleggere non il loro esecutivo, ma quello che piace a Berlino. È questa la plastica rappresentazione della «germanizzazione» dell’Europa e le sue conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. In realtà, con buona pace del falco Schauble, in Europa sta succedendo di tutto e il percorso dell’Euro è più che mai a rischio. Atene avrà un suo governo provvisorio, nel frattempo il quadro economico peggiorerà per effetto della cura «brussellese» che sta sfasciando l’economia e bruciando un’intera generazione: oggi la Grecia ha il 51% dei giovani disoccupati. I tedeschi proveranno a giocare duro, con l’arma della minaccia e facendo leva sulla paura, per sollecitare un voto «pro-Euro», ma a Berlino non brillano per fantasia e infatti è probabile la proliferazione del caos e la crescita ulteriore delle liste di estrema destra e sinistra, un massiccio avanzamento dell’area «fasciocomunista». Il partito di estrema sinistra, Syriza, da solo dovrebbe conquistare secondo gli ultimi sondaggi altri 50 seggi in Parlamento. Il trionfo del «no Euro». Politicamente la situazione rotola verso l’uscita della Grecia dall’Eurozona entro l’estate. La vera domanda da porsi a questo punto è se il default debba avvenire subito o più tardi. Non a caso ieri il direttore del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, evocava un’uscita «ordinata» dall’Eurozona. Soluzione che a Washington hanno studiato da tempo. In ogni caso il Fondo e l’Unione Europea di aprire un ombrello, ma nella totale incertezza sugli effetti collaterali del default. Un problema risolvibile qualche anno fa con l’iniezione di 50 miliardi di euro, rischia di diventare la pietra tombale della moneta unica. L’Ecofin di ieri, d’altronde, è la metafora della situazione: un flop. Perfettamente in linea con l’incertezza middleuropea. Cosa fare? Bisognerebbe riprendere l’iniziativa politica, cambiare il memorandum dell’intesa con la Grecia e far leva sulle difficoltà di Atene non per strangolare il suo popolo. Quali? Uscire dall’Euro significa tornare alla Dracma: i greci sono in grado di farlo? Ne dubito. Il kaos (alla greca) è assicurato. Ma oltre ai dipendenti pubblici di Atene (strangolati) finiamo per pagarlo noi al posto dei tedeschi. Morire per Berlino no, salvare Atene sì. Mario Sechi, Il Tempo,  16/05/2012

..……………..Ma non può essere il governo del germanofilo Monti a salvare Atene mandando a picco l’alleanza con la Germania, anzi la sottomissione italiana ai diktat della neonazista Angela Merkel. Una ragione di più per mandare all’aria il governo Monti, restituendo alla poltica il suolo ruolo e la sua responsabilità, previo elezioni anticipate. g.

COLLOQUIO TELEFONICO TRA MONTI E OBAMA: CHISSA’ SE MONTI HA RIFERITO A OBAMA CHE LO SPREAD IERI HA TOCCATO 450 PUNTI

Pubblicato il 16 maggio, 2012 in Economia, Politica, Politica estera | Nessun commento »

Mario Monti-Barack Obama (Washington, 9 febbraio 2012)

Colloquio telefonico tra il premier italiano e il capo della Casa Bianca in cui si è parlato della situazione economica in Europa e della necessità di intensificare gli sforzi per promuovere crescita e occupazione.

.….Lo riferisce l’ANSA questa mattina, naturalmente fornendo notizie diramate dall’ufficio stampa del premier italiano, lo stesso ufficio che, smentito clamorosamente, aveva dato notizia di un presunto ringraziamento di Obama a Monti qualche settimana fa, risultato falso. Comunque, quel che l’Ansa non riferisce è se Monti abbia riferito  a Obama  durante la telefonata che ieri lo spread tra i titoli di stato italiano e quelli tedeschi ha toccato i 450 punti, risalendo ai picchi dello scorso novembre in virtù dei quali fu chiamato in veste di salvatore della Patria. Sarebbe interessante sapere a chi abbia dato la colpa Monti di questa nuova impennata dello spread, ma c’è da giurare che secondo Monti  la colpa è dei mercati, mentre prima era di Berlusconi. g.

IL SOTTOSEGRETARIO ALLA GIUSTIZIA DEL GOVENRO MONTI ZOPPINI INDAGATO PER FRODE FISCALE

Pubblicato il 15 maggio, 2012 in Cronaca, Politica | Nessun commento »

Andrea Zoppini

ROMA – Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Zoppini si e’ dimesso. ”Sono stato raggiunto da una informazione di garanzia con riguardo a vicende delle quali mi sono occupato professionalmente alcuni anni fa. Ho piena fiducia nell’operato della Magistratura e ritengo di potere chiarire ogni aspetto che mi riguarda”, afferma.

Zoppini e’ stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Verbania. Le ipotesi di reato contestate, secondo quanto apprende l’ANSA, sono concorso in frode fiscale e dichiarazione fraudolenta. Al sottosegretario e’ stato notificato un avviso di garanzia e un invito a comparire.

Secondo l’accusa, attraverso un’attivita’ di consulenza, Zoppini avrebbe aiutato alcuni imprenditori del novarese a realizzare una frode fiscale a carattere transnazionale. Per questa sua consulenza, ipotizzano inoltre gli inquirenti, avrebbe ottenuto compensi in nero e su conti esteri. Di qui l’ipotesi di reato di dichiarazione fraudolenta. Fonte ANSA, 15 magigo 2012

.…..Della serie, i controllori sono peggio dei controllati.

ROMPICAPO IMU: SONO ALLO STUDIO I RICORSI

Pubblicato il 15 maggio, 2012 in Il territorio | Nessun commento »

Pasticcio Imu, sarà rivolta: già pronti tutti i ricorsi

Solo a Roma e solo per la prima casa i contribuenti che tra poco più di un mese dovranno fare i conti con l’Imu saranno circa un milione. C’è da immaginarsi cosa succederà quando il 16 giugno si presenteranno tutti in banca (unica forma di pagamento prevista oltre a quella attraverso i conti on line) con i loro moduli F24 pieni di correzioni e scarabocchi. Il caos è praticamente inevitabile. Qualcuno, come il sindaco della Capitale, Gianni Alemanno, sta cercando di correre ai ripari con vademecum e opuscoli informativi. Altri, come gli amministratori leghisti, invitano direttamente i cittadini a non pagare. Un po’ perché la tassa è ingiusta. Un po’, come hanno spiegato ieri gli esponenti del Carroccio Paolo Franco, Gianpaolo Gobbo e Manuela Dal Lago, perché il Salva Italia prevede che le tasse provenienti da accertamento e riscossione saranno intascate interamente dai Comuni e non solo al 50% come previsto per l’Imu ordinaria.

Mani nei capelli I commercialisti, inutile dirlo, sono con le mani nei capelli. Per la prima casa si potrà scegliere tra due o tre rate. Negli altri casi le due rate sono obbligatorie e spetta al contribuente indicare nel modulo l’importo di spettanza del Comune e quello che andrà allo Stato. L’acconto (del 50 o del 33%) si pagherà comunque sulle aliquote base (0,4% per la prima casa e 0,76% per le altre abitazioni). Ma bisognerà tenere conto, sulle abitazioni principali, della detrazione uguali per tutti di 200 euro e di quella di 50 euro per ogni figlio convivente sotto i 26 anni. Cosa succederà poi, nessuno lo sa. Sia i Comuni sia il governo hanno il diritto di cambiare in corsa le aliquote. Il che significa che a dicembre, in sede di conguaglio, dovremo rifare i conti. Con la simpatica circostanza che nelle amministrazioni che hanno già scelto di far pagare meno (aliquota minima dello 0,2%), i contribuenti dovranno chiedere al fisco il rimborso di quanto pagato in più in fase di acconto.

Calcoli specifici Poi ci sono calcoli specifici per i terreni agricoli, i fabbricati rurali, gli immobili storici, le abitazioni delle cooperative, quelle degli anziani che vivono in altre strutture e via discorrendo. Insomma, un vero e proprio rompicapo. A confonderci un altro poì le idee ci si sono messi ieri anche Alemanno e il presidente dell’Anci, Graziano Delrio, sostenendo che della tassa è sbagliato pure il nome. La nuova Imposta municipale, è la tesi, non è affatto tale, perché il 40% del gettito finirà allo Stato e i Comuni avranno meno del previsto. «Nonostante il prelievo immobiliare complessivo per il 2012 è più del doppio rispetto a quello 2011 (aumenta del 133%)», scrivono i due, «i Comuni avranno a disposizione minori risorse per un ammontare del 27,2% della vecchia Ici».  In ogni caso, c’è chi sta già preparando i ricorsi. Molti tributaristi sostengono che gli estremi per opporsi vanno dalla violazione della Costituzione a quella dello Statuto dei contribuenti. Gli esperti consigliano, comunque, di pagare l’imposta e solo poi di presentare ricorso in Commissione Tributaria per chiederne il rimborso. Visti i tempi che corrono, meglio evitare problemi con gli ispettori del fisco. di Sandro Iacometti, 15 maggio 2012

..……………Certo che la storiaccia dell’IMU, oltre che rappresentare la caporetto del governo in carica, è anche la più incredibile arlecchinata della burocrazia italiana, quella che, anche con il governo tecnico, anzi, ancor di più,  vista la totale insipienza dei tecnici che forse hanno difficltà anche ad allacciarsi le scrpe, la dice per ultima sulle norme e procedure. A prescidnere da tutte le altre questioni che riguardano l’IMU, c’è ancor oggi, quando ancano tre o quattro settimane alla scadenza della prima rata,  totale mistero circa le quote che tocca  al contribuente indicare nel modello F24 di spettanza rispettivamente dello Stato e dei Comuni, nè c’èalcuna diretitva in amteria. Anche la nota sopra riportata, che pure entra nel merito delle varie questioni, si rileva che non c’è indicazione a tal riguardo. Cosicchè c’è il fondato rischio che i contribuenti scrivano la cifra intera e questa vada attribuita tutta ad una parte o tutta all’altra e che, beffa delle beffe, il contribuente sia sanzionato o dall’una o dall’atra parte che non avrà ricevuto la sua quota di spettanza. E questo sarbbe il govenro dell’efficienza, anzi dell’efficientismo elevato a governo? Andiamo, questa è macroscopio esempio di dilettanti allo sbaraglio. g.

AGGUATO DEL FISCO: DIVENTIAMO TUTTI EVASORI.

Pubblicato il 15 maggio, 2012 in Politica | Nessun commento »

Arriva l'agguato fiscale su ogni spesa detratta

La lettera è arrivata nelle ultime due settimane a migliaia di contribuenti. Mittente Agenzia delle Entrate (nella foto, il direttore Attilio Befera), con a fianco tanto di stemma della Repubblica italiana. Il tono è cortese, ma senza troppi fronzoli. Anche perché alla fine quello riportato è un vero proprio ultimatum: si chiede di trasmettere entro 30 giorni all’Agenzia delle Entrate la documentazione originale delle spese per cui sono state effettuate detrazioni nelle dichiarazioni dei redditi degli anni precedenti. Nella maggiore parte dei casi si tratta degli anni di imposta relativi al triennio 2008-2010.

Agitazione tra contribuenti – Le lettere, anche per il tono perentorio, stanno suscitando grande agitazione fra i contribuenti che le ricevono. Primo perché o le Poste italiane sono un vero disastro, o probabilmente la data di intestazione della missiva è falsa: quasi tutte le lettere riportano date relative alla prima quindicina di giorni di aprile, e sono state consegnate dalla prima settimana di maggio in poi. Grazie agli accordi con lo Stato, sulla busta non è impresso il timbro postale, da cui l’Agenzia delle Entrate è assolta. Quindi l’ultimatum di 30 giorni è quasi sempre in scadenza per chi riceve la missiva. Seconda difficoltà: solo un sadico potrebbe inviare – per giunta nel momento economico attuale – nel mese di maggio ai contribuenti la richiesta di produrre entro poche ore o giorni tutta la documentazione relativa alle detrazioni degli anni precedenti. Perché quella documentazione in gran parte dei casi è custodita negli studi dei commercialisti, che a maggio stanno facendo ovviamente superlavoro per la presentazione delle dichiarazioni dei redditi 2011 – comprensive di Imu-  per i loro clienti. È  praticamente scontato che in poche ore o giorni non siano in grado di esibire la documentazione delle spese dei loro clienti relative agli anni passati. Stesso discorso per la documentazione relativa alle detrazioni più utilizzate: quelle per spese mediche. La documentazione originaria o è custodita dai commercialisti o da casse mutua e assicurazioni che hanno rimborsato parzialmente quelle spese mediche (è detraibile dalle tasse solo la differenza non rimborsata). È  praticamente scontato che anche per loro sia impossibile consegnare al contribuente migliaia di ricevute originali in pochi giorni.

Le sanzioni – Che cosa accade se non ce la si fa, cosa sicura? Lo spiega la stessa Agenzia delle Entrate nelle sue lettere. Il contribuente diventa automaticamente un evasore fiscale, le spese detratte vengono considerate tutte illegittime, vengono richieste indietro accompagnate da sanzioni e interessi che fanno lievitare di due o tre volte (spesso anche di più) il beneficio ricevuto negli anni passati. La pratica così diventa una cartella esattoriale, viene passata ad Equitalia che provvede alla riscossione nelle maniere brusche che ormai tristemente tutti conoscono. Un po’ troppo, tanto da rischiare di essere la goccia in grado di fare traboccare il vaso della rivolta fiscale.Lo Stato infatti sta chiedendo ai contribuenti un adempimento fiscale impossibile. Lo fa in violazione di una legge dello Stato: lo statuto del contribuente, che all’articolo 3 determina nel minimo di 60 giorni la richiesta che deve essere fatta per un nuovo adempimento fiscale (quale questo è). Violando le leggi dello Stato, lo Stato stesso si permette di mettere alla gogna i suoi cittadini più onesti (viene fatto solo con quelli che la dichiarazione dei redditi effettivamente presentano). E lo fa pure nel periodo tecnicamente e politicamente più inadatto che ci sia: quello della presentazione della nuova dichiarazione dei redditi. Ce ne è abbastanza perché il governo intervenga senza indugio e costringa l’Agenzia delle Entrate ad annullare tutte le «lettere pazze» fin qui inviate. di Franco Bechis, Libero, 15 maggio 2012

..………..E poi ci si meraviglia se c’è chi si arma e spara. Sono questi metodi che trasformano in nemico il fisco e chi lo rappresenta, speci per chi, la astragrande maggioranza della gente, è gente onesta che non tenta neppure di evadere, spesso perchè neppure può, come i lavoratori dipendenti e i pensionati. Ora questa altra tegola che si sta abbattendo sulla testa della gente, e non solo per il momento fiscale, ma anche per il momento economico. Una sanzione pari al doppio o al triplo della somma evasa,  ammesso che lo sia stata, con impedimento materiale  a verificarlo, è una tale provocazione che nessuno si meraviglierebbe di reazioni che di solito, secondo il noto principio della fisica, sono almeno uguali  (salvo, come sosteneva il nostro professore di fiscia, che non diventino doppie) e contrarie. Lo soppesino i cosiddetti tecnici chiamati perchè son bravi salvo, come nel caso delle dichiarazioni dei redditi tra il 2008 e il 2010, si siano rivelati falsi ed  contraffatti. g.