L’ULTIMA BEFFA DI MONTI: IL CONSULENTE PER I “TAGLI” ALLA POLITICA E’ GIULIANO AMATO

Pubblicato il 1 maggio, 2012 in Costume | Nessun commento »

L’asso nella manica di Mario Monti si chiama Giuliano Amato. L’ex presidente del Consiglio è stato incaricato dal Consiglio dei ministri di “fornire al premier analisi e orientamenti sulla disciplina dei partiti per l’attuazione dei principi di cui all’articolo 49 della Costituzione, sul loro finanziamento nonché sulle forme esistenti di finanziamento pubblico, in via diretta o indiretta, ai sindacati”.

Giuliano Amato

Amato, tanto per ricordarlo, fu quello che a sole due settimane dal suo insediamento decise di prelevare il sei per mille da tutti i conti correnti italiani retrodatandone l’efficacia del diktat. Una stangata che colpì indistantamente. E Giuliano Amato è inoltre un sostenitore della patrimoniale come viatico per la crescita.

A proposito il prof. Amato, percepisce come pensionela rispettabile sommetta di 31 milas euro al mese, al mese, non all’anno. Insomma un vampiro è stato messo a fare il custode d lla banca del sangue. Complimenti, Monti.

L’INSUFFICIENZA TECNOCRATICA, di Mario Sechi (e intanto Monti fa ridere anche i somari chiamando altri tecnici, fra cui un 82enne, a fare il lavoro che lui e i suoi primi della classe non sanno fare).

Pubblicato il 1 maggio, 2012 in Il territorio, Politica | Nessun commento »

Bondi commissaria Giarda. Giavazzi commissaria Passera. Amato commissaria il Parlamento. E Monti ha dei seri ripensamenti sulla sua squadra. Il governo tecnico nomina dei tecnici per fare quello che i tecnici non riescono a fare: tagliare la spesa e rilanciare la crescita. A che cosa serve allora il governo dei tecnici?
Ho appoggiato la nascita di un esecutivo di transizione, ho detto che il passo indietro di Silvio Berlusconi era necessario, ho scritto che la nomina di Monti era un’ottima scelta, ma dopo alcuni mesi si sta perdendo la natura della missione di questo governo. Il presidente del Consiglio ha capito che serve un cambio di passo, ha preso in mano lo spadone, battezzato una serie di superconsulenti e integrato un governo in difficoltà. La biografia dei «nominati eccellenti» fa emergere un grande senso di urgenza e insufficienza dell’esecutivo, mentre la modalità di nomina de facto allarga il solco che separa Palazzo Chigi dalla maggioranza. È la tracimazione – e insufficienza – della tecnocrazia.
Enrico Bondi è un manager di assoluto valore, ha salvato Parmalat dall’oblio, ma la sua chiamata a fare i tagli ha il senso del commissariamento dei tecnici. A piazza Colonna arriva il ristrutturatore dei ristrutturatori e il segnale, francamente, non è dei migliori. Se Bondi è un grande, così il resto appare piccino.
Giuliano Amato è una riserva della Repubblica, uomo di spessore e grandi relazioni, ne sostenni l’ingresso nel governo – insieme a Gianni Letta – ai tempi della formazione dell’esecutivo, ma chiamarlo ora è stridente: deve occuparsi di una materia che riguarda il Parlamento e non il governo (l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione, la riforma dei partiti e il loro finanziamento) e inoltre è un uomo di sinistra. La sua nomina apre un fronte con il Pdl.
L’economista Francesco Giavazzi è un altro calibro importante, è un uomo di rigore e crescita, ma se piazzi un personaggio di quella levatura a suggerire ricette per la spesa pubblica e lo sviluppo, significa che Corrado Passera ha qualche problema a fare il suo mestiere.
Spero di sbagliare, ma ho un tremendo sospetto: che questa sia l’ultima carta da giocare e l’Italia sia tecnicamente persa. Mario Sechi, Il Tempo, 1 maggio 2012

.…………A dirla tutta, questa è una tragedia che tracima nella farsa. Monti è come tanti un fenomeno sulla carta, messo alla prova si è rivelato per un inconcludente ed incapace. Non solo alza bandiera bianca e confessa la disfatta del governo dei superbravi che si sono rivelati del super fessi, ma chiama altri tecnici, uno di 82 anni!, a fare il lavoro per il quale una classe dirigente di mezze calzette (e di molti ladri) aveva chiamato lui.  Il massimo è aver chiamato, tra gli altri,  l’editorialista economico del Corriere della Sera, Giavazzi,  che per mesi, da subito, ha criticato le sue strategie, tutte fondate sulla tassazione selvaggia e su nessun tagli della spesa. Anche quelli ipotizzati da questo stuolo di professoroni a cui incautamente, forse stupidamente, il Parlamento, complice il gran visir del comunismo in salsa italiana, cioè Napolitano, aveva affidato il compito di fare il lavoro sporco che doveva comprendere innazitutto il taglio strutturale della spesa pubblica improduttiva, in tutti i settoir, in primo luogo la sanità, dove si annidano le più squallide nicchie di interessi, camarille, imbrogli, che usano la sanità, la salute della gente, per fare affari e arricchirsi alle spalle dello Stato che siamo noi. Dopo aver strangolato gli italiani, azzerati i consumi (ieri, che era sabato, nei grandi magazzini del barese si potevano  contare sulle dita di due mano  i clienti  che vi si aggiravano…)  e azzerata la crescita, scopre che bisogna tagliare la spesa ma lui non sa dove mettere le mani e delega ad altri il lavoro. Non siamo all’ultima spiaggia, siamo all’Ambra Iovinelli,  lo storico teatro romano  di via Volturno   sul cui palcoscenico  da avanspettacolo si esibivano veri e propri guitti  che non riuscivano a strappare una risata che sia una  . E’ il luogo adatto per uno come Monti e i suoi prodi (provate a immaginare la ministro Fornero che fa  lo spogliarello…chissà, forse raccoglierebbe maggiori consensi che come ministro). g.

FRANCIA 2012: NE’ SARKO, Nè HOLLANDE. MARINA LE PEN INVITA I SUOI ELETTORI A DISERTARE LE URNE.

Pubblicato il 1 maggio, 2012 in Politica estera | Nessun commento »

Francia 2012: 'Né Sarkò né Hollade', Le Pen si sfila da lottaPARIGI – Ne’ Francois Hollande, ”falsa speranza”, ne’ Nicolas Sarkozy ”nuova delusione”: Marine Le Pen, leader del Fronte nazionale, non votera’ nessuno dei due candidati al ballottaggio. Lo ha annunciato lei stessa in un discorso a migliaia di sostenitori del Fn radunati per la sfilata del 1 maggio in memoria di Giovanna d’Arco.

”Voi voterete liberamente, secondo coscienza” ha detto Marine Le Pen ai suoi, annunciando che lei mettera’ nell’urna una ‘’scheda bianca”. ”La battaglia storica” del Fronte nazionale – ha detto prendendo la parola in place de l’Opera – ”e’ soltanto all’inizio”, dopo l”’entusiasmante” risultato del primo turno, il record storico del Fn alle presidenziali (17,9%). ”Questo risultato e’ entusiasmante – ha continuato – poiche’ dimostra che la grande missione di risanamento ed emancipazione e’ cominciata contro tutto e contro tutti coloro che hanno insinuato il dubbio nella nostra capacita’ di ripresa”. Fra i responsabili di questo ”dubbio”, la Le Pen ha citato ”il Medef (la Confindustria francese, ndr) e la Cgt (sindacato comunista, ndr), l’Ump e il Ps (i partiti di Sarkozy e Hollande, ndr), i comunisti rivoluzionari e i grandi ‘patron’ della Borsa, tutti quelli che hanno reso il nostro paese una sala d’attesa di stazione ferroviaria e il nostro futuro un punto interrogativo”. Quanto ai due contendenti del ballottaggio per le presidenziali di domenica prossima, la Le Pen li ha accusati entrambi di ”mentire”: ”nessuna delle riforme che propongono sara’ realizzata”, ha affermato. Infine, la leader del Fn ha rivendicato l’appropriazione di idee dell’estrema destra da parte di Sarkozy e Hollande, che hanno tentato di recuperare voti: ”parlano come noi, le nostre idee saranno al potere, ed e’ per questo che la nostra battaglia storia e’ soltanto all’inizio, noi siamo la bussola della vita politica francese”. Fonte ANSA, 1 maggio 2012

LA FARSA DEI TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA, di Vittorio Feltri

Pubblicato il 30 aprile, 2012 in Politica | Nessun commento »

Amministrare il Paese non è come giocare a poker, ma per il governo è giunto il momento di mettere le carte in tavola. Basta con i bluff. I primi sei mesi sono serviti a Mario Monti per portare le tasse italiane al massimo mondiale.

E i motivi che hanno indotto il presidente a farlo sono noti: lo spread (che poi sale lo stesso), la Borsa (che poi scende lo stesso), il debito pubblico (che si è impennato lo stesso) e il denaro fresco (che poi manca lo stesso).

Il premier esordì in autunno lanciando uno slogan: rigore ed equità. Che il popolo ha preso per buono. E, con rassegnazione, ha pagato tutto ciò che gli è stato chiesto di pagare. Se rigore deve essere – ha pensato- che rigore sia. Ma finora si è assistito a uno strano fenomeno. I sacrifici sono toccati soltanto ai cittadini: Iva, benzina, tabacchi, Imu eccetera. Lo Stato, invece,riforma dell’età pensionabile a parte, non ne ha fatti; non ha tirato la cinghia e ha continuato a spendere e spandere.

Anche l’equità, quindi, è andata a farsi benedire. Un esecutivo che usa il bastone fiscale contro i contribuenti, e si guarda dal tagliare la spesa corrente, causa del bilancio in rosso, è iniquo e stolto.

Il rigore è tale se uguale per tutti. Se, invece, chi ce lo chiede, e lo ottiene, non lo applica anche per sé, è un furfante che non merita rispetto. Ma non è mai troppo tardi per riparare. Concediamo ai professori i tempi supplementari che, comunque, hanno una scadenza: facciamo un mese a partire da oggi, visto che stasera il Consiglio dei ministri è chiamato a spiegare in cosa consista la sua spending review . Già. I tecnici parlano in inglese per apparire sapienti e perché fa figo, però, in questo caso almeno, sotto la lingua di Shakespeare c’è il nulla, mentre dovrebbe esserci la revisione della spesa.

Infatti, il ministro Piero Giarda, incaricato di individuare i rami secchi, ha svolto egregiamente il suo lavoro, ma i politici gli hanno riso in faccia: secchi o non secchi, quei rami non vanno neppure sfiorati. E allora, che si taglia? Siamo alle solite. Bisogna riflettere, ponderare, valutare le conseguenze di un’eventuale potatura. In che senso? I partiti, in parole povere, temono che ridurre le spese significhi scontentare chi riscuote e perderne il consenso. E l’esecutivo, senza l’accordo dei partiti che lo sostengono, cadrebbe. Ecco perché la spending review rischia di rimanere un esercizio platonico, puramente teorico, privo di effetti pratici.

In altri termini. I docenti si limiteranno a qualche piccola recisione, simbolica, indolore, insomma inefficace ai fini della sistemazione dei conti. Per aggiustare i quali, pertanto, essi non avranno altra scelta che sfilare dalle nostre tasche i pochi euro salvati. Vittorio Feltri, Il Giornale, 30 aprile 2012

E per tagliare,  i tecnici ora si affidano a un altro tecnico, ovvero la farsa nella tragedia di un governo di incapaci

Tutto rimandato   al Consiglio dei Ministri per i tagli alla spesa pubblica al 31 maggio. Entro quel giorno ciascun ministro dovrà proporre un piano di risparmio. A prevederlo è la direttiva del presidente del Consiglio Mario Monti che, dopo un Consiglio dei ministri di svariate ore, ha preferito rimandare i tagli alla pubblica amministrazione (l’ormai nota spending review) a data da destinarsi.

Il ministro Piero Giarda con il premier Mario Monti

Nell’intento del governo c’è ancora l’idea di trovare almeno quattro miliardi di euro per scongiurare l’aumento dell’Iva e un altro miliardo per stimolare le imprese e rilanciare l’economia del Belpaese. Dove? Non si sa.

E il fatto è che non solo non lo sappiamo noi, ma sembra non saperlo nemmeno il premier Mario Monti che decide di affidarsi a un altro tecnico, un super commissario: Enrico Bondi.

Il rapporto che il ministro per i Rapporti con il parlamento ha presentato ai colleghi è la base per la discussione sui possibili tagli ai costi, necessari per recuperare qualche miliardo da utilizzare per abbattere la crisi economica e rilanciare la crescita. Il governo starebbe valutando anche la possibilità di tagliare le Province, soprattutto dopo il richiamo della Bce. Per scongiurare l’aumento dell’Iva di altri due punti, Monti ha chiesto a ciascun ministro di proporre un piano di risparmi entro il 31 maggio. I criteri alla base del documento partono dal “riconoscimento dell’attività di revisione di spesa come prioritaria”. Il primo criterio operativo riguarda – appunto – la revisione dei programmi di spesa. Il secondo il ridimensionamento delle strutture dirigenziali. Poi, il premier propone di intervenire sui servizi razionalizzando sul personale e centralizzando gli acquisti. E ancora: il compattamento degli uffici, la riduzione delle consulenze e l’eliminazione delle spese di rappresentanza.

Per il momento il governo sta ancora valutando se intervenire con un decreto legge o con un disegno di legge. Ad ogni modo Monti punta a mettere insieme una sorta di task force interministeriale formata da tecnici con l’obiettivo di ridurre di circa 13 miliardi le uscite dei ministeri entro l’anno prossimo. La squadra sarà appunto guidata dall’ex commissario straordinario della Parmalat, Enrico Bondi, che sarà nominato subito con un decreto legge.

.….Che dire? Ora bisognerà prima stanziare i soldi jnecessari a pagare il supertecnico che dovrà dire ai tecnici di serie B come e dove tagliare, ovvero intanto che si trova la medicina l’ammalato, cioè gli italiani, muoiono strangolati dal fisco. Andatevene! g.

LA STANCEHZZA DI MONTI, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 29 aprile, 2012 in Politica | Nessun commento »

Meno sette giorni al voto amministrativo, primo test elettorale nell’era governo tecnico. In queste ore le parole della politica sono inquinate dalla campagna elettorale, affrontata senza entusiasmo da partiti provati dall’anomalia della situazione nazionale.

Non sempre si dice ciò che si pensa e si tace sulle reali intenzioni. La mamma di tutte le domande, cioè se il governo cadrà a ottobre o se si arriverà a fine legislatura, resta senza risposte certe.
Ieri Silvio Berlusconi ha rinnovato a Giorgio Napolitano la lealtà del Pdl al governo del presidente non senza ribadire alcuni paletti: stop a nuove tasse innanzitutto. Si deve poi mettere un argine all’ennesima offensiva politica dei pm (si è tornati a parlare di una legge che regoli la diffusione delle intercettazioni telefoniche e di atti giudiziari coperti dal segreto). Si dice che al Quirinale non tiri una bell’aria e che Napolitano sia molto nervoso. Il governo dei miracoli si sta impantanando, Monti appare personalmente stanco, l’ingloriosa bocciatura dei mercati e della finanza al suo (non) operato gli brucia più di una sfiducia parlamentare, la sua iniziale forza propulsiva è al lumicino.
Il presidente della Repubblica, dopo gli osanna di novembre, si è ridotto a litigare con il comico Grillo, segno che le cose proprio non girano come il Colle aveva immaginato. Più che antipolitica servirebbe ora un ritorno di politica. Tocca al Pdl trovare la soluzione, pena pagare dazio per sostenere l’insostenibile. Con la Lega quasi dimezzata da scandali veri o presunti, con Bossi sempre più isolato e in difficoltà («lui sapeva tutto» dichiarazione attribuita al cassiere Belsito), l’asse del Nord, architrave del centrodestra, è ormai un ricordo. Forse, per sbloccare la situazione, è arrivato il momento di rimettere sul tavolo con forza la proposta di una nuova legge elettorale. E chissà che non se ne sia parlato già ieri, negli ovattati saloni quirinalizi. Alessandro Sallusti, 29 aprile 2012

……Stamattina Palazzo Chigi ha diramato un comunicato nel quale si dice che Monti e i suoi passerotti sono impegnati a trovare il modo di evitare l’ulteriore aumento del 2% dell’IVA ad ottobre. Per farlo bisogna trovare 4 miliardi di spese da tagliare. Allora si può? Certo che si può, solo bisogna volerlo. E per volerlo basta che il governo si renda conto – e tema -  che i partiti che lo sostengono si siano resi conto che questo governo con in testa il suo ex competente Monti  non hanno nè voglia di spremersi le meningi nè fantasia sufficiente per andar oltre la strada semplicistica e inutile della vessazione tassaiola, e decidano di tagliare i ponti e prendere altre strade, cioè le elezioni, mandando in pensione (dorata)  questo govenro di inetti e di prosopopeici pseudo tecnici. Resisi conto di questo rischio, anzi di quanto sia molto più concreto di quanto le parole dei leader facciano intendere che sia giunto il momento di far saltare ilbanco, Monti e compagni hanno inprovvisamente trovato la via del buon senso: invece di aumentare le tasse, bloccando i consumi e provocando recessione, è meglio, come da tempo scrivono illustri e veri economisti, non quelli alla Monti, ridurre le spese e Dio sa quante spese improduttive ci siano da tagliare in questo Paese. Ed ecco che proprio all’indomani di questo editoriale di Sallusti che, non dimentichiamolo, dirige il quotidiano della famiglia Berlusconi, Monti, usando il fido ministro Giarda, ha annunciato oggi l’esatto contrario di quanto aveva dichaiurato sino a poche ore fa e cioè che la situazione è drammatica e che l’aumento dell’Iva non poteva essere annullato. Invece si può. Ed è una boccata di speranza, in attesa che diventi aria pura, per tutti, dagli imprenditori ai consumatori. Solo bisogna trovare 4 miliardi di tagli con cui sopperire al mancato aumento dell’IVA. E dove si dice che siano stati trovati? Nel taglio, anzi no, nella riduzione del numero delle Provincie, accorpando quelle inferiori a 350 mila abitanti….Andiamo, è una sciocchezza, peggiore dell’aumento dell’IVA al 23%. La riduzione di una ventina di provincie non procura 4 miliardi di tagli della spesa pubblica, ma solo, forse un centinaio di milioni di euro, come i tagli annunciati in un paio di ministeri che procurano una trentina di milioni, una goccia dei fiumi di danaro pubblico mal speso nel nostro Paese. E’ appena il caso, a mo di esempio,  di ricordare i 200 mila  euro che solo per fotografare se stesso ha fatto spendere il presidente della Camera….Non vorremmo che dopo aver versato momentanee lacrime di coccodrillo sull’IVA da non aumentare, fra qualche settimana il Monti  scopra l’acqua calda e, passato il pericolo di una ben assestata  pedata nel suo didietro per mandarlo a casa, candido e borioso ad un tempo, funereo e arrogante, informi che i tagli programmati non producono i risultati necessari, per cui ad ottobre l’IVA aumenta comunque. Una sorta di contrordine compagni  di guareschiana memoria che ormai sembra essere diventato il rituale di questo governo al vino bianco. Perciò, egregio Direttore Sallusti, lei che può spieghi a Berlusconi che se vuole chiudere la sua vita politica senza essere ricordato come l’affossatore numero uno del centrodestra italiano, non aspiri a improbabili, anzi impossibili intese bipartisan con la sinistra che in Italia non è diversa da quella ucraina che tiene in prigione e massacra di botte, Iulia Timoshenko,  la leader dell’opposizione liberale al regime comunista che governa oggi l’Ucraina, ma prima che sia tardi e prima che milioni di elettori sfiduciati e demotivati del centrodestra individuino un qualsiasi Grillo in un nuovo e moderno Gugliemo Giannini, l’Uomo Qualunque del 1948,  il cui simbolo, aihmè, era un torchio che stritolava, allora come oggi, gli italiani, faccia, se può, qualcosa di destra.  g.

IMU E’ UNA TASSA RAPINA: LA LEGA PORTABANDIERA DELLA DISOBBEDIENZA CIVILE

Pubblicato il 28 aprile, 2012 in Economia, Politica | Nessun commento »

Imu 'tassa rapina', Lega fa disobbedienza civile

ROMA – La Lega Nord carica a testa bassa sulle tasse e lancia la ‘rivolta fiscale’ contro l’Imu, facendo leva sui sindaci del Carroccio. L’iniziativa che sara’ promossa martedi’ prossimo, e’ stata spiegata da Roberto Maroni, in una piena giornata di campagna elettorale in vista delle amministrative di domenica 6 maggio. Anche il segretario del Pdl Angelino Alfano incalza il governo sulla necessita’ di abbassare le tasse, e preannuncia una proposta di legge del Pdl per compensare i crediti delle imprese verso lo Stato con un eguale taglio delle imposte. Il Pd, con toni meno bataglieri, chiede comunque al governo di dare ”un segnale” a famiglie e imprese prima delle scadenze di giugno. La ”rivolta fiscale” contro l’Imu e’ stata spiegata da Roberto Maroni. La lancera’ marted a Zanica (Bergamo), in occasione del ‘Lega Unita Day’, il secondo raduno per esorcizzare lo spettro degli scandali che hanno toccato il partito. ”Promuoveremo – ha detto l’ex ministro dell’Interno – la disobbedienza civile e l’opposizione fiscale, in modo da non mettere nei pasticci i cittadini”. ”Coinvolgeremo i nostri oltre 500 sindaci – ha aggiunto Maroni – perche’ diano copertura a chi aderira’ alla nostra iniziativa. La gente non deve scendere in piazza, ma deve fare obiezione fiscale. Allora si’ che saltera’ il banco”. Maroni spera di intercettare la rabbia di tutti i sindaci, che il 24 maggio hanno in programma una manifestazione promossa dall’Anci. I primi cittadini sono arrabbiati, come ha spiegato oggi Giuliano Pisapia, perche’ essi devono far pagare l’Imu ai cittadini ma l’imposta andra’ tutta nelle casse dello Stato, mentre quelle dei comuni sono davvero in crisi. Addirittura Pisapia ha aperto alla possibilita’ di convergenze tra sindaci e Lega: ”Se ci sono, su battaglie giuste, possibilita’ di unita’ di intenti e di azione credo sia dovere di un amministratore perseguirle”. E Piasapia ha convenuto pure sulla giustezza di un’altra proposta di Maroni, quella che i comuni disdicano il contratto con Equitalia per la riscossione delle imposte comunali: Cosa prevista, peraltro, dal decreto sviluppo del 2011 e mai attuata dai sindaci per la difficolta’ di riscuotere in proprio. Tant’e’ vero che Piasapia ha escluso che Milano lo faccia. ”Vadano avanti i piccoli comuni” ha detto. E sull’Imu e sulla eccessiva pressione fiscale ha battuto anche il segretario del Pdl Angelino Alfano, impegnato nel difficile equilibrio di tenere aperto un filo con la Lega, sostenere il governo Monti e arginare la spinta degli ex An per le urne anticipate (”non abbiamo nessun problema con gli amici che provengono d An” ha pero’ assicurato). Alfano, rivolgendosi al governo Monti, ha detto che ”la prima misura per la crescita” e’ abbassare le tasse, la prima delle quali e’ proprio l’Imu, che andrebbe ”alleggerita” grazie al taglio delle spese inutili. Sulle troppe tasse ha convenuto il neopresidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ”Il nostro Paese e’ pi— che sufficientemente tartassato” con una pressione fiscale che ”e’ a un livello che non e’ pi— ragionevole”. Alfano ha pure annunciato che il Pdl presentera’ una proposta di legge che preveda ”la possibilita’ per gli imprenditori che vantano crediti verso lo Sato di non pagare le tasse fino all’ammontare del loro credito”. Proposta gia’ presentata come emendamento a diversi ddl del governo e sempre respinta dell’esecutivo, che ha debiti per 70 miliardi verso le imprese. Questa proposta, come le parole sull’Imu, hanno suscitato la reazione positiva degli imprenditori, con Confedilizia che ha chiesto ad Alfano di passare dalle parole ai fatti, ”impedendo che nell’ambito del ddl lavoro, si porti dall’85% al 95% la tassazione sui canoni d’affitto’. Fonte ANSA, 28 aprile 2012

……………..L’iniziativa della Lega dovrebbe diventare iniziativa di tutti i partiti contro la sfacciata indiffenrenza del governo dei cosiddetti tecnici (ma quali tecnici? La Fornero oggi ha fornito una ulteriore prova della sua incompetneza: dopo aver tanto blaterato sull’art. 18, ha dichairato, compunta, che l’art. 18 non è stato smantellato, ma solo ampliato…) rispetto alla strangolante pressione fiscale che ogni giorno si arricchisce di nuovi, aberrabnti capitoli. Quanto ad Alfano e alla sua intenzione di presentare una proposta di legge mirata a consentire agli imprednitori in credito con il fisco di non pagare le tasse sino alla concorrenza del credito vantanto, gli facciamo presente che in attesa che il disegno di elgge diviene legge, gli imprenditori fanno in tempo, bene che gli vada, a vedersi espropriati delle loro proprietà dalla vorac Equitalia e se gli va male a spararsi un colpo di pistola. Se davvero vuol fare   quel che dice, Alfano deve imporre al governo un decreto legge , immediatamente efficace, da convertire in legge in 60 giorni. Altrimenti è una presa per i fondelli e gli imprenditori che sono cittadini contribuenti più espsoti degli altri ne hanno già subite tante. g.

GLI SPRECHI DI STATO: NEL 2011 IL PRESIDENTE DELLA CAMERA HA FATTO SPENDERE A CARICO DEI CONTRIBUENTI 200 MILA EURO PER IL SUO FOTOGRAFO PERSONALE.

Pubblicato il 28 aprile, 2012 in Cronaca | Nessun commento »

Fini pavone della Camera Spende 200mila € in foto

L’unica volta che non l’ha chiamato è stato lo scorso 18 aprile, quando Gianfranco Fini ha preferito dare meno pubblicità possibile a un suo incontro diplomatico: quello con l’ambasciatore delle Maldive, Iruthisham Adam. Si capisce perché: l’ambasciatore è utilissimo a chi – come Fini – ama le vacanze alle Maldive, ma quell’incontro non fa aumentare la popolarità. Per quello il presidente della Camera  non ha chiamato Enrico Para, il fotografo personale che sta incollato a Fini come un francobollo praticamente da quando l’ex leader missino ha ottenuto i primi incarichi istituzionali. Tutte le altre volte Para era lì con la sua macchina fotografica. Che gli sarà restata incollata alla mano nel 2011, visto che Fini si è fatto fotografare come mai gli era accaduto nella vita. Si deve piacere un fracco il presidente della Camera, visto che per le sue foto ha fatto sborsare (ai contribuenti, mica paga lui) la bellezza di 201.014,44 euro l’anno scorso.

A tanto ammontano le fatture pagate nel primo e nel secondo semestre alla Impero Fotografico srl di Para (che ne è il proprietario insieme alla moglie, anche lei fotografa). Nel primo semestre una fattura da 73.075,20 euro, e una da 34.449,60 euro. Nel secondo semestre la terza fattura, da 93.489,64 euro. Per Fini dunque il 2011 è stato l’anno del Gran Pavone, e per il fido Para l’anno della cuccagna. L’anno prima, secondo i dati rivelati dai soliti radicali e messi a disposizione dei contribuenti su Linked Open data Italia alla Impero fotografico srl erano stati pagati in tutto 76.692 euro. In un anno dunque la cifra è quasi triplicata. Fini ha viaggiato come una trottola e anche all’estero ha sempre voluto il suo fotografo di fiducia al seguito, pagandogli oltre alle fatture anche le spese di viaggio e di pernottamento. E anche il 2012 non sarà da meno: Fini si è già fatto ritrarre in ogni posa nella visita negli Usa: stretta di mano a Barack Obama, visite accompagnate dalla vecchia amica Nancy Pelosi. Subito prima un viaggetto nella penisola balcanica e subito uno a Londra con raffica di strette di mano e di foto. Nelle feste comandate al presidente della Camera piace invece mettersi la divisa (pure la mimetica) e andare a farsi fotografare insieme ai militari in qualche missione italiana in giro per il mondo: l’ha fatto ad Herat, in Libano e in Kossovo (qui però si è tenuto il caldo suo giaccone, perché si battevano i denti dal freddo). Il fotografo personale lo ha accompagnato in tutti gli altri viaggi all’estero. E naturalmente corre in ufficio non appena c’è qualche visita di rango anche alla Camera dei deputati.

La Camera ha anche altri fotografi ufficiali: c’è Umberto Battaglia, che fu fotografo personale di Pier Ferdinando Casini e che Fini ha mantenuto a corte pagando profumatamente sia lui che la sua Image communication net srl (circa 142 mila euro per gli scatti istituzionali nel 2011). C’è infine la Luxardo foto di A. Sulpizi che raccoglie le briciole (38 mila euro l’anno scorso).

Para e la sua società non lavorano solo per Fini. Come molti fotografi vivono anche di servizi banali (matrimoni, cresime, battesimi etc…), e poi dove c’è un ex missino sono sicuri di trovare lavoro. Lui era il fotografo ufficiale del Secolo di Italia e del Msi, e ancora oggi risulterebbe fotografo ufficiale di Alleanza Nazionale. Con Fini ha lavorato (anche come vide operatore) a palazzo Chigi quando questi era vicepremier e agli Esteri appena il nume di Para è sbarcato lì. In contemporanea, però, Para e la sua società diventavano anche fotografi ufficiali di tutte o quasi le istituzioni in cui arrivava al potere un ex missino. Silvano Moffa lo portò con sé alla provincia di Roma, Francesco Storace alla Regione Lazio, Mirko Tremaglia al ministero degli italiani nel mondo, Altero Matteoli a quello dell’Ambiente, Gianni Alemanno alle politiche agricole, e così via. di Franco Bechis, Libero, 28 aprile 2012

..…………..Questo signore che ha sperperato nel solo 2011 a carico del bilancio della Camera dei Deputati 200 mila uero per soddisfare la sua vacua vanità, è lo stesso che ieri ha dichairato che si può far politica anche senza prendere un centesimo. Provi a farla senza farsi fotografare per un anno intero. E tolga dalle spalle dei contribuenti i 200 mila euro risparmiati. g

IL COLPEVOLE E’ LA GIUSTIZIA

Pubblicato il 28 aprile, 2012 in Giustizia | Nessun commento »

Renato Busco piange, abbracciato dalla moglie Il simbolo della giustizia è la bilancia, metafora dell’equilibrio, del peso e contrappeso, della giustezza e della precisione. La sentenza d’appello sul delitto di Via Poma risponde certamente al criterio di giustizia, ma evidenzia tutti i mali di cui quel pianeta soffre da decenni senza che il Parlamento li risolva. Non basta che la magistratura si autogoverni – come credono gli esponenti dell’Associazione Nazionale Magistrati – perché il processo diventi un luogo cristallino, senza ombre, senza pregiudizio. Che Busco fosse innocente, che le indagini facessero acqua da tutte le parti, che le prove fossero assolutamente risibili, era chiaro anche a un pivello che comincia a scrivere di cronaca giudiziaria. Ma che questo impianto accusatorio potesse essere considerato sufficiente per condannare un uomo di un delitto così grave ed efferato, è letteralmente incredibile per un paese che vuol dirsi democratico. È ora di cambiare le norme, di introdurre il principio sacrosanto della responsabilità dei magistrati, non per penalizzare chi persegue i crimini, ma per assicurare il corretto funzionamento della giustizia, la sua efficacia, lo svolgimento per l’interesse pubblico e non per il protagonismo dei suoi attori, siano essi i procuratori o gli avvocati. Non sto a snocciolare il dettaglio dei casi che lasciano interdetti la pubblica opinione (Garlasco, Amanda, Yara, Parolisi, Sarah Scazzi) ma è chiara la visione terribile di un groviera procedurale e investigativo che mina la fiducia del cittadino di fronte a un tribunale. Qualunque esso sia. Che la culla del diritto sia ridotta a questo è responsabilità certamente del Parlamento, ma anche in misura seria di una corporazione che pensa di essere irriformabile in un mondo che si evolve alla velocità della luce. La magistratura per prima dovrebbe avere interesse a cambiare lo status quo. Il gradimento dei cittadini nei confronti di questa istituzione è colato a picco nel giro di alcuni anni e invece di correre ai ripari si è preferito mettersi al riparo, sottraendosi a qualsiasi tipo di discussione e addirittura impedendo al Parlamento, che è sovrano, di deliberare su una materia che tocca la vita di tutti. Simonetta Cesaroni è morta, Busco è innocente, la giustizia è malata. Mario Sechi, Il Tempo, 28 aprile 2012

.………Quella della Giustizia è la riforma che non si farà mai. A parole la vogliono tutti, ma come per la legge elettorale, ciascuno la vuole a modo suo, anzi a suo uso e consumo. E così ha la meglio chi sui mali della giustizia costruisce il proprio potere. E la riforma finisce nel cassetto delle cose da non farsi e chi se ne frega dei cittadini che hanno la sventura di imbattersi con i suoi mali, i suoi attori e i suoi comprimari. Cosi è se vi pare. Sconsolatamente. g.

DA MAGGIO BOLLETTA ENEL PIU’ CARA DEL 4,3%, ULTIMO REGALO DELLA CURA MONTI

Pubblicato il 27 aprile, 2012 in Economia, Politica | Nessun commento »

Authority: bolletta dell'elettricità più cara da maggio, +4,3%
Aumenta il costo dell’elettricità da maggio, con un rincaro della bolletta del 4,3%. Lo comunica l’Autorità per l’energia, affermando che per la famiglia tipo ci sarà una maggiore spesa di altri 21,44 euro su base annua. L’Authority ha approvato infatti l’adeguamento della componente tariffaria a copertura dei costi per gli incentivi diretti alle fonti rinnovabili e assimilate (la componente A3 degli oneri generali di sistema) per tutte le categorie di utenti. L’adeguamento è in linea con le stime indicate dall’Autorità il 30 marzo, quando ha approvato l’aggiornamento del secondo trimestre 2012 per le sole componenti legate alla materia prima, alle tariffe di rete e agli oneri di dispacciamento (+5,8%,), aggiungendo che a fine aprile sarebbe stato necessario un ulteriore aumento a copertura della componente A3 “per salvaguardare i diritti acquisiti agli incentivi”. Fonte Ansa, 27 aprile 2012

..….E’ l’ultimo regalo in ordine di tempo del governo del prof. Monti, professore di che non si sa, visto cxhe l’unica cosa che sa fare è aumentare a dismisura la presisone fiscale sui soliti noti, cioè sui contribuenti più esposti e più deboli, cioè lavoratori e pensionati e, sopratutto, le imprese che ormai sono al collasso. Solo questo signore non si rende conto che in questo modo uccide il Paese, e non lo aiuta di certo ad uscire dalla crisi. g.

IL SUPERPRIVILEGIATO FINI PRNDE IN GIRO I SUPERTASSATI: “BISOGNA FARE POLITICA SENZA PRENDERE UN CENTESIMO”

Pubblicato il 27 aprile, 2012 in Costume | Nessun commento »

Superprivilegiato Fini sfotte  "Bisogna fare politica gratis"
QUESTO SIGNORE CHE VEDETE MENTRE SI ACCONCIA LA CRAVATTA SOTTO IL MENTO PERCEPISCE VENTI
MIL EURO AL MESE, E’ DEPUTATO DAL 1983, NON HA MAI LAVORATO…..

“La politica sia all’insegna del volontariato”. E ancora: “Si può fare politica senza percepire un solo centesimo”. Queste due “perle” non sono l’ennesima dichiarazione di quel campione della politica che è Beppe Grillo. Almeno, lui parlerebbe da perzona che non ha mai preso soldi dai cittadini non essendo un politico. No, a proferirle è uno dei campioni della politica nostrana, il presidente della Camera Gianfranco Fini. Parla di “zero centesimi” lui, che di euro al mese per fare il presidente a Montecitorio ne porta a casa ogni mese più di 20mila euro. Oltre al considerevole stipendio da deputato (16mila euro), accumula una serie impressionante di benefit che spettano solo alle alte cariche di Montecitorio: un ufficio, auto di servizio. Poi ci sono 4223 euro di indennità d’ufficio e un ulteriore rimborso di 154 euro per le spese telefoniche. Alla voce “Prerogative” c’è poi un cosidetto “plafond illimitato”, una sorta di lasciapassare senza fondo per altre spese. E questa voce risulta particolarmente strana, visto che Fini ha uno staff personale di tredici persone.

Logica e coerenza vorrebbero che Gianfry, dopo aver dispensato tanta saggezza, rinunci ai suoi benefit di ex presidente della Camera quando (finalmente) deciderà di lasciare lo scranno. Lui, però, è lo stesso che disse che si sarebbe dimesso se si fosse appurato che la famosa casa di Montecarlo era del genero Tulliani. E lo stesso che disse che si sarebbe dimesso da numero uno di Montecitorio il giorno in cui Silvio Berlusconi si fosse dimesso da Palazzo Chigi. Ciao. Da uno così è legittimo non attendersi eccessiva coerenza tra parole e azioni. Fonte Il Giornale, 27 aprile 2012

.…………..Se uno  dei tanti pensionati o lavoratori dipendenti che prende 500, o mille, o anche 1500 euro al mese, senza benefit, auto blu, segretari e quant’altro,  gli fa una pernacchia non commette reato, compie un atto di giustizia morale. Se gliene fa due, merita un premio. g