PER L’”AUTOSALONE MONTI” ALTRE 4350 AUTO BLU

Pubblicato il 27 aprile, 2012 in Politica | Nessun commento »

Autosalone Monti: in arrivo altre 4350 auto blu

La precisazione di Palazzo Chigi puntava a chiudere il caso: «Il governo non acquisterà nuove “auto blu” nel 2012». Il bando di gara per 400 veicoli di cilindrata non superiore ai 1.600 centimetri cubici, infatti, «non determina automaticamente l’acquisto di nuove autovetture», fa sapere la presidenza del Consiglio. Insomma, quello portato avanti dalla Consip, la società che si occupa degli acquisti per la pubblica amministrazione, è solo un «accordo quadro» e niente di più. Peccato che le auto blu, uscite anche se solo formalmente dalla porta, rientrino dalla finestra. Come? Con un nuovo bando di gara, pubblicato sulla serie speciale della Gazzetta ufficiale lo scorso 20 aprile, per il noleggio di 4.350 veicoli. Valore dell’appalto: quasi 85 milioni di euro. Per un anno. Con possibilità di proroga per altri dodici mesi. Fonte: Libero, 27 aprile 2012

…….Questo Monti o è uno sprovveduto o è un esagerato arrogante. Mentre impone cura da cavallo a circa 60 milioni dipersone, lui si occupa di auto blu da mettere a disposizone dell’agguerrito esercito dei burocrati stato. A casa, a casa !


CROLLA LA FIDUCIA PER MONTI: DAL 71 AL 40%

Pubblicato il 27 aprile, 2012 in Politica | Nessun commento »

Sondaggi: crolla Monti, sale Grillo

Da novembre a oggi crolla la fiducia degli italiani nel premier Mario Monti. Secondo un sondaggio Swg realizzato in esclusiva per Agorà, Rai Tre, rispetto ad una settimana fa ha perso 5 punti, con un calo progressivo e costante della fiducia nel premier che è passata dal 51% di inizio aprile al 40% di oggi. A novembre, all’epoca del suo insediamento a Palazzo Chigi, la fiducia in Monti era addirittura al 71%. La perdita di consenso è stata quindi del 31% in circa 6 mesi. FONTE ANSA, 28 aprile 2012


IL GRILLO PARLANTE CHE SPAVENTA TUTTI, di Mario Sechi

Pubblicato il 27 aprile, 2012 in Politica | Nessun commento »

Un Grillo spaventa il Palazzo. E questo la dice tutta sullo stato di crisi dei partiti. La giornata di ieri è la metafora di una perdita d’identità costante. Abbiamo registrato che Di Pietro litiga con Grillo, Casini parla di Grillo e Bersani bacchetta Grillo. E qui sta il primo grosso errore di comunicazione perché significa dargli più forza, alimentarne la vis polemica e la capacità distruttiva. Il movimento politico del comico non propone alcuna alternativa, ma semplicemente la demolizione del sistema. Non è un programma politico, ma una carica a testa bassa. E dopo? Si vedrà, nel frattempo avanti e via tutto quello che c’è in mezzo. Tra Grillo e i partiti ci sono le istituzioni e – per quanto abbiano molti problemi – andrebbero salvate. L’errore grande dei partiti è proprio quello di continuare a pensare di cavarsela con un maquillage. Agli elettori non basta. È vero che forse non basterebbe neppure una cura radicale per fermare la burrasca dell’antipolitica, ma è chiaro che la risposta data finora è insufficiente.
</DC>I sondaggi sono sotto gli occhi di tutti. Grillo viene dato al 7%, cioè come una forza capace di raccogliere circa tre milioni di voti, ma altre rilevazioni lo danno ampiamente sopra il 10%. Finché non si va alle urne, i numeri restano teorici e per fortuna i voti sono molto più difficili da prendere, ma a un anno dalle elezioni Grillo si autoalimenta con gli errori della politica. Lui ne compie di incredibili, ma lo scenario gioca a suo favore. Quando il comico dice che bisogna uscire dall’Euro, si mette sulla scia di un movimento ormai europeo che trova come unica risposta possibile alla crisi la fuga dal barocco sistema di Bruxelles. La recessione funziona da propellente per i razzi dei movimenti anti-sistema. La differenza che ha l’Italia con altri Paesi – come la Francia o l’Olanda – è che in Parlamento non c’è nessuna forza in grado di raccogliere questo malessere e costituzionalizzarlo, dargli forma democratica, farlo diventare qualcosa di costruttivo e non distruttivo. Il movimento di Grillo ha questo enorme limite e associa alla durezza del linguaggio un indistinto disprezzo per qualsiasi cosa rappresenti le istituzioni. Per questo quando Casini dice che Grillo «è meglio stia in Parlamento che fuori» non ha tutti i torti, ma dovrebbe anche chiedersi perché un comico comincia a riempire le piazze e come mai la tenuta dei partiti è messa a rischio da un fenomeno così debole dal punto di vista della proposta. È qui che c’è il Grande Assente di questa storia: la politica. Ha fatto il passo indietro lasciando al governo tecnico la responsabilità di guidare il Paese, ma così ha tolto ai partiti la risposta alla crisi di identità. Così tra Monti e il Grillo parlante c’è il vuoto. Mario Sechi, Il Tempo, 27 aprile 2012

………….E’ dall’insediamento, irrituale e per molti versi incostituzionale, del govenro dei cosiddetti tecnici che sosteniamo, insieme a tanti altri, che il passo indietro della politica è stato un atto di diserzione che i partiti avrebbero pagato duramente. Prima i sondaggi che davano la fiducia degli italiani nei partiti in caduta libera, poi le contorsioni dei partiti intorno ai loro mali interni, poi, ancora, gli interventi sopra le righe del presidente della Repubblica  solo mirati a giustificare le scelte irrituali e fuori dal contesto parlamentare operate dal Qurinale in funzione irrituale di supplente della politica e delle Istituzioni preposte, infine Grillo. I sondaggi che lo danno al 7-10% sono destinati a salire, non perchè Grillo dia affidamento ma perchè dice le cose che gli italiani dicono ogni giorno, anzi gridano ogni giorno, in casa, in piazza, nei bar, dinanzi allee dicole dei giornali, sui treni, al lavoro, ovunque, imprecando non solo contro Monti, ma sopratuttio contro chi ce lo ha messo, perchè si perpetuassero antichi e ormai insopportabili privilegi di caste che se ne fregano dei mali del Paese e del pesente  rubato ai padri con l’alibi, falso e pretestuoso,  di non rubarlo ai figli. La gente lo ha capito, ha capito che il governo di questi  tecnici pasticcioni,  tra l’altro – ed è la peggiore delle ironie – vissuti e cresciuti all’ombra dei politici che ora li hanno incaricati del lavoro sporco, perpetua nel tempo il sistema dei partiti che promettono e impongono  sacrifici per tutti meno che per se stessi. Cosa accadrà nell’immediato futuro? Dice il saggio che il futuro degli uomini è nel grembo di Giove ( noi che siamo credenti pensiamo che sia nel grembo di Dio) ma dobbiamo anche noi fare la nostra parte per raddrizzare il futuro e indirizzarlo nella direzione più giusta. E se per dare una scossa al sistema asfittico dei partiti che giocano alle belle statuine o a mosca cieca bisogna tifare per l’antipolitica, ebbene tifiamo pure,  contro e nonostantre gli anatemi del solito Napolitano che di questo sistem, non dimentichiamolo mai, a è figlio e frutto.  Nella speranza che prima o poi, per dirla con Eduardo, ha da passà la nuttata. g

LA MONETA CREATA E LA SCHIAVITU’ DEL DEBITO, di Gaimapaolo Rossi

Pubblicato il 26 aprile, 2012 in Economia | Nessun commento »

“Il tempo è denaro”. Lo scrisse, nel 1736, Benjamin Franklin, uno che del tempo fece un uso incredibilmente consapevole. Tra l’invenzione del parafulmine, un’ambasciata a Parigi e la stesura della Costituzione americana, l’inventore-patriota gettò, con quella frase, le fondamenta del nuovo spirito capitalista che avrebbe penetrato la civiltà moderna. Non a caso Max Weber, il  grande sociologo tedesco che indagò la natura del capitalismo, vide in questo padre dell’America, in questo puritano votato agli ideali massonici, una sorta di teorico di quell’etica basata “sull’acquisizione di denaro e sempre più denaro” in maniera quasi “trascendente e assolutamente irrazionale”. E’ raro che una frase riesca a presagire in maniera così chiara la trasformazione della società e dell’uomo. Forse solo il “Dio è morto!” di Nietzsche ha avuto la stessa forza profetica della frase di Franklin. E infatti, eclissi del sacro e dittatura del denaro, sono la trama finita del tempo in cui viviamo.
Franklin fu uno dei protagonisti della lotta d’indipendenza americana e fu strenuo sostenitore del diritto dei coloni a battere una propria moneta, svincolandosi dall’obbligo imposto dalla corona britannica (e dalla Banca d’Inghilterra) di effettuare i pagamenti in oro e argento. La Rivoluzione che portò alla nascita della più grande democrazia del mondo sarebbe nata da due fattori congiunti: eccesso di pressione fiscale e mancanza di sovranità monetaria. Chissà cosa avrebbe pensato lui dell’Euro. Di questa furbizia storica che ha portato ad un’Europa fatta da Stati senza moneta e da una moneta senza Stato.
Ma l’intuizione di Franklin ci consente di comprendere la natura perversa del modello economico in cui viviamo e della crisi che ci sta travolgendo.
Se il tempo è denaro, allora il denaro cos’è? La risposta è semplice: il denaro è tempo. Un tempo concepito come continua proiezione futura, una promessa all’interno dell’astratto meccanismo credito/debito. L’intero sistema capitalistico moderno si basa sul rapporto tra un credito puro e un debito infinito generati da una moneta creata dal nulla. Il denaro, non più legato ad alcun elemento di natura (per esempio l’oro), ha cessato di essere intermediario di scambi e strumento di circolazione di beni. Il capitalismo finanziario, generando la moneta dal nulla, ha trasformato il denaro in valore in sé proiettandolo in un tempo futuro.  Un gioco di prestigio che ha reso i banchieri moderni demiurghi delle nostre vite e dei nostri destini.
La moneta creata dal nulla (l’invenzione più importante della modernità) porta con sé un aspetto del tutto nuovo: il denaro che le banche centrali stampano e mettono in circolo è un debito per loro e un credito per chi lo possiede. Ma nello stesso tempo, acquisendo corso legale, quel debito è moneta, cioè pagamento. In altre parole, un debito che non potrà mai essere estinto se non per mezzo di altro debito (cioè altro denaro). Una magia che, come tutte le magie, genera un potere assoluto nelle mani di chi la detiene.
Quando banchieri, economisti e politici espressione delle potenti élite finanziarie ci dicono che la pesante pressione fiscale (da sempre strumento di limitazione della libertà individuale da parte dello Stato) e le manovre “lacrime e sangue”, sono un prezzo da pagare, un sacrificio momentaneo per riequilibrare i debiti sovrani e garantirci il futuro, mentono sapendo di mentire. Perché è proprio del nostro futuro che si stanno impossessando. Il sistema non consente che alcun debito venga estinto perché è su di esso e sulla promessa del pagamento che legittima la sua esistenza. Il debito è la nuova schiavitù cui sono sottomessi i popoli e le generazioni future. Dalla condizione di debitori non si esce (il cittadino nei confronti dello Stato, lo Stato nei confronti delle banche centrali, il cittadino nei confronti della sistema finanziario, il sistema finanziario verso se stesso).
Pochi giorni fa, il suicidio dell’architetto francese davanti all’ufficio delle imposte ha seguito i suicidi degli imprenditori italiani strozzati dalle banche e dal sistema del credito e del debito. L’Europa è attraversata da una disperazione collettiva che gli istituti di sondaggio non colgono e i media del grande potere nascondono. C’è solo una via di uscita: far saltare questo sistema. Ma servirebbe una politica in grado di recuperare la sua missione di governo del bene pubblico. Per ora la politica si è arresa. Dopo essersi barricata per oltre 30 anni nei suoi nascondigli parlamentari, è uscita a mani alzate scortata dagli sgherri del nuovo potere mondiale. Aspettiamo che torni a battere un colpo. Giampaolo Rossi, Il blog dell’Anarca, Il Borghese, aprile 2012

TASSANO E PIANGONO, di Mario Sechi

Pubblicato il 26 aprile, 2012 in Politica | Nessun commento »

Il premier Monti con il presidente della Bce Draghi Risanare solo con le tasse è recessivo. Lo dice il governatore della Bce Mario Draghi e molti pensano che sia un cambio di rotta. No, è la traduzione di quel che accade. Non c’è niente di nuovo. Inedito è invece il fatto che tutti stanno arrivando a conclusioni che prima erano di una minoranza: la cura Monti è incompleta. Che fare? Alleggerire il peso dello Stato, diminuire le tasse e dare gas alle imprese. Quando si cita lo «Stato» si pensa ai ministeri, ma i dipendenti qui sono solo il 5% del totale, altri settori non vengono mai presi in esame. La spesa scolastica (più di un milione di occupati) va bene così? I conti della Sanità (stipendi per 720 mila persone) sono a posto? Province, Comuni e Regioni (500 mila addetti) sono virtuosi? Gli interessi corporativi in Italia sono più forti di qualunque governo. Così ora Monti palleggia a metà campo e sembra la Roma di Luis Enrique: inconcludente. I ministri pronunciano la parola «recessione», ma non dicono che lo scenario non è uguale per tutti. Ieri la Federal Reserve ha rialzato le stime del Pil americano per il 2012 (2,9%) e abbassato quelle della disoccupazione (7,8%). Se volete divertirvi, andate nella sezione «Public Data» di Google e incrociate i numeri della produzione in Occidente con quelli dell’Asia dal 1980 a oggi: i primi colano a picco, i secondi decollano a razzo. Ma se fate i calcoli sulla produzione pro-capite vedrete che l’Occidente è stratosfericamente più ricco rispetto alle tigri che ora ruggiscono. Il capitalismo ha spostato prima l’asse di produzione (con la globalizzazione e delocalizzazione) e ora trasloca il consumo di beni e servizi. Consumiamo troppo rispetto alla ricchezza prodotta, siamo demograficamente perdenti e il nostro welfare è da bancarotta. Quando Nicolas Sarkozy, dopo aver perso al primo turno delle presidenziali, dice di «voler difendere lo stile di vita dei francesi», mette il timbro sul declino europeo. Per questo le imprese devono internazionalizzarsi e farsi largo nei mercati ad alta crescita. Bisogna investire nel capitale delle aziende, iniettare nuove risorse finanziarie e soprattutto umane. Esempio concreto? Il record di Fiat Industrial (Iveco e Cnh, macchine per le costruzioni e l’agricoltura): utile netto di 207 milioni di euro nel primo trimestre 2012, in crescita dell’81 per cento. Dunque un’azienda italiana globalizzata, guidata da un manager che ha coraggio e visione, Sergio Marchionne, presenta al mercato risultati di un gigante e non di un nano del settore. E questo si realizza sapendo cosa fare e dove andare. Non sono i decreti a fare la differenza, ma la cultura degli uomini. Vedo in giro troppi caporali. Mario Sechi, Il Tempo, 26 aprile 2012

.…………………Il primo dei caporali in circolazione è il signor Monti Mario, incautamente  promosso sul campo maresciallo d’Italia e chissà se ha mai fatto il militare. Visto il personaggio, rivelatasi borioso quanto inconcludente (come dice lo stesso Sechi) c’è da giurare che l’ha fatta franca anche in questo suo dovere verso il Paese, avendo esercitato solo diritti ( a nomine varie) riconosciutigli da destra e da sinistra in nome di una competenza che in ppchi mesi è svanita come neve sciolta al sole. In verità molti illustri economisti italiani, alcuni dichiaratamente di sinistra, come quelli che scrivono sul Corriere della Sera,  sin dall’inizio hanno contestato la cura Monti fondata esclusivamente sulle tasse e per nulla sul taglio delle spese ma nonostate tali critiche che non venivano da improvvisati censori ma da illuminati scienziati della amteira economica, a Monti è stato aperta una carta di credito illimitata che gli ha consentito in pochi mesi non soltanto di bruciare la pazienz adegli italiani ma anche di aggravare oltre ogni limite la capacità di collaborazione di una sessantina di milioni di individui costretti a guardare con angoscia al loro immediato futuro. E per di più dovendo subire lo spauracchio, anzi il terorrismo psicologico messo in campo, cinicamente, da Monti, per spaventarli e strumetnalizzando questo spavento cosnervarsi nella poltrona che immeritatamente si è conquistata. Ora sono in tanti a predere atto che si è trattato di un erorre, altri che hanno preso un abbaglio. Fra questi il direttore de Il Tempo che per un paio di mesi nei suoi editoriali scioglieva veri e propri osanna verso Monti definendo il suo governo insostituibile. Era in buona fede Sechi e lo dimostra oggi con questo suo e ditoriale che senza mezze parole  denuncia ciò che da subnito, va detto, è stato contestato a Monti: con le tasse non si va da nessuna parte, si provoca recessione, non si demolisce l’enorem debnito pubblico del nostro Paese, si sfiducia la gente, la si impoverisce, la si induce non alla riflesisone ma alla demoralizzaizone. Bel risultato. Ma non poteva essere diversamente. Anche grazie alla squadra che gli è stato dato di sciegliersi. Veri e propri dilettanti allo sbaraglio. g

QUASI IL 50% DEI PENSIONATI VIVE CON MENO DI 1000 EURO AL MESE E 2.500.000 VIVONO CON APPENA 500 EURO. SU QUESTI IL GOVENRO MONTI STA SCARICANDO IL PESO DELLA CRISI. A QUESTO PUNTO IMPEDIRE LE ELEZIONI ANTICIPATE E’ UN COLPO DI STATO.

Pubblicato il 26 aprile, 2012 in Il territorio, Politica | Nessun commento »

Una manifestazione di pensionati

ROMA – Nel 2010 quasi la metà dei pensionati, 7,6 milioni, il 45,4% del totale, ha ricevuto pensioni (una o più prestazioni) per un importo medio totale mensile inferiore a 1.000 euro. E’ quanto emerge dalla rilevazione condotta dall’Istat insieme all’Inps. Per 2,4 milioni (14,4%) le prestazioni non superano i 500 euro.

Nel 2010 la spesa complessiva per prestazioni pensionistiche, pari a 258,5 miliardi di euro, è aumentata dell’1,9% rispetto all’anno precedente; in diminuzione, invece, risulta la sua incidenza sul Pil (16,64% a fronte di un valore di 16,69% registrato nel 2009).

23,8 MLN ASSEGNI, QUASI META’ (47,9%) AL NORD – Nel 2010 sono state erogate in Italia 23,8 milioni di prestazioni pensionistiche con un importo medio per prestazione pari a 10.877 euro. E’ quanto si legge in un rapporto dell’Istat condotto con l’Inps secondo il quale il 47,9% delle pensioni è erogato al Nord mentre nelle Regioni del Centro è erogato il il 20,5% dei trattamenti e il 31,6% al Sud. In totale i pensionati sono 16,7 milioni e percepiscono in media 15.471 euro all’anno. Circa due terzi dei pensionati infatti ha una sola pensione mentre un terzo ne ha più di una.

QUASI UN TERZO (29,1%) PENSIONATI HA MENO DI 65 ANNI – Il 29,1 % dei pensionati ha un’età inferiore ai 65 anni. E’ quanto emerge dalla rilevazione su trattamenti pensionistici e beneficiari condotta dall’Istat insieme all’Inps, con riferimento al 2010. L’Istituto di statistica, infatti, evidenzia come il 25,6% dei pensionati ha un’età compresa tra 40 e 64 anni e il 3,5% ha meno di 40 anni. Ne consegue che il 70,9% dei pensionati ha più di 64 anni. Fonte ANSA, 26 aprile 2012

……Non v’è bisogno di alcun commento a queste cifre e a questi numeri. L’Italia declina se,pre di più verso la miseria e intanto il govenro a cui irritualmente è stato dato mandato di gestire la crisi msotra ogni giorno i suoi limiti, anzi le sue incapacità sinanche a scrivere le norme di elgge. Esemplare il caso dell’IMU che anche dopo la sua definitiva approvazione da parte del Parlamento dimostra la totale incapacità di Monti e dei suoi ministri a scrivere norme aapplicabili. Sta in ciò la responsabilità dei partiti, tutti, che con il loro atteggiamento di latitanza rispetto ai ai loro doveri, prima lo hanno fatto nascee e ora subiscono, vforse volutamente!?,  i ricatti psicologici di chi si affanna a sostenere che votare ora sarebbe un suicidio. Egregio signor Napolitano, non è un suicidio votare, è un suicidio continaure ad ignorare la realtà che non consente oltre di evitare che la politica, nel sistema democratico che almeno teoricamente ancora vige nel nostro Paese, si assumea le responsabilità che le competono. La smetta, perciò, di esercitare un ruolo che costituzionalmente non le appartiene, rientri nell’ambito costituzionale che le è prescritto, e non impedisca al popolo sovrano di dire la sua. Impedirglielo è un colpo di stato. g.

LA DEMOCRAZIA CRISTIANA FU SCIOLTA ILLECITAMENTE: ECCO PERCHE’

Pubblicato il 25 aprile, 2012 in Giustizia, Il territorio, Politica | Nessun commento »

Riceviamo dall’avv. Giuseppe Mariani, stimato avvocato amministrativista del Foro di Bari, un commento politico-giuridico su una vicenda che benchè lontana nel tempo di certo ha inciso profondamente nella più recente storia del nostro Paese. La sentenza, la n. 1305 del 2009 della Corte di Appello di Roma, passata in giudicato, stabilisce una volta per tutte che nel 1993 lo scioglimento della DEMOCRAZIA CRISTIANA  fu deciso arbitrariamente con conseguenze che pesarono notevolmente sugli allora  scenari della politica e sui successivi sviluppi che ne furono determinati, sino a quelli odierni che vedono i partiti della cosiddetta seconda repubblica,  nati sull’onda di Tangentopoli e alcuni in virtù dell’arbitrario sciglimento della DC,  in gravissimo affanno, e in altrettanta gravissima  crisi di credibilità nel Paese  e fra gli elettori. Ecco il commento dell’avv. Mariani. g.

Dopo 18 anni è stato definitivamente chiarito, quanto meno sul piano giuridico, che la Democrazia Cristiana di Sturzo, De Gasperi e Moro non è mai stata sciolta e che la deliberazione del Consiglio nazionale della DC del 29 gennaio 2004 con la quale si cambiava il nome e si dichiarava lo scioglimento, in quanto assunta da un organo radicalmente incompetente, secondo le previsioni dello Statuto, è da considerarsi INESISTENTE.
Tale sconvolgente verità è contenuta nella sentenza della Corte di Appello di Roma n. 1305 del 2009, ormai passata in giudicato, con la quale è stato negato il diritto di successione in favore di tutte le formazioni politiche di ispirazione democristiana sorte dal 1993, ad iniziare dal PPI di Martinazzoli, Bindi e Buttiglione.
La sentenza della corte di Appello di Roma è leggibile al sito http://www.nocensura.com/2012/04/i-beni-della-democrazia-cristiana-tra.html.
Sono stato giovane protagonista periferico della fase del cambiamento del nome da Democrazia Cristiana in Partito Popolare Italiano, oltre che inerme spettatore della lunga diatriba che ha contrapposto la sinistra democristiana al neo segretario del PPI Rocco Buttiglione per accaparrarsi l’uso di un simbolo prestigioso che non poteva essere usato da altre forze politiche, benché di tradizione democristiana.
Dopo quasi venti anni dalla triste stagione di tangentopoli e dalla disintegrazione dei partiti che hanno fatto grande l’Italia, prima fra tutti la Democrazia Cristiana, dobbiamo ringraziare gli “eroi” che il 30 marzo 2012 in Roma, su convocazione di Clelio Darida, hanno ridato continuità associativa e giuridica alla Democrazia Cristiana originaria, ricostituendo quel che resta del Consiglio nazionale risultato eletto a seguito della celebrazione del XVIII Congresso nazionale del 1989, con avviso di convocazione regolarmente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 13 marzo 2012.
Il Consiglio nazionale in carica all’epoca dell’ultima riunione del 29 gennaio 1994, in sostituzione dell’ultimo segretario politico, Mino Martinazzoli, ha eletto come segretario politico nazionale l’on.le Gianni Fontana, mentre in sostituzione di Rosa Russo Jervolino, assente e rinunciataria, ha nominato come Presidente del Consiglio nazionale della DC l’on.le Silvio Lega.
Dopo quasi venti anni di oblìo e di oscuramento della democrazia partecipata nel nostro Paese, credo sia tornato il momento dell’impegno dietro uno scudo carico di valori e di storia nazionale, orgogliosi delle nostre radici cristiane.
Invito tutti gli amici della Democrazia Cristiana a sostenere lo sforzo di Gianni Fontana e di Silvio Lega, ricostituendo in ogni comune d’Italia la base organizzativa di militanti, direttivi sezionali e segretari politici sezionali in carica al gennaio 1994 o nuovi militanti, per riprendere una continuità associativa che possa consentire di legittimare il più possibile il rinnovo del tesseramento, aperto a chiunque voglia condividere i valori dello scudocrociato in un’epoca di rinnovato impegno e con lo spirito che ha animato gli “eroi” che il giorno 30 marzo 2012, malgrado l’appesantimento dell’età, hanno ripreso faticosamente un nuovo cammino politico.
Rinvio a questa pagina http://www.dccampania.eu/2012/04/04/segretario-nazionale-dc-gianni-fontana-eletta-la-direzione/ per la lettura della relazione introduttiva alla ripresa dell’attività politica e per i nominativi del Consiglio nazionale, che condivido pienamente.Avv.  Giuseppe Mariani – Bari

ECCO IL RIGORE DI MONTI: PASSERA RIDA’ UN POSTO DI POTERE ALL’EX SOTTOSEGRETARIO MALINCONCO, MANDATO VIA PER ESSERE ANDATO IN VACANZE A SPESE DELL’AFFARISTA PISCITELLI

Pubblicato il 24 aprile, 2012 in Costume | Nessun commento »

Passera ridà posto a Malinconico L'ex sottosegretario silurato

Vi ricordate di Carlo Malinconico? Era il sottosegretario con delega all’editoria scelto da Mario Monti che lo scorso gennaio ha dovuto lasciare in tutta fretta (sia pure con qualche imbarazzante resistenza) la poltrona perché inguaiato dalle vacanze all’Argentario pagate dall’imprenditore Francesco Piscicelli, quello che rideva del terremoto dell’Aquila del 2008 perché già pregustava il business della ricostruzione. Uno scandalo, o almeno una pessima figura. Ma niente paura, perché per i signori ministri (ed ex sottosegretari) si chiude un portone e si apre, perlomeno, una porta ben remunerata. L’ex collega Corrado Passera, titolare dello Sviluppo, ha infatti deciso il 20 aprile di nominare a sorpresa proprio Malinconico plenipotenziario della Fondazione Valore Italia, creata nel 2005 per curare l’esposizione permanente del design italiano e del made in Italy all’Eur di Roma. Per fare spazio all’amico, Passera ha dovuto azzerare il Cda di uno dei pochi enti pubblici che hanno chuso il bilancio in pareggio. E secondo alcuni anche contravvenendo alle normative, visto che l’azzeramento spetta al Prefetto, non al ministro. Libero, 24 aprile 2012

….La notizia non ha bisogno di commenti. Il rigore di Monti e dei suoi compagnucci si applica solo ai 59 milioni di fessi che pagano le tasse. Poi ci sono gli altri. Come appunto l’ex sottosegretario Malinconico costretto a lasciaer il posto sukll’onda dello scandalo delle vacanze da mille euro al giorno pagategli dallaffarista Piscitelli che rideva dei morti sotto le macerie dell’Aquila pensando a quanti milioni avrebbe guadagnato grazie a loro. A questo miserabile approfittatore è bastata una breve penitenza perchè gli si trovasse un altro bel posticino dove guadagnare e dispiegare i suoi affari. Insomma, si può dire che Monti applica bene l’antico detto: fai come  dico e non fare come faccio. g.

DECIDE IL POPOLO NON LA FINANZA

Pubblicato il 24 aprile, 2012 in Economia, Politica | Nessun commento »

Da sinistra il cancelliere Merkel e il premier Monti Lo scenario europeo dopo il primo turno presidenziale in Francia e la crisi del governo in Olanda è vulcanico: è iniziata un’ondata antieuropeista di cui non conosciamo gli esiti ma possiamo immaginare la rapida ascesa. Di fronte a questo fenomeno, dobbiamo chiederci che cosa succederà in Italia. I sintomi del malessere sono manifesti: recessione, tassazione record, divario Nord-Sud sempre più grande, larga disoccupazione tra i giovani e le donne. I rimedi sul piano della politica di governo per ora non ci sono. Preoccuparsi dello spread era ed è importante, ma poi si vive di lavoro. E su questo fronte non ci siamo. Monti l’altro ieri ha escluso un aumento della spesa pubblica in investimenti per stimolare la crescita. Niente ricetta keynesiana. Bene. Allora ne resta solo un’altra: il taglio della spesa improduttiva e l’abbassamento della pressione fiscale. È un punto sul quale insistiamo da sempre e siamo in buona compagnia. Lo hanno ribadito ieri sia la Corte dei Conti che Bankitalia. Il peso delle tasse su lavoratori e imprese deve scendere. A questo va aggiunto un altro punto chiave: le banche devono tornare a fare il loro mestiere, cioè prestare soldi a famiglie e aziende meritevoli di fiducia. Il denaro deve essere impiegato nell’economia reale e non nella finanza per la finanza. Senza queste misure, parlare di crescita è una presa in giro. Senza una risposta concreta, i partiti della protesta demagogica prenderanno il largo.Lo scenario italiano rischia di essere ben più grave di quello francese e olandese. Noi non abbiamo una destra identitaria come quella guidata da Marine Le Pen, il Belpaese presenta una Lega in fase di autodistruzione, un’Italia dei Valori che semina spesso livori, una sinistra altermondista con idee fuori dal mercato e, soprattutto, un movimento guidato da un comico, Beppe Grillo, accreditato dai sondaggi come una forza da tre milioni di voti. Questo scenario fumante ci dice che consegnare il Paese al caos è semplice: basta continuare a prendere ordini da Berlino e «fare i compiti a casa». Salvarlo non è impossibile: bisogna dire alla maestra Merkel che ha esagerato. E ricordarle che non comanda la finanza, ma i popoli. La politica può andare in letargo, ma prima o poi torna. E ruggisce. Mario Sechi, Il Tempo, 24 aprile 2012

.……………Non va detto solo alla Merkel, ma notificato anche al suo plenipotenziario italiano, cioè il prof. Monti, il quale o non capisce niente di economia o è agli ordini di una potenza straniera come al tempo delle spie. In un caso e nell’altro deve togliere le tende e poco male se questo significa andare al voto. Votare è una delle più determinanti ragion d’essere della democrazia e nulla può essere più essenziale del voto per un popolo che deve avere il diritto alla autodeterminazione. Interessatamente  i partiti che quattro mesi fa rinunciarono alle loro prerogative e nel contempo ai loro doveri per affidarsi nelle mani di un gruppo di disperati (non quelli dannunziani…) insigniti della legion d’onore del toccasana, ora continuano a ciurlare nel manico ma solo per ragioni di bottega. Le loro scelte non sono dettate dagli interessi generali ma solo dai propri e l’opzione del voto non è subordinata ai parametri degli interessi generali ma solo ai propri. Ecco perchè,  benchè sia chiaro a tutti che Monti e compagni sono solo dei volgarissimi dilettanti allo sbaraglio, addirittura peggiori dei pur tanto spregevoli politicanti che si aggirano per le stanze del potere, nessuno si decide a dar loro gli otto giorni, restituendoli alle loro attività e alle loro presunte competenze. Ma così facendo il quadro, nero, che disegna Sechi è destinato ad annerirsi sempre di più, con esiti e conseguenze indeterminabili nella loro concretezze e nella loro pericolosità. La responsabilità dei partiti in questo frangente è enorme e occorre che chi ha gli strumenti per  richiamarle agli occhi dei partiti e delle loro sconquassate classi dirigenti deve farlo, senza giri di parole ed eufemismi di qualisiasi genere. Si dica pane al pane e vino al vino, costringendoli a scendere degli olimpi sui quali si sono rinchiusi per confrontarsi sul terreno dei problemi quotidiani. Una cosa sopratutto va detta: la democrazia è scelta del popolo e assunzioone di responsabilità da parte dei prescelti. Il popolo voti e chi verrà scelto dovrà farsi carico delle decisioni necessarie. Compresa una. Notificare all’Europa, della Merkel come di chiunque altri, che o si fa l’Europa dei popoli e delle nazioni, o ciascuno per la propria strada. g.

LA CORTE DEI CONTI: LA RECESSIONE BRUCERA’ 37 MILIARDI: TAGLIARE LE TASSE PER FAVORIRE LA CRESCITA

Pubblicato il 23 aprile, 2012 in Economia | Nessun commento »

Il presidente Giampaolino in Parlamento: Corto circuito rigore-crescita, nel 2013 la recessione dissolverà la metà di quanto si guadagna dalle tasse

Monti, taglia le tasse ora  o perdiamo 37 miliardi

Un “corto circuito rigore-crescita”. E’ questo il nuovo allarme lanciato dalla Corte dei Conti, che stronca con decisione il Documento di economia e finanza appena licenziato dal governo per il biennio 2013-2015. Davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato il presidente Luigi Giampaolino ha sottolineato come il Def si concentri a centrare il pareggio di bilancio, ma in tempi troppo brevi per evitare effetti recessivi: “La ristrettezza dei margini temporali, imposti dalle intese europee complica infatti la realizzabilità di una strategia di politica economica nella quale si compongano le esigenze di riequilibrio del bilancio con quelle della ripresa economica, affidata alle riforme strutturali”. La conseguenza è semplice: “La politica di bilancio deve confrontarsi con un abbassamento, in parte inatteso, delle prospettive di crescita anche a livello internazionale”. In numeri, la traduzione fa tremare i polsi: nel solo 2013, l’effetto recessivo causato dall’azione del governo “dissolverebbe circa la metà dei 75 miliardi di correzione netta attribuiti alla manovra di riequilibrio”. La soluzione, per Giampaolino, è una e semplice: “Riconsiderare drasticamente” alcune voci di spesa pubblica. E’ la tanto decantata spending review mai partita veramente. E nel mirino della Corte dei Conti ci finiscono “tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza”. Libero, 23 aprile 2012

……………Ma Monti è troppo borioso per ammettere che la sua cura è peggiore del male e che per curare l’ammalato non lo si può imbottire di medicinali che producono effetti collaterali estremamente depressivi. Il problema è che quelli che lo hanno “chiamato”  a loro volta non vogliono ammettere diaver preso un abbaglio, perchè in tal modo mostrerebbeo al Paese che sono incapaci anche di individuare gli strumenti giusti per uscire dalla crisi. E’ il classico cane che si morde la coda. Solo che a pagare il conto non è nè il cane nè la coda, ma naoialtri, i contribuenti. g.