PER FAVORIRE LA CRESCITA SERVE IL TAGLIO DELLE TASSE: LO DICE IL VICE DIRETTORE DI BANKITALIA

Pubblicato il 23 aprile, 2012 in Economia | Nessun commento »

Per ritrovare la crescita dell’economia italiana, che “é l’obiettivo principale”, “bisognerà trovare il modo di ridurre la pressione fiscale” su lavoratori e imprese. E’ quanto afferma il vice direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi, secondo cui l’elevata pressione mette a repentaglio la crescita.

Rossi, rispondendo alle domande di alcuni parlamentari in una audizione alla Camera, ha ricordato come “la pressione fiscale sia molto alta in Italia sia nel confronto storico che internazionale”, è una “situazione che mette a repentaglio il rilancio della crescita che rappresenta l’obiettivo principale che noi dobbiamo porci”. Per Rossi, infatti, si tratta “dell’obiettivo nazionale interrompere un lungo periodo crescita bassa e stagnazione”. “E’ indubbio – conclude – che per cogliere l’obiettivo bisognerà trovare il modo di ridurre la pressione fiscale, e in modo particolare le aliquote legali” su lavoratori e imprese. ANSA, 23 aprile 2012

LE ELEZIONI FRANCESCI UNA SBERLA ALL’EUROPA DI MONTI

Pubblicato il 23 aprile, 2012 in Economia, Politica, Politica estera | Nessun commento »

Prima di una vittoria del socialista Hollande, prima di ogni altra cosa, il primo turno delle presidenziali in Francia è un pugno all’Europa. Parigi scrive a Bruxelles e ai suoi tecnocrati che spadroneggiano decidendo chi e come deve governare, urlano contro la Merkel che ha imposto a tutti la sua linea tedesco-centrica.

Il grande sconfitto al primo turno francese. Alsecondo andrà KO.

Basta. Lo dicono i numeri di Marine Le Pen, che da antieuropeista convinta sfiora il 20%; lo dice il successo di tappa di Hollande che promette di riscrivere tutte le regole europee; lo dice persino il recupero di Sarkozy che non crolla, guardacaso, dopo aver garantito che cambierà alcune cose del suo rapporto con la Germania. La Francia straccia la foto simbolo degli ultimi tempi: quella di Sarkò che ride beffardo dell’Italia guardando la Merkel. Boccia quella supponenza, quel senso di superiorità, quella voglia di imporre a chiunque le decisioni di un duopolio che ha condizionato tutto e tutti, a cominciare dall’imposizione dei tecnici al governo in Grecia e soprattutto in Italia. È una sconfitta dell’Europa dei Monti, questa. Uno schiaffo alle logiche e alle strategie che da Bruxelles, passando per Berlino e Parigi, hanno portato a Palazzo Chigi i professori.

Sarkozy perde il primo turno con un avversario che non aveva mai vinto prima d’ora, che ha persino faticato a prendersi la leadership del suo partito. È una sconfitta contenuta nei numeri e che lascia la possibilità di recupero, ma resta una sconfitta pesante, perché impone a Sarkò di cambiare per provare a rimanere all’Eliseo: la Francia dice al suo presidente di non credere a quel che è oggi. Cioè un capetto, uno partito liberale e diventato statalista per opportunismo, uno che ha imposto i propri interessi al resto del continente, ovviamente partendo da noi italiani. La Francia racconta che non si può partire per essere il nuovo Reagan e finire diventando peggio di Monti. Meno Bruxelles e più Parigi, dicono le urne: se vuol vincere, Sarkò deve prendere i voti della Le Pen, quindi della più acerrima nemica dell’europeismo. Non vogliono, i francesi come molti altri, la politica fatta dai commissari, da vigili urbani che la gestiscono solo seguendo rigidamente le norme. Fare i professori non paga, evidentemente. Siano tecnici o politici a farlo. Parigi è un avvertimento per se stessa e poi anche per il resto d’Europa. Qualcuno lo capirà anche in Italia. Il Giornale, 23 aprile 2012

.….Di certo lo hanno capito i mercati che stanno affondando le borse europee e in primo luogo quella di Milano, mentre si allarga la distanza tra i btp italiani e i bund tedeschi che tocca i 410 punti. Sinora nessun commento nè di Monti nè dei suoi ciarlieri ministri, salvo il vice di Monti all’economia, Grilli, che ha assicurato che non ci sarà nessuna nuova manovra con nuove tasse. Il che può esser certo solo  se questi ministri e viceministri, tutti ex super burocrati  che hanno spadroneggiato durante tutti i governi degli ultimi 20 anni senza mai fiatare sulle scorribande governative all’intenro delle saccheggiate casse dello stato, quanto prima tolgono il disturbo. g.

LA FRANCIA VOTA PER HOLLANDE E PUNISCE SARKO’

Pubblicato il 23 aprile, 2012 in Politica estera | Nessun commento »

Francois Hollande Uno schiaffo in faccia all’Europa. Il primo turno delle elezioni presidenziali francesi ha questo significato profondo. Il risultato di Francois Hollande, quello straordinario di Marine Le Pen e lo stesso voto del Front de Gauche di Melenchon sono non solo la bocciatura di Nicolas Sarkozy – primo presidente uscente dal 1958 ad arrivare secondo nel primo turno – ma dell’asse Parigi-Berlino e delle politiche di Angela Merkel che ha fatto campagna elettorale per Sarkò. In altri tempi sarebbe «un campanello d’allarme», ma il quadro è così fosco che la scelta dei francesi diventa salutare. Parigi val bene una scossa, speriamo che a Bruxelles l’abbiano sentita o l’Eurozona fa crac. Al contrario di quel che pensano i progressisti italiani – i cui potenti binocoli si fermano a Roma – non è l’avvio di un nuovo ciclo delle sinistre (che in Francia restano minoritarie con il 39,9% dei voti), piuttosto è l’inizio di una forte ondata antieuropeista. Il cuore della Francia continua a battere a destra (seppur divisa, ha il 46,5% dei voti), ma lontano dalla retorica europeista e vicino ai temi dell’identità nazionale. Hollande prende i voti perché vuole demolire il fiscal compact e chiede una revisione del patto economico di Bruxelles. Le Pen alza la bandiera della Patria, attacca la turbofinanza e le politiche migratorie. Dieci anni di Euro senza governo, di crescita che non c’è, di burocrazia bizantina ed egoismo teutonico hanno prodotto questo risultato: vincono i partiti che prendono le distanze da tutto ciò che ha una relazione con Bruxelles, la moneta unica e la Banca centrale europea. Sono i popoli che votano, non i consigli d’amministrazione. Accade in Francia, ma il fenomeno cresce anche in Inghilterra e presto sarà così anche in Italia. Sarkozy paga la sua vicinanza ad Angela Merkel. Gli elettori non sono dei bifolchi ai quali si possono vendere collanine spacciandole per oro, vedono bene cosa sta accadendo nel Vecchio Continente. Chi afferma di voler salvare la Grecia strangolandola ha creato un mostro che ora si aggira per l’Europa: nessuno dà fiducia a chi affama un popolo. Ha ragione Sarkozy quando dice che questo è «un voto di crisi», ma dovrebbe interrogarsi su chi l’ha alimentata e sul grande errore commesso da un politico così ricco di talento come lui. Doveva riformare la politica europea, battere i pugni e piantare la bandiera dell’identità politica, economica e culturale. Ha sbagliato tutto il possibile e assecondando i piani egemonici tedeschi s’è quasi giocato l’Eliseo. Al secondo turno può ancora succedere di tutto, ma difficilmente gli elettori della destra stavolta lo voteranno, proprio perché rifiutano la regia di Berlino. Non si fidano. E per convincerli Sarkozy dovrà fare una giravolta spaziale rispetto a tutte le sue scelte politiche. Vedremo se sarà capace di cambiare passo. In ogni caso, il risultato è cristallino e in Italia il governo e i partiti dovrebbero riflettere. L’ondata non si fermerà a Parigi. A Palazzo Chigi appuntino sull’agenda il fatto che la cancelliera Merkel da oggi è più debole. In questo scenario vantarsi di essere «tedeschi» è un boomerang. Cerchiamo di essere italiani, perché stanno tornando le nazioni. Mario Sechi, Il Tempo, 23 aprile 2012

…………..Tutto vero e tutto giusto nella analisi del voto francese da parte di Sechi. Ed è certo che i voti dei francesi che hanno votato Marine Le Pen mai andranno a Sarkozy al secondo turno. Non perchè essi non siano di destra e quindi più politicamente vicini a Sarkozy che ad Hollande, ma perchè essi sono sopratutto e innanzitutto  antieuropeisti, anzi contro questa Europa germanizzata e bancherizzata , oltre che cinicamente burocratizzata, come è l”Europa che protende i suoi artigli sui popoli che hanno aderito all’Idea europea pensando non all’Europa delle banche e dei più forti, ma immaginando e sognando  l’Europa dei Popoli e delle Nazioni. Noi stessi siamo cresciuti fortemente pervasi di questa Idea, convinti ieri come oggi, che solo una Europa unita avrebbe potuto contrastare e contrapporsi ai due bloccchi egemonici che dopo la seconda guerra mondiale si erano spartiti il mondo, ignorando e calpestando, una parte in nome del dollaro, quindi della finanza, l’altra parte in nome di una  falsa unità proletaria,  le attese e gli interessi di popoli che pur avendo subito i danni della guerra, erano culla non solo dell’Ocicdente ma anche e sopratutto testimoninaza di cultura e progresso. Tutto ciò è stato disatteso e oggi l’Europa che ci troviamo di fronte è qualcosa di assai lontano dai sogni antichi, compresi quelli mazziniani, una entità fredda e lontana, solo regole e diktat che annullano le identità nazionali senza sostituirle con una comune identità europea che al più  si vorrebbe fosse quella tedesca. Così non va e gli elettori francesci, sia quelli che hanno votato per Hollande, sia quelli che hanno votato per la determinata signora bionda ma non arcigna Marine Le Pen, lo hanno detto chiaro e tondo e lo confermeranno nelle urne il prossimo 6 maggio, dando mandato a chi si insedierà all’Eliseo non di propugnare politiche di sinistra all’interno della ridotta dimensione nazionale, ma di farsi interprete di una voglia di nuova Europa che rinasca dalle sue ceneri e si restituisca in qualche modo all’Idea che pervase non solo gli europeisti del 19° secolo, ma anche quelli del 20°,  Aldice  De Gasperi ,  Adenauer,   Schuman  che pensavano e agivano da statisti e non da ragionieri. Noi ci contiamo. g.

LA MINISTRO CHE DEVE CAMBIARE LAVORO

Pubblicato il 22 aprile, 2012 in Politica | Nessun commento »

Elsa, la ministra che deve cambiare lavoro

Una donna sòla al comando. Ci sarà un motivo se tutti i principali ministri di Monti, tranne uno, sono corteggiati dai partiti, e se l’eccezione riguarda proprio il ministro più visibile di tutti. Elsa Fornero è la conferma dell’oceano che separa l’essere famosi dall’essere apprezzati. Il ministro del Lavoro è l’unico componente del governo capace di mettere d’accordo maggioranza e opposizione, berlusconiani e vendoliani, colletti bianchi, camicie verdi e tute blu. Un disastro unanimemente riconosciuto. Non sai se preferirla quando tace sull’argomento mentre tutto attorno a lei crolla (ultimo esempio l’esplosione delle richieste per la cassa integrazione, che a marzo hanno interessato 455mila lavoratori) o quando apre bocca per farci sapere quello che pensa.

Ieri se l’è presa con le famiglie che spendono soldi per acquistare una casa invece di investire sull’istruzione dei figli. «Bisogna considerare le priorità. Le case si possono lasciare ai figli, ma conta di più una struttura di conoscenza e flessibilità mentale, una adattabilità al cambiamento che solo la formazione può dare». Pensiero profondo, quello di preferire la «flessibilità mentale» al mattone. Persino condivisibile, ad avere i soldi per poterselo permettere. Ma preso atto che i laureati italiani di questi tempi vanno a fare i camerieri in Australia, e che grazie alle tasse messe dal governo di cui lei fa parte ormai il ceto medio non si può più permettere l’acquisto di una cantina, figuriamoci di una casa, e visto che la signora dispone di un reddito (402mila euro nel 2010, che nel 2012 scenderanno a 199mila, più diaria mensile da 130 euro e giornaliera da 225 euro in caso di presenza a Roma), di un patrimonio immobiliare (case a Torino, Courmayeur e San Carlo Canavese) e di una situazione familiare non proprio comuni (la figlia è tanto brava da essere ricercatore universitario, casualmente nell’ateneo in cui insegnano i suoi genitori, e responsabile di un’unità di ricerca della Hugef, fondazione incidentalmente finanziata da Banca Intesa, della quale l’attuale ministro è stata dirigente sino a pochi mesi fa), un po’ di silenzio sarebbe stato preferibile. Magari in segno di rispetto verso i milioni di famiglie con meno soldi in banca e meno opportunità parentali di quella del ministro, che si fanno un sedere così per mettere assieme il mutuo con le tasse. Ma la signora, che prova un brivido a pronunciare espressioni come «paccata di miliardi», non è tipo da simili delicatezze.

Di solito, comunque, ne spara di peggiori: si vede che ieri non era in forma. Forse perché nella sua Torino è stata accolta dalle uova lanciate da studenti e disobbedienti di sinistra (gli stessi scesi in piazza a festeggiare quando lei e Mario Monti erano andati al governo al posto di Silvio Berlusconi e Maurizio Sacconi: sic transit gloria mundi). Ma la notizia non è la contestazione: è il fatto che nessun ministro abbia aperto bocca per dire mezza parola in sua difesa. E dal Parlamento, eccezione fatta per Pier Ferdinando Casini, solidarietà zero. In compenso hanno parlato gli agenti che l’hanno protetta in piazza. I quali non se la sono presa con i teppisti (quelli sono previsti nel contratto di lavoro), ma con lei (un ministro ostile no, non fa parte dei giochi). «I poliziotti torinesi si sono presi pietre e uova per difendere la signora Fornero. Dovrebbe essere sufficiente questo», ha attaccato Massimo Montebove, dirigente del sindacato di polizia Sap, «per far capire al ministro che non può continuare a tirare la corda anche con gli operatori delle forze dell’ordine, soprattutto in materia pensionistica». Cresciuta nel brodo elitario dell’azionismo sabaudo, aveva su un piatto d’argento l’occasione per fare la Margaret Thatcher italiana, che poi è quello di cui questo Paese ha bisogno. Per qualche giorno ci abbiamo creduto un po’ tutti. Passerà invece alla storia come l’ennesimo tecnico atterrato nel centro di Roma proveniente da Marte, troppo impegnato a stupirsi dinanzi alla vita dei comuni esseri umani per combinare alcunché.

Una sequela di gaffe: dal giorno in cui si presentò in conferenza stampa assieme al premier per iniettare ottimismo e fiducia negli italiani terrorizzati dall’incubo greco, e scoppiò a piangere in pubblico (col senno di poi, una delle tragedie minori), all’accusa alle imprese di essere esse, e non il governo che ha cambiato le regole in corsa, responsabili per la creazione degli esodati, i lavoratori prepensionati che non potranno ricevere l’assegno Inps a causa della riforma della previdenza scritta – oops! – senza pensare a loro.

E soprattutto una retromarcia dopo l’altra, inesauribili fonti di barzellette per gli altri ministri. Come il ticket sugli esami clinici, ripristinato a carico dei disoccupati e cancellato dinanzi alla reazione dei sindacati e del Pd, attribuendone la colpa a «un refuso». Le innumerevoli giravolte sulla riforma dell’articolo 18 che hanno fatto infuriare imprese e sindacati (a turno, ma talvolta anche insieme). La toppa messa nelle ultime ore sugli esodati, che adesso il ministro conta confusamente di far reintegrare dalle aziende, le quali però non hanno alcuna voglia di riprenderseli. Col risultato che la signora Fornero propone di aprire l’ennesimo tavolo di trattative tra le parti sociali. Un copione collaudato secondo cui, dopo tanto litigare, la soluzione a ogni problema viene trovata mettendola a carico del solito Pantalone: il contribuente. La Thatcher è sempre più lontana, i soldi per fare laureare i figli pure. Figuriamoci il rogito per la casa. LIBERO, 22 aprile 2012,di Fausto Carioti

….Non abbiamo bisogno di commentare questo “disegno” della Fornero che conferma la nostra valutazione critica di questa signora che farebbe bene a dimettersi prima che Monti la scarichi. Cosa che accadrà prima di quanto non si possa immaginare.

FRANCIA: HOLLANDE IN TESTA, SARKOZY CONTA SUI VOTI DELL’ESTREMA DESTRA CHE OTTIENE IL 20%

Pubblicato il 22 aprile, 2012 in Politica estera | Nessun commento »

E’ in corso lo spoglio dei voti dei primo turno delle presidenziali francesi e a conferma delle previsioni della vigilia in testa c’è il socialista Hollande con circa il 285 dei voti, mentre Sarkozy è secondo con il 26%. Sorprendente il risultato della candidata del Fronte Nazionale, Marina Le Pen, che benchè non sia riuscita, come accadde al padre, di accedere al secondo turno, comunque conquista un eccezionale 20% che la colloca solitaria al terzo posto e la trasforma nell’incubo e nell’ultima sponda per Sarkozy che tenterà di conquistare i voti del Fronte Naizonale nell’estremo tentativo di battere Holande al secondo turno. E’ difficile però che ciò accada perchè  gli elettori della estrema destra francese che aspramente rimproverano a Sarkozy, come la sinsitra di Hollande, di aver appiattito la politica francese su quella della cancelliera tedesca Angela Merkel,  difficilmente gli si affiderebbero perchè temono una ulteriore cesisone di potestà francese all’Europa della Germania. Come accade in Italia. 15 giorni per avere il responso defintivo. g.

L’ULTIMA DELLA FORNERO: MACCHE’ MATTONE…INVESTITE SUGLI STUDI

Pubblicato il 22 aprile, 2012 in Costume, Politica | Nessun commento »

Il ministro del Lavoro: “Nelle famiglie prevale il desiderio di comprare un’abitazione a scapito dell’educazione”. Ora i tecnici pretendono anche di decidere la nostra vita

Meglio la laurea della casa. Elsa Fornero non ha scelto il giorno giusto per cambiare la testa degli italiani. Non adesso. Non ora che si fanno i conti per pagare l’Imu. Non con i politici che si fanno pagare la casa dal partito o da qualche misterioso benefattore.

Elsa Fornero

Non con questa storia dell’Imu bis che i Comuni possono applicare per costruire strade, ponti o asili nido. Non con questa crisi che non ti fa arrivare a fine mese. Non con i partiti finanziati a fondo perduto. Non con un governo che cerca di risanare il debito pubblico con una litania di tasse. È chiaro che così il ministro finisce per fare la figura della maestrina,un po’ fuori dal mondo.

Come se in giro non ci fosse una generazione di laureati disoccupati e senza neppure una speranza di un mutuo, di una casa, di un affitto.

La casa, dice il ministro, viene dopo. Prima i genitori devono pensare al capitale umano. Fateli studiare, aprite le loro menti, fate in modo che siano aperti al cambiamento. Non sono precari? E allora vivano da precari, da nomadi, senza radici, sempre in bilico e con la valigia in mano. Quello che Elsa Fornero forse non sa è che questa generazione precaria, quelli che Baricco chiama i «Barbari», non ha bisogno delle sue lezioni. Non si aspetta il posto fisso. Guarda alla casa come un sogno lontano. Ha già fatto e disfatto le valigie troppe volte. Non teme i cambiamenti, ci spera. Solo che con tutto questo capitale umano nello zaino il lavoro fatica a trovarlo. Non c’è più posto. Lo occupano tutto quelli che la casa ce l’hanno.

E allora si chiedono se questo commovente ministro non li stia leggermente prendendo per i fondelli: su ragazzi, prendete il vostro bel pezzo di carta, il capitale umano e andate a dormire sotto i ponti, allegri, istruiti e disoccupati. È chiaro che la cultura fa la differenza. Spesso anche più della casa. Ma non qui, non ora, non nella repubblica delle tasse.

C’è qualcosa in questo governo di tecnici e professori che infastidisce. È la loro idea che gli italiani siano in fondo un po’ sbagliati. Monti che li vorrebbe più tedeschi, la Fornero che si intromette nelle scelte delle famiglie, come se questo fosse uno Stato etico, dove una versione moderna dei filosofi platonici si intrufola nelle scelte familiari, nei gusti, nelle opinioni, nelle abitudini. Meglio la laurea o la casa? Dipende. Comunque non sono affari vostri. Si sa i governi, come le comari del paesino, danno buoni consigli quando non possono più dare il cattivo esempio. È quello che di questi tempi accade un po’ troppo spesso. Oltretutto è come se la casa fosse diventata un malus, qualcosa di troppo, che questi italiani spreconi e tradizionalisti magari non si meritano. Perché qui non si sta parlando di quelli con multiproprietà e affitti a fine mese.

Qui, sulla casa, bestemmiano i poveracci che per una vita hanno scontato con la banca i propri debiti, quelli che ancora guardano il tasso di sconto con la paura che il tasso variabile si mangi tutto lo stipendio. Qui si parla delle prime case, quelle dove vivi, quelle che sono il tuo angolo privato dove il mondo e i suoi guai restano fuori, alla finestra. La casa come roccaforte contro i rovesci della vita. Ma questa benedetta casa ora si ritrova all’incrocio di tutti i venti, con i tre colpi d’accetta dell’Imu e ora anche questa altra storia della tassa comunale a discrezione dei sindaci. Monti dice: non è una tassa nuova. Insomma. Tremonti l’aveva legata all’Ici.Era un modo per compensare le minori entrate dell’abolizione della vecchia tassa. Monti l’ha mantenuta, anche quando la vecchia tassa è ritornata. Con una beffa, però. La tassa di scopo legata all’Ici non si applicava alla prima casa. Ora che i tecnici la associano all’Imu nessuno più si salva. La tassa è la stessa, ma quelli che la pagano sono molti di più.

E poi è tassa su tassa. Ergo: piove sul bagnato.

Monti dice: dovete fare sacrifici. Solo che la casa è anche un simbolo. Un governo che tassa l’architrave della proprietà privata, la bandiera di una vita, il sudore e la fatica di chi mette un punto fisso sulla propria terra mostra la faccia da predone. Tassami il reddito, tassami i guadagni, tassami perfino gli straordinari, ma chi sei tu per tassarmi la casa? Quelle quattro mura sono la frontiera che delimita l’io dallo Stato. Sono lo spazio privato dove l’Occidente ha costruito la sua idea di libertà. My house is my castle . La mia casa è il mio castello. Professori, fermatevi lì. A un metro dalla mia porta. Il Giornale, 22 aprile 2012

.…………….Sappiamo che Monti ha sette immobili, il ministro dell’Interno addirittura 13, tuttiu gli altri colleghi della Fornero nel più pasticcione (salvo che nelle tase) governo della morente seconda repubbica ne hanno almeno due, una in città e una al mare o in montagna, e non dubitiamo che anche la Fornero ne abbia minimo due. Ma loro sono anormali. Mentre gli italiani “normali”  non ne debbono avere nemmeno una, benchè quella del possesso della casa faccia parte della più antica e profonda cultura occientale, e il fatto che la Fornero lo ignori ne certifica al di là di ogni ragionevole dubbio la sua assoluta incompatibilità con il ruolo che le è stato attribuito. Dobbiamo aggiungere, per verità, che sic stantibub res, tutto sommato sarbbe stato meglio non avere alcunchè di “solido”,  cosicche agli italiani che non possono pagare le  tasse  strangolatrici,  cosa mai avrebbero potuto sequestrare le SS che agiscono nel nuovo partito nazista che innalza le insegne di Equitalia? g.

LA FORNERO VA A FARE SHOPPING CON DIECI GUARDIE DEL CORPO. VERGOGNA!

Pubblicato il 21 aprile, 2012 in Costume | Nessun commento »

Fornero ha dieci guardie del corpo: ma non si possono tagliare?

Il deputato leghista Stefano Allasia s’è presentato alla Camera con la notizia pubblicata  da Lo Spiffero, piccolo giornale online piemontese: “Elsa Fornero, per comprarsi un paio di scarpe in una boutique di Torino, s’è fatta accompagnare da dieci uomini e quattro automobili di scorta. È fuori luogo – bacchetta Allasia – specie sapendo che il ministro si sta occupando della riforma del lavoro”. Probabilmente, la professoressa si è commossa al pensiero che tutti quegli uomini potessero restare a casa. Però il fatto che il ministro delle Lacrime si sia fatta accompagnare in negozio praticamente da un’intera squadra da calcio fa un po’ arrabbiare. Ma come? Elsa agli esordi al governo piange in conferenza stampe per i tagli alle pensioni e non taglia nemmeno un decimo dei suoi bodyguard. Chissà se con il nuovo articolo 18 si prenderà la briga di licenziarne qualcuno: dieci paiono veramente troppi…  Libero, 21 aprile 2012

.…Tutti così. Agli italiani le tasse e a loro i privilegi. La Fornero che è  il peggior bluff messo in pista da Monti, il ministro che ne ha combinate sinora più di quante ne abbiano combinati altri dieci ministri messi insieme, la ministro che ha varato una riforma pensionistica pazzesca, che nel fare la riforma s’è dimenticata di provvedere alle risorse per 350 mila esodati andati in mobilità in virtù di norme e leggi dello Stato e per i quali, da ultimo, ha proposto che ritornino a lavorare (Bonanni, sarcastico, le ha fatto sapere che nel frattempo i loro posti di lavoro sono stati occupati….), la ministra che ha varato una riforma del lavoro che è un coacervo di contraddizioni, la ministro che quando apre bocca pare che lo faccia la madonna, ebbene questa signora per andare a comprarsi un paio di scarpe a Torino è stata accompagnata da ben dieci guardie del corpo, poliziotti distolti dai loro compiti di istituto per farle da balia e da codazzo,  e da ben 4 automobili di servizio che come è noto camminano con la benzina di stato. Non sappiamo  se provi  vergogna , immaginiamo di no, perchè la prosopopea di cui fa sfoggio  ogni qual volta apre bocca, di certo la induce a ritenersi depositaria di diritti e non di doveri. E visto che lei e il suo principale, il signor Monti, che percepisce 60 mila euro al mese fra pensione e indennità di senatore a vita e conciona sui doveri alla fame degli italiani, richiamano sempre come esempio di rigore la Germania,  raccconteremo ciò che abbiamo visto con i nostri occhi proprio in Germania.  Nell’agosto del 2005 eravamo in visita a Berlino e la sera precedente la partenza andammo  a cena in un ristorante italiano situato in una strada nei pressi  della Frederickstrasse,  ex zona ovest,  che innalzava una insegna insolita: Sali e Tabacchi con tanto di T azzurra in campo bianco. All’interno del ristorante, in attesa di consumare la cena, leggevamo il Corriere della Sera  che in prima pagina riportava le  notizie della  lotta elettorale che in quelle settimane si stava combattendo in Germania tra l’uscente cancelliere socialdemocratico Schroder e la sua contendente Angela Merkel per la elezione del Parlamento programmata per il successivo settembre.  Il Corriere quel giorno,   dando conto in prima pagina della campagna elettorale in atto in Germania,   pubblicava  i sondaggi che  pronosticavano un trionfo elettorale  della  Merkel ai danni dell’uscente Schroder.  Mentre leggevamo le pagine interne del quotidiano, tenendolo aperto cosicchè chi stava difronte poteva a sua volta leggere la prima pagina del quotidiano, un altro ospite del ristorante,  un tedesco che  però parlava un buon italiano, commentò ad alta voce  il sondaggio affermando che i risultati sarebbero stati diversi dal sondaggio perchè il cancelliere uscente stava riconquistando gli elettori. Da quel commento prese avvio una simpatica conversazione tra noi e l’anonimo ed estremamente cortese  interlocutore che era in compagnia della   moglie, entrambi apertamente innamorati dell’Italia dove, dissero, ogni anno venivano in vacanza in Toscana. Non ci furono presentazioni, salvo, al momento di uscire dal locale una cordiale stretta di mano. Mentre uscivamo dal locale la curiosità ci indusse a chiedere al cameriere chi fosse quel signore che, tra l’altro, sembrava di casa. Sorpresa. Il distinto e affabile interlocutore che aveva dissentito garbatamente dalle catastrofiche previsioni del Corriere della sera era il  ministro dell’Interno del governo in carica, il potentissimo signor Hurtz, frequentatore assiduo del ristorante italiano, come anche, ci spiegò il cameriere, lo stesso Schroder, anch’egli amico del proprietario del ristorante, salentino d’origine.  E la scorta dov’ è,  chiedemmo, increduli, al cameriere. Nessuna scorta, solo l’autista che, ci disse il cameriere, stava mangiando al tavolo accanto al ministro. Nè fuori del locale  c’erano auto o poliziotti. E la circostanza ovviamente ci colpì profondamente. Con i naturali paragoni cpn l’Italia dove, come anche il caso dell Fornero dimostra, non v’è potente che non abbia la sua brava scorta che fa tanto status simbol. Peccato che anche ora che al governo ci sono tanti tedescofilo (almeno a parole)  non v’è traccia di un nuovo corso che coniughi al rigore imposto ai derelitti la discrezione dei potenti. g.

P.S. Poche settimane dopo,  le previsioni del ministro circa gli esiti elettorali  per poco non si avveravano, perchè la Merkel vinse ma non fu un trionfo e  Schroder perse ma per poco.  Ed infatti i due partiti, quasi appaiati dagli elettori, diedero vita alla grande coalizione. E proprio il ministro  Kurtz del quale riconoscemmo la foto sui giornali fu in pista, senza successo,   per il posto di vicecancelliere della Merkel nel governò la Germania dopo le elezioni del 2005.

LA TERZA REPUBBLICA CHE AVANZA…I SOLITI VECCHI!

Pubblicato il 21 aprile, 2012 in Il territorio | Nessun commento »

Questa foto, scattata ieri l’altro, potrebbe essere stata scattata 30 anni fa e intorno al tavolo macherebbero solo un paio di quelli che ora vi appaiono. E quelli che vi appaiono, questi  tutti appartenenti  al cosiddetto Terzo Polo,   da 30 anni  sul palcoscenico della politica italiana, insieme, ovviamente, a quelli delle postazioni concorrenti,  si apprestano a  proporsi  al Paese come il nuovo che avanza. Ma quando mai! Sono tutti, invece,   quelli che appaiono qui e gli altri che scalpitano  di lato, di sotto o di sopra, il vecchio che più vecchio non si può (c’è  qui anche La Malfa jr, oltre Casini, Fini e Rutelli!),   imputridito da decenni di potere, o di quà o di là, gestito con il solo risultato di aver dovuto affidarsi per manifesta inconcludenza,  a cosiddetti tecnici i quali, essendo stati scelti da loro, non potevano  che esserne  la loro fotografia: inconcludenti anch’essi.  Ed ora vorrebbero, solo cambiando nome e sigla, continuare  come se nulla fosse accaduto, invece di andarsene. Mentre la guerra finiva, sui muri di Roma,  dichiarata città aperta e nella quale si fronteggiavano gli eserciti che mostravano di non avere alcuna cura dei civili, mani ignote scrissero: andatevene tutti, lasciateci piangere da soli. E’ quello che ci sentiamo di dire a quelli che  da usati aggeggi del potere si propongono, imperterriti e desolatamente arroganti,  come il nuovo che avanza. g.

STANGATA SENZA FINE. IN ARRIVO L’IMU-BIS

Pubblicato il 21 aprile, 2012 in Politica | Nessun commento »

Il decreto semplificazioni fiscali nasconde una sorpresa. Scoperta da Repubblica.

Dal dl Semplificazioni spunta l'Imu-bis

Per nulla piacevole. Una Imu-bis, una tassa di scopo a disposizione dei sindaci, che servirà a finanziare le opere pubbliche comunali e che si aggiunge alla prima Imu.

Una tassa dall’iter complicato. Nata con il governo Prodi, nell’ambito della Finanziaria del 2007. Quasi abbandonata. Comunque utilizzata in pochissimi casi. Poi finita nel decreto sul Federalismo fiscale dell’anno scorso. Ora la “Imu-bis” torna alla ribalta. Con nuove regole.

Il decreto Semplifica-Italia prende l’imposta e la rende più appetibile: aumentando il tempo di applicazione, dai 5 anni iniziali fino a 10, destinandola al finanziamento del 100% delle opere pubbliche, non più semplicemente al 30%. Estendo l’imposta anche alle prime case.

L’Imu-bis funziona come la “sorella maggiore”. Ha la stessa base imponibile, si calcola sulla rendita catastale, innalzata del 60% dal decreto Salva-Italia, prevede l’applicazione su tutti gli immobili e un’aliquota non superiore al 5 per mille. Servirà a finanziare restauri e conservazione dei monumenti e dei siti di importanza storica, ma anche per il potenziamento del trasporto pubblico a livello locale o per la manutenzione di arredi urmani e musei cittadini.

A scegliere la destinazione dei fondi saranno i sindaci, che sceglieranno anche aliquota e tempi di imposizione. Se a due anni dall’inizio del progetto all’opera non sarà ancora stato dato il via, l’imposta dovrà essere restituita.

Secondo Confedilizia, che lancia l’allarme, la tassa verrà scelta da un numero crescente di comuni, gravando ulteriormente sui proprietari di abitazioni. Il Giornale 21 aprile 2012

.………………Il Natale degli Italiani, cioè il compleanno di Roma, che si celebra proprio oggi, 21 aprile, non poteva ricevere miglior regalo. Mentre i partiti si azzuffano tra di loro e si inventano improbabili rinascite e altrettanto fanatasiosi rinnovamenti che però hanno al centro sempre loro,  sempre gli stessi (Casini sciolgie l’UDC e si appresta fare il partito della nazione dove la nazione è sempre lui…), il governo dei tecnic, esperti solo nella tassazione selvaggia e nella più totale vaghezza di programmi futuri, ha ripescato dal mondo dell’al di là la tassa di scopo, che come ricorda Il Giornale, fu inventata dal governo Prodi ma subito accantonata. I tecnici, affamati di tasse (per gli altri) l’hanno ripescata e l’hanno inserita senza che nessun parlamentare l’abbia osteggiata nel decreto fiscale. Cos’è lo descrive l’articoo sopra ma quel che è grave è che con questa cosiddetta tassa di scopo i sindaci potranno  finanziare i loro progetti – spesso finalizzati non al bene comune ma al bene di pochi – applicandola a loro piacimento, sino al 5 per mille sulle case, cosicchè realizzando un aulteirore stangata sulla casa divenuta unica fnte certa  sicura di tasssazioni vessatorie e ingiuste. Nessun partito, da destra a sinistra , passando per il centro, ha aperto bocca su questa ulteriore batosta sulla testa dei contribuenti italiani, che sarebbe passata sotto silenzio, grazie all’ormai abituale ricorso alla fiducia da parte del governo di Monti-sceriffo di Nottingham, senza Repubblica che l’ha scoperta e resa pubblica. E i partiti che fanno? Litigano e si affannano a tentare di inventare qualche formula che consenta loro di recuperare un briciolo di fiducia da parte degli elettori che non ne hanno più, o molto poca. Tutti sono alla ricerca di nuovi demiurghi da usare come esca per rigettare il loro amo nel mare dell’elettorato e ottenere di poter continuare a rubare, a spendere e spandere i soldi pubblici per mangiare spaghetti al caviale mente il popolo è sempre più costretto a stringere la cinghia nella quale i buchi sono arrivati all’estremità. Sino a quando? g.



VOTARE E TACERE (CON RICATTO), di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 20 aprile, 2012 in Politica | Nessun commento »

Quando la situazione si fa difficile ecco arrivare puntuale il ricatto: attenzione – dice Monti – che possiamo ancora fare la fine della Grecia, e allora sì che scatteranno suicidi di massa. Una strategia di comunicazione terroristica per tappare la bocca a chi, dentro e fuori il Parlamento, vuole arginare l’ondata di tasse e rincari che ci stanno piovendo addosso. Di più. Ieri è arrivato anche l’ultimatum ai partiti cialtroni: occupatevi – dice ancora il premier – dei fatti vostri, cioè di ridimensionare il finanziamento alla politica e varare una legge elettorale, che al resto ci penso io.
Pagare, obbedire, tacere. Queste sono le parole d’ordine del governo non politico che col passare dei giorni ha in Grillo, cioè nell’antipolitica, il miglior alleato. I banchieri e un comico hanno gioco facile su una opinione pubblica frastornata dal bollettino delle Procure che, forse non a caso, fornisce ogni giorno materiale buono a distrarre dalle tasse e alimentare il giusto sdegno: diamanti, lingotti, vacanze gratis, improbabili dossier fatti in casa, nuovi avvisi di garanzia a Berlusconi, tutto è buono per fare divertire il pubblico pagante.
I partiti sono colpiti e arroccati. Il Pdl tenta di mettere fuori la testa con Alfano («basta tasse») e Cicchitto («Passera o è in malafede o furbo»). Ma a colpire è la decisione di Berlusconi di annullare l’incontro con Monti previsto per oggi. Non ci sono le condizioni per discutere serenamente, per le questioni di cui sopra e per la decisione del governo di andare diritto sull’asta delle frequenze tv a pagamento, cosa ovviamente non gradita a Mediaset. Monti ha deciso di mettere la fiducia sulla legge che contiene il provvedimento, come dire, prendere o lasciare. La sfida è chiara: caro Berlusconi, se vuoi farmi cadere fallo sulle tue tv che poi lo vai a spiegare al mondo e agli elettori. Affari di Mediaset, si potrebbe dire, se non fosse che nella stessa legge sono contenuti i provvedimenti fiscali che invece sono affari nostri. In sintesi. Monti si è blindato il voto sul fisco nascondendosi dietro un conflitto di interessi che mette il Pdl con le spalle al muro. E allora mi sa che ha ragione Cicchitto. Non sappiamo se questi tecnici sono in malafede ma certamente sono furbi, molto più furbi degli odiati politici. Il Giornale, 20 aprile 2012

.………….Diamo atto a Sallusti che il suo giornale non ha mai nascosto di non aver digerito la decisione del PDL di unirsi al PD e a Casini nel sostengo a questo govenro di finti tecnici e di autentici furbastri per nulla esperti nell’arte di govenro ma scaltrissimi, dopo essersi seduti, nel difendere le poltrone che incautamente sono state loro regalate. Ora ci hanno preso gusto e lasciarle duole, per cui fanno e faranno dit tutto per tenersele ben strette. E Monti, dopo aver usato  l’arma del  terrorismo psicologico sugli italiani (lo abbiamo scritto ieri, e oggi lo scrive Sallusti) per far loro digerire le vessatorei misure fiscali, le uniche che ha preso, a danno dei contribuenti italiani, ora tenta di fare altrettanto nei confronti dei partiti (certamebnte nei confronti del PDL  e del PD) per costringerli a sostenere il govenro a prescindere non solo dai loro  più immdiati interessi elettorali ma sopratutto dagli itneressi degli italiani per i quali non si profila, con questi professori da sttrapazzo, alcuna luce in fondo al tunnel nel quale Monti e compagni li stanno avviando. Per questo non basta che Berlusconi abbia deciso di non incontrare Monti, ma occorre che ritrovi il coraggio di scegliere una strada diversa, e di farlo prima che altri (leggi PD e Casini) lo costringano a farlo, magari dopo averlo messo all’angolo della scena politica italiana. Il centrodestra, non Berlusconi, ma il centro destra non merita di finire così. g.