ORA SERVE UN NUOVO SISTEMA POLITICO. Intervista a Gianni De Michelis
Pubblicato il 6 aprile, 2012 in Politica | Nessun commento »
Intervista a Gianni De Michelis, protagonista della fase conclusiva della prima repubblica. Sostiene che ora occorre un nuovo sistema politico, dopo gli scandali che stanno travolgendo i partiti della seconda. Ecco le sue risposte alle domande di Nicola Imberti.
E dopo la Prima Repubblica finì anche la Seconda. Tante le analogie tra il 2012 e il 1992. Gianni De Michelis fu, da esponente di spicco del Psi, testimone di ciò che accadde 20 anni fa. «A prescindere dai destini dei singoli leader – spiega – è evidente che oggi si è chiusa una fase. Certo, la Prima Repubblica si concluse per ragioni più serie».
Sta dicendo che Tangentopoli era “più seria” delle attuali inchieste? «Le vicende giudiziarie furono usate per far fuori la cosiddetta Prima Repubblica, ma il crollo avvenne a causa della fine della Guerra Fredda. La logica, che io definisco di Yalta, basata sulla contrapposizione di due sfere di influenza non era più in grado di rappresentare la realtà. Certo, dopo quella stagione avremmo dovuto avvicinarci alla normalità europea. Invece la Seconda Repubblica ha dato vita ad un modello divergente».
Perché? «Tre, secondo me, le principali anomalie: la presenza di una personalità eccentrica come Berlusconi; il peso della Lega; la sinistra egemonizzata dai post comunisti. La crisi ha fatto saltare in aria tutto».
Nel caso del Carroccio, a dire il vero, più della crisi poterono i giudici. «Bossi non si ritira per le vicende che, almeno stando ai giornali, gli vengono addebitate. Non contano molto. Bossi, che pure ha creato l’unico vero partito italiano degli ultimi anni, non è riuscito a costruire un progetto Paese credibile. Ha iniziato con la secessione poi, quando ha capito che gli italiani non ne volevano sapere, ha ripiegato sul federalismo. Ma anche il federalismo è fallito e lui, oggi, impersonifica questo fallimento».
Non le sembra un’analisi un po’ edulcorata della situazione? «Lo strumento usato per concludere l’esperienza della Prima e della Seconda Repubblica è lo stesso. Una volta rodato il meccanismo si continua a fare un uso politico della giustizia. Lo strumento, però, non ha raggiunto l’obiettivo per cui è stato teorizzato: la lotta alla corruzione. Le risorse di cui parliamo sono dieci, cento volte superiori a quella di Mani Pulite. Guardi le cifre dei finanziamenti pubblici ai partiti, sono gigantesche. E sono migliaia le persone che hanno trovato la propria remunerazione a spese dello Stato o delle istituzioni».
Pensa che il leaderismo del Senatùr sia stato un limite per la Lega? «Il limite del personalismo è comune a molti dei partiti della cosiddetta Seconda Repubblica. Potrei citarle Berlusconi, Casini, Fini. Anche nel Pd le personalità sono state dominanti rispetto ai progetti politici. La Lega ora deve scegliere se indirizzarsi verso una variante moderata diventando “di governo”, ancorché locale, o se tornare alla pura protesta cavalcando i temi che l’avevano caratterizzata agli inizi».
La fine della Prima Repubblica ci ha insegnato che i “vuoti” si riempiono. Cosa accadrà ora? «Non lo so. Le elezioni del 2013 sono sicuramente un passaggio decisivo. Due gli elementi che secondo me vanno considerati. Da un lato il ruolo che vorranno avere Monti e alcuni dei suoi ministri. Dall’altro la legge elettorale che da sempre è uno strumento per manipolare la trasformazione politica. Io mi auguro che l’Italia si indirizzi finalmente verso un sistema politico che abbia la stessa configurazione di quello del resto d’Europa. Che è tutt’altro che bipolare, ma si fonda su un certo numero di forze che vanno dall’estrema sinistra all’estrema destra, passando per gli ecologisti, i conservatori, i socialdemocratici, i liberaldemocratici».
Il bipolarismo quindi è morto? «Siamo alla disintegrazione del bipolarismo. Basta vedere gli scontri interni ai singoli partiti. L’Italia dovrebbe approfittare di questa crisi per avviare una trasformazione graduale».
E magari rinascerà anche una forza socialista? «Io spero nella riorganizzazione di un fronte riformista che erediti la tradizione laico-socialista. Credo che una delle ragioni del fallimento della Seconda Repubblica sia proprio la cancellazione di un pezzo del Paese che ha trovato, in gran parte, rifugio in Forza Italia prima e nel Pdl poi. Berlusconi, purtroppo, non ha saputo o voluto rappresentare questa cultura politica che nel 1992 rappresentava il 25% dell’elettorato». Intervista a cura di Nicola Imberti, 6 aprile 2012


La materia fiscale va maneggiata con cura, è nitroglicerina. Cinquemila anni di storia delle tasse dovrebbero essere una lezione da ricordare per chiunque, ma il governo Monti non sembra averne piena coscienza. Il varo dell’Imu, l’imposta sugli immobili che ha sostituito l’Ici, è un disastro sotto tutti i punti di vista: legislativo, giuridico e politico. L’ultima buona novella che giunge dal Parlamento è questa: sacrifici per tutti, ma non per gli azionisti delle banche. È uno schiaffo ai contribuenti. Pagano i pensionati, chi vive in ospizio, chi ha un deposito di attrezzi agricoli, ma chi governa l’alta finanza no. Perché? Il governo ha dato parere contrario, spiegando che sono associazioni benefiche. È così? Solo in parte. E il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. Le fondazioni detengono quote determinanti di capitale nei principali gruppi bancari del Paese, nominano i consiglieri d’amministrazione, influenzano in maniera decisiva la gestione del credito e partecipano agli utili, di cui solo una quota viene redistribuita in opere di bene. Prima della grande crisi della finanza, nel 2008, le fondazioni bancarie hanno incassato quasi un miliardo e mezzo di euro di dividendi. Tre anni dopo, per effetto della crisi – e di una gestione allegra degli asset – i dividendi sono crollati a 333 milioni. La verità è che, al netto del crac dei mercati, la cronaca ci offre ogni giorno note illuminanti sulla qualità della loro gestione. Un solo esempio per tutti: la Fondazione del Monte dei Paschi di Siena con la cessione delle quote di banca Mps (4,69 miliardi di euro di perdite) ha realizzato un miliardo di euro di minusvalenze. E le altre fondazioni non stanno tanto meglio. Tutto bene? La natura «spuria» delle fondazioni è sotto gli occhi di tutti, avrebbero dovuto uscire dal capitale delle banche, ma non l’hanno fatto, il Parlamento s’è ben guardato dal cambiare la legge in questo senso, e oggi il loro ambiguo vestito «double face» viene usato per giustificare l’esenzione dal pagamento dell’Imu. Possiedono un enorme patrimonio immobiliare, ma non verseranno un euro allo Stato. Dopo aver fatto una battaglia campale per far pagare l’Imu alla Chiesa – che comunque i poveri li aiuta davvero – il governo ha alzato uno scudo per proteggere chi controlla le banche. Sarebbe questa l’equità? Mario Sechi, Il Tempo, 4 aprile 2012





