SENZA LUCE E AL FREDDO? ACCENDIJNO LA LUCE E SI RISCALDINO CON IL FOTOVOLTAICO, di Franco Battaglia

Pubblicato il 8 febbraio, 2012 in Economia | Nessun commento »

Mi dicono che nei talk-show di questi giorni si gioca a fare gli Amleto e ci si interroga sulle responsabilità. A Rai1 chiedono a Bonelli, il presidente dei Verdi, di chi è la colpa.

Rai2 lo chiede ai mammasantissima di Legambiente, e Rai3 a Mario Tozzi. Nessuno lo chiede a Di Pietro, il quale in questi giorni evita, a ragione, anche di farsi vedere. Mi stupisce la smodata importanza concessa a questi Verdi. Chi sono costoro? Che ci azzeccano? Gli italiani li hanno cacciati dal parlamento nazionale, né li hanno fatti entrare in quello europeo. Non rappresentano nessuno. La concessione che loro si fa è coerente solo con lo stato in cui versa, oggi, il nostro Paese, ove il presidente della Repubblica, con un colpo di mano, ha abolito il valore legale del voto. Nulla di personale verso Monti, nella cui squadra ci sono anche competentissimi elementi (penso, ad esempio, al vice-ministro Vittorio Grilli), ma è un fatto che nessuno ha votato Monti. Eppure egli è lì. Allo stesso modo, gli italiani l’hanno espressamente dichiarato: non vogliono essere rappresentati dai Verdi, neanche uno. Eppure costoro sono lì, a strologare. Come strologa Tozzi, consulente scientifico di Legambiente, il quale sfidando il ridicolo continua a ripetere che il pianeta è troppo caldo. In nome di questa colossale panzana – e qui viene anche Di Pietro – tutti costoro ci spiegano da anni che carbone, gas e petrolio sono il male. Ho avuto l’occasione più di una volta, oltre che significare loro sia la panzana sia l’inconsistenza della conseguente deduzione, di suggerire timidamente l’uso del nucleare, perché, osservavo, uno dei grandi doveri che avremmo nei confronti dei nostri figli è garantire loro la sicurezza di approvvigionamento energetico. Che si ha solo da carbone, gas, petrolio o nucleare. Mal me ne colse a parlare: avessero potuto menarmi non avrebbero esitato a farlo.

La soluzione, strillavano tutti concordi, è il fotovoltaico (FV). E infatti è grazie a una legge voluta dal governo Prodi, quello con Di Pietro e presidente dei Verdi ministri, tutti noi utenti elettrici stiamo pagando €70 miliardi per gli impianti fotovoltaici installati negli ultimi 3 anni. Altre installazioni sono previste dal governo dei tecnici. Il che mi stupisce perché la questione è proprio, e solo, tecnica: il fotovoltaico è inutile alla produzione elettrica. Totalmente inutile, per dirla con tutta franchezza. La metà più una manciata degli italiani ha legittimamente deciso di fidarsi di Di Pietro e delle sirene Verdi.
Legittimamente, ma improvvidamente. I Di Pietro e i Tozzi, che hanno indotto tutti noi a preferire di spendere €70 miliardi per impianti FV anziché €4 miliardi per un reattore nucleare, dovrebbero ora andare a spiegare a quelle decine di migliaia di poveretti di cui la cronaca ci ha informati, che, come non è vero che fa freddo e che è il caldo la nostra vera emergenza, non è neanche vero che essi sono rimasti senza corrente elettrica, giacché abbiamo installato 12 gigawatt di impianti FV. Illuminatevi e scaldatevi col fotovoltaico, direbbe Di Pietro. E lo direi anche io, se non sapessi che tra quelle decine di migliaia quasi la metà aveva capito. Naturalmente la democrazia non si fa coi quasi (il che però mi lascia perplesso: che ci fa allora Monti al governo?).

Da fedeli soldati, proviamo a ripetere, in ordine alla produzione elettrica, le cose da fare e quelle da non fare. Deciso no al fotovoltaico e deciso no all’eolico: gli impianti esistenti andrebbero smantellati, ché sono inutili, dannosi e costosi. No al petrolio, che non va bruciato per produrre elettricità. E no, deciso no, ai rigassificatori. Sì al nucleare, che va riavviato. Sì al carbone, il cui uso va incrementato. Ni al gas: urgerebbe ridurne l’uso. Una cosa sul gas andrebbe però fatta, e con ragionevole celerità. Vi sarebbe la possibilità, grazie a una rara e felice circostanza geologica, di realizzare nel Modenese un deposito naturale che aumenterebbe del 50% la capacità delle nostre riserve strategiche: andrebbe realizzato senza indugi.

Ultimo, ma non da meno: cerchiamo di tenere il più possibile lontano dal parlamento i Verdi, i Di Pietro, i mammasantissima di Legambiente. Tutti quelli che ci hanno menati per il naso, insomma. Franco Battaglia, Il Giornale, 8 febbraio 2012

SE TUTTO VA BENE SONO ROVINATI, di Mario Sechi

Pubblicato il 8 febbraio, 2012 in Politica | Nessun commento »

Il tesoriere della Margherita fa sparire tredici milioni di euro su venti, lo stato maggiore dell’ex partito casca dalle nuvole e balbetta, la Guardia di Finanza bussa alla porta del Senato. Mi pare ce ne sia abbastanza per fare due o tre considerazioni sul tema del finanziamento pubblico dei partiti, i costi della democrazia e la disinvolta gestione del denaro pubblico da parte della politica. Non sono tra quelli che pensano che i partiti debbano sparire, anzi credo siano necessari e bisogna impegnarsi a riformarli con urgenza prima che al loro posto si presentino alle elezioni poteri opachi e incontrollabili. Ma sono anche arciconvinto che sia ora non solo di dare una sforbiciata ai rimborsi elettorali (un euro per ogni voto preso e per cinque anni pieni) ma di cambiare le norme sulla natura giuridica dei partiti. I soldi dei contribuenti non possono essere amministrati come un conto privato, i bilanci devono essere sottoposti a controlli severi. Chi li falsifica deve sapere che finisce in carcere, chi distrae i fondi usandoli per scopi diversi dall’attività politica deve esser consapevole che diventa un criminale. Niente mezze misure. Al cittadino si chiedono sacrifici pesanti e i partiti devono essere virtuosi. Il contributo va tagliato perché le spese dichiarate sono vergognosamente inferiori all’incasso e inoltre la durata per l’intera legislatura anche in caso di scioglimento anticipato delle Camere non ha alcun motivo di esistere, è un furto legalizzato. Si cambi la legge, subito. Detto questo, mi chiedo anche come sia possibile che Lusi abbia fatto tutto da solo. I casi sono due: o abbiamo un gruppo dirigente che si fa sgraffignare 13 milioni di euro sotto al naso (e allora non è in grado né di gestire l’Italia né un negozietto di frutta e verdura), oppure in questa storia non tutta la farina d’oro è nel sacco del tesoriere. Così siamo passati da Tangentopoli ad Arraffopoli e ogni volta che uno esclama «abbiamo toccato il fondo» allora compare una vanga e si inizia a scavare. La Prima Repubblica è crollata di fronte a un finanziamento illecito (le tangenti) che serviva a fare attività politica; la Seconda Repubblica tira le cuoia perché il finanziamento lecito serve a scopi di arricchimento personale o di clan. Splendida evoluzione della specie partitante: da Mani Pulite a Mani in tasca. Le nostre.  Mario Sechi,  Il Tempo, 8 febbraio 2012

.…………..Finirà come per le indennità dei parlamentari che sono rimaste tali e quali con l’aggiunta della beffa di un presunto oltre che miserabile taglio di 700 euro che in verità taglio non è ma solo la non corresposnione di un aumento che non c’è stato. E ciò è stato fatto passare dal presidente della Camera come una risposta alla pressante richiesta della gente di vedere ridotti i privilegi della casta politica. Figuriamoci se questa stessa casta rinuncerà alla valanga di soldi che incassano dal finanziamento pubblico che non è solo una indecenza, è una truffa. Senza dimenticare che i cittadini con il referendum proposto dai radicali un ventennio fa  lo eliminarono con una maggiorazna bulgara. Non servì a niente. Di li a poco i partiti eredi dei precedenti o nati dalle ceneri dei precedenti rifecero una legge ancor più ignobile della precedente che consente loro di lucrare, come avvoltoi e spregiudicati masnadieri, sinanche sulle loro spese. Infatti come ricorda anche Sechi ai partiti non viene rimborsato quanto spendiono ma un forfait che supera di molto, anzi di moltisismo le spese sostenute. E con i soldi che ricevono fanno ardite operazioni immoibliari o, come la Lega, va ad investire in Tanzania. O, peggio, se li fanno fregare da improvvisati tesorieri che sanno di rischiare poco o niente. E’ il caso del tesoriere della Margherita, fiduciario di Rutelli il quale anche in questa occasione s’è diiostrato solo “nu bell guaglione”  per dirla con Prodi e nulla più. Eppure quando va in TV e gli si dà la parola pare che stia per parlare un oracolo. Invece è solo uno che s’è fatto sfialre sotto il naso 13 milioni di euro, 300 anni di stipendio di un operaio medio  al quale i soldi sotto il naso li sfilano quelli come Rutelli e il governo delle tasse che Rutelli  ha contribuito a mettere su.  E questo Rutelli ancora si dimena sul palcoscenico di questa italietta  di oggi che fa rimpiangere quella di ieri. g.

STATI UNITI: L’ITALOAMERICANO RICK SANTORUM SPARIGLIA LA CORSA ALLA PRESIDENZA NEL PARTITO REPUBBLICANO

Pubblicato il 8 febbraio, 2012 in Politica estera | Nessun commento »

Rick Santorum

Rick Santorum

Rick Santorum fa la tripletta. Terremoto politico all’interno del partito repubblicano che a sorpresa vede riaprirsi la lotta per la nomination. Rick Santorum, l’ex parlamentare della Pennsylvania, si aggiudica Missouri, Minnesota e Colorado battendo Mitt Romney, sinora lanciatissimo verso le presidenziali.

Tutti gli osservatori fanno notare come questa pazza corsa tutta interna al Grand Old Party non smetta di sorprendere. Solo la settimana scorsa l’ex Governatore del Massachusetts sembrava aver ipotecato la sfida contro Obama trionfando senza incertezza in Nevada. Ma oggi e’ tutta un’altra storia: tanto che alcuni commentatori della Cnn, citando un noto detto riferito alla Sin City, oggi affermano ironico: ”Quello che e’ successo a Las Vegas e’ rimasto a Las Vegas”.

Ieri sera era in programma una tornata elettorale in tre stati, ribattezzata mini-super Tuesday. Di fatto si trattava di una sorta di prova generale del famoso supermartedi’ del prossimo 6 marzo. Quel giorno andranno al voto ben 10 stati e saranno aggiudicati 476 delegati. Stasera si e’ votato in tre stati ed erano in gioco 76 delegati. Lo staff di Romney aveva gia’ messo le mani avanti, ricordando che non si puo’ vincere ovunque. Ricordava che lo stesso John McCain, 4 anni fa, perse in ben 19 stati. Ma stasera e’ diverso: a far male al front-runner e’ la dimensione della sconfitta, sinora netta. Proprio nel Minnesota, 4 anni fa, Romney sconfisse McCain. Ma all’epoca lui era il candidato ‘estremista’ che si batteva con ‘il moderato’. Stavolta le parti si sono invertite. E Santorum, il candidato italoamericano ha avuto la meglio.

…………..Almeno in America c’è un italiano che si fa onore. E’ difficile che possa conquistare la nomination repubblicana alle presidenziali di novembre, ma non possiamo non fargli i nostri auguri.

DA DOMANI IN ITALIA POTREBBE MANCARE IL GAS: GRAZIE AL FOLLE AMBIENTALISMO DEI VERDI E DELLA SINISTRA

Pubblicato il 7 febbraio, 2012 in Cronaca, Giustizia, Politica | Nessun commento »

Da domani manca il gas: grazie a verdi e sinistra

Dopo l’emergenza neve, arriva quella riscaldamento. L’Italia imbiancata e gelata si ritrova ora alla canna del gas, letteralmente: da domani, mercoledì 7 febbraio, saranno ridotte le forniture d’energia alle aziende e saranno garantiti soltanto i rifornimenti alle famgilie. Il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, ha lanciato l’allarme: “La situazione è sicuramente critica perché dalla Russia e dalla Francia sono diminuiti i flussi ma è ben monitorata”, ha spiegato Passera riferendosi alla decisione di Gazprom di tagliare le forniture di gas destinate all’Europa. L’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni ha invece rivelato che se da da domani il colosso russo farà dei tagli potrebbero esserci problemi. Ad oggi la riduzione è stata del 25-26% secondo i dati pubblicati da Snam Rete Gas. Ovviamente preoccupata Confindustria. Il presidente Emma Marcegaglia ha chiesto aiuto: “Si faccia un mix di cose, non si agisca solo sulle imprese”, invocando l’utilizzo delle scorte.

Veti ambientalisti – La situazione, aldilà del pesante maltempo (peraltro prevedibile e previsto visto la stagione), mostra chiaramente tutta la vulnerabilità del paese. Le cause sono varie, tutte però ascrivibili all’intransigenza ambientalista di sinistra e verdi. Mancano sufficienti impianti di rigasificazione, che possano immettere in rete gas liquido trasportato via mare. Al posto degli attuali 2, ne servirebbero 5. Altro punto: bisogna diversificare quando invece l’Italia è appesa al gas. Con le Alpi alle spalle, il potenziale idroelettrico sarebbe immenso ma le ragioni ambientalistiche vietano di toccare il territorio, anche laddove sarebbero possibili interventi assai poco invasivi come le minidighe che rispettano le aree montane. C’è poi l’alto Adriatico e la foce del Po, un enorme giacimento di gas. Non lo si può estrarre perché si rischierebbe di abbassare il livello di terreno. Le tecniche per ovviare a tali controindicazioni ci sono, quello che manca è una classe politica disposta a parlarne senza pregiudizi e paraocchi. Libero 7 febbraio 2012

.………..Se domani dovesse davvero mancare il gas, magari per via del taglio dele forniture da parte della Russia è assai probabile che qualche Procura  avvi immediatamente una azione penale nei confronti di Berlusconi, indagato per la sua nota amicizia con Putin e quindi per una possibile sua  influenza sullo stesso Putin per la decisione del colosso russo di infreddolirci più di quanto già non lo siamo….ovvimente scherziamo. Ma non troppo. E’ di stamattina la notizia che il GIP di Milano ha rinviato a giudizio Berlusconi, l’ennesima volta, per il reato di rivelazione di segreto istruttorio in relazione alla pubblicaizone sul Giornale della telefonata tra Fassino e Consorte, quella nella quale Fassino, allora segretario dei DS, esulta gridando “abbiamo una banca”. Orbene, a prescindere, direbbe l’indimenticato Totò, che il PM aveva chiesto l’archiviazione dell’accusa mentre il GIP l’aveva rifiutata e aveva disposto l’accusa coatta, resta una considerazione. In Italia non si riesce a mantenere nessun segreto e gli atti di tutti i PM d’Italia, ancorchè sottoposti a secretazione, nemmeno un minuto dopo trovano puntuale ospitalità e pubblicazione su tutti i giornali, specie Repubblica, e nessuno, sottolineamo, nessuno,  è mai stato nè indagato,  nè rinviato a giudizio, anche perchè nei confronti di nessuno è mai  tata aperta una qualsivoglia inchiesta. L’unico per il quale opera il reato di rivelazione di atto istruttorio, senza che neppure sia provato, tanto che il PM aveva chiesto l’archiviazione del procedimento, è Berlusconi. Nei confronti del quale, è inutile negarlo, continua ad essere in atto una vera e propria persecuzione  giudiziaria che rasenta  l’ossessione. Perciò non meraviglierebbe se a qualche solerte PM di qualche sperduta procura italiana venisse in mente di indagare su Berlusconi se dovessismo finire oltre che al gelo anche al freddo. Al ridicolo hanno provveduto i PM. g.

E’ STATO TREMONTI A DARE IL COLPO DI GRAZIA A BERLUSCONI, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 7 febbraio, 2012 in Il territorio, Politica | Nessun commento »

Oggi si scopre, e il Quirinale lo mette per scritto, che non fu Napolitano a opporsi al decreto per lo sviluppo, ma il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che il pomeriggio del 2 novembre salì inaspettatamen­te al Colle

In una intervista al mensile americano Atlantic, che pubblichiamo oggi in ampi stralci, Silvio Berlusconi dice che la caduta del governo è colpa anche un po’ sua. Ma aggiunge: ho incontrato più ingrati e profittatori in politica che nella mia vita di imprenditore. Non sappiamo a chi pensasse ma, a naso, l’elenco potrebbe essere lungo. A tal proposito può aiutarci una interessante lettera che ci ha inviato (la trovate qui) Pasquale Cascella, consigliere del presidente Napolitano per la comunicazione. Breve premessa. Il 2 novembre scorso il Consiglio dei ministri presieduto da Berlusconi doveva varare l’atteso decreto legge per lo sviluppo, per altro molto simile a quello poi licenziato dall’esecutivo Monti. Non se ne fece nulla perché, versione ufficiosa, il Quirinale si era opposto negando il requisito d’urgenza. Così il giorno dopo l’allora premier si presentò al vertice europeo di Cannes a mani vuote, innescando di fatto la fine del suo esecutivo. Bene, oggi si scopre, e il Quirinale lo mette per scritto, che non fu Napolitano a opporsi, ma il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che quel pomeriggio era salito inaspettatamente al Colle.

La lettera di Cascella è chiara. Tremonti sconsigliò Napolitano che a quel punto non se la sentì di andare contro il parere del ministro deputato proprio all’economia. La domanda è: perché Tremonti fece quel passo ben sapendo che sarebbe stato quello che portava la coalizione nel burrone? Ripicca, gelosia nei confronti di chi lo stava di fatto sostituendo a capo della cabina di regia anti crisi? Oppure fu un calcolo politico: agevolare la caduta di Berlusconi per prenderne il posto? Forse Napolitano non aspettava altro, ma certo Tremonti non è stato leale e trasparente fino in fondo, col suo premier, con la sua maggioranza e con gli italiani. Alessandro Sallusti, Il Giornale, 7 febbraio 2012

Ecco  la lettera integrale inviata alla redazione del Giornale da Pasquale Cascella, consigliere del Presidente della Repubblica. Nella lettera si sottolinea come fu proprio l’ex ministro Tremonti – nel novembre scorso – a chiedere al Capo dello Stato Giorgio Napolitano di manifestare la propria indisponibilità a firmare il decreto anti-crisi che il Consiglio dei ministri si preparava a emanare.

Gentile direttore,
con riferimento all’articolo dell’on. Renato Brunetta, dal titolo «Toh, i tre decreti Monti li aveva già fatti il governo del Cavaliere», si rileva che i fatti ivi narrati non corrispondono alla effettiva dinamica delle relazioni tra il Presidente della Repubblica e il governo allora presieduto dall’on. Berlusconi.
In particolare, l’affermazione secondo la quale un «decreto Romano-Brunetta-Calderoli non fu approvato nel Consiglio dei ministri del 2 novembre 2011 perché il Quirinale aveva informalmente manifestato la propria indisponibilità a emanarlo, considerandolo privo dei requisiti di necessità e urgenza e di omogeneità richiesti» non tiene conto di circostanze assai rilevanti per l’esatta ricostruzione dell’accaduto.

Quel giorno, infatti, il capo dello Stato ricevette il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, prima della riunione del Consiglio dei ministri. Ed esplicito fu il richiamo alle posizioni espresse proprio dal titolare della politica economica nella lettera che il presidente della Repubblica scrisse al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Vi si riferiva che il ministro si era «detto convinto» si dovessero «definire solo le misure più urgenti tra quelle indicate», e lo si dovesse fare «nella forma – più praticabile anche dal punto di vista parlamentare e meno in generatrice di tensioni politiche – della presentazione di emendamenti alla legge di stabilità» in quel momento all’esame del Senato.

Il presidente della Repubblica ritenne di esprimersi a favore della soluzione indicata dal ministro per evitare l’adozione di «un coacervo di norme anche estranee» alla lettera di intenti ed obbiettivi inviata a Bruxelles dal Presidente del Consiglio il 26 ottobre, che avrebbe potuto «suscitare nuova confusione nell’opinione pubblica e nei mercati».
Dunque, nessuna «valutazione discrezionale» opposta ad altre più recenti, come sostiene l’ex ministro Brunetta, ma solo la presa d’atto di riserve motivate presenti all’interno della stessa compagine governativa e la ricerca di un veicolo normativo che consentisse di addivenire rapidamente all’approvazione delle misure più urgenti evitando più aspre tensioni fra le forze politiche.

Pasquale Cascella
Consigliere del presidente della Repubblica per la stampa e la comunicazione

.………..In  politica,  ma non solo,  la gratitudine è merce rara, perciò sbaglia Sallusti a meravigliarsi del comportamento di Tremonti o anche a dolersene. Piuttosto, dovremmo meravigliarci noi della meraviglia di Sallusti o anche di quella di Berlusconi. Il quale iniziò la collaborazione con Tremonti nel 1994 proprio grazie al primo tradimento della seconda repubblica, quello di Tremonti nei confronti di Segni nel cui Patto Tremonti era stato eletto alla Camera dei Deputati nella quota proporzionale del Mattarellum. E’ vero che Segni dopo aver vinto la lotteria con il referendum sulla preferfenza unica perse il biglietto in occasione delle successive elezioni politiche, quelle,  appunto, del 1994, quando rifiutò, d’accordo con Martinazoli e Buttiglione, di stringere alleanza con Berlusconi, ma è anche vero che non meritava di essere tradito da Tremonti appena 24 ore dopo lo sfortunato esito elettorale per il Patto per l’Italia. Berlusconi “acquistò″  Tremonti  che tradì Segni con l’incarico ministeriale all’Economia, ma fra i due il peggiore fu di certo Tremonti. Perchè meravigliarsi allora della mancanza di gratitudine (alias tradimento)  dello stesso Tremonti a danno di Berlusconi? Bisognava aspettarselo e quindi prevenirlo. Ed è questo che più di ogni altra cosa meraviglia noi. g.

IL CENTRO DESTRA RIALZA LA TESTA, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 6 febbraio, 2012 in Politica | Nessun commento »

Qualcosa si sta muovendo nella palude della politica italiana. Il nervosismo del Pd di fronte alle iniziative del governo Monti (ieri Bersani è stato esplicito) dimostra che le cose non si stanno mettendo come qualcuno aveva sperato, cioè la fine definitiva del centrodestra e del berlusconismo.

A spiazzare è ancora una volta Silvio Berlusconi, sia pure in maniera meno visibile ed eclatante che in passato. Niente pre-predellini, per il momento nessuna chiamata della piazza. Piuttosto un intenso lavorio dietro le quinte per studiare soluzioni inedite. Per il dopo Monti che è alle porte (tra un anno, comunque vadano le cose, saremo in campagna elettorale) l’obiettivo è quello di un governo forte che riscatti le figuracce rimediate dalla politica (non solo dal centrodestra) negli ultimi anni. Superare cioè i limiti di coalizioni fortissime sulla carta ma assai fragili e litigiose alla prova dei fatti.
Per questo, come anticipato nei giorni scorsi da Vittorio Feltri su questo Giornale, non si esclude di trovare un accordo con il Pd per tornare a un sistema elettorale proporzionale. Spariscono i candidati premier, governano quei partiti che dopo il voto troveranno un accordo sulle cose da fare. Uno schema che non esclude poi l’alleanza tra i due blocchi più forti (Pdl e Pd) come del resto è avvenuto con successo in Germania.
Ma per fare questo è necessario che anche il Pdl si dia una forte scossa capace di portarlo oltre le lotte generazionali in corso e la non felice convivenza tra le anime ex Forza Italia ed ex An. L’impasse nelle celebrazioni dei congressi e delle primarie per le amministrative è sintomo che i grovigli accumulati negli ultimi anni sono lontani dall’essere sciolti. Per questo Berlusconi, da sempre insofferente alla partitocrazia e ai suoi riti, starebbe pensando a qualche cosa di nuovo, un soggetto più vicino nello spirito e nella pratica alla Forza Italia della prim’ora che al Pdl attuale. Il punto di partenza dovrebbe essere una fondazione, la Fondazione Berlusconi, che si starebbe mettendo a punto in queste ore. Qualche cosa insomma capace di andare oltre il Pdl e le sue lotte intestine, per poi sfociare, al momento giusto, in un nuovo partito e in nuovo orizzonte politico non necessariamente in compagnia dei vecchi compagni di viaggio. Il percorso è ancora lungo, ma la strada per il dopo Monti, comincia a essere più chiara. Alessandro Sallusti, Il Giornale 6 febbraio 2012

.………..Magari fosse vero, magari il centro destra fosse capace  o avesse anche solo  voglia di rialzare la testa e ritornasse al combattimento. E per ritornarvi occorre ritrovare  spirito e coraggio. Ci sembra invece che prevalga, almeno nelle retrovie  e sopratutto nei generali e nei colonnelli, il desiderio e l’obiettivo di preservarsi, senza correre molti rischi o di ridurli al minimo. Questo vanifica in partenza la voglia di riscatto e di battaglia. Peccato. g.

IL SILENZIO IMBIANCATO DEI TECNICI, di Mario Sechi

Pubblicato il 6 febbraio, 2012 in Politica | Nessun commento »

La neve è ghiacciata, ma lo scontro politico è bollente. Alemanno contro Gabrielli. Comune di Roma contro Protezione civile. Non so chi ha ragione tra i due, ma la distanza è siderale, le parole pesanti e le strade della Capitale si sono trasformate da pista di sci in circuito olimpico per il bob su ghiaccio. Così scivolano le dichiarazioni di difesa e attacco. Alemanno dice che Gabrielli è un codardo, il Pd vuol far pattinare anche la Polverini, la Provincia sembra già abolita, l’Anas è non pervenuta, le Ferrovie sono sul binario morto, i bus sono rimasti in garage e ci sono paesi isolati con l’energia che se ne va e non torna.

Alemanno ha le sue colpe e pure Gabrielli, ma entrambi ci hanno messo la faccia. E i tecnici? Al calduccio. Per quanto tempo il governo resterà in letargo? Il ministro delle Infrastrutture Passera non ha niente da dire sui big dell’energia e dei trasporti in tilt? Ma c’è altro: se nevica, non ti metti in marcia senza gomme da neve o catene; se nevica e ghiaccia in una città che va in tilt con un acquazzone, non vai in giro pensando di essere a Dubai; se nevica prendi la pala e spazzi la tua porzione di marciapiede; se nevica, se diluvia, se la temperatura diventa polare o sahariana, devi sapere che le cose non filano lisce come un giorno qualsiasi. Un Paese che pendeva dalle labbra del colonnello Bernacca ora se ne infischia di tutto perché tutto è permesso. Ho beccato un intelligentone dei piani alti l’altra notte a buttar giù chili di neve nel giardino del vicino senza pensare che se s’affaccia qualcuno lo fa secco. Scaricabarile e sciacallaggio politico sono dritto e rovescio dell’irresponsabilità. Alemanno vuole la commissione d’inchiesta? Si rassegni, non serve a niente. Gabrielli dice giustamente che alla Protezione civile mancano le risorse. Bene, ma allora a che serve? Ieri era una struttura che faceva tutto (anche quello che non doveva) e oggi è improvvisamente un ente in liquidazione? Che si fa? Semplice, tutti scrivono bollettini meteo per costruire l’alibi da esibire di fronte a Sherlock Holmes. Poveri illusi, il delitto non è mai perfetto e lo spettatore che paga il biglietto non è scemo. Mario Sechi, Il Tempo 6 febbraio 2012

………….Nevica, governo ladro! Sechi si chiede dove siano i tecnici…quali tecnici? Quelli issati dal nuovo re al comando della nave Italia? Andiamo, questa dei tecnici è  l’ennesima bufala in un Paese dove la regola è “ognuno s’arrangi per sè e Dio per tutti”. Il Papa l’altro giorno ha detto che “la neve è bella ma speriamo che presto arrivi la primavera”. Su internet si è scatenata l’0ffensiva contro di Lui perchè avrebbe detto una ovvietà. Forse è una ovvieta sperare che presto torni la primavera,  ma ai credenti  e anche ai non credenti cos’altro resta da fare se non sperare  ( e pregare!) che prima o poi  passi la bufera che si è scatenata sul nostro Paese e torni il sereno. g

BERLUSCONI:BISOGNA CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE D’ACCORDO COL PD

Pubblicato il 5 febbraio, 2012 in Politica | Nessun commento »

Berlusconi a colloquio con Libero svela i suoi piani: “Bisogna trovare un compromesso con il Pd per cambiare la legge elettorale. Sosterrò la campagna elettorale del Pdl, poi lascio ad Alfano.

Ecco il patto del Cavaliere con la sinistra e Monti

Silvio Berlusconi sfoglia un album fotografico con la copertina cartonata, in blu. Arriva all’istantanea che gli piace di più: lo ritrae, pattini e divisa da giocatore di hockey, mentre si lancia in una mischia tra un avversario e la parete del perimetro di ghiaccio. «Ci siamo sfidati con Putin e ho vinto io. Quale settantacinquenne si avventerebbe con tale agonismo?». Anche chi dice peste e corna di lui, gliene dà atto: l’uomo, di indole, è un combattente. Da ragazzo è pure salito sul ring («Campionato lombardo dei pesi medi, finché non tornai a casa con il naso gonfio e mia madre protestò: “io ti ho fatto bello e tu ti conci così!”»). Basta guantoni. Li ha rimessi su (metaforicamente) per fare politica. Ma anche quella stagione è finita. Finita? Berlusconi siede alla scrivania. Ha un piano.

Gli ultimi mesi di esperienza al governo sono stati traumatici. Troppo tempo speso a difendersi dagli attacchi che arrivavano, quotidianamente, da più parti, pochissimo spazio per pensare. Tanta trincea, zero elaborazione politica. Poi il trauma delle dimissioni, il passaggio di consegne a Monti, il disagio di condividere la coalizione con i nemici del giorno prima. Quindi i primi provvedimenti del governo, la manovra “tutta tasse” di dicembre e un Berlusconi che ancora non prende partito: dà i voti ai professori, ma li tiene sulla corda. Lotta e governo. Un occhio strizzato all’Udc e una mano tesa alla Lega. Poi? Poi le ferie natalizie devono aver fatto molto bene al Cavaliere. Gli hanno restituito la lucidità che s’era giocata col (troppo) rapido precipitare degli eventi.

L’ex premier ha una strategia. La rivelazione consegnata ieri l’altro al Financial Times è l’epifenomeno. Manca un pezzo. Questo: «Perché ho detto che sono pronto a un passo indietro e ad abbandonare la politica in prima linea. Perché, semplicemente, è quello che penso: voglio dare spazio ad Angelino Alfano, che è un giovane bravissimo. Poi ritengo che tornare un’altra volta a Palazzo Chigi, con l’attuale architettura istituzionale, sarebbe inutile». Il compito di riformarla tocca ai due principali partiti, Popolo della Libertà e Partito democratico. Ecco la strategia berlusconiana, la quinta sinfonia per i consiglieri “pacifisti” del capo. Una medicina amara per quegli azzurri più bellicosi che chiedono il voto. Qui e subito.

Detta volgare, la strategia dell’inciucio 2.0, suona più facile e diretta: se uno deve stare nello stesso letto con il nemico, tanto vale consumare il rapporto, no? Ma il discorso di Berlusconi è ben più articolato. Parte dalla «politica» che deve ritrovare centralità perché «in questo momento non c’è», è evanescente, «il 46 per cento degli italiani non sa chi votare e se andare a votare». Colpa anche del sistema di voto che alimenta la frammentazione: «Il voto degli italiani si disperde in una miriade di partiti e partitini: la sinistra radicale di Vendola, i Grillini, Di Pietro, i radicali, Fini, l’Udc di Casini, la Lega… Sarebbe invece opportuno alzare la soglia di sbarramento». E chi avrebbe lo stesso interesse a dare una sterzata al sistema verso il bipolarismo spinto (o bipartitismo)? Esatto. «Dobbiamo dialogare con il Partito democratico. E non solo sulla legge elettorale. Bisogna lavorare con loro anche alle altre riforme istituzionali». Pure la giustizia? «Perché no, alla fine quaranta loro deputati hanno votato per la responsabilità civile dei magistrati…». Come a dire: forme primoriali di garantismo anche a sinistra. Perlomeno quando c’è il velo del voto segreto, come l’altro giorno alla Camera.

Alt, ferma. Momento di riflessione: il Cavaliere auspica un’asse Pdl-Pd per una nuova legge elettorale che tagli terzi poli e le ali estreme, tra queste ficca en passant pure la Lega. Silvio non ufficializza la morte dell’alleanza (ci pensano i leghisti a ricordarlo tutti i giorni), ma inizia a elaborare il lutto. Bossi è Bossi, un amico, un fratello. Ma Umberto non è più il leader del Carroccio. Esteticamente forse ancora, ma di fatto non lo è più. Perciò – anche se la porta per il figliuol prodigo è sempre aperta – meglio attrezzarsi alla nuova situazione. E sia: perché i partiti maggiori abbiano tempo per fare le riforme (o perlomeno la legge elettorale), è necessario che Monti duri per tutto il suo mandato. Ciò spiega com’è che, dopo il tentennamento iniziale, Berlusconi sia diventato un montiano di ferro: «È molto bravo e non sto scoprendo adesso le sue qualità: è stato il sottoscritto a indicare Monti come Commissario europeo nel ’94». Il Cavaliere si fregia di essere stato il talent scout. «Il governo deve continuare a operare».

In settimana l’ex premier è stato ospite, con Gianni Letta, al Quirinale per un pranzo riservato col Capo dello Stato. Nelle settimane successive al suo passo indietro Berlusconi aveva sottolineato lo stato di democrazia sospesa, determinato dall’insediarsi di un esecutivo non indicato dagli elettori. Una dialettica antiquirinalizia che Silvio ha via via abbandonato. Adesso analizza freddamente: «Di fatto siamo in una Repubblica presidenziale. Il che va anche bene perché, con i decreti del Presidente, almeno si fanno le riforme che servono al Paese». Evviva la Costituzione materiale, se quella cartacea è l’antitesi del decisionismo: «Le nostre leggi entravano in Parlamento in un modo e ne uscivano modificate. Poi passavano al vaglio di Magistratura democratica che decideva se impugnarle. Infine subivano il giudizio della Corte costituzionale, dove si sa quale siano i rapporti di forza politici…». Adesso le leggi hanno il sigillo di Giorgio Napolitano. E chi le tocca?  Sorride: «Certo che, senza Berlusconi al potere, i giornali non sanno più chi attaccare, sono  in crisi…». Adesso dilaga  la polemica contro la casta e a Silvio non piace: «La stampa non aiuta la politica a recuperare credibilità. Alla fine un deputato ha spese politiche e di rappresentanza, non si arricchisce con l’indennità parlamentare».

La seconda vita di Berlusconi in politica – non più frontman, ma stratega e padre nobile – sembra anche caratterizzata da un diverso approccio ai problemi. Meno ottimismo, più realismo: «Sono profondamente preoccupato per l’economia italiana ed europea». Si mischiano interessi generali – per il Paese che dice di amare – e interessi vivi: le sue aziende, gravate dal calo della raccolta pubblicitaria. Ma è tutto il Sistema Italia che, chissà se regge: «La Cina e le altre economie emergenti aggrediscono le nostre aziende producendo a costi bassissimi. Non so come andrà a finire…». Ha un esempio che lo riguarda: «Ho costruito varie strutture in Thailandia con don Pierino Gelmini e adesso, in collaborazione con Guido Bertolaso, abbiamo un progetto di ospedali prefabbricati da installare direttamente in Paesi che ne hanno necessità». Un’iniziativa umanitaria. «Ebbene, produrne uno in Italia costa 4,2 milioni di euro, in Cina 1,2 milioni!». Al crepuscolo del Vecchio continente sta dando una bella mano la Germania: «Non si rendono conto di quanto sia importante per l’euro avere una Bce che funzioni come una vera banca centrale».

Il Cavaliere guarda il tavolino dove gli vengono sistemati i quotidiani. È vuoto. Ritardo nella consegna della mazzetta, colpa della nevicata che ha mandato in tilt Roma. D’altronde anche  Silvio doveva partire per Milano e, causa meteo avverso, non è riuscito: «Non ho ancora visto il Financial Times, volevo leggerlo. In realtà ho in programma un serie di interviste con i giornali stranieri. Un po’ di tempo fa ne ho fatta una con Paris Match, proseguirò con cadenza settimanale. Mi concentro di più sulla stampa internazionale perché c’è stato un tentativo di screditare la mia immagine all’estero con la storia del bunga bunga». di Salvatore Dama, Libero, 5 febbraio 2012

GLI ERRORI COI FIOCCHI, di Mario Sechi

Pubblicato il 5 febbraio, 2012 in Politica | Nessun commento »

Neve a Roma, bici e slittini al Circo Massimo Tutti contro tutti. Dopo i fiocchi, volano i piatti. Il Sindaco dice che è stato lasciato solo e attacca la Protezione Civile. Quest’ultima spiega che il piano del Campidoglio fa acqua (ops, neve), Palazzo Chigi esce dal letargo e spalanca il portone dell’ovvietà e del «bisogna prevenire». Perbacco. Poi arriva l’esercito con i lancieri di Montebello e mancano solo i mezzi corazzati e l’antiaerea. Solita babele. Gli unici in silenzio, i volontari che spazzavano la mattina presto e quei bravi cittadini che facevano quel che andava fatto: pulivano il loro pezzo di marciapiede e anche quello del vicino che ronfava. Quello che si stropiccia gli occhi butta giù un «…ammazza» e poi cerca il nome del colpevole mentre guarda dall’alto in basso il «fesso» che ha pulito il «suo» marciapiede. È un Paese senza comando, organizzazione e responsabilità. Non ci voleva Einstein per capire che una metropoli che va sott’acqua con la pioggia, finisce in freezer con la neve. Unica consolazione, la gioia dei bambini. I loro sorrisi ci ricordano che dobbiamo investire nel futuro. Non possiamo lasciare loro in eredità infrastrutture che d’inverno si ghiacciano e d’estate si squagliano. La parola definitiva per me l’ha detta un anziano ex macchinista delle Ferrovie che in metropolitana (unico mezzo funzionante) mi ferma e dice: «Direttore, abbiamo inventato i treni che camminano solo d’estate…».  Mario Sechi, Il Tempo, 5 febbraio 2012

………..La più bella di questa esilarante quanto drammatica cronaca del doponeve a Roma è quella che riguarda Palazzo Chigi dove da un paio di mesi, occhio e croce, alberga un certo  Monti (sui monti la neve abbonda…). A proposito della disorganizzazione romana di cui si danno reciprocamente colpa il sidnaco Alemanno e il capo della protezione civile Gabrielli, Palazzo Chigi, quindi Monti, ha detto che “bisogna prevenire”. Non s’è capito cosa! La disorganizzazione o la neve? Certo che se Monti fosse caoace di prevenire la neve, nel senso che è capace di impedirle di fioccare c’è da chiedersi dove diavolo lo hanno tenuto nascosto  sino a due mesi fa cotanto mago..se poi si riferisce alla disorganizzaizone c’è da chiedersi dov’è stato sinora Monti, forse sul pianeta Marte, visto che non sa che in Italia da sempre è la disorganizzazione la vera regina del nostro Paese. Naturalmente ora che c’è lui c’è da sperare, anzi da esser certi che anche questa, la disorganizzazione,  è destinata a scomparire. Anzi, fra un paio di giorni di certo il Consiglio dei Ministri dopo la rituale riunione di sei-sette ore sfornerà l’immancabile decreto legge che l’innappuntabile re Giorgio firmerà dopo aver corretto qualche virgola e punto e virgola e dopo una decina di giorni il funereo Monti alla stampa tedesca – che fa finta di prenderlo sul  serio – dichiarerà che ormai l’Italia è sulla buona strada per uscire dalla disorganizzazione. Già perchè Monti, dotato di ampi poteri sopranaturali, è in grado di leggere il futuro e di poter “vedere” con gli occhi  del futuro le conseguenze – ovviamente positive – dei suoi decreti. Come per quelli  relativi alla situazione economica che poche settimane fa era talmetne grave per cui temeva – sempre  Monti – di non poter pagare glis tipendi, e l’altro giorno ha dichiarato, sempre alla superdisponibile stampa tedesca,  che oramai l’Italia è fuori dalla crisi. naturalmnetìe grazie ai suoi decreti, un paio dei quali sono ancora nella fase di aggiustamento in Parlamento, mentre l’ultimo è appena stato firmato dal re e non ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Ecco, ci pare che ancora una volta – Fini dixit! – siamo alle comiche finali, oppure…oppure delle due l’una:  o due mesi fa non eravamo messi tanto male, oppure ora Monti dice baggianate. Come per la neve che “andava prevenuta”.  Cara Italia, affidati al tuo stellone per tirarti fuori dai guai perchè se conti sui Monti finirai nelle vallate inondate dalle tue lacrime. g.

NEANCHE UN EURO PER LE STRAGI DEI NAZISTI

Pubblicato il 4 febbraio, 2012 in Giustizia, Politica estera | Nessun commento »

La Germania della signora Merkel ha ottenuto di non risarcire le vittime delle stragi compiute dai nazisti in Italia durante la Seconda guerra mondiale. La Corte internazionale dell’Aia ha infatti annullato, su ricorso tedesco, le sentenze di condanna emesse dai tribunali militari italiani già rese definitive dalla nostra Cassazione.

Strage nazista

Non siamo esperti diritto internazionale, ma ci chiediamo in base a quale legge o norma si possa lasciare impunita la barbarie di aver sparato su civili inermi, la maggior parte dei quali anziani, donne e bambini.

Ma ridurre la questione a un fatto di malagiustizia sarebbe riduttivo.

La Corte dell’Aia è di fatto un organo politico, come tutti quelli dell’Onu di cui è diramazione. L’Onu è nata per essere un super governo del mondo, da subito si è dimostrata essere il centro di tutti gli intrighi, le malefatte e le arroganze dei padroni del momento, un carrozzone più pericoloso che inutile. In quel consesso arrogante i voti non si contano, si pesano. E la Germania ha fatto pesare il suo ritrovato ruolo di leader d’Europa. Vuole rimuovere, dimenticare di essere stata nazista, e questo non è un male. Ma non può pretendere di farlo sulla pelle di altri, perché altrimenti si pone sullo stesso piano di forza, supponenza e violenza dei gerarchi al servizio di Hitler.

La Merkel ha preteso questa sentenza per l’onore della Germania, non le mancavano certo gli spiccioli per risarcire gli eredi delle vittime delle stragi. Ora serve che qualcuno difenda il nostro di onore, la memoria degli italiani morti innocenti.

Che triste questo Occidente che si sta riempiendo la bocca con i diritti degli uomini e poi calpesta per interesse e ossequio politico i princìpi più elementari. Ho letto che il ministro degli Esteri Terzi ha intenzione di non fare cadere la questione. Ci contiamo, e la sua soluzione può essere solo una. Cioè che la Germania, può ancora farlo, esegua spontaneamente quanto stabilito dalle sentenze dei tribunali italiani. Altrimenti dovremmo dimostrare alla Merkel che non siamo il Paese degli Schettino. I modi non mancano. Alessandro Sallsuti, Il Giornale 4 febbraio 2012

La sentenza della Corte dell’Aia richiama alla memoria la decisione del Brasile che non ha voluto restituire all’Italia il pluriomiciuda Cesare Battisti che negli anni 70 seminò sangue e terrore in nome dei suoi idelai che nonerano diversi da queli dei nazisti. Ora è la Corte dell’Aia, Alta corte di giustizia, o,  piuttosto,  di ingiustizia, che ha disconosciuto le sentenze dei tribunali  italiani che avevnao condannato la Germania (della Merkel)  a risarcire i danni alle vittime delle stragi naziste compiute in Italiua durante l’ultimo scorcio della seconda guerra mondiale. Ignobile il comportamento del Brasile, scandaloso quello della Corte dell’Aia. Sulla vicenda Battisti ontervfenne aq suo tempo Napolitano m a di recente Battisti è tornato a sproloquiare sulla cancellazione degli anni di piombo dalla coscxienza nazionale per poter egli, l’assassino, ritoranre libero in Italia a sghignazzare sulle vititme e sui  loro familiari che avevano creduto nella “giustizia”; sul caso dell’Aia il miniostro degli Esteri assicura che non si tralascierà nulla per ottenere dalla Germania i risarcimenti negati dall’Aia proprio su ricorso della Germania. Se  non si trattasse di una tragedia, ci sarebbe da ridere su questa Italia che blatera e nel frattempo subisce. A proposito, e il “miglior genero che un tedesco possa desiderare” cioè Monti perch ènon ha rilasciato una qualche dichiarazione su questa vicenda che non può essere confinata nelle competenze del ministro degli esteri ma coivolge tutto il governo   e quindi anche lui? O forse per Monti si tratta di una cosa monotona  di cui non occuparsi? g