E’ morto a Milano il tassista che per aver investito, senza volerlo, un cane,  è stato bastonato ferocemente da tre mascalzoni che ora stanno in galera. Il povero tassista che si era fermato, era sceso dall’auto, aveva tentato di prestare soccorso al cane, dopo essere stato massacrato di botte e in ultimo colpito da una violenta ginocchiata al capo da uno dei tre energumeni (fra di loro c’è anche una donna!), era stato trasportato in ospedale e ricoverato in coma. Così è rimasto per quasi un mese e poche ore fa è morto. Ora i tre assalitori,  che hanno anche goduto di una cortina di protezioni tra i presenti al pestaggio che hanno tentato di depistare le indagini, sono accusati di omicidio volontario.  E’ il minimo. Ma devono rimanere in carcere e devono essere processati al più presto e devono essere condannati  al massimo della pena possibile  e devono scontarla per intero. Non per vendetta, ma per doveroso rispetto di un uomo che ogni giorno faceva il suo dovere, si guadagnava da vivere, per sè e la propria famiglia, che nutriva rispetto per tutti, anche per un cane dinanzi al cui corpo,  investito per caso,  non è fuggito, e che ha fatto una morte che fa rimanere increduli. Ci sono e ci sono stati anche nel recente passato episodi di automobilisti, ubriachi o drogati, che hanno stroncato la vita di persone inermi, talvolta giovani vite, ma mai era accaduto che costoro rimanessero vittime di una specie di “giustizia” privata, messa in atto  tra l’altro con la crudeltà con cui è stato ucciso il povero Luca Massari a Milano. Se la giustizia, quella pubblica,  che opera nel nome del popolo italiano  consentisse che gli autori di tanta selvaggia esecuzione di un uomo la facessero franca o se la cavassero con poco,  non solo verrbbero meno al loro dovere ma aprirebbero la strada ad altri episodi del genere e se oggi è accaduto per un cane investito, la prossima volta potrebbe accadere per una briciola di pane caduta per caso dinanzi al negozio di qualche suffragetta in cerca di emozioni. Ci auguriamo fortemente che la domanda di giustizia che  prepotente sale nell’anino della gente trovi adeguata risposta. g.