L’esibizione pomeridiana di Fini nella terza rete TV, attovagliato difronte alla signora Annunziata, ha rivelato, per chi ancora nutrisse dubbi,  il vero carattere  di Fini che la  cosiddetta evoluzione dal fascismo all’antifascismo l’ha fermata alla superficie, giacchè sotto le belle parole  si nasconde il vero carattere dell’uomo: dittatoriale.

Non lo dice, ma lo fa intendere il primo firmatario della  lettera – appello alla trattativa previo rinuncia alla sfiducia, violentemente respinta da Fini che l’ha definita tardita e superata.  E’ l’on. Silvano Mossa, ex presidente della Provincia di Roma, che dal primo giorno dopo la scissione è stato fra quelli che ha tentato di arginare la deriva comunista della operazione di Fini e dei suoi kapò, Bocchino, Briguglio,Granata.

Anche l’appello di ieri rientra in questa logica. Mossa, dopo le trancianti parole di Fini in TV,  ha commentato così: “All’amarezza (del rifiuto)si aggiunge la constatazione della assoluta ineluttabilità della decisione annunciata da Fini ai microfoni della trasmissione “In 1/2 ora” di votare la sfiducia al governo e di passare all’opposizione a prescindere dall’esito del voto di martedì. Decisione che, per quanto mi riguarda, rende praticamente superflua la riunione dei gruppi parlamentari di Fli fissata per domani sera, vanificando di fatto ogni serio confronto con quanti hanno aderito a Futuro e libertà senza rinunciare alla propria libertà di pensiero e di coscienza.”.

Libertà di pensiero e di coscienza, appunto, è proprio ciò che Fini lamentava non ci fossero nel PDL e che ora viene denunciato,  alto e forte,  mancano proprio nel partito di Fini, visto che Fini  ha deciso tutto lui, nonostante che,  come ha ricordato Moffa nella sua amara dichiarazione,  era stato stabilito che le decisioni finali sulla posizione del FLI sarebbero state assunte nella riunione del gruppo parlamentare nella serata di lunedì, domani sera, dopo aver ascoltato il presidente del Consiglio.

Fini, incurante almeno  della forma e del tutto indifferente ad ogni forma di rispetto per la dignità delle  persone che lo hanno seguito,  credendogli allorchè aveva assicurato che mai avrebbero rotto con il governo, o peggio che mai sarebbero andati all’opposizione, o peggio che mai avrebbero fatto comunella con il PD e Di Pietro,  non si è minimamente  preoccupato, lui che ciancia da mesi di destra nuova e moderna, di centro destra rispettoso della democrazia e delle persone, come un dittatorello di stile sudafricano (la matrice sudameraica è copyright di Bocchini!)  e ha stabilito da solo ed egli solo che “il FLI non si dividerà e voterà compatto la sfiducia al premier”. Nemmeno a dare la soddisfazione ai suoi poveri peones di discuetere e magari farsi convincere. Lui, Fini, non perde tempo, decide da solo, come faceva nel MSI ereditato senza merito da Almirante, come faceva in AN, dove in tre minuti cacciò tutti quelli che lo avevano criticato, come voleva fare anche nel PDL, e non avendolo potuto fare hainiziato  a rumoreggiare come fanno i bambini sui banchi dell’asilo, sino a quando ha deciso di andarsene. Salvo poi vestire i panni della vittima e mentre si accinge a divenire l’utile idiota della sinistra, e accusare Berlusconi di averlo cacciato. L’uomo è così e la sua staura di statista sta solo nei centimentri che madre natura gli ha dato, non certo nelle qualità politiche delle quali le ultime vicende mostrano esserne piuttosto carente, a meno che non si volglia definire qualità politica la propensione alla prepotenza e all’arroganza,  elevate a metodo di comportamento politico.

E’ ovvio ora attendersi che quei deputati finiani,  che come dice Moffa “hanno aderito a Futuro e libertà senza rinunciare alla propria libertà di pensiero e di coscienza”, ci ripensino e martedì si sottraggono ai diktat finani, votando la fiducia al governo e al presidente Berlusconi, non prestandosi alle manovre di Fini che pur di far cadere Berlusconi  è pronto a vendere l’anima del centrodestra alla sinistra becera, parolaia  e inaffidabile di sempre e nel nome dell’interesse nazionale che Fini è pronto a sacrificare sull’altare delle sue bizze e delle sue ritorsioni personali g.