Il governo Monti è un gatto che si morde la coda. Chiamato a salvare l’Italia dal partito dello spread ha applicato in maniera automatica la ricetta berlinese: austerità, controllo di bilancio, tassazione e sobrietà all’italiana che si è tradotta in un bel niente, ma fa tanto elegante. L’esecutivo è partito con il loden e rischia di restare in mutande. E la colpa non è solo di Monti. Alla fine della fiera a invocarne l’arrivo sono stati i partiti che non vedevano l’ora di lavarsene le mani della gestione del Paese. Così è arrivato lui, SuperMario, onusto di gloria accademica, fluente in inglese e con il pettine incorporato, alla Arthur Fonzarelli, noto come Fonzie.
Restiamo nella metafora di Happy Days: se il juke-box non andava, Fonzie gli dava un calcio e quello ripartiva. Provate voi a dare un calcio alla spesa pubblica italiana, minimo vi porta via la scarpa. Ironia a parte, la situazione è grave e anche seria. Il crollo delle entrate tributarie fa tremare i polsi. Il problema, però, è che il gettito anemico di questi primi quattro mesi è causato anche dalla politica economica del governo. Molto rigore. Zero fantasia.
Sì, lo so, è l’economia che fa l’economia e la cancelliera Merkel è un osso duro da convincere. I tedeschi restano tedeschi: hanno distrutto l’Europa due volte con le guerre, ci stanno provando una terza con l’economia. Sul campo c’è già un morto (la Grecia) e i feriti cominciano ad essere gravi: Italia, Portogallo, Spagna, perfino la Francia zoppica e Hollande non è Napoleone.
Non so cos’altro serva per convincere un uomo intelligente come Monti che è giunta l’ora di battere i pugni e spiegare che i popoli alla fine bruciano la casa di chi li affama. I numeri del fisco suggeriscono tre cose: 1. la recessione ha cominciato a mordere sul serio e ora i cittadini se ne rendono conto; 2. bisogna cambiare rapidamente la rotta economica del governo; 3. in queste condizioni non si può cambiare l’esecutivo e le elezioni sarebbero letteralmente un disastro. Chi ha idee migliori si faccia avanti, ma se ne assuma anche la responsabilità di fronte al Paese. Mario Sechi, Il Tempo, 6 giugno 2012

..………….Su una cosa non siamo d’accordo con Sechi. Monti non può battere i pugni per la semplice ragione che non  ha pugni da battere perchè non ha idee per cui batterli. Se a una cosa sono serviti questi sei mesi di pseudo governo “forte” è di aver strappato la maschera ad un falso bravo quale  è sempre  stato “venduto”  Monti. Senza scomodare l’antico adagio secondo il quale “chi sa, fa e chi non sa, insegna” non vi era alcuna prova che Monti fosse in grado di dirigere uno Stato non avendo mai diretto nemmeno un condominio, al quale non può essere nemmeno paragonata la Bocconi dove il Rettore non è il direttore d’orchestra.   Dopo sei mesi durante i quali sono  salite alle stelle, congiutamente,  la pressione fiscale e la tensione sociale, ci ritroviamo come prima se non peggio di prima, cioè in mutande, con in più un’altra casta che si è aggiunta alle altre, cioè quella dei professori. In questi sei mesi nessun guizzo di fantasia, nessuna idea che non fosse la ripetizione delle precedenti, inclusa la stizzosa insofferenza alle critiche, sia politiche, sia, sopratutto, giornalistiche.  E nessun provvedimento, con decreto legge, che sbarraccasse la imponente impalcatura delle spese e desse luogo  ad una  sforbiciata che non fosse solo di facciata. Niente di niente. In compenso, la casta dei politici, vilmente  sottrasttasi alle sue responsabilità, ha continauto imperterrita nei suoi “affari”, supportata da un un governo tecnico che ha solo cura di fare quel che predicava Andreotti un secolo fa: tirare a campare. Perchè a tirare a morire bastano gli italiani per i quali è riservata come al solito il bastone e la carota: il bastone delle tasse e la carota della retorica  a buon mercato di Giorgetto Napolitano che dopo aver ricevuto al Qurinale duemila invitati venerdì sera per pasteggiare a parmigiano e champagne per l’anniversairo della Repubblica e  aver imitato sabato mattina  il presidente  americano portandosi la mano alla testa in un improbabile  saluto militare durante la parata militare voluta a tutti  costi nonostante i lutti dell’Emilia,   domani, finalmente, si recherà nelle terre emiliane dove 16 mila persone da due settimane  dormono sotto le tende, per dir loro che “hanno la tempra per farcela”. Se c’è qualcuno che deve battere i pugni sono gli italiani, e non s0lo i  pugni. g.