RC TROPPO ALTA, IL MINISTRO ROMANI VUOLE IL TAGLIO
Pubblicato il 5 gennaio, 2011 in Economia, Politica | No Comments »
Il ministro: riprenderemo una proposta di legge che giace in Parlamento. Lotta alle frodi.
I prezzi della Rc Auto sono «inammissibili» e il governo intende agire in fretta per arrivare a una «sensibile riduzione». Parola del ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, che dopo l’incontro con Ania e Isvap, individua in una proposta di legge che giace in Parlamento il veicolo giusto per centrare l’obiettivo, agendo sopratutto attraverso il contrasto delle frodi. L’incontro con l’associazione che riunisce le compagnie assicuratrici e con l’Autorità di settore era stato sollecitato dallo stesso Romani dopo che l’Isvap, la scorsa settimana, aveva scritto una lettera a Governo e Parlamento proponendo un pacchetto di misure messe a punto per arrivare a una riduzione delle tariffe del 15-18% nel medio periodo. Tra le proposte, il trattamento delle macro e micro lesioni e il contrasto alle frodi, ritenute una vera e propria piaga.
«Il governo – ha spiegato Romani al termine del tavolo – ritiene inammissibile che il costo medio della Rc Auto sia di 400 euro, contro i 200 del resto d’Europa», per questo «sono stati stabiliti alcuni punti su cui lavorare» per una riduzione sensibile che vada nella direzione descritta dall’Isvap. Lo strumento individuato per intervenire con rapidità è una proposta di legge, la 2699-ter, che è il risultato di una serie di accorpamenti di altri progetti di legge (che vedono tra i firmatari anche l’opposizione) e che prevede l’istituzione di un sistema di prevenzione delle frodi nel settore assicurativo. Il governo, ha annunciato Romani, potrebbe «avallarla come governo, in accordo con le opposizioni». Per questo il ministro incontrerà la prossima settimana i parlamentari che lavorano alla proposta. Se non fosse possibile percorrere questa strada, invece, l’esecutivo potrebbe «inserire alcune norme nel ddl concorrenza». Il ministro ha puntato il dito sul «problema gigantesco delle frodi.
«In Italia ci sono oltre 4 milioni di sinistri contro i 2,1 milioni della Francia. È una realtà tipica che dobbiamo affrontare». È stato il presidente dell’Ania, Fabio Cerchiai, a caldeggiare l’istituzione dell’Agenzia antifrode, osservando che «sono i costi dei sinistri a essere inammissibili, e non i prezzi». Il numero uno dell’Isvap Giancarlo Giannini ha comunque ribadito che il calo del 15-18% «è possibile», aggiungendo che è necessario il «potenziamento delle reti delle liquidazioni dei sinistri da parte delle compagnie». Il Tempo, 5 gennaiio 2011
……….Se il Ministro Romani non si rimangerà ciò che ha dichiarato e andrà avanti sulla strada di imporre alla lobby delle Assicurazioni l’obbligo di rivedere – abbassare e di molto - non solo il costo della RC ma anche la politica di perseguire solo il profitto infischiandosene dei diritti degli automobilisti, fermo restando, ovviamente, la lotta alle frodi e ai malfattori che le praticano, siamo disponibili a perdonare al Ministro la recente decisione di aumentare il canone TV, balzello fra i più ignobili imposti agli italiani che possono scegliere il calzolaio ma non il medico e il canale TV da seguire. g.

Qualcosa si muove. Il presidente del Supremo Tribunal Federal, Cezar Peluso, ha ordinato ieri di riaprire il dossier relativo all’estradizione di Cesare Battisti presso l’Alta Corte brasiliana, a seguito della richiesta di scarcerazione dei legali dell’ex terrorista rosso e del ricorso presentato dagli avvocati dell’Italia per bloccare tale richiesta. Lo rende noto un comunicato dell’Stf, rilevando che Peluso ha ordinato di «disarchiviare» il procedimento e di allegare agli atti la richiesta «dell’immediato rilascio» di Battisti presentata ieri dopo il diniego all’estradizione deciso il 31 dicembre dall’ex presidente Lula.
Premessa: qui a Il Tempo non ci piace la magistratura d’assalto, ricordiamo sempre che il simbolo della legge è la bilancia, ci fanno orrore le sentenze preventive. Per queste semplici ragioni non mi bevo come nettare miracoloso i verbali delle procure e osservo che troppo spesso le inchieste iniziano con presunti colpevoli e finiscono con certissimi innocenti. E per questo credo che il signor Finocchiaro, il marito di Anna, capogruppo del Pd al Senato, sia al massimo un ingenuo. E sempre per queste ragioni penso che le accuse della Caritas alla giunta comunale dell’Aquila – e al suo sindaco Massimo Cialente – siano da pesare. In ogni caso, questi due casi sono emblematici perché si prestano ad esser rovesciati e a mostrare il doppiopesismo che ha distrutto la politica italiana e, in particolare, la sinistra nel suo complesso. Se al posto del marito della Finocchiaro ci fosse stato, che ne so, il marito di Maria Stella Gelmini e se al posto del sindaco Cialente ci fosse stato, così tanto per gradire, Gianni Alemanno, secondo voi, cari lettori, cosa sarebbe successo? Immagino la scena: dichiarazioni sdegnate della Finocchiaro in Parlamento che chiedeva le dimissioni del ministro; interrogazioni e interpellanze dei democratici contro il primo cittadino della Capitale; titoloni cubitali dei giornaloni, servizi televisivi dove venivano intervistati gli studenti universitari che esprimevano il loro sdegno per la ministra tagliabilanci; marce di intellettuali e Ong sotto il Campidoglio e articolesse grondanti di vibrante protesta e severa indignazione. Due pesi, due misure. Questo è il fulgido esempio che viene dai sinistrati del Belpaese.
Un Napolitano buono per tutti. Dai giovani ai politici. Di maggioranza o di opposizione. Il discorso del Capo dello Stato non scontenta nessuno: promuove gli investimenti, ma non dimentica il debito pubblico. Rilancia l’intervento dello Stato, pur sottolineando i dettami di rigore imposti dall’Unione Europea. Prima di tutto, in ogni caso, i giovani. Dopo aver ricevuto al Quirinale una delegazione di studenti e ricercatori in lotta contro la riforma dell’università, il presidente della Repubblica dedica quasi interamente a loro il suo discorso di fine anno. E dopo averne «deluso» alcuni per aver firmato il disegno di legge, tenta di riconquistarli. Il Capo dello Stato si dice «preoccupato» dal loro «malessere» e chiede alla politica e alla società civile di prendere in considerazione i problemi che i ragazzi manifestano perché sono i problemi di tutti. «Se non apriamo a questi ragazzi nuove possibilità di occupazione e di vita dignitosa, nuove opportunità di affermazione sociale – dice – la partita del futuro è persa non solo per loro, ma per tutti, per l’Italia: ed è in scacco la democrazia».
All’inizio di un nuovo anno tutti facciamo dei progetti e cerchiamo di capire quale sarà il tragitto dei prossimi dodici mesi e proviamo a vedere il futuro. In questa occasione gli italiani si dividono in due scuole di pensiero: gli ottimisti e i pessimisti. Manca al nostro popolo una terza corrente, quella che per me è la più importante, la vera bussola dell’esistenza, la scuola dei realisti. Ottimismo e pessimismo sono echeggiati in queste ore in due discorsi di una certa importanza: quello di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e quello del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nell’occasione del «Te Deum». Entrambi i discorsi sono stati salutati con approvazione generale di tutti o quasi. È il primo segnale che qualcosa non va. Dal Quirinale è giunto un invito all’Italia «a dirsi la verità» e cercare un futuro per i giovani, mentre dalla voce dei vescovi s’è levato l’invito a non cadere «nella tentazione della sfiducia» e non dar retta a chi vede lo sfascio ovunque. L’intervento di Napolitano era un «andiamoci piano con l’ottimismo». Quello di Bagnasco un «basta con il pessimismo». Tra Cesare e Dio la divisione c’è e non è di quelle che non si notano. Come vedete, cari lettori, siamo nel pieno della cronaca e del pubblico dibattito istituzionale. Cercherò in questo articolo di disegnare i tratti delle prime due scuole (ottimisti e pessimisti) e spiegare perché l’assenza della terza, quella dei realisti sia il vero problema dell’Italia. La mia modesta opinione è che né gli ottimisti né i realisti sono granché utili alle cause di un Paese che quest’anno celebra i 150 anni della sua unità. Cercherò in queste righe di fare una fotografia delle due scuole che dominano la politica italiana, di ricordare che cosa sono i realisti e perché la loro sostanziale assenza dalla scena è un problema non solo per lo Stato ma anche per la qualità del dibattito pubblico, la libera circolazione delle idee e la ricchezza intellettuale della classe dirigente di oggi e del futuro.
E’ stato il Parlamento di Westminster a fare da modello alle democrazie rappresentative moderne. Proprio ora che è al governo una coalizione formata dal partito conservatore e da quello liberale, che attraverso i loro antenati tories e whigs hanno forgiato la democrazia, il premier Cameron ha una proposta che potrebbe costituire un precedente per le democrazie del futuro: l’iniziativa popolare via web.
