BRUTTE NOTIZIE PER FINI
Pubblicato il 10 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »
E’ sempre più ingrugnito il capataz del FLI, l’abusivo presidente della Camera dei Deputati, per via delle notizie che gli piovono sul tavolo nelle ultime ore. Pochi minuti, fa il nuovo presidente della Corte Costituzionale, De Servo, eletto con un solo voto di scarto rispetto all’altro candidato, ha annunciato che la udienza per discutere la presunta incostituzionalità della legge sul legittimo impedimento è stata rinviata d’ufficio a gennaio, senza precisare la data. Doveva svolgersi il 14 dicembre ma il neo presidente, la cui indicazione alla Corte venne da sinistra per cui non può essere tacciato di essere al servizio del premier, ha dichiarato che la decisione di rinviare l’udienaza è da ricercarsi dal desiderio della Corte di evitare che sulla udienza si scarichi il clima teso che precede il dibattito sulla fiducia che come è noto si svolgerà appunto il 14 dicembre. Decisione saggia quella del neo presidnete della Consulta che certamente non sarà piaciuta al N.M. (leggasi nuovo messia) Fini il quale tra le altre cose non ha mai nascosto, da quando sussurrava nell’orecchio di un procuratore della Repubblica che stava per scoppiare la “bomba Spatuzza”, il desiderio che ad azzoppare il Cavaliere che in anni lontani lo sdoganò dal campo di concentramento politico in cui era rinchiuso e man mano lo ha fatto partecipe del potere, lo ha fatto diventare vicepresidente del Consiglio, ministro degli esteri e infine presidente della Camera dei Deputati, fossero eventi legati alla persecuzione giudiziaria di cui Berlusconi è vittima da quando è disceso in campo. Il N.M. sperava anzi che il 14 dicembre la Consulta avrebbe reso vulnerabile dalle togfhe rosse il Cacvaliere e la Camera lo avrebbe mandato a casa. La prima speranza del traditore non si è per il momento avverata, quanto alla seconda le notizie spaiono esserepeggiori. Infatti nella giornata di ieri ben 4 deputati della opposizione hanno assunto la decisione di sostenere Berlusconi il 14 dicembre assottigliando la nota linea del Volga bocchiniana di 317 deputati che erano stati contati contro Berlusconi. Ora non sono più 317 e man mano che passano le ore si rafforza il convincimento che anche la Camera darà la fiducia al premiere alla faccia di tutte le congiure e l’uso anomalo, per usare un eufemismo, che Fini sta facendo della presidenza della Camera, al cui pulpito, sempre abusivo, ha commentato la notizia “stigmatizzando, dicono le agenzie, la compravendita dei deputati”, riuscendo ad un tempo ad offendere e diffamare persone che liberamente hanno deciso di sostenere Berlusconi. Ma si sa, quelli che sono andati con lui sono dei martiri mentre quelli che vanno con Berlusconi sono solo servi e venduti. E non basta. A rendere poco liete queste ore a Fini ci si è messo anche Casini che sebbene pubblicamente non fa commenti è noto non aver gradito l’incontro segreto svoltosi negli uffici del premier tra Berlusconi e il più fidato scudiero di Fini, Bocchino, che era andato a proporre a Berluscon, a nome di Fini, un reincarico a condizione che si dimettesse prima del 14 dicembre. L’offerta, ancorchè respinta da Berlusconi, non è piaciuta a Casini, non solo per il merito, ma anche per la forma, perchè dell’incontro non ne sapeva nulla e Fini lo aveva tenuto all’oscuro degli accordi proposti a Berlusconi. A peggiorare la situazione ci si è messo anche Bocchino che quando si è visto scoperto ha accusato Berlusconi di aver reso noto l’incontro e il contenuto allo scopo appunto di allertare Casini sul doppio gioco di Fini. Il che può anche essere vero ma non cambia la sostanza, cioè non smentisce che Fini stava giocando di nuovo Casini, come aveva fatto alla vigilia delle elezioni politiche del 2008, quando, dopo aver giurato che mai più sarebbe andato con Berlusconi, firmò invece il patto di confluenza di A.N. nel PDL e solo dopo averlo firmato, informò Casini con una fredda telefonata mentre Casini era in treno. E le brutte notizie potrebbero non s fermarsi qua se è vero che tra molti parlamentari finiani cche non hanno partecipato al vertice che ieri mattina ha deciso di confermare il voto di sfiducia il 14 dicembre ce ne sono molti che stanno valutando la possibilità di sfilarsi da una decisione che ha sapore di suicidio. Per loro, non per Fini che novello Tarzan troverà una fune per trarsi in salvo fregandosene altamente di quelli che cadranno nel burrone. g.

È a meno uno. A Silvio Berlusconi manca giusto un voto per ottenere la fiducia anche alla Camera. Almeno stando ai numeri su carta e alle dichiarazioni fin qui rese dagli indecisi, il pallottoliere segna per il governo 313 voti a favore, 314 contro. A favore del governo, si sono espressi solo ieri altri quattro deputati, tra gruppo misto e opposizione. Ed è per questo che nel centrosinistra si grida allo scandalo, alla corruzione dei parlamentari, alla compravendita, alla campagna acquisti e a chi più ne ha più ne metta. Girano addirittura i prezzari. Il punto è che il governo può contare sui 294 deputati di Pdl e Lega, sugli 11 di Noi Sud, sui due Repubblicani-Andc (Pionati e Nucara), sul futurista (o ex) Catone e sul quartetto composto dagli ex rutelliani Calearo e Cesario e gli ex dipietristi Scilipoti e Razzi. Esclusi i tre delle minoranze linguistiche che hanno annunciato l’astensione, con l’opposizione votano i restanti 314 deputati. Tra cui, però, vanno contate tre deputate in dolce attesa (Mogherini del Pd, Cosenza e Buongiorno di Fli). In questo quadro, basterebbe un’assenza, una malattia, un raffreddore, un mal di pancia per far saltare il piano che mira a sfiduciare il Cavaliere. Mentre già si parla di altri due deputati dell’Idv, Zazzera e Porcino, e persino due senatori (si fa il nome di Di Nardo) pronti a cambiare casacca.
Adesso le mediazioni sono almeno tre, diverse, ma incrociate. Gianni Letta con Gianfranco Fini, Italo Bocchino con Silvio Berlusconi e la colomba finiana Silvano Moffa che tende la mano al Pdl oltre ogni aspettativa: “Berlusconi non si dimetta, è necessario un accordo politico prima del 14 dicembre. Ci vuole un patto di legislatura. Non ci facciamo dettare la linea dall’Udc”. Che succede? I numeri alla Camera ballano, le ultime quotazioni danno in ripresa il premier. Se possibile, dunque, la conta sulla fiducia, dal punto di vista dei più moderati tra i finiani, va evitata, anche perché – pensano – “se va male non ci si può fidare di Casini”. Il leader centrista è sospettato di possibile “tradimento”. Come ripete sornione da settimane l’ex ministro berlusconiano Mario Landolfi: “Ricordatevi che Casini è un ‘pragmatico’, alla fine farà ciò che più conviene’”. Non solo. Nel gruppo di Fini, alcuni senatori e deputati hanno siglato la mozione di sfiducia sotto la condizione che venisse utilizzata soltanto come strumento di pressione negoziale nei confronti di Berlusconi. Non sono pochi in Futuro e libertà, uno di questi è Silvano Moffa, coloro i quali vogliono assolutamente evitare che si arrivi davvero al voto di sfiducia contro il governo. Non credono nel terzo polo, non credono all’alleanza con Casini, vorrebbero salvare il presidente della Camera da quello che considerano un “tragico errore”.
ubblichiamo l’editoriale di venerdì 4 dicembre del direttoredi Libero, Maurizio Belpietro, che ha scatenato un inteso dibattito.
Brutte notizie per i futuristi. Per Fini e compagni il mese di dicembre non è cominciato proprio nel migliore dei modi. I sondaggi pre-fiducia parlano chiaro: Futuro e libertà è in calo. È ormai lontano quell’otto per cento toccato dopo la convention di Perugia. Nell’ultima rilevazione effettuata da Euromedia Research, il partito del presidente della Camera arriva al 5,4%. Il sondaggio prodotto da Emg per La7 – il più recente – assegna invece a Fli il 6%. Il doppio ruolo interpretato da Fini, l’assenza di un programma preciso, l’incoerenza dimostrata in alcune decisioni, alla fine, sono venute a galla. Dopo l’entusiasmo iniziale, insomma – quello che suscita qualsiasi esperienza nuova, lanciata come rivoluzionaria rispetto allo status quo – i finiani devono fare i conti con la realtà. E non bastasse la brutta performance «personale», c’è un altro dato che li preoccupa.
Di ministri degli Esteri provenienti dall’esperienza istituzionalmente superiore di presidente del Consiglio è ricca la storia della prima Repubblica, ma se ne contano anche nella seconda. Potrebbe pertanto stupire sino ad un certo punto uno scambio di posti tra Silvio Berlusconi e Franco Frattini a conclusione di una crisi di governo, se veramente vi si dovesse arrivare nei prossimi giorni.