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BRUTTE NOTIZIE PER FINI

Pubblicato il 10 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »

E’ sempre più ingrugnito il capataz del FLI, l’abusivo presidente della Camera dei Deputati, per via delle notizie che gli piovono sul tavolo nelle ultime ore. Pochi minuti,  fa il nuovo presidente della Corte Costituzionale, De Servo, eletto con un solo voto di scarto rispetto all’altro candidato,  ha annunciato che la udienza per discutere la presunta incostituzionalità della legge sul legittimo impedimento è stata rinviata d’ufficio a gennaio, senza precisare la data. Doveva svolgersi il 14 dicembre ma il neo presidente, la cui indicazione alla Corte venne  da sinistra per cui non può essere tacciato di essere al servizio del premier, ha dichiarato che la decisione di rinviare l’udienaza è da ricercarsi dal desiderio della Corte di evitare che sulla udienza si scarichi il clima  teso che precede il dibattito sulla fiducia che come è noto si svolgerà appunto il 14 dicembre. Decisione saggia quella del neo presidnete della Consulta che certamente non sarà piaciuta al N.M. (leggasi nuovo messia) Fini il quale tra le altre cose non ha mai nascosto, da quando sussurrava nell’orecchio di un procuratore della Repubblica che stava per scoppiare la “bomba Spatuzza”, il  desiderio che ad azzoppare il Cavaliere che in anni lontani lo sdoganò dal campo di concentramento politico in cui era rinchiuso e man mano lo ha fatto partecipe del potere, lo ha fatto diventare vicepresidente del Consiglio, ministro degli esteri e infine presidente della Camera dei Deputati, fossero eventi legati alla persecuzione giudiziaria di cui Berlusconi è vittima da quando è disceso in campo. Il N.M. sperava anzi che il 14 dicembre la Consulta avrebbe reso vulnerabile dalle togfhe rosse il Cacvaliere e la Camera lo avrebbe mandato a casa. La prima speranza del traditore non si è per il momento avverata, quanto alla seconda le notizie spaiono esserepeggiori. Infatti nella giornata di ieri ben 4 deputati della opposizione hanno assunto la decisione di sostenere Berlusconi il 14 dicembre assottigliando la nota linea del Volga bocchiniana di 317 deputati che erano stati contati contro Berlusconi. Ora non sono più 317 e man mano che passano le ore si rafforza il convincimento che anche la Camera darà la fiducia al premiere alla faccia di tutte le congiure e l’uso anomalo, per usare un eufemismo, che Fini sta facendo della presidenza della Camera, al cui pulpito, sempre abusivo, ha commentato la notizia “stigmatizzando, dicono le agenzie, la compravendita dei deputati”, riuscendo ad un tempo ad offendere e diffamare persone che liberamente hanno deciso di sostenere Berlusconi. Ma si sa, quelli che sono andati con lui sono dei martiri mentre quelli che vanno con Berlusconi sono solo servi e venduti.  E non basta. A rendere poco liete queste ore a Fini ci si è messo anche Casini che sebbene pubblicamente non fa commenti è noto non aver gradito l’incontro segreto svoltosi negli uffici del premier tra Berlusconi e il più fidato scudiero di Fini, Bocchino, che era andato a proporre a Berluscon, a nome di Fini,  un reincarico a condizione che si dimettesse prima del 14 dicembre. L’offerta, ancorchè respinta da Berlusconi, non è piaciuta a Casini, non solo per il merito, ma anche per la forma, perchè dell’incontro non ne sapeva nulla e Fini lo aveva tenuto all’oscuro degli accordi proposti a Berlusconi. A peggiorare la situazione ci si è messo anche Bocchino che quando si è visto scoperto ha accusato Berlusconi di aver reso noto l’incontro e il contenuto allo scopo appunto di allertare Casini sul doppio gioco di Fini. Il che può anche essere vero ma non cambia la sostanza, cioè non smentisce che Fini stava giocando di nuovo Casini, come aveva fatto alla vigilia delle elezioni politiche del 2008, quando,  dopo aver giurato che mai più sarebbe andato con Berlusconi, firmò invece  il patto di confluenza di A.N. nel PDL e solo dopo averlo firmato,   informò Casini con una fredda telefonata mentre Casini era in treno. E le brutte notizie potrebbero non s fermarsi qua se è vero che tra molti parlamentari finiani cche non hanno partecipato al vertice che ieri mattina ha deciso di confermare il voto di sfiducia il 14 dicembre ce ne sono molti che stanno valutando la possibilità di sfilarsi da una decisione che ha sapore di suicidio. Per loro, non per Fini che novello Tarzan troverà una fune per trarsi in salvo fregandosene altamente di quelli che cadranno nel burrone. g.


BERLUSCONI VERSO LA FIDUCIA ANCHE ALLA CAMERA

Pubblicato il 10 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »

Silvio Berlusconi È a meno uno. A Silvio Berlusconi manca giusto un voto per ottenere la fiducia anche alla Camera. Almeno stando ai numeri su carta e alle dichiarazioni fin qui rese dagli indecisi, il pallottoliere segna per il governo 313 voti a favore, 314 contro. A favore del governo, si sono espressi solo ieri altri quattro deputati, tra gruppo misto e opposizione. Ed è per questo che nel centrosinistra si grida allo scandalo, alla corruzione dei parlamentari, alla compravendita, alla campagna acquisti e a chi più ne ha più ne metta. Girano addirittura i prezzari. Il punto è che il governo può contare sui 294 deputati di Pdl e Lega, sugli 11 di Noi Sud, sui due Repubblicani-Andc (Pionati e Nucara), sul futurista (o ex) Catone e sul quartetto composto dagli ex rutelliani Calearo e Cesario e gli ex dipietristi Scilipoti e Razzi. Esclusi i tre delle minoranze linguistiche che hanno annunciato l’astensione, con l’opposizione votano i restanti 314 deputati. Tra cui, però, vanno contate tre deputate in dolce attesa (Mogherini del Pd, Cosenza e Buongiorno di Fli). In questo quadro, basterebbe un’assenza, una malattia, un raffreddore, un mal di pancia per far saltare il piano che mira a sfiduciare il Cavaliere. Mentre già si parla di altri due deputati dell’Idv, Zazzera e Porcino, e persino due senatori (si fa il nome di Di Nardo) pronti a cambiare casacca.
È per questo che Berlusconi in serata vede lo stato maggiore del Pdl e si mostra più che ottimista: avremo una maggioranza ampia, anche se possibile senza i finiani, Fini si ricorderà a lungo la giornata del 14 dicembre… In pubblico, non è meno esplicito. Intervenendo telefonicamente a una manifestazione del Pdl a Verona, il premier afferma: «Sul voto di martedì sono sereno, non penso che siano molti che vogliano tradire gli elettori. È irresponsabile aprire la crisi in un momento così delicato. Sono sicuro che il 14 avremo la fiducia in entrambe le Camere». Quindi sembra anticipare qualche tema del discorso che terrà in aula: «Federalismo fiscale, sicurezza dei cittadini, contrasto all’immigrazione dall’Africa, e più in generale clandestina, piano per il Sud, la riforma tributaria per i lavoratori, e riforma della giustizia». In serata nel vertice con il partito spiega: «Siamo sicuri di avere la maggioranza, solo dopo possiamo trattare, ma sarò io a dare le carte e a porre le condizioni. L’apertura, quindi, è sul programma, ma si dovrà partire da questo governo e dai risultati raggiunti in questi due anni». E ancora: «Non c’è alcuno spazio per un altro governo, io farò un appello e sono sicuro che Casini non si potrà sottrarre».

Sono due elementi che giocano in queste ore a favore di Berlusconi. Il primo è l’incontro a pranzo che il premier ha avuto con i nuovi cardinali, a cui ha donato una croce pettorale. Al meeting, era presente anche il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato. Il secondo dato è una certa insofferenza da parte dell’Udc nei confronti di Fli. Finora il percorso era stato comune, ma l’incontro segreto tra Bocchino, emissario di Fini, e Berlusconi ha creato tensioni. Bocchino ha prima smentito, poi in un videomessaggio ha fornito la sua versione. Casini sapeva poco ed è stato colto di sorpresa. A questo punto, comunque vada dopo martedì, è sempre più probabile un allargamento della maggioranza ai centristi, che potrebbero entrare nel governo indicando loro tecnici. Mario Monti, per esempio, sarebbe un ministro per l’Europa perfetto.Fabrizio dell’Orefice, Il Tempo, 10 dicembre 2010

SONO PAZZI QUESTI FINIANI? A SENTIRLI SEMBRA DI SI

Pubblicato il 10 dicembre, 2010 in Costume, Politica | No Comments »

TRATTARE:  E’ troppo tardi. Anzi, perché no? Si può trattare

Metà novembre. Neanche un mese fa. Gianfranco Fini incontra Giorgio N a­politano e Gianni Letta, poi tara il suo me­tronomo: «Ora il Cavaliere pare intenzio­nato ad accettare ciò che gli avevamo chiesto e che ha rifiutato, il Berlusconi­bis. Ma le proposte politiche hanno un loro tempo e la nostra ormai è scaduta». Fine? Fine della presunta trattativa? Fini rincara la dose: «Se votassimo un nuovo esecutivo guidato dal Cavaliere la gente finirebbe per non capire più nulla».

In effetti, la giostra gira e Italo Bocchi­no afferma: «Per noi servono l e dimissio­ni, ma siamo disponibili a un reincarico anche 7 2 ore dopo». Il tempo per il Berlu­sconi- bis, dunque, non è scaduto. Si può fare, si può ancora fare, anche nell’arco di 72 ore. E Silvano Moffa scavalca an­che l’ostacolo delle dimissioni che i suoi compagni di Fli avevano innalzato sulla strada del Cavaliere: «Un nuovo patto di legislatura si può siglare anche senza le dimissioni del premier». Ricapitolan­do: Berlusco­ni bis mai, Berlusconi bis sì, e sì pu­re al Berlusco­ni Berlusco­ni. Berlusco­ni con rima­sto. Ma sem­pre incollato alla sedia di Palazzo Chi­gi.

Giuseppe Consolo, av­voc­ato e parla­mentare futu­rista, sposa le parole di Mof­fa: «Dal punto di vista politico Moffa ha ragione; le dimissioni non sono indispen­sabili se viene offerto u n patto di legisla­tura che rimetta in moto il Paese. Sono d’accordo con Moffa e con me, lo sono in molti». Molti?

Luca Barbareschi prende l a strada o p­posta, per di più nelle stesse ore, quasi in simultanea: «Siamo tutti coesi. Se esiste u n calciomercato? C’è e d è una cosa ver­gognosa. Berlusconi manca di serietà, pensa di avere a che fare con un gruppo di persone in vendita e invece di riflette­r e e fermarsi v a avanti con la logica muo­ia Sansone con tutti i Filistei». Insomma, la trattativa sul Berlusconi bis c’è o no? E chi lo sa. Però Carmelo Briguglio , altro colonnello finiano, è tranchant : «Non c’è nessuna trattativa. Siamo compatti e c’è unanimità nel chiedere le dimissioni di Berlusconi». Saranno pure «compat­ti » m a Briguglio e Moffa affermano l’uno il contrario dell’altro.

LA COLLOCAZIONE: Siamo di destra, anzi con Vendola

Siamo di destra, no siamo di sinistra. No, sono tutto e il contrario di tutto. I finiani procedono una capriola dopo l altra. Basta mettere a confronto il Granatapensiero con il Bocchinopensiero per farsi venire i sudori freddi. Ecco il sogno di mezza estate di Fabio Granata: «Fini è molto gradito a sinistra. È un politico trasversale, capace fuori dal Palazzo, di mettersi alla testa di una rinascita nazionale. Fini-Vendola secondo me vincono perché la gente è molto più avanti di quello che si pensa».
Fini & Vendola? Certo, è il 13 agosto e Granata dilaga: «Sono saltati gli schemi destra-sinistra. E poi cosa ci divide dalla sinistra e da Vendola sulla legalità, il contrasto alle mafie, la cittadinanza, l’immigrazione, la coesione sociale, i problemi del Mezzogiorno, l’evasione fiscale, il federalismo solidale?». Che manca? Nulla, in questa chilometrica lista. Insomma, la destra può andare braccetto con la sinistra, addirittura con quella vendoliana, sua gemella. Ancora Granata, il Granata di mezza estate: «Io non voglio stare cinque anni all’opposizione. Per questo non escludo un’intesa con la sinistra e con Vendola. Questa potrebbe essere l’extrema ratio di fronte ad una rottura traumatica del centrodestra».

Si va sinistra. Anzi, no. Ecco Italo Bocchino, il 20 novembre scorso: «Futuro e libertà è un partito culturalmente e politicamente ancorato al centrodestra. C’è il tentativo di chi ci teme di dire: hanno tradito, stanno andando con la sinistra, hanno cambiato idea su tutto»: A chi si riferisce Bocchino? Forse a Granata? «Noi – prosegue il braccio destro di Fini – non abbiamo cambiato idea su niente, a differenza di altri ci siamo evoluti. Diciamo le cose scritte nei documenti del Partito popolare europeo, della destra francese, tedesca, spagnola». E Vendola? No, nell’elenco di Bocchino non c’è posto per la sinistra pugliese. E neppure c’è nel pantheon di Silvano Moffa: «Fini ha detto chiaramente nel discorso di Bastia Umbra che Fli è nel centrodestra. E non credo sia utile scommettere su una sinistra in crisi d’identità, che non sa decidersi fra l’estremismo di Vendola e il buonismo di Veltroni. Così come è un controsenso sia inseguire il mito di un falso ’68 sia inseguire sui tetti Bersani. Questo crea soltanto incertezza e imbarazzo fra i nostri elettori»

Il Cavaliere? E’ un genio. Anzi, se ne vada

Berlusconi è un genio, parola di Italo Bocchino. Un Bocchino recente, di qualche mese fa, non archeologia repubblicana. Sentite cosa dice al Riformista Bocchino, sì proprio lui, il primo di aprile. E non è un pesce. «Berlusconi ha dimostrato di essere il maggiore interprete del sentimento comune degli italiani. Solo un forte impegno berlusconiano poteva determinare il risultato ottenuto. Un vero e proprio colpo di genio». C’è da stropicciarsi gli occhi. Più berlusconiano di Berlusconi. Più stupito di noi è l’intervistatore. Ma Bocchino insiste: «Il nostro obiettivo è 1’armonia nel partito e lavorare per continuare a vincere».

Tutto vero. Anzi no, Berlusconi va rottamato. Però può restare come capo del governo. Sfidano le leggi della fisica le acrobazie dei finiani sul Cavaliere. L’ex viceministro per il commercio Adolfo Urso il 16 novembre celebra il funerale politico del Cavaliere: «Ormai il Cavaliere si è bruciato i ponti alle spalle. Toccherà a lui – concede generoso Urso – per il bene del Paese, indicare il suo successore per guidare un nuovo governo di centrodestra aperto all’Udc. Che sia Letta o Alfano, Tremonti o Maroni, noi siamo disponibili a parlarne». Disponibili a cercare un capo nuovo di zecca, uno che non cominci per Ber.

Basta, quella è archeologia. Luca Barbareschi, nei giorni scorsi, è categorico: «A noi va bene Tremonti, va bene Alfano e va bene Draghi. Basta che Berlusconi non ci sia più perché Berlusconi è finito e non ha più credibilità». Chiaro? Del resto, il categorico Barbareschi il 12 novembre è stato ancora più categorico. Dopo aver ascoltato una battuta del Cavaliere sui gay, l’attore parlamentare ha sentenziato: «Al posto di Berlusconi mi vergognerei. Fossi in lui, per lui stesso, per la sua famiglia, per i suoi figli, me ne andrei dal Paese». Altro che leader. Ma Silvano Moffa, altro colonnello di Fli, non sembra condividere la linea del collega. «Ma il prossimo leader del centrodestra chi sarà?», gli chiede Il Tempo. «Non c’è nessuno oltre i due leader attuali», risponde Moffa. il giornalista insiste: il nuovo centrodestra può farlo Berlusconi? «Certo – replica Moffa – può farlo anche lui». Degli altri leader virtuali, dei Tremonti e dei Maroni, non c’è più traccia.

SONO PAZZI QUESTI FINIANI: RITRATTO DEGLI SFASCISTI E IL COMMENTO DI VITTORIO MACIOCE

Pubblicato il 10 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »

Roma – Acrobati del pensiero. Svolte e contro svolte. Avanti e indietro. I futuristi sono sempre più in là. Sempre oltre. Oltre se stessi e quello che avevano pontificato ex cathedra qualche giorno prima. Salgono sui tetti, poi scendono e votano la riforma dell’università. Dichiarano finita l’esperienza del berlusconismo, però cinque minuti dopo assicurano che è lui, il Cavaliere, il leader del centrodestra. Ma quale centrodestra? I finiani sono di destra? In realtà ammiccano a sinistra, ma si proclamano di destra. Sono tutto e il contrario di tutto. Congiurano contro il Cavaliere ma sono pronti a sostenerlo. Berlusconi deve farsi da parte, è bruciato, è finito, non c’è più. Ma già che c’è resti pure a Palazzo Chigi. Purché cambi. Ma cambi che cosa? Discontinuità, è una delle parole chiave. Discontinuità, ovvero il sogno di un centrodestra orfano del Cavaliere. O forse non è un centrodestra è un centroqualcosa d’altro. Ma, si sa, i sogni muoiono all’alba e allora il cofondatore del Pdl, partito battezzato ieri e oggi rinnegato, studia da protesi per un Berlusconi bis, appena ripudiato. E qualcuno dei suoi si spinge oltre, si può procedere così, a andare avanti con il Berlusconi 1. Dopo aver vagheggiato e impallinato il Berlusconi 2 e aver chiesto al Cavaliere di indicare il nome del suo successore. «Sarebbe folle andare a votare in questo momento storico – ci spiega, apocalittico, Luca Barbareschi – sta fallendo il Paese, l’Italia non c’è più o forse non vi hanno avvertito?», domanda ironico alle autorità riunite al Teatro Petruzzelli di Bari. Ecco, parafrasando Barbareschi, si potrebbe dire: sono pazzi questi finiani. Un po’ futuristi e un po’ retrò. Più avanti e più indietro. Anti Cavaliere e pro Cavaliere. Un prisma dalle cento facce. Le cento facce di Gianfranco Fini.

Il Giornale, 10 dicembre 2010

IL COMMENTO DI VITTORIO MACIOCE

Quando gli dei vo­gliono punire gli uomini esau­discono i loro desideri. Qualcosa del genere deve essere capi­tato ai finiani. Volevano un partito? Ce l’hanno. Volevano il futuro? Sta arrivando. Volevano una mozione di sfiducia contro Berlusconi? Ec­cole, ce ne sono addirit­tura due, in calendario il 14 dicembre. La disgra­zia è che sono tutti im­pazziti. Non riescono a sostenere il peso delle loro preghiere.

Hanno lasciato il Pdl convinti che bastasse battere tutti insieme i piedi per mettere a soq­quadro il mondo. Un at­timo­dopo si sono accor­ti che ognuno sta batten­do il tempo per conto suo. Moffa saltella cau­to e lento, Bocchino a de­stra e sinistra, Granata come un invasato conti­nua a urlare «più forte, più forte», Barbareschi da primo attore sbraita: la scena è mia.

Insomma, si stanno tutti sulle scatole. L’uni­co sentimento che li tie­ne insieme è la guerri­glia nichilista. Sfascia­mo tutto, ma giorno per giorno. Quello che resta di futuro e libertà è la scritta Fini e un simbolo che ricorda la scatola del formaggino Mio. E la paura. Tutti lì dentro sanno che se si va a vota­re adesso sono rovinati. Il bluff non è riuscito. Berlusconi invece di al­zarsi dal tavolo è andato a vedere le carte. Il para­dosso è che ora accusa­n­o la maggioranza di so­stenersi con i voti di «parlamentari non doc», eletti con un altro schieramento. I tradito­ri si lamentano dei tradi­tori.

Formiche nel panico. Ogni giorno c’è qualcu­no che dice «andiamo lì» e subito un altro ri­sponde «no, no, dall’al­tra parte». Bersani e Ca­sini stramazzano, ubria­cati dalla politica dello stop and go. E Fini? Fini cerca di convincere gli italiani che la sua dop­pia parte in commedia sia normale. Fa l’uomo delle istituzioni e il parti­giano, il presidente del­la Camera e il capo del­l’opposizione, il media­tore e il ribaltonista. Sve­la i piani di Napolitano: «So come andrà a fini­re ». Ma perfino la parte del congiurato gli viene male. Quando a Monte­citorio incontra i depu­tati in bilico sulla sfidu­cia lo fa per tenersi ag­giornato o per convin­cerli? Fa il presidente o il segretario? La beffa è che poi si cambia d’abi­to e dice con tono solen­ne: «C’è pressione inde­bita sui deputati ». Di chi onorevole Fini? Di Ber­lusconi naturalmente.

Il sospetto è che con tutte queste maschere stia smarrendo la tra­ma. La stessa cosa acca­de nel partito. Le colom­be sono convinte che il capo abbia le piume bianche, i falchi giura­no che sono nere. Gli in­decisi vanno in giro con la maglia della Juven­tus. La conseguenza è che ognuno si sente le­gittimato a parlare con il Pdl nel nome del Fli. Bocchino va da Berlu­sconi e tratta il post 14 dicembre. Ma vuole che il Cavaliere faccia finta di dimettersi. Moffa di­ce che non serve neppu­re fare finta. Tutti fanno finta di non capire. Sfi­ducia sì, sfiducia no, sfi­ducia boh. Basta. Perfi­no i veterani del Transa­tl­antico si rifiutano di se­guire i ghirigori finiani. C’è da impazzire.La sce­na la chiude Barbare­schi: «Si va alla sfiducia, pazzo chi ci ripensa». Appunto. Sono pazzi questi finiani.

IL GRAN ROMPICAPO DELLA MEDIAZIONE (IM)POSSIBILE TRA BERLUSCONI E FINI

Pubblicato il 10 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »

Adesso le mediazioni sono almeno tre, diverse, ma incrociate. Gianni Letta con Gianfranco Fini, Italo Bocchino con Silvio Berlusconi e la colomba finiana Silvano Moffa che tende la mano al Pdl oltre ogni aspettativa: “Berlusconi non si dimetta, è necessario un accordo politico prima del 14 dicembre. Ci vuole un patto di legislatura. Non ci facciamo dettare la linea dall’Udc”. Che succede? I numeri alla Camera ballano, le ultime quotazioni danno in ripresa il premier. Se possibile, dunque, la conta sulla fiducia, dal punto di vista dei più moderati tra i finiani, va evitata, anche perché – pensano – “se va male non ci si può fidare di Casini”. Il leader centrista è sospettato di possibile “tradimento”. Come ripete sornione da settimane l’ex ministro berlusconiano Mario Landolfi: “Ricordatevi che Casini è un ‘pragmatico’, alla fine farà ciò che più conviene’”. Non solo. Nel gruppo di Fini, alcuni senatori e deputati hanno siglato la mozione di sfiducia sotto la condizione che venisse utilizzata soltanto come strumento di pressione negoziale nei confronti di Berlusconi. Non sono pochi in Futuro e libertà, uno di questi è Silvano Moffa, coloro i quali vogliono assolutamente evitare che si arrivi davvero al voto di sfiducia contro il governo. Non credono nel terzo polo, non credono all’alleanza con Casini, vorrebbero salvare il presidente della Camera da quello che considerano un “tragico errore”.

E’ in queste circostanze che l’ambasciatore di Fini, Bocchino, ha proposto al Cavaliere (che ha davvero incontrato, martedì, al di là delle smentite pubbliche) un accordo che sospenda il voto di sfiducia passando dalla riforma della legge elettorale e dalle dimissioni di Berlusconi; un passo indietro – questa la garanzia – finalizzato esplicitamente a un reincarico del Cavaliere. Ma il premier ha rifiutato la proposta. Lui non ha alcuna intenzione di dimettersi né è disponibile a scrivere una legge elettorale che, alzando il quorum del premio di maggioranza, indebolirebbe la centralità del Pdl all’interno della coalizione di centrodestra. Il Cav., tuttavia, consigliato da Gianni Letta, cerca a sua volta un negoziato ed è disposto ad alcune concessioni purché Fini, e Fli, ritirino la mozione di sfiducia o si astengano dal votarla la settimana prossima. La legge elettorale? Per Berlusconi se ne può discutere purché “preservi la tendenza bipolare e bipartitica”. Ma il problema, che rende un vero rompicapo questa difficilissima (impossibile?) mediazione, è che ciascuno dei duellanti sembra avanzare un’offerta inaccettabile per l’altro. Il Cav. non si vuole dimettere, o almeno non vuole farlo da una condizione di minorità, non vuole cedere a quello che suona come un ricatto, né può accettare una riforma della legge elettorale studiata apposta per annacquare il suo potere carismatico. Mentre Fini, specularmente, non può ritirare la mozione di sfiducia senza subire un potente contraccolpo d’immagine; senza che questa decisione appaia come una ritirata scomposta.

Martedì scorso, Gianni Letta lo ha scandito con chiarezza in un colloquio privato con Pier Ferdinando Casini: Berlusconi “non ha nessuna intenzione di dimettersi, state sbagliando tattica”. L’approssimarsi dell’ora X, del troppo atteso doppio voto di fiducia del 14 dicembre, ha improvvisamente destato timori fino a ieri inconfessabili nelle file finiane di Fli. “I conti del pallottoliere stanno cambiando”, ha confermato ieri Gaetano Quagliariello ai propri interlocutori del Pdl, “adesso è molto probabile che avremo la fiducia anche alla Camera”. Calcoli confermati da piccoli, ma determinanti (considerata la debolezza degli equilibri), smottamenti a Montecitorio tra i gruppi minori, nell’Api, nei Libdem, nell’Idv e persino nelle file dell’opposizione. Una manciata di voti, tre o quattro assenze strategiche, possono modificare un equilibrio che – a bocce ferme – descrive l’Aula di Montecitorio spaccata a metà.

Col passare delle ore, è la proposta moderata del finiano Moffa l’unica mediazione vagamente possibile per evitare il voto di sfiducia: un patto di legislatura e un corposo rimpasto di governo, prima del voto, nei pochissimi giorni che rimangono. Ma Casini potrebbe non accettare, non adesso almeno. Non ne ricaverebbe grandi vantaggi, adesso. Il diniego del leader udc impedirebbe a Fini, ammesso che voglia sul serio farla, qualsiasi mossa irenista nei confronti di Berlusconi prima del 14. Maurizio Gasparri ha risposto, per conto del Pdl: “Il patto di legislatura è una strada percorribile”. Oggi il Cavaliere dovrebbe riunire il proprio stato maggiore per discutere dei numeri, ma anche per sciogliere il rompicapo d’una mediazione impossibile.

di  Salvatore Merlo – FOGLIO QUOTIDIANO

…………E’ improbabile che si giunga ad una ricomposizione tra Berlusconi e i finiani perchè mai e poi mai Berlusconi accetterebbe le ingiunzioni che gli vengono da Fini  di dimettersi prima del 14 in cambio di impegni per un nuovo governo “entro 72 ore”. Fini è persona infida e inaffidabile, capace di ogni nefandezza politica e di ogni tradimento. E’ tradimento  (di Casini) anche aver mandato il suo scudiero Bocchino a parlare con Berlusconi e proporgli il Berlusconi bis senza aver avvisato nè il suo interlocutore principale  del cosidetto terzo polo, nè l’altro, il Rutelli che conta tra i due quanto il due di coppe quando la briscola è a denari. Ecco, questo è Fini, maneggione della politica che è acido quanto basta per renderlo freddo calcolatore che pensa solo ai suoi interessi. Ed è un peccato che a parte quella decina di inferocite mezze calzette che grazi al tradimento stanno godendo di una insperata ribalta mediatica, lo abbiano seguito in quessta sqaullida avventura,  che li sta portando nelle bracce di Bersani e di Di Pietro, parlamentari la cui storia politica merita rispetto. Però, a parte ciò, costoro sono in grado di valutare le gravi conseguenze della loro decisione di seguire Fini in questa operazione suicidio e tirersene fuori. Confidiamo che sappiano ricredersi e ritrarsi dal tradimento del voto popolare che li ha eletti nel centro destra perchè siano alternativi alla sinistra. g.

BELPIETRO AI FINIANI: SIETE TRADITORI

Pubblicato il 9 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »

Pubblichiamo l’editoriale di venerdì 4 dicembre del  direttoredi Libero, Maurizio Belpietro, che ha scatenato un inteso dibattito.


Cari traditori, qui sotto trovate le vostre foto e il vostro indirizzo email alla Camera. Immagino la sorpresa e l’arrabbiatura nel vederli pubblicatiedati in pasto ai lettori, i quali da qui al 14 dicembre, e anche dopo, potranno scrivervi ed esprimere personalmente ciò che pensanodel vostro operato. Dite che così vi mettiamo nelmirino, ci accusate di intimidazione e di usare la carta stampata come un manganello? Dite quel che vi pare: a noi importa un fico secco. La sola cosa che ci preme è far conoscere nomi e volti di chi si appresta a tradire il mandato ricevuto dagli elettori quando fu spedito in Parlamento.

Molti di voi all’epoca erano perfetti sconosciuti, per lo meno al grande pubblico. Chi sapeva dell’esistenza di Daniele Toto e di Alessandro Ruben? Oppure di Catia Polidori e di Chiara Moroni? Pochi, pochissimi. Eppure gli italiani di centrodestra vi votarono in massa. Non già perché fossero attirati dalle vostre idee o dal modo con cui eravate in grado di esporle, semplicemente perché sulla scheda c’era il nome di Berlusconi. Fu lui che scelsero gli elettori, non Ruben, Toto, Polidori o Moroni.

Fu a lui che affidarono il compito di realizzare il programma presentato in campagna elettorale. Eppure voi, perfetti sconosciuti  diventati deputati grazie al suo nome e al suo consenso, vi preparate a votargli la sfiducia. Anzi: promettete di mandarlo a casa e di prenderne il posto alleandovi con la sinistra, ovvero con la parte politica che ha perso ed è minoranza assoluta nel Paese. Dite che lo fate nell’interesse dell’Italia, un interesse che però l’Italia non vi ha mai affidato e del quale non vi ha chiesto di farvi carico. Il compito semmai lo ha dato al Cavaliere, ma ora voi spiegate che il presidente del Consiglio è un inetto, uno che tira tardi la sera e fa affari con Putin, e per questo vi preparate a pensionarlo.

Certo, nessuno è perfetto, neanche Berlusconi, prova ne sia che vi ha messo in lista, vi ha fatti eleggere e vi ha dato il potere enorme di ribaltare le decisioni degli italiani. Voi, politici eletti per grazia ricevuta, dite di voler liberare gli elettori dal tiranno e annunciate altempo stesso l’intenzione di cambiare la legge elettorale per restituir loro il diritto di scelta. Ovviamente non vi rendete neppure conto di superare il comune senso del pudore: voi, deputati non votati, volete ridare il voto agli italiani e per raggiungere il vostro obiettivo per prima cosa fate fuori l’uomo che gli italiani hanno votato, ne prendete il posto e negate
agli stessi italiani il diritto di voto. Esistesse la possibilità di recesso anche per l’elezione di un parlamentare, da domani sareste a spasso. Ci fosse un modo per farvi pagare una penale per violazione del contratto stipulato al momento della nomina, sareste in bancarotta. Purtroppo non c’è né l’una né l’altra. E non c’è neppure il vincolo di mandato, ovvero una norma che vi obblighi a mantenere almeno nella forma un minimo di coerenza con ciò che è stato promesso agli elettori. Il nostro ordinamento non lo prevede. Nessuno nell’Italia del Quarantotto pensò che i deputati potessero cambiare casacca e chi scrisse la Costituzione non immaginò neppure lontanamente che i parlamentari potessero voltare gabbana, passando dalla Dc al Pci e viceversa.

All’epoca c’era ancora un briciolo d’ideali e questi, nonostante tutto, venivano prima della carriera. Alla quale immagino teniate molto, visto l’impegno profuso per impedire che gli elettori dicano la loro lasciandoli votare. Tranquilli, forse ce la farete: forse il 14 dicembre riuscirete a buttar giù il Cavaliere e anche a ottenere uno strapuntino che vi innalzi un gradino più in alto di dove state. Ma ora che vi hanno visto e conoscono la vostra mail, alle prossime elezioni gli italiani si ricorderanno di voi.

di Maurizio Belpietro

NOTA DELLA REDAZIONE – Molti lettori ci criticano perché utilizziamo la parola “traditori” nei confronti degli onorevoli di Fli, Mpa e altri deputati che hanno deciso di sfiduciare il governo. Però non siamo noi che abbiamo votato la fiducia sui cinque punti proposti da Berlusconi a fine settembre e, a distanza di un paio di mesi, abbiamo cambiato idea.

E poi  proviamo anche a ribaltare la prospettiva. Invitiamo chi ci accusa di essere “politicamente scorretti” a riflettere sul comportamento del presidente della Camera, Gianfranco Fini. La sua dovrebbe essere una figura assolutamente super partes. Ma se il leader di Futuro e Libertà aveva già palesemente abbandonato il suo ruolo di garanzia a favore della politica attiva, l’incontro con Rutelli e Casini dello scorso giovedì ha segnato il punto di rottura definitivo.

E’ “politicamente corretto”, da parte del presidente della Camera in carica, pianificare con le forze di opposizione il voto di sfiducia cercando di raccogliere il maggior numero di deputati possibile?  E, soprattutto, è “politicamente corretto” lavorare per affidare l’esecutivo a una maggioranza non legittimata dalle ultime elezioni, e alla quale potrebbe aderire il plurisconfitto Partito Democratico, inviso a tutti gli elettori del Popolo della Libertà? Il Pdl, fino a prova contraria, resta la maggioranza.

SCRIVETE AI 45
– L’indirizzo email pubblico dei deputati segue questo formato: cognome_inizialenome@camera.it. Un esempio: bocchino_i@camera.it. Fate sentire la vostra voce

LA LISTA DEI 45
Italo Bocchino
Giulia Bongiorno
Luca Barbareschi
Benedetto Della Vedova
Fabio Granata
Chiara Moroni
Catia Polidori
Flavia Perina
Adolfo Urso
Andrea Ronchi
Roberto Rosso
Alessandro Ruben
Daniela Melchiorre
Daniele Toto
Giorgio La Malfa
Giorgio Conte
Claudio Barbaro
Luca Bellotti
Carmelo Briguglio
Antonio Buonfiglio
Giuseppe Consolo
Giulia Cosenza
Aldo Di Biagio
Francesco Divella
Donato La Morte
Nino Lo Presti
Roberto Menia
Silvano Moffa
Angela Napoli
Gianfranco Paglia
Carmine Patarino
Francesco Proietti
Enzo Raisi
Giuseppe Scalia
Maria Grazia Siliquini
Mirko Tremaglia
Gabriella Mondello
Roberto Commercio
Ferdinando Latteri
Angelo Lombardo
Carmelo Lomonte
Aurelio Misiti
Maurizio Grassano
Italo Tanoni
Paolo Guzzanti

NESSUNO VUOLE IL VOTO PERCHE’ IL PROBABILE RITORNO ALLE URNE FA TREMARE IL POLSO A TUTTI

Pubblicato il 9 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »

C’è una battuta di Woody Allen che descrive bene l’atmosfera che si respira dalle parti di Fini e di Casini: «Non è che ho paura di morire. È che non vorrei essere lì quando questo succederà». I due dichiarano pubblicamente di non avere affatto paura delle elezioni, ma in realtà le temono. Sondaggi alla mano, non vorrebbero trovarsele fra i piedi. Anche perché, quanto meno per la stessa sopravvivenza di Futuro e Libertà, potrebbero rivelarsi davvero pericolose. La paura, insomma, fa novanta. E, come sempre, è una cattiva, perfida consigliera. È la paura che spinge i finiani a dichiararsi disponibili ad alleanze governative e, persino, elettorali con partiti e forze antiberlusconiane. Salvo, poi, a tornare indietro e ad assicurare che mai si presenterebbero insieme al Pd.
È ancora la paura che spinge Fini e la sua corte ad avanzare a Berlusconi l’offerta politica, qualche giorno o qualche ora prima esclusa a priori, di guidare un nuovo governo di centrodestra, un Berlusconi bis, insomma, varato con il passaggio delle dimissioni prima del 14 dicembre per evitare il voto del Parlamento. È circolata, in proposito, persino la voce, riportata da alcuni quotidiani nazionali, secondo la quale a un premier convinto che lo si voglia comunque eliminare dalla scena politica e che ritiene (giustamente) di non potersi fidare della parola dei suoi ex compagni di cordata sarebbe stato proposto da esponenti autorevoli di Futuro e Libertà un «impegno scritto» che gli garantirebbe il reincarico dopo le dimissioni farsa necessarie alla pattuglia dei finiani per non perdere la faccia. Si tratta di una voce, di un rumour.
Ma è una voce che la dice lunga sulla fifa blu che scorre nelle vene di certi personaggi. E che, soprattutto, la dice ancor più lunga sul modo con il quale viene concepito il galateo istituzionale dalle parti di Futuro e Libertà. Una ipotesi del genere sarebbe, infatti, a dir poco, una intromissione inammissibile nelle prerogative del Capo dello Stato, al quale compete formalmente il conferimento del mandato per la formazione di un governo. Del resto, però, c’è ben poco da meravigliarsi. Il rispetto per le istituzioni e per la sacralità delle istituzioni – che dovrebbe costituire, davvero, il sale di una sana democrazia rappresentativa – è stato messo in crisi, se non addirittura vilipeso, dalla permanenza del leader di Futuro e Libertà alla presidenza della Camera dei deputati e dai suoi comportamenti non certo in linea con il ruolo di garante super partes dei lavori e degli equilibri parlamentari. La paura, dunque. La paura delle elezioni. Già, perché questo scenario – per quanto esorcizzato e temuto dai tanti parlamentari che rischierebbero di tornarsene a casa senza pensione e probabilmente di rimanerci – è uno scenario possibile, forse anche probabile. Che cosa, infatti, potrà accadere il 14 dicembre? Prima ipotesi: Berlusconi ottiene la fiducia al Senato e alla Camera.
Il governo va avanti, ma – è lecito domandarselo – fino a quando? E con quale spazio di manovra se la sua maggioranza è tenuta insieme non da un programma ma dal collante della paura di dover rinunciare a privilegi e rendite di posizione e dover tornare a casa? Seconda ipotesi: Berlusconi ottiene la fiducia al Senato ma non alla Camera. A questo punto, egli può andare dal Capo dello Stato e chiedere, in nome della stabilità politica, lo scioglimento della sola Camera dei deputati o di entrambe le Camere. È una richiesta logica. Da più parti si è fatto notare che l’indicazione sulla scheda elettorale del nome del premier è un segnale politico forte. Ma c’è di più. E di ben più giuridicamente rilevante. Molti parlamentari, infatti, sono stati eletti grazie al premio di maggioranza attribuito alla coalizione vincente: se la coalizione si sfalda viene meno anche la «legittimazione» se non la «legittimità» della loro nomina. Con quel che ne consegue. Un eventuale nuovo governo, diverso dall’attuale, apparirebbe non soltanto un tradimento degli elettori – il governo del ribaltone insomma – ma anche un governo espresso da un Parlamento con un deficit di «legittimazione». Il che, è prevedibile, finirebbe per far alzare la pressione politica del paese fino a livelli probabilmente incontrollabili.
Il Capo dello Stato, nella eventualità in cui Berlusconi dovesse presentarsi a lui per rimettere il mandato, dovrà tenere conto di tutte queste considerazioni, non solo giuridiche, ma anche, e soprattutto, politiche e di opportunità. E non è affatto escluso che la scelta delle urne gli appaia la migliore e più corretta delle soluzioni. Una soluzione che fa tremare le vene e i polsi di chi questa crisi ha voluto innescare. Con assoluta incoscienza e nel totale disprezzo delle indicazioni degli elettori. Francesco Perfetti, Il Tempo, 9 dicembre 2010

FINI NEL CAOS, VUOLE TORNARE INDIETRO…

Pubblicato il 9 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »

    Fini torna a casa. No, non a Montecarlo. Torna da Berlusconi. Ancora non lo vuo­le dire in giro, ma prima di martedì, del famoso 14 dicembre, potrebbe arrivare a una tregua per dare un futuro a questa legislatura dopo il voto di fiducia. In pub­blico continua il bau bau, dietro le quinte chiede di trattare. È la politica, bellezza. Ma se proprio si vuole dare una spiegazio­ne a quello che sta accadendo bisogna guardare la matematica. Il segreto è nei numeri. Ogni giorno che passa ce n’è qualcuno che scappa dalla sfiducia. I fi­niani li contano e non si ritrovano più. I casiniani li guardano e vedono le poltro­ne del governo tecnico sfarinarsi. Il terzo polo non è più così sicuro di fare ombra al Pdl. È per questo che si tratta. Qui nessu­no se la sente di fare salti nel buio. La pau­ra del voto sta sfiduciando la sicurezza dei ribaltonisti. Un conto è contarsi nel palazzo, altro è fare i conti con gli elettori. E se quelli non capi­scono? Meglio mettersi d’accordo. Alla fine potrebbe convenire a tutti. Premier compreso. I finiani sono i più convinti. Tanto è vero che i centristi di Casini non hanno gradito l’incontro di Bocchino con il Cavaliere, ma da quello che si sen­te nell’Udc la tentazione di non restare un’altra stagione nel deserto è forte. E poi c’è la Chiesa che preme e ha paura dell’instabilità. Chiede conferme. Ma il dopo Berlusconi di che pasta è fatto? È Casini, Fini, Di Pietro, Bersani e Vendo­la? È un’ammucchiata con troppe inco­gnite. Non è un caso che il cardinal Berto­ne oggi incontrerà il Cavaliere. È un se­gnale, e per chi sa leggere i messaggi qualcosa vale. Ma su cosa si tratta? I finiani pensano che se sul piatto la maggioranza mettes­se due ministeri, lo Sviluppo e gli Este­ri, non potrebbero dire di no. Il proble­ma è convincere Berlusconi, che non vuole assolutamente dimettersi. Cioè: non si fida. I ribaltonisti chiedono di non essere loro direttamente a salvare il governo, vogliono salvaguardare la faccia. Ci penserà qualcun altro e qual­che assenza giustificata. L’importante è ridare a questo governo la stabilità. E qui si apre un problema. I finiani non possono neppure fingere più di tanto. È chiaro che a loro conviene guada­gnare altri due anni e far crescere il partitino. Ma neppure possono sfibra­re Berlusconi e lasciarlo a bagnoma­ria con un governo pieno di traboc­chetti. Se il Fli rientra nella maggioran­za deve farlo in piena regola. Questa volta il senso di responsabilità va ga­rantito. È per il bene dell’Italia. Un al­tro tira e molla non glielo perdonereb­be nessuno.
    IL GIORNALE 9 DICEMBRE 2010
    .…..Cosa succederà davvero non lo sa nessuno, e per questa volta ha ragione Napolitano quando dice che nessuno è in grado di leggere nella sfera di cristallo. Una cosa è certa. L’ultima proposta avanzata da Fini, sia pure contornata da soliti insulti al Cavaliere, è quella di un Berlusconi bis purchè il premier si dimetta prima del 14 dicembre e che accetti di rivedere la legge elettorale, facendone una che piace a Fini e che lo metta al sicuro da eventuali schiaffi degli elettori. E’ una proposta che dimostra che il baldanzoso Fini non è più sicuro di vedere disarcionato Berlusconi almeno alla Camera e tenta di mettere una pezza alle sue guasconate delle ultime settimanane. Gli ha fatto eco il fidato scudiero che a sua volta ci aggiunge il tono di sfida che gli solito, facendo apparire la resa come un ultimatum ma finendo col far ridere un pò tutti.  Ci sembra che Berlusconi non sia disponibile a dimettersi, nè a modificare la legge elettorale nel senso proposto da Fini il quale chiede di tornare all’uninominale che azzoppa il bipolarismo ma gli consentirebbe  di “nominare” i suoi fidati candidandoli dall’alto nei collegi sicuri come è avvenuto dal 1994 al 2001. Insomma una bella presa in giro per quegli elettori ai quali si fa credere che si vuole riconsegnare loro il diritto di scegliere il proprio candidato ma ai quali si vuole solo concedere il diritto di scegliere il candidato deciso dall’alto, con l’aggravante di vedere sfumare con il bipolarismo anche la stabilità di governo (salvo traditori!). Berlusconi ha detto di no e a parer nostro ha fatto bene. Se cjhiarezza deve farsi la si faccia in Parlamento dove ciascuno deve compiere le scelte dinanzi al Paese. E d’altra parte se Berlusconi accettasse una sola delle condizioni che Fini disoeratamente tenta di imporgli lo esporrebbe dopo poche ore agli ormai rituali giravolte di Fini. Il quale prima di porre condizioni deve una sola cosa: dimettersi da presidnete della Camera che ormai occupa abusivamente  e contro la volontà degli elettori che votando Berlusconi hanno votato i parlamentari che lo hanno issato su uno scranno di cui non è più degno. Si dimetta e poi nel caso si potrà discutere, verificando se è il caso di nominarlo ministro dell’economia per vedere cosa è capace di fare in materia oltre che favorire cognato e suocera negli affari della Rai e dintorni. g.

    IL PARTITO DI FINI DAL VOLO ALLA CADUTA: I SONDAGGI LO DANNO AL 5%

    Pubblicato il 8 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »

    Silvio Berlusconi Brutte notizie per i futuristi. Per Fini e compagni il mese di dicembre non è cominciato proprio nel migliore dei modi. I sondaggi pre-fiducia parlano chiaro: Futuro e libertà è in calo. È ormai lontano quell’otto per cento toccato dopo la convention di Perugia. Nell’ultima rilevazione effettuata da Euromedia Research, il partito del presidente della Camera arriva al 5,4%. Il sondaggio prodotto da Emg per La7 – il più recente – assegna invece a Fli il 6%. Il doppio ruolo interpretato da Fini, l’assenza di un programma preciso, l’incoerenza dimostrata in alcune decisioni, alla fine, sono venute a galla. Dopo l’entusiasmo iniziale, insomma – quello che suscita qualsiasi esperienza nuova, lanciata come rivoluzionaria rispetto allo status quo – i finiani devono fare i conti con la realtà. E non bastasse la brutta performance «personale», c’è un altro dato che li preoccupa.

    A crescere, parallelamente al loro declino, è il Pdl. Il partito di Berlusconi arriva al 28,2% secondo i dati di Emg, mentre supera il 29% per Euromedia Research. Più o meno costanti tutti gli altri. I numeri sono inequivocabili. Le conseguenze che percentuali e proiezioni avranno sulla vita politica dei prossimi giorni, se non altrettanto nette, sono per lo meno immaginabili. Per chi già è indeciso, sarà sempre più difficile votare la sfiducia a Berlusconi. I 36 deputati e i 10 senatori passati a Futuro e libertà, infatti, sanno sin da adesso che, se si andasse al voto anticipato, potrebbero non essere rieletti. Non tutti loro avrebbero un seggio assicurato. Non solo. L’asse Pdl-Lega è talmente forte (41,7% secondo Euromedia Research e 39,9% secondo Emg) che un eventuale terzo polo formato da Fli, Udc e Api non potrebbe certo puntare troppo in alto, rischiando di non vincere anche nell’improbabile ipotesi di una colossale «ammucchiata» con Pd e Idv.

    Ai futuristi non resta che invocare disperatamente le dimissioni del premier. Il punto, però, è che Berlusconi a dimettersi, non ci pensa nemmeno. Più si avvicina il 14 dicembre, più il Cav si rende conto di essere in una posizione di forza rispetto a tutti gli altri. Al Senato la fiducia è praticamente assicurata. E per quel che riguarda la partita di Montecitorio, Berlusconi rimane ottimista.

    Ieri, il presidente del Consiglio, che ha rinunciato a trascorrere ad Arcore Sant’Ambrogio e la festa dell’Immacolata, ha trascorso il pomeriggio a palazzo Grazioli tra incontri e telefonate. Ha visto prima le «colombe» Letta e Alfano. Poi Verdini, l’uomo dei numeri. Ma anche il senatore Villari, ex Pd che gli ha già votato la fiducia, e Aldo Brancher, il ministro più breve della storia della Repubblica, ma ancora deputato, che ultimamente alla Camera si era fatto vedere poco. Il premier, insomma, sembra quasi «marcare» il territorio in vista del voto del 14 dicembre: per domani ha convocato il vertice del Pdl, mentre tra domenica e lunedì sera incontrerà sia i senatori che i deputati per una cena che, c’è da giurarsi, non ha come unico obiettivo quello di scambiarsi gli auguri di Natale. Il Tempo, 8 dicembre 2010

    UN INCUBO PER LA SINISTRA: BERLUSCONI MINISTRO DEGLI ESTERI

    Pubblicato il 8 dicembre, 2010 in Politica, Politica estera | No Comments »

    Silvio Berlusconi e Barack Obama Di ministri degli Esteri provenienti dall’esperienza istituzionalmente superiore di presidente del Consiglio è ricca la storia della prima Repubblica, ma se ne contano anche nella seconda. Potrebbe pertanto stupire sino ad un certo punto uno scambio di posti tra Silvio Berlusconi e Franco Frattini a conclusione di una crisi di governo, se veramente vi si dovesse arrivare nei prossimi giorni.

    L’imprevedibilità di Berlusconi è nota. Essa ha contribuito a determinarne il successo sia come imprenditore sia come politico. Per quanto ci appaia improbabile e sia stata smentita, l’ipotesi apre uno scenario paradossale dopo l’offensiva contro il Cavaliere aperta da Gianfranco Fini con la imprudente e perentoria richiesta di dimissioni. Tanto stupefacente sarebbe, un simile epilogo, quanto devastante per chi ha acceso la miccia della crisi e ne ha gustato con troppo anticipo effetti irreparabili per l’indiscusso protagonista degli ultimi sedici anni della storia politica italiana. Ad un governo Frattini, meno improbabile del governo Alfano sul quale si è esercitata ieri la fantasia retroscenista di un cronista di Repubblica, non potrebbero fare a meno di partecipare né gli uomini di Fini né quelli di Casini, dopo che hanno reclamato più o meno chiaramente un cambio della guardia a Palazzo Chigi «senza ribaltoni», come il presidente della Camera ha cercato ultimamente di assicurare.

    Ne scaturirebbe pertanto un allargamento e potenziamento della maggioranza di centrodestra, tra lo scorno e la disperazione dei vari Bersani, costretti a risalire sui tetti, questa volta per restarvi. Senza sguarnire, con la conferma di Angelino Alfano, la postazione chiave del Ministero della Giustizia, né compromettere la possibilità di riproporsi alla guida del governo nelle prossime elezioni, Berlusconi continuerebbe ad esercitare la sua leadership morale e politica dalla Farnesina. Che non gli è peraltro nuova, visto che già vi lavorò nel 2002, tra l’uscita del dimissionario Renato Ruggiero e il primo arrivo di Frattini.

    La politica estera, d’altronde, è per lui un’autentica passione. Ne ha fatta tantissima anche da presidente del Consiglio. E con successo, a dispetto dei suoi detrattori. Che potranno pure attaccarlo, sfotterlo e coprirlo d’insinuazioni, com’è accaduto anche in questi giorni, per i suoi rapporti politici e personali con Putin e Gheddafi, ma non potranno mai togliere dalla testa della gente che egli ha voluto e saputo assumere sempre ruoli di primo piano sulla scena mondiale.

    Anche il fango che hanno cercato di rovesciargli addosso con i rapporti riservati dei diplomatici americani diffusi da Wikileaks si è ritorto contro i suoi avversari. Fa testo solo il riconoscimento dei meriti di Berlusconi espresso pubblicamente dal segretario di Stato Hillary Clinton. Che non doveva certo chiederne il permesso a quegli strani campioni di atlantismo che pretendono di essere diventati i post-comunisti italiani. Provate ad immaginare una riunione di governo con Berlusconi seduto tra i ministri. Pensate veramente che la sua autorità, o il suo peso politico, possa ridursi solo perché non dispone del campanello con il quale il presidente apre e chiude le sedute, dà e toglie la parola? Via. E in un vertice internazionale al quale gli dovesse capitare di partecipare con un nuovo presidente del Consiglio pensate che qualcuno possa scambiarlo per un leader declassato? La scena, e non solo la scena, continuerebbe giustamente ad essere sua. Francesco Damato, IL TEMPO, 7 DICEMBRE 2010

    ….Questa di Damato, abile analita polticio de Il Tempo, è solo una provocazione. Berlusconi è l’unico candidato del PDL a succedere a Berlusconi, vogliano o no il duo cabarettistico della poltiica italiana, Fini e Casini. Pure ha ragione Damato. Ci sarebbe da ridere se Berlusconi, che mattacchione lo è per davvero, glielo giocasse uno scherzetto a Bersani e compagni (compreso i nuovi acquisti Fini e Casini) e varasse un govenro in cui comaprisse come Ministro degli Esteri. Bersani sarebbe costretto ad andare a scuola dagli ultimi indiani d’America per fornirsi di tutti gli uh, oh, eh, del mondo per commentare la notizia. E per digerirla starebbe in pianta stabile nel bagno della sede del PD, magari con Matteo Renzi, sindaco di Firenze per divertimento e rottamatore del PD per mestiere, a porgergli la carta igienica. g.