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L’ “ELIMINAZIONE” TECNICA DEL PDL, di Mario Sechi

Pubblicato il 9 maggio, 2012 in Politica | No Comments »

Da sinistra Silvio Berlusconi con il segretario del Pdl Angelino Alfano C’è qualcosa che non torna nel rapporto tra Monti e il Pdl. E va al di là della normale dialettica tra un partito che sostiene l’esecutivo e il presidente del consiglio. Anche al netto di una situazione certamente anomala e straordinaria come quella in cui si trova il governo Monti, non si può fare a meno di notare un atteggiamento che spesso è da due pesi e due misure rispetto a quello usato con il Pd. C’è sotto una questione culturale che non va sottovalutata: i tecnici si sentono antropologicamente superiori alla politica, in particolare al centrodestra italiano che, è vero, non si ispirava a Lord Brummel, ma ha pur sempre esercitato il potere attraverso la via democratica del voto. Monti difende il suo lavoro e fa bene, ma deve essere più cauto, rispettoso della storia politica di chi va in Parlamento e vota i provvedimenti del governo. Ho sostenuto il suo arrivo a Palazzo Chigi, lo ritengo senza alternative credibili (per ora) ma non condivido certi discorsi che provengono da Palazzo Chigi. I partiti avranno ancora una funzione, liquidarne la storia – sia essa di destra o di sinistra – significa non capire in quale campo da gioco si sta correndo. Il Pdl ha pagato a caro prezzo nelle urne la sua scelta di sostenere Monti e in queste ore tantissimi parlamentari si chiedono se sia il caso di continuare con il «suicidio tecnico». Il disagio di dover votare provvedimenti che massacrano l’elettorato di centrodestra è palese. Consiglio al premier: ci vada piano, non stuzzichi deputati e senatori, ritorni alla sobrietà e dica ai suoi ministri e consulenti «esternator» di parlare di provvedimenti specifici senza lasciarsi andare a giudizi politici. A meno che Monti non stia cercando l’incidente utile per innescare un progetto politico alternativo che punta alla liquidazione dell’esperienza berlusconiana tout court. In quel caso le elezioni anticipate sarebbero la via maestra non del Pdl ma del Pd della foto di Vasto con la stampella di Casini. Il risultato sarebbe quello di trarre d’impaccio Monti dalle difficoltà attuali e rilanciarlo come candidato non più di una larga intesa ma di un’armata «Normal» indecisa tra hollandisti, merkeliani e inciucioni. Bonne chanche. Mario Sechi, Il Tempo, 9 maggio 2012

.……………Forse Monti  questa mattina avrà letto questo editoriale di Sechi se agli Stati generali europei che si stanno tenendo a Firenze ha colto l’occaisone per “elogiare” Berlusconi e il suo governo per le riforme varate prima dell’abbandono e, per non farsi mancare nulla, aggiungendo che  prima di Berlusconi anche Prodi aveva camminato sulla stessa strada. Insomma una vera e propria marcia indietro rispetto a ieri quando, come sempre arrogante e privo di garbo, aveva detto, a proposito delle conseguenze della crisi – in primis i suicidi senza ovviamente citarli – , che dovevano riflettere quei govenri che la crisi l’avevano creata e non chi “dalla crisi sta lavorando per uscirne”. Orbene negli ultimi vent’anni, salvo qualche piccola perantesi, sono stati Prodi e Berlusconi a comandare la quadriglia, per cui non li si può prima “criminalizzare” e il giorno dop0 elogiarli cosicchè tentando di mettere riparo alla gratuita accusa di essere i responsabili della crisi. E’ evidente che Monti, tanto inconcludente e grottescamente ridicolo nell’affrontare il lavoro (incautamente) affidatogli dal super incauto Napolitano, è abbastanza furbo per cui volendo rimanere a Paalzzo Chigi,  a riscaldare la sedia e nel contempo a godere i vantaggi e i non pochi e non poco indifferenti privilegi del ruolo, deve nascondere il disgusto che prova, dall’alto della sua non ancora provata superiorità morale oltre  che di capacità, verso i “politici” che pure lo hanno issato sulla poltrona più alta senza verifica elettorale,  e giocare ai quattro cantoni. Sopratutto nei confrotni del PDL, un giorno accarezzato e l’altro demoniazzato, forse, secondo Sechi, con l’obiettivo di provocarne la reazione, indurlo a togliere il sostegno al suo govenro e quindi aprirgli la strada al rulo di condottiero dell’armata bracaleone che sta a sinistra del sistema. Può essere….ma Monti, se questo ipotizza, non fa i conti con  i  dirigenti del PD, fra i più smaliziati   dei politici di lungo corso della politica italiana,  che di certo non si sentono e non sono i pretoriani di Monti. Ciò però non può in alcun modo giustificare la rinuncia del PDL,  anzi di quella cosa ormai senza nome ma che ruota intorno al centro destra e al suo elettorato che se ne infischia delle tattiche  e dei giochi  del teatrino della politica,e che col voto di domenica scorsa ha lanciato un  segnale inequivocabile, a intraprendere la strada obbligata, cioè staccare la spina a Monti, altrimenti  quell’elettorato dovrà cercarsi, in fretta, e senza alcuna puzza al naso,  un  altro punto di riferimento. Piaccia o non piaccia al predicatore in s.p.e. Giorgio Napolitano. g.

UN TAPIRO SPECIALE A RUTELLI CHE COMMENTA IL VOTO DI IERI E NESSUNO LO CAPISCE

Pubblicato il 8 maggio, 2012 in Gossip, Politica | No Comments »

Tra proiezioni, risultati col contagocce, seggio per seggio, percentuali impazzite, ci sono state – com’è tradizione – le analisi del voto, un fiume di dichiarazioni rilasciate ai giornalisti e nei salotti televisivi, più o meno approfondite. Ma ce n’è una destinata a lasciare il segno, di quelle che entreranno nei guinness dei primati o che magari saranno “salutate” con il Tapiro d’oro di “Striscia la notizia”. Il protagonista è Francesco Rutelli, il leader dell’Api. Non parla del suo partito, di cui si è persa traccia da tempo immemore. Filosofeggia sulle amministrative e lo fa in questo modo: «Noi avremo un voto con grande astensione nel vecchio centrodestra a destra e voti a sinistra nel vecchio centrosinistra, che rafforzeranno il governo Monti e la maggioranza che lo sostiene». Nessuno ha capito bene il messaggio. A naso, si intuisce però l’obiettivo: dire che il voto ha “promosso” il governo tecnico. Una tesi difficile da spiegare. E infatti non c’è riuscito. Il Secolo d’Italia, 8 maggio 2012

SBERLA ELETTORALE, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 8 maggio, 2012 in Politica | No Comments »

Il Pdl paga le tasse (inflitte da Monti agli italiani) e perde le elezioni amministrative. Poco consola che lo stesso si possa dire del Pd e del Terzo Polo di Casini e Fini, scomparso dalla scena.

Non crediamo che tra quindici giorni i numerosi ballottaggi possano ribaltare il verdetto in modo significativo, per l’aria che tira e perché senza una alleanza con la Lega è comunque impossibile ripetere per il centrodestra i risultati di cinque anni orsono. Per chiarezza: anche se il Pdl non avesse perso un solo voto, i Comuni, salvo qualche eccezione (per esempio Palermo) sarebbero passati alla sinistra in misura più o meno identica.

Di Grillo e dei motivi del suo successo si occupa su questa pagina Vittorio Feltri. Qui ci sono i cocci che Berlusconi e Alfano dovranno tentare di rimettere insieme. Prima considerazione. Via il dente, via il dolore. È finita la recita del Pdl partito invincibile e al netto del casino che sono le amministrative (liste civiche in quantità e candidati a volte così così) ora sappiamo di che cosa stiamo parlando. Da questo punto si può soltanto risalire, perché è difficile pensare che chi non se ne è andato ora, mentre tutto gira storto, lo faccia in futuro.

Seconda considerazione. I moderati in libera uscita non hanno trovato approdi da considerare definitivi. Udc, Fli e Pd hanno infatti perso a loro volta voti. Dal serbatoio Grillo-astensioni-liste civiche si può quindi ripescare chi, dopo essersi sfogato contro la casta, nella politica cerca risposte, soluzioni e non illusioni.

Terza considerazione. Detto che lo sberlone, che da mesi parte degli elettori di centrodestra aveva in animo di assestare, è arrivato a segno, ora gli stessi schiaffeggiatori attendono la reazione degli schiaffeggiati. La prima di Berlusconi è stata: messaggio ricevuto, poteva andare peggio, sono ottimista. A caldo può bastare, ma tra quindici giorni, a urne definitivamente chiuse, l’ottimismo dovrà prendere la forma di fatti concreti. La politica dei due forni (con Monti, ma anche no) non paga, e una scelta di chiarezza si impone.

Quarta considerazione. Alfano, sul quale dentro il partito qualcuno cercherà di scaricare tutte le colpe, ha già annunciato la fine degli incontri-inciucio con Bersani e Casini. Bene, ma non è sufficiente. Allontanarsi velocemente dal duo Pd- Camusso e dal perdente Casini è d’obbligo, che si vada o no a votare a ottobre. Che poi magari, come accade spesso, la sconfitta alle amministrative porta bene alle successive politiche. Alessandro Sallusti, Il Giornale, 8 maggio 2012

.………….Condividiamo, compreso l’invito ad Alfano (e a Berlusconi) a non considerare sufficiente la fine degli incontri di Teano fra lui, Bersani, Casini e Monti e a decidere di mollare gli ormeggi per andare veros il amre aperto delle elezioni politiche. Chi non osa difficilmente può rosicare. g.

IL VOTO DI IERI: GRILLO SE LA RIDE E I PARTITI PIANGONO, di Mario Sechi

Pubblicato il 8 maggio, 2012 in Politica | No Comments »

Beppe Grillo La sveglia ai partiti è suonata ieri quando i risultati delle elezioni sono apparsi chiari: il Pdl crolla, il Pd non sta tanto bene, il Terzo Polo è un ectoplasma e il vero vincitore delle amministrative è Beppe Grillo, un comico. Il Movimento 5 Stelle entra nel supermarket della politica e costituisce – piaccia o meno – un’offerta nuova in uno scaffale che agli elettori appare povero di idee. Chiamarla antipolitica, a questo punto, è un errore. Partecipa alle elezioni, elegge i suoi rappresentanti, si sta radicando e istituzionalizzando. Durerà? La storia italiana è piena di fenomeni effimeri – primo fra tutti L’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini – ma ho la sensazione che M5 sia qualcosa di diverso: parte dal basso, è pop, è web, è altamente distruttivo per tutto ciò che abita ora il Parlamento. Quello che hanno i grillini manca agli altri: il lanciafiamme. Sintesi: Grillo se la ride, i partiti piangono. Il Pdl è in una crisi profonda. Paga il dazio del passo indietro di Berlusconi, la rottura dell’alleanza con la Lega e l’appoggio al governo Monti che in maniera crescente i suoi elettori percepiscono come il «nemico» a Palazzo Chigi. Il Pd se la cava un po’ meglio, ma con il pericolo dei grillini in avanzata e un’alleanza con Di Pietro e Vendola dai toni surreali. Basterà a salvarlo dallo tsunami? Ne dubito. Siamo all’inizio della polverizzazione del quadro politico, con partiti destinati a diventare sempre più piccoli. Uno scenario in marcia verso quello di Atene, dove l’ingovernabilità è dietro l’angolo. Anche in Italia, come in Francia e in Grecia, ha votato la crisi. Ma mentre a Parigi il sistema presidenziale ha salvato la baracca e ad Atene è il caos, da noi è il limbo. Un’incertezza che ha fatto boccone anche del governo Monti. Mentre l’Europa «fasciocomunista» brucia, l’Italia è tragicomicamente a bagnomaria.  Mario Sechi, Il Tempo, 8 maggio 2012

..………….Solo gli sciocchi o i presentuosi potevano sperare che i risultati  del voto amministrativo di ieri potevano essere positivi per i partiti. Invece hanno confermato in toto le previsioni di quelli che nè erano sciocchi, nè erano presuntuosi. I partiti, tutti, hanno perso, clamorosamente, battuti dalla loro malafede e dalla loro incapacità di interpretare il malcontento e la rabbia che sale dalla gente comune. Hanno perso tutti, ma più di tutti ha perso il PDL,  e il centrodestra che si è liquefatto. I pochi, sporadici casi in cui gli elettori  hanno risparmiato dalla falcidia il centro destra  si devono a situazioni particolari e a candidati fuori dagli schemi, come Tosi (Lega) a Verona e Perrone (PDL) a Lecce. Per il resto è stata una catastrofe. Ed è inutile minimizzare come ha tentato di fare Alfano in una spiritica conferenza stampa ieri sera, o come ha fatto Berlusconi, che di ritorno da Mosca dove ha partecipato,a titolo personale,  all’insediamento  di Putin, ha addirittura contraddetto Alfano inventandosi un risultato che non c’è. La verità è nuda e cruda: il PDL ha perso, le sue truppe sono in rotta peggio dei resti dell’esercito austroungarico che, all’indomani del 4 novembre 1918,  “risalivano in disordine le valli che aveva disceso con orgogliosa sicurezza”, la sua classe dirigente, o pseudo tale, è in piena crisi di nervi. E non è sufficiente a mitigare la vastità della sconfitta la constatazione che le altre parti del variegato mondo dei moderati italiani, in particolare quelle che si chiamano “terzo polo”,   sono riusciti a naufragare più e peggio dello stesso PDL, senza se e senza ma, nonostante il loro gran ciambellano, Casini Pierfurby,  si ostini a rilasciare dichiarazioni del tipo: chi vuole togliere il sostegno a Monti non ha capito nulla. Chi si ostina a non capir nulla è proprio Casini che ha così scarsa considerazione degli elttori da riceverne il benservito sul vassoio dei risultati elettorali che hanno ridotto il suo ex UDC a ruolo di scorta sinanco dei grillini che lo hanno sostituito come terzo incomodo del panorama politico italiano. Ritorniamo al PDL e al centro destra. Insistere asetticamente e acriticamente nella scelta di sostenere Monti contro la volontà, secondo accreditati sondaggi, del 70% dei suoi  elettori è non tanto sbagliato, ma una vera e propria manifestazione di cecità politica che non può essere giustificata con l’intento di fare “il bene del Paese”. Quando si ha la certezza e la consapevolezza che il rimedio trovato (Monti) per salvare l’ammalato (l’Italia) si è dimostrato sia inutile e per i suoi effetti collaterali dannoso, un medico anche tra i più sgangherati che circolano nei nostri paesi, immediatamente sospenderebbe la cura e assumerebbe inziative più consone e adatte alla ripresa del corpo. La cura Monti è risultata nociva, ed ha prodotto una sonora sconfessione di chi ne ha suggerito l’assunzione…perciò non v’è altra cosa da fare che abbandonare la cura e anche il medico che l’ha suggeirta, dimostrandosi incapace anche di adattarla al corpo affidatogli. Fuor di metafora….il PDL abbandoni ogni residua resistenza e si identifichi nei suoi milioni di elettori che non digeriscono Monti e i suoi spocchiosi ministri (ieri la Cancellieri ha dichiarato che i risultati riguardano i partiti non il governo….oggi la Fornero ha dato dell’ignorante a tutti gli studenti italiani), staccando la spina e andando al voto. Siano gli elettori a decidere chi debba compiere le scelte giuste per il Paese e realizzarle. g.

L’EUROPA FASCIOCOMUNISTA, di Mario Sechi

Pubblicato il 7 maggio, 2012 in Politica | No Comments »

Europa Uno spettro s’aggira per l’Europa e si chiama «Fasciocomunismo». Le elezioni in Francia, Grecia e Germania danno un esito che è incredibile solo per chi non si è ancora ripreso dalla sbronza euroentusiasta. Vent’anni dopo il trattato di Maastricht e dieci anni dopo il varo dell’Euro, si sta chiudendo un ciclo e si apre un’era di caos generata da una politica miope, dissennata, figlia di una classe dirigente sciagurata e di una Germania dominata dall’egoismo. In Grecia i due partiti pro Euro – Pasok e Nuova Democrazia – sono stati sconfitti, i neonazisti di Alba Dorata entrano in Parlamento dopo 40 anni e l’ultra sinistra e i comunisti avanzano a passo di carica. Astensione? Quaranta per cento. Il risultato è che formare un governo – in un Paese ridotto allo stremo dalla ricetta berlinese – è un’operazione difficile. Lo ripeto: alla fine il popolo brucia la casa di chi lo affama. In Francia Nicolas Sarkozy paga la sua alleanza cieca con la Germania, mentre Francois Hollande va all’Eliseo con un programma che prevede la revisione del Fiscal compact, l’abbassamento dell’età pensionabile e una politica di deficit spending. Il dato anche qui è il «no» radicale a Bruxelles e al dispotismo dell’establishment finanziario. La destra non esprime il presidente ma rappresenta la maggioranza degli elettori. Alle legislative madame Le Pen farà il pieno e i neogollisti rischiano di essere fagocitati dal lepenismo nel giro di pochi anni. In Germania Angela Merkel subisce uno stop serio nel land Schleswig-Holstein, il cui destino ora sembra quello di essere governato da una Grosse Koalition. La Cdu di Angela è al primo posto, ma la coalizione con la Fdp cola a picco, mentre il partito dei Piraten entra nel Parlamento regionale tedesco. Chiari segnali di crac. Siamo di fronte alla grande avanzata di un’armata che urla contro la politica economica europea, contro l’austerità che serve al capitale finanziario e non all’economia reale. È la devastazione di tutti gli equilibri, la rottura dell’asse Parigi-Berlino, l’abbattimento dei totem eurocratici e l’inizio di un periodo di instabilità che potrebbe portare alla rottura dell’Eurozona. Queste cose a Il Tempo le scriviamo da almeno due anni. Ricordo qualche parruccone guardarmi con aria di sufficienza quando sostenevo nei dibattiti l’evidenza di questo scenario da battaglia fumante. Eccolo qua, davanti a voi. Ora contemplate il disastro che avete contribuito a creare non raccontando la verità e piegando i fatti alla logica della finanza per la finanza e non della politica. La storia è maestra: non si umiliano le nazioni. In questo quadro cupo dove volano ceneri e lapilli, l’Italia ha votato per un turno amministrativo che darà certamente una linea di tendenza. Attendo curioso l’apertura delle urne. Aspetto anche di vedere cosa faranno i «tecnici» italiani al cospetto del terremoto in corso nel Vecchio Continente. Un governo nato sotto gli auspici di Berlino, ancorato alla Germania, devoto al dogma del rigore e smarrito nella ricerca del Graal della crescita, dovrà prendere atto che la politica non la fa la finanza, ma il popolo. Mario Sechi, Il Tempo, 8 maggio 2012

.………………..E il popolo vota si con il cuore, ma fa lavorare il cervello. E il cervello del popolo la pensa in maniera diversa dai tecnici o pseudo tali che issati sulla tolda della nave Italia la stanno portando verso la deriva, anzi sugli scogli semisommersi dove rischia di sfragellarsi. Il voto francese è un voto di allarme, ancorchè atteso e, forse, da qualcuno anche auspicato, specie nel centrodestra italiano ferito e umiliati da un Sarkozy che per vassallaggio verso la Merkel e la Germania si esibì in uno squallido riso di scherno per la politica e i governanti italiani, che si chiamino Berlusconi o pinzellacchere rimangono pur sempre i nostri governanti. E pur avendo il voto francese fatto giustizia della stupidità  dell’ex alfiere della destra moderna ed europa (per dirla con Fini che di Sarkozy divenne subito il ventriloquo italiano) mandato a casa a meditare sui suoi errori, non ci riesce di non dolerci, comunque, della sconfitta della destra francese che, però, potrà risorgere dalle sue ceneri proprio per reazione alla sconfitta subita. Ma se il voto francese è un voto di monito, quello greco è un avvertimento forte ai partiti italiani che si ostinano a sostenere il governo filotedesco di Monti che della Merkel è il plenipotenziario italiano. La clamorosa sconfitta dei due maggiori partiti greci che sostenevano il governo imposto dalla Germania insieme alle misure affamatrici del popolo greco, apre scenari apocalittici anche nel nostro Paese, per entrambi i due maggiori partiti della più eterogena maggioranza che mai sia stata messa insieme nel Parlamento italiano,il Pdl  e il PD. Ma se di quest’ultimo non tocca a noi preoccuparci, del PDL non in quanto sigla ma perchè crocevia da ultimo delle attese e delle speranze del popolo del centrodestra italiano, come in Francia, anche in Italia  maggioranza numerica, abbiamo non il dovere ma il diritto di doverci preoccupare. Anche perchè, a differenza della Francia, dove un forte, agguerrito e ben radicato Fronte Nazionale è in grado  di intercettare, sostituedosi al gollismo, i voti degli elettori di centrodestra che comunque hanno attributo  al ballottaggio a Sarkozy un considerevole 48% dei voti, in Italia lo svuotamento elettorale  del PDL sarebbe una voragine nella quale precipiterebbero per decenni  a venire le possibilità del centro destra di svolgere un ruolo attivo, sia pure stando all’opposizione, sul palcoscenico della politica italiana, anche perchè, a differenza della Francia, in Italia non v’è altra forza politica capace e meritevole di sostituirsi al PDL e di farsi interprete della “maggiorazna silenziosa”  del nostro Paese. Quella che armò l’animo dei 40 mila dipendenti della Fiat che alla fine degli anni 70 scesero in piazza per rivendicare il diritto al lavoro o quella che capeggiata dal coraggioso e indimenticato consigliere comunale di Milano Massimo De Carolis interpretò la volontà di voltar pagina dopo gli anni di piombo. Gli anni che ci attendono sono altrettanto perigliosi di quelli che videro il selciato del nostro Paese bagnato dal sangue delle vittime della barbarie comunista , e sarebbe un grave pericolo se proprio ora venisse meno un riferimento politico per gli elettori di centrodestra. Per questo bisogna  che il PDL stacchi la spina a questo governo, per restituire il Paese alla politica, impedire che a farlo sia non il popolo ma gli estremisti. g.

OGGI SI VOTA. PER LE ELEZIONI ANTICIPATE, di Mario Sechi

Pubblicato il 6 maggio, 2012 in Politica | No Comments »

Elezioni La campagna elettorale per il 2013 è cominciata da un pezzo e non perché oggi si vota, ma perché il governo e i partiti si sono ritrovati su sponde opposte. L’esecutivo Monti da qualche mese gira a vuoto e sulla questione fiscale – pura nitroglicerina – nonostante i buoni consigli arrivati da fonti disinteressate (tra le quali c’è anche Il Tempo) non ha ritenuto di operare con l’apprezzabile sobrietà esibita dal premier all’inizio della sua avventura. Senza un intervento sulla materia incandescente delle tasse, frutto di un lavoro collegiale tra i partiti e Palazzo Chigi, il governo rischia di andare a casa. Avevo anticipato qualche settimana fa le tentazioni del Pd di far saltare il banco ed andare alle elezioni a ottobre. Ora s’aggiunge anche il Pdl che si è ritrovato tra l’incudine (il governo) e il martello (il suo elettorato). La sottovalutazione del mix tra recessione e alta tassazione è palese. Il premier continua ad avere una buona fiducia, ma il governo con l’arrivo della stangata Imu andrà in apnea. Sentirsi forti è giusto, presumere di essere imbattibili è un errore. Se il premier attacca il partito più importante della maggioranza che lo sorregge, il minimo che deve attendersi è la richiesta di una «seria riflessione» che tradotto significa «c’è il conto alla rovescia». La situazione si è complicata quando Casini ha messo in chiaro il suo progetto di partito aperto ai tecnici. Da quel momento nell’immaginario di Pdl e Pd il progetto casiniano di «smontaggio dei poli» è diventato anche quello di Monti che – per soprammercato – ha messo da parte il suo understatement e stretto nel pugno una clava che non è proprio da loden. Il voto di oggi è un test politico nazionale perché metterà in chiaro alcune linee di tendenza. Da domani, il gioco dei due principali partiti sarà il seguente: andiamo subito alle urne o proviamo a continuare con Monti fino alla scadenza naturale? Senza una nuova legge elettorale, il Pd vince, ma questo al Pdl oggi potrebbe perfino non importare più di tanto. Meglio perdere un po’ di sangue oggi e salvarsi la vita, piuttosto che suicidarsi domani, restando in un governo a sfiducia crescente nell’elettorato. Possibile? Solo a patto che si sappia cosa fare dopo aver aperto la crisi, altrimenti è solo un favore al Pd. La faccenda è tutta qui, il resto della storia lo racconteranno gli elettori ai seggi. Mario Sechi, Il Tempo, 6 maggio 2012

..……….Se ancora il PDL non ha idea di cosa fare, forse è meglio che rinunci a fare politica e si occupi d’altro. Non è necesssrio attendere i risultati del test elettorale di oggi per sapere che la scoppola che attende i partiti che sostengono Monti sarà pesante e per il PDL ancor di più visto che l’elettorato più colpito dalla fredda determinazione di Monti di andare avanti sulla strada della strangolatrice pressione fiscale è proprio l’elettorato  di riferimento del centro destra, quel ceto medio che nel passato ha fatto la fortuna del Paese e che ora non meritava di essere trattato quasi fosse una associaizone a delinquere da stritolare. Bisogna mettere fine all’esperienza dei tecnici da barzelletta che hanno combinato guai e guasconate a non finire, per arrivare a nominare altri tcecnici per fare quello che in teoria avrebbero dovuto fare loro. E’ vero, sono stati sommersi dal ridicolo ma questo è il guaio maggiore, perchè quando seriosi nullafacenti si sentono derisi sono capaci di ancora peggiori nefandezze. E allora si salvi chi può…Ecco perchè se il centrodestra, tutto, non solo il PDL, vuole evitare una catastrofe permanente è meglio che rischi una battuta di arresto oggi,  per ricostruire se stesso, e anche il Paese, nel prossimo futuro. g.

PIU’ DI UN ULTIMATUM, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 5 maggio, 2012 in Politica | No Comments »

C’è ancora una speranza che l’asse del Nord tra Pdl e Lega non sia definitivamente morto. Per ora è così, ognuno per la sua strada, ma domani non si sa mai.

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E domani è dietro l’angolo, le elezioni politiche di fine legislatura, anticipate o no che siano. Lo ha detto ieri Berlusconi, che non si arrende all’idea di dover rinunciare all’architrave di un progetto politico, il primo centrodestra italiano, ferito ma non morto, come qualcuno si è affrettato a sentenziare. E quel progetto non può che rimanere radicato in quella parte del Paese che nonostante tutto ha ancora la forza e i numeri per combattere la crisi. Che non sono i salotti della finanza milanese, delle fondazioni bancarie con le casse zeppe di milioni, e neppure la Procura più osannata d’Italia, quella di Milano, dedita a tempo pieno al gossip giudiziario-mediatico. Riportare al centro del discorso politico questa Italia non è da poco perché è proprio quella messa sciaguratamente sotto tiro dal governo dei tecnici salottieri che nei suoi confronti nutrono un odio antropologico, quasi razziale. Monti considera il popolo che ha sostenuto in questi anni Berlusconi come una massa di evasori fiscali, senza storia e cultura. Vanno spremuti, umiliati, devono espiare le loro colpe e nella migliore delle ipotesi sottomettersi a decisioni prese per lo più in week-end a Sankt Moritz o a margine di convegni internazionali nei migliori alberghi del mondo.

Fino a quando il Pdl può sopportare di essere trattato come forza subalterna e rinunciare a difendere, non fosse altro per riconoscenza, i diritti e la dignità dei dodici milioni di italiani che gli hanno dato fiducia nell’urna? Ieri Berlusconi ha usato le parole con grande cautela ma io credo che dentro il partito siano ormai in molti a pensare che la misura sia colma e che si debba passare da una fase di appoggio al governo incondizionato per via del famoso senso di responsabilità a una di appoggio condizionato. Ai tecnici interessa salvare l’Italia, vanno assecondati solo se questo significa salvare gli italiani tutti. Altrimenti meglio azzerare e chiedere lumi agli italiani elettori. Senza paura e pronti ad accettare qualsiasi risultato. Il ricatto degli arroganti «senza di noi il diluvio», è un bluff. E un giorno o l’altro qualcuno dovrà chiedere di vedere le carte. Alessandro Sallusti, Il Giornale, 5 maggio 2012

..………..Quei pochi amici che hanno avuto la bonta di leggerci in questi mesi del governo più devastante  e più pasticcione del mondo, possono darci atto che da subito abbiamo criticato fortemete: 1. le dimissioni di Berlusconi senza il passaggio parlamentare; 2. la nomina autoritaria  di Monti (previo laticlavio di senatore a vita) da parte di Napolitano; 3. il rifiuto preteso da Napolitano e accettato da tutti i partiti di non affidare alle urne il compito di scegliere chi dovesse governare il Paese e compiere le azioni politiche ed economiche necessarie per salvaguardare il Paese dalla crisi dell’Eurozona; 4. la decisione, masochistica, del PDL di far parte della maggioranza  che sostiene il  governo insieme a PD e Terzo Polo, cioè i due maggiori contestatori del govenro Berlusconi, senza peraltro poter incidere dal di dentro sulle scelte del governo; 5. il costante voto di fiducia con cui il governo Monti è andato avanti nel Parlamento commissariato da Napolitano, senza quindi poter introdurre attraverso il dibattito parlamentare le modifiche alle norme varate dal governo anche quando esse apparivano ed erano clamorosamente sbagliate, dal caso “esodati” al caso Imu. Potremmo continuare all’infinito ad elencare le ragioni,  politiche e quelle più spicciole  legate alla quotidianità,   del nostro atteggiamento critico verso questo governo di falsi esperti e di  alti manager di stato che pensando a se stessi hanno sempre assecondato nel recente passato le scelte in materia economica dei governi precedenti. A distanza di alcuni mesi, prendiamo atto, alla luce dell’editoriale di ieri del direttore Sechi e oggi di quello del direttore del Il Giornale, Sallusti, che forse sta prendendo corpo nel centro destra e in primis nel PDL  l’idea che dopo aver sbagliato clamorosamente nel sostenere Monti, è altamente criminale – politicamente – continaure a sostenerlo dopo i clamorosi fallimenti collezionati inquesti mesi sul terreno degli obiettivi da raggiungere, cioè la salvaguardiai dei conti, la tutela del potere di acquisto di salatri e pensioni, la ripresa della crescita economica.  Ieri Sechi, oggi Sallusti, hanno battuto i colpi sul gong della politica invitando il PDL a darsi una scossa e a ritrovare, con tutto il resto del centro destra, le ragioni dello stare insieme, prima inevitabile scelta per assumere la decisione di mandare in soffitta il governo e questo Monti, talmente grigio da aver precisato  che mai avrebbe parlato, neanche se fosse stato necessario per salvare la vita un ostaggio, con l’autore della irruzione nell’Agenzia delle Entrate del bergamasco, per farlo desistere dal suo intento. Per fortuna l’autore del gesto si è arreso, grazie ad un modesto vicebrigadiere dell’Arma, più degno di Monti della nostra stima ed ammirazione, ma il premier di stampo napolitano  anche in questa occaisone ha  mostrato  ostentamente la sua assoluta distanza dalla tragedia della gente. Di governanti come Monti, distante e lugubre,  non abbiamo bisogno e pur con tutti i difetti del mondo-che non gli perdoniamo- vivaddio è sempre meglio l’umanissimo Berlusconi di un robot in grisaglia e senza sorriso. g.

LA DITTATURA TECNOCRATICA

Pubblicato il 5 maggio, 2012 in Politica | No Comments »

palazzo chigi Un illustre e autorevole politologo – che una volta, tanti anni or sono, fu apprezzato teorico del liberalismo e sostenitore della liberal-democrazia di tradizione anglosassone – il professor Giovanni Sartori, ha delineato, sulle colonne del «Corriere della Sera», uno scenario, futuro o futuribile, destinato, a suo dire, a rafforzare il governo Monti. Un governo di tecnici o di emergenza, costretto, malgrado la buona volontà dalla quale è animato e malgrado il supporto del Capo dello Stato, a navigare perigliosamente nelle acque agitate e infide della politica italiana. Un governo, alla fin fine, costretto a governare male e poco, prigioniero di troppe e contrastanti pressioni ed esigenze dei partiti che, pur a denti serrati, sono costretti a sostenerlo. Un «governo anfibio» – così lo ha chiamato Sartori – che deve ricorrere continuamente alla fiducia per dribblare i veti incrociati o le trappole dei recalcitranti supporters parlamentari. La debolezza del governo – par di capire leggendo le considerazioni di Sartori – sarebbe dovuta, al di là della fisiologica litigiosità delle forze politiche, al fatto che nella nostra carta fondamentale non sarebbe previsto «lo stato di necessità, di emergenza o di assedio» contemplato dalle costituzioni ottocentesche, sotto questo profilo, «più previdenti delle nostre». Ricorda, Sartori, sia pure incidentalmente, che la mancata sottoscrizione da parte del Re del decreto di stato d’assedio predisposto da Facta nell’ottobre 1922 aprì la strada all’avvento del fascismo. Le cose sarebbero andate in modo diverso, sembra suggerire lo studioso, se Vittorio Emanuele III – malgrado (non dimentichiamolo!) il fatto che lo Statuto Albertino non lo prevedesse – avesse firmato lo stato d’assedio: se, cioè, in altre parole avesse decretato una provvisoria sospensione delle libertà e guarentigie costituzionali. Ma lasciamo da parte le fantasie della storia virtuale. E veniamo all’oggi. Il governo Monti, governo tecnico o dei tecnici, è in qualche misura, assimilabile a un governo da stato di necessità. O di assedio. È un governo – absit iniuria verbis – caratterizzato dalla sospensione della democrazia e dal commissariamento del potere legislativo da parte dell’esecutivo.

Sono stati, insieme, la crisi economica internazionale, la debolezza della politica, il dissesto dei partiti, lo sfacelo morale del paese, la piccolezza umana della classe politica ad averne propiziato la nascita. Gli italiani, disgustati dallo sfascio del politicantismo, lo hanno sorbito come una medicina amara. Ma adesso si sono resi conto che le sue ricette si risolvono in una prescrizione: aumento della pressione fiscale a danno dei ceti più deboli e più indifesi. E la popolarità del governo scende. Insieme alla sua forza e alla sua capacità di tenuta. Ma il governo Monti piace – oltre, naturalmente, per il fatto che è nato sulle ceneri dell’odiato governo Berlusconi – per la sua dimensione tecnocratica. Ma piacerebbe ancor di più se avesse, per così dire, un piglio e un tocco maggiormente autoritari. Ed è comprensibile: Sartori ha da tempo messo sotto naftalina il suo antico, originario e nobile liberalismo per cedere all’insana passione per una democrazia giacobina e moralistica e si è scelto, come compagni di strada, ex-comunisti e post-comunisti. La sua «modesta proposta» è che Monti ricorra il più possibile al voto di fiducia fino al punto da costringere il Pdl a negargliela e a provocare, in tal modo, quella crisi, che aprirebbe necessariamente la strada per le elezioni anticipate gestite dallo stesso Monti. Ma non basta. La ciliegina sulla torta della «modesta proposta» sartoriana è che Monti si affretti a improvvisare «un partito elettorale di candidati degni e puliti» e, con esso, si presenti alla consultazione elettorale. Essendo ancora in vigore il Porcellum con il suo «smisurato premio di maggioranza», è presumibile, a detta di Sartori, che il partito di Monti faccia il pieno di parlamentari e possa governare senza alleati. Una cattiva legge – quel Porcellum da sempre esecrato e vituperato da Sartori – sortirebbe buoni effetti. Il governo tecnico o dei tecnici avrebbe una legittimazione popolare. Ma, questa indicata da Sartori, è una via democratica alla dittatura tecnocratica. Non è una bella prospettiva. Ma non c’è da preoccuparsi: il vento dell’antipolitica è così forte da spazzare via le previsioni dei politologi. A cominciare da quelle di Sartori che non si sono mai realizzate. Francesco Perfetti, Il Tempo, 5 maggio 2012

.…………..E’ vero, da decenni Sartori predica bene e puntualmente razzola male. E per fortuna le sue previsioni mai si sono avverate, essendo rimaste solo pure enunciazioni dello  tesso Sartori che dava per certo qule che sognava di notte. Forse la notte scorsa avrà sognato Napoleone, in vista dell’anniversario della morte, oggi, e lo avrà scambiato per Monti, immaginando Monti-Napoleone  sul cavallo bianco ad Austerlitz-Italia, a comandare le sue truppe-ispettori di Equitalia all’assalto degli imperi centrali-gli italiani, acerrimi nemici da uccidere-spremere. Di solito, svegli, il sogno svanisce e si rimettono i peidi per terra. Sartori, forse per via dell’età, è passato dal sogno al vaniloquio, senza poggiare i piedi per terra e lasciando per aria  solo la testa. g.

RICETTA MONTI NON VA. IL PDL AD UN BIVIO, di Mario Sechi

Pubblicato il 4 maggio, 2012 in Il territorio, Politica | No Comments »

Il presidente del Consiglio Mario Monti Fin dal principio dell’avventura del governo Monti ho scritto che sulla tassazione si giocava il presente e il futuro di questo esecutivo. Alcuni mesi dopo è giunta l’ora di fare un bilancio. 1. la pressione fiscale ha raggiunto livelli mai toccati prima; 2. è stata introdotta una patrimoniale progressiva sugli immobili chiamata Imu (gettito previsto di 21 miliardi), in cui di municipale c’è il nome perché solo 9 di questi andranno ai Comuni; 3. il sistema di riscossione italiano continua a utilizzare i soggetti privati come camerieri: le aziende pagano le tasse per se stesse e per lo Stato e in cambio non ricevono indietro i crediti che vantano nei confronti della pubblica amministrazione; 4. il sistema punitivo sugli evasori così non funziona. L’Agenzia delle Entrate e Equitalia sono istituzioni da difendere, ma il complesso di norme che ne alimenta il flusso di cassa e i poteri non sono da Stato liberale; 5. nel settore del credito -vitale per qualsiasi economia- non vi è stata nessuna liberalizzazione e in presenza di recessione galoppante questo significa non consentire alle imprese in difficoltà non solo la gestione caratteristica, ma persino il pagamento delle imposte. Il bilancio del governo Monti sulla questione fiscale è negativo. Ed è legato a quello della crescita. Lo stesso premio Nobel Stiglitz -buon amico del professor Monti- fa presente che le ricette Berlinocentriche uccidono la crescita economica. Anche il professor Giavazzi sostiene queste idee e speriamo non le cambi ora che è approdato a Palazzo Chigi. Siamo di fronte ad una questione puramente tecnica? No, questa è politica, la materia viva che tocca il cuore e la mente dell’elettorato. Passi per le idee «tassa e spendi» del Partito Democratico, ma vorrei capire perché mai il Pdl dovrebbe continuare ad appoggiare una ricetta che massacra il suo elettorato. Me lo chiedo perché alle elezioni manca un anno e i casi sono tre: 1. il Pdl incide sulla linea del governo e convince Monti a una correzione di rotta; 2. il Pdl non conta niente e si suicida; 3. il Pdl si sveglia dal torpore e lascia il governo. Tre carte, un soldo. Mario Sechi, Il Tempo, 4 maggio 2012

.………….Meglio tardi che mai. Sechi, che ci ricorda Montanelli per la stringatezza coniugata alla chiarezza delle sue analisi, va al cuore del problema. La ricetta Monti, ora è chiaro a tutti, non va. Mentre non ha inciso minimamente sulla spesa pubblica improduttiva e sugli enormi costi della politica sin qui neppure sfiorati,  ha fondato tutta la sua azione (sic!) di governo sulla tassazione selvaggia che ha provocato la disperazione degli italiani e la depressione dei consumi. Di questo passo non si va da nessuna parte. E Sechi, dopo aver sostenuto il governo, se ne è reso conto. E si è reso conto anche della vaghezza delle posizoni del PDL. Chi scrive, da subito, senza se e senza ma, ha criticato la scelta del PDL di sostenere il governo Monti, rinunciando all’unica strategia che un partito democratico – di destra – avrebbe dovuto seguire, cioè quella delle elezioni anticipate. Specie dopo aver constatato  che le scelte del governo dei cosiddetti tecnici era in aperta contraddizione delle politiche tipiche della destra storica, liberale e conservatrice (alla Prezzolini): il contenimento della spesa e la riduzione della pressione fiscale in contrapposizione alle politiche della sinistra storica che come ricorda Sechi è quella del “tassa e spendi”. Abbiamo sperato che il PDL si ravvedesse e si rendesse conto che avallare le scelte impopolari di Monti finalizzate a distruggere l’ex ceto medio, a ridurre sul lastrico il sistema delle imprese, a mostrarsi sprezzante verso chiunque abbia osato contrapporsi alle sue teorie (vedi Giavazzi, ora chiamato a fare il super tecnico o lo stesso Alfano a proposito della compensazione tra crediti e tasse), avrebbe provocato crisi di consensi.  Invece,  nonostante i mugugni della base ma anche di buona parte della classe dirigente, ancorchè raccogliticcia perchè frutto di cooptazioni e non di scelte dal basso, il PDL continua ad ingnorare che il rimedio che ha propinato agli italiani è peggiore del male (basta la barzelletta dello spread, che ad onta di ogni montiana riflessione continua a salire,  a dimostrarlo…) e che continuare in questa direzione è pura follia suicida. Oggi Sechi, ravveduto dal suo iniziale innamoramento di Monti, pone il PDL dinanzi ad dilemma trino: o induce Monti a cambiare rotta, o il PDL  si dichiara destinato al suicidio,  o, infine,  lascia il governo.  Scelga e ce lo faccia sapere. g.

TAGLI ALLA SPESE: L’ULTIMA STUPIDITA’ DEL GOVENRO DEI TECNICI AUTOCOMMISARIATISI

Pubblicato il 3 maggio, 2012 in Gossip, Politica | No Comments »

Supercommissari, consulenti, concertazioni, proroghe. Poi l’ideona di affidarsi ai cittadini e infine la bacchetta del garante per la Privacy. Il decreto sulla revisione della spesa pubblica sta dando non pochi grattacapi al governo Monti.

L'sos di Monti ai cittadini sui tagli

Dopo l’autocommissariamento, con la nomina di Enrico Bondi, dopo le nomine di Francesco Giavazzi e Giuliano Amato a consulenti (rispettivamente per i contributi alle imprese e per i finanziamenti a partiti e sindacati) e dopo l’sos lanciato ai cittadini sul sito del governo per capire dove tagliare e per aiutare i professori ad analizzare e trovare le spese inutili, adesso arrivano le perplessità.

A farle presenti è Francesco Pizzetti, presidente dell’Autorità garante per la Privacy, secondo il quale l’iniziativa dell’esecutivo “è comprensibile vista la necessità di fare presto, addirittura lodevole nei suoi intenti”, ma “solleva qualche perplessità“.

In un’intervista a Repubblica, Pizzetti lamenta il rischio di “possibili criticità rispetto all’informativa sul trattamento dei dati” e rispetto “all’insufficienza delle informazioni fornite“.

Inoltre, il garante della Privacy entra nel merito dei moduli attraverso cui inviare le proprie segnalazioni e rivolge indirettamente alcune domande al governo: “Non dicono cosa succede al cittadino che dà informazioni scorrette e nemmeno chiarisce che tipo di informazioni il privato possa fornire in quell’occasione. Le denunce saranno generiche o possono essere fatti i nomi e i cognomi dei funzionari responsabili delle spese eccessive? E che conseguenze avranno le denunce dei cittadini su queste persone?”.

Dulcis in fundo, Pizzetti rivela che l’Autorità non era stata informata dell’idea del governo. Un’operazione a sua insaputa insomma. Comunque, alla fine, come si legge sul sito dell’esecutivo, “tutti i cittadini, attraverso il modulo “Esprimi la tua opinione”, hanno la possibilità di dare suggerimenti, segnalare uno spreco, aiutando i tecnici a completare il lavoro di analisi e ricerca delle spese futili”. Come, se, quali e quando il governo recepirà queste segnalazioni è un’altra storia. Il Giornale 3 magigo 2012

.………………..A prescindere dalle perplessità espresse dal Garante della Privacy, questa della chiamata alle armi dei cittaidin ida parte del governo è l’ultima stupidità dei tecnici automissariatisi dopo aver sbandierato una loro presunta esperienza, appunto tecnica, naufragata come la Nave Concordia sullo scoglio della improvvisazione, per colpa, innazitutto del più improvvisato dei capitani, cioè il signor Monti.  Professoroni  che da decenni si dicono studiosi dei problemi della pubblica amministrazione, a capo dei quali c’è un signor professorone che per dieci anni si è assiso sulle poltrone della Commisisone Europea da cui ha diramato ordini e direttive per armonmizzare le legislazioni nazionali, compresa quella italiana, a quella europea,  hanno confessato, rimanendo attaccati alla poltrona,  che in materia di problemi della spesa pubblica italiana ne sanno meno del bracciante di Roccacannuccia al quale si sono rivolti per chiedere lumi, consigli, suggerimenti e, visto che ci sono, qualche delazione. Ieri sera abbiamo provato a inviare dal nostro pc il nostro bravo modulo completo dei nostri dati,  indicando i tagli da fare subito che in verità conoscono anche i bambini che frequentano gli asili nido:1.  le spese del Quirinale che gravano per 248 milioni l’anno sulle spalle degli italiani grazie alla assoluta mancanza di parsimonia dell0attuale inquilino, cioè Napolitano Giorgio, ex capataz del comunismo internazionale, quello, per intenderci, che riervava lussi e privilegi alla casta e miseria e fame ai lavoratori; 2. le spese del Parlamento , non solo perchè eccessivo (basti pensare ai 200 mila euro spesi nel 2011 dal signor Fini per immortale se stesso e le sue scargianti cravatte color rosa pallido) costo annuale, ma anche perchè , dopo il commissariamento dello scorso ottobre, è del tutto inutile, tanto decide sempre e solo lui, il Monti; 3. le spese della Consulta, cioè la Corte Costituzionale che costa 64 milioni l’anno èper solo 15 giudici (dividere 64 per 15 e saprete quanto costa ogni giudice…). Dopo averlo compilato, abbiamo cliccato per l’invio ma il pc s’è bloccato, il modulo non è partito, e per oltre mezzora non è più stato possibile ricconnettersi ad internet. Non ci abbiamo più riprovato. Non serve. Servirebbe che gli italiani come i militanti della Lega potessero armarsi di scope e ramazze con le quali fare piazza pulita di tanti improvvidi professori, per molti versi immagine reale di una scuola che non insegna più. g.