Archivio per la categoria ‘Politica’

IL SILENZIO IMBIANCATO DEI TECNICI, di Mario Sechi

Pubblicato il 6 febbraio, 2012 in Politica | No Comments »

La neve è ghiacciata, ma lo scontro politico è bollente. Alemanno contro Gabrielli. Comune di Roma contro Protezione civile. Non so chi ha ragione tra i due, ma la distanza è siderale, le parole pesanti e le strade della Capitale si sono trasformate da pista di sci in circuito olimpico per il bob su ghiaccio. Così scivolano le dichiarazioni di difesa e attacco. Alemanno dice che Gabrielli è un codardo, il Pd vuol far pattinare anche la Polverini, la Provincia sembra già abolita, l’Anas è non pervenuta, le Ferrovie sono sul binario morto, i bus sono rimasti in garage e ci sono paesi isolati con l’energia che se ne va e non torna.

Alemanno ha le sue colpe e pure Gabrielli, ma entrambi ci hanno messo la faccia. E i tecnici? Al calduccio. Per quanto tempo il governo resterà in letargo? Il ministro delle Infrastrutture Passera non ha niente da dire sui big dell’energia e dei trasporti in tilt? Ma c’è altro: se nevica, non ti metti in marcia senza gomme da neve o catene; se nevica e ghiaccia in una città che va in tilt con un acquazzone, non vai in giro pensando di essere a Dubai; se nevica prendi la pala e spazzi la tua porzione di marciapiede; se nevica, se diluvia, se la temperatura diventa polare o sahariana, devi sapere che le cose non filano lisce come un giorno qualsiasi. Un Paese che pendeva dalle labbra del colonnello Bernacca ora se ne infischia di tutto perché tutto è permesso. Ho beccato un intelligentone dei piani alti l’altra notte a buttar giù chili di neve nel giardino del vicino senza pensare che se s’affaccia qualcuno lo fa secco. Scaricabarile e sciacallaggio politico sono dritto e rovescio dell’irresponsabilità. Alemanno vuole la commissione d’inchiesta? Si rassegni, non serve a niente. Gabrielli dice giustamente che alla Protezione civile mancano le risorse. Bene, ma allora a che serve? Ieri era una struttura che faceva tutto (anche quello che non doveva) e oggi è improvvisamente un ente in liquidazione? Che si fa? Semplice, tutti scrivono bollettini meteo per costruire l’alibi da esibire di fronte a Sherlock Holmes. Poveri illusi, il delitto non è mai perfetto e lo spettatore che paga il biglietto non è scemo. Mario Sechi, Il Tempo 6 febbraio 2012

………….Nevica, governo ladro! Sechi si chiede dove siano i tecnici…quali tecnici? Quelli issati dal nuovo re al comando della nave Italia? Andiamo, questa dei tecnici è  l’ennesima bufala in un Paese dove la regola è “ognuno s’arrangi per sè e Dio per tutti”. Il Papa l’altro giorno ha detto che “la neve è bella ma speriamo che presto arrivi la primavera”. Su internet si è scatenata l’0ffensiva contro di Lui perchè avrebbe detto una ovvietà. Forse è una ovvieta sperare che presto torni la primavera,  ma ai credenti  e anche ai non credenti cos’altro resta da fare se non sperare  ( e pregare!) che prima o poi  passi la bufera che si è scatenata sul nostro Paese e torni il sereno. g

BERLUSCONI:BISOGNA CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE D’ACCORDO COL PD

Pubblicato il 5 febbraio, 2012 in Politica | No Comments »

Berlusconi a colloquio con Libero svela i suoi piani: “Bisogna trovare un compromesso con il Pd per cambiare la legge elettorale. Sosterrò la campagna elettorale del Pdl, poi lascio ad Alfano.

Ecco il patto del Cavaliere con la sinistra e Monti

Silvio Berlusconi sfoglia un album fotografico con la copertina cartonata, in blu. Arriva all’istantanea che gli piace di più: lo ritrae, pattini e divisa da giocatore di hockey, mentre si lancia in una mischia tra un avversario e la parete del perimetro di ghiaccio. «Ci siamo sfidati con Putin e ho vinto io. Quale settantacinquenne si avventerebbe con tale agonismo?». Anche chi dice peste e corna di lui, gliene dà atto: l’uomo, di indole, è un combattente. Da ragazzo è pure salito sul ring («Campionato lombardo dei pesi medi, finché non tornai a casa con il naso gonfio e mia madre protestò: “io ti ho fatto bello e tu ti conci così!”»). Basta guantoni. Li ha rimessi su (metaforicamente) per fare politica. Ma anche quella stagione è finita. Finita? Berlusconi siede alla scrivania. Ha un piano.

Gli ultimi mesi di esperienza al governo sono stati traumatici. Troppo tempo speso a difendersi dagli attacchi che arrivavano, quotidianamente, da più parti, pochissimo spazio per pensare. Tanta trincea, zero elaborazione politica. Poi il trauma delle dimissioni, il passaggio di consegne a Monti, il disagio di condividere la coalizione con i nemici del giorno prima. Quindi i primi provvedimenti del governo, la manovra “tutta tasse” di dicembre e un Berlusconi che ancora non prende partito: dà i voti ai professori, ma li tiene sulla corda. Lotta e governo. Un occhio strizzato all’Udc e una mano tesa alla Lega. Poi? Poi le ferie natalizie devono aver fatto molto bene al Cavaliere. Gli hanno restituito la lucidità che s’era giocata col (troppo) rapido precipitare degli eventi.

L’ex premier ha una strategia. La rivelazione consegnata ieri l’altro al Financial Times è l’epifenomeno. Manca un pezzo. Questo: «Perché ho detto che sono pronto a un passo indietro e ad abbandonare la politica in prima linea. Perché, semplicemente, è quello che penso: voglio dare spazio ad Angelino Alfano, che è un giovane bravissimo. Poi ritengo che tornare un’altra volta a Palazzo Chigi, con l’attuale architettura istituzionale, sarebbe inutile». Il compito di riformarla tocca ai due principali partiti, Popolo della Libertà e Partito democratico. Ecco la strategia berlusconiana, la quinta sinfonia per i consiglieri “pacifisti” del capo. Una medicina amara per quegli azzurri più bellicosi che chiedono il voto. Qui e subito.

Detta volgare, la strategia dell’inciucio 2.0, suona più facile e diretta: se uno deve stare nello stesso letto con il nemico, tanto vale consumare il rapporto, no? Ma il discorso di Berlusconi è ben più articolato. Parte dalla «politica» che deve ritrovare centralità perché «in questo momento non c’è», è evanescente, «il 46 per cento degli italiani non sa chi votare e se andare a votare». Colpa anche del sistema di voto che alimenta la frammentazione: «Il voto degli italiani si disperde in una miriade di partiti e partitini: la sinistra radicale di Vendola, i Grillini, Di Pietro, i radicali, Fini, l’Udc di Casini, la Lega… Sarebbe invece opportuno alzare la soglia di sbarramento». E chi avrebbe lo stesso interesse a dare una sterzata al sistema verso il bipolarismo spinto (o bipartitismo)? Esatto. «Dobbiamo dialogare con il Partito democratico. E non solo sulla legge elettorale. Bisogna lavorare con loro anche alle altre riforme istituzionali». Pure la giustizia? «Perché no, alla fine quaranta loro deputati hanno votato per la responsabilità civile dei magistrati…». Come a dire: forme primoriali di garantismo anche a sinistra. Perlomeno quando c’è il velo del voto segreto, come l’altro giorno alla Camera.

Alt, ferma. Momento di riflessione: il Cavaliere auspica un’asse Pdl-Pd per una nuova legge elettorale che tagli terzi poli e le ali estreme, tra queste ficca en passant pure la Lega. Silvio non ufficializza la morte dell’alleanza (ci pensano i leghisti a ricordarlo tutti i giorni), ma inizia a elaborare il lutto. Bossi è Bossi, un amico, un fratello. Ma Umberto non è più il leader del Carroccio. Esteticamente forse ancora, ma di fatto non lo è più. Perciò – anche se la porta per il figliuol prodigo è sempre aperta – meglio attrezzarsi alla nuova situazione. E sia: perché i partiti maggiori abbiano tempo per fare le riforme (o perlomeno la legge elettorale), è necessario che Monti duri per tutto il suo mandato. Ciò spiega com’è che, dopo il tentennamento iniziale, Berlusconi sia diventato un montiano di ferro: «È molto bravo e non sto scoprendo adesso le sue qualità: è stato il sottoscritto a indicare Monti come Commissario europeo nel ’94». Il Cavaliere si fregia di essere stato il talent scout. «Il governo deve continuare a operare».

In settimana l’ex premier è stato ospite, con Gianni Letta, al Quirinale per un pranzo riservato col Capo dello Stato. Nelle settimane successive al suo passo indietro Berlusconi aveva sottolineato lo stato di democrazia sospesa, determinato dall’insediarsi di un esecutivo non indicato dagli elettori. Una dialettica antiquirinalizia che Silvio ha via via abbandonato. Adesso analizza freddamente: «Di fatto siamo in una Repubblica presidenziale. Il che va anche bene perché, con i decreti del Presidente, almeno si fanno le riforme che servono al Paese». Evviva la Costituzione materiale, se quella cartacea è l’antitesi del decisionismo: «Le nostre leggi entravano in Parlamento in un modo e ne uscivano modificate. Poi passavano al vaglio di Magistratura democratica che decideva se impugnarle. Infine subivano il giudizio della Corte costituzionale, dove si sa quale siano i rapporti di forza politici…». Adesso le leggi hanno il sigillo di Giorgio Napolitano. E chi le tocca?  Sorride: «Certo che, senza Berlusconi al potere, i giornali non sanno più chi attaccare, sono  in crisi…». Adesso dilaga  la polemica contro la casta e a Silvio non piace: «La stampa non aiuta la politica a recuperare credibilità. Alla fine un deputato ha spese politiche e di rappresentanza, non si arricchisce con l’indennità parlamentare».

La seconda vita di Berlusconi in politica – non più frontman, ma stratega e padre nobile – sembra anche caratterizzata da un diverso approccio ai problemi. Meno ottimismo, più realismo: «Sono profondamente preoccupato per l’economia italiana ed europea». Si mischiano interessi generali – per il Paese che dice di amare – e interessi vivi: le sue aziende, gravate dal calo della raccolta pubblicitaria. Ma è tutto il Sistema Italia che, chissà se regge: «La Cina e le altre economie emergenti aggrediscono le nostre aziende producendo a costi bassissimi. Non so come andrà a finire…». Ha un esempio che lo riguarda: «Ho costruito varie strutture in Thailandia con don Pierino Gelmini e adesso, in collaborazione con Guido Bertolaso, abbiamo un progetto di ospedali prefabbricati da installare direttamente in Paesi che ne hanno necessità». Un’iniziativa umanitaria. «Ebbene, produrne uno in Italia costa 4,2 milioni di euro, in Cina 1,2 milioni!». Al crepuscolo del Vecchio continente sta dando una bella mano la Germania: «Non si rendono conto di quanto sia importante per l’euro avere una Bce che funzioni come una vera banca centrale».

Il Cavaliere guarda il tavolino dove gli vengono sistemati i quotidiani. È vuoto. Ritardo nella consegna della mazzetta, colpa della nevicata che ha mandato in tilt Roma. D’altronde anche  Silvio doveva partire per Milano e, causa meteo avverso, non è riuscito: «Non ho ancora visto il Financial Times, volevo leggerlo. In realtà ho in programma un serie di interviste con i giornali stranieri. Un po’ di tempo fa ne ho fatta una con Paris Match, proseguirò con cadenza settimanale. Mi concentro di più sulla stampa internazionale perché c’è stato un tentativo di screditare la mia immagine all’estero con la storia del bunga bunga». di Salvatore Dama, Libero, 5 febbraio 2012

GLI ERRORI COI FIOCCHI, di Mario Sechi

Pubblicato il 5 febbraio, 2012 in Politica | No Comments »

Neve a Roma, bici e slittini al Circo Massimo Tutti contro tutti. Dopo i fiocchi, volano i piatti. Il Sindaco dice che è stato lasciato solo e attacca la Protezione Civile. Quest’ultima spiega che il piano del Campidoglio fa acqua (ops, neve), Palazzo Chigi esce dal letargo e spalanca il portone dell’ovvietà e del «bisogna prevenire». Perbacco. Poi arriva l’esercito con i lancieri di Montebello e mancano solo i mezzi corazzati e l’antiaerea. Solita babele. Gli unici in silenzio, i volontari che spazzavano la mattina presto e quei bravi cittadini che facevano quel che andava fatto: pulivano il loro pezzo di marciapiede e anche quello del vicino che ronfava. Quello che si stropiccia gli occhi butta giù un «…ammazza» e poi cerca il nome del colpevole mentre guarda dall’alto in basso il «fesso» che ha pulito il «suo» marciapiede. È un Paese senza comando, organizzazione e responsabilità. Non ci voleva Einstein per capire che una metropoli che va sott’acqua con la pioggia, finisce in freezer con la neve. Unica consolazione, la gioia dei bambini. I loro sorrisi ci ricordano che dobbiamo investire nel futuro. Non possiamo lasciare loro in eredità infrastrutture che d’inverno si ghiacciano e d’estate si squagliano. La parola definitiva per me l’ha detta un anziano ex macchinista delle Ferrovie che in metropolitana (unico mezzo funzionante) mi ferma e dice: «Direttore, abbiamo inventato i treni che camminano solo d’estate…».  Mario Sechi, Il Tempo, 5 febbraio 2012

………..La più bella di questa esilarante quanto drammatica cronaca del doponeve a Roma è quella che riguarda Palazzo Chigi dove da un paio di mesi, occhio e croce, alberga un certo  Monti (sui monti la neve abbonda…). A proposito della disorganizzazione romana di cui si danno reciprocamente colpa il sidnaco Alemanno e il capo della protezione civile Gabrielli, Palazzo Chigi, quindi Monti, ha detto che “bisogna prevenire”. Non s’è capito cosa! La disorganizzazione o la neve? Certo che se Monti fosse caoace di prevenire la neve, nel senso che è capace di impedirle di fioccare c’è da chiedersi dove diavolo lo hanno tenuto nascosto  sino a due mesi fa cotanto mago..se poi si riferisce alla disorganizzaizone c’è da chiedersi dov’è stato sinora Monti, forse sul pianeta Marte, visto che non sa che in Italia da sempre è la disorganizzazione la vera regina del nostro Paese. Naturalmente ora che c’è lui c’è da sperare, anzi da esser certi che anche questa, la disorganizzazione,  è destinata a scomparire. Anzi, fra un paio di giorni di certo il Consiglio dei Ministri dopo la rituale riunione di sei-sette ore sfornerà l’immancabile decreto legge che l’innappuntabile re Giorgio firmerà dopo aver corretto qualche virgola e punto e virgola e dopo una decina di giorni il funereo Monti alla stampa tedesca – che fa finta di prenderlo sul  serio – dichiarerà che ormai l’Italia è sulla buona strada per uscire dalla disorganizzazione. Già perchè Monti, dotato di ampi poteri sopranaturali, è in grado di leggere il futuro e di poter “vedere” con gli occhi  del futuro le conseguenze – ovviamente positive – dei suoi decreti. Come per quelli  relativi alla situazione economica che poche settimane fa era talmetne grave per cui temeva – sempre  Monti – di non poter pagare glis tipendi, e l’altro giorno ha dichiarato, sempre alla superdisponibile stampa tedesca,  che oramai l’Italia è fuori dalla crisi. naturalmnetìe grazie ai suoi decreti, un paio dei quali sono ancora nella fase di aggiustamento in Parlamento, mentre l’ultimo è appena stato firmato dal re e non ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Ecco, ci pare che ancora una volta – Fini dixit! – siamo alle comiche finali, oppure…oppure delle due l’una:  o due mesi fa non eravamo messi tanto male, oppure ora Monti dice baggianate. Come per la neve che “andava prevenuta”.  Cara Italia, affidati al tuo stellone per tirarti fuori dai guai perchè se conti sui Monti finirai nelle vallate inondate dalle tue lacrime. g.

GIUDICI, PACCHIA FINITA. ORA CHI SBAGLIA PAGA.

Pubblicato il 3 febbraio, 2012 in Giustizia, Politica | No Comments »

Scherzi della politica. Da diciotto anni si cerca di mettere argine all’abuso di potere della magistratura ma niente: nonostante lodi e progetti di legge, non si era mossa foglia.

Responsabilità civile dei giudici

Responsabilità civile dei giudici
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Ogni tentativo era andato a sbattere sulla casta delle toghe e sui loro alleati politici e mediatici, che avevano il comune obiettivo di abbattere Berlusconi. Ricordate? Toccare i giudici era considerato un attentato alla Costituzione. Poi all’improvviso, quando meno te lo aspetti, cioè ieri, ecco arrivare un voto segreto che introduce la responsabilità civile dei magistrati: chi sbaglia pagherà di persona, come avviene per qualsiasi cittadino lavoratore.

L’idea, cioè l’emendamento, è della Lega, ma coperti dal segreto l’hanno sostenuta in massa a destra come a sinistra. Quei furbetti del governo Monti, per bocca del Guardasigilli, hanno fatto la parte degli indignati perché anche a loro i pm fanno un po’ paura.Prima hanno chiesto al parlamento di votare contro. Poi, smentiti dalla loro maggioranza Pd-Pdl, si sono augurati, sempre per bocca della ministra della Giustizia Severino, che il Senato bocci la legge. I magistrati sono furenti, ovviamente. Traditi pilatescamente dal governo dei professori e da una parte della sinistra che dopo averli usati in chiave antiberlusconiana adesso li scarica. Ma hanno poco da urlare, le toghe.

Non si capisce perché possano essere toccati presunti privilegi di tassisti, benzinai, farmacisti, pensionandi e non i loro. Del resto la Camera non ha fatto altro che accogliere, con 25 anni di ritardo, la volontà degli italiani che in un referendum del 1987 avevano (invano) deciso che i magistrati dovevano pagare personalmente per i loro errori. Ma adesso bisogna andare avanti: intercettazioni e separazione delle carriere sono questioni non più rinviabili. I magistrati dovranno rimpiangere i governi Berlusconi. Alessandro Sallusti, Il Giornale 3 febbraio 2012

.…..Non si illuda troppo Sallusti. La casta, anzi le caste, le tante caste che la fanno da padrone nel nostro povero Paese, non si lasciano mettere al muro tanto facilmenete. Come ricorda sul Tempo di oggi Francesco Damato,  la casta dei parlamentari sta facendo di tutto per difendere i suoi  privilegi. Altrettanto farà la casta dei giudici. Già sono partite le prime bordate e già ci sono le prime crepe nel Parlamento, da parte del PD e dello stesso governo che per bocca del Ministro della Giustizia ha già auspicato che il Senato provveda a mettere una toppa al buco apetto dal voto sull’emendamento leghista. E poi non vanno ignorati i “pronunciamenti” degli interessati che suonano come avvertimenti alle orecchie dei parlamentari che dopo l’abolizione dell’art. 68 della Carta iono molto, molto vulnerabli. Nè va dimenticato che la legge sulla responsabilità civkle dei magisrrati già c’era e fu abrogata dallo stesso Parlamento. Per cui….g

QUELLA CASTA CHE NON MOLLA

Pubblicato il 3 febbraio, 2012 in Politica | No Comments »

La politica, questa benedetta politica della quale ogni tanto viene la voglia di auspicare la ripresa di fronte al rischio che cresca troppo la fiducia nei tecnici, e si ceda quindi alla perversa tentazione di preferirli in assoluto agli eletti dal popolo, si è messa a fare concorrenza al freddo che viene in questi giorni dal cielo. Gela infatti la sfrontatezza con la quale essa difende, nei piani bassi ed alti, quel groviglio di privilegi che l’hanno fatta tra le più costose e insopportabili del mondo, e non solo d’Europa. Anche se la solita commissione di studio stenta a chiudere i suoi lavori e a certificare quello che tutti abbiamo già capito.

I 26 ricorsi sinora presentati, e destinati probabilmente ad aumentare, contro i pur limitati e spesso anche finti tagli ai cosiddetti vitalizi da parlamentari ed ex parlamentari di un po’ tutti gli schieramenti, attaccati come ostriche alle loro specialissime pensioni d’anzianità segate invece ai cittadini comuni, gridano vendetta per la loro sfrontatezza. Che potete riscontrare nei particolari esposti dal nostro Alberto Di Majo. Ma anche per le procedure su cui i ricorrenti possono contare, studiate e difese per non fare uscire le decisioni dai perimetri parlamentari. Tutto si deve continuare a fare in casa, nei palazzi della politica, con una esasperata visione della cosiddetta autonomia che autorizza poi altri a fare lo stesso: per esempio, i magistrati. Che si fanno notoriamente giustizia da sé e gridano come polli spennati quando rischiano di perdere qualcosa della loro illimitata autonomia, appunto, e dei loro privilegi. Come hanno fatto ieri con i rappresentanti sindacali, e i soliti difensori d’ufficio a sinistra, per la breccia che si è improvvisamente aperta a Montecitorio nel muro che da troppo tempo li protegge dal dovere di rispondere civilmente dei danni procurati con il cattivo esercizio delle loro funzioni. Un dovere che, su iniziativa referendaria dei radicali, i cittadini sancirono abolendo nel 1987 le norme ostative, ma che i politici in pochi mesi tornarono a vanificare con una legge che i magistrati si scrissero praticamente da soli. Così come da soli i partiti hanno scritto e riscritto l’esosa legge in vigore sul loro finanziamento pubblico, che pure era stato abolito referendariamente dai cittadini nel 1993.  Francesco Damato, Il Tempo, 3 febbraio 2012

PIOGGIA DI SOLDI (NOSTRI) SUI PARTITI

Pubblicato il 2 febbraio, 2012 in Politica | No Comments »

Una veduta esterna di Palazzo Montecitorio Elezioni politiche 2008. I partiti si preparano alle urne. Campagna elettorale. Molti comizi, gazebo, strette di mano e un ingente impegno economico. La posta in palio è alta: vincere e governare oppure perdere e soccombere. Tutto però con la consapevolezza che anche soltanto il partecipare può garantire un ricco premio di consolazione. Si chiama rimborso elettorale e viene elargito a tutte quelle forze politiche che alle elezioni abbiano superato l’1% dei consensi. E per capire quanto ambito sia questo premio basta fare qualche conto: nel 2008 i partiti hanno dichiarato di aver speso complessivamente 136 milioni e ne hanno ricevuti indietro 503. Come è possibile? Beh, basta vedere come si accede al rimborso delle spese elettorali. Questo è diviso in quattro fondi per il rinnovo del Senato, della Camera, del Parlamento europeo e dei Consigli regionali. Ciascuno dei quattro fondi è ripartito tra i partiti in proporzione ai voti presi. L’accesso alla ripartizione spetta ai partiti che abbiano ottenuto un candidato eletto, ma per le elezioni parlamentari occorre rispettivamente: l’1% su base nazionale per le elezioni della Camera e il 5% su base regionale o un candidato eletto per il Senato. Ma la cosa che più è significativa è che ciascun fondo è determinato, per ogni anno di legislatura, moltiplicando questo importo di un euro per il numero dei cittadini iscritti nelle liste elettorali nel territorio interessato alla consultazione. Cosa significa? Significa che, anche se una legislatura dura solamente due anni, come avvenne nel caso del governo Prodi dal 2006 al 2008, i partiti che avevano concorso a quelle elezioni hanno potuto godere dei rimborsi elettorali per i restanti tre anni. E a questi andavano comunque aggiunti i rimborsi per i seguenti cinque anni di legislatura. Quindi, prendendo ad esempio il caso della Margherita, partito confluito nel 2008 nel Pd, questo ha preso per il periodo del governo Prodi i rimborsi e da quell’anno, per altri tre, nonostante il partito si fosse fuso con i Ds, ha continuato a percepirli. Solo dalla prossima legislatura verrà soppressa la norma che prevedeva il versamento delle quote annue anche in caso di scioglimento anticipato di Camera, Senato, Regioni, ma intanto lo Stato ha pagato e, numeri alla mano, nel 2010 i rimborsi complessivamente erogati sono stati di circa 285 milioni di euro dei quali 93 milioni dovuti alla doppia erogazione dei rimborsi relativi alle Camere in essere e a quelle interrotte. Uno scandalo? Sicuramente sì soprattutto leggendo le cifre riportate dall’articolo di Sergio Rizzo sulla ripartizione dei contributi alla politica: dal 1999 al 2008 le retribuzioni dei dipendenti pubblici sono cresciute del 42,5%, i rimborsi del 1.110%. Nel 1996 An e Forza Italia dichiararono spese complessive per 5,1 milioni di euro, nel 2008 il Popolo delle Libertà ha documentato spese per 68,5 milioni. Una lievitazione del 1.239%. Quanto ai rimborsi elettorali, spiega Rizzo, «decollavano del 1.008% da 18,6 milioni a 206,5 milioni». Nel passaggio dall’Ulivo all’Unione le cose non sono andate tanto diversamente: da 17 a 180,2 milioni, una crescita del 960%. E intanto la politica continua a gridare allo scandalo. C’è chi, come i Radicali, ammonisce: «Il finanziamento pubblico ai partiti deve essere azzerato, altro che dimezzamento». Chi, come Domenico Scilipoti, annuncia: «Se mai il Movimento di Responsabilità Nazionale dovesse diventare un grande partito politico, sarei contrario a rimborsi elettorali» e chi come l’Idv Felice Belisario ha presentato, nel 2008, un ddl che propone l’interruzione dei rimborsi per consultazioni elettorali in caso di fine anticipata della legislatura. Tanti impegni. tante promesse, ma nessuno sembra intenzionato a rinunciare al «ricco» premio di consolazione. Alessandro Bertasi, Il Tempo, 2 febbraio 2012

..………….E questi sono quelli che votano silenti e consenzienti i decreti di Monti che ci sommergono di tasse, imposte e minacce. Quelle di Befera che ci promette sangue e (dis)onore  spiandoci fin nelle mutande (guai a chi le porta griffate e non sa spiegare come le ha comprate!).

SUPERMARIO PIU’ TEDESCO DELLA MERKEL

Pubblicato il 2 febbraio, 2012 in Politica | No Comments »

Il premier Mario Montio ospite a Matrix L’intervista di Mario Monti ieri sera a «Matrix» ha confermato alcune cose importanti: 1) non ci sono alternative a questo governo; 2) Monti è l’unico comunicatore presente nell’esecutivo dei tecnici che senza di lui non esisterebbe; 3) ha una forte competenza sul piano europeo, una buona dose di ottimismo, ma sottovaluta la vischiosità del sistema italiano, il suo neocorporativismo; 4) l’azionista di maggioranza del governo resta Silvio Berlusconi, non a caso il presidente del Consiglio ha ringraziato più volte il predecessore, confessando di sentirlo regolarmente. Monti l’ha fatto con una buona dose di furbizia politica. Gli servono i voti del Cavaliere e non deve dare all’opinione pubblica moderata l’idea di uno “strappo” totale dall’esperienza berlusconiana. Machiavellico? Sì ed è meglio così. Ha i piedi per terra. Sul resto, quella di Monti è un’opera in fieri che dovrà essere continuamente messa alla prova dei fatti. Il premier s’è mostrato più abile che in altre occasioni, segno che sta acquisendo familiarità con quel formidabile mezzo che si chiama televisione. È l’unico che nell’esecutivo dà un messaggio coerente, mentre la sua truppa di governo qua e là mostra qualche sfilacciamento. Alcune cose dette da Monti sono condivisibili (meritocrazia, cambio di mentalità, fine delle caste e corporazioni) ma se andiamo nel concreto è chiaro che il provvedimento sulle liberalizzazioni è carente, l’ottimismo sulla crescita eccessivo e quello sull’Europa e sul ruolo della Germania è facilmente contestabile da chiunque conosca le reali intenzioni di Berlino sui destini del Vecchio Continente. Lo stesso Monti sa bene cosa aleggia nella mente della Germania: una nuova egemonia tedesca. Un lapsus è stato rivelatore dello scenario quando Monti ha detto che i tutori del rigore sono la Germania e la Banca centrale tedesca! Si riferiva alla Banca centrale europea, ma da un luogo remoto del suo cervello che aveva registrato la verità è venuta fuori la Buba, la Bundesbank. Ancora un po’ e tornava a circolare il marco. Più tedesco della Merkel. Per fortuna, dopo lo spot, il premier torna italiano.  Mario Sechi, Il Tempo, 2/2/2012

………Sechi dell’esibizione di ieri sera a Matrix di Monti ha dimenticato, forse per non infierire,  la banale quanto squallida ironia sul posto fisso a cui i giovani devono rinunciare anche perchè, ha detto col mezzo sorriso Monti, “il posto fisso è monotono”. Certo, è monotono per lui e per i suoi figli che il posto ce l’hanno e che posti, ma non lo è per i giovani, i meno giovani,  gli attempati quarantenni che non avendo uno stipendio fisso, conseguenza diretta del posto fisso, non possono aspirare neppure a farsi una famiglia. Ironia, quella di Monti, che assomiglia troppo al sarcasmo di chi è abituato a guardare gli altri dall’alto in basso,  il che è forse il ritratto più corrispondente a Monti, più tedesco della Merkel,  sostiene Sechi, a sua volta ironico e sarcastico. Ma a buona ragione. g.

IL PIU’ PURO CHE TI EPURA

Pubblicato il 1 febbraio, 2012 in Politica | No Comments »

Leggo che il Pd vuole mobilitarsi per la nomina di un direttore di telegiornale. Perbacco, quale grande obiettivo. Un modesto consiglio agli amici democratici: si mobilitino per fare chiarezza sulla storia dell’ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, che ha dirottato 13 milioni di euro del partito su conti di società italiane ed estere. Tredici milioni di euro, circa ventisei miliardi lire non quattro stecche da tangentaro per caso. Ecco, se proprio vogliono mobilitarsi, i progressisti hanno un buon argomento per farlo e dimostrare che la politica non è un bipartisan arraffa arraffa. Mi pare una causa decisamente più seria sulla quale impegnarsi per il bene di tutti. Spero anche che il centrodestra, per una volta, mostri un po’ di maturità e memoria. Non è il caso di partire lancia in resta, di strumentalizzare, di mettere la baionetta e partire all’assalto all’arma bianca. Se si ritorna all’antico, alla delegittimazione dell’avversario attraverso l’uso improprio della giustizia, allora gli ultimi diciotto anni di storia non hanno insegnato niente a nessuno. Conosco Francesco Rutelli, Walter Veltroni e Pierluigi Bersani e non posso immaginare che qualcuno di loro sapesse del Lusi manolesta e lasciasse fare. Non credo neppure alla favoletta che ieri girava nelle stanze del Palazzo: quella del «Compagno G» della Margherita, del Primo Greganti bianco che faceva per il partito ma stava silente e pagava per gli altri. È tempo di costruire e non di demolire.

Ma è anche giunto il momento di non buttare la sabbia sotto al tappeto. La sinistra italiana ha fatto della giustizia la sua clava. Una strategia suicida. E ora si vede, perché la vicenda dei quattrini della Margherita che entrano nelle casse del partito e passano nelle tasche del tesoriere fa a pezzi ogni presunta superiorità antropologica delle sinistre. La storia si diverte a scambiare i ruoli e annodare i destini. Mentre il Pd nasceva scoppiò lo scandalo Unipol. Ricordo bene quei giorni di battaglia tra Margherita e Ds. Ci risiamo. Ma le posizioni sono ribaltate rispetto a ieri. Oggi la fazione postdemocristiana è in difesa, mentre l’establishment cresciuto a Botteghe Oscure attacca per tamponare il pasticciaccio con la pubblica opinione. È un deja vù. Brutto segno. Perché alla fine c’è sempre qualcuno più puro che ti epura.  Mario Sechi, Il Tempo, 1° febbraio 2012

.……….E’ la legge del contrappasso o, se si vuole, del “chi la fa l’aspetti”. La sinistra italiana, dal centro alla periferia, ha usato la clava della giustizia e, peggio ancora, del falso moralismo, per criminalizzare gi avversari e costringerli alla resa e, qualche volta, alla morte. Tutto ciò in nome di una presunta superiorià etica di cui s’era fatto bandiera Enrico Berlinguer, dimentico, non certo in buona fede, che il PCI aveva sempre visssuto con i rubli di Mosca, così come la DC s’era foraggiata con i dollari americani. Ma ciò riguardava i partiti e apparteneva  alla necessità delle guerre che non si fanno  con i fichi secchi ma con i quattrini (tanti rivoluzionari, da Lenin a Mussolini,  le loro guerre le hanno combattute con i denari “capitalistici”) . Invece le storie di questi anni hanno riguardato gli uomini che dietro le bandiere hanno pensato solo all’arricchimento personale. E questo è vergognoso. g.

LA CASTA DEI DEPUTATI SI TAGLIA LO STIPENDIO. MA E’ SOLO UNA FINTA.

Pubblicato il 31 gennaio, 2012 in Costume, Politica | No Comments »

Casta taglia lo stipendio Ma è solo una finta
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La Camera ha annunciato lunedì sera il taglio di 700 euro netti al mese di stipendio. Peccato che sia l’ennesimo bluff della Casta e di sforbiciate immaginarie: il provvedimento sbandierato in realtà è soltanto la rinuncia a un altro aumento non ancora entrato in vigore. In pratica non c’è nessun taglio. E’ solo una partita di giro: non è un taglio ma è la rinuncia a un altro aumento. Perché passando dal sistema retributivo a quello contributivo, i deputati si sarebbero visti lievitare la busta paga di circa 700 euro netti al mese, perchè non è più loro chiesto di versare tutti e due i contributi che versavano prima. Non si sono tagliati lo stipendio, i deputati in realtà hanno solo rinunciato a un aumento. I settecento euro in meno in busta paga sono compensati dal mancato versamento delle ritenute che ammontava a 780 euro.  Confermato invece il giro di vite per le spese relative ai collaboratori parlamentari: il rimborso di 3690 euro sarà erogato a forfait per il 50% mentre il restante 50% dovrà essere giustificato. Si tratta di un regime transitorio visto che a partire dalla prossima legislatura la materia sarà disciplinata da una proposta di legge che sarà presentata entro un mese. Libero, 31 gennaio 2012

…….Per una volta vogliamo citare Fini: siamo alle comiche finali. Ed è una vergogna. g.

MOODY’S BOCCIA MONTI: TROPPE TASSE, L’ITALIA AFFONDA

Pubblicato il 30 gennaio, 2012 in Economia, Politica | No Comments »

Moody's boccia la linea Monti: Troppe tasse, l'Italia affonda

La manovra e i primi decreti di Mario Monti non hanno spazzato via il timore che l’Italia possa cadere in una profonda spirale recessiva: gli indicatori economici, in primis il rapporto tra debito e Pil, non permettono di dormire sonni tranquilli. Inoltre, la manovra tutta tasse del professore rischia di generare recessione e di abbattere i consumi. Ma il governo dei tecnici, almeno fino a questo momento, non ha pensato a tagliare la spesa per cercare così di ridurre di qualche punto l’insostenibile pressione fiscale che soffoca il Paese. Gli investitori e gli osservatori internazionali mostrano preoccupazione per la scelta di Monti, ossia quella di correggere i conti pubblici aumentando le tasse e non tagliando la spesa. Ridurre il deficit grazie a nuove imposte, osservano Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera di oggi lunedì 30 gennaio, porta a una contrazione del potere d’acquisto, oltre a battaglie sindacali per l’adeguamento di salari che farebbero così lievitare il costo del lavoro. In sostanza si hanno più costi e meno consumi. Dopo il primo timido piano di liberalizzazioni, che cosa aspetta Monti per dare una sforbiciata alla spesa pubblica?

Allarme Moody’s – La conferma sull’inappropriatezza della manovra ad alto voltaggio fiscale di Monti è arrivata dall’agenzia di rating americana Moody’s, che per il 2012 prevede un calo del Pil italiano pari all’1% dopo una crescita di appena lo 0,6% nel 2011. In un rapporto l’agenzia annuncia una previsione di crescita della disoccupazione dall’8,2% dell’anno passato all’8,8%, un elemento che – si legge ancora – potrebbe provocare un aumento dei mancati rimborsi dei prestiti. Infatti, spiega Moody’s, la manovra Salva-Italia varata da Monti “ridurrà il reddito a disposizione delle famiglie” e i debitori “avranno maggiori difficoltà nei loro pagamenti”. L’agenzia, inoltre, prevede ripercussioni sui “prezzi immobiliari a causa dell’aumento delle tasse sulla proprietà“. E questo “aumenterà le perdite sulle proprietà” soggette a ipoteca. Libero, 30 gennaio 2012