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QUIRINALE, UN ELEFANTE CHE NON SI METTE A DIETA

Pubblicato il 5 gennaio, 2012 in Costume, Politica | No Comments »

La presidenza della Repubblica non ha nessuna funzione operativa, ma in questi anni è cresciuta fino a diventare un governo nel governo e con costi da regno di Bengodi.

In scia ad un articolo di Vittorio Feltri sui costi del Quirinale, e ad una replica di Donato Marra, segretario generale della presidenza della Repubblica, ci è arrivata una lettera, a firma Antonio Ratti, che tratta lo stesso argomento: e che mi sento autorizzato a commentare per avere scritto insieme a Nicola Porro un libro, Sprecopoli, dove un corposo capitolo è dedicato proprio al colle più alto.

Prendendo lo spunto da una vacanza presidenziale a Villa Rosebery, il Ratti si chiede perché Napolitano non vada in albergo. E propone che la villa sia visitata a pagamento dai turisti, che il Quirinale diventi prevalentemente museo, che la tenuta di Castelporziano accolga bambini disabili e bisognosi.

Proposte che corrispondono, ne sono sicuro, ai desideri di tanti italiani.
Nell’essenziale la polemica riguarda una struttura mastodontica che ha duemila dipendenti e comporta spese molto superiori a quelle concesse alla regina Elisabetta (secondo cifre non aggiornatissime trecento dipendenti), o al re di Spagna (543), o a Barack Obama (466), o a Sarkozy (941). Con l’avvertenza che Barack Obama e Sarkozy sono Capi di Stato operativi, non con funzioni prevalentemente notarili o di moral suasion, come l’italiano e il tedesco.

Perché mai, si domandano i contribuenti, il Quirinale costa oltre duecento milioni di euro l’anno e la presidenza tedesca un decimo? Sono proprio necessarie, per lo svolgimento dei compiti assegnati al Presidente, le 1200 stanze del magnifico palazzo che fu residenza dei Papi? È chiaro che, a lume di buon senso non lo sono. Non lo erano nemmeno quando ospitavano i Re d’Italia (ma Vittorio Emanuele III adibiva il Quirinale solo ad ufficio, preferiva vivere nella villa dove Mussolini fu ricevuto il 25 luglio 1943 per un ultimo colloquio, e poi caricato su un’ambulanza).
L’anomalia del Quirinale sta nella sua grandiosa vastità. Lo scandalo del Quirinale sta nel numero degli addetti. Non so oggi, ma fino a qualche tempo fa vi si contavano 20 cuochi, 20 addetti alla biancheria, 6 addetti alle livree. Personalità straniere sono spesso ospiti del Presidente. Ma quest’apparato appare spropositato.

È oltretutto strapagato. Si dà per inteso che chiunque, nell’ambito pubblico, debba lavorare nei centri del potere (il Quirinale o Palazzo Chigi o le Camere) debba avere un sensibile aumento di retribuzione. Che poi rivendicherà, come diritto acquisito, quando sarà restituito alle normali mansioni. In una delle sue sacrosante crociate contro lo spreco, Raffaele Costa propose che per il personale in servizio al Quirinale fossero soppresse «l’indennità di alloggio, l’indennità informatica, l’indennità di guida, l’indennità di servizio caccia, l’indennità di cassa, l’indennità di incarico, la quattordicesima mensilità, la triplice gratifica annua». Temo – ma non oso addentrarmi nei segreti della contabilità ufficiale stando alla quale i parlamentari italiani sono i meno pagati d’Europa – che poche tra queste escrescenze burocratiche siano state smantellate. Anche perché a difesa dei peggiori privilegi si mobilitano sempre i sindacati del pubblico impiego oltre ai vari Tar, Consiglio di Stato e se necessario Corte costituzionale.
La responsabilità del gigantismo quirinalesco non ricade sull’attuale presidente. Viene da lontano e ricade su chi, per una straordinaria voluttà d’amplificazione dei compiti e di moltiplicazione del personale, ha ideato la struttura della presidenza. (Non diversamente vanno le cose quando viene istituita una qualsiasi «autorità»). La prima preoccupazione dei politici e di molti burocrati è quella d’assegnare poltrone e stabilire emolumenti destinati possibilmente a familiari, amici, clienti.

Il marchingegno cui si è fatto ricorso per dilatare il Quirinale è stato semplice. Al Capo dello Stato sono stati attribuiti dei consiglieri – per gli esteri, per gli interni, per le finanze, per la giustizia e così via – ma questi personaggi, anziché limitarsi a informarlo doverosamente sui fatti riguardanti la loro competenza, hanno finito per guidare complessi e affollati uffici con impiegati, segretarie, uscieri, auto blu. Ministeri bonsai che riproducevano e riproducono nella Presidenza la grande struttura dello Stato.

Il Quirinale come sintesi – in verità tutt’altro che sintetica – dello Stato.

Bisognerebbe tagliare, sfoltire, restituire i consiglieri al loro ruolo individuale d’esperti, senza un seguito microministeriale. Ma chi prova a metter mano in quegli ingranaggi rischia d’esserne stritolato. Anche con la maggiore buona volontà si procede a ritocchi, non a riforme, si usano le forbici anziché il machete. Nelle spese per il Quirinale l’appannaggio del Presidente ha un’incidenza minima. Circa 220mila euro lordi l’anno, pur sempre una bella cifra ma meno di quanti percepisce un europarlamentare italiano.
Si può e si deve discutere dell’opportunità che il Capo dello Stato abbia a sua disposizione più residenze (il fasto cerimoniale che caratterizza la monarchia inglese non può caratterizzare una repubblica). Ma il male oscuro non sta tanto in questo tipo d spese – comunque da ridimensionare – quanto nel modo in cui il Quirinale, pigmeo del potere stando alla Costituzione, s’è trasformato in un colosso burocratico: e nessuno riesce a porre rimedio infrangendo – salvo che con modifiche timide – la regola italiana secondo la quale gli organici degli uffici pubblici possono variare solo in crescita, mai in diminuzione. Mario Cervi, Il Giornale, 5 gennaio 2012

……………E dire che l’attuale inquilino del Quirinale, ex rappresentante dei poveri e derelitti, che ormai si atteggia a  sovrano d’altri tempi, è lo stesso signore che ha avuto l’impudenza la sera del 31 dicembre di chiedere agli italiani che vivono con pensioni di fame di fare sacrifici. Per che cosa? Per consentire a lui di vivere da nababbo a spese nostre? E con costi che nessun altro capo di stato fa sopportare ai contribuenti? E non dica che ciò che ha,  lo ha trovato. Perchè sarebbe ancor più offensivo per quel pensionato che stamattina si sfoga con la Gazzetta del Mezzogiorno e accusa: ho una pensione di 950 euro al mese con cui dobbiamo vivere io e mia moglie, 400 euro se ne vanno per il fitto di casa, ce ne restano 550 con cui dobbiamo mangiare, pagare le bollette e mettere la benzina alla modesta utilitaria con cui trasporto mia moglie specie ora che è inverno…..E Napolitano continua a vivere in un palazzo che costa alloo stato 200 milioni di euro l’anno…..Lo abbiamo detto, ci vorrebbe una “primavera mediterranea”  per mettere fine ai privilegi e alla succolenta vita da veri e propri satrapi  dei componenti delle vergognose caste italiane . g.

ECCO I NUOVI POVERI: SCHIFANI, CASINI E RUTELLI A CAPODANNO TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE NEL RESORT EXTRALUSSO ALLE MALDIVE

Pubblicato il 4 gennaio, 2012 in Costume, Politica | No Comments »

Alla faccia della crisi: vacanze esotiche per i politici che sono stati visti in un esclusivo hotel. L’indignazione degli altri turisti

Poveri  La crisi per Schifani, Casini e Rutelli Capodanno nel resort extra-lusso alle Maldive

Tutti insieme appassionatamente. Alle Maldive. Il leader dell’Udc Pierferdinando Casini, il presidente del Senato Renato Schifani e leader dell’Api Francesco Rutelli il deputato del gruppo misto Stefania Craxi si sono ritrovati al Palm Beach resort nell’atollo di Lhaviyani dove le suite costano tra 2550 e 5700 dollari a notte. Il Corriere riporta l’indignazione di una delle turiste tornare dalle vacanze: Molte famiglie come la mia hanno provato una certa indignazione: come di fa a chiedere ai pensionati di tirare la cinghia e poi farsi vedere alle Maldive sistemati non nelle camere dei comuni mortali, ma nelle suite più da urlo dell’isola”. Possibile che i politici siano stati ospiti del proprietario del resort (data la riservatezza del tour operator non è stato possibile verificarlo) in ogni caso in tempi come questi, in cui a tutti gli italiani viene chiesto di tirare la cinghia, impressiona che i politici sguazzino nel lusso…Anche perché contro chi li accusa di guadagnare troppo, replicano: non prendiamo tanto. LIBERO, 4 gennaio 2012

.……………E ora che si scopre che poveracci fanno la fame con i 16 mila euro al mese con annessi e connessi vari, dobbiamo tutti impegnarci a fare una bella coletta per evitare che ora codesti signori stringano la conghia. Anche perchè a stringerla ci pensano gli itlaiani, i lavoratori e i pensioanti che le Maldive le possono solo vedere al cinema (se hanno i soldi del biglietto) o nei sogni, che, alemno quelli, non sono stati ancora nè sottratti nè taqssati da Monti e compagni. g

SE I MAGISTRATI FANNO PIU’ GUAI DI P2, P3, P4, ETC, ETC, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 4 gennaio, 2012 in Costume, Giustizia, Politica | No Comments »

Quando i magistrati non sanno più che pesci prendere, si aggrappano ai cosiddetti reati generici, dall’associazione esterna all’associazione segreta.

Un'aula di tribunale

Così di solito si concludono le inchieste-polverone basate su teoremi e pregiudizi.
Ricordate la P4? Sembrava avessero scoperto una sorta di Al-Qaida italiana, è finita con il patteggiamento a un anno e sette mesi di un faccendiere, Luigi Bisignani.

Non contenti di quel clamoroso fiasco, ora i pm ci riprovano con la P3. Ieri hanno chiesto il rinvio a giudizio di una ventina di persone, tra le quali il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini e del senatore Marcello Dell’Utri.

Avrebbero tramato in pranzi e convegni organizzati da una associazione creata allo scopo. Mi è capitato di mangiare con entrambi, sono buone forchette e se hanno un segreto è come fanno a digerire di tutto senza problemi. Per il resto mi sembra abbiano fatto legittimo e trasparente lavoro di lobby politica, come i banchieri con le loro fondazioni, D’Alema e Fini con le loro associazioni culturali.

Tanto che di reati specifici non c’è traccia, come non ce n’era nella famosa P2, polverone che finì con l’assoluzione di tutti gli imputati. Se c’è una associazione sulla quale bisognerebbe indagare, questa è quella dei magistrati. Non sarà segreta ma fa cose molto strane. Alessandro Sallusti, Il Giornale, 4 gennaio 2012

.……..Sallusti ha il pregio della chiarezza nella sintesi. In maniera sintetica e anche chiara Sallusti espone una opinione che è assai diffusa tra la gente, di ogni colore e tendenza. I magistrati che non riescono ad acciuffare l’assassino di Garlasco, non riescono a fare chiarezza sulla ragazzina di Brembate scomparsa e ritrovata uccisa dopo alcuni mesi nei luoghi che erano stati setacciati dalla protezione civile in salsa pensionistica, non riescono a mettere la parola fine al caso di Avetrana, hanno tenuto in carcere due ragazzi accusati di omicidio e ora dichiarati innocenti, ci hanno messo 20 anni a trovare un assassino per il caso di via Poma a Roma che non si sa se lo è davvero, e potremmo continuare all’infinito, ebbene questi stessi magistrati quando si tratta di reati che più che generici sono evanescenti come le associazioni segrete che poi tanto segrete non sono visto che i presunti aderenti si incontravano a pranzo alla luce del sole, allora sono eccezionalmente veloci nel chiedere il rinvio a giudizio dei “colpevoli”, salvo poi ritrovarseli innocenti dopo averne stritolato le vite private e pubbliche. Tanto poi nessuno paga. g.

LA PRESIDENZA DELLA CAMERA DICE: INDENNITA’ DEI DEPUTATI ITALIANI INFERIORE A QUELLA DEI DEPUTATI DELLA UE”

Pubblicato il 3 gennaio, 2012 in Costume, Politica | No Comments »

Comunicato della Camera in risposta al rapporto della commissione Giovannini. “Al netto stipendi da 5.000 euro”

Montecitorio non ci sta, "indennità inferiori ai colleghi Ue"
Roma, 3 gen. (TMNews) – Le indennità dei deputati risultano inferiori a quelle dei colleghi europei. E’ quanto precisa una nota dell’ufficio di presidenza della Camera a proposito del rapporto della commissione Giovannini. I dati dell’organismo guidato del presidente dell’Istat dimostrano, secondo Montecitorio, che i parlamentari italiani hanno stipendi più bassi rispetto ai Paesi più ricchi dell’Unione europea e che i 16mila euro su cui insistono i media sono in realtà cifre lorde. Secondo l’ufficio di presidenza della Camera “va innanzitutto sottolineato – si spiega nella nota – che dalla tabella di comparazione contenuta nella relazione della commissione, che conferma quanto emerso dallo studio effettuato dagli uffici della Camera, si ricava che il costo complessivo sostenuto per i deputati italiani in carica è inferiore rispetto a quello sostenuto dalle assemblee dei Paesi europei con il Pil più elevato”. Montecitorio sostiene anche che “nel documento l’importo dell’indennità spettante ai deputati italiani (pari a 11.283,28 euro) è indicato al lordo delle ritenute previdenziali, fiscali e assistenziali”. Al netto di tali ritenute l’importo dell’indennità parlamentare, secondo i conti di Montecitorio, è pari mediamente a 5.000 euro. “Tale somma – prosegue la nota – si riduce ulteriormente per i deputati che svolgono un’attività lavorativa per la quale percepiscono un reddito uguale o superiore al 15% dell’indennità parlamentare”. “Sono queste, dunque, le cifre cui bisogna guardare per individuare quanto effettivamente viene posto a disposizione dei deputati a titolo di indennità parlamentare”. “Comparando tale dato con quello degli altri Paesi europei – sottolinea l’ufficio di presidenza della Camera – tenendo conto dei differenti regimi fiscali, l’ammontare netto dell’indennità parlamentare erogato ai nostri deputati risulta inferiore rispetto a quello percepito dai componenti di altri Parlamenti presi a riferimento”. FONTE ANSA, 3 GENNAIO 2012, ORE 20,30
…..Il comunicato dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati, cioè di Fini, è eloquente: a ridurre gli stipendi dei nostri deputati e, ovviamente, dei senatori, non “passa manco per la capa” a nessuno, alla luce, si legge fra le riga del comunicato, delle  (non) conclusioni  cui è giunta l’apposita commissione presieduta dal presidente dell’ISTAT. Eravamo stati facili profeti nel commentare le dichiarazioni rese da quest’ultimo nel prevedere che le (non) conclusioni  della commissione avrebbero fornito l’appiglio a questi signori per sottrarsi con l’impudenza e l’arroganza dei prepotenti ai sacrifici che invece sono stati imposti a tutti gli italiani . E siamo stati facili profeti, anzi ancor più profeti, nel preannunciare che a sostenere l’appiglio sarebbe stato lo stesso Fini, l’ex fascista antisistema, ormai sprofondato nel ruolo,  negli agi e nei privilegi della casta, tanto da difenderli con spudorata faccia tosta. Nè possiamo sperare che quel fregnone di Monti, ormai ben calato nel ruolo di pupazzo nelle mani dei “soliti noti” , intervenga con decreto, come ha fatto per tassare, anzi supertassare i lavoratori e i pensionati italiani, per ridurre d’ufficio gli stipendi di questi riscaldasedie: non è stato capace di eliminare i gettoni ai consiglieri circoscrizionali, figuriamoci se gli riesce di avere il necessario coraggio per  intervenire su deputati e senatori. Se lo facess, un secondo dopo se ne va a casa, lui e i suoi ministri da barzelletta. E’ vero che lui non ci rimette poi troppo, anzi ha già visto saldato in anticipo il suo conto, con la nomina a senatore a vita con relativo e congruo compenso, però il piacere di definirsi “il genero della Germania” non lo potrebbe avere più. E allora cosa resta da fare? Una sola cosa. Far sbocciare una primavera mediterranea. Ma questo è un sogno di una notte di inizio d’anno. g.

TAGLIARE GLI STIPENDI AI POLITICI? E’ COME ANDARE SU MARTE.

Pubblicato il 3 gennaio, 2012 in Costume, Il territorio, Politica | No Comments »

La Commissione incaricata di indicare i tagli da fare: dati insufficienti a capire come tagliare i costi della politica. Insomma di tagliare gli stipendi dei parlamentari non se ne parla per ora, salvo che Fini e Schifani non mantengano le loro promesse e entro gennaio procedano comunque ai tagli. Vedremo!

La domanda è semplice: si possono tagliare gli stipendi dei parlamentari italiani? La risposta non lo è altrettanto. Secondo Enrico Giovannini, presidente Istat, che guida la Commissione incaricata di valutare la questione, il problema è che sì, i nostri deputati e senatori guadagnano più dei loro colleghi europei.

Ma se in termini di stipendio i nostri politici sono “più costosi”, a rendere più difficile il confronto è il fatto che ad abbassare i costi della politica nostrana sono il numero minore di assistenti, i portaborse e le minori spese aggiuntive.

A denunciare la situazione è il rapporto pubblicato sul sito della Funzione pubblica. Impossibile mettere a paragone la nostra situazione e quella degli altri Paesi dell’Eurozona. Difficile anche il lavoro della Commissione incaricata di occuparsi della questione, istituita già dal governo Berlusconi, che denuncia il troppo poco tempo a disposizione per giungere a un verdetto, che era atteso entro il 31 dicembre.

Qualche dato? L’indennità parlamentare per i deputati in Italia è di 11.283 euro, contro i 7.100 della Francia, gli 8.500 dei Paesi Bassi e i 2.813 della Spagna. E se le cifre in Italia sono già alte, all’indennità si deve aggiungere una diaria da 3.500 euro. Ma se le cifre italiane sembrano sproporzionate, è anche vero che non tengono conto delle minori spese accessorie.

In Italia ogni mese i deputati spendono in spese di segreteria e rappresentanza circa 3.690 euro, una cifra sensibilmente inferiore ai 9.100 che i francesi spendono per i collaboratori.

La camera dei deputati

Diversa la situazione in Austria e Germania. Nel primo caso i portaborse sono dipendenti della Camera, mentre nel secondo vengono pagati dal Parlamento, per un totale di 14.700 euro.

Non solo: ai politici di casa nostra vanno anche 1.331,7 euro per i trasporti, nonostante la possibilità di viaggiare gratis su treni, autostrade, navi e aerei, 258,2 euro per le spese telefoniche e 41,7 euro per la dotazione informatica. Molto diversa la situazione francese. I politici d’oltralpe percepiscono 6.412 per le spese di rappresentanza, ma non prendono nessuna diaria, che gli permetta di pagarsi un affitto nella capitale. Hanno però la possibilità di accedere ad alloggi a tariffe agevolate. Inoltre non hanno nessun rimborso per i trasporti, bensì un carnet di biglietti che gli consentono 40 viaggi da Parigi al proprio collegio d’appartenenza e una carta ferroviaria con sconti ulteriori.

E ad essere sproporzionato rispetto alla media europea è anche il vitalizio che ogni parlamentare riceve dopo cinque anni di mandato, ora sostituito dalla pensione con metodo contributivo, pari a 2.486 euro al mese. Per lo stesso periodo in Francia vengono corrisposti ai parlamentari 780 euro con un versamento del 10,5% dell’indennità legislativa.Ma la Commissione denuncia: “I dati raccolti sono del tutto provvisori e di qualità insufficiente per una utilizzazione ai fini indicati dalla legge“. Ovvero insufficienti perché si possa capire se, come e dove tagliare i costi della politica. Non è bastato “l’impegno profuso“, soprattutto “tenendo conto dell’estrema delicatezza del compito ad essa affidato, nonchè delle attese dell’opinione pubblica sui suoi risultati“, che non ha messo la Commissione “in condizione di effettuare il calcolo di nessuna delle medie di riferimento con l’accuratezza richiesta dalla normativa“. Andrea Cortellari, Il Giuornale, 3 gennaio 2012

……..E voilà! Per tagliare le pensioni, imporre le tasse, aumentare la benzina, e tutti gli altri aumenti che sono già scattati  da ieri l’altro senza nessuna preoccupazione per milioni di persone che se prima non potevano arrivare alla quata settimana del mese ora non sanno come arrivare alla seconda, non vi sono nè dubbi, nè incertezze; invece  per tagliare gli stipendi, le indennità, i benefit e i privilegi dei nostri parlamentari,  incapaci sinanche di esprimere un governo politico e ridottisi a subire i burocrati che magari essi stessi hanno aiutato a far carriera, non c’è commissione che sia capace di districarsi nella giungla deegli stipoendi europei.  Il presidente della commissione incarica di proorre i tagli,  che è anche presidente dell’Istat, ha fatto sapere che è difficile stabilire come e di quanto tagliare gli stipendi di loro signori. E ci pare sia  l’ennesima presa per i fondelli degli italiani da parte della casta. Vedremo se difronte a tale siffatta (e molta dubbia) dichiarazione di impotenza,  i due presidenti delle Camere, Fini e Schifani, sapranno mantenere il loro impegno di poche settimane fa quando hanno assicurato che se la commissione non avesse concluso i lavori, avrebbero provveduto loro  due entro gennaio. Non voremmo essere facile profeti ma si insinua il dubbio del solito sofisma nei quali è maestro più che Schifani, Fini, il quale potrebbe essere tentato dal distinguere tra conclusione dei lavori (che c’è stata ) e  esito  degli stessi che invece non ci sono. Per cui in mancanza di esiti non si può procedere…e gli stipendi della casta continueranno ad essere salvi e noi tutti rimarremo cornuti e gabbati.g

TUTTE LE 50 TASSE DI MONTI. E A PAGARE SONO GLI ONESTI.

Pubblicato il 2 gennaio, 2012 in Economia, Politica | No Comments »

Ecco l’elenco di tutti i balzelli del governo tecnico. Dall’Iva al canone, dalla benzina alle rendite: non vengono colpiti i privilegi della Casta

Tutte le 50 tasse di Monti A pagare sono gli onesti

Pdl, Pd e Terzo Polo forse non lo sapevano, ma con il loro voto di fiducia hanno detto sì a 50 tasse. La «salva Italia», il Milleproroghe e gli aumenti accordati da governo o Authority nelle ultime ore hanno fatto salire il conto degli italiani. Tra una salassata e l’altra i contribuenti perderanno uno stipendio. Massacrati gli onesti e risparmiati i parassiti e la Casta. Sulla carta gli aumenti sono 28,  in realtà sono più di cinquanta. Ecco i rincari,  da oggi in vigore.

1) CASA – Da quest’anno scatta l’Imu, l’imposta municipale sugli immobili. Due le aliquote: 0,4 per mille sulla prima abitazione, 0,76 per mille sulle altre case di proprietà.
2) RENDITE – L’Imu  garantirà un maggior gettito rispetto alla vecchia Ici, grazie all’ampliamento della base imponibile attraverso l’aumento fino al 60% dei moltiplicatori previsti per i fabbricati iscritti al Catasto.
3) IRPEF – Il governo ha bloccato l’aumento delle aliquote, ma ha concesso alle Regioni la possibilità di aumentare l’addizionale dallo 0,9% all’1,23%.
4) IMMOBILI ALL’ESTERO – Introdotta un’imposta ordinaria sul valore delle abitazioni detenute all’estero dalle persone fisiche. Il costo? Pari a quella dovuta sugli immobili tenuti in Italia. Previsto comunque un credito d’imposta per le eventuali imposte patrimoniali dovute nel Paese in cui gli immobili sono situati.
5) BOLLO SUI CONTI – Scatta l’imposta di bollo per le comunicazioni relative a strumenti e prodotti finanziari: sarà dell’1 per mille nel 2012 e dell’1,5 per mille a partire dal 2013. L’applicazione dell’aliquota proporzionale è estesa:
5-a) alle gestioni patrimoniale
5-b) alle quote di fondi di investimento italiani ed esteri
5-c) alle polizze vita
5-d) ai buoni fruttiferi postali per i quali, tuttavia, è stabilita una soglia di esenzione qualora il valore non superi i 5mila euro
6) ESTRATTI CONTO – Il bollo sugli estratti conto e i rendiconti dei libretti di risparmio resta a 34,2 euro per le persone fisiche. Sale invece a 100 euro se il cliente non è una persona fisica.
7) IMPOSTA SULL’ESTERO – Introdotta un’imposta sulle attività finanziarie detenute all’estero dalle persone fisiche. Si applica con le stesse aliquote della nuova imposta di bollo sulle attività detenute in Italia.
8) IMPOSTA SULLO SCUDO – Nuova imposta di bollo sulle attività finanziarie “scudate” per continuare a mantenere l’anonimato col Fisco italiano: l’imposta è fissata al 10 per mille per quest’anno, al 13,5 per mille per il 2013 e al 4 per mille a partire dal 2014
9) UNA TANTUM SULLO SCUDO – Solo per quest’anno è istituita un’imposta straordinaria del 10 per mille sulle attività finanziarie “scudate” che, alla data del 6 dicembre 2011, sono state prelevate o liquidate.
10) TASSA SULL’AUTO – Addizionale erariale alla tassa automobilistica regionale, da versare allo Stato, sulle auto di potenza superiore ai 185 Kw: sono 20 euro per ogni chilowatt che supera il limite.
11) TASSA SULLA BARCA – Prevista un balzello sullo stazionamento, navigazione, ancoraggio e rimestaggio per le unità da diporto che stazionano nei porti nazionali o navighino nelle acque italiane: si va dai 5 euro al giorno per le piccole imbarcazioni, fino a 703 euro per le navi superiori ai 64 metri.
12) TASSA SUGLI AEREI – Nasce un’imposta erariale sugli aeromobili:  si va da 1,5 euro al chilo (per gli aerei fino a mille chili) a 7,55 euro al chilo (per gli aerei superiori a 10000 chili).
13) ACCISA BENZINA – Aumenta l’accisa sulla benzina (con inevitabile rincaro dell’Iva e quindi del prezzo finale) di 8,2 centesimi al litro
13-a) Da ieri rincaro dell’accisa sui carburanti in Piemonte: 5 centesimi, che diventano 6,1 col rincaro l’Iva
13-b) Aumenta l’accisa in Liguria: 5 cent, quindi 6,1 cent (contando pure l’Iva)
13-c) Rincara di 7,6 centesimi l’accisa nelle Marche: il prezzo finale sale così di 9,1 centesimi.
13-d) Carburante più caro anche in Toscana: +5 cent,  +6,1 considerando la solita  Iva.
13-e) Accisa più consistente pure in Umbria: +3,4 cent, prezzo finale +4,1 centesimi.
13-f) Rincari legati ai carburanti anche in Lazio: l’accisa fa un balzo di 2,6 cent, aumentando il pieno di altri 3,1 cent al litro.
14) ACCISA GASOLIO – L’accisa sul gasolio è già aumentata di 11,2 centesimi al litro.
15) ACCISA GPL - Non si salva nemmeno il gpl, la cui accisa sale di 2,6 centesimi.
16) PIÙ IVA/1 – Dal 1° ottobre è disposto un incremento di due percentuali dell’aliquota Iva ridotta, che salirà dal 10 al 12%.
17) PIÙ IVA/2 – Sempre dal  1° ottobre rincarerà (dopo l’aumento dello scorso settembre) l’aliquota ordinaria dell’Iva: passerà dal 21 al 23%.
18) TASSA SUI RIFIUTI – Alla tariffa per il servizio rifiuti si applica una maggiorazione pari a 0,3 euro per metro quadrato di superficie (elevabile dal Comune fino a 0,4 euro). Il tributo dovrebbe comunque scattare nel 2013.
19) MENO PENSIONE – Saranno indicizzate all’inflazione solo le pensioni fino a 1.400 euro. Di fatto, gli assegni superiori subiranno una specie di tassazione, ovvero il mancato adeguamento del trattamento all’aumento del costo della vita.
20) CONTRIBUTI AUTONOMI – Salgono le aliquote contributive per coltivatori diretti, artigiani, commercianti e autonomi: aumenteranno dell’1,3% quest’anno, poi l’incremento sarà dello 0,45% fino ad arrivare ad un’aliquota del 24%.
21) AUTONOMI SEPARATI – Aumentano di uno 0,3% l’anno (fino a raggiungere un’aliquota del 22%) i contributi per gli autonomi iscritti alla gestione separata Inps.
22) TASSA SUL TFR – Per la quota superiore al milione di euro del trattamento di fine rapporto si applicherà l’aliquota massima Irpef del 43%.
23) PENSIONI D’ORO – Arriva un prelievo del 15% sugli assegni previdenziali che superano i 200mila euro.
24) CARO TABACCO – Nessun aumento del prezzo delle sigarette. Aumentano le accise solo sul tabacco trinciato ovvero quello venduto in buste per preparare manualmente le sigarette.
25) CANONE RAI – Il canone Rai aumenta anche quest’anno. Entro il 31 gennaio bisognerà versare la somma di 112 euro: 1,5 euro in più rispetto al 2011.
26) PEDAGGI – L’ultimo giorno dell’anno sono stati decisi gli aumenti dei pedaggi autostradali in vigore già da ieri. Ecco i rincari tratta per tratta:
26-a) Autostrade Meridionali: +0,31%
26-b) Autostrade del Brennero: +1,22%
26-c) Torino-Savona: +1,47%
26-d) Milano-Serravalle: +1,85%
26-e) Tangenziale di Napoli: +3,49%
26-f) Autostrade per l’Italia: +3,51%
26-g) (Sitaf) barriera di Bruere +4,15%; barriera di Salbertrand +5,12%; barriere di Avigliana +5,62%
26-h) Società autostrada Tirrenica: +4,82%
26-i) Autostrada dei Fiori: +5,22%
26-l) Autostrade Centro Padane: +5,62%
26-m) Società autostradale Ligure Toscana: +5,68%
26-n) Autostrade Torino-Ivrea: +6,66%)
26-o) (Satap) Torino-Novara Est +6,32%; Novara est-Milano +6,8%
26-p) Strada dei Parchi: +8,06%
26-q) Brescia-Padova: +7,45%
26-r) Autocamionale della Cisa: +8,17%
26-s) Satap, tronco A21: +9,7%
26-t) Società autostrade valdostane: +11,75%
26-u) Autovie Venete: +12,93%
26-v) Raccordo autostradale della Valle d’Aosta: +14,17%
27) BOLLETTE GAS – L’Autorità per l’energia (e il governo non l’ha fermata, come invece è successo in Spagna) ha deciso un rincaro del 2,7% per la tariffa del gas
28) BOLLETTE LUCE – Sempre l’Authority ha aumentato del 4,9% la tariffa elettrica. di Giuliano Zulin, Libero 2 gennaio 2011

VENDOLAE’ UN ROBIN HOOD AL CONTRARIO: RUBA AI PUGLIESI POVERI PER RESTARE RICCO LUI

Pubblicato il 2 gennaio, 2012 in Il territorio, Politica | No Comments »

In Puglia la mazzata peggiore per l’addizionale regionale Irpef. Il governatore e leader di Sel l’ha portata all’1,73%

Vendola Arriva Nichi, Robin Hood al contrario: ruba ai pugliesi poveri per restare ricco lui

Il giorno prima del varo del decreto salva-Italia il Governatore della Puglia, Nichi Vendola, è uscito quasi trionfante dal vertice delle Regioni con il premier, Mario Monti. A sentire lui aveva sventato il taglio dei trasferimenti del Fondo sanitario nazionale alle Regioni, limitando assai i danni per la sua Puglia. Vero che nel decreto legge c’era un aumento dell’aliquota base dell’Irpef regionale dallo 0,90% all’1,23%, ma per i pugliesi questo avrebbe significato assai poco: proprio Vendola alla vigilia dell’estate aveva aumentato quell’aliquota per il 2011 portandola all’1,20%: la variazione avrebbe dovuto essere leggerissima (0,03%). Tanto che il suo assessore al Bilancio, Michele Pelillo, si è lasciato andare a dichiarazioni stampa rassicuranti: «Avendo già deciso gli aumenti, la Puglia lascerà inalterate le addizionali».

I contribuenti devono avere sorriso e perfino applaudito, poverini. Non sapendo che il linguaggio dei politici deve sempre essere interpretato. Solo due settimane più tardi i pugliesi hanno scoperto l’amara verità: non solo la nuova aliquota base per loro non è dell’1,23%, essendo salita all’1,53%, ma la stangata è soprattutto sui redditi bassi ed è perfino più tenue su quelli medio-alti, per cui la nuova aliquota è dell’1,73%. Nel 2010 infatti la Puglia aveva due addizionali regionali Irpef: una dello 0,90% fino a 28 mila euro di reddito complessivo, e una dell’1,40% da quella cifra in su, senza distinzione fra redditi medio-bassi, medi, medio-alti, alti e super-alti. Secondo la divisione tradizionale in queste categorie per altro Vendola appartiene alla tranche dei redditi alti (circa 14 mila euro al mese), risparmiata dalla sua manovra. Nel giro di un solo anno infatti l’addizionale regionale pugliese è cresciuta del 70% sui redditi bassi e perfino su quelli inferiori ai mille euro lordi al mese.

Per chi guadagna anche ventimila euro netti al mese invece la scure fiscale di Vendola è stata assai più comprensiva: l’aumento è stato del 23,6% rispetto al 2010. E certo l’idea che nella Regione del governatore rosso che più rosso non si può vengano presi a ceffoni i poverelli e trattati con i guanti i ricchi, fa una certa impressione. Tanto più che Vendola aveva tutti i poteri di legge per compensare le entrate diminuendo su redditi bassi e bassissimi (ad esempio fino ai 10-15 mila euro) l’aliquota base fino allo 0,73%, e diversificando le aliquote a seconda dei redditi (1,40 fra 15 e 28 mila e 1,73 come ha fatto da lì in su). Perché abbia fatto l’esatto opposto di quanto professato in centinaia di comizi, interviste e discorsi vari, Vendola l’ha fatto capire per la prima volta durante una delle ultime puntate della trasmissione Servizio pubblico di Michele Santoro: «Perché ho tassato anche i redditi al di sotto dei 15 mila euro? Perché sopra i 15 mila non si becca nulla». Verità un po’ disarmante, e a dire il vero anche ampiamente disarmata da quel che avviene in altre Regioni. I poveri sono trattati meglio di quanto non faccia Vendola in Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Liguria, Piemonte, Umbria, Veneto, Toscana, Sardegna, Basilicata, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Valle D’Aosta. Quasi dappertutto, quindi.  Franco Bechis, Libero, 2 gennaio 2011

AGENZIA DI VIAGGI NIKI VENDOLA. UNA MISSIONE OGNI 5 GIORNI

Pubblicato il 2 gennaio, 2012 in Il territorio, Politica | No Comments »

Nel 2011 per Vendola e gli assessori della Puglia trasferte da New York a Sidney. La spesa? 784mila euro

Bisogna ammetterlo: da quando c’è Nichi Vendola, la regione Puglia viaggia. Soprattutto il suo presidente: macina migliaia di chilometri, al prezzo di decine di migliaia di euro.

Nichi Vendola, leader del Sel

Ecco perché andrebbe completata la frase con cui il governatore ha varato il bilancio 2012: «Con la crisi quest’anno abbiamo avuto tutti l’idea di essere malati e privati di qualcosa». Tutti privati, tranne lui. La crisi non ha impedito a Nichi di impegnarsi febbrilmente nelle missioni all’estero, quei viaggi fatti in nome (e a spese) del contribuente all’insegna di una diplomazia estera che manco l’Onu. In un anno sono state firmate 67 delibere per autorizzare un’ottantina di missioni fatte dal presidente della Regione, dagli assessori della giunta, e dai funzionari dell’ente. A sfogliare le delibere del 2011 si riceve un’impressione netta: la Regione Puglia è più animata di un porto di mare, ogni cinque giorni in media qualcuno ha fatto le valigie ed è partito.

Tra gli ultimi viaggi che hanno trovato una copertura finanziaria c’è quello che Vendola ha fatto in Cina dal 7 al 14 novembre. Obiettivo della missione: rafforzare la cooperazione tra la provincia del Guangdong e le organizzazioni pugliesi del settore green economy. Vendola, come un novello Marco Polo si è incamminato lungo la via della seta in compagnia di Francesco Manna, suo capo di Gabinetto per un viaggio che è costato in tutto 24mila euro. «È importante essere qui in Cina, – ha commentato il governatore pugliese – perché è terra di innovazione e di prodigi». E in effetti prodigiosa è anche la cifra che Nichi e il suo accompagnatore sono riusciti a spendere per soggiornare negli alberghi del Guangdong e di Hangzhou, la seconda meta del pellegrinaggio cinese: 6.690 euro in tutto. Vale a dire in media 477 euro a testa per ogni notte passata nel Paese del dragone. E se le spese per il pernottamento fanno pensare a un trattamento da nababbo, quelle aeree non sono da meno: Vendola e Manna hanno speso infatti 6.371 euro.

Per capire i prodigiosi sviluppi dell’intesa tra Vendola e il Guangdong bisognerà aspettare, ma il leader Sel oltre a essere un navigatore è anche un sognatore. In Cina infatti ha avuto una visione e ha fatto una promessa: «Sogno un mondo in cui è possibile che migliaia di studenti pugliesi possano laurearsi qua e migliaia di studenti cinesi vengano a studiare in Puglia». Per questo ha raggiunto un accordo con la provincia cinese per istituire a Bari una sede dell’Istituto Confucio, il nono in Italia. Proprio quello che ci voleva.

La Regione Puglia è un faro di alacrità nel pianificare le missioni, un tour operator dalle innumerevoli risorse organizzative. E soprattutto economiche: a maggio è stata firmata la delibera per approvare la spesa di 784mila euro da destinare alle missioni. Magari Vendola dirà che è sempre meno del Milione di Marco Polo, chissà se i suoi elettori saranno d’accordo. L’ente spende in media più di duemila euro al giorno per far viaggiare il proprio presidente, gli assessori e i funzionari.

Di queste risorse, 675mila euro sono destinate proprio alle missioni all’estero: dalla sede della Regione Puglia non c’è angolo di mondo che non si possa raggiungere, New York, Sidney, Londra, Parigi, Siviglia sono solo alcune delle moltissime mete dei globetrotter pugliesi. E poi ci sono i viaggi tra Bruxelles e Bari, perché i funzionari devono raggiungere la città pugliese dall’ambasciata regionale in Belgio: 500 metri quadri in Rue de Throne che la Regione ha pagato 2milioni di euro. «Sarà un polo di accoglienza per tutta la comunità pugliese con pavimenti in pietra di Trani e decori di marmo della Murgia» aveva assicurato Vendola. Di certo, sui pavimenti destinati alle suole della comunità scorrono via veloci anche i trolley dei dirigenti in partenza per Bari. Il Giornale, 2 gennaio 2011

.…………..Ovviamente il Niki, profeta della gente povera, saprà trovare le parole giuste per spiegare che tutti quei soldi in viaggio, compreso quello in Cina, come Craxi un ventennio fa, li ha spesi per studiare da vicino come fare per aiutare i derelitti pugliesi ai quali vende tanto fumo quanto ne producono tutte le fabbriche del mondo messe assieme. Naturalmente senza arrosto, perchè l’arrosto è riservato a lui e ai suoi colleghi consiglieri regionali che hanno si modificato le norme sul vitalizio ma con decorrenza 2020. Perchè loro non sono fessi:le regole decorerranno per gli altri, mica per se stessi. Naturalmente il Niki troverà chi lo difenderà, anzi un particolare avvocato d’ufficio già ce l’ha. E’ il presidente della provincia di Bari, il noto Schiuttli che un giorno conciona e l’altro pure, il quale sulla Gazzetta di oggi ha trovato il modo di bastonare,a parole, ovviamente, quanti hanno criticato l’ingenrenza del Niki nella nomina di un primario medico  al San Paolo, il prof. Sardelli, a favore  del quale, secondo la testimonianza resa ai PM dall’ex lady di ferro della sanità pugliese, Lea Coserntino, furono riaperti i termini di un concorso  poi vinto dallo stesso Sardelli. “Ha fatto benissimo Vendola, ha tuonato il nuovo Catilina Schittulli, perchè Sardelli è bravo, parola mia che l’ho visto curare mio padre”. Il punto è, ma lo dimentica Schittulli che tuona contro gli sprechi e gli abusi quando riguardano gli altri,  che non è in discussione la bravura di questo o quello, il punto è che sono in discussione le regole che o ci sono o non ci sono e se ci sono debbono valere per tutti, compreso Niki e Sardelli. Ma Schittulli che vede all’orrizzonte sfumare il sogno di divenire il nuovo Garibaldi in salsa pugliese, sogna di diventare almeno sindaco di Bari dopo Emiliano. Per questo….lecca lecca a Vendola. g.

LA PRIMAVERA MAI ARRIVATA. I “NUOVI LEADER PEGGIO DEI RAIS”

Pubblicato il 2 gennaio, 2012 in Costume, Politica, Storia | No Comments »

Dal Cairo a Tunisi a Bengasi, piazze ancora in rivolta: ieri contro i tiranni, oggi contro chi li ha rimpiazzati

La chiamavano primavera,ma quest’anno non arriverà. La stagione delle illusioni se n’è andata,ha lasciato posto allo sconforto di una rivoluzione mai germogliata. Lo dicono a Sidi Bouzit dove la fiammata e il sacrificio del venditore ambulante Mohammed Bouazizi accese la rivolta tunisina. Lo ripetono le folle egiziane di piazza Tahrir. Lo gridano qui a Maidan Al Shajara, la Piazza dell’Albero nel cuore di Bengasi dove i lavoratori neri in tuta e caschetto giallo fedeli a Gheddafi randellarono i dimostranti dando vita alla leggenda dei mercenari al soldo del raìs.

Dieci mesi dopo la piazza è di nuovo piena con i sacchi a pelo srotolati e le tende coperte di murales. Ci sono gli invalidi di guerra con i moncherini fasciati. Ci sono i reduci in mimetica e scarponi, gli intellettuali verbosi, gli arrabbiati cronici. Tutti di nuovo in piazza. Tutti di nuovo a gridare slogan al cielo. Tutti pronti a inveire contro i nuovi «raìs». Ibrahim Musmari ha 25 anni compiuti da poco. Le due gambe dilaniate da un razzo esploso davanti alla sua jeep sono rimaste su una duna di Brega. Fino a una settimana prima era solo un fabbro. Raccoglieva ferraglia, la plasmava tra incudine e martello e ci ricavava quel che bastava per vivere. Poi ha imbracciato il kalashinikov, s’è sentito un eroe. «Quando mi svegliai all’ospedale e scoprii di essere vivo mi arrabbiai. Avrei preferito essere già in paradiso. Gli amici mi dissero “sii felice, ora sei un eroe hai dato metà di te per la rivoluzione”.Mi mandarono a curarmi in Qatar e poi in Grecia. Non avevo più le gambe ma tutti mi aiutavano. Poi hanno ucciso Gheddafi e io mi sono ritrovato qui a Bengasi, senza un soldo, senza un sussidio, senza un grazie. Non sono più né martire, né eroe. Sono solo un rottame. Sono come quei pezzi di ferro con cui mi guadagnavo da vivere. Mi hanno usato e venduto ».

Dietro alla carrozzella dell’invalido si fan largo le urla di Mararfel Sway. Ha 50 anni, dirige un sindacato e nonostante cammini ancora sulle proprie gambe sembra molto più infuriato del povero Ibrahim. «Perché grido? Perché urlo? Leggiti quei 18 punti – sbraita puntando il dito contro il manifesto appeso a un palazzo – vogliamo che il Cnt (Consiglio Nazionale di Transizione) ci dica come usa i soldi del petrolio, vogliamo sapere quando ci sarà un’elezione e come gestiranno il nostro futuro. A dieci mesi dalla rivoluzione non conosciamo neppure i nomi di tutti i componenti del Cnt, l’identità di molti continua ad esser segreta… e sai perché? Perché sono gli stessi che controllavano soldi e istituzioni con Gheddafi».

Anche tra i giovani ritornati nella Piazza dell’Albero il refrain più di moda è trasparenza.

«Il potere del Cnt è oscuro come una finestra infangata- s’infervora il 23enne Mohammad Albajenie. A febbraio bivaccava nelle tende dei Giovani per il Cambiamento piantate davanti al tribunale,sognava l’eldorado petrolifero di una Libia trasformata in nuova Dubai. Ora per pagarsi l’università lavora in un supermercato e la sera corre in piazza per urlare la propria delusione: «Ci hanno promesso la democrazia perché non si dimettono? Non sono stati né scelti né eletti, sono lì solo perché erano gli unici a disposizione, devono andarsene a casa, vogliamo un Cnt eletto dal popolo».

La rabbia di Maidan Al Shajara a Bengasi è la stessa respirata due settimane fa a Sidi Bouzit in Tunisia. Nell’epicentro di tutte le rivolte arabe del 2011 Moez e gli altri colleghi del carrettiere martire Mohammed Bouazizi, ripetono in coro un solo concetto. «Lui è morto e ci ha regalato la libertà di protestare, ma quelli arrivati dopo Ben Alì non ci hanno ancora dato né lavoro né dignità. Qui la rivoluzione è solo uno slogan, tutti lo ripetono ma quando fanno i conti con il portafoglio scoprono di esser poveri come prima».
Un’identica frustrazione dilaga tra i tavolini del quartiere Bursa, la retrovia di piazza Tahrir dove i rivoluzionari della prima ora, i ragazzi e le ragazze ammaliati dal sogno di un Egitto democratico, laico e liberale fanno i conti con il tradimenti degli islamici e i fucili dei militari.

Alaa Alja, 22 anni, ti mostra i quindici punti di sutura nascosti sotto la fascia azzurra annodata sul capo. «Li vedi questi? I militari ci hanno tirato dei mattoni dall’alto di un palazzo, intorno a me i miei amici sono morti colpiti dai proiettili. In piazza quella sera c’eravamo solo noi. I Fratelli Musulmani, i salafiti, gli islamici ormai pensano solo alle elezioni e al potere. Ci hanno usati per cacciare Mubarak e ora lasciano che i militari ci facciano fuori. La rivoluzione un anno fa era un sogno, ora è solo un ricordo dal gusto amaro». Il Giornale, 2 gennaio 2012

.………….E’ un film già visto più e più volte.  Potremmo citare centinaia di esempi. Ne facciamo uno solo. Alla caduta del fascismo furono tanti i gerarchi  che smessa la sahariana si affrettarono ad indossare la nuova divisa, e ancor di più furono  gli adulatori che si inventarono antifascisti e ripresero ad adulare, ora  i nuovi potenti. Quindi niente di nuovo sotto il sole. g.

E’ STATA LA CULONA, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 31 dicembre, 2011 in Politica | No Comments »

Quando si dice che non tutte le ciambelle riescono col buco. E dire che quella confezionata da Napolitano per fare fuori Berlusconi già era poco credibile a caldo.

Troppe mani avevano partecipato all’impasto e alla lievitazione, dentro e fuori l’allora maggioranza. Poco credibile quella necessità di urgenza assoluta finita nel dimenticatoio un minuto dopo il giuramento del governo Monti. Troppo oscuro il percorso che aveva portato alla scelta di quei ministri così tecnici ma così ammanicati con poteri altri dalla politica. Ieri si è scoperto che la farina non veniva dal nostro sacco, ma da quello della Merkel. Lo svela il quotidiano Wall Street Journal , che racconta di una telefonata tenuta segreta fatta il 20 ottobre a Napolitano nella quale la cancelliera tedesca chiede con forza l’allontanamento di Berlusconi e in cambio promette aiuto e comprensione per l’Italia.Non sappiamo che assicurazioni abbia avuto da Napolitano, certo è che solo quattro giorni dopo, il 24 ottobre, la cancelliera si sentiva certa che Berlusconi era finito, al punto da ridere di lui durante la conferenza stampa del G8 insieme al sodale Sarkozy.

Passano due settimane e la Merkel è accontentata. Napolitano nomina Monti senatore a vita. È lo stesso Monti che ha raccontato come è andata: «Ero a Berlino e ho ricevuto una telefonata del Quirinale che…». A Berlino? Ma guarda la coincidenza. Ovviamente ci sarà una spiegazione anche a questo, speriamo che non sia come quella data ieri da Napolitano sulla telefonata: sì, c’è stata, ma abbiamo parlato d’altro. Già, del tempo o forse della comune fascinazione giovanile per il comunismo: lei in carriera nella Germania dell’Est, lui a stendere comunicati a favore dell’invasione russa dell’Ungheria e contro il Nobel al dissidente Sacharov.

Insomma, in ottobre il Paese non era in pericolo, non più di quanto lo sia adesso. Altri interessi hanno portato alla sceneggiata istituzionale. Quelli del comunista Napolitano sono ovvi e noti. Quelli della Merkel meno. Non credo che la signora si sia vendicata per aver appreso da una intercettazione illegale che Berlusconi la chiamava in privato, e da buon cronista, «la culona». No, credo che più che la signora abbia circuito, insieme a mister Obama e a Sarkozy, nonno Napolitano per piegare l’Italia al loro volere su questioni altre, tipo Libia, asse con Putin, oleodotti e altri mega affari.

Ma su questo ne sapremo di più alla prossima telefonata con gli ordini per Quirinale e Palazzo Chigi. Alessandro Sallusti, Il Giornale 31 dicembre 2011

.……………..L’anno si chiude con questa “bella” notizia, quella svelata dalla stampa americana secondo cui quella di Berlusconi sarebbe stata una vera e propria defenestrazione chiesta dalla Merkel a Napolitano e da questi eseguita. Sulla vicenda, che il colle sul quale regna Giorgio 1°  s’è precipitato a smentire,  infuria la polemica e la Lega, per bocca di Calderoli,  che come riferisce Sallusti svela retroscena inquietanti, chiede che venga istiuita una commissione d’inchiesta che faccia luce e sopratutto faccia verità. Non crediamo molto alle commissioni di inchiesta e non ci interessano tra 30 anni le pasticciate conclusioni. Restiamo al presente. Ci pare che a rivedere il film delle dimissioni di Berlusconi, della nomina dell’anonimo Monti a senatore a vita, della sua urgente “chiamata” al capezzale dell’ammalato, cioè l’economia italiana,  nella veste di inedito “uomo del colle”, la cura da cavallo a spese dei soliti poveri prescritta dal governo dei tecnici superbravi, tutti sino a poco prima burocrati ben pagati, la presa d’atto che la cura non è servita a niente e che i superbravi sono al più ottimi superasini, ecco a rivedere questo film non c’è da stupirsi che le rivelazioni della stampa estera siano vere, esatte al millesimo. Del resto basta pensare all’ottimo esecutore della congiura di palazzo,  cioè a Napolitano. Come ricorda Sallusti, Napolitano è lo stesso signore che nelle giornate che videro la “meglio gioventù″ ungherese morire sotto i cingoli dei carri armati sovietici,  stilava dichiarazioni di sostegno alla’armata rossa, rossa come il sangue dei martiri ungheresi, è lo stesso signore che si indignava per il Premio Nobel al dissidente sovietico Sacharov, lo stesso che all’alba del 20 agosto 1968, mentre a Praga la breve Primavera dubcechiana era stritolata dalla invasione ordinata dalla gerontocrazia al potere nella Russia poststaliniana, insomma è lo stesso signore che da sempre è stato uno straniero in Patria. Ora avrebbe solo cambiato  “padrone”: dalla Russia alla Germania, ma sempre con lo stesso intento, cioè far soccombere gli interessi nazionali. Certo ne ha fatto di strada Napolitano. Da modesto funzionario comunista della corrente migliorista del PCI guidata da Giorgio Amendola a potente  plenipotenziario tedesco in Italia. Tanto potente da essere riuscito lì dove non era riuscito Togliatti: imporre il potere dei soviet dimissionando la democrazia e commissariando il Parlamento eletto dal popolo, quindi sostituendosi al popolo. Peggio di così non potevamo chiudere questo 2011, decennale delle Due Torri. Augurarci che il 2012 sia migliore ci pare ritualmente inutile fino a quando le forze politiche in un sussulto di dignità non decideranno di cambiare strada e recuoerare a se stesse al nostro Paese dignità e autonomia. Entrambe sono indispensabili per ritornare ad essere credibili, dentro e fuori dei confini nazionali. Comunque, auguri Italia!  g.