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MONTI ALLA PROVA DELLA DITTATURA COMMISSARIATA. E BERLUSCONI TRATTA E NON MOLLA

Pubblicato il 14 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

Mario Monti è presidente del Consiglio (con riserva) e Silvio Berlusconi non abbandona (non adesso) la “politica”. Il nuovo primo ministro incaricato farà oggi le sue consultazioni “con urgenza e scrupolo” e poi forse, se ci saranno le condizioni, presenterà la lista dei ministri, che saranno tutti tecnici. Ieri ha ricevuto il sostegno – ancora condizionato – delle principali forze politiche rappresentate in Parlamento: il Pd vuole un esecutivo a termine che faccia la legge elettorale; il Pdl non pone condizioni di durata ma chiede che il nuovo governo si occupi solo della crisi finanziaria e che sia Monti sia i suoi colleghi tecnici assicurino l’indisponibilità a candidarsi una volta conclusa l’opera di “risanamento e crescita” (parole di Monti). Ma ieri non è stata esclusivamente la giornata di Monti. Berlusconi ha chiarito che non si ritirerà, e ha invece individuato una nuova strada che conduce – pensa lui e pensano i suoi– a un’uscita ordinata dal berlusconismo che conservi integro il Pdl. “Da domani raddoppierò l’impegno per rinnovare l’Italia”, ha detto il Cavaliere.
Dunque Monti da ieri sera è presidente del Consiglio, ma sul suo non ancora nato governo si addensano già troppi veti, dubbi, rischi. Non solo il rifiuto del Pd di veder seduto Gianni Letta sulla poltrona di vicepremier (che corrisponde a un veto assoluto del Pdl nei confronti di Giuliano Amato), né soltanto la minaccia del referendum elettorale sul quale dovrà decidere a gennaio la Corte costituzionale.

“Sarà la sinistra a fare cadere Monti, ammesso che questo governo si faccia sul serio”, dice uno degli esponenti più in vista del partito del Cavaliere. La situazione la spiegano bene nel Pdl quando raccontano che Angelino Alfano, di fronte a Giorgio Napolitano, ha voluto rassicurare il presidente della Repubblica: “Noi non poniamo condizioni sulla durata di un governo che dovrà avere tutto il tempo necessario per le complesse riforme richieste dalla lettera inviata dalla Bce”. Dietro le parole di Alfano c’è un ragionamento che il gruppo dirigente del Pdl ha condiviso con Berlusconi: abbiamo bisogno di tempo, ci siamo alienati molti consensi per le manovre di Tremonti, adesso anche il centrosinistra si sporchi un po’ le mani; abbiamo ancora la maggioranza al Senato e dunque, se si mettesse male, possiamo staccare la spina quando vogliamo recuperando così anche la Lega.

Insomma il Pdl si consola scommettendo sugli effetti dei probabili conflitti interni alla sinistra, tra il Pd e le estreme e la Cgil. Quanto ai problemi interni al partito di Berlusconi, i Franco Frattini, gli Angelino Alfano, i Fabrizio Cicchitto e i Gaetano Quagliariello pensano che la parentesi del governo Monti possa servire per rinsaldare il Pdl (di cui Berlusconi rimarrà sostanzialmente alla guida), prendere tempo, avviare le primarie e prepararsi per un appuntamento elettorale che vedrà la sinistra attraversata da un profondo tramestio interno.

Il colloquio di Alfano, Maurizio Gasparri
e Cicchitto con Napolitano ieri ha convinto Berlusconi a registrare un videomessaggio dai toni istituzionali: un endorsement al governo tecnico che fa da apripista ai negoziati che si apriranno oggi con Monti: vicepremier e lista dei ministri. Il presidente della Repubblica ha garantito che tenterà in ogni modo di inserire nella lista delle figure di “garanti politici” (uno dei quali per il Pdl dovrebbe essere Letta) e ha anche convenuto con gli ambasciatori del Pdl nel censurare le manifestazioni di piazza con le quali Berlusconi è stato contestato sabato sera. Anche il Quirinale si sta impegnando in uno sforzo per la pacificazione, negli stessi termini (o quasi) che Berlusconi ha anticipato ieri sera. Salvatore Merlo, Il Foglio quotidiano, 14 novembre 2011

CON MONTI AL GOVERNO ECCO LE NUOVE REGOLE

Pubblicato il 14 novembre, 2011 in Gossip, Politica | No Comments »

Con le dimissioni di Berlusconi, il clima del Paese deve cambiare per legge. Ecco un primo elenco di regole che da oggi saranno adottate da giornali e sinistra (CHE SONO LA STESSA COSA!)

- Se la Borsa sale sarà per merito di Monti, se cala è per colpa della Grecia.

- Se tuo figlio prenderà 9 nel compito in classe è perché con Monti è cambiato il clima culturale del Paese. Se beccherà un 4 la colpa è della riforma Gelmini che ha ucciso la scuola.
- Se c’è il sole è perché anche l’ecosistema approva il governo Monti. Se piove è colpa della dissennata politica ambientale dell’ex ministro Prestigiacomo.
- Se tua moglie ti sorride è perché Monti le ha fatto ritrovare la gioia di vivere. Se tiene il solito muso è solo perché il governo Monti non è ancora insediato.
- Se il tuo fruttivendolo da oggi alza il prezzo dei pomodori è un buon segno, vuole dire che è certo del fatto che con il governo Monti siamo diventati tutti più ricchi.
- Se la tua banca ti ritira il fido è perché il governo dei banchieri ha dato indicazioni a tutte le sue filiali di proteggere la tua famiglia dalle tentazioni spendaccione di tua moglie. Devi essere grato al professor Monti.
- Se chiude una fabbrica Santoro non deve più preoccuparsi. Fino a ieri i disoccupati avevano i paladini nei Bocchino, da oggi nei Bocconi.

BERLUSCONI ALL’ATTACCO: NON MI ARRENDERO’

Pubblicato il 13 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

Il Cavaliere resta in sella: “Non mi arrendo”. All’indomani delle dimissioni Silvio Berlusconi torna in tv con un videomessaggio. Un Cavaliere emozionato ma combattivo che chiude in cassetto tutte le polemiche di chi, in questi giorni, pensava che l’uscita da Palazzo Chigi significasse anche il tramonto del Berlusconi politico.

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Questo pomeriggio un veloce bagno di folla in via del Plebiscito e poi il Cavaliere è corso a Palazzo Chigi per registrare il messaggio agli italiani. Alcuni minuti di discorso per spiegare al Paese la scelta di consegnare le dimissioni. Un passo indietro ma non fuori dal mondo politico: “Raddoppierò il mio impegno in Parlamento e nelle istituzione” ha detto Berlusconi. “Mi sono dimesso per senso di responsabilità e dello Stato, per evitare all’Italia un nuovo attacco della speculazione finanziaria, senza mai essere stato sfiduciato dal Parlamento alla Camera e al Senato dove abbiamo al fiducia” ha proseguito.

“È stato triste – ha aggiunto il Cavaliere – vedere che un gesto responsabile e, se permettete, generoso come le dimissioni, sia stato accolto con fischi ed insulti. Ma per le centinaia di manifestanti che erano in piazza, milioni di italiani sanno che abbiamo fatto in coscienza tutto il possibile per preservare le nostre famiglie e le nostre imprese dalla crisi globale che ha colpito tutti i Paesi avanzati”. Poi: “Ringrazio comunque gli italiani, grazie per l’affetto, per la forza che ci avete trasmesso e che ci hanno permesso di raggiungere molti degli obiettivi che ci eravamo prefissi fin dal 1994, dal giorno in cui annunciai la mia discesa in campo”.

Un richiamo anche al celebre messaggio della discesa in campo: il Cavaliere ha letto alcuni passi del discorso del 1994 per poi ribadirli: “L’amore per l’Italia è rimasto immutato”. Poi di nuovo uno sguardo al futuro: “Dobbiamo uniti far fronte insieme alla crisi, è venuto il momento di mettere da parte le faziosità. Dobbiamo realizzare le riforme concordate con l’Europa, nessuno potrà portarci via la nostra sovranità e la nostra autonomia nelle decisioni. Siamo un grande Paese e noi saremo al servizio dell’Italia. A quanti hanno esultato per quella che definiscono la mia uscita di scena voglio dire che raddoppierò la mia forza in Parlamento. Non mi attendo riconoscimenti, ma non mi arrenderò finchè non saremo riusciti a liberare il Paese dalle incostrazioni ideologiche e corporative”. spiega l’ex presidente del Consiglio. “Viva l’Italia, viva la libertà“.

.………E mentre lo statista Berlusconi si impegna a continuare a lavorare per il bene dell’Italia, lo stakanovista della faziosità, Bersani, non sa far di meglio, in nome della emergena, che chiedere ai suoi uomini in  Campidoglio perchè facciano ripristinare la fermata dei bus romani in via del Plebiscito, dinanzi alla residenza romana di Berlusconi, fermata che era stata soppressa per ragioni sicurezza. E voilà l’emergenza dei comunisti, quella in nome della quale hanno preteso e ottenuto, complici il loro vecchio sodale Napolitano, che il presidente del consiglio eletto dalla maggioranza degli italiani, mai sfiduciato dal Parlamento, si dimettesse per fare posto ad un tecnocrate appartenente ad una csta più pericolosa di quella dei politici, la casta dei finanzieri che non si fermano dinanzi a nulla. Ma del rullo compressore del nuovo “uomo della provvidenza” Bersani sarà la prima vittima. Del resto lo dice il proverbio: chi la fa, l’aspetti. g.

MONTI, IL PRECARIO di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 13 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

Silvio Berlusconi si è dimesso. Dalle 21,41 di ieri sera non è più presidente del Consiglio. Tocca a Mario Monti e alla sua squadra di ministri tecnici. Il Pdl lo appoggerà ponendo condizioni di metodo, contenuto e tempo.

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Fino all’ultimo abbiamo sperato in una soluzione diversa della crisi: quelle elezioni subito che lo stesso Berlusconi aveva evocato pochi minuti dopo lo scivolone alla Camera complice un manipolo di traditori. Il presidente,tormentato fino all’ultimo, alla fine ha deciso diversamente. Su questo il Pdl non è unito né entusiasta, se si tolgono alcuni che da tempo lavoravano allo sfascio del partito con mire di successione. La Lega resta fuori, forse di volta in volta darà una mano. Di Pietro entra controvoglia, nel Pd tutti zitti per ordine di partito ma se potessero parlare ne sentiremmo delle belle. Insomma, Monti partirà presto ma da precario. Quel Parlamento di larghe intese che dovrebbe sostenerlo non esiste, né mai esisterà. Ieri in aula, al momento del voto sul decreto anti crisi, ultimo atto del governo uscente, la sinistra ha vomitato odio e rancore contro il centrodestra che non si è tirato indietro. Impossibile fare pace dopo anni di guerra civile che ieri si è riaffacciata pure sulle piazze di Roma con l’assedio di truppe organizzate ai palazzi che di volta in volta ospitavano Silvio, triste e fallita imitazione dell’assalto con le monetine a Bettino Craxi. Se questi sono i presupposti del patto che dovrà salvare il Paese, il neopremier, anche se accetterà le condizioni del Pdl, non avrà vita facile. Il Giornale, 13 novembre 2011

….Le considerazioni di Sallusti sono le stesse che ieri abbiamo scritto a commento delle “adunate” calcistiche per festeggiare la fine del governo eletto dal popolo e salutare il governo nato dal ribaltone e voluto dal nuovo re e imperatore dell’ex Repubblica italiana. Cosa succederà nelle prossime ore, nei prossimi giorni, al massimo nelle prossime settimane, è difficile indovinarlo, neppure un mago ci riuscirebbe. Ma non saranno nè rose nè fiori, sopratutto per le classi medio base del nostro Paese, il 90% dei 60 milioni di italiani che risiedono in Italia, per i quali le prospettive sono davvero gravi. Vedremo se il PD e i suoi sodali assumeranno la responsbailità di varare provvedimenti ben peggioridi quelli concordato da Berlusconi con l’Europa. Se non lo faranno, come è facile prevedere, sarà troppo difficile tornare indietro e ancor più pericoloso. g.

BERLUSCONI SI DIMETTE E DALL’ITALIA DELL’ODIO SPUTI, MONETINE E INSULTI

Pubblicato il 12 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

di – 12 novembre 2011, 22:50

Insulti, sputi e poi la festa. Cosa c’entrano i cori da stadio con una giornata come questa? Il morso della crisi si avvicina all’osso del Paese, la politica annaspa ma c’è qualcuno che ci vede qualcosa di buono.

Non è la solita storia del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, questa volta il calice è prosciugato. Ma per gli sfascisti, quelli con la bava alla bocca che vogliono solo la testa del Cavaliere, il miraggio dell’oasi antiberlusconiana ora è realtà. E quindi saltano i tappi e si alzano i cori. Alla faccia di tutto, anche del buon gusto e della razionalità. Ora tocca al revanscismo, lo aspettavano da anni: è l’Italia che si dice indignata perché è politicamente scorretto essere incazzati. Eppure sputano, urlano e lanciano monetine. Insultano qualunque membro del governo abbiano a tiro e assediano i palazzi del potere.

L’idea che le dimissioni di Silvio Berlusconi potessero scatenare il carosello della sinistra serpeggiava da qualche giorno. Ieri sera l’onorevole Giovanna Melandri preannunciava su Facebook: “E’ cominciato il count down… Domani sera comunque si festeggia…”. Non è un messaggio del 30 dicembre del 2010, è proprio lo status del deputato del Pd di ieri e il capodanno da festeggiare sono le dimissioni del premier. Poco dopo si abbandona anche al romanticismo politico: “Ma l’avete vista la luna a Roma stasera? Una luna nuova…….”. E anche i suoi stessi commentatori stigmatizzano la proiezione celeste del desiderio di vendetta della Melandri: “Ma non vi sembra di andare a governare senza meriti?” insinua un commentatore dipietrista. Ma se la Melandri, che alla fine è una colomba della sinistra, prepara già i magnum di champagne gli indignati, il popolo viola e gli antiCav in servizio permanente che cosa faranno? I caroselli da stadio, con la differenza che questa volta la rete non l’ha gonfiata un goal della nazionale italiana… O magari festeggiare per una testata di Zidane, per dirne una…

Fuori dalla Camera la festa è iniziata con il “Bye Bye Silvio, Party…?” del Popolo Viola un circo ambulante che segue il Cavaliere da Palazzo Chigi a Montecitorio fino al Quirinale. “Oggi – ha scritto il blogger Viola Gianfranco Mascia – è il grande giorno. Questo 12 novembre ce lo segneremo nel calendario come il giorno della Liberazione”. In piazza Colonna suona un’orchestrina, per strada intonano Bella Ciao e sotto al Quirinale la “Resistenza musicale permanente” si è data appuntamento per eseguire l’”Hallelujah dal Messiah” di Handel.

Toni enfatici e prosopoea: il grande nemico marca un passo indietro. E poi? Il vuoto. L’interesse del Paese passa in secondo piano, l’importante è scrostare l’immagine del Cavaliere e poi sputarci sopra, come se gli ultimi diciotto anni della storia repubblicana fossero stati un’apnea. La crisi? Le misure lacrime e sangue? I banchieri al governo? C’è tempo, ora si festeggia. Sull’orlo del precipizio. Il Giornale, 12 novenbre 2011

…..Alla cronaca dell’inviato de Il Giornale v’è da aggiungere le deliranti dichiarazioni del segretario del PD, Bersani, che in un improvvisato comizio dinanzi ad una sede storica dei comunisti romani ha dichiarato che “oggi è la liberazione dell’Italia”. Se mancavano ragioni per essere contrari a partecipare insieme agli ex comunisti ad un governo di cosiddetta emergenza nazionale, basterebbero queste parole di Bersani a fornirne una, determinante. Perchè ai postcomunisti, ad iniziare da Bersani il quale è il primo vedovo di questo governo in quanto dall’avvento di Monti abdica per sempre alla possibilità di essere il candidato premier del centrosinistra e quindi  di sedere a Palazzo Chigi, importa poco dell’Italia, della crisi economica, del debito pubblico, dello sviluppo che non c’è, dei precari che aumentano, dei pensionati che non possono vivere, dei giovani che non trovano lavoro, ai postcomunisti interessa solo che l’odiato nemico sia caduto e poco importa che a farlo cadere non siano stati gli elettori, il popppolo, per dirla con il vocione  di Peppone, il pur simpatico sindaco comunista dell’immaginario Brescello di Giovanni Guareschi, bensì una congiura di palazzo insieme  ad alcuni stranieri che hanno preteso di intromettersi nelle cose di casa nostra e lo hanno fatto con il consenso appunto dei postcomunsti e dei peggiori postdemocristiani. Ci riferiamo agli Obama e ai Sarkozy, l’uno a capo dello stato la cui finanza allegra ha dato il via alla più colossale crisi economica del pianeta, l’altro a capo dello stato che per difendere le sue banche dalla bancarotta ha assediato la Grecia, con il concerto della signora Merkel, entrambi, Obama e Sarkozy, responsabili dell’invasione e del bombardamento delle popolazioni civili ed inermi della Libia, paese sovrano e facente parte dell’ONU, ridotto a moderna colonia dei nuovi conquistatori. All’Italia, non potendo riservare lo stesso trattamento usato con la Libia, hanno riservato un trattamento più sofisticato, hanno ridotto in macerie la credibilità del governo eletto dal popolo, costrigendolo alle dimissioni benchè non sfiduciato dal Parlamento che nella nostra democrazia è sovrano, almeno lo era, sino a quando non è stato commissariato dall’ex comunista Napolitano che si è auto proclamato re ed imperatore, e che si è scelto il suo primo ministro, alto esponente della finanza internazionale.  Berlusconi, assediato come un criminale dal cosiddetto popolo viola, insultato e fatto oggetto del lancio di monetine, lo stesso trattamento usato è per Craxi nel 1992 dinanzi all’Hotel Raphael, recandosi a rassegnare le dimissioni al Quirinale aveva annunciato il sostegno del PDL al governo, previo concertazione sulla composizione del governo, sul programma e sulla certezza della data del voto. Dopo lo spettacolo del Quirinale ci auguriamo che abbia compreso che sostenere insieme ai postcomunisti,  che non sono estranei alla organizzazione delle  manifestazioni ostili  contro di lui, il governo di Napolitano  è un errore tattico e strategico e che ha ragione Ferrara: se il governo dovesse cogliere successi si dirà che il merito è il loro, di quelli che non hanno votato i provvedimenti concordati con l’U.E. e se invece dovesse fallire diranno che la colpa è del disastro lasciato in eredità da Berlusconi. Per questo è meglio staccare la spina prima ,anzi è meglio non metterla nella presa e andare al voto subito, anche il giorno di Natale, lasciando che il cerino bruci nella mano di chi l’ha acceso, cioè Napolitano. g.

L’UNICA SOLUZIONE E’ IL VOTO

Pubblicato il 12 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

Il Giornale e il Foglio in campo a Milano per dire no al governo tecnico. Sul palco del teatro Manzoni di Milano sono saliti Alessandro Sallusti, Vittorio Feltri, Giuliano Ferrara, Gianfranco Rotondi e Daniela Santanchè per dire no all’esproprio della democrazia e ribadire che la strada maestra rimane quella delle urne.

“Dobbiamo smascherare un grandissimo imbroglio: affidarci a un banchiere economista è come affidarsi a un piromane dopo che è scoppiato un incendio”, ha detto il direttore del Giornale. Attesi anche alcuni ministri e sottosegretari. Un happening, un’assemblea, un dibattito in nome della libertà e dell’opinione che non si piega al pensiero dominante.

Apre le danze Giuliano Ferrara, mentre tra il pubblico rumoreggia qualche contestatore, in platea arrivano anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Daniela Santanché e il ministro per l’attuazione del Programma Gianfranco Rotondi.

Una breve analisi sui diciassette anni di berlusconismo, dalla discesa in campo del 1994 fino alla giornata di oggi, poi il direttore del Foglio attacca: “Non si può sospendere la democrazia politica, una volta per farlo si usavano i carri armati, oggi si usa lo spread”. Poi la parola passa a Vittorio Feltri, Gianfranco Rotondi e Daniela Santanchè. “Il governo tecnico è un golpe bianco – attacca Rotondi -. E’ inquietante che il presidente della Repubblica tratti la nomina a senatore a vita prima di un incarico”.

“La sinistra che risolve la crisi? Una contraddizione comica” Vittorio Feltri va subito all’attacco: “La sinistra si è accorta dopo 40 anni che esiste il debito pubblico e ha una gran fretta di fare un nuovo governo per iniziare ad azzerarlo, ma come si può affidare alla sinistra e a una buona parte di democristiani di risolvere il problema che loro stessi hanno creato?”. E Mario Monti? “Nulla di personale contro Mario Monti, ma il suo sarebbe un governo tecnico per modo di dire. La maggioranza sarebbe politica perché il Parlamento è lo stesso di oggi. La sinistra che ha bocciato la lettera della Bce dovrebbe ora realizzarla. È una contraddizione comica alla quale si aggiunge il fatto che dovremmo affidare la regia a Cirino Pomicino. La sinistra era in piazza fino a ieri per difendere l’articolo 18. È un’operazione che ricorda Zelig”.

Poi tocca al direttore del Giornale: “La cosa che spicca nel curriculum di Monti è il suo ruolo della Goldman Sachs, la Goldman Sachs è un covo di criminali veri”. “No al partito dello spread, trasversale e europeo, al netto degli errori, ha ancora un risultato importante” da difendere, cioè il consenso di tantissime persone comuni, nonostante l’avversione dimostrata dal mondo della finanza. Se Berlusconi non approvasse questa linea avrebbe avuto modo di farcelo sapere. Non l’ha fatto e per questo immagino e credo che sia d’accordo”, ha proseguito Sallusti. 12 novembre 2011

……Non useremo molte parole per dirci totalmente d’accordo con Ferrara, Feltri e Sallusti: l’unica soluzione è il voto. Tutto il resto, compresa l’ipotesi di un governo extraparlamentare guidato dall’uomo venuto dalla luna, cioè Monti, è del tutto inaccettabile. Basta una sola considerazione. In queste ore la parte del Parlamento che uscirebbe schiacciata da un governo del presidente, cioè il centrodestra, sta responsabilmente votando le misure eccezionali richiesteci e concordate con l’unione Europea per uscire dalla crisi mondiale, figlia dei guai finanziari americani, mentre la parte del Parlamento che si atteggia a protettore del governo che dovrebbe venire non partecipa al voto, coerentemente, va detto, con le sue posizioni di netto contrasto con le misure adottate dal governo uscente e volute, lo ripetiamo, dall’Europa. Ma le forze politiche che non partecipano al voto perchè non  condividono ciò che in approvazione, da lunedì mattina sarebbero chiamate a sostenere un governo che deve attuarle, peggiorandole, per esempio con la patrimoniale che Monti vorrebbe imporre, in sintonia con la sua cultura economica, a tutti, patrimoni mobili ed immobili, la cosiddetta patrimoniale,  quindi ancora una volta a carico di milioni di cittadini che dopo aver sudato settecento camicie per farsi la casa la vedrebbero assoggettata all’ennesima imposta. E’ una situazione che qualcuno, più colto di noi, definirebbe kafkiana, per non scendere sul concreto definendola assurda, se non ridicola. E in tutto ciò la dirigenza del  centro destra, o parte di essa, vorrebbe che si facesse parte del governo che verrà a prescindere dal programma e dalla sua composizione,   non rendendosi conto del paradosso nè della stupidaggine di questa scelta. No, noi non ci stiamo. Non condividiamo in alcun modo questo indirizzo che segnerebbe, nel breve,  la morte politica del centrodestra così come abbiamo sperato che si consolidasse. Vedremmo il centrodestra ridotto a reggicoda della sinistra la quale ci tratterebbe così come ha fatto l’altra sera da Vespa il responsabile economico del PD, tal Passina, con disprezzo e disgusto, nei confronti del ministro Gelmini che per una volta abbiamo visto spaesata e disorientata. Ecco, così ci appare ora il centrodestra:  disorientato e spaesato. E magari pronto al karakiri giapponese.  Beh, noi non ci stiamo. Noi pensiamo che dobbiamo reagire, respingendo e vanificando il tentativo di ridurre il nostro Parlamento a zerbino prima di Germania e Francia e poi di un Capo dello Stato, che con passo felpato, ma deciso, vuole imporre al Parlamento eletto dal popolo un governo fatto da lui in barba alla Costituzione che affida ai partiti la scelta del govenro e del suo Capo.Senza dimenticare che quello proposto da Napolitano  sembra debba essere  composto da gerontocrati tipo Amato che con i suoi 31 mila euro al mese di pensione,  in un mese percepisce due anni di una normale pensione di un lavoratore che ha gettato lascrime e sudore e che tra poco sarà ulteriormente vessato da questo stesso signore, lo stesso che nottetempo rapinò gli italiani con il prelioevo forzoso sui conti corrent nel 1992. E tanto basta perchè noi si sia d’accordo con Ferrara e Feltri: al voto, al voto, al voto. g.

C’E’ PUZZA DI RIBALTONE: NON SVENDIAMO IL PDL, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 11 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

Un possibile governo Monti piace tanto a Bersani, leader di un partito sonoramente sconfitto alle ultime elezioni. Piace tantissimo a Gianfranco Fini e Italo Bocchino, i mancati killer del Pdl e della maggioranza, usciti a pezzi dal complotto fallito.

Berlusconi in aula

Piace molto al comunista Vendola che riporta così la bandiera rossa al potere, dopo che il drappo era stato stracciato dagli elettori. Piace a Obama, il presidente di sinistra che spera così di avere più peso in casa nostra. E allora è lecito chiedersi: ma perché mai dovrebbe piacere anche a noi, moderati e liberali? La risposta: «perché lo richiede la crisi economica », è solo una presa in giro. I mercati (da non confondere con economisti e banchieri, veri responsabili del caos) non chiedono Monti ma chiarezza. Non si fidano più di questo governo? Bene, andiamo a votare e in cinquanta giorni il Paese avrà una guida forte e legittimata, quale che sia, non dai poteri forti ma dagli italiani. La Spagna ha imboccato questa via ed è stata premiata.

Nel Pdl si stanno confrontando due anime. La prima è disposta a riportare Fini, Bocchino, Casini, Bersani e Vendola al governo, violando il mandato elettorale. La seconda non ci sta. Anche perché, a proposito di chiarezza, non si capisce che governo si ha in testa. Se sarà tecnico, come intendono spacciarcelo, di politici non dovrebbe esserci l’ombra. Ma siccome i politici, a quanto pare, ci saranno (anche Monti lo è dopo il trucco del senatore a vita), il futuro esecutivo avrebbe più il sapore di un colpo di mano del Quirinale, di un ribaltone mascherato, che di una salvifica emergenza.

Hanno ragione Bossi e Di Pietro a non fidarsi. Sbaglia chi nel Pdl sposa la linea dell’adesione incondizionata al progetto Monti. Sento puzza di interessi e ambizioni private, di un patto col diavolo pur che sia. Berlusconi è cauto, ascolta tutti, tenta di tenere insieme, poi, a tempo debito deciderà, probabilmente dopo essersi dimesso, cioè con le mani libere da responsabilità istituzionali. Non so come andrà a finire, so che dodici milioni di voti affidati a Berlusconi e 18 anni di storia politica non possono essere regalati a nessuno, non sono proprietà privata dei notabili Pdl. La strada maestra resta quella delle elezioni anticipate. Non abbandoniamola anzitempo sulla spinta di pressioni mediatiche interessate e disegni oscuri. Alessandro Sallusti, 11 novembre 2011

.………..Chiunque ieri sera abbia assistito in TV alla ennesima trasmissione di Bruno Vespa sulla crisi ha potuto constatare di persona la impossibilità di conciliare il diavolo e l’acqua santa. Lasciamo a ciasuno stabilire chi è il diavolo e chi l’acqua santa,  ma non v’è dubbio che le parole del responsabile economico del PD, Passina, grondavano disprezzo nei confronti del governo in carica, dei suoi esponenti ministeriali e di quelli  politici, salvo pretendere che il governo tecnico che si vorrebbe far nascere, auspice Napolitano, deve essere un governo che deve comprendere tutto il PDL. Per far cosa?  Per farsi ingiuriare ad ogni piè sospinto, per farsi ricordare ogni giorno che la causa della crisi è Berlusconi, che la malattia mondiale di cui è affetta  anche l’Italia, nel csao italiano non ha agganci con la crisi mondiale ma risiede nell’untore n.1, cioè Berlusconi. Non sappiamo se davvero Berlusconi è sulla linea di Napolitano o non si tratti invece di prettatica per smarcarsi da scelte che, quelle si, provocherebro lo smottamento nel PDL non degli eletti ma degli elettori. A sostegno dei dubbi intorno alle vere intenzioni del premier uscente c’è la proposta di inserire nella compagine governativa Lamberto Dini, cioè un matusalemme della preistoria, esattamente come l’altro proposto dalla sinistra, cioè Giuliano Amato.  Entrambi appartengono alla lista di quelli che ritornano, non appena alla politica si sostituiscono gli alambicchi degli inciuci e alla fine inciucio ci sembra essere quello che sta per andare in scena sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, cioè di Napolitano che a sua volta è uno di ieri, il quale se non fosse appartenente per storia, cultura, passato politico, alla nomenclatura dell’ex PCI, si sarebbe trovato, ora, nel bel mezzo di una accusa di indebita intromissione negli affari che non appartengono alla sua competenza, essendo la nostra una Repubblica parlamentare e non uno stato presidenziale. Per molto meno un altro presidente, Cossiga, sia pure perchè usò toni non sommessi che invece sono quelli di Napolitano, si trovò accusato di alto tradimento. Non dubitiamo che Napolitano sia mosso da preoccupazione per la tenuta del Paese ma ciò non giustifica scelte già fatte, quella di Monti per intenderci, che sia pure con  passo felpato si vorrebbe imporre al Parlamento, spogliandolo delle sue prerogative. Prerogative che, all’interno del bilanciamento dei poteri così come disegnati dalla Carta Costituzionale, non prevedono che altri organi dello Stato, sia pure il più alto, si sostituiscano a quelli del Parlamento. g.

LA POLITICA PERDE IL PRIMATO, di Mario Sechi

Pubblicato il 10 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e Mario Monti Primo squillo della giornata, ore 9.08: «Mario, cosa fanno nel Palazzo? Qui crolla tutto». È un trader che opera sulle piazze di Londra e Milano, il suo mestiere è comprare e vendere titoli del debito pubblico europeo. Secondo squillo del giorno, ore 10.05: «Serve un governo Monti subito, un esecutivo di tecnici». È un giornalista che si occupa di economia. Terzo squillo, ore 12.00: «Siamo già al bivio. O si va al voto anticipato o sosteniamo un governo tecnico». È un parlamentare con tutti i neuroni a posto. In questi tre episodi c’è il senso di una giornata drammatica. Ieri per tutto il giorno mi sono interrogato: ma chi decide le sorti di un Paese? La politica, il Parlamento, i cittadini che votano o i fondi di investimento e gli speculatori? Dove si ridisegnano lo scenario del post-Berlusconi e il destino di una nazione e di un sistema politico? Nelle urne o dentro i caveau delle banche? La politica vacilla sotto i colpi dei mercati. La crisi finanziaria del 2008 aveva fatto squillare il campanello d’allarme e i governi avevano promesso di cambiare le regole della turbofinanza. Tre anni dopo siamo non solo punto e a capo, ma assistiamo inermi alla frantumazione dell’Europa, la più grande area economica del mondo, con la moneta più forte e con più giustizia sociale. Francia e Germania discutono sulla creazione di meccanismi per prevedere l’uscita di un Paese dall’Euro. Il partito della Cancelliera Angela Merkel, la Cdu, sta preparando una bozza da discutere alla prossima conferenza sull’Eurozona. Come avevamo anticipato, siamo a un passo dal breakup, dalla rottura di Eurolandia. Complimenti a Parigi e Berlino. E a Roma che accade? Si cerca di rimettere insieme i cocci. Il presidente Napolitano pensa che un governo Monti sia la soluzione giusta e Berlusconi è sulla stessa linea del Quirinale, un governo di emergenza sostenuto da tutti i partiti che ci stanno. Si chiama realpolitik. Per calmare i mercati si fanno mosse da war game. Vedremo la loro efficacia. Per ora sappiamo che le furbizie di Berlino e Parigi stanno affamando la Grecia, mentre i partiti del Belpaese stanno firmando il loro suicidio di massa. Speriamo si salvi almeno l’Italia.  Mario Sechi, Il Tempo, 10 novembre 2011

………….Non sappiamo se sia vero che Berlusconi sia d’accordo con un nuovo governo che sostituisca il suo, a guida del neo senatore Mario Monti. Ammesso pure che ciò sia vero, ci è bastato vedere ieri sera  durante Porta a Porta lo scontro tra Di Pietro e la Bindi  e poi gli assolo della stessa antipatica, surreale e arrogante esponente del PD per avere dubbi che un nuovo governo, sia pure partorito da inattese “alleanze, determinate da ragioni di mera convenienza tattica, che si dissolverebbero al primo prurito dell’ultimo due di coppe quando la briscola è a denari, possa, dopo essere nato, governare. Per carità, Monti è persona egregia e piena di qualità, ma quante sono sone le persone in Italia, Paese di eccellenze in ogni campo,  che possono vantare le spesse qualità?  Tantissime. Ma non bastano, e spesso sono irrilevanti per guidare un Governo che voglia governare e, nel nostro caso, mettere insieme il diavolo e l’acqua santa. Perchè di questo si tratta: far stare insieme gruppi e singoli che nutrono oltre che  reciproca avversione politica (spesso personale),  diversa opinione rispetto ai problemi che assillano l’Italia e sopratutto diversa opinione rispetto alle soluzioni da dare a questi problemi. Per cui, insieme a Sechi, ci dichiarimao scettici rispetto alla scelta che pare si stia per intraprendere. E’ una scelta che non farà altro che rinviare di qualche mese la scelta obblgata che sono le elezioni anticipate. Si facciano, si facciano le alleanze, si formino, se possibile, le omogeneità rispetto ai problemi e alle soluzioni, si concordino i programmi e poi si chieda agli italiani di scegliere. E’ l’unica strada corretta, politicamente e   democraticamente corretta, per avere un governo che abbia non i voti raccogliticci in Parlamento, ma piena e indiscussa  rappresentatività e credibilità. Senza delle quali,  tanto valeva, a ritenere fondate le critiche della opposizione al governo Berlusconi,  tenersi il governo attuale. g.

L’INTESA TRA BERLUSCONI E NAPOLITANO SCOMBINA I PIANI DEL PD

Pubblicato il 9 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

Nel pomeriggio tutto sembrava andare per il verso giusto per il Partito democratico: con le opposizioni che si astengono in modo compatto alla Camera, con la maggioranza che non raggiunge la maggioranza alla Camera, con il segretario del maggior partito d’opposizione che parla a Montecitorio come fosse lo speaker di tutte le opposizioni, con i vertici del Pd che chiedono al presidente del Consiglio di andare al Quirinale e con il presidente del Consiglio che a fine giornata decide quatto quatto di presentarsi davvero di fronte al presidente della Repubblica. Tutto insomma sembrava andare per il verso giusto, e invece proprio quando il leader del Pd già si leccava i baffi immaginando concretizzata la propria richiesta di dimissioni succedeva quello che nessuno nel centrosinistra si aspettava: Berlusconi non offre le sue dimissioni a Napolitano, propone al presidente della Repubblica di approvare subito la legge di stabilità alle Camere, si impegna a presentare le sue dimissioni un minuto dopo l’approvazione del maxi emendamento alla Camera e ricorda che in caso di sfiducia (praticamente certa) per quanto lo riguarda non esistono né passi indietro né passi laterali: esistono solo le elezioni. E Napolitano cosa fa? Il Pd era certo che altra soluzione oggi non ci sarebbe stata se non quella delle dimissioni del Cav; e invece Napolitano dimostra di non avere alcuna intenzioni di farsi portavoce delle velleità ribaltonistiche delle opposizioni e dice al Cav. d’accordo, presidente, proviamo. Risultato? Il Pd, naturalmente, va nel pallone e dopo aver vissuto le ultime ore di questa pre crisi di governo puntando forte su un famigerato esecutivo di decantazione ora si ritrova a fare i conti con un presidente della Repubblica che di fronte all’ipotesi di sciogliere le Camere e di andare alle elezioni semplicemente non dice di no. E questo, sinceramente, il Pd proprio non se lo aspettava. Anche perché al momento il partito di Bersani tutto sembra tranne che essere davvero pronto a scaldare i motori per le prossime elezioni. Claudio Cerasa, Il Foglio, 9 novembre 2011


IL REALISMO DI BERLUSCONI, di Mario Sechi

Pubblicato il 9 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

Silvio Berlusconi Il governo ieri ha fatto un test sulla sua tenuta e il risultato numerico e politico è inequivocabile: 308 voti alla Camera sul rendiconto sono il segnale che la maggioranza non c’è più e la coesione dei gruppi che la compongono è saltata. Ora Berlusconi ha davanti a sé due strade: guidare la crisi o esser guidato dalla crisi. Tra avere in mano il volante e stare sul sedile posteriore c’è una bella differenza. Berlusconi può contare sulla regia attenta di Napolitano e sul fatto che l’opposizione ha mostrato di avere solo il «piano A» (costringerlo alle dimissioni) ma non ha neppure un’idea di «piano B» (che alternativa costruire dopo la sua uscita). Il Cav è salito sul Colle avendo cura di non indebolire la sua posizione.
Non cercherà un altro voto di fiducia per confermare il suo governo, ha capito che si sta uscendo da una fase politica durata 17 anni. Siamo già nel «post», la partita e lo schema sono diversi e mentre i suoi avversari sono ancorati all’antiberlusconismo, lui sta uscendo dal berlusconismo. Per andare dove? Intanto si abbandonano gli scenari degli irriducibili che volevano far sembrare il Cav come il giapponese che nella giungla fa la guerra, ma Tokio è già caduta. Berlusconi ha capito che è ora di fare una scelta politica logica e lineare, la cosa giusta e onorevole per la sua storia, una proposta che poggia sul pilastro del programma e degli impegni che abbiamo preso con l’Europa. Tre sono i punti chiave della svolta: 1. Votare la legge di stabilità con il maxiemendamento chiedendo il concorso responsabile dell’opposizione; 2. approvare un decreto che contiene alcune misure urgenti per il controllo dei conti e il rilancio dell’economia; 3. annunciare le dimissioni da Palazzo Chigi con la richiesta di nuove elezioni.

Tutto questo fa parte di un gioco trasparente in cui gli interessi del Paese vengono tutelati in un momento di straordinaria tensione sul nostro debito pubblico e la volontà popolare non viene calpestata. Un nuovo governo di centrodestra sembra improbabile e le larghe intese si sono già ristrette. Resta il voto ed è mille volte meglio del vuoto. Mario Sechi, Il Tempo, 9 novembre 2011

.………..Se Berlusconi è realistico, le opposizioni sono nel mondo della luna. Perchè l’epilogo della parabola politica di Berlusconi, se pure tanto invocato e atteso, alla fine le ha spiazzate. L’ipotesi di elezioni anticipate non fa dormire sonni tranquilli a nessuno,  specie se esse verranno  subito dopo l’approvazione delle misure anticrisi volute dall’Europa e che dividono proprio le opposizioni, talune delle quali le definiscono macelleria sociale, per cui non le voteranno, contribuendo a rendere ancora più difficile la situazione economica del Paese. Discorso a parte per il PDL o per quel che resta di un sogno della parte moderata della società italiana. La classe dirigente chiamata a realizzarlo e a gestirlo si è dimostrata per la maggior parte inadeguata. La maggiore causa di ciò riviene dal modo in cui la classe dirigente, a tutti i livelli, è stata scelta, cioè  senza partecipazione alcuna da parte della società stessa. La gran parte di questa classe dirigente è il frutto di accordi e sottoaccordi interni tra gruppi e sottogruppi, in un quadro peggiore del tramonto della prima repubblica. E se quella della prima repubblica  alla fine implose per il logorio della lunga gestione del potere, questa non è stata capace di resistere alla preoccupazione della propria salvezza personale. Si spiegano così le defezioni di queste ultime ore, di qualche pseudo  “pezzo da novanta” e di molti peones e qualche subrettina d’avanzpettacolo, che al timore di perdere ciò che avevano conquistato senza sudore e fatica,hanno preferito scappare, non traditori, ma disertori dinanzi al nemico, quelli che in tempo di guerra venivano fucilati alle spalle. Non siamo in guerra, non verranno fuciliati alle spalle, ma porteranno per sempre su di loro stampato il marchio dell’infamia, unito alla più assoluta mancanza di incidenza che la loro diserzione avrà prodotto sugli interessi del Paese. g.