MARIANNA SCARANGELLA, UNA TORITTESE ALLA CONQUISTA DELLA RAI

Pubblicato il 15 gennaio, 2012 in Cronaca, Notizie locali | Nessun commento »

Martedì sera, 17 gennaio, su RAIUNO, alla trasmissione I soliti ignoti, condotta da Fabrizio Frizzi, la concorrente che si cimenterà nell’individuare le identità nascoste parlerà torittese. Infatti  sarà la nostra concittadina Marianna Scarangella, insegnante di storia e filosofia nei licei, attualmente in servizio a Gravina di Puglia, a cimentarsi nella prova identitaria.  Chi  ha la fortuna di conoscere la professoressa Scarangella ne  apprezza la vivace spiagliatezza, la  passione  per la sua professione, l’impegno che profonde in tutto ciò che fa, l’amore per la sua cittadina che vive con spirito civico esemplare. Siamo certi che si è fatta onore  e che ha fatto onore a  tutti noi,  e a Toritto,  che almeno per una volta non finirà nella cronaca nera,  ma nella cronaca degli avvenimenti che ci aiutano a sorridere. Grazie, Marianna!

COSI’ ANDIAMO A FONDO, di Mario Sechi

Pubblicato il 15 gennaio, 2012 in Politica | Nessun commento »

Domani riaprono le Borse e con il declassamento del debito italiano e francese vedrete dopo mister Spread un altro termine del dizionario finanziario acquistare popolarità: sell-off. Cos’è? Tecnicamente è la vendita di titoli durante un periodo di ribasso delle quotazioni e si fa per evitare ulteriori perdite di capitale. La decisione di Standard & Poor’s mette il nostro debito sovrano fuori dal paniere di parte della finanza strutturata, non acquistabile da fondi di investimento che per statuto possono comprare solo debito con la «A». E noi siamo in «B». Il problema si propaga a pioggia anche agli istituti di credito e assicurazioni che hanno in pancia i nostri titoli di Stato. È giunto il momento di battere i pugni sul tavolo di Bruxelles. La politica deve riprendersi lo scettro, l’Italia dire che non è la Grecia, non si farà massacrare dall’eurodogma tedesco, non si farà condannare alla crescita zero e all’insolvenza.
Il 30 dicembre scorso scrissi un editoriale in cui c’erano tre elementi sui quali pensavo Palazzo Chigi e il Parlamento dovessero fare delle riflessioni: 1. Downgrade del debito pubblico italiano entro gennaio; 2. Sell-off dei titoli di Stato e delle azioni delle banche e assicurazioni; 3. Intervento diretto del Fondo Monetario Internazionale con linea di credito dedicata all’Italia e piano di risanamento dell’economia dettato da Washington. Il primo punto si è realizzato, il secondo avrà un primo banco di prova già domani e nelle prossime sedute di Borsa e soprattutto nelle aste di titoli di Stato, il terzo è una conseguenza dei primi due ma mi risulta da fonte bene informata che la signora Christine Lagarde, direttore generale del Fmi, abbia già detto ai suoi collaboratori «abbiamo i soldi, prepariamoci a intervenire sull’Italia».

Di fronte a questo scenario, al posto di Monti non avrei perso un minuto ad inseguire il taxi di giorno e andare al market la notte, ma mi sarei dedicato alla soluzione del problema della riduzione del debito pubblico e alla correzione delle scelte di leadership incerte e confuse come quelle di Merkel e Sarkozy. Si è fatto altro e comincio a pensare che i tecnici siano dei politici improvvisati. Se è così, ridateci i politici.  Mario Sechi, Il Tempo 15 gennaio 2012

……..Diamo atto al direttore de Il Tempo  di questa  onesta e coraggiosa retromarcia, la seconda dopo quella di ieri con l’editoriale che anche noi abbiamo ripreso. Sechi è stato uno di quelli che ha sostenuto da subito senza se e senza ma il governo Monti, tra i pochi, riteniamo,  che  lo hanno fatto senza secondi fini, ma avendo a cuore, a suo modo,  le sorti del Paese. E lo ha fatto in qualche  modo  anche rinnegando se stesso,  lui che nell’ultimo anno era  stato tra i pochi difensori appassionati di Berlusconi e del suo governo e più vastamente della storia politica del centro destra italiano dal 1994 in poi.  Insomma, ci aveva creduto, aveva creduto che Monti poteva costituire una opportunità per il Paese, sopratutto nell’ipotesi di riuscire lì dove nessun  altro poteva riuscire, cioè creare una “grande coalizione” che supportasse il Paese in una fase che definire difficile è semplice eufemismo. E’ vero, la “grande coalizione” è nata, con il PDL unito all’UDC e al PD nel sostegno del governo, ma i risultati sono  stati deludenti. E non solo perchè alla fin fine Monti non ha inventato nulla che già non si sapesse, cioè spremere i contribuenti, ovviamente i più numerosi, ovvero i poveri, per fare cassa, evitare accuratamente di tagliare la spesa pubblica e neppure, sia pure per mere ragioni simboliche,  i costi delle tante caste italiane, dalla politica alla giudiziaria alla burocratica, ma perchè nè ha messo su in oltre due mesi dal suo insediamento nessuna iniziativa seria e concreta per favorie lo sviluppo e la crescita, nè ha saputo intraprendere, lui che si dice un esperto delle cose europee e in Europa  si autoproclama stimato e considerato almeno quanto Berlusconi fosse non stimato e non considerato, nessuna iniziativa che costringesse i due spericolati masnadieri che hanno occupato la scena europea, la Merkel e Sarkozy, a cambiare registro e toni. Sechi ha preso atto di tutto ciò e con la lealtà che gli è propria riconosce che questi tecnici sono solo dei politici improvvisati…per cui ridateci i politici. Appunto. Ma ciò, e bene che Sechi se ne faccia portavoce, necessita di un passaggio obbligatorio, quello elettorale. g.

LE REGALIE DEL FISCO AI SUOI DIPENDENTI

Pubblicato il 15 gennaio, 2012 in Cronaca, Economia | Nessun commento »

Sul ministero delle Finanze piovono regali in denaro anche se l’evasore è teorico

Roma – Premi ai dipendenti del ministero delle Finanze per le tasse evase scovate. Non è un inedito assoluto, ma uno di quei segreti ben custoditi che solo di rado filtrano dalle stanze ben sigillate di via XX Settembre.

Stavolta a scoperchiare il calderone delle regalie di Stato è il leghista Roberto Castelli, che la racconta come post sulla sua pagina personale di Facebook. Scatenando le ire di chi, da cittadino comune, pur trovando odiosa l’evasione fiscale, trova ancor più odioso che ci sia una «taglia» sull’evasore. Tanto più perché i dipendenti, il loro stipendio, già lo ricevono a prescindere dai risultati ottenuti.
«A proposito di tasse – scrive l’ex ministro – vi racconto questa che non ho mai raccontato. Non tutti sanno che gli addetti del ministero delle Finanze prendono una percentuale sulle tasse evase che scovano. Pertanto hanno tutto l’interesse a trovare più tasse evase possibile in un patente conflitto di interesse. Nel 2005 i dipendenti del ministero si sono divisi 800 milioni dicasi 800 milioni di euro sulla cifra scovata (non pagata poi dai supposti evasori). Ho protestato in consiglio dei ministri ma mi hanno risposto che così voleva la legge. In soldoni gli usceri hanno preso tra i due e i tremila euro mentre i dirigenti apicali cinquantamila. Niente male come gratifica natalizia».
Già, niente male. Anche se c’è da dire che la cifra della beneficiata segnalata da Castelli è sovradimensionata: furono «appena» 410 i milioni di euro che i dipendenti delle Finanze si spartirono in seguito a un decreto firmato il 29 dicembre 2006 dall’allora ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, come incentivo – ma trattandosi di un «regalo» a posteriori che senso ha parlare di incentivo? – per i maggiori incassi dell’erario grazie alla lotta all’evasione: 60 milioni relativi al 2004, anno evidentemente piuttosto fiacco per i blackbusters, e ben 350 relativi al 2005.
Ora, si può trovare più o meno opportuna la taglia sull’evasore. Ma ci sono alcuni punti della questione che non convincono. Prima di tutto, il fatto che il premio venga calcolato in base alle evasioni accertate, indipendentemente dal fatto che lo Stato riesca a mettere le mani sul maltolto (o meglio: sul mai versato). Particolare questo che, se permettete, ha la sua importanza. Altro punto oscuro, la suddivisione del montepremi, che secondo il testo del decreto doveva essere stabilita «in sede di contrattazione integrativa». Quel che è certo è che un po’ di quel premio andò a tutti gli allora 77.217 dipendenti del ministero, indipendentemente dal ruolo effettivamente rivestito nella caccia all’evasore. Insomma: todos caballeros, dall’usciere al dirigente. Naturalmente con qualche differenza: i dipendenti più bassi in grado si dovettero accontentare di poche migliaia di euro (comunque ben più di una tredicesima media), mentre i papaveri portarono a casa una gratifica da 40-50mila euro. A secco invece rimasero i militari della Guardia di Finanza, quelli che la guerra per lo scontrino la combattono in prima linea. Furono i rappresentanti del Cocer, il Comitato di rappresentanza dei finanzieri, a denunciare la stranezza.

Dopo qualche polemica piuttosto accesa (del resto, di Fiamme, ancorché gialle, si parla) e un pugno di articoli sui giornali i militari si dovettero rassegnare a non ricevere il premio, togliendosi una sola piccola soddisfazione: vedere esclusi dalla lista dei regali almeno i dipendenti del ministero condannati per dolo o per danni erariali.A loro, non fosse stato per la protesta dei finanzieri, Padoa-Schioppa il premio antievasori lo avrebbe erogato senza battere ciglio. Andrea Cuomo, Il Giornale 15 gennaio 2012

.…………Ogni commento ci pare superfluo: si è scatenata la guerra all’untore dove a pagtare sono quelli che incorrono nelle grinfie della macchina del fisco,invasiva e spesso oltraggiosa per i contribuenti.

MONTI DAL PAPA NON BACIA L’ANELLO E LA MOGLIE NON METTE IL VELO

Pubblicato il 14 gennaio, 2012 in Costume, Politica | Nessun commento »

Ci aveva fatto sorridere ieri vedere in TV l’ex centralinista della ex CISNAL, ora UGL, la signora Renata Polverini, per volontà di Berlusconi presidente della Regione Lazio, all’incontro con il Papa insieme ad sindaco di Roma Alemanno e al presidente della Provincia Zingaretti, vestita di nero e con  una elegante veletta nera che le ricopriva il capo e quasi per intero il viso. Ci aveva fatto sorridere perchè   la ex  popolana appariva travestita da regina, perchè solo le cattolicissime  Regine,  secondo un antico rituale quando si recano in visita dal Papa si vestono di nero e indossano sul capo la veletta in segno di rispetto e riverenza. Ci aveva fatto sorridere la Polverini,  è vero, ma in fondo ci aveva fatto piacere perchè il Papa è il Papa, il Vicario di Cristo sulla terra, il Capo della Chiesa cattolica,  il Vescovo di Roma, il Capo dello Stato del Vaticano. E tutto sommato cme dice il proverbio meglio abbondare che deficiere. Ha scelto di deficiere invece l’attuale presidente del Consiglio il super laico Mario Monti che recatosi in visita ufficiale dal Papa, vi si è recato indossando una qualsiasi quanto anonima grisaglia,  dinanzi al Papa non si è genuflesso, al Papa non ha baciato l’anello.  E peggio di lui la moglie, che essendo la moglie di un sobrio ha recitato la parte della sobria. Anche lei si è presentata all’incontro in maniera scialba, con l’evidente scopo di sottolineare la sua laicità, e ovviamente senza alcun velo che le coprisse il capo. Eppure entrambi i coniugi, secondo quanto riferiscono i zelanti telegiornali dal giorno in cui hanno avuto la fortuna di essere innalzati sui troni della politica italiana, la domenica mattina vanno a messa. Ma a messa ci si va inginocchiandosi e, le donne, coprendosi il capo. Perciò ci pare che la esibizione ultralaicistica di entrambi ci poteva essere risparmiata, poteva essere risparmiata al popolo italiano che ora più che mai  solo in Dio può fare affidamento, visto che gli uomini hanno fallito. Come lo stesso Monti che chiamato a salvarci,  per il momento affonda nella inconcludenza e nella incongruenza: ultime notizie non solo il declassamento alle treb dell’Italia, ma anche la marcia indietro quasi generale dei partiti che lo sostengono in materia di liberalizzazioni se è vero che nelle ultime ore si sarebbero tirati indietro su quelle dei tassisti e delle farmacie, mentre pare che sarebbero d’accordo sulla liberalizzazione dei caldarrostai che potranno vendere la loro merce in ogni angolo di Roma e per tutti i giorni dell’anno, anche in pieno agosto, salvo qualche sporadico distinguo da parte dei caldarrostai cileni che invece sono contrari. Scherzi a parte, ci apre che Monti abbia perduto una buona occaisone per essere, oltre che mostrarsi all’altezza del ruolo. g.

E IL PREMIER PAGA LO STIPENDIO ANCHE ALLA MOGLIE DI CATRICALA’

Pubblicato il 14 gennaio, 2012 in Costume | Nessun commento »

E il premier paga lo stipendio pure alla moglie di Catricalà

Un curriculum di tutto rispetto. Su questo nulla da eccepire, per carità. E nemmeno sulla lunga scalata alla Presidenza del consiglio dei ministri, peraltro cominciata in tempi non sospetti. Però è curioso constatare che Diana Agosti, moglie del sottosegretario Antonio Catricalà, lavora negli stessi corridoi del marito. La sposa e lo sposo, seduti sulle stesse poltrone di Palazzo Chigi. E questo perché il presidente Mario Monti, lo scorso dicembre, ha confermato almeno fino alla fine di febbraio (e su indicazione del suo sottosegretario) la signora Diana Agosti Catricalà a capo del Dipartimento per il coordinamento amministrativo della Presidenza del Consiglio.

Una carica che vale, come quella di tutti i dirigenti di prima fascia, 90 mila euro. Nulla di scandaloso: il capo del governo si è portato Antonio Catricalà a palazzo Chigi, dove la moglie era già arrivata per concorso nel 1984. Ma il fatto che l’abbia riconfermata, fa riflettere gli italiani sulla vecchia piaga del familismo che non risparmia gli enti, né le istituzioni e tantomeno lascia immune il premier Monti. Alla faccia delle tanto predicate sobrietà, serietà, trasparenza e soprattutto dell’opportunità. Catricalà, consorte e, naturalmente, la fedele Giulia Zanchi: anche lei dalla presidenza dell’Antitrust è arrivata direttamente a capo della segreteria di Palazzo Chigi.

La formidabile carriera di lady Catricalà, nasce e cresce per intero negli uffici della Presidenza del consiglio. Diana comincia come consigliere alla Direzione generale della proprietà letteraria artistica e scientifica, a metà degli Ottanta. Nel 1999 vince il concorso per dirigente e arriva a ricoprire il suo primo incarico di direzione nel Servizio convenzioni del Dipartimento per l’informazione e l’editoria. L’anno dopo viene nominata alla direzione del Servizio reclutamento e mobilità in un altro Dipartimento: quello del personale. Nel 2001 il ministro dell’Economia e delle Finanze la chiama a dirigere il servizio di controllo interno del suo dicastero. È il primo incarico, per Diana Agosti Catricalà, alla Direzione generale. Nel 2003 torna alla Presidenza con l’incarico di Dirigente generale del Dipartimento per il coordinamento amministrativo e assume, dopo quattro anni, l’incarico di capo del Dipartimento risorse umane e dei servizi informatici; funzioni che ricopre fino all’assunzione delle attuali: al vertice del Dipartimento per il coordinamento amministrativo dell’Ufficio di Monti. E del marito.

Insomma il premier non solo si trova a dover fare i conti con un governo intasato da consiglieri di Stato e burocrati pubblici con incarichi doppi, tripli o quadrupli; Monti ha anche il problema delle poltrone multiple in famiglia. Poltrone ben retribuite. Poltrone riconfermate, ma che lasciano perplessi gli italiani.  Il cosiddetto «decreto salvaitalia» dovrebbe sferrare una sforbiciata agli indecenti stipendi spettanti per legge a certi doppi incarichi. In sostanza la norma stabilisce che chiunque è chiamato a ricoprire ruoli direttivi in ministeri, enti pubblici e authority non possa intascare una somma aggiuntiva superiore al 25 per cento dello stipendio di destinazione. Se il decreto verrà applicato, la scure non risparmierò nessuno, tantomeno Paolo Troiano: ex capo di gabinetto all’Antitrust di Catricalà (tanto per restare in famiglia), consigliere di Stato e componente della Consob (fuori ruolo da sei anni) e con 322 mila euro di emolumenti. Il taglio potrà avere l’effetto di «mutilare retribuzioni potenzialmente faraoniche grazie al regalone del triplo stipendio» come scrive Sergio Rizzo sul Corriere. E in questo caso, per il sottosegretario a Palazzo Chigi Antonio Catricalà, che sommava l’indennità da presidente dell’Antitrust allo stipendio di presidente di sezione del Consiglio di Stato, si prospetta un salasso. Anche se la poltrona all’Antitrust era comunque in scadenza e senza possibilità di rinnovo. Alla fine, insomma, gli andrà anche bene. Com’è andata di lusso alla moglie, riconfermata da Monti alla Presidenza del consiglio. di Cristiana Lodi, Libero 14 gennaio 2012

………...Questi sono i moralizzatori, anzi nel caso di Catricalà,  che non ha chiesto alla moglie di fare un passo indietro, questi sono i persecutori degli evasori. Catricalà, ex capo dell’antitrust, è lo stesso che qualche sera alla trasmissione di Vespa prometteva: “spari ad alzo zero” sugli evasori, ancorchè presunti,  salvo precisare che si trattava di un modo di dire. Ma a lui non è passato nemmeno per la “capa” che essendo lui sottosegretario alla presidenza del Consiglio, lo stesso ruolo che aveva Gianni Letta,  la cui moglie al più si limitava a preparare le crostate alla frutta in casa sua, avrebbe dpovuto avvertire la sensibilità di chiedere alla moglie di trasferirsi altrove. Ma si sa…le prediche si fanno ai peccatori, non certo ai salva…tori della Patria. g.


SARKOZY: RIDI PAGLIACCIO, GLI USA TI DECLASSANO E LA RIELEZINE ALL’ELISEO E’ ORMAI UN MIRAGGIO

Pubblicato il 14 gennaio, 2012 in Economia, Politica estera | Nessun commento »

Sarkozy Ridi pagliaccio, gli Usa ti declassano La tua  rielezione all'Eliseo sempre più lontana

Il declassamento della Francia ad opera di Standard & Poors rischia di essere un colpo fatale per Sarkozy che pure fino a qualche mese fa faceva il baldanzoso. Il presidente francese a questo punto vede sfumare la rielezione alla presidenza del Paese. I sondaggi lo davano già in svantaggio nei confronti del candidato socialista Hollande ma Sarkò usava il mantenimento della Tripla A come un’arma con cui difendersi dalle critiche degli avversari. Ora che questa arma non c’è più, il presidente francese è rimasto senza difese. L’opposizione dopo la notizia del declassamento è partita all’attacco. “Un record di deficit e debito, lassismo di  bilancio per preservare gli interessi di pochi: è questa la politica di Nicolas Sarkozy – ha affermato la socialista Marisol Touraine a Le Monde – è la Francia che viene sanzionata e il presidente ne è ora direttamente responsabile”. Più duro il presidente del gruppo socialista al Senato, Francois Rebsamen “La presidenza di Sarkozy “è stata una presidenza di degrado della Francia, degrado finanziario, sociale e morale”.Libero, 14 gennaio 2012

L’UNIONE E’ DA ROVESCIARE, di Mario Sechi

Pubblicato il 14 gennaio, 2012 in Politica | Nessun commento »

Non ci voleva il nobel per l’economia per capire che aria tirava con le agenzie di rating. E quel che avevo anticipato qualche settimana fa sulla base dei rumors del mondo finanziario è avvenuto: Standard & Poor’s ha declassato un’altra volta il debito italiano. Fin qui, il copione è stato rispettato. Quel che invece non possiamo prevedere è la reazione del governo Monti. Il professore è stato chiamato a Palazzo Chigi per tenere il bilancio in ordine e convincere i mercati sulla coerenza della manovra economica e la sua reale fattibilità. Nonostante la professione di sobrietà e altre dichiarazioni sopra e sotto il loden, l’esecutivo non ha convinto i mercati, cioè chi compra e chi vende i titoli del debito italiano e delle imprese quotate. Perché? Nel piano di Monti la parte dedicata alla crescita non si vede e quella dei tagli alla spesa pubblica è desaparecida. Siamo in recessione e con una manovra depressiva, taxi e aspirina non sono il rilancio del Pil, ma la botteguccia triste e un po’ polverosa del liberale alle vongole. Figurarsi quanto si impressionano davanti all’imperdibile «riforma del 3570» quelli delle agenzie di rating, abituati a bruciare i capitali delle nazioni e superare impuniti gli scandali dove c’è il loro zampino. È evidente che il Vecchio Continente così finisce a carte quarantotto e un capo di governo dovrebbe combattere con astuzia e coraggio. Qui emerge però il limite reale del governo tecnico. Nato per assecondare Bruxelles e tradurre in politica la lettera dell’austerità costi quel che costi, non può che ripeterne lo schema, non ha sufficiente autonomia, non può alzare la voce perché non conosce la durezza dell’arena politica e la dura legge del voto. Quel che invece serve è proprio la politica. A questo punto dovrebbero essere i leader di partito – Berlusconi, Bersani,Casini e chi ci sta – a riunire il Parlamento e dare al governo dei tecnici un mandato per rovesciare un tavolo europeo che così apparecchiato fa pena. E la Francia avrebbe un egoistico motivo per stare dalla nostra parte. Servono statisti. Con Winston Churchill un’agenzia di rating non avrebbe abbattuto un continente. Sarebbe semplicemente e per sempre fuorilegge.  Mario Sechi, Il Tempo, 14 gennaio 2012

.…….Il direttore de Il Tempo, dopo essersi arruolato nelle file dei sostenitori del governo dei tecnici, è tornato sui suoi passi e oggi scrive che Monti e il suo govenro non hanno combinato granchè, anzi hanno peggiorato la situazoione con interenti repressivi e depressivi che non sostengono la crescita. E chiede un governo politico. Anzi chiede uno statista alla Churchill, come se i Cghurchill nascessero a comando o si inventino allo stesso modo. Monti era un bluff e sotto il loden, di quelli che la gente comune non può permettersi, nascondeva solo il modesto travet che è sempre stato. I leaders e anor più gli statisti sono queli che hanno fantasia e nel loro lavoro, prima ancora che la scienza,  ci mettono passione. C’è qualcuno che abbia questi requisiti in questo momento nel nostro Paese. Se c’è si faccia avanti e per carità non ditelo a Napolitano che da ex uomo  del PCI  non ama nè la fantasia nè la pasisone. g.

UNA CASA INGUAIA MONTI, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 13 gennaio, 2012 in Costume, Politica | Nessun commento »

C’è chi sul terremoto ride, come l’imprenditore Piscicelli, quello che poi pagò l’albergo di lusso all’ormai ex sottosegretario Carlo Malinconico. E c’è chi sul terremoto risparmia un bel po’ di soldi, come il neoministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi. Mi spiego. L’uomo scelto da Monti per riportare ordine e moralità tra i dipendenti dello Stato, come noto ha acquistato dall’Inps, nel 2007, un appartamento a prezzi stracciati (1.500 euro al metro) in centro a Roma, di fronte al Colosseo. Per ottenere il super sconto, Patroni Griffi, presentò anche una perizia dalla quale risultava che lo stabile era a rischio sismico. Oggi noi documentiamo come quel quartiere di Roma non sia classificato a rischio sismico, cosa del resto provata dal fatto che da duemila anni il Colosseo è in piedi e non ha mai subito neppure una piccola scossa. Vuoi vedere che il capo dei capi del Paese ha fatto il furbetto? Diciamo che alcuni indizi non depongono a suo favore. Il primo è che nella trattativa con l’Inps, Patroni Griffi aveva come avvocato proprio Carlo Malinconico, uomo come noto propenso a non pagare i conti attraverso sotterfugi. Il secondo: non è certo nobile che, alla faccia del rigore etico sbandierato da Monti, percepisca ben due mega stipendi dallo Stato, uno come ministro, l’altro come magistrato in aspettativa.
Raccontiamo questo (e probabilmente ancora non è tutto) senza alcun compiacimento. Ma forse Patroni Griffi farebbe bene a riflettere sull’opportunità di rimanere su quella sedia prima di fare la fine dell’amico e collega Malinconico: sbugiardato da inchieste giornalistiche ed ex amici imbarazzanti. Già ieri si è ingarbugliato in giustificazioni fumose ed è caduto nel ridicolo dichiarando che dalla finestra di casa sua non può vedere bene il Colosseo perché dovrebbe fare contorsioni «incompatibili per uno come me che soffre di vertigini». Poverino. Due stipendi, una casa di lusso sottratta per due lire al patrimonio dei pensionati italiani, e neppure vede bene il Colosseo. Faccia una cosa: venda l’appartamento, incassi la plusvalenza e sparisca. Che ben più di vertigini il suo governo ha fatto venire ai milioni di italiani costretti a pagare una nuova tassa su case comprate a prezzo pieno, con il mutuo e senza furberie. Che a questi signori più che la testa girano altre parti del corpo, perché al sacrificio non si può aggiungere la presa per i fondelli. Alessandro Sallusti, Il Giornale, 13 gennaio 2012
……………….Fa bene Sallusti a scavare.Prima il sottosegretario che non pag ai conti, poi il ministro che compra a prezzo stracciato, chi sarà il prossimo? E dire che Monti sosteneva nell’Aula un tempo sorda e grigia che il suo govenro non aveva scheletri nell’armadio e prometteva che avrebbe messo online i redditi dei suoi ministri. Di sceletri ne sono venuti fuori e che scheletri, ma nessuno ha visto online i redditi dei ministri montiani. On line ci sono solo i controlli nella vita privava degli italiani da parte degli sceriffi di Befera: c’è da rigirare il film “La vita degli altri” , questa volta ambientato  non nella Germania comunista della Stasi, ma nell’Italia pseudo democratica di Monti.

FUORI UNO, MA NON BASTA, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 11 gennaio, 2012 in Il territorio | Nessun commento »

Due mesi di governo Monti dimostrano tre cose: non è vero che i go­verni tecnici offrono garanzie etiche e di tra­sparenza superiori a quelli politici; non è vero che l’attacco speculativo all’Italia era colpa della debolezza del governo Berlu­sconi; è vero che i governi tecnici si pos­sono permettere di fare i forti coi deboli e i de­boli con i forti

Questo governo dei tecnici, per parafrasare la dichiarazione di Monti sui politici, fa un po’ pena. Altro che superuomini. Dopo poche settimane di vita il premier professore perde per dimissioni un pezzo, il sottosegretario Carlo Malinconico, travolto dallo scandalo delle vacanze di lusso pagate da imprenditori chiacchierati. E a fatica, per ora, gestisce il caso del ministro Patroni Griffi, quello che ha comperato a prezzi stracciati (1.500 euro al metro) una casa in centro vista Colosseo grazie all’ aiuto, guarda caso, dello stesso Malinconico e a una perizia che, cosa rara a Roma, dichiarò l’edificio a rischio sismico.

Siamo stati noi de Il Giornale i primi a chiedere, due giorni fa, il passo indietro del sottosegretario. Ci compiaciamo che sia successo, ma questo non cambia di molto il giudizio complessivo. Questo governo infatti non ha solo il problema delle disgrazie dei suoi membri che stridono con l’arroganza e la spocchia moralista che ha accompagnato la sua nascita. Vacilla perché nonostante i proclami non sta portando alcun beneficio. Anzi. Ha aumentato le tasse ma lo spread è rimasto a livelli da record. Ha permesso alle banche di lucrare sui fondi europei che erano stati erogati per finanziare imprese e famiglie ma vuole azzerare per decreto il tesoretto di taxisti e farmacisti. Anche i mercati internazionali stanno perdendo la pazienza. Ieri l’agenzia Fitch ha annunciato un possibile, ulteriore taglio del rating dell’Italia. Una bocciatura che avrebbe effetti economici gravi e che non potrebbe non avere conseguenze politiche serie.

Questi due mesi di governo Monti dimostrano tre cose. La prima: non è vero che i governi tecnici offrono garanzie etiche e di trasparenza superiori a quelli politici. Secondo: non è vero che l’attacco speculativo all’Italia era colpa della debolezza del governo Berlusconi. Terzo: è vero che i governi tecnici si possono permettere di fare i forti coi deboli e i deboli con i forti. Morale. Forse è meglio ripensare a quella cambiale in bianco consegnata al professor Monti su richiesta del presidente Napolitano. Nel Pdl si era detto: firmiamo per senso di responsabilità. Visto come stanno andando le cose forse è meglio valutare se ritirarla, la cambiale, perché non si salverà l’Italia se prima non si salvano gli Italiani. Pdl e Lega possono farlo, caso Cosentino permettendo. Avanti così e le urne potrebbero essere meno lontane di quello che sembra. Alessandro Sallusti, Il Giornale, 11 gennaio 2012

DOPO MALINCONICO, SCANDALO IN VISTA PER IL MINISTRO (DI MONTI) PATRONI GRIFFI

Pubblicato il 11 gennaio, 2012 in Costume, Politica | Nessun commento »

Filippo Patroni Griffi, ministro per la Pubblica amministrazione, nel 2008 acquistò dall’Inps un casa vicina al Colosseo ad un prezzo scontatissimo come immobile “non di pregio”. Do­po un lungo braccio di ferro con l’istituto previdenziale davanti a Tar e Consulta, l’abitazione “popo­lare” di 109 metri quadrati è costa­ta solo 177mila euro. Per il Catasto l’immobile è in un’area “ballerina”, cioè a rischio sismico, ma è nel pieno centro di Roma. L’ambiguità del ministro: il successore di Brunetta ha un doppio stipendio eppure attacca i privilegi.

Roma – Annuncia una Pubblica amministrazione «efficiente e trasparente», promette di tagliare le auto blu anche agli enti locali e di non ammettere deroghe al tetto per gli stipendi dei manager pubblici ma proprio lui, Filippo Patroni Griffi, potrebbe provocare il nuovo strappo all’immagine di rigore e correttezza del governo Monti, dopo le dimissioni del sottosegretario Carlo Malinconico.

La casa del ministro Filippo Patroni Griffi in via Monte Oppio, a Roma, vicina al Colosseo

La casa del ministro Filippo Patroni Griffi in via Monte Oppio, a Roma, vicina al Colosseo
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Il fatto è che sul ministro per la Pubblica amministrazione pesa la storia della casa al quartiere Monti, vicino al Colosseo, acquistata dall’Inps nel 2008 ad un prezzo scontatissimo come immobile «non di pregio». E per il Catasto a rischio sismico, anche se la capitale di terremoti non ne ha mai visti. Dopo un lungo braccio di ferro con l’istituto previdenziale davanti a Tar e Consulta, l’abitazione «popolare» di 109 metri quadrati è costata solo 177mila euro.

Da settimane a perseguitare Patroni Griffi non è solo l’accostamento con Malinconico, ma soprattutto quello con la famosa casa di Claudio Scajola: stessa vista sull’Anfiteatro Flavio, pagata cinque volte di più. L’ex ministro del governo Berlusconi è finito nei guai giudiziari e si è dovuto dimettere perché nel 2004 tirò fuori appena 600mila euro per 180 metri quadri, mentre un milione e 100 mila euro per i magistrati li avrebbe versati l’imprenditore Diego Anemone. Ora Patroni Griffi si trova a dover giustificare un privilegio calcolato 1.630 euro al metro quadrato. Ma respinge ogni parallelo. «Credo siano situazioni molto diverse- dicela mia vicenda non è assimilabile. Non è personale, ma ha riguardato tutti gli acquirenti degli enti previdenziali di tutta Italia, secondo parametri fissati per legge, quindi è una situazione diffusa e generalizzata».

Quanto alla vicenda Malinconico, prima delle dimissioni Patroni Griffi si dice sicuro che tutto si chiarirà ma evita altri commenti: «Vorrei rispondere di faccende che riguardano me». Il ministro chiede anche di non dimenticare, per la storia della casa al Colosseo, i tanti «anni di professionalità » alle sue spalle. Anni di prestigiosi incarichi nella Pubblica amministrazione in cui, e questa è un’altra spina nel fianco, è diventato un campione del doppio stipendio, mantenendo sempre la sua retribuzione da consigliere di Stato fuori ruolo e aggiungendo di volta in volta quella degli altri ruoli in ministeri e autorità. Ecco perché crea qualche imbarazzo che proprio lui si occupi ora di mettere fine allo scandalo del cumulo degli stipendi, autotagliandosi la retribuzione. Patroni Griffi era ieri all’audizione sulle linee programmatiche del suo dicastero alle Commissioni riunite Affari costituzionali e Lavoro della Camera.

Auspica, sul tetto per i compensi dei manager pubblici pari allo stipendio del Primo presidente della Cassazione (305mila euro lordi l’anno), che non ci siano deroghe. La norma riguarderà anche lui, che guadagnerà di meno. Nel decreto «Salva-Italia» è stato infatti inserito, in sede di conversione, il terzo comma che prevede possibili deroghe per le posizioni apicali di alcune amministrazioni. Ma Patroni Griffi si augura che nel testo «quasi pronto per essere inviato alle Camere» vi sia «l’applicazione a tutti i soggetti interessati, con una riduzione automatica al tetto fissato».

Quanto ai tagli delle auto blu, per il ministro bisogna «estirpare l’idea» che «siano uno status symbol ».Sono,invece,«un mezzo operativo per consentire di lavorare meglio all’ufficio». Dopo il 20 gennaio ci sarà una verifica degli effettivi risparmi per sapere quanto si è speso nel 2011 e qual è il costo attuale delle auto di servizio. Sulla riorganizzazione della pubblica amministrazione e l’individuazione delle eccedenze, il ministro annuncia che punterà sulla mobilità. «Anche se una cosa è spostare una persona dal quartiere Prati all’Eur,altra cosa da Vercelli a Catania». Si guarda bene dal citare il quartiere Monti. Annamaria Greco, Il Giornale 11 gennaio 2012