AMICI PERICOLOSI E PATROMONI SEGRETI, di Alessandro SALLUSTI

Pubblicato il 7 gennaio, 2012 in Costume, Politica | Nessun commento »

Vai a fidarti dei professori. Ci avevano detto che avrebbero sistemato Borsa e spread ed eccoci qui, conciati come e più di prima. Ci avevano detto che grazie a loro l’Europa avrebbe cambiato atteggiamento ma i vertici continuano a concludersi senza nulla di fatto, una presa in giro.

Il governo Monti

Ci avevano detto che avrebbero messo in riga la Casta e non solo nulla è successo, ma anche loro non sembrano disdegnare i piccoli e grandi benefici del potere. Ci avevano detto che la loro era una squadra di puri, praticamente di unti dal Signore, ma oggi si scopre che uno dei professori più prestigiosi, il sottosegretario a Palazzo Chigi Carlo Malinconico, amava fare vacanze in alberghi di lusso (1.500 euro a notte) all’Argentario a spese dei faccendieri e imprenditori indagati per appalti pubblici sospetti.

Insomma, ci avevano detto con una certa spocchia che loro erano eticamente superiori e professionalmente migliori dello sgangherato governo Berlusconi. Dopo due mesi sappiamo che non era vero. Gli dei sono scesi dal piedistallo sul quale li aveva messi il presidente Napolitano e si scoprono comuni mortali, alcuni con amicizie pericolose e vizietti antichi, altri la passione per super feste private a spese, fino a prova contraria, dello Stato (vero, presidente Monti?).

Nulla di grave, per carità, è solo per dire che i moralisti sono come le bugie, hanno le gambe corte.
E a proposito di moralismi, ricordate l’annuncio-promessa di Monti nel discorso di insediamento? Siccome noi – aveva detto il professore neo premier – siamo più specchiati degli specchi, renderemo pubbliche non solo le nostre denunce dei redditi (cosa peraltro dovuta per legge) ma pure quelle patrimoniali. Bene, sono passati due mesi e noi, curiosi, stiamo ancora aspettando. Due mesi è davvero un tempo molto lungo. Se ci mettono tanto a fotocopiare un foglio che hanno nel cassetto della scrivania di casa, figuriamoci quanto dovremo aspettare per un decreto che liberalizzi, altra promessa, il mercato del lavoro.

Ma forse il ritardo dipende da altro, forse ci hanno ripensato o forse c’è imbarazzo a spiattellare ricchezze ingenti in faccia a cassintegrati, disoccupati e imprenditori sull’orlo del suicidio (alcuni purtroppo l’hanno oltrepassato) per l’eccessiva pressione fiscale. Meglio mettere al bando i vacanzieri di Cortina, che tanto Monti preferisce Sankt Moritz, nota per la sua sobrietà, per l’assenza di suv e di presunti evasori fiscali. Alessandro Sallusti, Il Giornale, 7 gennaio 2012

……………Su quanto scrive Sallsuti, il caso del neo sottosegretario Malinconico, vi invitiamo a leggere sulla pagina pnline del Giornale tutta la storia e le dichiarazioni dell’imprenditore Piscitelli che pagava le vacanze dell’allora potente funzionario di Prodi.

MONTI DIFENDE I BLITZ ANTIEVASIONE PERCHE’ “CHI EVADE RUBA DALLE TASCHE DEGLI ITALIANI”

Pubblicato il 7 gennaio, 2012 in Costume, Economia, Politica | Nessun commento »

Dopo i controlli fiscali a sopresa dei giorni scorsi, effettuati a Cortina e in Liguria dagli uomini della Guardia di finanza, il premier Mario Monti, in occasione delle celebrazioni del 215° anniversario del Primo Tricolore a Reggio Emilia, torna sulla vicenda e affronta il tema dell’evasione.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Difende le Fiamme gialle e l’Agenzia delle Entrate e dichiara: “È inammissibile che una porzione importante di reddito sfugga ad ogni tassazione a fronte dei pesanti sacrifici dei lavoratori“. Il presidente del Consiglio  poi sottolinea come l’espressione mettere le mani nelle tasche degli italiani sia “incompleta” e si addica agli “italiani che evadono”.

Il premier difende i blitz della Guardia di finanza e ribadisce il suo sostegno nei loro confronti: “È necessario evitare che ci sia una pressione fiscale eccessiva e che gli accertamenti siano rispettosi dei diritti individuali. Su questo, in particolare, come ministro dell’Economia vigilo e vigilerò. Agli uomini dell’Agenzia delle entrate e della Guardia di finanza che con dedizione e rischio personale lavorano per la riduzione dell’evasione fiscale, voglio dire grazie e voglio assicurare il mio appoggio”. Il Giornale, 7 gennaio 2012

………………Diciamoci la verità, l’unica cosa che affratella l’Italia è la retorica. Anzi, se Ennio Flaiano fosse vivo sul tricolore non scriverebbe più “tengo famiglia” ma “la retorica è la mia bandiera”. Dai  garibaldini  a Gabriele D’Annunzio che eletto con la destra storica in Parlamento,  se ne andò a sinistra gridando “vado verso la vita”, retorico espediente per giustificare uno squallido  voltafaccia, da Mussolini sino al terzo o quarto Berlusconi, non v’è stato nessun capo di governo o di stato che non sia stato colpito da retorica acuta (non è nemmeno il caso di citare l’ultimo Napolitano che forse sotto i doppipetti indossa mutande tricolori dopo essere stato fieramente e fermamente intenazionalista…) e non ne abbia fatto sfoggio con piglio e cipiglio. Non vi sfugge neppure Monti,  che essendo un tecnico prestato alla politica dalla retorica doveva essere immune ed esente, benchè  la monotonia del suo dire tradisce per un verso il fatto che non ci crede e dall’altro che i suoi discorsi altri glieli scrivono e lui, forse, neppure li legge per poi rileggerli. Le roboanti parole pronunciate a difesa dei blitz a Cortina dei finanziari e dell’Agenzia delle Entrate sono un concentrato di retorica a buon mercato. Beninteso, gli evasori delle tasse  vanno scovati e inchiodati alle loro responsabilità che vanno al di là del luogo comune per cui essi rubano nelle tasche degli italiani. Essi rubano, e basta.  E quelli che a Cortina sono stati scovati dai solerti 80 ispettori che li vi si sono recati per scovarli (chissà quanto sono costati allo Stato, cioè a noi poveri e vessati contribuenti) è bene che paghino. Ma davvero Monti crede che sono i cento o centocinquanta finti poveri di Cortina che fanno la differenza? Davvero crede che il blitz durante le festività natalizie nella festaiola località montana di Cortina possono indurre le migliaia e migliaia di evasori a recedere? E davvero crede che basta magnificare le gesta degli 80 ispettori per accontentare i milioni di italiani che degli evasori sono le prime vittime? Facciamo un solo esempio. Lo sa Monti cosa avviene negli studi medici , specie quelli specialistici,  di tutta Italia? Glielo diciamo noi perchè Monti difficilmente frequenta studi medici come i comuni mortali italiani. A fine visita il paziente chiede il costo della visita e si sente richiedere: 150 euro. E la ricevuta? chiede il paziente. Se vuole la ricevuta risponde il medico il costo è 200. E’ ovvio, facendo un pò di conti, che se deve pagare 200 euro,  il contribuente-paziente potrà, nell’anno successivo, detrarre appena il 19%  della spesa cioè solo 38 euro, se invece accetta di rinunciare alla ricevuta non paga subito altri 50 euro e ne risparmia 12 tra i 50 che non paga e i 38 che avrebbe detratto  pagando 200 euro. E così rinuncia alla ricevuta, paga 150 euro e il medico li  incassa senza pagare tasse.  Ecco, Monti invece di lasciarsi andare alle euforiche e retoriche esaltazioni dei blitz invernali, modifiche il regime tributario consentendo la detrazione intera delle somme spese, specie quelle mediche, cosicchè dallo scoraggiare alla fonte la evasione delle tasse. Altrimenti le sue sono parole alla D’Annunzio: aria fritta. g.

A COURMAYER MULTATA PER DIVIETO DI SOSTA LA EX SOTTOSEGRETARIA SANTANCHE’: SI SCOMODANO L’ANSA E I CARABINIERI!

Pubblicato il 7 gennaio, 2012 in Costume, Politica | Nessun commento »

Daniela Santanche'COURMAYEUR (AOSTA) – Per divieto di sosta la polizia locale di Courmayeur ha multato nei giorni scorsi il Suv di Daniela Santanché, ex sottosegretario del governo Berlusconi ed esponente del Pdl, e da alcuni anni ‘habitue” della località turistica valdostana.

Il fuoristrada era parcheggiato sulla strada regionale, a poca distanza dalla zona pedonale, ma al di fuori delle aree adibite alla sosta. Sul posto è intervenuta in un primo momento la polizia locale, che ha comminato la contravvenzione; poco dopo sono giunti anche i carabinieri di Courmayeur.

Secondo quanto riferito da fonti locali, il Suv è normalmente utilizzato dalla Santanché quando viene in vacanza ai piedi del Monte Bianco. La multa è di circa 50 euro.  FONTE ANSA, 7 gennaio 2012

….Riportiamo la notizia così come l’ha diffusa, poco fa,  l’ANSA, l’agenzia nazionale di stampa più importante del nostro Paese. Francamente non riusciamo a comprendere quanto ci sia di tanto rilevante perchè l’ANSA, fra tante notizie ben più importanti e sopratutto gravi di cui informare l’utenza,   se ne occupi. Di multe per divieto di sosta se ne elevano in Italia a migliaia, o a centinaia di migliaia, e da un pò di tempo a questa parte sono divenute cospicua parte delle entrate per i Comuni che fanno cassa con le multe per spenderle a organizzare feste e festini per i nottambuli che ancora hanno animo e tempo per trascorrere le notti in..bianco. Che una di queste multe abbia interessato l’ex sottosgretaria Santanchè non crediamo che possa interessare più di tanto gli italiani, a meno che non se ne voglia fare pretesto per o demonizzzare i precedenti potenti o santificare i nuovi.  In tutta la faccenda, però, la nota più stonata  è che  dopo che ad elevare la multa sono stati i vigili urbani, sono arrivati i carabinieri. Forse perchè la ex sottosegretaria Santanchè era armata di un mitra di produzione sovietica oppure perchè la violazione di un articolo del codice della strada trasforma i cittadini di questo paese in altrettanti criminali? Ovviamente i  criminali veri, quelli che sparano per le vie di Roma o ammazzano bambini, o violentano fanciulle, ringraziano per l’omessa informazione. g.

IL 2012 SARA’ L’ANNO DELLA RIVOLTA. FISCALE!

Pubblicato il 6 gennaio, 2012 in Costume, Economia, Politica | Nessun commento »

In Italia la pressione è ai massimi livelli tra i Paesi civili. E la sopportazione è al limite. L’evasione è l’effetto dell’abuso del potere impositivo da parte di chi ci rappresenta.

L’oppressione fiscale e le vessazioni tributarie costituiscono il principale freno allo sviluppo e sono una delle prime cause della rovina delle nazioni. Questa importantissima lezione si può trarre leggendo «For Good and Evil. L’influsso della tassazione sulla storia dell’umanità» di Charles Adams, LiberiLibri (2007, 2008).  Una carrellata lunga 5000 anni di storia fiscale, che può aprire gli occhi agli Italiani su tante cose, fra le quali: – La gran parte degli eventi traumatici della storia furono causati da rivolte fiscali. – Il cittadino ha il sacrosanto diritto ad opporsi alle rapine tributarie (diritto di appello al cielo di Locke). – I cittadini di una nazione si dividono in due categorie fondamentali: 1) I Consumatori di tasse (tax consumers); 2) I Pagatori di tasse (tax payers). I primi rappresentano una minoranza composta dai parlamentari, consiglieri regionali e loro clientele, alti burocrati, vertici degli organi istituzionali, amministratori di aziende e agenzie pubbliche e para-pubbliche, di società partecipate. Il loro numero può essere stimato in un ordine di grandezza di 500.000 individui (circa l’1% dei contribuenti). I secondi rappresentano circa il 99% dei contribuenti. L’evasione è perlopiù effetto dell’abuso del potere impositivo. La propensione media all’evasione è direttamente proporzionale alla pressione tributaria. La vera causa del deficit non è l’evasione, ma l’eccesso di spesa. La formula «No Taxation without Representation» è ormai inadeguata (perché i rappresentanti al Parlamento rappresentano in realtà solo i propri interessi e quelli delle proprie clientele). È necessario quindi separare il potere di spendere da quello di tassare. La proporzionalità è un principio. La progressività è un arbitrio. I governanti dovrebbero conoscere, capire, e avere sempre davanti agli occhi la Curva di Laffer e tendere alla Flat Tax. Questi sono gli insegnamenti che la storia delle nazioni ci offre. In Italia, la pressione tributaria è ai massimi livelli tra le nazioni civili. Le angherie tributarie, l’incomprensibilità delle norme, l’incertezza giuridica, le arbitrarie presunzioni a favore del fisco, l’inversione generalizzata dell’onere della prova a carico del contribuente pongono i cittadini alla mercé del fisco degradandoli al rango di servi della gleba. In Italia, a fronte di una tassazione spoliatrice lo Stato non rende i servizi in nome dei quali sottrae al cittadino molto più della metà del suo reddito e confisca risparmi già tassati, per destinarli agli sperperi delle oligarchie parlamentari, burocratiche, giudiziarie e clientelari. In Italia, attraverso una norma di recente introduzione (art. 29, D.L. n. 78/2010, e D.L. n.138/2011), gli atti di accertamento (che per più del 60 per cento in sede contenziosa risultano infondati) daranno luogo a riscossione immediata di un terzo della maggiore imposta pretesa, pur in pendenza di ricorso, e quindi pur nella consapevolezza che nel 60 per cento dei casi la pretesa tributaria è illegittima e il pagamento da parte del contribuente non dovuto.  In Italia, quindi, è stato reintrodotto il principio del «solve et repete»: un principio incivile, dispotico, contrario al diritto e alla dignità del cittadino, un principio inaccettabile, micidiale sul piano etico e giuridico, che provocherà danni incalcolabili all’economia e alla sopravvivenza delle imprese e dei privati contribuenti.  Con l’entrata in vigore di questa folle legge la situazione economica del nostro Paese, già seriamente pregiudicata, verrà ulteriormente aggravata e spinta al collasso.  A tutto questo si è aggiunta l’ultima follia del nuovo governo il quale in luogo di tagliare drasticamente le spese ha saputo solo imporre ulteriori pesanti inasprimenti fiscali che hanno esasperato ancor più il cittadino. Questo avvilente quadro sintetizza solo alcuni aspetti della dissennatezza-cecità del legislatore.  Pretendere, in tale assetto di rapina legalizzata, che i cittadini assolvano correttamente all’obbligo tributario, e scandalizzarsi se non lo fanno, è ipocrisia o idiozia. E, poiché è stata valicata ogni ragionevole soglia di sopportazione, potrà innescarsi in tempi brevi una vera e propria rivolta. Aldo Canovari, Il Tempo, 6 gennaio 2012

.……………..Non potrà, DOVRA’ innescarsi una vera e propria rivolta, contro tutte le caste, politiche e affaristiche che opprimono il nostro Paese e la gente che lavora e vive onestamente.

EUROPA AL COLLASSO…E LO TSUNAMI FINANZIARIO NON E’ ANCORA PASSATO

Pubblicato il 6 gennaio, 2012 in Economia, Politica | Nessun commento »

Ieri la Borsa di Milano ha perso il 3,6%; Unicredit, prima banca italiana, ha ceduto il 17%; lo spread tra i rendimenti dei Btp e quelli dei Bund è salito a 520 punti.

Eppure non siamo più in settembre, quando questo sarebbe stato un rituale bollettino dettato dai mercati che così chiedevano un nuovo esecutivo per l’Italia. Siamo nel gennaio del 2012 e da 50 giorni ci governa un esecutivo tecnico guidato da un europeista apprezzato come Mario Monti. Il quale, con una manovra da 35 miliardi, ha soddisfatto le richieste di risanamento avanzate per l’appunto dall’«Europa», intesa come coagulo di istituzioni e regole comunitarie. Ma alzi la mano chi, libero da partigianerie politiche e con un minimo di attenzione per quello che accade sui mercati, può onestamente dirsi meravigliato.

È l’Europa, intesa come sopra, che sta collassando. Ieri rimbalzava la notizia del rischio bancarotta dell’Ungheria, che ha visto fallire un’asta di titoli di Stato. L’euro scivolava a 1,28 contro il dollaro. Mentre il Monti greco, il premier Lucas Papademos, avvertiva che il default è un rischio concreto.

Lentamente il sogno a cui hanno dato una vita uomini come lo stesso Monti sta svanendo. Sempre più forma e meno sostanza. Il che poteva anche andare bene se a questa forma- ancorché non a tutti i 27 Paesi ma solo a 17- non fosse stata data anche una valuta comune: l’euro. Nel quale sono oggi investiti capitali di tutto il mondo. Dicono gli analisti che la Grecia si poteva mettere in sicurezza nel 2008 con 50 o 60 miliardi di intervento comunitario: i mercati avrebbero avuto la prova che l’euro è forte perché difeso da tutti. Oggi non ne bastano nemmeno 300 e i mercati non ci credono più.

Eppure le Borse avevano aperto il loro ultimo credito con grande passione: pochi se ne sono accorti, ma Piazza Affari è salita del 30% tra settembre e ottobre. E ancora ai valori di ieri, l’indice Ftse-Mib risulta essere il 13% più alto dei minimi del settembre scorso. Ma il tempo concesso dai mercati alla politica e all’Europa è ora veramente scaduto. Si pensi che il vertice di Bruxelles del 9 dicembre scorso, presentato come decisivo per il salvataggio dell’intero continente e della valuta unica,si è concluso con un misero accordo intergovernativo sull’unione fiscale. Il che significa non vincolante per i singoli Stati qualora cambiassero i governi. Qualcuno pensa che i cosiddetti mercati, che altro non sono che gente con qualche soldo da investire, non se ne siano accorti?

Per questo nessuna sorpresa per l’andamento di ieri delle piazze finanziarie. E nei prossimi mesi ci si può anche preparare al peggio: i prezzi potrebbero tornare ai minimi del marzo 2009, che sono ancora il 20% più in giù di dove siamo adesso. E dopo di quelli c’è la terra di nessuno, territori mai esplorati prima. Chissà che qualcuno, tra Bruxelles, Berlino, Parigi e Roma, non se ne renda conto e decida o di passare la mano o di passare alla storia, ma non esattamente tra i più grandi. Marcello Zacchè, Il Giornale, 6 gennaio 2012

……………Che brutta Befana questa del 2012, con tanti carboni recapitati ai “grandi” d’Europa, dalla Merkel a Sarkozy, che è sempre più evidente essere i responsabili della crisi che sta sconvolgendo il vecchio continente e demolendo la moneta unica, l’euro, sempre più a rischio. Zacchè, come tanti altri che non abbiano il prosciutto sugli occhi, accusa Germania e Francia di aver impedito quelle riforme che avrebbero consentito all’Europa di salvare la Grecia per tempo e tutti gli altri paesi dell’eurozona che ora sono a rischio ad opera di speculatori senza scrupoli ai quali interessa poco o niente chi comandi, perchè “con la Francia o cona la Spagna, purchè se magna”. E’ vicino il tempo in cui Sarkozy (tra pochi mesi) e la Merkel saranno puniti dai rispettivi elettorati ma forse allora sarà tardi per porre rimedio ai danni che questi due hanno arrecato all’Europa e all’idea della unità europea, unità che prima ancora che monetaria doveva (e deve!) essere politica perchè funzioni. g.

LO SPREAD VOLA E MONTI ANCHE…

Pubblicato il 5 gennaio, 2012 in Economia, Politica | Nessun commento »

La crisi finanziaria non dà respiro ai mercati. Dopo un avvio di 2012 sostanzialmente positivo, le Borse europee tornano in perdita, dopo l’asta francese e per i timori sulla tenuta del sistema bancario spagnolo.

Un operatore di Borsa

Milano maglia nera, con il Ftse Mib che scivola a -3,65% a 14.767,22 punti e il Ftse All-Share che mostra un calo del 3,24% a 15.622,17 punti. A Parigi il Cac40 ha perso l’1,53%, a Francoforte il Dax lo 0,25%, a Londra il Ftse100 lo 0,78%. Più pesante Madrid (-2,94%). Apre in ribasso Wall Street: alle prime battute l’indice Dow Jones cala di 58,27 punti, pari al -0,47%.

Questa mattina la Francia ha collocato 7,9 miliardi di euro di titoli di Stato a scadenze decennali e trentennali. A preoccupare i mercati è anche la situazione dell’Ungheria che  ha venduto solo 35 miliardi di titoli a un anno dei 45 miliardi programmati, con un rendimento salito al 9,96% dal 7,91% della precedente asta. Tracollano i titoli bancari, dopo la decisione di Unicredit di aumentare il capitale e lo sconto record delle azioni per invogliare gli investitori. Il titolo di Piazza Cordusio ha chiuso al -17,27%. Tutti i titoli bancari hanno avuto difficoltà a Piazza Affari. Fonsai registra il -14,7%, mentre BpM ha ceduto il -10,7%, Banco Popolare il -10,27%, Ubi banca il -8,9%, Mps -8,5% e Intesa Sanpaolo -7,3%. Segno positivo invece per Fiat (+3,57%), che questa mattina ha annunciato di aver incrementato di un ulteriore 5% la quota detenuta in Chrysler.

Torna a volare inoltre il differenziale tra Btp e Bund che si attesta sopra ai 520 punti, a quota 522,7 punti base. Il rendimento dei Btp decennali è al 7,09%. In realtà lo spread tra i titoli decennali italiani e quelli tedeschi si è allargato più che altro perché oggi stanno andando particolarmente bene. Sale anche lo spread di rendimento tra il decennale francese e il Bund a 152 punti, mentre quello del Bonos spagnolo sul decennale tedesco si attesta a 372 punti. Il Giornale, 5 gennaio 2011

…..Non c’è niente da fare. Lo spread continua a veleggiare molto siopra i 500 punti e la borsa perde pezzi sotto l’attacco speculativo. E Monti vola a Bruxelles mentre noj c’è più nessuno in Italia che crede che lui e i suoi ministri siano in grado di riuscire lì dove il governo precedente ha fallito. Anzi, il govenro tencico si rivela molto più debole del governo politico  perchè non ha il sostegno che deriva dall’investitura popolare e si fa strada il dubbio che o sarebbe stato meglio un governo si di unità nazionale ma a guida e composizione politica, oppure ancor meglio che si fosse votato consentendo al popolo di scegliere i propri governanti. Monti ormai passa il tempo a rispondere puntigliosamente a Calderoli  ma non ne ha per risolvere i problemi del Paese. Gli manca l’autorità e la credibilità del leader eletto dal popolo. g.

LA POLITICA URBANISTICA DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE SPRECA RISORSE E NON RAGGIUNGE GLI OBIETTIVI.

Pubblicato il 5 gennaio, 2012 in Notizie locali | Nessun commento »

Riceviamo e pubblichiamo:

Sul sito del Comune di Toritto campeggia tra gli avvisi: “Approvata variante al P.R.G. per ampliamento zona artigianale” (e da stamattina lo stesso avviso compare sulle plance pubblicitarie del Comune n.d.r.)
Dov’è la notizia?
Nel breve testo dell’avviso si specifica poi che in realtà l’approvazione è avvenuta lo scorso 30 settembre, e la notizia consisterebbe nel fatto che lo scorso 1 dicembre la delibera di settembre è stata pubblicata sul BURP.
Va bene. Ma c’è da rallegrarsene? Pare proprio di no.
A guardar bene, questa variante ci ricorda altre iniziative prese dall’Amministrazione comunale, tutte accomunate da un elemento: l’inconcludenza.
I numerosi e ripetuti annunci, dati spesso con toni trionfali, si sono sino ad ora concretizzati in nulla, evidenziando, tra l’altro, l’assenza di una pianificazione, di una strategia, di un ragionamento razionale che conduca ad un obiettivo chiaro.
Insomma, sembra che l’Amministrazione, su temi come pianificazione urbanistica e sviluppo delle attività produttive locali, non sappia “che pesci prendere”.
Per convincersene basta semplicemente osservare in numero di varianti al PRG messe in cantiere, il tempo trascorso e gli effetti prodotti.
Attualmente si parla di:
-          variante al PRG per l’adeguamento al PAI;
-          variante al PRG per l’adeguamento al PUTT/PAESAGGIO;
-          variante al PRG per L’AMPLIEMENTO DELLA ZONA ARTIGIANALE.
La prima si è resa necessaria a seguito del PAI che risale al 2004, e non ha portato ancora a nulla (se non a delle spese).
La seconda mira ad adeguare il PRG ad uno strumento regionale che risale addirittura al 2000!
La terza avrebbe addirittura del comico se non fosse che riguarda un argomento molto serio. La zona artigianale, come tutti possono notare percorrendo la ex statale, non è stata mai realizzata, e non si capisce davvero perché non un solo artigiano abbia ancora  potuto  realizzare un opificio in cui svolgere, in condizioni dignitose e competitive, la propria attività produttiva.
Ebbene, questa zona artigianale, mai realizzata, è stata anche ampliata , pare addirittura quadruplicata ( con grande beneficio, almeno teorico, dei proprietari dei suoli interessati che si sono visti moltiplicati i valori dei loro terreni ex agricoli n.d.r.)
A volte, di fronte a questi paradossi, viene il dubbio di non essere sufficientemente intelligenti per comprenderli.
Un’ultima domanda.
Essendo stato introdotto dalla Regione, ormai da diversi anni, uno  nuovo strumento urbanistico, il PUG  – piano urbanistico generale – (in sostituzione del  PRG e che certamente è più moderno del PRG),  piuttosto che commissionare, pagare, adottare e approvare, tante varianti (con spreco di tempo e risorse pubbliche ottenendo per giunta un risultato più che  scadente), non sarebbe stato opportuno far redigere ex  novo un  più idoneo sturemnto urbanistico, appunto  il PUG, che affrontasse tutta intera la problematica urbansitica del nostro territorio ?

…….Ci piacerebbe che qualcuno desse risposta e chiarisse i dubbi che questa nota solleva. g.

QUIRINALE, UN ELEFANTE CHE NON SI METTE A DIETA

Pubblicato il 5 gennaio, 2012 in Costume, Politica | Nessun commento »

La presidenza della Repubblica non ha nessuna funzione operativa, ma in questi anni è cresciuta fino a diventare un governo nel governo e con costi da regno di Bengodi.

In scia ad un articolo di Vittorio Feltri sui costi del Quirinale, e ad una replica di Donato Marra, segretario generale della presidenza della Repubblica, ci è arrivata una lettera, a firma Antonio Ratti, che tratta lo stesso argomento: e che mi sento autorizzato a commentare per avere scritto insieme a Nicola Porro un libro, Sprecopoli, dove un corposo capitolo è dedicato proprio al colle più alto.

Prendendo lo spunto da una vacanza presidenziale a Villa Rosebery, il Ratti si chiede perché Napolitano non vada in albergo. E propone che la villa sia visitata a pagamento dai turisti, che il Quirinale diventi prevalentemente museo, che la tenuta di Castelporziano accolga bambini disabili e bisognosi.

Proposte che corrispondono, ne sono sicuro, ai desideri di tanti italiani.
Nell’essenziale la polemica riguarda una struttura mastodontica che ha duemila dipendenti e comporta spese molto superiori a quelle concesse alla regina Elisabetta (secondo cifre non aggiornatissime trecento dipendenti), o al re di Spagna (543), o a Barack Obama (466), o a Sarkozy (941). Con l’avvertenza che Barack Obama e Sarkozy sono Capi di Stato operativi, non con funzioni prevalentemente notarili o di moral suasion, come l’italiano e il tedesco.

Perché mai, si domandano i contribuenti, il Quirinale costa oltre duecento milioni di euro l’anno e la presidenza tedesca un decimo? Sono proprio necessarie, per lo svolgimento dei compiti assegnati al Presidente, le 1200 stanze del magnifico palazzo che fu residenza dei Papi? È chiaro che, a lume di buon senso non lo sono. Non lo erano nemmeno quando ospitavano i Re d’Italia (ma Vittorio Emanuele III adibiva il Quirinale solo ad ufficio, preferiva vivere nella villa dove Mussolini fu ricevuto il 25 luglio 1943 per un ultimo colloquio, e poi caricato su un’ambulanza).
L’anomalia del Quirinale sta nella sua grandiosa vastità. Lo scandalo del Quirinale sta nel numero degli addetti. Non so oggi, ma fino a qualche tempo fa vi si contavano 20 cuochi, 20 addetti alla biancheria, 6 addetti alle livree. Personalità straniere sono spesso ospiti del Presidente. Ma quest’apparato appare spropositato.

È oltretutto strapagato. Si dà per inteso che chiunque, nell’ambito pubblico, debba lavorare nei centri del potere (il Quirinale o Palazzo Chigi o le Camere) debba avere un sensibile aumento di retribuzione. Che poi rivendicherà, come diritto acquisito, quando sarà restituito alle normali mansioni. In una delle sue sacrosante crociate contro lo spreco, Raffaele Costa propose che per il personale in servizio al Quirinale fossero soppresse «l’indennità di alloggio, l’indennità informatica, l’indennità di guida, l’indennità di servizio caccia, l’indennità di cassa, l’indennità di incarico, la quattordicesima mensilità, la triplice gratifica annua». Temo – ma non oso addentrarmi nei segreti della contabilità ufficiale stando alla quale i parlamentari italiani sono i meno pagati d’Europa – che poche tra queste escrescenze burocratiche siano state smantellate. Anche perché a difesa dei peggiori privilegi si mobilitano sempre i sindacati del pubblico impiego oltre ai vari Tar, Consiglio di Stato e se necessario Corte costituzionale.
La responsabilità del gigantismo quirinalesco non ricade sull’attuale presidente. Viene da lontano e ricade su chi, per una straordinaria voluttà d’amplificazione dei compiti e di moltiplicazione del personale, ha ideato la struttura della presidenza. (Non diversamente vanno le cose quando viene istituita una qualsiasi «autorità»). La prima preoccupazione dei politici e di molti burocrati è quella d’assegnare poltrone e stabilire emolumenti destinati possibilmente a familiari, amici, clienti.

Il marchingegno cui si è fatto ricorso per dilatare il Quirinale è stato semplice. Al Capo dello Stato sono stati attribuiti dei consiglieri – per gli esteri, per gli interni, per le finanze, per la giustizia e così via – ma questi personaggi, anziché limitarsi a informarlo doverosamente sui fatti riguardanti la loro competenza, hanno finito per guidare complessi e affollati uffici con impiegati, segretarie, uscieri, auto blu. Ministeri bonsai che riproducevano e riproducono nella Presidenza la grande struttura dello Stato.

Il Quirinale come sintesi – in verità tutt’altro che sintetica – dello Stato.

Bisognerebbe tagliare, sfoltire, restituire i consiglieri al loro ruolo individuale d’esperti, senza un seguito microministeriale. Ma chi prova a metter mano in quegli ingranaggi rischia d’esserne stritolato. Anche con la maggiore buona volontà si procede a ritocchi, non a riforme, si usano le forbici anziché il machete. Nelle spese per il Quirinale l’appannaggio del Presidente ha un’incidenza minima. Circa 220mila euro lordi l’anno, pur sempre una bella cifra ma meno di quanti percepisce un europarlamentare italiano.
Si può e si deve discutere dell’opportunità che il Capo dello Stato abbia a sua disposizione più residenze (il fasto cerimoniale che caratterizza la monarchia inglese non può caratterizzare una repubblica). Ma il male oscuro non sta tanto in questo tipo d spese – comunque da ridimensionare – quanto nel modo in cui il Quirinale, pigmeo del potere stando alla Costituzione, s’è trasformato in un colosso burocratico: e nessuno riesce a porre rimedio infrangendo – salvo che con modifiche timide – la regola italiana secondo la quale gli organici degli uffici pubblici possono variare solo in crescita, mai in diminuzione. Mario Cervi, Il Giornale, 5 gennaio 2012

……………E dire che l’attuale inquilino del Quirinale, ex rappresentante dei poveri e derelitti, che ormai si atteggia a  sovrano d’altri tempi, è lo stesso signore che ha avuto l’impudenza la sera del 31 dicembre di chiedere agli italiani che vivono con pensioni di fame di fare sacrifici. Per che cosa? Per consentire a lui di vivere da nababbo a spese nostre? E con costi che nessun altro capo di stato fa sopportare ai contribuenti? E non dica che ciò che ha,  lo ha trovato. Perchè sarebbe ancor più offensivo per quel pensionato che stamattina si sfoga con la Gazzetta del Mezzogiorno e accusa: ho una pensione di 950 euro al mese con cui dobbiamo vivere io e mia moglie, 400 euro se ne vanno per il fitto di casa, ce ne restano 550 con cui dobbiamo mangiare, pagare le bollette e mettere la benzina alla modesta utilitaria con cui trasporto mia moglie specie ora che è inverno…..E Napolitano continua a vivere in un palazzo che costa alloo stato 200 milioni di euro l’anno…..Lo abbiamo detto, ci vorrebbe una “primavera mediterranea”  per mettere fine ai privilegi e alla succolenta vita da veri e propri satrapi  dei componenti delle vergognose caste italiane . g.

ECCO I NUOVI POVERI: SCHIFANI, CASINI E RUTELLI A CAPODANNO TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE NEL RESORT EXTRALUSSO ALLE MALDIVE

Pubblicato il 4 gennaio, 2012 in Costume, Politica | Nessun commento »

Alla faccia della crisi: vacanze esotiche per i politici che sono stati visti in un esclusivo hotel. L’indignazione degli altri turisti

Poveri  La crisi per Schifani, Casini e Rutelli Capodanno nel resort extra-lusso alle Maldive

Tutti insieme appassionatamente. Alle Maldive. Il leader dell’Udc Pierferdinando Casini, il presidente del Senato Renato Schifani e leader dell’Api Francesco Rutelli il deputato del gruppo misto Stefania Craxi si sono ritrovati al Palm Beach resort nell’atollo di Lhaviyani dove le suite costano tra 2550 e 5700 dollari a notte. Il Corriere riporta l’indignazione di una delle turiste tornare dalle vacanze: Molte famiglie come la mia hanno provato una certa indignazione: come di fa a chiedere ai pensionati di tirare la cinghia e poi farsi vedere alle Maldive sistemati non nelle camere dei comuni mortali, ma nelle suite più da urlo dell’isola”. Possibile che i politici siano stati ospiti del proprietario del resort (data la riservatezza del tour operator non è stato possibile verificarlo) in ogni caso in tempi come questi, in cui a tutti gli italiani viene chiesto di tirare la cinghia, impressiona che i politici sguazzino nel lusso…Anche perché contro chi li accusa di guadagnare troppo, replicano: non prendiamo tanto. LIBERO, 4 gennaio 2012

.……………E ora che si scopre che poveracci fanno la fame con i 16 mila euro al mese con annessi e connessi vari, dobbiamo tutti impegnarci a fare una bella coletta per evitare che ora codesti signori stringano la conghia. Anche perchè a stringerla ci pensano gli itlaiani, i lavoratori e i pensioanti che le Maldive le possono solo vedere al cinema (se hanno i soldi del biglietto) o nei sogni, che, alemno quelli, non sono stati ancora nè sottratti nè taqssati da Monti e compagni. g

SE I MAGISTRATI FANNO PIU’ GUAI DI P2, P3, P4, ETC, ETC, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 4 gennaio, 2012 in Costume, Giustizia, Politica | Nessun commento »

Quando i magistrati non sanno più che pesci prendere, si aggrappano ai cosiddetti reati generici, dall’associazione esterna all’associazione segreta.

Un'aula di tribunale

Così di solito si concludono le inchieste-polverone basate su teoremi e pregiudizi.
Ricordate la P4? Sembrava avessero scoperto una sorta di Al-Qaida italiana, è finita con il patteggiamento a un anno e sette mesi di un faccendiere, Luigi Bisignani.

Non contenti di quel clamoroso fiasco, ora i pm ci riprovano con la P3. Ieri hanno chiesto il rinvio a giudizio di una ventina di persone, tra le quali il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini e del senatore Marcello Dell’Utri.

Avrebbero tramato in pranzi e convegni organizzati da una associazione creata allo scopo. Mi è capitato di mangiare con entrambi, sono buone forchette e se hanno un segreto è come fanno a digerire di tutto senza problemi. Per il resto mi sembra abbiano fatto legittimo e trasparente lavoro di lobby politica, come i banchieri con le loro fondazioni, D’Alema e Fini con le loro associazioni culturali.

Tanto che di reati specifici non c’è traccia, come non ce n’era nella famosa P2, polverone che finì con l’assoluzione di tutti gli imputati. Se c’è una associazione sulla quale bisognerebbe indagare, questa è quella dei magistrati. Non sarà segreta ma fa cose molto strane. Alessandro Sallusti, Il Giornale, 4 gennaio 2012

.……..Sallusti ha il pregio della chiarezza nella sintesi. In maniera sintetica e anche chiara Sallusti espone una opinione che è assai diffusa tra la gente, di ogni colore e tendenza. I magistrati che non riescono ad acciuffare l’assassino di Garlasco, non riescono a fare chiarezza sulla ragazzina di Brembate scomparsa e ritrovata uccisa dopo alcuni mesi nei luoghi che erano stati setacciati dalla protezione civile in salsa pensionistica, non riescono a mettere la parola fine al caso di Avetrana, hanno tenuto in carcere due ragazzi accusati di omicidio e ora dichiarati innocenti, ci hanno messo 20 anni a trovare un assassino per il caso di via Poma a Roma che non si sa se lo è davvero, e potremmo continuare all’infinito, ebbene questi stessi magistrati quando si tratta di reati che più che generici sono evanescenti come le associazioni segrete che poi tanto segrete non sono visto che i presunti aderenti si incontravano a pranzo alla luce del sole, allora sono eccezionalmente veloci nel chiedere il rinvio a giudizio dei “colpevoli”, salvo poi ritrovarseli innocenti dopo averne stritolato le vite private e pubbliche. Tanto poi nessuno paga. g.